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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 27

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Pomezia: Le api utilizzate come “sentinelle”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

Ape-su-fiore-a18514518Con riferimento all’imponente incendio divampato il 5 maggio scorso presso il sito industriale Eco X di Via Pontina Vecchia a Pomezia, l’Osservatorio Ambiente e Salute di Roma Capitale, voluto dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale, ha recepito la proposta del Prof. Roberto Ronchetti, Presidente Laziale dei “Medici per l’Ambiente–ISDE”, di condurre immediatamente un’indagine conoscitiva sul territorio che fosse in grado di dimensionare l’entità della contaminazione eventualmente verificatasi. I primi risultati, assolutamente rassicuranti, sono stati presentati oggi durante il periodico incontro dell’Osservatorio alla presenza di molte associazioni ambientaliste.Grazie all’apporto sostanziale di numerosi soci di “Medici per l’Ambiente-ISDE”, scelti per competenza sul territorio nazionale e con l’autorevole e fattivo appoggio degli Assessorati all’Ambiente di Roma Capitale e di Aprilia, si è pianificata un’indagine con l’obiettivo di dimostrare se e quanto l’incidente alla EcoX fosse stato in grado di provocare contaminazioni. Lo studio ha utilizzato materiali apiferi della zona ipoteticamente contaminata raccolti in un tempo precedente all’incidente e nei 10-20 giorni successivi.
“Le api, attraverso fenomeni di bio-accumulo, scomparsa e mortalità, consentono di effettuare valutazioni sulla qualità dell’ambiente in cui vivono. Sono uno strumento utilissimo, vere e proprie sentinelle dell’ambiente per monitorare l’inquinamento da pesticidi, metalli pesanti, radioattività eccetera, attraverso l’esame di miele, cera, api e polline. L’impiego dell’ape quale sistema di controllo ambientale è ormai una pratica consolidata nel tempo”, spiega Pinuccia Montanari, assessora alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale.Poiché ci si poteva attendere che a seguito dell’incidente Eco X si liberassero soprattutto metalli pesanti e diossine e queste sono particolarmente solubili nella cera, il progetto finale è stato quello di raccogliere, da vari apifici situati in un’area di circa 10 km quadri dal luogo dell’incidente, due campioni di cera: uno prodotto dalle api nel 2016 e uno prodotto 10-20 giorni dopo l’incidente. I campioni di cere dei vari alveari sono stati accuratamente mescolati così da ottenere due soli campioni finali, uno precedente ed uno successivo all’incidente Eco X.“I primi risultati dimostrano che non c’è nessuna differenza in aumento dei contaminanti tra il campione raccolto nel 2016 e quello raccolto successivamente all’incidente Eco X; in entrambi i campioni pre o post incidente c’è una concentrazione di alcuni metalli pesanti maggiore di quella rilevata in altre indagini simili e in entrambi i campioni pre o post incidente è presente una certa quantità di diossina, ma si può dire che si tratta di quantità molto basse”, informa il professor Ronchetti.“Questa straordinaria iniziativa ha consentito a un’organizzazione ambientalista internazionale come l’ISDE di cercare e trovare nella comunità civile di Aprilia e Pomezia, soprattutto tra gli apicoltori, una partecipazione che ha reso possibile l’esecuzione di un’indagine che ha fornito elementi importantissimi sul piano sanitario, ambientalista e sociale. Si tratta in tutti i casi di un modello in grado di fornire elementi di altissimo valore sociale, oltre che che sanitario e ambientale, non solo nella zona indagata ma a livello dell’intera città di Roma, della Regione o dell’intero territorio nazionale”, conclude l’Assessora Pinuccia Montanari.

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Pediatri “sentinelle dell’ambiente”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

medico-famiglia3Lo fanno per proteggere i bambini dai danni che possono essere provocati non solo dall’aria che respirano, dentro e fuori casa, ma anche dal cibo che ogni giorno mangiano, dai raggi del sole e dall’uso eccessivo dei dispositivi elettronici come cellulari e tablet. La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) ha siglato un protocollo d’intesa con ANTER, associazione no profit che promuove e tutela le energie rinnovabili (annovera 5.000 iscritti con sedi in tutte le Province). “Per la prima volta in Italia – afferma il dott. Giampietro Chiamenti, presidente FIMP -, grazie alla rete capillare dei pediatri presenti su tutto il territorio, viene realizzato un progetto per studiare l’influenza dell’ambiente sulla crescita del bambino. Il protocollo ha la finalità di promuovere, di comune accordo, formazione e informazione, sensibilizzare e coinvolgere le istituzioni sui danni dell’inquinamento ambientale nello sviluppo dei bambini. Vogliamo sensibilizzare la popolazione, in particolare i genitori, sui fattori di rischio ambientali insegnando le regole della prevenzione. La prima iniziativa è un poster che sarà distribuito negli ambulatori dei pediatri, continueremo con corsi di formazione, lezioni nelle scuole, eventi nelle piazze, questionari indirizzati ai genitori e diffusione di opuscoli. Ogni pediatra di famiglia ha in cura in media 900 bambini, questo si traduce nella possibilità di raggiunge migliaia di famiglie e milioni di cittadini”. ANTER ha istituito un Comitato scientifico del quale fa parte la dott.ssa Maria Grazia Sapia, Referente Nazionale della FIMP per l’Ambiente. “È per noi un grande traguardo avere stipulato questo protocollo – spiega la dott.ssa Sapia -, in primis a dimostrazione che la FIMP si sta muovendo in maniera corretta e a 360 gradi per far prendere coscienza delle problematiche ambientali in relazione all’età pediatrica e poi perché una partnership di tale levatura permette una risonanza mediatica e una capillarizzazione della divulgazione. Questo protocollo segue la campagna di formazione dei pediatri sulle problematiche ambientali che si svolge attraverso corsi altamente specialistici che hanno lo scopo di preparare i pediatri all’educazione sanitaria delle famiglie”. “Sono molto orgogliosa dell’obiettivo raggiunto – sottolinea la dott.ssa Stefania Russo, componente del comitato scientifico ANTER, pediatra di famiglia iscritta FIMP e referente FIMP per i rapporti con il Miur -. E’ necessario puntare su programmi integrati che portino a migliorare la qualità della vita dei nostri figli. Questo protocollo d’intesa tra FIMP e ANTER è la risposta concreta all’impegno attivo per non rimanere fermi alle indicazioni teoriche delle istituzioni, operando insieme per un mondo migliore”. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più del 33% delle malattie nei bambini al di sotto dei 5 anni è dovuto a fattori ambientali. Prevenire l’esposizione a questi fattori di rischio salverebbe nel mondo circa 4 milioni di vite all’anno solo fra i piccoli, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. “In Italia non sono disponibili dati epidemiologici certi – continua la dott.ssa Sapia -, uno degli obiettivi di questa intesa è l’istituzione di un vero e proprio registro delle malattie provocate dall’ambiente nei neonati, nei bambini e negli adolescenti. Questi dati saranno messi a disposizione dei cittadini, delle Istituzioni e della comunità scientifica. Ad esempio, in alcune Regioni del Nord le patologie respiratorie fra i piccoli sono aumentate negli ultimi 10 anni in percentuali comprese fra il 5 e il 15%. Ma è sufficiente un incremento del 2% per allertare i clinici e indurli a mettere in atto misure preventive”. Prevenzione che dovrebbe iniziare prima della nascita. “L’ambiente – afferma la dott.ssa Sapia – influisce sul genoma e, già nel corso della gravidanza, il corredo genetico dei feti può essere contaminato da elementi inquinanti che la madre assorbe attraverso il cibo ingerito e trasmette al feto stesso. Le sostanze più nocive sono i pesticidi, contenuti negli alimenti. Seguono i metalli pesanti, presenti nelle città, e i cosiddetti interferenti endocrini, in grado di alterare il sistema endocrino e di influenzare negativamente diverse funzioni vitali”. “Asma e allergie sono alcune delle patologie più influenzate dall’inquinamento e oggi si osservano tutto l’anno, non solo in primavera come in passato – conclude la dott.ssa Sapia -. E sono sempre più gravi i danni visivi e comportamentali legati all’abuso dei dispositivi elettronici e del computer. In alcuni casi ci troviamo di fronte a bambini che hanno sviluppato forme di vera e propria dipendenza da questi apparecchi, come avviene negli adulti. È importante che i genitori riconoscano i campanelli d’allarme per intervenire tempestivamente con il supporto psicologico. Si sta diffondendo fra i bambini anche la dipendenza da telefonino. L’abuso dei cellulari può causare perdita di concentrazione, difficoltà di apprendimento e aggressività. In alcuni Paesi come la Danimarca è vietato l’utilizzo degli smartphone negli under 12, anche l’Italia dovrebbe introdurre una norma di questo tipo per tutelare i piccoli”.

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Le donne in famiglia sentinelle della salute

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2012

Salute

Salute (Photo credit: karma-police)

Sono le donne che in famiglia si occupano della salute di tutti, di figli, genitori anziani e partner. Li accompagnano a fare gli esami, vanno in farmacia per acquistare farmaci e si preoccupano di fare prevenzione. A fronte, però, di una minore disponibilità a rinunciare a vizi come alcol e fumo. Il quadro è stato tracciato da un’indagine condotta dall’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione). Emerge, infatti, che la donna si occupa della salute dei familiari malati per tutte le loro esigenze (51% contro il 9% degli uomini), si informa sulla prevenzione (49% contro il 9% degli uomini), li accompagna dal medico (45% contro 12% dei maschi) e va in farmacia (44% contro il 14% degli uomini), ma è più pigra nell’adottare comportamenti salutari. Infatti, fa meno attività fisica (49% contro il 58% degli uomini), non rinuncia alle sigarette (23%, 17% gli uomini) e all’alcol (17% contro il 9% degli uomini. «Le donne e gli uomini vengono da pianeti diversi nel campo della salute» spiega Renato Mannheimer, presidente Ispo in occasione della presentazione dei dati, «il 72% del sesso femminile dichiara di fare regolarmente visite e controlli medici generali per la prevenzione, contro il 63% degli uomini. Le differenze si fanno più spiccate sul fronte della prevenzione dei tumori (65% donne contro il 45% degli uomini) e della sfera intima. Il 72% delle donne va dal ginecologo infatti almeno una volta ogni 2 anni, mentre il 60% degli uomini non è mai andato dall’andrologo».(fonte farmacista33)

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