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Mozione in Senato per stabilizzare i diplomati magistrale e i laureati in Scienze della formazione primaria

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

aula senatoL’iniziativa potrebbe costituire una prima risposta alla stabilizzazione delle due categorie di docenti precari più danneggiate dalla riforma Renzi-Giannini: si chiede il riconoscimento del valore dell’abilitazione conseguita dai diplomati magistrale entro il 2001/02 e l‘inserimento nelle GaE; per i laureati in Sfp, attualmente esclusi dalle GaE, si chiede l’inserimento in una nuova fascia delle stesse graduatorie, oppure di predisporre un ulteriore canale valevole per il 20 per cento dell’accesso ai ruoli nella scuola dell’infanzia e primaria, nella forma di una graduatoria regionale. Nella mozione si fa anche riferimento alla necessità di definire i piani di studio, le modalità attuative e quelle organizzative del corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per il sostegno. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Entrambe le categorie servono e serviranno molto alla scuola italiana: perché si sono formate, in periodi diversi, per raggiungere lo stesso scopo, ovvero diventare maestri ed educatori. La maggior parte di loro opera stabilmente da tempo. È un falso problema quello della scarsa preparazione dei diplomati magistrale, usato da qualcuno che vuole distogliere l’opinione pubblica dalla vera problematica: il loro status di precari storici sfruttati da anni. In tribunale abbiamo difeso entrambe le categorie: l’apertura delle GaE del 2012, solo per fare un esempio, fu proprio dedicata agli abilitati in Scienze della formazione primaria. Abbiamo agito anche alla “fonte”: nella manovra di fine Governo, attraverso degli emendamenti specifici al disegno di legge 2960, abbiamo chiesto la stabilizzazione di questi insegnanti dimenticati colpevolmente. Serve, oggi più che mai, una norma per bandire finalmente dei concorsi riservati e reclutare tutti questi precari attingendo dalla seconda fascia delle graduatorie d’Istituto o riaprendo le GaE. Oppure prevedere anche per primaria e infanzia la “fase transitoria” già prevista per i precari della scuola secondaria con graduatorie regionali degli abilitati da cui attingere per le immissioni in ruolo, graduandoli in base ai titoli e ai servizi.

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DdL di Riforma degli Ordini: la Federazione conferma il suo giudizio negativo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

senatoLa Commissione Sanità del Senato ha audito le rappresentanze degli Ordini delle professioni sanitarie in merito al DdL “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”. La convocazione è giunta dopo la netta presa di posizione delle rappresentanze professionali di medici, farmacisti e veterinari sulle modifiche apportate al DdL dalla Camera. “Il provvedimento così come approvato al Senato, pur presentando alcuni elementi insoddisfacenti, era comunque un testo condiviso, al quale avevano collaborato tutte e tre le Federazioni” spiega il Segretario Maurizio Pace, che ha guidato la delegazione della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “La Camera ha poi completamente stravolto il provvedimento, cancellando praticamente qualsiasi elemento di reale innovazione, aggravando il carico burocratico degli Ordini e limitandone l’autonomia e l’operatività a tutela della qualità della prestazione professionale e del cittadino”. Molti i rilievi rappresentati alla Commissione. In primo luogo, il testo ora all’esame del Senato rimanda a futuri regolamenti ministeriali la definizione di aspetti qualificanti della riforma, come quello elettorale, aprendo così una fase di transizione nella quale dovrebbero valere le disposizioni del DPR 221/1950 “per quanto compatibili”. “Mi sembra evidente che questo apre la strada al contenzioso, visto che non è chiaro chi dovrebbe decidere della compatibilità. Inoltre, l’attesa dei provvedimenti del Ministero, visto che molti Ordini provinciali hanno già rinnovato i loro consigli, creerebbe un disallineamento tra Ordini e Federazioni” spiega Pace. “Un disallineamento che si ripropone anche per i Regolamenti e gli Statuti, perché mentre le Federazioni sono autorizzate a mantenere quelli attuali fino al termine del mandato, nulla si dice per gli Ordini provinciali. Su questo piano si potrebbero fare anche altri esempi, ma pare evidente che tutta la materia è disciplinata in modo irrazionale”. Deontologia e procedimenti disciplinari sono un altro aspetto critico. “Nel testo è previsto che il Codice deontologico debba essere approvato a maggioranza dai Consigli nazionali e poi recepito attraverso una delibera dagli Ordini Provinciali. A parte il fatto che il Codice è sempre stato approvato all’unanimità nella nostra Federazione, la norma così come scritta apre a una situazione inconcepibile: l’Ordine che non recepisse il Codice deontologico votato dal Consiglio nazionale potrebbe votarne uno provinciale? L’agire del professionista, a tutela innanzitutto del cittadino, non può che essere normato in modo uniforme su tutto il territorio nazionale” prosegue Pace. “A questo proposito va anche segnalato che il ricorso alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, finora consentito soltanto per i provvedimenti disciplinari, nel Ddl modificato dalla Camera appare possibile per tutti gli atti. Ma in questo modo l’iscritto potrebbe appellarsi anche contro una delibera che riguarda un corso ECM: in pratica si potrebbe paralizzare l’attività delle Federazioni”. Altrettanto paralizzante la previsione che, qualora più Ordini provinciali ritengano di dover dare vita a forme associative per lo svolgimento di funzioni di particolare importanza, debbano sottoporre la loro richiesta al Ministero della Salute, mentre tutte le altre professioni non sono sottoposte a questo regime di autorizzazione. Dal testo attuale è stata anche eliminata la modifica dell’articolo 102 del Testo Unico del Leggi sanitarie – provvedimento che risale al 1934 – volta a consentire la presenza in farmacia di altri professionisti sanitari, con l’esclusione di medici e veterinari, come peraltro già previsto dalla Legge sulla Farmacia dei servizi del 2009, così come la possibilità per il farmacista di esercitare anche altre professioni sanitarie, previa abilitazione, sempre con l’ovvia esclusione di quelle abilitate alla prescrizione di medicinali. “E’ un aspetto fondamentale per noi quanto per la collettività” spiega il segretario della FOFI. “Innanzitutto perché la farmacia dei servizi è un presidio fondamentale per la riorganizzazione dell’assistenza sul territorio in tutto il Paese, e poi perché consentire al farmacista abilitato di svolgere altre prestazioni sanitarie è fondamentale per i molti centri in cui la farmacia è l’unico presidio sanitario esistente. L’alternativa è che, come già detto, il paziente non possa farsi praticare un’iniezione intramuscolare in farmacia ma possa continuare a farsela praticare dal vicino di casa. Non è concepibile che quanto disposto da una legge del 2009 continui a essere negato da una norma del 1934, oltretutto in presenza di sentenze del Consiglio di Stato favorevoli alla nuova disciplina”. La FOFI, dunque, conferma il suo giudizio: il testo attuale del DdL è irricevibile: “Anche perché non è quella riforma, doverosa dopo settant’anni, che abbiamo sempre auspicato, ma una serie di interventi slegati sulla vecchia normativa, che mortifica la funzione degli Ordini delle professioni sanitarie quali organi ausiliari dello Stato a tutela della qualità delle prestazioni, capaci di promuovere l’evoluzione professionale e, di conseguenza, di tutelare nel senso più ampio il cittadino che si rivolge ai professionisti della salute” conclude Maurizio Pace.

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Legge di Bilancio al Senato: per la scuola il piatto piange

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 novembre 2017

senatoHa preso il via ieri l’ultimo atto di una legislatura che al comparto ha dato una riforma mai “digerita” e risorse col contagocce. Fino all’ultimo momento, visto che nella stessa legge di fine anno si stanno inserendo in itinere nuovi fondi per coprire il miserevole aumento di 85 euro medi da assegnare ai dipendenti pubblici, compresi i lavoratori della scuola che sono i meno pagati della PA. Stanziati 1,65 miliardi aggiuntivi per garantire agli statali gli aumenti medi di 85 euro al mese, in modo da garantire incrementi retributivi del 3,48%. Tali risorse aggiuntive permetteranno anche di alzare le soglie di reddito per ottenere il bonus Irpef da 80 euro in modo da salvaguardare gli 80 euro dei dipendenti pubblici, che con il rinnovo del contratto supererebbero le soglie ad oggi vigente. L’operazione conferma tutti i dubbi posti dall’Anief sull’incompleta copertura degli 85 euro per ogni dipendente pubblico e sulla mancata volontà di portare le buste paga degli statali almeno al livello dell’inflazione che è schizzata in avanti quasi del 15 per cento. I fatti, non gli slogan, stanno ancora una volta dando ragione al giovane sindacato. C’è amarezza poi per la mancata perequazione stipendiale “esterna” dei dirigenti scolastici, come non c’è traccia delle annunciate assunzioni del personale Ata, né del concorso per Dsga, né tantomeno delle immissioni in ruolo a favore dei maestri d’infanzia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si conferma l’inadeguatezza delle risorse sinora messe in campo dal Governo. Tra l’altro, considerando che la maggior parte degli ultimi fondi serviranno per evitare la beffa di vedersi togliere gli 80 euro di bonus fiscale del Governo Renzi, per gli effettivi aumenti di tutto il personale rimarrà ben poco. Quindi, il passo compiuto dal Governo rimane davvero piccolo: 1,1 milione di docenti e Ata hanno diritto non ad elemosine.

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Il Senato ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

aula senatoE’ un pessimo ircocervo che ripugna ad ogni persona di buon senso, compresi quei suoi stessi fautori che senza arrossire lo presentano come esito del diktat di un personaggio interdetto dai pubblici uffici.
Ma quel che più ci preme mettere in evidenza è che ancora una volta a quasi un decimo della reale popolazione italiana (oltre cinque milioni di persone nostre conterranee) continua ad essere negato il primo diritto democratico, il diritto di voto. Ancora una volta purtroppo tanta parte del ceto detentore della parola pubblica e delle pubbliche decisioni, ipnotizzata ed asservita da grotteschi demagoghi, non ha voluto o saputo aprire gli occhi, e i cuori. Aprire gli occhi sulla realtà effettuale, ed accorgersi che “vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano” (e’ l’inconfutabile constatazione enunciata nell’appello “Una persona, un voto” promosso da padre Alessandro Zanotelli e dalla partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace – e sottoscritto da migliaia di cittadini tra cui anche quasi duecento parlamentari e tre ministri emeriti – per il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone residenti in Italia).
Quanto dovremo ancora aspettare perche’ in Italia il diritto di voto sia riconosciuto a tutti coloro che ci vivono?
Quanto dovremo ancora aspettare perchè in Italia cessi questa scandalosa esclusione di una persona su dieci della reale popolazione dal primo diritto democratico, il diritto di voto senza del quale una democrazia non è una democrazia? (fonte: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”)

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Legge elettorale: cambierà qualcosa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

elezioniIl Senato ha approvato in via definitiva la legge elettorale. A marzo 2018, o quando sarà, voteremo con un sistema approvato meno di un anno prima della consultazione elettorale. Tempistica censurata dal Consiglio d’Europa, un’organizzazione cui l’Italia partecipa; ma ciò è il meno per i nostri governati e legislatori, abituare a vivere in “flagranza di reato”. Mettiamo da parte questo (non secondario) aspetto e tralasciamo pure le critiche su rappresentatività, governabilità, ecc. ecc. Scansiamo anche le simulazioni sulla composizione delle Camere, utili come i capezzoli del cinghiale maschio. Andiamo al sodo: che cosa cambierà? Poco, forse niente. Quello che serve è un cambio di rotta su una serie di argomenti che vengono tenuti vilmente in disparte: libertà economiche, testamento biologico, fine vita, diritto di cittadinanza, adozioni, legalizzazione delle droghe leggere, scioglimento del matrimonio, ecc. ecc. ecc. Temi che riguardano tutti e sui
quali bisognerebbe intervenire liberando le persone dal giogo dello Stato paternalista (o peggio, etico). Mutamenti dell’agenda politica che una legge elettorale può certamente aiutare; il cambiamento, però, non parte dalla legge, ma da chi le fa. E la situazione non è buona. La matita è pronta; speriamo, dubitando della speranza, di poterla usare per il meglio. (Alessandro Gallucci, legale, consulente Aduc)

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Biotestamento: una lettera al Sen. Emilia De Biasi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

senatoAssociazione Luca Coscioni, Radicali Italiani, Ass. radicale Certi Diritti, UAAR e Exit Italia hanno inviato una lettera al Sen. Emilia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, dove è insabbiata la legge sul Biotestamento – sollecitandola a un intervento immediato in linea con quanto da lei promesso prima delle vacanze estive: “Se il numero degli emendamenti resterà tale – diceva – propongo di andare direttamente in Aula senza il mandato del relatore, per passare cioè ad un esame degli emendamenti direttamente da parte dell’Aula”. La proposta e la legge, ora, sembrano cadute in un buco nero. Il rischio di non vedere la luce entro la fine della legislatura è concreto. E qui il testo della lettera:
Gentile Presidente De Biasi,
siamo consapevoli della concreta possibilità che nemmeno in questa legislatura si approvi la legge sulle disposizioni anticipate di trattamento. Le nostre organizzazioni ormai quasi quattro anni fa avevano depositato una proposta di legge per la legalizzazione dell’eutanasia, con le firme di 67.000 cittadini, poi sostenuta da oltre 121.000 persone. La scelta dei Gruppi parlamentari è stata invece quella di non discutere la nostra proposta e di affrontare unicamente la questione del testamento biologico, fondamentale per riconoscere effettivamente a tutti cittadini il diritto costituzionale ad interrompere le terapie senza soffrire. Se la scelta di limitare la discussione al testamento biologico era stata assunta per tenere conto del grande consenso popolare (per la verità maggioritario anche sull’eutanasia) e, realisticamente, dei rapporti di forza parlamentari, la possibilità che persino questa proposta, approvata a stragrande maggioranza alla Camera, sia ora affossata al Senato suona come una beffa per tutte le persone che vorrebbero poter lasciare indicazioni chiare sulle proprie volontà nel caso si trovassero non più nelle condizioni di intendere e di volere.
Gentile Presidente, a fronte delle migliaia di emendamenti ostruzionistici depositati nella Commissione da Lei presieduta, Lei stessa a luglio dichiarò “se il numero degli emendamenti resterà tale propongo di andare direttamente in Aula senza il mandato del relatore, per passare cioè ad un esame degli emendamenti direttamente da parte dell’Aula”. Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, rispondendo a Carlo Troilo, ha ribadito pubblicamente “l’assoluta necessità di non disattendere le speranze dell’opinione pubblica e di procedere rapidamente per poterli portare (i testi approvati alla Camera: ndr) al più presto all’attenzione dell’Aula”. A fronte del permanere dell’azione ostruzionistica e del drammatico restringersi del tempo a disposizione, Le chiediamo – con il massimo rispetto per la difficoltà del compito, ma anche con la convinzione che non vi sia alternativa per evitare la distruzione di anni di lavoro e del patrimonio di fiducia e speranza generato – di procedere senza indugio a dare seguito a quanto da Lei stessa proposto, e di inviare il testo all’esame dell’Aula del Senato, per consentire a ciascun Parlamentare una piena assunzione di responsabilità, a favore o contro l’unico testo di legge sul fine vita che ha materiale possibilità di essere votato prima della fine della legislatura. Nella speranza di una Sua risposta positiva, La salutiamo cordialmente,
Filomena GALLO e Mina WELBY – segretario e co-presidente Associazione Luca Coscioni
Stefano INCANI – segretario UAAR
Riccardo MAGI – segretario Radicali Italiani
Leonardo MONACO – segretario Ass. radicale Certi Diritti
Silvio VIALE – responsabile scientifico Exit Italia

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L’Aula del Senato ha approvato il Ddl concorrenza, che ora diventa legge dello Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

senato“Un brutto giorno per i consumatori. Non facciamo mai dietrologia, sappiamo che certe cose sono più facili a dirsi che a farsi, ma che una legge finisca addirittura per peggiorare l’esistente, francamente è troppo!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “D’altronde se lo stesso presidente della commissione Industria del Senato si è dissociato, è evidente che c’è qualcosa che non quadra” prosegue Dona.
“Basterebbe la fine del mercato tutelato nel settore dell’energia, per esprimere un giudizio negativo, considerato che non vi può essere alcuna concorrenza fino a che, per la luce, i primi cinque operatori detengono l’87,8% del settore domestico e per il gas i primi tre gruppi controllano il 44,8% del mercato. Ma i punti dolenti sono veramente tanti, troppi: dal tetto regionale del 20% per le società di capitale che controllano le farmacie, troppo elevato, alla norma pro albergatori che, consentendo loro di praticare prezzi differenti rispetto a quelli offerti on line, impedirà al consumatore di poter confrontare i prezzi in modo trasparente sui siti comparatori, risparmiando sulle vacanze come avvenuto in questi anni” conclude Dona.

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Movimento 5 Stelle molto nervoso su Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

aula senatoNell’Aula del Senato durante l’intervento del presidente Zanda i grillini hanno dato l’ennesima prova di nervosismo. Il Pd non fa in tempo a pronunciare la parola ‘Roma’ che i parlamentari del Movimento 5 Stelle fanno le barricate. La verità è che il dossier Campidoglio è una spina nel fianco per loro, la prima vera prova di governo a livello amministrativo che è stato un autentico flop. E’ sotto gli occhi di tutti il fallimento dell’esperienza della Raggi e soprattutto non serve ricordarlo ai romani, che sono i primi a farne le spese. Consiglierei ai colleghi grillini meno demagogia e populismo, per impiegare meglio tempo e forze nella gestione della nostra città”. Lo afferma in una nota il senatore del Pd Raffaele Ranucci.

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Banche venete: Senato, ok a decreto

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

aula senatoVia libera del Senato al disegno di legge di conversione del decreto sulle banche venete. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, diventa così legge
“Occasione perduta. Aver posto la fiducia non ha consentito di apporre al testo modifiche che avevano registrato un ampio consenso e che avrebbero permesso di ampliare la platea di chi poteva accedere al ristoro forfettario” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Quanto agli azionisti, ci si continua a dimenticare che non sono speculatori che hanno consapevolmente acquistato prodotti rischiosi, illudendosi di poter far soldi facili, ma risparmiatori innocenti, ingannati, vittime di illeciti” conclude Dona.

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Jus soli e la fiducia al Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

senato«La sinistra ci ripete ogni giorno che gli immigrati “fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Un esempio? Votare il Pd. Ecco il loro obiettivo: con lo ius soli vogliono regalare la cittadinanza a centinaia di migliaia di immigrati per recuperare quei voti che hanno perso nel popolo italiano. Ed è ancor più scandaloso che il Pd stia pensando di approvare questa legge mettendo la fiducia al Senato. Il Presidente della Repubblica Mattarella intervenga subito per scongiurare questa ipotesi sostenuta da un governo abusivo e non scelto da nessuno. In ogni caso, se la legge dovesse passare, come Fratelli d’Italia siamo pronti a raccogliere le firme per il referendum abrogativo».
Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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La “monnezza” di Roma approda in Senato

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

senato“Quelle di Virginia Raggi contro Renzi sono davvero parole in libertà. Da sindaca della Capitale ha il preciso dovere di trovare una soluzione, di indicare nuovi impianti se li ritiene necessari e di varare il piano di gestione dei rifiuti. Fare a scaricabarile, dopo un anno di governo di Roma, non è concesso. Ciò che emerge è purtroppo la palese incompetenza delle persone da lei designate ad occuparsi di un problema spinoso: la gestione dei rifiuti in una città con più di 3 milioni di abitanti, che raddoppiano nelle stagioni del turismo, non si improvvisa. Nei prossimi giorni chiederò un sopralluogo a Roma della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, il timore che con il caldo e il proliferare dei topi la situazione igienico sanitaria degeneri è purtroppo, del tutto fondato”. Lo dice la senatrice Laura Puppato, capogruppo del Pd nella Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

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Immigrati un business lucroso

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

senato“Dall’audizione del Procuratore della Repubblica di Catania Zuccaro nella Commissione Difesa del Senato abbiamo avuto diverse conferme: alcune ONG vanno a prelevare gli immigrati clandestini varcando le acque territoriali libiche, a pochi chilometri dalla costa chiamate direttamente dagli scafisti; conseguentemente le imbarcazioni scelte dai trafficanti di uomini sono diventate meno sicure e più economiche in modo da poter incrementare i profitti; per la stessa ragione di incremento del guadagno sono stati sostituiti gli scafisti con alcuni tra gli immigrati imbarcati, contando sul fatto che entro pochi minuti saranno intercettati dalle navi ONG; la mafia è entrata nel ‘business immigrati’ a causa dell’ingente quantità di soldi che girano in questo circuito; l’Italia non è nelle condizioni di assistere gli immigrati economici (milioni di cittadini africani) anche a causa della crisi economica; molti immigrati non pagano in soldi ma in natura, trasferendosi in Italia per inserirsi nel circuito della prostituzione. La novità non è il contenuto ma la provenienza di queste dichiarazioni, ascoltate negli ultimi anni – fino nei dettagli – dalla voce di Giorgia Meloni e di FDI. Stavolta è un magistrato a gettare in faccia al PD la cruda realtà”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. E Giorgia Meloni soggiunge: «Il procuratore di Catania Zuccaro dipinge oggi un quadro allarmante: Ong con soldi che arrivano da finanziatori oscuri, navi che battono bandiera di paradisi fiscali, fondi per l’accoglienza agli immigrati intercettati dalla mafia. Non si può far finta di nulla: il Governo sostenga il lavoro del procuratore Zuccaro, denunci i sospetti e sequestri le loro navi finché non si chiarirà se sono coinvolte nella tratta di esseri umani del terzo millennio. Se non lo farà dimostrerà ancora una volta di essere complice di questo disegno».

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“Leggi disomogenee, ora serve armonizzazione tra Camera e Senato”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2017

corte costituzionale“La sentenza della Corte costituzionale ha bocciato il ballottaggio e lasciato il premio di maggioranza, consegnandoci un sistema con leggi elettorali disomogenee tra i due rami del Parlamento. Alla Camera non è prevista la coalizione ma c’è il premio di maggioranza, al Senato, all’inverso, è prevista la coalizione e non il premio di maggioranza. L’obiettivo chiaramente indicato dal presidente della Repubblica, e suggerito dal buon senso istituzionale, è ora quello di avere una legge elettorale omogenea tra Camera e Senato. Questo è un compito che la Consulta non si poteva assumere, perché è un compito che la Costituzione affida al Parlamento. Bisogna dunque operare in tale senso in tempi rapidi”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta i capigruppo di Camera e Senato di Area popolare, Maurizio Lupi e Laura Bianconi.
“La Consulta ha fatto il proprio dovere, ora spetta al Parlamento legiferare per armonizzare e rendere omogenei i sistemi elettorali per Camera e Senato. Così come del resto ha chiesto sin dal primo momento il Presidente della Repubblica. Ora il confronto vada avanti nelle sedi competenti e attraverso i canali ufficiali, senza fughe in avanti”. È quanto dichiara il deputato di Area popolare Gianni Sammarco.
“La sentenza della Consulta sull’Italicum? Secondo me sarà un parziale annullamento, bisogna vedere se questo favorirà le tesi governative cioè se sarà possibile andare lo stesso a votare oppure no”. A parlare è l’avvocato Lorenzo Acquarone, tra coloro che stanno difendendo l’anticostituzionalità dell’Italicum presso la Corte Costituzionale, che è intervenuto a Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, il programma condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Sui ritardi della comunicazione della sentenza, Acquarone ha aggiunto a Radio1: “forse il ritardo è da interpretare come una cosa importante, perché indica che questa non è una ‘sceneggiata’ ma che ci si sta riflettendo molto seriamente”.

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DL MPS dalla Camera al Senato: un’iniziativa sospetta

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2017

senato“Desta grande preoccupazione la confusione che regna nel governo Gentiloni rispetto all’esame parlamentare del decreto MPS. Dopo che il testo è stato annunciato alla Camera lo scorso giovedì 28 dicembre, veniamo a sapere che due giorni dopo, il 30 dicembre, il Governo ha ritirato il provvedimento, spostandone l’esame al Senato”. Lo afferma, in una nota, il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta.
“Premesso che presentare un provvedimento in un ramo del Parlamento – prosegue – per poi ritirarlo e depositarlo nell’altro costituisce un’operazione procedurale alquanto anomala e irrituale. Sfugge la ratio di un simile atteggiamento, soprattutto perché il Governo, cambiando idea, ha scelto di incardinare il testo proprio al Senato, dove i numeri che ha la maggioranza sono sicuramente meno certi e legati a rapporti, come quello con Ala, non ancora del tutto chiari. Per questo – continua Brunetta –, la decisione del Governo non può che assumere risvolti politici: è facile infatti immaginare che dietro questa scelta si nasconda o la volontà di forzare la propria maggioranza o, ancora peggio, quella di cercare l’incidente di percorso; il tutto, sulla pelle dei risparmiatori, su un tema che, è bene ricordarlo, risulta essere cruciale ed esistenziale per la tenuta del Paese”.
Per il presidente dei deputati azzurri “il comportamento del Governo appare poi ancora più incomprensibile soprattutto alla luce dell’ampia maggioranza con cui era stato approvato il provvedimento di autorizzazione del Parlamento che ha preceduto l’emanazione del decreto: un ampio consenso che aveva indotto maggioranza e Governo a sottolineare la necessità di ‘un quadro di ampia condivisione dei provvedimenti attuativi con tutti i gruppi parlamentari’, come scritto nella risoluzione approvata dalla Camera. Proprio per questo, anche in riferimento alla responsabilità e all’impegno assunto dall’esecutivo nei confronti dei Gruppi parlamentari – conclude –, non possiamo che stigmatizzare un comportamento così preoccupante e anomalo”. (n.r. proprio per la delicatezza del provvedimento sarebbe stata necessaria una spiegazione per non offrire lo spunto al sospetto più che ragionevole data l’anbiguità di questo esecutivo e le manovre sotto banco di Matteo Renzi)

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Legge di Bilancio: referendaria fino all’ultimo respiro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

aula senatoOggi il Senato ha espresso in fretta e furia il voto di fiducia sulla Legge di Bilancio 2017. Il 15 novembre, nel presentare la sua contromanovra, Sbilanciamoci! aveva evidenziato la natura strumentale di molte misure contenute in una delle leggi più importanti previste dal nostro ordinamento. La Legge di Bilancio dovrebbe programmare l’allocazione delle risorse pubbliche su base triennale al fine di garantire il buon andamento dei conti pubblici, il sostegno allo sviluppo economico e al rilancio dell’occupazione, il funzionamento dei servizi sociali fondamentali (sanità, scuola, università, protezione sociale), l’equità del sistema fiscale, la tutela dell’ambiente e del territorio, la riduzione della spesa pubblica inutile e dannosa a vantaggio del miglioramento del benessere dei cittadini. Non è stato il caso della Legge di Bilancio 2017, piegata all’intento del Governo di conquistare il consenso dell’opinione pubblica al sì referendario. Fortunatamente gli elettori del 4 dicembre non si sono fatti ingannare e hanno rispedito al mittente la riforma costituzionale. Resta un fatto un gravissimo: la crisi istituzionale che deriva dai risultati del referendum sfocia nella richiesta di un (ennesimo) voto di fiducia che priva materialmente il Senato della sua prerogativa: effettuare un controllo democratico effettivo delle misure contenute nella Legge di Bilancio 2017, controllo che già nell’accidentato e frettoloso iter seguito alla Camera era stato fortemente compromesso. E’ il modo peggiore per chiudere la parabola del Governo Renzi. Difficile prevedere cosa ci riserverà il futuro. Ciò che è certo è che le 47 organizzazioni della campagna Sbilanciamoci! continueranno a lavorare per chiedere un cambiamento netto delle politiche pubbliche adottate sino ad oggi nella direzione di una redistribuzione più equadella ricchezza, del rilancio di un’economia sostenibile, della garanzia dei diritti dei lavoratori, del rafforzamento del sistema di protezione sociale, della rinuncia alla corsa agli armamenti. Senza questo cambiamento, la distanza tra istituzioni e società continuerà ad allargarsi pericolosamente con esiti incerti e dannosi per i cittadini che saranno imputabili solo a chi ha governato il nostro paese negli ultimi anni.

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Il senato non sarà eletto dai cittadini: la menzogna di Renzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

renzi-falsoBy MoVimento 5 Stelle. Renzi in prima pagina ieri su La Repubblica: “Il Senato continuerà a essere eletto dai cittadini”. Mente in maniera spudorata e il giornale ci fa il titolo riportando il suo virgolettato senza commento. La Pravda era più imparziale. Ma stiamo nel merito e prendiamo il testo della riforma costituzionale che Renzi vuole far approvare agli italiani:
Articolo 57 comma 2:I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.
Tutti possono capire che i Consigli regionali (soggetto) eleggono (verbo) i senatori (complemento oggetto). Non i cittadini. I consigli regionali. E’ scritto nella riforma. Nero su bianco. Come si può dire il contrario e spacciarlo per verità? Confrontate con l’articolo 56 che riguarda l’elezione dei deputati:
Articolo 56 comma 1La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Questa sì che rimane eletta dai cittadini. Non il Senato. Il voto al Senato sarà dei consigli regionali. C’è scritto! Lui vi dice che non è vero, mente davanti all’evidenza! Non fidatevi. Informatevi e informate su cosa prevede veramente la riforma: SE VINCE IL SI’ IL SENATO NON SARA’ ELETTO DAI CITTADINI, E’ SCRITTO NELLA RIFORMA. Ripetete con me: SE VINCE IL SI’ IL SENATO NON SARA’ ELETTO DAI CITTADINI, E’ SCRITTO NELLA RIFORMA. Renzi dice che con un legge, che potrà essere approvata solo dopo la vittoria del Sì, farà votare ai cittadini. E cosa farà? E quando? Ma basta balle! Il premier faccia promozione per la sua riforma e dica chiaro e tondo che taglierà il diritto di voto degli italiani! “Il Senato continuerà a essere eletto dai cittadini”. Certo, solo se il 4 dicembre VOTATE NO! (foto: renzi falso)

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Responsabilità medica

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2016

“Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione del Ddl sulla responsabilità medica, il Ddl Gelli, in commissione Igiene e Sanità del Senato. Il Parlamento ha saputo ascoltare il mondo delle professioni sanitarie ed ha compreso l’importanza di questo provvedimento. Si tratta di un passo avanti importante verso l’approvazione definitiva di una legge attesa da anni. Una legge che darebbe conforto al mondo medico e interverrebbe in maniera positiva sulla limitazione del contenzioso medico-legale, un buco nero che inghiotte ogni anno risorse ingenti e lede il diritto alla salute dei cittadini. Ci auguriamo che il Ddl venga approvato rapidamente e senza stravolgimenti in Aula in Senato e poi definitivamente alla Camera e diventi legge entro l’anno”. Lo afferma il vicepresidente Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) Pierluigi Marini.

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La “questione di fiducia”: resta aperta

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

di Pietro Di Muccio de Quattro del Comitato Scientifico Società Libera. Il problema della “questione di fiducia”, ignorato dalla riforma costituzionale, interessa poco o punto tanto i Sì quanto i No al referendum, sebbene sembri una grave svista o lacuna del testo Renzi-Boschi. Com’è noto la questione di fiducia, disciplinata soltanto dai regolamenti parlamentari, è la dichiarazione con la quale il Governo dà l’aut aut ad una Camera: o approva l’oggetto della votazione o il Governo rassegna le dimissioni.
La questione di fiducia ha due scopi principalaula senatoi: compattare la maggioranza e piegare l’opposizione di una Camera sullo specifico oggetto. La riforma costituzionale vanta di aver tolto al nuovo Senato il potere di concedere e negare la fiducia. Sicché bisogna dedurne che nel nuovo Senato il Governo non potrà più porre neppure la questione di fiducia. Il nuovo Senato, sebbene ridotto a ombra del vecchio, conserva tuttavia la funzione legislativa paritaria con la Camera su materie fondamentali, quali la revisione costituzionale, l’Unione Europea, la sua stessa legge elettorale.
Che accadrà quando, in una legge su tali materie, il Senato andrà in opposto avviso della Camera, dove invece lo strapotere del Governo e la possibilità di imporre la fiducia non consentiranno dissensi essenziali? Al momento non saprei rispondere definitivamente, mentre quelli che dovrebbero rispondere neppure si pongono la domanda. La lacuna o la svista sono così macroscopiche che, allo stato, un conflitto del genere tra Camera e Senato risulta insuperabile, perchè non si intravede l’autorità competente a risolverlo: non la Corte costituzionale, perché non è un conflitto di attribuzione; non i due presidenti delle Camere perché non è una questione di competenza, ai sensi del nuovo art.70 Costituzione.
Che accadrà giuridicamente e politicamente se il Senato non vorrà assecondare il Governo e terrà la posizione? Renzi e Boschi, che sempre chiedono agli altri di entrare nel merito, forse dovrebbero entrarci loro, finalmente.

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Ddl Concorrenza: via libera in commissione Senato

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 agosto 2016

aula senatoVia libera al ddl Concorrenza da parte della commissione Industria del Senato. Il testo arriverà in Senato non prima del mese di settembre, per poi passare di nuovo al vaglio della Camera. “Giudizio pessimo sul testo varato dalla Commissione. Come è possibile che ci voglia quasi un anno e mezzo per varare un testo tanto brutto!” si domanda Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. L’associazione ricorda che il ddl concorrenza era stato approvato in Consiglio dei ministri il 20/02/2015 e dalla Camera, il 7 ottobre 2015. “Unica nota positiva è il rinvio dell’abolizione del mercato tutelato dell’energia elettrica e del gas, che slitta dal 1° gennaio 2018 a 1° luglio 2018. Non che sei mesi in più facciano grande differenza, ma meglio di niente. Fino a che i 3 principali operatori dell’elettricità detengono il 70% dei volumi serviti e nel gas i primi 3 detengono il 46% del totale, qualunque liberalizzazione non può che essere finta ed un abuso nei confronti dei consumatori” prosegue Dona.
“Insomma, avere 487 operatori nell’elettrico e 379 nel gas non è indice di concorrenza dato che si tratta di aziende piccole o piccolissime” conclude Dona.

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La Costituzione Carlo Magno e un Senato dei popoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2016

la-costituzione-della-repubblica-italianaQuesto incontro di Perugia “per il No allo stravolgimento della Costituzione” riunisce, in diversi Comitati, socialisti, cattolici, democratici, ex comunisti, partigiani, sindacalisti e dunque riproduce lo spirito stesso della Costituzione che nacque nel ’47 da un incontro di tante libertà diverse, unitesi per generare un popolo alla libertà. È proprio questo pluralismo che ora è sotto accusa. Nel nuovo linguaggio fiorentino esso è definito “un’ammucchiata”; ed è questa ammucchiata che la nuova Costituzione insieme all’Italicum, avrebbe lo scopo di impedire, come ha detto Renzi parlando ai Coltivatori diretti a Milano, prima della sconfitta e ha ripetuto poi a La 7 e in ogni altra occasione, dopo la sconfitta. In questa propaganda del SI si sente tutto il fascino della legge Acerbo, del listone, degli editti bulgari, si sente l’orrore del politicamente diverso. L’idea è che ogni cinque anni, di lustro in lustro, un solo partito deve governare, un solo partito deve dominare il Parlamento, fare le leggi, scrivere la Costituzione, controllare i poteri, un solo partito deve invadere la televisione, decidere le guerre da fare; e siccome c’è la democrazia dopo cinque anni può forse venirne un altro, ma sempre da solo. E questa è anche la vera ragione della cancellazione del Senato. La ragione è che il permanere del Senato costringerebbe chi comanda a dialogare con altre forze ideali e politiche, perché se questo confronto – grazie a una maggioranza schiacciante – lo si può evitare alla Camera, non lo si può evitare anche al Senato. Uno può fare una legge Acerbo, può fare una legge truffa, può fare un Italicum per una Camera, ma non lo può fare per tutte e due; allora è meglio abolire una Camera, è meglio invece di avere una democrazia intera avere una democrazia dimezzata, invece di avere una democrazia abbondante, cioè ricca delle idee, delle speranze e dei bisogni di tutti i cittadini, come volevano fare i costituenti del 47, avere una democrazia ridotta, una democrazia sfoltita. Ma il pluralismo, il dialogo, l’incontro tra forze diverse è il senso stesso della democrazia, è la condizione perché si faccia non il bene privato di qualcuno, ma si faccia il bene comune. Invece il pensiero che c’è dietro questa riforma è un pensiero nettamente reazionario: chi ha il potere lo deve avere da solo, non può perdere tempo a confrontarsi e a discutere con gli altri, fossero pure i membri del suo stesso partito: con quelli, ha detto Renzi ci vuole il lanciafiamme.Ora bisognerebbe spiegare a questi fautori del governare da soli (che è il loro modo di concepire la “governabilità”) , che il lavorare con gli altri, lo stare insieme con gli altri non è di per sé un male; lo è se con gli altri ci si sta in modo falso, corruttore, non se ci si sta in modo aperto e leale. È un male se ci si sta come ora con Verdini, non come alla Costituente socialisti e comunisti stavano con i democristiani. Il male non è l’associazione, è l’associazione a delinquere.
Allo stesso modo solitario con cui è concepito il governo, la nuova Costituzione che ci viene proposta per rimpiazzare la prima, è il prodotto di un solo partito, non è l’espressione e il frutto di più pensieri, di più libertà. Il suo testo si è andato costruendo sotto l’imperio dei voti di fiducia, ed anche per questo è venuto scritto così male, sicché forse ne è uscita fuori la Costituzione più brutta del mondo (con diversi errori di grammatica e di sintassi costituzionale, dice un documento di “Città dell’uomo”, l’associazione di Lazzati). La nuova Costituzione si è fatta coi voti di fiducia: ma se il voto di fiducia è uno strumento legittimo nel rapporto tra Parlamento e governo, è del tutto illegittimo nel rapporto tra governo e Costituzione, perché il governo non è un potere costituente, è un potere costituito, e ha giurato alla Costituzione che c’è, non a quella che vorrebbe che ci fosse. Non può cambiarla d’autorità, usando arbitrariamente i poteri che la Costituzione gli ha dato. Perciò diciamo che la nuova Costituzione non è stata concepita nella libertà ed è stata votata nel ricatto.Il ricatto è estorcere un comportamento sotto la minaccia di un male. Il male per un parlamentare è per esempio di essere rimosso da una commissione e poi essere escluso dalle liste dei candidati. Il male per un popolo è dirgli: se non votate la mia Costituzione vi pianto e vi lascio nei guai, con l’invasione dei profughi dal Mediterraneo, il debito aumentato, i patti leonini imposti da Bruxelles e gli americani che vogliono farci fare la guerra alla Libia. E’ vero che il ricatto è un’arma della politica: al vertice di Portorico nel giugno 1976 Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti ricattarono l’Italia perché non facesse entrare i comunisti nel governo, poi Kissinger ricattò Moro perché si opponesse al compromesso storico, e abbiamo visto come è andata a finire. I poteri economici sempre ricattano quelli politici perché riducano i diritti e la Troika ha ricattato la Grecia togliendole perfino il pane; ma almeno la Costituzione dovrebbe essere libera dai ricatti, sia nei confronti dei parlamentari, sia nei confronti del popolo, altrimenti non è la Costituzione della Repubblica, è la Costituzione della mafia.Ed ecco che ci sono duecentocinquanta intellettuali che voteranno SI alla riforma; però ci hanno tenuto a dire che sarà “un Si pacato”; ma essi dovrebbero sapere che è proprio quando il ricattato è pacato, che il ricatto funziona. Un Sì pacato è un Sì controvoglia, sembra frutto di un trascinamento, di un’autoflagellazione intellettuale, di un “vorrei ma non posso”, come si sono mostrati i Sì di Cacciari e di Benigni.

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