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I bambini separati al confine e l’immigrazione: da Trump a Biden

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

“Si tratta di qualcosa che un cristiano non può fare. È la crudeltà nella forma più alta”. Così Papa Francesco sulla separazione delle famiglie in un nuovo documentario di Evgeny Afineevsky presentato recentemente alla Festa del Cinema di Roma. Il Papa era ovviamente a conoscenza della tragica situazione al confine fra il Messico e Stati Uniti ma ignorava probabilmente il caso emerso recentemente di 545 bambini i cui genitori non possono essere rintracciati dal governo americano. Il tema dei bambini separati è anche emerso all’ultimo dibattito fra Donald Trump e il suo avversario democratico Joe Biden.Al dibattito Trump ha capovolto la realtà dicendo che questi 545 bambini sono curati nel migliore dei modi e che sono stati portati in America da “coyotes”, i trafficanti che fanno attraversare il confine ai migranti. Biden ha ribattuto invece che questi bambini sono stati strappati dalle braccia dei genitori a causa della “tolleranza zero”, la draconiana politica anti-migranti dell’amministrazione di Trump. Sotto la guida dell’allora Ministro della giustizia Jeff Sessions nel 2017 la separazione dei bambini dai genitori mirava a stabilire un deterrente ai migranti scoraggiandoli dall’entrare negli Stati Uniti. Questa separazione era stata anche usata in piccolissimi numeri dall’amministrazione di George W. Bush e quella di Barack Obama. Nel caso di Trump, però, è divenuta la strategia principale separando più di 5mila bambini dai loro genitori. Va ricordato inoltre che nel 2017 il 45esimo presidente inviò persino l’esercito americano a contrastare le cosiddette “carovane” di rifugiati dal Centroamerica che sfuggivano alla miseria e violenza dei loro Paesi.Trump ha anche reiterato la sua costruzione del muro al confine che, secondo lui, bloccherebbe i rifugiati di entrare negli Stati Uniti. Papa Francesco nel documentario di Afineevsky la vede diversamente, asserendo che “chi costruisce muri diventa prigioniero delle proprie costruzioni”. Inoltre, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha cercato di scaricare la colpa su Obama e Biden per la costruzione dei centri di detenzione che la sua amministrazione ha usato. Bambini rinchiusi in queste gabbie in lacrime sono stati fotografati e hanno fatto il giro del mondo, sottolineando la crudeltà di cui ha parlato Papa Francesco.Trump ha cercato di giustificare la sua politica anti-immigranti ritornando alla sua idea centrale dei nuovi arrivati come criminali da cui bisogna difendersi. Biden ha invece centrato il bersaglio quando ha ribadito i grandi danni fatti ai bambini dalla separazione, specialmente perché causa loro effetti traumatici. Biden ha anche ribadito il diritto alla richiesta di asilo sancito sia dalla legge americana ma anche da quella internazionale. Il candidato democratico ha poi chiarito il suo piano sull’immigrazione per risolvere la spinosissima questione dei nuovi arrivati ma anche quella di coloro già in America senza documenti legali. Biden, a differenza di Trump, istituirebbe un percorso che condurrebbe alla residenza permanente e eventuale cittadinanza per i “dreamers”, i giovani portati in America dai loro genitori senza documenti legali. Questi giovani sono cresciuti in America e Obama gli aveva offerto residenza legale temporanea mediante il Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA) nel 2012. Biden li vede come giovani modello e cita il loro servizio e i contributi al Paese. Trump da presidente ha cercato di eliminarlo ma alla fine la Corte Suprema glielo ha impedito. Biden risolverebbe la questione degli 11 milioni di immigrati non autorizzati mediante un iter che condurrebbe alla loro residenza legale e eventuale cittadinanza. I punti specifici non sono stati elaborati ma Trump lo ha attaccato dicendo che in 8 anni al potere non era riuscito a metterlo in atto.Ciò è vero ma la ragione per questa mancanza cade in realtà nell’intransigenza del Partito Repubblicano. Nel 2013 il Senato aveva approvato una riforma sull’immigrazione che eventualmente si spense alla Camera sotto la guida di John Boehner il quale cedette all’ala destra del suo partito e non sottomise il disegno di legge a un voto. Trump ha dunque ragione che Biden e i democratici non avevano avuto successo nella riforma dell’immigrazione ma dimentica ovviamente le responsabilità dei repubblicani. Biden ha però indicato che nei primi 100 giorni della sua presidenza invierà un disegno di legge alla legislatura per riformare la spinosa questione dell’immigrazione.L’elezione è alle porte e tutti i sondaggi ci dicono che Biden sarà eletto presidente. Biden si troverà nella stessa situazione del 2009 quando lui da vice presidente e Obama da presidente ricevettero un’economia a pezzi da George W. Bush. Il compito di Biden però sarà molto più difficile perché oltre alla pandemia del Covid-19 Biden dovrà anche fare i conti con la ripresa economica, la riforma della sanità, oltre all’immigrazione. Un barlume di speranza gli viene però offerto dal probabile mantenimento di maggioranza del suo partito alla Camera e la probabile conquista di quella al Senato. Con il partito alle redini dei rami esecutivi e legislativi Biden avrà buone prospettive di successo di rimettere l’America sulla strada giusta per correggere lo sbaglio dell’elettorato americano del 2016.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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I separati in casa: la coppia Salvini-Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

È davvero uno strano destino quello che sta vivendo in questi giorni l’ex-cavaliere. Spuntato agli onori della cronaca politica nel lontano 1994 con un colpo di reni da maestro riuscendo ad imporre agli elettori di quel tempo il MSI retto da Gianfranco Fini e a lanciarlo, con i suoi fan della prima ora, nell’avventura parlamentare e di governo sparigliando tutti gli avversari, mentre oggi è finito nelle mani di un leghista e l’abbraccio è di quelli che non si possono rifiutare sebbene non lo fa da protagonista, ma da guitto. La scena che più mi ha colpito è stata impietosamente ripresa dalla telecamera di una emittente televisiva che ci ha mostrato un volto disfatto mentre si dirigeva per l’ultimo saluto verso l’auto dove Salvini era già salito e che subito dopo è partita sgommando. Ritrovandosi solo davanti ai microfoni si è limitato a poche parole di circostanza e ad affermare che “lui si fida di Salvini”. Strane parole, davvero. Forse non si è del tutto reso conto che i tempi sono mutati e che la partita non si gioca solo nei salotti del “palazzo”, ma tra la gente e che questo popolo che pure si è fidato di lui sta sistematicamente abbandonandolo. Emergono altre figure, il paese è in ginocchio, i suoi abitanti si sentono assediati da politici inaffidabili, da promesse che non possono mantenere e da una gestione della cosa pubblica dominata da interessi personali e vanagloriosi. Penso ai 70 miliardi di euro elargiti alle banche che si sono ridotte alla bancarotta per favorire gli amici degli amici mentre milioni di italiani diventano sempre più poveri anche se hanno un lavoro. Penso a un ex presidente del consiglio che in vena di grandeur prende in affitto un aereo, a spese dello Stato, per 150 milioni di euro perché non vuol essere da meno del presidente degli Stati Uniti o dei sultani orientali con il loro oro nero. Penso anche che ci siamo ritrovati con un’Italia a due facce dove da una parte vi è una minoranza che si crede baciata dalla fortuna e si esprime con arroganza verso i più deboli e l’altra che è maggioranza ma non riesce ancora ad avere la consapevolezza della propria forza e dei numeri che potrebbe esprimere per una svolta politica significativa. E con questo andante adagio tra slanci e regressi l’Italia va avanti titubante. (Riccardo Alfonso)

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I separati in casa: la coppia Salvini-Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

E’ davvero uno strano destino quello che sta vivendo in questi giorni l’ex-cavaliere. Spuntato agli onori della cronaca politica nel lontano 1994 con un colpo di reni da maestro riuscendo ad imporre agli elettori di quel tempo il MSI retto da Gianfranco Fini e a lanciarlo, con i suoi fan della prima ora, nell’avventura parlamentare e di governo sparigliando tutti gli avversari, mentre oggi è finito nelle mani di un leghista e l’abbraccio è di quelli che non si possono rifiutare sebbene non lo fa da protagonista, ma da guitto. La scena che più mi ha colpito è stata impietosamente ripresa dalla telecamera di una emittente televisiva che ci ha mostrato un volto disfatto mentre si dirigeva per l’ultimo saluto verso l’auto dove Salvini era già salito e che subito dopo è partita sgommando. Ritrovandosi solo davanti ai microfoni si è limitato a poche parole di circostanza e ad affermare che “lui si fida di Salvini”. Strane parole, davvero. Forse non si è del tutto reso conto che i tempi sono mutati e che la partita non si gioca solo nei salotti del “palazzo”, ma tra la gente e che questo popolo che pure si è fidato di lui sta sistematicamente abbandonandolo. Emergono altre figure, il paese è in ginocchio, i suoi abitanti si sentono assediati da politici inaffidabili, da promesse che non possono mantenere e da una gestione della cosa pubblica dominata da interessi personali e vanagloriosi. Penso ai 70 miliardi di euro elargiti alle banche che si sono ridotte alla bancarotta per favorire gli amici degli amici mentre milioni di italiani diventano sempre più poveri anche se hanno un lavoro. Penso a un ex presidente del consiglio che in vena di grandeur prende in affitto un aereo, a spese dello Stato, per 150 milioni di euro perché non vuol essere da meno del presidente degli Stati Uniti o dei sultani orientali con il loro oro nero. Penso anche che ci siamo ritrovati con un’Italia a due facce dove da una parte vi è una minoranza che si crede baciata dalla fortuna e si esprime con arroganza verso i più deboli e l’altra che è maggioranza ma non riesce ancora ad avere la consapevolezza della propria forza e dei numeri che potrebbe esprimere per una svolta politica significativa. Quella del 4 marzo è stato solo un timido passo in avanti ma sarebbero stati necessari molti altri, ma il tempo, si sa, è galantuomo e alla fine tutti i nodi arriveranno al pettine. (Riccardo Alfonso)

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Teatro de’ Servi: Separati

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

separati1separatiRoma Si apre il 27 settembre la stagione 2016/17 al teatro de’ Servi in Via del Mortaro 22 (ang. Via del Tritone) con “Separati”, la nuova commedia scritta e diretta da Alessandro Capone, già noto al pubblico teatrale per “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi”.Con “Separati”, Alessandro Capone torna a raccontare l’universo maschile, questa volta dal punto di vista dei padri separati, spesso accusati di non assumersi le proprie responsabilità, di ignorare i bisogni femminili, di non saper rispondere ai propri obblighi paterni. E’ una riflessione sulla difficoltà di capirsi, sui luoghi comuni e gli stereotipi che polarizzano gli uomini e le donne su posizioni spesso conflittuali e di cui tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo fatto esperienza.
“Separati” gioca con le difficoltà dei padri che non vivono con i propri figli e che spesso vengono giudicati per il loro amore per la birra, le soluzioni semplici e gli streap tease, ma gioca anche con i cliché femminili: l’insicurezza, la fragilità, l’indecisione, la frustrazione esagerata, la nevrosi. Ritratti disarmanti ed esilaranti di un’umanità sempre più social ma che ha sempre più difficoltà a mettersi in gioco umanamente. Perché è così difficile “andare fino in fondo” in una relazione? Perché non riusciamo ad apprezzare chi ci sta accanto.A riscattare le relazioni sentimentali alla deriva ci pensa l’amicizia fra quattro amici – gli affiatati Francesco Bauco, Roberto D’Alessandro, Giampiero Mancini e Massimiliano Vado – che nonostante le difficoltà e le diversità non si separano mai. Il ruolo femminile è affidato alla showgirl Emy Bergamo.In questa panoramica sui problemi dei 30/40enni, in cui molti potranno identificarsi, alla fine vince l’amore dei genitori per i figli. Un sentimento profondo che non viene intaccato dalle correnti tempestose del quotidiano. Ma a vincere è soprattutto l’ironia, forse l’unica forma terapeutica che permette ancora una catarsi. (foto: separati)

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Padri separati in difficoltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2011

Conosciuti e non, padri soli, padri in difficoltà, padri con una separazione dolorosa sulle spalle. Scrivo per spronarvi a resistere, a curarvi di voi, della vostra vicenda, in modo da poterne uscire sani e salvi un giorno, anche se questo giorno è spostato molto in la nella vostra vita. Voglio dirvi che si può ricominciare una nuova esistenza senza dimenticare quella vecchia. Noi possiamo della nostra storia fare un prezioso uso: raccontarla. E per raccontare bisogna ricordare, fatti, dettagli, sensazioni, sofferenze, insegnamenti. Dobbiamo raccontare a tutti, dal passante al dirigente, accettando anche quella brutta indifferenza che troveremo spesso e so che fa male riceverla dopo essere stati espulsi e tolti dei nostri diritti essenziali di padri, figli, esseri umani, cittadini.Dobbiamo raccontare e condividere, in questo modo faremo due cose eccezionali: la prima, potremo imparare da queste esperienze di sofferenza, diventare migliori e ricostruire la nostra autostima; la seconda, importantissima, lasciare un segno nella società, una ferita ed un vaccino perché queste cose possano non accadere mai più ad altri esseri umani, padri e figli. Se noi non racconteremo il nostro apartheid, altri milioni di innocenti persone soffriranno come noi o peggio di noi.Vi incoraggio ad usare tutto ciò che avete per comunicare, raccontare, e sempre, farvi rispettare per ciò che siete e per ciò che di ignobile vi è successo; sul lavoro, in politica, per strada, sui giornali o in Tv, sul nostro portale http://www.paternita.info dove forniamo orientamento ed aiuto ad elaborare il lutto, il dolore; ma la voglia, la scelta di volere.. dovrete mettercela voi, dal vostro cuore e con la vostra intelligenza e capacità di scommettere ancora e sempre sul futuro e sulla vita. (Fabio Barzagli)

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I divorziati, i separati e la Chiesa cattolica

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

L’indissolubilità del matrimonio, salvo poche eccezioni previste dal Codice canonico, è alla base della convivenza conviviale tra i fedeli. Eppure esiste un aspetto che ai giorni nostri tende a manifestarsi in misura così conclamata da non poter essere più ignorato. Ci riferiamo, ovviamente, ai tanti cattolici che pur da praticanti sono separati e divorziati e risposati civilmente. E a latere di questo fenomeno, ma non meno importante, è la posizione di chi preferisce convivere more uxorio forse nel timore che un rapporto nato con “passione” possa ad un certo punto spezzarsi e rendersi ancor più traumatico nei confronti della Chiesa cattolica. Taluni studiosi, psicologi e sociologi, tendono a rilevare nel rapporto di coppia una diffusa inclinazione alla poligamia. Per essi non è un aspetto di oggi ma ha avuto anche in passato una sua valenza per quanto, per ragioni culturali, ambientali e quanto altro, è stato ammantato di riserbo. Per quanto ci riguarda ed in base ad un nostro giro d’orizzonte fatto qualche anno fa ci siamo resi conto che una parte del fenomeno, se così vogliamo chiamarlo, è dipeso dal fatto che la donna oggi è più indipendente, cerca di trovare un lavoro ed è in carriera con le stesse ambizioni, se non di più, del maschio. Questa competizione tipica da qualche secolo a questa parte ha creato un conflitto nei rapporti domestici e l’uomo è stato costretto, nolente o volente, a sfaccendare in caso se non proprio alla pari della sua partner senza dubbio in misura maggiore che in passato. Ciò ha provocato in taluni un certo disamore per la famiglia intesa in senso tradizionale ed è cresciuta la voglia di non impegnarsi. Ma a nostro avviso il discorso più serio che va fatto è un altro. Noi partiamo dall’idea che la coppia si forma oltre all’attrazione fisica fissando alla base l’amore reciproco, la sua intensità emotiva, i sentimenti forti che suscita. Sta qui capire, se tale eventualità esiste, il perché ad un certo punto questo afflato così forte si attenua sino ad estinguersi e persino a riproporsi con un altro soggetto. Ed ancora se ciò accade, e non si tratta di una crisi passeggera, perché dobbiamo costringere due persone che non si amano più, a convivere? Se l’unione è amore e se esso scompare logica vorrebbe che anche l’unione dovrebbe cessare d’esistere. La Chiesa dovrebbe, quindi, vagliare meglio questo aspetto ed essere più consapevole di una situazione nuova, non tanto perché oggi esiste ed ieri no, per il suo modo di volersi esteriorizzare in atti concreti che in passato venivano celati come una vergogna e facevano, probabilmente, più vittime e miscredenti di oggi.

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La Chiesa cattolica ed il matrimonio

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2010

Il discorso non si pone tanto tra due persone che si sposano per la prima volta, quanto per i divorziati. Possono esserlo entrambi, nella nuova coppia che si è formata, o uno solo di essi. Sta di fatto che non possono, anche volendolo, risposarsi in Chiesa per quel concetto di indissolubilità del matrimonio di cui solo la Chiesa, con una complessa procedura di annullamento, può sancirne lo scioglimento. Invertire la rotta pare oggi impossibile. Vi ostano motivi noti e che riteniamo superflui richiamare. Ci sembra, tuttavia, il momento buono per riprendere il discorso e cercare di capire se un vincolo è forte se vi è la garanzia “spirituale” della sua indissolubilità o se, invece, essa diventa un ostacolo alla ricerca di chiarezza che dovrebbe essere alla base del rapporto di coppia. Incominciamo a chiederci cosa rimane da una coppia che ha fondato il proprio rapporto sull’amore, la fedeltà e la fiducia reciproca, allorché tutti questi “valori” cadono inesorabilmente. Restano due persone che in taluni casi si disprezzano, cercano solo di farsi del male e si creano una nuova famiglia e, in questo caso, essa si rivela più solida della precedente e, soprattutto, più duratura. Se partiamo dal concetto che il matrimonio è amore e non una semplice formalità procedurale, ci chiediamo quale sia, in effetti, il vero elemento fondante. Se è l’amore allora dobbiamo convenire che il suo esaurirsi definisca anche il valore in sé del matrimonio e la sua validità. Rifletterci non guasta. Il dibattito è aperto e dovrebbe esserlo ancora di più negli ambienti cattolici.

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Aiuti economici ai genitori separati

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

Torino. Per la prima volta in Italia i genitori separati potranno beneficiare di soluzioni abitative temporanee e  definitive (come già accade in Liguria), ma  anche – il Piemonte unica regione in Italia- di sostegni economici insieme alla possibilità di stornare dal conteggio del proprio reddito per accedere ai benefici previsti da altre leggi regionali anche gli alimenti che il coniuge separato deve versare per legge.  Infatti il Consiglio Regionale ha votato un testo di legge, di cui il consigliere regionale Gian Luca Vignale è stato primo firmatario e relatore, che ha raccolto le proposte di legge precedentemente presentate dal consigliere Vignale stesso e dal consigliere Bossuto e che, grazie al loro lavoro di mediazione e responsabilità, ha incontrato già in Commissione il favore, oltre che del centro destra, anche del PD e di Rifondazione Comunista. A dispetto della parità  dei diritti tra uomini e donne nel nostro paese è oramai consolidata la prassi di privilegiare nell’affidamento dei minori il ruolo materno rispetto a quello paterno. A fronte di ciò in Italia, nel 90% dei casi, il padre deve versare alimenti mensili che spesso equivalgono ad un terzo dello stipendio (in media 400 euro) e nel 71% dei casi la casa è assegnata alla madre. Il che significa che un padre nel momento del divorzio si trova senza casa e con uno stipendio diminuito di un terzo che spesso gli permette appena di poter soddisfare il proprio sostentamento e lo costringe a ricorrere a sua volta all’aiuto dei propri genitori con un senso di frustrazione e sconfitta facilmente comprensibili. Il testo promuove sostegni ed iniziative volti a stabilire non solo le condizioni di parità  di diritti tra genitori, ma anche il recupero dell’autonomia psicologica e materiale del genitore separato attraverso una promozione e valorizzazione dei centri di assistenza e mediazione familiare e della consulenza legale necessaria. Ma soprattutto per la prima volta vengono individuati incentivi economici a favore dei genitori separati in difficoltà che garantiscono a ciascun genitore separato di poter affrontare con dignità e responsabilità, ed in completa indipendenza, la propria vita e la fondamentale responsabilità assunta verso i propri figli.

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Una notte silente

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2009

(edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Questo capitolo si carica di una menzione tra il “fantastico e il reale”. Non dipana il suo racconto intorno al caminetto. Non è il luogo dove si ritrovano dei bambini con il naso in su ad ascoltare un racconto del nonno.  E’ una vicenda che riguarda l’autore e un suo misterioso interlocutore. Due avvenimenti che toccano il mondo degli adulti per quanto possa caricarsi di quel tanto di fantastico che può avvicinarsi alla fantasia dei giovani, a una pagina che attrae coloro che si appassionano delle verità soprannaturali. Esiste, in proposito, una vasta letteratura fantascientifica, dove autori con varie sensibilità e conoscenze scientifiche, pensiamo ad Isaac Asimov, hanno fatto la loro fortuna raccontandoci storie che, alla maniera di Verne, possono avvicinarsi alla realtà nel corso degli anni a venire. Quello che manca, allo stato attuale, è la “prova provata”, cioè la verifica scientifica, che ci permette di avere, di là di ogni ragionevole dubbio, una certezza.  Questo è il caso che propongo oggi con il suo alone di “evento inspiegabile” e lascio che sia la sensibilità e l’intuito del lettore a trarne un giudizio di merito. E’ il racconto di una conversazione sullo stato dell’arte dell’umanità, del come una “entità sconosciuta” valuta il comportamento umano con un terrestre e si sofferma su alcuni aspetti considerati incomprensibili e contraddittori. Vi è pure, da parte mia, la ricerca di una spiegazione soddisfacente sul rapporto che si è instaurato con questa “entità“. E’ un tentativo per spiegare la ragione ultima che mi ha indotto ad attraversare con lui, o con un’argomentazione a parte, i vari elementi della conoscenza, attraverso sia i personaggi più rappresentativi, che noi umani possiamo mettere in campo, sia concorrendo ai riferimenti storico-scientifici per i quali il tema evolutivo della specie ha segnato un passo più deciso. La circostanza più sorprendente è che, alla fine, concordiamo sulle colpe dell’umanità e lasciamo intravedere una consapevolezza condivisa, ma, in pari tempo, incapace di porvi rimedio forse perchè il male è oramai giunto al suo stadio terminale. Per la cronaca posso dire che sono stati quattro gli incontri avuti. Il primo avvenne a Chiasso, il secondo, dopo 5 anni, a Viareggio, il terzo a Roma e l’ultimo a Berna a distanza, in questi ultimi due casi, di un paio d’anni tra l’uno e l’altro.  Altri anni trascorsero prima che mi decidessi di mettere nero su bianco per descrivere i vari momenti che caratterizzarono questi abboccamenti. Lo feci, a dire il vero, con molta riluttanza.  Ero convinto che sia stato oltremodo difficile dimostrare una presenza così anomala tra le esperienze umane. Alla fine m’indussi a farlo con un compromesso. Avrei affermato che era un racconto di fantasia. La possibilità vale ancora.  A questo punto se riprendo nello specifico la storia di Berna, estrapolandola dal mio libro “Le ombre”, è perché la ritengo in assoluto la più interessante e culturalmente impegnativa, almeno per me. E’ una storia che incomincia così: Abbiamo parlato, in quella notte silente, lasciando che affiorasse solo il mormorio delle parole e il chiarore di una lampada e qualche rado piccolo rumore della casa o si avvertisse il passo felpato di un passante dalla vicina strada.  Abbiamo ripassato con i più diversi sentimenti le varie fasi della vita dell’uomo in un excursus storico-critico, a volte acceso da un fiero furore, per le crudeltà rilevate e altre affievolito dal dolore e dalla pena per la triste condizione umana, dinanzi alla violenza della natura e dei suoi simili. In questo miscuglio senza misure predefinite sono scorsi, come un’infinità di flashback, santi e grandi personaggi, bieche figure e serpenti velenosi, faine e cortigiani e insieme si sono mossi, generazione dopo generazione, sino alla vigilia dei nostri giorni per sorpassarci, poi, d’un sol balzo e per proiettarci nel futuro. E’ stato un passato costellato d’errori e caricato da alte dosi di disinformazioni.  Dobbiamo, senza dubbio, a quest’eredità non esaltante, pur essendo inframmezzata da gesta eroiche e nobili che hanno stemperato il dramma nel quale restiamo immersi, se il domani si presenta a fosche tinte. I segni premonitori, purtroppo, non mancano. Lo dobbiamo, probabilmente, alle logiche del consumismo le quali hanno avvelenato le coscienze e inaridito i cuori. E’ scaturita una filosofia di vita priva di calore umano. (parte prima)

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Tre uomini e un babà

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2009

tre uomini e un babàRoma dal 19 maggio al 7 giugno 2009  Teatro Testaccio  Via Romolo Gessi, 8 Tim e Picari presentano una commedia scritta e diretta da Roberto D’Alessandro  Con  Gianni Cannavacciuolo  Roberto D’Alessandro Nicola Paduano Andrea Carpiceci con la partecipazione di Franca Abategiovanni I quadri in scena sono di Antonio Carrano, Stefania Foresi, Achille Quadrini  I Picari tornano a visitare l’universo degli uomini separati con figli e problemi economici. Gianni, Roberto e Nicola sono tre amici che vivono in uno stesso appartamento alla periferia di Roma  messa a disposizione dal comune data la grave crisi economica e considerate le condizioni di indigenza in cui versano sempre più spesso gli uomini separati che devono passare gli alimenti alle ex mogli e ai figli. Sullo stesso pianerottolo vive Maria, la portiera/guardiana preposta a controllare che nell’appartamento non ci dorma nessun’altro, follemente innamorata di Gianni. A complicare la situazione arriva Luca, figlio di Gianni. Così mentre si consuma il dramma della perdita dell’affidamento dei figli da parte di Roberto, si osserva la complessa situazione di Gianni, padre gay, che si trova a fronteggiare la reazione del figlio ad una tale notizia, seguiamo Nicola nelle sue volute notturne, partecipiamo per Maria alla conquista insensata di un cuore gay….  http://www.ilteatrodeipicari.com  http://www.robertodalessandro.it (foto tre uomini..)

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