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Posts Tagged ‘siccità’

Siccità nella regione del Vicino Oriente e del Nord Africa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

La FAO ha chiesto un deciso cambiamento nel modo in cui la siccità viene percepita e gestita nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. In un nuovo rapporto pubblicato oggi si legge che è necessario un approccio più proattivo basato sui principi della riduzione del rischio per costruire una maggiore resistenza alla siccità.Anche se la siccità è un fenomeno familiare nella regione, negli ultimi quattro decenni, è diventata più diffusa, prolungata e frequente, con tutta probabilità a causa dei cambiamenti climatici.La regione non è solo particolarmente soggetta alla siccità, ma è anche una delle zone più povere d’acqua al mondo, con il deserto che costituisce tre quarti del suo territorio.
Le capacità tecniche, amministrative e finanziarie del Vicino Oriente e del Nord Africa per affrontare la siccità sono inadeguate e rendono gli agricoltori e i pastori – i primi e maggiormente colpiti dalla siccità – ancora più vulnerabili.Agricoltori e pastori devono affrontare sfide crescenti quando l’acqua diventa più scarsa, la terra più degradata ed erosa e i terreni più fragili.Tuttavia, ancora si pone troppa attenzione a riprendersi dalla siccità piuttosto che ad esservi meno esposti, con finanziamenti insufficienti, poca preparazione e scarso coordinamento, che rimangono limiti enormi da superare, avverte il rapporto.”Dobbiamo percepire e gestire la siccità in modo diverso e passare dalla risposta alle emergenze a una politica più proattiva e a una pianificazione a lungo termine per ridurre i rischi e creare maggiore capacità di recupero”, ha affermato Rene Castro, Assistente Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Clima, Biodiversità, Terra e Acqua.”Il rapporto valuta le lacune nella gestione attuale della siccità e fornisce una solida base per aiutare i governi a ripensare le politiche e riformulare i piani di preparazione e di risposta offrendo soluzioni che tengano conto del contesto specifico di ciascun paese”, ha aggiunto Castro.Lanciato in vista della Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità, il rapporto è stato sviluppato dalla FAO e dal Water for Food Daugherty Global Institute dell’Università del Nebraska.Copre 20 paesi della regione: Algeria, Bahrain, Egitto, Iraq, Iran, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, FAO)

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La siccità non è andata in ferie

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

garganoSeppur l’attenzione mediatica si sia allentata, prosegue l’emergenza idrica, che sta caratterizzando l’estate italiana: i grandi laghi del Nord sono tutti sotto le medie stagionali e stanno avvicinandosi ai minimi storici (Iseo: 15% della capacità; Garda: 20,8%; Como: 20%; Maggiore: 25,5% della capacità); al Sud sono soprattutto Calabria e Basilicata ad evidenziare un calo del 40% nelle scorte idriche, trattenute nei principali invasi. Ormai il cambiamento climatico è un dato strutturale; dal settore agricolo giungono quotidianamente dati sui deficit produttivi, che si stanno registrando per coltivazioni ed allevamenti a causa della mancanza di piogge e del gran caldo, che dura da tre mesi.
Accanto a ciò, va evidenziato un altro dato: la gestione irrigua ha comunque un costo, che molte colture non possono però sostenere, visti gli insufficienti prezzi riconosciuti dal mercato.
Secondo gli esperti, quello attuale è il secondo anno più caldo del Pianeta dal 1880: la temperatura sulla superficie della terra e degli oceani è addirittura superiore di 0,90 gradi rispetto alla media del XX secolo. I suoli si stanno essiccando anche a livello profondo con danni significativi per la sostanza organica e la fertilità dei terreni agricoli: i processi di desertificazione iniziano proprio con il ripetersi frequente di condizioni climatiche come quella di quest’anno.
“La pressione sulle risorse idriche è massima in tutto il mondo – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – È molto diverso registrare una caduta di un centinaio di millimetri di pioggia in poche ore o spalmata su più giorni; si rischia così la continua alternanza tra i danni causati da rovesci temporaleschi di estrema violenza e lunghi periodi di totale mancanza di precipitazioni, che si traducono in cali di produzione agricola oltre che di sofferenza per l’ambiente.”
Una possibile risposta è nella creazione di nuovi invasi: ANBI ha presentato, d’intesa con la Struttura di Missione #italiasicura, un piano ventennale per la realizzazione di 2.000 nuovi bacini, grazie ad un investimento di 20 miliardi di euro; i primi 218 progetti, redatti dai Consorzi di bonifica, sono già definitivi ed esecutivi. “All’inizio dell’autunno – conclude il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano- i Consorzi di bonifica riproporranno l’annuale report per la riduzione del rischio idrogeologico; mettere in sicurezza il territorio da siccità ed alluvioni può essere un importante volano anche per la ripresa economica.”

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Siccità in agricoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

agricolturaLa siccità che ha colpito e sta colpendo l’Italia sta causando gravissimi danni all’agricoltura nazionale (circa due miliardi di euro). Ben 2/3 dei campi sono senz’acqua e i raccolti sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli degli anni precedenti.
Questa situazione è essenzialmente figlia della logica dell’improvvisazione che nel nostro Paese viene troppo spesso applicata per tamponare le situazioni più critiche. Per contrastare fenomeni come la siccità serve prima di tutto una strategia capace di prevedere metodi per riciclare le acque; di evitare gli sprechi delle risorse idriche e di promuovere l’utilizzo di sistemi di irrigazione a consumo ridotto.
Ancora una volta è quindi evidente come il primario abbia estremo bisogno del lavoro del binomio: ricerca ed educazione. E’ ora che si smetta di ragionare esclusivamente sul presente e si inizi ad affrontare le nuove sfide con uno sguardo, proiettato non più sull’oggi, ma sul domani e sul prossimo futuro.

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Il Lazio dichiarato in “severità idrica alta” per la siccità

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

lago braccianoLegambiente: “Lo stop della regione alle captazioni da parte di Acea è un atto necessario per salvare il lago. Ora si inizi a prevenire l’emergenza. Subito al lavoro per una diversa gestione della risorsa idrica e il Comune di Roma si attivi per piano di adattamento al clima per tutta l’area urbana”. Causa principale della crisi, l’enorme siccità che ha colpito il territorio, a giugno 2017 si registrano valori di mm caduti di pioggia ridotti dell’80% rispetto ai massimi registrati negli anni precedenti, per quanto riguarda Albano, Nemi, Canterno e Fiuggi, e fino all’85% nella zona di Bracciano, Trevignano e Bolsena. A Bracciano sono caduti appena 196,4 mm di pioggia da inizio 2017, a fronte dei 603,4 totali nel 2007 (anno di minima piovosità) e 1.519,9 nel 2014 (anno di massima piovosità), numeri che raccontano l’emergenza idrica complessiva del Lazio.
“Il clima che cambia impone cambiamenti radicali per gestione e consumo della risorsa idrica, non lo svuotamento delle riserve, questo è il presupposto da cui partire – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – prima di danneggiare in maniera irreversibile i preziosi e delicati ecosistemi lacustri e idrici che abbiamo sul territorio regionale. Oltre a combattere con tutte le forze le emissioni di gas climalteranti, c’è bisogno di piani di adattamento anche su scala locale, a partire dalla città di Roma, in cui è necessari anche un adeguamento delle condutture colabrodo che sul territorio provinciale perdono il 44,4% dell’acqua. Serve inoltre un forte controllo delle amministrazioni pubbliche rispetto ai soggetti gestori delle risorse idriche, per garantire gli investimenti e gli interventi necessari alla loro tutela e ad un accesso garantito da parte di tutti, anche delle generazioni future. Ma una diversa gestione della risorsa idrica deve coinvolgere anche il settore agricolo e industriale e bisogna intervenire sul consumo quotidiano, educandoci ad un uso consapevole della risorsa, e abbandonando l’idea dello spreco e dello sfruttamento spregiudicato delle riserve, a partire dalle sorgenti e dai grandi laghi laziali”.
Da metà dicembre 2016 le sorgenti che portano acqua a Roma sono in diminuzione per un inverno senza pioggia e neve, per mantenere acqua nelle tubature di Roma, Acea ha captato fino a 2.600 litri al secondo in questi mesi nel Lago di Bracciano, il quale livello è ora sotto di 140 cm dallo zero idrometrico, con ripercussioni sull’ecosistema, la cui soglia massima di tolleranza è di – 150 cm, superare tale limite porterebbe alla perdita di circa il 13-15% della superficie utile all’auto depurazione mettendo ulteriormente in gravità lo stato del lago. Da due giorni la Regione ha comunicato di aver bloccato tale captazione intimando ad Acea lo stop entro il 28 luglio prossimo alle ore 24. “Lo stop alle captazioni che arriva dalla Regione Lazio, è un atto molto positivo – conclude Scacchi – che mette fine ad una forzatura ecosistemica inaccettabile e obbliga la collettività a fare i conti con un nuovo modello di utilizzo della risorsa idrica, che deve essere messo in campo velocemente, data l’enorme crisi idrica attuale”.Secondo i dati del dossier di Legambiente anche altri laghi del Lazio soffrono della medesima problematica, uno svuotamento che di volta in volta è causato dalle vicende territoriali. Il livello del Lago Albano è rimasto pressoché costante dal 1950 fino al 1980, poi è iniziato il prosciugamento, 50 centimetri dal 1980 al 1985, nel decennio successivo una discesa sino a meno 2 metri e infine, tra il 1995 e il 2005, si è raggiunta la soglia negativa di meno quattro metri rispetto al livello originario. Il lago è in pericolo e negli ultimi 57 anni il livello delle acque è diminuito di quasi 5 metri, negli ultimi 10 anni 21 milioni di litri d’acqua sono esautorati. Anche il Lago di Vico è in sofferenza idrica con 1 metro sotto il livello massimo della soglia farnesiana eanche quest’anno come nel 2012 è ricomparsa un’isoletta all’interno del Lago. L’abbassamento è dovuto alla mancanza delle piogge e allo svuotamento invernale che serve a mettere in sicurezza delle aziende costituite troppo a ridosso della riva. I laghi Salto e Turano scendono a vista d’occhio ogni giorno scoprendo aree del lago prima sommerse con arrivo di alghe e limi e conseguenti cattivi odori; lo svuotamento è artificiale ma raggiunge velocità incredibili anche di 20/30 centimetri in un solo giorno.

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Siccità: Acqua razionata a Roma? La Raggi cosa fa?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

lago bracciano“Il sindaco di Roma, che è anche il titolare per conto dei romani del pacchetto di maggioranza di ACEA non può dire di augurarsi che Acea e Regione trovino quanto prima una soluzione condivisa. Il sindaco di Roma ha il dovere istituzionale e morale di intervenire e prendere atto che c’è una situazione d’emergenza con il rischio di catastrofe ambientale per il lago di Bracciano. Roma non può trasformarsi nel killer di uno dei luoghi più belli e tutelati del suo territorio metropolitano.
Acea preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno ovvero una quantità non così importante dell’acqua. Mentre la dispersione idrica della rete capitolina ammonta a circa il 44% ovvero a quasi la metà di tutta la risorsa idrica trattata. Queste semplici percentuali fanno la differenza assoluta su dove va cercata la soluzione. La siccità che colpisce la penisola è un fatto evidente a tutti. E’ inammissibile il terrorismo psicologico adottato da ACEA sui cittadini romani e tanto meno è accettabile il disinteressamento della sindaca Raggi mostrato finora sull’argomento. “Così in una nota il gruppo capitolino del PD. (n.r. a nostro avviso la situazione richiederebbe una ulteriore riflessione. Quando si dice che la dispersione idrica della capitale ammonta al 44% sull’erogato questa circostanza fa sorgere spontanea una domanda: ma queste cose non lo sapevano gli amministratori che hanno preceduto la Raggi? E perché non sono intervenuti? Oggi tutto questo è emerso per l’abbassamento critico del lago di Bracciano. Possibile che dobbiamo aspettare una crisi di sistema grave prima di renderci conto delle ricadute anche d’immagine per Roma? E guarda caso lo dobbiamo annotare proprio in questi giorni in cui il turismo a Roma è in forte crescita. A questo punto per ridare a Roma l’ossigeno che le è stato tolto, e non riguarda solo l’aspetto idrico, ovviamente, pensando, ad esempio, allo stato comatoso delle strade, anche per merito dei soliti ladroni, oggi, purtroppo, sono necessari svariati miliardi che le casse dello Stato non possono permettersi impegnate come sono ad assegnare fondi alle banche private in odore di fallimento. A questo punto passeremo da un’emergenza all’altra con molto clamore ma senza porvi riparo salvo poi riparlarne tra qualche anno con gli stessi interrogativi e il seguito di polemiche).

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Emergenza siccità

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 giugno 2017

climate_changeIl fenomeno della siccità che si sta abbattendo intensamente in questi giorni sul nostro Paese va letto alla luce del cambiamento climatico globale e della variabilità delle precipitazioni, che si stanno accentuando sempre di più nel corso degli ultimi anni.Per limitare i danni derivanti all’agricoltura è indispensabile soccorrere tempestivamente con l’irrigazione le colture. Per tentare di ovviare alla penuria di acqua negli invasi, le aziende dovranno, quindi, essere dotate di impianti irrigui ad alta efficienza, calibrandone gli interventi in base alle fenofasi (le fasi di sviluppo delle colture) più sensibili alla carenza idrica. Grazie a tali accorgimenti, sarà possibile scongiurare il rischio di compromettere il raccolto dell’annata o dell’impianto stesso in caso di colture perenni.In tal senso la ricerca del CREA può apportare il suo contributo con una serie di conoscenze da tradursi in buone pratiche. Uno fra tutti, il progetto che sta per vedere la luce sull’agricoltura digitale. Si tratta di una vera e propria rivoluzione tecnica e culturale che utilizza le conoscenze già acquisite per raggiungere la sostenibilità, con pratiche agricole ad alto uso di informazioni. Ne deriverà, infatti, la realizzazione di DSS (Decision Support System), un sistema integrato di conoscenze teoriche, previsioni climatiche e informazioni provenienti da sensori (nel terreno 0 a contatto della vegetazione) e/o da radiometri trasportati da veicoli che si muovono in campo o che sorvolano il campo (a bordo di droni), il territorio (su velivoli leggeri), la regione (telerilevamento da satelliti). I DSS, quindi, si dimostrano uno strumento efficace di gestione della risorsa idrica, assistendo l’agricoltore nel dosare i volumi irrigui in funzione delle caratteristiche del suolo, della vegetazione e della sensibilità agli stress ambientali della specie coltivata.Inoltre, anche le specie vegetali dovranno adeguarsi all’insufficienza di acqua. Attualmente il miglioramento genetico non va ad individuare un singolo gene di resistenza alla siccità, ma i tratti distintivi (e le relative sequenze geniche) che consentono alle piante di produrre (o di resistere) in condizioni di carenza idrica. Tali tecniche però richiedono tempi di realizzazione non immediati.

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La siccità di questi giorni non va sottovalutata

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

fiume poLa siccità che sta riguardando diverse zone d’Italia fino a mettere a rischio molte produzioni agricole, è un fenomeno che non va in alcun modo sottovalutato. Quanto sta accadendo, infatti, rappresenta la conseguenza di un problema molto più ampio e relativo ai cambiamenti climatici di questi decenni. E’ chiaro che diviene essenziale attuare delle misure per tamponare le situazioni di emergenza, ma lo è ancora di più predisporre un piano strategico sul medio-lungo periodo che metta al centro l’agricoltura in modo da renderla protagonista del contrasto delle variazioni del clima. Attraverso delle produzioni agricole coltivate nei modi corretti e capaci di utilizzare al meglio le peculiarità dei terreni è infatti possibile avere cura del patrimonio paesaggistico mondiale. E’ anche per questo che, nonostante quanto si dice, il vero progresso è nell’agricoltura e non in quei settori che basano il proprio agire sul fumo e sul cemento.

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Somalia: aumentano le persone in fuga dalla siccità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

rifugiati_01A partire da novembre, più di 135.000 persone sono state costrette a spostarsi all’interno della Somalia a causa della siccità, secondo i dati raccolti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dal Norwegian Refugee Council e dalle organizzazioni locali. Un’azione rapida e consistente e finanziamenti adeguati stanno divenendo urgentemente necessari per scongiurare una carestia e il ripetersi di quanto accaduto nel 2011, quando morirono circa 250.000 persone, oltre la metà delle quali di età inferiore ai 5 anni.
Secondo le autorità del Puntland, oltre 20.000 famiglie si sono spostate verso la regione di Bari. E 1.638 di queste, nella città settentrionale di Galkayo, hanno urgentemente bisogno di assistenza.
Le persone fuggono dalla siccità, dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, dalle previsioni di clima secco e dalla continua insicurezza, dirigendosi verso le aree urbane, come Mogadiscio e la città di Baidoa. Il Governo sta cercando di ottenere aiuti per le popolazioni nei distretti stessi in cui vivono, in modo da evitare che intraprendano lunghi viaggi pericolosi a piedi alla ricerca di aiuto.
Alcune fonti hanno riportato casi di morti e di malattie, sebbene queste non siano ancora diffuse. Domenica, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati è stata informata della morte di 38 persone dovuta a cause riconducibili alla siccità nella regione di Bakool, nella Somalia centro meridionale. I casi clinici rilevati includono persone affette da malnutrizione acuta (soprattutto bambini), diarrea e colera. Non se ne conoscono i dettagli.
Nell’ambito di una risposta inter-agenzie, l’UNHCR e i partner lavorano per evitare cha la situazione degeneri in carestia. Ciò prevede il trattamento della malnutrizione e l’adozione di misure che limitino gli spostamenti della popolazione, che permettano di contenere il diffondersi di epidemie e che rendano effettivi i meccanismi di protezione.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha cominciato ad assistere le persone nelle aree maggiormente colpite: Puntland e Somaliland a nord, e le regioni di Bay e Bakool. Sono stati messi a disposizione alloggi d’emergenza, distribuiti beni di prima necessità e sono state rafforzate misure di protezione per migliaia di persone.
Sono in corso le operazioni di distribuzione di circa 1.000 kit di aiuti umanitari alle famiglie colpite dalla siccità a Mudug (Puntland). E’ prevista la distribuzione di 1.500 kit a Bari (Puntland), e il trasporto di acqua potabile verso alcune regioni del Somaliland. L’UNHCR sta inoltre allestendo alloggi di emergenza e distribuendo beni di prima necessità a Bari, Nugal (Puntland), Sanaag (Somaliland), Galkayo e Garowe.
La siccità sta inoltre costringendo molti a lasciare il Paese. Dall’inizio dell’anno sono stati registrati più di 3.770 nuovi somali arrivati a Melkadida, in Etiopia, e casi di malnutrizione acuta sono stati documentati nel 75 per cento dei minori arrivati. Al momento, non si sono registrati flussi considerevoli di persone verso il Kenya.
L’UNHCR continua a implementare il programma di rimpatri volontari per i rifugiati somali accolti nei campi di Dadaab, in Kenya, che ha già permesso il ritorno a casa di 49.985 persone dal dicembre 2014. L’UNHCR informa i rifugiati della siccità in corso, ma finora la notizia non sembra aver prodotto effetti rilevanti sul numero dei rimpatri.
Rispetto al 2011, l’UNHCR e le altre organizzazioni umanitarie sono oggi preparate meglio a rispondere alla crisi, ma sono urgentemente necessari nuovi finanziamenti. Per il semestre gennaio-giugno servono 825 milioni di dollari statunitensi, ma ad oggi ne sono stati raccolti solo 100.

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Allarme siccità per la Somalia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

somalilaA causa della siccità devastante che sta duramente colpendo la Somalia, le agenzie ONU UNICEF e World Food Programme (WFP) lanciano l’allarme che solo con un rafforzamento massiccio e immediato dell’assistenza umanitaria si potrà evitare al paese di precipitare in un’altra catastrofe.La siccità con cui si confrontano le regioni settentrionali da un anno sta colpendo ora tutta la Somalia, minacciando una popolazione già fragile indebolita da decenni di conflitto. Quasi la metà della popolazione del paese, circa 6,2 milioni di persone, vive nell’insicurezza alimentare grave o ha bisogno di sostegno nei mezzi di sostentamento. Si prevede che 944.000 bambini soffriranno di malnutrizione in forma acuta, quest’anno, inclusi 185.000 bambini che saranno gravemente malnutriti e che avranno bisogno di sostegno urgente salvavita. E’ molto probabile che questo numero possa aumentare del 50%, arrivando a 270.000 bambini gravemente malnutriti nei prossimi mesi. Questa settimana, i rappresentanti UNICEF e WFP hanno visitato alcune delle aree maggiormente colpite, nella regione settentrionale del Puntland, dove le due agenzie stanno fornendo assistenza di cui si ha estremo bisogno. “Sono tantissimi i somali che hanno esaurito tutte le loro possibili risorse e che vivono alla giornata”, ha detto Steven Lauwerier, rappresentante UNICEF in Somalia. “Abbiamo una piccola finestra di opportunità per evitare questa catastrofe incombente e salvare vite di bambini e siamo determinati a lavorare con tutti i partner e gli stakeholder per riuscirci”. La siccità attuale e altri eventi traumatici hanno lasciato le comunità con pochissime o addirittura nessuna risorsa su cui potere contare. Interi villaggi hanno perso i propri raccolti o hanno visto morire il bestiame. I prezzi dell’acqua e del cibo prodotto localmente sono aumentati drasticamente e migliaia di persone si stanno spostando in cerca di acqua e di cibo. La siccità ha anche portato, quest’anno, un aumento delle malattie causate dall’acqua contaminata con oltre 4.000 casi di diarrea acuta e colera. “Lo scorso anno, l’assistenza umanitaria ha salvato vite umane nel nord colpito dalla siccità, ma ora che la crisi si diffonde non c’è tempo da perdere”, ha detto Laurent Bukera, Direttore WFP in Somalia. “Insieme a l’UNICEF e ad altri partner, ci stiamo muovendo il più rapidamente possibile per raggiungere molte più persone con sostegno salvavita usando ogni opzione che abbiamo, inclusi i trasferimenti di contante, sostegno nutrizionale speciale e trasporto aereo di beni di soccorso”.Le agenzie segnalano preoccupate che l’accesso umanitario rimane limitato a sud in alcune aree colpite dalla siccità, ma che il WFP e l’UNICEF stanno rafforzando gli sforzi congiunti per potenziare la risposta nelle aree accessibili dove sono a rischio milioni di vite. Le agenzie stanno rispondendo insieme alla siccità fornendo voucher per cibo e acqua a centinaia di migliaia di persone nelle aree maggiormente colpite della Somalia, oltre a fornire assistenza nutrizionale. Man mano che si aggiungono ulteriori risorse, questa risposta congiunta continuerà ad espandersi nelle regioni più vulnerabili.Con l’aumento dei bisogni, l’UNICEF e il WFP insieme necessitano di oltre 450 milioni di dollari per poter fornire assistenza urgente nei prossimi mesi.

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Siccità e alluvioni. Le terre dell’Etiopia da cui migrare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2016

etiopiaSi stima che oltre 60 milioni di persone nel mondo – di cui circa 40 milioni solo nell’Africa orientale e meridionale – versino in condizioni di insicurezza alimentare causata dagli effetti del fenomeno climatico El Niño. Di questa grave situazione di instabilità l’Etiopia è uno degli esempi più evidenti. La carenza di piogge ha raggiunto proporzioni tanto vaste da causare la peggiore siccità degli ultimi 30 anni. Ha messo in ginocchio 10 milioni di abitanti. A peggiorare una situazione già critica, un ulteriore mutamento del clima, che si è abbattuto sul Paese con piogge devastanti. Le alluvioni iniziate in marzo e gli allagamenti associati hanno spinto 237.000 persone a lasciare le loro case. Sono soprattutto giovani. Queste migrazioni forzate creano problemi di accoglienza nelle città e minacciano il successo dei programmi nelle zone colpite. Il caldo torrido di El Niño prima e le pioggie torrenziali poi hanno inoltre causato la morte di migliaia di capi di bestiame (400 mila solo nella zona Nord del Paese) e consegnato all’Etiopia migliaia di ettari di terreno incoltivabile. L’emergenza ha colpito in particolare le regioni dell’Afar, dell’Ogaden, del Tigray orientale, dell’Oromiya (in particolare Centro ed Est), i bassipiani intorno alla Rift Valley e l’Amhara Orientale.Nonostante la forte crescita del PIL, che nell’ultimo decennio ha superato il 10% annuo, l’Etiopia appare dunque come un gigante dai piedi d’argilla, ancora in balia di problemi strutturali come le emergenze alimentari cicliche. Secondo il Governo Etiope sono necessari oltre 1,5 miliardi di dollari per rispondere all’emergenza umanitaria del 2016, di questi, almeno 703 milioni occorrono per intervenire rispetto ai bisogni immediati.In risposta all’emergenza e per avviare attività preventive, che consentano di dotare il sistema degli strumenti per reagire prontamente anche a squilibri futuri, sono scese in campo Amref ed ActionAid. L’intervento si concentra nel Nord del Paese, nell’area di Amhara, North Shewa Zone.
etiopia1In questi luoghi, Amref Health Africa si concentrerà sulla creazione di tutte le infrastrutture idriche funzionali alla gestione dell’acquae si dedicherà anche alla formazione delle comunità sulla gestione e manutenzione degli impianti, nonché sulla prevenzione delle malattie legate all’acqua. “Il progetto che abbiamo inaugurato- spiega Roberta Rughetti, Resposabile Programmi Africa di Amref- è ambizioso. In un periodo di 10 mesi si propone di migliorare le condizioni di vita dei migranti potenziali, fornendo loro i servizi igienico-sanitari essenziali. Le attività sul campo contribuiranno inoltre ad arricchire le conoscenze in merito al fenomeno migratorio nelle aree di intervento”.”L’Etiopia è una priorità nel quadro degli interventi della cooperazione italiana, perché questa terra ha la possibilità di coltivare e far crescere le capacità del suo popolo. L’empowerment delle popolazioni locali e il potenziamento delle loro abilità genera uno sviluppo sostenibile. – ha sottolineato Letizia Ginevra, Direttrice dell’Ufficio della Cooperazione Italiana allo Sviluppo di Addis Abeba – Lo sviluppo delle comunità locali è la risposta alla migrazione. Riuscire a mitigare gli effetti di siccità e carestia prima e delle alluvioni incontrollate attraverso un intervento di food protection e gestione delle risorse idriche permetterà di affrontare le conseguenze dell’emergenza”.Parallelamente al lavoro di Amref, ActionAid si occuperà del supporto alle attività agricole e generatrici di reddito intorno all’acqua e indirizzate alla tutela ambientale. “Porteremo avanti una serie di interventi a sostegno del ripopolamento del bestiame e punteremo a rafforzare le conoscenze delle comunità in merito alle tecniche di coltivazione più efficaci”, ha riferito Alberto Petralia, coordinatore del progetto di Action Aid. (foto:etiopia)

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Etiopia: la siccità ruba il futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2016

pastoriNella zona di Asgita, nella vasta regione etiope dell’Afar, a pochi metri dalla stretta e a volte dissestata arteria che lungo quasi 900 chilometri collega il porto di Djibouti e la capitale Addis Abeba, da 5 mesi sono fortunosamente accampate 500 famiglie di pastori che a causa della siccità hanno perso gran parte delle loro bestie e hanno dovuto lasciare le loro terre in cerca di assistenza.
Le loro capanne sono fatte con quanto l’arida natura circostante ha permesso e le poche cose che si sono potuti portare fin lì. Si sono sistemati lungo la strada, a 7 chilometri dal piccolo agglomerato di Gewane perché vi hanno trovato una fonte d’acqua che permette un minimo di approvvigionamento per loro stessi e i pochi animali che gli restano e – semplicemente – perché non avevano alternative. Qui l’acqua copiosa ha creato un’ampia palude che si distende a vista d’occhio nell’arido territorio del nord dell’Etiopia.
Le regioni dell’Afar e del Tigre stanno patendo gli effetti della peggiore siccità degli ultimi decenni: in alcune zone i raccolti sono meno della metà della norma, in altre non hanno prodotto niente; e probabilmente centinaia di migliaia di capre, pecore, vacche e cammelli sono già periti. Tra i mesi di giugno e ottobre, la stima del numero di persone che in Etiopia patiscono gli effetti della siccità era già raddoppiata, toccando la cifra di 8,2 milioni. Oggi si parla di dieci milioni di persone a rischio e, a seconda dell’andamento del clima, da qui ai prossimi 4 mesi questa cifra potrà raggiungere i 15 milioni di persone – su di totale di 100 milioni di etiopi.Patiscono i contadini, patiscono i pastori, e patisce chi vive nelle città, perché la carenza di derrate alimentari, di carne e di latte sta provocando una forte inflazione anche nelle zone urbane. Ad Agita, Ahmed, uno degli anziani, mi ha detto di aver perso 55 capre e 30 vacche e di avere ancora solo 6 capre e 2 vacche, troppo poco per far tirare avanti la famiglia, visto che da sempre gli Afar dipendono dal latte delle proprie bestie; oggi, insieme agli altri sfollati della zona, dipende in tutto e per tutto dal governo, che fornisce ai bisognosi farina ed olio. Essendo nato e vissuto nomade ed indipendente, ad Ahmed questo dover contare sugli aiuti governativi pesa parecchio, e potendo ne farebbe a meno, ma deve restare per evitare di perdere quanto gli rimane e di mettere a rischio la vita di tutta la famiglia. (foto: pastori)

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Siccità e carestia: morire di fame nel 2016 in Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2016

Gold_AfricaMentre le siccità sono periodici fenomeni naturali, nel mondo attuale le carestie sono esclusivamente causate dall’uomo. Quando tra il 1983 e il 1985 più di 400.000 persone morirono di fame nel nord dell’Etiopia – incidentalmente portando per la prima volta il mondo occidentale a cantare “we are the world” e ad esprimere uno straordinario livello di solidarietà – gli alti tassi di mortalità erano dovuti soprattutto alle politiche governative e all’utilizzo del cibo come arma politica e di guerra. Quando nel 1992, 300.000 somali perirono in condizioni terribili, fu perché oltre al clima particolarmente arido nel paese impazzava una guerra tra clan, e i grandi numeri di sfollati spesso non potevano essere raggiunti.In questo inizio del 2016 gli esperti di tutto in mondo prevedono che il fenomeno climatico che chiamiamo El Nino – che ha provocato lunghi periodi senza precipitazioni anche in Italia, causando tassi di inquinamento atmosferico altissimi in tante città – metterà a rischio di fame milioni di persone nel continente africano. La lista dei paesi a rischio è impressionante: Malawi, Zimbabwe, Etiopia, Sud Sudan, Somalia, Sudan hanno i più grandi numeri di bocche da sfamare, ma l‘agricoltura è in ginocchio anche in Nigeria, in Ciad, nella Repubblica Centroafricana e addirittura nel ricco Sud Africa, ma la lista prosegue ancora con Kenya, Uganda, Congo e Gabon. Anche Amref ha lanciato un appello per l’Etiopia. Secondo il World Food Programme, nell’Etiopia centrale e orientale fino a 15 milioni di persone “nel 2016 si troveranno ad affrontare una grave e forte insicurezza alimentare”.

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“Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2012

Roma – Medici Senza Frontiere (MSF) pubblica oggi il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (Marsilio Editori) realizzato per l’ottavo anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il contributo di importanti rappresentanti del mondo giornalistico e accademico, e lancia l’applicazione per iPhone e Android per accendere un riflettore sulle crisi dimenticate.Per il 2011, MSF ha deciso di porre l’attenzione su come i telegiornali italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte esplose in Tunisia, Egitto e Libia e su due fronti di crisi: le “crisi sanitarie”, malnutrizione in Somalia, HIV/AIDS e le malattie tropicali dimenticate; e le “crisi umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein Repubblica Democratica del Congo).Su richiesta di MSF, l’Osservatorio di Pavia ha analizzato lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali – prime time dei TG Rai, Mediaset e La7 – alle crisi individuate da MSF. Nel 2011, i telegiornali hanno dedicato circa il 10% del totale dei servizi a contesti di crisi, a conflitti e a emergenze umanitarie e sanitarie, e tra questi spiccano naturalmente le rivolte della Primavera araba (Libia in primis) e il terremoto in Giappone. È proprio tale attenzione a spiegare l’incremento rispetto al 6% del 2009.Per la prima volta, MSF ha deciso di far monitorare come e quanto i TG italiani hanno raccontato l’arrivo in Italia dei migranti in fuga da Libia, Tunisia ed Egitto. Nel 2011, sono state dedicate 1.391 notizie al tema e seppur non si tratti di una crisi dimenticata, preoccupa il modo in cui è stata rappresentata. Dall’analisi degli sbarchi in alcune settimane campione, spicca come il termine emergenza sia il più diffuso per comunicare il contenuto della notizia, mentre le condizioni medico-sanitarie dei migranti non sono quasi mai il focus centrale della narrazione. “Il dato più sconcertante – dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale MSF Italia – è che in questi servizi è praticamente assente la voce dei migranti. I protagonisti a cui è data voce sono nel 65% dei casi i politici, fra Governo e amministrazioni locali. Alle testimonianze dei migranti è stato riservato solo il 14% dello spazio; il 12% alle comunità locali e il 10% alle realtà impegnate nella gestione del fenomeno – forze dell’ordine, esponenti religiosi, società civile, organizzazioni”. Nelle immagini utilizzate, inoltre, i bambini che approdano sulle coste italiane sono mostrati in video senza nasconderne il volto.In tempi di informazione globale, nel 2011 sono stati solo 5 i servizi dedicati al Congo (RDC), 10 alla Costa d’Avorio, 14 quelli sull’HIV/AIDS, zero quelli sulle malattie tropicali neglette (leishmaniosi viscerale/kala-azar, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli) che falcidiano la popolazione dei Paesi in via di sviluppo. Resta in ombra anche il Bahrein con solo 24 notizie. All’emergenza nutrizionale nel Corno d’Africa dedicate 41 notizie e 44 al Sudan. Il totale dello spazio dato a tutte queste crisi insieme resta comunque lontano dalle 413 notizie dedicate invece alle nozze reali di William e Kate. Il matrimonio di Alberto di Monaco si è invece guadagnato “solo” 91 servizi.Il Congo in realtà è totalmente scomparso, se si considera che le uniche 5 notizie dedicate, si occupano di incidenti aerei e di altri eventi e non delle violenze in corso o dell’AIDS che flagella il paese con un milione di contagiati. L’analisi mostra che di AIDS, in generale, si è parlato soprattutto in relazione ai viaggi del Pontefice e, a differenza di altri anni, nessuno dei TG dedica una notizia alla pandemia in occasione della Giornata Mondiale (1 dicembre). L’AIDS è ormai invisibile. E, altrettanto drammaticamente, si ignora la crisi finanziaria in cui versa il Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tubercolosi e Malaria, che, se non affrontata, avrà effetti devastanti per i pazienti affetti da HIV/AIDS e tubercolosi multiresistente ai farmaci. La “nostra” influenza stagionale è stata invece abbondantemente coperta dai TG con 92 servizi.“Non siamo sicuri che le parole siano in grado di salvare vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio può uccidere. Per questa ragione continuiamo a stimolare i media a parlare delle crisi umanitarie. In questo nuovo rapporto, fra le varie crisi che hanno determinato la Primavera araba, abbiamo voluto accendere un riflettore sul Bahrein, crisi pressoché ignorata dai media, ma gravissima ed esemplare dal punto di vista della manipolazione dell’assistenza medica come strumento di identificazione e arresto dei dimostranti”, dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale di MSF Italia.Il caso del Bahrein è emblematico: in ben 7 servizi dei 24 totali, si parla del Paese solo in relazione al Gran Premio di Formula 1 e alla sua possibile cancellazione, come conseguenza dell’instabilità politica del paese. Ancora oggi in Bahrein, l’accesso alle cure è un problema, nonostante le riforme, e i pazienti continuano a evitare di rivolgersi agli ospedali pubblici per farsi curare, a causa della discriminazione percepita, delle molestie e dei maltrattamenti. MSF chiede di operare nuovamente in Bahrain dove da marzo non è più autorizzata a entrare.Ma è la condizione dei rifugiati dal Mali fuggiti in Burkina Faso, Mauritania e Niger la crisi su cui oggi MSF chiede di accendere un riflettore. “Il Burkina Faso è, dopo la Mauritania, il paese con il più alto numero di rifugiati in fuga dal Mali dove fornire assistenza medica è estremamente difficile e i rifugiati continuano ad arrivare di giorno in giorno mentre l’aiuto internazionale è lento e insufficiente. Chiediamo ai media italiani di accendere un riflettore su quest’area del tutto dimenticata, colpita pesantemente dalla siccità e dall’insicurezza alimentare”, aggiunge Kostas Moschochoritis. MSF si impegna da sempre per portare sotto i riflettori le crisi dimenticate, per questo, oltre al rapporto, lancia in questi giorni la nuova applicazione mobile gratuita per Android e iPhone “MSF – Senza mai restare a guardare” con l’obiettivo di aggiornare gli utenti sulle sfide e l’impegno di MSF in difesa delle popolazioni più vulnerabili. Rendere visibili le sofferenze di milioni di persone è da sempre parte del mandato di MSF e oggi anche le tecnologie di ultima generazione si prestano per dare loro voce. Crisi Dimenticate – i VIDEO di Medici Senza FrontiereAccendi un riflettore sulle crisi dimenticate. Condividi i video sui social networks!“Burkina Faso: i rifugiati dimenticati” >>“Sud Sudan: 90.000 rifugiati sudanesi in fuga dalla violenza” >>Il canale di MSF Italia su YouTube >>

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Caritas: la carestia nel corno d’Africa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2011

“Non manchi a queste popolazioni sofferenti la nostra solidarietà e il concreto sostegno di tutte le persone di buona volontà”. Con queste parole Benedetto XVI ha ricordato la “catastrofe umanitaria” che sta colpendo le regioni del Corno d’Africa, dalla Somalia all’Etiopia. “È necessario – ha aggiunto il Papa – inviare tempestivamente soccorsi a questi nostri fratelli e sorelle già duramente provati, tra cui vi sono tanti bambini”.
Sono infatti circa 10 milioni le persone colpite da siccità e carestia in Kenya, Somalia, Etiopia, Gibuti, ed anche in Eritrea. In particolare in Somalia la fragilità politica e il perdurare di un ormai ventennale conflitto non hanno fatto altro che peggiorare una situazione climatica già grave. Caritas Somalia, sempre presente nel paese, anche in condizioni precarie e con interventi commisurati alle concrete possibilità di azione, ha infatti iniziato con alcuni partner locali la distribuzione di viveri nella regione meridionale del Basso Giuba e la porterà avanti per i prossimi tre mesi. Anche un migliaio di famiglie sfollate a Mogadiscio sono assistite in ben otto punti di distribuzione. “Gli effetti della siccità – afferma S.E. Mons. Giorgio Bertin, Presidente di Caritas Somalia e Vescovo di Gibuti – stanno provocando in Somalia nuove ondate di sfollati, verso il Kenya, l’Etiopia e in direzione della capitale, Mogadiscio, nella zona controllata dal governo provvisorio. La situazione è così grave – continua il vescovo – che ci viene richiesto aiuto anche nelle zone controllate dai ribelli shaba, e stiamo effettivamente verificando la possibilità di raggiungere anche quella zona”. Le necessità quindi aumenteranno nei prossimi mesi in modo consistente. A Gibuti la situazione non è drammatica, ma il paese è piccolo (700.000 abitanti) e la tranquillità politica permette comunque alle istituzioni di tenere la situazione sotto controllo. Anche qui comunque Caritas Gibuti sta organizzandosi per un intervento nelle zone settentrionali del Paese, le più colpite dalla siccità. InKenya e in Etiopia da parte delle Caritas locali prosegue intensamente la distribuzione di viveri di prima necessità a oltre 100.000 persone. In concomitanza con l’azione di aiuto, tutte le Caritas dell’area sono impegnate nel predisporre un piano di intervento coordinato per i prossimi mesi.
Caritas Italiana, da anni impegnata nel corno d’Africa a sostegno della chiesa locale nell’ambito, sanitario, educativo, riabilitativo, ha predisposto un primo stanziamento di 300.000 euro e si unisce all’appello del Papa per un soccorso immediato e ad adeguato alle già martoriate popolazione di quest’area.

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Piogge e siccità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2011

Novara Vco (jf) – “Occorre preservare e valorizzare il naturale patrimonio idrico che nelle nostre province può contare sulle risorse rappresentate dai ghiacciai e nevai alpini, dai laghi e dai fiumi che raggiungono la pianura: un sistema che garantisce l’approvvigionamento d’acqua nelle campagne ma che, in estati con particolare assenza di piogge, non è sufficiente a scongiurare il pericolo di siccità”. Le dichiarazioni sono del presidente e del direttore della Coldiretti interprovinciale Paolo Rovellotti e Francesco Renzoni che così commentano il nuovo allarme siccità diffuso nel nord Italia dove è caduta nelle diverse regioni dal 75 per cento al 100 per cento di pioggia in meno nell’ultimo mese, durante il quale si sono peraltro registrate temperature superiori dai 2 ai 4,5 gradi centigradi rispetto alla media. Le elaborazioni diffuse da Coldiretti si basano sui dati Isac – Cnr riferite all’appena trascorso mese di aprile, che registrano il forte scostamento delle temperature e della piovosità dal periodo 1970-2000 preso come riferimento. Il mese di aprile 2011 è stato il quarto più caldo degli ultimi 210 anni, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati Isac – Cnr relativi all’intera penisola. Dopo un autunno ed un inverno piovosi, la primavera è stata fino ad ora particolarmente asciutta in tutto il nord dove in alcune zone addirittura non piove da quasi un mese e mezzo: “La situazione non è grave nelle nostre due province, che sfruttano l’acqua derivata dalle ultime nevicate: ad oggi non si registrano problemi ma vorremmo evitare il ripetersi di anni difficili e purtroppo non lontani nel tempo. Per salvare le colture è necessario che arrivi presto la pioggia e che cada in maniera costante, duratura e non troppo intensa. L’acqua per essere di sollievo alle piante deve riuscire a penetrare i primi 5-7 centimetri di strato superficiale di terreni che sono in questo momento particolarmente asciutti ma i forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente provocano danni poiché i terreni non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento con gravi rischi per l’erosione del suolo. Il problema della siccità sta interessando altri paesi europei come la Francia dove gli agricoltori sono in apprensione per le coltivazioni di cereali e si temano gravi perdite nei raccolti ma la mancanza di pioggia – conclude la Coldiretti – interessa anche la Gran Bretagna mentre in alcune zone del Belgio e dei Paesi Bassi è stato addirittura vietato di accendere fuochi nei boschi per il pericolo incendi.

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Anbi Gargano: su siccità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2011

“La Lombardia, per prima, ma ormai l’intero Nord Italia lancia un segnale di preoccupazione per un calo di precipitazioni, nell’ultimo mese, dal 75 al 100% in un periodo importante per l’andamento colturale. A supplire, finora, c’è l’irrigazione anche se ciò si riflette sui costi produttivi agricoli; non è quindi ancora il tempo degli allarmi, ma quanto si sta registrando obbliga ad una riflessione, riproponendo la necessità, soprattutto nel Nord Italia, di una rinnovata “politica degli invasi”, capace di trattenere le acque quando ci sono, evitando gravi conseguenze idrogeologiche sui centri abitati, per poi utilizzarle nei periodi di siccità; si tratta delle cosiddette “casse di espansione”, ma anche di bacini medio-piccoli, collinari o di pianura e per i quali i Consorzi di bonifica dispongono di un ampio parco-progetti, solo in piccola parte finanziati. In questo momento, complessivamente, la situazione delle risorse irrigue del Paese non è preoccupante anche se i livelli del lago Maggiore e di quello di Como sono sotto le medie stagionali. Resta, però, in caso di carenti precipitazioni piovose, una grande incognita per il futuro, allorchè sulla risorsa acqua converranno, come già verificato in occasione di precedenti siccità, molteplici interessi, seppur la legge preveda, dopo quello umano, prioritario l’utilizzo agricolo. Ancora una volta, durante l’inverno, non abbiamo capitalizzato una risorsa naturale, trasformando anzi l’acqua da bene da difendere a bene da cui difenderci. E’ un paradosso di cui, purtroppo, continuiamo ad essere facili e poco ascoltati profeti.

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Italia, ancora emergenze naturali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2009

<In un Paese moderno non è possibile vivere in costante emergenza: per la siccità o per le alluvioni. L’apprensione per le piene dei fiumi, che si sta registrando nelle regioni settentrionali della Penisola, è l’ennesima conferma di ciò che stiamo denunciando da anni: la sicurezza idrogeologica, già precaria in un Paese morfologicamente fragile come l’Italia, è ulteriormente a rischio a causa di fenomeni meteorologici con caratteristiche nuove”: a ricordarlo è Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, che prosegue: “Sono ormai alcuni anni che, in assenza di gravi eventi alluvionali, non sono stanziate in Legge Finanziaria risorse significative per la difesa del suolo. E’ dal 1998 che segnaliamo, inascoltati, la necessità di un piano straordinario di manutenzione della rete idraulica del Paese; allora venne indicata la necessità di un investimento pari a 1500 milioni di euro. Oggi, a fronte della crescente urbanizzazione la situazione è ancora più grave: ormai non è più sufficiente l’adeguamento dell’attuale rete idraulica; è necessario avviare urgentemente il Piano Nazionale degli Invasi, come da tempo chiediamo. Si tratta di piccoli e medi bacini che, posti lungo i principali corsi d’acqua e a monte degli agglomerati urbani, abbinino la funzione di trattenere le acque in eccesso a quella di riserva per i momenti di necessità, con evidenti ricadute anche di carattere ambientale. Una prima indicazione, redatta dai Consorzi di bonifica, segnala esigenze per oltre un miliardo di euro. E’ necessario avviare un processo virtuoso, che ponga la prevenzione al centro dell’azione di tutela del territorio. In questo senso riponiamo molta speranza  nell’avvenuta approvazione, da parte della VIII Commissione presieduta dall’ On Angelo Alessandri, Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, di una risoluzione, che impegna il Governo ad “intraprendere le occorrenti iniziative, anche di natura normativa volte a promuovere, sostenere ed attuare un organico programma di interventi diretti principalmente alla prevenzione del rischio idrogeologico ed alla manutenzione del territorio ed in tale ambito ad individuare confacenti risorse economiche pari ad almeno 5.000 milioni di euro.” Negli ultimi 80 anni, in Italia, si sono registrati 5.400 alluvioni e 11.000 frane, coinvolgendo 70.000 persone e causando danni per 30.000 miliardi di euro nel solo ultimo ventennio. Attualmente, il 60% dei comuni è a rischio idrogeologico molto elevato; il 7,1% del territorio nazionale è classificato a potenziale rischio idrogeologico più alto, comprendendo tra l’altro, 7.791 chilometri quadrati di aree alluvionabili.

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