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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘siccità’

Siccità: Cia, annata difficile per olivicoltura

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2022

E’ un’annata difficile per l’olivicoltura italiana, con le alte temperatura e la siccità che rischiano di compromettere la prossima campagna. Le prime stime di Cia-Agricoltori Italiani sono di un calo del 30% per il 2022-23 rispetto alla campagna precedente nelle principali regioni del Sud Italia (Puglia, Calabria, Sicilia e Campania). Malgrado l’olivo sia estremamente resistente alla siccità, l’acqua mantiene un ruolo fondamentale in determinate fasi del ciclo vitale della pianta. Il caldo anomalo nel periodo di fioritura a maggio e il deficit idrico nella fase di accrescimento a luglio hanno, infatti, creato le condizioni per un’annata molto sfavorevole per la produzione di olive. Col mix di caldo e siccità, la pianta si trova, dunque, costretta a sacrificare parte della sua produzione e in alcuni casi sono già visibili frutti secchi, segno tangibile degli scompensi climatici. Ma anche quando le olive riescono ad accrescersi, lo stress idrico disidrata la polpa e ne compromette lo sviluppo, riducendo la formazione dell’olio. Ai problemi determinati dal clima, si aggiunge anche la minaccia incombente della mosca olearia, il parassita più preoccupante per gli uliveti italiani. In fase di pre-raccolta in autunno, il pericolo insetto potrebbe, infatti, danneggiare ulteriormente la quantità e la qualità delle produzioni.Secondo Cia, sono, dunque, necessari per l’olivicoltura invasi e infrastrutture idriche moderne, oltre a una migliore gestione del suolo, con tecniche volte al contenimento delle perdite idriche. Il settore olivicolo italiano è attualmente uno dei protagonisti più importanti a livello internazionale. Nell’ambito del bacino del mediterraneo, dove si concentra oltre il 75% della produzione mondiale di olive, l’Italia, insieme alla Spagna, alla Tunisia e alla Grecia gioca un ruolo fondamentale. La produzione nazionale incide per il 15% su quella mondiale e il settore si caratterizza per essere il secondo esportatore dopo la Spagna.

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Siccità: Cia, annata difficile per olivicoltura

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2022

E’ un’annata difficile per l’olivicoltura italiana, con le alte temperatura e la siccità che rischiano di compromettere la prossima campagna. Le prime stime di Cia-Agricoltori Italiani sono di un calo del 30% per il 2022-23 rispetto alla campagna precedente nelle principali regioni del Sud Italia (Puglia, Calabria, Sicilia e Campania). Malgrado l’olivo sia estremamente resistente alla siccità, l’acqua mantiene un ruolo fondamentale in determinate fasi del ciclo vitale della pianta. Il caldo anomalo nel periodo di fioritura a maggio e il deficit idrico nella fase di accrescimento a luglio hanno, infatti, creato le condizioni per un’annata molto sfavorevole per la produzione di olive. Col mix di caldo e siccità, la pianta si trova, dunque, costretta a sacrificare parte della sua produzione e in alcuni casi sono già visibili frutti secchi, segno tangibile degli scompensi climatici. Ma anche quando le olive riescono ad accrescersi, lo stress idrico disidrata la polpa e ne compromette lo sviluppo, riducendo la formazione dell’olio. Ai problemi determinati dal clima, si aggiunge anche la minaccia incombente della mosca olearia, il parassita più preoccupante per gli uliveti italiani. In fase di pre-raccolta in autunno, il pericolo insetto potrebbe, infatti, danneggiare ulteriormente la quantità e la qualità delle produzioni.Secondo Cia, sono, dunque, necessari per l’olivicoltura invasi e infrastrutture idriche moderne, oltre a una migliore gestione del suolo, con tecniche volte al contenimento delle perdite idriche. Il settore olivicolo italiano è attualmente uno dei protagonisti più importanti a livello internazionale. Nell’ambito del bacino del mediterraneo, dove si concentra oltre il 75% della produzione mondiale di olive, l’Italia, insieme alla Spagna, alla Tunisia e alla Grecia gioca un ruolo fondamentale. La produzione nazionale incide per il 15% su quella mondiale e il settore si caratterizza per essere il secondo esportatore dopo la Spagna.

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Siccità: Cia, con morìa nel Delta del Po

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2022

Un kg di vongole veraci oltre le 15 euro all’ingrosso, che diventano 20 euro al dettaglio con un balzo del 40% rispetto al 2021, mentre i consumi calano del 50%. A lanciare il grido d’allarme sul settore in ginocchio è Cia-Agricoltori Italiani, dopo la morìa di mitili nelle lagune del Delta del Po, dove si concentra la quasi totalità degli allevamenti di vongole veraci del Paese. Sono 1500 aziende per una produzione di circa 95mila ton. annue (dato PescAgri-Cia), che lamentano il rischio di mancati redditi per decine di milioni. Le altissime temperature di maggio e giugno insieme alla portata ridotta di Po e Adige hanno messo in crisi tutti gli operatori, gettando ombre sul futuro dell’acquacoltura nazionale. Danno anche per il settore della ristorazione, che nell’alta stagione si vede costretto a ritoccare i listini. Il primo piatto condito col mollusco più amato dagli italiani si attesta ormai sui 14 euro in media, dagli abituali 12.Con il caldo anomalo di questi ultimi mesi si stima un 35% di molluschi morti negli specchi d’acqua stretti fra il Delta del Po e l’Adriatico, habitat ideale per la vongola verace che dal Polesine arriva, poi, sulle tavole di tutti gli italiani. La morìa dei molluschi bivalvi è causata dal proliferare delle alghe a seguito di alte temperature e siccità, che determina il fenomeno delle “acque bianche”. Quando le alghe marciscono, infatti, liberano sostanze tossiche che fanno sbiancare l’acqua causando l’anossia (mancanza di ossigeno) sia per il pesce che per le vongole. Se i primi possono velocemente spostarsi, per i molluschi non c’è scampo.Per Cia il comparto va, dunque, tutelato per evitare che la contrazione produttiva porti a un aumento dell’import da Grecia o Turchia, andando incontro all’85% dei consumatori italiani che ha dichiarato di preferire prodotto ittico allevato in Italia, proprio perché nessun Paese può competere con la serietà dei nostri controlli, che rendono il prodotto costantemente tracciato. Si ricorda ancora, infatti, il caso della salmonella nelle vongole importate dal Vietnam. Per fare fronte alla crisi, Cia chiede, dunque, aiuti concreti e lo stanziamento di fondi per implementare le infrastrutture idrauliche, unica arma contro gli effetti delle annate calde e siccitose (mare calmo e fioriture di alghe), sempre più frequenti. Proteggendo con opere di sbarramento le lagune, il maggiore idro-dinamismo di questi ecosistemi aumenterebbe la loro resistenza agli scompensi del climate change.

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Acqua non solo siccità

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

Il ministro per la Transizione ecologica Cingolani ha riconosciuto che la scarsità d’acqua non è legata solo al clima di questa torrida estate, ma anche alla mancata manutenzione della rete idrica e a un sistema di gestione troppo complicato – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Mentre l’attenzione generale si concentra sulle scarse precipitazioni, è bene non perdere di vista gli errori dei decenni passati e gli interventi che permetterebbero di portare sollievo immediato al Paese e alla sua agricoltura.Una voce del Governo ha finalmente affermato che serve un intervento molto forte a livello sia emergenziale che infrastrutturale – continua Tiso. Oltre alle perdite record di acqua, un altro grande problema è il numero eccessivo di enti competenti in materia di risorse idriche. Per rinnovare in tempi rapidi le nostre infrastrutture e assicurare la loro manutenzione è indispensabile un sistema di gestione più snello ed efficiente, che consenta di prendere decisioni giuste in tempi adeguati.Il piano annunciato da Cingolani si sviluppa su diversi livelli: non ci sono solo i fondi del Pnrr per un ammontare complessivo di 4,4 miliardi di euro, ma anche un sistema di monitoraggio della rete idrica, nuove regole per l’utilizzo delle acque reflue depurate e la realizzazione di nuove opere. L’acqua è una risorsa di cui siamo storicamente ricchi e per la cui gestione siamo stati in passato maestri. Sarà necessario assicurare la massima trasparenza e un controllo efficace dei nuovi investimenti per far sì che torni a scorrere abbondante e a beneficio di tutti.

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Siccità Pianura Padana: l’emergenza resta gravissima

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

Tutte le stazioni di monitoraggio dei livelli delle portate del fiume Po sono ancorate al di sotto delle quote minime dei flussi; le precipitazioni, cadute in modo disomogeneo nell’area distrettuale e talvolta sotto forma di fenomeni violenti e grandine, si sono rivelate scarse; le temperature, dopo un temporaneo abbassamento, sono ritornate sopra gli standard stagionali e con stimata tendenza all’aumento ulteriore già dai prossimi giorni.In questo quadro idrologico e climatico del tutto simile a quello proiettato già nell’ultima seduta dell’Osservatorio sugli Utilizzi Idrici – dopo il vivace confronto dei dati statistici con i partner istituzionali e portatori di interesse del bacino del Grande Fiume – emerge una sola positiva rappresentata dalla parziale ripresa delle quote di alcuni grandi laghi alpini che hanno consentito, negli dieci giorni trascorsi e pur in una acclarata situazione drasticamente deficitaria, una sostanziale stabilizzazione delle portata che a Pontelagoscuro (FE) si attesta 219 mc/s. Le piogge temporalesche sui crinali alpini e i rilasci contestuali dagli invasi idroelettrici hanno infatti permesso di mantenere o, in alcuni casi, incrementare la capacità di invaso dei laghi Maggiore (+13 cm sopra lo Zero idrometrico di Sesto Calende) e Garda (+57 cm), principali serbatoi per l’approvvigionamento del Po; tra gli affluenti degni di menzione si rimarca l’apprezzabile contributo offerto dalle portate della Dora, mentre gli altri affluenti hanno palesato un trend al ribasso con particolare evidenza per quelli Appenninici, ora quasi completamente scarichi. Da segnalare anche l’apporto ulteriore dell’acqua proveniente dal lago di Idro, ora disponibile anche grazie all’input presentato dall’Autorità Distrettuale del Fiume Po alla Conferenza dei Servizi proprio pochi giorni fa e concertato con il tavolo competente. In questo delicato equilibrio, destinato purtroppo a non mutare repentinamente a causa delle alte temperature e alla mancanza di precipitazioni a breve termine, rimangono dunque le incognite legate all’avanzata del cuneo salino nell’area del Delta del Po e la potenziale minaccia, non ancora scongiurata, della possibile intrusione delle acque salmastre, non solo pericolo costante di danno irreversibile all’habitat e alla biodiversità in quelle zone o causa di improduttività colturale, ma anche minaccia costante al comparto idropotabile, vista la presenza operativa, a pochi chilometri, dell’impianto che serve tutt’ora oltre 750 mila persone nelle due province di Ferrara e Rovigo.

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La siccità si estende al sud

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2022

In Campania, la siccità aggredisce il bacino idrografico dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno, mentre permane una situazione di rischio in quello del Sele: a segnalarlo è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, registrando che, rispetto a 7 giorni fa, si segnalano in deciso calo i volumi dei bacini del Cilento (Piano della Rocca: -18.74% sull’anno scorso) e del lago di Conza, mentre i fiumi hanno portate diversificate con il Garigliano ai minimi in anni recenti. “E’ la sesta, grave siccità in 20 anni; non possiamo continuare a farci travolgere dalle emergenze. “Il Piano Laghetti è una sostenibile risposta di futuro – chiosa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – L’obbiettivo è 10.000 bacini medio-piccoli, multifunzionali ed ecocompatibili, da realizzarsi entro il 2030 ed i primi 223 progetti sono già pronti, perlopiù immediatamente cantierabili.” Ambientalmente drammatica è la situazione nel Lazio, dove tutti i corsi d’acqua hanno portate in ulteriore calo (Tevere, Liri, Sacco ai minimi dal siccitosissimo 2017 ed Aniene praticamente dimezzato) ed il lago di Nemi permane circa un metro più basso dell’anno scorso, mentre quello di Bracciano è 31 centimetri in meno sul 2021, arrivando a toccare la soglia limite per la captazione dell’acqua dal lago.A Giugno, nella confinante Umbria, sono caduti mediamente solo poco più di 6 millimetri di pioggia (12 mesi fa: mm.30,1) e nel medio-basso Tevere, dall’inizio dell’anno, i pluviometri non superano i 140 millimetri: una situazione di grave sofferenza, di cui sono specchio la diga di Maroggia ed il lago Trasimeno largamente ai livelli minimi in anni recenti. In Puglia gli invasi hanno distribuito, in una settimana, circa 18 milioni di metri cubi d’acqua, leggermente più di quanto registrato in Basilicata (Mmc. 17 ca.), dove il deficit rispetto al 2021 supera ormai i 40 milioni di metri cubi. Nel Centro Italia, permane molto grave la situazione dei corsi d’acqua toscani (tutti sotto media), dove il Serchio registra valori inferiori al Minimo Deflusso Vitale e l’Ombrone è praticamente prosciugato.I fiumi marchigiani, fatta eccezione per il Tronto, segnano valori inferiori al già critico 2021 ed il Sentino continua a registrare storici primati negativi, scendendo di ulteriori 2 centimetri al di sotto del precedente record. Assolvendo alla loro funzione di riserva idrica per le campagne, in una settimana i bacini delle Marche sono calati di quasi 2 milioni di metri cubi d’acqua, avvicinandosi ai livelli dell’anno scorso. In Sardegna, i livelli degli invasi sono complessivamente in linea con l’anno scorso, c’è preoccupazione per il sistema idrico di Alto Cixerri, Alto Coghinas, Sardegna Nord occidentale e Posada; la zona Nord Ovest dell’isola è quella, dove si registra il maggior deficit pluviometrico. Ad eccezione del Maggiore, al Nord crollano i livelli dei Grandi Laghi (tutti abbondantemente sotto media) con il Lario, che scende addirittura oltre 32 centimetri sotto lo zero idrometrico, superando il minimo storico, registrato nel 1976; il Garda è sotto il 50% di riempimento (47,9%). In Valle d’Aosta, le recenti piogge (mm.90 ca.) non bastano a fare uscire la regione da uno stato di siccità estrema, soprattutto nei territori centrali, ma corroborano le portate di Dora Baltea e torrente Lys, che restano sopra la media mensile.Permane una situazione “a macchia di leopardo” in Piemonte, dove crescono i flussi di Orco, Sesia e Stura di Lanzo, mentre Tanaro e Stura di Demonte calano; il deficit pluviometrico di Giugno è stato di oltre il 60% nei bacini Agogna Terdoppio, Scrivia Curone e Tanaro, mentre le piogge sono aumentate nelle zone di Toce, Ticino, Sesia e Dora Baltea. Nella regione decrescono le portate del fiume Po, che invece hanno timidi segnali di ripresa nel tratto fra Lombardia ed Emilia Romagna; a Pontelagoscuro, nel ferrarese, le portate di Giugno hanno mediamente registrato -85% sulla media, mentre ai rilevamenti di Cremona, Piacenza e Boretto rimangono abbondantemente al di sotto del minimo storico, fin qui registrato. In Lombardia resta praticamente invariata l’insufficiente portata dell’Adda, mentre le riserve idriche restano inferiori di oltre il 61% alla media storica e -65,2% rispetto all’anno scorso. Nel Veneto, dove nel mese di giugno sono caduti mediamente 51 millimetri di pioggia ( -47% sulla media storica), la provincia di Rovigo resta “a secco” (caduti circa 4 millimetri). I bacini fluviali tra Livenza e Piave e quelli del Sile, del Fissero-Tartaro-Canal Bianco, nonché del bacino scolante nella laguna di Venezia registrano deficit pluviali, superiori all’80%. Da Ottobre a Giugno, cioè nell’anno idrologico, sul Veneto sono caduti 339 millimetri d’acqua in meno ed anche in questo caso è la provincia di Rovigo ad esserne maggiormente colpita (piogge inferiori ai 250 millimetri). Tra i fiumi soffre l’Astico (-74% sulla portata media), ma altezze inferiori agli anni scorsi si registrano anche per tutti gli altri fiumi della regione: a Giugno, il Bacchiglione ha avuto portate inferiori dal 60 all’80% rispetto alla media, mentre quelle della Livenza sono state al di sotto dei minimi storici. In Emilia Romagna, infine, permane l’emergenza idrica con le portate dei fiumi Reno (mc./sec. 0,5) e Secchia (mc./sec. 1,1) sotto i minimi storici, mentre i bacini piacentini di Mignano e Molato risultano invasati, alla fine di Giugno, rispettivamente per il 46,7% e 21,2% con volumi idrici complessivi, praticamente dimezzati rispetto all’anno scorso.

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Decreto siccità: Uscire dalla logica emergenziale

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2022

La scelta di nominare un commissario per l’emergenza siccità è condivisibile, ma bisogna al contempo lavorare su soluzioni di lungo periodo per uscire dalla logica emergenziale – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. CI auguriamo che per ricoprire il delicato ruolo di commissario sia scelta una persona che conosca da vicino i problemi della rete idrica italiana, così come quelli dell’agricoltura, e che gli interventi straordinari possano dare al più presto sollievo al nostro Paese. Il Decreto siccità in corso di definizione, se ben congegnato, potrà essere determinante in queste settimane di caldo straordinario – continua Tiso. Da quanto è trapelato finora, sono previste misure di sburocratizzazione e poteri straordinari per consentire alla nuova struttura commissariale di operare in modo rapido. Sarà a questo fine essenziale stabilire gli interventi prioritari sulla base di criteri oggettivi, discussi con le Regioni e le altre autorità competenti. Non è la prima volta che l’Italia si trova a fronteggiare il grave problema della siccità, ed è prevedibile che ci saranno eventi simili in futuro. Per questo è importante impostare sin da subito gli interventi adottando un’ottica di medio e lungo periodo. Mentre si pensa alle misure più urgenti, bisogna lavorare anche a un piano nazionale strutturato per far sì che il nostro Paese non si faccia più trovare impreparato. By Gabriele Carchella.

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La grave siccità in corso impone un’accelerazione del processo di digitalizzazione della nostra agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2022

Con particolare attenzione alle applicazioni che permettono di irrigare in modo più efficiente ottimizzando l’utilizzo delle risorse idriche – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo l’ultima elaborazione di Cai-Consorzi Agrari d’Italia, grazie a un mix di tecnologie che vanno dalle stazioni meteo ai sensori di umidità per arrivare all’intelligenza artificiale, è possibile ridurre fino al 20% i consumi d’acqua per le coltivazioni rispetto agli standard attuali. Con l’evolversi e il diffondersi del digitale, si calcola che in futuro i risparmi potrebbero arrivare addirittura al 50% – continua Tiso. È perciò determinante investire con maggiore decisione sulla digitalizzazione del primo settore per dare una risposta immediata alla crisi in corso. Insieme al rinnovamento della rete idrica ormai obsoleta, la diffusione dell’Agricoltura 4.0 porterebbe benefici a lungo termine di cui potremmo usufruire anche quando l’emergenza sarà terminata. Uno dei principali ostacoli alla digitalizzazione è il coinvolgimento delle piccole e medie aziende, che non sempre dispongono delle risorse da investire in formazione e aggiornamento tecnologico. Affinché si realizzi la rivoluzione digitale deve essere accessibile a tutti, non solo alle grandi imprese agricole. Serve per questo un’azione coordinata di Governo e Regioni per mettere tutti i coltivatori nelle condizioni di rinnovarsi. A questo fine potrebbe rivelarsi opportuna la defiscalizzazione delle spese per la digitalizzazione sostenute dalle aziende agricole.

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Siccità: Cia, già 30% riso a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

La siccità di questo 2022 toglierà dal piatto almeno un 30% di riso Made in Italy. Le ondate di calore anomale e, soprattutto, le precipitazioni dimezzate di questi ultimi sei mesi, con la perdita di risorsa idrica drammaticamente pari al 90%, stanno prosciugando ettari su ettari di risaie al Nord, coltivate a Carnaroli, Arborio e Roma, varietà speciali per i risotti e di cui l’Italia è unico produttore al mondo. Insieme al grano, dice oggi Cia-Agricoltori Italiani, è così a rischio un’altra produzione strategica dell’agroalimentare nazionale che non può ammette stati di emergenza tardivi, né subire l’ennesima aggressione speculativa.Se non pioverà nei prossimi giorni -continua a sottolineare Cia- il Paese finirà, dunque, per giocarsi, sotto gli effetti dell’incognita clima, anche un altro mercato chiave come quello del riso che con 2 milioni di tonnellate l’anno prodotte su circa 227 mila ettari, rappresenta oltre il 50% dell’intera produzione europea. Una coltura esclusiva e anche in ripresa (+16% record consumi in pandemia), ma che adesso è schiacciata dai rincari sulle materie prime e dai costi eccessivi di produzione, e non sta beneficiando in alcun modo dell’aumento dei prezzi allo scaffale. Attenzione, quindi -ribadisce Cia- a fenomeni speculativi, ennesimo colpo basso ai danni dell’agricoltura. Interventi tempestivi, misure straordinarie e nuove alleanze con istituzioni e cittadini-consumatori è, dunque, quanto ora torna a sollecitare Cia, considerando già eccessivi i tempi d’attesa per lo stato d’emergenza, fondamentale per l’azione risarcitoria a favore delle imprese, in sofferenza anche nella rotazione con mais e soia. Per Cia è, dunque, urgente estendere l’applicazione del credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo fino alla fine della stagione irrigua. Il prezzo eccezionale, arrivato a 1,60 euro al litro, sta compromettendo anche le operazioni alternative per contenere i danni che su tutto il territorio nazionale sono ormai di svariati miliardi di euro. Le Regioni predispongano, poi, la possibilità di assegnazione straordinaria di carburante per far fronte alle lavorazioni impreviste come al recupero dell’acqua per i campi e prima che si ceda all’inevitabile abbandono. Ecco perché, secondo Cia, non è più rinviabile la costruzione di una rete di nuovi bacìni e invasi, piccoli e distribuiti sul territorio, utili all’accumulo e allo stoccaggio di acqua piovana; fare manutenzione efficiente e anti-dispersioni; lavorare per sviluppare l’uso delle acque reflue in agricoltura; sfruttare la tecnologia per rallentare la risalita del cuneo salino; immaginare anche grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, abbattendo i costi con produzione di energia da fonti rinnovabili.“Bisogna costruire soluzioni, innovative e sostenibili, per far fronte ai cambiamenti climatici -commenta il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Vanno recuperati anni di immobilismo sul fronte dell’ammodernamento delle reti idriche, ma serve anche essere proattivi nella transizione a un nuovo modo di fare agricoltura, sostenibile per l’economia delle imprese, oltre che per l’ambiente, e sostenuta da strumenti, assicurativi per esempio, flessibili e più adeguati alle calamità in avanzata. Il Dpcm contro la siccità -conclude Fini- sia rapido nelle risposte e lungimirante nelle misure in prospettiva”.

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Siccità e rinnovo rete idrica

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2022

Per agire subito contro gli effetti della siccità è indispensabile un grande piano di ristrutturazione della nostra rete idrica – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. L’Italia è il Paese europeo che dispone di più acqua, con una media di 302 miliardi di metri cubi di pioggia l’anno e una grande ricchezza di fiumi, laghi e falde sotterranee. Le risorse per salvare i raccolti e fornire l’acqua a tutti i cittadini sono già a nostra disposizione, ma mancano infrastrutture all’altezza. Con l’intensificarsi dei cambiamenti climatici il rinnovamento dei 600mila km della nostra rete idrica dovrebbe essere una priorità assoluta di Governo e Regioni – continua Tiso. Nonostante l’abbondanza di acqua, infatti, il 42% di questa si perde prima di arrivare a destinazione, contro una perdita media europea dell’8%. Anche la raccolta dell’acqua piovana può essere incrementata intervenendo sulle dighe, che ne captano oggi solo l’11% contro il 15% di 50 anni fa. Se la lotta contro i cambiamenti climatici richiede tempo prima di produrre risultati tangibili, intervenire sulla rete idrica porterebbe benefici immediati e fornirebbe un aiuto fondamentale agli agricoltori che si trovano a fronteggiare una delle peggiori siccità degli ultimi anni. Chiediamo pertanto al Governo di preparare un piano straordinario per il rinnovamento della rete idrica e di stanziare le risorse necessarie per finanziarlo.

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Siccità: Cia, tagliato del 30% il raccolto del grano. Costi superano ricavi

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2022

Un taglio del raccolto del grano del 30%, queste le prime stime nel Centro-Nord nei primi giorni di trebbiatura. Una minor produzione che si va ad aggiungere all’aggravio dei costi di produzione per le aziende cerealicole: dal rincaro dei fertilizzanti (+170%) a quello del gasolio arrivato a 1,60 euro/lit. con un aumento nell’ultimo anno del 130%. A seguito della grave situazione di siccità che sta colpendo il territorio italiano, il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, chiede, dunque, al Governo la dichiarazione dello stato di emergenza e un decreto siccità per sostenere il comparto agricolo, vitale per il nostro Paese. “L’assenza di precipitazioni nel periodo primaverile e le alte temperature che hanno anticipato la maturazione anche delle varietà tardive di frumento–dichiara Fini– hanno provocato cali produttivi davvero ingenti e una qualità non ottimale. Dalle prime stime, la media sembra essersi attestata sui 45-50q/ha, ben al di sotto dei 70-75 degli anni scorsi. Le produzioni 2021 registrano buone quotazioni nelle borse merci, ma questo consente solo parzialmente alle aziende di far fronte ai costi di produzione fuori controllo. Con medie produttive così basse, la marginalità sarà, infatti, ai limiti della sussistenza e molti coltivatori potrebbero decidere di non seminare grano in autunno, col risultato di una dipendenza ancora maggiore di materie prime agricole dall’estero, proprio nei mesi della crisi dell’import del grano durante il conflitto russo-ucraino”. Le cause della grave crisi idrica che ha colpito l’intero bacino padano sono da ascrivere a precipitazioni sotto la media anche del 70% (anche 110 giorni di siccità assoluta in alcuni areali) e a un inverno senza neve. L’acqua che alimenta il Po è, infatti, quella delle nevicate invernali: l’apporto dello scioglimento del manto nevoso avrebbe determinato il riempimento dei laghi alpini come il Maggiore e quello di Como e -anche senza piogge- si sarebbe arrivati fino alla fine dell’estate. Un problema ulteriore è dato dal cuneo salino, che si sta spingendo a 20 chilometri dalla foce del Po, dove le falde acquifere sono diventate salmastre e dunque inutilizzabili. “Una situazione così sarebbe eccezionale anche ad agosto, il quadro è preoccupante e va affrontato con misure eccezionali -conclude Fini-, serve un intervento rapido del Governo per rispondere all’emergenza, da una rete di piccoli invasi a grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, utilizzando in maniera efficiente ed efficace i fondi del PNRR. Sono, inoltre, necessari nuovi strumenti di assicurazione, perché quelle che un tempo erano anomalie climatiche oggi stanno diventando la cronaca di tutti i giorni”.

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Siccità: Toti a 24 Mattino su Radio 24: Situazione non drammatica in Liguria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

“Dai rapporti di Irem, nostro principale gestore di acqua potabile, così come dai rapporti delle altre strutture regionali, noi abbiamo negli invasi una percentuale che va dal 20-30% in meno degli anni migliori, quindi certamente è una situazione di grande attenzione. Di certo non una situazione drammatica tanto è vero che abbiamo autorizzato all’inizio della settimana l’apertura della diga del Brugneto a favore del fiume Trebbia e dell’agricoltura emiliana. Come facciamo ogni estate, cosa che mi sarebbe vietata se ci fosse un rischio idrico sulla città di Genova”. Così Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria, a 24 Mattino su Radio 24. “Attenzione molta, nulla di drammatico per il momento, di certo i settori soffrono in modo differente. Non credo che vi sarà un tema di acqua potabili, su questo bisogna stare tranquilli. – continua a Radio 24 – Sull’agricoltura, invece, il governo fa bene ad analizzare uno stato di attenzione perché l’agricoltura già oggi sconta una crisi severa dovuta al costo delle materie prime e dell’energia, si somma una crisi dovuta alla carenza di acqua, questo rischia di trasformarsi in un moltiplicatore dei prezzi alimentari e su una minore produzione che può incidere severamente sul paese”.

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Siccità: Nuovi invasi contro la desertificazione

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2022

La Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità che si celebra oggi arriva in un momento particolarmente critico per le risorse idriche del nostro Paese – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. In Pianura padana è in corso la più grave siccità degli ultimi 70 anni, tanto che 100 comuni piemontesi e 25 del bergamasco potrebbero essere costretti a sospendere l’erogazione di acqua durante la notte per ripristinare il livello dei serbatoi. Ma l’allarme si estende anche al centro e al sud Italia.I cambiamenti climatici non sono l’unica causa di questa emergenza, perché molti altri fattori entrano in gioco – continua Tiso. La rete idrica italiana è responsabile di una perdita media del 39% dell’acqua immessa: per ogni 100 litri ne arrivano a destinazione soltanto 61. C’è per questo bisogno di interventi urgenti straordinari per rispondere alla siccità in corso.Le proposte per rispondere alla mancanza di piogge non mancano. La costruzione di una rete di invasi distribuiti su tutto il territorio porterebbe grande giovamento all’attività agricola e non solo. Anche l’Agricoltura 4.0 consentirebbe un notevole risparmio di risorse, tra le quali l’acqua per l’irrigazione. La battaglia contro desertificazione e siccità va combattuta su più fronti. Oltre contrasto al riscaldamento globale è possibile intervenire sin da ora con misure che possono portare un sollievo immediato alle nostre terre.

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Siccità: Cia, con Po in secca, a rischio fino al 50% della produzione agricola

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

Con il fiume Po in secca, è ufficialmente crisi idrica, come non si vedeva da 70 anni. La situazione è drammatica: senza acqua, è a rischio fino al 50% della produzione agricola e zootecnica del Bacino padano, tra i più importanti d’Italia, ma l’emergenza coinvolge anche famiglie e industrie dell’area, con l’ipotesi di razionamenti, compreso il comparto turistico, ora in piena stagione balneare. Per Cia-Agricoltori Italiani, tutto il Paese è a un punto di non ritorno e serve un intervento rapido per realizzare una vera rete di nuovi invasi e laghetti, diffusi sul territorio, per l’accumulo e lo stoccaggio di acqua in caso di siccità. Del resto -sottolinea Cia- il problema riguarda tutta Italia, dove sta mancando la pioggia da settimane e non è prevista nei prossimi giorni, le temperature toccano anche 4 gradi sopra la media stagionale e le scorte idriche sono a zero. Il fiume Po, arrivato anche a -8,08, desta chiaramente le preoccupazioni maggiori e che arrivano fino alla Pianura di Ferrara con il Bacino più importante d’Italia da 600 milioni di metri cubi nel 2021, vitali per un intero ecosistema e non solo per l’agricoltura, che qui è rappresentata da più di 6 mila aziende per 170 mila ettari di terreno. Con danni complessivi destinati a superare un miliardo di euro, se non pioverà neanche sulle Alpi -aggiunge Cia- si può già dire addio al pomodoro tardivo così come a molte orticole, la cui coltivazione, vista la mancanza di acqua necessaria per irrigare, non può neanche essere avviata. Per meloni e cocomeri si prevede, invece, una riduzione tra il 30% e il 40% che arriva al 50% per il mais e la soia, produzioni il cui mercato è già ampiamente sotto stress per via della guerra in Ucraina. Nell’immediato -chiarisce Cia- di fronte a questa severa siccità, non c’è soluzione se non la collaborazione di tutti. Gli agricoltori potrebbero dover fare i turni d’irrigazione e i cittadini accettare di non avere acqua di notte. Questo al Nord come al Sud, stando ai livelli bassi di fiumi come il Palantone, il Sesia e i Bacini dal Parma al Trebbia, il Tevere e l’Arno, l’Ombrone e il Garigliano, ma anche agli invasi di Basilicata, Puglia, Sardegna. “Enti e istituzioni, con le organizzazioni agricole, devono necessariamente sedersi a un tavolo per valutare strategie concrete di contenimento -spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Bisogna pensare a una bacinizzazione del Po, come avviene nel Nord Europa, in Belgio. Abbiamo perso almeno 20 anni e ora intervenire è solo questione di buon senso, a garanzia della sicurezza alimentare, ma anche delle filiere produttive, della biodiversità e del paesaggio, e soprattutto dei cittadini. Non è un’emergenza solo dell’agricoltura. L’acqua è una risorsa strategica e il Pnrr deve fare di più -aggiunge Fini- oltre gli 800 milioni di euro previsti per gli interventi irrigui”.

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Emergenza siccità in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2022

Si allarga anche al Centro Sud d’Italia l’allarme per l’emergenza siccità in questo torrido Maggio 2022. La preoccupante indicazione arriva dal report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. In particolare è Roma ad assumere il ruolo di “capitale” anche in questa poco invidiabile fotografia del Paese; alla stazione di rilevamento Lanciani, ad esempio, da inizio d’anno sono caduti 137 millimetri di pioggia contro una media, negli scorsi 16 anni, pari a mm. 357. In questo 2022 le piogge sono state scarse su tutto il Lazio: in alcune zone del litorale romano e del viterbese (Ladispoli, Cerveteri, Tarquinia, Viterbo) sono finora caduti meno di 100 millimetri di pioggia contro una media di mm. 300 (fonte: ARSIAL); analoga situazione di scarsità pluviometrica si registra in provincia di Latina. A risentire di questa situazione sono inevitabilmente i corpi idrici: il lago di Bracciano resta stabilmente 25 centimetri sotto i livelli del 2021; il fiume Tevere è circa un metro più basso dei livelli registrati negli ultimi anni, avvicinandosi a quelli rilevati nel siccitosissimo 2017; la portata del fiume Aniene è addirittura dimezzata rispetto alla media in anni recenti; peggiore degli anni scorsi è anche la condizione idrica dei fiumi Sacco e il Liri. Resta largamente insufficiente la condizione idrica nella confinante Toscana, soprattutto nelle zone meridionali della regione dove, in continuità con l’attiguo viterbese, il fiume Ombrone registra una portata (1,86 metri cubi al secondo) addirittura inferiore al Deflusso Minimo Vitale (mc./sec. 2,00), segnando uno dei picchi più bassi dei recenti 20 anni; nel mese di Maggio, infatti, le piogge sono state irrisorie, addirittura inferiori ai 10 millimetri su alcune zone del Grossetano e dell’Aretino. Analoga situazione di insufficienza idrica si segnala nel resto della regione dove l’Arno registra una “magra” pari a 11,20 metri cubi al secondo.Anche nelle Marche i livelli attuali dei corsi d’acqua si stanno avvicinando (in alcuni casi sono addirittura inferiori) a quelli largamente deficitari dello scorso anno; la differenza la fanno, per ora, i bacini, che continuano a contenere una quantità d’acqua superiore di 4 milioni di metri cubi rispetto all’anno scorso.“E’ la testimonianza evidente della funzione calmieratrice e di riserva idrica, che assumono gli invasi rispetto al territorio, divenuta fondamentale, oggi più che mai, come elemento di contrasto alle conseguenze dei cambiamenti climatici” aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.Scendendo a Sud, calano le portate dei principali fiumi della Campania con il Garigliano in grave sofferenza.Continua ad essere deficitario il bilancio idrico nei bacini di Basilicata (calo di oltre 2 milioni di metri cubi in una settimana ed un gap negativo di quasi 26 milioni rispetto al 2021) e Puglia (- Mmc. 5.500.000 ca. in 7 giorni).Risalendo la Penisola, resta grave la condizione idrica in Emilia Romagna, dove è gravemente deficitario il bilancio idroclimatico (precipitazioni + evapotraspirazione) nel Ferrarese e nei bacini montani dal Parma al Trebbia, mentre i fiumi Enza e Secchia scendono al di sotto dei minimi storici.Continua a decrescere il fiume Po, scendendo in alcune zone (Cremona) sotto i minimi storici.In Veneto crescono, seppur in maniera insufficiente, i livelli dei fiumi Adige e Piave, ma contestualmente le altezze idrometriche di Brenta e Livenza sono inferiori di circa 2 metri a quelle dello scorso anno.Analogo andamento si registra in Lombardia dove la portata del fiume Adda cresce ma resta lontana dai livelli consueti per il periodo; le riserve idriche della regione sono complessivamente dimezzate rispetto alla media.In questo quadro si inserisce l’ulteriore decrescita dei livelli dei laghi Maggiore e di Garda; Lario ed Iseo invece registrano buone performance.A NordOvest, infine, calano i livelli dei fiumi piemontesi (unica eccezione, la Stura di Lanzo), mentre migliora la condizione dei corsi d’acqua in Valle d’Aosta, beneficiari dello scioglimento dei comunque scarsi manti nevosi.

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Siccità del Po e la situazione nelle altre regioni italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

In uno scenario idricamente deficitario (Piemonte e Lombardia sono le regioni maggiormente in crisi secondo l’indice SPI – Standardized Precipitation Index nei primi 3 mesi del 2022), i primi caldi rappresentano un problema in più, poiché l’evapotraspirazione riduce i benefici delle sporadiche piogge primaverili, laddove neanche lo scioglimento dello scarso manto nevoso riesce a contrastare la crescente siccità. A segnalarlo è il settimanale report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica come continui anche la discesa dei livelli dei maggiori laghi subalpini: il Maggiore è 80 centimetri al di sotto della media storica e in una settimana è sceso dal 30% al 22,7 % di riempimento; dopo aver registrato alcuni minimi storici, il Lario è ora al 6,5% del proprio potenziale volume , mentre anche il livello del Garda è in repentino calo, scendendo sotto il 70% della capacità d’invaso. In Lombardia si stanno già dissolvendo i recenti, seppur esigui apporti di neve, il cui manto, in una sola settimana, è calato del 21,65%, assestandosi a -66,7% sulla media del periodo; a ben rappresentare il quadro complessivo di sofferenza idrica è soprattutto la condizione del fiume Adda, la cui portata è in ulteriore calo: 43 metri cubi al secondo, cioè quasi la metà di quanto registrato nel 2017, la peggiore annata in tempi recenti. Se in Valle d’Aosta lo scioglimento della neve (a Courmayeur , l’altezza del manto è scesa, in 7 giorni, da cm. 60.50 a cm. 25,50 contro una media storica di cm.85) sta ristorando le portate della Dora Baltea e del torrente Lys, in Piemonte i flussi dei fiumi sono largamente inferiori allo scorso anno (Tanaro: oggi, mc/sec.23,1; Aprile 2021, mc/sec 83,9) Non fa eccezione il Po, classificato in condizione di estrema siccità idrologica e le cui portate sono addirittura inferiori a quelle registrate nelle estati più torride: al rilevamento di Piacenza il record negativo era di 232,34 metri cubi al secondo, registrato il 9 Agosto del siccitosissimo 2017; oggi si è a mc/sec 170,6! Stesse performance con il segno meno si registrano a Cremona e Boretto. Restando in Emilia-Romagna, oltre ai territori compresi nei bacini montani tra i fiumi Parma e Trebbia, entrano in zona rossa anche le aree a Nord della foce del Reno, dove dall’inizio dell’anno idrologico (1 Ottobre) sono caduti solamente 191 millimetri di pioggia e la siccità sembra essere diventata ormai endemica (da Gennaio 2021 si sono registrati appena mm. 471 di pioggia). A soffrirne sono principalmente i fiumi, che perlopiù ristagnano con portate largamente sotto media (Secchia, Enza e Trebbia stabiliscono il nuovo minimo storico), così come il volume idrico invasato nei bacini piacentini di Mignano e Molato.In Veneto, dove si è alla vigilia dello stop al 50% dei prelievi irrigui, sono decrescenti i livelli di tutti i corsi d’acqua: esemplare è il livello dell’Adige, ridotto di ulteriori 35 centimetri in 7 giorni.“Vista anche la multifunzionalità della nostra proposta sul “Piano Laghetti”, contiamo che su questo obbiettivo possa evidenziarsi quella coesione nazionale, che, nonostante le priorità di legge, spesso latita fra interessi concorrenti di fronte a risorse idriche insufficienti” aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. Permangono sotto media i principali corsi d’acqua della Toscana: il Serchio è al 25% ca. della portata, l’Ombrone al 30% ca., il Sieve al 50% ca.Le portate fluviali decrescono complessivamente anche in Centro Italia, seppur in maniera disomogenea: a stare meglio sono le Marche, dove le portate fluviali sono in linea con gli anni scorsi mentre, nel Lazio, l’Aniene registra una portata più che dimezzata rispetto alla media storica ed il Sacco è al minimo dal 2017.In Abruzzo, nonostante il deficit pluviometrico di Marzo, il bacino della diga di Penne è al massimo livello in anni recenti a conferma dell’inversione di tendenza, registrata sul versante adriatico centro-meridionale dall’autunno 2021 dopo un’annata idrologicamente negativa.In Campania crescono mediamente i livelli dei fiumi Garigliano, Sele e Volturno.In Basilicata, dove la stagione irrigua è avviata da settimane, i volumi idrici invasati si riducono di quasi 5 milioni di metri cubi, scendendo leggermente sotto quanto trattenuto lo scorso anno; curiosamente analogo quantitativo d’acqua è invece l’incremento registrato nei bacini d Puglia, dove l’invaso di Capacciotti raggiunge, per il secondo anno consecutivo, il massimo livello consentito.In Calabria, Aprile ha mediamente portato finora circa 33 millimetri di pioggia, consentendo volumi invasati nella media.In Sicilia, i volumi invasati sono complessivamente superiori di circa 92 milioni di metri cubi a quelli dell’Aprile 2021; le precipitazioni sono stati più abbondanti in provincia di Palermo (mm. 50,3 sulla città capoluogo), nel Siracusano (mm. 53,6 sull’antica Ortigia) ed a Messina (mm. 43,1), mentre ha piovuto meno nell’entroterra (mm.7 a Caltanissetta, mm. 19,3 ad Enna), a Catania (mm. 22 caduti, però, in un solo giorno) e ad Agrigento (mm. 4). In Sardegna, infine, ad Aprile sono caduti mediamente 23 millimetri di pioggia; nei bacini della regione, però, mancano all’appello circa 94 milioni di metri cubi pari indicativamente al 5%.

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Siccità estrema nel distretto del Po

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2022

A distanza di una settimana dall’ultima rilevazione, concomitante con la riunione dell’Osservatorio Permanente dell’Autorità Distrettuale sulle crisi idriche, lo stato complessivo degli indicatori idro-meteo-climatici nel Distretto Padano del fiume Po non evidenziano miglioramenti sostanziali e il quadro che si delinea mostra chiaramente come lo stato di perdurante siccità si stia lentamente spostando da Ovest a Est incidendo progressivamente su tutte le aree lungo il corso del Grande Fiume.A fronte di un deficit di pioggia sull’intero Distretto che, negli ultimi trenta giorni, è superiore ai 100 millimetri in meno (pari a -92%) e dopo 107 giorni di assenza di precipitazioni significative nel comprensorio padano le portate evidenziano un abbassamento drastico in tutte le stazioni di registrazione del dato, tutte al di sotto della soglia di emergenza, raggiungendo i livelli più bassi dal 1972. L’area ad oggi che ancora mostra il deficit maggiore, quindi con una siccità definita estrema che si sta propagando verso valle, è sicuramente quella Piemontese fino alle province di Piacenza e Cremona, ma il trend si palesa anche a Boretto e Borgoforte, fino a raggiungere il Delta nella stazione di Pontelagoscuro (Fe).Rispetto alla scorsa settimana le quote rilevate hanno portato un ulteriore calo della risorsa idrica disponibile fino al 5% nelle stazioni di Piacenza, oggi a -70% (dal -66% di sette giorni fa) e Cremona a -62% (rispetto al -57% della settimana scorsa); ma sono in discesa anche le quote di Boretto, ora a -61% (da -60%), Borgoforte, a -56% (da -54%) e Pontelagoscuro, a -56% (da -55%).Sia i Grandi laghi che gli invasi artificiali, invasati dal 5 al 30% rispetto alla media, languono pesantemente e i possibili quanto necessari rilasci dal Lago Maggiore a beneficio delle aree sottostanti non saranno attuabili in modo proporzionale al fabbisogno agroambientale. Estremamente deficitario anche lo stato del manto nevoso su tutto l’arco Alpino e quasi del tutto assente da quello Appenninico. Prosegue anche l’invadenza progressiva delle acque salmastre verso l’interno (oltre 12 km) provenienti dal Mare Adriatico con inevitabili ripercussioni sul mantenimento della capacità di irrigare da parte delle colture che stanno entrando nel vivo della stagione. Proprio in questi giorni infatti i Consorzi di bonifica stanno dando il via alla stagione irrigua a beneficio delle produzioni tipiche dei rispettivi territori e il prelievo potrà inevitabilmente incidere su ciò che resta della risorsa idrica disponibile.

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Agricoltura. La Pietra (FdI): ritorna il tema della siccità

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

Il Governo si riempie la bocca di slogan ma nel PNRR non c’è nulla. “Come ogni anno, ritorna il tema della mancanza di acqua. I fiumi, il Po ad esempio, sono a livelli minimi e la bassa portata inizia a creare problemi ai consorzi di irrigazione per il prelievo delle acque. Situazione ancora più grave se rapportata al fatto che la stagione estiva è appena iniziata e si prevede un periodo torrido per i prossimi mesi. Se è vero che i cambiamenti climatici rendono il clima incerto e che i fenomeni sono sempre più estremi, è altrettanto vero che l’agricoltura italiana deve affrontare il problema in maniera strutturale. La riforma nazionale del sistema dei consorzi irrigui e di bonifica valorizzi i tanti esempi virtuosi, ma metta fine alle tante criticità che insistono sul territorio nazionale. Ma oltre a questo occorre un piano nazionale per la realizzazione di bacini di raccolta, indispensabili per una buona programmazione e conservazione dell’acqua. Il PNRR può essere un’occasione unica per creare un sistema nazionale di conservazione delle acque, ma purtroppo non c’è traccia nei piani del governo e tanto meno delle regioni. Una maggioranza che si riempie la bocca di slogan e di principi ambientalisti ma che poi nei fatti non fa assolutamente niente. Fratelli d’Italia rilancia il tema delle risorse idriche, ma non lo fa in maniera demagogica ma chiedendo un piano serio per realizzare una rete nazionale di bacini”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, capogruppo in Commissione Agricoltura.

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La siccità colpisce anche l’Europa del Nord

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

“Nel contesto della crisi climatica, l’irrigazione non è vitale solo per gli agricoltori dell’Europa meridionale; tre anni di siccità consecutiva, tra il 2018 e il 2020, hanno generato enormi perdite per le colture di Scandinavia, Danimarca e Germania. I Paesi del Nord Europa non hanno più bisogno solo del drenaggio dei terreni, ma anche dell’irrigazione per garantire l’acqua necessaria alle loro coltivazioni e per mantenere la biodiversità del suolo”: a dirlo è Adriano Battilani, Segretario Generale di Irrigants d’Europe.“A causa degli effetti del cambiamento climatico, ci troviamo di fronte ad una nuova prospettiva di gestione dell’acqua nell’Unione Europea e che deve essere considerata nell’ambito della futura Politica Agricola Comune” aggiunge Francesco Vincenzi, Vicepresidente dell’associazione comunitaria, di cui ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) è socio fondatore. Per questo, Irrigants d’Europe ha presentato, alla Presidenza portoghese dell’Unione Europea, le aree di azione prioritaria per un’irrigazione sostenibile e vitale per garantire la sovranità alimentare, nonchè raggiungere la neutralità del carbonio in ambito europeo.Nell’ incontro con la ministra dell’agricoltura del Portogallo e presidente di AgriFish – Consiglio dell’agricoltura e della pesca della U.E., Maria do Céu Antunes, sono stati indicati 4 pilastri d’azione, indispensabili per il futuro dell’irrigazione comunitaria: modernizzazione delle infrastrutture; agricoltura 4.0; ecoschemi; mitigazione del cambiamento climatico e riutilizzo delle acque.Tra le misure proposte spiccano: l’uso di energie rinnovabili nei sistemi di irrigazione; l’implementazione dell’irrigazione di precisione e delle tecnologie digitali per aumentare la produttività del suolo, migliorando la qualità dell’acqua; il sostegno a pratiche di “governance” idrica sostenibile; il miglioramento dei servizi ecosistemici, forniti dalle infrastrutture idrauliche agricole; l’aumento della capacità di stoccaggio dell’acqua nei bacini; l’incentivo al riutilizzo delle acque reflue in agricoltura.“Le aree di irrigazione e stoccaggio dell’acqua – precisa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – sono un motore di sviluppo economico e sociale, aumentando la biodiversità e valorizzando la multifunzionalità d’uso delle risorse idriche. Il semestre di presidenza portoghese dell’Unione Europea, durante il quale verranno decise importanti dotazioni finanziarie come il Recovery Plan e la Politica Agricola Comune, è un’opportunità unica per affermare l’importanza di un’irrigazione sostenibile per la produzione alimentare e per il raggiungimento degli obbiettivi del Patto Ecologico Europeo.” “Il settore irriguo europeo è impegnato a collaborare per cogliere obbiettivi condivisi, quali sviluppo rurale, sicurezza alimentare ed innovazione – afferma José Núncio, Presidente di Irrigants d’Europe – La razionalizzazione dell’irrigazione, basata su infrastrutture e pratiche efficienti per promuovere i servizi ecosistemici, risponde alle sfide di un’Europa resiliente, digitale e leader nell’azione per il clima.” Irrigants d’Europe presenterà le priorità in materia di irrigazione anche al Parlamento Europeo, alla Commissione Europea, alle organizzazioni comunitarie degli agricoltori e all’industria dell’acqua, nonché ai ministri dell’agricoltura e ai parlamenti nazionali.

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Siccità nella regione del Vicino Oriente e del Nord Africa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

La FAO ha chiesto un deciso cambiamento nel modo in cui la siccità viene percepita e gestita nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. In un nuovo rapporto pubblicato oggi si legge che è necessario un approccio più proattivo basato sui principi della riduzione del rischio per costruire una maggiore resistenza alla siccità.Anche se la siccità è un fenomeno familiare nella regione, negli ultimi quattro decenni, è diventata più diffusa, prolungata e frequente, con tutta probabilità a causa dei cambiamenti climatici.La regione non è solo particolarmente soggetta alla siccità, ma è anche una delle zone più povere d’acqua al mondo, con il deserto che costituisce tre quarti del suo territorio.
Le capacità tecniche, amministrative e finanziarie del Vicino Oriente e del Nord Africa per affrontare la siccità sono inadeguate e rendono gli agricoltori e i pastori – i primi e maggiormente colpiti dalla siccità – ancora più vulnerabili.Agricoltori e pastori devono affrontare sfide crescenti quando l’acqua diventa più scarsa, la terra più degradata ed erosa e i terreni più fragili.Tuttavia, ancora si pone troppa attenzione a riprendersi dalla siccità piuttosto che ad esservi meno esposti, con finanziamenti insufficienti, poca preparazione e scarso coordinamento, che rimangono limiti enormi da superare, avverte il rapporto.”Dobbiamo percepire e gestire la siccità in modo diverso e passare dalla risposta alle emergenze a una politica più proattiva e a una pianificazione a lungo termine per ridurre i rischi e creare maggiore capacità di recupero”, ha affermato Rene Castro, Assistente Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Clima, Biodiversità, Terra e Acqua.”Il rapporto valuta le lacune nella gestione attuale della siccità e fornisce una solida base per aiutare i governi a ripensare le politiche e riformulare i piani di preparazione e di risposta offrendo soluzioni che tengano conto del contesto specifico di ciascun paese”, ha aggiunto Castro.Lanciato in vista della Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità, il rapporto è stato sviluppato dalla FAO e dal Water for Food Daugherty Global Institute dell’Università del Nebraska.Copre 20 paesi della regione: Algeria, Bahrain, Egitto, Iraq, Iran, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, FAO)

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