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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘settore finanziario’

Il dato è denaro: come trattare i dati oscuri nel settore finanziario

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

“by Fabio Pascali, Country Manager Italia di Veritas”. I dati sono ampiamente riconosciuti come uno dei beni più preziosi di un’azienda. Tuttavia, anch’essi possono perdere valore. Come la valuta stessa, che cambia e si evolve con la comparsa di nuovi tipi di valuta. Proprio come successo al settore finanziario che ha assistito alla nascita di valute alternative e criptovalute, ora le aziende stanno facendo trading su una recente crescita di nuove forme di dati strutturati e non. Che sia digitale o vocale, ogni volta che viene creato un nuovo canale, accanto ad esso nasce un nuovo tipo di dati.Veritas Technologies conferma che ciò ha conseguenze per i dati “precedenti” e per le aziende che continuano a conservarli. Con l’avanzare della tecnologia, i vecchi dati diventano sempre più difficili da leggere e più lenti da utilizzare. Alla fine, diventano obsoleti e le aziende prestano meno attenzione alla loro corretta gestione. Una volta “fuori dai radar”, li chiamiamo dati oscuri. Quando i dati diventano oscuri, le condizioni possono diventare molto dannose per un’organizzazione. Per superare questa sfida, le società di servizi finanziari avranno bisogno di un approccio più strategico in termini di data management e di un uso sempre più massiccio della tecnologia.

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I rischi del settore finanziario non bancario

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

In un recente workshop organizzato a New York dalla Federal Reserve e dalla Banca d’Italia su “Post crisis financial regulation: Experiences from the two sides of the Atlantic”, si è cercato di analizzare la situazione del sistema finanziario globale per capire se esso sia effettivamente sotto controllo o se vi siano ancora seri rischi e minacce di instabilità. Potrebbe sembrare strano, ma i documenti e gli interventi dei rappresentanti della nostra banca centrale sono stati i più precisi e concreti. Vi è una lunga lista di nuovi e pericolosi rischi che, dieci anni dopo la Grande Crisi, dovremo ancora affrontare. Prima di tutto vi è la vulnerabilità del “settore finanziario non bancario” che comprende una marea di istituzioni, quali le SIM, i gestori del risparmio, i fondi di investimento, gli hedge fund e altri organismi variamente propensi alla speculazione. Questi, di fatto, operano nell’intermediazione finanziaria come se fossero vere e proprie banche, senza, però, essere sottoposti alle regole e ai controlli bancari. Come sappiamo, dove le regole sono poche o mancanti, purtroppo, si fa strada il “sistema ombra”. Secondo il Financial Stability Board, l’organismo di controllo istituito dai governi e dalle banche centrali per cercare i rimedi agli sfaceli del 2008, gli intermediari finanziari non bancari alla fine del 2016 avevano asset, gli attivi, pari a 160.000 miliardi di dollari! Rispetto al livello del 2008 sono cresciuti una volta e mezzo, mentre gli attivi del sistema bancario sono rimasti più o meno gli stessi. Alcuni dei rischi succitati sono simili a quelli che devono affrontare anche le banche: quelli legati alla liquidità necessaria per far fronte alla scadenza dei titoli e al rapporto di indebitamento, cioè alla leva finanziaria, il cosiddetto leverage. Vi sono poi dei rischi derivanti dalla natura stessa del sistema finanziario non bancario, come l’utilizzo esagerato del sistema automatico di compravendita di titoli attraverso dei supercomputer che operano con logaritmi matematici sofisticatissimi. Il cosiddetto high frequency trading (hft). Sono meccanismi che possono far “detonare” l’intero sistema finanziario. Al riguardo è stato ricordato ciò che accadde lo scorso febbraio quando un’innocua notizia circa l’aumento dei salari negli Usa portò al tracollo di Wall Street. Simili situazioni possono creare vendite a raffica fino a provocare un vero e proprio contagio e a mettere in discussione la stessa solidità degli intermediari finanziari. Un’altra ragione di grande preoccupazione, secondo la Banca d’Italia, è data dalla forte crescita negli Stati Uniti del mercato dei cosiddetti collateralized loan obligation, cioè strumenti di debito emessi su un portafoglio di obbligazioni e altre forme di debito. Dal 2008 a oggi sono cresciuti del 130% per un totale di 600 miliardi di dollari. Da qualche tempo, inoltre, sulla scena degli operatori finanziari è apparso un nuovo e più grave rischio legato alla digitalizzazione e ai profondi cambiamenti nella tecnologia che mette nuovi organismi, che operano fuori del sistema bancario, e grandi imprese tecnologiche digitali, la cosiddetta FinTec, in condizioni di offrire servizi di natura bancaria. Sulla questione si è completamente in alto mare. Senza parametri e regole. Il sistema bancario, purtroppo, sta vivendo una crescente e pericolosa dipendenza dai gestori, i provider, di servizi para bancari e para finanziari. In questi campi la proposta condivisibile della Banca d’Italia è applicare il corretto principio di “stesso business, stesso rischio, stesse regole”. Non indifferenti sono le eccessive differenze nazionali nella realizzazione delle cosiddette riforme, creando così un’ulteriore frammentazione dei sistemi finanziari. Si ha la sensazione che finora sia stata persa l’occasione per una regolamentazione unitaria della finanza a livello globale, lasciando così mano libera a chi, invece, vorrebbe cancellare regole e controlli. Non si può, quindi, che concordare con la Banca d’Italia quando afferma che” ogni volta che le regole e i controlli sono stati deboli, si sono visti rischi eccessivi ed è aumentata la leva finanziaria, portando spesso a repentine svolte recessive nel ciclo finanziario”. Speriamo che tale appello non venga lasciato cadere perché, altrimenti, presto o tardi la storia ci presenterà un conto molto salato. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Le professioni più ricercate del settore finanziario tecnologico

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Smart contract e sicurezza informatica, servizi di credito e transazioni digitali. Laddove la finanza incontra il fior fiore delle nuove tecnologie, nasce il settore Fintech, settore in rapido e continuo sviluppo anche nel nostro Paese. Non sono pochi i lavoratori che desiderano entrare a far parte di questo mondo, in cui l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando tutte quelle pratiche finanziarie che per anni sono state refrattarie ad ogni cambiamento, e non si contano nemmeno i professionisti del settore bancario che si sono lasciati alle spalle posizioni magnificamente retribuite per fondare startup Fintech tese proprio a risolvere i punti dolenti del vecchio mondo delle banche.Del resto la domanda non manca: come sottolinea Carola Adami, founder e CEO dell’agenzia di ricerca e selezione di personale qualificato Adami & Associati, “nel nostro Paese stanno sbocciando tante nuove startup e imprese nel settore Fintech, processo che ovviamente comporta un parallelo aumento della richiesta di figure specializzate ai più disparati livelli. Ma se da una parte questa è un’ottima notizia per chi cerca un’occupazione in questo nuovo universo finanziario, non si può non rimarcare il fatto che in molti casi le ricerche di personale delle aziende Fintech restano insoddisfatte, per la mancanza di profili qualificati in grado di sfruttare al meglio le tecnologie digitali per migliorare i servizi finanziari tradizionali”.
Il fiorente settore del Fintech, infatti, non è composto solamente da banchieri e da luminari della finanza, quanto invece soprattutto da giovani capaci di piegare ai propri bisogni le nuove tecnologie.Ma quali sono, dunque, le posizioni più ricercate? Gli head hunter di Adami & Associati non hanno dubbi nell’individuare nel Digital project manager la figura maggiormente ricercata. “Il ruolo del Digital project manager è quello di gestire operativamente sotto ogni punto di vista il progetto del quale è responsabile” spiega Carola Adami, aggiungendo che “si tratta quindi di una figura ibrida tra Finance, Digital e IT, la quale può essere inquadrata con una retribuzione superiore ai 50.000 euro”.I cacciatori di teste confermano poi che, tra gli altri profili maggiormente ricercate tra le imprese del Fintech, figurano i Front-end engineer e i Back-end developer. Le imprese del settore necessitano infatti di sviluppatori capaci di applicare la perfetta conoscenza dei linguaggi di programmazione alle peculiari esigenze del settore finanziario.I processi di ricerca del personale di questo settore si concentrano poi sull’individuazione di figure sales, il che non deve certo stupire: “di fronte al continuo nascere di soluzioni in ambito Fintech è imprescindibile poter fare affidamento su delle figure capaci di illustrare ai clienti i benefici delle nuove tecnologie e i concreti campi di applicazione” spiega Adami.
E non è tutti qui. Tra gli annunci di lavoro che maggiormente si ripresentano in questo settore si trovano anche figure come gli Engineering project manager, gli Analisti e i Team leader.
Questo, del resto, è solo l’inizio. Con il continuo evolversi del settore, infatti, nasceranno nuove esigenze, e quindi nuove ricerche del personale, che dovranno essere soddisfatte attraverso la creazione di nuovi percorsi formativi.Nell’immediato futuro le stesse imprese Fintech che oggi ricercano Project manager e Sviluppatori, infatti, sonderanno il mercato alla ricerca di nuovi e inusitati profili, come gli Esperti di realtà virtuale e i Conversational interface designer. (fonte Fintech)

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Referendum costituzionale in Italia: Quali i possibili scenari per il settore finanziario italiano?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

monte dei paschi di sienaCommento di Luca Raffellini, Head of Business and Financial Services, Frost & Sullivan. “Attualmente, non è possibile vedere chiaramente il collegamento tra i risultati del referendum costituzionale in Italia e il destino ultimo delle banche italiane. Molti scenari plausibili indicano un restringimento delle opzioni per le banche in difficoltà e cattive notizie in generale se dovesse vincere il NO – ma la domanda è, quanto cattive?”
“Lo scenario peggiore, il fallimento di Monte dei Paschi di Siena che innescherebbe una cascata di altri fallimenti bancari, richiederebbe almeno tre ipotesi forti. La prima è che l’attuale governo fosse sostituito e che tale sostituzione richiedesse molto tempo. La seconda è che il nuovo governo fosse “tecnocratico”, con un Ministro delle Finanze o con poca simpatia verso il settore bancario o incapace di evitare l’applicazione del meccanismo di risoluzione dell’UE. Infine, bisognerebbe presumere che la disaffezione degli investitori si diffondesse ad altre banche grandi e meglio capitalizzate come Unicredit. Questa sfortunata combinazione è possibile, naturalmente, ma assolutamente non certa. Nella recente storia politica italiana, la successione al governo è stata relativamente rapida e indolore, rispetto ad esempio al Belgio. Pertanto, supponendo che il Primo Ministro Renzi dia effettivamente le dimissioni, il periodo di incertezza politica non dovrà necessariamente protrarsi a lungo. Inoltre, un nuovo governo presumibilmente farebbe tutto ciò che è in suo potere per proteggere gli obbligazionisti borsajunior (i piccoli risparmiatori privati) ed è probabile che prenderebbe una posizione ancora più ferma verso l’Europa e il BRRD. Quanto a un possibile “contagio finanziario”, i 5 miliardi di euro di debito subordinato di Monte dei Paschi di Siena non spariranno da un momento all’altro e nemmeno i crediti in sofferenza (NPL – non performing loans) di altre banche. Tuttavia, non dimentichiamo che alcune delle altre grandi banche italiane sono intrinsecamente robuste – non hanno avuto performance peggiori di alcune delle altre banche europee nello stress test dell’EBA di luglio. A conti fatti, altri fattori esterni – non collegati al referendum italiano – potrebbero dimostrare di avere un maggiore impatto sulla stabilità delle banche: la Brexit, la nuova presidenza degli Stati Uniti, le elezioni francesi e la volatilità dei mercati finanziari internazionali, per citarne alcuni. Le prospettive sono ancora piuttosto aperte.”
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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GFT inizia con successo il 2016 con una crescita dei ricavi del 10 percento

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2016

londraGFT Technologies SE (GFT) ha ottenuto un promettente risultato nel primo trimestre 2016, registrando una solida crescita nei ricavi e negli utili. Mentre la divisione Continental Europe ha conseguito una forte crescita, la divisione Americas & UK ha lievemente rallentato. Ancora una volta, i principali driver della crescita sono stati la domanda di soluzioni per la digitalizzazione dei processi di business e l’implementazione dei requisiti di compliance nel settore finanziario. Sulla base di questa positiva performance del primo trimestre, quello stagionalmente più debole, GFT conferma le previsioni per l’intero anno 2016.
I ricavi consolidati sono aumentati del 10 percento anno su anno, raggiungendo i 97,39 milioni di euro nel primo trimestre 2016 (Q1/2015: 88,52 milioni di euro). Rettificato del contributo dei ricavi della società spagnola Adesis Netlife S.L. (Adesis), acquisita a Luglio 2015, la crescita organica di GFT si attesta al 6 percento. I ricavi generati con clienti nel Regno Unito ammontano a 34,97 milioni di euro nel primo trimestre 2016, in diminuzione del 13 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (Q1/2015: 40,21 milioni di euro). Questo è dovuto allo spostamento dei budget degli investimenti di alcuni clienti dal Regno Unito agli Stati Uniti, così come al ritardo nella decisione di avviare nuovi progetti nel settore dell’investment banking. Si è registrata una corrispondente crescita del 40 percento nei ricavi generati negli Stati Uniti, raggiungendo 12,57 milioni di euro (Q1/2015: 9,01 milioni di euro). In Spagna, GFT ha ottenuto una significativa crescita dei ricavi dell’85 percento, raggiungendo 17,37 milioni di euro (Q1/2015: 9,38 milioni di euro). Si è registrata, anche in questi primi tre mesi del 2016, una domanda molto consistente, da parte delle banche retail, di soluzioni per la digitalizzazione dei loro processi di business.Nel primo trimestre 2016, l’utile prima degli interessi, imposte e ammortamenti (EBITDA) è cresciuto del 6 percento, attestandosi a 10,15 milioni di euro (anno prec. 9,61 milioni di euro). L’utile ante imposte (EBT) di 7,04 milioni di euro supera leggermente il risultato dell’anno precedente (anno prec. 6,89 milioni di euro). L’utile per azione è salito a 0,21 euro (Q1/2015: 0,18 euro).
Al 31 Marzo 2016, GFT conta 4.159 dipendenti a tempo pieno – dato che rappresenta una crescita del 28 percento anno su anno (31 Marzo 2015: 3.257). L’incremento dell’organico deriva dall’acquisizione di Adesis con 200 dipendenti in Spagna e 77 in Messico, così come dall’assunzione di nuove risorse – soprattutto nei centri di sviluppo in Spagna, Brasile, Polonia e Costa Rica.
“Con una crescita dei ricavi del 10 percento, il nostro anno fiscale 2016 inizia positivamente come previsto e continuiamo, inoltre, ad andare più velocemente del mercato nel suo complesso. Gli esperti Gartner del settore, prevedono che le banche aumenteranno nel 2016 la loro spesa per servizi IT del 4,8 percento. Ci aspettiamo che i budget IT per le implementazioni dei requisiti di compliance nel settore finanziario restino considerevoli con una ulteriore crescita negli investimenti per la digitalizzazione dei processi di business. In questo scenario riconfermiamo le nostre previsioni per il 2016”, afferma Ulrich Dietz, CEO di GFT.GFT prevede ricavi per 410,00 milioni di euro per l’intero anno 2016. La società intende raggiungere un EBITDA di 48,50 milioni di euro e un EBT di 35,00 milioni di euro per l’intero anno.
GFT Technologies SE (GFT) svolge un’attività di consulenza per i cambiamenti del business e l’evoluzione tecnologica. Per affrontare le sfide più critiche, le primarie istituzioni di servizi finanziari a livello mondiale si affidano a GFT, che si prefigge di rispondere agli attuali e costanti cambiamenti normativi – e, allo stesso tempo, di innovare processi e modelli per soddisfare le richieste della rivoluzione digitale. GFT unisce capacità consulenziali, creative e tecnologiche con una cultura di innovazione e conoscenze specialistiche del settore finanziario, per trasformare il business del cliente.Utilizzando la piattaforma per l’innovazione CODE_n, GFT è in grado di fornire a start-up internazionali, pionieri della tecnologia e aziende leader, l’accesso a un network globale, che consente di sfruttare i trend dirompenti nei mercati dei servizi finanziari e valorizzare il loro modo di pensare “out of the box”.Con sede in Germania, GFT ha conseguito ricavi consolidati per circa 374 milioni di euro nel 2015. GFT è presente in 12 paesi, con un team globale di oltre 4.000 dipendenti. GFT è quotata al Frankfurt Stock Exchange nel TecDAX (ISIN: DE0005800601).

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Il settore retail è tra i principali obiettivi dei cybercriminali

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

cybercriminaliUn nuovo studio pubblicato oggi nell’NTT Global Threat Intelligence Report 2016 rivela un cambiamento del target dei cybercriminali che, rispetto al tradizionale mercato finanziario, ora sono focalizzati sul settore retail. Le organizzazioni retail hanno subito cyberattacchi circa tre volte superiori a quelli del settore finance, che fino al 2015 era l’obiettivo primario dei cyberattacchi. I cyberattacchi nel settore finanziario sono scesi drasticamente, attestandosi alla quattordicesima posizione.
L’annuale Global Threat Intelligence Report di NTT include le analisi delle minacce alla sicurezza raccolte nel corso del 2015 individuate tra gli 8.000 clienti delle società del gruppo NTT Gruppo NTT tra cui Dimension Data, Solutionary, NTT Com Security, NTT R&D e NTT Innovation Institute (NTTi3). I dati di quest’anno analizzano 3,5 trilioni di security log e 6,2 miliardi di attacchi. I dati raccolti provengono anche dai 24 Security Operations Centres e dai 7 centri di ricerca e sviluppo del Gruppo NTT.
Altri risultati evidenziati nel Global Threat Intelligence Report 2016 di NTT includono:Il 65% degli attacchi proviene da indirizzi IP negli Stati Uniti. Tuttavia, questi indirizzi IP potrebbero risiedere in qualsiasi parte del mondo. I cybercriminali stanno adottando infrastrutture a basso costo, altamente disponibili e distribuite strategicamente a livello geografico per perpetrare attività malevoli. I cybercriminali ricorrono sempre più ai malware per minare il perimetro difensivo delle organizzazioni. Nel 2015 c’è stato un incremento del 18% dei malware in tutti i settori di mercato ad esclusione del settore dell’education.
La frequenza e la complessità dei malware stanno diventando sempre più occulte e sofisticate: mentre le organizzazioni stanno sviluppando sandboxes per comprendere meglio le tattiche dei cybercriminali per proteggersi dagli attacchi, gli sviluppatori di malware stanno sviluppando tecniche anti-sanboxes in modo aggressivo.
L’analisi degli attacchi ²honeynet all’interno delle organizzazioni rivela che i malintenzionati ricorrono all’uso di telco e hosting provider per condurre le proprie attività L’Executive Guide dell’NTT Global Threat Intelligence Report è disponibile al sito http://www.dimensiondata.com/globalthreatreport. (foto: cybercriminali)

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Il Gruppo GFT registra una forte crescita nei ricavi e negli utili per il primo semestre 2015

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2015

Dal raffronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, i ricavi consolidati sono aumentati del 57 percento a 178,76 milioni di euro (anno.prec: 114,08 milioni di euro). L’andamento positivo dei ricavi è derivato da una forte crescita organica delle soluzioni IT dell’azienda per il settore finanziario, così come dall’acquisizione della società Rule Financial Ltd. (Rule) basata nel Regno Unito. Rettificati dal contributo della società, in precedenza Rule, di 38,49 milioni di euro (anno. prec: 0.00 milioni di euro), il Gruppo GFT ha conseguito una crescita organica del 23 percento. I ricavi generati all’estero sono aumentati del 70 percento a 158,23 milioni di euro (anno. prec: 92,84 milioni di euro), dei quali nel Regno Unito e Stati Uniti, i ricavi sono più che raddoppiati a 80,71 milioni di euro (anno. prec: 35,50 milioni di euro) e 18,45 milioni di euro (anno. prec: 8,42 milioni di euro), rispettivamente. In seguito alla dinamica positiva dei ricavi ed alla alta utilizzazione delle risorse, gli utili prima degli interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA) sono aumentati del 58 percento a 19,80 milioni di euro (anno prec: 12,54 milioni di euro). Gli utili prima delle tasse (EBT) crescono del 39 percento anno su anno a 14,23 milioni di euro (anno.prec: 10,24 milioni di euro).
Il 27 Luglio 2015, GFT ha venduto la sua divisione emagine, dedicata alla fornitura di risorse per progetti tecnologici. La struttura del bilancio d’esercizio provvisorio del Gruppo GFT, presentata per la prima metà del 2015 è stata rettificata secondo gli standard internazionali IFRS (IFRS 5). Ne consegue che i ricavi e gli utili derivanti da emagine nei primi sei mesi del 2015 non siano più inclusi nei principali dati finanziari del Gruppo GFT. In conformità con il principio contabile IFRS 5, sono stati quindi rettificati anche i dati dell’anno precedente.Con la vendita della divisione emagine dedicata a fornire risorse per progetti tecnologici, il Gruppo GFT è quindi focalizzato sulla forte crescita della divisione GFT. Poiché i ricavi generati da emagine nella prima metà del 2015 e nel corrispondente periodo antecedente non sono più inclusi nei ricavi consolidati (in linea con il principio contabile IFRS 5), i ricavi della divisione GFT sono per la gran parte identici al risultato raggiunto dal Gruppo nel suo complesso. L’utile prima delle tasse (EBT) della divisione GFT è aumentato del 33 percento a 15,71 milioni di euro nella prima metà del 2015 (anno precedente: 11,78 milioni di euro). Il margine operativo si è attestato all’ 8,8 percento ed è leggermente più basso dell’anno precedente (10,3 percento) principalmente a causa degli impatti del processo di allocazione del prezzo di acquisto (PPA) relativo all’acquisizione di Rule.
“Il nostro obiettivo è guidare la digital banking experience in tutti i paesi e accrescere il nostro posizionamento quali monetefornitori leader di soluzioni finanziarie digitali. Grazie all’acquisizione del provider spagnolo di Servizi IT Adesis Netlife realizzata nel Giugno 2015, abbiamo decisamente esteso la portata dei nostri servizi in questo settore e rafforzato la nostra presenza internazionale in Sud America. Vediamo un grande potenziale in questo stimolante futuro mercato, “dichiara Ulrich Dietz, CEO di GFT Technologies AG.
Quale conseguenza della vendita della divisione emagine e dell’applicazione dei principi contabili IFRS (IFRS 5), le linee guida annuali complete pubblicate in Marzo 2015 sono state aggiornate il 27 Luglio 2015 scomputando i ricavi attesi e gli utili di emagine. In seguito all’acquisizione del provider spagnolo di servizi IT Adesis Netlife S.L. effettuata il 28 Luglio 2015, si prevedono nel 2015 ricavi addizionali di circa 7 milioni di euro. Considerando i costi dell’integrazione e gli impatti) derivanti dall’allocazione del prezzo di acquisto, Adesis non darà ancora un contributo significativo agli utili.
Visti i risultati dello sviluppo positivo di business della prima metà del 2015, l’Executive Board ha aumentato la previsione dei ricavi indicata nelle linee guida complessive annuali del Gruppo GFT di ulteriori 15 milioni di euro a 362 milioni di euro. Gli utili prima degli interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti (EBITDA) si prevede adesso che raggiungano 43 milioni di euro (precedentemente 42 milioni di euro), con un utile ante imposte (EBT) pari a 30 milioni di euro (precedentemente 29 milioni di euro).
Al 30 Giugno 2015, il Gruppo GFT contava 3.421 dipendenti a tempo pieno – che rappresentano una crescita del 19 percento rispetto all’anno precedente (Al 30 Giugno 2014: 2.885 dipendenti). Questi dati non includono i dipendenti della divisione emagine. L’incremento è principalmente dovuto alle nuove assunzioni di risorse per gestire l’alta utilizzazione, specialmente dei centri di sviluppo nearshore in Spagna (più 322, ora 1.510 dipendenti) e in Brasile (più 128, ora 351 dipendenti).
Al 30 Giugno 2015, le disponibilità liquide, i mezzi equivalenti e i titoli ammontavano a 31,33 milioni di euro ed erano quindi 6,92 milioni di euro al di sotto della cifra corrispondente alla fine del 2014 (31 Dicembre 2014: 38,25 milioni di euro). L’Equity al 30 Giugno 2015 ammontava a 113,13 milioni di euro ed era quindi 12,72 milioni di euro al di sopra della cifra corrispondente alla fine del 2014 (31 Dicembre 2014: 100,41 milioni di euro). Le attività totali sono aumentate di 25,46 milioni di euro raggiungendo 327,11 milioni di euro al 30 Giugno 2015 (31 Dicembre 2014: 301,65 milioni di euro). Quale risultato dell’incremento del totale dello stato patrimoniale e della variazione dell’Equity al 30 Giugno 2015, l’Equity Ratio è aumentato di due punti percentuali raggiungendo il 35 percento (31 Dicembre 2014: 33 percento).

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