Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘sequestro’

La piaga dei sequestri di cristiani in Nigeria

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 febbraio 2021

In Nigeria una serie di rapimenti e atti di violenza ai danni dei cristiani manifesta un peggioramento della situazione già gravissima per la comunità religiosa. Il 15 gennaio scorso don John Gbakaan, sacerdote della Diocesi di Minna, è stato rapito e ucciso il giorno dopo. Per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica in Nigeria un vescovo, mons. Moses Chikwe, Pastore dell’Arcidiocesi di Owerri, a fine 2020 è stato rapito da uomini armati e trattenuto per alcuni giorni. Precedentemente erano stati rapiti padre Valentine Ezeagu, sacerdote della Congregazione dei Figli di Maria Madre della Misericordia (15 dicembre, rilasciato 36 ore dopo) e don Matthew Dajo, dell’Arcidiocesi di Abuja (sequestrato nel mese di novembre e liberato dopo dieci giorni di prigionia). In un’intervista rilasciata alla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo della stessa Abuja, capitale della Nigeria, definisce questa situazione «un morbo che si sta diffondendo senza che venga fatto alcuno sforzo significativo per arginarlo». Il prelato chiarisce che non solo i leader religiosi ma molti altri nigeriani, «vittime silenziose», stanno subendo la medesima drammatica sorte. Parlando poi degli autori dei crimini spiega che i termini “terroristi”, “banditi”, “uomini armati” sono stati usati indiscriminatamente per definire gli autori dei rapimenti, ma la loro identità non è nota con certezza. Rammaricato per le migliaia di persone uccise in diverse parti del Paese senza alcuna reazione significativa, mons. Kaigama ritiene sconcertante che le forze di polizia non siano in grado di identificare questi soggetti, e ciò avvalora l’opinione che non sono molti gli sforzi compiuti finore per garantire la pubblica sicurezza.L’Arcivescovo ritiene che ci siano diverse motivazioni alla base dei rapimenti: «alcuni sono a scopo economico, perpetrati da criminali alla ricerca di denaro facile, tengono le persone in ostaggio e chiedono riscatti di milioni di naira; altri legati al fondamentalismo religioso mirante all’espansione territoriale al fine di dominare coloro che considerano infedeli e i cristiani sono il numero uno sulla loro lista, ma attaccano e uccidono anche i musulmani che non approvano il loro modus operandi. I criminali, i banditi, che dir si voglia, sono consapevoli che l’attacco a un prete o a una suora cattolica fa notizia e pensano così di spingere il governo a prenderli sul serio. È una strategia tipicamente terroristica attaccare dove le ripercussioni sono più forti».In merito al delicato problema dei riscatti richiesti il prelato spiega la posizione della Chiesa affermando che i vescovi della Conferenza Episcopale nigeriana hanno concordato all’unanimità di non pagare. Nel malaugurato caso di un nuovo sequestro il sacerdote chiarirà che la sua diocesi non paga riscatti. Lo scopo è evitare di alimentare questo macabro mercato di potenziali rapiti. «C’è urgente bisogno che il governo nigeriano affronti la situazione addestrando gli agenti di sicurezza ad agire in modo più efficace. Ci si aspetterebbe che, con tutto il denaro gestito dai politici, il governo investisse di più nell’acquisto di strumenti validi a perseguire i criminali. Gli agenti guadagnano molto poco e devono affrontare malviventi che hanno armi più sofisticate e spesso sono loro le prime vittime», conclude mons. Kaigama.

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Assegni smarriti: possono essere protestati: meglio chiederne il sequestro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Maggio 2020

Quando si smarrisce o si viene derubati di uno o più assegni bancari, oltre la classica denuncia di furto o smarrimento esiste un ulteriore e poco noto metodo di cautela. Anche se molto sgradevole, esiste infatti il protesto per gli assegni anche solo smarriti o sottratti e poi utilizzati da terzi. Per evitare di far ricadere sull’interessato delle colpe non proprie, il protesto viene elevato con un’apposita causale “Assegno denunciato smarrito o rubato” cui viene anche aggiunto se la firma appostavi è conforme, o come quasi sempre avviene, non conforme, allo specimen depositato presso l’istituto di credito. Chi vede il protesto, quindi, vede anche la causale che non è certo quella per mancata provvista. Per prevenire tout-court il rischio di protesto esiste lo strumento del sequestro giudiziario disciplinato dall’articolo 670 del Codice di Procedura Civile che dispone come il giudice possa autorizzare il sequestro giudiziario:
1) di beni mobili o immobili, aziende o altre universalità di beni, quando ne è controversa la proprietà o il possesso [c.c. 832, 1140], ed è opportuno provvedere alla loro custodia o alla loro gestione temporanea;
2) di libri, registri, documenti, modelli, campioni e di ogni altra cosa da cui si pretende desumere elementi di prova, quando è controverso il diritto alla esibizione o alla comunicazione, ed è opportuno provvedere alla loro custodia temporanea.
L’ottenimento del sequestro non è garantito a priori, poiché nell’istanza (si può presentare anche senza avvalersi di un avvocato) bisogna dimostrare l’imminenza di un possibile reato o pericolo. In generale, qualunque assegno smarrito o rubato è sintomo di un possibile reato imminente, ma se vi sono circostanze come quella di svolgere un lavoro autonomo o di impresa è meglio indicarle, in maniera tale da eliminare ogni pensiero di ostacolo alla concessione del provvedimento. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Mario Tassone: Il sequesto Moro, un ricordo

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

Il 16 marzo del 1978 veniva sequestrato Aldo Moro e trucidata la scorta. Iniziava l’agonia del presidente della D.C. e della Repubblica. Ricordo bene quel giorno, la confusione a Montecitorio, lo sbandamento di tutti, la percezione della minaccia seria alle istituzioni per opera di un nemico potente, distruttivo, da tempo in “attività” con le scie di sangue. Una pericolosità sottostimata, un coacervo di intrecci e di spinte eversive che hanno reso lo Stato debole nel contrastare le brigate rosse e tutti gli estremismi. Dopo il 16 marzo e il 9 maggio del ’78, giorno dell’assassinio di Moro, tutto è cambiato. Il brigatismo e gli estremismi sono stati sconfitti dopo la presa di coscienza e la mobilitazione del Paese, ma la democrazia è entrata in una bolla di declino. È entrata in crisi la politica, si sono spenti gli entusiasmi, si sono attenuati gli strumenti della partecipazione dei cittadini, si sono scardinati i presupposti della democrazia liberale. Oggi viviamo un momento difficile. C’è un nemico invisibile, corona virus, che sta inginocchiando non solo il nostro Paese ma tutto il pianeta. Bisogna ringraziare il mondo della sanità, i volontari, le forze dell’ordine, gli amministratori per il sacrificio e l’impegno profuso. Esprimiamo vicinanza alle tante famiglie colpite. Sconfiggeremo anche questo nemico. Ma bisogna sconfiggere il disegno di quanti, approfittando di questa tragica situazione, vagheggiano svolte autoritarie attraverso lo svuotamento delle istituzioni di rappresentanza. Durante i conflitti bellici ci sono stati gli approfittatori e gli sciacalli che si sono arricchiti. Tra dittatura e democrazia noi scegliamo la democrazia. Non una democrazia esangue ma vera dove c’è la politica e una classe dirigente meno approssimativa. (n.r. Un ricordo che resta vivo anche nella nostra memoria. In seguito abbiamo pubblicato, con i tipi della Fidest, un libro nel riportare la storia di un giornalista, Mino Pecorelli, che  avrebbe potuto raccontarci particolari  sul sequestro Moro e di quel che ne è seguito, se non fosse stato ucciso. Ma in proposito qualcosa abbiamo saputo e lo abbiamo scritto, ma non abbiamo fatto i conti con la “censura di Stato”.)

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Censura e sequestro degli strumenti di informazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Alcuni giorni fa, dietro disposizione del Tribunale del Riesame che ha accolto la tesi dell’accusa a suo tempo respinta dal giudice per le indagini preliminari (gip), i carabinieri hanno posto sotto sequestro preventivo le attrezzature di Radio Studio 54, un’emittente dell’area metropolitana fiorentina accusata di diffamazione e odio razziale. E’ di oggi la notizia che, grazie ad un server in Usa, l’emittente ha ripreso le sue trasmissioni via web. Vedremo gli sviluppi.
Le accuse rivolte sono note da tempo e pesanti. Per il fatto in sé e per l’applicazione di provvedimenti che, a nostro avviso, ledono libertà di informazione e di espressione.
Il fatto in sé è bene che ognuno lo giudichi da solo. Se condividere o meno le opinioni del leader di questa radio, Guido Gheri, sulla presenza di immigrati e su alcuni approcci istituzionali ed umani all’accoglienza dei migranti. Indipendentemente dalle parole usate (“colorate” e fastidiose, per chiunque), rimane il fatto che si tratta di opinioni. Certo, se Gheri avesse organizzato squadre di picchiatori contro migranti e chi sostiene la loro accoglienza, sarebbe più che giusto bloccarlo ed impedirgli di procrastinare i reati violenti di cui si starebbe macchiando. Ma non è questo il caso. Gheri parla, esprime le sue opinioni. Non fa altro. Quindi, umanamente, lo si può ascoltare, condividere, disprezzare, sintonizzarsi per ascoltare altro.
Riguardo l’applicazione di provvedimenti… è qui che, come si dice in gergo, “casca l’asino”. Le leggi che vengono richiamate da chi ha deciso il sequestro ci sono: i reati d’opinione. E, nonostante sono decenni che partiti di governo (passati e recenti, e di diverso “colore”, e comunque con maggioranze parlamentari qualificate per approvare qualsiasi provvedimento) sostengono l’opportunità di abolirli, questi reati continuano ad esserci. E, in teoria e in pratica, i magistrati fanno il loro dovere… o meglio, come è consentito al loro ufficio, decidono discrezionalmente se applicare o meno alcuni provvedimenti, anche in forma preventiva. E nel nostro caso hanno deciso per quello che a Radio Studio 54 da una parte, noi di Aduc dall’altra, proprio non ci piace: il sequestro degli strumenti di informazione. In mezzo, siccome la radio di Gheri è considerata di “destra”, ci sono quelli di sinistra contrari ai reati d’opinione che stanno zitti, e quelli di
destra che denunciano la censura… denuncia che sempre quelli di destra non fanno quando vittime sono quelli di sinistra. Chiaro, no?
A nostro avviso ci sono alcuni capisaldi importanti del nostro patto istituzionale che, di per sé, non hanno colore perché servono a tutti: di governo, di opposizione o indifferenti che si sia. E questi patti andrebbero difesi sempre. Nel nostro caso, però, c’è un problema: che questi patti non sono chiari. In diversi patti si afferma la libertà di espressione e di comunicazione, mentre nel contempo (non a caso come strascico ed eredità dei codici scritti nel nostro Paese durante il regime fascista del secolo scorso e tutt’ora in vigore) esistono i reati d’opinione. In un contesto in cui si affida al singolo magistrato la discrezione e l’opportunità di applicarli… un potere discrezionale che, se di per sé è bene che ci sia sempre, sarebbe meglio non dovesse fare riferimento anche ai reati d’opinione. Che non dovrebbero esistere in un Paese civile e in un regime a democrazia cosiddetta occidentale/liberale.
Radio Studio 54 (ci auguriamo con cognizione di causa/effetto) ha scelto di entrare in questo tritacarne dei reati d’opinione ed affidarsi alla discrezione dei magistrati. Ottima la scelta del tritacarne, ché si confà ad una emittente libera. Da affrontare nel modo più ampio possibile il confronto/scontro sulla descrizione dei giudici, anche pagando pesantemente di persona. Ampiezza di cui noi siamo sostenitori.
A questo punto c’è da chiedere ampia mobilitazione. Il caso deve investire la politica nazionale. E’ bene ricordare che i due Mattei della politica politicante (Salvini e Renzi) in diverse occasioni si sono pronunciati per l’abolizione dei reati d’opinione, e con loro diversi dei deputati dei loro partiti. Speriamo solo che non venga fuori che, siccome Guido Gheri è di destra, tirando tirando il ministro Salvini esprima solidarietà nel silenzio del senatore Renzi. Qualcuno potrebbe sentirsi contento, ma sbaglierebbe: la libertà di opinione e di espressione riguarda tutti e va difesa sempre. E per coloro che hanno presenze e responsabilità istituzionali, sarebbe proprio il caso di passare dalle parole ai fatti. E quando questi ultimi sono notevoli (proprio perchè “fastidiosi”) sono ottima occasione per usarli come pretesto di iniziativa politico-istituzionale. La “fastidiosità” dà loro quel clamore e quella curiosità che si prestano ad un confronto pubblico
di sostegno all’iniziativa parlamentare. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Falsi nella moda: record di sequestri

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

By Ginevra Cozzi Responsabile Ufficio Stampa Il Sole 24 Ore. Oltre sessantotto milioni di prodotti moda sequestrati in diciassette mesi dalla Guardia di Finanza. Di cui un quarto, cioè circa 17 milioni, sono prodotti contraffatti: falsi venduti per strada, in spiaggia e soprattutto online. A raccontare questo business in netta crescita (nel 2006 i capi sequestrati erano stati “solo” 14,3 milioni) sono le pagine “.Moda” del Sole 24 Ore, in edicola oggi con un approfondimento sul tema della contraffazione con tutti i numeri del fenomeno, l’impatto sulle imprese e sull’occupazione, e anche le strategie per combatterla. Un fenomeno che, negli ultimi anni, è stato accelerato dalla diffusione dei siti che vendono prodotti falsi e copie “fedeli” e affligge la moda in modo sempre più marcato, in Italia e all’estero. Danneggiando le aziende (che ammettono la perdita di fatturato) e i lavoratori.

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Operazione Albacore porta al sequestro di un peschereccio spagnolo facente uso di palamiti a São Tomé

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

peschereccio spagnoloL’Alemar Primero, peschereccio spagnolo per la pesca con palamiti, è stato abbordato nelle acque dello stato insulare centroafricano São Tomé e Príncipe da parte delle autorità di São Tomé, assistite dall’equipaggio di Sea Shepherd e dalle forze dell’ordine del Gabon. Nonostante il peschereccio facente uso di palamiti fosse autorizzato per la pesca al ‘tonno e specie simili’ le ispezioni avevano rilevato che le stive per il pescato erano piene di squali, in prevalenza verdesche, classificate come “vulnerabili” dall’IUCN. Molte delle pinne degli squali erano già state staccate dai loro corpi, una sospettata violazione del Regolamento CE Relativo all’Asportazione di Pinne di Squalo a Bordo dei Pescherecci (1185/2003) e del relativo emendamento (605/2013), che prevede che gli squali debbano essere sbarcati con le pinne naturalmente attaccate.Le autorità di São Tomé hanno ordinato al peschereccio di ritirare a bordo le attrezzature da pesca, rilasciare il pescato e dirigersi a São Tomé per le indagini. Con quattro marine rimasti a bordo per garantire la sicurezza, il peschereccio è stato scortato a São Tomé dalla nave di Sea Shepherd M/Y Bob Barker.
peschereccio spagnolo1Il 7 agosto l’Alemar Primero è arrivato a Neves, un villaggio di pescatori, dove rimarrà in attesa che siano condotte le investigazioni, mentre la M/Y Bob Barker riprenderà i pattugliamenti.Dall’aprile 2016, con il nome di Operazione Albacore, Sea Shepherd assiste il Governo del Gabon per contrastare la pesca illegale, non segnalata e non regolamentata (INN), fornendo l’impiego della M/Y Bob Barker come imbarcazione civile utilizzata per pattugliamenti, la quale agisce nelle acque del Gabon, sotto la direzione del Governo gabonese.In agosto São Tomé e Príncipe è entrato a far parte di Operazione Albacore, inviando due marine e un osservatore della pesca da São Tomé per unirsi all’equipaggio di Sea Shepherd, alla Marina Gabonese e ai funzionari gabonesi deputati al controllo della pesca a bordo della M/Y Bob Barker, per ulteriori azioni mirate a individuare e contrastare la pesca INN nel Golfo di Guinea.
Sea Shepherd Global costituita nel 1977, Sea Shepherd è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro la cui missione è quella di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e le differenti specie.Sea Shepherd utilizza innovative tattiche di azione diretta per investigare, documentare e agire quando è necessario per mostrare al mondo e impedire le attività illegali in alto mare.Salvaguardando la delicata biodiversità degli ecosistemi oceanici, Sea Shepherd opera per assicurarne la sopravvivenza per le generazioni future. (foto: peschereccio spagnolo)

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Padre Dall’Oglio a due anni dal sequestro

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2015

padre dall'oglio“Le parole che il Papa ha voluto dedicare a padre Dall’Oglio, sequestrato da due anni in Siria, rappresentano una speranza per chi non ha rinunciato a rivederlo e a riascoltare le sue parole di pace. Il giorno 29 luglio saranno trascorsi due anni dal suo sequestro e sarebbe doveroso ricordarlo attraverso le sue parole, le testimonianze di chi lo ha incontrato, le attese dei familiari che hanno anche preparato un appello affinché la sua storia non sia dimenticata”. Lo scrivono in una nota Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21. “Articolo 21, che aderisce all’Associazione ‘Giornalisti Amici di Padre Paolo’, si augura che non solo i media, ma anche tutti i luoghi delle istituzioni e i loro siti vogliano ricordarlo pubblicando ed esponendo l’immagine di padre Paolo Dall’Oglio, senza dimenticare quanti sono sequestrati con lui e vivono il quotidiano dramma della Siria. Un grazie infine a quanti, al ministero degli Esteri e nei corpi specializzati, continuano ad operare, in silenzio e con rigore, per cercare di riportare a casa padre Dall’Oglio”.

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Guardia costiera: maxi sequestro di prodotti ittici

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2012

Vasta e complessa attività di controllo sulla filiera della pesca portata a termine dai militari della capitaneria di porto di Napoli. l’operazione denominata “pesca strisciante”, ha visto impiegati ottanta uomini della guardia costiera impegnati nelle verifiche a tredici esercizi commerciali – di vendita al dettaglio e all’ingrosso – tutti riconducibili alla medesima societa’, una delle maggiori catene di distribuzione di prodotti ittici freschi e congelati della provincia di Napoli con ramificazioni
d’impresa su tutto il territorio regionale. Sequestrate 3,5 tonnellate di pescato di cui 800 chilogrammi di pesce pangasio, risultante in cattivo stato di conservazione e privo di tracciabilita’ ed etichettatura. 33 gli illeciti amministrativi rilevati che hanno comportato sanzioni per 40.000 euro, 28 i sequestri amministrativi, 3 quelli penali per frode in commercio (pesce pangasio commercializzato per specie diverse di maggior pregio) e infine 4 le persone deferite all’autorità giudiziaria. l’operazione segue un’altra analoga attività di controllo alla filiera ittico/alimentare compiuta tra il primo ed il sei marzo scorso dalla stessa capitaneria di porto di Napoli in coordinamento con il corpo forestale dello stato che ha portato al sequestro di oltre 8 tonnellate di prodotti ittici ed alimentari a vario titolo illecitamente immessi in commercio. (Filippo Marini)

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Abusivismo edilizio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2011

Continua l’azione di contrasto all’abusivismo edilizio da parte dell’Amministrazione Capitolina. Questa mattina, ad essere abbattuto è stato un degradato manufatto di 1200 metri cubi, utilizzato come abitazione privata (ne erano stati ricavati due appartamenti speculari), nell’VIII Municipio. A dirigere i lavori di demolizione l’ufficio anti-abusivismo guidato dal comandante dell’VIII gruppo della Polizia Municipale, Antonio Di Maggio. Durante la demolizioni, è stato effettuato un sopralluogo della zona che ha portato al sequestro di due costruzioni. «Come è evidente da questa demolizione, la macchina del Campidoglio per contrastare gli abusi edilizi è tutt’altro che ferma. A chi continua a tacciare l’Amministrazione Alemanno di immobilismo, mi sento di rispondere con i numeri che, sono convinto, valgono più di mille parole: in 3 anni abbiamo abbattuto più di 50 mila metri cubi. Cifre reali e dimostrabili, non certo sparate ad effetto come quelle dichiarate della sinistra che afferma di aver demolito un milione di metri cubi: mera fantascienza. È come se avessero demolito 1.500 villette o più dell’intero rione Ludovisi, via Veneto compresa!». Lo dichiara l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Marco Corsini. «Contrastare l’abusivismo richiede grande impegno, un controllo capillare del territorio e risorse economiche che, per quanto possibile, mettiamo in campo ogni giorno. Uno sforzo enorme. La nostra battaglia, realmente seria e puntuale, è un segno di civiltà che deve stimolare le coscienze delle persone a vivere e comportarsi nel rispetto della legalità», conclude Corsini.

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Falsa accusa della Moratti a Pisapia

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2011

Duro scontro politico in diretta tv, su Sky, fra il sindaco uscente di Milano Letizia Moratti e lo sfidante Giuliano Pisapia. L’attacco della Moratti era incentrato su un fatto risalente al 1985 che ha visto coinvolto il suo avversario giudicato dalla Corte Di Assise responsabile del furto di un veicolo che sarebbe servito per un pestaggio e un sequestro. L’indagine è stata poi archiviata come errore giudiziario, la sentenza d’appello del 1985 lo ha definitivamente prosciolto per non aver commesso il fatto. Pisapia ha annunciato che querelerà l’avversaria per diffamazione aggravata in quanto la candidata lo avrebbe attaccato senza dargli la possibilità di replica. “E’ pleonastico dire che ci sorprenda – commenta il Responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti, Oscar Tortosa –, perché oramai mortificare e mistificare l’avversario politico è diventato pane quotidiano. La Moratti dimostra davvero poca professionalità nell’emulare in questo modo lo stile sfrontato di Berlusconi e delude in quanto si è sempre dimostrata una donna equilibrata”. “Questi attacchi violenti sono di basso livello – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro –. Una vera e propria caduta di stile della Moratti e di tutti quei politici che anziché affrontare i seri problemi dei cittadini, demonizzano perseguendo una politica di scontro. Mi appello alla sensibilità degli elettori di Milano affinché giudichino coscienziosamente chi può essere in grado di governare la città.

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Ubriaco al volante: sequestro vettura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2011

Scatta il sequestro della macchina in sosta se al volante c’è un automobilista in stato di ebbrezza alcolica. È il principio stabilito nella sentenza del 4 maggio 2011, emessa dalla quarta sezione penale della Suprema Corte che riporta Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” Con la decisione in commento gli ermellini hanno, infatti, confermato il sequestro preventivo di una Porsche Cayman ferma su ciglio della strada e con al posto di guida il proprietario che aveva indossato la cintura di sicurezza e acceso i fari. L’uomo era stato colto all’improvviso in evidente stato di alterazione alcolica sostenendo che il sequestro era illegittimo perché al momento dell’accertamento non era ancora partito dalla posizione di sosta. Tale giustificazione è stata ritenuta insufficiente dal Riesame e anche secondo la Cassazione. Nella motivazione è possibile, infatti, leggere che “il giudice del merito ha legittimamente ritenuto che la condotta dell’indagato fosse idonea ad integrare la fattispecie contravvenzionale ipotizzata posto che, il porsi alla guida di un’auto, in evidenti condizioni di alterazione dovuta all’assunzione di sostanze alcoliche, nell’atto di muovere il veicolo, già con il motore avviato ed i fari accesi, avendo anche provveduto ad allacciare la cintura di sicurezza, valeva già a rappresentare una condotta idonea ad integrare la fattispecie ipotizzata.
E poi, la circostanza secondo cui, al momento del controllo, l’auto non si era ancora mossa, non si presenta, allo stato, significativa nei termini ritenuti dal ricorrente, posto che il concetto di circolazione di un veicolo non può esaurirsi alla fase dinamica del mezzo ma deve intendersi riferibile anche alle fasi della sosta che egualmente ineriscono alla circolazione. Tanto più che la sosta di un’auto su area di pubblico transito, che presuppone un arrivo sul posto ed una ripartenza del veicolo, non è circostanza irrilevante nella sede cautelare, “posto che ad essa possono certamente inerire condotte riconducibili alla fattispecie allo stato ipotizzata, specie se, come nel caso che oggi interessa, l’atteggiamento dell’automobilista, come sopra descritto, non lascia dubbi non solo circa il sopraggiungere dello stesso a bordo della sua auto sul luogo della sosta, ma anche in ordine all’intenzione, una volta avviato il motore e postosi ai comandi del veicolo in assetto di guida, di ripartire. Intento non portato a compimento solo per l’intervento dei carabinieri, pronti a bloccare l’auto perché consapevoli delle alterate condizioni dell’indagato e dei rischi che potevano conseguire dalla circolazione del veicolo”.

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Bologna: maltrattamenti anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

Un’indagine dei Nas ha messo a nudo una situazione critica ai danni di alcuni anziani all’interno di una casa di riposo, a Bologna. Degli operatori della struttura socio-assistenziale sono stati accusati di maltrattamenti continuati aggravati unitamente a lesioni personali su alcune persone affette da patologie invalidanti. I carabinieri hanno provveduto all’immediato sequestro delle quote societarie della ditta modenese che gestiva la struttura, imputata inoltre per il mancato possedimento di sufficiente materiale sanitario e di personale non adeguato al numero dei pazienti. Il responsabile per la provincia di Bologna dell’Italia dei Diritti, Marcello De Giorgio, interviene esprimendo il suo parere sulla questione: “Il tasso di incidenza riguardo al maltrattamento degli anziani è particolarmente complicato, poiché le vittime spesso non sono autosufficienti e dipendono dalla persona che li accudisce, cosa che li rende riluttanti a denunciare i soprusi. Nonostante l’Emilia Romagna sia, rispetto ad altre regioni d’Italia, un’isola per così dire felice, non manca questo clima di incertezza e di mancato rispetto dei diritti degli anziani e dei più deboli, e ritengo che ciò sia da imputare alla situazione governativa. Polemizzando sul menefreghismo del governo, troppo coinvolto nella politica estera e noncurante degli altri problemi che affliggono il sistema italiano, l’esponente del movimento guidato da Antonello de Pierro conclude dicendo: “Quest’amministrazione, invece di pensare a fare o non fare la guerra, dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare la salute dei cittadini anziché tenerli in considerazione solo per la propaganda.”

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Natale: Come divertirsi con giocattoli sicuri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2010

“L’ennesimo sequestro di giocattoli che va ad aggiungersi ad una lunga lista nera e che conferma il rischio di un aumento vertiginoso del fenomeno della contraffazione in prossimità delle festività natalizie”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando la notizia del maxi-sequestro da parte della Squadra Mobile e della Polizia Amministrativa della Questura di Roma di fucili giocattolo, macchine radiocomandate, false playstation ed altri prodotti destinati ai bambini, molti dei quali trovati senza marchio CE.
“Specie quando ad essere in gioco è la sicurezza sei nostri figli -spiega Dona- bisogna fare molta attenzione. E’ allora sempre importante controllare che, oltre al marchio CE che può essere stato apposto dal fabbricante indipendentemente da una certificazione di parte terza, vi siano machi volontari, come ad esempio il marchio “Giocattoli sicuri”  rilasciato dall’IISG o il marchio di sicurezza IMQ, per i prodotti elettrici”.  “Sull’imballaggio o sul giocattolo stesso -prosegue Dona- devono essere poi indicati nome e indirizzo del fabbricante o del distributore e l’età per cui il giocattolo è stato concepito. Se poi si tratta di giochi non adatti a bambini con meno di 3 anni, deve essere segnalato, magari con il tradizionale “fantasmino”, vale a dire un simbolo costituito da un cerchio barrato con all’interno una testa di bimbo e la scritta “0-3”. E’ inoltre importante verificare che ci siano delle istruzioni anche in italiano, in modo tale che sia chiaro se il giocattolo deve essere usato sotto la sorveglianza di un adulto”. “Non dimentichiamo poi che i giocattoli elettrici non devono esser fatti di materiali infiammabili che potrebbero essere pericolosi. Ma il miglior consiglio -conclude Dona- resta quello di giocare con i nostri bambini: non solo li faremo felici, ma li aiuteremo anche a divertirsi in sicurezza!”. (Ufficio stampa Unione Nazionale Consumatori)

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Incendio Banbin Gesù e controlli

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2010

Roma. “Nessun controllo da parte degli organi di polizia è possibile al Bambin Gesù, in quanto è territorio del Vaticano. Tanto per fare un esempio, in caso di morte o lesioni e di successiva indagine della Magistratura, questa non può disporre alcun decreto di sequestro delle cartelle cliniche e occorre semmai passare tramite le vie diplomatiche.” ha dichiarato Alessandro Marchetti, Segretario Generale aggiunto Sulpm commentando la richiesta del Presidente della Commissione Errori Sanitari alla Regione Lazio. “Allo stesso modo nessun organo dello Stato o della Regione” ha proseguito Marchetti “può controllare, salvo non venga concesso autonomamente da accordi bilaterali tra Stati, se vengono rispettate le norme di sicurezza italiane ed europee. Si pensi all’Ospedale che sempre il Vaticano sta costruendo a Roma in zona S.Paolo, non è previsto nel Piano regolatore comunale e non consentono alcun controllo da parte dell’Autorita’ italiane. Ci chiediamo se usano ad esempio il tipo di cemento previsto dalla Direttiva europea. Sara’ stabile? L’impianto elettrico è a norma cee? A queste domande nessuno, in Italia, può rispondere, ma quello sarà un ospedale che servirà soprattutto gli italiani. “Visto il recente episodio è giunta l’ora che lo Stato e la Regione chiariscano con il Vaticano” ha concluso Marchetti “che se un loro Ospedale prende rimborsi o qualsiasi altro finanziamento dall’Italia, si deve comportare di fronte alla nostra legge come un qualsiasi altro ospedale italiano privato, sia se si tratta di rispondere di reati verso i malati, sia per  il rispetto delle norme di sicurezza.”

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Avetrana: un delitto maturato in famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2010

Con il passare dei giorni si profila uno scenario inquietante. Michele Misseri, zio della vittima e la cugina Sabrina hanno maturato un delitto orrendo. Secondo l’ultima versione del Procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, il tutto è incominciato dopo le molestie sessuali dello zio. Ora abbiamo un reo confesso, Michele Misseri e una presunta complice la figlia Sabrina, che si proclama innocente e riversa tutta la responsabilità dell’insano gesto al padre colpito da improvviso raptus. Per gli inquirenti Sabrina è stata accusata di concorso in omicidio volontario e sequestro di persona. Nella ricostruzione della dinamica del delitto si ritiene che Sabrina abbia portato con la forza la cugina Sarah nel garage dove il padre sopraggiunto poco dopo, l’abbia uccisa aiutato dalla figlia. Se questa tesi reggerà agli obiettivi riscontri condotti dai militari del Ris e del reparto operativo del comando della compagnia dei carabinieri di Manduria, il gip del Tribunale di Taranto domani mattina dovrà confermare l’impianto accusatorio degli inquirenti. Per quanto è dato di sapere il fermo di Sabrina non si basa solo sulle parole del padre. Sono le sue contraddizioni e la dinamica dei fatti che avallano la possibilità, e questa volta con una variante che aggraverebbe la posizione di Sabrina, poiché appare più logico che tra le due giovani donne ci sia stata una lite per una rivalità amorosa e che alla violenza verbale abbia fatto seguito l’aggressione fisica. A questo punto è subentrato il padre e la situazione è sfuggita dalle loro mani ed è trascesa nel delitto. Davanti al cadavere di Sarah padre e figlia hanno pensato d’occultare il cadavere sia per farla franca davanti alla legge, sia per tacitare le chiacchiere dei compaesani. A questo punto il triangolo si chiude restringendosi ai tre componenti delle due famiglie imparentate tra loro: da una parte la vittima e dall’altra un padre e la figlia. La storia, com’è noto,  è cominciata il 26 agosto scorso e condita sino a qualche giorno fa in un mare di bugie e testate, passo dopo passo, dai media. Resta un paese sconvolto e sotto i riflettori di un’attenzione mediatica che molti avrebbero fatto a meno poiché non è certo positiva per una comunità laboriosa e pacifica. Seguito qui

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Roma: Abusivismo edilizio

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2010

Ottantanove sequestri, fra amministrativi e penali, per un totale di 1901 pezzi sequestrati; 132 controlli su attività commerciali con dieci violazioni accertate: sono questi i risultati ottenuti dagli uomini del Gruppo Centro Storico della Polizia Municipale di Roma nel fine settimana. Organizzati in presìdi fissi supportati da una forza di pronto intervento rapido, gli Agenti della Municipale hanno controllato in prevalenza Piazza di Spagna, Trinità de’ Monti, Colosseo e Via dei Fori Imperiali.  1743 articoli sottoposti a sequestro amministrativo – ombrelli, foulards e accessori vari – nonché 158 di rilevanza penale tra cui  borse, occhiali e orologi contraffatti. Nella notte di sabato, inoltre, dai controlli effettuati su centotrentadue attività commerciali, riguardanti pubblici esercizi, laboratori e vendita, centosette hanno avuto esito regolare, e 7 sono state le sanzioni elevate per aver protratto l’orario di chiusura, per aver somministrato alcoolici oltre l’orario consentito e per schiamazzi fuori dai locali.  Infine, sono stati 11 i controlli per le occupazioni di suolo pubblico: una è risultata completamente abusiva; una difforme a quanto autorizzato, mentre per due attività sono in corso i necessari accertamenti al fine di verificarne la regolarità.  «I sequestri effettuati dalla Municipale – afferma Giorgio Ciardi, delegato alla Sicurezza del sindaco Alemanno – dimostrano come sia importante l’attenzione costante dell’Amministrazione Alemanno rispetto al fenomeno dell’abusivismo commerciale che non solo crea disordine ma comporta anche un serio danno economico alle attività commerciali legali e oneste»

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Stupefacenti: nuova stretta sulle coltivazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2010

Roma. Da Piazza Cavour nuova stretta sulle coltivazioni fai da te di sostanze stupefacenti. Possono essere sequestrati i semi di canapa se venduti insieme ad opuscoli illustrativi delle modalità di coltivazione di piante di cannabis.  È la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione sulla vicenda giudiziaria di un giovane di Ruvo di Puglia nel negozio del quale erano stati sequestrati i semi di cannabis, gli opuscoli e il materiale che spiegava come coltivare la canapa e gli attrezzi per il consumo. Infatti contro l’ordinanza di sequestro di questo materiale il proprietario dei prodotti aveva presentato attraverso il suo legale un ricorso nel quale chiedeva la restituzione almeno dei semi di canapa. I giudici della Sesta Sezione Penale però hanno confermato il sequestro. «È vero che il mero possesso di semi di canapa, non aventi contenuto stupefacente, non integra alcun reato contemplato dalla legge – hanno scritto i giudici nella motivazione della sentenza- ma essi ben possono rivestire, in correlazione con altre cose sequestrate (in particolare opuscoli illustrativi delle modalità di coltivazione di piante di cannabis) prova dell’attività di induzione all’uso illecito di sostanze stupefacenti».  Secondo il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA il nuovo giro di vite della Cassazione sulle coltivazioni fai da te di sostanze stupefacenti è un’ottima notizia, perché pone uno sbarramento posto che da circa un anno a questa parte sono aumentati i sequestri di quantitativi di droga.

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Lotta ai lidi illegali a Napoli

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2010

“Dispiace che la fascia di popolazione evidentemente più colpita dalla crisi abbia come unica fuga dalla calura estiva i pochi tratti resi accessibili legalmente e che, di conseguenza, si rifugi a frotte presso i lidi organizzati abusivamente ma la lotta all’illegalità passa anche dalla rimozione degli stabilimenti balneari abusivi che violano le norme di sicurezza e le zone sottoposte a vincoli paesaggistici. Purtroppo, incidenti come il dramma di Ventotene, dove una frana del costone delimitante la spiaggia causò la morte di due ragazzine adolescenti, ci ricordano la concreta eventualità che altre sciagure possano verificarsi in zone non adibite alla sosta dei bagnanti”. Queste le parole della viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti, Licia Palmentieri, alla notizia del maxi sequestro e sgombero di lidi abusivi in Campania nella zona di Posillipo, nell’area di Marechiaro e Nisida, dove gli esercenti non autorizzati facevano pagare un ingresso ai bagnanti dai 5 ai 10 euro e soprattutto invadevano zone protette da vincolo paesaggistico e potenzialmente pericolose per la caduta di massi. I gestori degli stabilimenti illegali sono stati denunciati per occupazione di suolo demaniale ed esercizio abusivo della professione. Spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “Nell’ambito dell’operazione sono state sequestrate anche piattaforme-solarium non costruite a norma e i cittadini dovrebbero ringraziare la solerzia delle istituzioni nel proteggere la loro incolumità. Senza dimenticare che la vendita di derrate alimentari si verificava fuori controllo, magari con maggiorazione di prezzi nel peggiore sciacallaggio turistico o nella concreta possibilità di commercio di alimenti non sottoposti a controlli qualitativi. Oltre alla sicurezza della popolazione, tali operazioni sono volte anche alla prevenzione di attività che possano foraggiare in qualunque modo la criminalità organizzata, oltre alla necessità di tutelare un territorio dal turismo selvaggio. Auspico al più presto la messa in sicurezza e l’apertura di ulteriori zone attrezzate messe a disposizione della popolazione dal Comune stesso, vista la grande richiesta, anche se non possiamo dimenticare che il mare del golfo non rientra, purtroppo, tra le zone meno inquinate del Paese. Come disse qualcuno – conclude la Palmentieri – ‘il mare non bagna Napoli’. E’ lì ma è di difficile fruizione”.

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Il Vaticano e la banda della Magliana

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2010

Roma 12 Maggio  ore 18.30 Piazza S. Apollinare presentazione del libro “Il Vaticano  e la banda della Magliana”  con Valentino Parlato. Intervengono anche: Paolo Brogi, giornalista  Rino Monaco, ex-prefetto Luca Tescaroli, magistrato e Angela Camuso autrice del best-seller “Mai ci fu pieta’  la banda della Magliana dal 1977 a oggi” modera Emilio Radice, giornalista. Dal riciclaggio del denaro sporco nello IOR, la banca del Vaticano, al delitto Calvi e il sequestro “misterioso” di Emanuela Orlandi, alla sepoltura del boss della Banda della Magliana, Enrico De Pedis, nella cripta della basilica di Sant’Apollinare a due passi da piazza Navona. Temi di scottante attualità che verranno trattati durante l’incontro pubblico: “Mai ci fu pieta’ ”, edito da Editori Riuniti, è la vera storia della banda della Magliana, rigorosamente fedele, in ogni dettaglio, ai documenti giudiziari. Alla luce di centinaia di verbali di interrogatori inediti e di informative riservate di polizia giudiziaria l’Autrice descrive e fa parlare i protagonisti senza omettere nomi, luoghi e circostanze in una sequenza agghiacciante e avvincente di delitti, intrighi e misteri raccontata dalla parte dei banditi assassini, figli maledetti del popolo e della miseria, che iniziano la loro sanguinosa parabola nell’ultimo scorcio dei turbolenti  anni ’70 per arrivare ai giorni nostri, allorché gli orfani superstiti della banda occuperanno ancora un posto nell’Olimpo della nuova malavita imprenditoriale. Ai loro esordi poco più che ventenni, spietati e boriosi, subdoli ma ancheeccezionalmente intelligenti, i capi della banda della Magliana conquistarono Roma eliminando i concorrenti sul mercato dell’eroina e mantennero saldo quel potere di morte grazie al fiuto per gli affari di uno dei suoi capi, Enrico De Pedis, che iniziò a ripulire fiumi di denaro insieme al ‘banchiere’ Enrico Nicoletti, sopravvissuto alle condanne e ancora attivo ai primordi del III millennio. La banda finì per autodistruggersi, decimata prima da una faida interna e poi da una catena di clamorosi ‘pentimenti’, che illumineranno tanti misteri d’Italia: sebbene gelosi della loro autonomia, i protagonisti di queste straordinarie imprese furono spregiudicati abbastanza per vendere l’anima a Cosa Nostra, camorra, terrorismo neofascista, P2, Servizi Segreti deviati, politici corrotti ma anche magistrati, avvocati, carabinieri, poliziotti e alti prelati che per denaro o per potere scesero a patti con il diavolo.

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Ricorrenza sequestro Moro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2010

Il 16 marzo 1978 un commando brigatista sequestrò l’on. Aldo Moro mentre i cinque membri della scorta caddero subito nell’eccidio di Via Fani. Le vicende di allora tornano strettamente d’attualità. Il deputato radicale Marco Beltrandi ha infatti presentato al Presidente del Consiglio ed  ai Ministeri degli Affari Esteri, dell’Interno e della Giustizia, una interrogazione parlamentare con cui chiede chiarezza in merito a una notizia recentemente diffusa da stampa e TV. L’interrogazione prende le mosse dalla segnalazione del ricercatore ternano Andrea Liberati, secondo il quale Alessio Casimirri, componente del gruppo di fuoco brigatista, condannato a undici ergastoli e segnalato da anni in Nicaragua, sarebbe facilmente rintracciabile on line, visibile a tutti. Per l’on. Beltrandi, componente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, se tali fatti fossero accertati, “ci troveremmo dinanzi a un grave vulnus allo Stato di diritto e a una grave ed ulteriore ingiustizia nei confronti dei familiari delle vittime*”. “Internet”, ha affermato il parlamentare radicale, “è il più grande mezzo di comunicazione di massa della storia dell’umanità, ma, come per ogni strumento, le finalità dipendono dalla volontà di chi se ne serve,  non dal mezzo stesso”. I “latitanti digitali” sono però almeno due: oltre a Casimirri, ci sarebbe anche Guglielmo Guglielmi, condannato complessivamente a trentanove anni per duplice omicidio e anch’egli subito fuggito in Nicaragua. Dalle sue UCC si generò la Brigata XXVIII Marzo che freddò il giornalista spoletino
Walter Tobagi, cronista del “Corriere della Sera”. Nonostante le condanne –mai scontate- Guglielmi avrebbe eseguito servizi per le Nazioni Unite, possedendo perfino un passaporto diplomatico. Ricordando che non esistono accordi per la cooperazione giudiziaria tra Italia e Nicaragua, l’on. Beltrandi ha chiesto al Governo di attivarsi affinché Casimirri e Guglielmi vengano estradati “seguendo gli usi formali ed informali propri del diritto internazionale”, diversamente da quanto avvenne nel 2004, quando la richiesta venne bocciata dalla Corte Suprema di Managua proprio in virtù dell’inesistenza di simili trattati.

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