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Economie emergenti: mercati e settori più promettenti nel 2019 secondo Atradius

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Bulgaria, Vietnam, Indonesia, Marocco e Perù: questi i Paesi che nel 2019 offriranno le migliori opportunità di sviluppo commerciale agli esportatori. Nello specifico, in questi Paesi, i settori caratterizzati da un maggiore potenziale di crescita della domanda saranno i beni di consumo durevoli, i generi alimentari, le costruzioni e le infrastrutture.E’ questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’analisi condotta da Atradius – tra i gruppi leader nel mondo nell’assicurazione dei crediti commerciali, cauzioni e servizi di recupero crediti in Italia ed all’estero – che evidenzia un trend economico di forte crescita nei Paesi summenzionati, in controtendenza rispetto al clima di incertezza della maggior parte dei mercati emergenti.Buone opportunità per gli esportatori internazionali, compresi quelli italiani, in particolare nei settori dei beni di consumo durevoli e degli alimenti e bevande, vengono offerte dalla Bulgaria che vedrà una crescita del PIL del 3,5% quest’anno, in netta controtendenza rispetto alla contrazione economica che ha colpito l’Europa Orientale. Opportunità di sviluppo commerciale nel mercato bulgaro sono attese anche nei settori chimico e meccanico, che beneficiano delle sovvenzioni dell’Unione Europea e del sostegno del governo locale. Anche il settore agricolo, tradizionalmente uno dei settori principali del mercato bulgaro, registrerà una crescita della produzione, il che stimola la domanda d’importazione di fertilizzanti dall’estero.
Nel Sud-Est asiatico, buone prospettive di crescita commerciale per l’export sono offerte dal Vietnam (crescita del Pil prevista +6,7% nel 2019) nei settori tessile (+5% nel 2019), grazie alla forte diversificazione dei mercati di sbocco al di fuori della Cina (penalizzata dalle tensioni commerciali con gli Usa), degli alimenti e bevande e nel settore chimico, in particolare il segmento carburanti. La domanda alimentare è motore di crescita anche in Indonesia che mostra prospettive promettenti nei settori dei beni di consumo durevoli, ed in quello degli alimenti e bevande. A mostrare un trend positivo è anche la domanda nel settore chimico, spinto dall’esplosione dell’e-commerce, nelle infrastrutture e nel settore dei macchinari.
In America Latina, importanti opportunità di crescita sono attese nel settore dell’industria primaria del Perù (PIL +4% nel 2019), dove l’aumento della pesca delle acciughe e una maggiore produzione di idrocarburi faranno da traino alla crescita del settore. Lo sviluppo del comparto minerario inoltre alimenta la crescita del settore costruzioni e grandi opere, e nei settori alimenti e bevande e dei beni durevoli di consumo che, supportati da un’ampio mercato interno e dall’elevata fiducia dei consumatori, rivelano un’alto potenziale di crescita.
Tra i Paesi MENA, il Marocco è in corsa con una previsione di crescita del PIL del + 3,3% nel 2019, ed è pronto ad offrire promettenti opportunità di crescita per l’export nel settore manifatturiero, in particoloare nel comparto dell’industria automobilistica. A sostenere la buona performance del Paese anche il settore del turismo, grazie all’alto livello delle infrastrutture, e quello dell’energia rinnovabile, che sta registrando una forte crescita in seguito all’obiettivo del governo di aumentare la quota al 42% entro il 2020.

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GEFCO: positivi risultati nel 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

GEFCO, operatore globale di servizi complessi di supply chain industriale e leader europeo nella logistica dei veicoli finiti, che ha riportato una positiva performance nell’anno 2017. Fatturato in crescita del 5,1% a 4,4 miliardi di euro (rispetto ai 4,2 miliardi di euro del 2016) EBITDA in crescita del 16% a 201 miliardi di euro I ricavi del Gruppo sono aumentati dell’8,1% grazie all’acquisizione di importanti clienti sia nel settore automotive (Jaguar-Land Rover, Volkswagen, Tesla, Audi, Volvo, Renault-Nissan, Carglass e London Electric Vehicles) che in altri settori quali food, retail e fashion (Amazon, Baron de Rotschild, Kiabi, LC Waikiki e L’Oréal), energia (Gazprom Neft-Supply), aerospazio (Safran), produzione industriale (Severstal), Life Sciences e farmaceutico (Fresenius, Procter and Gamble)La crescita dell’EBITA è sostenuta dall’aumento del profitto lordo, una positiva performance di tutte le divisioni e un buon controllo dei costi. La divisione Overland ha riscontrato buona performance grazie a un piano di miglioramento che ha generato profitto grazie alla riorganizzazione del network e all’ottimizzazione dei costi.
La divisione Freight Forwarding grazie a un piano di miglioramento ha conseguito profitti grazie ad una forte crescita dei nuovi clienti e alla specializzazione delle rotte commerciali
Lo stato patrimoniale di Gruppo è solido.
Luc Nadal, Presidente del Consiglio di Direzione di GEFCO commenta: «Il 2017 è stato un altro grande anno per GEFCO, caratterizzato dalla crescita sia dei ricavi che della profittabilità, a testimonianza della forza della nostro offerta ai clienti e il nostro impegno nel conseguire eccellenza operativa. La nostra strategia consegue una costante crescita, come dimostrato dalla crescita dei ricavi dai Market Clients di oltre l’8% rispetto all’anno precedente. Il nostro programma di eccellenza operativa, iniziato nel 2014, ha consentito un cambio di rotta per le divisioni storicamente meno forti, raggiugendo l’obiettivo di riportare in profitto i business Overland e Freight Forwarding”.

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Raddoppia in 5 anni l’eCommerce italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2016

ecommerceContinua la crescita a doppia cifra dell’eCommerce in Italia: il valore degli acquisti online degli italiani raggiungerà nel 2016 i 19,3 miliardi di euro con un incremento del 17% rispetto al 2015, pari a oltre 2,7 miliardi di euro.
Le previsioni per il 2016 rivelano una crescita dei settori che hanno trainato l’eCommerce fino ad oggi: il Turismo (+11%), l’Informatica ed elettronica (+22%) e l’Abbigliamento (+25%), ma anche l’Editoria (+16%). Vanno molto bene anche i settori simbolo del Made in Italy che, pur considerati ancora emergenti per la vendita online, stanno registrando le crescite più alte: il Food&Grocery otterrà un incremento del 29% e supererà di poco quota 530 milioni di € mentre l’Arredamento&Home living crescerà del 39% sfiorando i 570 milioni di €. La penetrazione dell’eCommerce nel 2016 raggiungerà il 5% delle vendite retail. Lo scontrino medio vale 75€ per l’acquisto di prodotti, per un totale di 115 milioni di ordini, e di 253€ nei servizi, per 45 milioni di ordini.Questi sono solo alcuni dei dati salienti presentati dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano nel corso della XI edizione del Netcomm eCommerce Forum, alla presenza di oltre 6.000 invitati, tra aziende, professionisti e giornalisti. Un record che mostra come il comparto sia divenuto nel tempo una scelta obbligata e un canale necessario e cruciale per le imprese che vogliano fare business sia nel nostro Paese sia su scala globale.”I grandi numeri raccontano che gli italiani che acquistano online sono 18,8 milioni. Rapportata alla popolazione Internet in grado di fare acquisti, ovvero 30,8 milioni di individui, la cifra indica che l’eCommerce vanta una penetrazione del 61%, in crescita rispetto agli scorsi anni se consideriamo che fino a due anni fa eravamo ancora sotto il 50%”, commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Non c’è niente in Italia che cresca come il commercio elettronico a +17%, così da superare, nelle stime che presentiamo oggi, quota 19 miliardi di euro. In Italia esiste, però, un paradosso perché nel Paese esistono tutte le condizioni potenziali perché quei 19 miliardi raddoppino diventando 40 miliardi. Mentre gli eShopper italiani sono raddoppiati, passando da 9 a oltre 18 milioni, le imprese non si sono digitalizzate con lo stesso ritmo. In Italia sono state censite appena 40mila imprese che vendono online, contro le 800mila a livello europeo di cui 200mila solo in Francia: 5 volte le nostre. In questo modo le aziende italiane non solo perdono quote di mercato sugli acquirenti italiani, ma rischiano di perdere fatturati anche da eShopper esteri. Il mio monito, quindi, oggi dall’eCommerce Forum va alle aziende italiane: che serva a spronarle a essere sempre più presenti online e a capire come il “fare eCommerce” sia davvero vitale per la loro sopravvivenza, soprattutto laddove la forza del brand Made in Italy è più rilevante, come nei settori moda, arredamento e alimentare.”
La crescita dell’eCommerce è trainata, nel Turismo, dall’acquisto di biglietti per i trasporti, soprattutto ferroviari, e dalla prenotazione di alloggi, non solo hotel ma anche affitti temporanei gestiti dai principali operatori della “sharing economy”. Nell’Informatica ed elettronica, l’apporto arriva principalmente dagli acquisti di smartphone e tv, a seguire si trovano gli elettrodomestici bianchi e gli accessori (questi ultimi acquistati principalmente dai “big” del settore). Nell’Abbigliamento continuano a essere determinanti gli acquisti high fashion, con un contributo crescente di abbigliamento sportivo e mass market. Nell’Editoria, la crescita è trainata dai libri, in particolare si prevede anche nel 2016 una crescita proveniente dai testi scolastici.”Il mercato eCommerce B2c resta ancora legato prevalentemente ai servizi, che valgono il 55% dell’acquistato online da consumatori italiani. Tuttavia l’acquisto online di prodotti cresce a un tasso più elevato (+27%) rispetto all’acquisto di servizi (+10%) e così il paniere italiano si sta conformando a quello rilevato nei principali mercati occidentali. Se continua a crescere con questi tassi, l’eCommerce B2c varrà entro 3 anni il 10% del totale degli acquisti retail.” afferma Alessandro Perego, Direttore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.
“Nel 2016 possiamo considerare come settori fondamentali anche il Food&Grocery, l’Arredamento e Home design che insieme valgono più di un miliardo di euro. Gli acquirenti italiani acquistano sempre più online anche quelle categorie merceologiche, come alimentari o oggetti d’arredamento, fino a qualche tempo fa considerate residuali sul web”.Nell’ambito dei servizi, il Turismo, con 8.525 milioni di euro, contribuisce per il 44% del mercato eCommerce B2c italiano, le Assicurazioni, con 1.294 milioni di euro, il 7% e gli altri servizi (Ticketing per eventi, Ricariche telefoniche, ecc.), con 836 milioni di euro, il 5,5%.
Tra i comparti di prodotto spiccano invece l’Informatica ed elettronica, che, con 2.789 milioni, vale il 14% del mercato e l’Abbigliamento che, con 1.835 milioni di euro, pesa per il 9%. Troviamo poi l’Editoria (4% del mercato, pari a 691 milioni di euro). Crescono il Food&Grocery (3% del mercato, pari a 531 milioni di euro), l’Arredamento & home living (3% del mercato, pari a 566 milioni di euro) ed anche la categoria degli Altri prodotti (16%, pari a 2,214 milioni) che comprende Beauty, Giocattoli, fai da te e i prodotti del “bazar” di marketplace stranieri. (grafico: ecommerce)

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L’intelligenza artificiale e il futuro dell’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2016

londraLondra giovedì 30 giugno, alla Jumeirah Carlton Tower. GIL 2016: Europe. Il congresso torna a Londra per l’ottavo anno consecutivo. I diversi settori industriali sono inondati di dati provenienti da milioni di dispositivi connessi. I veicoli autonomi, le città in tempo reale, le catene di approvvigionamento connesse, l’abbigliamento intelligente, i sensori biologici integrati e gli assistenti domestici robotici sono diventati realtà. Il prossimo passo sarà l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per prendere decisioni in tempo reale. Ciò segnerà l’avvento dell’Era Cognitiva nel mondo degli affari.
Con il suo discorso programmatico sull’impatto delle macro tendenze sul complesso ambiente europeo, intitolato “The impact of Mega Trends on Europe’s complex environment / A single digital Europe”, il Senior Partner EIA Sarwant Singh aprirà la conferenza. “L’Era Cognitiva darà slancio al cambiamento dei modelli di business, dei prodotti e servizi e degli ecosistemi industriali, partendo dall’integrazione di nuovi prodotti dotati di intelligenza artificiale”, spiega Singh. “I dirigenti aziendali dovranno prestare attenzione a questa nuova mentalità per sviluppare pratiche aziendali proattive e predittive.” La conferenza evidenzierà le principali macro tendenze e i nuovi modelli di business, con riferimenti a sviluppi industriali specifici, e analizzerà il loro impatto diretto sul successo delle aziende. Sottolineerà anche l’importanza di utilizzare in modo efficiente il portafoglio attuale di risorse digitali aziendali e di integrare le tecnologie cognitive per sostenere le decisioni critiche relative ai clienti e favorire il successo negli affari. Alcuni dei punti salienti della conferenza:
– L’Era Cognitiva e le implicazioni per il futuro della tua carriera e della nostra società, di Sanjay Brahmawar, Global Head of Sales, Managing Partner, IBM Watson Internet of Things
– Il futuro degli affari in Europa, di Rohit Talwar, Futurologo, Fast Future Research
– Opportunità nell’Africa connessa e mobile e nuove opportunità di mercato in Iran, di Aroop Zutshi, Global President & Managing Partner, Frost & Sullivan
– Il futuro del Fintech di Luca Raffellini, Director, Business & Financial Services, Frost & Sullivan
La comunità globale GIL di Frost & Sullivan continua ad essere l’unica risorsa per il settore a sostegno degli amministratori delegati e dei team di management nelle loro decisioni critiche, fornendo strumenti che aiutano i leader dei vari settori industriali a raggiungere i tre obiettivi essenziali: crescita, innovazione e leadership.

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Merck annuncia un rebranding globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2015

Merck SeronoDarmstadt, Germania. Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha oggi annunciato il rilancio della sua identità di brand. La significativa revisione della veste grafica e l’introduzione di un nuovo logo riflettono l’evoluzione di Merck in un’Azienda scientifica e tecnologica globale. Parallelamente, è stata semplificata l’architettura di marchio a livello delle aree di business. L’Azienda opererà uniformemente come Merck, con l’eccezione degli Stati Uniti e del Canada.”Merck è profondamente cambiata negli ultimi dieci anni” spiega Karl-Ludwig Kley, Presidente dell’Executive Board e CEO. “Da tradizionale azienda fornitrice di prodotti farmaceutici e chimici, ci siamo evoluti in un’Azienda tecnologica globale. Grazie all’esclusiva combinazione di attività altamente specializzate nei settori della biofarmaceutica, delle life sciences e dei materiali, oggi possiamo offrire soluzioni in grado di rispondere alle tendenze globali nell’ambito della salute e della digitalizzazione. La revisione radicale della nostra identità di brand è volta a comunicare questa nuova direzione ai nostri clienti, partner e potenziali dipendenti. Vogliamo essere riconoscibili e rimanere visibili come Merck nel mondo, in modo da rinforzare ulteriormente il nostro prestigioso marchio. A tal fine, ci siamo liberati degli aspetti obsoleti per concentrarci su un’immagine giovane e accattivante.” L’investimento nel marchio Merck rientra nel programma di trasformazione strategica e di crescita “Fit for 2018”, incentrato su attività innovative e basate sulla tecnologia, e anche sulla modernizzazione e l’espansione del quartier generale di Darmstadt, in Germania. Questo include anche un “tono di voce” più sicuro e, allo stesso tempo, più chiaro, che riflette la personalità della Merck e sottolinea con orgoglio il legame con una cultura aziendale di quasi 350 anni fondata sulla curiosità scientifica e la passione per la ricerca.
Con l’introduzione del nuovo brand design, saranno eliminati i precedenti singoli brand delle divisioni Merck Serono e Merck Millipore. In futuro, l’attuale Merck Serono sarà il business biofarmaceutico di Merck, mentre Merck Millipore diventerà il business life science di Merck. “In seguito a queste due importanti acquisizioni, i marchi Merck Serono e Merck Millipore ci hanno aiutato a posizionare sul mercato, con successo, il dualismo tra le attività già esistenti e quelle acquisite. Siamo riusciti a raggiungere questo risultato ed è per questo motivo che ora torniamo al marchio che tutti conoscono da quasi 350 anni” ha aggiunto Kley. I marchi dei prodotti, come Erbitux o MilliQ, non saranno interessati da questo cambiamento.Merck detiene tutti i diritti sul nome e il marchio Merck a livello globale, con l’eccezione di Stati Uniti e Canada. Di conseguenza l’Azienda continuerà ad operare in questi due Paesi con il nome di EMD Serono nell’area biofarmaceutica, EMD Performance Materials nel settore dei materiali high-tech e EMD Millipore nel settore delle life science, fino al completamento della già pianificata acquisizione di Sigma Aldrich.L’immagine grafica di Merck è sostanzialmente nuova e, con le sue forme geometriche colorate e multisfaccettate viste da un microscopio, vuole comunicare il concetto di un’Azienda tecnologica dinamica. Il nuovo design di Merck si basa su colori intensi e forme che rievocano la scienza. Ciò si riflette anche nel nuovo logo che, rispetto a quello precedente, è più incisivo, meno complesso e può essere utilizzato in colori diversi.“Una dettagliata analisi interna ed esterna, ci ha mostrato la necessità di rendere il nostro marchio molto più emozionale per essere percepiti dal mercato e dai potenziali dipendenti come un’Azienda tecnologica vivace” ha detto Walter Huber, Responsabile delle Comunicazioni del Gruppo.Inoltre, il nuovo design Corporate vuole creare un forte collegamento visivo con l’attività di Merck negli Stati Uniti e in Canada. Per questa ragione, l’Azienda sta anche aggiungendo al logo Merck una marcata “M” colorata, ad indicare l’appartenenza delle attività e dei prodotti al Gruppo Merck, indipendentemente dai nomi o dalle regioni in cui opera l’Azienda.Nel riposizionamento del marchio, Merck è stata sostenuta da FutureBrand, un’agenzia specializzata in branding che offre i propri servizi ad aziende del livello di Bentley e Nespresso e che ha anche lavorato alle Olimpiadi di Londra del 2012. (foto: Merck Serono)

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Digital disruption: gli executive si aspettano che 4 incumbent su 10 perderanno la loro posizione entro i prossimi cinque anni

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2015

vimercateVimercate (MB), Gli effetti della digital distruption hanno il potenziale di cambiare le carte in tavola per gli incumbent e modificare radicalmente i mercati, più velocemente di qualsiasi altra forza nella storia: lo evidenzia un nuovo report reso noto oggi dal Global Center for Digital Business Transformation (DBT Center), una iniziativa creata da Cisco e dall’International Institute of Management Development (IMD) di Losanna, Svizzera.Questo studio, intitolato Digital Vortex: How Digital Disruption is Redefining Industries, è il primo report rilasciato dal DBT Center. Lo stato attuale della digital disruption e le prospettive per i diversi settori economici sono stati analizzati con un questionario somministrato a 941 business leader di 12 settori in 13 paesi: Italia, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Giappone, Messico, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.Dai risultati emerge che la digital disruption farà perdere la propria posizione a circa il 40% degli operatori incumbent in ognuno dei 12 settori analizzati, entro i prossimi cinque anni. Nonostante ciò, il 45% delle aziende non credono che la digital disruption sia un fenomeno che meriti di essere portato all’attenzione del board di direzione. “Ogni paese, ogni città, ogni impresa dovrà diventare digitale per competere e resistere nella nuova economia digitale” ha dichiarato Martin McPhee, senior vice president, Cisco Consulting Services. Il Global Center for Digital Business Transformation, che si occupa sia di digital disruption sia di formazione, rappresenterà per gli executive chiamati a occuparsene una piattaforma per comprendere perché affrontare il viaggio verso la digitalizzazione, come farlo, quali strumenti sono necessari per questo percorso e – in ultima analisi – per la sostenibilità nel tempo delle organizzazioni in cui operano”La gran parte degli executive che hanno partecipato allo studio considerano la digitalizzazione un fenomeno positivo per il business e per la società. Infatti, il 75% di loro crede che la digital disruption sia una forma di progresso, il 72% dichiara che consente di dare più valore ai clienti ed il 66% ritiene che aumenti il potenziale delle persone. Allo stesso tempo, il 43% non riconosce i rischi della digital disruption, oppure non li ha affrontati in modo sufficiente. Solo il 25% descrive il proprio approccio alla digital disruption come “proattivo”.Fra i dodici settori presi in considerazione, il settore Prodotti e Servizi Tecnologici mostra il maggior potenziale di cambiamento nei prossimi cinque anni. In generale, il report evidenzia che i settori “data-driven” sono ai primi posti di questa lista: Media & Entertainment, Telecomunicazioni, Servizi Finanziari, Retail. Secondo lo studio, questi sono i settori che si basano maggiormente sulla Rete per “scambiare” valore digitale – con dati, transazioni, etc.Le forze motrici della distruption sono nuove start-up ben dotate di finanziamenti, concorrenti più proattivi rispetto al digitale e – sempre più – il “fondersi” di settori diversi, favorito dal fatto che la digitalizzazione dà più liberta di espansione in nuovi mercati. In media, i manager delle aziende incumbent in tutti e dodici i settori presi in considerazione hanno ammesso di aspettarsi cambiamenti sostanziali a causa della digital disruption, compresi cambiamenti di market share entro i prossimi cinque anni. Nonostante ciò, lo studio evidenzia che quasi un terzo degli incumbent ha un approccio attendista.“Non sono solo i modelli di business a cambiare: cambiano anche le catene del valore e le offerte di prodotto. La digitalizzazione non sta solo trasformando i vari settori, sta sempre più sfumando i confini fra di essi” ha commentato Michael Wade, Director del DBT Center e Professore di Innovation and Strategy in IMD. “Man mano che i diversi settori si avvicinano al “centro” del vortice digitale, le componenti fisiche – nella misura in cui ostacolano il vantaggio competitivo – si disperdono. Gli innovatori di maggior successo utilizzano un approccio “combinatorio” alla disruption: molteplici fonti di valore – costi, epserienza, piattaforma – sono fuse insieme per creare nuovi modelli di business dirompenti e ottenere guadagni esponenziali”.Il termine “Digital Vortex” descrive la forza trainante creata dalla digitalizzazione in tutti i settori, ed il modo in cui le aziende sono inevitabilmente portate verso il centro di questo fenonemo. La ricerca Digital Vortex indaga le sfide e le opportunità della digital disruption ed è un importante primo passo del DBT Center in un percorso che durerà cinque anni, coinvolgendo l’IMD, Cisco ed un ecosistema di altre organizzazioni partner.

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Una proposta per l’agricoltura

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

I tagli operati da questo Governo hanno messo in ginocchio molti settori tra cui l’agricoltura, che costituisce un pilastro tradizionalmente importante nel nostro Paese. L’Idv ha da sempre sostenuto le istanze degli imprenditori agricoli e ha di recente predisposto una proposta di legge per il potenziamento del primo settore, frutto della collaborazione con gli addetti ai lavori, in occasione di un incontro tenutosi a Roma nel maggio scorso. Abbiamo poi sentito la necessità di allargare gli orizzonti in questo campo. Per questo motivo ho richiesto un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’agricoltura sociale. I pilastri dell’agrisociale sono la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale, la conservazione del paesaggio e delle risorse e l’equilibrio sociale. Essa risponde ai nuovi bisogni della collettività, in forma singola, associata, pubblica e privata, integrando servizi terapeutici, assistenziali e occupazionali per soggetti e aree fragili tramite la produzione agricola e zootecnica. Nel mondo dell’agrosociale trovano spazio terapie assistite, ortoculturali e riabilitative e si favoriscono l’inserimento lavorativo per persone diversamente abili, detenuti, tossicodipendenti e nuove forme d’apprendimento. La dimensione agrosociale aiuta a gettare un ponte tra la realtà urbana e quella rurale, a sviluppare un’attitudine collaborativa e a creare nuove opportunità di sviluppo, insieme con le Comunità montane, i centri per l’impiego, le ASL e il terzo settore.
Inoltre, promuove un sistema inclusivo di servizi economici, produttivi, sociali e terapeutici, per favorire l’integrazione di persone svantaggiate mediante il lavoro agricolo e la multifunzionalità. Le aziende multifunzionali forniscono sicuramente servizi economici, ma con una peculiarità: il perseguimento di nuovi obiettivi sociali e ambientali: ecco allora l’agriturismo, i progetti di fattorie didattiche, la trasformazione e la vendita di prodotti, le attività culturali e sportive, la salvaguardia della diversità e la promozione di fonti energetiche rinnovabili. In Italia esistono 5mila esperienze che contano 60mila persone impegnate nell’agrosociale e alcune Regioni hanno già adottato leggi a riguardo; tuttavia i tagli alla spesa sociale hanno finora tarpato le ali delle iniziative agrosociali, che devono essere aiutate a spiccare il volo con un migliore impiego delle misure Ue contenute nei PSR, con i Fondi sociali e i fondi per la non autosufficienza. L’indagine servirà ad acquisire dati sulle caratteristiche qualitative e quantitative, ma anche sui risultati raggiunti, approfondendo il quadro normativo sul quale si basa l’agricoltura sociale. (Anita Di Giuseppe)

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Rapporto Censis sulla Toscana

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

Firenze 20 giugno nella Sala degli Affreschi del Consiglio Regionale – via Cavour 4 – viene presentato il Rapporto sulla Toscana realizzato dal Censis. Il Rapporto costituisce il risultato di un progetto per offrire alla Regione Toscana uno strumento di interpretazione della realtà socioeconomica toscana e di supporto alle decisioni dell’ente. Il testo contiene, oltre all’analisi e all’interpretazione di processi, dinamiche e fenomeni trasversali ai settori, nonché raccomandazioni su possibili scelte di politiche e interventi pubblici, un quadro dettagliato di alcuni settori essenziali della realtà socioeconomica regionale: formazione, lavoro, protezione sociale, territorio, economia, comunicazione e cultura, ricerca e innovazione, sicurezza e cittadinanza.

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Manovra anticrisi ed i suoi risultati

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2011

Una flessione dell’occupazione impercettibile rispetto ad altre realtà regionali, nord-est compreso, un aumento del gettito fiscale rispetto al calo registrato a livello nazionale, una diminuzione del Pil più contenuta rispetto alla media italiana. Questi gli effetti della manovra “anticrisi” messa in campo dalla Provincia autonoma di Trento, illustrata da Carlo d’Amore, del Dipartimento Industria, Artigianato e Miniere della Provincia autonoma di Trento, nell’incontro alla “Tenda Aperta” di Piazza Duomo. Ma non è ancora tempo di abbassare la guardia: se da un lato si registra un’inversione di tendenza del fatturato complessivo del settore produttivo trentino, cresciuto rispettivamente dell’8,6%, 18,1% e 5,8% nei primi tre trimestri del 2010 rispetto all’anno precedente, preoccupano ancora occupazione e le difficoltà di alcuni settori, quali quello estrattivo e delle costruzioni. Ma il tasso di disoccupazione trentino rimane la metà di quello nazionale: 4% ad aprile 2011 contro l’8% della media italiana.

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Consumatori: contro le clausole vessatorie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2011

30 contratti-tipo, 6 pareri sulle clausole inique e 3 codici di etica commerciale, raccolti in una banca-dati nazionale on-line liberamente consultabile e a disposizione del piccolo imprenditore come del cittadino consumatore. I settori interessati vanno dal turismo ai servizi, dal condominio all’edilizia. Il progetto è stato realizzato da Unioncamere in collaborazione con l’Antitrust, le associazioni dei consumatori e delle imprese e il supporto di alcuni ordini professionali. I contratti-tipo sono strumenti a carattere preventivo che si predispongono per evitare l’insorgenza di problemi tra consumatori e imprese e che consentono di assicurare regole di trasparenza e di equità. Le clausole inique (o vessatorie), invece, sono quelle clausole che determinano, a sfavore del consumatore, uno squilibrio rilevante nei diritti e negli obblighi derivanti da un contratto. La legge n.580 del 1993 ha affidato alle Camere il compito di promuovere l’utilizzo di questa tipologia contrattuale tra imprese, loro associazioni e associazioni dei consumatori e degli utenti. La ratio del progetto è stata, infatti, quella di concepire i contratti-tipo quali modelli contrattuali semplificati, privi di clausole inique o squilibrate che contribuiscano a prevenire, per quanto è possibile, il contenzioso o quanto meno condurre a una risoluzione stragiudiziale rapida ed efficace, ma soprattutto modelli contrattuali che rappresentino davvero uno strumento di garanzia di una corretta informazione al cliente/ospite consumatore.Dossier Unioncamere: contratti-tipo per un mercato equilibrato”

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Veneto: Sviluppare tutti I settori dell’economia

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2011

Si è tenuta ieri presso il Centro Sociale di Mogliano Veneto la prima tavola rotonda promossa dall’Amministrazione Comunale e Teampenso nell’ambito di Moglianoimpresa, il network innovativo il cui scopo è quello di metter a sistema, stabilendo un dialogo propositivo e continuativo, gli attori dell’economia locale: imprese, attività commerciali, pubblici esercizi, strutture ricettive e cittadinanza. Durante la tavola rotonda sul tema “Mogliano Veneto: situazione e idee di sviluppo” centrale l’aspetto del “mettersi in rete” quale atteggiamento risolutivo per  il superamento dell’attuale momento di crisi.
<115.000.000 capannoni, 1074 zone industriali, 105.000 partite iva in provincia di Treviso>. Sono questi i numeri con cui il Presidente Muraro ha aperto la tavola rotonda. <Su Mogliano Veneto> aggiunge <abbiamo una grande responsabilità. Mogliano Veneto è un punto di riferimento non solo per il Veneto ma anche per l’Italia e per l’Europa: abbiamo il Corridoio 5, la più grande arteria; siamo vicini a Venezia Tessera, il 3° aeroporto nazionale, siamo a 10 minuti dall’aeroporto di servizio di Treviso. Mogliano ha delle potenzialità, sta a noi realizzare un piano strategico programmare il suo futuro tenendo in mente qual è la nostra sfida: sviluppare tutti i settori dell’economia garantendo reddito>. Presente al dibattito anche Gianpaolo Casarin, Direttore di Confagricoltura Treviso che, parlando a nome dei suoi associati ha chiesto alle amministrazioni locali più considerazione nell’elaborazione dei progetti di sviluppo territoriale. <Le nuove infrastrutture stanno sottraendo sempre più terreno all’agricoltura e agli allevamenti, confinando queste attività in spazi sempre più limitati. Occupate  terreno solo se gli interessi pubblici dietro queste decisioni sono irrinunciabili>. Ha chiuso la tavola rotonda Giorgio Copparoni invitando la cittadinanza ad un dialogo propositivo e ad una partecipazione attiva. <Consideriamo la crisi non come una conseguenza ma come un’opportunità. Siamo qu per voi.. Dialogate con noi istituzioii e insieme faremo squadra>  ha detto.

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L’immigrazione in Lombardia

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2011

Milano 3 marzo 2011 – ore 9.00-16.30 Piazza Duca d’Aosta 3 Auditorium Giorgio Gaber Palazzo della Regione Lombardia l’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim) della Regione Lombardia presenta il Decimo Rapporto su “Gli immigrati in Lombardia”, fotografia annuale dell’immigrazione nel territorio regionale. Oltre al Rapporto, verranno presentati e distribuiti altri sei volumi di approfondimento sull’evoluzione del fenomeno migratorio.  L’obiettivo del convegno è condividere con amministratori, esperti, operatori, giornalisti e studiosi gli esiti delle indagini statistiche 2010, condotte dai diversi settori di ricerca dell’Orim.  Gli esperti Orim, nel corso dei lavori, affronteranno i nodi critici e le problematicità connesse al processo migratorio e analizzeranno le possibili soluzioni e le buone pratiche presenti sul territorio. Il convegno si propone inoltre come momento di approfondimento su aspetti specifici relativi alle migrazioni: giovani, normativa, salute, progetti territoriali, lavoro, associazionismo, casa, accoglienza, scuola, tratta. Il ricco patrimonio di informazioni è stato costruito grazie al sistema di rete dell’Osservatorio lombardo, che vede la partecipazione di istituzioni, università, enti del privato sociale, nonché dei 12 Osservatori Provinciali sull’Immigrazione (OPI) con il loro ormai indispensabile apporto.  Nel corso dell’iniziativa verranno distribuiti il Rapporto 2010 e i sei volumi tematici.

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Bloccati dalla Polverini i fondi per la cultura

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2010

Roma. “La Polverini ha il dovere di dare spiegazioni per quanto concerne questi fondi bloccati”. Così commenta Federica Mariotti, viceresponsabile per i Beni Culturali dell’Italia dei Diritti, la sospensione dell’erogazione dei pagamenti per i fondi europei Fas, assegnati dalla regione Lazio sotto la gestione della giunta Marrazzo e destinati ad interventi di ristrutturazione e costruzione di circa 80 teatri laziali.“Si continua a tagliare in settori ingiustamente giudicati inutili – continua la Mariotti -. La cultura deve essere tutelata sempre, in particolar modo nei periodi di crisi”.  Inoltre, la giunta Polverini ha bloccato anche i fondi Por dell’Unione Europea relativi al periodo 2007-2013, destinati ad interventi su beni culturali di diversi comuni del Lazio e già affidati con procedura pubblica dal precedente esecutivo regionale. Si tratta di 35 milioni di euro che, con ogni probabilità, saranno destinati ad altro. “È inammissibile – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -. Se tali fondi sono stati già assegnati, è giusto che vengano erogati ed utilizzati per quei motivi”.

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L’Italia del Riciclo, 15 settori sotto osservazione

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Roma il 28 ottobre prossimo nella Sala Conferenze di Montecitorio a partire dalle ore 10. Tutte le tendenze e le dinamiche in atto nei 15 settori merceologici del riciclo dei rifiuti sono contenute nel Rapporto annuale “L’Italia del Riciclo”, elaborato da Fise Unire e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Il quadro offerto dal Rapporto consente di disporre di una conoscenza sia dettagliata sia d’ insieme dei diversi settori, in particolare per quanto riguarda gli effetti della grande recessione 2008-2009 sul mercato delle materie prime e riciclate. Il Rapporto offre anche indicazioni per prevenire gli effetti negativi della crisi sul mercato del riciclo e per rafforzare le positive tendenze della ripresa. Tra le novità contenute nel Rapporto di quest’ anno c’è una maggiore attenzione riservata agli aspetti internazionali e la segnalazione delle imprese del riciclo che si sono dimostrate più innovative.

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Imprese italiane insufficienti

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2010

Il 55% delle aziende italiane ha un livello medio di conoscenza dell’inglese non superiore alla sufficienza. È il dato principale che emerge da uno studio che goFLUENT Italia, filiale della società svizzera leader nell’offerta di corsi d’inglese a distanza, ha promosso e condotto sui livelli di importanza, diffusione e conoscenza dell’inglese all’interno delle aziende italiane. Il campione d’indagine della ricerca è composto da 180 aziende da 50 dipendenti in su, rappresentative di diversi settori di mercato.  A rispondere al questionario, erogato online tramite una piattaforma web, sono stati i direttori del personale di ciascuna azienda interpellata.  Oltre la metà degli intervistati, il 55%, ritiene che il livello di conoscenza media dell’inglese all’interno della propria organizzazione sia drasticamente “scarso” (26%) o appena “sufficiente” (29%). Questo a dispetto del fatto che il 66% del campione abbia definito l’uso della lingua inglese “molto” (31%) o “moltissimo” (35%) importante nel proprio settore di mercato, e il 58% lo abbia definito “molto” (16%) o “moltissimo” (42%) importante in modo specifico nella propria azienda.  Il 42% considera “buono” l’inglese praticato nella propria azienda. Solo il restante 3% del campione ha definito “ottimo” l’inglese diffuso in azienda.  È analoga la situazione nel confronto con i colleghi stranieri, dove ciò è stato possibile (la metà esatta degli intervistati non ha saputo o non è stata in grado di dare una risposta per assenza di altre sedi estere della propria azienda). Il 50% di coloro che hanno risposto alla domanda considera l’inglese parlato dai propri colleghi peggiore di quello mediamente parlato dai colleghi delle filiali straniere. Il restante 44% lo considera uguale, mentre solo il 6% lo ritiene migliore.  D’altra parte solo il 35% ha affermato che nella propria azienda sono previsti con continuità programmi d’insegnamento dell’inglese rivolti al personale interno. Negli altri casi i corsi d’inglese o non sono mai stati praticati (24%) o sono stati fatti in passato e poi interrotti (41%): tra coloro appartenenti a questi due gruppi, il 74% ritiene che sarebbe dovere dell’azienda prevederli.  Il 65% del campione, infine, si dichiara favorevole all’introduzione in azienda di corsi d’inglese personalizzati a distanza, accessibili via Internet o telefono senza vincoli di data e ora per i partecipanti.
goFLUENT, nata nel 2000 da un’idea del suo fondatore e attuale Presidente Christophe Ferrandou, è il principale fornitore mondiale di soluzioni per l’apprendimento della lingua inglese a distanza per imprese, scuole e privati. Il Gruppo è presente in 10 Paesi con un totale di 600 dipendenti, di cui 400 docenti, che gli permettono di offrire soluzioni di formazione che rispondono alle esigenze delle più grandi aziende a livello internazionale. Attualmente la società fornisce i suoi servizi a più di 2.000 aziende clienti in tutto il mondo. La filosofia del Gruppo si fonda sull’elaborazione di progetti di formazione semplici da gestire, facilmente fruibili e focalizzati sulle peculiarità locali e sulle esigenze del singolo studente.  Per approfondimenti: http://www.gofluent.com

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La Sapienza: educazione alla salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

Presentati a Roma, presso la Facoltà di medicina dell’università La Sapienza i corsi di alta formazione in Educazione alla salute ed alle attività sportive e in Sperimentazione clinica. Per i corsi, aperti alle molteplici figure professionali dei settori interessati, la possibilità di proporre domanda d’ammissione sarà aperta fino all’11 novembre.
Il Corso di alta formazione in Educazione alla salute ed alle attività sportive è finalizzato a generare esperti che possano essere utilizzati nelle scuole medie e superiori per tenere corsi sulla prevenzione sanitaria e nutrizionale e sull’importanza della corretta pratica delle attività sportive nella prevenzione di patologie di forte impatto sociale quali obesità, malattie metaboliche, osteoporosi.
Esso “nasce dall’esigenza di sopperire alla mancanza di una medicina scolastica capillare e, allo stesso tempo, dall’eliminazione di fatto della medicina militare dovuta alla trasformazione del servizio militare obbligatorio in ferma volontaria, che si erano rivelati un importante baluardo per l’identificazione di molte patologie, specie metaboliche a lenta insorgenza” ha affermato il prof. Roberto Verna, ordinario di Patologia clinica alla Sapienza.
In contemporanea verrà attivato sempre presso il primo ateneo romano, il Corso di Alta Formazione in Sperimentazione Clinica, dedicato particolarmente agli Specializzandi in discipline Mediche e Chirurgiche ed agli altri operatori coinvolti nelle sperimentazioni cliniche.

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Quanto si dice: conflitto d’interessi

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Agostino Spataro  ci segnala un articolo apparso, il 24 luglio 2010, sul quotidiano cileno “La Tercera” (tradizionalmente filogovernativo) dove si da conto dell’emozionato annuncio televisivo di Gabriel Ruiz-Tagle, sottosegretario allo sport nel governo di centro-destra del Cile, il quale, per por fine al suo conflitto d’interessi, ha deciso di mettere in vendita, rapida, publica y trasparente, tutte le azioni possedute nella società calcistica “Colo Colo”, una fra le più quotate del campionato nazionale. “Roba d’altri mondi che in Italia ce la possiamo solo sognare!” Commenta Spataro. Ma ecco il testo della dichiarazione: “Risulta fondamentale dare credibilità e fiducia alla gestione dello sport. Questo obiettivo, che interessa milioni di cileni di tutto il Paese, può essere raggiunto soltanto attraverso l’unità di tutti i settori. Perciò ho preso la decisione di vendere le mie azioni di Colo Colo, sobbarcandomi un grande costo economico ed emotivo. Però con la convinzione di fare tutto da parte mia per lo sport cileno.” Gli esponenti dei partiti d’opposizione (DC, PPD), che hanno sollevato il caso del sottosegretario e quello, ben più grave e imbarazzante, del neo Presidente Sebastian Pinera, “si rallegrano per la decisione di Gabriel Ruiz-Tagle e…invitano il Presidente a seguire l’esempio del suo sottosegretario giacché affari privati e servizio pubblico non possono andare a braccetto.”

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Diventano legge i tagli alla lirica

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Dopo una seduta durata circa due ore, è definitivamente passato al Senato il contestato decreto Bondi, divenuto legge, che si prefigge di aggiustare i bilanci delle fondazioni Liriche che gestiscono 14 teatri e concretamente opererà numerose restrizioni tra cui quelle alle assunzioni. Con 150 voti favorevoli , Pdl e Lega, e l’impossibilità di fare ostruzionismo, per chi come l’Idv, si dichiara contrario al provvedimento. “Senz’altro è una cosa deprecabile,- commenta Anna Nieddu la responsabile per i Beni Culturali dell’Italia dei Diritti – gravissima, che purtroppo si allinea nella linea politica generale dei tagli alla cultura. Ritengo si dovrebbero individuare altri settori in cui tagliare, non certo nel welfare e nei beni culturali, tutto sommato la cultura è la trasmissione di un patrimonio alle future generazioni, della nostra identità. Andrebbero riviste molte situazioni per evitare sprechi nel settore, come provvedere al monitoraggio e valutare il reale impatto nel settore di molte manifestazioni e premi di vario genere prima di erogare fondi. I tagli del ministro Bondi sono inaccettabili.” Continuano anche le proteste dei lavoratori de ” La Scala “, che hanno suonato in piazza, a Milano sotto i portici, arie famose, esponendo striscioni contro il sindaco Moratti, accusata di non aver preso posizione sui fatti. Cartelloni polemici con scritte come “No alla cosca, si alla Tosca” oppure “E’ l’ennesima Traviata del Governo” anche dal partito di Antonio di Pietro. “Le reazioni sono giustificate, – prosegue la Nieddu – , la cosa macroscopica è che non possono portare a nulla. L’attuale maggioranza di governo va, talvolta, sotto in parlamento, sovente sugli stessi decreti, evidentemente c’è una maggiore partecipazione e convergenza da parte delle opposizioni su precisi temi. La protesta – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro – va fatta soprattutto politicamente nelle istituzioni. Un senso di impotenza ci arriva da questo Governo, deciso anche se il paese si fermasse, a non rivedere in nessun modo le proprie decisioni. I partiti e i loro esponenti devono rendere concreto il malcontento della gente”.

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Roma: scuole d’arte e di mestieri

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2010

Roma. È stata inaugurata dopo un restauro durato sei anni, la rinnovata sede della Scuola “Arti Ornamentali” di Via San Giacomo, che fa parte del circuito delle quattro Scuole D’Arte e dei Mestieri del Comune di Roma. Istituite a Roma nel 1871 sotto l’allora Governo Lanza,.Le Scuole comunali offrono un’ampia selezione di corsi indirizzati ad un’utenza di giovani ed adulti. Gli iscritti, circa 1300 ogni anno, hanno la possibilità di acquisire tecniche essenziali di un’arte, di una tecnica o di un mestiere e di essere accompagnati da docenti altamente qualificati lungo un percorso di costante aggiornamento e perfezionamento in diversi settori: dal fotografico alla pittura, dalla scultura in legno all’informatica, dall’oreficeria al restauro. In particolare, la Scuola Arti Ornamentali di via San Giacomo ha all’attivo corsi di affresco, arazzo, arredamento d’interni, incisione, macramé, mosaico, oreficeria, pittura, restauro, scultura in legno, trompe l’oeil: tutte tecniche che sono state presentate con una mostra degli allievi dei corsi dell’ultimo anno.  “L’offerta formativa delle nostre Scuole – spiega l’Assessore alle Attività Produttive e Lavoro Davide Bordoni – costituisce una felice sintesi tra tradizione e innovazione, ponendosi come strumento capace di offrire risposte concrete ai bisogni formativi della società contemporanea e al mondo del lavoro in continua evoluzione. È stato fondamentale recuperare la piena funzionalità della Scuola di Arti Ornamentali che ha sempre dato grandi soddisfazioni a docenti e corsisti, come dimostra la bellissima mostra che hanno allestito per l’inaugurazione di oggi. Il fermento culturale che si respira nelle nostre Scuole – ne è un esempio anche l’esposizione dei ragazzi della Ettore Rolli che abbiamo presentato una decina di giorni fa – ci stimola a potenziare l’offerta formativa: alla fine di maggio sono partite le prescrizioni ai corsi del nuovo anno. Mi auguro che i romani sappiano cogliere questa occasione e frequentare in massa i nostri punti di eccellenza per le arti e la tecnica”.

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Sudafrica: mercato interessante per le Pmi friulane

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 maggio 2010

È un partner industriale e commerciale affidabile e un ottimo punto di accesso al continente africano, con infrastrutture a livello europeo. È il Sudafrica, Paese al centro di un incontro che la Camera di commercio di Udine ha rivolto alle aziende friulane – oltre venti quelle presenti. Un Paese «forse troppo a lungo sottovalutato, che invece rappresenta ottime opportunità per le nostre Pmi in diversi settori», come ha sottolineato il vicepresidente della Cciaa e delegato all’internazionalizzazione Marco Bruseschi, nel presentare il mercato, prima dell’intervento del direttore dell’Ice di Johannesburg Gianpaolo Bruno. Proprio verso il Sudafrica è in preparazione una missione, dopo quella esplorativa di febbraio, all’interno di un progetto dedicato allo sviluppo dell’internazionalizzazione, che, come ricordato da Bruseschi, è stato recentemente presentato al co-finanziamento regionale. Le aziende interessate possono contattare l’ufficio della Cciaa al numero 0432.273843.  Le esportazioni dal Fvg al Sudafrica si sono attestate sui 21,4 milioni di euro nel 2009, cui la provincia di Udine ha contribuito per 11,7 milioni. Seppur in calo rispetto al 2008 – un calo generalizzato verso tutti i Paesi dovuto alla crisi internazionale –, si presenta comunque come un mercato interessante in diversi settori. Tra essi, Bruno ha ricordato: trasporti, infrastrutture e costruzioni, sistemi di energia elettrica, energie alternative, telecomunicazioni, automobili e aeronautica, attrezzature e sistemi di sicurezza e anti-inquinamento, ma anche attrezzature, per l’industria mineraria, medico-ospedaliere, d’alta tecnologia e information tecnology. L’iniziativa in Cciaa, in cui c’è stata anche la testimonianza aziendale di Nicolina Di Santolo, imprenditrice di successo della comunità dei corregionali in Sud Africa, rientra nel Progetto co-finanziato dalla LR 7/2002 – Iniziative per i corregionali all’estero 2009. Come è stato ricordato, l’economia sudafricana, negli ultimi anni, ha subito un processo di profonda trasformazione: da una struttura imperniata prevalentemente sul settore primario, agricolo e minerario, si è passati a un modello di sviluppo in cui il terziario e il manifatturiero hanno progressivamente assunto preminenza. Nel World Economic Outlook di ottobre 2009, il Fondo Monetario Internazionale prevede un tasso di crescita dell’1,7% nel 2010, per accelerare al 3,8 % nel 2011.

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