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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘selfie’

SELFIE, strumento UE per le scuole, utilizzato da 450 000 studenti e insegnanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

SELFIE è stato sviluppato dalla Commissione insieme a un gruppo di esperti del settore dell’istruzione provenienti da tutta Europa ed è disponibile in 31 lingue.Oggi ricorre il primo anniversario del lancio di SELFIE (acronimo che significa “autoriflessione su un apprendimento efficace mediante la promozione dell’innovazione attraverso le tecnologie per la didattica”), lo strumento online gratuito, promosso dalla Commissione europea, che aiuta le scuole a valutare e migliorare il loro modo di utilizzo delle tecnologie digitali per l’insegnamento e l’apprendimento. Finora oltre 450 000 studenti, insegnanti e dirigenti scolastici in 45 paesi hanno utilizzato questo strumento e si prevede che entro la fine del 2019 saranno più di 500 000.
SELFIE viene costantemente migliorato grazie ai test con gli utenti e al feedback raccolto nelle scuole. Sono state aggiunte nuove funzionalità, tra cui una guida audiovisiva per assistere le scuole nella configurazione e nella personalizzazione dello strumento e la possibilità per le scuole di confrontare i propri risultati SELFIE con quelli precedentemente ottenuti. Per accrescere l’utilizzo di SELFIE la Commissione europea promuove anche l’informazione e la sensibilizzazione delle scuole, ad esempio attraverso eTwinning, la più grande piattaforma per insegnanti al mondo, e la Settimana UE della programmazione. Nel 2020 verranno sviluppati altri materiali di sostegno e di formazione, compreso un corso MOOC per le scuole su SELFIE e su come gli insegnanti possono utilizzarne i risultati per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento con il supporto delle tecnologie digitali. A gennaio 2020 è previsto anche il lancio di una versione di SELFIE destinata all’istruzione e formazione professionale basata sul lavoro.

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Chirurgia estetica, boom di ritocchi al naso per i selfie

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Negli Stati Uniti il 55% degli specialisti ha operato al naso pazienti che volevano migliorare sui social: “Un fenomeno diffuso anche in Italia, dove sono sempre di più i “pazienti Instagram”, i Millennial che condividono i ritocchini in tempo reale” dice il chirurgo plastico Pierfrancesco Bove, socio della Federazione Italiana Medici Estetici (FIME) Nel 2017 il 55% dei chirurghi plastici ha avuto pazienti che si sono rifatti il naso per migliorare nei selfie: è il risultato di un’indagine condotta dalla AAFPRS, l’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, che registra un trend in continua crescita (+13% rispetto al 2016). “I numeri sono destinati a crescere ancora nei prossimi anni – dice Pierfrancesco Bove, chirurgo plastico socio della FIME (Federazione Italiana Medici Estetici) e amato sui social, con una pagina Facebook da 10mila like e un canale Instagram con quasi 30mila followers -. Tra i miei pazienti, sono sempre di più quelli che si sottopongono a rinoplastica e che lo fanno proprio perché non sono soddisfatti dell’immagine che vedono sui social network”.
In realtà, spesso i selfie restituiscono un’immagine alterata e non veritiera: lo dimostra uno studio pubblicato sempre negli Stati Uniti sulla rivista JAMA Facial Plastic Surgery: “I selfie non funzionano come specchi, ma distorcono l’immagine – afferma Bove -. Scattare foto a distanza ravvicinata, senza il bastoncino, fa sembrare il naso più largo del 30% negli uomini e del 29% nelle donne Questa spiegazione tuttavia non basta a far cambiare idea a chi ha deciso di sottoporsi a un intervento: i pazienti arrivano dal chirurgo plastico dopo aver attentamente analizzato il proprio aspetto e aver individuato con precisione quello che vogliono correggere. Fino a qualche anno fa, ero io che mostravo ai pazienti le differenze che, inevitabilmente, ci sono tra la parte destra e sinistra del viso e del corpo, oggi sono i pazienti a mostrarmi le asimmetrie. Inoltre, grazie all’utilizzo di filtri fotografici, sanno quanto potrebbe migliorare il proprio aspetto con qualche accorgimento e vogliono raggiungere quel risultato nella realtà e non solo in modo virtuale”.I “pazienti Instagram”, come li ha ribattezzati il dottor Bove, sono giovani, “di solito sotto i 40 anni”. Per loro la chirurgia estetica non è un tabù, ma un’esperienza da condividere sui social: “Una volta chi si faceva il ritocchino lo nascondeva, oggi ci sono moltissime pazienti che si scattano una foto prima di entrare in sala operatoria o poco dopo essersi operate, con ancora i bendaggi: vogliono condividere l’esperienza e raccontare in tempo reale come è andata” dice Bove.Il viso è la parte del corpo più gettonata per i ritocchini: “Molto richiesti sono i trattamenti per prevenire l’invecchiamento e la richiesta è sempre per risultati naturali – afferma il chirurgo plastico -. Il naso è l’intervento più gettonato perché, oltre a essere in primo piano nei selfie, richiede un intervento molto meno traumatico rispetto a qualche anno fa. Grazie alla smart rinoplastica, ho messo a punto un protocollo che abbina ottimi risultati estetici con un post operatorio rapido e indolore: si utilizza un dispositivo medico che, grazie a un campo elettromagnetico pulsato, aiuta la guarigione delle cellule danneggiate. Dopo soli 4 giorni si tolgono le medicazioni e non si usano più i tamponi, di solito molto temuti dai pazienti”.

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Obama di qua e Obama di là. Che brutto Paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

obamaLa “visita” dell’ex-presidente Usa Barack Obama a Milano e poi in Toscana, ha scatenato tutto il provincialismo italiano. Quello insito nelle persone più importanti e nell’ultimo dei bischeri. Quello fatto di chi ama farsi i selfie in ogni occasione, figurarsi se poi e’ accanto a qualcuno che e’ un “selfie vivente” come Obama.
Restiamo comunque attoniti per il fatto che per andarlo ad ascoltare a Milano, con tanto di pienone ed esaurito, le persone hanno speso 850 euro, nell’ambito di una fiera gastronomica e, da quanto abbiamo capito, non sono soldi che poi vengono dati per qualche buona causa altruista. Si sa, gli ex-presidenti Usa (e non solo, notorio il caso dell’Uk Tony Blair) hanno come missione post “capo del mondo” quella di andare in giro a dire la propria (e sono quotati piu’ e meglio di tanti altri, per carita’…) percependo parcelle che, si’ finiscono in fondazioni e cose simili per il bene diffuso, ma che niente ci dice che in buona parte servano a finanziare lo stesso oratore. La cosa in se’ non ci scandalizza, non abbiamo l’approccio cattolico romano al denaro (che sarebbe sporco…), ma non riusciamo a digerire quello che, anche l’iper-liberal quotidiano The New York Times, ha chiesto che non accadesse anche nel caso di Obama: super parcelle la cui destinazione non e’ mai trasparente al 100%. Sara’ inascoltato?
Ma ne prendiamo atto. Cosi’ come prendiamo atto, dopo aver letto di chi andava da Obama risparmiando sul parrucchiere o chi cercava di non spendere perche’ forse riusciva ad imbucarsi: perfetto specchio dell’Italia che si riflette in ogni parte del mondo.
E non ci puo’ non venire in mente di quando, l’ex-presidente del Governo italiano, Matteo Renzi, grande anfitrione odierno della calata di Obama nella capitale meneghina, quando era “solo” Sindaco di Firenze, in un incontro in Usa sempre con Obama, si faceva spazio tra la folla di tanti amministratori ricevuti dal primo cittadino Usa, piegato su se stesso, con le spalle contrite e la mano destra tesa in avanti, diceva “Mister President, I’m a Mayor of Florence”. Sembrava Massimo D’Alema quando qualche anno prima, neo-ministro degli Esteri, nelle foto degli incontri internazionali accanto ai suoi colleghi dei Paesi piu’ importanti del mondo, con le spalle anche lui contrite, e forse anche per i baffetti che gli davano l’aspetto umile e buffo a mo’ di Charlie Chaplin, con lo sguardo spaurito e gli occhi mobili che si guardavano e riguardavano intorno, sembrava si dicesse da solo “ed io che ci faccio qui?” oppure “madonna, dove sono arrivato”.
Va buo’! Probabilmente e’ l’Italia in cui stiamo consumando gli ultimi anni della nostra vita (ne ho 64) e, visto che non sono stato “disciplinato” in passato e tuttora, mi tocca viverli come in una sorta di Inferno di Dante (il poeta, non il figlio del Sindaco di New York, Bill de Blasio), messo a soffrire in un girone in cui si e’ flagellati da luoghi comuni, provincialismo, frasi fatte, tutte ben mescolate con fake news che ti fanno perdere l’orbita del senno e dell’orientamento.
Ma cosa ne verra’ fuori da questa “visita” di Obama? Leggiamo di scuole, master, corsi, incontri. Anche noi siamo convinti che la presidenza Obama sia stata una delle migliori Usa in questi ultimi decenni, ma proprio non riusciamo a non sentirci a disagio nel vedere il marito di Michelle aggirasi per monumenti con l’ombra di Renzi, il codazzo di fotografi e, immaginiamo, incassare la sua parcella. Ci domandiamo se sara’ qualcosa come quella di Bill Gates, che coi miliardi che ha fatto e continua a fare con la Microsoft, costruisce, tra l’altro, cessi portatili per i disgraziati dell’Africa. O qualcosa come il miliardario George Soros, tutto dedito a sostenere democrazie come piattaforme di societa’ aperte , soprattutto nell’Europa di cui e’ originario.
Se son rose fioriranno? C’e’ da capire quali siano queste rose… noi vediamo tante spine, ma siamo curiosi e, pur se pessimisti nel giudizio, siamo almeno ottimisti nell’azione. Altrimenti saremmo qui solo a piangerci addosso, che non e’ la nostra attivita’ preferita. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Un selfie in piazza De Ferrari: Genova sempre più social

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

foto-di-christian-flammiaGenova. chi attraversa piazza De Ferrari può scattare una foto con il logo Genova More Than This e connotarla con l’hashtag #genovamorethanthis. L’installazione tridimensionale è stata inaugurata dagli assessori comunali Carla Sibilla e Giovanni Crivello, sulla musica della Simons Brass Band, marching band da atmosfera di New Orleans. A “svelare” l’installazione il gruppo cabarettistico I Pirati dei Caruggi con divertenti sketch. Il logo GenovaMoreThanThis, è già presente, oltre che sul materiale di comunicazione del Comune di Genova, su gadget, totem, insegne che colorano di rosso e bianco punti della città. Ora è anche nella centrale Deffe, per scorci fotografici con la storica fontana e i palazzi circostanti. Le azioni di marketing del territorio dell’Amminsitrazione civica, condivise da Camera di Commercio e associazioni di categoria, puntano a catturare potenziali turisti grazie anche ai social media: questo foto-di-christian-flammia1photo set è un modo molto efficace per costruire in maniera condivisa lo storytelling della città.
Ad oggi sono più di 81mila le immagini su Instagram condivise con l’hashtag #genovamorethanthis e le foto con l’hashtag #piazzadeferrari sono oltre 10.600. Cresce in modo costante il canale Instagram Genovamorethanthis: i followers sono 7.350 con un incremento del 131% nel 2016. Favorire la diffusione di scatti fotografici da una piazza simbolo e farla diventare una cartolina online non può aumentare l’attenzione generale sul brand Genovamorethanthis. Con questa installazione si vuole incrementare il numero di “raccomandazioni” di turisti e utenti attraverso l’utilizzo di User Generated Content UGC. E’ noto che i turisti (89%) dichiarano di essere influenzati dalle recensioni di altri viaggiatori, che il 50% utilizza lo smartphone durante il viaggio e che il 37% lo utilizza anche per attività post evento: le persone amano sempre più postare, condividere e consigliare. E infine, non si può dimenticare che quelli di viaggio occupano la terza posizione tra i post i più pubblicati sulle profili personali di Facebook. (Fonte: http://www.comune.genova.it e foto di Christian Flammia)

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I selfie cambiano la percezione della bellezza: la medicina estetica diventa sempre più personalizzata

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2016

patrizia gilardinoIl chirurgo plastico milanese Patrizia Gilardino presenta le tendenze del 2016. «Trattamenti combinati, uso della tossina botulinica e attenzione al corpo. Mantenendo sempre fede ad una regola: risultati naturali» Selfie, video e utilizzo dei social cambiano la percezione dell’invecchiamento. «I segni del tempo non sono più univoci, ma dipendono molto da come una persona si vede», premette Patrizia Gilardino chirurgo plastico di Milano. La vera tendenza che nel corso del 2016 andrà sempre più affermandosi è nella nuova percezione della bellezza. «Oltre ad essere un fenomeno sociale, il ricorso periodico e sempre maggiore alle fotografie sta cambiando la visione di noi stessi. Non più quei canoni in un certo modo stigmatizzati e che facevano riferimento a una certa attrice o modella, ma una bellezza su misura. Così si accettano rughe anche evidenti e profonde, e si preferisce intervenire su aspetti magari meno marcati che però vengono percepiti come peggiorativi del proprio aspetto».Cosa cambia? «Innanzitutto si va a modificare il rapporto con il medico estetico», aggiunge Gilardino. «Le richieste di intervento per ringiovanire il volto sono tendenzialmente più mirate: i trattamenti vengono combinati per essere maggiormente efficaci anche in zone particolarmente difficili come nel caso dell’uso del peeling con un trattamento di rivitalizzazione». Accanto al laser CO2 frazionato, che resta un must per il ringiovanimento del volto, e ai tradizionali filler, si sta facendo largo la tossina botulinica. «Sta infatti crescendo la fiducia nei confronti del botulino in particolare per le zone d’elezione nel contrastare le rughe glabellari, quelle della fronte e per attenuare le cosiddette zampe di gallina».
In secondo luogo si tende a considerare tutto il corpo. «Zone come le braccia o l’interno coscia, che fino a qualche tempo fa venivano poco prese in considerazione, adesso stanno diventando delle aree dove le pazienti percepiscono in modo profondo il passare degli anni. A fronte anche dei passi in avanti che ha fatto la medicina estetica, sono in crescita le soluzioni per rassodare la pelle: anche in questo caso parliamo di interventi combinati – per esempio con radiofrequenze e trattamenti di biorivitalizzazione – che permettono di restituire elasticità alla cute. Per il trattamento delle adiposità localizzate c’è la smartlipo, mentre per combattere la cellulite l’abbinamento della carbossiterapia con trattamento Icoon e una dieta mirata risulta molto efficace».
Terzo: l’attenzione alla novità. «Continua l’inseguimento delle novità che la medicina estetica offre continua Gilardino. «Tutto ciò che viene proposto come nuovo ha un appeal maggiore nei confronti dei pazienti. Attenzione però: negli ultimi anni non sono state proposte delle vere novità capaci di rivoluzionare l’intero ambito estetico, quanto degli aggiornamenti alle tecniche già conosciute e consolidate. Da non dimenticare che in medicina estetica non esiste la bacchetta magica: ogni trattamento richiede tempo e comunque necessita di un corretto stile di vita. La raccomandazione è sempre quella di non presentarsi nello studio del medico con già in tasca l’autodiagnosi, ma di sottoporsi al consiglio dell’esperto e lasciarsi guidare verso la soluzione migliore per risolvere il caso personale».Conclude Gilardino: «In ogni caso, il risultato richiesto va nella direzione di una sempre maggiore naturalezza, senza eccessi. Inoltre, è bene non dimenticare che attività fisica e alimentazione corretta rappresentano dei naturali strumenti per mantenere più a lungo i risultati».Patrizia Gilardino – profilo professionale. Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1988, Patrizia Gilardino si è specializzata nella Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Milano nel 1993. Iscritta all’Ordine dei Medici di Milano dal 1989, ha lavorato fino al 2003 all’Unità Funzionale di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Multimedica di Sesto San Giovanni. Esercita la libera professione al Poliambulatorio della Guardia di Finanza di Milano, al Centro Dermatologico Europeo, nel proprio studio di via Colonna a Milano e nello studio di via Colombo 44 a Piacenza. È membro della Società di verifica e controllo di qualità e della Società americana di chirurgia plastica. È socio Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica) ed è iscritta all’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe)
http://www.gilardinochirurgiaestetica.eu. (foto: patrizia gilardino)

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