Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 53

Posts Tagged ‘sedentarietà’

Il 20% delle diagnosi di cancro è causato dalla sedentarietà

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Una vera e propria epidemia legata all’inattività fisica, con conseguenze rilevanti visto che il 31,6% della popolazione è in sovrappeso e il 10,9% obeso. Basterebbero 150 minuti alla settimana di moderata attività fisica per ridurre in maniera significativa il numero dei nuovi casi di cancro in Italia, ma i corretti stili di vita devono essere seguiti fin da giovanissimi. Diventa, quindi, fondamentale il ruolo dell’educazione alla salute per i ragazzi e adolescenti.Per questo la Fondazione “Insieme contro il Cancro” e la Federazione Italiana Canottaggio, siglano un protocollo d’intesa per la promozione del progetto Allenatore Alleato di Salute, che si pone l’obiettivo di alfabetizzare gli allenatori perché insegnino, non solo tecniche sportive, ma anche a non fumare, a non consumare alcol, a seguire la dieta mediterranea, e a combattere la sedentarietà.
La campagna verrà presentata in una conferenza stampa giovedì 6 febbraio, alle ore 12 a Roma (Sala Giunta del Coni, Piazza Lauro De Bosis 15). Interverranno: Giovanni Malagò (Presidente CONI); Francesco Cognetti (Presidente Fondazione “Insieme contro il Cancro”); Giuseppe Abbagnale (Presidente FIC e Campione Olimpico); Lorenzo Porzio (Bronzo Olimpico e tecnico); e Pierpaolo Sileri (Viceministro alla Salute).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tumori e sedentarietà

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

Oggi ben il 38% delle persone colpite da tumore è completamente sedentario (rispetto al 34% dei cittadini che non hanno ricevuto la diagnosi di cancro), nonostante siano dimostrati i benefici dell’attività fisica nella prevenzione delle recidive e, più in generale, nel controllo della malattia. Il movimento infatti aiuta a combattere il cancro, a contrastare gli effetti collaterali delle terapie e a vincere l’ansia e la depressione, che colpiscono fino al 40% dei pazienti. Da questi dati nasce “Operazione PHALCO” (PHysicAL aCtivity for Oncology), che sarà realizzato nelle palestre di 4 città (a partire da Roma e Verona), coinvolgendo in totale 60 pazienti, che si alleneranno per quattro mesi sotto la guida di trainer specializzati laureati in Scienze Motorie. L’obiettivo è definire un percorso di attività fisica personalizzato, in relazione alle caratteristiche di ogni malato. Il progetto, realizzato da Fondazione AIOM con il contributo dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico” e della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), è presentato oggi in un convegno al Ministero della Salute.
“Saranno coinvolte nell’iniziativa persone colpite da carcinoma della mammella e del colon-retto, fra i 40 e i 65 anni, fisicamente inattive da almeno 12 mesi – sottolinea il Prof. Attilio Parisi, Prorettore Vicario Università degli Studi di Roma ‘Foro Italico’ -. L’intervento chirurgico deve essere stato effettuato da almeno un mese e non più di 6. I pazienti reclutati (dagli oncologi) saranno suddivisi in tre gruppi, in base ai livelli di rischio accertati da un medico dello sport. Prima di iniziare l’attività, verranno sottoposti a una batteria di test funzionali, necessari per impostare un carico di lavoro adeguato e per valutare lo stato di forma fisica iniziale e finale. I test saranno somministrati da un laureato in Scienze Motorie (specializzato in Attività Motorie Preventive e Adattate). Sulla base dei 3 livelli di rischio, verranno formati tre gruppi, che seguiranno un protocollo di allenamento combinato (aerobico e di forza) adattato per intensità e carico di lavoro, per un periodo di quattro mesi con frequenza di due sedute settimanali della durata di un’ora circa ciascuna”.
“È dimostrato – spiega Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM – che il movimento, sia dopo la diagnosi che nei primi passi successivi all’intervento chirurgico, migliora la sopravvivenza. Ciononostante, ancora troppo pochi oncologi lo consigliano e sono ancor meno i pazienti che lo praticano. Uno dei maggiori impedimenti, oltre alla difficoltà di integrare le diverse professionalità coinvolte, risiede proprio nella necessità di personalizzare quanto più possibile il carico di attività fisica proposta. ‘Operazione PHALCO’, creando una ‘rete’ tra oncologi, medici dello sport e laureati in Scienze Motorie e proponendo un protocollo di allenamento declinato per gruppi omogenei di rischio, vuole superare queste problematiche. È la prima iniziativa di questo tipo realizzata in Italia e rappresenta il primo passo di un percorso post-operatorio di attività fisica adattata, da inserire quanto più precocemente possibile nell’iter riabilitativo”.
“In Italia vivono quasi 3 milioni e mezzo di cittadini dopo la diagnosi di tumore – afferma Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Le neoplasie della mammella e del colon-retto sono le più frequenti: ne sono stimati, rispettivamente, 53.500 e 49.000 nuovi casi nel 2019. Bastano 150 minuti di movimento alla settimana per ridurre del 25% la mortalità per tumore del seno nelle donne che hanno già ricevuto la diagnosi rispetto alle sedentarie. Ed è dimostrato che 30 minuti di movimento al giorno sono sufficienti per diminuire del 19% la mortalità nei pazienti con carcinoma del colon-retto. Ma sono ancora troppi i cittadini, colpiti da tumore, completamente sedentari: spesso anche i familiari tendono a dissuaderli dal muoversi per il timore di compromettere la loro condizione”.
“Al termine dei 4 mesi di allenamento – continua il Prof. Parisi -, tutti i pazienti del progetto ‘PHALCO’ verranno sottoposti agli stessi test effettuati all’inizio del protocollo dal medico dello sport e dal laureato in Scienze Motorie”.
Testimonial dell’iniziativa è Terryana D’Onofrio (Medaglia d’argento ai Campionati mondiali universitari 2018 di karate).
“Vogliamo dimostrare che l’allenamento può apportare effetti benefici sui pazienti, sia a livello psicologico che fisiologico – spiega Fabrizio Nicolis -. Diversi studi hanno dimostrato come l’esercizio fisico abbia ricadute positive su diverse patologie, legate anche all’aumento di speciali sostanze neurotrasmettitoriali nel cervello (endorfine), che creano uno stato di benessere. Inoltre, la pratica regolare dell’esercizio fisico provoca adattamenti positivi su molti apparati dell’organismo (cardiovascolare, respiratorio, muscolo scheletrico), con conseguenze evidenti sulla qualità della vita”.
Purtroppo il consiglio medico oggi è utilizzato più come strumento di contenimento del danno che come misura di prevenzione primaria, dal momento che risulta rivolto soprattutto a persone che hanno comportamenti particolarmente a rischio (forti fumatori o consumatori di alcol o persone in notevole eccesso ponderale). Ad esempio, solo il 39% dei pazienti oncologici ha ricevuto dal proprio medico il suggerimento di svolgere attività fisica. “Questo progetto – conclude Fabrizio Nicolis – vuole sensibilizzare anche i clinici, che devono informare i pazienti sugli stili di vita sani”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Il “virus” della sedentarietà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

cardiology congress-2016Roma. La sedentarietà e il non fare attività fisica durante la giornata hanno raggiunto ormai proporzioni epidemiche e rappresentano la 4° causa di mortalità e disabilità nel mondo occidentale, contribuendo a 5 milioni di decessi l’anno. “Gli italiani ad esempio – spiega Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e ESC Local Press Coordinator – dicono si allo sport, ma solo se da guardare alla tv. Appena il 33,2% tra i 18 e i 69 anni infatti può essere considerato realmente ‘attivo’, il 35,8% lo è ‘parzialmente’ (ossia fa qualche attività nel tempo libero senza però raggiungere i livelli raccomandati) e il 31% è completamente sedentario. Perfino nei minori, un recente rapporto (2) ha evidenziato un quadro drammatico e tutt’altro che confortante: il 23% non svolge regolarmente attività motorie nel tempo libero, l’11% nemmeno a scuola e il 63% cammina globalmente non più di mezz’ora al giorno”.
Se i programmi sportivi in televisione non motivano a praticare sport – aggiunge Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e ESC Local Press Coordinator-, le strategie attuali per promuovere l’attività fisica hanno scelto di muoversi verso programmi personalizzati. Lo svolgimento individuale dell’attività fisica è infatti assai eterogeneo e multidimensionale oltre che complesso da misurare, tanto che una discrepanza nello status di attività che ciascuno si attribuisce è ben presente nella nostra esperienza quotidiana. È vero che esistono molti metodi per stabilire la spesa energetica minuto per minuto ma non esiste ancora un qualcosa capace di catturare tutte le informazioni e i parametri rilevanti per l’attività fisica. Creare dunque un algoritmo funzionante che incorporasse i fattori dell’attività fisica, necessari a migliorare la fitness cardiorespiratoria e ridurre in maniera sostanziale il rischio di mortalità cardiovascolare a lungo termine, è stato esattamente lo scopo dello studio presentato al Congresso ESC 2016.
sedentarioPer determinare l’algoritmo – chiamato PAI, acronimo di Personal Activity Index – è stato utilizzato l’HUNT Fitness Study, basato su una serie di domande relative alla frequenza, alla durata e all’intensità dell’esercizio in modo da definire il grado di intensità: bassa, media e alta – rispettivamente il 44%, il 73%, e l’83% della riserva cardiaca. Per validare il dato, son state valutate oltre 39,000 persone, uomini e donne appartenenti alla popolazione sana pari e l’indice è stato diviso in tre gruppi di attività: meno di 50, tra 51 e 99, e più di 100 rispetto al valore zero usato per indicare l’inattività assoluta. Dopo un follow-up significativo di ben 28 anni e 7 mesi si erano verificate 10,062 morti, delle quali 3867 causate da malattia cardiovascolare, ma gli uomini e le donne con un livello PAI maggiore di 100 avevano un rischio ridotto di mortalità cardiovascolare – comparata al gruppo di inattivi – pari al 23%.
La riduzione di rischio corrispondente, per la mortalità da tutte le cause, è stata del 13% per gli uomini e del 17% per le donne. Ne segue una conclusione determinante: il PAI è in grado di predire la mortalità cardiovascolare a lungo termine e si tratta di un algoritmo che potrebbe essere utilizzato come strumento motivazionale per cambiare il proprio stile di vita. Si pensa quindi di incorporarlo in un dispositivo portatile che possa essere indossato dal soggetto che fa attività in modo che sia misurata in maniera standardizzata e incentivi il movimento mostrando i progressi e l’abbassamento del rischio.
Un’altra ricerca – aggiunge Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma e ESC Local Press Coordinator – ha voluto indagare gli effetti dell’attività fisica amatoriale sul rischio cardiovascolare in una popolazione di soggetti anziani. L’idea è stata sviluppata da un’equipe di ricercatori finlandesi dell’Università di Oulu studiando retrospettivamente un gruppo di 2409 uomini e donne tra i 65 e i 74 anni. Questi avevano partecipato, anni prima, ad una indagine sui fattori di rischio e l’equipe finlandese nel corso dello studio ha incrociato i dati sui decessi intercorsi dai registri anagrafici nazionali. Il livello di attività fisica era auto-dichiarato ed è stato classificato in tre livelli: basso, moderato e alto. Il rateo di rischio per mortalità cardiovascolare è stato individuato in 0.40 per i soggetti che facevano attività moderata, 0.29 per quelli che eseguivano un’attività intensa e rispettivamente 0.65 e 0.50 per il rischio di mortalità paragonato agli ‘oziosi’. I ricercatori sono così giunti alla conclusione che l’attività fisica sia inequivocabilmente associata alla riduzione del rischio cardiaco anche se eseguita in età avanzata e sia indipendente dai maggiori fattori di rischio noti.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »