Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘sicilianismo’

La questione meridionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

La prima domanda che mi pongo è: da quando tempo ne parliamo? E ancora: Se è stata materia di tanti studi, di numerose e dotte concioni, frutto di corpose pubblicazioni, di polemiche e di riflessioni critiche che non hanno solo attraversato le piazze ma sono entrate nei Palazzi, nelle aule parlamentari e nei dibattiti privati, perché siamo ancora a parlarne? E se continuiamo a discuterne chi ci dice che tra dieci o venti o anche più anni altri dopo di noi riprenderanno questi stessi discorsi per la speranza di un rinnovamento che rimane tale e mai si acqueta? La Sicilia, in questo contesto, e il “sicilianismo” di tale impostazione, assume un aspetto cruciale in quanto da quest’isola è partita la scintilla, è nata la grande speranza di un rinnovamento, la convinzione che la diversità degli stadi di sviluppo, delle due Italie, all’atto dell’unificazione politica avrebbe attenuato la disparità e sconfitte le cause del divario sia istituzionale e politico sia economico e sociale. Non è stato così, ovviamente, ma il tempo dell’attesa ha raggiunto, oramai, un punto critico, ai limiti della rottura e non è possibile indugiare oltre. I siciliani sono rimasti troppo a lungo in attesa. Per quanto possa essere difficile stabilire l’inizio di questo disagio esistenziale di certo risale alla metà del XVIII secolo quando si inserì nelle regioni meridionali la dinastia dei Borboni e il Villari ci ricorda che “cominciarono a porsi alla coscienza politica e civile i temi del rinnovamento del Mezzogiorno. Allora cominciò a svilupparsi, dalla crisi e dalla disgregazione del regime feudale, quel complesso di rapporti che costituirono la base e la premessa del contributo meridionale al compimento della rivoluzione nazionale e insieme il fondamento storico della questione meridionale.” Iniziarono i tempi del risveglio. Ricordo, tra i tanti, il genovesiano Domenico Caracciolo. Egli tentò d’inserire nella vita siciliana i germi della libertà partendo da uno studio sistematico dei più perfezionati sistemi economici in vigore nell’Europa continentale. Egli ebbe il merito, a detta di Falzone, di “far conoscere al di fuori del breve cerchio degli uomini di cultura problemi economici e sociali siciliani in maniera viva e penetrante, nonostante le difficoltà delle condizioni culturali.” Non fu, ovviamente, un caso isolato. Ricordo, ad esempio, negli anni successivi le indagini del Genovesi, del Filangieri del Galiani fino alle grandi e sistematiche inchieste del Galanti. Fu, pertanto, costante oggetto di studio la condizione ambientale e geografica di quelle regioni che si innestava nella ricerca delle cause del suo immobilismo agrario (latifondo) e delle conseguenti condizioni di vita. A questo riguardo vale per tutti il giudizio dato dal Saraceno sull’agricoltura meridionale all’atto dell’unificazione del Regno: “… Espressione principale e notoria delle province meridionali era la posizione dell’agricoltura, che si presentava pressoché come la sola fonte di reddito; (…) quest’agricoltura era notevolmente più arretrata in confronto a quella della maggior parte degli stati italiani.”  Tale notevole ristagno si registrò anche nelle attività economiche sia se connesse con la proprietà terriera sia con la produzione industriale e che tendeva, alla fine, con l’essere assimilata alle iniziative più tipicamente e limitatamente artigianali. “Un discorso a parte – rileva il Carrà – meriterebbe l’analisi della consistenza finanziaria e dell’aggravio fiscale del Regno. La questione interessò a diverso livello alcuni fra i più grandi meridionalisti, dal Franchetti al Jacini, che si occuparono prevalentemente della inefficacia delle provvidenze finanziarie in pro dell’agricoltura e ancora al Fortunato e al Pantaleoni che posero l’accento sul carico tributario considerato del tutto sproporzionato alle entrate delle varie parti d’Italia. Per il lucano Nitti l’unità era stata fatta a scapito delle regioni meridionali e tanto che prima dell’unità il regno di Napoli era quello che dal punto di vista finanziario si trovava in condizioni migliori degli altri. Questa poco lungimirante azione fiscale del nuovo Regno, insieme all’acquisto dei beni già demaniali e ecclesiastici avevano praticamente esaurito le risorse economiche del Meridione proprio in un momento in cui per l’abolizione delle tariffe doganali e per l’esigenza di un’economia agraria concorrenziale, sarebbe stata necessaria per tali ragioni una larga erogazione di capitali di facile concessione e di sostenibile costo. “La verità – lo sottolinea un statista e uomo di governo della levatura di un Nitti – è che l’Italia meridionale ha dato dal 1860 assai più di ogni parte d’Italia in rapporto alla sua ricchezza, che paga quanto non potrebbe pagare (…) che lo Stato ha speso per essa, per ogni cosa, assai meno.” Devo, quindi convenire, sul fatto, provato e ben documentato, che l’Unità d’Italia sia costata ai meridionali, e ai siciliani in particolare, più di quanto non si è verificato per le altre regioni italiane, compreso, ovviamente, il Piemonte e che, anzi, è stata la regione che ne ha tratto maggiori benefici. Questo sacrificio economico è stato ancora più grave proprio perché il Meridione aveva un bisogno crescente di solidarietà e di contributi per crescere e prosperare. Si maturò, invece, un cinico calcolo teso a lasciare il degrado, a scoraggiare lo sviluppo, a umiliare lo spirito delle menti forti per una crescita culturale diffusa delle regioni che dall’unità d’Italia avrebbero potuto cogliere la magica occasione di riprendere il loro cammino sul solco delle antiche e nobili tradizioni. Ma allo scorno si aggiunse la beffa con il passaggio dal Regno alla Repubblica. Si fecero, indubbiamente, dei passi avanti ma molto pochi in specie se li compariamo a quelli compiuti dalle regioni del Nord e del Centro Italia. Sarebbe bastato negli anni della ricostruzione post-bellica degli anni ’50 potenziare la rete intermodale dei trasporti per via terra, marittima e aerea. Sarebbe bastato potenziare l’agricoltura per rendere i suoi prodotti sempre più competitivi sui mercati nazionali e internazionali. Sarebbe bastato sviluppare il turismo e ad associarlo all’agriturismo e all’artigianato locale. Sarebbe bastato potenziare settori quali l’industria agro alimentare, casearia, vinicola e olearia. Sarebbero bastati più fatti e meno parole. Tutto questo privare il Meridione del suo progresso civile, economico e sociale oggi diventa ancora più amaro al cospetto di governi che si sono proclamati a più riprese sostenitori del meridionalismo, delle sue legittime aspettative e che hanno portato al governo delle massime cariche dello Stato, come a volerli indicare alla stregua di garanti, per poi servirsene da copertura per lasciare che i problemi rimanessero insoluti e con il tempo finissero con l’aggravarsi. Ma vi è anche un’altra aspetto da rilevare e che forse sfugge a una parte, almeno, dei siciliani. E’ che se la Sicilia in particolare e più in generale il Meridione è cresciuto è un merito di coloro che vi abitano con i loro sacrifici e il sudore delle loro fatiche e che lo stato ha solo fatto da spettatore se non peggio con l’esosità delle varie gabelle fiscali. A Napoli direbbero: “cornuti e mazziati”. Ora siamo qui per celebrare un altro rituale, l’ennesimo. Quella della protesta. Ma vorremmo che non restasse solo un rituale e che attraverso questo messaggio si risvegliassero le coscienze, Non vogliamo essere una minoranza. Non vogliamo essere catalogati come quelli che gridano al vento. Non vogliamo essere definiti dei nostalgici o peggio. Noi vorremmo che ai siciliani e ai meridionali restasse la consapevolezza di aver dato tanto e che è ora che lo stato riconoscesse i nostri crediti e facesse ammenda dei suoi errori. E che questo messaggio sia forte e chiaro e perché a partire dai politici di estrazione meridionale si capisse senza equivoci che “cà nisciuno è fesso” e la nostra pazienza non va scambiata con la stupidità e l’ingenuità ma con la saggezza di un popolo antico e che sa rispettare la nobiltà e la dignità che ne derivano. E la strada, a questo punto, si traduce, a mio avviso, solo in un messaggio da trasmettere soprattutto ai giovani, dalle scuole alla società civile perché vi sono siciliani e meridionali in genere che ci conducono a piccole e grandi cose ma è importante che nelle piccole come nelle grandi cose si sappia trarre un grande insegnamento con la forza della ragione, con la costanza della fede, con l’animo affrancato dalle debolezze umane. Viva la Sicilia e i siciliani. Viva il meridione e i Meridionali, viva l’Italia e che possa essere fatta di italiani con un solo campanile.  (Riccardo Alfonso)

Posted in Editoriali/Editorials | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Anniversario della morte di Andrea Finocchiaro Aprile

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2011

Palermo, 15 gennaio 2011 47° anniversario della morte di Andrea Finocchiaro Aprile, leader carismatico dell’indipendentismo siciliano. Morì a Palermo, nella casa della figlia Antonella e del genero Ing. Frasca Polara, il 15 gennaio del 1964.  La sua militanza nel Sicilianismo, prima come Meridionalista, poi come Separatista, ebbe inizio nel periodo del regime fascista. Andrea rischiò la fucilazione, proprio perchè continuava a fare un’attività sostanzialmente Anti-Fascista ed Anti-Unitaria. Fu grazie a lui che gli Alleati (che erano sbarcati in Sicilia, com’è noto, il 10 luglio del 1943) trovarono un interlocutore capace di rappresentare con coraggio, ma anche con grande competenza, le esigenze della popolazione siciliana, stremata dai bombardamenti e dalle conseguenze di una lunga guerra che aveva portato morte, fame, disperazione e distruzioni in tutta la Sicilia. Andrea Finocchiaro Aprile formulò proposte e programmi. Sollecitò il rilascio dei prigionieri siciliani. Era, peraltro, referenziato da un passato di Deputato e di Sottosegretario del Governo NittiI. Aveva insegnato nelle Università di Siena, di Camerino e di Ferrara. Negli anni fra il 1943 ed il 1946, Grazie alla sua lungimiranza, cercò di internazionalizzare la Questione Siciliana ed indirizzò due Memorandum, che ancora oggi fanno testo, rispettivamente alla Conferenza di San Francisco (31 marzo 1945), dalla quale sarebbe scaturito, dopo qualche mese, il passaggio dalla Società delle Nazioni alla Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.). Ed alla Conferenza, che si svolgeva a Londra,  dei Ministri degli Esteri delle Potenze che avevano vinto la Seconda Guerra Mondiale ed alla quale partecipavano anche i Ministri degli Esteri degli Stati Alleati delle prime (settembre 1945).
Fu il protagonista principale del Pactum che portò alla prima stesura ufficiosa dello Statuto Speciale di Autonomia. Un Pactum, fra il Popolo Siciliano in armi e lo Stato Italiano, che cercava una via di uscita dalla guerriglia, che dilagava in crescendo in Sicilia, con la emanazione di uno Statuto concordato che avrebbe dovuto fare della Sicilia una “Regione Confederata” dello Stato Italiano. Come ebbe a dire Attilio Castrogiovanni: la Sicilia sarebbe diventata un “Semi-Stato”. Non fu così, perchè lo Statuto non fu mai applicato integralmente e perchè l’Autonomia e la Regione stessa furono “Usate” (e lo sono ancora oggi), senza soluzione di continuità, come Strumenti del clientelismo e del colonialismo, praticati, l’uno e l’altro, dalla classe politica, dai Partiti e dai politici siciliani (pochissime le eccezioni). Strumenti che sarebbero stati usati soprattutto per pugnalare alle spalle l’Indipendentismo Siciliano (quello vero). Nonostante il suo Movimento fosse dilaniato dalla scissione interna (che poi sarebbe sfociata nella formazione del “Movimento per l’Indipendenza della Sicilia Democratico e Repubblicano” di Antonino Varvaro), Finocchiaro Aprile, il 2 giugno del 1946, riuscì a portare alla Costituente quattro Deputati (sè stesso, Antonino Varvaro, Attilio Castrogiovanni e Concetto Gallo). Era stato un risultato dignitoso, ma era un campanello d’allarme dal quale si deduceva che quasi un milione di Separatisti avevano abbandonato il Movimento Indipendentista.
Nel 1948 Andrea Finocchiaro Aprile rinunziò alla nomina a Senatore di diritto (che gli sarebbe spettata), per affrontare in prima persona una difficile campagna elettorale che lo avrebbe visto sonoramente sconfitto, anche per la crisi nella quale era caduto il suo Movimento. Il vecchio Leader ebbe una delusione ed un dolore dai quali non si sarebbe mai ripreso. Abbandonò il suo Partito ma non gli Ideali che ne avevano ispirato la costituzione nell’ormai lontano 1943.
Andrea Finocchiaro Aprile fu poi nominato Giudice dell’Alta Corte per la Regione Siciliana. Ed anche in questa veste brillò per la straordinaria competenza giuridico-costituzionale e per la difesa ad oltranza dei diritti violati del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana. E’ appena il caso di ricordare che A.F.A., e dietro di lui altri Indipendentisti Siciliani, furono i primi (e gli unici) a parlare di Unione Europea e di collaborazione permanente fra i Popoli del Mediterraneo. Fino al 1° gennaio del 1948, infatti, il Codice Penale Italiano considerava reato, punito con la fucilazione, ogni tentativo di fare aderire l’Italia ad Organismi sovranazionali. Non aggiungiamo altro, ma puntualizziamo che abbiamo aperto (e non concluso) la Rivisitazione della figura e delle opere del Leader separatista, che era nato a Lercara Friddi il 26 giugno 1888. Il Segretario Politico Fns (Giuseppe Scianò)

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Anniversario eccidio

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2009

Randazzo 28 giugno alle ore 17 presso il Cippo di Contrada Murazzu Ruttu in occasione del 64° Anniversario dell’Eccidio di Antonio Canepa, Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice ivi appunto perpetrato il 17 giugno del 1945. Focus Trinakria, think tank del Sicilianismo e dell’Indipendentismo democratico siciliano anche quest’anno rivolge alle Siciliane ed ai Siciliani il suo invito a partecipare alla manifestazione organizzata da ‘u Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti”. Per Focus Trinakria, infatti, si tratta di un momento importante che non va disertato da parte di tutti i Siciliani coscienti e dotati di spirito critico.  E’ questo un evento dal valore etico e simbolico enorme, che negli anni grazie anche all’ostinazione du F.N.S., è divenuto per i Siciliani, in Patria come nella “DIASPORA”, un appuntamento non solo commemorativo ma di riflessione e attualizzazione di quell’esperienza e di quel sacrificio.  E Ciò anche se a Noi è ben chiaro che i tempi chiedono, per la SICILIA, per la Nazione Siciliana soluzioni pacifiche e democratiche diverse,rispetto a quelle di allora,  originali e legate alla realtà siciliana d’oggi.

Posted in Cronaca/News | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »