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La Shoah e la Memoria: ricordare per capirne l’unicità

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2021

By Ugo Volli. Come sempre, nel periodo intorno al 27 gennaio, i vecchi e nuovi media si riempiono di rievocazioni della Shoah, di spiegazioni ma anche di discussioni, che quest’anno sono state particolarmente accese. E’ un effetto positivo della Giornata della Memoria: per non essere solo un’occasione rituale priva di impatto pedagogico, il ricordo del genocidio dev’essere confrontato con l’attualità e visto secondo ottiche diverse. Vi sono altre date per il ricordo puramente rituale e religioso che il popolo ebraico si è dato, dal digiuno del 10 del mese di Tevet (quest’anno è stato il 25 dicembre), istituito inizialmente per ricordare l’inizio dell’assedio di Gerusalemme da parte dei Babilonesi, a Yom ha Shoah, stabilito dallo Stato di Israele (quest’anno sarà l’8 aprile). Il 27 gennaio, che ricorda la liberazione del campo di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, è una data civile e pedagogica, adottata dall’Onu e prima dall’Unione Europea, rivolta non tanto agli ebrei quanto a tutti i cittadini. Per fa sì che sia davvero un mezzo di ricordo efficace, è importante che sia utilizzata per far capire che cos’è stato il genocidio degli ebrei e dunque anche discutere sulle sue cause, sulle complicità, su ciò che vi si connette oggi.Ma quest’anno il dibattito ho preso una strana piega. In diversi ambienti, da chi promuove il Giardino dei Giusti a Milano, ma anche da alcune forze politiche in Svizzera e da ambienti in vario modo di sinistra, è arrivata insistente la proposta di modificare il senso della Giornata della Memoria dal ricordo della Shoah a una celebrazione universale delle vittime della violenza e dell’oppressione. In questa spinta universalista si è arrivati a parlare addirittura dell’opportunità di usare il 27 gennaio per il lutto delle vittime della pandemia di Covid. Si tratta evidentemente di una sciocchezza. Ricordare le sofferenze e le stragi subite da varie popolazioni, in particolare quelle provocate dall’oppressione, dal razzismo, dalla violenza politica è naturalmente giusto. La schiavitù dei neri, l’espropriazione delle tribù amerindie, il costo umano dell’imperialismo britannico in India e di quello belga nell’Africa centrale, le persecuzioni dei Rom e dei gay, i veri e propri genocidi dei Tutsi e dei cristiani in terra ottomana, in particolare degli Armeni, meritano la nostra attenzione e la nostra memoria. E’ certamente giusto anche, su un altro piano, ricordare le vittime di disastri collettivi, come i terremoti o il Covid e portarne il lutto collettivo. Mettere assieme tutte queste memorie in un’unica occasione cerimoniale è però un po’ come riassorbire il ricordo dei nostri cari scomparsi in un’unica giornata uguale per tutti, oppure nel verso opposto festeggiare tutti i compleanni in un unico giorno arbitrario, per esempio quello in cui è nato Einstein, il presidente della Repubblica o Ronaldinho. I ricordi messi assieme non si sommano, ma al contrario si elidono e perdono rilevanza. La memoria è sempre identità, distinzione. La morale di una giornata universale dei crimini collettivi sarebbe estremamente generica: l’umanità è spesso ingiusta e violenta, bisogna cercare di non caderci e di “restare umani”. Se poi ci si mettono anche i disastri naturali, non c’è nessun insegnamento da trarre, solo la consapevolezza che il mondo può essere terribile e che la nostra condizione è la fragilità e la mortalità: siamo polvere e polvere torneremo. Verità morale e religiosa, ma storicamente irrilevante. Il solo modo per trarre un insegnamento chiaro dal ricordo è distinguere, capire l’unicità di ogni evento, studiarne le cause per cercare di rimuoverle e di impedire la ripetizione del crimine.Questo vale in particolare per la Shoah. Tutti coloro che conoscono un po’ la storia sanno che non si tratta di una violenza o di una strage fra le tante che purtroppo costellano la storia dell’umanità. La Shoah è un genocidio, cioè il tentativo organizzato di eliminare completamente un popolo. Crimini così terribili sono piuttosto rari, anche se nella storia è accaduto non di rado che nazioni fossero travolte da guerre e distruzioni, scomparendo – ma per lo più come risultato non programmato di guerre e invasioni che miravano a sconfiggerli, a sottrarre loro il territorio, a costringerli al lavoro per gli oppressori. La differenza è l’intenzionalità, il progetto criminale, la volontà di annichilire completamente un popolo, che nel caso della Shoah si è esteso anche a donne e bambini, sulla base di un’impostazione razziale che non c’era per esempio nell’altro terribile genocidio commesso da uno stato europeo nel Novecento, quello commesso dalla Turchia di cui furono vittime principali gli armeni. In questo caso molte donne non furono sterminate, ma usate come schiave sessuali da parte dei carnefici: un crimine orrendo, che mostra però una differenza fondamentale. Il progetto del genocidio armeno era di eliminare politicamente e culturalmente il popolo armeno e la sua identità, non di sterminarne ogni singolo essere umano appartenente a quel popolo, come fu il caso della Shoah. Anche i neonati e coloro che non avevano più nessun legame con l’ebraismo, essendo convertiti da generazioni, furono sterminati, perché portatore del “sangue” che si voleva distruggere. La caccia si estese all’estero, in tutto il mondo. Né la cittadinanza, né la religione fecero schermo a una volontà di distruzione bestialmente biologica, del tutto indifferente alla dimensione umana delle vittime. L’altro aspetto per cui la Shoah è unica è la dimensione moderna e industriale del genocidio (che in verità riguarda soprattutto la sua fase più matura, perché prima di Auschwitz e dei campi di sterminio, vi fu un periodo abbastanza lungo di stragi programmate ma eseguite “artigianalmente” vicino agli insediamenti ebraici, con armi individuali). Questo dev’essere ricordato, senza confonderlo con altre stragi, altri crimini.
La Shoah è unica per la sua dimensione, per la determinazione razziale delle vittime, per l’organizzazione. Ma non è un fenomeno isolato nella storia ebraica, non è affatto l’invenzione di un “pazzo” al vertice dello stato tedesco, seguito da burocrati “banali” e “senza pensiero” (questa è in estrema sintesi l’analisi sbagliata di Hannah Arendt, che è diventata luogo comune). La Shoah è invece il culmine di un odio per gli ebrei che spesso è diventato sanguinosissimo. L’inizio di questo processo è individuato dalla Bibbia nel momento stesso in cui si formò il popolo ebraico, 3500 anni fa in Egitto, quando il Faraone decise di uccidere i neonati ebrei per evitare che gli ebrei diventassero troppo numerosi. E poi, fra numerosi altri episodi, ci fu la deportazione babilonese, che fece scomparire tutta la popolazione del Nord di Israele, il tentativo di assimilazione forzata da parte dei sovrani ellenisti, le terribili rappresaglie romane per le rivolte. Infine venne tutta la lunga storia dell’antigiudaismo cristiano, con stragi, imprigionamenti nei ghetti, roghi di libri e di uomini. Alcuni episodi di questa storia, come le stragi dei crociati in Renania, quelle dei Cosacchi in Polonia e in Ucraina, le espulsioni da Spagna e Portogallo furono quasi altrettanto traumatiche della Shoah. A fianco vi è stata la storia, anch’essa lunghissima dell’antigiudaismo islamico, che inizia con le stragi di Maometto, i ripetuti pogrom della Spagna musulmana, dell’Africa del Nord, dello Yemen e della Mesopotamia e dura fino a oggi, almeno a livello del terrorismo e della propaganda.Una memoria corretta sulla Shoah include la consapevolezza del suo legame con l’antisemitismo precedente: senza le pagine terribili di Lutero, del Corano, di molti padri della Chiesa, anche di intellettuali laici illuminati come Voltaire e Kant, senza l’esempio dei roghi dell’inquisizione e delle stragi di Medina, Hitler non avrebbe avuto i suoi modelli e le SS la larga complicità di cui hanno goduto. Per questa ragione il rischio che il genocidio degli ebrei sia di nuovo tentato dipende dall’antisemitismo attuale, che ha per lo più la forma di odio per Israele. Questo va spiegato il 27 gennaio e anche tutti gli altri giorni dell’anno – dato che il pericolo della violenza contro gli ebrei è tornato drammaticamente attuale.Naturalmente questa specificità non è quella del genocidio armeno, che ha altre radici, né dell’odio contro gay e Rom, né dello schiavismo dei neri. Tutte queste storie hanno le loro cause, che vanno individuate con cura e combattute. Ma non sarebbe giusto né produttivo annegare la Shoah in queste storie, e neppure sussumere queste sotto l’etichetta della Shoah. Gli armeni, per esempio, hanno il 24 aprile come data di inizio del loro genocidio, sono oggi ancora sotto attacco culturale e fisico da parte del panturchismo di Erdogan e dei suoi alleati, le cui ragioni sono soprattutto geopolitiche, derivano dalla volontà di fare pulizia etnica di uno spazio “turanico” e musulmano dal Mediterraneo fino alla Cina. Non sarebbe sensato farne una variante della Shoah, né avrebbe senso ricomprendere nella Shoah una memoria così diversa, anche si i crimini dei due genocidi sono altrettanto immensi e incommensurabili.Insomma discutere sulla Shoah è giusto e opportuno. Ma non per negarla: i negazionisti non hanno diritto di parola su questo tema perché non avanzano problemi storici ma sono complici del crimine, come chiunque aiuti a occultare le tracce di un delitto, magari per avere la libertà di ripeterlo. E neppure per confonderla con tutti i mali del mondo. Certo, chi oggi propone una giornata universale di ricordo di tutte le vittime non è un negazionista, non vuole esserlo e non va considerato come tale. Ma, al di là delle buone intenzioni, l’universalismo del male occulta le dinamiche storiche vere e impedisce la comprensione del processo profondo (l’odio per gli ebrei, la negazione dei loro diritti, compresa l’autodeterminazione politica e religiosa”) di cui la Shoah fu la manifestazione più terribile e atroce. (fonte: https://www.progettodreyfus.com/shoah-memoria-giornata/

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Erdogan paragona musulmani agli ebrei ai tempi della Shoah

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Le parole di Recep Tayyip Erdogan stanno suscitando numerose polemiche. Il presidente turco, in un discorso ad Ankara, ha affermato che attualmente gli islamici in Europa sono vittime “una campagna di linciaggio”, che ricorda quella subita dagli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.Erdogan si è rivolto alla nazione, invitandolo il popolo turco a boicottare i prodotti francesi, dopo che Macron aveva puntato il dito contro il terrorismo islamico dopo la decapitazione del professore Samuel Paty.L’assurdo paragone del presidente turco, che ha calpestato il ricordo dei sei milioni di morti nelle camere a gas e il dolore di tutte le persone dotate di umanità. Paragone sul quale è intervenuto il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, che in un tweet ha scritto: “Le osservazioni rivolte dal presidente Erdogan al presidente Macron sono inaccettabili. Le invettive personali non aiutano l’agenda positiva che l’UE vuole perseguire con la Turchia, ma al contrario respinge le soluzioni. Piena solidarietà al Presidente Macron”.Tempestiva anche la risposta del premier israeliano Benjamin Netanyahu che su Twitter ha scritto: “La Turchia, sotto il governo di Erdogan, sta diventando un’oscura dittatura mentre Israele mantiene scrupolosamente diritti uguali per tutti”.Solidarietà alla Francia è arrivata anche da Germania e Olanda, che hanno ritenuto inaccettabili le parole del presidente turco.Ferma anche la reazione della presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, che in un nota ha detto:“Affermare come fa Erdogan che la lotta all’estremismo islamista di Macron stia portando a un clima per i musulmani simile a quello verso ebrei negli anni 30 è un fatto grave e inaccettabile su cui anche l’Italia, come la Germania, dovrebbe prendere posizione. È un gioco perverso che ha lo scopo di banalizzare la Shoah da un lato e dall’altro negare le responsabilità del fanatismo islamista responsabile di alcuni episodi terribili come la decapitazione del professor Paty o gli attentati terroristici in tutta Europa. Siamo convinti che la strada migliore per distinguere l’Islam dai movimenti terroristici sia quella di prendere posizione contro questi fatti e non fare paragoni assurdi che negano la storia e ogni responsabilità. Da parte nostra solidarietà al presidente Macron e al popolo francese”. Recep Tayyip Erdogan non ha solo banalizzato la Shoah, l’ha derisa, e di proposito. Perché lui sa benissimo che nessuno sta deportando i musulmani nei campi di sterminio come fatto con gli ebrei durante la guerra.

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TikTok, challenge choc sulla Shoah

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

Il rispetto sembra essere un concetto ampiamente superato. E quando si parla di Shoah, invece che aumentare, diminuisce. Come se quanto accaduto agli ebrei durante il secondo conflitto mondiale sia una cosa su cui giocare. Sta succedendo su TikTok, la piattaforma nata in Cina, molta molto utilizzata dai bambini e dagli adolescenti, che hanno dato vita alla “Holocaust challange”, in cui fingono di essere morti o sopravvissuti nei lager nazisti. Come se quegli orrori li avessero vissuti in prima persona.Bambini e adolescenti girano video dove recitano frasi del tipo: “un giorno ci hanno detto di andare alle docce, mia madre ed io ci tenevano per mano” e “sono morta nelle camere a gas”.Frasi raccapriccianti che vengono accompagni da trucchi con i protagonisti vogliono dare la senzazione di essere sofferenti, simulando la vita nei campi di sterminio (clicca qui per vedere uno dei video).Matteo Lancini, psicologo, psicoanalista, presidente della Fondazione Minotauro (che si occupa di adolescenti) e docente alla università Milano Bicocca, ha così commentato un fenomeno che ha visto numeri esorbitanti; 17,4 milioni di visualizzazioni:“Questo trend mi ricorda il tema centrale sull’uso dei social, legato alla popolarità, non credo sia connesso o all’assenza di valori anche se, col passare del tempo, sarebbe bene che sui fenomeni storici si lavorasse sulla memoria. La realtà è che abbiamo costruito un sistema basato sulla ricerca di audience ed è anche colpa nostra: li abbiamo cresciuti con il mito, la ricerca della popolarità e del consenso da quando sono all’asilo e devono avere tanti amici, essere invitarti a tutte le feste sennò è un dramma. Un rapporto col mondo che è un iperinvestimento su di sé, che porta a spettacolarizzare, estremizzare pur di avere seguito. Ormai l’esperienza ha senso solo se la si comunica, se si hanno like. E allora va bene tutto, e se la Shoah è un argomento popolare che può darmi visibilità la uso. Credo che il punto sia questo, anche se sicuramente ci sarà chi tra loro in buona fede vuole comunicare condividere la tragedia”.La challenge che sta spopolando su TikTok è una sconfitta di tutti, dove per un like si calpestano sei milioni di morti e milioni di famiglie che hanno subito atroci sofferenze.

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Pio XII, e la Chiesa Cattolica durante la Shoah

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2020

“Lasciamo lavorare gli storici” aveva dichiarato la settimana scorsa il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, in merito l’apertura odierna degli archivi di Pio XII, Papa della Chiesa Cattolica durante la Shoah. Era stato un auspicio quello del massimo esponente religioso di Roma, che aveva ammonito da giudizi troppo frettolosi o di parte riguardo l’azione volta a salvare gli ebrei di Papa Pacelli durante la Seconda Guerra Mondiale.Auspicio che è divenuto una dichiarazione ferma ieri alla notizia data da Johan Ickx, direttore dell’archivio della Sezione Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, secondo cui Pio XII si adoperò molto per salvare la vita degli ebrei di Roma.Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha continuato, ricordando le sue parole di pochi giorni prima: “Dopo aver detto che ci vorranno anni di studio ora la soluzione uscirebbe già il primo giorno come il coniglio dal cilindro del prestigiatore. Per favore, fate lavorare gli storici”.Secondo Johan Ickx, fra i documenti già fruibili in formato elettronico, brillano i fascicoli sugli “Ebrei” con 4mila nomi e le loro richieste di aiuto:“Tra questi c’è una maggioranza di richieste per aiuto da parte di cattolici di discendenza ebraica, ma non mancano i nomi di ebrei”.Sulla figura di Pio XII e sulla sua azione volta a salvare gli ebrei di Roma dalle oppressioni della macchina di morte nazista ci sono sempre state grosse polemiche. Da una parte c’è chi ha sempre sostenuto che il Papa si adoperò molto per la causa ebraica, dall’altra c’è chi ha ritenuto il contrario.Posizioni estreme che il Rabbino Capo di Roma ha chiesto di sospendere in attesa di studi più approfonditi che non possono esser fatti in poco tempo.

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Rapporto choc Eurispes: per un italiano su sei la Shoah non è mai esistita

Posted by fidest press agency su martedì, 4 febbraio 2020

La Shoah è (stata) una tragedia umana. La sua unicità è una costatazione, non un vanto. Una dolorosa realtà con cui ancora non si riesce a fare i conti.Per numero di morti, per modalità e perché lo sterminio dell’intero popolo ebraico era stato pianificato a tavolino e non fu la conseguenza di una guerra combattuta.Perché da una parte c’era la macchina di morte nazista, con armi e ferocia fuori dal comune. Dall’altra un popolo senza armi e costretto a scappare per salvare la vita.Ricondurre o paragonare altre tragedie umane alla Shoah non dà il giusto merito a nessuna, anzi, rischia di mettere tutto in un unico calderone, con il risultato di non rispettare le vittime e il dolore dei loro cari.La Shoah è (stata) tutto questo. Non per un italiano su sei, convinto che non sia mai esistita. Il dato è stato riportato nel rapporto Eurispes 2020, secondo cui c’è un altro 16,1 per cento di italiani che ne sminuisce l’importanza. Un rapporto choc, commentato così da Matteo Mauri, vice ministro dell’Interno:“Sono dati allarmanti che non dobbiamo sottovalutare. Il negazionismo continua ad infangare la memoria di questa tragedia”.Tragedia frutto di quell’antisemitismo che oggi sta infettando le nostre società. Un antisemitismo che però, come riporta l’Eurispes, secondo il 61,7 per cento degli italiani è figlio di casi isolati e non la spia di una piaga sociale.Ma c’è di più, perché secondo il 37,2 per cento i recenti episodi di odio antiebraico sono “bravate messe in atto per provocazione o per scherzo”.Il rapporto Eurispes non finisce di allarme. Secondo il quasi 20 per cento degli italiani “Mussolini è stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio”.“Qualche sbaglio”, come mandare al confino o far uccidere avversari politici o come promulgare le leggi razziali che poi aiutarono i nazisti nella deportazione degli ebrei italiani.
E questi sono solo due degli innumerevoli “sbagli” fatti da un leader politico che oggi provoca nostalgia in coloro che non hanno vissuto il Fascismo.

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ll leader iraniano Ali Khamenei continua a negare la Shoah

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Per farlo l’Ayatollah ha attaccato la Francia e ha difeso Roger Garaudy, perseverando nell’idea che i lager nazisti siano un falso storico.
Khamenei ha dispensato errate lezioni di storia su Twitter, dove ha scritto: “Nel suo libro, #RogerGaraudy, il filosofo francese, ha espresso dubbi sul numero delle vittime #olocausto. Il governo francese non solo vietò il suo libro, ma portò anche Garaudy in giudizio. Questi sono i sostenitori della difesa di #FreedomOfSpeech”.Il leader iraniano ha voluto ricordare così l’anniversario della fine del processo contro Garaudy, che si concluse il 16 dicembre 1998, con una condanna a sei mesi e diverse ammende per aver messo in dubbio la Shoah, reato contrario alla legge sul negazionismo approvata in Francia nel 1990.Le false tesi di Garaudy, che nel 1982 si convertì all’islamismo e adottò il nome di Ragaa, si basano sul fatto che gli ebrei siano morti a causa del tifo e che i forni crematori siano stati utilizzati per bruciare i cadaveri delle vittime della malattia.Non solo, perché lo scrittore e attivista francese scomparso nel 2012, sosteneva che le camere a gas non fossero mai esistite e che la loro scoperta fosse stata ottenuta dalle confessioni dei soldati tedeschi torturati.Già in passato Khamenei aveva messo in dubbio la Shoah:“L’Olocausto è un evento la cui realtà è incerta e se è accaduto, non è sicuro di come sia successo. Esprimere un’opinione sull’Olocausto o mettere in dubbio ciò è uno dei più grandi peccati in Occidente. Lo impediscono, arrestano i dubbiosi, li provano mentre affermano di essere un paese libero”. Già la tesi alberga nella fantasia, ma tirare in ballo la mancata libertà in altri paesi diventa una presa in giro.Come può un leader iraniano parlare di libertà quando nel suo paese le minoranze sono colpite, le donne lapidate e i gay uccisi? Non ci risulta che gli ebrei deportati fossero malati di tifo. Non ci risulta che negare la Shoah porti inevitabilmente all’arresto.Ci risulta, invece, che sei milioni di ebrei vennero uccisi dalla malvagità della Germania nazista e da tutti i suoi complici.

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Ambientalismo: fondatore Extinction Rebellion minimizza la Shoah

Posted by fidest press agency su sabato, 30 novembre 2019

Dovrebbe essere capita, rispettata. E invece la Shoah continua a essere minimizzata e banalizzata, come se fosse un episodio con poca rilevanza.A questa lista di persone che ogni anno annovera nuovi nomi, si è aggiunto Roger Hallam, co-fondatore del movimento ambientalista radicale Extinction Rebellion, conosciuta per le continua proteste contro i cambiamenti climatici.Il 52enne britannico in un’intervista al settimanale Zeit ha sminuito l’enorme valore della Shoah:“È un fatto che milioni di persone nella nostra storia sono state regolarmente uccise in circostanze terribili. I belgi sono venuti in Congo alla fine del XIX secolo e l’hanno decimato. A voler essere onesti si potrebbe dire che è un evento quasi normale, solo un’altra stronzata nella storia dell’umanità”.
Ma cos’è la Extinction Rebellion? Prendiamo l’autodefinizione presente nel sito web in italiano del movimento ambientalista:“Siamo un gruppo di attiviste/i che credono nell’efficacia della Nonviolenza nelle azioni e nella comunicazione di tutti i giorni e nella necessità di unirci per poter prosperare. Crediamo nella pace, nella scienza, nell’altruismo, nella condivisione di conoscenza. Nutriamo profondo rispetto per l’ecosistema nel quale viviamo, per questo motivo impegniamo le nostre vite a diffondere un nuovo messaggio di riconciliazione, discostandoci dal separatismo e dalla competizione, sulle quali la società moderna si basa; siamo i narratori di una storia più bella che appartiene a tutti noi, agiamo in nome della vita”.E ancora:“Proviamo rispetto per chiunque, anche coloro che non la pensano come noi: rispettiamo i funzionari in divisa, il Governo e le Istituzioni, nonostante l’inazione riguardo alla crisi ecologica e climatica”.Rispetto per chiunque, ma non per la Shoah, un evento tragico della storia che ha visto morire milioni di persone e visto soffrirne tante altre.

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Shoah: Serracchiani, Alberto Sed era voce di milioni

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

“La testimonianza di Alberto Sed è un messaggio all’umanità, ci rimangono le sue parole, la voce che con altri sopravvissuti ha dato a milioni di ebrei come lui, che non fecero ritorno dai Lager. Stringiamoci accanto alla comunità degli ebrei italiani, che sono la nostra memoria del male subìto e commesso. In onore di donne e uomini come Alberto Sed lottiamo senza compromessi per evitare che riprenda forza l’antisemitismo”. Lo afferma Debora Serracchiani, vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Pd, rendendo omaggio a Alberto Sed, scomparso ieri.”Ricordiamo sempre – aggiunge la parlamentare dem – che l’antisemitismo fu promosso e coltivato con leggi dello Stato italiano, non fu un incidente della nostra storia ma una nostra vergogna. È bene che oggi lo riconosca anche la leader della destra Meloni, che spero con le sue parole risarcisca un atto mancato in Parlamento”.

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Shoah, Angelo De Fiore: il poliziotto che salvò centinaia di ebrei

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Sembra una spy story. Una di quella da film, dove la suspense si mischia all’empatia nei confronti del protagonista. Nel nostro caso, il protagonista è Angelo De Fiore, vice questore di Roma negli Anni 40 del ‘900. Era il periodo dell’occupazione nazista, quando la Gestapo terrorizzava un’intera città. Il poliziotto del Trieste-Salario timbrava documenti falsi per salvare ebrei e oppositori al nazifascismo.Si racconta che un giorno, sentendo l’arrivo dei soldati tedeschi, mise in disordine la scrivania per nascondere le lista delle persone ricercate. Ad aiutarlo un suo fedele collaboratore con cui condivise un’avventura che lo portò a diversi richiami dei suoi superiori e degli occupanti tedeschi.Angelo De Fiore nacque a Rota Greca, in provincia di Cosenza, dove si laureò in giurisprudenza nel 1928 e vinse il concorso di funzionario della Pubblica sicurezza. Dopo aver prestato servizio in molte città, venne nominato vice questore a Roma, dove si trasferì all’età di 27 anni.Allo scoppio della Guerra, Angelo De Fiore venne richiamato nei granatieri con il grado di maggiore, ricoprendo contemporaneamente il ruolo di vice questore dirigente dell’Ufficio stranieri, nelle cui vesti collaborò segretamente con la Delasem, organizzazione della resistenza antinazista e con l’opera assistenziale di monsignor Hugh O’Flaherty.Per le sue eroiche gesta, ad Angelo De Fiore venne consegnata una medaglia d’oro nel marzo 1955 e venne riconosciuto come Giusto tra le nazioni Stato di Israele nel 1969 Nel gennaio dello 2018, su richiesta dell’Unione delle Comunità Ebraiche, la città di Roma gli ha dedicato una targa a via Clitunno, dove De Fiore viveva. Paolo De Fiore, figlio di Angelo, ha detto in un’intervista: “La caccia agli ebrei era spietata e mio padre ne salvò molti a rischio della sua vita. Mi domando da dove trasse tutta questa forza e questo coraggio. Probabilmente credeva nella sua professione: obbediente alla legge, ma prima di tutto a quella della coscienza. Credo che mio padre, quando compiva queste azioni, pensasse a noi figli e al dovere di non poterci lasciare un mondo malvagio e crudele”. Una bella storia che dimostra come si potesse fare qualcosa di più per non mandare a morire poveri innocenti.

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Shoah: Viaggio della Memoria 2018

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Momenti di confronto intergenerazionale, riflessioni sui luoghi della Memoria, spazio per proporre ed elaborare. Sono gli elementi chiave che hanno caratterizzato il viaggio per ricordare l’Olocausto, quest’anno allargato per la prima volta anche ad Amburgo, oltre Cracovia (Ghetto Nazista creato dai tedeschi nel marzo del 1941 e del quartiere ebraico “Kazimierz”), e ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Nella città tedesca, presso il campo di Neuengamme, persero la vita 20 bambini dopo essere stati sottoposti ad esperimenti medici.Il viaggio è stato organizzato in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma e con la Fondazione Museo a beneficio dei ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado. Hanno partecipato 29 Istituti scolastici per un totale di 155 tra studenti e docenti.
Gli studenti e le studentesse sono stati accompagnati dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi, insieme ai sopravvissuti ai campi di concentramento Sami Modiano e Tatiana Bucci, allo storico Marcello Pezzetti, all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Laura Baldassarre, alla presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello, al presidente della Fondazione Museo Shoah Mario Venezia e auna delegazione della S.S. Lazio.
Sami Modiano e Tatiana Bucci hanno ricostruito i tragici avvenimenti vissuti in prima persona nei campi di sterminio. Un filo conduttore ha attraversato le giornate del viaggio: la necessità di costruire una memoria condivisa e di valorizzare la funzione della testimonianza diretta, architrave su cui sviluppare una conoscenza della storia che sappia coniugare un approccio scientifico e la forza del racconto orale. Il viaggio costituisce la tappa di un ampio percorso che prevede numerose iniziative nel corso di tutto l’anno scolastico. E’ ampia e articolata la parte dedicata al tema ‘Storia e Memoria’ nell’ambito della mappa dei 78 progetti educativi a disposizione delle scuole per integrare l’attività didattica. Per esempio nelle scuole secondarie di II grado è stato pensato il progetto ‘Roma ricorda, leggi razziali, Shoah, Resistenza, liberazione’ che prevede anche un “rapporto diretto” dei ragazzi con i testimoni.

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Liliana Picciotto Salvarsi: Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 Maggio 2018

Milano Giovedì 17 maggio 2018, ore 18 Casa della Memoria via Federico Confalonieri 14Liliana Picciotto Salvarsi: Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945 Einaudi, 2017.
L’Autrice ne discute con Marco Cuzzi Le toccanti storie e testimonianze sugli ebrei, italiano e no, che riuscirono a salvarsi dalla Shoah in Italia, da soli o con l’aiuto e il soccorso di altri. Gli ebrei sfuggiti alla Shoah in Italia furono più dell’ottantuno per cento. Al contrario di quanto già descritto da Liliana Picciotto ne Il libro della memoria, si parla qui del “rovescio della medaglia”. Si toccano qui temi quali: che cosa sapevano gli ebrei in Italia della Shoah che infuriava già nell’Europa nazista? E che cosa ne sapeva la gente comune? Qual era il rischio per un cittadino che desse soccorso agli ebrei? Può questo soccorso definirsi come resistenza civile? C’era differenza tra il soccorso agli ebrei e quello ad altre parti sociali ugualmente bisognose di passare nella clandestinità: renitenti alla leva, soldati dell’esercito alleato evasi,antifascisti? Come il fatto di essere perseguitati per famiglie intere ha influito sulla scelta delle modalità di cercare salvezza?
Liliana Picciotto è autrice della ricerca sugli ebrei deportati dall’Italia Libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia. 1943-1945 (1991) che ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in diversi Paesi. Tra i suoi molti libri, ricordiamo L’alba ci colse come un tradimento. Gli ebrei nel campo di Fossoli. 1943-1944 (2010).Marco Cuzzi è professore di Storia contemporanea all’Università Statale di Milano.

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Il Giorno della Memoria. Diciamo no alla riduzione dell’ebraismo ad elemento museale

Posted by fidest press agency su domenica, 28 gennaio 2018

olocaustoL’antisemita di sinistra non manca di ricordare come la Shoah sia detestabile, ma ne approfitta subito per aggiungere che il popolo ebraico non ha saputo trarne una lezione visto il modo in cui tratterebbe i suoi vicini di casa. L’antisemita di destra minimizza le responsabilità degli italiani, inserisce in un contesto più ampio la tragedia e si domanda del perché sia giusto questo ‘tributo obbligatorio’ agli ebrei – rei in qualche modo di averla sfruttata economicamente – che con il loro atteggiamento piagnone tengono in scacco l’opinione pubblica.Altri, pensando di far bene, in questi giorni provano a ricordarci come non esistano “morti di Serie A e serie B” e si fanno promotori di messaggi che comprendano anche “le altri stragi dimenticate”, dallo sterminio dei pellirossa all’Amazzonia passando per il Ruanda e l’Ucraina.I miei correligionari partecipano, com’è giusto, alle cerimonie pubbliche, ma molti scelgono di tacere, mentre i media martellano rilanciando le storie delle nostre famiglie sullo sfondo di commentatori che credendo di fare riflessioni originali sul difficile tema non si rendono conto di essere offensivi. Più che una giornata di riflessione per gli ebrei o sugli ebrei (‘con’ sarebbe impossibile viste le esigue dimensioni della nostre comunità e il numero di richieste), sembra quasi di assistere alla ricorrenza perfetta per lavarsi la coscienza svolgendo il compitino in una delle innumerevoli cerimonie pubbliche – senza ebrei – o farne un uso strumentale per rovesciare addirittura accuse più o meno dirette verso Israele e l’ebraismo.In nessuna cerimonia pubblica ho mai sentito fare – invece che arditi parallelismi con i terribili eccidi del XX secolo in Bangladesh – il collegamento più naturale: quello tra il nazismo e le minacce che oggi subiscono gli ebrei nel mondo. Mi riferisco alla fobia verso Israele, alle discriminazioni e boicottaggi verso la nazione ebraica, all’esodo delle comunità francesi e alla paura nelle città di tutta Europa a girare con la kippah in testa. Quando qualcuno azzarda certi paragoni, si fa subito avanti chi pensa che la deriva antisemita sia sovrastimata, e rimugina l’idea che gli ebrei siano sempre vittime di paranoie.Ma perché ampliare ad altre tragedie lo spettro del ricordo è sbagliato? Prima di tutto perché la Giornata della Memoria è già dedicata a tutte le vittime delle leggi razziali, a quelli che hanno protetto i perseguitati, ai Sinti, ai Rom, agli omosessuali, ai disabili, ai perseguitati politici e alle altre minoranze religiose. Poi perché si rischia di perdere il focus sulla vicenda principale. Che senso avrebbe nella Giornata della Donna ricordare anche l’eccidio dei Curdi perché “anche loro hanno tanto sofferto”? Ricordare tutti significa non avere memoria di nessuno.Sempre più spesso capita di vedere giovani che nei campi di sterminio si fanno ritrarre sorridenti davanti ai forni crematori o si fanno selfie sghignazzando di fronte a monumenti e baracche. La loro partecipazione emotiva al dramma della Shoah è pari a quella degli adulti alle cerimonie pubbliche, noia e distacco. I giovani si esprimono semplicemente coi loro strumenti.Oggi olocausto1che i sopravvissuti purtroppo non sono quasi più disponibili, bisogna mettere da parte le banalità e recuperare il coraggio e le competenze per coinvolgere i ragazzi e i loro formatori. Parlare alle nuove generazioni è una sfida difficile, perché gli strumenti ai quali sono abituati contemplano contesti sempre più realistici e ottenere la loro attenzione è complicato. Per questo il lavoro non dev’essere fatto per ampliare o sostituire i temi della Giornata, ma per aggiornare la nostra capacità di trasmissione degli stessi contenuti. Per ogni anno di ritardo ci assumiamo una responsabilità che ricade su tutti, perché a relativizzazione della Shoah come dramma unico nella storia umana, l’estensione del ricordo ad altre categorie, la mancanza di collegamento con il mondo reale e le strumentalizzazione politica stanno completamente demolendo il senso delle celebrazioni legate alla Memoria.Se non vogliamo rischiare di cancellare questa ricorrenza in un prossimo futuro dobbiamo combattere la deriva di banalizzazione, spettacolarizzazione e strumentalizzazione della Shoah in favore di un anniversario più discreto, con nuovi strumenti di sensibilizzazione e trasmissione dei contenuti da usare come mezzo per interpretare il presente.Associare l’ebraismo, una religione viva e vitale più che mai, esclusivamente ad immagini sbiadite del terribile passato è detestabile. Noi non siamo (solo) il popolo della Memoria, ma anche quello del rinnovamento e del progresso. Questa riduzione dell’ebraismo ad elemento museale ignorando il filo che lega la vita delle comunità scomparse a quelle di oggi in Israele ed in Europa è uno degli elementi davvero indispensabili se si vuole scongiurare il ritorno del passato e restituire dignità alle vittime che si sono spese affinché il loro popolo sopravvivesse alla catastrofe. (Alex Zarfati) [Foto: olocausto – l’immagine è presa da Yolocaust, progetto fotografico di Shahak Shapira, che si propone di «indagare sulla cultura della commemorazione»]

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Nella Giornata della Memoria

Posted by fidest press agency su sabato, 27 gennaio 2018

auschwitz-ii-birkenau-4La Comunità di Sant’Egidio chiede a tutti di ricordare la Shoah, immane tragedia che colpì il popolo ebraico, e – a 73 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau – di non sottovalutare ogni atto di razzismo e di antisemitismo che ancora oggi si ripropongono in tante, diverse, forme. Occorre ricordare i troppi conflitti, piccoli e grandi, che attraversano il mondo creando vittime, profughi, divisioni crescenti tra i popoli, rivolgendosi, in particolare, alle giovani generazioni. Ci si sta abituando pericolosamente a parole che sembravano cancellate dal vocabolario come “razza” quando non si assiste a veri e propri episodi di razzismo nei confronti di chi viene considerato diverso, magari solo perché povero o migrante.
Consapevoli che tutto ciò nasce dall’ignoranza dell’altro e dalla paura invitiamo tutti a far crescere quella cultura dell’incontro e della solidarietà che già vivono in tanti. Per questo, in diverse città italiane, abbiamo proposto momenti di memoria di ciò che fu la Shoah, resa possibile dalle teorie razziste e dal secondo conflitto mondiale. Al tempo stesso invitiamo tutti a non restare indifferenti nei confronti di chi ancora oggi è discriminato e verso ogni emarginazione: per il suo futuro l’Europa ha bisogno di una società del convivere e non di nuovi muri ed esclusioni.

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“Se ne va un importante testimone della Shoah”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

shoah-i“Ma anche una grande figura della cultura contemporanea”. Lo storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ricorda con queste parole la scomparsa dell’ex rabbino capo di Milano Giuseppe Laras: “È stato un profondo conoscitore della filosofia ebraica, ma anche uno studioso che ha saputo costruire una sapiente trama di dialogo e di rapporti con differenti culture. Lo ricordo presente a numerosi incontri per la pace, organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”, a Milano, dove viveva un importante rapporto di amicizia e di stima con il cardinale Carlo Maria Martini, e in numerose altre città europee come Barcellona e Cracovia, dove partecipò ad un commosso pellegrinaggio ad Auschwitz insieme ai rappresentanti di tutte le religioni. Occorre celebrarlo come una figura di grande rilievo nel mondo della cultura europea e mondiale per le sue opere e per la sua capacità di mettersi in relazioni con mondi diversi”.

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Mostra “1938 La storia” nello 80° anniversario delle Leggi Razziali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

shoah-iLunedì 16 ottobre 2017 alle ore 12.00 la Fondazione Museo della Shoah di Roma presenta alla stampa, presso la Casina dei Vallati, Via del Portico d’Ottavia, 29 la mostra “1938 – La storia”, a cura di Marcello Pezzetti e Sara Berger realizzata in occasione dell’80esimo anniversario della promulgazione delle Leggi Razziali in Italia.
Intervengono Mario Venezia – Presidente Fondazione Museo della Shoah Marcello Pezzetti – curatore della mostra Sara Berger – curatore della mostraAttraverso fotografie, manifesti, documenti, giornali, oggetti e filmati, in gran parte inediti verrà ricordato uno dei periodi più bui della storia d’Italia (1938-1943).
La mostra si avvale del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dei Beni, dell’Attività Culturali e del Turismo, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Regione Lazio, di Roma Capitale, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, e della Comunità Ebraica di Roma. Organizzazione generale: C.O.R. Creare Organizzare.

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Per ricordare le vittime della Shoah

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2017

shoah-iRoma giovedì 26 gennaio p.v., alle ore 20.30 presso l’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) verrà proiettato il film Senza destino (drammatico, 2005, ‘133, in lingua italiana) di Lajos Koltai. Direttore della fotografia di oltre sessante pellicole, tra cui (La leggenda del pianista sull’oceano, Maléna), Lajos Koltai esordisce dietro la macchina da presa con Sorstalanság (Senza destino). Il film, girato in 11 settimane con una troupe di cca 500 persone, oltre ai 145 attori, tra cui Daniel Craig e 10.000 comparse, supportato dalle musiche di Ennio Morricone, si basa sul romanzo autobiografico (Essere senza destino) di Imre Kertész, Premio Nobel per la Letteratura (2002) e racconta la prigionia dello scrittore ungherese ebreo deportato, da bambino, nei campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald. Quella che era un’infanzia felice e spensierata si trasforma presto in una maturità dolorosa, vissuta in un vortice di crudeltà e degenerazione. Ingresso gratuito.

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Shoah, Raggi: Si è spento Settimio Piattelli, un pezzo di storia della città

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

Auschwitz“E’ scomparso uno degli ultimi testimoni italiani della Shoah, Settimio Piattelli. Si è spento a Roma, nella nostra città, portandosi via un pezzo di storia. Settimio era sopravvissuto alla deportazione e alla detenzione nel campo di concentramento di , un orrore che non possiamo e non dobbiamo dimenticare ma che, al contrario, abbiamo invece l’obbligo di custodire in una memoria forte e solida, che contribuisca alla realizzazione di un futuro più democratico. La mia vicinanza e quella di tutta Roma alla sua famiglia e ai suoi cari.” Lo dichiara in una nota la Sindaca di Roma Virginia Raggi.

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Dalla Shoah il primo “memoriale del bene”: a Nonantola

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

gruppo dei ragazzi ebreiVenerdì 17 a domenica 19 giugno a Nonantola si svolge il convegno internazionale “Davanti a Villa Emma. La costruzione di un luogo per la memoria dei ragazzi ebrei salvati a Nonantola”, aperto a tutti ma rivolto in particolare ad architetti e artisti: in tre giorni una ventina di studiosi dall’Italia, dall’Inghilterra, dalla Germania e da Israele – storici, docenti, ricercatori – ripercorrono la vicenda e tracciano le coordinate storiche per la costruzione di un memoriale che abbia elementi distintivi e per certi versi unici, come la storia che andrà a raccontare. Infatti i 73 ragazzi ebrei accolti dalla popolazione locale conobbero a Villa Emma una parentesi di quiete e di condivisione con i cittadini: si impegnarono in corsi scolastici, musicali, e nell’addestramento a lavori agricoli e artigianali, in cui vennero coinvolti contadini e persone di Nonantola. Dopo l’8 settembre ’43, con l’occupazione tedesca dell’Italia, si rese necessaria un’operazione di soccorso che li mettesse al riparo dal pericolo di cattura: i nonantolani scelsero allora di rischiare e, nonostante le difficoltà, tutti raggiunsero la Svizzera. A guerra finita, la maggior parte dei ragazzi s’imbarcherà da Barcellona per la Palestina.Quello di Nonantola non sarà quindi un “sito del trauma” per commemorare vittime o ripercorrere vicende tragiche, ma un memoriale dedicato a una storia a lieto fine, nutrita di accoglienza, solidarietà, salvezza. Un punto d’incontro per gli abitanti del luogo, per i passanti, per i visitatori, per chi viene da vicino e da lontano; per ragazzi che vogliano conoscere, oggi, la storia dei giovani ebrei arrivati a Villa Emma, dopo fughe e peripezie, nel pieno della seconda guerra mondiale. Un punto d’incontro per chi voglia riflettere sui viaggi di bambini e ragazzi che oggi toccano le nostre sponde, varcano frontiere, bussano alla nostra porta e che possono arricchire la comunità che li accoglie.
Venerdì 17 giugno alle 15.30, presso il Cinema Teatro Troisi di Nonantola, aprono il convegno Federica Nannetti, sindaco di Nonantola, Massimo Mezzetti, Assessore regionale alla Cultura e Giuseppe Boschini dell’Assemblea Legislativa Regionale: dopo una ricerca durata tre anni la Fondazione Villa Emma vuole presentare i risultati e discutere le tante linee di lettura e di interpretazione di questa vicenda, fornendo spunti per la progettazione. Le parole e le idee di questo convegno saranno le prime “pietre” su cui sorgerà l’edificio, futuro luogo di memoria: successivamente al convegno, in autunno, verrà pubblicato un bando di concorso che fisserà norme e criteri per i partecipanti.Il convegno “Davanti a Villa Emma” è organizzato da Fondazione Villa Emma in collaborazione con il Comune di Nonantola, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e la Fondazione Mario del Monte. L’iniziativa è patrocinata dall’Unione Comunità Ebraiche Italiane, dalla Federazione Ordini Architetti dell’Emilia-Romagna, dall’Ordine degli Architetti e dalla Fondazione Architetti della Provincia di Modena. Per gli iscritti all’Ordine degli Archietti è previsto il riconoscimento di crediti formativi permanenti (CFP).
A Villa Emma vissero, per oltre un anno, fino a 73 ragazzi ebrei fuggiti dalla Germania, dall’Austria, dalla Jugoslavia e, in un caso, dalla Polonia per sottrarsi alle persecuzioni dei nazisti e dei fascisti croati, gli Ustascia. Nell’aprile del 1941 i ragazzi, diretti in Palestina, erano stati sorpresi a Zagabria dall’arrivo delle truppe tedesche. Dopo l’inizio della persecuzione degli ebrei in Croazia quarantadue ragazzi si rifugiarono nella Slovenia meridionale, annessa dall’Italia, dove trovarono alloggio in un castello di caccia a Lesno Brdo, vicino Lubiana, ricevendo aiuto dall’organizzazione assistenziale degli ebrei italiani, la Delasem. Fu poi la stessa Delasem che affittò Villa Emma di Nonantola per consentire ai ragazzi di trovarvi accoglienza quando i fatti bellici in Slovenia costrinsero il gruppo ad un nuovo trasferimento. Nell’aprile del 1943 si aggiunsero al gruppo altri trentatré ragazzi e ragazze provenienti da Spalato, fuggiti dai territori sotto occupazione tedesca. L’8 settembre, nell’imminenza dell’occupazione tedesca, essendo in pericolo di vita, i più piccoli del gruppo vennero accolti nel seminario adiacente alla villa. I più grandi trovarono rifugio presso famiglie, sempre nelle vicinanze di Villa Emma. Temendo sistematici rastrellamenti tedeschi, con i ragazzi divisi in tre gruppi, tra il 6 ed 17 ottobre del 1943 fu attuata la fuga in Svizzera, guadando di notte il fiume Tresa, nei pressi del confine di ponte Tresa. Ci fu un’iniziale incertezza, poi il governo svizzero concesse ai ragazzi il permesso di soggiorno e, dopo un temporaneo internamento, vennero per la maggior parte accolti in un istituto sionista a Bex, nella vallata del Rodano. Nel 1945 raggiunsero finalmente la Palestina. Nella foto: il gruppo dei ragazzi ebrei davanti a Villa Emma.

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Il dramma dell’olocausto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

Il 27 gennaio del 1945 avvenne la liberazione del campo di concentramento di auschwitz-ii-birkenau-4 dove vennero sterminate 1.100.000 persone: il 90%, ebrei. È per questo che con una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato deciso che questa data doveva diventare il simbolo della liberazione dalla tirannia e dalla follia del regime nazi-fascista.”Dobbiamo ricordare il passato per garantirci un futuro migliore. Sui treni che portavano ai campi di concentramento salivano gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari, gli oppositori politici e le minoranze religiose. Insomma salivano quelli che venivano considerati diversi. Quella che oggi celebriamo è la vittoria contro la più grossa persecuzione e discriminazione mai fatta ai danni dell’umanità. Ancora oggi qualcuno vorrebbe dividere le persone tra “noi” e “loro”, il nostro compito è quello di combattere queste dinamiche. La nostra, principalmente, deve essere una battaglia culturale” – ha dichiarato l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti.”La Giornata della Memoria rimane dunque di valore attuale rispetto alla lotta contro tutte le discriminazioni. Il nostro compito deve essere quello di lavorare per garantire i diritti a tutte e a tutti. In giorni come questi è ancora più importante perché la paura e la precarietà della vita che molti nostri concittadini sono obbligati a vivere sono gli strumenti che vengono utilizzati dalla politica xenofoba e razzista che soffia sul vento dell’intolleranza. Noi dobbiamo combattere questo pericolo con tutti i nostri mezzi” – ha concluso Monica Cerutti.

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Shoah e sostegno a Israele

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

“Il vero tributo alla memoria della shoah-iconsiste nel rinnovare oggi il nostro sostegno, la nostra ammirazione e gratitudine verso il popolo israeliano che è il vero baluardo per l’Occidente contro il terrorismo jihadista nel cuore del Medio Oriente. Perciò dobbiamo lottare contro ogni forma di totalitarismo e sostenere lo sforzo di Israele che, difendendo la propria esistenza e il proprio diritto alla sicurezza, difende la libertà e la sicurezza di tutti”. A dirlo è Paolo Alli, deputato del Nuovo Centrodestra, capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato.“Pertanto, – continua Alli – difendere Israele e il suo diritto alla sicurezza, contro ogni forma di antisemitismo significa oggi fare memoria della Shoah, rendendo onore ai milioni di ebrei che, in nome della propria identità, sono stati immolati sull’altare della follia umana. E significa difendere la libertà di tutti e di ciascuno”.

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