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Il clima: Una grande sfida da vincere

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 Maggio 2021

Roma, 7 giugno 2021 – ore 15.00 (Evento online sulla piattaforma Zoom). Intervengono: Grammenos Mastrojeni, Vice Segretario Generale dell’Unione per il Mediterraneo, e Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. Modera: Claudia De Stefanis, Responsabile della Comunicazione, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Simone Romano, Coordinatore Nazionale del MSOI (Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale), svolge il ruolo di facilitatore.L’evento è consultabile sulla piattaforma CoFE, cuore pulsante della Conferenza sul Futuro dell’Europa, che si propone il rilancio della solidarietà europea e permette la raccolta, la diffusione e la condivisione di contenuti e proposte che possono essere presentati durante i lavori della Conferenza.La SIOI, nel suo ruolo di HUB Centro di Documentazione europea, promuove l’utilizzo della Piattaforma multilingue e interattiva CoFE e realizza iniziative ufficiali ed eventi pubblici.

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Eu: la vera sfida del Governo Draghi sarà cambiare le procedure

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

“La sfida è di quelle imponenti e proibitive ma oramai ineludibile. Se non si definiscono procedure rapide, efficaci e snelle, se non si guarda alla burocrazia come il primo fardello del nostro Paese, i fondi europei non saranno mai spesi e perderemo un’occasione unica. L’Italia e la sua economia non possono permetterselo.”Inizia così il policypaper di Competere curato dal Coordinatore curato da Giuseppe Arleo, Coordinatore dell’Osservatorio Next Generation di Competere.eu dedicato alle strategie di attuazione del Recovery Plan in Italia, presentato oggi dal think tank.”Occorre che la macchina pubblica innovi radicalmente il processo decisionale per avere una rapida ed efficace allocazione delle risorse del Recovery Fund e poter fruire di procedure di accesso e di rendicontazione dei fondi efficienti ed efficaci.Lo ha rimarcato il Commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni, sottolineando come “per accelerare sul Piano l’Italia” debba “introdurre procedure straordinarie”.La peculiarità dei fondi Recovery, come ha ricordato l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, è che gli investimenti vengono anticipati per poi essere rimborsati dal fondo secondo un preciso calendario di verifiche da parte dell’Ue, che procede secondo il meccanismo “milestone” ovvero di traguardi intermedi. Pertanto, se non si effettuano investimenti nei tempi e secondo i criteri indicati, le risorse non vengono erogate, determinandosi quindi un doppio danno. Il meccanismo è totalmente diverso da quello dei fondi europei ordinari”.”E’ indiscutibile che, per attuare rapidamente i programmi, occorrono una serie di riforme strutturali riguardanti diversi settori. Ben venga quindi l’intenzione del Governo, unitamente alla presentazione del Piano a Bruxelles, di emanare un decreto taglia-burocrazia volto a spingere le buone e veloci prassi, necessarie già per sbloccare il primo 10% di anticipo di fondi, circa 16 miliardi di euro. A tal riguardo, è allo studio un provvedimento d’urgenza ad hoc al fine di sbloccare alcuni incagli burocratici e far capire a Bruxelles che si è invertita la rotta rispetto al passato. Senza una profonda riforma fiscale, che garantisca più equità, chiarezza, semplicità e trasparenza, dando vita a un sistema meno oppressivo per il tessuto economico, non si potrà avere una adeguata ripresa del settore imprenditoriale e, di riflesso, anche dei consumi da parte delle famiglie.
Accanto a quella del fisco, occorrerà effettuare altre riforme strutturali di primaria importanza a partire dalla giustizia. Sono necessari maggiore certezza del diritto e tempi più rapidi per il processo civile in generale, procedendo nel contempo a una revisione attenta di quello fallimentare.”Allo stesso modo sarà importante mettere mano finalmente al codice appalti, agendo sulle tempistiche. Da un lato dovranno essere più celeri, dall’altro più sicure. C’è bisogno di un rinnovamento profondo, che renda maggiormente efficaci e veloci il meccanismo delle autorizzazioni e le procedure di spesa per quanto riguarda le Regioni e gli Enti locali.
Sarà quindi fondamentale tagliare passaggi inutili ed eliminare le sovrapposizioni di competenze, assicurare tempi certi ma anche collaborazione tra i vari Ministeri ed Enti territoriali, affinché ci sia efficienza nel processo decisionale. Il sistema del Recovery implica un coordinamento tra “programmazione e attuazione”. Va tenuto presente che gli Enti territoriali, a partire dalle Regioni e Province autonome, hanno competenze esclusive assegnate dalla Costituzione in molti temi e settori interessati da Next Generation Eu, pertanto le decisioni vanno coordinate anche a livello territoriale con le Istituzioni competenti. Questa esigenza può avere anche un risvolto positivo, per la possibilità di affinare la visione investendo chi per poteri e competenze è più vicino alle problematiche territoriali. Occorre quindi una visione complessiva, comune ad ogni livello istituzionale, che orienti l’utilizzo delle risorse del Recovery, di ReactEu, dell’intera programmazione del PNRR. Anche la messa a terra a valle, da parte di imprese ed Enti territoriali, ha bisogno di una profonda innovazione nelle procedure.

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La sfida della Fed

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Nelle ultime sessioni di mercato ci sono stati dei movimenti molto bruschi sul Treasury a 10 anni, che giovedì scorso ha toccato brevemente quota 1.60%, per poi assestarsi intorno a 1.45%. Nonostante il livello rimanga basso rispetto alla sua storia, il Treasury è salito poco meno di 100bp rispetto all’estate scorsa e di 50bp dall’inizio dell’anno. I risky assets (azionario, valute emergenti) ne hanno risentito in maniera negativa, temendo una spirale incontrollata dei tassi verso l’alto. Hanno ragione i mercati di preoccuparsi? Il tasso decennale è dato dalla somma di una componente di aspettative di inflazione (breakeven inflation) e una componente di tasso reale (real rate). L’andamento relativo di queste due variabili è più importante del movimento del Treasury a 10 anni in sé. Quando il tasso a 10 anni si muove spinto dalle aspettative di inflazione, mentre il tasso reale rimane basso e sotto controllo, i risky assets tendono a fare molto bene. Questo perché, da un lato, il miglioramento della crescita spinge al rialzo le aspettative di inflazione, che spesso partono da livelli ben sotto l’obiettivo della banca centrale. Da un altro, un tasso reale basso e costante indica che la politica monetaria rimane espansiva e la banca centrale non intende rialzare i tassi. Questo è quello che è avvenuto nella seconda metà del 2020.Nonostante la Fed non abbia finora mostrato la minima inclinazione non solo a un rialzo dei tassi, ma neanche a una diminuzione degli acquisti nel QE (il famoso tapering), il mercato si aspetta che la Fed inizi ad alzare i tassi verso la fine del 2022, diversamente da quello che la Fed ha indicato (nessun rialzo fino alla fine del 2023). Come mai il mercato ha deciso di ignorare quello che la Fed dice? La ragione è nell’inflazione. La reflation narrative che ha caratterizzato la seconda metà del 2020 è andata cambiando nelle ultime settimane. Una combinazione di enorme stimolo fiscale in US (altri 9 punti di PIL in via di approvazione), ripresa del ciclo delle commodities, l’enorme liquidità ancora in circolo e l’accelerazione del ciclo economico hanno creato una narrativa di inflazione che va ben oltre la normalizzazione auspicata dalla Fed. Va ricordato a questo punto che veniamo da un lungo periodo di inflazione bassa e sotto le attese – un fenomeno legato a fattori sia ciclici sia strutturali (globalizzazione, automatizzazione, competizione). Per far fronte al pericolo di una possibile perdita di credibilità, la Fed stessa ha adottato l’anno scorso un nuovo mandato (Average Inflation Targeting). In sostanza, la Fed auspica che – in seguito a un periodo di inflazione sotto il target (2%) – l’inflazione si assesti sopra il target del 2% per un certo periodo prima di rialzare i tassi. Solo così facendo la Fed può raggiungere in media l’obiettivo del 2%. Da notare che nelle ultime settimane il mercato ha chiaramente sposato questo cambio di regime. L’inflazione media attesa nei prossimi 5 anni (5 year breakeven rate) ha superato il 2.40%, mentre quella attesa nei prossimi 10 anni (10 year breakeven rate) è attorno a 2.15%. In pratica il mercato si aspetta un’inflazione più alta nei prossimi anni, che poi si assesti poco sopra il 2%. Questo è esattamente quello che la Fed stessa auspica. E allora come mai il mercato appare più nervoso della Fed riguardo a un aggiustamento della politica monetaria? Perché teme che l’inflazione possa scappare di mano e obbligare la Fed a un cambio repentino di strategia. Finora Powell ha caratterizzato il rialzo dei tassi come legato al miglioramento dell’economia. Allo stesso tempo, la Fed non può assistere passiva a uno scenario in cui il mercato potrebbe portare i tassi in alto in maniera più rapida di quanto essa ritenga opportuno in questa fase del ciclo. Per questo motivo è lecito aspettarsi da Powell, con ogni probabilità già questo giovedì, un intervento verbale sul tema. In alternativa, la Fed può senz’altro cambiare il suo QE al fine di porre un limite all’irripidimento della curva dei tassi, comprando in maniera più aggressiva i bond della parte lunga della curva (Operation Twist). Siamo quindi entrati in una fase del ciclo economico dove la Fed deve gestire l’inizio di una ripresa economica molto forte, che favorisce la ripresa dell’inflazione, e assicurarsi allo stesso tempo che il mercato non crei troppa pressione sui tassi d’interesse. Quest’ultima metterebbe pressione sul dollaro e sugli assets di rischio, in una fase ancora prematura della ripresa. Spesso si dice – semplificando – che la Fed “segue il mercato”. Ora più che mai, la Fed vorrà guidare il mercato e cercare di gestirne le aspettative. Una sfida difficile, che inizia già questa settimana.www.acomea.it

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La sfida di Draghi: un’Italia europea per un’Europa federale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Il governo che nasce sotto la guida di Mario Draghi, il terzo nel corso di questa legislatura, dimostra la possibilità che dalla peggiore crisi dal secondo dopoguerra nascano un sistema e una politica in grado di costruire un futuro migliore per il Paese e per il mondo. Questo governo è il frutto della svolta politica dell’Unione europea con il Next Generation EU e dell’impossibilità per l’Italia democratica di rinunciare alla scelta europea; ma è anche la condizione per costruire un’Europa più unita e più forte, in cui gli Stati membri “cedono sovranità nazionale nelle aree definite dalla loro debolezza per acquistare sovranità condivisa”, indispensabile per affrontare le sfide epocali che ci sovrastano.Il Governo guidato da Mario Draghi che ha appena ricevuto un’amplissima fiducia dalle due Camere, è il frutto di un percorso in base al quale la crisi provocata dall’emergenza pandemica, insieme alla capacità europea di dare una risposta unitaria forte e solidale, ha portato ad un’assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche italiane, chiamate, nelle parole del Presidente del Consiglio, a “rispondere alle necessità del Paese….. perché prima di ogni nostra appartenenza, viene il dovere della cittadinanza”.Con questo passaggio l’Italia conferma di essere un laboratorio della politica europea, in grado di incubare le tendenze e l’evoluzione della politica “nella vecchia Europa”. Basta ricordare i fatti. Nel momento della maggiore virulenza delle forze sovraniste, mentre l’Unione europea era dilaniata e paralizzata da tensioni interne, il Parlamento italiano eletto nel marzo del 2018 ha espresso, primo tra i Paesi fondatori, un governo ferocemente anti-europeo, sovranista e orgogliosamente populista, la cui forza distruttiva è stata contenuta solo grazie alla fermezza del Presidente Mattarella; poi, dopo le elezioni europee e l’esito del voto nel Parlamento europeo, si sono riaperti i giochi anche in Italia ed è nato un governo che ha scelto con nettezza l’ancoraggio e l’impegno europei, contribuendo positivamente alla svolta dell’Unione, che sarebbe stata impossibile con un’Italia nazional-populista; infine, di fronte alla ineludibile necessità di riforme profonde del nostro sistema Paese e di costruire l’Italia e l’Europa per le prossime generazioni, questo stesso Parlamento ha avuto la forza di esprimere un governo di unità nazionale che segna il ritorno della convergenza delle forze politiche attorno ad un quadro politico democratico condiviso, irreversibilmente ancorato all’appartenenza all’Unione europea e al suo sviluppo. Si tratta di un passaggio assolutamente indispensabile per l’evoluzione in senso positivo dell’Italia e dell’Europa, che le forze politiche devono ora saper confermare e consolidare.Il programma presentato alle Camere dal Presidente Draghi è pienamente incentrato sulla consapevolezza del valore della sfida cui è stato chiamato per garantire le nostre prospettive future e, insieme, quelle dell’Unione europea. Per questo Draghi ha sottolineato con forza che, mentre si devono affrontare la risposta alla crisi sanitaria, sociale ed economica e si deve procedere all’elaborazione e attuazione del Recovery Plan – anche per dimostrare che la solidarietà europea funziona, e produce convergenza vera, rafforzando l’area euro e il Mercato europeo –, si deve, insieme, giocare in Europa il ruolo storico che compete alla tradizione dell’Italia quale Paese fondatore. “Senza l’Italia non c’è l’Europa” ha sottolineato Mario Draghi; così come “fuori dall’Europa c’è meno Italia” e “non c’è sovranità nella solitudine”. Al tempo stesso è indispensabile che l’Europa possa agire in modo efficace, e per farlo deve essere solida e unita. Come ricordava Draghi da Presidente della BCE, “l’Euro è irreversibile, ma non indistruttibile”. Per questo, sostenere oggi il governo “significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro” e insieme “condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione”.Draghi sottolinea che è giunto il momento che gli Stati membri “cedano sovranità nazionale nelle aree definite dalla loro debolezza per acquistare sovranità condivisa”. La creazione di un bilancio federale con una capacità fiscale autonoma europea dovrà necessariamente essere il primo passo, sia per creare lo strumento indispensabile per far convergere e stabilizzare l’area euro, sia per rendere possibile la costruzione di quel “vero governo comune” che deve essere l’obiettivo del processo che si va ad aprire in Europa con la Conferenza sul futuro dell’Europa. Spetta ora alle forze politiche che sostengono il governo rendersi conto della posta in gioco ed essere all’altezza degli impegni che hanno assunto rispondendo positivamente all’appello del Presidente Mattarella.

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Trapani: Una sfida tra le culture

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

E’ stata illustrata in videoconferenza, la candidatura del capoluogo trapanese per diventare Capitale Italiana della Cultura 2022. Una sfida che vede tra le finaliste, Taranto, Ancona, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, le Terre Alte della Marca Trevigiana, Procida, Verbania e Volterra.Tra ieri e oggi le ‘magnifiche 10’ hanno presentato i loro dossier: lunedì 18 gennaio vi sarà la decisione comunicata dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. In palio un finanziamento di un milione di euro. Il dossier si apre con una dedica all’archeologo Sebastiano Tusa, alle vittime del mare e ai giovani che hanno scelto di non abbandonare la loro terra di origine. Trapani, crocevie di popoli e culture, di approdi e policromie. Arte e Cultura, Vento di Rigenerazione è il titolo del dossier per la candidatura della città di Trapani a Capitale italiana della Cultura per il 2022.Un insieme di circa 100 progetti, che avranno un’unica cabina di regia, espressione di quel “Patto per la Cultura trapanese” che il sindaco Giacomo Tranchida ha siglato con i primi cittadini di tutta la provincia, con l’obiettivo di valorizzare l’identità del territorio, condividendo strategie di marketing turistico-culturali.Oltre al primo cittadino e all’assessore alla Cultura del Comune di Trapani Rosalia d’Alí, presenti una delegazione di esperti costituita da Ignazia Bartholini, accademica e responsabile scientifica del dossier, don Liborio Palmeri, direttore del Museo diocesano Di.ART San Rocco di Trapani, Josè Rallo, co-titolare e amministratrice delegata dell’azienda Donnafugata, ambasciatrice nel mondo dell’eccellenza artigianale e creativa del “Made in Sicily”, la scrittrice Stefania Auci, autrice de “I leoni di Sicilia”, due giovani siciliani, Martina Ferracane, fondatrice di Fab LabWestern Sicily, un laboratorio per promuovere lo sviluppo di competenze digitali e imprenditoriali, e Giorgio Gori, fondatore della start up Artficial che diffonde la bellezza dell’arte attraverso cloni delle più importanti sculture classiche, realizzati in tecnologia 3D. Nel corso dell’audizione è stato proiettato un video, dal titolo “Noi siamo il vento”. Una voce calda e misteriosa racconta l’identità di questo territorio, in un intrecciarsi di culture e di storie. Una voce che, potente e solitaria, finisce per unirsi, come in un bacio, con le voci dei singoli trapanesi… per diventare comunità. Il vento si presenta quindi come un testimonial d’eccezione, un testimonial che tutti conosciamo bene e che conferisce unicità alla candidatura.

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La sfida dell’Euro digitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi E’ in arrivo l’euro digitale. La Banca centrale europea da tempo sta lavorando per studiarne il metodo di emissione e di gestione, In merito ha recentemente pubblicato un rapporto preliminare. In vari paesi europei si stanno portando avanti dei test per verificare la complessità dell’operazione. Nel vecchio continente si preparano anche i sistemi di “instant payment”, cioè di pagamenti istantanei con disponibilità immediata dei fondi trasferiti, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2021. Vari passi e consultazioni pubbliche sono stati fatti per ridefinire le regole, i controlli e tutta la relativa legislazione. Anche per attestare alla Bce il potere di sottoporre a controlli i cosiddetti “technology providers”, coloro che immettono nel sistema le nuove tecnologie fintech relative ai pagamenti e a tutte le altre operazioni finanziarie digitali.Del resto non si può ignorare il fenomeno della digitalizzazione del sistema dei pagamenti, a cominciare da quelle degli acquisti dei privati. Nel 2019 le persone adulte della zona euro, in media, hanno compiuto due pagamenti al giorno. In un anno il mondo del retail europeo ha registrato 213 miliardi di operazioni di pagamento per un valore stimato in 164.000 miliardi di euro. Il 73% di tutte le transazioni è stato fatto in cash, pari al 48% del valore in euro, in calo rispetto al 2016, quando i due rapporti erano rispettivamente del 79% e del 54%. Il resto, intorno al 24% del volume e al 41% del valore, è stato fatto con carte di credito. Due grandi istituti di servizi finanziari e di emissione di carte di credito, VISA e Mastercard, entrambe con sedi negli Stati Uniti, hanno gestito due terzi di tutti i pagamenti con carte di credito nell’Ue. Le due, più la società americana PayPal, che offre servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro tramite internet, dominano completamente il sistema dei pagamenti online in Europa. Appare, perciò, doveroso per la Bce e per il Sistema europeo delle banche centrali entrare in campo direttamente nei settori dei pagamenti digitali. Stare alla finestra e guardare come il digitale sta rivoluzionando il mondo dei pagamenti e, in generale della finanza, vorrebbe dire rimanere all’ultimo posto della fila, buono soltanto a gestire eventuali danni e crisi provocate dai grandi operatori finanziari internazionali.L’euro digitale sarebbe il primo passo, forse il più importante. Con esso l’Eurosystem assicurerebbe ai cittadini europei l’accesso a soluzioni efficienti di pagamento, garantendo al tempo stesso che le transazioni siano sicure. Esso affiancherebbe l’euro, nella forma tradizionale di moneta, mantenendo inalterata la sovranità monetaria. Si ricordi che le banche centrali di tutti i paesi del mondo stanno creando delle proprie monete digitali, o già operano con esse, In ogni caso l’Europa ne verrebbe invasa e fortemente influenzata e destabilizzata. Questi movimenti monetari digitali internazionali rischierebbero di rendere vani tutti gli strumenti di controllo e di regole costruiti dalla Bce. Soprattutto perché gli istituti, che dominano il sistema dei pagamenti digitali, sono i leader mondiali nello sviluppo di queste tecnologie e stanno diventando anche i primi operatori dei finanziamenti e del credito. Ciò renderebbe l’Europa vulnerabile e dipendente in un settore tecnologico chiave e sarebbe incapace di gestire moneta e credito, che fino a oggi avviene attraverso il sistema delle banche tradizionali. Si tenga presente che oggigiorno la quantità di banconote in circolazione nell’area euro ammonta a circa €3.000 pro capite, per un totale di 1.200 miliardi. Si ipotizza una cifra simile di euro digitali che la Bce potrebbe mettere a disposizione, soltanto come mezzo di pagamento, praticamente a costo zero. La Bce deve, però, “studiare” come evitare che esso diventi una forma d’investimento in concorrenza con altri strumenti finanziari. La Banca centrale non vorrebbe, pare, acquisire depositi in euro digitali. E’ tutto in discussione. E’ anche da definire se i pagamenti con la moneta digitale saranno fatti attraverso i conti tenuti presso la banca centrale oppure in altri modi, direttamente tra chi paga e chi riceve.L’euro digitale potrebbe diventare accessibile anche fuori dall’eurozona. D’altra parte, si ricordi che già nel 2016 il 30% di tutto il cash in euro circolante era detenuto fuori dai confini europei. Uno degli aspetti rilevanti dell’operazione riguarda anche il futuro delle banche e del sistema bancario europeo. Un effetto evidente sarebbe la diminuzione dei depositi dei cittadini e delle imprese e quindi la riduzione di tutta una serie di attività a essi correlate. Ci si chiede, tra l’altro, se la Bce dovrà continuare, oltre i tempi di ripresa dalla Grande Crisi e dal Covid, con le varie operazioni di quantitative easing per sopperire alla mancanza di asset da parte delle banche. Inevitabilmente la discussione riguarda anche l’infrastruttura e i principi su cui si basano le banche centrali, come la definizione dei tassi di interesse e dei livelli di moneta in circolazione. L’euro digitale, così come le altre monete digitali create dalle banche centrali, avrebbe un valore fisso, sarebbe accessibile universalmente e sarebbe uno strumento valido e legale in tutte le transazioni. Caratteristiche che lo rendono completamente differente rispetto alle monete virtuali create da enti privati. E, naturalmente, manterrebbe la sovranità monetaria dell’Unione europea. Tutte scelte non facili ma il cammino sembra tracciato. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista.

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La sfida dell’economia circolare

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Durante una diretta Facebook seguita e partecipata, sono stati toccati diversi punti interessanti. Ad aprire il convegno è stata l’onorevole Alessia Morani, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, dimostrando l’attenzione del Cncu per una tematica così importante e, al tempo stesso, alle istanze dei consumatori. Non meno preziosi sono stati i contributi di Giovanni Calabrò (Agcm), che nel suo intervento ha affrontato il tema delle regole attuali per la prevenzione e la lotta alle pratiche commerciali scorrette nell’economia circolare, e di Dimitri Vergne (Beuc), che ha portato il punto di vista dell’Europa soffermandosi sul Green New Deal. Il convegno è proseguito con gli interventi stimolanti di Desiree Giacomelli (Dottoressa di Ricerca in Management delle Imprese) sul ruolo delle imprese e degli stakeholder nell’economia circolare e di Carmine Laurenzano (Codici) sulla normazione attuale a livello europeo e nazionale.“Dobbiamo operare per la migliore efficienza – ha dichiarato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, nell’intervento che ha chiuso il convegno – nel rispetto del principio di sussidiarietà e nel rispetto della normativa europea, ma considerando che l’ambiente non è regolabile con i soli strumenti di mercato e che non necessariamente la competizione di molti soggetti potrebbe consentire di raggiungere il migliore equilibrio tra obiettivi di efficienza ambientale ed economica. È il tempo di una riflessione su come allargare il campo di applicazione della responsabilità condivisa, coinvolgendo nuovi soggetti, e su come e se allargare a nuovi settori il principio di responsabilità estesa con la creazione di nuove filiere in altri campi, come, sull’esempio francese, il settore moda e arredamento”.

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La sfida del digitale, un ponte verso il futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

In un momento storico di transizione spiegare un po’ meglio il concetto di innovazione. Sono stati gli intenti di Marco Degli Angeli, consigliere del M5s di Regione Lombardia, che presso palazzo Pirelli, sede del consiglio regionale, ha fatto il punto della situazione: “L’emergenza sanitaria – ha spiegato il consigliere – ha spinto le persone ad avere un approccio più smart nei confronti dell’innovazione digitale. La vera sfida, adesso, è quella di non fare un passo indietro”.Infatti, se la parola d’ordine è trasformazione digitale, l’obiettivo è quello di avviarsi verso un’evoluzione tecnologica continua, capace di abbracciare le esigenze dei cittadini, ma soprattutto di ogni modello di business. In tal senso è necessario che la Politica intervenga con azioni mirate per questo motivo, chiosa il consigliere “regione Lombardia deve farsi promotrice di una innovazione etica, sostenibile e alla portata di tutti”.Questi sono i tre punti cardine su cui Degli Angeli pone l’accento e che, soprattutto, si pongono alla base della metamorfosi digitale: costruire un ecosistema dell’innovazione che sappia valorizzare talento, risorse economiche e sia in grado di lavorare con efficacia sui fattori Abilitanti. Accelerare la realizzazione di banda ultra larga, del cloud nazionale e accentramento dei data server della PA.Innovazione non è solo tecnologia, In tal senso il consigliere Degli Angeli, ci tiene, pone l’accento su un punto fondamentale: “Quando si parla di innovazione – spiega – si parla prima di tutto di cultura dell’innovazione, intesa con il termine latino di colere, coltivare”. Un concetto trasversale, che declinato nella sua accezione pratica, per Degli Angeli significa far nascere all’interno delle coscienze dei cittadini, ma soprattutto delle pubbliche amministrazioni, la consapevolezza dei vantaggi che l’innovazione può portare. “Per far si che questo si avveri – specifica il consigliere pentastellato – è importante che si mettano in campo tutti gli strumenti necessari per ultimare questa trasformazione”.Più che un’assioma, quella di Degli Angeli è una verità per niente scontata. Fare Innovazione Digitale, infatti, non significa solo utilizzare le nuove tecnologie in quanto tali, ma partire da queste per ripensare e semplificare un processo produttivo e creativo. Significa, soprattutto, erogare nuovi beni e servizi con lo scopo di migliorare e ridisegnare la declinazione della parola innovare. “Sotto questo punto di vista – spiega Degli Angeli – fondamentale, in Lombardia, sarà l’istituzione dei Soggetti aggregatori per il Digitale, i SAD, uno degli obiettivi della nostra azione politica”.Una strategia di sviluppo, oltre che una semplice azione politica che, va specificato, è stata ben accolta dalla Giunta lombarda tramite la recentissima approvazione dell’ordine del giorno a firma di Degli Angeli. Un risultato, quest’ultimo, che accompagnerà le pubbliche amministrazioni verso l’attuazione dell’Agenda Digitale, secondo i piani dell’Unione Europea.
Migliorare e migliorarsi. Scoprire soprattutto nuove pratiche inerenti ai sistemi produttivi e ad una gestione più fluida delle amministrazioni pubbliche. “Innovare – precisa Degli Angeli – significa non guardarsi allo specchio, ma guardare al di fuori della finestra creando nuove opportunità”Riassumendo il concetto, innovare significa creare il diritto all’innovazione. “Un diritto fondamentale – asserisce Degli Angeli – che deve passare attraverso una semplificazione burocratica e del sistema normativo. Dobbiamo – conclude Degli Angeli – sfidare l’innovazione e soprattutto il futuro”. Come? Attraverso un sistema normativo moderno capace di semplificare, notarizzare e rendere la vita dei cittadini più semplice.

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Una sfida per l’Italia: cogliere le opportunità offerte dal Recovery Fund

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

A cura di Alberto Foà Presidente di AcomeA SGR. A fine maggio la Commissione Europea ha pubblicato la sua proposta sul Recovery Fund (RF), creato all’interno del 2021-2027 MFF, il budget settennale della UE. L’elemento essenziale è un fondo di emergenza da 750 miliardi (5.6% del PIL EU), chiamato Next Generation EU. Lo scopo del Fondo è quello di “sfruttare il pieno potenziale del bilancio dell’Unione Europea per mobilizzare gli investimenti e anticipare il supporto finanziario nei primi anni della fase di ripresa”.La Commissione emetterà debito sul mercato pari a 750 mld ed erogherà 2/3 di quanto raccolto (500 mld) sotto forma di grants (trasferimenti) e 1/3 (250mld) sotto forma di prestiti ai singoli paesi. Il volume delle emissioni per finanziare il RF è oltre dieci volte superiore a quanto emesso finora dalla Commissione (ca. 70 mld). Il Recovery Fund erogherà i fondi in gran parte tra il 2021-2024. Il debito verrà emesso con varie scadenze e verrà rimborsato tra il 2027 e il 2058. Per i 500 mld di grants, l’onere del rimborso potrebbe gravare proporzionalmente al peso dei paesi nel PIL europeo (ma, come vedremo, non è certo). Per i 250 mld di prestiti, ogni paese ovviamente restituirà quanto preso in prestito.Per l’Italia, alcune simulazioni parlano di circa 87 mld di trasferimenti e 91 mld di prestiti, in totale 178mld, quasi il 10% del PIL. Alcuni critici hanno sottolineato che è un numero che sembra grande, ma inadeguato alle esigenze italiane: i prestiti (91 mld) andranno comunque restituiti per intero; e, comunque, l’Italia dovrà contribuire con la sua quota (pari a 55 mld) per il rimborso del debito contratto dall’Unione Europea a fronte dei 500 mld di trasferimenti. Questo lascerebbe un beneficio netto di “soli” 32mld (la differenza fra 87 e 55 mld), pari a poco meno del 2% del PIL, che, “spalmato” su 7 anni, equivale allo 0,3% per anno. Troppo poco per fare la differenza. Ma questo pessimismo appare fuori luogo per almeno tre ragioni:
1) il debito verrà rimborsato dopo il 2027 ed entro il 2058, di certo non a breve e comunque ben oltre l’utilizzo dei fondi stessi. La Commissione ha aggiunto inoltre che potrà introdurre nuove imposte comunitarie (carbon tax, digital tax), che graverebbero anche sulle multinazionali estere. Pertanto, non è certo che l’onere del rimborso del bond peserà interamente sui singoli bilanci nazionali dei paesi UE.
2) La Commissione ha l’opzione di ri-emettere il debito in scadenza. In quel caso, l’Italia continuerebbe a contribuire per la sua quota degli interessi posticipando il momento in cui versare la sua quota per il rimborso del capitale. Visto che presumibilmente la Commissione si finanzierà a tassi vicini allo zero, stiamo parlando di cifre irrisorie.
3) L’Italia potrebbe inoltre risparmiare qualora decidesse di finanziarsi presso la Commissione piuttosto che sul mercato. Il differenziale tra l’emissione oggi di un Btp a 20 anni e di un titolo della Commissione si potrebbe aggirare intorno a 150 punti base (1,5%), che su un di 91mld equivalgono a un risparmio di circa 1,4 mld all’anno.
Sulla questione della capacità del Sistema Italia di assorbire risorse UE, nei prossimi 7 anni potrebbero confluire risorse extra pari al 10% del PIL, da ripagare nel medio/lungo periodo. E, presumibilmente, questa iniezione di liquidità si concentrerà nei prossimi 3-4 anni. Per l’Europa, gli ultimi numeri sull’absorption rate per il budget in corso (2014-2020) sono 48% in Germania, 52% in Francia, 38% in Spagna e Italia. Le regole sull’utilizzo dei fondi strutturali prevedono che, qualora un Paese non abbia sfruttato pienamente i fondi assegnati nei 7 anni del budget, esso possa richiedere ed utilizzare i fondi anche nei 3 anni seguenti alla fine del budget di riferimento. E infatti, normalmente, si assiste ad un’accelerazione dei progetti presentati dai Paesi ed approvati dalla UE proprio nei 3 anni seguenti alla fine dei 7 anni di budget. Inutile dire che i progetti presentati “in extremis” per non perdere i fondi assegnati sono di minor qualità, sia per l’ovvia osservazione che fare gli investimenti prima è meglio che realizzarli dopo, specie in un contesto di domanda aggregata debole, sia perché, presumibilmente, non hanno lo stesso respiro di quelli presentati per tempo ma vengono presentati in tutta fretta giusto per non lasciare un’opportunità completamente sprecata.Per l’Italia in particolare, per il budget in corso (2014-2020) stiamo parlando (dati Commissione giugno 2020) di un utilizzo cumulativo di 16.8mld di fondi strutturali a fronte di disponibilità di 44.7mld. La differenza (ca 28mld) equivale all’1.6% del PIL annuale. L’Italia avrà tempo fino al 2023 per utilizzare a pieno questi fondi, ma va fatto notare che anche nel budget precedente (2007-2013) il tasso di utilizzo in Italia non è mai arrivato al 100%, a differenza di Francia, Spagna, Portogallo e Grecia ad esempio.Sapremo fare tesoro degli insegnamenti di altri paesi europei che da anni hanno messo in piedi vere e proprie task force per assicurarsi che i fondi vengano utilizzati tempestivamente e in pieno? Riusciremo a darci una strategia e a mettere insieme un piano di medio periodo per realizzare quelle infrastrutture di cui si parla sempre, per impostare la scuola, la ricerca e la formazione per fare fronte alla competizione internazionale, un piano idro-geologico di tutela del nostro territorio, per migliorare la sanità, digitalizzare la giustizia e la pubblica amministrazione, e migliorare la viabilità e la rete ferroviaria al Sud? Sono queste le vere questioni che il Recovery Fund pone alla nostra classe dirigente. Risorse per investimenti pari al 10% del PIL costituiscono un’opportunità epocale, che non va sprecata.

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Covid-19: La sfida delle regioni nella Fase 2

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2020

Ripartenza e rilancio: la Fase 2 si presenta come una sfida per il Paese, in particolare per le singole Regioni che si sono trovate ad affrontare il periodo più intenso della pandemia con situazioni epidemiologiche differenti. Fondamentale il potenziamento delle reti sul territorio e la tecnoassistenza. Se n’è parlato oggi nel webinar “Fase 2: come le Regioni la stanno affrontando” promosso dal Centro Studi Americani in media partnership con Edra e moderato dall’Onorevole Beatrice Lorenzin.
L’esperienza dei mesi passati si intreccia con il timore dell’esplosione di nuovi contagi. “In Campania abbiamo fatto ‘scelte di guerra’ impegnative, raddoppiando i posti in terapia intensiva; dopo 10 giorni dall’inizio della pandemia avevamo già ospedali dedicati al Covid-19 e separati dagli altri – ha precisato il governatore della Campania Vincenzo De Luca -. Ora stiamo continuando a lavorare per creare una rete territoriale di qualità. Però ho una grandissima preoccupazione: ho l’impressione netta che ci sia stato in Italia un crollo psicologico e istituzionale. È come se non avessimo retto più la linea del rigore dopo il 4 maggio. In Campania vogliamo aprire tutto ma per sempre, non vogliamo essere costretti a chiudere ancora. Per ottobre ho i brividi: teniamo gli occhi aperti e lavoriamo con prudenza perché il problema non è risolto: noi ci stiamo preparando”.
Il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche ‘Mario Negri’ Irccs ha commentato: “La riapertura è una questione di salute per cercare di contrastare povertà e conflitti che sono le due principali cause di malattia”. Poi ha aggiunto alcune considerazioni sul modello si sanità lombardo: “Il modello di sanità della Lombardia non poteva essere ‘il modello’ di sanità pubblica. Abbiamo visto come nell’emergenza è mancato un servizio di prevenzione e di cure sul territorio. Questa battaglia si vince nelle case dei malati, con unità mobili con cui i medici vanno a casa dei pazienti”.
“Vinceremo sul territorio questa sfida contro il virus – ha aggiunto l’assessore alle Politiche per la Salute della regione Emilia-Romagna, Raffaele Donnini -. Al momento siamo arrivati a 253mila tamponi da inizio epidemia; da 5mila al giorno arriveremo a 10mila per fine maggio e a 15mila entro estate. C’è una fase 2 anche nella Medicina: sono ripartite le prestazioni sanitarie che erano ferme, come le vaccinazioni per infanzia o gli screening per il tumore alla mammella. Oggi abbiamo dati che da un lato ci confortano, dall’altro non ci devono fard dimenticare quel che abbiamo passato”.
“Questa emergenza – ha aggiunto il professor Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento Scienza dell’invecchiamento della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts) della Protezione Civile per l’emergenza coronavirus – ci insegna che il territorio va riempito di competenze, di intelligenze e di tecnoassistenza”.
“Bisogna iniziare a guardare il territorio in maniera diversa – ha commentato Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale, Fimmg -. Troppo comodo dire che il territorio non c’è stato: spesso non c’è stato chi doveva gestire il territorio. Il territorio ha fatto tutto quello che poteva fare con le sue forze”.
Ha chiuso l’Onorevole Beatrice Lorenzin: “Il Decreto Rilancio è un provvedimento gigantesco: se affrontato nel modo giusto e costruttivo ha ampi margini di lavoro, soprattutto perché ci sono degli impianti strutturali che possono essere migliorati attraverso il confronto con le filiere e le categorie. Dovremo inoltre immaginare dei Lea Covid, cioè un aggiornamento dei nostri Livelli Essenziali di Assistenza in base alle nostre esigenze pre e post Covid; la situazione ci chiede un’azione di riforma e l’impiego delle risorse verso un grande progetto di cambiamento”.

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I giovani scienziati sfidano COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 3 Maggio 2020

E’ un’esperienza difficile quella degli studenti neoArchimede del 2020. La prima criticità si manifesta in occasione della finale di Milano: con le scuole chiuse per la pandemia, Fast non può organizzare I giovani e le scienze 2020 del 7-9 marzo. Ma grazie al lavoro della Giuria i premi e gli accreditamenti vengono conferiti ugualmente e comunicati nella diretta video del 9 marzo. Seguono le altre brutte notizie: la cancellazione dei più prestigiosi appuntamenti internazionali riservati alle ragazze e ai ragazzi eccellenti italiani.
Non si svolge Regeneron ISEF in California, negli Stati Uniti. Quattro dei cinque progetti candidati, compresi i due lavori accreditati da Fondazione Cariplo e da Etass sono riprotetti per l’edizione del 2021. Non si tiene nemmeno GENIUS Olympiad di Rochester (New York-Usa): gli studenti del Sobrero, vincitori del riconoscimento di Erica srl, si candidano per la prossima edizione, già in calendario per il 7-12 giugno 2021.
LIYSF, il London International Youth Science Forum in programma all’Imperial College è posticipato al 2021, dal 28 luglio all’11 agosto. All’appuntamento vanno anche il lavoro vincitore del riconoscimento di OCMI Group e quello scelto da Cielo Stellato Silvio Lutteri. SJWP, il premio acqua di Stoccolma viene riproposto online. Fiorenza e Giorgia dell’Omar di Novara, beneficiarie dell’accreditamento di Xylem Water Solutions, accolgono di buon grado la nuova formula.
Non ha luogo ESE, Expo Sciences Europe di Milset Europe di fine luglio in Romania, come pure il concorso di novembre Expo Science Asia ad Abu Dhabi; uno dei due lavori candidati è indicato dalla Fondazione Salvetti. Anche IEYI a Kazan in Russia, 5-10 settembre, notizia fresca, è cancellato.
Fortunatamente i nostri futuri Leonardo hanno altre possibilità per far conoscere le loro idee e presentare i progetti:
. BUCA IMSEF a Buca in Turchia, 29 settembre-4 ottobre;
. INSPO a Istanbul ancora in Turchia, 30 settembre-4 ottobre; qui è già confermato il progetto premiato da Unichim;
. MOSTRATEC a Novo Hamburgo, Brasile, 19-23 ottobre;
. ESI AMLAT a Santa Rosa, La Pampa, Argentina, 6-10 novembre;
. EXPO MEXICO a Hermosillo, Sonora, Messico, 7-11 dicembre.
Ci sono pure nella primavera del 2021 gli appuntamenti EXPORECERCA JOVE in Spagna, (il lavoro già selezionato è sponsorizzato da British Istitutes Seregno), I-FEST in Tunisia, EXPO SCIENCE del Belgio. Nessuna preoccupazione, al momento, per TISF di Taipei in programma a gennaio 2021 e dove va il progetto assegnatario del riconoscimento AICA.
Fast attende infine la decisione della Commissione europea relativamente a EUCYS, Salamanca, 15-20 settembre; tra i tre progetti scelti c’è pure il lavoro insignito del riconoscimento di COREPLA.
“E mentre si cerca di averla vinta sul COVID-19, commenta il presidente Fast Angelo Bargigia, la Federazione si prepara alla prossima edizione di questa importante iniziativa. Le candidature devono essere presentate entro il 22 gennaio 2021; l’esposizione dei lavori selezionati dalla Giuria e la premiazione sono previsti a Milano dal 6 all’8 marzo”. E vinca il migliore!

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“Subito mezzo miliardo a disposizione per la cultura, appello-sfida a Franceschini”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

“Non possiamo permetterci una Nazione senza cinema e teatri, senza librerie, editori, promotori, distributori di libri, traduttori, parchi divertimento, senza spettacoli, senza concerti, senza produzioni cinematografiche, senza musei, senza gallerie d’arte. Lo ha denunciato Battista sul Corriere, e sono seguiti artisti, registi, cantanti e tanti altri.
Non possiamo permetterci nemmeno una Nazione senza una buona informazione, come quella garantita dai quotidiani, dai periodici e dalle edicole, che è il vero contraltare alla diffusione di fake news – ma il governo preferisce istituire l’ennesima task force, perfino di stampo orwelliano, cercando di limitare libertà costituzionalmente protette come la libertà d’espressione senza nessuna legittimità, senza scientificità nelle valutazioni, senza neutralità. Un errore che si sta ripetendo per l’app “Immuni”, che mette in gioco la libertà di movimento e il diritto alla protezione dei dati personali con un’ordinanza di Arcuri, nemmeno con una necessaria legge, senza un passaggio parlamentare, senza garanzie sui dati, su chi li stoccherà, sulla loro anonimizzazione, sulla politica di cancellazione – dice nel corso della discussione generale sul Cura Italia il capogruppo di FDI in commissione Cultura e responsabile Cultura e Innovazione del partito, deputato Federico Mollicone, che nel corso del suo intervento ha citato Huxley – nel Cura Italia ci sono interventi minimi per la cultura e lavoratori dello spettacolo. Intanto, a dieci giorni dalla fine del mese ancora non abbiamo traccia del decreto “Aprile”. Conte promette che terrà in conto le proposte dell’opposizione. Proposte che – paradossalmente – non sono state introdotte quando le abbiamo presentate, per poi essere clonate dal governo. Ed è di questa notte la strage di tutti gli emendamenti a questo decreto, in cui erano presenti anche i nostri a favore del comparto culturale, dell’editoria e dello sport. Abbiamo presentato una risoluzione su tutti questi temi – la cultura, lo spettacolo, la musica, i concerti, la discografia, i musei, le gallerie d’arte, l’editoria libraria e giornalistica, lo sport, le mostre – una risoluzione che, su mia proposta, sarà discussa già da questa settimana e che ha stravolto l’ordine trimestrale dei lavori. Lanciamo un appello e una sfida al ministro Franceschini: finalmente ci ha ascoltato sulla necessità di erogazione immediata di liquidità per gli enti extra-FUS, ma 20 milioni sono pochi. Nel prossimo decreto garantisca mezzo miliardo di euro per il settore, aumentando la dotazione del Fondo emergenze.”

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Sassoli: Bene misure Commissione. Europa unita per la sfida comune

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale non c’è mai stata una crisi così drammatica e finalmente oggi l’Unione Europea si muove. Non avevamo dubbi.La situazione è talmente seria che nessun Governo europeo poteva pensare di farcela da solo. Il pacchetto di misure messo a punto dalla Commissione europea per combattere il COVID-19 va nella giusta direzione.Tutti i Paesi europei saranno aiutati nel campo sanitario. Questo significa forniture di materiali, sostegno alle strutture ospedaliere e finanziamento della ricerca per sviluppare il primo possibile il vaccino. La prima sfida è salvare le vite umane.L’altro impegno è salvare il lavoro, le imprese e l’economia. Per fare questo basta rigore. I Paesi sono autorizzati a spendere tutto ciò che è necessario per garantire supporto ai lavoratori dipendenti e autonomi, alle imprese e alle banche.Oltre agli impegni degli Stati sono già pronti almeno 37 miliardi di liquidità dalle casse dell’Unione.È importante sottolineare che i Governi potranno usare tutta la flessibilità possibile prevista dal Patto di stabilità e crescita e che saranno consentiti aiuti di stato per i settori e le imprese colpite dalla crisi.Adesso Consiglio e Parlamento dovranno approvare queste prime proposte.Posso assicurarvi che il Parlamento lo farà il prima possibile. Per salvare i nostri Paesi dobbiamo far funzionare l’Europa. E dovremo fare ancora di più. Da oggi la parola d’ordine in Europa è solidarietà. Nessuno resterà da solo e nessuno agirà da solo.

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La perdita di forza lavoro giovane e istruita rappresenta una sfida enorme per le comunità locali

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

Ciò riguarda tutta l’Unione europea. Il Comitato europeo delle regioni (CdR) avverte che, se non si affrontano gli squilibri sociali ed economici tra le regioni d’origine e di destinazione, il fenomeno della fuga di cervelli rischia di compromettere la sostenibilità a lungo termine del progetto europeo. Il parere elaborato sull’argomento da Emil Boc (RO/PPE), sindaco di Cluj-Napoca ed ex primo ministro romeno, è stato adottato dal CdR nella sessione plenaria del 12 febbraio.Secondo l’ indice di competitività globale , oggi molti degli Stati membri dell’Europa orientale e meridionale sono tra i paesi del mondo meno capaci di trattenere i loro talenti; ad esempio, quasi 3 milioni di romeni vivono attualmente in un altro Stato membro dell’UE, e il fenomeno riguarda in particolare i lavoratori altamente qualificati. Tutto ciò innesca un circolo vizioso che rende difficile portare a compimento la transizione verso un modello economico sostenibile e competitivo basato sull’economia della conoscenza e sui prodotti ad alto valore aggiunto.”È di vitale importanza”, spiega il relatore Boc, “raggiungere un equilibrio tra due principi essenziali dell’Unione europea: la libera circolazione dei lavoratori e la convergenza economica e sociale tra le regioni. Cittadini e lavoratori devono poter circolare liberamente all’interno dell’UE, ma solo per una libera scelta e non perché spinti ad abbandonare i territori d’origine dalla povertà e dalla penuria di opportunità economiche”.
Il Comitato chiede pertanto alla nuova Commissione europea di intensificare gli sforzi per ridurre le disparità regionali attraverso politiche e strumenti su misura che combinino la politica di coesione e altre fonti di finanziamento. Apprezza l’impegno politico della Commissione a garantire un salario minimo equo in Europa, in quanto una misura siffatta consentirebbe di affrontare il problema del tenore di vita e delle condizioni di lavoro – e avrebbe un impatto diretto sulla qualità della vita – nelle “regioni di partenza”.Nel suo parere il CdR suggerisce di avviare un meccanismo a livello dell’UE per integrare e coordinare le contromisure alla fuga dei cervelli, considerato che tutti gli aspetti di tale fenomeno (afflusso di cervelli, spreco di cervelli, circolazione dei cervelli, riemigrazione) devono essere affrontati insieme ai livelli di governo locali, regionali e nazionali. Un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta alla rimozione dei fattori strutturali che aggravano la fuga di cervelli, come la mancanza di istruzione, trasporti o infrastrutture digitali. Gli enti locali e regionali possono individuare al meglio le risorse e i talenti presenti nel loro territorio, nonché le politiche necessarie per valorizzarli. “Le città e le regioni”, conclude Boc, “possono diventare più attrattive promuovendo politiche e strumenti per lo sviluppo dell’imprenditorialità locale, del lavoro autonomo e di modelli alternativi di sviluppo delle imprese. I partenariati tra enti locali, imprese e università sono motori importanti della crescita e dello sviluppo a livello locale. E, ai fini di tale sviluppo, è di cruciale importanza riconoscere il ruolo delle università e dei fornitori di istruzione e formazione professionale, nel quadro dell’economia basata sulla conoscenza”.

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Governo: La sfida vera

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

“La sfida vera di questo Governo è abbassare le tasse, riformare il fisco e rilanciare la crescita, sbloccando gli investimenti. Ma per fare tutto questo bisogna partire da un punto fermo, la piena dignità dei cittadini. E la dignità di un cittadino coincide anche con la possibilità di pagare una bolletta, fare la spesa, comprare generi di prima necessità ai propri figli e soprattutto rientrare, o entrare per la prima volta, nel mondo del lavoro.Il Decreto Dignità, il Reddito di Cittadinanza, come anche il taglio del Cuneo Fiscale, cambiano la vita delle persone. La migliorano. E questo è un dato di fatto. Quindi basta slogan, basta distinguo solo per fare notizia ed avere qualche titolo di giornale. Siamo stati chiamati a Governare il Paese per risolvere i problemi dei cittadini.
L’Istat, in un’indagine sulle condizioni di vita dei cittadini, evidenzia che il 43,2% degli intervistati dichiara una elevata soddisfazione per la propria vita. Un dato in miglioramento rispetto a quello del 2018 quando era pari al 41,4%. Il 56,5% delle persone, con più di 14 anni, poi mostra soddisfazione riguardo la propria condizione economica. A qualcuno potrà sembrare poco, ma sono queste le cose che ti spingono a lavorare ancora di più per le persone. Non dobbiamo tornare indietro, dobbiamo andare avanti. Come stiamo andando avanti sulla stabilità dei rapporti di lavoro, grazie alle norme contenute nel tanto criticato Decreto Dignità. Nel 2019, i contratti stabili sono aumentati di 365.216, un valore più che doppio rispetto a quello dell’anno precedente.Quando i dati sono incoraggianti vanno letti come tali, senza eccessivi entusiasmi, ma neppure sminuendoli o deridendoli.Adesso concentriamoci sulle priorità vere, a partire dalla crescita. E per fare questo, come ho detto anche nei giorni scorsi, la prossima sfida è il supporto all’attività d’impresa. Perché adesso che abbiamo messo in campo gli strumenti per ridare dignità a tutti i cittadini, dobbiamo sbloccare gli investimenti e creare posti di lavoro”.Così, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Depressione: sfida del secolo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Nel nostro Paese oltre 3 milioni di persone soffrono di depressione. Tra queste più di 2 milioni sono donne. Nonostante la depressione sia stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la prima causa di disabilità a livello mondiale, solo 1 paziente su 2 riceve un trattamento corretto e tempestivo.Eppure, soprattutto quando parliamo delle forme più severe di depressione – in particolare quella maggiore che colpisce circa il 2% della popolazione italiana, con una netta prevalenza femminile – ci riferiamo ad una malattia fortemente invalidante che ha un elevato impatto sia sulla qualità di vita di chi ne soffre e dei caregiver, sia sui costi sociali. Basti pensare che da una recente indagine su più di 300 pazienti italiani, le giornate di lavoro perse ogni anno sono mediamente 42, circa 1 giorno a settimana. Risulta quindi doveroso da parte di tutti gli attori prendere parte ad una call to action concreta per un impegno concreto.In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale – che si celebrerà il 10 ottobre – si svolge oggi a Milano “Depressione sfida del secolo, verso un piano nazionale per la gestione della malattia” organizzato da Janssen, farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson, impegnata da oltre 60 anni nell’area della salute mentale e da Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere.Obiettivo dell’incontro è accendere i riflettori sulla depressione maggiore, una patologia grave ma molto spesso dimenticata e sottovalutata nonostante secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – è la prima causa di disabilità ed è destinata a diventare la prima causa di spesa sanitaria entro il 2030. E non è un caso se la Giornata Mondiale di quest’anno è dedicata alla prevenzione del suicidio (1 ogni 40 secondi ci dice l’OMS), una realtà purtroppo legata a doppio filo alle forme di depressione più severe e resistenti ai trattamenti. La depressione maggiore – se non correttamente trattata – è infatti associata a un’elevata mortalità, stimata intorno al 15%. Nei pazienti affetti da disturbi dell’umore, la messa in atto di almeno un tentativo suicidario nel corso della vita arriva a coinvolgere un individuo ogni tre.

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La debole sfida di Romney a Trump

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

By Domenico Maceri, PhD. La telefonata di Donald Trump al presiedete ucraino Volodymyr Zelensky è stata qualificata come “profondamente inquietante” da Mitt Romney, senatore repubblicano dell’Utah e candidato repubblicano alle elezioni del 2012, sconfitto però da Barack Obama. Romney è stato uno dei pochissimi senatori del Gop (Grand Old Party) a mostrarsi preoccupato dal tentativo di Trump di chiedere a Zelensky di investigare Joe Biden, un suo probabile avversario alle elezioni del 2020.
Trump ovviamente non poteva lasciare perdere e come spesso fa ha attaccato Romney coprendolo di insulti, passando in rassegna i loro rapporti degli ultimi anni. In un tweet il 45esimo presidente ha ribadito che la sua telefonata con Zelensky era totalmente nei limiti del professionalismo. Ha seguito poi aggiungendo insulti dicendo che Romney è “un idiota presuntuoso”, un perdente, che lo ha opposto sin dall’inizio. Trump ci ricorda che quando Romney gli aveva chiesto il suo endorsement nella corsa per il seggio al Senato nel 2018, lui gliel’ha dato. Quando però due anni prima Romney lo aveva pregato di divenire segretario di Stato, il 45esimo presidente non glielo concesse. Adesso, Romney è un fiasco completo e dovrebbe essere sottoposto all’impeachment, secondo Trump, senza capire che i senatori non sono soggetti all’impeachment. La rimozione di un senatore può avvenire ma spetta al Senato che lo potrebbe espellere con 2/3 dei voti.Qualche giorno dopo, Trump, forse insoddisfatto del caos creatosi con la telefonata a Zelensky, ha annunciato dalla Casa Bianca che la Cina dovrebbe iniziare un’indagine su Biden per presunta corruzione nel Paese asiatico. Trump lancia sassi senza offrire prove ma i cinesi hanno già detto che non apriranno nessun’inchiesta.Romney ha di nuovo commentato la richiesta di Trump sull’Ucraina e la Cina dicendo che si tratta di un’azione “spudorata e senza precedenti”, sbagliata e persino “spaventosa”.Romney nel 2012 era il leader del Partito Repubblicano e va ricordato che si era conquistato la nomination del partito. Dopo la vittoria di Obama nel 2012 Romney era uscito di scena ma nel 2014 si era parlato di una sua possibile ricandidatura che lui però non mise in atto. Nella campagna del 2016 Romney prese una forte posizione contro Trump etichettandolo di essere “falso e fraudolento”. Con la vittoria di Trump si era parlato di un suo ruolo nell’amministrazione come segretario di Stato ma alla fine il 45esimo presidente scelse Rex Tillerson.Poi dopo una pausa Romney nel 2018 si è candidato a senatore nell’Utah, sconfiggendo la sua avversaria democratica Jenny Wilson (62 a 30 percento), carica che occupa dal gennaio del 2019. Al Senato fa parte di parecchie commissioni e si è comportato come un tipico senatore repubblicano opponendosi all’Obamacare, la riforma sulla sanità approvata da Obama, promettendo di spingere per limitare il Medicare, votando a favore della riduzione alle tasse.Le voci repubblicane che si sono alzate per condannare Trump per i suoi sforzi di aprire indagini su Biden sono rare. Romney è uno dei pochi ma ha una certa statura nel Partito Repubblicano considerando la sua vittoria della nomination nel 2012. Ciononostante al Senato il senatore dell’Utah è lungi dal potere che rimane solidamente nelle mani di Mitch McConnell, il presidente della Camera Alta. McConnell ha dichiarato che se i democratici alla Camera procedono all’impeachment di Trump il Senato non avrà scelta e dovrà affrontare il caso sottoponendolo al voto di possibile condanna. Per cacciare il 45esimo presidente dalla Casa Bianca sono richiesti 67 voti, molti dei quali verrebbero dai democratici. I rimanenti dovrebbero venire da senatori repubblicani.McConnell ha già indicato che non ha nessuna intenzione di permettere una condanna di Trump al Senato ma le cose potrebbero cambiare una volta che i democratici alla Camera concludano il loro lavoro. Trump ha attaccato Romney perché sa benissimo che il senatore dell’Utah potrebbe rappresentare un pericolo nel caso in cui decidesse di fare valere il suo potenziale ruolo di leader.Fino al momento però non vi è riuscito anche se qualche altro senatore ha alzato un po’ la voce sostenendo simili preoccupazioni a quelle di Romney. Il senatore Rob Portman, (Ohio), la senatrice Susan Collins (Maine) e Ben Sasse (Nebraska) hanno criticato la richiesta di Trump alla Cina ma non hanno detto nulla sulla telefonata a Zelensky. Il senatore Marco Rubio (Florida) ha anche commentato la richiesta alla Cina spiegandola come uno scherzo di Trump per dare filo da torcere alla stampa. Questi senatori potrebbero essere corteggiati da Romney per creare la base anti-Trump al Senato.
Da aggiungere che Trump continua a sfidare la pazienza dei senatori repubblicani. Il suo recentissimo annuncio che ritirerà le truppe americane dal confine siriano con la Turchia, scaricando i nostri alleati curdi, non è andato giù a McConnell, che in un rarissimo caso ha dissentito da Trump, mettendosi nel campo di Nancy Pelosi, speaker democratica della Camera. Per la condanna di impeachment sarà un’altra cosa a meno che Romney trovi il coraggio e crei alleanze con colleghi al Senato.Non dovrebbe essere molto difficile. A differenza di altri senatori che devono correre per la rielezione nel 2020 e quindi temono l’ira di Trump, Romney non ha nulla da temere poiché è stato eletto nel 2018 e il suo mandato dura sei anni fino al 2024 che coincide anche con la scadenza di un possibile secondo mandato presidenziale di Trump in caso di rielezione. Romney potrebbe dunque agire per riportare il suo partito nella carreggiata tradizionale, riconquistando quel poco di legittimità che rimane al GOP. Romney potrebbe divenire un vero leader e entrare nella storia come un vero repubblicano che ama il suo Paese più di un presidente corrotto. Molto da guadagnare e poco da perdere. Accetterà Romney la sua sfida?

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Castelli: “Far ripartire il Paese, sfida importante che vinceremo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

“È stata una settimana di lavoro intensa e la prossima lo sarà ancora di più. Stiamo costruendo una manovra, un progetto concreto che parta dalle esigenze reali dei cittadini, del mondo delle imprese, delle associazioni di categoria. Seguo con molta attenzione le loro proposte e esigenze al centro del dibattito politico di ogni giorno. Far ripartire questo Paese rappresenta una sfida importante, che sono certa vinceremo grazie al grande lavoro di squadra.
L’abbassamento della pressione fiscale, la lotta all’evasione e alle frodi, gli investimenti, la conversione “green”, il sostegno ai Comuni, rappresentano tutti pezzi di uno stesso puzzle”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Picasso: la sfida della ceramica

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Faenza. Dal 1 novembre 2019 al 12 aprile 2020 al Museo Internazionale delle ceramiche in Faenza viale Baccarini 19 apertura: mar-ven ore 10-16, sab e dom 10-17.30 Ingresso: 14 euro intero, 10 euro ridotto, saranno in mostra 50 pezzi unici provenienti dalle collezioni del Musée National Picasso-Paris in una grande mostra dal titolo “Picasso, La sfida della ceramica” a cura di Harald Theil e Salvador Haro con la collaborazione di Claudia Casali. Un nucleo di inestimabile valore e un prestito eccezionale che affronta tutto il percorso e il pensiero creativo dell’artista spagnolo nei confronti dell’argilla. Nella mostra faentina verranno analizzate le fonti di ispirazione di Picasso, proprio a partire dai manufatti presenti nelle collezioni del MIC. La ceramica classica (con le figure nere e rosse), i buccheri etruschi, la ceramica popolare spagnola e italiana, il graffito italiano quattrocentesco, l’iconografia dell’area mediterranea (pesci, animali fantastici, gufi e uccelli) e le terrecotte delle culture preispaniche che saranno esposte in un fertile e inedito dialogo con le ceramiche di Picasso. E una se sezione speciale verrà dedicata al rapporto tra Picasso e Faenza. Diversi sono i pezzi di Picasso che il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza possiede grazie al tramite di Tullio Mazzotti di Albisola, di Gio Ponti e dei coniugi Ramié i quali furono sollecitati a richiedere alcuni manufatti al Maestro per un’esposizione a Faenza e, soprattutto, per la ricostruzione delle Collezioni d’arte ceramica moderna andate distrutte nell’ingente bombardamento alleato del maggio 1944. Merito dell’allora direttore Gaetano Ballardini, nonché fondatore del Museo faentino, che contattò Picasso a Madoura con una lettera commovente e davvero toccante. Fu così che arrivò nel 1950 il primo piatto ovale raffigurante la Colomba della Pace, memento contro ogni guerra, espressamente dedicata al Museo di Faenza e al tragico destino della sua Collezione e della sua struttura. Seguirono altri piatti nel 1951 con teste di fauno e vasi dal sapore arcaico e archeologico e il grande vaso “Le quattro stagioni” (1951), graffito e dipinto, con la raffigurazione pittorica e morfologica di quattro figure femminili, le cui forme sinuose vengono sostanziate dalla curvatura accesa del vaso.
La mostra sarà integrata con l’esposizione di documenti e fotografie, mai esposti, ed appartenenti all’archivio storico del MIC. Completerà il ricco apparato didattico e fotografico un video storico di Luciano Emmer del 1954 (Picasso a Vallauris).
La mostra fa parte di «Picasso – Méditerranée»: un’iniziativa del Musée national Picasso-Paris.
“Picasso-Mediterraneo” è un evento internazionale che si svolge dalla primavera del 2017 alla fine del 2019. Più di sessanta istituzioni hanno immaginato una serie di mostre sull’opera “ostinatamente mediterranea” di Pablo Picasso. Su iniziativa del Musèe National Picasso-Paris, questo percorso nel lavoro dell’artista e nei luoghi che l’hanno ispirato presenta una nuova esperienza culturale dedicata a rinsaldare i legami da entrambi le parti del Mediterraneo. Con il supporto eccezionale di Musée Picasso Paris.

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Summer School: “La sfida umana nell’epoca della trasformazione digitale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2019

Roma. La Summer School – Scuola estiva di Alta formazione culturale- promossa da Fondazione Prioritalia, congiuntamente con l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, nell’ambito del progetto Value@Work, offre l’opportunità di approfondire l’impatto dei paradigmi tecnologici e di meglio comprenderne la sfida umana, cercando di rispondere alle domande: “Come sta cambiando il lavoro da un punto di vista umano, etico, organizzativo ed economico con la trasformazione digitale? Quale il futuro del lavoro e il risvolto umano ed etico?”“L’istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum – spiega la Direttrice Marta Rodriguez – ha investito molto, insieme al gruppo Value@Work (progetto dove sono presenti organizzazioni di rappresentanza datoriale, sindacale, imprese e professionisti) sulle evoluzioni del mondo del lavoro, cercando di mettere sempre la persona al centro e di cogliere i risvolti umani e etici di questi veloci e importanti cambiamenti, quasi una rivoluzione.L’idea è quella di aprire una scuola estiva di approfondimento, riflessione, scambio e formazione dove esperti e giovani si confrontano sulle nuove sfide dell’economia digitale, cercando di coglierne le criticità, i punti di forza e le opportunità. Si distruggerà o si creerà nuovo lavoro? E le competenze richieste quali sono e quali saranno? Nella spersonalizzazione del lavoro l’essere umano perde la sua forza, la sua identità e la sua eticità o può riacquistarla e valorizzarla? Saranno questi i quesiti che ci porremo e ci faremo aiutare da autorevoli studiosi per cercare le risposte”.“La generosità dei nostri partner permette di aprire in ottica inclusiva la Summer School – chiude la Direttrice – ci teniamo ad attrarre giovani studenti, ricercatori, dottorati o dottorandi italiani e stranieri interessati alla materia e con la voglia di approfondire, confrontarsi e innovare. Sarà per tutti noi una sfida“.

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