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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

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Le emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Essi rappresentano il 17 per cento delle emissioni totali dell’Ue, più di quelle di tutte le automobili e i furgoni in circolazione messi insieme. Senza una decisa riduzione del numero di animali allevati l’Ue non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi definiti dell’Accordo di Parigi sul clima. Lo rivela una nuova analisi di Greenpeace, secondo la quale le emissioni annuali degli allevamenti sono aumentate del 6 per cento tra il 2007 e il 2018. Tale aumento, l’equivalente di 39 milioni di tonnellate di CO2, equivale ad aggiungere 8,4 milioni di auto sulle strade europee. La zootecnia europea emette l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Includendo le emissioni indirette di gas a effetto serra, che derivano dalla produzione di mangimi, dalla deforestazione e da altri cambiamenti nell’uso del suolo, le emissioni annuali totali attribuibili alla zootecnia europea sono equivalenti a 704 milioni di tonnellate di CO2, più delle emissioni annuali di tutte le auto e furgoni circolanti nell’Ue nel 2018 (655,9 Mt CO2eq)Il potenziale di riduzione dei gas a effetto serra derivante dalla riduzione del numero di animali allevati è quindi enorme: una riduzione del 50 per cento consentirebbe un risparmio di emissioni dirette di 250,8 milioni di tonnellate di CO2, una cifra paragonabile alle emissioni nazionali annuali di Paesi Bassi e Ungheria messi insieme. Ridurre la produzione del 75 per cento permetterebbe un risparmio di gas serra di 376 milioni di tonnellate di CO2, più delle emissioni nazionali annue combinate di 13 paesi dell’Ue, e circa equivalente all’impatto climatico totale di tutti i processi industriali di tutti i Paesi membri.Agire per un profondo cambiamento della zootecnia europea non solo è necessario per affrontare i cambiamenti climatici, ma anche per prevenire nuove pandemie. L’allevamento intensivo di animali ha un ruolo ben riconosciuto nell’emergere e nella diffusione di infezioni virali simili a Covid-19. Si stima che circa il 73 per cento di tutte le malattie infettive emergenti abbia origine negli animali e le specie allevate trasmettono un numero straordinario di virus alle persone, come i coronavirus e i virus dell’influenza.

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Il permafrost in Siberia si scioglie e l’effetto serra globale aumenta

Posted by fidest press agency su martedì, 12 Maggio 2020

Nelle regioni artiche il riscaldamento del clima provoca lo scioglimento del permafrost che a sua volta minaccia di aumentare l’effetto serra globale. Questo fenomeno, purtroppo, è noto alla comunità scientifica internazionale. Ciò che invece non era noto fino ad oggi è l’età e la quantità del carbonio emesso in atmosfera come gas effetto serra, proveniente dalle acque che sovrastano i terreni perennemente ghiacciati della tundra siberiana. A scoprirlo è stata una ricerca condotta dalla Vrije Universiteit di Amsterdam, a cui ha partecipato anche la Fondazione Edmund Mach, approdata di recente sulla prestigiosa rivista Nature Communications. Dallo studio, in particolare, è emerso che il carbonio antico, che deriva dallo scioglimento del permafrost, rappresenta solo il 20% delle emissioni di gas serra.

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Ue: tagliare i gas serra fa bene all’economia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 Maggio 2010

La Commissione Europea ha reso noto oggi agli Stati Membri che un aumento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra nell’UE (dal 20 al 30 per cento al 2020) costerebbe assai meno di quanto ipotizzato, con notevoli conseguenze per la creazione di posti di lavoro e sviluppo economico. La Commissione stima che il raggiungimento degli attuali obiettivi di riduzione (20 per cento) al 2020 costerebbe almeno un terzo meno (22 miliardi di euro) di quanto calcolato nel 2008. Sempre secondo la Commissione, aumentare i tagli al 30 per cento potrebbe in realtà farci risparmiare 40 miliardi di euro solo in importazioni di combustibili fossili e creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Le industrie manifatturiere europee sostengono che maggiori tagli alle emissioni di gas serra rischiano di esporre il settore alla competizione dall’estero. Tuttavia, si è scoperto che le stesse industrie stanno accumulando miliardi grazie ai crediti di emissione di CO2 non utilizzati per il rallentamento delle attività dovuto alla crisi economica. La scorsa settimana, un rapporto (1) ha dimostrato che i settori dell’acciaio, della raffinazione e del ferro hanno scaricato sui consumatori europei i costi “immaginari” di questi crediti, guadagnando non meno di 14 miliardi di euro negli ultimi tre anni.Greenpeace chiede agli Stati Membri di sostenere le argomentazioni della Commissione a favore di un ulteriore taglio delle emissioni al 30 per cento al 2020. Ciò sarebbe un grande passo avanti verso l’obiettivo di una riduzione delle emissioni da parte dei Paesi industrializzati di almeno il 40 per cento: questo obiettivo è necessario per rispettare le decisioni del G8 de L’Aquila di mantenere l’aumento delle temperature entro i 2°C.

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Per un nuovo trattato sul clima

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 novembre 2009

Roma, 4 dicembre 2009 (orario: 10-13) Ex  Hotel Bologna – Senato della Repubblica,  Via Santa Chiara 5 La crisi climatica è in atto: l’aumento medio delle temperature e dei fenomeni atmosferici estremi sono alcuni dei suoi effetti più evidenti. Le sue cause sono chiare e note. La comunità scientifica dell’IPCC (il Panel intergovernativo sul cambiamento climatico), nel suo ultimo Rapporto ha documentato che per contenere l’aumento della temperatura media rispetto all’era preindustriale di 2 °C, ed evitare esiti globali drammatici e non più controllabili, sarebbe necessario contenere le concentrazioni di  gas di serra in atmosfera entro le 450 ppm in volume: ciò richiede riduzioni delle emissioni dei Paesi più industrializzati dell’ordine dell’80-95% entro il 2050 e dell’ordine del 25-40% entro il 2020.  L’Italia non può rimanere in coda né frenare il processo di riduzione dei gas di serra, ma deve invece svolgere un ruolo di traino, insieme all’Unione Europea, per portare al successo la trattativa di Copenhagen (7-18 dicembre). Presiedono:   Gianni Silvestrini, Direttore Scientifico Kyoto Club e Raimondo Orsini, Direttore Fondazione per lo Sviluppo sostenibile 10:00 – 10:30 Le proposte di Kyoto Club e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile per la Conferenza di Copenaghen (7 – 18 dicembre 2009) Catia Bastioli, Presidente Kyoto Club – Edo Ronchi, Presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile 10:30 – 12:00 Interventi di:  Emma Bonino, Vice-Presidente Senato della Repubblica  Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare – invitata Pasquale Pistorio, Presidente onorario STMicroelectronics  Flavio Morini, Delegato Ambiente e Tutela del Territorio ANCI Emma Marcegaglia, Presidente Confindustria  – invitata Corrado Clini, Direttore generale Ministero dell’Ambiente – invitato Pietro Colucci, Presidente FISE-Assoambiente 12:00 – 13:00 Interventi di: Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente, Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo Greenpeace Italia, Stefano Leoni, Presidente WWF Italia, Giuseppe D’Ercole, Responsabile Ambiente Cisl, Paola Agnello Modica, Responsabile Ambiente Cgil, Andrea Costi, Responsabile Ambiente Uil.   Partecipano: Toni Federico, Comitato tecnico Scientifico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Gianluigi Angelantoni, Vice-Presidente Kyoto Club, Francesco Ferrante, Vice-Presidente Kyoto Club.

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