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La sfida del personale per mettere a terra il PNRR

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

Il PNRR stanzia 20 miliardi di euro per il rilancio della sanità pubblica, con interventi che puntano a rinnovare le strutture del servizio sanitario, ma soprattutto a sviluppare l’assistenza di prossimità e la digitalizzazione attraverso la realizzazione di case e ospedali di comunità, l’ammodernamento tecnologico e digitale ospedaliero, l’assistenza domiciliare, la telemedicina. Una riforma che potrebbe ridisegnare l’assetto del servizio sanitario, ma che lascia fuori una componente decisiva: il personale sanitario, già oggi oggetto di una forte carenza, che rischia di essere ulteriormente aggravata dalle nuove esigenze derivanti dalla riforma. Carenza, formazione, riorganizzazione del personale del servizio sanitaria alla luce delle riforme previste dal PNRR sono state al centro della seconda giornata della SUMMER SCHOOL 2022 – Il PNRR tra economia di guerra ed innovazione dirompente”, organizzata da Motore Sanità.Decisivo è anche l’aspetto della formazione dei professionisti, sottolinea la presidente Fnopi. “Oggi gli infermieri hanno una formazione 3+2. Il titolo abilitante è la formazione triennale. Conseguito questo titolo, gli infermieri sono tutti uguali. Abbiamo bisogno di lavorare affinché la formazione diventi più articolata, andando verso specializzazioni a orientamento clinico-assistenziale per dare una prospettiva di sviluppo della professione”, ha aggiunto Mangiacavalli, ricordando le nuove strutture territoriali, per esempio le case di comunità “non saranno una panacea: è decisivo lavorare sulla costruzione della rete, formale e informale, coinvolgendo studi dei medici di medicina generale, le farmacie – specie quelle rurali -, la specialistica ambulatoriale, il privato accreditato, il sistema socia-assistenziale”. In questo processo, anche le farmacie potranno giocare un ruolo importante, come visto già durante la pandemia.

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La sfida “ALL Organic” per rendere resiliente e autonoma la produzione alimentare dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2022

Il progetto di ricerca ALL Organic, coordinato dal CREA, il maggiore ente di ricerca italiano in agroalimentare, intende promuovere e mettere a rete esperienze e modelli in grado di supportare lo sviluppo di sistemi alimentari biologici diversificati, con l’obiettivo di attivare e sostenere le produzioni biologiche in condizioni di resilienza, coinvolgendo gli attori del sistema alimentare, dal campo alla tavola.Sette partner di 5 nazioni dell’Europa e del Nord Africa (Estonia, Polonia, Romania, Italia e Algeria) uniranno i loro sforzi per testare le ipotesi che lo sviluppo di sistemi di coltivazione biologica diversificati, co-progettati, adattati localmente, sia una strategia efficace per migliorare la biodiversità, per ridurre l’impatto di parassiti e malattie diminuendo la dipendenza dai prodotto per la difesa fitosanitaria, per utilizzare in modo efficiente le risorse e i sottoprodotti agricoli, riducendo gli sprechi e le perdite di nutrienti e per mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici, garantendo la stabilità delle rese.In Italia, il Living Lab agroecologico è attivo in Basilicata, aggregando aziende biologiche di produzione e della trasformazione con la facilitazione di ricercatori Crea e della Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (FIRAB). A seguito di un primo incontro promosso a fine aprile presso la stazione sperimentale del Crea a Metaponto, al quale hanno partecipato una trentina di operatori biologici, è stato appena attivato un percorso di confronti con singole aziende biologiche e attori territoriali per far emergere competenze, esperienze e saperi che potranno arricchire il bagaglio informativo collettivo all’interno del Living Lab e l’identificazione di persone/aziende risorsa su tecniche e approcci rilevanti sui temi della diversificazione. Il primo giro di incontri ha messo in evidenza una grande ricchezza di esperienze sui fronti dell’autoproduzione di mezzi tecnici (quale il vermicompost), della coltivazione e selezione di materiale genetico eterogeneo (come le popolazioni evolutive di frumenti, fagioli e pomodori) e della integrazione consociativa di colture erbacee ed arboree in seno alle aziende biologiche e a un’azienda pubblica del territorio quale quella dell’ALSIA di Rotonda.È a partire da queste esperienze che si nutrirà il Living Lab nel corso di una serie di scambi socio-tecnici e di approfondimenti scientifici ed esperienziali conseguenti. Attraverso il coinvolgimento attivo di agricoltori, ricercatori e gli altri attori del sistema agroalimentare interessati nella co-progettazione, monitoraggio e valutazione di pratiche e tecnologie agricole, la comunità dei living lab potrà infatti identificare e affrontare gli ostacoli in modo più efficace.

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Schroders: La sfida della BCE per evitare la crisi del debito sovrano

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2022

A cura di Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist, Schroders. A fronte di un’inflazione record, la Banca Centrale Europea (BCE) ha proseguito nella stretta della politica monetaria annunciando la fine del programma di acquisto di asset (APP) alla fine di questo mese. L’APP, che comprende acquisti di asset backed securities, obbligazioni garantite, obbligazioni societarie e titoli di Stato, ha raggiunto il mese scorso poco meno di 3.250 miliardi di euro. Si tratta del primo e più ampio programma di Quantitative Easing (QE), introdotto per combattere le pressioni deflazionistiche. Il secondo programma introdotto per far fronte alla pandemia (Pandemic Emergency Purchase Programme, o PEPP) si era concluso a marzo, con la detenzione di altri 1.700 miliardi di euro in titoli di Stato. Con la fine del QE, la BCE può ora iniziare una fase di rialzo dei tassi d’interesse, nel tentativo di ridurre le pressioni inflazionistiche, che sono incredibilmente elevate. La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha dichiarato ieri che la Banca aumenterà i tassi di interesse principali dello 0,25% alla prossima riunione di luglio e che seguiranno ulteriori rialzi. Lagarde ha dichiarato che, a meno di un miglioramento delle prospettive inflazionistiche a medio termine, a settembre potrebbe essere necessario aumentare i tassi di interesse di oltre 25 punti base. Sebbene manchino ancora tre mesi, è improbabile che si verifichi un miglioramento sostanziale delle prospettive di inflazione, per cui gli investitori dovrebbero aspettarsi che il tasso di deposito diventi positivo a settembre (0,25%) e che il tasso di rifinanziamento principale raggiunga lo 0,75%.Prevediamo un altro aumento dello 0,25% a ottobre, prima che la BCE sospenda gli aumenti. Inasprire la politica senza innescare una crisi del debito nell’Europa periferica, in particolare in Italia, è una sfida importante per la BCE. La banca ha annunciato che le sue disponibilità di titoli di Stato nell’ambito del PEPP potrebbero essere riassegnate per bloccare aumenti significativi del costo dei prestiti per i governi periferici rispetto a quelli centrali.Durante la conferenza, si sono verificati alcuni movimenti di mercato degni di nota. In primo luogo, i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati, suggerendo che l’annuncio di ieri è stato più “falco” del previsto.In secondo luogo, lo spread, ovvero il costo aggiuntivo del prestito per l’Italia rispetto alla Germania, è cresciuto ulteriormente. Ciò suggerisce che gli investitori sono ancora più preoccupati dopo l’impegno della BCE a bloccare tali aumenti. Infine, dopo un iniziale rialzo rispetto al dollaro USA, in giornata l’euro è tornato a scendere. Nonostante i commenti più falchi e l’aumento dei rendimenti, sembra che gli investitori internazionali siano sempre più preoccupati per il rischio di un’altra crisi del debito nell’Europa periferica. È ancora presto, ma con le elezioni, considerate cruciali, che si terranno l’anno prossimo in Italia, Spagna e Grecia, il rischio politico potrebbe tornare a interferire con il modo in cui la BCE deve e può impostare la politica monetaria.

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Arriva la sfida delle band emergenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2022

By Federica Rinaudo. Arriva la sfida delle band emergenti su Mediaset Infinity, la piattaforma streaming italiana già ricca di contenuti via Internet , sia in diretta che in modalità on demand. Da un‘idea di Bruno Frustaci e Vincenzo Sorrentino dal 21 aprile sarà in onda il format “IBand”, condotto da Claudio Guerrini e Crisula Stafida, con tre super giudici: Jimmy Sax, uno dei sassofonisti più apprezzati del panorama musicale internazionale, gli amatissimi cantanti Fiordaliso e Marco Carta. Un trio insolito che si prepara a dare filo da torcere ai ragazzi, e non solo, che saliranno sul coloratissimo palco e tra i quali potrebbero nascondersi i miti musicali del futuro. Un mix di brani originali e live per musicisti appassionati, selezionati grazie ad un contest che ha coinvolto gruppi da ogni regione italiana, che pone al centro la canzone e quella voglia di far vibrare gli strumenti. Oggi i canali sono digitali ma i ragazzi si ritrovano ancora nei garage e nelle salette per provare, scrivere, confrontarsi. “IBand” si trasforma, quindi, nell’opportunità di dare vita ad un sogno e di alimentarlo, con la speranza di vincere la sfida e, magari, affermarsi con i propri brani originali per portare in tour la propria identità musicale di fronte agli applausi della platea. Buona musica a tutti!

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La Russia sfida il mondo occidentale

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2022

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management Abbiamo analizzato a caldo l’escalation nelle tensioni tra Russia e Ucraina che ha portato all’invasione di quest’ultima da parte dell’ex Paese sovieticoVenti di guerra spirano da est. Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio, il Presidente russo Vladimir Putin ha ordinato l’attacco all’Ucraina, rea di essersi avvicinata eccessivamente alla NATO. Dopo aver riconosciuto come indipendenti le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e aver occupato il Donbass con l’intento dichiarato di “mantenere la pace”, la Russia è passata quindi alle misure forti bombardando diverse città ucraine e dando il via di fatto allo scontro armato.Quello che fino a qualche giorno fa appariva come un evento alquanto remoto, è diventato improvvisamente lo scenario di base (si veda la Figura 1): le probabilità di un conflitto esteso sono salite vertiginosamente nelle ultime ore, con l’aggravante di una minaccia diretta all’Unione Europea. L’invasione dell’Ucraina, infatti, spinge la guerra alle porte dell’UE, visto che i Paesi confinanti sono tutti membri dell’UE e della tanto odiata NATO (Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, ma anche i Paesi baltici se si considera la Bielorussia come facente parte del “nuovo blocco sovietico” in quanto alleata storica della Russia).

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La nuova sfida si chiama mobilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

Ad affrontarla in un nuovo modo, modificando completamente i paradigmi del settore automotive, è CSI Società Cooperativa, società interamente partecipata dagli Agenti del Gruppo Agenti Italiana Assicurazioni. Dall’incontro con i fondatori di Hurry – Alberto Cassone e Riccardo Pingiori -, azienda attiva fin dal 2014 nell’e-commerce automotive e nella ricerca di forme innovative di mobilità, nasce così la nuova società che si occupa di noleggio a lungo termine: CSI Spa, partecipata appunto dai due imprenditori e da CSI Soc. Coop. Una nuova attività che aiuta il settore assicurativo, il core business del Gruppo, e che permette di ampliare i servizi per i clienti e poter soddisfare le esigenze che, nel tempo, cambiano, come appunto nel settore della mobilità. La nuova realtà è stata presentata a Roma, durante la giornata evento organizzata dal Gruppo Agenti Italiana Assicurazioni a dal CSI Soc. Coop. per farla conoscere a tutti gli associati che, fin da subito, hanno avuto l’opportunità di diventare soci, azionisti, proprietari, senza minimamente andare in contrasto con l’attività della mandante principale, Italiana Assicurazioni. Tutti i presenti hanno colto l’importanza di esserci, e circa cento agenzie in tutta Italia hanno già manifestato l’interesse a partecipare come soci alla nuova società. CSI Spa può valorizzare ancora di più il ruolo degli Agenti come intermediari che conoscono profondamente le relazioni, un’opportunità concreta che viene messa a disposizione di tutti gli associati per poterla offrire ai clienti e permettere di entrare in un nuovo mercato di servizi. Un’unione potente con un partner che ha riconosciuto la competenza e la forte relazione con i clienti degli Agenti e che, dopo il grande successo ottenuto nel campo digitale con Hurry, intende collaborare per effettuare un ulteriore passo in avanti: la rivoluzione phygital, la nuova traiettoria strategica basata sull’integrazione tra il modello digitale e la rete fisica, formata appunto dalle relazioni.

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Agricoltura: Con la nuova Pac nuove sfide per le regioni

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2022

Concentrarsi sui soli elementi quantitativi della Pac rischia di portare fuori strada la riflessione che il mondo agricolo si appresta a fare in seguito alla presentazione del Piano strategico nazionale – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Come ha sottolineato l’eurodeputato Paolo De Castro nell’incontro sulla nuova Pac organizzato nei giorni scorsi da Nomisma, la dotazione finanziaria garantisce una prospettiva di medio periodo all’agricoltura italiana ed europea in un momento di grande incertezza. Cambieranno inoltre gli equilibri distributivi delle risorse, con alcune colture che saranno favorite rispetto ad altre. È tuttavia necessario spostare lo sguardo più avanti, al lungo periodo.Se si parte da una prospettiva temporale di più ampio raggio, è inevitabile concludere che la Pac non è stata in grado di fornire le risposte che il primo settore attendeva in vista di una svolta sostenibile – continua Tiso. Considerando che la nuova Politica agricola comune resterà in vigore fino al 2027, l’orizzonte di lungo periodo non può mancare al momento di analizzarne punti di forza e di debolezza.Sono molte le sfide che la nuova Pac, con risorse ridotte rispetto al passato, presenta per le Regioni e per il Governo. Molto dipenderà dal successo degli eco-schemi e dalla capacità delle amministrazioni locali di adattare gli obiettivi generali alle realtà locali tramite i Programmi di sviluppo regionale. Ma la futura gestione, per quanto efficiente, difficilmente riuscirà a riparare il peccato originale della nuova Politica agricola comune: non aver dato priorità al Green Deal annunciato da Bruxelles.

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Intelligenza artificiale: La sfida dell’IA per l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 12 dicembre 2021

A metà novembre i quattro atenei milanesi, Statale, Bicocca, Bocconi e Politecnico, hanno annunciato la nascita di una unità locale di ELLIS, l’associazione europea di ricercatori sull’intelligenza artificiale e il machine learning. Una settimana dopo il Consiglio dei Ministri ha approvato il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale per il triennio 2022-2024, sviluppato dal Ministero dell’Università e della Ricerca insieme al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale. In un certo senso, l’accordo stretto dalle quattro università milanesi per collaborare all’interno di ELLIS rappresenta un esperimento su scala metropolitana di quello che il Programma Strategico vorrebbe che avvenisse a livello nazionale. (fonte: scienza in rete newsletter)

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Il clima: Una grande sfida da vincere

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 Maggio 2021

Roma, 7 giugno 2021 – ore 15.00 (Evento online sulla piattaforma Zoom). Intervengono: Grammenos Mastrojeni, Vice Segretario Generale dell’Unione per il Mediterraneo, e Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. Modera: Claudia De Stefanis, Responsabile della Comunicazione, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Simone Romano, Coordinatore Nazionale del MSOI (Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale), svolge il ruolo di facilitatore.L’evento è consultabile sulla piattaforma CoFE, cuore pulsante della Conferenza sul Futuro dell’Europa, che si propone il rilancio della solidarietà europea e permette la raccolta, la diffusione e la condivisione di contenuti e proposte che possono essere presentati durante i lavori della Conferenza.La SIOI, nel suo ruolo di HUB Centro di Documentazione europea, promuove l’utilizzo della Piattaforma multilingue e interattiva CoFE e realizza iniziative ufficiali ed eventi pubblici.

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Eu: la vera sfida del Governo Draghi sarà cambiare le procedure

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

“La sfida è di quelle imponenti e proibitive ma oramai ineludibile. Se non si definiscono procedure rapide, efficaci e snelle, se non si guarda alla burocrazia come il primo fardello del nostro Paese, i fondi europei non saranno mai spesi e perderemo un’occasione unica. L’Italia e la sua economia non possono permetterselo.”Inizia così il policypaper di Competere curato dal Coordinatore curato da Giuseppe Arleo, Coordinatore dell’Osservatorio Next Generation di Competere.eu dedicato alle strategie di attuazione del Recovery Plan in Italia, presentato oggi dal think tank.”Occorre che la macchina pubblica innovi radicalmente il processo decisionale per avere una rapida ed efficace allocazione delle risorse del Recovery Fund e poter fruire di procedure di accesso e di rendicontazione dei fondi efficienti ed efficaci.Lo ha rimarcato il Commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni, sottolineando come “per accelerare sul Piano l’Italia” debba “introdurre procedure straordinarie”.La peculiarità dei fondi Recovery, come ha ricordato l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, è che gli investimenti vengono anticipati per poi essere rimborsati dal fondo secondo un preciso calendario di verifiche da parte dell’Ue, che procede secondo il meccanismo “milestone” ovvero di traguardi intermedi. Pertanto, se non si effettuano investimenti nei tempi e secondo i criteri indicati, le risorse non vengono erogate, determinandosi quindi un doppio danno. Il meccanismo è totalmente diverso da quello dei fondi europei ordinari”.”E’ indiscutibile che, per attuare rapidamente i programmi, occorrono una serie di riforme strutturali riguardanti diversi settori. Ben venga quindi l’intenzione del Governo, unitamente alla presentazione del Piano a Bruxelles, di emanare un decreto taglia-burocrazia volto a spingere le buone e veloci prassi, necessarie già per sbloccare il primo 10% di anticipo di fondi, circa 16 miliardi di euro. A tal riguardo, è allo studio un provvedimento d’urgenza ad hoc al fine di sbloccare alcuni incagli burocratici e far capire a Bruxelles che si è invertita la rotta rispetto al passato. Senza una profonda riforma fiscale, che garantisca più equità, chiarezza, semplicità e trasparenza, dando vita a un sistema meno oppressivo per il tessuto economico, non si potrà avere una adeguata ripresa del settore imprenditoriale e, di riflesso, anche dei consumi da parte delle famiglie.
Accanto a quella del fisco, occorrerà effettuare altre riforme strutturali di primaria importanza a partire dalla giustizia. Sono necessari maggiore certezza del diritto e tempi più rapidi per il processo civile in generale, procedendo nel contempo a una revisione attenta di quello fallimentare.”Allo stesso modo sarà importante mettere mano finalmente al codice appalti, agendo sulle tempistiche. Da un lato dovranno essere più celeri, dall’altro più sicure. C’è bisogno di un rinnovamento profondo, che renda maggiormente efficaci e veloci il meccanismo delle autorizzazioni e le procedure di spesa per quanto riguarda le Regioni e gli Enti locali.
Sarà quindi fondamentale tagliare passaggi inutili ed eliminare le sovrapposizioni di competenze, assicurare tempi certi ma anche collaborazione tra i vari Ministeri ed Enti territoriali, affinché ci sia efficienza nel processo decisionale. Il sistema del Recovery implica un coordinamento tra “programmazione e attuazione”. Va tenuto presente che gli Enti territoriali, a partire dalle Regioni e Province autonome, hanno competenze esclusive assegnate dalla Costituzione in molti temi e settori interessati da Next Generation Eu, pertanto le decisioni vanno coordinate anche a livello territoriale con le Istituzioni competenti. Questa esigenza può avere anche un risvolto positivo, per la possibilità di affinare la visione investendo chi per poteri e competenze è più vicino alle problematiche territoriali. Occorre quindi una visione complessiva, comune ad ogni livello istituzionale, che orienti l’utilizzo delle risorse del Recovery, di ReactEu, dell’intera programmazione del PNRR. Anche la messa a terra a valle, da parte di imprese ed Enti territoriali, ha bisogno di una profonda innovazione nelle procedure.

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La sfida della Fed

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Nelle ultime sessioni di mercato ci sono stati dei movimenti molto bruschi sul Treasury a 10 anni, che giovedì scorso ha toccato brevemente quota 1.60%, per poi assestarsi intorno a 1.45%. Nonostante il livello rimanga basso rispetto alla sua storia, il Treasury è salito poco meno di 100bp rispetto all’estate scorsa e di 50bp dall’inizio dell’anno. I risky assets (azionario, valute emergenti) ne hanno risentito in maniera negativa, temendo una spirale incontrollata dei tassi verso l’alto. Hanno ragione i mercati di preoccuparsi? Il tasso decennale è dato dalla somma di una componente di aspettative di inflazione (breakeven inflation) e una componente di tasso reale (real rate). L’andamento relativo di queste due variabili è più importante del movimento del Treasury a 10 anni in sé. Quando il tasso a 10 anni si muove spinto dalle aspettative di inflazione, mentre il tasso reale rimane basso e sotto controllo, i risky assets tendono a fare molto bene. Questo perché, da un lato, il miglioramento della crescita spinge al rialzo le aspettative di inflazione, che spesso partono da livelli ben sotto l’obiettivo della banca centrale. Da un altro, un tasso reale basso e costante indica che la politica monetaria rimane espansiva e la banca centrale non intende rialzare i tassi. Questo è quello che è avvenuto nella seconda metà del 2020.Nonostante la Fed non abbia finora mostrato la minima inclinazione non solo a un rialzo dei tassi, ma neanche a una diminuzione degli acquisti nel QE (il famoso tapering), il mercato si aspetta che la Fed inizi ad alzare i tassi verso la fine del 2022, diversamente da quello che la Fed ha indicato (nessun rialzo fino alla fine del 2023). Come mai il mercato ha deciso di ignorare quello che la Fed dice? La ragione è nell’inflazione. La reflation narrative che ha caratterizzato la seconda metà del 2020 è andata cambiando nelle ultime settimane. Una combinazione di enorme stimolo fiscale in US (altri 9 punti di PIL in via di approvazione), ripresa del ciclo delle commodities, l’enorme liquidità ancora in circolo e l’accelerazione del ciclo economico hanno creato una narrativa di inflazione che va ben oltre la normalizzazione auspicata dalla Fed. Va ricordato a questo punto che veniamo da un lungo periodo di inflazione bassa e sotto le attese – un fenomeno legato a fattori sia ciclici sia strutturali (globalizzazione, automatizzazione, competizione). Per far fronte al pericolo di una possibile perdita di credibilità, la Fed stessa ha adottato l’anno scorso un nuovo mandato (Average Inflation Targeting). In sostanza, la Fed auspica che – in seguito a un periodo di inflazione sotto il target (2%) – l’inflazione si assesti sopra il target del 2% per un certo periodo prima di rialzare i tassi. Solo così facendo la Fed può raggiungere in media l’obiettivo del 2%. Da notare che nelle ultime settimane il mercato ha chiaramente sposato questo cambio di regime. L’inflazione media attesa nei prossimi 5 anni (5 year breakeven rate) ha superato il 2.40%, mentre quella attesa nei prossimi 10 anni (10 year breakeven rate) è attorno a 2.15%. In pratica il mercato si aspetta un’inflazione più alta nei prossimi anni, che poi si assesti poco sopra il 2%. Questo è esattamente quello che la Fed stessa auspica. E allora come mai il mercato appare più nervoso della Fed riguardo a un aggiustamento della politica monetaria? Perché teme che l’inflazione possa scappare di mano e obbligare la Fed a un cambio repentino di strategia. Finora Powell ha caratterizzato il rialzo dei tassi come legato al miglioramento dell’economia. Allo stesso tempo, la Fed non può assistere passiva a uno scenario in cui il mercato potrebbe portare i tassi in alto in maniera più rapida di quanto essa ritenga opportuno in questa fase del ciclo. Per questo motivo è lecito aspettarsi da Powell, con ogni probabilità già questo giovedì, un intervento verbale sul tema. In alternativa, la Fed può senz’altro cambiare il suo QE al fine di porre un limite all’irripidimento della curva dei tassi, comprando in maniera più aggressiva i bond della parte lunga della curva (Operation Twist). Siamo quindi entrati in una fase del ciclo economico dove la Fed deve gestire l’inizio di una ripresa economica molto forte, che favorisce la ripresa dell’inflazione, e assicurarsi allo stesso tempo che il mercato non crei troppa pressione sui tassi d’interesse. Quest’ultima metterebbe pressione sul dollaro e sugli assets di rischio, in una fase ancora prematura della ripresa. Spesso si dice – semplificando – che la Fed “segue il mercato”. Ora più che mai, la Fed vorrà guidare il mercato e cercare di gestirne le aspettative. Una sfida difficile, che inizia già questa settimana.www.acomea.it

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La sfida di Draghi: un’Italia europea per un’Europa federale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Il governo che nasce sotto la guida di Mario Draghi, il terzo nel corso di questa legislatura, dimostra la possibilità che dalla peggiore crisi dal secondo dopoguerra nascano un sistema e una politica in grado di costruire un futuro migliore per il Paese e per il mondo. Questo governo è il frutto della svolta politica dell’Unione europea con il Next Generation EU e dell’impossibilità per l’Italia democratica di rinunciare alla scelta europea; ma è anche la condizione per costruire un’Europa più unita e più forte, in cui gli Stati membri “cedono sovranità nazionale nelle aree definite dalla loro debolezza per acquistare sovranità condivisa”, indispensabile per affrontare le sfide epocali che ci sovrastano.Il Governo guidato da Mario Draghi che ha appena ricevuto un’amplissima fiducia dalle due Camere, è il frutto di un percorso in base al quale la crisi provocata dall’emergenza pandemica, insieme alla capacità europea di dare una risposta unitaria forte e solidale, ha portato ad un’assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche italiane, chiamate, nelle parole del Presidente del Consiglio, a “rispondere alle necessità del Paese….. perché prima di ogni nostra appartenenza, viene il dovere della cittadinanza”.Con questo passaggio l’Italia conferma di essere un laboratorio della politica europea, in grado di incubare le tendenze e l’evoluzione della politica “nella vecchia Europa”. Basta ricordare i fatti. Nel momento della maggiore virulenza delle forze sovraniste, mentre l’Unione europea era dilaniata e paralizzata da tensioni interne, il Parlamento italiano eletto nel marzo del 2018 ha espresso, primo tra i Paesi fondatori, un governo ferocemente anti-europeo, sovranista e orgogliosamente populista, la cui forza distruttiva è stata contenuta solo grazie alla fermezza del Presidente Mattarella; poi, dopo le elezioni europee e l’esito del voto nel Parlamento europeo, si sono riaperti i giochi anche in Italia ed è nato un governo che ha scelto con nettezza l’ancoraggio e l’impegno europei, contribuendo positivamente alla svolta dell’Unione, che sarebbe stata impossibile con un’Italia nazional-populista; infine, di fronte alla ineludibile necessità di riforme profonde del nostro sistema Paese e di costruire l’Italia e l’Europa per le prossime generazioni, questo stesso Parlamento ha avuto la forza di esprimere un governo di unità nazionale che segna il ritorno della convergenza delle forze politiche attorno ad un quadro politico democratico condiviso, irreversibilmente ancorato all’appartenenza all’Unione europea e al suo sviluppo. Si tratta di un passaggio assolutamente indispensabile per l’evoluzione in senso positivo dell’Italia e dell’Europa, che le forze politiche devono ora saper confermare e consolidare.Il programma presentato alle Camere dal Presidente Draghi è pienamente incentrato sulla consapevolezza del valore della sfida cui è stato chiamato per garantire le nostre prospettive future e, insieme, quelle dell’Unione europea. Per questo Draghi ha sottolineato con forza che, mentre si devono affrontare la risposta alla crisi sanitaria, sociale ed economica e si deve procedere all’elaborazione e attuazione del Recovery Plan – anche per dimostrare che la solidarietà europea funziona, e produce convergenza vera, rafforzando l’area euro e il Mercato europeo –, si deve, insieme, giocare in Europa il ruolo storico che compete alla tradizione dell’Italia quale Paese fondatore. “Senza l’Italia non c’è l’Europa” ha sottolineato Mario Draghi; così come “fuori dall’Europa c’è meno Italia” e “non c’è sovranità nella solitudine”. Al tempo stesso è indispensabile che l’Europa possa agire in modo efficace, e per farlo deve essere solida e unita. Come ricordava Draghi da Presidente della BCE, “l’Euro è irreversibile, ma non indistruttibile”. Per questo, sostenere oggi il governo “significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro” e insieme “condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione”.Draghi sottolinea che è giunto il momento che gli Stati membri “cedano sovranità nazionale nelle aree definite dalla loro debolezza per acquistare sovranità condivisa”. La creazione di un bilancio federale con una capacità fiscale autonoma europea dovrà necessariamente essere il primo passo, sia per creare lo strumento indispensabile per far convergere e stabilizzare l’area euro, sia per rendere possibile la costruzione di quel “vero governo comune” che deve essere l’obiettivo del processo che si va ad aprire in Europa con la Conferenza sul futuro dell’Europa. Spetta ora alle forze politiche che sostengono il governo rendersi conto della posta in gioco ed essere all’altezza degli impegni che hanno assunto rispondendo positivamente all’appello del Presidente Mattarella.

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Trapani: Una sfida tra le culture

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

E’ stata illustrata in videoconferenza, la candidatura del capoluogo trapanese per diventare Capitale Italiana della Cultura 2022. Una sfida che vede tra le finaliste, Taranto, Ancona, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, le Terre Alte della Marca Trevigiana, Procida, Verbania e Volterra.Tra ieri e oggi le ‘magnifiche 10’ hanno presentato i loro dossier: lunedì 18 gennaio vi sarà la decisione comunicata dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. In palio un finanziamento di un milione di euro. Il dossier si apre con una dedica all’archeologo Sebastiano Tusa, alle vittime del mare e ai giovani che hanno scelto di non abbandonare la loro terra di origine. Trapani, crocevie di popoli e culture, di approdi e policromie. Arte e Cultura, Vento di Rigenerazione è il titolo del dossier per la candidatura della città di Trapani a Capitale italiana della Cultura per il 2022.Un insieme di circa 100 progetti, che avranno un’unica cabina di regia, espressione di quel “Patto per la Cultura trapanese” che il sindaco Giacomo Tranchida ha siglato con i primi cittadini di tutta la provincia, con l’obiettivo di valorizzare l’identità del territorio, condividendo strategie di marketing turistico-culturali.Oltre al primo cittadino e all’assessore alla Cultura del Comune di Trapani Rosalia d’Alí, presenti una delegazione di esperti costituita da Ignazia Bartholini, accademica e responsabile scientifica del dossier, don Liborio Palmeri, direttore del Museo diocesano Di.ART San Rocco di Trapani, Josè Rallo, co-titolare e amministratrice delegata dell’azienda Donnafugata, ambasciatrice nel mondo dell’eccellenza artigianale e creativa del “Made in Sicily”, la scrittrice Stefania Auci, autrice de “I leoni di Sicilia”, due giovani siciliani, Martina Ferracane, fondatrice di Fab LabWestern Sicily, un laboratorio per promuovere lo sviluppo di competenze digitali e imprenditoriali, e Giorgio Gori, fondatore della start up Artficial che diffonde la bellezza dell’arte attraverso cloni delle più importanti sculture classiche, realizzati in tecnologia 3D. Nel corso dell’audizione è stato proiettato un video, dal titolo “Noi siamo il vento”. Una voce calda e misteriosa racconta l’identità di questo territorio, in un intrecciarsi di culture e di storie. Una voce che, potente e solitaria, finisce per unirsi, come in un bacio, con le voci dei singoli trapanesi… per diventare comunità. Il vento si presenta quindi come un testimonial d’eccezione, un testimonial che tutti conosciamo bene e che conferisce unicità alla candidatura.

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La sfida dell’Euro digitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi E’ in arrivo l’euro digitale. La Banca centrale europea da tempo sta lavorando per studiarne il metodo di emissione e di gestione, In merito ha recentemente pubblicato un rapporto preliminare. In vari paesi europei si stanno portando avanti dei test per verificare la complessità dell’operazione. Nel vecchio continente si preparano anche i sistemi di “instant payment”, cioè di pagamenti istantanei con disponibilità immediata dei fondi trasferiti, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2021. Vari passi e consultazioni pubbliche sono stati fatti per ridefinire le regole, i controlli e tutta la relativa legislazione. Anche per attestare alla Bce il potere di sottoporre a controlli i cosiddetti “technology providers”, coloro che immettono nel sistema le nuove tecnologie fintech relative ai pagamenti e a tutte le altre operazioni finanziarie digitali.Del resto non si può ignorare il fenomeno della digitalizzazione del sistema dei pagamenti, a cominciare da quelle degli acquisti dei privati. Nel 2019 le persone adulte della zona euro, in media, hanno compiuto due pagamenti al giorno. In un anno il mondo del retail europeo ha registrato 213 miliardi di operazioni di pagamento per un valore stimato in 164.000 miliardi di euro. Il 73% di tutte le transazioni è stato fatto in cash, pari al 48% del valore in euro, in calo rispetto al 2016, quando i due rapporti erano rispettivamente del 79% e del 54%. Il resto, intorno al 24% del volume e al 41% del valore, è stato fatto con carte di credito. Due grandi istituti di servizi finanziari e di emissione di carte di credito, VISA e Mastercard, entrambe con sedi negli Stati Uniti, hanno gestito due terzi di tutti i pagamenti con carte di credito nell’Ue. Le due, più la società americana PayPal, che offre servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro tramite internet, dominano completamente il sistema dei pagamenti online in Europa. Appare, perciò, doveroso per la Bce e per il Sistema europeo delle banche centrali entrare in campo direttamente nei settori dei pagamenti digitali. Stare alla finestra e guardare come il digitale sta rivoluzionando il mondo dei pagamenti e, in generale della finanza, vorrebbe dire rimanere all’ultimo posto della fila, buono soltanto a gestire eventuali danni e crisi provocate dai grandi operatori finanziari internazionali.L’euro digitale sarebbe il primo passo, forse il più importante. Con esso l’Eurosystem assicurerebbe ai cittadini europei l’accesso a soluzioni efficienti di pagamento, garantendo al tempo stesso che le transazioni siano sicure. Esso affiancherebbe l’euro, nella forma tradizionale di moneta, mantenendo inalterata la sovranità monetaria. Si ricordi che le banche centrali di tutti i paesi del mondo stanno creando delle proprie monete digitali, o già operano con esse, In ogni caso l’Europa ne verrebbe invasa e fortemente influenzata e destabilizzata. Questi movimenti monetari digitali internazionali rischierebbero di rendere vani tutti gli strumenti di controllo e di regole costruiti dalla Bce. Soprattutto perché gli istituti, che dominano il sistema dei pagamenti digitali, sono i leader mondiali nello sviluppo di queste tecnologie e stanno diventando anche i primi operatori dei finanziamenti e del credito. Ciò renderebbe l’Europa vulnerabile e dipendente in un settore tecnologico chiave e sarebbe incapace di gestire moneta e credito, che fino a oggi avviene attraverso il sistema delle banche tradizionali. Si tenga presente che oggigiorno la quantità di banconote in circolazione nell’area euro ammonta a circa €3.000 pro capite, per un totale di 1.200 miliardi. Si ipotizza una cifra simile di euro digitali che la Bce potrebbe mettere a disposizione, soltanto come mezzo di pagamento, praticamente a costo zero. La Bce deve, però, “studiare” come evitare che esso diventi una forma d’investimento in concorrenza con altri strumenti finanziari. La Banca centrale non vorrebbe, pare, acquisire depositi in euro digitali. E’ tutto in discussione. E’ anche da definire se i pagamenti con la moneta digitale saranno fatti attraverso i conti tenuti presso la banca centrale oppure in altri modi, direttamente tra chi paga e chi riceve.L’euro digitale potrebbe diventare accessibile anche fuori dall’eurozona. D’altra parte, si ricordi che già nel 2016 il 30% di tutto il cash in euro circolante era detenuto fuori dai confini europei. Uno degli aspetti rilevanti dell’operazione riguarda anche il futuro delle banche e del sistema bancario europeo. Un effetto evidente sarebbe la diminuzione dei depositi dei cittadini e delle imprese e quindi la riduzione di tutta una serie di attività a essi correlate. Ci si chiede, tra l’altro, se la Bce dovrà continuare, oltre i tempi di ripresa dalla Grande Crisi e dal Covid, con le varie operazioni di quantitative easing per sopperire alla mancanza di asset da parte delle banche. Inevitabilmente la discussione riguarda anche l’infrastruttura e i principi su cui si basano le banche centrali, come la definizione dei tassi di interesse e dei livelli di moneta in circolazione. L’euro digitale, così come le altre monete digitali create dalle banche centrali, avrebbe un valore fisso, sarebbe accessibile universalmente e sarebbe uno strumento valido e legale in tutte le transazioni. Caratteristiche che lo rendono completamente differente rispetto alle monete virtuali create da enti privati. E, naturalmente, manterrebbe la sovranità monetaria dell’Unione europea. Tutte scelte non facili ma il cammino sembra tracciato. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista.

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La sfida dell’economia circolare

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Durante una diretta Facebook seguita e partecipata, sono stati toccati diversi punti interessanti. Ad aprire il convegno è stata l’onorevole Alessia Morani, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, dimostrando l’attenzione del Cncu per una tematica così importante e, al tempo stesso, alle istanze dei consumatori. Non meno preziosi sono stati i contributi di Giovanni Calabrò (Agcm), che nel suo intervento ha affrontato il tema delle regole attuali per la prevenzione e la lotta alle pratiche commerciali scorrette nell’economia circolare, e di Dimitri Vergne (Beuc), che ha portato il punto di vista dell’Europa soffermandosi sul Green New Deal. Il convegno è proseguito con gli interventi stimolanti di Desiree Giacomelli (Dottoressa di Ricerca in Management delle Imprese) sul ruolo delle imprese e degli stakeholder nell’economia circolare e di Carmine Laurenzano (Codici) sulla normazione attuale a livello europeo e nazionale.“Dobbiamo operare per la migliore efficienza – ha dichiarato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, nell’intervento che ha chiuso il convegno – nel rispetto del principio di sussidiarietà e nel rispetto della normativa europea, ma considerando che l’ambiente non è regolabile con i soli strumenti di mercato e che non necessariamente la competizione di molti soggetti potrebbe consentire di raggiungere il migliore equilibrio tra obiettivi di efficienza ambientale ed economica. È il tempo di una riflessione su come allargare il campo di applicazione della responsabilità condivisa, coinvolgendo nuovi soggetti, e su come e se allargare a nuovi settori il principio di responsabilità estesa con la creazione di nuove filiere in altri campi, come, sull’esempio francese, il settore moda e arredamento”.

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La sfida del digitale, un ponte verso il futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

In un momento storico di transizione spiegare un po’ meglio il concetto di innovazione. Sono stati gli intenti di Marco Degli Angeli, consigliere del M5s di Regione Lombardia, che presso palazzo Pirelli, sede del consiglio regionale, ha fatto il punto della situazione: “L’emergenza sanitaria – ha spiegato il consigliere – ha spinto le persone ad avere un approccio più smart nei confronti dell’innovazione digitale. La vera sfida, adesso, è quella di non fare un passo indietro”.Infatti, se la parola d’ordine è trasformazione digitale, l’obiettivo è quello di avviarsi verso un’evoluzione tecnologica continua, capace di abbracciare le esigenze dei cittadini, ma soprattutto di ogni modello di business. In tal senso è necessario che la Politica intervenga con azioni mirate per questo motivo, chiosa il consigliere “regione Lombardia deve farsi promotrice di una innovazione etica, sostenibile e alla portata di tutti”.Questi sono i tre punti cardine su cui Degli Angeli pone l’accento e che, soprattutto, si pongono alla base della metamorfosi digitale: costruire un ecosistema dell’innovazione che sappia valorizzare talento, risorse economiche e sia in grado di lavorare con efficacia sui fattori Abilitanti. Accelerare la realizzazione di banda ultra larga, del cloud nazionale e accentramento dei data server della PA.Innovazione non è solo tecnologia, In tal senso il consigliere Degli Angeli, ci tiene, pone l’accento su un punto fondamentale: “Quando si parla di innovazione – spiega – si parla prima di tutto di cultura dell’innovazione, intesa con il termine latino di colere, coltivare”. Un concetto trasversale, che declinato nella sua accezione pratica, per Degli Angeli significa far nascere all’interno delle coscienze dei cittadini, ma soprattutto delle pubbliche amministrazioni, la consapevolezza dei vantaggi che l’innovazione può portare. “Per far si che questo si avveri – specifica il consigliere pentastellato – è importante che si mettano in campo tutti gli strumenti necessari per ultimare questa trasformazione”.Più che un’assioma, quella di Degli Angeli è una verità per niente scontata. Fare Innovazione Digitale, infatti, non significa solo utilizzare le nuove tecnologie in quanto tali, ma partire da queste per ripensare e semplificare un processo produttivo e creativo. Significa, soprattutto, erogare nuovi beni e servizi con lo scopo di migliorare e ridisegnare la declinazione della parola innovare. “Sotto questo punto di vista – spiega Degli Angeli – fondamentale, in Lombardia, sarà l’istituzione dei Soggetti aggregatori per il Digitale, i SAD, uno degli obiettivi della nostra azione politica”.Una strategia di sviluppo, oltre che una semplice azione politica che, va specificato, è stata ben accolta dalla Giunta lombarda tramite la recentissima approvazione dell’ordine del giorno a firma di Degli Angeli. Un risultato, quest’ultimo, che accompagnerà le pubbliche amministrazioni verso l’attuazione dell’Agenda Digitale, secondo i piani dell’Unione Europea.
Migliorare e migliorarsi. Scoprire soprattutto nuove pratiche inerenti ai sistemi produttivi e ad una gestione più fluida delle amministrazioni pubbliche. “Innovare – precisa Degli Angeli – significa non guardarsi allo specchio, ma guardare al di fuori della finestra creando nuove opportunità”Riassumendo il concetto, innovare significa creare il diritto all’innovazione. “Un diritto fondamentale – asserisce Degli Angeli – che deve passare attraverso una semplificazione burocratica e del sistema normativo. Dobbiamo – conclude Degli Angeli – sfidare l’innovazione e soprattutto il futuro”. Come? Attraverso un sistema normativo moderno capace di semplificare, notarizzare e rendere la vita dei cittadini più semplice.

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Una sfida per l’Italia: cogliere le opportunità offerte dal Recovery Fund

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

A cura di Alberto Foà Presidente di AcomeA SGR. A fine maggio la Commissione Europea ha pubblicato la sua proposta sul Recovery Fund (RF), creato all’interno del 2021-2027 MFF, il budget settennale della UE. L’elemento essenziale è un fondo di emergenza da 750 miliardi (5.6% del PIL EU), chiamato Next Generation EU. Lo scopo del Fondo è quello di “sfruttare il pieno potenziale del bilancio dell’Unione Europea per mobilizzare gli investimenti e anticipare il supporto finanziario nei primi anni della fase di ripresa”.La Commissione emetterà debito sul mercato pari a 750 mld ed erogherà 2/3 di quanto raccolto (500 mld) sotto forma di grants (trasferimenti) e 1/3 (250mld) sotto forma di prestiti ai singoli paesi. Il volume delle emissioni per finanziare il RF è oltre dieci volte superiore a quanto emesso finora dalla Commissione (ca. 70 mld). Il Recovery Fund erogherà i fondi in gran parte tra il 2021-2024. Il debito verrà emesso con varie scadenze e verrà rimborsato tra il 2027 e il 2058. Per i 500 mld di grants, l’onere del rimborso potrebbe gravare proporzionalmente al peso dei paesi nel PIL europeo (ma, come vedremo, non è certo). Per i 250 mld di prestiti, ogni paese ovviamente restituirà quanto preso in prestito.Per l’Italia, alcune simulazioni parlano di circa 87 mld di trasferimenti e 91 mld di prestiti, in totale 178mld, quasi il 10% del PIL. Alcuni critici hanno sottolineato che è un numero che sembra grande, ma inadeguato alle esigenze italiane: i prestiti (91 mld) andranno comunque restituiti per intero; e, comunque, l’Italia dovrà contribuire con la sua quota (pari a 55 mld) per il rimborso del debito contratto dall’Unione Europea a fronte dei 500 mld di trasferimenti. Questo lascerebbe un beneficio netto di “soli” 32mld (la differenza fra 87 e 55 mld), pari a poco meno del 2% del PIL, che, “spalmato” su 7 anni, equivale allo 0,3% per anno. Troppo poco per fare la differenza. Ma questo pessimismo appare fuori luogo per almeno tre ragioni:
1) il debito verrà rimborsato dopo il 2027 ed entro il 2058, di certo non a breve e comunque ben oltre l’utilizzo dei fondi stessi. La Commissione ha aggiunto inoltre che potrà introdurre nuove imposte comunitarie (carbon tax, digital tax), che graverebbero anche sulle multinazionali estere. Pertanto, non è certo che l’onere del rimborso del bond peserà interamente sui singoli bilanci nazionali dei paesi UE.
2) La Commissione ha l’opzione di ri-emettere il debito in scadenza. In quel caso, l’Italia continuerebbe a contribuire per la sua quota degli interessi posticipando il momento in cui versare la sua quota per il rimborso del capitale. Visto che presumibilmente la Commissione si finanzierà a tassi vicini allo zero, stiamo parlando di cifre irrisorie.
3) L’Italia potrebbe inoltre risparmiare qualora decidesse di finanziarsi presso la Commissione piuttosto che sul mercato. Il differenziale tra l’emissione oggi di un Btp a 20 anni e di un titolo della Commissione si potrebbe aggirare intorno a 150 punti base (1,5%), che su un di 91mld equivalgono a un risparmio di circa 1,4 mld all’anno.
Sulla questione della capacità del Sistema Italia di assorbire risorse UE, nei prossimi 7 anni potrebbero confluire risorse extra pari al 10% del PIL, da ripagare nel medio/lungo periodo. E, presumibilmente, questa iniezione di liquidità si concentrerà nei prossimi 3-4 anni. Per l’Europa, gli ultimi numeri sull’absorption rate per il budget in corso (2014-2020) sono 48% in Germania, 52% in Francia, 38% in Spagna e Italia. Le regole sull’utilizzo dei fondi strutturali prevedono che, qualora un Paese non abbia sfruttato pienamente i fondi assegnati nei 7 anni del budget, esso possa richiedere ed utilizzare i fondi anche nei 3 anni seguenti alla fine del budget di riferimento. E infatti, normalmente, si assiste ad un’accelerazione dei progetti presentati dai Paesi ed approvati dalla UE proprio nei 3 anni seguenti alla fine dei 7 anni di budget. Inutile dire che i progetti presentati “in extremis” per non perdere i fondi assegnati sono di minor qualità, sia per l’ovvia osservazione che fare gli investimenti prima è meglio che realizzarli dopo, specie in un contesto di domanda aggregata debole, sia perché, presumibilmente, non hanno lo stesso respiro di quelli presentati per tempo ma vengono presentati in tutta fretta giusto per non lasciare un’opportunità completamente sprecata.Per l’Italia in particolare, per il budget in corso (2014-2020) stiamo parlando (dati Commissione giugno 2020) di un utilizzo cumulativo di 16.8mld di fondi strutturali a fronte di disponibilità di 44.7mld. La differenza (ca 28mld) equivale all’1.6% del PIL annuale. L’Italia avrà tempo fino al 2023 per utilizzare a pieno questi fondi, ma va fatto notare che anche nel budget precedente (2007-2013) il tasso di utilizzo in Italia non è mai arrivato al 100%, a differenza di Francia, Spagna, Portogallo e Grecia ad esempio.Sapremo fare tesoro degli insegnamenti di altri paesi europei che da anni hanno messo in piedi vere e proprie task force per assicurarsi che i fondi vengano utilizzati tempestivamente e in pieno? Riusciremo a darci una strategia e a mettere insieme un piano di medio periodo per realizzare quelle infrastrutture di cui si parla sempre, per impostare la scuola, la ricerca e la formazione per fare fronte alla competizione internazionale, un piano idro-geologico di tutela del nostro territorio, per migliorare la sanità, digitalizzare la giustizia e la pubblica amministrazione, e migliorare la viabilità e la rete ferroviaria al Sud? Sono queste le vere questioni che il Recovery Fund pone alla nostra classe dirigente. Risorse per investimenti pari al 10% del PIL costituiscono un’opportunità epocale, che non va sprecata.

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Covid-19: La sfida delle regioni nella Fase 2

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2020

Ripartenza e rilancio: la Fase 2 si presenta come una sfida per il Paese, in particolare per le singole Regioni che si sono trovate ad affrontare il periodo più intenso della pandemia con situazioni epidemiologiche differenti. Fondamentale il potenziamento delle reti sul territorio e la tecnoassistenza. Se n’è parlato oggi nel webinar “Fase 2: come le Regioni la stanno affrontando” promosso dal Centro Studi Americani in media partnership con Edra e moderato dall’Onorevole Beatrice Lorenzin.
L’esperienza dei mesi passati si intreccia con il timore dell’esplosione di nuovi contagi. “In Campania abbiamo fatto ‘scelte di guerra’ impegnative, raddoppiando i posti in terapia intensiva; dopo 10 giorni dall’inizio della pandemia avevamo già ospedali dedicati al Covid-19 e separati dagli altri – ha precisato il governatore della Campania Vincenzo De Luca -. Ora stiamo continuando a lavorare per creare una rete territoriale di qualità. Però ho una grandissima preoccupazione: ho l’impressione netta che ci sia stato in Italia un crollo psicologico e istituzionale. È come se non avessimo retto più la linea del rigore dopo il 4 maggio. In Campania vogliamo aprire tutto ma per sempre, non vogliamo essere costretti a chiudere ancora. Per ottobre ho i brividi: teniamo gli occhi aperti e lavoriamo con prudenza perché il problema non è risolto: noi ci stiamo preparando”.
Il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche ‘Mario Negri’ Irccs ha commentato: “La riapertura è una questione di salute per cercare di contrastare povertà e conflitti che sono le due principali cause di malattia”. Poi ha aggiunto alcune considerazioni sul modello si sanità lombardo: “Il modello di sanità della Lombardia non poteva essere ‘il modello’ di sanità pubblica. Abbiamo visto come nell’emergenza è mancato un servizio di prevenzione e di cure sul territorio. Questa battaglia si vince nelle case dei malati, con unità mobili con cui i medici vanno a casa dei pazienti”.
“Vinceremo sul territorio questa sfida contro il virus – ha aggiunto l’assessore alle Politiche per la Salute della regione Emilia-Romagna, Raffaele Donnini -. Al momento siamo arrivati a 253mila tamponi da inizio epidemia; da 5mila al giorno arriveremo a 10mila per fine maggio e a 15mila entro estate. C’è una fase 2 anche nella Medicina: sono ripartite le prestazioni sanitarie che erano ferme, come le vaccinazioni per infanzia o gli screening per il tumore alla mammella. Oggi abbiamo dati che da un lato ci confortano, dall’altro non ci devono fard dimenticare quel che abbiamo passato”.
“Questa emergenza – ha aggiunto il professor Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento Scienza dell’invecchiamento della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts) della Protezione Civile per l’emergenza coronavirus – ci insegna che il territorio va riempito di competenze, di intelligenze e di tecnoassistenza”.
“Bisogna iniziare a guardare il territorio in maniera diversa – ha commentato Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale, Fimmg -. Troppo comodo dire che il territorio non c’è stato: spesso non c’è stato chi doveva gestire il territorio. Il territorio ha fatto tutto quello che poteva fare con le sue forze”.
Ha chiuso l’Onorevole Beatrice Lorenzin: “Il Decreto Rilancio è un provvedimento gigantesco: se affrontato nel modo giusto e costruttivo ha ampi margini di lavoro, soprattutto perché ci sono degli impianti strutturali che possono essere migliorati attraverso il confronto con le filiere e le categorie. Dovremo inoltre immaginare dei Lea Covid, cioè un aggiornamento dei nostri Livelli Essenziali di Assistenza in base alle nostre esigenze pre e post Covid; la situazione ci chiede un’azione di riforma e l’impiego delle risorse verso un grande progetto di cambiamento”.

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I giovani scienziati sfidano COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 3 Maggio 2020

E’ un’esperienza difficile quella degli studenti neoArchimede del 2020. La prima criticità si manifesta in occasione della finale di Milano: con le scuole chiuse per la pandemia, Fast non può organizzare I giovani e le scienze 2020 del 7-9 marzo. Ma grazie al lavoro della Giuria i premi e gli accreditamenti vengono conferiti ugualmente e comunicati nella diretta video del 9 marzo. Seguono le altre brutte notizie: la cancellazione dei più prestigiosi appuntamenti internazionali riservati alle ragazze e ai ragazzi eccellenti italiani.
Non si svolge Regeneron ISEF in California, negli Stati Uniti. Quattro dei cinque progetti candidati, compresi i due lavori accreditati da Fondazione Cariplo e da Etass sono riprotetti per l’edizione del 2021. Non si tiene nemmeno GENIUS Olympiad di Rochester (New York-Usa): gli studenti del Sobrero, vincitori del riconoscimento di Erica srl, si candidano per la prossima edizione, già in calendario per il 7-12 giugno 2021.
LIYSF, il London International Youth Science Forum in programma all’Imperial College è posticipato al 2021, dal 28 luglio all’11 agosto. All’appuntamento vanno anche il lavoro vincitore del riconoscimento di OCMI Group e quello scelto da Cielo Stellato Silvio Lutteri. SJWP, il premio acqua di Stoccolma viene riproposto online. Fiorenza e Giorgia dell’Omar di Novara, beneficiarie dell’accreditamento di Xylem Water Solutions, accolgono di buon grado la nuova formula.
Non ha luogo ESE, Expo Sciences Europe di Milset Europe di fine luglio in Romania, come pure il concorso di novembre Expo Science Asia ad Abu Dhabi; uno dei due lavori candidati è indicato dalla Fondazione Salvetti. Anche IEYI a Kazan in Russia, 5-10 settembre, notizia fresca, è cancellato.
Fortunatamente i nostri futuri Leonardo hanno altre possibilità per far conoscere le loro idee e presentare i progetti:
. BUCA IMSEF a Buca in Turchia, 29 settembre-4 ottobre;
. INSPO a Istanbul ancora in Turchia, 30 settembre-4 ottobre; qui è già confermato il progetto premiato da Unichim;
. MOSTRATEC a Novo Hamburgo, Brasile, 19-23 ottobre;
. ESI AMLAT a Santa Rosa, La Pampa, Argentina, 6-10 novembre;
. EXPO MEXICO a Hermosillo, Sonora, Messico, 7-11 dicembre.
Ci sono pure nella primavera del 2021 gli appuntamenti EXPORECERCA JOVE in Spagna, (il lavoro già selezionato è sponsorizzato da British Istitutes Seregno), I-FEST in Tunisia, EXPO SCIENCE del Belgio. Nessuna preoccupazione, al momento, per TISF di Taipei in programma a gennaio 2021 e dove va il progetto assegnatario del riconoscimento AICA.
Fast attende infine la decisione della Commissione europea relativamente a EUCYS, Salamanca, 15-20 settembre; tra i tre progetti scelti c’è pure il lavoro insignito del riconoscimento di COREPLA.
“E mentre si cerca di averla vinta sul COVID-19, commenta il presidente Fast Angelo Bargigia, la Federazione si prepara alla prossima edizione di questa importante iniziativa. Le candidature devono essere presentate entro il 22 gennaio 2021; l’esposizione dei lavori selezionati dalla Giuria e la premiazione sono previsti a Milano dal 6 all’8 marzo”. E vinca il migliore!

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“Subito mezzo miliardo a disposizione per la cultura, appello-sfida a Franceschini”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

“Non possiamo permetterci una Nazione senza cinema e teatri, senza librerie, editori, promotori, distributori di libri, traduttori, parchi divertimento, senza spettacoli, senza concerti, senza produzioni cinematografiche, senza musei, senza gallerie d’arte. Lo ha denunciato Battista sul Corriere, e sono seguiti artisti, registi, cantanti e tanti altri.
Non possiamo permetterci nemmeno una Nazione senza una buona informazione, come quella garantita dai quotidiani, dai periodici e dalle edicole, che è il vero contraltare alla diffusione di fake news – ma il governo preferisce istituire l’ennesima task force, perfino di stampo orwelliano, cercando di limitare libertà costituzionalmente protette come la libertà d’espressione senza nessuna legittimità, senza scientificità nelle valutazioni, senza neutralità. Un errore che si sta ripetendo per l’app “Immuni”, che mette in gioco la libertà di movimento e il diritto alla protezione dei dati personali con un’ordinanza di Arcuri, nemmeno con una necessaria legge, senza un passaggio parlamentare, senza garanzie sui dati, su chi li stoccherà, sulla loro anonimizzazione, sulla politica di cancellazione – dice nel corso della discussione generale sul Cura Italia il capogruppo di FDI in commissione Cultura e responsabile Cultura e Innovazione del partito, deputato Federico Mollicone, che nel corso del suo intervento ha citato Huxley – nel Cura Italia ci sono interventi minimi per la cultura e lavoratori dello spettacolo. Intanto, a dieci giorni dalla fine del mese ancora non abbiamo traccia del decreto “Aprile”. Conte promette che terrà in conto le proposte dell’opposizione. Proposte che – paradossalmente – non sono state introdotte quando le abbiamo presentate, per poi essere clonate dal governo. Ed è di questa notte la strage di tutti gli emendamenti a questo decreto, in cui erano presenti anche i nostri a favore del comparto culturale, dell’editoria e dello sport. Abbiamo presentato una risoluzione su tutti questi temi – la cultura, lo spettacolo, la musica, i concerti, la discografia, i musei, le gallerie d’arte, l’editoria libraria e giornalistica, lo sport, le mostre – una risoluzione che, su mia proposta, sarà discussa già da questa settimana e che ha stravolto l’ordine trimestrale dei lavori. Lanciamo un appello e una sfida al ministro Franceschini: finalmente ci ha ascoltato sulla necessità di erogazione immediata di liquidità per gli enti extra-FUS, ma 20 milioni sono pochi. Nel prossimo decreto garantisca mezzo miliardo di euro per il settore, aumentando la dotazione del Fondo emergenze.”

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