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Picasso: la sfida della ceramica

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Faenza. Dal 1 novembre 2019 al 12 aprile 2020 al Museo Internazionale delle ceramiche in Faenza viale Baccarini 19 apertura: mar-ven ore 10-16, sab e dom 10-17.30 Ingresso: 14 euro intero, 10 euro ridotto, saranno in mostra 50 pezzi unici provenienti dalle collezioni del Musée National Picasso-Paris in una grande mostra dal titolo “Picasso, La sfida della ceramica” a cura di Harald Theil e Salvador Haro con la collaborazione di Claudia Casali. Un nucleo di inestimabile valore e un prestito eccezionale che affronta tutto il percorso e il pensiero creativo dell’artista spagnolo nei confronti dell’argilla. Nella mostra faentina verranno analizzate le fonti di ispirazione di Picasso, proprio a partire dai manufatti presenti nelle collezioni del MIC. La ceramica classica (con le figure nere e rosse), i buccheri etruschi, la ceramica popolare spagnola e italiana, il graffito italiano quattrocentesco, l’iconografia dell’area mediterranea (pesci, animali fantastici, gufi e uccelli) e le terrecotte delle culture preispaniche che saranno esposte in un fertile e inedito dialogo con le ceramiche di Picasso. E una se sezione speciale verrà dedicata al rapporto tra Picasso e Faenza. Diversi sono i pezzi di Picasso che il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza possiede grazie al tramite di Tullio Mazzotti di Albisola, di Gio Ponti e dei coniugi Ramié i quali furono sollecitati a richiedere alcuni manufatti al Maestro per un’esposizione a Faenza e, soprattutto, per la ricostruzione delle Collezioni d’arte ceramica moderna andate distrutte nell’ingente bombardamento alleato del maggio 1944. Merito dell’allora direttore Gaetano Ballardini, nonché fondatore del Museo faentino, che contattò Picasso a Madoura con una lettera commovente e davvero toccante. Fu così che arrivò nel 1950 il primo piatto ovale raffigurante la Colomba della Pace, memento contro ogni guerra, espressamente dedicata al Museo di Faenza e al tragico destino della sua Collezione e della sua struttura. Seguirono altri piatti nel 1951 con teste di fauno e vasi dal sapore arcaico e archeologico e il grande vaso “Le quattro stagioni” (1951), graffito e dipinto, con la raffigurazione pittorica e morfologica di quattro figure femminili, le cui forme sinuose vengono sostanziate dalla curvatura accesa del vaso.
La mostra sarà integrata con l’esposizione di documenti e fotografie, mai esposti, ed appartenenti all’archivio storico del MIC. Completerà il ricco apparato didattico e fotografico un video storico di Luciano Emmer del 1954 (Picasso a Vallauris).
La mostra fa parte di «Picasso – Méditerranée»: un’iniziativa del Musée national Picasso-Paris.
“Picasso-Mediterraneo” è un evento internazionale che si svolge dalla primavera del 2017 alla fine del 2019. Più di sessanta istituzioni hanno immaginato una serie di mostre sull’opera “ostinatamente mediterranea” di Pablo Picasso. Su iniziativa del Musèe National Picasso-Paris, questo percorso nel lavoro dell’artista e nei luoghi che l’hanno ispirato presenta una nuova esperienza culturale dedicata a rinsaldare i legami da entrambi le parti del Mediterraneo. Con il supporto eccezionale di Musée Picasso Paris.

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Summer School: “La sfida umana nell’epoca della trasformazione digitale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2019

Roma. La Summer School – Scuola estiva di Alta formazione culturale- promossa da Fondazione Prioritalia, congiuntamente con l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, nell’ambito del progetto Value@Work, offre l’opportunità di approfondire l’impatto dei paradigmi tecnologici e di meglio comprenderne la sfida umana, cercando di rispondere alle domande: “Come sta cambiando il lavoro da un punto di vista umano, etico, organizzativo ed economico con la trasformazione digitale? Quale il futuro del lavoro e il risvolto umano ed etico?”“L’istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum – spiega la Direttrice Marta Rodriguez – ha investito molto, insieme al gruppo Value@Work (progetto dove sono presenti organizzazioni di rappresentanza datoriale, sindacale, imprese e professionisti) sulle evoluzioni del mondo del lavoro, cercando di mettere sempre la persona al centro e di cogliere i risvolti umani e etici di questi veloci e importanti cambiamenti, quasi una rivoluzione.L’idea è quella di aprire una scuola estiva di approfondimento, riflessione, scambio e formazione dove esperti e giovani si confrontano sulle nuove sfide dell’economia digitale, cercando di coglierne le criticità, i punti di forza e le opportunità. Si distruggerà o si creerà nuovo lavoro? E le competenze richieste quali sono e quali saranno? Nella spersonalizzazione del lavoro l’essere umano perde la sua forza, la sua identità e la sua eticità o può riacquistarla e valorizzarla? Saranno questi i quesiti che ci porremo e ci faremo aiutare da autorevoli studiosi per cercare le risposte”.“La generosità dei nostri partner permette di aprire in ottica inclusiva la Summer School – chiude la Direttrice – ci teniamo ad attrarre giovani studenti, ricercatori, dottorati o dottorandi italiani e stranieri interessati alla materia e con la voglia di approfondire, confrontarsi e innovare. Sarà per tutti noi una sfida“.

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Teatro. La storia di Welby: una sfida oltre la vita

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Mag 2019

Roma 8-9 maggio 2019 Teatro Vascello Via Giacinto Carini, 78. Una sfida oltre la vita. A grande richiesta torna in Italia, in questa occasione al Teatro Vascello, “Ocean Terminal”, l’opera dedicata a Piergiorgio Welby, il giornalista e scrittore simbolo del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e favorevole all’eutanasia in Italia, che si è spento dopo una lunga battaglia il 20 dicembre del 2006. Uno spettacolo, ospitato presso vari teatri d’Europa e anche a New York, che non vuole essere un mero racconto, né un testamento, bensì la celebrazione alla vita di un uomo straordinario, interpretato sulla scena da Emanuele Vezzoli che ne cura anche la regia. “Quando ho letto Ocean Terminal, il mio primo desiderio e la mia esigenza come attore e regista – ha dichiarato lo stesso Vezzoli – sono state quelle di rendermi il tramite attraverso cui trasferire la ricchezza del tesoro Piergiorgio Welby agli altri uomini, raccogliendo la promessa fatta a Mina Welby ed in accordo con quanto egli stesso afferma: non esiste un’arte privata, un artista ha l’obbligo morale di incidere sulla realtà». Un bagaglio di emozioni e stati d’animo che intende far “vivere” questa drammatica esperienza e farla viaggiare passo dopo passo, orma dopo orma. Per questo dopo il Vascello l’opera volerà nuovamente oltre i confini italiani per approdare in Spagna, accolta dal Museo Ivam di Valencia. “Ocean Terminal” dal romanzo al palco è un insieme di prose spezzate: dall’infanzia cattolica alla scoperta della malattia, fino all’immaginario hippy e alla tossicodipendenza, passando attraverso gli squarci di una Roma vissuta nelle piazze o nel chiuso di una stanza. In un continuo susseguirsi di toni lucidi e febbrili, poetici e volgari, Welby riavvolge il nastro della propria vita, tra conflitti, speranze, sofferenze in un vero e proprio inno al valore dell’esistenza.

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Pa: Sorrentino (Fp Cgil) a Bongiorno, accetti sfida: referendum tra contratti e controlli

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

“Il rinnovo dei contratti e nuove assunzioni, altro che impronte digitali. Questo chiedono i circa tre milioni di dipendenti pubblici. Se il ministro Bongiorno si sente tanto sicuro accetti la sfida di un referendum tra le lavoratrici e i lavoratori per chiedere quali priorità da affrontare: contratti e assunzioni o impronte digitali?”. A lanciare la sfida alla titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, è la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino.Il riferimento è alle parole del Ministro Bongiorno che ieri, nel replicare alle critiche ricevute all’introduzione dei controlli biometrici ai dirigenti scolastici, ha ribadito che ‘i controlli biometrici non sono una misura punitiva; sono stati gli stessi dipendenti pubblici, quelli che svolgono il proprio lavoro con scrupolo e attenzione, a chiedermene l’introduzione’. La segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil replica così: “Se il Ministro sostiene siano gli stessi dipendenti pubblici a chiederle i controlli biometrci, perché non accetta questa sfida: un referendum tra i dipendenti pubblici?”.”Noi siamo convinti – prosegue – che siano altre le priorità, ovvero il rinnovo dei contratti pubblici e nuove assunzioni, la sola via per garantire e migliorare l’offerta dei servizi ai cittadini. Su questi due punti, quando il Ministro ci darà risposte? Bongiorno sembra essere così in difficoltà da giustificare l’ennesimo inutile, punitivo e demagogico provvedimento, col presunto sostegno dei lavoratori. Noi sappiamo che le cose stanno in maniera diversa: contratti, assunzioni e risorse sono le vere priorità della Pa. Le stesse che sosterremo l’8 giugno in piazza a Roma nella manifestazione nazionale unitaria: #PubblicoèFuturo”, conclude Sorrentino.

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Lavoro e nuove tecnologie: una sfida etica per il futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Roma 7 febbraio 2019, alle 10.00, l’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) propone attraverso il Laboratorio di Diritto dell’Innovazione (InnoLawLab) del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza un’ampia discussione sui temi: “Le tecnologie che cambieranno la società e le professioni: intelligenza artificiale, internet delle cose, blockchain e 5G”.
I Relatori che interverranno dalle 10:15 alle 11:00 sono: Laura Bononcini (Public Policy Director Southern Europe Facebook), Lisa di Feliciantonio (Head of Media Relations & Public Affairs Fastweb), Luca Piccinelli (Senior Marketing Manager Deputy Head of Italy Marketing Huawei), Pinar Serdengecti (Direttore Affari Regolamentari e Concorrenza Iliad Italia), Andrea Falessi (Responsabile relazioni esterne Open Fiber), Luisa Crisigiovanni (Segretario Generale Altroconsumo), Massimiliano Dona (Presidente Unione Nazionale Consumatori). Modera: Luigi Garofalo (Key4Biz).Nella seconda parte del convegno (dalle 11:00 alle 11:40) discuteranno: Luca Bolognini (Presidente Istituto Italiano Privacy), Giuseppe Busia (Professore InnoLawLab, Segretario Generale Garante Privacy), Marilu Capparelli (Legal Director Google), Stefano Da Empoli (Presidente I-COM – Istituto per la Competitività), Andrea Pontecorvo (Presidente Camera Civile Roma, fondatore IusLaw Webradio), Marco Scialdone (Professore InnoLawLab, Presidenza Camera Deputati), Guido Scorza (Professore InnoLawLab, Responsabile Regolazione Team Digitale Governo). Modera: Claudia Morelli (Altalex).A seguire, il Prof. Emanuele Bilotti, Coordinatore del Corso di Laurea magistrale in Giurisprudenza presenterà l’offerta formativa del Corso di Laurea.Conclude Claudio Cominardi, Sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con un intervento su “Rivoluzione tecnologica e futuro del lavoro”.Gli atti del convegno saranno inviati, come contributo fattivo, al MISE dove si è formato un gruppo di esperti per l’elaborazione della strategia nazionale sull’intelligenza artificiale e blockchain di cui fa parte anche l’Avv. Marco Scialdone, Dottore di ricerca e docente dell’Università Europea di Roma e relatore del convegno.
Ricordiamo che l’Italia ha aderito il 27 settembre 2018 alla European Blockchain Partnership Initiative, promossa dalla Commissione UE con l’intento di creare una piattaforma europea basata sulla tecnologia blockchain per lo sviluppo di servizi pubblici digitali. La finalità è quella di elaborare una Strategia Nazionale per le DLT e la Blockchain. In coerenza con questo obiettivo il Corso di Laurea in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma con il Profilo in Diritto e gestione delle nuove tecnologie, dove nasce InnolawLab, vuole dare un contributo concreto e ridefinire le competenze necessarie per rispondere ai nuovi fabbisogni occupazionali.
La legge di Bilancio 2019 ha quindi previsto (art. 1, comma 226) l’istituzione di un Fondo per favorire lo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di Intelligenza Artificiale, Blockchain e Internet of Things, con una dotazione di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, per finanziare progetti di ricerca e sfide competitive in questi campi; questo investimento è un segnale chiaro di come questi temi occuperanno la scena politica e occupazionale dei prossimi anni.È interessante sottolineare che innovazioni come queste investono diversi campi del sapere non limitandosi solo a quello tecnologico: InnoLawLab ha l’ambizione di indagare gli aspetti legali in un’ottica di interdisciplinarietà. Le, cosiddette, nuove tecnologie aprono un dibattito interessante anche sul mercato del lavoro: queste innovazioni bruciano posti di lavoro? Cambiano il “concetto di lavoro”? O piuttosto siamo davanti ad un’evoluzione delle competenze in grado di elaborare nuove proposte occupazionali e imprenditoriali? E come il mondo accademico può accelerare il proprio processo di innovazione per iniettare nuove competenze e professionalità? A queste e molte altre domande gli autorevoli relatori tenteranno di dare una risposta, attraverso un dibattito vivace e alla portata di professionisti e studenti.
“Il nostro Ateneo – spiega il Prof. Alberto Gambino, Pro-Rettore dell’Università Europea di Roma, che si occuperà dell’introduzione ai lavori – è molto attento ai cambiamenti dell’economia, delle tecnologie e, di conseguenza, del mercato del lavoro ed è, da sempre, impegnato a definire proposte avanguardiste che abbiano una forte attrattività per i giovani, ma anche un’immediata spendibilità nel mondo del lavoro”.

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Le sfide del sistema sanitario italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

“Sono molteplici le sfide che dovrà affrontare il Sistema Sanitario del nostro Paese: l’insorgere di nuovi bisogni di cura, l’aumento della vita media, l’introduzione di farmaci e tecnologie sempre più complessi e, quindi, sempre più onerosi, per citarne alcune. Per ristabilire equità e universalismo è fondamentale stabilire un’alleanza vera tra la Sanità Pubblica, il settore assicurativo ed i Fondi Sanitari Integrativi”. Sono le parole di Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute, a commento del dibattito tenutosi presso il Forum Risk Management di Firenze.
Sulla direzione da intraprendere per far fronte all’effettivo fabbisogno di salute degli italiani Vecchietti ha le idee chiare: “In un’infrastruttura “monopilastro”, come quella sulla quale è stato costruito ormai 40 anni fa il nostro Sistema Sanitario, per poter far fronte al fabbisogno crescente di salute da parte degli italiani bisognerebbe incrementare costantemente la spesa sanitaria pubblica, imponendo di fatto “nuove tasse” alle aziende (che oggi forniscono poco più del 37% della dotazione del Fondo Sanitario attuale) e ai cittadini.Si tratterebbe, in altri termini, di passare, secondo stime condivise nel settore, dagli attuali 112 miliardi a poco meno di 150 miliardi. Questo nei fatti vorrebbe dire portare la spesa media pro capite per cittadino da 1.870 Euro a quasi 2.500 Euro pro capite. Numeri che, soprattutto nell’attuale scenario di finanza pubblica, appaiano francamente non solo impercorribili, ma anche decisamente irrealistici.Ma allora, se come in effetti è, si ammette una volta per tutte che il fabbisogno di salute degli italiani è superiore alla capacità finanziaria del Servizio Sanitario Nazionale perché non superare la chimera di Livelli Essenziali di Assistenza onnicomprensivi, ma non finanziabili, organizzando una gestione strutturata dei percorsi di cura in grado di beneficiare di quell’ibridazione, tra pubblico e privato, che ormai da un decennio è realtà per la stragrande maggioranza (2 su 3) dei cittadini italiani?”.
“Il Secondo Pilastro Sanitario – prosegue il numero uno di RBM Assicurazione Salute – viene sovente additato come sistema che sottrarrebbe, attraverso la sua fiscalità agevolata, delle risorse all’Erario che potrebbero essere in modo più proficuo impiegate per finanziarie il Fondo Sanitario Nazionale, ingenerando iniquità tra cittadini che possono beneficiarne e cittadini che ne sono ancora privi. Chi è di questo avviso non tiene conto di due importanti circostanze. La prima è che l’attuale sistema delle detrazioni fiscali per le spese sanitarie, esteso “sulla carta” a tutti i cittadini, risulta decisamente costoso (poco meno di 4 miliardi di Euro annui, con un costo più che doppio rispetto a quello dei benefici fiscali stanziati per le agevolazioni della Sanità Integrativa, fonte MEF) e, nella pratica finisce per agevolare esclusivamente i cittadini del Nord e quelli a reddito medio elevato (oltre i 60.000 Euro di Reddito annuo). La seconda che i benefici fiscali del Secondo Pilastro sono alternativi a quelli delle detrazioni per spese sanitarie, quindi in termini di risorse non aggiungono costi per lo Stato, dal momento che se il cittadino non ottenesse un rimborso dalla propria Polizza o dal proprio Fondo porterebbe in detrazione tali spese dalla sua dichiarazione dei redditi. Peraltro non bisogna dimenticare, che la diffusione di Polizze e Fondi Sanitari finisce inevitabilmente per garantire una significativa emersione di gettito aggiuntivo dal momento che l’assicurato, per poter ottenere il risarcimento, deve necessariamente produrre la relativa documentazione di spesa. È molto più facile che una fattura sia richiesta per ottenere il rimborso del 100% dopo un paio di settimane piuttosto che per un rimborso differito di un anno e per giunta solo del 19% delle spese sostenute”.E conclude con la sua proposta: “Credo sia giunto il momento di fare i conti. Se l’obiettivo è davvero quello dell’equità e non quello della difesa di rendite di posizione, economiche e/o ideologiche, bisognerebbe pensare a come attuare un Secondo Pilastro Sanitario, anch’esso universale, piuttosto che continuare a cercare motivazioni strumentali per tentare di smontare una tutela che, per chi già la possiede, garantisce annualmente in media una riduzione di circa 2/3 della Spesa Sanitaria Privata”.

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Coppa America, la Sardegna lancia la sfida

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Cagliari. La Sardegna lancia ufficialmente la sfida alla Coppa America. A comunicarlo Renato Azara, patron di Adelasia di Torres, noto imprenditore della Gallura, che in una intervista ha spiegato come e perché intende sfidare i detentori della Coppa America, la cui prossima edizione si terrà ad Aukland in Australia, nell’estate australe del 2021.
Il progetto di Renato Azara è ben delineato e strutturato, con l’obiettivo principale di portare la cultura e le bellezze della Sardegna sotto i riflettori del mondo: “Affronteremo la sfida con il Circolo Velico di Arzachena supportato dalla Fondazione Adelasia di Torres, con lo scopo di raccontare al mondo la Sardegna. L’imbarcazione verrà costruita in Sardegna con la collaborazione dei maggiori centri di ricerca e porteremo nell’isola le migliori competenze per costruire la sfida più importante della nostra vita” spiega entusiasta Renato Azara.Il team dell’Adelasia di Torres Sailing, nato dalla passione per le regate di Renato Azara, è promettente, e già nei primi 2 anni di vita ha trionfato nella classifica overall della Giraglia Rolex Cup 2017, conquistando sia la long distance race e sia la combinata lunga/costiere di St. Tropez, la Rolex Middle Sea Race 2016 (primi di classe e terzi overall) e in altre prestigiose manifestazioni.La passione dell’imprenditore sardo poi, cresciuta man mano, ha portato il team a sperimentare in poco tempo manifestazioni ed esperienze veliche sempre nuove e differenti tra loro, come la Sailing Arabia The Tour, svoltasi nel Golfo Persico e dell’Oman nel 2016, la Maxi Rolex Cup a Porto Cervo, le principali regate veliche d’altura del Mediterraneo del circuito Rolex, e la 151 Miglia Trofeo Celadrin (secondi classificati overall).”Nei prossimi anni intendo portare la Sardegna sulla vetta del mondo, attraverso la sfida alla Coppa America. Voglio che i sardi credino di più in se stessi, e che conquistino la giusta autostima in modo da affrontare con l’eccellenza le più grandi sfide al mondo. Vivere in Sardegna dovrà essere vista come una fortuna, e non come uno svantaggio” conclude l’imprenditore sardo.

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SDA Bocconi lancia la sfida allo sviluppo sostenibile: a che punto è l’Italia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

SDA Bocconi School of Management, in collaborazione con J.P. Morgan Private Bank, PwC, Thomson Reuters e Gruppo 24 Ore, ha presentato in primavera la seconda edizione del Best Performance Award 2018, il premio annuale rivolto all’eccellenza dell’impresa italiana.Dopo il successo della prima edizione 2017, che ha lasciato emergere il fiore all’occhiello della nostra imprenditoria, quest’anno il BPA conferma l’ambizione di voler guardare al futuro del business del Paese, scegliendo e premiando ancora una volta le aziende italiane che si distinguono per la capacità di essere competitive creando valore. Non solo economico, ma anche tecnologico, umano, ambientale e sociale, eccellendo nello sviluppo sostenibile inteso come effettiva capacità di fare impresa. E proponendo un modello virtuoso, che funzioni da motore e spinta per tutto il sistema.Per farlo non si può prescindere da un’analisi del contesto in cui si muovono e operano le aziende che concorrono al premio stesso e, più in generale, alla situazione delle aziende italiane e al loro approccio al futuro del business: quanto valore generano, dal punto di vista di alcuni fattori/parametri chiave per lo sviluppo sostenibile? Esiste realmente un’etica del business che spinge a una produzione responsabile? Qual è, in ultima analisi, la situazione della nostra impresa sotto il profilo dell’innovazione e della spinta alla globalizzazione? Quale la propensione agli investimenti e alla valorizzazione dei talenti? Secondo alcuni dati di confronto internazionali1 recentemente raccolti, l’Italia figura sotto quasi tutti i profili come fanalino di coda, soprattutto se si guardano i principali indicatori di efficienza economica e di contesto ambientale e normativo: sulla scala della competitività che conduce a uno sviluppo sostenibile, il nostro paese risulta agli ultimissimi posti quanto all’internazionalizzazione, agli investimenti in R&D e alla capacità di ritenzione dei talenti.“Per quanto riguarda i confronti operati a livello internazionale, i dati sopra riportati esprimono la percezione che gli executives (soprattutto stranieri) hanno del nostro sistema, rispetto ad una serie di paesi comparabili – dichiara Leonardo Etro, co-direttore scientifico del progetto. Sono dati allarmanti. Ma esiste una sostanziale differenza fra percezione e realtà. In Italia esistono imprese dalla performance assoluta. Quelle del Best Performance Award sono solo una piccola parte di questo universo. L’obiettivo di SDA Bocconi, JP Morgan Private Bank, Pwc, Thomson Reuters e Gruppo24 ORE è quello di cambiare la percezione esistente e riportare l’Italia nel posto che le appartiene: l’eccellenza.” Lo status reale di questa eccellenza è emersa attraverso la prima edizione del Best Performance Award, che nel 2017 ha acceso una luce sulle realtà italiane che si distinguono e rappresentano un modello di valore: Illy Caffè, Objectway, Vimar, FAAC e Zapi, hanno di fatto dimostrato di possedere le caratteristiche per avviare un cambiamento sostenibile ed essere in grado di gestirlo a lungo termine. Quale scenario emergerà in questa seconda edizione, e grazie a quali aziende?

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“Alimentazione e diabete: la sfida contro il tempo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Milano, martedì 12 giugno 2018 – ore 12.30 Eataly Milano Smeraldo Piazza XXV Aprile, 10 Lo stare a tavola è senza dubbio una parte importante della cultura italiana e il momento del pasto è un vero piacere. Ma cosa succede nel nostro organismo quando si mangia? La glicemia sale e, in risposta, il pancreas secerne insulina per abbassarla. Questo però non accade in oltre 3 milioni di italiani con diabete.L’iperglicemia post-prandiale è associata a un elevato rischio cardiovascolare. L’introduzione di nuove insuline sempre più rapide, più vicine all’azione fisiologica di quella umana, come l’insulina aspart fast-acting, rappresenta in questo contesto un importante vantaggio. Si parlerà con:
Concetta Irace, Ricercatrice presso il Dipartimento di medicina sperimentale e clinica dell’Università della Magna Grecia di Catanzaro
Edoardo Mannucci, Professore associato al Dipartimento di scienze biomediche, sperimentali e cliniche Mario Serio dell’Università di Firenze
Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch – Center for outcomes research and clinical epidemiology
Modera Elena Meli.

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La sfida dei “Comuni fioriti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 Mag 2018

Torino Da giovedì 10 a lunedì 14 maggio al Salone del Libro la Città Metropolitana condividerà lo spazio istituzionale con la Città di Torino nel padiglione 1 del Lingotto Fiere, nell’ambito di un progetto comune di presentazione al pubblico dei progetti di sviluppo sociale e culturale del capoluogo e dell’intero territorio metropolitano.
Nello spazio dibattiti all’interno dello stand nell’arco dei cinque giorni di apertura del Salone, la Città metropolitana di Torino proporrà cinque momenti di incontro, uno per giorno, esaminando altrettanti casi di buone pratiche, tutte collegate da uno stesso fil rouge: la valorizzazione del patrimonio e delle realtà territoriali.
Domenica 13 maggio alle 16 il tema dell’incontro sarà “Comuni fioriti. Dal territorio metropolitano occasioni concrete di sviluppo sostenibile e di promozione”. Interverranno: Marco Marocco (Vicesindaco metropolitano delegato ad ambiente e vigilanza ambientale, risorse idriche e qualità dell’aria, tutela fauna e flora, parchi e aree protette), Danilo Breusa (Sindaco di Pomaretto), Marco Bussone (Vicepresidente Uncem Piemonte), Igor De Santis (Sindaco di Ingria), Renzo Marconi (Presidente dell’associazione Asproflor)
Del concorso nazionale “Comuni fioriti” sono da sempre protagonisti molti paesi e città del territorio metropolitano. L’Uncem Piemonte supporta l’Asproflor (l’associazione nazionale dei floricoltori) e i Comuni per agevolare la partecipazione ad un’iniziativa che contribuisce all’appeal turistico dei centri piccoli e grandi che partecipano. Tutti i dettagli del concorso sono reperibili nel portale Internet http://www.asproflor.it.Intanto nel Pinerolese cresce l’interesse per la candidatura del Comune di Pomaretto, che rappresenterà l’Italia nel concorso mondiale promosso da “Communities in Bloom”, un’organizzazione canadese no-profit impegnata a promuovere orgoglio civico, responsabilità ambientale e bellezza, coinvolgendo le comunità locali nella valorizzazione degli spazi verdi. Fin dal 2010 Pomaretto ha partecipato al concorso nazionale, con una crescita qualitativa degli allestimenti floreali che ha portato nel 2016 il paese della Val Germanasca al riconoscimento dei “quattro fiori”, il più alto tra quelli assegnati ogni anno dall’Asproflor alle amministrazioni locali.Nel 2017 Pomaretto e Faedo (Trento) hanno rappresentato l’Italia nel concorso dell’Entente Florale Europe, ricevendo la medaglia d’argento. Inoltre il paese reso famoso dalle suggestive vigne di montagna del Ramìe nel 2011 ha vinto il premio “Casa fiorita” e nel 2017 il “Pollice verde”, che viene assegnato a un dipendente comunale distintosi nella cura del verde e delle fioriture negli spazi pubblici.La partecipazione alla sfida mondiale coinvolge tutta la cittadinanza, per preparare al meglio il paese alla visita in incognito dei severissimi giudici del concorso, i quali valuteranno le fioriture ma anche molti altri aspetti relativi alla cura dell’ambiente da parte dei cittadini e dell’amministrazione comunale.
Per il 1° luglio, proprio nei giorni in cui la giuria internazionale visiterà il territorio, è stato programmato l’evento “Pomaretto a colori… camminando mangiando nei suoi borghi”. Anche nel Canavese cittadini ed associazioni si stanno mobilitando, per sostenere la candidatura del Comune di Ingria nel concorso promosso dall’Entente Florale Europe.

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“La sfida del futuro è puntare tutto nel digitale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Perugia. “Internet ha cambiato le nostre vite in molti modi, ha aperto i nostri orizzonti, eliminato il concetto di spazio e allargato quello di tempo. Siamo di fronte a quotidiane sfide e trasformazioni che la rivoluzione digitale sta portando nel nostro mondo con l’occhio di chi è abituato a confrontarsi concretamente con l’innovazione. Un’innovazione che porta con sé grandi opportunità e grandi rischi, ma lascia comunque l’uomo al centro di tutto, con il suo libero arbitrio”. È questo, in estrema sintesi, lo scenario contemporaneo illustrato da Luca Tomassini, presidente e amministratore delegato del Gruppo Vetrya, nella sua lectio magistralis “La formazione socioumanistica e le nuove professioni digitali” tenuta alla sala Goldoni di Palazzo Gallenga, sede dell’Università per stranieri di Perugia. Alla giornata dedicata alla formazione e al rapporto tra uomo e tecnologia sono intervenuti il rettore Giovanni Paciullo, Donatella Padua, docente di digital sociology all’Università per Stranieri e Italo Carmignani de “Il capo redattore de “Il Messaggero”.
Nell’articolata lectio lo “Human Touch” ha ripercorso l’evoluzione del digitale offrendo una sorta di istruzioni per affrontare la realtà contemporanea. “Dal lavoro allo studio, dall’economia, alla salute, alla cultura – ha spiegato Luca Tomassini – non c’è settore che non si stato toccato dall’avvento della rete, il cui scopo ultimo è rendere il mondo un luogo più accessibile e gestibile”.
Per Tomassini una delle frontiere dello sviluppo è “internet delle cose”, che consente di connettere tra loro gli oggetti della vita quotidiana. Un esempio è la domotica, che semplifica la vita e contribuisce al risparmio energetico: è la smart home, parte della building automation, cioè l’automazione degli edifici. Ma ci sono anche gli oggetti indossabili, come i Google glass o il personal awareness assistant, che funziona come un supplemento mnemonico. Il patron di Vetrya ha poi affrontato il tema dei social network riferendosi anche agli ultimi episodi di Cambridge Analytica sottolineando i rischi legati alla forza dei colossi del web e dalle tracce che si lasciano di sé su internet: “una volta che si è frequentato il web – avverte Tomassini – sarà difficile sparire dalla rete o dai suoi infiniti meandri. È l’uso che ne facciamo a caratterizzarla a vantaggio o svantaggio nostro e degli altri”.
Al termine della lectio il rettore Giovanni Paciullo ha conferito all’imprenditore Luca Tomassini la medaglia dell’Università per Stranieri di Perugia, un riconoscimento dell’ateneo di palazzo Gallenga ai promotori della cultura italiana nel mondo e della creatività che ne è significativa espressione. Negli anni scorsi erano stati assegnati a Inge Feltrinelli, Francesco Rutelli, Andrea Pontremoli, Carlo Rubbia, Giancarlo Menotti, Gae Aulenti, Ferruccio Ferragamo, Oscar Farinetti e Giorgio Ferrara.
“Un riconoscimento – ha detto il rettore Paciullo – ad un protagonista della rivoluzione digitale che ha anticipato e affrontato le grandi scommesse che quest’epoca pone all’umanità in termini di evoluzione, sviluppo e consapevolezza. Alla sua capacità di leggere il futuro in tempo reale e alla sua creatività scientifica nel trasmettere alle nuove generazioni i saperi e i linguaggi del mondo digitale”.

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Due incontri sul tema In difesa del futuro: L’educazione come sfida

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

Parma Martedì 27 e mercoledì 28 marzo il Palazzo del Governatore (Piazza Garibaldi) ospiterà due incontri sul tema In difesa del futuro. L’educazione come sfida. L’evento è organizzato con il patrocinio del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma in collaborazione con il Servizio Biblioteche del Comune di Parma.
Martedì 27 marzo, ore 21: Riprendiamoci i nostri figli Enrico Franco dialogherà con Antonio Polito (vicedirettore del Corriere della Sera), autore dell’omonimo volume edito da Marsilio.Nel mondo di oggi, che mette in discussione ogni forma di autorità, la sfida educativa dei genitori diventa sempre più complicata. Se il conflitto tra generazioni non è certamente una novità, quello che sta accadendo è però qualcosa di diverso, di molto più serio: una vera e propria interruzione del tradizionale passaggio di valori dai padri ai figli. Diventato padre in due momenti diversi e distanti della sua vita, Antonio Polito entra nel vivo di una battaglia culturale volta a smascherare i nemici dei genitori.
Mercoledì 28 marzo, ore 17: La scuola nuova: il liceo classico Incontro con Michele Napolitano (Università di Bologna), autore de Il liceo classico: qualche idea per il futuro (Salerno Editrice), e Federico Condello (Università di Cassino e del Lazio Meridionale), autore de La scuola giusta. In difesa del Liceo Classico (Mondadori Editore). Modera Massimo Magnani (Università di Parma).Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una ripresa del plurisecolare dibattito sul Liceo Classico. Federico Condello e Michele Napolitano sono tra le voci più autorevoli e intelligenti che si siano espresse su di una questione che non riguarda solo gli ‘addetti ai lavori’ (insegnanti, studenti e relative famiglie), ma che è molto più ampia e che coinvolge le sorti, non sempre ‘magnifiche e progressive’, dell’istruzione in Italia.Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

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Iniziata la sfida “Scienziato a chi?!?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Camerino. Ha preso il via nei giorni scorsi “Scienziato a chi?” la prima sfida a squadre tra gli studenti delle Scuole di Ateneo, fortemente voluta da Unicam sia per offrire momenti di svago e di aggregazione per gli studenti sia per accrescere il senso di appartenenza alla Scuola.
Il primo appuntamento è stato per gli studenti della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria, che lo scorso 20 febbraio si sono sfidati per decretare la squadra migliore che li rappresenterà nella finale. Vincitore è risultato il gruppo San Bio, composto dagli studenti del corso di laurea in Biologia della Nutrizione, con sede a San Benedetto del Tronto, che si sono aggiudicati la finale del 9 maggio. Sostenuti calorosamente da amici, colleghi e docenti, i ragazzi hanno dovuto rispondere a domande sia sulle tematiche che affrontano quotidianamente nel loro percorso di studi, sia di cultura generale. La serata è stata aperta dai saluti del Rettore Unicam Claudio Pettinari. Presente anche il Pro rettore alla didattica Luciano Barboni.
Prossimi appuntamenti: mercoledì 14 marzo, quando a sfidarsi saranno gli studenti della Scuola di Scienze e Tecnologie, giovedì 22 marzo ad Ascoli Piceno per la sfida alla Scuola di Architettura e Design e mercoledì 18 aprile a Camerino per la Scuola di Giurisprudenza e per la Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute.

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Sfida alle democrazie occidentali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

verona-city-gateVerona, 23 settembre 2017 Teatro Filarmonico – Piazza Bra i cambiamenti imposti dalla globalizzazione e dalla finanziarizzazione, la loro velocità e intensità hanno alterato in maniera strutturale il baricentro del potere politico, economico e industriale nel mondo. E hanno accresciuto in maniera esponenziale la complessità delle questioni fondamentali con cui dobbiamo fare i conti: la gestione sostenibile delle risorse naturali, la lotta alla fame e la ricerca di una pace duratura.
Questo il tema centrale del convegno della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, presieduta da Antonio D’Amato. Il dibattito viene introdotto, dopo l’intervento del Presidente del Gruppo Triveneto dei Cavalieri del Lavoro, Giudo Finato Martinati, dalle relazioni di scenario di David Held, Ordinario di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Durham, e di Carlo Cottarelli, Direttore Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale.Seguono poi due tavole rotonde. La prima, animata da Sebastiano Maffettone, Ordinario di Filosofia Politica presso la Luiss Guido Carli, Paolo Mieli, storico e saggista, Angelo Panebianco, Ordinario di Scienza Politica presso l’Università di Bologna, e Antonio Patuelli, Presidente dell’Abi, sarà centrata su come le grandi democrazie occidentali, di fronte alla forte recessione degli ultimi anni, condizionate sempre più da tensioni nazionaliste, rigurgiti protezionistici e spinte, non hanno saputo fare le riforme necessarie per rendersi competitive e garantire così la propria tenuta economica e sociale.In questo contesto, ed è il tema della seconda tavola rotonda, un’Europa che continua ad essere paralizzata sul suo percorso di integrazione politico istituzionale, arenata nel dibattito sul falso dilemma tra crescita e rigore, rappresenta un ulteriore elemento di accentuazione della crisi e dell’instabilità internazionale. Al contrario, un’Europa che recuperi la sua centralità, la sua visione e i suoi valori fondativi, può e deve svolgere un ruolo fondamentale per garantire governabilità, pace e prosperità e per dare una risposta responsabile ai grandi problemi di sostenibilità del mondo. Questa tavola rotonda vede la partecipazione di Giampaolo Galli, Camera dei Deputati – Commissione Bilancio, Stefano Possati, Presidente Marposs, Alberto Quadrio Curzio, Presidente Accademia Nazionale dei Lincei, e di Lucrezia Reichlin, Ordinario di Economia presso la London Business School.Al termine del secondo panel, seguirà l’intervento di Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo. I lavori saranno chiusi dalla relazione di Antonio D’Amato, Presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, sul tema “Il ruolo dell’Italia: recuperare centralità nello sviluppo e in Europa”.

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EUCYS 2017: la nuova sfida per i giovani scienziati

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

talinnTallinn in Estonia dal 22 al 27 settembre 146 giovani neoArchimede, di età compresa tra i 14 e i 21 anni, da 37 Stati europei ed extraeuropei, presentano le loro invenzioni, prototipi, ricerche per ottenere i riconoscimenti della 29a edizione dell’importante evento. L’Italia partecipa con 6 finalisti e 2 proposte, selezionate dalla Giuria della FAST.
Parte integrante del programma Science with and for Society, tematica fondamentale di Horizon 2020, EUCYS è iniziato nel 1989, al fine di promuovere idee di cooperazione e di interscambio tra i giovani e conferire diversi premi sia in denaro che come assegnazioni scientifiche. E’ la vetrina annuale delle migliori scoperte da parte di ragazze e ragazzi che hanno così l’opportunità di confrontarsi con colleghi con simili interessi ed attitudini. Attraverso la manifestazione, la Commissione europea valorizza gli sforzi fatti in tutti i Paesi coinvolti con l’obiettivo di: avvicinare i giovani alla scienza e alla ricerca; incoraggiare i talenti migliori e più promettenti; promuovere lo spirito di innovazione e collaborazione.
Sono ammessi solo quanti vengono selezionati dalle rispettive giurie nazionali, con il limite massimo di 6 finalisti e 3 progetti per ciascuno stato. In ogni paese il National Organizer (in Italia la FAST) è responsabile della scelta dei progetti, che possono essere elaborati sia da singoli che da gruppi di non più di 3 persone. L’appuntamento si tiene annualmente in settembre in una città europea a rotazione. E’ stato ospitato in Italia, a Milano, organizzato dalla FAST due volte: nel 1997 in occasione del centenario della Federazione; nel 2015 in contemporanea con Expo.
L’Italia è presente a Tallinn con due progetti, vincitori di primo premio del concorso I giovani e le scienze 2017:
. nel settore ambiente con il prototipo “AE Space Herbs: il futuro in Aeroponica” di Marco Battisti, Alessandro Gaburro, Elia Gambarin, classe 1999, dell’ITI E. Fermi di Mantova;
. nel settore ingegneria con l’invenzione per l’identificazione personale, tramite il battito cardiaco, intitolata “Cardio ID: dimmi come batte il tuo cuore e ti dirò chi sei!” di Mattia Borgna, Andrea Domenico Mourglia, Filippo Pairotti, tutti del 1998, dell’Istituto E. Agnelli di Torino.
“L’augurio”, dice Roberto Cusolito, presidente della FAST- Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche, coordinatore della giuria che ha selezionato i due lavori,” è che continui la fase positiva che caratterizza la partecipazione italiana ad EUCYS fin dal 1989: 24 riconoscimenti di cui 3 primi premi, 3 secondi, 3 terzi, molti conferimenti speciali. Attendo pure la conferma dei risultati conseguiti dai nostri giovani negli ultimi mesi agli eventi esteri. Ricordo che è già disponibile il bando per l’edizione 2018 del concorso ‘I giovani e le scienze’ – selezione per la 30a edizione di EUCYS 2018 e quindi anche per i più prestigiosi incontri internazionali ad essa correlati e a cui possono partecipare gli studenti meritevoli che vengono premiati da FAST il 26 marzo 2018”.

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La sfida di Huawei a Samsung ed Apple

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

appleNel mercato degli smartphone, Huawei è il brand che registra la maggiore crescita in termini di utenti (+413% in due anni) e lancia la sfida ai leader di mercato Samsung (al 37,5% della smartphone audience italiana) e Apple (18,7%). Tra i fattori critici di successo per i brand, la capacità di dotare gli utenti di dispositivi performanti che permettano di svolgere attività social e multimediali, in crescita costante rispetto all’anno scorso.Questa la fotografia scattata da Mobilens di comScore, in occasione di IFA, in merito all’acquisto di dispositivi mobili di nuova generazione relativa al mese di giugno 2017.
In Italia, a giugno 2017 il 74,4% dei possessori di telefoni cellulari possiede uno smartphone, dato questo che ha registrato una crescita progressiva se si osserva il medesimo nello stesso mese del 2015 (60%) e dello scorso anno (70%).Considerando la sola smartphone audience italiana, composta da 34 milioni di utenti, Android mantiene la leadership con il 73,5% (era al 69,7% nello stesso mese del 2016), seguito da Apple/iOS con una quota di mercato pari al 18,7% (nel 2016 al 17,9%).Il calo di Microsoft al 6,9% (era al 10,5% un anno fa) e la lenta scomparsa di altri sistemi operativi (tra cui BlackBerry), complessivamente intorno all’1%, bene illustrano la posizione di forza dei due leader del mercato, in particolare Android, che può anche beneficiare di una crescente fidelizzazione: degli utenti Android che intendono cambiare dispositivo solo l’11% ha dichiarato di voler passare a piattaforma iOS (erano 13,5% a giugno 2016), a fronte del 19.6% di utenti iOS pronti a fare il percorso inverso (contro il 15,3% di un anno fa).Dall’altro lato, la stessa Android si prepara ad accogliere gli utenti con dispositivi di vecchia generazione prossimi ad un upgrade, che nel 75% dei casi sceglierebbero proprio il sistema operativo di casa Google.Quote di mercato dei brand: Samsung ancora leader, Apple stabile e Huawei in crescita a tripla cifraPrendendo in considerazione la ripartizione delle quote di mercato dei singoli brand sulla smartphone audience italiana, Samsung detiene ancora il primato con il 37,5% (ma in calo rispetto al 41,9% di giugno 2016), seguito da Apple (18,7%), e Huawei con il 16,3% che raddoppia il numero di utenti dell’anno scorso, e registra un +413% su scala biennale. Seguono Nokia (che perde 3,6 punti percentuali in un anno), LG, Wiko e Asus, che raggiungono complessivamente il 14,5% della quota di mercato.Smartphone acquistati negli ultimi 30 giorni: Android il sistema operativo più scelto, Samsung e Huawei i brand più acquistati
A giugno 2017 risultano 1,7 milioni gli utenti che dichiarano di aver acquistato un nuovo smartphone negli ultimi 30 giorni. Tra questi il 79% sceglie un dispositivo con sistema operativo Android, mentre il 18,6% sceglie un dispositivo Apple/iOS, con Microsoft ferma al 2,2%.I brand più acquistati sono ancora Samsung (32,1%), Huawei (20,7%) e Apple (18,6%).Top ten dei modelli acquistati negli ultimi 30 giorni: Samsung Galaxy S8 il più acquistato, Huawei con 5 modelli tra i primi dieci.

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Governo Gentiloni: Manca la sfida vera

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

palazzo chigi“E’ la sfida vera che chiede il Paese e di questo ha bisogno ed è su questo che Gentiloni deve dare una risposta. Il presidente batta un colpo su crescita e sviluppo, possibilmente non a colpi di fiducia: è questa la sua mission. Ed è su questo che si misurerà la vera sfida tra tecnici e politici”. Un concetto a mio avviso che ben si identifica con la realtà, ma non del tutto definito.
Tanto per cominciare va dato un segnale forte affinchè si ponga mano ad un’equa distribuzione delle risorse e a stabilire delle priorità. Non si può scivolare sui “capricci” dei politici che oppongono resistenza sulla patrimoniale, sulle spese per gli armamenti, sulle frequenze televisive, sulle riforme urgenti come quelle della giustizia, del fisco, della sanità. Da queste fonti è possibile generare lo sviluppo del Paese. Non solo.Il lettore non del tutto informato potrebbe obiettare che le riforme costano. Non è esatto. Appena andranno a regime si potranno avere consistenti risparmi di gestione e una migliore performance delle varie componenti che vi operano, in specie nel settore pubblico assistenziale dove la mancanza di controlli incisivi e continui genera costi aggiuntivi fuori misura a tutto scapito delle prestazioni sanitarie.
Tutte queste cose sono state dibattute a lungo in convegni, in tavole rotonde, in meeting congressuali e ora vi è sufficiente materia per passare dai progetti alle realizzazioni. Sappiamo, ad esempio, che il ruolo del medico di famiglia è sottostimato mentre potrebbe giocare una partita importante per passare dall’assistenza universale alla prevenzione universale. Altro snodo importante è la giustizia dove il vero male sta nella lungaggine dei processi. La proposta di alcuni addetti ai lavori è quella di introdurre una riforma che parta subito con nuove regole per ridurre, non certo con il sistema della prescrizione ma in quello della rapidità del giudizio, sia pure salvaguardando il diritto alla difesa. Una delle tante proposte ci sembra interessante citare è quella d’assegnare nelle questure delle grandi città un giudice turnista che possa coprire con la sua presenza le 24 ore della giornata per giudicare gli indiziati di reato, ascoltare i testimoni ed emettere un giudizio di primo grado in tempo reale. Un altro suggerimento tra l’altro posto all’attenzione del Presidente Gentiloni, è quello di costituire, a titolo non oneroso, presso la presidenza del consiglio, il dipartimento per il recupero delle aree dismesse e delle risorse sulla base di segnalazioni pervenute ai ministeri competenti e che costituiscono per lo Stato e le amministrazioni locali un mancato introito di svariati milioni di euro. Si tratta, come si può notare, di piccoli e grandi interventi, ma che hanno il merito di ridurre il disagio dei cittadini e di favorire la funzionalità delle strutture migliorando i servizi. La verità è che la politica di coloro che sono attaccati alla poltrona non si concilia con il successo del governo e il conseguente consenso popolare, come se non lo avesse già smarrito, e per l’altro versante Gentiloni teme troppo di scontentarli facendo un gioco al massacro dove a restare schiacciati tra l’incudine e il martello vi resta il solito italiano che paga le tasse per la felicità degli evasori. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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G7 Ambiente: la sfida delle città metropolitane

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

bolognaBologna. In occasione del G7 Ambiente, ospitato a Bologna l’11 e 12 giugno prossimi, le città metropolitane diventano le vere protagoniste della tutela dell’ambiente e della promozione di uno sviluppo sostenibile con la sottoscrizione della Carta di Bologna per l’Ambiente: il primo protocollo di questo genere, a livello nazionale, in ambito ambientale.Dai rifiuti alla qualità dell’aria e delle acque, dalla transizione energetica alla mobilità sostenibile, sono otto i macro obiettivi individuati dalla Carta di Bologna per l’Ambiente da inserire nelle agende metropolitane per lo sviluppo sostenibile. Promossa dalla Città metropolitana di Bologna, la Carta è stata sottoscritta alla Rocchetta Mattei (Grizzana Morandi – Bologna) dalle Città metropolitane di Bologna, Milano, Torino, Firenze, Catania (presenti) e Roma, Bari, Cagliari, Napoli, Reggio Calabria, Genova e Palermo (che hanno inviato la propria adesione formale non potendo intervenire), alla presenza del Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e del Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Il protocollo identifica gli obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, in linea con l’Agenda Onu 2030, ed è il primo passo strutturato e concreto delle Città metropolitane sul fronte della sostenibilità ambientale. Le grandi città sono, infatti, ‘laboratori naturali’ per individuare soluzioni alle principali sfide globali, per sperimentare e implementare soluzioni innovative di sviluppo sostenibile, con ricadute positive non solo sull’ambiente ma anche nella dimensione economica, sociale ed istituzionale.“Noi Sindaci riteniamo che le città e le comunità locali possano davvero essere il motore fondamentale della transizione ecologica, che avrà importanti ricadute anche sullo sviluppo economico del Paese – dichiara Virginio Merola, Sindaco della Città metropolitana di Bologna e promotore della Carta di Bologna -. Per questo intendiamo assumerci tutto l’impegno e la responsabilità che sono necessari e siamo pronti a misurare in modo trasparente, attraverso la definizione di obiettivi quantitativi e temporali, il nostro progresso verso il conseguimento roma-fori-imperialidei traguardi degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs). Ci auguriamo che il Governo elabori un’Agenda urbana nazionale, garantendo alle città le risorse economiche e lo scenario normativo adeguato a tradurre i propositi in azioni concrete”.Bologna si pone come capofila di questo patto delle Città, avendo già da anni avviato un percorso che la vede impegnata sotto il profilo della sostenibilità sia nella tutela del territorio (le aree tutelate rappresentano un terzo dell’intero territorio metropolitano bolognese) che nel coinvolgimento attivo di cittadini e imprese nel segno di una ‘città resiliente’, capace di adattarsi positivamente al cambiamento ed esserne promotrice. Ai primi posti nelle classifiche internazionali sul fronte della governance, il capoluogo emiliano si distingue tra le città metropolitane per essere modello per l’ecosistema urbano e il basso consumo di suolo, gode di un’alta densità di verde urbano, presenta un ridotto livello di consumi idrici ed è tra le più attive nella riduzione dell’impatto ambientale dei mezzi di trasporto (dal Rapporto Il posizionamento di Bologna nelle città metropolitane, 2016).
Il PAES – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile – è lo strumento con cui il Comune di Bologna, in collaborazione con altri soggetti della città pubblici e privati, si è impegnato a ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020. Il piano raggruppa sei ambiti di intervento (edifici e illuminazione pubblica, mobilità e trasporti, edifici residenziali, forestazione urbana, produzione di energia da fonti rinnovabili, strategie energetiche per il terziario) e coinvolge tutte le realtà del territorio, incentivando la sostenibilità anche con forme di finanziamento per i cittadini e i soggetti privati che intendono migliorare l’efficacia energetica (tassi agevolati e tempi rapidi). Già nel 2013 il trend della città registrava un calo delle emissioni del 12,4% (rispetto al 2005), con punte particolarmente significative nel settore dei trasporti (-37,9%): dato su cui incide l’aumento dell’uso dei mezzi pubblici e della mobilità ciclabile. Bologna è stata la prima città italiana a dotarsi di un Piano di Adattamento ai cambiamenti climatici, grazie al progetto europeo Blue Ap.L’attenzione del territorio metropolitano metropolitana-torinobolognese ai temi della mobilità sostenibile è peraltro testimoniata anche dal fatto che proprio nei mesi scorsi alla Città metropolitana di Bologna è stata affidata la progettazione di tutta la tratta Verona-Firenze di ’Eurovelo7’, la ciclabile europea che congiunge Capo Nord a La Valletta.Le 14 Città metropolitane italiane concentrano il 36,4% della popolazione nazionale (22,1 milioni di persone) e rappresentano il principale asset economico dove viene prodotto oltre il 40% del Valore Aggiunto nazionale (circa 600 miliardi di Euro nel 2014) grazie a 1,8 milioni di aziende che occupano 7,9 milioni di persone (circa il 35% del totale degli occupati). Inoltre, vi si genera circa il 30% delle esportazioni italiane, per un valore di 112 miliardi di Euro. Vi hanno sede 55 Università (oltre la metà nazionale), tutti i Politecnici italiani, oltre 2.000 start-up innovative (il 47% del totale nazionale) e 17 incubatori di impresa certificati (oltre la metà dei 31 presenti sul territorio nazionale). Tra il 2009 e il 2011 è stato originato nelle Città metropolitane circa il 35% dei brevetti italiani registrati all’European pirellone-milanoPatent Office (EPO). Le aree metropolitane, infine, sono dei veri e proprio hub logistici – e snodi strategici – sia per i flussi di persone sia per le merci (60% complessivo sul totale nazionale). (Fonte The European House Ambrosetti/ANCI – Le città metropolitane catalizzatore dello sviluppo, 2016)La Carta di Bologna è stata redatta con il contributo di ANCI, dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e Urban@it-Centro Nazionale di Studi per le politiche urbane. La giornata è stata sostenuta dall’impegno della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, che ha ospitato i lavori presso la Rocchetta Mattei.L’economia circolare, in particolare, può consentire alle Città metropolitane di slegare lo sviluppo dal consumo delle risorse naturali esauribili ed evitare la distruzione di valore insita nel modello economico attuale. E proprio da qui parte la Carta di Bologna per l’Ambiente: le Città metropolitane si impegnano infatti a raggiungere gli obiettivi europei più ambiziosi: riciclo 70% e discarica max 5% dei rifiuti al 2030, riducendo la produzione dei rifiuti al di sotto della media europea e portando la raccolta differenziata ad almeno il 70% nel 2025 e all’80% nel 2030 (47,5% nel 2015 a livello nazionale) In relazione alla tutela del territorio, le città si impegnano a ridurre del 20% il proprio consumo netto di suolo al 2020 (dai 2 attuali a 1,6 mq/ab l’anno di media nazionale) e centrare le politiche urbanistiche sulla rigenerazione urbana, prevedendo sviluppo urbanistico solo in presenza di trasporto pubblico sostenibile e dei principali servizi al cittadino sia pubblici che privati. L’obiettivo europeo è l’azzeramento del consumo netto di suolo al 2050 e l’Agenda Onu richiede lo sforzo di anticiparlo al 2030.

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Tecnest: «La sfida non è tecnologica ma organizzativa»

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 Mag 2017

FLEXforIndustrySi tratta di cambiare mentalità, modo di lavorare e di pensare ai processi, le relazioni tra uomo e macchina e tra i diversi attori coinvolti. L’uomo quindi non scompare, ma assume un ruolo centrale e strategico». Secondo Tecnest, azienda di Udine che da 30 anni si occupa di soluzioni informatiche e organizzative per la gestione dei processi di produzione e della supply chain, è questa la sfida che l’industria 4.0 pone. Ed è attorno alla persona, alla sua professionalità e alla capacità di gestire i processi che si sviluppa FLEX for Industry 4.0, la nuova soluzione smart di Tecnest per il manifatturiero. La risposta ai nuovi paradigmi introdotti dall’Industria 4.0 è in un sistema capace di far dialogare macchine, oggetti e persone dando vita ad una via tutta italiana che unisce collaborative manufacturing e internet of things. «L’Industry 4.0 rappresenta un vero e proprio nuovo modello organizzativo ed economico per il mondo industriale. È un nuovo modo di pensare la fabbrica e le relazioni tra fornitori, produttori e clienti. E tra uomo e macchina», spiega Mario Chientaroli, direttore R&S e socio fondatore di Tecnest. «Lo scenario ottimale, soprattutto in un contesto manifatturiero come quello italiano, sarà quello della collaborazione e dell’interazione tra persone (interne ed esterne all’azienda) e macchine intelligenti in grado di rendere più rapido e flessibile il processo produttivo. Per questo, secondo la nostra visione, le tecnologie e le soluzioni abilitanti ai nuovi paradigmi dell’Industry 4.0 non ridurranno il contributo umano ai processi produttivi, bensì dovranno agevolarlo e sostenerlo secondo nuovi schemi e modalità di lavoro collaborative e interattive.».
Al centro di FLEX for Industry 4.0 è la Smart Factory Console, la nuova applicazione web e role-based per la raccolta dati, il controllo e l’avanzamento della produzione e per la gestione e l’analisi delle informazioni e dei dati raccolti da macchine, persone e prodotti interconnessi all’interno della fabbrica 4.0. «La Smart Factory Console non è solo una nuova applicazione web per la raccolta dati in fabbrica, ma rappresenta il luogo principale dove si concentrano le attività di interazione e collaborazione (uomo-macchina, uomo-uomo, macchina-uomo) tra gli operatori di produzione e gli elementi di sistema produttivo, integrando funzionalità di Social & Collaborative Manufacturing con tecnologie Internet of Things», continua Fontanot. «Attraverso il Collaboration Hub di FLEX for Industry 4.0 e le funzionalità per lo scambio diretto (chat, screensharing .. ) o differito di contenuti e per il coordinamento delle comunicazioni (kanban board, scrum, report .. ), operatori, supervisori e collaboratori interni o esterni all’azienda, ma anche clienti, fornitori, terzisti possono visualizzare, pubblicare, condividere e gestire informazioni e dati su processi e attività in modo semplice e immediato. Inoltre, i dati relativi a tempi, quantità, ordini fermi o altre eventuali problematiche derivanti dal processo produttivo possono essere comunicati in tempo reale dagli impianti di produzione grazie al nuovo IoT gateway di FLEX for Industry 4.0 che collega e integra macchine, sensori, dispositivi, sistemi di automazione e oggetti fisici».
E’ una soluzione pensata da Tecnest per completare e potenziare le applicazioni di Advanced Planning & Scheduling e di Manufacturing Execution System di Tecnest, abilitandole ai nuovi paradigmi dell’Industry 4.0.È questo il cuore. Una nuova infrastruttura in grado di veicolare in tempo reale e via web dati, informazioni e messaggi tra prodotti, macchine e persone attraverso tecnologia IoT e strumenti di Collaborative Manufacturing e di fungere quindi da snodo di smistamento delle informazioni verso le diverse soluzioni applicative di Tecnest per la fabbrica. (foto: FLEXforIndustry)

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La ripresa del L’eco d’Italia…La sfida di non mollare mai

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 Mag 2017

l'eco d'italiaBuenos Aires.  Dopo cinque anni, il L’eco d’Italia ha potuto riprendere la sua attivitá insieme alla comunità italiana in Argentina. Questo sogno tanto atteso, puó darsi oggi grazie non solo all’impegno della famiglia Cario, ma anche grazie allo sforzo e unità di tutto un gruppo di persone che non hanno mai abbassato le braccia. É Adriano Cario, oggi ad occupare il ruolo di Direttore, posto storico del suo padre e fondatore del giornale, Gaetano, 50 anni fa.…. E un giorno torniamo. Sebbene sia difficile descrivere le sensazioni e i sentimenti che proviamo in questo momento in fondo non ce ne siamo mai andati. Tornare a stampare oggi il giornale, per noi, é molto piú che riprendere l’attivitá sociale e política all’interno della nostra collettivitá. Come non farlo? é naturale, siamo figli di italiani nati in una famiglia che ci ha fatto crescere in questo meraviglioso mondo delle associazioni, delle canzonette, i balli e costumi, la lingua italiana, persino il dialetto e di amare, da bambini, la nostra cucina. Piuttosto, é l’unico modo che troviamo possibile di essere fedeli al sogno di mio padre. Essere quí, per me é molto speciale. Non solo per l’incontenibile emozione che provo insieme ai miei per avere un’altra volta, dopo 5 lunghissimi anni, una copia de L’ECO D’ITALIA tra le mie dita. É anche guardare, Teresa, mia madre, che mi spinge piú di prima, malgrado l’etá abbia provocato le sue inevitabili conseguenze. Ora i miei figli, grandi e consapevoli, cominciano a capire un po’ meglio chi é stato suo nonno, Gaetano. Ed io, dopo un lungo tempo durante il quale faceva male entrare a questa redazione, per i ricordi, per guardare i giornali storici, per i momenti vissuti, per le foto, ecc. , sono un’altra volta quí, con piú forza che mai. Perció, malgrado la nostra pena, e i nostri sentimenti familiari, come gruppo di persone che ha messo il meglio di se stesso per stampare un giornale da 50 anni, sarebbe dare un passo indientro parlare di rancori. E nostro dovere non guardare al passato ma al presente e il futuro, cercando di combattere contro coloro che ci hanno messo in questa situazione ed hanno isolato all’associazionismo italiano in Argentina. Perché aldilá delle crisi economiche, le spese da pagare, la naturale diminuzione dei connazionali, le associazioni continuano ad avere una mancanza di comunicazione tra di loro, e soprattutto al di fuori, con scarsi legami con la societá argentina, in un mondo che é ogni giorno piú dipendente dalla comunicazione grazie alle nuove tecnologie. Il mondo non é rosa, e a volte la stampa occupa questo ruolo amaro e pessimista di rendere chiaro il buio, insomma, realista. Dunque, questo ritorno de L’eco d’ Italia, non significa che siamo quí per assicurare che tutto andrá meglio, che le istituzioni si riempiranno di connazionali e le loro famiglie come prima, che le nuove generazioni accompagneranno i piú esperienti e andranno avanti con gli obiettivi sociali. Semplicemente ci offriamo volentieri per cambiare una situazione che ci fa male e fa male a tutti gli italiani. Soltanto bisogna leggere i giornali di appena cinque anni fa per osservare l’involuzione che abbiamo provato come comunitá italiana. Vedevamo feste, commemorazioni e tante associazioni piú attive e presenti ogni settimana nelle pagine principali de L’ECO, con le foto delle cerimonie e manifestazioni, con le sale piene, cenoni mensili e celebrazioni tipiche, corsi di lingua italiana ecc. Tuttavia, mentre tutto questo processo si precipitava, i politici sono rimasti muti. E la vita sociale é una catena, i politici rimangono in silenzio perche non ci sono istituzioni che siano in grado di esigere nulla. Non possono, non sanno, oppure ormai non hanno piú voglia di chiedere nulla a chi che, per decenni hanno soltanto mostrato le spalle. Una cosa é conseguenza dell’altra, e perció, sará rafforzando il nostro associazionismo, il potere di ogni presidente d’istituzione, la forza di ogni federazione, e promuovendo il protagonismo dei COMITES come potremo, un giorno, obbligare un’azione concreta di chi gode la particolare comoditá dei seggi. Torniamo per aiutare, torniamo per essere al vostro fianco in questo dificile momento. Torniamo…… anche se non ce ne siamo mai andati.

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