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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Secondo il monitoraggio svolto da Mediamonitor.it su oltre 1500 fonti di informazione, il segretario del PD è stato il più citato sui media

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

Nella settimana tra il 16 e il 22 febbraio il segretario del PD Matteo Renzi è tornato protagonista sui media raccogliendo 3.436 menzioni, il 27,6% in più di quelle avute da Silvio Berlusconi. Di Renzi si è parlato soprattutto a proposto del “caso De Luca” (501 ricorrenze) scaturito dall’inchiesta giornalistica della testata Fanpage (354).
A mettere in evidenza questi risultati è il monitoraggio svolto su oltre 1500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani e periodici), quotidiani locali, siti di quotidiani, principali radio, tv, blog da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda che da 30 anni opera nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha rilevato le citazioni avute dal 16 al 22 febbraio sui media da una lista selezionata di capi partito candidati alle prossime elezioni politiche.Numerose le citazioni del segretario del PD (348) in correlazione con il nome di Massimo D’Alema, esponente di spicco Liberi e Uguali. Renzi nell’ultima settimana, facendo appello al voto utile, ha spesso ripetuto nei suoi interventi “Chi vota D’Alema, in realtà vota Salvini” oppure ‘Ogni voto dato a D’Alema favorisce il centrodestra’. Molto ricorrente anche il tema delle larghe intese (578 menzioni), con le schermaglie che vedono opposti Renzi e Berlusconi.Al secondo posto della classifica elaborata da Mediamonitor.it c’è Silvio Berlusconi, che sui media (2762 citazioni) è stato protagonista per il suo ruolo di ‘regista del centrodestra’ (117) e per aver dato l’indicazione di Tajani quale candidato premier (461 menzioni). Molto ricorrente negli articoli dedicati a Berlusconi il tema delle “larghe intese” (427)Luigi Di Maio (2680 citazioni) scavalca al terzo posto il leader leghista Matteo Salvini (2352). Il candidato premier del Movimento 5 Stelle ha fatto parlare di sé in relazione alle aspre critiche contro il governatore della Campania De Luca e suo figlio (579 ricorrenze), espresse in seguito alle evidenze emerse dall’inchiesta di Fanpage. Secondo quanto rilevato da Mediamonitor.it, Di Majo, durante la settimana, è tornato spesso a parlare dell’intenzione di presentare la sua squadra di governo prima delle elezioni (195). Matteo Salvini ha fatto parlare di sé per la decisione di essere il candidato premier della lega (322) e per aver affrontato la problematica dell’immigrazione (456). Proprio in settimana, tra l’altro, il leader leghista ha espresso l’intenzione di incontrare anche Amnesty International, che aveva parlato di un’Italia “intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia”.Stabile al quinto posto Giorgia Meloni, che con le sue 1618 citazioni sui media supera di poco Pietro Grasso (1569), alla guida di Liberi e Uguali. Della leader di Fratelli d’Italia si è parlato soprattutto in tema di larghe intese (259), dei disordini di Livorno (143) e del patto anti-inciucio (80). Anche Di Grasso questa settimana si è parlato in relazione al “caso De Luca”
(fonte: Luigi Santo Senior Account Executive Sec S.p.A.)

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Ultimo atto primarie: Bersani segretario

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2009

pierluigi bersani.medium_300Editoriale fidest. Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Pd in forza di un voto popolare. Di lui, ovviamente, sappiamo tutto. Che è nato a Bettola, in provincia di Piacenza nel 1951, E’ laureato in filosofia. E’ stato insegnante, presidente della comunità montana piacentina e del comitato comprensoriale piacentino. Ma il suo grande amore è stata la politica. Ha militato nel Pci, scalando le gerarchie del partito per poi diventare presidente dell’Emilia Romagna e deputato, per la prima volta nel 2001. E’ stato ministro dell’industria nel primo governo Prodi e, successivamente, ministro dei trasporti. Rappresenta, di fatto, la corrente che si richiama al vecchio pci. Ora si dice è il segretario di tutti. Ma già si profila una defezione. E’ quella di Francesco Rutelli che assicura di non essere il solo a compierla. Pensa di unirsi a Casini e, probabilmente, sogna un grande centro con l’asse Casini-Fini per una nuova rivoluzione copernicana nell’ingessato mondo della politica italiana. Rutelli, per quanto ci è dato di sapere, pensa che il neo segretario cerchi di recuperare i consensi della sinistra da rifondazione in poi andando in questo modo contro corrente e alienandosi di fatto quelle forze che si identificano sempre più con un “grande centro”. Per Rutelli molta sinistra oggi è andata a destra e nel mazzo ci mette non solo l’ex-comunista Bondi ma gli stessi Frattini, Berlusconi, Tremonti e Brunetta ex-socialisti. E’tempo di ristabilire un equilibrio ora compromesso e far convergere le forze di centro verso una guida che ne rifletta la sua carica ideale. Per conto nostro l’opinione che ci siamo fatta è che la politica italiana resta ancora assoggettata alle logiche partitiche di un tempo e le primarie, per quanto siano state una buona cosa, sono nient’altro che un’operazione di lifting alla vecchia e rugosa signora che pretende di restare bella a dispetto dell’età e delle incipienti rughe. E’ anche una operazione trasformista che non convince nessuno. Bersani resta, per molti, quello che è sempre stato, ed è giusto che lo sia, ma non può pretendere di rappresentare un elettorato diversamente orientato. E ancor peggio di farlo con modi “paternalistici” da buon padre di famiglia nella casa italiana dove emergono soprattutto fermenti di rinnovamento, da figli da tempo svezzati, e di identità politica di segno opposto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pierluigi Bersani segretario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2009

A mio avviso è stata scritta una bella pagina di democrazia. Tre milioni e mezzo di persone, che sono andate a votare, questa volta in una competizione vera e senza sconti, sono un successo straordinario, il segno evidente che la voglia di partecipazione è alta.Al neosegretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, faccio i miei più sinceri auguri di buon lavoro con l’auspicio, però, che con l’elezione di Pierluigi si chiuda finalmente la fase costituente del Pd, che in realtà non si è mai chiusa, e si apra una stagione nuova, quella del partito solido, strutturato, punto di riferimento della coalizione di centrosinistra e dell’asse riformista. A Pierluigi dico due o tre cose per me fondamentali e sulle quali dovremo confrontarci al più presto. Innanzitutto, dico che serve una politica di alleanze serie, su linee programmatiche serie. A nulla serve una politica di alleanze vecchio stile, modello Unione per intenderci, con la quale magari si vincono le elezioni per un punto ma non si riesce a governare per i mille veti dei tanti rami ed arbusti. Il passato ci ha insegnato che a nulla serve vincere se poi non si riesce a governare, e Dio solo sa se questo paese ha bisogno di riforme e di essere ben governato.Italia dei Valori non solo è disponibile a far parte sin da adesso di questa nuova coalizione del centrosinistra, riformista, alternativa di Governo, ma di questa nuova coalizione si sente parte attiva e fondante, non meno del Partito democratico. Guarderemo con rispetto ed attenzione a qualsiasi ipotesi di alleanza ci sarà sul piatto, a patto però che non vengano meno quei punti fondanti e qualificanti della nostra politica sui quali non arretriamo di un passo: liste pulite, senza condannati e candidature irreprensibili.Non lo chiediamo perché abbiamo il pallino della giustizia o il complesso di superiorità riguardo alla questione morale. Lo chiediamo perché siamo convinti che i politici siano al servizio dei cittadini e non il contrario. E perché siamo convinti che i partiti ed i loro leader abbiano il dovere di assumersi la responsabilità delle loro scelte. (Massimo Donadi parlamentare Idv)

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Bersani nuovo segretario PD

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2009

Dalle prime proiezioni (il 70% delle schede scrutinate) Pierluigi Bersani ha superato il 53% ei consensi. Il segretario uscente Dario Franceschini ha riconosciuto la sconfitta. Ha ottenuto il 37% dei voti. A votare i tre candidati ci hanno pensato tre milioni di cittadini. Franceschini ha votato a Roma e Bersani a Piacenza. Entrambi hanno incarnato le due anime del Pd: quella cattolica e l’altra di matrice comunista. Ignazio Marino ha votato anche lui a Roma ed è risultato, tra i due contendenti, (13% dei consensi) la vittima designata anche se un suo successo avrebbe potuto lanciare un segnale eloquente all’elettorato indicando un partito che si stava del tutto distaccando dal suo abbraccio con il passato. Non è stato così e, come già annotavamo giorni fa, ha vinto l’establishment del partito con i suoi maggiorenti. Chiosando le parole di Ignazio Marino, a proposito dell’alta affluenza di elettori nelle primarie, possiamo dire che in molti hanno nutrito una speranza e il nostro timore è che resti tale e inappagabile. In questo modo non si può vincere e governare il paese. Ancora una volta i dirigenti apicali del Pd non hanno capito che agli elettori, quelli, per intenderci, che vanno a votare alle politiche e alle amministrative, non interessa tanto il “bagno di democrazia interna” quanto la proposta politica impersonata dalla figura di un leader carismatico e che se ne faccia da garante. E sin qui non abbiamo visto né un leader né un suo eventuale carisma, né un programma di fatti ma solo di parole. Ci saremmo solo augurati d’avere il male minore e anche questo è venuto meno. (R.A.)

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