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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘separatista’

Il federalismo separatista della Lega

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2011

“Siamo alle ultime battute della campagna elettorale e per mantenere fede alle promesse fatte al suo elettorato la Lega non rinuncia all’ennesima provocazione riproponendo la già minacciata diaspora dei ministeri, il trasferimento al Nord ma soprattutto l’abbandono della Capitale”. Lo afferma il senatore PD Raffaele Ranucci. “Sono temi importanti – sottolinea Ranucci – che non possono essere oggetto di campagna elettorale. Le prerogative della capitale sono all’interno del decreto su Roma Capitale che ha avuto parere positivo dalla commissione bicamerale sul federalismo. La Lega se lo ricorda?” “Piuttosto è ora che il governo dica una parola chiara e definitiva su quali sono le sue reali intenzioni su Roma. Per questo chiediamo che nel secondo decreto attuativo sia chiaro, scritto nero su bianco, che i ministeri resteranno a Roma, anche a conferma dello status di moderna capitale che proprio quel decreto gli conferirà. Noi pensiamo che sia una richiesta legittima, soprattutto a tutela di Roma e delle centinaia di migliaia di romani che lavorano nei ministeri. E’ per questo che chiediamo anche al sindaco Alemanno di far sua questa richiesta e soprattutto – conclude Ranucci – di impegnarsi presso il governo affinché venga soddisfatta”.

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150 anni unità d’Italia: il gravame di un peso

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2011

Siamo giunti a 150 dall’unità d’Italia. E’ una data che ci induce ad una commemorazione solenne ma non tutti sembrano convinti sulla necessità di farlo. Se mettiamo da parte le ragioni di chi opta per i festeggiamenti alla grande e ci limitiamo a considerare le obiezioni dei critici dobbiamo innanzitutto riconoscere che per il come stanno andando le cose ci sarebbe poco da festeggiare. Pensiamo per esempio alla Lega, notoriamente separatista e alle minoranze tirolesi. Pensiamo ai tanti meridionali che si sentono amareggiati ed esclusi da questa festa che dovrebbe anche dire un rilancio dell’economia del Sud, migliori servizi, trasporti, assistenza sanitaria e via di questo passo. Diciamo che un ricco regno delle Due Sicilie in 150 anni è diventato l’ombra di se stesso. Tutti si sono sentiti in dovere di umiliare la sua crescita industriale, economica e finanziaria. Tutti hanno preferito ignorare un sistema di trasporti e reti di comunicazione disastrate. Non pochi hanno favorito l’espandersi della malavita organizzata. Ora ci troviamo con aree inquinate che colpiscono le falde idriche. Con una disoccupazione giovanile che in alcune località tocca il 50% e una formazione professionale che in parecchi casi è solo apparenza. Oggi si consolida il culto delle grandi migrazioni interne: i malati che vanno al nord per farsi curare. I giovani che vanno a studiare e a lavorare al Nord o a recarsi all’estero. L’agricoltura che è messa in ginocchio da politiche inadeguate di sostegno e si tende ad importare perché non è più conveniente produrre in loco. Tutti costoro che possono trovare di tanto esaltante nei 150 anni dall’unità d’Italia? E’ un bilancio sconfortante che si può rivelare una beffa se affidiamo all’attuale classe politica il compito di magnificare questa storica ricorrenza che è indubbiamente grande se ci ha dato l’unità ma che suona come una offesa per chi l’ha ridotta ad un clamoroso insuccesso. Ci rimane, a mio parere, solo una cosa da fare: cogliere l’occasione per riflettere seriamente e per imprimere una svolta radicale per restituire al meridione la sua dignità offesa e umiliata. Perché il meridione non è il parente povero. Perché il nord non è l’Italia ma solo una parte e se vuole definirsi unitario deve rendersi credibile in concreto o altrimenti lo dica senza remare contro nel sottobosco. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Anniversario della morte di Andrea Finocchiaro Aprile

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2011

Palermo, 15 gennaio 2011 47° anniversario della morte di Andrea Finocchiaro Aprile, leader carismatico dell’indipendentismo siciliano. Morì a Palermo, nella casa della figlia Antonella e del genero Ing. Frasca Polara, il 15 gennaio del 1964.  La sua militanza nel Sicilianismo, prima come Meridionalista, poi come Separatista, ebbe inizio nel periodo del regime fascista. Andrea rischiò la fucilazione, proprio perchè continuava a fare un’attività sostanzialmente Anti-Fascista ed Anti-Unitaria. Fu grazie a lui che gli Alleati (che erano sbarcati in Sicilia, com’è noto, il 10 luglio del 1943) trovarono un interlocutore capace di rappresentare con coraggio, ma anche con grande competenza, le esigenze della popolazione siciliana, stremata dai bombardamenti e dalle conseguenze di una lunga guerra che aveva portato morte, fame, disperazione e distruzioni in tutta la Sicilia. Andrea Finocchiaro Aprile formulò proposte e programmi. Sollecitò il rilascio dei prigionieri siciliani. Era, peraltro, referenziato da un passato di Deputato e di Sottosegretario del Governo NittiI. Aveva insegnato nelle Università di Siena, di Camerino e di Ferrara. Negli anni fra il 1943 ed il 1946, Grazie alla sua lungimiranza, cercò di internazionalizzare la Questione Siciliana ed indirizzò due Memorandum, che ancora oggi fanno testo, rispettivamente alla Conferenza di San Francisco (31 marzo 1945), dalla quale sarebbe scaturito, dopo qualche mese, il passaggio dalla Società delle Nazioni alla Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.). Ed alla Conferenza, che si svolgeva a Londra,  dei Ministri degli Esteri delle Potenze che avevano vinto la Seconda Guerra Mondiale ed alla quale partecipavano anche i Ministri degli Esteri degli Stati Alleati delle prime (settembre 1945).
Fu il protagonista principale del Pactum che portò alla prima stesura ufficiosa dello Statuto Speciale di Autonomia. Un Pactum, fra il Popolo Siciliano in armi e lo Stato Italiano, che cercava una via di uscita dalla guerriglia, che dilagava in crescendo in Sicilia, con la emanazione di uno Statuto concordato che avrebbe dovuto fare della Sicilia una “Regione Confederata” dello Stato Italiano. Come ebbe a dire Attilio Castrogiovanni: la Sicilia sarebbe diventata un “Semi-Stato”. Non fu così, perchè lo Statuto non fu mai applicato integralmente e perchè l’Autonomia e la Regione stessa furono “Usate” (e lo sono ancora oggi), senza soluzione di continuità, come Strumenti del clientelismo e del colonialismo, praticati, l’uno e l’altro, dalla classe politica, dai Partiti e dai politici siciliani (pochissime le eccezioni). Strumenti che sarebbero stati usati soprattutto per pugnalare alle spalle l’Indipendentismo Siciliano (quello vero). Nonostante il suo Movimento fosse dilaniato dalla scissione interna (che poi sarebbe sfociata nella formazione del “Movimento per l’Indipendenza della Sicilia Democratico e Repubblicano” di Antonino Varvaro), Finocchiaro Aprile, il 2 giugno del 1946, riuscì a portare alla Costituente quattro Deputati (sè stesso, Antonino Varvaro, Attilio Castrogiovanni e Concetto Gallo). Era stato un risultato dignitoso, ma era un campanello d’allarme dal quale si deduceva che quasi un milione di Separatisti avevano abbandonato il Movimento Indipendentista.
Nel 1948 Andrea Finocchiaro Aprile rinunziò alla nomina a Senatore di diritto (che gli sarebbe spettata), per affrontare in prima persona una difficile campagna elettorale che lo avrebbe visto sonoramente sconfitto, anche per la crisi nella quale era caduto il suo Movimento. Il vecchio Leader ebbe una delusione ed un dolore dai quali non si sarebbe mai ripreso. Abbandonò il suo Partito ma non gli Ideali che ne avevano ispirato la costituzione nell’ormai lontano 1943.
Andrea Finocchiaro Aprile fu poi nominato Giudice dell’Alta Corte per la Regione Siciliana. Ed anche in questa veste brillò per la straordinaria competenza giuridico-costituzionale e per la difesa ad oltranza dei diritti violati del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana. E’ appena il caso di ricordare che A.F.A., e dietro di lui altri Indipendentisti Siciliani, furono i primi (e gli unici) a parlare di Unione Europea e di collaborazione permanente fra i Popoli del Mediterraneo. Fino al 1° gennaio del 1948, infatti, il Codice Penale Italiano considerava reato, punito con la fucilazione, ogni tentativo di fare aderire l’Italia ad Organismi sovranazionali. Non aggiungiamo altro, ma puntualizziamo che abbiamo aperto (e non concluso) la Rivisitazione della figura e delle opere del Leader separatista, che era nato a Lercara Friddi il 26 giugno 1888. Il Segretario Politico Fns (Giuseppe Scianò)

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Bossi, il leghismo e la Padania

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia – dopo le dichiarazioni di Umberto Bossi in merito al fatto che la Nazionale Italiana, impegnata nei mondiali del Sud Africa, possa raggiungere un risultato positivo perchè ha detto Bossi “comprerà la partita” considera le esternazioni del ministro gravi “poiché in quelle parole è contenuta tutta l’incultura di una parte politica che ora sta al Governo e che dovrebbe garantire l’unità della Nazione e non fomentare le divisioni della Nazione”. “La Nazionale di calcio – continua Maccari – è l’ulteriore pretesto per Umberto Bossi e la sua fazione politica (perché non si tratta di un partito ma di un movimento), per sottolineare che nel Governo tira una pericolosa aria separatista e, non ci meraviglierebbe, se da qualche parte dell’Italia si preparasse un colpo armato, per affermare l’autonomia di un territorio che, come ha detto bene il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, nella realtà non esiste”.  “In quanto il nostro interlocutore è proprio un Ministro della Lega – conclude il leader del Coisp – e in quanto è lui stesso garante dei problemi di ordine pubblico che da queste dissennate affermazioni potrebbero derivare, chiediamo al Ministro Maroni di prendere le distanze da Umberto Bossi, se vuole difendere quel minimo di credibilità che ha ancora agli occhi della gente”.(n.r. l’ondata delle critiche, anche da parte leghista, per le esternazioni di Bossi ha indotto quest’ultimo a chiedere scusa e a spiegare che la sua era solo una battuta. Resta che lo ha detto un ministro)

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