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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘servizi sanitari’

20 milioni di italiani aspettano troppo tempo per prestazioni e servizi sanitari

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Roma Nell’ultimo anno, circa 20 milioni di italiani (il 38,7% della popolazione adulta) hanno sperimentato la criticità delle liste d’attesa per accedere a prestazioni specialistiche, oppure per un ricovero in ospedale. Un “fenomeno” talmente ampio da poter essere definito una vera e propria “esperienza sociale allargata”.È uno dei principali problemi che i cittadini registrano nel nostro Servizio Sanitario Nazionale, che emerge dal 16° Rapporto annuale “Ospedali & Salute 2018”. Il Rapporto analizza l’andamento del sistema ospedaliero italiano, in una duplice ottica: quella degli utenti, in relazione alla domanda di prestazioni sanitarie e la qualità dell’assistenza, e quella delle strutture sanitarie che, a fronte delle risorse disponibili, devono organizzarsi per rispondere in maniera efficace ad una domanda di salute che aumenta e che si diversifica.
Nell’ultimo anno, le liste d’attesa più lunghe – oltre i 60 e fino a 120 giorni – hanno interessato il 35,6% degli utenti per le visite specialistiche, il 31,1% per i piccoli interventi ambulatoriali, il 22,7% per gli accertamenti diagnostici e il 15% per i ricoveri in ospedale pubblico per interventi più gravi.Sono significative anche le attese tra i 30 e i 60 giorni, in particolar modo per l’accesso a visite specialistiche, accertamenti diagnostici e ricoveri, che hanno riguardato rispettivamente il 22,6%, 20% e 18,3% degli utenti.Le liste d’attesa rappresentano, per i cittadini, una rilevante inefficienza del SSN, non solo perché generano ansie e disagi ai pazienti e alle loro famiglie, ma soprattutto, perché sono la prima causa di rinuncia alle cure (51,7%, +4,1 punti rispetto al 2017), e concorrono ad alimentare, da un lato la spesa out-of-pocket, dall’altro la mobilità sanitaria, aumentando, ulteriormente, le diseguaglianze tra regioni.Oltre il 30% degli utenti, infatti, per accedere più rapidamente a una visita o a un esame, sceglie di rivolgersi ad altre strutture, di pagare privatamente le prestazioni o ricorrere ad ospedali in altre regioni.La ricerca contiene altre informazioni, che rendono necessaria l’individuazione di soluzioni, in tempi rapidi, rispetto alle esigenze dei cittadini.
Oltre la metà degli italiani in lista d’attesa (10,6 milioni), infatti, ha vissuto almeno un’esperienza di accesso al Pronto Soccorso – che, in generale, ha riguardato quasi un terzo della popolazione adulta, pari a 14,5 milioni di persone –, registrando, nel 20,7% dei casi, ulteriori attese, in media tra le 3 e le 10 ore prima di essere visitati.Concorre ad alimentare questo fenomeno, l’uso improprio del Pronto Soccorso, diventato un escamotage per accedere più rapidamente alle prestazioni sanitarie.
Oltre il 50% degli italiani, infatti, ricorre ai dipartimenti di emergenza quando non trova una risposta dalla medicina territoriale; mentre, in più di 1 caso su 4, tenta, direttamente, la strada del Pronto Soccorso come soluzione per ridurre i tempi di accesso a visite, accertamenti diagnostici e ricoveri, con tutte le conseguenze negative che ne derivano rispetto all’affollamento degli ospedali, costretti a far fronte a un numero crescente di pazienti, in molti casi senza avere le risorse e gli strumenti adeguati.
A causa dell’afflusso eccessivo e delle attese che ne derivano, il 24,4% degli utenti lamenta una scarsa soddisfazione del servizio di Pronto Soccorso, percentuale che sale al 36% nel Mezzogiorno. Non sorprende, allora, che più di un terzo dei cittadini (34,5%) ritenga necessario individuare soluzioni per limitare le attese nei Pronto Soccorso situati negli ospedali pubblici, anche tramite il ricorso alle strutture private accreditate, che potrebbero offrire tale servizio, se incluse nella Rete regionale di emergenza/urgenza.
In generale, un italiano su tre, tra coloro che hanno avuto esperienze di liste d’attesa e/o di Pronto Soccorso, si dichiara insoddisfatto del Servizio Sanitario della propria regione, soprattutto degli ospedali pubblici (32,6%) e delle strutture delle ASL (28,6%), in percentuale minore, invece, degli ospedali privati accreditati (18,3%) e delle cliniche a pagamento (14,3%).Per migliorare la gestione delle liste d’attesa, oltre l’80% degli utenti suggerisce di ampliare gli orari di visita degli ambulatori di medicina generale e un utilizzo integrato di altri ospedali pubblici di zona. Si rileva, inoltre, che più del 50% degli utenti, pur di arginare il fenomeno, sarebbe disposto a pagare un ticket più alto, misura ritenuta utile a organizzare meglio la domanda di servizi degli utenti.

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Chi meno ha più spende per curarsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

“L’identikit di chi acquista servizi sanitari privati è presto fatto: agli anziani over 60 sono imputabili oltre 23 miliardi di euro spesi per acquistare beni e prestazioni sanitarie private rispetto ai 40 miliardi complessivi, dei quali solo 5,8 miliardi “gestiti” (poco meno del 14,5%) da Polizze Sanitarie e Fondi Integrativi – spiega Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute, intervenuto al convegno “Reddito di Salute: il servizio universale della sanità integrativa”, organizzato a Roma dalla Fondazione Farefuturo, presso la sala del Refettorio della Camera dei Deputati, presentando un approfondimento dell’VIII Rapporto RBM-Censis 2018 -. Il costo medio pro capite sostenuto dagli anziani (1.356,23 euro annui) penalizzati da situazioni reddituali mediamente meno favorevoli, è più che doppio rispetto a quello registrato per tutti i cittadini. Un’altra fascia che acquista prestazioni sanitarie private è quella delle persone che convivono con una patologia cronica, ovvero quasi 1 italiano su 2. Il 58% delle cure acquistate privatamente, infatti, riguarda i malati cronici, il 15% le persone con patologie acute, per oltre il 12% i non autosufficienti/inabili. E ancora, proseguendo nell’identikit di chi paga di tasca propria per curarsi, osserviamo come la Spesa Sanitaria Privata interessi in prevalenza i redditi meno elevati. Si tratta di un fenomeno caratterizzato da un’importante regressività: il 32% della Spesa Sanitaria Privata, infatti, ha riguardato i cittadini con reddito compreso tra 35.000 e 60.000 euro annui, il 17,58% i redditi compresi tra 15.000 e 35.000 euro annui ed il 6,43% i redditi inferiori a 15.000 euro annui”.
A livello territoriale, la spesa sanitaria privata non risparmia le aree economicamente meno agiate: pagano di tasca propria le cure sanitarie il 26% dei cittadini del Sud e Isole, poco meno del 20% di quelli del Centro, poco più del 24% dei cittadini del Nord Est ed oltre il 30% di quelli del Nord Ovest. Inoltre, per quanto riguarda le visite specialistiche il maggior ricorso alla Sanità Privata si osserva al Sud e nelle Isole con una frequenza del 69,6% (scostamento +7,6% rispetto alla media). Ulteriore paradosso è che un lavoratore del Sud versa un’aliquota Irpef superiore a quella di un collega del Nord, ma la sua aspettativa di vita in buona salute è inferiore (57,3 anni in Campania contro i 65,5 di Trento, oltre 9 anni di divario secondo i dati presentati al Convegno OASI2018). Attualmente, nel nostro Paese le forme sanitarie integrative intermediano una spesa sanitaria pro capite di circa 95 euro, 5 volte meno che in Francia e 2 volte in meno che in UK. Tutto ciò a causa del mancato avvio di un Secondo Pilastro Sanitario a favore di tutta la popolazione (al momento riguarda solamente alcune fasce di lavoratori)”. Se da un lato, dunque, si accentuano le disuguaglianze in Italia anche in campo sanitario, dall’altro va evidenziato come il Servizio Sanitario Nazionale e il Secondo Pilastro Sanitario siano sempre più simili a due gemelli diversi che in mancanza di dialogo finiscono per penalizzare una larghissima fascia di utenti.

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La salute della donna: Patologie femminili di maggiore impatto

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

milanoMilano, 20 settembre h. 13.00 Hotel Michelangelo – Sala B – Piazza Luigi di Savoia 6 Dall’istituzione della prima Cattedra di medicina di genere a Padova e di una giornata nazionale dedicata alla salute della donna, ai Bollini Rosa agli ospedali italiani, alla presentazione del Manifesto sulla salute della donna fino al primo disegno di legge sulla medicina di genere. Di passi avanti ne sono stati fatti molti. Il genere rappresenta ormai un parametro imprescindibile per garantire la personalizzazione della cura sia in ambito clinico sia nell’organizzazione dei servizi sanitari.
Il 1° Congresso Nazionale di Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna farà il punto sulla medicina di genere e sulla salute della donna nell’età fertile e nella menopausa mettendo in luce le interazioni tra le varie malattie in ambito cardiologico, diabetologico, ginecologico, neurologico, oncologico, psichiatrico e reumatologico. Partecipano:
Sen. Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Claudio Mencacci, Presidente Comitato tecnico scientifico Onda, Osservatorio nazionale salute della donna
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale salute della donna
Rossella Nappi, Professore Associato Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico san Matteo, Università degli Studi, Pavia
Maria Penco, Professore Ordinario di Cardiologia, Direttore Scuola di Specializzazione, Malattie Apparato Cardiovascolare, Università degli Studi, L’Aquila
Armando Santoro, Direttore Cancer Center, Oncologia Medica, Humanitas Research Hospital, Rozzano (MI)
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Vittorio Silani, Direttore UO Neurologia e Stroke Unit, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano

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Crescono i servizi sanitari ma si riducono le risorse

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 novembre 2014

europa-261011-cL’invecchiamento della popolazione, che genera una domanda crescente di servizi sanitari, sociali e personali, e la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, che determina la necessità di acquistare i servizi sostitutivi del lavoro domestico, hanno determinato una crescita del numero di White Jobs, i lavori nei servizi sanitari, sociali e di cura volti a garantire la salute e il benessere delle persone. Questi lavori hanno un’importanza cruciale non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello economico e occupazionale. Lo attesta il rapporto curato da Italia Lavoro – l’agenzia nazionale del Ministero del Lavoro – che verifica empiricamente questo impatto. La presentazione si è tenuta oggi a Roma presso la sede di Italia Lavoro: il rapporto è stato illustrato dagli autori Roberto Cicciomessere e Anna Maria Ponzellini e discusso da Paolo Reboani, presidente e amministratore delegato della società, Natale Forlani, direttore generale del Ministero del Lavoro, Ester Dini, responsabile area lavoro, professioni e rappresentanza del Censis, accademici e rappresentanti del terzo settore. Si stima che gli occupati nei White Jobs potrebbero aumentare da 2,5 milioni del 2012 a 3,1 milioni del 2020, grazie soprattutto al contributo della componente femminile. Un’analisi approfondita è stata posta al “voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia”, un meccanismo di agevolazioni fiscali proposto da parlamentari di molti gruppi politici, che il Governo intende sperimentare nell’ambito della riforma del terzo settore: questo istituto diventerebbe uno dei pilastri su cui basare il “secondo welfare”, in grado di alimentare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale.Nel dibattito è stata posta enfasi sull’impatto economico e occupazionale che già una ricerca del Censis aveva calcolato: l’istituzione del voucher universale con le modalità previste dalla proposta di legge determinerà un aumento dopo cinque anni della platea di famiglie in grado di accedere ai servizi socio-assistenziali di 482 mila unità, una crescita del numero dei lavoratori beneficiari del welfare aziendale (da 127 mila a 858 mila) e dell’emersione del lavoro irregolare, che raggiungerà le 326 mila unità, mentre l’occupazione aggiuntiva è valutabile in 315 mila nuovi occupati. In chiusura l’intervento di Antonella Marsala, coordinatrice del programma di Italia Lavoro “LaFemMe” che offre assistenza tecnica alle Regioni e alle imprese in materia di sviluppo del welfare aziendale e di promozione di misure di flessibilità finalizzate a facilitare la conciliazione tra lavoro e vita privata.

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Medicine complementari

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

Il ricorso alla medicina complementare ed alternativa è cresciuto notevolmente in tutto il mondo e sempre maggiore ne risulta l’utilizzo anche durante la gravidanza. Sebbene sia ormai chiara la necessità di sviluppare nei servizi sanitari per la maternità un approccio integrato (Dooley 2006) e sebbene sia stata dimostrata l’efficacia in gravidanza di alcune medicine non convenzionali (Fugh-Berman & Kronenberg 2003, Huntley et al. 2004, Anderson & Johnson 2005, Smith & Cochrane 2009), si registra una scarsità di informazioni sulle terapie non convenzionali da parte degli operatori professionali.  Ad attestarlo è il Journal of Advanced Nursing, rivista scientifica che ha pubblicato una revisione di ben 19 studi condotti tra il 1999 e il 2009 che riguardavano i punti di vista sulle medicine alternative da parte di oltre 3mila operatori del settore ostetricia e ginecologia.   Secondo l’autore della revisione, il Dr. Jon Adams dell’Università del Queensland, Direttore del Network of Researchers in the Public Health of Complementary and Alternative Medicine (NORPHCAM), la causa principale potrebbe essere dovuta alla mancata formazione da parte di medici e ostetriche, oltre ad una mancanza di rispetto e cooperazione tra le parti coinvolte.

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Castelfranco: si parla di salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

12 gennaio prossimo torna a Castelfranco di Sotto l’appuntamento informativo rivolto alla cittadinanza per il ciclo “La salute della popolazione e i servizi per i cittadini”, che si svolgerà a partire dalle ore 21, nei locali dell’Orto di San Matteo. Interverranno il sindaco di Castelfranco Umberto Marvogli, il presidente della Società della salute Valdarno Inferiore Vittorio Gabbanini, il direttore tecnico della Società della Salute Valdarno Inferiore Franco Doni, e la direzione aziendale dell’Asl 11.  Saranno approfonditi argomenti legati agli indicatori di salute della popolazione, allo stato dei servizi sanitari e all’organizzazione della rete specialistica e territoriale.
Mercoledì 19 gennaio 2011, infine, l’ultimo appuntamento sarà a Montopoli Valdarno.

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Salute e servizi sanitari

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2010

San Miniato 27 ottobre, a partire dalle ore 21, nella Sala del Bastione, si potrà assistere agli interventi di Vittorio Gabbanini sindaco del comune di San Miniato nonché presidente della Società della salute Valdarno Inferiore e della direzione aziendale dell’Asl 11. Nell’occasione verranno illustrati i risultati degli indicatori sullo stato di salute della popolazione e l’organizzazione della rete specialistica e territoriale e dei nuovi strumenti di accesso ai servizi. Scopo degli incontri, che coinvolgono ognuno dei 15 comuni serviti dall’Asl 11,  è quello di fornire ai cittadini e a quanti sono interessati alle problematiche proposte un’occasione di approfondimento e di aggiornamento sui temi clinici, assistenziali ed etici in un’ottica che privilegi l’informazione, l’accesso ai servizi, l’orientamento dei cittadini, la riflessione, lo scambio di opinioni tra i partecipanti.  Novembre si aprirà a Cerreto Guidi dove l’incontro si svolgerà mercoledì 3, nella Sala della Bilerca della Misericordia. In seguito, mercoledì 10 novembre, l’iniziativa si sposterà nella biblioteca comunale di Gambassi Terme.

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Doppio diploma MBA-Medicina

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2009

Parigi l’ESSEC Business School ha siglato un accordo di collaborazione con la Facoltà di Medicina Paris Descartes (Paris V) con l’obiettivo di formare, ogni anno, un numero selezionato di studenti di medicina, per conseguire il diploma dell’Essec MBA. Questo doppio diploma mira a fornire ai futuri responsabili degli ospitali universitari una solida formazione in management di alto livello, preparandoli a divenire dirigenti del settore sanitario pubblico o privato. Gli studenti di medicina potranno beneficiare di questa formazione per lavorare nel settore ospitaliero privato, ma anche presso enti e servizi sanitari pubblici, nell’industria farmaceutica e dei prodotti medici, negli studi di consulenza specialistici e nelle società di venture capital. Un ulteriore vantaggio di questo doppio diploma, di cui potranno beneficiare gli studenti di medicina, é l’apertura verso la carriera internazionale e verso il mondo dell’industria. Uno dei punti di forza dell’Essec risiede infatti non solo nell’elevata qualità dell’insegnamento, ma anche nella capacità di formare dei manager con spiccate capacità di adattamento, flessibilità, propensione al lavoro in equipe e un profondo senso della responsabilità sociale.  Ogni anno, da 6 fino a 8 studenti del secodo anno di medicina, saranno preselezionati dietro segnalazione del Prof. Olivier Amédée-Manesme, docente di terapia all’Unviersità Paris Descartes e direttore del Centro Paris Biotech, e da Gérard de Pouvourville, Professore Titolare della Chair “The Health Economics Chair” dell’Essec.  Dopo la validazione degli esami del quarto anno di medicina, i candidati possono sostenere i test di ammissione all’MBA Essec. Per accedervi, fra il 2 e il quarto anno, dovranno aver acquisito anche i fondamentali di materie come economia e management.  La formazione MBA comincerà in concomitanza con il 1° semestre del 5° anno di medicina e durerà due o tre anni. In alcuni casi, gli studenti del doppio percorso potranno terminare l’MBA prima della fine dell’internato. Il doppio diploma Essec-Descartes, dura quattro anni, o 8 semestri, di cui uno coincide con il 5° anno degli studi di medicina e il resto durante l’internato. L’Essec valuterà quali stage effettuati durante l’internato potranno essere considerati al pari di esperienze professionali validi per la formazione.
Questo accordo fra l’Essec e l’Università di Medicina Descartes rientra nella strategie dell’Essec di creazione di partnariati con istituti eccellenti in molteplici settori, come la creazione dell’INSERM e dell’Incubatore Paris Biotech con l’Ecole Centrale Paris e il Master Specializzato in Management delle Industrie del settore Sanitario, dove le competenze mediche incontrano quelle manageriali.
A proposito di…ESSEC Business School (Ecole Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales), fondata nel 1907, è uno degli attori principali nel panorama dell’educazione manageriale internazionale. L’insegnamento è dispensato da professori di reputazione internazionale e manager di alto livello. Insieme possono perpetrare una tradizione di eccellenza accademica, incoraggiando la creatività e la crescita individuale, con l’apertura di spirito che caratterizza l’ESSEC Business School. http://www.essec.edu/home
A proposito di… l’Università di Medicina Descartes è la seconda più grande università di Parigi, che possiede uno dei maggiori potenziali di ricerca in Francia, con più di 800 ricercatori e 1900 insegnanti-ricercatori. Quattro gli indirizzi di formazione principali dell’Università di Scienze Umane e Sanità: sanità, scienze e teconologie, scienze umane e sociali, diritto e scienze economiche. Una delle priorità dell’Università è oggi la professionalizzazione dei suoi studenti, attraverso lo sviluppo di relazioni con le imprese e l’industria.

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Sanità Regione Lazio: 28 associazioni scrivono a Marrazzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Maggio 2009

“Occorre creare sistemi di valutazione, indipendenti, per tutti i servizi sanitari a tutti i livelli e rendere pubblica, semplice e facilmente accessibile l’informazione sui risultati delle valutazioni”. E’ questa la sintesi di una lettera che 28 Associazioni di utenti e consumatori hanno, oggi, inviato al presidente della Regione Lazio e commissario alla Sanita’, Piero Marrazzo. “Il cittadino deve poter conoscere per scegliere e governare la propria salute e il funzionamento della sanita’”, prosegue la nota che e’ corredata da proposte concrete e attuabili in breve tempo, che riassumiamo: * Rendere pubblici i curricula, gli obiettivi, i risultati e le valutazioni dei direttori generali delle Asl, delle Aziende ospedaliere e dei Policlinici. * Creare un sito Internet per poter esprimere la valutazione degli utenti sui medici di medicina generale. * Attuare iniziative per creare sistemi di valutazione di strutture e servizi e rendere pubblici i risultati. * Definire un vero sistema di valutazione della efficacia delle cure e dei farmaci ed un servizio di informazione a cittadini e operatori. “In tal modo” -conclude la lettera- “nel sistema sanitario si immettera’ un nuovo fattore di governo: la scelta del cittadino che influenzi il successo o il fallimento dei servizi sanitari”. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Uniti per la sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Maggio 2009

Dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali arriva la settima delle Guide “Uniti per la sicurezza”: “Guida per l’uso più sicuro dei farmaci”. Partita nel novembre del 2008, l’iniziativa mira a diffondere il più possibile la conoscenza delle misure che forniscono indicazioni precise affinché le cure intraprese siano sicure. A tale lavoro si dedica un gruppo del Ministero del Welfare – Salute, che elabora le Guide per favorire tutti coloro che sono coinvolti, a vari livelli, nella promozione della sicurezza dei pazienti. Non si tratta di manuali, né di guide ai servizi sanitari, ma di fogli informativi orientati a segnalare accorgimenti per la sicurezza dei pazienti. “Solo se tutti collaboriamo la nostra salute potrà giovarne, poiché ognuno di noi, anche se inconsapevolmente, contribuisce alla qualità delle cure”: è questo il suggerimento dichiarato nella sezione dedicata del sito web Salute, che esorta a diffondere il più possibile i suggerimenti elaborati nelle guide.

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