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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘servizio sanitario’

Gli infermieri rivendicano il diritto al futuro del Servizio sanitario nazionale e della professione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Cosa vogliono gli infermieri? “Il diritto al futuro di un’assistenza accessibile, equa, sicura, universale e solidale – è scritto chiaro nella mozione – senza accettare più prese di posizione, deroghe o tempi di attesa con l’unico effetto di rimanere ancorati a un immobilismo pericoloso per l’assistenza e i diritti dei cittadini”.E proprio per questo i 450.000 infermieri considereranno come banchi di prova delle Istituzioni e della politica il Nuovo Patto per la Salute, la prossima Legge di Bilancio, e tutte le mozioni-provvedimenti legislativi e gli Accordi-Intese tra Stato e Regioni in corso di esame in Parlamento e in Conferenza Stato Regioni.“Solo questo – affermano – darà la vera misura della volontà di tutelare il nostro Servizio Sanitario Pubblico e di sostenere i diritti dei pazienti. Solo questo darà la misura della capacità di Governo e di attenzione al tema dell’effettività dei diritti dei pazienti”.Per ottenere il risultato “il Consiglio nazionale FNOPI chiede ufficialmente ai ministri competenti, quello della Salute in prima battuta e alle Regioni, che si affronti in tempi brevi questo tema in modo strutturato, attingendo alle evidenze e sottraendolo alla strumentalizzazione politica. I presidenti danno inoltre mandato alla presidenza della Federazione di rappresentarli ai tavoli di analisi e discussione, multi-istituzionali e anche multi-professionali, per giungere a un’organizzazione condivisa e reale dei servizi e dell’assistenza che non sia la facciata di un palazzo vuoto di contenuti innovativi e solo pieno di vecchi ricordi di un’attività ormai lontana dai bisogni reali, ma la base per costruzione di un nuovo e più efficiente modello di Servizio sanitario nazionale”. È una reazione decisa e determinata quella dei vertici delle professioni infermieristiche – infermieri e infermieri pediatrici – che rappresentano oltre 450mila iscritti, dei quali 270mila dipendenti del Ssn e oltre 115mila tra liberi professionisti e dipendenti di strutture assistenziali private che garantiscono ogni giorno l’assistenza ai bisogni di salute dei cittadini, soprattutto (ma non solo) ai più fragili (cronici, anziani, non autosufficienti, terminali ecc.).E lancia un preciso messaggio dopo lo stato di tensione interprofessionale che si è venuto a creare nelle ultime settimane/giorni, che invece di far avanzare il Servizio sanitario nazionale e i diritti dei pazienti, corre il serio rischio di attuare una regressione culturale dei rapporti tra professioni e delle politiche sanitarie pubbliche: “o si cambia, con coraggio e responsabilità, o si danneggia inesorabilmente il Servizio sanitario nazionale e non si va incontro ai reali bisogni dei cittadini”.L’obiettivo di tutte le professioni sanitarie, si legge nella mozione, deve essere dare ai cittadini ciò di cui hanno veramente bisogno, disegnando i nuovi modelli basati su ciò che deve necessariamente venire anche dopo la diagnosi e la terapia: l’assistenza continua e la continuità tra ospedale e territorio, fino al domicilio del paziente. E il presupposto di tutto è e deve essere che i processi vanno costruiti insieme mettendo a disposizione il proprio sapere, quello di ogni disciplina.
In questo senso, sostengono i rappresentanti della professione, mettere in dubbio modelli ormai internazionalmente riconosciuti nel mondo e anche dai nostri maggiori partner europei utilizzando e confondendo definizioni come task shifting, che riguardano tutte le professioni, crea confusione e destabilizzazione nel prezioso rapporto con i cittadini e con gli assistiti che tutte le professioni devono avere secondo le proprie caratteristiche.“L’obiettivo della professione infermieristica – si legge ancora nella mozione – non è altro che quello di rendere coerente l’esercizio professionale con le competenze acquisite costantemente nel corso degli anni, grazie ad uno specifico percorso di studi molto rigoroso e robusto, e in continua evoluzione.Non c’è alcun esproprio di professionalità o invasione di competenze altrui – sottolineano i 102 presidenti degli Ordini e il Comitato centrale della Federazione – atti questi che non devono essere nel pensiero di nessuno: nessun professionista vuole fare il lavoro di altri, nessun professionista che ha scelto una disciplina intende confonderla con quelle di altri”.
Non sostenere questo percorso vuol dire sprecare risorse e competenze secondo la mozione, negare lo sviluppo, l’innovazione e il cambiamento di cui ha bisogno il Ssn per allinearlo e metterlo in grado di rispondere di più e meglio alle nuove sfide, ai nuovi bisogni delle comunità. Vuol dire anche negare lo sviluppo che da oltre 25 anni ha caratterizzato nel settore dell’assistenza, la professione infermieristica: dalle lauree ai master di primo e secondo livello, dai dottorati di ricerca alla docenza universitaria, dalla dirigenza alla responsabilità assistenziale dei pazienti, a partire dai servizi di emergenza-urgenza fino all’assistenza domiciliare e terminale.

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Carenza di medici all’interno del servizio sanitario nazionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

“Prendiamo atto della proposta delle Regioni di assumere specializzandi per contrastare la carenza di medici all’interno del servizio sanitario nazionale. Ci troviamo di fronte ad una situazione d’emergenza che però non può essere tamponata solo attraverso provvedimenti eccezionali. E’ quindi necessario risolvere, quanto prima, il problema alla radice attraverso una profonda riorganizzazione del percorso formativo degli specialisti e medici di medicina generale”. E’ questo il commento del dott. Claudio Cricelli, Presidente Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), al documento in 16 punti presentato ieri dalla Conferenza Regioni (Proposte riguardanti la carenza di medici specialisti e la valorizzazione delle professioni sanitarie non dirigenziali). “Da oltre un ventennio assistiamo ad una mancata programmazione del numero dei nuovi professionisti in formazione nelle università italiane – aggiunge Cricelli -. Tuttavia solo negli ultimi tempi le autorità sanitarie hanno realmente preso coscienza di un deficit che può seriamente compromettere l’assistenza medica a milioni di cittadini italiani. Non c’è più tempo da perdere, bisogna trovare una soluzione stabile a questo grave problema”. Nel documento, stilato dalle Regioni, si propone anche una riorganizzazione del corso di formazione specifica in medicina generale. “Come Società Scientifica chiediamo al Ministro Speranza l’istituzione di una Commissione Nazionale per la Medicina Generale – aggiunge il Presidente SIMG -. Alla quale partecipino tutti i rappresentanti della MG italiana allo scopo di definire un’ampia riforma dei contenuti, modalità e forme del tirocinio in medicina generale. La nostra professione ha bisogno di un rinnovato e più moderno percorso di formazione per poter così rispondere alle nuove esigenze del servizio sanitario nazionale”.

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Servizio sanitario: Nuovo ministro nuove speranze

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

“Desidero esprimere al Ministro della Salute, onorevole Roberto Speranza, un sincero augurio di un proficuo lavoro di potenziamento del sistema di sanità pubblica del nostro Paese. Il servizio sanitario nazionale è una delle maggiori conquiste italiane e garantisce qualità delle cure, universalità di accesso per tutti i cittadini ed è elemento di democrazia sanitaria e sociale”. Il dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), augura buon lavoro al nuovo Ministro della Salute. “Siamo certi che il Ministro saprà interpretare questo ruolo e fare del servizio sanitario italiano, oltre che un vanto, un sistema in rapida crescita e sviluppo. La Medicina Generale è la poderosa architrave di ogni moderno, evoluto sistema sanitario vicino ai reali bisogni dei cittadini. Auguriamo al Ministro Speranza, sopra ogni cosa, di esaltare e migliorare i valori e le eccellenze del nostro sistema di salute”.

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L’universalità del servizio sanitario e l’accesso alle prestazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Federconsumatori ha preso parte all’audizione delle Associazioni di tutela e dei pazienti presso il Ministero della Salute sulla proposta in discussione tra Stato e Regioni sul nuovo patto per la salute. Un piccolo passo avanti per stabilire un rapporto più continuativo e strutturato, che riconosca effettivamente il ruolo dei cittadini e delle loro associazioni come terzo pilastro del SSN, dando seguito alle richieste che da tempo avanziamo in tal senso.In questa occasione abbiamo potuto denunciare come, a fronte delle nuove sfide in atto (demografiche, sociosanitarie, tecnologiche, ecc.), che richiederebbero una riorganizzazione e nuovi investimenti, si assiste a un costante e progressivo definanziamento che sta di mettendo in discussione il diritto alla salute dei cittadini.Per questo abbiamo chiesto un forte impegno da parte del Ministero e delle Regioni per assicurare maggiori e più adeguati finanziamenti, condizione essenziale per la credibilità del Patto per la Salute, a partire da dal finanziamento dei LEA, oggi indisponibili in numerose Regioni.Ciò deve essere accompagnato da una seria lotta agli sprechi e, soprattutto, al perseguimento di una appropriatezza delle prestazioni, partecipata e condivisa con i cittadini.Nello stesso tempo occorre ripensare e rivedere profondamente l’esperienza della sanità integrativa. Le Assicurazioni e i fondi sanitari, che ad oggi usufruiscono di cospicue agevolazioni fiscali, non possono sostituire o crescere a scapito della sanità pubblica e universale o proponendo prestazioni superflue (con interventi di pseudo prevenzione) che alimentano il consumismo sanitario e alla fine contribuiscono ad alimentare le stesse liste di attesa e l’inappropriatezza delle prestazioni.Federconsumatori è fortemente contraria all’idea che la risposta all’attuale crisi del sistema pubblico possa venire dalla progressiva privatizzazione della sanità, che configura un inevitabile ed inaccettabile aumento delle disuguaglianze nel nostro Paese tra chi potrà accedere alle cure perché ne potrà sostenere i costi e chi ne rimarrà escluso, derogando sull’universalità del sistema sanitario.Nell’ottica di un ripensamento del sistema sanitario la nuova organizzazione deve sempre più fare perno sulla medicina di base e territoriale e garantire uno stretto rapporto tra ospedale e territorio e una efficace continuità assistenziale. Delle linee chiare e cogenti in tal senso, se accompagnate da adeguati investimenti, supererebbero le attuali criticità e diseguaglianze.Ulteriore punto fondamentare su cui intervenire è il tema dell’abbattimento delle liste di attesa, assieme a quello della compartecipazione che rappresenta un obbiettivo strategico per ridare fiducia sul Servizio Sanitario Nazionale.Un aspetto che sta particolarmente a cuore all’associazione che è proprio quello della sanità partecipata: “riteniamo, infatti, che il contributo attivo dei cittadini può rappresentare una leva importante nel processo di rilancio del servizio pubblico sanitario, sia nell’ottica di migliorarne le performance qualitative che in quella di ridurne gli sprechi, investendo dove davvero è necessario”.

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Salute: dati allarmanti sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

Se la sanità pubblica va male, quella privata (il secondo pilastro) va peggio e non funziona neppure la spesa diretta (out of pocket) dei cittadini. È a tinte fosche il quadro delineato questa mattina dal Dott. Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, presentando il quarto rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Un rapporto che segna una forte sintonia con le analisi di Federconsumatori che richiedono ciò che da anni manca alla sanità italiana: centralità politica, volontà e capacità riformatrice. Una svolta profonda che deve riguardare la parte pubblica, il secondo pilastro, la cui attuale scarsa utilità è conclamata, e la spesa diretta dei cittadini.
L’intervento del dott. Andrea Urbani, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, legittimamente volto a difendere alcune eccellenze della sanità italiana (cura dei tumori e delle cardiopatie) lascia il campo al vero vulnus per i cittadini, ovvero al fatto che, se esiste una copertura pubblica e sostanzialmente gratuita per patologie acute e ospedalizzate, per tutto il resto (cronicità, riabilitazione, odontoiatria, per fare solo alcuni esempi) si vive una situazione di abbandono, drammatica in alcune aree del Paese.Il discorso finale del Ministro Giulia Grillo, concentrato sulla più stretta attualità, si è trasformato in un appello al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Economia a non tagliare la spesa sanitaria nella prossima manovra di bilancio e ha lanciato una tre giorni sul tema salute, coinvolgendo tutte le parti interessate, comprese le rappresentanze dei cittadini, quale è Federconsumatori.“Auspichiamo questo confronto avvenga a breve: il rilievo della partecipazione dei cittadini è stato uno dei fili conduttori della giornata. – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori – In tal senso Federconsumatori da tempo insiste sul fatto che molte riforme, tagli alle inefficienze, e migliore efficacia si possono realizzare anche a costo zero con il coinvolgimento dei cittadini in termini di informazione e di partecipazione attiva alle politiche della salute.”

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L’Università al centro di un nuovo Servizio Sanitario Regionale

Posted by fidest press agency su sabato, 4 Mag 2019

Perugia. Più che mai, in questo momento il servizio sanitario regionale è al centro dell’attenzione degli operatori medico-sanitari e dell’opinione pubblica.
Nonostante le affermazioni autoreferenziali sulla sua efficienza ed efficacia, si avverte l’impellente necessità di individuare nuovi modelli organizzativi in linea con le aspettative e i desideri della comunità.La nuova governance dell’Ateneo e, in particolare, il prossimo Rettore dell’Università degli Studi di Perugia saranno tenuti a sviluppare proposte operative, chiare e dettagliate, destinate a migliorare il servizio sanitario pubblico e che valorizzino un ruolo centrale dell’Università attraverso attività compenetrate di didattica, ricerca e assistenza sanitaria di elevata qualità.A tal fine saranno necessarie:
Una revisione dello Statuto con la costituzione delle Aziende Ospedaliero-Universitarie di Perugia e Terni al fine di una corretta distribuzione delle competenze e degli ambiti di attività ai sensi del Dlgs. 517/1993 e dei successivi interventi legislativi.
Una collaborazione con la Regione Umbria per l’acquisizione e l’utilizzazione dei Fondi Europei.
Una programmazione trasparente e pluriennale delle risorse necessarie a garantire i Corsi di Laurea e le Scuole di Specializzazione attualmente esistenti e di nuova istituzione.
Una revisione delle modalità di selezione del personale nella direzione della correttezza procedurale e della valorizzazione delle competenze.
La costituzione di strutture semplici dipartimentali ad elevata specializzazione.
Un rafforzamento delle interconnessioni con le altre discipline scientifiche e una spinta verso la medicina traslazionale che valorizzi sia la ricerca biomedica di base che quella clinica.Un coinvolgimento attivo della componente universitaria ad attività specifiche (ad esempio, comitato etico, counselling farmaceutico, reti cliniche).Occorre valorizzare le numerose competenze già presenti e favorire l’accesso di quelle che mancano.Il Rettore si troverà ad affrontare le numerose problematiche consapevole che gli ultimi anni l’area medico-sanitaria è stata abbandonata a se stessa e si è via via disgregata. Occorrerà perciò impostare una nuova gestione condivisa di tutta l’area che veda il Rettore stesso impegnato in prima persona.

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40 anni di Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Il prossimo 23 dicembre ricorrono i 40 anni dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, conquista sociale irrinunciabile per l’eguaglianza di tutte le persone. Per l’occasione la Fondazione GIMBE ha realizzato un logo celebrativo, consegnato ieri al Ministro Grillo in occasione dell’evento organizzato dal Ministero della Salute “40 anni di Servizio Sanitario Nazionale”, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Fondazione GIMBE, organizzazione no-profit indipendente, nell’ambito del programma #salviamoSSN, lanciato nel 2013 per salvaguardare il modello di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico, pubblica annualmente il Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e dal 2016 ha istituito l’Osservatorio GIMBE sulla sostenibilità del SSN per monitorare responsabilità e azioni di tutti gli stakeholder, con il fine ultimo di ottenere il massimo ritorno in termini di salute del denaro pubblico investito in sanità. (immagine: logo del servizio sanitario italiano)

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Calcolare i risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

Nasce in Italia il primo modello strutturato per la stima dei costi evitati alle strutture sanitarie e al SSN grazie al finanziamento delle aziende farmaceutiche, in grado quindi di misurare il valore delle attività di sperimentazione correlato a un risparmio effettivo. L’applicazione di questo modello, riassunto nell’Instant Book “Valorizzazione delle sperimentazioni cliniche nella prospettiva del SSN”, e presentato questa mattina in Senato, definisce un vero e proprio effetto “moltiplicatore”, generato dall’investimento da parte dall’azienda, attraverso il finanziamento riconosciuto per la sperimentazione, insieme al costo evitato totale.
Il volume, pubblicato da Edra con il supporto di Roche, raccoglie i risultati di uno studio realizzato da un gruppo di lavoro coordinato da Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione Aziendale alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del S. Cuore e Direttore di ALTEMS, con la collaborazione di Roche, e con la partecipazione di esperti provenienti da due aziende sanitarie, sede di sperimentazione clinica: la Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma e l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il gruppo di lavoro ha validato il modello ValoR, già sviluppato da Roche, per la misurazione dell’impatto economico delle sperimentazioni cliniche, adattandolo alla prospettiva dell’azienda sanitaria.Il modello è stato poi sperimentato nelle due aziende sanitarie con significativi risultati: monitorando l’attività di ricerca condotta dal 2011 al 2016 in due aree terapeutiche, sono stati infatti stimati risparmi dai 2 ai 4 milioni di euro per le due strutture oggetto di studio.“Nel dettaglio – spiega Americo Cicchetti – il modello definisce il valore prodotto dalle attività di sperimentazione, per le strutture ospedaliere, come somma di due componenti: i finanziamenti ricevuti, cioè la somma dei ricavi cumulativi per studio, derivanti dal finanziamento della sperimentazione, che include tutti i costi per la gestione del paziente, e gli averted cost (cioè i costi evitati totali), corrispondenti alla stima dei costi risparmiati dal SSN/SSR, in quanto il costo delle terapie farmacologiche per i pazienti arruolati nei protocolli di ricerca viene sostenuto da soggetti terzi, cioè gli sponsor o le aziende farmaceutiche”.A conferma dei risultati ottenuti e in prospettiva di quelli che si potrebbero ottenere sulla base del modello di Roche, il prof. Cicchetti precisa inoltre che “applicando il modello a tutti gli studi condotti da Roche in Italia in ambito onco-ematologico nel periodo 2011-2016, si osserva che a fronte di un totale finanziamenti erogati agli ospedali di 66,6 milioni di euro, il totale del risparmio per farmaco è stato di 84,6 milioni, con un impatto totale sul sistema sanitario pari a 151,3 milioni. Su tale insieme di studi, dai nostri calcoli, l’effetto moltiplicatore è pari a 2,2. Se tale dato venisse confermato a livello nazionale, riproporzionando per il numero di sperimentazioni cliniche registrate grazie al Rapporto Osmed 2015 per le 86 Aziende Ospedaliere e Aziende Ospedaliere Universitarie e i 48 IRCCS tra pubblici e privati, il risparmio totale a livello nazionale potrebbe aggirarsi tra i 320 e i 360 milioni di euro in un solo anno”. “Grazie alla sponsorizzazione esterna da parte delle aziende – aggiunge Carlo Nicora, Direttore Generale ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e coautore del volume – il costo della gestione a carico del SSN per il trattamento di pazienti arruolati nella sperimentazione clinica tende a ridursi per effetto della spesa non sostenuta dall’azienda sanitaria. In particolare, non vengono sostenuti i costi per procedure diagnostiche, dispositivi medici, altri materiali di consumo utilizzati per la cura dei pazienti arruolati e anche i costi dei farmaci somministrati. I vantaggi si rilevano sia nella componente scientifica, si ha infatti una maggiore possibilità di coinvolgere i medici nei progetti e di investire di più nella formazione di giovani medici; sia in quella economica, poiché il risparmio ottenuto si traduce in un minor aggravio sulle Regioni e nella possibilità di reperire fondi per la ricerca indipendente; sia in quella manageriale, dal momento che una buona ricerca significa anche organizzazione di processi efficaci e rigorosi all’interno delle aziende sanitarie”.
I dati del 17° Rapporto Nazionale sulla Sperimentazione Clinica in Italia, pubblicato dall’AIFA, non sono incoraggianti. Il numero delle sperimentazioni cliniche autorizzate nel nostro Paese è complessivamente diminuito di quasi 100 unità (da 660 nel 2016 a 564 nel 2017). Risulta inoltre diminuita la percentuale degli studi autorizzati in Italia rispetto all’EU dal 20,3 del 2016 al 18,0% del 2017.

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La realtà del servizio sanitario nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Questa realtà è caratterizzata da un evidente fenomeno: il bisogno di salute supera le risorse disponibili. Tale situazione è generata da una serie di fattori concomitanti:
• l’invecchiamento della popolazione,
• la crescita del peso delle patologie croniche,
• inadeguati investimenti nella prevenzione,
• lo sviluppo di terapie più complesse,
• l’aspettativa dei pazienti di una migliore qualità del servizio assistenziale,
• la mancanza di strumenti di controllo e di gestione necessari per l’analisi e la programmazione dei servizi da erogare,
• l’eccessivo bisogno di autoaffermazione degli stakeholders,
• la scarsità di risorse finanziarie conseguenza dell’enorme debito pubblico.
In uno scenario così complesso e con un finanziamento puntualmente inferiore alla spesa preventivata, le Istituzioni devono affrontare lo spinoso compito di stabilire le “priorità” e cioè il modo migliore di investire le risorse disponibili. In questo contesto la Socitel – Società Italiana di Telemedicina, si propone come soggetto determinato a verificare e sperimentare le potenzialità offerte dal progresso scientifico-tecnologico in campo medico-sanitario suggerendo, attraverso dati, studi e standard operativi derivanti dalle sperimentazioni, riscontri utili per la valutazione dell’investimento in telemedicina. Lo fa avvalendosi della capacità di esperti che operano nel settore della sanità, dell’economia sanitaria e dell’ICT. La Socitel riesce così a individuare i seguenti obiettivi:
• facilitare l’accesso alle strutture sanitarie specialistiche ai pazienti distanti da ospedali e case di cura;
• collaborare con altre associazioni scientifiche, con imprese e con strutture sanitarie, sia pubbliche sia private, allo scopo di elaborare progettualità che implementano telemonitoraggio, teleassistenza, teleconsulto, teledidattica e tutti i potenziali servizi legati alla telemedicina;
• collaborare con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie Locali e altri Organismi e Istituzioni Sanitarie pubbliche per elaborare linee guida utili alle applicazioni dei servizi di tele-medicina;
• collaborare con associazioni e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei malati, degli anziani e dei disabili allo scopo di elaborare progettualità che, per mezzo della telemedicina e della teleassistenza, producano un miglioramento della qualità di vita dei pazienti;
• promuovere studi clinici, ricerche scientifiche finalizzate e rapporti di collaborazione con altre società e organismi scientifici.
A questo riguardo il direttore dei centri studi Fidest Riccardo Alfonso sulle tematiche riguardanti la sanità precisa: “Esistono delle potenziali possibilità per ridurre i costi della sanità senza per questo diminuire il livello qualitativo delle prestazioni, anzi migliorandole”. Sembra la quadratura del cerchio. In realtà alcuni correttivi sono possibili e praticabili da subito. Basta averne la determinazione politica e la capacità di raccogliere consensi parlamentari trasversali poiché il mondo della sanità è letteralmente circondato, per non dire attraversato, da forti interessi lobbistici. “Penso – osserva il direttore del Centro – alla disciplina dell’attività trasfusionale al monouso dei farmaci, all’attribuzione di nuovi compiti ai medici di base ecc.”
Da parte mia – soggiunge – ho attivato due centri di cui uno è denominato Centro studi sociali intendendo con ciò coniugare la medicina al sociale e un secondo con l’acronimo Asocast ageing society per approfondire le tematiche della terza età.Tutte queste iniziative e altre si sono scontrate, inevitabilmente, con una cultura votata alla conservazione come dire chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova.
D’altra parte chi s’ingegna di trarre lauti profitti in campo sanitario, sa bene che solo attraverso una legislazione farraginosa e con sistemi di tutela insufficienti si può mestare nel torbido impunemente. Se poi sfioriamo appena la natura dei costi che gravano sul bilancio sanitario nazionale e il modo come si forma, a prescindere dall’altra pratica degli sprechi, delle truffe e degli appalti truccati dove alcune strutture pubbliche per acquistare una siringa pagano due euro contro i cinquanta centesimi di un’altra, si può avere chiara l’idea della confusione che esiste. E a volte diventa del tutto regolare se prendiamo per buono, quanto ci dicono i fornitori che sono diventati dei creditori che per avere il dovuto devono aspettare, se non certo anni di sicuro molti mesi con uno Stato che si rivela un pessimo pagatore. A questo punto l’unica strada che a loro resta è di rivalersi sui costi dell’unità prodotta.
Per non parlare di una sanità che deve fronteggiare il riacutizzarsi se non al cronicizzarsi di alcune malattie “ambientali” per il sistematico inquinamento atmosferico, l’avvelenamento delle falde acquifere e la scarsa attenzione che si ripone sulla qualità dei prodotti alimentari.
Altri oneri derivano, ad esempio, dall’infortunistica stradale. La spesa dovrebbe essere cari-cata per intero sulle società assicuratrici e invece si evita facendo così mancare un buon introito compensativo.
Manca, e qui aggiungo la ciliegia sulla torta della disfunzione sanitaria, una forte capacità organizzativa e una visione d’insieme dell’assistenza e soprattutto nel mancato rendersi conto che risparmiare si può e si deve e che alla fine si può andare a regime assicurando migliori servizi e introducendo tecniche d’intervento più efficaci e risolutive. Basta guardarci intorno con l’occhio del costruttore e non di quello del distruttore. (Servizio Fidest)

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Rapporto sulle criticità del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

Ministero saluteRoma, 5 luglio 2017, ore 9.00 Auditorium Cosimo Piccinno, Ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1 Convegno “Rapporto sulle criticità del Servizio Sanitario Nazionale: il punto di vista di pazienti e operatori sanitari. Presentazione a Istituzioni, politica e media”, organizzato da Senior Italia FederAnziani.
Il convegno rappresenta un momento strategico di confronto tra pazienti, operatori sanitari, Istituzioni e mondo della politica. Le criticità legate all’accesso alle cure e alla loro omogeneità sul territorio nazionale si uniscono a quelle economiche, giuridiche e amministrative, innescando un meccanismo per il quale l’efficacia dell’azione del medico e la stessa alleanza terapeutica tra medico e paziente rischiano di essere compromessi.
La presentazione alle Istituzioni e alla politica di un “Rapporto” che riassuma tali criticità è parte di un’azione sinergica e concreta che punta a individuare nuovi, ottimali punti di equilibrio tra le esigenze economiche del sistema e i bisogni medico sanitari dei pazienti, ribadendo la centralità della tutela della salute come diritto incomprimibile dell’individuo e interesse fondamentale della collettività.

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Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

camera deputati2Roma, 5 giugno 2017 – ore 9.00 Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati via di Campo Marzio 78 convegno “Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT – Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. L’esperienza di Senior Italia FederAnziani”. La crisi economica che il Paese sta vivendo e la conseguente riduzione delle risorse finanziarie necessarie per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini, diritto sancito dalla Costituzione, inducono a considerare l’investimento in innovazione tecnologica una delle possibili soluzioni per risolvere l’impasse.
Gli “over 65” assorbono circa il 68% delle spese del Servizio Sanitario per la gestione delle cronicità: il costo sanitario medio di un anziano cronico è pari a 4 volte quello pro-capite medio. Senior Italia FederAziani ha attivato un progetto pilota per la realizzazione di una piattaforma informatica che possa mettere in rete Centri Anziani, Policlinici Universitari e Medici di Medicina Generale semplificando l’accesso alla prevenzione e riducendo considerevolmente i costi per l’assistenza primaria.

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Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 giugno 2017

montecitorio

Roma 5 giugno 2017 – ore 9.00 Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati via di Campo Marzio 78 convegno “Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT – Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. L’esperienza di Senior Italia FederAnziani”, che si svolgerà il prossimo 5 giugno a Roma presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. La crisi economica che il Paese sta vivendo e la conseguente riduzione delle risorse finanziarie necessarie per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini, diritto sancito dalla Costituzione, inducono a considerare l’investimento in innovazione tecnologica una delle possibili soluzioni per risolvere l’impasse. Gli “over 65” assorbono circa il 68% delle spese del Servizio Sanitario per la gestione delle cronicità: il costo sanitario medio di un anziano cronico è pari a 4 volte quello pro-capite medio. Senior Italia FederAziani ha attivato un progetto pilota per la realizzazione di una piattaforma informatica che possa mettere in rete Centri Anziani, Policlinici Universitari e Medici di Medicina Generale semplificando l’accesso alla prevenzione e riducendo considerevolmente i costi per l’assistenza primaria.

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Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 Mag 2017

camera deputati2Roma, 5 giugno 2017 – ore 9.00 Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati via di Campo Marzio 74 convegno “Il Servizio Sanitario Nazionale e l’investimento in ICT – Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. L’esperienza di Senior Italia FederAnziani”.
La crisi economica che il Paese sta vivendo e la conseguente riduzione delle risorse finanziarie necessarie per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini, diritto sancito dalla Costituzione, inducono a considerare l’investimento in innovazione tecnologica una delle possibili soluzioni per risolvere l’impasse.
Gli “over 65” assorbono circa il 68% delle spese del Servizio Sanitario per la gestione delle cronicità: il costo sanitario medio di un anziano cronico è pari a 4 volte quello pro-capite medio.
Senior Italia FederAziani ha attivato un progetto pilota per la realizzazione di una piattaforma informatica che possa mettere in rete Centri Anziani, Policlinici Universitari e Medici di Medicina Generale semplificando l’accesso alla prevenzione e riducendo considerevolmente i costi per l’assistenza primaria.

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Cresce in Italia il numero di esami clinici richiesti ai laboratori del servizio sanitario nazionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

medicina-da-laboratorioIn alcuni settori della medicina, come le malattie cardiovascolari, nel diabete e nell’insufficienza renale, l’incremento annuo arriva al 20%. Questo è dovuto alla deospedalizzazione dei pazienti colpiti da patologie croniche e, talvolta, dal ricorso alla medicina difensiva. Non sempre, però, i test prescritti tengono conto dei criteri di appropriatezza. E’ necessario interrompere quanto prima questo boom di prescrizioni non sempre indispensabili, per evitare sprechi all’intera collettività e migliorare l’assistenza sanitaria nel nostro Paese”. E’ questo l’appello lanciato dal prof. Marcello Ciaccio, Presidente Nazionale della SIBIoC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica), in un incontro con i giornalisti organizzato oggi a Roma. “Gli esami di laboratorio influenzano il 70% delle diagnosi mediche e quindi dei successivi trattamenti – afferma il prof. Ciaccio -. Per questo è necessario riorganizzare le rete di queste strutture in Italia in modo che solo in pochi laboratori ci siano le strumentazioni e siano svolte le attività di secondo e terzo livello, specialistiche e ultra specialistiche. Per esempio, le indagini sofisticate come quelle di genetica molecolare non dovrebbero essere eseguite in tutti gli ospedali. Come spesso accade, le Regioni del Sud sono più penalizzate rispetto a quelle del Nord, anche se nel Mezzogiorno esistono numerose eccellenze. In tal modo, si eviterebbero sprechi e inappropriatezza che può portare risultati falsamente positivi che scatenano a loro volta altre indagini, visite e terapie inutili. Da qui il nostro invito a incrementare le strutture accreditate secondo la normativa del Ministero della salute”. “Ma – sottolinea Ciaccio – va combattuta anche la troppa medicina difensiva. Il disegno di legge sul rischio professionale, recentemente approvato dal Senato, potrà ridurre il ricorso ad analisi svolte solo per evitare controversie legali. Siamo pronti a dare il nostro contributo e a collaborare con tutte le Istituzioni”.
Con oltre 2000 specialisti iscritti, la SIBIoC intende offrire al Ministero e alle Regioni il suo apporto per un migliore dialogo con i medici di medicina generale e gli specialisti. “La nostra è una branca in cui l’innovazione rappresenta una componente molto rilevante, grazie ai progressi tecnologici – spiega il prof. Giuseppe Lippi, coordinatore divisione scientifica della SIBIoC -. Proprio per questo, abbiamo deciso di incrementare la formazione dei giovani specialisti, molto apprezzati anche all’estero. E di intensificare il rapporto coi Paesi emergenti. Per favorire la cooperazione internazionale è stato avviato “Adotta un professionista dai Paesi Emergenti”. Medici di laboratorio stranieri, provenienti soprattutto da Paesi africani, sono stati accolti in alcuni ospedali italiani per un periodo formativo. Non solo, in collaborazione con l’onlus Docemus, la SIBIoC ha reso operativi alcuni laboratori in ospedali di aree disagiate dell’Africa. Ma è forte anche l’attività nei confronti dell’emergenza migranti in Italia”. “L’ospedale Garibaldi di Catania – aggiunge Ciaccio – ha avviato un progetto patrocinato dalla nostra Società Scientifica e cofinanziato dal Ministero della Salute. I migranti, una volta sbarcati sulle coste siciliane e arrivati all’interno del sistema di accoglienza, sono sottoposti a screening che riguardano soprattutto l’individuazione di alcune pericolose patologie infettive. In tal modo, se una persona risulta positiva viene immediatamente indirizzata in una struttura in grado di assisterla, anche attraverso eventuali isolamenti”.
La SIBIoC è stata fondata nel 1969. Nel 2016 ha svolto una gran mole di attività che diventerà anche più rilevante nel 2017. “Vogliamo sostenere nuovi progetti di formazione e aggiornamento – aggiunge Sergio Bernardini, Vice Presidente SIBIoC -. Con particolare attenzione al sempre più importante tema dell’utilizzo dei biomarcatori. La recente approvazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza è un risultato positivo che aspettavamo da anni anche perché normano le prestazioni analitiche da considerare indispensabili. Su queste vogliamo aprire una discussione ed emanare delle linee guida e documenti di consenso in modo da rendere omogeno il nostro intervento su tutto il territorio nazionale”. (foto: medicina da laboratorio)

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Un Servizio Sanitario a misura di senior

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2016

MedicinaSi è concluso  al Palacongressi di Rimini il Congresso Nazionale di Senior Italia, la federazione delle associazioni della terza età con oltre 3,8 milioni di aderenti, che ha visto medici, esperti, rappresentanti della massime Istituzioni e pazienti riuniti per l’elaborazione delle linee guida mirate al miglioramento del Servizio Sanitario.
L’Assemblea dei delegati Senior Italia ha approvato un documento strategico, frutto del lavoro svolto nei due giorni precedenti dalle Commissioni Tecniche Nazionali, che hanno visto medici, rappresentati delle principali società scientifiche, riuniti su specifiche aree tematiche in ambito sanitario. Ecco i dieci punti approvati dal Congresso:
1. Uguaglianza delle cure, trattamenti e metodiche in tutta Italia. Chiediamo un’assistenza sanitaria equa ed accessibile, ovvero uguale possibilità di accesso alle prestazioni sanitarie, a terapie, farmaci e medical device, su tutto il territorio nazionale.
2. No a cure o metodiche con principi ragionieristici. Chiediamo che le terapie vengano scelte in scienza e coscienza dai medici e che la tutela del diritto alla salute dei cittadini non veda le garanzie degli utenti limitate dalle esigenze di bilancio.
3. Diritto di informazione e di scelta sui device e sui farmaci. Chiediamo adeguata informazione dei pazienti in merito ai farmaci e device loro prescritti o impiantati, con informazioni trasparenti, per garantire un’effettiva libertà di scelta.
4. Riduzione tempi delle liste d’attesa. I tempi delle liste di attesa permangono, in Italia, inaccettabilmente lunghi e fortemente disomogenei. Chiediamo una riduzione di tali tempistiche affinché l’inquadramento diagnostico e le successive terapie non siano ingiustificatamente procrastinati compromettendo la prognosi e la qualità della vita dei cittadini/pazienti. Chiediamo l’adozione di programmi e misure che garantiscano in modo effettivo il rispetto della tempestività delle prestazioni.
rimini5. Uniformità e semplificazione dei modelli dei consensi informati. Chiediamo l’uniformità e la semplificazione dei modelli di consenso informato per rendere effettiva la facoltà di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico; l’informazione verso il paziente deve riguardare la natura del trattamento, la sua portata ed estensione, i rischi, i risultati conseguibili, le possibili conseguenze negative, la possibilità di raggiungere gli stessi risultati attraverso altri tipi di intervento: in sostanza, il paziente deve essere messo in condizione di valutare ogni rischio e ogni alternativa del trattamento.
6. Avvio dei piani terapeutici (PDTA) da parte della medicina generale. IL Medico di Medicina Generale (MMG) rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per la presa in carico del paziente cronico e una delle figure centrali dell’assistenza sanitaria. Chiediamo di estendere la possibilità di affidare ai Medici di medicina generale la prescrizione di farmaci sottoposti a Piani Terapeutici in ambiti terapeutici rilevanti per il Territorio e ad alta prevalenza quali: il metabolico (Diabete Mellito), il cardiovascolare (Terapia anticoagulante), il respiratorio (terapia di Asma e BPCO), l’osteoporosi, anche per evitare che il proliferare di autonomi progetti pilota da parte delle Regioni sulla prescrizione di farmaci anche sottoposti a PT, aumenti la disparità di trattamento tra cittadini sul territorio.
7. Diffusione della cultura della longevità di massa. Chiediamo l’implementazione di programmi che contribuiscano a diffondere la conoscenza del fenomeno della longevità di massa e del suo impatto nei vari ambiti sociali, economici, sanitari, per consentire ai decisori, in ambito pubblico e privato, di mettere a punto nuove strategie che affrontino in modo efficace tale fenomeno e i cambiamenti ad esso connessi.
8. Campagne informative sull’aderenza alla terapia e per la prevenzione delle principali patologie. L’aderenza alla terapia è un diritto del paziente, che deve essere adeguatamente formato e informato, coinvolto in un processo di empowerment che gli consenta di seguire al meglio le terapie prescritte dal medico. Sono necessari adeguati investimenti in programmi che coordinino i medici di medicina generale, i farmacisti, le associazioni di pazienti e i diversi attori del sistema salute attraverso campagne di sensibilizzazione, di automonitoraggio e azioni multilivello.
9. Avvio di programmi di teleassistenza e di telemonitoraggio. E’ necessario implementare programmi di teleassistenza e telemonitoraggio per la popolazione senior, e più in generale le persone affette da patologie croniche per una loro più efficace presa in carico, attraverso tutti gli strumenti offerti dalle nuove tecnologie. Ciò consentirà di ridurre il numero e la durata dei ricoveri ospedalieri e del ricorso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali, di evitare o ritardare l’istituzionalizzazione dei pazienti, di contenere la spesa sanitaria, migliorando significativamente la qualità della vita per i pazienti ed i loro familiari.
10. Soluzioni alle difficoltà di accesso ai farmaci innovativi. Chiediamo l’accesso a farmaci innovativi per patologie quali fibrillazione atriale, osteoporosi, artrite reumatoide, psoriasi. Chiediamo siano rispettate le indicazioni delle linee guida emanate dalle principali società medico scientifiche e fatte proprie da diversi documenti prodotti da istituzioni competenti quali l’Agenzia Italia del Farmaco rispetto all’importanza per il paziente di accedere ai farmaci innovativi per il trattamento di una serie di patologie, ad oggi prevalentemente trattate con farmaci di vecchia generazione, forieri di complicazioni per lo stato di salute del paziente.

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Latanoprost: l’ingresso dei generici fu ostacolato

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2014

MedicinaDopo oltre quattro anni si conclude la vicenda delle misure messe in atto dal detentore del brevetto del latanoprost, scaduto nel 2009, per rallentare l’entrata sul mercato dei farmaci equivalenti. Lo stabilisce la sentenza del Consiglio di Stato (Sezione sesta) il cui dispositivo è stato reso noto il 15 gennaio scorso. “E’ un risultato importante per AssoGenerici ed il comparto industriale che rappresenta, che potremo valutare nei dettagli una volta conosciute le motivazioni della sentenza”, dice il presidente Enrique Häusermann, “ma che deve indurre tutti a riflettere sull’utilizzo distorto del sistema di tutela brevettuale”. A causa di una normativa nazionale non chiara, prosegue Häusermann, “infatti, è stato possibile attuare tattiche dilatorie che hanno ritarda to l’apertura alla concorrenza, da tempo denunciate anche da un’indagine conoscitiva della Commissione Europea. Tutto questo, oltre al danno per le aziende del nostro comparto, si è tradotto in un mancato risparmio per il Servizio Sanitario – e quindi per tutti i cittadini – accertato dall’Antitrust in 14 milioni di euro. Ci auguriamo che il Governo e il Parlamento, per evitare il ripetersi di simili vicende che ostacolano il libero dispiegarsi della concorrenza e non fanno altro che distorcere il sistema brevettuale, vogliano considerare con la dovuta attenzione la necessità di allineare immediatamente la normativa italiana a quella europea. E il primo nodo da affrontare è l’eliminazione di quelle norme che, vincolando le procedure autorizzative per i farmaci equivalenti alla risoluzione di controversie su presunte violazioni della proprietà industriale e commerciale, determinano un ritardo all’ingresso nel mercat o pregiudizievole per la concorrenza. Su tutte, come già più volte denunciato dalla stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, si ricorda l’articolo 11, comma 1, del d.l. 158/2012 che lega l’efficacia dei provvedimenti necessari all’inserimento dei farmaci generici nella “Lista di Trasparenza” ai fini del rimborso a carico del SSN, alle date di scadenza brevettuale indicate dal Ministero dello Sviluppo Economico. Questa configura una chiara ipotesi di patent linkage su cui urge una netta presa di posizione di questo Governo”.

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Sprechi Asp Palermo

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2011

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Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando , ha chiesto una relazione al direttore della Asp di Palermo Salvatore Cirignotta, per avere informazioni su macchinari acquistati mai entrati in funzione. In particolare la richiesta riguarda una risonanza magnetica acquistata due anni fa attraverso i fondi del Po Fesr 2007-2013 con un finanziamento di circa un milione e mezzo di euro, montata da sei mesi nel reparto di Radiologia dell’ospedale Ingrassia e mai utilizzata. Il personale, a quanto si apprende da notizie di stampa, sarebbe insufficiente a garantire il servizio. “Questa notizia, se confermata, oltre ad essere esempio di spreco di soldi pubblici, avrebbe anche chiare ricadute sulla tutela del diritto alla salute. Le liste d’attesa per prenotare le risonanze negli altri ospedali dell’area palermitana vengono, infatti, ulteriormente ingrossate da pazienti che non possono usufruire del servizio all’Ingrassia. Si tratta, lo ricordiamo, di liste spesso già lunghe che rischiano di indirizzare il paziente verso il privato per ottenere, a prezzo maggiorato, un servizio che il pubblico dovrebbe garantire”, ha dichiarato Orlando. “La Commissione – ha concluso – nell’ambito delle attività istituzionali che fanno riferimento alla situazione finanziaria del Servizio sanitario in Sicilia, vuole acquisire elementi informativi utili ad avere chiarimenti su quanto emerso. Attendiamo, pertanto, una relazione contenente informazioni necessarie al proseguimento della nostra attività istruttoria”.

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Cambiano le regole per l’esenzioni dal ticket

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Mag 2011

Un decreto del ministero dell’Economia del 2009 ha stabilito che dal 1° maggio di quest’anno le autocertificazioni sul reddito utili ai fini dell’esenzione dal pagamento del ticket previsto per le prestazioni specialistiche, non saranno più valide se non saranno verificate dai medici di famiglia. Il nuovo sistema nasce con l’intento di combattere l’evasione dei ticket sanitari, poiché si stima che ogni anno circa 1 miliardo di euro sarebbe sottratto dalle casse del Servizio Sanitario Nazionale, proprio grazie ad una percentuale altissima, ben il 40% di pazienti che usufruiscono dell’esenzione senza possederne i requisiti. Chiaramente i medici di base si sono ribellati a questa nuova regola ritenendo che le verifiche dovrebbero essere effettuati dalle Asl di competenza.
Innanzitutto è molto importante verificare alcune e ben determinate condizioni personali (età minore dei 6 anni o maggiore dei 65) o sociali (stato di disoccupazione, titolarità di una pensione la minimo o sociale) che attribuiscono il diritto in relazione al livello minimo di reddito del nucleo familiare stabilito dalla normativa in vigore. Per ovvietà il reddito del nucleo familiare è costituito dalla sommatoria dei redditi complessivi prodotti da ogni singolo componente la famiglia. Per reddito “complessivo” si intende il reddito riportato nella dichiarazione dei redditi, al lordo degli oneri deducibili:
•reddito certificato mediante il modello CUD: Parte B, punto 1 del Cud
•reddito dichiarato nel modello 730: rigo 6 del modello 730
•reddito dichiarato nel modello Unico persone fisiche: rigo RN1
Il nucleo familiare è costituito dall’ interessato, dal coniuge non legalmente separato e dagli altri familiari fiscalmente a carico. Non rileva a tal uopo la condizione o meno di convivenza tra i vari componenti.
Il limite del reddito è stabilito, come detto dalla legge e può essere aggiornato solo attraverso una modifica legislativa.
Per quanto concerne il riconoscimento del diritto all’esenzione, si considera a tali fini “disoccupato” il cittadino che abbia cessato per qualunque motivo (licenziamento, dimissioni, cessazione di un rapporto a tempo determinato) un’attività di lavoro dipendente e sia iscritto all’Ufficio dell’impiego in attesa di nuova occupazione. Non può considerarsi disoccupato il soggetto che non ha mai svolto attività lavorativa, né il soggetto che abbia cessato una attività di lavoro autonoma. Sono considerati “pensionati al minimo” quei soggetti titolari di una pensione minima. La pensione minima viene riconosciuta dall’INPS al pensionato il cui trattamento pensionistico, sulla base del calcolo dei contributi versati, risulti inferiore ad un livello fissato dalla legge, considerato il “minimo vitale” (l’importo mensile, che per il 2009 è di 458,20 euro, varia ogni anno). L’ISEE è un indicatore che tiene conto di reddito, patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia). Esso, tranne che in alcune realtà regionali, non viene preso in considerazione ai fini del riconoscimento del diritto all’esenzione. Come evidenziato, nel corso del 2011 stanno entrando in vigore nelle varie Regioni le nuove modalità di verifica delle esenzioni per reddito.
Tra i vari Enti Territoriali nei quali le nuove regole sono applicate, all’atto della prescrizione di prestazioni di specialistica ambulatoriale, il medico prescrittore, su richiesta dell’assistito, verifica il suo diritto all’esenzione per reddito (codici E01, E03, E04) attraverso i dati resi disponibili dal Sistema Tessera Sanitaria e lo comunica all’interessato riportando il codice sulla ricetta o provvedendo in alternativa ad annullare con un segno la casella contrassegnata dalla lettera «N» (non esente) presente sulla ricetta. L’assistito non deve più apporre nessuna firma sulla ricetta. Vi è l’obbligo per l’interessato, relativamente all’esenzione conseguente allo stato di disoccupazione, contraddistinta con codice E02, dell’autocertificazione annuale presso la ASL di appartenenza che rilascia a tal uopo un apposito attestato. Tutti quei soggetti le cui generalità non sono state inserite negli elenchi degli esenti per reddito ma che ritengano di aver diritto all’esenzione, hanno facoltà di richiedere all’Asl di appartenenza un certificato provvisorio di esenzione per reddito, valido per l’anno solare in corso, che l’assistito presenta al medico prescrittore. Ai fini del rilascio del certificato nominativo sono necessari i seguenti documenti:
•autocertificazione del diritto all’esenzione per reddito con riferimento al reddito complessivo ed al nucleo familiare riferito all’anno precedente a quello di erogazione delle prestazioni;
•autocertificazione della condizione di percettore di pensione integrata al minimo ovvero di pensione sociale o di assegno sociale ovvero di disoccupato con l’indicazione del Centro per l’ impiego presso il quale risulta registrato, e il contestuale impegno dell’assistito a comunicare tempestivamente la data di cessazione dello stato di disoccupazione, che comportera’ la perdita dell’esenzione prevista;
•dichiarazione della consapevolezza delle conseguenze di carattere penale per il rilascio di false dichiarazioni, nonche’ della consapevolezza che l’Azienda sanitaria locale attivera’ il successivo controllo della veridicita’ della dichiarazione resa;
•copia di un documento di identita’ in corso di validita’
L’assistito può richiedere il certificato nominativo di esenzione per ognuno dei componenti il nucleo familiare di appartenenza avente diritto all’esenzione per reddito. Si ha diritto all’esenzione a tutte le prestazioni di diagnostica strumentale, di laboratorio ed altre prestazioni specialistiche garantite dal Servizio sanitario nazionale.

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Il cittadino al centro del Servizio Sanitario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

Messina 29 ottobre, ore 11.00 Via Bergamo is.47/A, presso Auditorium Gaetano Martino dell’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina Il contributo della Sanità messinese e delle sue eccellenze al Sistema Sanitario Regionale e Nazionale” Durante l’incontro sarà presentato il programma del Convegno, organizzato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina, in collaborazione con l’Università degli Studi di Messina, le Aziende sanitarie Policlinico, “Papardo-Piemonte” e territoriale e le Case di Cura accreditate, che si terrà a Messina, presso il Palazzo della Cultura, ore 09.30, sabato 6 novembre.

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La realtà del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

Questa realtà è caratterizzata da un evidente fenomeno: il bisogno di salute supera le risorse disponibili.  Tale situazione è generata da una serie di fattori concomitanti:
l’invecchiamento della popolazione
la crescita del peso delle patologie croniche
inadeguati investimenti nella prevenzione
lo sviluppo di terapie più complesse
l’aspettativa dei pazienti di una migliore qualità del servizio assistenziale
la mancanza di strumenti di controllo e di gestione necessari per l’analisi e la programmazione dei servizi da erogare
l’eccessivo bisogno di autoaffermazione degli stakeholders
la scarsità di risorse finanziarie conseguenza dell’enorme debito pubblico.
In uno scenario così complesso e con un finanziamento puntualmente inferiore alla spesa
preventivata, le Istituzioni devono affrontare lo spinoso compito di stabilire le “priorità” e cioè il modo migliore di investire le risorse disponibili.  In questo contesto la Socitel – Società Italiana di Telemedicina, si propone come soggetto determinato a verificare e sperimentare le potenzialità offerte dal progresso scientifico-tecnologico in campo medico-sanitario suggerendo, attraverso dati, studi e standard operativi derivanti dalle sperimentazioni, riscontri utili per la valutazione dell’investimento in telemedicina.    Avvalendosi della capacità di esperti che operano nel settore della sanità, dell’economia sanitaria e dell’ICT, la Socitel persegue i seguenti obiettivi:
facilitare l’accesso alle strutture sanitarie specialistiche ai pazienti distanti da ospedali e case di cura;
collaborare con altre associazioni scientifiche, con imprese e con strutture sanitarie, sia pubbliche che private, allo scopo di elaborare progettualità che implementano telemonitoraggio, teleassistenza, teleconsulto, teledidattica e tutti i potenziali servizi legati alla telemedicina;
collaborare con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie Locali ed altri Organismi e Istituzioni Sanitarie pubbliche per elaborare linee guida utili alle applicazioni dei servizi di telemedicina;
collaborare con associazioni ed organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei malati, degli anziani e dei disabili allo scopo di elaborare progettualità che, per mezzo della telemedicina e della teleassistenza, producano un miglioramento della qualità di vita dei pazienti;
promuovere studi clinici, ricerche scientifiche finalizzate e rapporti di collaborazione con altre società ed organismi scientifici.
A questo riguardo il direttore dei centri studi Fidest Riccardo Alfonso dichiara: “Esistono delle potenziali possibilità per ridurre i costi della sanità senza per questo diminuire il livello qualitativo delle prestazioni, anzi migliorandolo. Sembra la quadratura del cerchio. In realtà alcuni correttivi sono possibili e praticabili da subito. Basta averne la determinazione politica e la capacità di raccogliere consensi parlamentari trasversali dato che il mondo della sanità è letteralmente circondato per non dire attraversato da forti interessi lobbistici. Penso alla disciplina dell’attività trasfusionale al monouso dei farmaci, all’attribuzione di nuovi compiti ai medici di base ecc. Da parte mia ho attivato due centri di cui uno è denominato Centro studi problematiche sociale intendendo con ciò coniugare la medicina al sociale ed un secondo  con l’acronimo Asocast ageing society per approfondire le tematiche della terza età”.

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