Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘sfide’

Il cattolicesimo e le nuove sfide

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

I temi ricorrenti, e non sono solo di questi giorni, sono quelli che più di frequente appaiono anche sui quotidiani di tutto il mondo e si riferiscono alle coppie di fatto, a matrimoni omosessuali, alla riproduzione sessuale in vitro, ai divorzi e più in generale alle nuove provocazioni di “frontiera” della genetica. La risposta che oggi abbiamo, sia pure articolata in modo diverso è quella di generale chiusura per il diverso che si prospetta e con un certo irrigidimento delle posizioni in specie in casa del Vaticano. Non dico, a questo punto, che sia un errore fissare dei paletti oltre i quali presumere che si possa giungere a creare confusione di ruoli e perdita di valori etici e religiosi. Tutt’altro. Vi è, in ogni caso, un margine entro il quale occorre ragionare con più ponderazione. Il timore è pienamente giustificato da parte di chi pensa che, concedendo qualcosa, si finisca con il far franare il castello che si è costruito in secoli di professioni di fede e di dogmi accertati e riconosciuti validi e sperimentati con successo nel tempo a dispetto degli eventi e della loro mutabilità legata, si ritiene, alle mode e non alle certezze alle quali sembravano ancorarsi. È anche vero che una revisione delle “certezze” va fatta sgombrando il campo dall’idea che taluni considerano la religione un sinonimo di “conservazione”, di “tradizione” e che, in virtù di ciò, non accettano il nuovo per partito preso e non per intimo convincimento. Di certo un grande passo papa Giovanni Paolo II, e in una certa misura i suoi predecessori e coloro che si sono succeduti, l’ha compiuto sul fronte del riconoscimento dei propri errori nei confronti degli altri credi religiosi, ma è ancora poco se vogliamo dare una visione di una Fede che sappia riconoscere i suoi limiti temporali mentre ci parla del trascendente. Non dico, però, le cose che dovrebbero essere cambiate o i rigori della dottrina che andrebbero smussati, ma suggerisco che se ne parli sia pure a porte chiuse, ma se ne parli anche nei “palazzi” del potere ecclesiastico perché qualcosa è cambiato tra la gente e quel qualcosa merita la dovuta attenzione ed anche riconoscimento. (Riccardo Alfonso)

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Occhi puntati sull’inflazione: le nuove sfide

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi globali e debito dei mercati emergenti e Edward Al-Hussainy, Analista senior tassi d’interesse e valute di Columbia Threadneedle Investments. Negli ultimi 20 anni la costruzione del portafoglio in ambito di gestioni patrimoniali è stata dominata da una correlazione negativa tra azioni e obbligazioni. A cosa è dovuta? È un fenomeno relativamente nuovo, che non esisteva negli anni ’80 o ’70. In effetti, risale alla metà degli anni ’90, quando l’inflazione si è stabilizzata intorno al due per cento. Da allora questa correlazione si è mantenuta, quindi la domanda è: se la Fed e ciò che sta accadendo alla politica fiscale sono in grado di modificare la struttura dell’inflazione, trasformando il rapporto tra inflazione ed economia in generale e facendo lievitare l’inflazione, la correlazione negativa tra azioni e obbligazioni è destinata a cambiare? In realtà non lo sappiamo.Questa relazione, ancora una volta, è stata il caposaldo della costruzione del portafoglio e ritengo improbabile che cambi rapidamente, ma potrebbe iniziare a incrinarsi se l’inflazione dovesse salire ulteriormente. In altre parole, le obbligazioni, in particolare i titoli di stato o le altre forme di debito pubblico, possono essere viste come uno strumento di protezione contro la deflazione. Abbiamo acquistato debito con l’idea che ci avrebbe protetto contro i ribassi provocati da episodi deflazionistici, e, negli ultimi 25 anni, si è rivelato un mercato estremamente proficuo, una forma molto interessante di buffer di portafoglio. Se l’inflazione si riposizionasse strutturalmente più in alto, quel buffer diventerebbe meno necessario. È pertanto probabile che assisteremo a una riallocazione degli investimenti al di fuori dei beni rifugio e, più in generale, a uno spostamento verso il rischio, che inevitabilmente renderà i portafogli più volatili.Per capire cosa ha significato il QE per gli investitori obbligazionari, proviamo a pensare al cosiddetto premio a termine, che di fatto rappresenta il rendimento di un asset privo di rischio (come un Treasury statunitense) che un detentore riceve in più rispetto ai tassi previsti dalla politica monetaria per il futuro. Quindi si può dire che il premio a termine sia quella sorta di extra sul rendimento delle obbligazioni che non si può spiegare con le variazioni previste dei tassi di interesse a breve termine fissati dalla banca centrale; acquistando Treasury statunitensi (nel caso degli Stati Uniti), il QE comprime quel premio a termine in un modo che potrebbe essere considerato artificiale. È così che si fornisce uno stimolo: eliminando quel premio a termine si mira a stimolare la propensione al rischio, incanalando gli investitori verso altre tipologie di investimento.Il fantasma che perseguita i policymaker è quello del “taper tantrum” che si verificò nel 2013, quando la Fed, che aveva accennato all’intenzione di ridimensionare il proprio programma di QE, finì per irrigidire le condizioni finanziarie, ripristinando quel premio a termine un po’ prematuramente e certamente più di quanto fosse giustificato dalle prospettive di crescita e inflazione di allora. Per questo i policymaker non vogliono assolutamente ricadere nello stesso errore.All’altra estremità della curva dei rendimenti, la Fed ci ha detto che in questa occasione ha in qualche modo modificato il proprio modo di reagire e, invece di attivarsi per contrastare gli aumenti dell’inflazione nel breve termine, ha intenzione di pianificare la propria politica in modo tale da garantire che l’aumento dell’inflazione sia sostenibile, consentendo che l’obiettivo di inflazione venga superato. È un atteggiamento diverso rispetto a quello che la Fed avrebbe avuto in passato di fonte a un’inflazione superiore all’obiettivo del 2% dell’indice core PCE. Lo chiamano obiettivo di inflazione media flessibile. Significa che, in realtà, si impegnerà a lasciare invariati i tassi più a lungo di quanto avrebbe fatto in un’altra situazione.Alcuni temono che questo implichi una sorta di percorso inflazionistico permanente e, in effetti, se la Fed è davvero propensa a premere più a lungo sull’acceleratore, i tassi nel breve termine rimarranno più bassi più a lungo. Ma uno scenario maggiormente inflazionistico è più lontano. La domanda è: la Fed riuscirà a mantenere i nervi saldi? Di recente il mercato ha messo alla prova il suo impegno nei confronti della forward guidance, iniziando a prezzare un ritmo di rialzo dei tassi di interesse leggermente più aggressivo rispetto a inizio anno. Man mano che, nel corso di quest’anno, ci imbatteremo in alcuni di questi effetti base e l’inflazione comincerà a salire, la Fed subirà crescenti pressioni a cambiare atteggiamento. Anche un sostenitore del concetto di stagnazione secolare come Larry Summers inizia a intravvedere un certo rischio di inflazione nello stimolo fiscale attuato quest’anno il che, probabilmente, metterà in allarme la Fed.

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PNRR: sfide e opportunità per il sistema Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Giovedì 29 aprile a partire dalle 9:00 si terrà in forma digitale l’evento RECOVERY PLAN, PNRR: sfide e opportunità per il sistema Italia, organizzato dal Sole 24 Ore e Radio 24, nel corso del quale si discuterà del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con il quale sono in arrivo i fondi europei che permetteranno di attuare il programma Next Generation EU a livello nazionale. Articolato in 6 macro-missioni, il programma è lo strumento per la ripartenza dell’Italia e per realizzare le riforme che consentiranno di accelerare sul fronte dell’innovazione e della digitalizzazione. Un’opportunità per le nostre imprese, che giocheranno un ruolo centrale nel processo di sviluppo e di rilancio del nostro sistema economico: spetterà a loro governare il processo di transizione verso un Paese più sostenibile, digitale ed inclusivo.Intervengono, tra gli altri, Patrizio Bianchi, Ministro dell’Istruzione, Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili; Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna; Antonio Decaro, Presidente Anci e sindaco di Bari; Giovanni Brugnoli, Vicepresidente per il Capitale Umano Confindustria; Fabrizia Lapecorella, Direttore Generale delle Finanze, MEF; Maurizio Stirpe, Vicepresidente per il Lavoro e le Relazioni Industriali Confindustria. L’evento è gratuito previa iscrizione su https://virtualevent.ilsole24ore.com/recovery-plan/

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Le sfide che attendono banca e finanza

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2021

Il prossimo 11 maggio i principali protagonisti del mondo del credito e della finanza si confronteranno in tre sessioni (ore 9.30 – 16) in diretta streaming su http://www.eccellenzedimpresa.it per un’ampia riflessione a più voci sui grandi temi e le sfide che attendono il mondo del credito alla luce dell’innovazione tecnologica, del processo di raggruppamento degli istituti e della ripresa economica post pandemia. “La ripresa che tutti ci auspichiamo dovrà poter contare sul supporto del sistema bancario. Si dovranno trovare anche nuovi strumenti finanziari per raccogliere e indirizzare il risparmio privato. L’Italia resta uno dei Paesi con i più alti tassi di risparmio personale, una risorsa importante che potrebbe essere utilizzata per favorire la crescita del sistema economico del Paese.” aggiunge Ugo Loeser, amministratore delegato di Arca Fondi SGR e che proprio su questo tema coordinerà la tavola rotonda del pomeriggio.Apriranno i lavori del Forum Enrico Sassoon, direttore di Harvard Business Review Italia e presidente di Eccellenze d’Impresa, Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea che dà il patrocinio all’iniziativa, Rony Hamaui, segretario generale di ASSBB Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia. Nella prima sessione, dedicata ai nuovi modelli strategici e operativi che caratterizzano l’evoluzione del sistema bancario, interverranno, moderati da Nazzareno Gregori, presidente di ASSBB e direttore generale di Credito Emiliano: Patrizia Grieco presidente di MPS, Giuseppe Latorre partner e head of Financial Services di KPMG, Elena Lavezzi head of Southern Europe di Revolut, Giuseppe Lusignani vicepresidente di Prometeia, Giovanni Sabatini, direttore generale di ABI e Davide Serra amministratore delegato di Algebris Investments.La successiva sessione avrà come tema centrale la riflessione sul vortice della trasformazione digitale. A parlare di nuovi protagonisti, nuova organizzazione e nuovi sistemi di pagamento si alterneranno: Ugo Cotroneo managing director & partner di Boston Consulting Group, Elena Goitini amministratore delegato di BNL BNP Paribas, Alessandra Losito direttrice generale di Pictet Wealth Management Italia, Roberto Nicastro presidente di Aidexa, Ignazio Rocco ceo di Credimi e Pietro Sella ceo di Sella Group, moderati da Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia.L’ultima sessione lancerà uno sguardo oltre la crisi, analizzando gli strumenti finanziari migliori per sostenere lo sviluppo. Coordinati da Ugo Loeser ceo di Arca Fondi SGR, interverranno: Ugo Bassi direttore Mercati finanziari della Commissione europea, Raffaele Jerusalmi amministratore delegato di Borsa Italiana che patrocina l’evento, Monica Mandelli managing director di KKR, Victor Massiah past president di ASSBB, Giovanni Sandri country head for Italy di BlackRock e Giovanni Tamburi presidente di Tamburi Investment Partners.Prima delle conclusioni dell’intensa giornata di lavori, affidate al presidente di GEA – Consulenti di direzione Luigi Consiglio, interverrà Alessandra Perrazzelli, vicedirettrice generale di Banca d’Italia.

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Le Nazioni Unite di fronte alle Nuove Sfide Economico-Sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

La Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale SIOI, la SIOI Sezione Piemonte-Valle d’Aosta e la SIOI Sezione Lombardia, nell’ambito del Progetto per la Celebrazione del 75° Anniversario delle Nazioni Unite, d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, organizza il Convegno “Le Nazioni Unite di fronte alle Nuove Sfide Economico-Sociali –75 anni dopo la loro Fondazione” che si svolgerà in modalità online, il 15 e 16 aprile p.v., con il patrocinio dell’Università degli Studi di Torino e in collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo. Il Convegno è dedicato ad approfondire i percorsi giuridici istituzionali ed economici intrapresi – o da intraprendere – per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e l’attualità del modello neoliberista per fronteggiare le nuove sfide economico-sociali, tenendo in particolare considerazione l’impatto che la pandemia di Covid-19 ha prodotto sugli assetti esistenti.Si tratta del terzo dei quattro eventi previsti a Messina, Bari, Torino e Roma, come le tappe virtuali di un “viaggio” nel mondo onusiano che si svolgerà presso diverse Università italiane nel corso dei prossimi mesi. Tra i gli interventi di saluto istituzionale, accanto al Presidente della SIOI, Franco Frattini, e alla Vice Ministra Marina Sereni del MAECI, si segnalano: Michele Vellano, Presidente della Sezione Piemonte-Valle d’Aosta – SIOI; Egidio Dansero, Vice-Rettore Vicario per la sostenibilità e per la cooperazione allo sviluppo, Università di Torino; Giuseppe Casale, Deputy Director, International Training Centre – ILO; Nicolò Russo Perez, Governance/Relazioni internazionali, Fondazione Compagnia di San Paolo; Manlio Frigo, Presidente della Sezione Lombardia – SIOI. Seguirà un keynote speech di Staffan de Mistura, Former UN Under-Secretary-General and Special Envoy in Conflict Areas. È possibile seguire l’evento in diretta YouTube

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Governo: Patuanelli a Direzione Cia, lavoro di squadra per vincere grandi sfide agricole

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2021

Per vincere le sfide che aspettano il mondo agricolo “l’unico modo che abbiamo è quello di stare assieme, di confrontarci quotidianamente, di ascoltare le esigenze. Questo per me sarà un vero mantra”. Così il nuovo ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha aperto la Direzione nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, con un videomessaggio dedicato.“La mia porta sarà sempre aperta -ha detto- ho bisogno di voi per impostare in modo corretto le attività del Mipaaf. Non abbiamo un arco temporale lungo, la legislatura ormai è oltre la metà della sua durata, quindi dobbiamo essere concreti”, mettere in campo subito “azioni per dare le risposte che tutti gli agricoltori italiani aspettano”.Nel suo videomessaggio, il ministro ha voluto sottolineare la centralità del settore dall’inizio della pandemia: “L’agroalimentare è un settore fondamentale per il nostro Paese. Non avete fatto mai mancare il cibo ai nostri concittadini in un momento così difficile”. Eppure, il comparto “ha patito comunque la crisi pandemica, in modo non simmetrico. Ci sono settori che hanno lavorato di più magari guadagnando meno, dei settori che invece hanno avuto un fermo, penso a tutta la filiera legata all’Horeca -ha ricordato Patuanelli-. Oggi è il momento di fare i conti, di ristorare chi ha perso” ma anche “il momento di programmare il futuro”.“Al ministero dello Sviluppo economico mi sono occupato del settore tramite alcuni strumenti che abbiamo implementato, come Agricoltura 4.0, con la possibilità di innovare attraverso un aiuto da parte dello Stato -ha evidenziato-. Il tema dell’innovazione, lo sviluppo delle tecnologie emergenti, come la sensoristica, è fondamentale per il settore agricolo, per continuare a produrre aumentando la propria competitività”.Patuanelli ha quindi elencato le prossime sfide del comparto, dal “mantenimento dell’alto valore delle nostre esportazioni” con “la protezione del Made in Italy”, una questione su cui il Mipaaf “insieme al ministro Di Maio e al ministero degli Affari esteri sarà sempre in prima linea, per combattere fenomeni distorsivi, frodi, italian sounding” e poi “la grande sfida della nuova Pac, che impegnerà il ministero per tutto il 2021”. Infine, il ministro ha sottolineato “la battaglia che dobbiamo fare sul Nutriscore. Non possiamo permettere che vengano paragonati cibi diversi e che alcuni abbiano il semaforo rosso ancorché molto sani e altri abbiano il semaforo verde e invece siamo tutti consapevoli che non andrebbero utilizzati con grande frequenza. Dobbiamo incoraggiare il sistema a batteria che, invece, dà informazioni nutrizionali reali dei cibi che vengono portati sulle tavole dei cittadini europei”.

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Come vincere le sfide della crescita aziendale grazie al cloud

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2021

A cura di Vladimir Cavalcanti – Channel Team Manager EMEA South e Country Manager Italia di Atlassian. Le sfide per un’azienda in espansione sono tantissime. Talvolta queste sono più impegnative per un’organizzazione ben strutturata di quanto lo siano per una startup, il cui modello di business è molto più snello.Le aziende tendono ad avere un numero di dipendenti più elevato, quindi più persone coinvolte in un processo di crescita, e si rivolgono a un maggior numero di clienti, i cui dati devono essere gestiti in sicurezza. Questi fattori espongono le aziende a diversi rischi quando devono affrontare un processo di espansione: cambiamenti culturali, ostacoli che danneggiano la produttività e vulnerabilità della sicurezza sono all’ordine del giorno. Se le imprese non riescono ad affrontare queste sfide su larga scala, mettono a rischio non solo il successo delle nuove iniziative, ma anche la loro stessa integrità.
Come fare per superare questi ostacoli? Una soluzione semplice e efficace è quella di spostare il maggior numero di attività, funzionalità e sistemi in cloud in modo da evitare di gravare sui server, limitare la produttività, danneggiare la cultura aziendale ed esporre i dati a rischi di sicurezza.Anche quando i dipendenti spostano i documenti su un Drive condiviso, spesso non seguono le corrette convenzioni di denominazione o sbagliano a gestire la cronologia delle versioni. Certo questo non è un grave problema per un’azienda di piccole dimensioni, ma quando si ha a che fare con 100, 500 o 5.000 dipendenti, ci troviamo di fronte ha una grossa sfida. Più grande è l’organizzazione, più grave diventa questo problema.Il cloud rappresenta una valida soluzione, in quanto permette di centralizzare tutte le informazioni, salvando le modifiche ai file in tempo reale e garantendo piena e costante accessibilità ai documenti per coloro che dispongono delle giuste autorizzazioni.La protezione dei dati è in cima alla lista delle sfide della scalabilità. Più grande diventa un’azienda o un progetto, maggiore è il volume di dati da gestire e più complessa e onerosa diventa la loro protezione. Più persone e dispositivi equivalgono a più account, più password e più possibilità di incorrere in errori che possono generare attacchi informatici.La mancanza di trasparenza è una delle principali minacce che un’azienda in espansione deve affrontare. Più grande diventa un’organizzazione o un progetto, più difficile è comunicare con ogni stakeholder. Man mano che l’organigramma diventa più affollato, i flussi di informazioni tendono a diventare confusionari, con alcuni manager e team che condividono ciò che deve essere condiviso e altri che fanno da collo di bottiglia.Ancora una volta la tecnologia cloud può aiutare un’azienda ad affrontare questa sfida, garantendo il continuo flusso di informazioni tra i team e offrendo una visione olistica delle attività.Le imprese possono evitare i problemi legati alla loro crescita spostando il maggior numero possibile di flussi di lavoro, file e funzionalità in cloud. Questo consentirà loro di aumentare la produttività, salvaguardare i dati e mantenere una cultura della trasparenza a livello aziendale.

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Sfide ambiziose per il nostro Paese per la crescita e lo sviluppo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2021

In particolare, digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo, transizione ecologica, infrastrutture e mobilità, istruzione e formazione, ricerca e cultura, per avere successo devono necessariamente prevedere specifiche azioni mirate al trasporto marittimo nel suo complesso”. Lo ha affermato Mario Mattioli, Presidente di Confitarma, nel corso dell’audizione di fronte alla IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame in sede consultiva della proposta di PNRR – Recovery Plan.
“Purtroppo – ha aggiunto Mattioli – le dichiarazioni d’intenti del PNRR non trovano riscontro in azioni concrete, per quanto attiene al trasporto marittimo, al quale, sebbene rappresenti uno dei settori più rilevanti per la transizione ecologica e sia notoriamente capital intensive, non vengono dedicate misure di sostegno. Gli unici interventi concreti per il settore marittimo contenuti nel PNRR riguardano il TPL e la portualità che, seppur importanti segmenti del comparto marittimo, rappresentano solo una parte del sistema”. “Inoltre, c’è il rischio concreto che per alcuni settori gli effetti auspicati del Piano si manifesteranno troppo tardi in quanto per le diverse misure di primo sostegno previste dalla manovra straordinaria adottata nel corso del 2020 mancano ancora i decreti attuativi relativi all’estensione degli sgravi contributivi alle navi iscritte nel primo registro navale e al fondo per il ristoro delle perdite sofferte dalle navi passeggeri”.
“È necessario – ha affermato il presidente Mattioli – dare urgente attuazione ai provvedimenti già adottati nonché prevedere azioni di sostegno economico a ristoro delle ingenti perdite che altri settori, in primis il comparto cisterniero, stanno subendo a causa del devastante calo della domanda”. “Dato che la sfida della decarbonizzazione interessa tutto il trasporto, sia pubblico che privato, occorre
definire un piano di intervento che faciliti e acceleri il processo di sviluppo/rinnovamento ed adeguamento della flotta di bandiera, coinvolgendo la cantieristica italiana maggiore, già leader mondiale in alcuni comparti ad alto valore, ed anche quella minore in crisi da anni, individuando strumenti finanziari necessari anche attraverso il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti e del settore privato. Inoltre, occorre attuare una strategia che garantisca l’identificazione di solide filiere di approvvigionamento che consentano il ricorso a carburanti avanzati e lo sviluppo delle infrastrutture necessarie alla distribuzione e bunkeraggio del GNL. “Last but not the least – ha affermato il Presidente Mattioli – il processo di estensione dei benefici della bandiera italiana alle bandiere comunitarie che si concluderà a breve dovrà naturalmente essere rivolto a quei soggetti utilizzatori delle navi stabilmente radicati sul territorio italiano, che contribuiscono a generare PIL per la nostra economia. Al fine di evitare quanto purtroppo già accaduto nella logistica italiana, dove è venuta a determinarsi l’egemonia dei grandi operatori internazionali che decidono se, come, cosa e quanto trasportare, occorre difendere l’impresa italiana creando le condizioni di crescita e sviluppo delle tante realtà eccellenti del nostro settore. Il miglior modo per farlo è attraverso la semplificazione e l’aggiornamento di norme e procedure che risalgono anche all’Ottocento”.

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Economia: Con il nuovo anno ritornano le sfide importanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2021

“È iniziato il 2021. Una sfida importante sarà la gestione del fisco, e della mole di cartelle e altri atti. Tre sono gli aspetti su cui si deve intervenire subito. Pulire il “magazzino”, pre 2015, dai ruoli inesigibili, costa troppo e non porta a nulla. Riguarda in gran parte soggetti falliti, deceduti, imprese cessate, da cui lo Stato non può più riscuotere. Gestire gli anni dal 2016 al 2019, con una “rottamazione quater”, un saldo e stralcio, per dare respiro a quei contribuenti, che si trovano in difficoltà, ed hanno posizioni aperte con il fisco, dovute a morosità incolpevoli.E poi trattare le milioni di cartelle che si genereranno nel 2021, per posizioni maturate nel 2020 e in anni precedenti. Sono cartelle che vanno gestite con un metodo straordinario, pensando che il Covid è stato, ed è, un evento straordinario e devastante. Una parte per i più fragili, ad esempio, andrà rimandata, e una parte, per chi è nelle condizioni di poterlo fare, andrà trattata in bonis, facendo pagare con uno “sconto” su sanzioni e interessi.Tutto questo, ovviamente, tenendo presente la difficoltà del contribuente a muoversi per rispettare il divieto di assembramenti e andare fisicamente a ritirare raccomandate, e fare code agli sportelli che aprono con orari ridotti.È una questione che non si può mettere sotto il tappeto, va affrontata subito. Portando avanti il piano che abbiamo come Governo. Facciamo presto, sediamoci e definiamolo negli ultimi dettagli. Noi, come MoVimento 5 Stelle, siamo pronti”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Le sfide legate al Recovery fund

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

«Per affrontare le sfide legate al Recovery Fund è fondamentale avere una visione a lungo termine e definire priorità strategiche. E per realizzare queste priorità serve una leadership che coordini e faccia monitoraggio su tutti i progetti. Questo è l’elemento centrale, perché saranno coinvolti un po’ tutti i ministeri, le amministrazioni regionali e locali. Ma soprattutto credo sia più importante capire quanti saranno e quali saranno i progetti e se, per una volta, riusciremo ad essere selettivi e a fissare delle priorità. Perché questo è l’aspetto principale: è un’occasione irripetibile, dobbiamo essere in grado di fissare gli elementi strategici». Lo ha dichiarato Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Italia, intervenendo sul dibattito sul Recovery Fund durante la puntata di Coffee Break, su La7, di questa mattina. «Una delle priorità di cui tenere conto è la sostenibilità e gli investimenti sostenibili: investimenti che guardino oltre l’orizzonte della legislatura e che siano il frutto di una visione di lungo periodo per il Paese», ha aggiunto Pompei. «Durante un meeting organizzato da Deloitte abbiamo ospitato il primo ministro di Singapore. Parlando di investimenti sostenibili, lui ci ha raccontato che il suo Stato sta prendendo molto sul serio la questione, perché, secondo alcuni studi, Singapore potrebbe finire sommersa dall’acqua entro la fine del secolo. E quindi il Governo ha già avviato gli investimenti necessari per essere in grado di fronteggiare qualunque scenario legato all’innalzamento del livello dei mari. Sono questi gli investimenti sostenibili che potremmo mettere in campo con il Recovery Fund: investimenti che guardino al futuro e creino valore nel lungo periodo», ha concluso Pompei.

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Difesa: servono più investimenti per cogliere sfide dominio cibernetico e spaziale

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

“Oggi nel corso dell’Audizione informale del Capo di Stato maggiore della Difesa, gen. Enzo Vecciarelli, nell’ambito dell’esame del Documento programmatico pluriennale per la Difesa (DPP) per il triennio 2020-2022 ho sottolineato che per Fratelli d’Italia i finanziamenti sono inadeguati, soprattutto per la parte degli investimenti e resta il problema del disallineamento nel budget nazionale della Difesa, rispetto al target della Nato del 2 per cento del Pil per i Paesi membri dell’Alleanza. Inoltre, necessita attenzione particolare per il fronte del dominio cibernetico e quello spaziale, vera frontiera delle future contese geopolitiche; il nostro Paese dovrebbe dotarsi di un numero maggiore di satelliti per l’osservazione della terra ed attrezzarsi nella direzione di disporre in futuro di costellazioni, anche di sistemi ottici, in grado di contribuire alla superiorità e competitività informativa, garanzia di sovranità nazionale”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia nella Commissione Difesa del Senato, Isabella Rauti.

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ANIASA 4.0, verso le nuove sfide della mobilità

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Supportare l’ineluttabile transizione dalla proprietà all’uso dei veicoli che nel nostro Paese già portato 1 vettura su 4 ad essere immatricolata a noleggio. Consolidare il ruolo di interlocutore di riferimento nel dibattito nazionale sulla mobilità – anche quella post COVID – e nelle strategie messe in campo dal Governo per gestire in modo efficace i fondi del Recovery Fund che dovranno guidare il nostro Paese verso una mobilità più sostenibile, smart e sicura. Intercettare in anticipo i cambiamenti in atto e svolgere un’efficace azione di sensibilizzazione sulle tematiche strategiche della mobilità cittadina, turistica e aziendale. Sono questi i principali obiettivi alla base del nuovo progetto di sviluppo di ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, implementato con il supporto strategico del partner di respiro internazionale The European House Ambrosetti (1° Think Tank in Italia e tra i primi 10 in Europa), che accompagnerà l’Associazione anche nei prossimi due anni in un percorso di trasformazione.“In Italia il settore della mobilità nel suo complesso”, osserva Massimiliano Archiapatti, Presidente di ANIASA, “sta vivendo una fase di rapida evoluzione, destinata a stravolgere il nostro modo di muoverci e di spostare le merci: le formule di pay-per-use mobility nel 2019 hanno toccato la quota record del 25% dell’immatricolato e oltre 1 mln di veicoli circolanti. L’avvento della pandemia sta accelerando questo cambiamento. Abbiamo davanti a noi un’occasione irripetibile per rendere la mobilità italiana più sostenibile, smart e sicura, anche grazie alle risorse del Recovery Fund. Il noleggio è oggi un asset strategico per le politiche di sostenibilità ed economia circolare, con il suo parco veicoli a emissioni ridotte e con la capacità di immettere costantemente sul mercato dell’usato veicoli a fine noleggio di ultima generazione, in grado di sostituire quelli più inquinanti. Il nostro settore può e deve essere protagonista di questa rivoluzione che presenta diverse sfide: l’impatto ambientale, la connettività, la crescente urbanizzazione (con i connessi problemi di congestionamento, parcheggio, inquinamento), i nuovi paradigmi di consumo sempre più proiettati all’uso del veicolo, l’integrazione con la micromobilità cittadina”. “Per fronteggiarle in maniera efficace”, aggiunge Archiapatti, “abbiamo deciso di avviare un percorso di evoluzione con l’obiettivo di rispondere in modo ancora più puntuale allo sviluppo del mercato, con particolare attenzione alle nuove generazioni, ai loro stili di vita e alle loro modalità di consumo, totalmente differenti da quelle conosciute finora. Siamo all’inizio di un tragitto che ci proietterà al centro dei nuovi scenari di mobilità”. A conferma dell’avvio di questo percorso è stata attivata ufficialmente la sezione Digital Automotive che si aggiunge alle altre presenti in Associazione (noleggio a lungo e breve termine, car sharing, servizi automobilistici); un segmento di cui già oggi fanno parte tutti i principali player nazionali e internazionali del settore.

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Le cinque sfide globali

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Sono quelle su cui la Commissione europea ritiene che i Paesi membri da soli non ce la facciano sono: cambiamento climatico, alimentazione, acqua, connessività delle grandi aree metropolitane e cancro. Perché anche il cancro? In questo momento i Paesi dell’Unione Europea hanno meno del 10% della popolazione e il 25% della casistica mondiale. Con l’evoluzione demografica tra il 2030-2035 avremo meno del 10% della popolazione mondiale e il 50% della casistica. Si capisce, quindi, perché questa è una cosa che i singoli Stati o le singole regioni non possono affrontare da soli”. Lo ha detto Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e presidente della Mission board for Cancer dell’Unione Europea (l’organismo che si occupa di strategie contro il cancro in Europa, ndr), intervenendo al convegno online dal titolo ‘Oncologia del territorio’, promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute, in collaborazione con Cittadinanzattiva, e con il patrocinio di AIOM. Responsabile scientifico del convegno il professor Stefano Vella, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e rappresentante italiano del Programma quadro europeo per la ricerca 2021-2027. “La Commissione europea ha quindi messo a disposizione le energie migliori per cercare di fare delle proposte- ha spiegato Ricciardi- Ho avuto l’onore di presiedere questo gruppo e di portare 13 proposte molto concrete, che saranno oggetto di un programma che verrà finanziato dalla Commissione a partire dall’anno prossimo e per i prossimi sette anni. Si tratta di un programma articolato sostanzialmente su quattro perni, il primo dei quali è quello della prevenzione. E ci ha stupito enormemente, parlando con i cittadini, che sono loro stessi ad essere assolutamente convinti della necessità di investire in prevenzione. Non ci sono soltanto pochi ‘visionari’ a dire che è meglio prevenire”. Adesso, secondo l’esperto, la responsabilità della Commissione europea è di “non far fallire questo programma”, ma sta “anche all’Italia impegnarsi e partecipare a questo sforzo, cercando di essere un pò più coordinata. Credo che questa possa essere una buona occasione”. In merito all’interruzione delle visite oncologiche a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, Ricciardi ha portato come buon esempio quello del Cancer Center del Policlinico Gemelli di Roma, che “non ha mai smesso di funzionare- ha sottolineato- È stato uno dei pochi centri di igiene ospedaliera che ha fatto sì che i pazienti continuassero ad andare e ad essere curati in sicurezza anche a marzo o ad aprile. Quindi se ci sono la volontà e le capacità le cure si possono non interrompere”. Ricciardi ha infine esortato: “Diamoci una mossa tutti quanti affinché questo grande programma della Mission europea venga effettivamente applicato in Italia, però in tutte le regioni”, ha concluso. (fonte Agenzia Dire)

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Il cattolicesimo e le nuove sfide

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

I temi ricorrenti, e non sono solo di questi giorni, sono quelli che più di frequente appaiono anche sui quotidiani di tutto il mondo e si riferiscono alle coppie di fatto, a matrimoni omosessuali, alla riproduzione sessuale in vitro, ai divorzi e più in generale alle nuove provocazioni di “frontiera” della genetica.
La risposta che oggi abbiamo, sia pure articolata in modo diverso, è quella di generale chiusura per il diverso che si prospetta e con un certo irrigidimento delle posizioni in specie in casa del Vaticano. Non dico, a questo punto, che sia un errore fissare dei paletti oltre i quali presumere che si possa giungere a creare confusione di ruoli e perdita di valori etici e religiosi. Tutt’altro. Vi è, in ogni caso, un margine entro il quale occorre ragionare con più ponderazione.
Il timore è pienamente giustificato da parte di chi pensa che, concedendo qualcosa, si finisca con il far franare il castello che si è costruito in secoli di professioni di fede e di dogmi accertati e riconosciuti validi e sperimentati con successo nel tempo a dispetto degli eventi e della loro mutabilità legata, si ritiene, alle mode e non alle certezze alle quali sembravano ancorarsi.
È anche vero che una revisione delle “certezze” va fatta sgombrando il campo dall’idea che taluni considerano la religione un sinonimo di “conservazione”, di “tradizione” e che, in virtù di ciò, non accettano il nuovo per partito preso e non per intimo convincimento. Di certo un grande passo papa Giovanni Paolo II, e in una certa misura i suoi predecessori, l’hanno compiuta sul fronte del riconoscimento dei propri errori nei confronti delle altre professioni cristiane, ma è ancora poco se vogliamo dare una nuova visione di una Fede che sappia riconoscere i suoi limiti temporali mentre ci parla del trascendente.
Non dico, però, le cose che dovrebbero essere cambiate o i rigori della dottrina che andrebbero smussati, ma suggerisco che se ne parli sia pure a porte chiuse, ma se ne parli anche nei “palazzi” del potere ecclesiastico perché qualcosa è cambiato tra la gente e quel qualcosa merita la dovuta attenzione ed anche riconoscimento. (Riccardo Alfonso)

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Il cattolicesimo e le nuove sfide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

I temi ricorrenti, e non sono solo di questi giorni, sono quelli che più di frequente appaiono anche sui quotidiani di tutto il mondo e si riferiscono alle coppie di fatto, a matrimoni omosessuali, alla riproduzione sessuale in vitro, ai divorzi e più in generale alle nuove provocazioni di “frontiera” della genetica.
La risposta che oggi abbiamo, sia pure articolata in modo diverso, è quella di generale chiusura per il diverso che si prospetta e con un certo irrigidimento delle posizioni in specie in casa del Vaticano. Non dico, a questo punto, che sia un errore fissare dei paletti oltre i quali presumere che si possa giungere a creare confusione di ruoli e perdita di valori etici e religiosi. Tutt’altro. Vi è, in ogni caso, un margine entro il quale occorre ragionare con più ponderazione.
Il timore è pienamente giustificato da parte di chi pensa che, concedendo qualcosa, si finisca con il far franare il castello che si è costruito in secoli di professioni di fede e di dogmi accertati e riconosciuti validi e sperimentati con successo nel tempo a dispetto degli eventi e della loro mutabilità legata, si ritiene, alle mode e non alle certezze alle quali sembravano ancorarsi.
E’ anche vero che una revisione delle “certezze” va fatta sgombrando il campo dall’idea che taluni considerano la religione un sinonimo di “conservazione”, di “tradizione” e che, in virtù di ciò, non accettano il nuovo per partito preso e non per intimo convincimento. Di certo un grande passo papa Giovanni Paolo II, e in una certa misura i suoi predecessori, l’ha compiuto sul fronte del riconoscimento dei propri errori nei confronti degli altri credi religiosi, ma è ancora poco se vogliamo dare una visione di una Fede che sappia riconoscere i suoi limiti temporali mentre ci parla del trascendente.
Non dico, però, le cose che dovrebbero essere cambiate o i rigori della dottrina che andrebbero smussati, ma suggerisco che se ne parli sia pure a porte chiuse, ma se ne parli anche nei “palazzi” del potere ecclesiastico perché qualcosa è cambiato tra la gente e quel qualcosa merita la dovuta attenzione ed anche riconoscimento. (Riccardo Alfonso)

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Le sfide demografiche dell’Europa necessitano soluzioni locali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

In un dibattito con Dubravka Šuica, vicepresidente della Commissione europea per la Democrazia e la demografia, i leader locali e regionali europei hanno esortato le istituzioni dell’UE a lavorare a stretto contatto con gli enti locali per contrastare le conseguenze territoriali e socioeconomiche dei cambiamenti demografici. Dato che la popolazione è in calo in oltre il 40 % delle regioni dell’UE, il Comitato europeo delle regioni chiede di integrare la dimensione demografica in tutte le politiche dell’UE e nel dibattito sul futuro dell’Europa.Nella relazione sull’impatto dei cambiamenti demografici , recentemente pubblicata, la Commissione europea riconosce che le questioni legate ai cambiamenti demografici “possono spesso essere affrontate al meglio a livello locale e regionale”. La relazione sottolinea inoltre lo stretto legame esistente tra i cambiamenti demografici e la transizione verde e digitale, e afferma che i cambiamenti demografici possono “portare a perdere la fiducia nella nostra democrazia” nelle regioni che sono alle prese con il declino demografico. A lungo termine, il calo della popolazione in età lavorativa rischia di esercitare forte pressione sui bilanci pubblici e di avere un impatto negativo sulle prospettive geopolitiche e sulla posizione dell’Europa nel mondo.Il Comitato europeo delle regioni presenterà, nella prossima sessione plenaria di ottobre, le sue proposte per affrontare gli effetti negativi dei cambiamenti demografici nelle regioni dell’UE. Il parere in via di elaborazione sottolinea che l’invecchiamento della popolazione europea, i bassi tassi di natalità e la sempre maggiore disomogeneità nella distribuzione demografica richiedono una risposta strategica coerente a tutti i livelli di governo e in tutte le politiche dell’UE. Insiste in particolare sul collegamento tra i cambiamenti demografici e il miglioramento generale delle condizioni di vita.
Le gravi sfide demografiche per l’Unione europea si manifestano in molti territori europei attraverso una combinazione di tre tendenze: la diminuzione della popolazione, l’invecchiamento demografico (con un aumento dell’indice di dipendenza) e un ridotto tasso di natalità. Oltre il 40 % delle regioni europee registra un declino demografico e, secondo le previsioni, la popolazione delle regioni prevalentemente rurali diminuirà di 7,9 milioni entro il 2050. Allo stesso tempo, la popolazione dell’UE è in media la più anziana, e si prevede che entro il 2070 l’Europa rappresenterà appena il 4 % della popolazione mondiale. Anche la quota dell’Europa nel PIL mondiale è in costante diminuzione.Nella sua risoluzione sul programma di lavoro della Commissione europea per il 2021 , il Comitato europeo delle regioni invita la Commissione europea a presentare una valutazione scientifica dell’impatto della Covid-19 sui cambiamenti demografici e a garantire che in futuro le decisioni prese siano concepite in modo da tener conto delle esigenze e delle specificità locali. Il Comitato sottolinea altresì il ruolo che svolgono un’istruzione e una formazione accessibili e di alta qualità nella risposta ai cambiamenti demografici e alla fuga dei cervelli e, a tal riguardo, sostiene la realizzazione di uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025, in stretta sinergia con lo Spazio europeo della ricerca.

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Convegno a Gerusalemme sulle nuove sfide antropologiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Gerusalemme. L’11 e il 12 dicembre 2019, nel Pontificio Istituto Notre Dame di Gerusalemme, dalle 9.00 alle 19.00, si terrà il convegno internazionale “Le nuove sfide antropologiche: tra memoria e visione del futuro”, organizzato nell’ambito delle attività di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma.L’obiettivo è quello di tracciare un’immagine, quanto più precisa, della realtà sociale ed etica contemporanea in relazione alle nuove sfide antropologiche, frutto degli sviluppi teorici e pratici della scienza e della tecnologia.Particolare attenzione sarà dedicata all’esperienza della memoria collettiva e individuale, offerta dalla ricerca archeologica, e alle prospettive etiche rivolte al futuro.L’incontro sarà aperto dai saluti di Padre Pedro Barrajón LC, Rettore dell’Università Europea di Roma, e di Padre Juan Solana LC, del Pontificio Istituto Notre Dame di Gerusalemme.Seguirà l’intervento introduttivo del Prof. Guido Traversa, Delegato per la Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma.Le sezioni tematiche tratteranno questi argomenti: “Intelligenza artificiale. Problematiche etiche, filosofiche e giuridiche”; “Postumanesimo. Confini possibili e legittimi. Limiti etici del miglioramento tecnologico della conoscenza”; “Ricerca scientifica in archeologia come esperienza di vita, storia e memoria”; “Relazione uomo-ambiente. Il potenziamento delle aree interne per la coesione economica e sociale. Il bene comune come un universale concreto”; “Dialogo interreligioso e teologico. Il corpo e l’esperienza sociale”. L’incontro si concluderà con l’intervento di Padre Gonzalo Monzón LC, Direttore dell’Ufficio Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma.

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“Nuova mobilità, vecchie sfide”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Il mercato automotive vive oggi un paradosso: sono sempre più consistenti gli investimenti delle case automobilistiche sull’elettrico, raggiungeranno globalmente la cifra di 225 miliardi di dollari nel 2023, con un’offerta di modelli in Europa che si amplierà passando dagli attuali 62 (ibridi plug-in ed elettrici) a più di 230; la penetrazione di vetture elettriche è destinata per ora a rimanere limitata e il repentino calo delle motorizzazioni diesel è andato finora a favore di vetture a benzina. Di questo passo sarà difficile raggiungere gli obiettivi di emissioni medie delle flotte imposti per il 2020 (95 gr CO2/km) e il 2025 (81 gr/km) con conseguente impatto negativo sui conti delle case costruttrici. La rivoluzione elettrica potrebbe produrre anche un potenziale calo del 20% dei ricavi per concessionarie e officine di autoriparazione, in virtù del progressivo spostamento a vetture elettriche con costi e frequenza di manutenzione sensibilmente ridotti. In Italia nel 2025 il peso dei motori diesel sarà del 36%, in continua discesa (16% nel 2030), a tutto vantaggio delle motorizzazioni ibride, mentre le vetture elettriche si attesteranno all’8% (13% considerando anche le vetture ibride plug-in)

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Presentato uno studio sulla “Nuova mobilità, vecchie sfide”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 novembre 2019

Il mercato automotive vive oggi un paradosso: sono sempre più consistenti gli investimenti delle case automobilistiche sull’elettrico, raggiungeranno globalmente la cifra di 225 miliardi di dollari nel 2023, con un’offerta di modelli in Europa che si amplierà passando dagli attuali 62 (ibridi plug-in ed elettrici) a più di 230; la penetrazione di vetture elettriche è destinata per ora a rimanere limitata e il repentino calo delle motorizzazioni diesel è andato finora a favore di vetture a benzina. Di questo passo sarà difficile raggiungere gli obiettivi di emissioni medie delle flotte imposti per il 2020 (95 gr CO2/km) e il 2025 (81 gr/km) con conseguente impatto negativo sui conti delle case costruttrici. La rivoluzione elettrica potrebbe produrre anche un potenziale calo del 20% dei ricavi per concessionarie e officine di autoriparazione, in virtù del progressivo spostamento a vetture elettriche con costi e frequenza di manutenzione sensibilmente ridotti. In Italia nel 2025 il peso dei motori diesel sarà del 36%, in continua discesa (16% nel 2030), a tutto vantaggio delle motorizzazioni ibride, mentre le vetture elettriche si attesteranno all’8% (13% considerando anche le vetture ibride plug-in)

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