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“Poesia: tra metrica e senso. Accompagnati da Valerio Magrelli”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2019

La Reading Academy HC – l’attività di promozione della lettura dell’Associazione Culturale Happening Cult di Roma, promossa dal suo Presidente, Antonio Ricciardi – partirà il prossimo novembre da una collaborazione prestigiosa: un breve corso di lettura della poesia intitolato “Poesia: tra metrica e senso. Accompagnati da Valerio Magrelli”.
Sarà Valerio Magrelli infatti, scrittore, traduttore, critico letterario, poeta moderno egli stesso, a proporre a Roma quello che è uno dei suoi progetti nel cassetto: un breve, ma scientifico, corso di “lettura” della poesia. Sono “cavie” infatti, per Magrelli, tutte le poesie – a partire dalle sue, che raccoglierà infatti nel volume più amato con il titolo “Le Cavie” –, da scomporre e analizzare scientificamente.Quattro incontri, uno a settimana, per entrare nel verso ed uscirne con qualche strumento tecnico in più. Il corso prenderà il via a NOVEMBRE 2019, a partire da martedì 5 novembre, dalle 19,00 alle 21,00, al raggiungimento del necessario numero di iscritti. Sempre di martedì con esclusione del secondo appuntamento che si terrà invece giovedì 14 novembre. La sede sarà quella dell’Ente Regionale RomaNatura, la fascinosa Villa Mazzanti, sulla collina orientale di Monte Mario (Ingresso da Via Gomenizza 81).
Tra gli argomenti trattati nel corso: la traduzione come via maestra della poesia (con incursioni nei versi di Noventa, Arbasino, Rosselli ed altri); l’opposizione radicale tra uso della parola in poesia e in politica; poesia e scienza, matematica e immaginazione; il significato della poesia per un poeta moderno; approssimazioni alla poesia italiana d’oggi. E molto altro…

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Oggi l’essere vecchio che senso ha?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Oggi l’invecchiamento non dà più l’idea di un progresso verso la saggezza e la serenità, ma quella di una degradazione funzionale. Se il cadavere, il morente, il vecchio sono oramai inseriti nella categoria dello “scarto”, è perché sono considerati nient’altro che delle “macchine” fuori servizio. E’ questa visione disumanizzante del corpo che ha dato luogo a una strategia generale dello “sgombero”.
Il tutto diventa una mera operazione di mascheramento. Urbain in proposito scriveva sull’Enciclopedia Einaudi nel 1980: “Trascinato nel labirinto ospedaliero, più rassicurante per i suoi che per lui, al morente è continuamente negato la sua specificità e occultata metodicamente la differenza tra il morire e l’essere infermo”.
L’importante è nascondere sotto l’accanimento terapeutico, il sopraggiungere del nulla, far tacere la comparsa del morire con un mucchio di diagnosi incerte, mascherare insomma l’imminenza della fine mediante una tecnica di rianimazione cieca che trasforma a volte il morituro in un cadavere vivente. Il desiderio della negazione è così forte che si giunge a togliere con la forza al moribondo, uno dei diritti più naturali che ci siano: il diritto alla morte. E’ un rapporto non risolto, che l’evoluzione scientifica non solo rende più traumatico, ma non risolve in assoluto. Parodiando il detto latino: “Si vis pacem para bellum” dovremmo dire “Si vis vitam, para mortem”, se vuoi vivere veramente preparati a morire.
Qui sta realisticamente il punto e la stessa spiegazione che percorre tutto il lungo tratto dei miei scritti sino ad ora e attendono, se ancora avrò le forze per farlo, gli altri che chiudono la summa dei miei studi e delle conseguenti ricerche.
Io cerco, nonostante tutto, e avvalendomi del contributo di ricercatori e studiosi, di stimolare i miei simili verso un nuovo ordine d’idee nel quale vi sia posto alla vita come alla morte, in uguale misura. Nel loro complesso non vale la logica consumistica così come non vale il sacrificio corale e condiviso di una perdita. (Riccardo Alfonso)

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Ruggero Savinio: Il senso della pittura

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Come si manifesta, anzi, quali sono i caratteri di un’espressione – la pittura – che tiene insieme, di là dai cambiamenti storici, i dipinti e i graffiti di Lascaux, di Piero della Francesca, di Courbet, di Picasso, e anche di Edvard Munch, Richard Gerstl, Bonnard, Balthus, Francis Bacon e Lucien Freud? Tutta questa pittura, dai primordi preistorici al nostro presente, ha qualcosa in comune: la fisicità. La corporeità di cui la pittura è fatta, ma anche quella messa in opera dal pittore. Quindi, la pittura è un fatto fisico. Questo potrebbe essere il primo carattere, ma essenziale e dirimente di ciò che possiamo continuare a chiamare pittura. Ruggero Savinio racconta, attraverso queste illuminanti pagine, del suo rapporto di intimità coi pittori che considera dei maestri, rispondendo, al contempo, a una serie di urgenti domande: che cos’è la pittura? Come è cambiato il concetto di pittura nel corso dei secoli? E cosa diventerà la pittura in futuro? Euro 13,50 192 pagine Neri Pozza editore
Ruggero Savinio, nome d’arte del pittore italiano Ruggero De Chirico, nasce a Torino nel 1934. Figlio di Alberto Savinio (del quale ha conservato lo pseudonimo) e nipote di Giorgio de Chirico, che lo ha avviato all’arte, dopo aver frequentato la facoltà di lettere a Roma, ha soggiornato a lungo a Parigi (1958-61). Nel 1986 ha ottenuto il premio Guggenheim per un artista italiano; è stato invitato alla Biennale di Venezia nel 1988 e nel 1995 e ha presentato le sue opere in mostre personali nell’ex convento di S. Francesco a Sciacca (1989), in Palazzo Sarcinelli a Conegliano Veneto (1992), nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco a Milano (1999), presso la Casa d’arte Ulisse di Roma (2007-08). È autore anche di racconti, poesie e saggi.

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Oggi l’essere vecchio che senso ha?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Oggi l’invecchiamento non dà più l’idea di un progresso verso la saggezza e la serenità, ma quella di una degradazione funzionale. Se il cadavere, il morente, il vecchio sono oramai inseriti nella categoria dello “scarto”, è perché sono considerati nient’altro che delle “macchine” fuori servizio. E’ questa visione disumanizzante del corpo che ha dato luogo a una strategia generale dello “sgombero”.
Il tutto diventa una mera operazione di mascheramento. Urbain in proposito scriveva sull’Enciclopedia Einaudi nel 1980: “Trascinato nel labirinto ospedaliero, più rassicurante per i suoi che per lui, al morente è continuamente negato la sua specificità e occultata metodicamente la differenza tra il morire e l’essere infermo”.
L’importante è nascondere sotto l’accanimento terapeutico, il sopraggiungere del nulla, far tacere la comparsa del morire con un mucchio di diagnosi incerte, mascherare insomma l’imminenza della fine mediante una tecnica di rianimazione cieca che trasforma a volte il morituro in un cadavere vivente. Il desiderio della negazione è così forte che si giunge a togliere con la forza al moribondo, uno dei diritti più naturali che ci siano: il diritto alla morte. E’ un rapporto non risolto, che l’evoluzione scientifica non solo rende più traumatico, ma non risolve in assoluto. Parodiando il detto latino: “Si vis pacem para bellum” dovremmo dire “Si vis vitam, para mortem”, se vuoi vivere veramente preparati a morire.
Qui sta realisticamente il punto e la stessa spiegazione che percorre tutto il lungo tratto dei miei scritti sino ad ora e attendono, se ancora avrò le forze per farlo, gli altri che chiudono la summa dei miei studi e delle conseguenti ricerche.
Io cerco, nonostante tutto, e avvalendomi del contributo di ricercatori e studiosi, di stimolare i miei simili verso un nuovo ordine d’idee nel quale vi sia posto alla vita come alla morte, in uguale misura. Nel loro complesso non vale la logica consumistica così come non vale il sacrificio corale e condiviso di una perdita. (Riccardo Alfonso)

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Proiezione del documentario di Valerio Jalongo “Il senso della bellezza”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Madrid 11 aprile ore 11.00 Istituto Italiano di Cultura di Madrid – Calle Mayor, 86. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Proiezione in versione originale. Nell’ambito della “Giornata della ricerca italiana nel mondo” organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid presenta il documentario di Valerio Jalongo “Il senso della bellezza”.
Scegliere qualcosa di non filmabile per definizione, come la bellezza, e costruirci su un film è operazione rischiosa e ambiziosa allo stesso tempo. Per aiutarsi nell’impresa e ancorarsi a qualcosa di concreto, Valerio Jalongo sceglie di filmare al CERN di Ginevra alla vigilia di un nuovo, eccezionale esperimento. Diecimila scienziati di tutto il mondo collaborano intorno alla più grande macchina mai costruita dagli esseri umani. L’esperimento è insieme un viaggio nel tempo più lontano e nello spazio più piccolo che possiamo immaginare: un’esplorazione della materia intorno a un milionesimo di secondo dopo il Big Bang che ha dato origine al nostro universo.
Così, l’infinitamente piccolo e la vastità dell’universo schiudono le porte di un territorio invisibile, dove gli scienziati sono guidati da qualcosa che li accomuna agli artisti. Tra scienziati che hanno perso l’immagine della Natura, e artisti che hanno smarrito la tradizionale idea di bellezza, attraverso macchinari che assomigliano a opere d’arte e istallazioni artistiche che assomigliano ad esperimenti, emerge un ritratto di attività scientifiche e artistiche come indagine, come immaginazione, come autentico esercizio di libertà.
“Il senso della bellezza” vuole essere un viaggio alla ricerca di nuove immagini, che possano sostituire quelle che abbiamo perso.Mentre il nuovo esperimento del CERN procede nella sua esplorazione della misteriosa energia che anima l’universo, scienziati e artisti ci guidano verso quella linea d’ombra in cui scienza e arte, in modi diversi, inseguono verità e bellezza.

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Il senso della vita

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

La mia maggiore preoccupazione non è il modo come si viene al mondo ma come ci vivi. E’ un limite che è stata più volte rilevato dagli uomini di cultura, ma lasciato alla deriva del pensiero creativo umano come se si trattasse di un particolare insignificante.
L’atteggiamento ha impedito un doveroso approfondimento sulla condizione umana di quanti nati sono poi lasciati al loro destino come se l’ineffabilità abbia rappresentato una condizione ineludibile. Persino i credi religiosi, spesso tanto attenti al diritto della natività come valore assoluto, perdono di vista l’essere umano nella sua vita quotidiana e lasciano che milioni di bambini muoiono di fame, di stenti e senza assistenza sanitaria e i loro genitori con essi. E’ stato persino creato quel simulacro della sofferenza come anticamera per una felicità che per realizzarsi occorre attendere la morte degli interessati. Alla prova dei fatti ci accorgiamo che è un percorso che tende ad una selezione della specie dove da una parte una maggioranza della popolazione mondiale è relegata alla sofferenza, alla rinuncia, alle privazioni e una piccola parte di essa cattura il necessario e il superfluo senza porsi limiti. Questa doppia marcia è trasversale alle generazioni e ai luoghi se si pensa che la povertà e l’emarginazione diventi ancora più tragica e stridente nelle metropoli dell’opulenza poiché si marcia a gomito a gomito tra ciò che si è e ciò che si ha.
Se noi non cerchiamo d’uscire da questa condizione tragica dove chi nasce non sembra aver diritto a vivere, nella maggior parte dei casi, non avremo la possibilità di costruire una società nella quale l’identificazione del bene e del giusto abbia l’accesso che le compete e la saggezza dell’essere umano trovi un riscontro nel cammino che gli è stato assegnato e nel quale possa sentirsi avulso dalla sofferenza e dall’esclusione sociale. Tutti uguali perché uguali siamo per diritto di nascere e di vivere senza sospensione alcuna nella continuità di un diritto che ci appartiene in modo indivisibile. Se non sciogliamo questo nodo gordiano non vi sarà progresso che potrà sottrarci dalla logica dell’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso)

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Dimitte voces accipe sensum

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2018

Tralascia la parola, cogli il senso. E’ questa la regola d’oro tra quanti ascoltano il “vociare” della politica, fatta di promesse, di bugie, di disinformazione, di provocazioni e chi più ne ha più ne metta.
Abbiamo tante, tantissime parole in libera uscita che è arduo dare loro un ordine, una misura, una spiegazione logica. E’ che, come nel detto latino, dobbiamo abituarci, per vederci chiaro, a capire ciò che si nasconde dietro il paravento delle parole. Le promesse elettorali di questi giorni rappresentano un campione di parole vendute al vento, raccolte dagli ingenui, smerciate dai furbi e dagli opportunisti delle opposte fazioni per gli usi di comodo. Se fossimo andati diritto alle riserve mentali che opportunamente nascondevano e ne avessimo colto il senso, con molta probabilità oggi saremmo più arrabbiati di prima, più offesi nei confronti di chi ha carpito la nostra buona fede, per aver fatto mercimonio delle nostre idee e principi.
Possibile che non siamo tanto maturi da andare oltre e fermarci solo per coglierne il senso? (Riccardo Alfonso)

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Il senso della vita

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

maternitaLa mia maggiore preoccupazione non è il modo come si viene al mondo ma come ci vivi. E’ un limite che è stato più volte rilevato dagli uomini di cultura, ma lasciato alla deriva del pensiero creativo umano come se si trattasse di un particolare insignificante.
L’atteggiamento ha impedito un doveroso approfondimento sulla condizione umana di quanti nati sono poi lasciati al loro destino come se l’ineffabilità abbia rappresentato una condizione ineludibile. Persino i credi religiosi, spesso tanto attenti al diritto della natività come valore assoluto, perdono di vista l’essere umano nella sua vita quotidiana e lasciano che milioni di bambini muoiono di fame, di stenti e senza assistenza sanitaria e i loro genitori con essi. E’ stato persino creato quel simulacro della sofferenza come anticamera per una felicità che per realizzarsi occorre attendere la morte degli interessati. Alla prova dei fatti ci accorgiamo che è un percorso che tende ad una selezione della specie dove da una parte una maggioranza della popolazione mondiale è relegata alla sofferenza, alla rinuncia, alle privazioni e una piccola parte di essa cattura il necessario e il superfluo senza porsi limiti. Questa doppia marcia è trasversale alle generazioni e ai luoghi se si pensa che la povertà e l’emarginazione diventa ancora più tragica e stridente nelle metropoli dell’opulenza poiché si marcia a gomito a gomito tra ciò che si è e ciò che si ha.
Se noi non cerchiamo d’uscire da questa condizione tragica dove chi nasce non sembra aver diritto a vivere, nella maggior parte dei casi, non avremo la possibilità di costruire una società nella quale l’identificazione del bene e del giusto abbia l’accesso che le compete e la saggezza dell’essere umano trovi un riscontro nel cammino che gli è stato assegnato e nel quale possa sentirsi avulso dalla sofferenza e dall’esclusione sociale. Tutti uguali perché uguali siamo per diritto di nascere e di vivere senza sospensione alcuna nella continuità di un diritto che ci appartiene in modo indivisibile. Se non sciogliamo questo nodo gordiano non vi sarà progresso che potrà sottrarci dalla logica dell’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso)

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La povertà e la carità cambiano il senso delle loro parole

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

poveroAl povero si offre l’obolo e il buon cristiano, musulmano, buddista o quanto altro, si mette l’anima in pace: ha dato una sua sia pur minima parte del suo ad un volto che resta anonimo e sfocato che gli ha teso una mano, ha chiesto un aiuto. Ora chi chiediamo se tutto ciò che resta un rituale oramai secolare se non millenario, ha un senso o lo abbia avuto mai. Probabilmente no. Noi abbiamo operato una scelta impropria nel guidare la mano verso l’altra mano come per scaricare in qualche modo un senso di colpa che nell’intimo riconosciamo ma che in realtà neghiamo con tutte le nostre forze. Vi è in tutto ciò un rapporto incompreso, una anomalia del sistema. Sappiamo bene che non dovrebbero esservi poveri così come non dovrebbero esservi persone ricche o benestanti. E’ questa e non altra la vera anomalia della nostra società. Abbiamo cercato con tutte le nostre forze e per millenni di stabilire un primato umano che sappia distinguersi per censo e per possesso di beni oltre ogni misura facendone pagare un prezzo iniquo a coloro che sono stati respinti ai margini della società. A costoro possono spettare solo le briciole, ovvero la carità, ovvero quella liberalità che il signore si concede rispetto agli inferiori. Tutto ciò rappresenta la più brutale ed iniqua forma di violenza nei confronti del nostro prossimo e rappresenta la negazione dei valori di fede di cui tutti noi siamo i depositari. E’ tempo che si cambi registro e che la società muti il suo atteggiamento nei confronti di coloro che vivono ai suoi margini senza un tetto dove ripararsi, un lavoro per vivere con minore affanno e si esprima con una solidarietà che non sia la solita ed odiosa carità, un riconoscimento del valore della persona per ciò che è e non per quello che rappresenta. E questo cambiamento noi lo attendiamo soprattutto dalla civiltà e dalla cultura religiosa, perché è un segno tangibile di quel legame che più degli altri sa andare dritto al cuore e sa parlargli con la forza della ragione e del sentimento. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Il senso della civiltà cristiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

alcide de gasperiAbbiamo vissuto un’esperienza storica particolarmente intensa e soprattutto variegata nel corso di poco più di un secolo tanto che non tutti sono riusciti ad assimilare i cambiamenti che si sono succeduti a ritmo sostenuto. Si pensi all’Italia del 1943-47: paese sociologicamente cattolico; ricca fioritura di opere sociali; ruolo di supplenza della Chiesa nel dissolversi di larga parte delle classi dirigenti coinvolte nella fine catastrofica di una ventennale dittatura, riassunta nel personale prestigio del Papa Pio XII nei giorni, ad esempio, del bombardamento di Roma. A questo vescovo di Roma è poi subentrata, a livello di gerenza politica-istituzionale la personalità di Alcide De Gasperi in grado d’imporre un originalissimo carisma quasi da anti-eroe, interprete della cesura con un passato la cui devastazione appariva a tutti evidente. Da allora ad oggi sono trascorsi tantissimi anni eppure i giovanissimi di allora stentano a riconoscersi con la vita della loro giovinezza. Se potessimo fermare il tempo a quell’epoca e rivederla con il rallentatore avremmo l’impressione di esserci imbattuti in un momento di gran lunga più lontano. Spiegazioni in tal senso non sono mancate. Benedetto Croce a proposito della formazione politica cui egli stesso apparteneva osservava: “nel momento in cui il liberismo trionfava sui totalitarismi e veniva ad essere nei fatti largamente accettato come valore e come prassi politica dalla grande maggioranza delle popolazioni europee, veniva meno la ragione storica di partiti dichiaratamente liberali: di fatto declinati e talvolta scomparsi o ridotti ad un ruolo marginale.” In questo clima dove hanno cambiato pelle i partiti e le ideologia non sarebbe stato credibile negare che anche la Chiesa di Roma ha subito una mutazione e le stesse fermezze e chiusure teologiche di allora hanno subito un grave colpo. Pensiamo ai rapporti con gli ebrei ed i protestanti. Pensiamo alle stesse relazioni con il mondo islamico, induista e buddista. Oggi si può riproporre il dialogo, più volte interrotto o escluso a priori, interreligioso e, quel che più conta, pervenire ad una intesa sui principi e sui valori come quello prioritario della pace e della uguaglianza sociale e civile dei popoli benedetto dalla Fede e dalla Carità nella sua accezione universalistica. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Lecito Parlare in Senso Teologicamente Stretto di “Chiesa Conciliare” Sostanzialmente Diversa dalla Chiesa Cattolica?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2016

di don Curzio Nitoglia. Quando si parla di Concilio Vaticano II come dogmaticamente inaccettabile, non si può racchiudere in tale constatazione di “rottura oggettiva con la Tradizione apostolica” la responsabilità soggettiva o formale di chi lo ha accolto in buona fede, pensando di obbedire all’Autorità. È un fatto, e “contro il fatto non vale l’argomento”, che il Concilio Vaticano II è stato convocato e promulgato dal Papa e tutto l’Episcopato (compresi mons. Marcel Lefebvre e mons. Antonio de Castro Mayer) vi ha partecipato e lo ha riconosciuto come Concilio della Chiesa (anche se solo “pastorale”). Perciò quelli che lo accettano non possono essere equiparati a coloro che sono fuori della Chiesa. Infatti nessuno avente autorità (Papa e vescovi) li ha condannati e separati da Essa, né possiamo farlo noi,che siamo privi di autorità. Così non si deve neppure dimenticare che la Nuova Messa (di Paolo VI), pur allontanandosi “in maniera impressionante dalla teologia cattolica sul Sacrificio della Messa” (A. Ottaviani – A. Bacci), è stata fatta dal Papa e non da Lutero, che è uscito dalla Chiesa ufficialmente. Quindi i sacerdoti e i fedeli, che son costretti dalle circostanze storiche a subire e a partecipare ad un Rito ambivalente (protestante e cattolico) non ne hanno necessariamente bergoglio  tradizionecolpa soggettiva o formale, sono membri della Chiesa cattolica (dalla quale nessuno avente autorità li ha espulsi) e non sono scismatici o eretici come i vecchi cattolici e i luterani. Il fatto che l’oggetto dell’insegnamento, ossia la dottrina ante-Vaticano II e quella del Vaticano II discordano in molti punti non pone problemi all’indefettibilità della Chiesa, poiché l’insegnamento “pastorale” del Vaticano II non è infallibile, avendo esso rinunciato a voler definire ed obbligare a credere. Vi è, dunque, sostanzialmente un solo e identico soggetto (Chiesa), che insegna in maniera diversa quanto al modo: con Magistero dogmatico infallibile e con Magistero pastorale non infallibile. Se si nega che il soggetto Chiesa è lo stesso prima e dopo il Concilio, implicitamente e almeno praticamente,si nega l’articolo di Fede “Credo unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam” poiché la Chiesa che Cristo ha fondato su Pietro e i suoi successori (i Papi) dovrà durare ininterrottamente sino alla fine del mondo sostanzialmente inalterata.
“Chiesa conciliare”, Chiesa cattolica e contro-chiesa. Parimenti si può parlare, in senso largo o non strettamente teologico, di soggetto “Chiesa conciliare” (come hanno fatto i cardinali Benelli e Koch) in opposizione al soggetto Chiesa cattolica romana tradizionale. Infatti l’oggetto insegnamento magisteriale pastorale (Concilio Vaticano II) o puramente “esortativo” (Francesco I, Esortazione apostolica Amoris laetitia, 19 marzo 2016) sono in contraddizione con l’oggetto dell’insegnamento dogmatico e costante della soggetto Chiesa cattolica da S. Pietro a Pio XII. È il piano che la Pio XII“Sinagoga di satana” (Apoc., II, 9) ha sempre avuto in mente sin dalla fondazione della Chiesa di Cristo (“configgendo il Verbo incarnato in croce”, Pio XI, Enciclica Mit Brennender Sorge, 14 marzo 1937) ed ha cercato di attuare nel corso dei secoli, perseguitando la Chiesa o “Cristo continuato nella storia” a partire da Giuda, dal martirio di S. Stefano, degli Apostoli, dei fedeli, dallo Gnosticismo cristiano del I secolo e dalle prime eresie anti-trinitarie e cristologiche del IV-V secolo, con qualche successo parziale (cfr. la crisi ariana del IV secolo, il X secolo detto “periodo bronzeo” della Chiesa; il Grande Scisma d’Occidente, il Concilio Vaticano II e il post-concilio da Paolo VI a Francesco I). Ma, nonostante tutti gli sforzi dell’inferno e dei suoi accoliti (da Giuda agli ariani e ai modernisti), “le porte dell’Inferno non prevarranno contro di Essa”. La fede ci assicura che anche quest’ultimo tentativo di distruggere la Chiesa di Cristo (Vaticano II) è destinato a fallire come tutti gli altri che lo hanno preceduto e come la persecuzione dell’Anticristo finale, che concluderà la storia dell’umanità e della Chiesa con la vittoria definitiva di Cristo. “Dio salvi la Chiesa dalle colpe degli uomini di Chiesa” (d. Francesco Putti).
Per interpretare correttamente la teologia del Concilio Vaticano II occorre, dunque, ritornare alla distinzione classica e scolastica tra il soggetto Chiesa, che insegna, e l’ oggetto o la verità insegnata, la quale, se il Magistero non vuole definire e obbligare a credere, può contenere eccezionalmente l’errore ed essere in rottura con la Tradizione (“quod ubique, ab omnibus et semper creditum est”), non dimenticando che l’ universalità del Magistero non riguarda solo l’omnibus ossia il Corpo insegnante (tutti i Vescovi più il Papa), ma anche il semper, ossia la continuità dell’insegnamento, che proprio perché costante non può essere erroneo (cfr. Pio IX, Tuas libenter, 1863).Certamente la Chiesa è ‘soggetto insegnante’, tuttavia gli uomini di Chiesa non devono appropriarsi della Rivelazione divina, contenuta nella Tradizione apostolica e nella S. Scrittura per interpretarla soggettivisticamente come a loro sembra, ma devono custodirla, mantenerla invariata sostanzialmente o oggettivamente (anche se approfondita e penetrata) e poi trasmetterla spiegandone il significato genuino omogeneamente, cioè senza contraddizioni (Conc. Vat. I, Pastor aeternus, cap. IV).L’ interpretazione della Rivelazione è condizionata dalla sua conservazione e ordinata alla sua trasmissione.
papa_ratzingerIl guaio è che con il Concilio Vaticano II è stato sovrapposto il soggetto Chiesa all’oggetto insegnato e sono stati legittimati “pastoralmente” alcuni cambiamenti di dottrina con la continuità del soggetto Chiesa, che dovrebbe far passar, così, in second’ordine, il cambiamento dell’ oggetto dottrina insegnata (collegialità episcopale, pan-ecumenismo, diritto di libertà delle false religiosi, rapporti Chiesa/giudaismo postbiblico, unicità della Scrittura come fonte di Rivelazione escludendo la Tradizione, panteismo antropologico…). Questo è l’escamotage di cui si servono i neomodernisti per accreditare “l’ermeneutica della continuità” della dottrina insegnata prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II. Il Magistero Conciliare (Vaticano II compreso) è di per sé Solenne o Straordinario e Universale, trattandosi di tutti (moralmente e non matematicamente) i Vescovi riuniti in Concilio sotto il Papa in maniera non abituale ma eccezionale: «Quanto al Vaticano II, sarebbe assurdo negargli il carattere di Magistero Conciliare, quindi Solenne, non Ordinario, perché in tal caso si negherebbe il [fatto o l’esistenza del] Concilio stesso. […]. Se una cosa è, non può non essere». Ossia è un fatto, e “contro il fatto non vale l’argomento”, che il Papa ha convocato tutti i Vescovi del mondo nel Concilio Vaticano II, il quale è esistito (chi può negarlo?), si è svolto e si è concluso sotto la direzione del Papa e non è stato impugnato da nessun Vescovo residenziale o avente giurisdizione (neppure da mons. Marcel Lefebvre e da mons. Antonio de Castro Giovanni Paolo  IIMayer) né da nessun Cardinale. Quindi canonicamente è un Concilio Ecumenico legittimamente convocato e promulgato.In breve la legittimità del Vaticano II come Concilio Ecumenico (quanto a convocazione, esistenza e promulgazione) è distinta dall’ortodossia della dottrina da esso insegnata così come la validità e legittimità dell’elezione canonica di Paolo VI-Francesco I (soggetto Papa esistente in atto) non si identifica con la loro ortodossia dottrinale (oggetto da loro insegnato). Il Vaticano II è realmente Magistero Conciliare e perciò Solenne, ma non è infallibile in quanto non ha voluto essere dogmatico: «ha [giuridicamente] le carte in regola che lo fanno un autentico Concilio ed esigono che sia come tale riconosciuto. […]. L’autenticità conciliare gli deriva dalla canonicità della sua convocazione, della sua celebrazione e della sua promulgazione. […]. La qualcosa non depone di per sé per la dogmaticità dei suoi asserti […], trattandosi di un Concilio che, fin dalla sua convocazione […], escluse formalmente dal proprio orizzonte l’intento definitorio».
Il Concilio (e quindi anche il Vaticano II) è Magistero straordinario “quanto al modo”, nel senso che il Concilio non è abitualmente o permanentemente riunito, ma è radunato straordinariamente o solennemente ed eccezionalmente; tuttavia “quanto alla sostanza” il suo insegnamento è infallibile soltanto se definisce una verità di Fede come da credersi obbligatoriamente. Quindi il Magistero sia ordinario che straordinario è infallibile solo se ha questa ‘volontà di definire e obbligare a credere’.In breve, per esercitare l’infallibilità, è essenziale obbligare i fedeli a credere come divinamente rivelato ciò che si definisce sia in ‘maniera ordinaria’ sia in ‘maniera solenne o straordinaria’ (il modo è elemento accidentale dell’ infallibilità). La forma esterna solenne o straordinaria ‘quanto al modo’ di pronunciarsi non è per sé indice di infallibilità; l’essenziale è imporre ‘quanto alla sostanza’, in ‘maniera ordinaria o straordinaria’, la dottrina annunziata definitivamente e obbligatoriamente per la salvezza. Onde non tutto ciò che è Magistero Straordinario, quanto alla forma esterna ‘non comune’ o ‘non ordinaria’ di pronunciarsi con formule solenni, è infallibile.
La gravità della situazione attuale è tale che umanamente non è risolvibile poiché nessun essere umano può condannare giuridicamente e deporre il Papa. Tuttavia la Chiesa è soprannaturale quanto all’origine, al fine e ai mezzi (tranne i membri umani che la compongono) e quindi occorre mantenere viva la Fede nella divinità della Chiesa e nel suo trionfo a ligno (come Gesù, di cui la Chiesa è la continuazione nella storia sino alla fine del mondo).Si comprende che di fronte allo scandalo pubblico dato dai Papi “conciliari” i cattolici si sentano scossi, indignati e anche smarriti, ma non bisogna sorpassare il limite consentito dalla sana teologia e dal buon senso: In certis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas.Tuttavia, data la situazione estremamente grave e confusa in cui ci troviamo (“hanno colpito il pastore e il gregge si è disperso”), occorre avere anche molta comprensione verso coloro che – in buona fede – per difendere la Fede cattolica dall’aggressione modernista “peccano” o per eccesso (sedevacantismo) o per difetto (obbedienza indebita).“Senza fede è impossibile piacere a Dio” (SAN PAOLO), ma “la Fede senza le opere buone è morta” (San Giacomo).Cerchiamo di mantenere la Fede che la Chiesa ha insegnato dogmaticamente o in maniera costante quanto al tempo (quod semper) ed universale quanto allo spazio (quod ubique) e quanto ai membri principali e secondari (et ab omnibus), senza dimenticare che la Fede deve essere vivificata dalla Carità soprannaturale, la quale non è sentimentalismo affettato e verbale, ma è l’osservanza effettiva del Decalogo. (d. Curzio Nitoglia) (articolo sintetizzato da: http://doncurzionitoglia.net/2016/08/07/da-3-fontane-a-isis/) (foto: bergoglio tradizione)

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Il senso della vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2012

La mia maggiore preoccupazione non è il modo come si viene al mondo ma come ci vivi. E’ un limite che è stata più volte rilevato dagli uomini di cultura, ma lasciato alla deriva del pensiero creativo umano come se si trattasse di un particolare insignificante. Questo atteggiamento ha impedito un doveroso approfondimento sulla condizione umana di quanti nati sono poi lasciati al loro destino come se l’ineffabilità abbia rappresentato una condizione ineludibile. Persino i credi religiosi, spesso tanto attenti al diritto della natività come valore assoluto, perdono di vista l’essere umano nella sua vita quotidiana e lasciano che milioni di bambini muoiono di fame, di stenti e senza assistenza sanitaria e i loro genitori con essi. E’ stato persino creato quel simulacro della sofferenza come anticamera per una felicità che per realizzarsi occorre attendere la morte degli interessati. Ma alla prova dei fatti ci accorgiamo che è un percorso che tende ad una selezione della specie dove da una parte una maggioranza della popolazione mondiale è relegata alla sofferenza, alla rinuncia, alle privazioni e una piccola parte di essa cattura il necessario e il superfluo senza porsi limiti. Questa doppia marcia è trasversale alle generazioni e ai luoghi se si pensa che la povertà e l’emarginazione diventa ancora più tragica e stridente nelle metropoli dell’opulenza poiché si marcia gomito a gomito tra ciò che si è e ciò che si ha.
Se noi non cerchiamo d’uscire da questa condizione tragica dove chi nasce non sembra aver diritto a vivere, nella maggior parte dei casi, non avremo la possibilità di costruire una società nella quale l’identificazione del bene e del giusto abbia l’accesso che le compete e la saggezza dell’essere umano trovi un riscontro nel cammino che gli è stato assegnato e nel quale possa sentirsi avulso dalla sofferenza e dall’esclusione sociale. Tutti uguali perché uguali siamo per diritto di nascere e di vivere senza sospensione alcuna nella continuità di un diritto che ci appartiene in modo indivisibile. Se non sciogliamo questo nodo gordiano non vi sarà progresso che potrà sottrarci dalla logica dell’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Saldi: che senso hanno?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2011

Anacronistica e inefficace, dichiara Pietro Giordano Segretario Generale di Adiconsum, la stagione dei Saldi. Una norma violata sempre di più dagli stessi commercianti, che ormai operano – giustamente secondo Adiconsum – secondo leggi di mercato e non secondo leggi pensate e scritte nel dopoguerra. Che senso ha, continua Giordano, continuare con Saldi che ormai sono sovrastati ed annullati dai pre-saldi che i consumatori ricevono da più di un mese sui loro telefonini tramite sms o tramite e-mail, con sconti fino al 60%? Che senso hanno i saldi quando le nostre città sono ormai piene di negozi che fanno promozioni e liquidazioni e con una presenza massiccia di outlet con grandi griffe con sconti anche del 30-40%? Il commercio elettronico riesce a far risparmiare significativamente i consumatori, non solo quando acquistano servizi quali viaggi e vacanze, ma anche quando acquistano abbigliamento, arredamento per la casa, ecc.
Pensare che – soprattutto in un periodo di crisi – i saldi coprano il flop delle vendite registratosi in dicembre è illusorio oltre che anacronistico. E’ tempo, continua Giordano, di cancellare la legge sui Saldi e dare piena realizzazione ad una completa liberalizzazione del commercio, solo così i consumatori potranno godere di un abbattimento dei prezzi, con un sempre migliore rapporto qualità-prezzo dei prodotti acquistati. In attesa e nella speranza che il Governo Monti operi anche questa liberalizzazione nella Fase 2, Adiconsum ricorda e propone un Decalogo per gli acquisti con Saldi:
1. Sull’oggetto in saldo deve essere sempre riportato il prezzo d’origine non scontato, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale;
2. È meglio diffidare di quei negozi che espongono cartelli con sconti esagerati e fare riferimento a negozi già conosciuti per acquistare la merce in saldo: sconti superiori al 50-60 per cento nascondono spesso merce non proprio nuova;
3. Fate attenzione all’eventuale presenza di merce venduta a prezzo pieno insieme alla merce in sconto;
4. Confrontare i prezzi con quelli di altri negozi, magari annotando il prezzo di un capo o della merce a cui si è interessati;
5. È bene verificare che il prodotto offerto in vetrina sia lo stesso che verrà presentato in negozio;
6. Nel periodo dei saldi i negozianti che normalmente accettano pagamenti con bancomat o carte di credito ed espongono il relativo logo sono tenuti ad accettare i pagamenti elettronici;
7. Diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati e non provati, anche se è a discrezione del commerciante consentire o meno di fare provare la merce;
8. Chi vuol fare regali faccia attenzione perché si può cambiare solo ed esclusivamente la merce difettosa che deve essere riconsegnata al commerciante entro 2 mesi dalla scoperta del difetto (non si può sostituire la merce se avete cambiato idea sul colore o sul modello);
9. È bene conservare sempre lo scontrino per potere eventualmente cambiare la merce difettosa;
10. Qualora il commerciante si rifiuti di cambiare un articolo difettoso in saldo o non voglia restituirvi i soldi rivolgetevi alla Polizia Municipale e segnalate il caso alle sedi Adiconsum.

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Dimitte voces accipe sensum

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2011

Ginger and Cinnamon

Image via Wikipedia

Tralascia la parola, cogli il senso. E’ questa la regola d’oro tra quanti ascoltano il “vociare” della politica, fatta di promesse, di bugie, di disinformazione, di provocazioni e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo tante, tantissime parole in libera uscita che è arduo dare loro un ordine, una misura, una spiegazione logica. E’ che, come nel detto latino, dobbiamo abituarci, per vederci chiaro, a capire ciò che si nasconde dietro il paravento delle parole. La recente finanziaria è un campione di parole vendute al vento, raccolte dagli ingenui, smerciate dai furbi e dagli opportunisti delle opposte fazioni per gli usi di comodo. Se fossimo andati diritto alle riserve mentali che opportunamente nascondevano e ne avessimo colto il senso, con molta probabilità oggi saremmo più arrabbiati di prima, più offesi nei confronti di chi ha carpito la nostra buona fede, per aver fatto mercimonio delle nostre idee e principi. Lo stesso dovremmo dire per le note vicende del nostro presidente del Consiglio. Sfido chiunque a voler negare che si tratti non di un caso raro ma unico. Lo hanno attraversato 49 indagini delle procure, alcuni sono stati rinvii a giudizio seguiti da processi e per tutta questa mole di atti che ci dicono le parole? Che è tutto un accanimento giudiziario, che sono tutte invenzioni dei giudici brigatisti, eversivi, persecutori di vittime innocenti. Sono state intercettate telefonate a dir poco compromettenti per fissare appuntamenti con escort, passate per signorine di buona società in visita al premier per farsi emendare dai loro traviati costumi e che qualcuno vi abbia pure speculato per trarne illeciti profitti ricattando il padrone di casa. E noi, anche questa volta, ci siamo fermati alle parole. E sono sempre le parole che generano applausi convincendoci che tutto è normale, tutto è conforme allo spirito degli italiani, donnaioli, seduttori, cacciatori di avventure erotiche, guardoni. Ma sono sempre e solo parole. Possibile che non siamo tanto maturi da andare oltre e fermarci a coglierne il senso? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Si ritrovi il senso della pietà umana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2010

Lettera al direttore. Alessio Vinci ha dichiarato di volere il suo programma Matrix “ancora più vicino alla gente e ai suoi problemi, capace di parlare al cuore dei telespettatori” (Tv Sorrisi e Canzoni n. 41). Ma in questi giorni quali sono i problemi della gente, che cosa mai parla al cuore dei telespettatori? Ovvio: la macabra vicenda di Avetrana. Oltre al simpatico Alessio, lo hanno ben compreso Bruno Vespa, Lamberto Sposini, e Caterina Balivo in coppia con Milo Infanti. E così hanno cominciato la loro brava serie di processi in Tv, con tanto di avvocati, esperti della psiche (vanno di moda in televisione), testimoni, familiari della vittima e, invidiato da tutti gli altri conduttori, nel salotto di Vespa, un giudice fisso. Del resto, considerato che la giustizia nel nostro Paese non funziona tanto bene, è opportuno se ne occupino i nostri bravi giornalisti della televisione. Ma queste persone che parlano al cuore della gente, si chiederanno se farà piacere alla sventurata quindicenne morta che si parli e straparli pubblicamente della sua tragica fine, e tante volte si faccia il suo nome? Qualche giorno fa, in proprosito, il direttore di Avvenire scriveva: “Si dia spazio alla buona tv e al buon giornalismo…Ma soprattutto, prima ancora dello stile e dei contenuti, si ritrovi il senso della pietà umana”. Parole al vento. (Attilio Doni Genova)

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Quando manca il senso del ridicolo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2010

Lettera al direttore. Credo seriamente che la storia del mondo avrebbe preso un corso diverso, se gli uomini, tutti gli uomini e non solo una minoranza, avessero il senso del ridicolo. Se dalla folla a Piazza Venezia, anziché applausi, si fosse levata una risata oceanica alla vista del Duce quando durante i discorsi assumeva i noti comici atteggiamenti, se il popolo tedesco avesse riso a crepapelle nell’udire il  Führer parlare di razza superiore, certamente i due dittatori si sarebbero comportati in maniera diversa. Forse non sarebbero neppure diventati dittatori. Ora, ovviamente il modesto sindaco di Adro niente ha da spartire con i due dittatori, se non appunto la mancanza di senso del ridicolo. Come avrebbe potuto altrimenti disseminare di un simbolo (qualsiasi simbolo) un’intera scuola? E mentre faceva eseguire i lavori come mai nessuno è scoppiato a ridere; nessuno lo ha preso in giro? Proprio perché il senso del ridicolo, purtroppo, è virtù di pochi. E se il bravo sindaco avesse avuto il senso del ridicolo, avrebbe mai potuto dichiarare: “Li tolgo solo se me lo dice Bossi”, come un bambino dice: “Faccio questo solo se me lo dice mammina”?(Renato Pierri)

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Spettacolo: “Il mio senso della vita”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Palermo 2 ottobre ore 21.00 Teatro Franco Zappalà  con il Cantautore palermitano Rino Martinez in concerto per due ore a partire dalle ore 21:00. “Il mio senso della vita” è il titolo dello Spettacolo Musicale che è incentrato sulla Canzone Italiana, per trasformarla in una emozionante espressione della complessità del cuore dell’uomo, che trova in essa il modo di dirsi, di raccontarsi e di rendere grazie alla Vita, per trasmettere messaggi positivi e suggestioni particolari, che questo serio professionista e bravissimo Artista della musica sa donare.   Sarà un Concerto Live, che diventerà itinerante, prodotto dalla “Caramella Artist” con la cooperazione del “Teatro Franco Zappalà”, in cui lo splendido ed energico Rino Martinez, reduce da una difficile e durissima battaglia combattuta contro il cancro, torna alle scene e chiama a raccolta il pubblico per proporre un collage dei suoi successi, tra i quali, “Caramella” cavallo di battaglia negli anni ’80 e “Palermo Mon Amour” che è il primo inno antimafia in assoluto, scritto coraggiosamente nel 1991. La performance canora sarà un magnifico Tributo ad Artisti italiani ed internazionali come Renato Zero, Claudio Baglioni, Gianni Morandi, Lucio Battisti, Luigi Tenco, Umberto Bindi, Queen, Stevie Wonder, Michael Jackson, Beatles, Michael Bolton e Aznavour.
Durante la serata sarà presentato, inoltre, l’inedito brano scritto da Rino e dedicato a Papa Benedetto XVI, che verrà in visita pastorale a Palermo il 3 ottobre 2010.

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Vincenzo Moraca: Il senso nella materia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 agosto 2010

Montalto Uffugo (CS) 26 agosto 2010, ore 18.30 Chiostro Domenicano in occasione del Festival Ruggiero Leoncavallo, verrà presentato il volume monografico dedicato al Maestro Vincenzo Moraca Il senso nella materia (Eupalino Edizioni, Milano). La conferenza di presentazione del volume avverrà in presenza del Sindaco di Montalto U., Avv. Ugo Gravina, dell’artista, Vincenzo Moraca, dell’autore del libro, Prof. Andrea Romoli Barberini, e di altre utorità locali.
Vincenzo Moraca nasce a Terni il 13 gennaio 1934. Nella città umbra trascorre l’infanzia. Durante la guerra, con la famiglia si trasferisce a Montalto Uffugo (Cs), paese d’origine dove completa gli studi classici. Negli anni Cinquanta vive a Roma dove prende contatto con l’ambiente artistico della zona del Tridente. Laureatosi in Medicina a Ferrara, intraprende la professione di medico, senza mai trascurare la vocazione di pittore. Per diversi anni soggiorna a Siena, poi a Ferrara e Venezia prima di tornare a Montalto.

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La democrazia ha un senso per i giovani?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

E’ d’obbligo un dubbio. In primo luogo perché l’occidente ha raggiunto tali obiettivi con grande coraggio ma con altrettanta ipocrisia. Perché non è riuscito ad esportarli con lo stesso coraggio e determinazione nei paesi terzi. Alla fine ci siamo ritrovati, nonostante la buona fede di taluni e la loro buona volontà, in un rimasticamento a vuoto e autoesaltante di superiorità che non esistono più senza che esse costituiscano merito in battaglia. Ne è derivato un profondo turbamento delle coscienze, di quelle che mandano avanti il mondo e contrastano, anzi riscattano, l’effimero delle coscienze appagate. E’ un modo come voler raggiungere un traguardo negando la nostra cultura. Per invertire tale tendenza è necessario un ritorno al dialogo, che oggi non esiste più, imponendo iniziative provvide che generino il gusto di mettersi al servizio della verità e della giustizia nel senso universale del suo messaggio. Non è un aspetto che può riguardare gli eletti e non considerare gli altri in quello che è e resta il comune cammino per tutta l’umanità di ora e di sempre.

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Veronica Longo: L’ineffabile senso delle cose

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Napoli fino al 24/7/2010 Chiesa di San Severo al Pendino via Duomo, 282 si apre la mostra personale di Veronica Longo, artista partenopea dedita, da diversi anni, al disegno ed alla pittura, ma soprattutto all’arte incisoria. Nel suggestivo Complesso Monumentale San Severo al Pendino, ubicato in Via Duomo 286, Napoli, sarà possibile vedere una selezione dei suoi lavori che comprendono la produzione dell’ultimo decennio, passando cosi’ dalle prime xilografie di tipo espressionista, alla tematica piu’ recente, improntata principalmente sull’inconsistenza e la leggerezza.  Catalogo a cura di Veronica Longo, in bianco e nero, f.to 23×22 cm, 90 pagine circa, di cui alcune ad ante apribili per mostrare sia le opere che gli strumenti di lavoro dell’incisione. (longo)

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