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Trump “padrone” del Senato e delle istituzioni?

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

By Domenico Maceri. “Credo che il presidente della Corte Suprema abbia presieduto in maniera ammirevole”. Così Adam Schiff, il leader dei “manager” democratici al processo di impeachment di Donald Trump mentre difendeva John Roberts dalla domanda scomoda della senatrice Elizabeth Warren, democratica del Massachusetts. La Warren aveva chiesto se la poca fiducia degli americani sul governo con il rifiuto dei senatori repubblicani di permettere l’uso di testimoni mettesse in dubbio anche la legittimità di Roberts, della Corte Suprema e della Costituzione. La Warren mandava con la sua domanda una stoccata a Roberts il quale da presidente del processo poteva forzare la questione dei testimoni e costringere i senatori repubblicani a cedere. Roberts si è trovato in imbarazzo ma ha continuato nella sua condotta puramente formale, senza alcuna intenzione di prendere parte attiva al processo. Ha reiterato inoltre che in caso di un voto di parità lui non sarebbe intervenuto come tipicamente fa il vicepresidente degli Stati Uniti che funge da presidente del Senato, eccetto nel caso dell’impeachment.La scomoda domanda di Warren ha messo alla luce la questione dell’indipendenza del Senato ma anche della legittimità delle altre istituzioni che nell’era di Trump sono state erose per i comportamenti e la politica dell’attuale inquilino della Casa Bianca. A cominciare dal Senato che ha votato per assolverlo senza fare uso di testimoni, condotto da Mitch McConnell, senatore del Kentucky e leader della maggioranza repubblicana, in completa sintonia con i desideri del presidente in carica, ossia l’imputato. Un processo di impeachment completamente di parte finito con l’assoluzione di Trump con 52 voti repubblicani contro 48 contrari (47 democratici e Mitt Romney, senatore dell’Utah, unico repubblicano). L’ombra del 45esimo presidente pesava sui senatori repubblicani, molti dei quali temono l’ira e il potere di Trump, concedendogli illimitata libertà di operare, senza contrappesi legali o etici.L’influenza di Trump sul Senato e il suo partito però va oltre raggiungendo le altre istituzioni che con la sua politica e linguaggio fuori dalle righe continua a destabilizzare e sbilanciare per i suoi benefici personali e politici. La resistenza che si oppone ai feroci attacchi delle istituzioni di Trump continua a rimanere debolissima. Anche nei suoi attacchi al sistema giudiziario si sentono voci contrarie ma flebili da non avere l’effetto positivo necessario. Trump, per esempio, aveva attaccato persino Roberts nel 2016 quando gli ha addossato la responsabilità di Obamacare, la riforma sulla sanità dell’ex presidente Barack Obama. Va ricordato che il presidente della Corte Suprema aveva salvato l’Obamacare votando con i giudici liberal con un risultato di 5 a 4. Inoltre, nel mese di novembre dell’anno scorso, Trump aveva anche attaccato il giudice Jon Tigar per una sua decisione contraria sulla questione dell’immigrazione alla frontiera col Messico. Il 45esimo presidente aveva etichettato Tigar di essere un giudice di Obama. Il commento era eccessivo persino per il reticente Roberts il quale ha ribattuto che non esistono giudici di “Obama, di Trump, di Bush o di Clinton”, aggiungendo che i magistrati sono indipendenti a prescindere di chi li ha nominati.Ma anche quando Trump controlla l’amministrazione e nomina i leader delle istituzioni gli attacchi continuano se non è completamente soddisfatto. Lo ha fatto con i suoi feroci attacchi a Jeff Sessions, nominato dal 45esimo presidente a procuratore generale nel 2017 ma licenziato l’anno dopo perché non aveva bloccato l’indagine di Russiagate. Prima del licenziamento però Trump lo aveva insultato in pubblico con tweet velenosi.La Fbi è anche un’altra istituzione che Trump ha preso di mira con i suoi tweet. Paradossalmente le cose non sono cambiate dal suo punto di vista nonostante il fatto che i vertici dell’agenzia sono stati nominati dallo stesso Trump. In modo simile, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha anche messo da parte i servizi di intelligence poiché non ha creduto la loro analisi secondo cui la Russia ha interferito nell’elezione americana del 2016.Trump però va al di là delle istituzioni creando infatti alternative per condurre i suoi affari personali e politici come ci dimostra il caso di Rudy Giuliani, ex sindaco di New York, e in tempi recenti legale del presidente. Giuliani è stato coinvolto nelle ricerche di trovare informazioni negative su Joe Biden in Ucraina presentandosi non solo come rappresentante di Trump con i funzionari di questo governo europeo ma suggerendo anche di rappresentare ufficialmente gli Stati Uniti. Lo sappiamo infatti perché Trump nella sua telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo informa che dirà a Giuliani di telefonargli per la questione delle indagini su Biden. Perché Trump usava il suo avvocato personale per la politica diplomatica americana? Trump evidentemente non ha completa fiducia nelle istituzioni e nei suoi funzionari che lui spesso assume in maniera superficiale.Trump in effetti fa di tutto per riformare le istituzioni a suo piacere poiché non crede al sistema che lui cerca di smantellare, conquistandosi campo libero con le proprie regole per i suoi scopi. Le istituzioni però esistono e continuano ad operare. Il Senato non lo ha condannato per la sua azione illegale sull’Ucrainagate. Nell’elezione di midterm del 2018 gli elettori lo hanno però “condannato”, consegnando la maggioranza della Camera ai democratici. Sarà “condannato” di nuovo nell’elezione di novembre di quest’anno? Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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L’impeachment di Trump al Senato e il dilemma di McConnell

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Le accuse di impeachment a Donald Trump risulterebbero in una “sentenza di condanna in tre minuti precisi”. Così Jeff Nadler, presidente della Commissione Giudiziaria alla Camera mentre spiega la serietà dei capi di accusa sull’attuale inquilino della Casa Bianca. I democratici hanno deciso su due capi d’accusa dopo le indagini sull’Ucrainagate. Il primo consiste dell’abuso al potere e il secondo di ostruzione al Congresso, ambedue approvati dalla Commissione Giudiziaria con 23 voti favorevoli (tutti democratici) e 17 contrari (tutti repubblicani). L’aula voterà la prossima settimana e in caso di approvazione la palla passerà al Senato nel 2020 per il processo.
Nadler è ovviamente di parte come parlamentare democratico ma le indagini della Commissione Intelligence alla Camera hanno riscontrato chiare evidenze che Trump ha infatti abusato i suoi poteri. Com’è ormai noto, il presidente americano ha chiesto a Volodymyr Zelensky, suo omologo ucraino, di aprire un’indagine su Joe Biden, suo possibile avversario presidenziale alle elezioni del 2020. Così facendo, Trump ha cercato per la seconda volta di usare l’interferenza straniera per influenzare il risultato dell’elezione a suo favore.
La prima occasione avvenne nella campagna elettorale del 2016 quando l’allora candidato Trump chiese pubblicamente ai russi di rilasciare le e-mail di Hillary Clinton. I russi lo fecero mediante Wikileaks. Le indagini di Robert Mueller sul Russiagate hanno chiarito categoricamente che la Russia ha interferito nell’elezione del 2016 per aiutare Trump anche se non furono delineate prove di collusione fra le due parti.Nel caso sull’Ucrainagate però la richiesta di aiuto per essere rieletto ci è pervenuta dalle trascrizioni della telefonata di Trump con Zelensky, confermata anche dal noto whistleblower (informatore). Le testimonianze in audizioni a porte aperte e anche a porte chiuse alla Commissione Intelligence ci hanno confermato il tentativo corrotto di Trump.Come nel caso di Russiagate, Trump ha classificato le recentissime indagini sull’interferenza ucraina di caccia alle streghe. I suoi collaboratori repubblicani alla Camera lo hanno assecondato e hanno fatto di tutto per ostacolare le indagini. Hanno anche criticato i loro colleghi democratici di non dare l’opportunità al presidente di potere difendersi.Quando poi verso la fine delle indagini i leader democratici hanno offerto l’opportunità al presidente di partecipare, l’avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone ha inviato una risposta negativa. Trump non invierebbe nessun legale a rappresentarlo. In effetti, Trump ha criticato la metodologia dei democratici e poi non ha accettato il loro invito di giocare la partita.Trump sa benissimo che alla Camera, dominata dai democratici, la partita è perduta e sta scommettendo tutto sul processo al Senato dove lui giocherà in “casa” considerando la maggioranza repubblicana alla Camera Alta. Giocare in “casa” ha il grande vantaggio per Trump poiché si prevede che la maggioranza repubblicana (53 vs. 47) sotto la guida di Mitch McConnell, senatore del Kentucky, non lo condannerà anche per il fatto che tale verdetto richiede 67 dei 100 voti al Senato. Ciononostante le “filosofie” di McConnell e Trump non coincidono sulla procedura. Il presidente del Senato vuole programmare un processo rapido per mettere tutto da parte e ritornare alla sua agenda regolare. McConnell si preoccupa di mantenere Trump alla Casa Bianca ma è egualmente interessato alle elezioni del 2020 per mantenere la risicata maggioranza al Senato. Da ricordare anche che i singoli senatori sono preoccupati dalla loro rielezione. Quindi dovendo scegliere fra il loro futuro politico e quello di Trump non sarebbe una scelta troppo difficile per loro soprattutto per una manciata di senatori repubblicani in Stati in bilico dove Trump non li può aiutare in modo significativo.Trump invece vorrebbe un lungo processo in cui parecchi leader democratici verrebbero al Senato per offrire testimonianze. Questi includono Adam Schiff, il presidente della Commissione Intelligence che tanto ha fatto per l’impeachment alla Camera, la speaker Nancy Pelosi, Joe Biden, ex vicepresidente, e il figlio Hunter. Trump non vuole solo l’assoluzione al Senato ma vorrebbe creare uno spettacolo nella Camera Alta le cui immagini potrebbero essere usate come materiale in campagna politica nell’elezione del 2020. In effetti il Senato sarebbe costretto a divenire una specie di reality per il beneficio personale e elettorale dell’attuale inquilino della Casa Bianca.
Richiedere la testimonianza di leader democratici al processo di impeachment al Senato potrebbe condurre anche alla minoranza democratica a richiedere le testimonianze di simili individui dalla parte repubblicana, come l’attuale vicepresidente Mike Pence e Mick Mulvaney, il chief-of-staff di Trump. Le regole dei processi di impeachment al Senato non fanno parte della costituzione americana ma sono stabilite dalla Camera Alta stessa. Quindi, nonostante la loro minoranza, i democratici potrebbero spingere per fare valere almeno in parte le loro ragioni.McConnell riconosce il pericolo di un’atmosfera di circo che potrebbe emergere con le testimonianze di individui chiave da ambedue le parti. In un pranzo con colleghi repubblicani il presidente del Senato avrebbe espresso le sue preoccupazioni che potrebbero essere dannose a ambedue i partiti ma anche al Senato come istituzione decorosa. Un’incognita da aggiungere sarebbe il comportamento della presenza di John Roberts, presidente della Corte Suprema, il quale, secondo la costituzione americana, dirigerebbe il processo di impeachment a Trump. La presenza di Roberts toglierebbe il timone del Senato a McConnell durante il processo, una situazione poco allettante per McConnell. (Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Mes. Urso (FdI): da salva-Stati ad ammazza Stati

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 dicembre 2019

“Questo è un trattato ammazza-Stati, che servirà soltanto a salvare le banche tedesche, pregiudicando la nostra posizione all’interno del contesto europeo”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, nel corso del suo intervento in Senato replicando all’informativa del presidente del Consiglio sulle modifiche al trattato sul meccanismo europeo di stabilità.”Il presidente Conte, continua il senatore di FdI, ha pregiudicato l’interesse nazionale, aderendo a un trattato senza che il Parlamento fosse messo nelle condizioni di esprimere un atto di indirizzo; come peraltro stabilito dal Senato e dalla Camera lo scorso 21 giugno. Un via libera a questo trattato che è avvenuto nel processo di transizione da una maggioranza a un’altra, da una che aveva espresso la propria contrarietà ad un’altra da sempre più avvezza a frequentare i circoli burocratici che il Parlamento. Come conferma il comportamento del ministro Gualtieri che alla Camera abbandona l’Aula mentre parla la nostra leader Giorgia Meloni e qui al Senato mi attacca pesantemente, perchè ‘colpevole’ di aver riportato i commenti di autorevoli esponenti economici, come Cottarelli, Visco e Patuelli, tutti contrari a questo trattato”. “Gli attacchi giunti oggi ci fanno piacere, significa che questa maggioranza ci considera suoi avversari in quanto schierati a difesa dell’interesse nazionale contro quei feroci banchieri francesi e tedeschi, che adesso grazie al M5S e al Pd la faranno da padroni”, conclude il senatore Urso.

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Il Senato ha approvato la commissione contro odio, razzismo e antisemitismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

Roma. E’ stata proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre con 151 voti favorevoli e 98 astenuti (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia). Commissione che sarà composta da 25 membri e che avrà compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e il controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base della provenienza, religione, etnia, identità di genere, orientamento sessuale o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche.
Un successo a metà, causa l’astensione dei maggiori tre partiti del centro destra. Astensione che è stata spiegata così dal leader della Lega Matteo Salvini:“Siamo contro il razzismo, la violenza, l’odio e l’antisemitismo senza se e senza ma. Non vorremmo che però qualcuno a sinistra spacciasse per razzismo quella che per noi è una convinzione, un diritto, ovverosia il ‘prima gli italiani’. Siamo al fianco di chi vuole combattere pacificamente idee fuori dal mondo però non vogliamo bavagli, non vogliamo uno Stato di polizia che ci riporti a Orwell”. Prima del voto il vice capogruppo vicario di Forza Italia Lucio Malan aveva detto:“Non condividendo taluni contenuti della mozione della maggioranza e ribadendo la massima solidarietà alla senatrice Segre per gli odiosi attacchi che subisce sulla Rete, Forza Italia si asterrà sulla mozione della maggioranza ma sin d’ora assicura il suo fattivo contributo ai lavori della istituenda commissione parlamentare”.Non tutti gli esponenti del centro destra, però, erano concordi sull’astensione. Fra questi le deputate di Forza Italia Mara Carfagna e Sandra Savino.Mara Carfagna ha scritto su Twitter: “La mia Forza Italia, la mia casa, non si sarebbe mai astenuta in un voto sull’antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle. Intendo questo quando dico che nell’alleanza di centro destra andiamo a rimorchio senza rivendicare nostra identità”. Sandra Savino si è detta: “Sinceramente amareggiata per l’astensione espressa dal gruppo di Forza Italia al Senato sulla mozione proposta dalla senatrice a vita Luciana Segre. Di fronte al tema dell’odio razziale e dell’antisemitismo non ci sono ragioni o motivazioni politiche che tengano”. Sull’argomento è intervenuta anche la presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello: “È stato un grande risultato istituzionale per il paese, di grande valore e importanza in un momento significativo finalmente si passa a prendere decisioni per attività importanti all’interno delle istituzioni. Sconcerta un po’ l’astensione di alcune forze politiche che riteniamo una scelta sbagliata e pericolosa. In questo momento c’è bisogno di unità, non si può lasciare spazio ad alcuna ambiguità né a insinuazioni su valori che sono fondanti”. Come detto dalla parlamentare Sandra Savino, di fronte al tema dell’odio razziale e dell’antisemitismo non ci dovrebbero essere logiche politiche. E invece…

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Con il “si” del Senato il governo ottiene pieni poteri

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Con 169 si il governo passa in Senato. I no sono stati 133 e 5 astenuti. “E’ stato un voto sofferto e ricco d’incognite. A differenza della camera dei deputati le opposizioni avrebbero potuto, con una manciata di voti, ribaltare la situazione. Gianmarco Corbetta sul social dichiara: “Abbiamo appena approvato in Senato la fiducia al nuovo Governo! Da oggi si riparte a lavorare per i temi per cui ci siamo sempre battuti: legalità, lotta alle diseguaglianze, tutela dell’ambiente e uno sviluppo inclusivo, partecipato, solidale”.

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Il discorso di Conte al Senato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Ho colto l’occasione offertami dai media per ascoltare integralmente il discorso tenuto dal presidente del consiglio Giuseppe Conte al Senato. Non vorrei essere irriguardoso ma devo sinceramente ammettere che mi ha annoiato. Troppo serioso, troppo notarile, poco comunicativo e alquanto allusivo che, per i non addetti ai lavoro, dice poco o nulla. Forse perché ho sempre apprezzato un’oratoria di tipo diverso, più passionale, più partecipata, più diretta tanto da coinvolgere emotivamente l’ascoltatore. Penso ai politici del passato da Almirante a Nenni da Andreotti a Fanfani. Vi era anche il tipo “professorale” espresso da Aldo Moro e da altri tant’è che furono stimati per la loro dottrina ma non pienamente compresi dal grosso pubblico. Ciò che forse il prof. Conte ha poco valutato è che l’ascoltatore alla fine non ha preferito seguirlo ma si è rifatto al commento del cronista televisivo di turno e degli opinionisti della carta stampata che non sempre offrono un’interpretazione autentica.
E qui entriamo in un aspetto che, per chi parla in pubblico e sa di poter avere una platea di milioni di persone, non deve essere sottovalutato. Lo sapevano bene gli oratori del taglio di Andreotti che si facevano ascoltare con le loro ironiche battute sugli avversari e che non avevano bisogno di parole taglienti per metterli alla gogna. E mi riferisco, soprattutto, all’ironia bonaria del genere di chi dice alla domestica che si è lasciata sfuggire di mano il vassoio pieno di tazze: “Ma brava, hai fatto un bel lavoro.” Ma la mia riflessione si fa ancora più amara se considero che in Italia non abbiamo un vero leader e che ci dobbiamo accontentare di “capi popolo” alla Masaniello capaci al massimo di sollevare emotivamente le piazze ma non di presentare un progetto di ampio respiro e proiettato nel futuro e al tempo stesso compreso e condiviso dal popolo. Sono i classici politici che evocano i problemi esistenti ma si guardano bene dal risolverli dalla radice. Vivono il presente ma non riescono ad andare oltre il proprio naso. Non scendo nei dettagli per non farla troppo lunga ma lascio al lettore riflettere sull’argomento. (Riccardo Alfonso)

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Senato: inaugurazione Sezione bilaterale di amicizia tra Italia e Africa occidentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Roma “Si terrà martedì 23 luglio alle ore 11 nella sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, la seduta d’insediamento della Sezione bilaterale di amicizia tra Italia e Africa occidentale, operante all’interno dell’Unione Interparlamentare. Le sezioni bilaterali di amicizia tra l’Italia e i diversi Stati del mondo rappresentano l’ambito ideale nel quale rafforzare i rapporti di amicizia tra le rispettive istituzioni parlamentari. Nello specifico la sezione bilaterale Italia – Africa occidentale si relazionerà con i parlamenti dei seguenti 13 Stati: Benin, Burkina Faso, Camerun, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Senegal, Sierra Leone e Togo. All’incontro parteciperanno le rappresentanze diplomatiche dei suddetti Stati, il Capo di gabinetto del Ministro degli Affari esteri (Ambasciatore Riccardo Guariglia), il Direttore Centrale per i Paesi dell’Africa subsahariana della Farnesina (Ministro Plenipotenziario Giuseppe Mistretta), il responsabile IFAD per l’Africa centrale e occidentale (John Hurley) e i rappresentanti di istituzioni coinvolte con attività di diverso tipo nell’area. Parteciperanno, inoltre, i parlamentari del Comitato di Presidenza del Gruppo italiano della UIP, i parlamentari delle Commissioni esteri di Camera e Senato, e i membri componenti della Sezione bilaterale” Lo dichiara il presidente della Sezione bilaterale di amicizia tra Italia e Africa Occidentale, senatore Giovanbattista Fazzolari.

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Libia. Ciriani (FdI): FdI chiede formalmente che governo riferisca in Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

“L’Italia rispetto a quanto sta accadendo in Libia non può limitarsi, come finora ha fatto, al semplice ruolo da spettatrice, ma deve cercare di assumere un atteggiamento attivo individuando soluzioni politiche a livello internazionale. Purtroppo l’approccio ondivago e confusionario del governo in politica estera ha impedito all’Italia di avere un ruolo autorevole in questa crisi, ed oggi ci troviamo a subire quanto sta accadendo in Libia e più in generale nello scacchiere mediterraneo. Perciò, abbiamo appena inviato alla presidente del Senato la richiesta ufficiale di un’informativa urgente del governo in Aula, affinchè riferisca su quanto sta accadendo in Libia e su come l’Esecutivo intende affrontare questa grave crisi”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Senato discuta mozione FdI su riserve auree

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

“Fratelli d’Italia chiede che sia discussa con urgenza in Aula la mozione che abbiamo presentato, che stabilisce che le riserve auree detenute dalla Banca d’Italia sono di proprietà dello Stato italiano e non di Bankitalia, e che quelle ancora detenute all’estero ritornino in Patria. E questo anche per riempire il vuoto normativo esistente e stabilire l’effettiva titolarità delle riserve”. A dirlo in Aula al Senato il vicepresidente vicario del gruppo di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti.”Riteniamo che alla luce del dibattito che si sta sviluppando in questi giorni sia necessario e urgente che l’Aula discuta e si confronti nel merito, e questo anche per fugare definitivamente qualsiasi ipotesi di disporre liberamente di queste riserve auree. L’oro è degli italiani, rappresenta un patrimonio della nostra Patria, e nessuno può pensare di utilizzarlo per correggere le disastrose politiche economiche del governo o, peggio ancora, per finanziare le proprie promesse elettorali”, conclude la senatrice Rauti.

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Quota 100 e Reddito di cittadinanza: Udir interviene in Senato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

Richiesto ai senatori di consentire la pensione anticipata ai dirigenti scolastici. Tra le altre proposte emendative il recupero del valore degli stipendi e la copertura per la rateizzazione dell’intera liquidazione con tassazione all’1,5% Per il presidente Marcello Pacifico sarebbe giusto ritornare a regime alla pre Fornero o comunque all’età di 63 anni andare in pensione col massimo dei contributi, fermo restando la possibilità, su richiesta, di permanere in servizio come per i magistrati. Sono diversi gli emendamenti al decreto presentati in XI Commissione del Senato su Reddito di cittadinanza e Quota 100. Bene ha fatto il Governo a scegliere questa strada. Ora però bisogna sbloccare subito le immissioni in ruolo e per i presidi, oltre a semplificare le procedure di assunzione per i vincitori del nuovo concorso, bisogna organizzare un corso riservato per i ricorrenti avversi il bando del 2011.

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Basta l’inglese nei testi legislativi

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

“Un ringraziamento non formale ai tecnici del Servizio Studi della Camera dei deputati per aver segnalato l’abuso di termini in inglese nelle relazioni alla manovra. Si tratta di un vulnus non solo per la nostra cultura e la nostra lingua ma anche e soprattutto un vulnus alla nostra democrazia perché rende incomprensibile il testo e quindi la norma a un’ampia fascia sociale di cittadini. Ho già avuto modo di denunciare pubblicamente questo vizio tutto italiano delle nostre Istituzioni – Governo e ministeri, Rai e Inps – di mutuare parole inglesi nelle nostre leggi e nelle relazioni tecniche che accompagnano atti amministrativi e normativi. La Camera dei deputati è parte della Repubblica italiana e l’italiano è la nostra lingua. Approfitto di questo scatto di reni per chiedere la calendarizzazione delle due proposte di legge: una costituzionale per inserire la lingua italiana all’art. 12, e l’altra – ordinaria – per proibire l’uso di forestierismi nella pubblica amministrazione in tutte le sue articolazioni centrali, periferiche e radiotelevisive”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Manovra: Rojc, in Senato nasce dittatura della maggioranza

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

“Quello che sta accadendo in Senato sembra una una pagliacciata ma è l’atto di nascita della dittatura della maggioranza”. Lo afferma la senatrice del Pd Tatjana Rojc, commentando i continui rinvii della presentazione del maxi-emendamento alla manovra, con la definitiva versione della legge di Bilancio.Per la senatrice dem “il Parlamento è stato espropriato delle sue funzioni e del suo ruolo: ci tengono qua, ad aspettare di conoscere e votare una legge sulla quale non potremo aprire bocca, una legge che sta ancora cercando la quadratura dei conti e che si sta ancora gonfiando di norme puntuali”.“Grillo aveva promesso di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno ma non era vero – precisa Rojc – perché in realtà stanno scassinando le istituzioni repubblicane. Fuori dal Senato i cittadini devono sapere che qualsiasi allarme è troppo debole rispetto alla gravità di quanto sta accadendo”.

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Fratelli d’Italia: in Senato grave dilettantismo ma rimarremo in Aula

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

“Lo spettacolo messo in scena dalla maggioranza in queste settimane dimostra il suo grave dilettantismo. Sarebbero stati necessari due o tre giorni di lavoro in Commissione per riuscire ad avere una valutazione, anche se superficiale, della legge di Bilancio. Questo ci è stato impedito, ma essendo consapevoli che l’ostruzionismo comporterebbe il rischio dell’esercizio provvisorio rimarremo in Aula tutta la notte, discutendo e portando il nostro contributo. Per Fratelli d’Italia gli interessi della nostra Nazione sono prioritari, ma ciò non può impedirci di censurare il comportamento della maggioranza e in particolare del ministro Fraccaro, che si è rivolto in quest’Aula in maniera provocatoria. Ci saremmo attesi le scuse per le condizioni in cui ci stanno costringendo a lavorare e non certamente atteggiamenti arroganti”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, nel corso del suo intervento in Aula.

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Senato: esame degli emendamenti al Decreto Fiscale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Roma. Tra essi figura l’estensione al 2022 della Reverse Charge (ovvero della Inversione Contabile dell’Iva) su telefonini, tablet, computer e console per i videogiochi, e l’obbligo le piattaforme di intermediazione online di agire da sostituto d’imposta, ovvero di versare allo Stato l’IVA dei prodotti venduti per il proprio tramite.
A tale proposito, Andrea Scozzoli, Presidente della AIRES-Confcommercio, ha commentato: “Siamo soddisfatti per questo orientamento della maggioranza in quanto la misura consentirà non solo di garantire un cospicuo gettito fiscale alle casse dello Stato, ma anche di iniziare a ristabilire un quadro di pari condizioni competitive tra operatori del commercio combattendo la concorrenza sleale operata da chi omette il versamento dell’IVA”.

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Scuola – Domani decreto Dignità in Senato per il voto finale, precari fuori GaE

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Domani decreto Dignità in Senato per il voto finale, precari fuori GaE: scoppia la guerra tra i prof in tribunale per partecipare ai nuovi concorsi. Anief: ultima speranza Milleproroghe, pronti allo sciopero d’inizio anno.Lo studio legale di Anief già sommerso di richieste per partecipare ai nuovi concorsi derivanti dal decreto in via di approvazione a Palazzo Madama. Dando per scontato la conferma del testo discusso nei giorni scorsi, che addirittura peggiora gli esiti dell’Adunanza plenaria del 20 dicembre 2017, con 50 mila maestri licenziati e l’avvio di un concorso per pochi intimi, sono già tantissimi i docenti precari abilitati che si dichiarano pronti a ricorrere alla magistratura: dai diplomati magistrale declassati ai laureati in Scienze della formazione o specializzati su sostegno senza servizio, per non parlare di che ha svolto i 24 mesi minimi richiesti per l’accesso nella scuola paritaria.Andranno tutti all’arrembaggio dell’unico concorso loro concesso, compresi i supplenti al 30 giugno che non hanno avuto la conferma o chi è stato in messo in ruolo nelle superiori con riserva. E che dire degli educatori ancora esclusi o delle 7 mila maestre assunte in ruolo e ora licenziate che hanno superato l’anno di prova? La soluzione sembrava che arrivasse dal decreto Milleproroghe, sul quale sempre domani ci sarà il voto finale a Palazzo Madama, prima del passaggio in Aula a settembre alla Camera quando potrà essere confermato l’emendamento Leu con cui riaprire le GaE. In quegli stessi giorni inizierà il nuovo anno scolastico: senza cambiamenti, si partirà con lo sciopero generale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se la situazione rimane questa, chiediamo sin d’ora a tutti gli altri sindacati della scuola di aderire allo sciopero d’inizio anno e manifestare insieme, al fine di mandare un messaggio forte ai nostri parlamentari impegnati proprio in quei giorni nell’approvazione del decreto Milleproroghe con all’interno l’emendamento LeU che risolverebbe il problema del precariato scolastico grazia alla riapertura delle GaE, esattamente come è stato già fatto nel 2008 e nel 2012, ma sul quale ora il governo ha posto il suo veto. In caso contrario, si scatenerà una corsa al tribunale senza precedenti, perché i precari di sicuro non staranno a guardare. E nemmeno dimenticano: ne sanno qualcosa Matteo Renzi e il suo governo caduto prima del tempo proprio per via delle inascoltate proteste di massa della scuola.

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Dichiarazioni per l’elezione a presidente del Senato di Elisabetta Alberti Casellati

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2018

Fratelli d’Italia ha scelto di votare al Senato la senatrice di Forza Italia Maria Elisabetta Alberti Casellati e alla Camera l’onorevole del M5S Roberto Fico. Al di là delle nostre preferenze sui nomi dei candidati per le Presidenze, con questo voto vogliamo riconoscere e rispettare quanto sancito dal voto popolare nelle elezioni dello scorso 4 marzo e mantenere compatta la coalizione di centrodestra, un obiettivo sul quale Fratelli d’Italia ha lavorato più di tutti e su cui continua a lavorare in vista del delicato percorso che ci aspetta e che ci auguriamo possa portare alla formazione di un governo di centrodestra. È un voto che consente di risolvere immediatamente il problema delle Presidenze delle Camere e di rendere il Senato e la Camera operativi, perché i problemi degli italiani non aspettano le liturgie del Palazzo”.
“L’elezione di Elisabetta Alberti Casellati a Presidente del Senato – prima donna ad essere eletta alla seconda carica dello Stato – figura di prestigio e garanzia per tutti, è una grande vittoria per Forza Italia. A Elisabetta, amica di sempre e con la quale abbiamo condiviso tante battaglie, va il mio augurio di buon lavoro, certa che saprà svolgere questo ruolo in maniera eccelsa, come sempre ha fatto in tutti gli incarichi della sua carriera politica e al Consiglio Superiore della Magistratura”. Lo afferma, in una nota, Lorena Milanato, deputata di Forza Italia.
“Grande senso di responsabita’ di Fratelli d’Italia. La notizia del giorno non e’ solo che abbiamo eletto i due presidenti di Camera e Senato, ma anche che il centrodestra ha mantenuto la sua compattezza grazie al lavoro costante e generoso di Giorgia Meloni che fin dal momento critico di ieri al Senato ha operato per impedire che il centrodestra andasse in frantumi a poche settimane dalla vittoria elettorale. Lavoreremo ancora in questo spirito, per garantire ora il varo di un governo di centrodestra che sia sintonizzato con il giudizio dato il 4 marzo dai cittadini”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Fabio Rampelli.
“Grande soddisfazione per l’elezione di Elisabetta Casellati alla presidenza del Senato: è di Forza Italia la prima donna nella storia del nostro Paese a ricoprire quel ruolo. Siamo certi che saprà svolgere l’incarico che le è stato affidato nel migliore dei modi grazie anche alla sua lunga esperienza politica ed istituzionale”. Lo dichiara in una nota il deputato di Forza Nino Germanà che aggiunge: “All’amica Elisabetta i miei migliori auguri di buon lavoro”.
“Il primo Presidente del Senato donna è di Forza Italia. Elisabetta Casellati è una bandiera del nostro partito dal 1994. Siamo orgogliosi di lei e dell’ampio consenso che ha ricevuto”. Lo afferma, in una nota, Jole Santelli, deputata di Forza Italia.
“Siamo orgogliosi che la prima presidente del Senato donna della storia della Repubblica italiana sia di Forza Italia, il partito che con Silvio Berlusconi in campo ha cambiato la storia del nostro Paese. Congratulazioni di vero cuore, a nome mio e del gruppo azzurro di Montecitorio, all’amica e collega Elisabetta Casellati. Donna di altissima qualità, figura storica di Forza Italia, politica di livello, avvocato, già vice presidente di Palazzo Madama e membro del Consiglio superiore della magistratura. Siamo certi che sarà un grande presidente del Senato”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.

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Elezioni presidenti Camera e Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

“Non essendoci una maggioranza, le presidenze” di Camera e Senato “non potranno appartenere entrambe allo schieramento dei vincitori. Verosimilmente, una andrà alla componente più orientata a sostenere, esplicitamente o implicitamente, programma e governo di centrodestra. Penso soprattutto al Pd”. Che dice di no. “Tra le parole e i fatti c`è la politica. Stiamo cercando di capire se il Pd sarà pronto a darci una qualche forma di appoggio. Esistono tante formule: astensione, appoggio esterno, non sfiducia…”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Corriere della Sera”.“Comunque, gli esiti dell`elezione della seconda e della terza carica dello Stato formeranno la base politica e istituzionale per l`avvio delle consultazioni. E lì entrerà in gioco il presidente della Repubblica”. Dovrà sciogliere un nodo molto ingarbugliato. “In passato, davanti a situazioni complicate il capo dello Stato invitava il presidente della Camera o quello del Senato a fare da esploratore”. Non avete dubbi sul fatto che l`incarico di formare il governo spetti a voi? “No. La nostra coalizione ha più voti e più parlamentari, e la legge elettorale filosoficamente premia le coalizioni”. (noi vorremmo fare una proposta: Perché non disegnate alla presidenza di uno dei due rami del parlamento un rappresentante degli italiani all’estero?)

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Mozione in Senato per stabilizzare i diplomati magistrale e i laureati in Scienze della formazione primaria

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

aula senatoL’iniziativa potrebbe costituire una prima risposta alla stabilizzazione delle due categorie di docenti precari più danneggiate dalla riforma Renzi-Giannini: si chiede il riconoscimento del valore dell’abilitazione conseguita dai diplomati magistrale entro il 2001/02 e l‘inserimento nelle GaE; per i laureati in Sfp, attualmente esclusi dalle GaE, si chiede l’inserimento in una nuova fascia delle stesse graduatorie, oppure di predisporre un ulteriore canale valevole per il 20 per cento dell’accesso ai ruoli nella scuola dell’infanzia e primaria, nella forma di una graduatoria regionale. Nella mozione si fa anche riferimento alla necessità di definire i piani di studio, le modalità attuative e quelle organizzative del corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per il sostegno. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Entrambe le categorie servono e serviranno molto alla scuola italiana: perché si sono formate, in periodi diversi, per raggiungere lo stesso scopo, ovvero diventare maestri ed educatori. La maggior parte di loro opera stabilmente da tempo. È un falso problema quello della scarsa preparazione dei diplomati magistrale, usato da qualcuno che vuole distogliere l’opinione pubblica dalla vera problematica: il loro status di precari storici sfruttati da anni. In tribunale abbiamo difeso entrambe le categorie: l’apertura delle GaE del 2012, solo per fare un esempio, fu proprio dedicata agli abilitati in Scienze della formazione primaria. Abbiamo agito anche alla “fonte”: nella manovra di fine Governo, attraverso degli emendamenti specifici al disegno di legge 2960, abbiamo chiesto la stabilizzazione di questi insegnanti dimenticati colpevolmente. Serve, oggi più che mai, una norma per bandire finalmente dei concorsi riservati e reclutare tutti questi precari attingendo dalla seconda fascia delle graduatorie d’Istituto o riaprendo le GaE. Oppure prevedere anche per primaria e infanzia la “fase transitoria” già prevista per i precari della scuola secondaria con graduatorie regionali degli abilitati da cui attingere per le immissioni in ruolo, graduandoli in base ai titoli e ai servizi.

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DdL di Riforma degli Ordini: la Federazione conferma il suo giudizio negativo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

senatoLa Commissione Sanità del Senato ha audito le rappresentanze degli Ordini delle professioni sanitarie in merito al DdL “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”. La convocazione è giunta dopo la netta presa di posizione delle rappresentanze professionali di medici, farmacisti e veterinari sulle modifiche apportate al DdL dalla Camera. “Il provvedimento così come approvato al Senato, pur presentando alcuni elementi insoddisfacenti, era comunque un testo condiviso, al quale avevano collaborato tutte e tre le Federazioni” spiega il Segretario Maurizio Pace, che ha guidato la delegazione della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “La Camera ha poi completamente stravolto il provvedimento, cancellando praticamente qualsiasi elemento di reale innovazione, aggravando il carico burocratico degli Ordini e limitandone l’autonomia e l’operatività a tutela della qualità della prestazione professionale e del cittadino”. Molti i rilievi rappresentati alla Commissione. In primo luogo, il testo ora all’esame del Senato rimanda a futuri regolamenti ministeriali la definizione di aspetti qualificanti della riforma, come quello elettorale, aprendo così una fase di transizione nella quale dovrebbero valere le disposizioni del DPR 221/1950 “per quanto compatibili”. “Mi sembra evidente che questo apre la strada al contenzioso, visto che non è chiaro chi dovrebbe decidere della compatibilità. Inoltre, l’attesa dei provvedimenti del Ministero, visto che molti Ordini provinciali hanno già rinnovato i loro consigli, creerebbe un disallineamento tra Ordini e Federazioni” spiega Pace. “Un disallineamento che si ripropone anche per i Regolamenti e gli Statuti, perché mentre le Federazioni sono autorizzate a mantenere quelli attuali fino al termine del mandato, nulla si dice per gli Ordini provinciali. Su questo piano si potrebbero fare anche altri esempi, ma pare evidente che tutta la materia è disciplinata in modo irrazionale”. Deontologia e procedimenti disciplinari sono un altro aspetto critico. “Nel testo è previsto che il Codice deontologico debba essere approvato a maggioranza dai Consigli nazionali e poi recepito attraverso una delibera dagli Ordini Provinciali. A parte il fatto che il Codice è sempre stato approvato all’unanimità nella nostra Federazione, la norma così come scritta apre a una situazione inconcepibile: l’Ordine che non recepisse il Codice deontologico votato dal Consiglio nazionale potrebbe votarne uno provinciale? L’agire del professionista, a tutela innanzitutto del cittadino, non può che essere normato in modo uniforme su tutto il territorio nazionale” prosegue Pace. “A questo proposito va anche segnalato che il ricorso alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, finora consentito soltanto per i provvedimenti disciplinari, nel Ddl modificato dalla Camera appare possibile per tutti gli atti. Ma in questo modo l’iscritto potrebbe appellarsi anche contro una delibera che riguarda un corso ECM: in pratica si potrebbe paralizzare l’attività delle Federazioni”. Altrettanto paralizzante la previsione che, qualora più Ordini provinciali ritengano di dover dare vita a forme associative per lo svolgimento di funzioni di particolare importanza, debbano sottoporre la loro richiesta al Ministero della Salute, mentre tutte le altre professioni non sono sottoposte a questo regime di autorizzazione. Dal testo attuale è stata anche eliminata la modifica dell’articolo 102 del Testo Unico del Leggi sanitarie – provvedimento che risale al 1934 – volta a consentire la presenza in farmacia di altri professionisti sanitari, con l’esclusione di medici e veterinari, come peraltro già previsto dalla Legge sulla Farmacia dei servizi del 2009, così come la possibilità per il farmacista di esercitare anche altre professioni sanitarie, previa abilitazione, sempre con l’ovvia esclusione di quelle abilitate alla prescrizione di medicinali. “E’ un aspetto fondamentale per noi quanto per la collettività” spiega il segretario della FOFI. “Innanzitutto perché la farmacia dei servizi è un presidio fondamentale per la riorganizzazione dell’assistenza sul territorio in tutto il Paese, e poi perché consentire al farmacista abilitato di svolgere altre prestazioni sanitarie è fondamentale per i molti centri in cui la farmacia è l’unico presidio sanitario esistente. L’alternativa è che, come già detto, il paziente non possa farsi praticare un’iniezione intramuscolare in farmacia ma possa continuare a farsela praticare dal vicino di casa. Non è concepibile che quanto disposto da una legge del 2009 continui a essere negato da una norma del 1934, oltretutto in presenza di sentenze del Consiglio di Stato favorevoli alla nuova disciplina”. La FOFI, dunque, conferma il suo giudizio: il testo attuale del DdL è irricevibile: “Anche perché non è quella riforma, doverosa dopo settant’anni, che abbiamo sempre auspicato, ma una serie di interventi slegati sulla vecchia normativa, che mortifica la funzione degli Ordini delle professioni sanitarie quali organi ausiliari dello Stato a tutela della qualità delle prestazioni, capaci di promuovere l’evoluzione professionale e, di conseguenza, di tutelare nel senso più ampio il cittadino che si rivolge ai professionisti della salute” conclude Maurizio Pace.

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Legge di Bilancio al Senato: per la scuola il piatto piange

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 novembre 2017

senatoHa preso il via ieri l’ultimo atto di una legislatura che al comparto ha dato una riforma mai “digerita” e risorse col contagocce. Fino all’ultimo momento, visto che nella stessa legge di fine anno si stanno inserendo in itinere nuovi fondi per coprire il miserevole aumento di 85 euro medi da assegnare ai dipendenti pubblici, compresi i lavoratori della scuola che sono i meno pagati della PA. Stanziati 1,65 miliardi aggiuntivi per garantire agli statali gli aumenti medi di 85 euro al mese, in modo da garantire incrementi retributivi del 3,48%. Tali risorse aggiuntive permetteranno anche di alzare le soglie di reddito per ottenere il bonus Irpef da 80 euro in modo da salvaguardare gli 80 euro dei dipendenti pubblici, che con il rinnovo del contratto supererebbero le soglie ad oggi vigente. L’operazione conferma tutti i dubbi posti dall’Anief sull’incompleta copertura degli 85 euro per ogni dipendente pubblico e sulla mancata volontà di portare le buste paga degli statali almeno al livello dell’inflazione che è schizzata in avanti quasi del 15 per cento. I fatti, non gli slogan, stanno ancora una volta dando ragione al giovane sindacato. C’è amarezza poi per la mancata perequazione stipendiale “esterna” dei dirigenti scolastici, come non c’è traccia delle annunciate assunzioni del personale Ata, né del concorso per Dsga, né tantomeno delle immissioni in ruolo a favore dei maestri d’infanzia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si conferma l’inadeguatezza delle risorse sinora messe in campo dal Governo. Tra l’altro, considerando che la maggior parte degli ultimi fondi serviranno per evitare la beffa di vedersi togliere gli 80 euro di bonus fiscale del Governo Renzi, per gli effettivi aumenti di tutto il personale rimarrà ben poco. Quindi, il passo compiuto dal Governo rimane davvero piccolo: 1,1 milione di docenti e Ata hanno diritto non ad elemosine.

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