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GEICO’s Tips for Sharing the Road with Motorcycles

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

As the summer months approach, millions of motorcycles will be hitting the roads. GEICO wants to remind you that motorcycle safety is everyone’s responsibility.In spite of all the available motorcycle-training courses, reflective clothing, and protective gear, one of the biggest threats to motorcyclists is all the other drivers on the roads and highways.Drivers that have experienced close calls may have completely failed to notice a fully visible object like a motorcycle because their attention was engaged on another task. This is known as inattentional blindness. Making it harder for a vehicle driver to judge the distance of a motorcycle approaching is the bike’s smaller size and speed.Congested roadways, vehicles changing lanes or turning, and distracted driving are among the factors that cause many of the preventable motorcycle fatalities each year. Even though the National Highway Traffic Safety Administration reports the number of motorcycle fatalities dropped from a high in 2016 of 5,286 down to 5,172 in 2017, the proportion of motorcyclist fatalities relative to all traffic-related fatalities has more than doubled over the past 20 years.

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Sharing a meal with migrants and refugees and sharing hope

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Rome 19th June 2018 Caritas Rome soup kitchen “San Giovanni Paolo II”, via Marsala 109. Caritas will invite migrants, refugees in Rome to share a meal with public and Church figures as part of its Share the Journey campaign. The meal, which will take place at the Caritas soup kitchen at Rome’s Termini Station, will be a moment for migrants and refugees to share their migration stories and experiencesThe Rome meal is part of Caritas’s Share the Journey campaign’s “Global Week of Action” 17-24 June. During that week, the 165 member Catholic confederation will promote meals and activities with migrants and refugees across the globe to mark World Refugee Day. See map for activities in other parts of the world.Speakers at the event will include migrants and refugees plus a family which has welcomed a refugee to live in their home. Other speakers include:
· Msgr. Enrico Feroci, Caritas Rome director
· Michel Roy, Caritas International secretary general
· Oliviero Forti, head of Caritas Italy’s migration department
· Laura Baldassarre, councillor for the community from Rome City Council
Alessandro Gisotti, a journalist from Vatican News, will present the event. Pope Francis launched the Share the Journey campaign in September 2017, emphasising how migration is a reciprocal journey made both by migrants and communities.“Hope is the force that drives us “to share the journey”, because the journey is made jointly: by those who come to our land, and by us who go towards their heart, to understand them, to understand their culture, their language.” Read more.Share the Journey is part of a global effort to build stronger relationships between migrants, refugees and with the communities which they want to leave, where they travel through, where they make their home.

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Governo: bene apertura allo sharing e attenzione alla mobilità sostenibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, augura buon lavoro al nuovo Governo appena insediato e commenta positivamente le prime indicazioni su car sharing e sostenibilità ambientale evidenziate nel contratto di Governo, fornendo piena disponibilità al confronto. “Abbiamo percepito da parte del nuovo Governo, e soprattutto del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del Ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali – Luigi Di Maio e del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – Danilo Toninelli un nuovo approccio e una nuova sensibilità nei confronti dei temi della sharing mobility e della necessità di rendere finalmente meno inquinante e più sicuro il nostro parco circolante”, evidenzia il Presidente ANIASA – Massimiliano Archiapatti, “Come protagonisti della mobilità condivisa e sostenibile e della sicurezza sulle nostre strade, grazie a un parco composto esclusivamente da veicoli di ultima generazione, siamo pronti a fornire tutto il nostro supporto su questi e su altri temi strategici per ridisegnare la mobilità cittadina, aziendale e turistica del nostro Paese”.

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Futuro del lavoro e del welfare, sharing economy e misure di sostegno al reddito: si conclude così il 4° Future Forum

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

forumLa sharing economy distrugge lavoro? Più che regolamentarla, bisogna formare i lavoratori e i cittadini a utilizzare gli stessi strumenti delle grandi piattaforme per tutelarsi e “giocare” al rialzo. Forse è una strada più difficile, ma probabilmente più efficace di quella di creare regolamentazioni che è plausibile risultino già superate una volta che completano tutto l’iter di approvazione, con questa politica che non riesce a star dietro ai tempi della tecnologia. Marco Luccisano, già capo della segreteria recnica del Miur e fondatore del Progetto Rena, Intelligenza collettiva a servizio dell’Italia, ha aperto oggi pomeriggio l’ultimo “giro di relatori” del Future Forum, in sala Valduga. Moderati dal direttore de Linkiesta Francesco Cancellato, con Luccisano c’erano Giuseppe Bronzini, magistrato della Cassazione sezione lavoro, Guido Ferradini, avvocato, Vice Presidente AGI Toscana, Marco Bentivogli segretario generale Fim-Cisl e, in collegamento skype, Marco Leonardi, professore di economia politica all’Università di Milano e consulente economico della Presidenza del consiglio.In apertura, un videomessaggio del presidente dell’Inps Tito Boeri, che non è potuto intervenire di persona, ma che ha lanciato tutti i temi di discussione di questo tavolo conclusivo dell’edizione 2017 del Future Forum della Camera di Commercio di Udine: il futuro del lavoro, del welfare, della previdenza, la sharing economy, le conseguenze del jobs act, le misure di sostegno al reddito e la formazione continua.Argomenti assolutamente centrali, su cui si giocherà il futuro di tutti.
«Nella “Buona scuola”, l’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro è un fatto positivo – ha sostenuto Luccisano –. Non per imparare un mestiere, perché oggi forse non serve, ma perché servono invece le competenze per poter leggere il cambiamento della nostra società e del nostro mondo del lavoro. E forse, farlo nei luoghi in cui il lavoro accade, permette ai ragazzi di leggerlo meglio». Per Luccisano «oggi le persone producono valore non lavorando ma consumando. Amazon ha distrutto posti di lavoro, ma ne ha creati altri. Ha cominciato, per esempio, distruggendo il lavoro dei librai, ma ha creato lavoro per chi si occupa di consegne».
Leonardi ha parlato poi di welfare. «Nel jobs act, una delle riforme principali dello scorso governo e che ora continuiamo, una delle cose principali è stato l’allargamento dei sussidi disoccupazione. Si cambia più spesso lavoro, si passa da lavoro dipendete ad autonomo e viceversa, molti sono i contratti a termine. Chi aveva, per esempio, un cococo non aveva diritto al sussidio di disoccupazione. Ora abbiamo allargato la platea di chi ne ha diritto ed è uno dei vantaggi maggiori della riforma, passato in secondo piano perché oscurato dal dibattito sull’articolo 18. Chi ha lavorato anche solo per 13 settimane nei 4 anni precedenti ha comunque un sussidio e non è poco. Oggi poi c’è anche sussidio disoccupazione assistenziale che prima non c’era in Italia». Ciò che il Governo sta concludendo ora «è costruire un sistema di reddito di ultima istanza, una misura universale – ha aggiunto Leonardi –. Abbiamo fatto una sperimentazione prima su alcune città del Sud e poi sulle grandi città. Si si chiama Sia e rappresenta una misura per tutti contro la povertà. Finora su questa misura abbiamo sempre stanziato pochi fondi e culturalmente non siamo stati pronti. La crisi ha lasciato ferite profonde: 600 mila nuclei familiari sotto la soglia povertà. Ma se quest’anno ne abbiamo coperte solo 60 mila, saremo in grado di raddoppiarle nel 2017 e arrivare a 400 mila nel 2018. Una strada verso una misura universale contro la povertà ci rende Paese più civile. Siamo impegnati a fare i decreti attuativi in tempo record».
Guido Ferradini ha invitato poi a considerare i diversi punti di vista che vengono spesso confusi quando si parla di lavoro: economia, diritto, sociologia, etica. «L’economia è stata sempre elemento trainante di tutte le riforme. Ma l’aspetto sociale dell’impatto del lavoro è sempre stato tralasciato. Si può creare massima flessibilità nel mercato del lavoro, ma si rischia di distruggere l’aspetto sociale. È possibile che l’occupazione cresca, ma creiamo un disastro sociale, perché la gente si trova a lavorare per più datori di lavoro e a fare lavori mal pagati. Socialmente ci si trova in profonda insicurezza e noi si ha tempo né forza per formarsi. Va dunque creato un sistema che garantisca formazione continua forum1anche in queste condizioni». Ferradini si è invece detto favorevole a un reddito di cittadinanza, da lui visto «non affatto come un disincentivo alla formazione. Io credo che se garantiamo una risorsa come questa, forse diamo la possibilità alle persone di formarsi. E la formazione facilita anche la nascita d’impresa». Bentivogli della Cisl invece non si è detto d’accordo sul reddito di cittadinanza e ha anche messo in luce diverse anomalie del nostro sistema, «su cui dobbiamo anche avere il coraggio di essere impopolari. Abbiamo 800 miliardi di spesa pubblica. Ma abbiamo pensionati sotto i 65 anni che ci costano 85 miliardi. Ma veramente sono in pensione o continuano a lavorare in altre forme? Ne spendiamo poi 70 nel sistema di formazione. Siamo dunque un Paese per vecchi e in buona salute». Il tema è scomodo per tutti, ha detto. «Lo squilibrio non è più nord-sud, è tra i giovani e tutti gli altri. Bisognerebbe fare politiche più serie. Il primo scivolone di Renzi fu mettere il Tfr in busta paga, un errore per i nostri giovani». Per i quali c’è però, contemporaneamente, anche «un problema “di sveglia” e di scossa». Bentivolgi ha poi parlato di welfare. «Appena si sono tarati meglio e stretti i criteri per l’Isee sono “spariti” un sacco di poveri. I poveri ci sono, ma nel grande numero dobbiamo essere consapevoli che ci sono anche tanti evasori. La lotta all’evasione fiscale non credo sia una delle medaglie del governo Renzi. Qui la si fa franca ancora troppo quando si frodano le regole minime del vivere insieme». (foto: forum)

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Sharing economy o economia collaborativa

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2016

pietro-martaniNovembre è il mese in cui Milano si interroga sul tema della sharing economy in occasione del convegno Sharitaly, l’evento leader in Italia sull’economia della collaborazione con l’obiettivo di promuovere il dibattito e lo scambio di pratiche e favorire la contaminazione tra comunità, piattaforme, amministrazioni e aziende. E’ per questo che ho pensato, di condividere con la nostra community, attraverso il nostro COPERNICO RADAR, l’osservatorio di Copernico sul mondo del lavoro, nuove tendenze e lifestyle alcune riflessioni non solo sulla sharing economy in generale ma anche del concetto di economia collaborativa, del perché sta acquisendo sempre più rilievo nel panorama italiano e internazionale e perché, in futuro, non se ne potrà fare a meno.La sharing economy è basata sulla condivisione di beni sotto-utilizzati, condivisi con consumatori alla ricerca di risparmio e nuove esperienze. L’esemplificazione più efficace riguarda le seconde case, utilizzate in Italia al 6% medio annuo (fonte Halldis), costose e illiquide. In questo contesto, Airbnb (azienda americana valutata 26 miliardi di dollari) consente al privato di affittare direttamente ad un altro privato, Halldis (marchio leader in Italia) abilita la gestione per conto del proprietario, che vuole condividere la propria casa con altri turisti e viaggiatori. Il risultato è un beneficio netto per tutti: il consumatore ottiene l’esperienza desiderata al giusto prezzo, il proprietario dell’immobile un rendimento, la società nel suo complesso rimette in circolo gli immobili sfitti e l’economia turistica.Ma su che basi nasce la sharing economy, che oggi si estende ad una miriade di altre categorie merceologiche come auto, vestiti, strumenti di lavoro e tecnologici, competenze e soldi? E’ fenomeno di moda o segnale di una rivoluzione strutturale?Astraiamoci per un attimo dalla sharing economy in sé e guardiamo agli scenari internazionali che si presenteranno tra qualche anno: avremo una popolazione che da 7 miliardi di individui raggiungerà i 9 miliardi nel 2030, un debito pubblico globale che crescerà dal 46% al 96% del PIL, dal 2007 al 2035 (fonte Future State 2030 KMPG) e un progressivo consumo delle risorse del pianeta. Nel 2030, un miliardo di persone vivrà in luoghi con carenza cronica di acqua, un problema non da poco: possiamo tranquillamente affermare che l’acqua sarà il petrolio di domani. Allo stesso tempo, nel 2030, il 60% della popolazione globale farà parte di una classe media (27% nel 2009) dotata di accesso ad internet e alle tecnologie mobile, con aspettative di consumo paragonabili alla classe media italiana oggi.Si profila, quindi, un futuro di benessere diffuso in cui sarà necessario un approccio culturale diverso votato alla moderazione e alla sussidiarietà. Ne parlava già Jeremy Rifking, economista e attivista statunitense, nel 2000, quando con l’Era dell’Accesso dipingeva un cambio di paradigma dei valori dell’uomo: dalla proprietà all’accesso, dai beni all’esperienza. La sharing economy consente ai consumatori, quindi, di condividere i beni, dandone accesso temporaneo ad altre persone per un beneficio reciproco.Ma come impatta questo cambiamento per le aziende? Nel mondo delle organizzazioni si parla di economia collaborativa, un passo oltre rispetto alla condivisione delle risorse propria della sharing economy, che Rachel Botsman, esperta del settore e founder del Collaborative Lab, definisce “un sistema economico di reti e mercati decentrati che sfrutta le attività inutilizzate facendo corrispondere copernicorichiesta ed offerta, bypassando gli intermediari tradizionali”. L’economia collaborativa implica un approccio sofisticato e proattivo, ed è alla base della capacità di innovare. Gli ultimi cinque anni di pensiero manageriale ci pongono all’attenzione come l’innovazione sia elemento differenziante tra aziende di successo e aziende che periscono. In un contesto di economia stanca da molti anni, è interessante osservare come gli operatori economici – professionisti, pmi, grandi aziende – siano estremamente ricettivi alla condivisione delle risorse e chiaramente orientati al fare rete con altre realtà. Un modello di economia collaborativa tra aziende è evidente negli Stati Uniti, dove è nata nel 2010 Wework, un’azienda oggi valutata oltre 10 miliardi dollari. Adam Neumann, il Co-founder e CEO, la definisce una piattaforma tecnologica che connette consumatori creativi a spazi di lavoro. Una realtà, quindi, specializzata nello sviluppo e gestione di grandi spazi di lavoro innovativi a supporto di una forza lavoro in costante crescita: i freelancer. Wework mette a disposizione dei suoi 30.000 members, distribuiti in 18 città internazionali (tra USA, GB e Europa), spazi fisici in cui lavorare, servizi a supporto della vita quotidiana – dall’assicurazione medica, all’IT, dal legal alla formazione, eventi formali e informali per incoraggiare gli incontri e una app che supporta la connessione e il lavoro virtuale con gli altri members. Un’esperienza simile è tutta italiana: Copernico. Una piattaforma dove in 9 sedi gli oltre 3000 membri, condividono spazi comuni come ristorante, club, coworking, sale meeting, ma soprattutto dove nascono giornalmente nuovi business e esperienze di condivisione della conoscenza e sperimentazioni collaborative. L’esempio della vita quotidiana di Copernico ci fa pensare che le aziende Italiane, apparentemente incagliate in un sistema stanco, siano invece proiettate verso gli scenari di prospettiva disegnati dalle best practice di matrice anglosassone.
Secondo una recente ricerca di Deskmag (il magazine online americano per lo smart working), il numero di questo genere di spazi continua a crescere a livello globale: solo nell’ultimo anno è aumentato del 36%, per un totale di circa 7.800 luoghi sparsi nel mondo, al servizio di mezzo milione di persone, ovvero 46% in più rispetto all’anno scorso. Il motivo principale per cui i lavoratori moderni cercano questo tipo di contesto è creare una comunità: infatti per il 71% dei lavoratori, l’interazione resta in cima alle ragioni per cui scegliere un tipo di organizzazione più “smart” e meno convenzionale. Questi sono i veri centri nevralgici del nuovo modo “intelligente” di pensare il lavoro, spazi ideati proprio per facilitare la permeabilità tra business, vita quotidiana ed entertainment, per condividere conoscenze attraverso incontri dedicati alle avanguardie e a temi di interesse per lo sviluppo delle aziende.
L’economia collaborativa richiede un forte investimento culturale per le aziende e per gli individui, rappresenta tuttavia il migliore degli investimenti in un contesto di risorse scarse. Un contesto che in Italia è già vita vissuta da lungo tempo, e che oggi dunque pare rappresentare un’opportunità (culturale) piuttosto che un problema (strutturale). (foto: pietro martani, copernico)

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Sharing economy a Bruxelles

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

Bruxelles“A Bruxelles si discuterà di “sharing economy”, grazie ad un documento presentato dall’Italia (relatrice Benedetta Brighenti) che sarà sottoposto al vaglio della plenaria del Comitato delle Regioni Ue di dicembre.
“Ottima iniziativa, quello che serve è un’armonizzazione delle legislazioni nazionali a livello europeo, per evitare che la sharing economy sia ostacolata” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Vicende come quelle di Uber pop, bloccata in Italia dai giudici con il cavillo che la normativa attuale, vecchia ed antidiluviana, non la contempla, dimostrano che le legislazioni nazionali vanno aggiornate ai tempi moderni. Ma le varie lobby imperanti, come quella dei tassisti, ostacolano il rinnovamento sia a livello nazionale che regionale, che comunale. Impossibile da anni, ad esempio, aumentare il numero dei tassisti in circolazione. Ecco perché l’Europa può rappresentare l’unica via per modernizzare il nostro Paese” ha concluso Dona.

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Flying 2.0?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2010

Following up on European Commission  communication on IoT Action Plan for Europe, the EU’s ‘cyber security’ Agency ENISA – The European Network and Information Security Agency, has analysed the risks associated with a future air travel scenario, enabled with “Internet of things”, IoT / RFID technology. The report identifies major security risks, as well as privacy, social and legal implications and also makes concrete policy and research and legal, recommendations. IoT is a vision where all manufactured things are connected to each other via wireless or wired communication networks. The movement of travellers, airport staff, and luggage creates an increasing, continuous interaction between smart devices. It also implies sharing of significant amounts of sensitive information. Every day ca 28.000 flights occur in Europe, (i.e. ca 10 Mn/year), so the importance of air travel is easily understandable. The Executive Director of ENISA, Dr. Udo Helmbrecht comments on the report; “To fully realise the benefits of the Internet of Things, the challenges and risks that IoT implies must be identified and addressed in a proactive way. These risks do not always have to do with the technology per se but with the way we use it.” Three policy recommendations: 1. Rethink existing business structures and introduce new business models.  Air transportation actors (e.g. airlines, airports, logistics, aviation security agencies, etc) should proactively stay alert for new business models. 2. User-friendliness and inclusiveness of devices, processes and procedures – we need to be inclusive. 3. Develop and adopt policies for data management and protection Five research recommendations: 1. Data protection and privacy, 2. Usability, 3. Multi-modal person authentication, e.g. biometric procedures, 4. Proposing standards of light cryptography protocols, and, 5. Managing trust as a central consideration: an enterprise should understand its own trust framework. Three legal recommendations: 1. Support for users, e.g. for data subjects to better exercise their rights. 2. Placing a high value on information and data. 3. Harmonisation of data collection by airport shops and efforts to raise awareness, among travellers of the collection and processing of data. Three recommendations are given specifically to the European Commission: 1. Enforcement and application guidelines for the European regulatory framework.  2. Alignment of research with both industrial and societal needs, e.g. ethical limits research.  3. Need for security and privacy impact assessment and trials of new technologies before deployment.

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The catholic church in republic of Moldova

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

The Catholic Church is official in Moldova since 1993. The bishop was appointed in the year 2000. Currently a Diocese serves the Moldovan faithful, marked by a strong Christian tradition. Catholics in Moldova represent approximately 1% of the overall population. There are seventeen Parishes located across the Country, actively engaged in pastoral work. Owing to the presence of priests and religious of different nationalities, the “street pastoral care” provides help to the needy and offers skilled social service and assistance, dialogue and support to everyone. This efficient pastoral activity has brought the Moldovan population to learn more about the Catholic Church, notably the missionary engagement, which is not aimed at proselytism but at religious dialogue, mutual understanding, sharing of pastoral programs, and friendship: the springboard of all ecumenical activities. Some figures: on a population of four million people, some 20thousand are lay Catholics. Their religious counsel is granted by 18 diocesan priests and by 16 religious priests. There are 42 male and female religious and 17 parish churches. 5 students are undergoing their religious formation in the Seminary.

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