Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Posts Tagged ‘sicurezza’

Vaccini per il Covid-19, sicurezza e distribuzione

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

Il vaccino per il Covid-19 in arrivo, quale sicurezza e quali metodi di distribuzione: ne hanno parlato nella settima edizione di FarmacistaPiù in edizione digitale, il Professor Guido Rasi, Direttore esecutivo dell’Agenzia Europea per i medicinali e l’Onorevole Andrea Mandelli, presidente FOFI e presidente del Congresso, in corso in queste ore su piattaforma digitale. “I vaccini, autorizzati tra fine anno e gennaio, saranno molto sicuri perché gli standard di valutazione della sicurezza non sono cambiati, quindi i vaccini sono assolutamente sicuri. Tre vaccini sono una buona notizia, anche perché hanno caratteristiche un po’ diverse, sia di distribuzione, sia di conservazione e qualcuno di somministrazione con piccoli profili di tolleranza (non di sicurezza) diversa. Questo li renderà fruibili sul territorio e speriamo di utilizzare al meglio le reti che già abbiamo”. Andrea Mandelli ha parlato invece del ruolo delle farmacie: “Credo che la rete di farmacie si una cosa che abbiamo da valorizzare; noi farmacisti non vogliamo fare i medici bonsai né gli infermieri bonsai, ma i farmacisti in un momento in cui la pandemia ha dimostrato che solo la sinergia tra le professioni può dare sostegno al cittadino. Mandelli ha poi sottolineato che “c’è bisogno di pianificazione. Quando arriveranno i vaccini dobbiamo farci trovare pronti per i cittadini. Abbiamo bisogno di organizzarci ma abbiamo poco tempo. Noi abbiamo messo a disposizione la professionalità dei farmacisti e Federfarma le farmacie italiane, noi vogliamo metterci a disposizione, se non lo facciamo perderemo una grande occasione”. Lo stesso vale per la prevenzione per cui Mandelli ha citato i progetti di aderenza alla terapia: “È necessario cambiare il paradigma con cui la politica si confronta sul tema prevenzione, che in Italia è ancora una Cenerentola”.

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WatchGuard: 10 previsioni sulla sicurezza informatica per il 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

Gli esperti del Threat Lab di WatchGuard prevedono che nel 2021 i criminali informatici troveranno nuovi modi per attaccare le persone, le loro case e i loro dispositivi, al fine di trovare un varco per accedere alle reti aziendali a cui si collegano i “remote workers”. La pandemia globale ha rapidamente accelerato il passaggio al lavoro da remoto, portando i dipendenti a operare al di là della protezione firewall aziendale e creando nuovi spazi di vulnerabilità importanti che attireranno i malintenzionati. I cyber criminali sfrutteranno in particolare le emozioni e i sentimenti di paura legati all’emergenza sanitaria e alla situazione economico-politica per sferrare i loro attacchi.Ecco le 10 previsioni stilate dal Threat Lab di WatchGuard per il prossimo anno: L’automazione porterà a una crescita delle campagne di spear phishing I provider di hosting cloud prenderanno provvedimenti contro gli abusi informatici Gli hacker infesteranno le reti domestiche con i worm Smart charger e “homebrew” apriranno la strada a violazioni di smart car Gli utenti si ribelleranno chiedendo di regolamentare la privacy degli smart device Con l’aumento dello smart working gli attaccanti colpiranno VPN e RDP Gli attaccanti individueranno le lacune di sicurezza negli endpoint legacy Ogni servizio senza MFA subirà una violazione I truffatori sfrutteranno la paura della pandemia durante il 2021 Gli attacchi prenderanno di mira i bambini per arrivare ai genitori Scopri tutti gli approfondimenti sulle previsioni 2021 di WatchGuard su questa landing page dedicata: https://www.watchguard.com/wgrd-resource-center/cyber-security-predictions-2021

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Scuola: “Monitoraggio della corretta applicazione dell’attuale protocollo di sicurezza”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Si è tenuta la seduta del Tavolo Nazionale Permanente presso il Ministero dell’Istruzione per il programmato incontro con i responsabili del Ministero della Sanità e i rappresentanti delle associazioni delle famiglie, per queste ultime erano presenti i rappresentanti di Forum Famiglie, AGESC e FONAGS; per l’Anief erano presenti Gianmauro Nonnis, Nanni Saccone e Daniela Di Piazza.“Il protocollo del 6 agosto sul ciclo 6-18 prevede un coinvolgimento attivo delle famiglie, per questo motivo già dalla data della sua sottoscrizione sono state avanzate delle proposte sia di monitoraggio della corretta applicazione dell’attuale protocollo di sicurezza, con l’intento di aiutare le famiglie circa le indicazioni ivi contenute, sia di ulteriori azioni a integrazione di questo” commenta Gianmauro Nonnis, vice presidente nazionale Anief.L’amministrazione si è resa disponibile a una revisione dei contenuti dei protocolli che tenga conto dei numeri del prossimo rapporto del ISS; è il caso di ricordare infatti che una buona parte delle indicazioni riguardano “l’informazione-formazione, rapporti con le famiglie-accoglienza” ma anche “isolamento psicologico/disabilità e inclusione” in cui le famiglie sono direttamente coinvolte.“Come già accennato su altri tavoli, la scuola è un sistema che coinvolge quotidianamente 8 milioni di studenti e oltre 12 milioni di genitori, un sistema che coinvolge ogni giorno e per 10 mesi l’anno ben oltre 20 milioni di persone non può essere gestito da poche migliaia di dirigenti e altrettanti referenti Covid – afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma deve bensì prevedere la partecipazione attiva di tutti gli attori coinvolti nell’organizzazione scolastica, e i genitori risultano numericamente predominanti”.

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Sicurezza sul lavoro per colf e badanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

È più probabile rimanere vittima di un incidente domestico piuttosto che di uno stradale: l’Istat nel 2018 ha quantificato in 3,2 milioni gli infortuni nelle case. Le categorie più colpite sono donne, anziani, bambini. Per ogni fascia d’età è poi possibile osservare l’incidenza di chi ha subito incidenti sulla popolazione di riferimento: l’incidenza media è del 13,4 per mille, ma cresce notevolmente tra le fasce più anziane (21,3 per mille tra i 75 e i 79 anni e 34,3 per mille tra gli over 80). Circa 300mila bambini, spesso sotto i cinque anni, sono vittima di incidenti in casa.E i lavoratori domestici non ne sono immuni: l’Inail nel 2019 ha calcolato che ogni 10mila lavoratori domestici, si sono verificati 58,1 infortuni a colf e 38,2 a badanti. Più di 4.500 gli incidenti totali denunciati.Questi e altri dati, elaborati dall’Osservatorio nazionale DOMINA con la collaborazione della Fondazione Moressa, saranno pubblicati a gennaio nel “Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico”. Ecco i principali rischi elencati nei Quaderni dell’Ente: pulizia e igiene della casa, corrente elettrica, utilizzo di scale e sgabelli, uso del gas, movimentazione e sollevamento di carichi. La tutela della salute e della sicurezza sono alcuni degli elementi chiave anche per favorire la crescita e la professionalizzazione del settore. Ad aggravare la situazione sicurezza, la pandemia in corso. Il lavoro domestico, riconosciuto “essenziale” dal governo, è altamente esposto a rischi: le relazioni interpersonali necessarie tra badante e anziano o tra baby-sitter e bambino, per esempio, non possono assicurare il distanziamento previsto per cercare di evitare il contagio. Diventano indispensabili, allora, informazioni corrette, dispositivi di protezione e procedure di sanificazione degli ambienti e degli oggetti all’interno delle case. La mancanza di sicurezza è spesso associata al lavoro irregolare che nel settore, secondo le stime DOMINA, supera il 57%: i controlli dell’Ispettorato nazionale del lavoro, nel corso del 2019, hanno accertato pratiche irregolari nel 58,4% dei casi controllati (in diminuzione rispetto al 2015, quando superavano il 72%) e lavoro nero nel 24% dei casi. Leonardo Alestra, direttore generale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico, afferma: “L’assioma lavoro irregolare – lavoro insicuro è ampiamente confermato nell’ambito del lavoro domestico, laddove gli infortuni sono all’ordine del giorno, sebbene non balzino frequentemente agli onori della cronaca”.

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Migranti, Cirielli (FdI): interrogazione a Lamorgese per poliziotti senza misure di sicurezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

“Le fotografie dei poliziotti assembrati insieme ai migranti a bordo di un aereo di Stato, in barba ad ogni normativa in vigore anti-Covid, sono indegne di un Paese civile. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese si scusi subito con gli agenti della Polizia di Stato, anche se è ormai evidente che non è in grado di gestire l’emergenza legata al fenomeno degli sbarchi”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e presidente della Direzione Nazionale di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli che annuncia: “Su questo sconcertante episodio presenterò un’interrogazione parlamentare sia al ministro Lamorgese che al ministro della Salute Roberto Speranza perché, per colpa delle scellerate politiche dell’accoglienza indiscriminata messe in atto dal Governo Pd – M5S, si continuano a mettere in pericolo, ogni giorno, la salute e la sicurezza sia delle Forze dell’Ordine che degli italiani. Il premier Conte e il ministro Lamorgese, piuttosto, facciano prevalere il buon senso: adottino subito il blocco navale proposto da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia e garantiscano a tutte le Forze dell’Ordine gli strumenti di protezione utili per evitare la diffusione del virus tra il personale in servizio” conclude Cirielli.

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Su sicurezza risponde il ministro Lamorgese

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

“E’ estremamente grave che il ministro dell’Interno Lamorgese, riscontrati i numerosi insediamenti abusivi di cittadini stranieri e che le infrastrutture viarie della Capitale hanno necessità imminente di manutenzione, risponda all’interrogazione del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Francesco Lollobrigida sostenendo che l’unica soluzione è interdire la circolazione di questi spazi ai cittadini italiani”.Lo dichiara Marco Silvestroni, deputato di Fratelli d’Italia e presidente provinciale di Roma commentando l’interrogazione di FDI al ministro dell’Interno sul pericolo derivante dall’occupazione dei sottovia e delle strade sotterranee nel centro della Capitale.“Il Governo e la Capitale – aggiunge Silvestroni – sono in mano a degli incapaci: lo Stato non può e non deve mai rinunciare al suo ruolo e alle sue prerogative. Dal governo abbiamo ricevuto una risposta indegna ma a differenza del Ministro Lamorgese, Fratelli d’Italia non si arrenderà di fronte all’illegalità e al degrado e insieme al responsabile regionale del Dipartimento della sicurezza Federico Rocca continueremo a denunciare e a segnalare queste situazioni surreali”. “Tra meno di un anno – conclude Silvestroni – quando i cittadini romani saranno chiamati a scegliere il loro sindaco, anche la Capitale d’Italia tornerà una città degna di questo nome”.

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Cisco semplifica l’offerta di soluzioni per la sicurezza

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

Cisco è da sempre impegnata nell’aiutare i propri clienti e partner a re-immaginare il modo e i luoghi in cui le persone lavorano grazie alla costante innovazione fornita dal proprio portfolio di sicurezza, progettato per offrire la massima agilità, semplicità e resilienza e indirizzare così le sfide attuali e future. Oggi, Cisco Security presenta numerose innovazioni introdotte in tutta la gamma, incluse funzionalità avanzate delle soluzioni Extended Detection and Response (XDR), Zero Trust e Secure Access Services Edge (SASE).“Guardando al futuro, le aziende dovranno sviluppare un business più resiliente per continuare a prosperare anche nei periodi di incertezza come quello che stiamo vivendo”, ha dichiarato Gee Rittenhouse, SVP e GM del Security Business Group di Cisco. “Nuovi modi di lavorare si stanno rapidamente affermando e ciò impone alle aziende di evolvere il loro approccio alla sicurezza informatica per garantire alle persone di connettersi in modo sicuro da qualsiasi luogo, in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo. Cisco SecureX si basa sul più ampio e integrato portfolio del settore che comprende rete, endpoint, cloud e applicazioni e permette a clienti e partner di lavorare con la massima sicurezza, oggi e in futuro”.

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Garantire scuole in sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Milano. “Fino alle medie i ragazzi devono andare a scuola ha detto il Sindaco Sala. Siamo tutti d’accordo ma è l’amministrazione comunale che deve garantire il servizio di trasporto pubblico da casa a scuola e da scuola a casa sicura per ogni studente. Dietro a ogni ragazzo che va a scuola c’è una famiglia nella quale spesso vivono persone anziane o fragili perché ammalate o sottoposto a cure debilitanti e vivono in ambienti ristretti nella quale non è possibile mantenere le distanze che sarebbero necessarie. Dobbiamo dunque proteggere contemporaneamente il diritto dei ragazzi di andare a scuola e il diritto alla salute dei più fragili” sottolinea Mascaretti “che deve fare la sua parte è proprio il Sindaco mettendo in campo un sistema di trasporto pubblico sicuro. Questa è l proposta di FdI a Palazzo Marino in articolata in 4 punti: 1) organizzare meglio mezzi di superficie e metropolitana, 2) chiudere area C, 3) introdurre la gratuità dei parcheggi 4) fare una convenzione con taxi, gestori privati di pullman, servizi navetta e noleggio auto”

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Nissoli (FI): Ma la sicurezza del voto all’estero interessa ancora a qualcuno?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

“Ieri, sono intervenuta nell’Aula di Montecitorio per sottolineare l’urgenza della messa in sicurezza del voto all’estero anche alla luce di episodi avvenuti su cui ho chiesto di fare chiarezza. Di seguito il testo del mio intervento:“Signor presidente, 2 anni e mezzo fa ho presentato un’interrogazione relativa ad una lista che è riuscita a presentare il proprio simbolo, nella circoscrizione estero delle politiche del 2018, presentando una documentazione fasulla. In considerazione del fatto che dovrebbe essere una priorità condivisa quella di assicurare adeguate procedure per l’esercizio del voto democratico e garantire, quindi, la giusta rappresentanza della volontà popolare, mi chiedo e le domando, quale cittadina ancor prima che parlamentare e con un certo disagio, come sia possibile che il ministero dell’interno non abbia ancora dato una risposta su un fatto di tale rilevanza e gravità ! Questi signori si sono burlati della democrazia. Siamo già a metà legislatura e tutto tace in quella che appare una totale indifferenza ! Se non garantiamo una debita trasparenza nell’esercizio primario della democrazia, ovvero il voto, come possiamo affrontare seriamente la riforma del voto all’estero ? Provi ad immaginare se quella lista avesse vinto: oggi ci ritroveremmo in Parlamento persone elette non solo illegittimamente, ma che hanno anche “sbeffeggiato” la democrazia. Un grande paese come l’Italia ed i suoi cittadini, elettori, non se lo meritano ! Credo sia un dovere del Governo fare chiarezza, soprattutto per rispetto a quegli onesti italiani all’estero, i più, che amano profondamente la madrepatria e non possono accettare che accadano fatti come questi. Credo sia giunta l’ora di dare loro risposte che denoterebbero una giusta e dovuta attenzione. Ci sono ancora troppe notizie di brogli, e irregolarità durante le elezioni all’estero in più luoghi, tra cui il Canada. Signor Presidente, il VOTO è la nostra partecipazione democratica alla vita del paese, il suo caposaldo. Difendiamolo, altrimenti sarebbe poi anacronistico lamentare una mancata partecipazione dei cittadini a questo fondamentale esercizio democratico”. Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Testata la sicurezza e l’efficacia della terapia con cellule CARCIK per pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

Uno studio clinico multicentrico tutto italiano, sviluppato nei laboratori di ricerca della Fondazione Tettamanti, coordinato dal Centro di emato-oncologia pediatrica della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (MBBM) con la collaborazione dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dimostra che particolari cellule CAR-T ottenute a partire dalle cellule T di donatori sani e chiamate cellule CARCIK, somministrate a pazienti pediatrici e adulti affetti da leucemia linfoblastica acuta che hanno avuto una recidiva dopo il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, sono in grado di espandersi e persistere a lungo nell’organismo, e sono dotate di un attività antitumorale molto promettente, associata a un buon profilo di sicurezza. Infatti, fra i pazienti trattati con la dose più alta di queste cellule CAR-T, quasi l’86% ha risposto al trattamento con una scomparsa completa del tumore. La leucemia linfoblastica acuta è un tumore del sangue relativamente raro, la cui incidenza è massima in età pediatrica, con un picco nella fascia 2-5 anni; tuttavia, oltre ai bambini, può colpire anche gli adolescenti e gli adulti. In Italia rappresenta circa il 10% di tutte le leucemie e colpisce ogni anno circa 600 persone, di cui anno 450 bambini e adolescenti fino a 14 anni. Con gli attuali protocolli di chemioterapia intensiva, dopo la terapia di prima linea la maggior parte dei pazienti raggiunge una remissione completa della malattia. Tuttavia, circa il 40-45% degli adulti e il 15-20% dei bambini andrà incontro a una recidiva. In questi pazienti, con le terapie convenzionali solo il 10-30% è ancora vivo a 5 anni dalla diagnosi.

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Settore sicurezza: cronica carenza di personale

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Scrive Michele Fornicola: “Non solo i Sindacati dei Carabinieri, anche la Rappresentanza Militare di tutta l’Italia segnalano da tempo le criticità dovute essenzialmente alla cronica carenza di personale non sanabile neppure con le prossime immissioni in ruolo, nè con quelle future, chiedendo che sia riconosciuta l’esistenza, presso le Stazioni di obiettive difficoltà d’ordine organizzativo, strutturale ed operativo.L’organizzazione dei servizi, in particolare, soffre in modo crescente anche per la sottovalutazione di queste problematiche che hanno attinenza con il “benessere del personale”: adeguamento degli orari di apertura delle caserme alle reali esigenze del territorio a vantaggio di una migliore pianificazione licenze e programmazione riposi.Rispondendo ad una delibera del COCER Carabinieri concernente “attività delle Stazioni Capoluogo ed Urbane”, il Comandante Generale aveva significativamente rappresentato di aver disposto di proporre la questione degli “orari di ricezione delle denunce” all’Ufficio Coordinamento F.P. del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per un approfondimento interforze nell’ottica di ridurre improduttive sovrapposizioni. Sono convinto che bisogna continuare a stimolare gli uffici di vertice affinchè possano condurre una celere attività ricognitiva in modo che si concluda l’approfondimento che aveva chiesto il Comandante Generale sulla delicata questione nella Sede del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, in modo che ci si possa presto “coordinare” contraendo gli orari e adattando, in questo modo, anche l’impiego di un minor numero di militari a vantaggio del “benessere del personale”

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Test sierologici in farmacia: preoccupa sicurezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

In merito al progetto in partenza in Emilia Romagna, che vede il coinvolgimento delle farmacie di comunità nell’erogazione dei test sierologici rapidi a studenti, familiari e universitari, vengono condivisi «gli obiettivi», anche perché è una «conferma del ruolo di presidio sanitario territoriale delle farmacie», ma, al contempo, preoccupano «i molti aspetti legati alla salute e sicurezza dei lavoratori che non sono stati opportunamente valutati». In «mancanza di idonee misure di sicurezza e organizzative, la scelta della farmacia come luogo per effettuare i test sierologici» rischia di esporre «a maggiori rischi di contagi». Per quanto le procedure siano studiate per assicurare la tutela del farmacista, è «indubbio che si dovrà fare i conti con flussi di ingresso maggiori e al momento non prevedibili». A mancare è «stata la volontà di definire e declinare gli strumenti normativi previsti per la tutela e il monitoraggio della sicurezza sul lavoro».Se, nello specifico «chiediamo risposte urgenti e ci aspettiamo che, prima della partenza di questo importante servizio, si possa procedere a chiarire tutti gli aspetti di prevenzione, nonché organizzativi, e costituire i comitati come primo passo per garantire salute e sicurezza», va detto che per i sindacati la criticità relativa alla sicurezza è questione più generale. «L’intero settore manca, sia a livello nazionale sia a livello regionale, di uno specifico protocollo di prevenzione e sicurezza» e per di più «non sono stati costituiti i comitati per la sicurezza che erano stati previsti dal protocollo nazionale del 24 aprile – interamente recepito nel Dpcm del 26 aprile» che contiene le misure per il contenimento del contagio. A oggi si opera sulla base di misure di riferimento, viene segnalato, che sono quelle generali del protocollo, tanto in ambito nazionale quanto regionale, ma non specifiche.Ma c’è di più: «se, da un lato, è indubbio il ruolo di primo presidio sanitario che le farmacie territoriali svolgono, dall’altro, purtroppo, i farmacisti dipendenti sono spesso dimenticati. Anch’essi eroi sanitari, importanti e silenziosi, durante il periodo del lockdown hanno assicurato un servizio essenziale basilare. Ma, nonostante ciò, i dipendenti delle farmacie private non solo aspettano un rinnovo contrattuale da oltre 7 anni, ma sono anche gli unici lavoratori del settore sanitario che non hanno avuto alcun riconoscimento economico per l’impegno profuso e le difficoltà affrontate durante il culmine dell’emergenza sanitaria. Oggi è necessario che a loro venga garantito il rafforzamento delle misure necessarie a tutela della salute e della sicurezza». Francesca Giani fonte Farmacista33

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Smart working: fondamentali sicurezza, uffici flessibili, pianificazione e attenzione al benessere

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

A cura dell’Ufficio Studi di Copernico. Che lo smart working faccia bene era noto già prima della pandemia. Le organizzazioni che adottano questa modalità lavorativa e consentono ai dipendenti di lavorare con flessibilità sulla base del raggiungimento degli obiettivi, registrano un incremento della produttività stimata del 15% (Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano). Ma perché uno strumento sia veramente utile ed efficace, è importante conoscerlo.Lo smart working non è un tipo di contratto, ma un accordo preso tra le parti che si “aggiunge” al contratto: resta quindi valido il principio di subordinazione, ma vengono meno – almeno in parte – i vincoli di luogo.Inoltre, lo smart working è un sistema che si basa su responsabilità e merito e che include il lavoro da remoto, ma sarebbe un errore far coincidere il remote working con lo smart working, che è molto di più. Sappiamo però che i mesi in cui milioni di italiani hanno passato a lavorare da casa possono contribuire allo sviluppo di una mentalità e una cultura aziendale nuove, quindi crediamo che questo smart working “forzato” sia utile per apprezzare una modalità di lavoro che aiuta a ripensare l’organizzazione aziendale e ad adottare modelli di business agili e flessibili, orientati al benessere e alla produttività delle persone, in grado di adattarsi a cambiamenti repentini e, soprattutto, capaci di valorizzare le persone e i talenti, favorendo engagement, learning agility e performance. Modelli la cui realizzazione può essere facilitata dall’utilizzo di uffici serviti e flessibili.Per accompagnarti nel capire come il lavoro agile e gli uffici flessibili possono essere tuoi alleati in questo momento, abbiamo creato la guida “Smart Working: ripensare l’ufficio per crescere oggi”, un eBook gratuito scaricabile a questo link: info.coperni.co/ebook-smart-working.Si stima che durante il lockdown siano stati 8 milioni gli italiani che hanno lavorato da casa. Tra loro, però, solo qualche centinaio di migliaia di persone potrà continuare a farlo nel tempo passata la fase dell’emergenza, mentre per tutti gli altri tornare nei luoghi di lavoro è fondamentale. Probabilmente l’ufficio come l’abbiamo conosciuto non esisterà più, ma non scomparirà. Secondo il Work Trend Index che Microsoft ha rilasciato lo scorso luglio, l’82% dei dirigenti si aspetta norme più propense al lavoro agile. E dall’Italia, dove la percentuale sale a 89%, è emerso un altro dato interessante: il 72% di manager e dipendenti ha espresso il desiderio di continuare a lavorare da casa almeno part-time. Lavorare sempre da casa, del resto, ha mostrato i suoi limiti: le persone si sentono meno connesse ai colleghi e spesso postazioni e strumentazione tecnologica non sono adeguati. Ma mixare il lavoro da ufficio e da casa (o da altro luogo) è il futuro.L’ufficio non può sparire, ma dovrà essere ancora più funzionale all’attività che lì viene svolta e dovrà essere pensato per facilitare la work-rotation.L’ufficio dev’essere visto come una leva di crescita di un’azienda, non come un costo accessorio. Oggi è richiesto un ripensamento degli spazi funzionale allo sviluppo di una nuova modalità lavorativa, ad una riduzione dei costi e adattabile ai cambiamenti repentini. In altre parole, è importante uno spazio di lavoro flessibile.L’imprevedibilità di questa pandemia e l’incertezza tuttora esistente ci costringono a cercare vincoli meno duraturi e a concentrare le risorse interne sulle attività core. Questo permette risparmio di tempo e soldi e un miglioramento significativo delle prestazioni. Gli uffici “serviti” e gli spazi di coworking – permettono di svincolarsi da molte attività che sono incluse nel canone mensile di affitto, potendo restare concentrati sul proprio business.Lavorare da remoto ha dimostrato anche ai più scettici non solo che sia possibile farlo, ma che si può fare anche con ottimi risultati, purché si abbia a disposizione la giusta strumentazione. Le nostre case, però, non sono adatte a diventare uffici a lungo termine. È importante tornare in un luogo dedicato al lavoro e che ci si possa tornare in totale sicurezza. I manager devono dare tranquillità ai lavoratori, sia in termini di salute fisica che mentale, garantendo distanziamento e pulizia, ma anche work-rotation e diritto alla disconnessione quando si lavora da casa. E soprattutto, promuovendo un rapporto empatico.In conclusione, abbiamo visto come lo smart working possa essere un’opportunità per ripensare i modelli di lavoro e le politiche di benefit verso i dipendenti. Come vada di pari passo con una evoluzione delle logiche di utilizzo dell’ufficio, andando incontro innanzitutto alle esigenze delle persone e rispondendo a esigenze di maggiore flessibilità. Lo smart working, in quest’ottica, è uno strumento di crescita individuale e aziendale e di raggiungimento di equilibrio tra autonomia del lavoratore e orientamento al risultato.Sito web: http://www.coperni.co

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Efficacia e sicurezza dello studio Clarinet Forte

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

Parigi. Ipsen (Euronext: IPN; ADR: IPSEY) ha annunciato i primi dati di efficacia e di sicurezza dello studio CLARINET FORTE. L’abstract è stato presentato in versione mini-oral all’European Society for Medical Oncology (ESMO) Congress 2020. Lo studio esplorativo prospettico internazionale di Fase II, a singolo braccio, in aperto, ha analizzato l’efficacia e la sicurezza dell’aumento della frequenza di somministrazione di lanreotide, in pazienti con NET pancreatico o dell’intestino medio, precedentemente trattati con regime standard di lanreotide per almeno 24 settimane ed in progressione, valutata centralmente nel corso degli ultimi due anni di trattamento. In entrambi i tipi di tumori si è registrato un prolungamento incoraggiante dei tassi di sopravvivenza libera da progressione (PFS) e di controllo della malattia (DCR), senza segnalazione di nuovi eventi avversi. Lanreotide è una formulazione di sintesi di un ormone naturale chiamato somatostatina, utilizzato per controllare e trattare la crescita di alcuni tumori avanzati dell’intestino medio e del pancreas, chiamati NET gastroenteropancreatici o GEP-NETs. Precedenti studi hanno dimostrato l’efficacia di lanreotide 120 mg somministrato ogni 28 giorni nel controllare la crescita tumorale e alleviare i sintomi clinici. Oggi, i pazienti, che presentano progressione di malattia a seguito del trattamento con lanreotide a dosaggio standard (120 mg ogni 28 giorni), hanno opzioni di trattamento limitate e generalmente meno tollerate che comprendono chemioterapie sistemiche o terapie molecolari mirate. Poichè lanreotide ha un buon profilo di tollerabilità, l’aumento nella frequenza di somministrazione potrebbe ritardare la necessità di sottoporsi alle terapie sistemiche sopracitate, preservando potenzialmente più a lungo la qualità di vita dei pazienti. I tumori neuroendocrini (NETs) sono un gruppo di tumori rari che originano dalle cellule del sistema neuroendocrino diffuse in tutto il corpo.3,4 I NETs insorgono sia negli uomini che nelle donne, generalmente tra i 50 e i 60 anni di età, anche se possono colpire qualsiasi fascia di età.Le tre sedi principali di origine dei NETs sono il tratto gastrointestinale, il pancreas e i polmoni.3,5. Lanreotide è un analogo della somatostatina ad azione prolungata che inibisce la secrezione dell’ormone della crescita e di particolari ormoni secreti dall’apparato digerente. Le principali indicazioni terapeutiche di lanreotide sono: Il trattamento dei pazienti affetti da acromegalia nei quali la secrezione dell’ormone della crescita (GH) non risulti normalizzata in seguito a chirurgia e/o radioterapia.Il trattamento di NET di grado 1 e di un sottogruppo di grado 2 (indice Ki-67 fino al 10%) gastroenteropancreatici (GEP-NETs) dell’intestino medio, del pancreas o di origine sconosciuta, esclusi quelli originati dalla parte terminale dell’intestino e nei pazienti adulti con malattia metastatica o localmente avanzata non resecabile.Il trattamento dei sintomi associati ai tumori neuroendocrini. Le raccomandazioni dettagliate per l’utilizzo di lanreotide sono descritte nel Riassunto delle caratteristiche del prodotto (SmPC), disponibile https://www.medicines.org.uk/emc/product/4808/smpc Ipsen è un’azienda biofarmaceutica specializzata nell’innovazione e nelle cure specialistiche. (abstract)

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Scuola: Rientro in sicurezza, Pacifico (Anief): il distanziamento va fatto

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Ci sono le condizioni per il rientro a scuola in sicurezza da lunedì? La domanda è stata posta dalla redazione di “RGS Giornale di Sicilia”, durante la trasmissione odierna Ditelo in diretta, a Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Bisogna partire fiduciosi – ha detto il sindacalista – ma sarebbe bene che i nostri insegnanti facciano un lavoro di rieducazione dei loro ragazzi. Perché se nelle nostre aule cerchiamo di mantenere il distanziamento sociale, ma poi si organizzano delle feste, dove si riuniscono in centinaia, allora tutto diventa una farsa. Allora è bene che la regola del distanziamento venga davvero e sempre rispettata. In Israele sta ripartendo il lockdown; in Inghilterra sono vietati assembramenti a casa per più di sei giorni. Dobbiamo cercare di evitare di nuovo questi estremi. Serve, allora, un buon comportamento, da tenere – ha sottolineato Pacifico – dentro e fuori le aule, da parte dei nostri studenti come dagli adulti”.La Sicilia è una delle regioni dove la ripartenza della scuola si sta dimostrando complicata. Lo conferma il presidente nazionale Anief. “Nell’Isola – ha detto a RGS – i banchi monoposto sono arrivati solo in una piccola parte: prima di tutto perché il commissario straordinario Domenico Arcuri aveva preannunciato come scadenza per le consegne la fine di ottobre e secondo poi perché la Sicilia non figura tra le regioni con maggiori contagi, dove la consegna avviene prima. E comunque i banchi non sono lo strumento principale per contenere il contagio”.La situazione che al momento preoccupa è quella degli spazi dovuti all’eccessivo numero di alunni: “purtroppo – ha detto Pacifico – i tagli e il dimensionamento attuato negli ultimi 12 anni hanno soprattutto colpito in modo consistente la Sicilia, dove sono state accorpate più classi rispetto ad altre parti d’Italia. Questo comporterà che in alcune scuole, tranne per le classi, si inizierà con entrate differenti degli alunni, a giorni alterni, scaglionati, un giorno sì e un giorno no, in parte con la didattica a distanza. E in altre ancora, per vie delle elezioni e del referendum del 20 e 21, si partirà direttamente il 24 settembre”. “I problemi permangono: sappiamo che” a livello nazionale “il 2,6%, in tutto 13 mila tra docenti e amministrativi, sono risultati positivi al test sierologici, su 500 mila che si sono sottoposti volontariamente” all’esame preventivo. “Ci sono problemi su problemi: ieri è stata pubblicata una circolare sul personale ‘fragile’, che fortunatamente sarà esteso anche al personale precario, come Anief aveva chiesto. La prima norma da eseguire però rimane quella del distanziamento sociale”.

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ANCoDiS: il tema della sicurezza nella scuola covidiana

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

L’anno scolastico 2020-2021 è iniziato da pochi giorni per tutto il personale e per gli alunni impegnati nei PAI ma possiamo dire che per DS, Collaboratori/preposti, DSGA ed RSPP (se docenti) è stato senza soluzione di continuità con il precedente.
Già dai mesi scorsi siamo stati concentrati sul tema della possibile ripartenza in presenza ed in sicurezza ponendo – purtroppo per le diverse variabili – in secondo piano la progettualità didattica delle autonome Istituzioni scolastiche.
Dirigenti scolastici e loro collaboratori, preposti, DSGA, RSPP e medici competenti sono stati investiti dalle responsabilità indotte dall’emergenza pandemica e dalla conseguente sicurezza sanitaria in un luogo speciale noto per la complessità sia organizzativa che gestionale.Per questa ragione Ancodis propone alle ore 16,30 di lunedi 7 settembre il webinar “La sicurezza a scuola nel tempo del Covid 19: analisi dei fabbisogni e proposte risolutive. Protagonisti a confronto” per chi è impegnato a diverso titolo nella gestione e nel monitoraggio delle azioni previsti dai protocolli di sicurezza.La nuova figura del Referente scolastico Covid 19, la gestione degli alunni e del personale in condizioni di fragilità, le azioni organizzative e preventive previste dal protocollo, la conoscenza e l’utilizzo delle necessarie fonti di finanziamento, le tutele di chi si fa carico di vigilare e monitorare in ogni plesso il rispetto delle norme previste dai protocolli saranno oggetto di riflessione e di auspicate e sostenibili proposte. Si metteranno a confronto le figure professionali che si sono fatte carico in questa calda e difficile estate di progettare, organizzare e simulare misure di prevenzione e di contenimento con l’obiettivo di mitigare quanto più possibile i fattori di rischio per alunni e personale.Ascolteremo il punto di vista del DS Andrea Tommaselli nella qualità di datore di lavoro, del DSGA Domenico Mazzeo esperto in amministrazione scolastica, del Medico competente Paola Imburgia, del RSPP Alberto Cipolla, del Referente scolastico Covid 19 Alessandro Petrozzi e di Mario Tramontana esperto in tutele assicurative in ambito scolastico.Saranno protagonisti che proveranno a dare una visione unitaria che – a partire dalla responsabilità del DS e dal ruolo delle figure professionali coinvolte – si renderà tangibile nell’azione quotidiana nella quale i preposti, i docenti, i collaboratori scolastici, gli alunni e le famiglie dovranno fare sistema per tutelare la sicurezza di tutti.
Nel corso del dibattito interverrà un docente già formalmente nominato quale Referente scolastico Covid.
Allego locandina informativa. L’ANCoDiS è l’Associazione che sostiene il riconoscimento giuridico e contrattuale dei Collaboratori dei DS e delle Figure di sistema che lavorano nelle autonome Istituzioni scolastiche. Prof. Rosolino Cicero

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Voli aerei. Le low cost ripropongono prezzi super bassi. E la sicurezza?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Il mondo delle compagnie low cost europee sta proponendo, prezzi che non si vedevano da tempo sul mercato. Quando queste compagnie facevano viaggiare al prezzo di cappuccino e brioche pur di avere i passeggeri a bordo, salvo poi far spendere altri soldi in ancillary più o meno fantasiose e arrivare al conto finale poco distante da quello delle compagnie tradizionali.Nel mese di agosto l’analisi della domanda ha fatto scattare l’allarme tra le compagnie: terminata la bolla del mese di agosto il trend delle prenotazioni si è improvvisamente arrestato. Immediatamente è partita la corsa alla riduzione dell’offerta per settembre e ottobre, in attesa di vedere cosa fare per l’inverno. Ma anche così, evidentemente, i tassi di riempimento non lasciano intravvedere nulla di buono. Non a caso dalla sede di Ryanair è trapelata l’ipotesi di dovere tagliare ulteriormente il personale.Ryanair ha deciso di mettere sul mercato un milione di biglietti a 5 euro. Solo 48 ore di tempo e per volare a settembre e ottobre. Il giorno dopo ecco Wizz Air che, annunciando l’avvio delle rotte domestiche in Italia, ha messo a 9,90 anche i voli tra Malpensa e la Sicilia. Dalla Spagna intanto Vueling ha messo sul mercato tre fasce tariffarie: 8,99, 11,99 e 21,99. E Volotea propone voli a partire da 9 euro, mentre EasyJet propone 19,90. Probabilmente siamo solo all’inizio.
Se razionalizziamo rispetto ad un facile entusiasmo ché possiamo tornare a volare a prezzi stracciati… mettiamo i piedi per terra. Siamo ancora in pandemia. E anche parzialmente in ripresa pur se abbastanza sotto controllo.. E, mistero (chiamiamolo ancora così…), il distanziamento che siano giustamente obbligati a tenere per esempio sui treni e fra qualche giorno anche nelle scuole, sugli aerei non è in vigore. Chi ha ragione sanitariamente? Ovviamente non ci pronunciamo perché non ne abbiamo gli elementi tecnico-scientifici per farlo. Per cui ci resta il dubbio. E anche se siamo attratti da un volo di più di due ore che ci viene offerto a meno di dieci euro, speriamo che il nostro istinto di sopravvivenza (come individui e come specie – e non ci sembra di esagerare…) abbia il sopravvento.In questo rifiorire di business e di stimoli alla cosiddetta vita normale, una soddisfazione ce la prendiamo: Alitalia che sta rinascendo in questi giorni coi soldi dei contribuenti; Alitalia tanto strombazzata in ogni dove per la gloria italiana che dovrebbe apportare e riportare nei cieli nazionali, europei ed internazionali; Alitalia che per farti viaggiare dove oggi gli altri ti portano con 10 euro, ne pretende come minimo 300; Alitalia che quando hai un problema di rimborsi o modifiche ti sbatte in faccia qualunque porta di razionalità e di norme italiane ed europee…. Alitalia… non crediamo sia in grado di reggere di fronte ad un mercato del genere. Non è il suo mercato come, nel contempo, oggi non è suo mercato neanche quello di altre compagnie a cui vorrebbe assomigliare, tipo Air France, Klm, Lufthansa, British Airways… il nostro vettore nazionale rinascente non ha stile, disponibilità e “savoir-faire” tipico delle major europee.Bene, vedremo se schianterà facendoci risparmiare i futuri miliardi che sicuramente sottrarrà a noi contribuenti oltre quelli che ha già incamerato e buttato al vento.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Infermieri e pediatri pronti in prima linea per una ripartenza in sicurezza della scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

“I pediatri di famiglia della Fimp hanno colto il senso della proposta della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI): le famiglie affidano a loro la cura dei propri figli scegliendo lo specialista di fiducia e occorre, come spiega la stessa Fimp che li rappresenta, che i Dipartimenti di Prevenzione individuino figure di raccordo tra la scuola, la famiglia e il medico curante, come gli Infermieri di comunità per garantire che la salute abbia una vera e piena tutela. Di questo ringraziamo la Fimp e assicuriamo tutta la disponibilità della FNOPI a tracciare assieme e con le istituzioni il percorso migliore per un’assistenza della massima qualità ed efficacia e, soprattutto, perché le scuole possano riaprire in piena sicurezza”.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, sottolinea così e rilancia il messaggio che la Federazione italiana medici pediatri ha inviato oggi proprio sul tema del controllo sanitario nelle scuole.“Ha ragione – aggiunge Mangiacavalli – il presidente della Fimp, Paolo Biasci, quando dice ‘Non torniamo indietro e soprattutto non creiamo confusione di ruoli a scapito di bambini e genitori. Dentro quelle classi ci sono i nostri pazienti ed è impensabile affidare ad altre figure professionali non specialistiche, compiti che si collocano tra le nostre responsabilità’. E sono gli infermieri di famiglia e comunità. Anche su questo non c’è da inventare nulla, è già tutto pronto: il decreto rilancio ha introdotto in Italia all’interno dei distretti sanitari proprio la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, e nella comunità rientra a pieno titolo anche la Scuola”.“Questi professionisti all’interno delle scuole, sul campo, – prosegue – promuovono la salute, aiutano gli individui ad avere i mezzi e le conoscenze per un maggior controllo sul loro livello di salute. Avere un professionista infermiere a scuola garantisce il rispetto dei diritti di tutela alla salute e diritto allo studio; trasmette una maggiore sicurezza ai genitori che vedono preso in carico globalmente il proprio figlio e riducono l’assenteismo dovuto alla somministrazione delle terapie. E sarà lo stesso infermiere ad attivare in caso di reale necessità il medico che assiste l’alunno, operando in team con il pediatra di libera scelta all’interno dei Dipartimenti di prevenzione”.
“Bene quindi il messaggio della FIMP e ci auguriamo – conclude la presidente FNOPI – in piena sintonia con loro, che il ministro Speranza, il quale ha dimostrato sempre la capacità di operare a favore della salute dei cittadini, colga questa opportunità innovativa, che garantisce davvero la sicurezza degli alunni e la tutela della loro salute”.

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Scuola, documento Iss per la sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

La Conferenza Unificata convocata dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha approvato all’unanimità il documento elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità sulla gestione di casi di contagio nelle scuole. Presenti anche i ministri Speranza e Azzolina, il capo della protezione civile Borrelli e il presidente dell’Iss Brusaferro, oltre al presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini, dell’Anci Decaro, dell’Upi De Pascale e tra i presidenti delle Regioni Toma, Bardi e Fontana. Il documento “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia”, che stabilisce tutti i comportamenti da seguire e le precauzioni da adottare a scuola nel momento in cui un alunno o un operatore si rivelino casi sospetti o positivi alCovid-19, ieri è stato condiviso nella riunione dei governatori. Oggi è prevista una riunione straordinaria della Conferenza Unificata per discutere il tema del trasporto pubblico locale in vista della riapertura della scuola.«Il documento è il frutto di un impegno condiviso tra molte istituzioni nazionali e Regioni e Province Autonome. La necessità di riprendere le attività scolastiche è indicata da tutte le agenzie internazionali, tra le quali l’Oms, come una priorità ed è tale anche per il nostro Paese – aveva detto il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro -. Pertanto, in una prospettiva di possibile circolazione del virus a settembre e nei prossimi mesi, è stato necessario sviluppare una strategia nazionale di risposta a eventuali casi sospetti e confermati in ambito scolastico o che abbiano ripercussioni su di esso, per affrontare le riaperture con la massima sicurezza possibile e con piani definiti per garantire la continuità». All’interno del rapporto sono elencate le azioni da intraprendere nel caso in cui un alunno o un operatore scolastico abbia dei sintomi compatibili con il Covid-19, sia a scuola che a casa. Saranno attivati il referente scolastico, i genitori, il pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale e il dipartimento di Prevenzione. Se un alunno manifesta la sintomatologia a scuola, le raccomandazioni prevedono che questo vada isolato in un’area apposita assistito da un adulto che indossi una mascherina chirurgica e che i genitori vengano immediatamente allertati e attivati. Una volta riportato a casa, i genitori devono contattare il pediatra di libera scelta o il medico di famiglia, che dopo avere valutato la situazione, deciderà se è necessario contattare il Dipartimento di prevenzione (DdP) per l’esecuzione del tampone. Se il test è positivo, il DdP competente condurrà le consuete indagini sull’identificazione dei contatti e valuterà le misure più appropriate da adottare tra le quali, quando necessario, l’implementazione della quarantena per i compagni di classe, gli insegnanti e gli altri soggetti che rientrano nella definizione di contatto stretto. La scuola in ogni caso deve effettuare una sanificazione straordinaria. Fra i compiti degli istituti il documento prevede anche il monitoraggio delle assenze, per individuare casi di classi con molti alunni mancanti che potrebbero essere indice di una diffusione del virus e che potrebbero necessitare di una indagine mirata da parte del DdP.Sempre sulla riapertura delle scuole, l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha messo a punto un documento con precise indicazioni secondo cui lo staff deve includere anche gli infermieri scolastici. Lo cita la FNOPI, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, facendo leva sull’importanza dell’infermiere scolastico. Ne parla la presidente, Barbara Mangiacavalli, che chiede «il riorientamento dell’offerta assistenziale per garantire efficaci strategie preventive e pro-attive deve garantire la ‘continuità assistenziale’. L’equilibrio si ottiene definendo nuove regole organizzative e delineando attitudini professionali, competenze trasversali degli attori del sistema. Significa mettere in campo una ‘sanità di iniziativa’ e dare il via in tutte le Regioni e in modo uniforme all’infermiere di famiglia e di comunità, perché la scuola è esempio evidente di comunità».«Come Federazione – conclude Mangiacavalli che ha scritto una lettera al premier Conte, ai Ministri Speranza, Bonaccini e Icardi, Azzolina e al CTS – siamo a disposizione di Governo e Regioni per disegnare nuovi modelli di assistenza che vadano in questo senso e che garantiscano, grazie all’uso appropriato di tutte le professionalità, la salute e la prevenzione ai cittadini». (fonte: Doctor33)

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Il ritornello “aperture in sicurezza” non cancella le preoccupazioni di genitori e docenti anche in Molise

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

In tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, Molise compreso, crescono i timori legati alla riapertura delle scuole in presenza. E’ quanto rivela l’Unsic, sindacato datoriale che grazie ai 2.100 Caf e ai 580 patronati distribuiti in tutta la Penisola riporta lo “stato d’animo” di buona parte del Paese reale.Ad aprire un grande dibattito sul tema è stato un editoriale del presidente dell’Unsic, Domenico Mamone, che denuncia innanzitutto un’eccessiva presenza dei giudizi di politici e dei “presunti esperti” che finiscono “per annebbiare le opinioni, ben più interessate e intrise di una visione meno rosea, delle quattro categorie che costituiscono l’ossatura del mondo della scuola: i docenti, gli studenti, i genitori e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario”.Mamone si domanda, provocatoriamente, se “saranno sufficienti i tre milioni di banchi nuovi di zecca, con rotelle o senza (alcuni, sembra, provenienti dalla Cina), o la decina di milioni di mascherine che saranno quotidianamente elargite negli edifici scolastici (chi paga?) a giustificare tanto ottimismo, spinto fino all’euforico ‘rischio zero’ o a quell’usurato ritornello dell’apertura ‘in sicurezza’, come se qualcuno possa auspicare il contrario”.Quindi la domanda centrale: “Vale davvero la pena riaprire fisicamente gli istituti scolastici, specie quelli di secondo grado, se ciò equivarrà a spingere in alto i numeri dei ricoverati o, addirittura, dei decessi quotidiani per coronavirus? Se per i bambini più piccoli – aggiunge il presidente dell’Unsic – la scuola fisica assume anche una funzione di aggregazione e di supporto alla maturazione, nonché di necessità per genitori che lavorano, ben diverso è il discorso per gli adolescenti, il cui mondo è già totalmente segnato dalle nuove tecnologie e da un’autonomia gestionale nell’apprendimento che, per quanto preoccupante, è però un dato di fatto”. Mamone si domanda, quindi, se non sarebbe stato più utile, anziché acquistare milioni di banchetti (“e che fine faranno i milioni di banchi attualmente in servizio? – chiede), indirizzare gli investimenti per colmare quel divario digitale che nel nostro Paese – vedere i dati Eurostat – rappresenta una vera e propria emergenza per le sfide professionali future globali dei nostri ragazzi.Sono giunte a centinaia le adesioni alla posizione del presidente dell’Unsic, anche da parte di alcuni di quegli 800 mila docenti (età media: 51 anni), poco più di quattromila quelli che operano in Molise, che il 14 dovrebbero tornare in aula, benché si prevedano molte defezioni.
Numerosi interlocutori dichiarano che avrebbero preferito un’apertura delle scuole ad ottobre, come avveniva un tempo, che avrebbe permesso anche il prolungamento della stagione estiva, benefico per l’economia. Altri avrebbero preferito investimenti non sui banchi o sulle mascherine, bensì sulle attrezzature informatiche e sulla formazione digitale dei docenti, che colmerebbero le lacune emerse nella didattica a distanza. Altri ancora sono certi che a scuola non sarà possibile garantire la massima sicurezza con centinaia di studenti (otto milioni e 400mila il numero complessivo, circa 37mila in Molise) comunque ammassati in un edificio, un po’ come avvenuto con le discoteche.Ad esprimere preoccupazione sono soprattutto genitori e nonni, da tempo anagraficamente entrati negli “anta”. Ma gli stessi studenti più avveduti temono di poter diventare fonte di contagio per i propri cari. Insomma, secondo buona parte dell’utenza dell’Unsic occorre prendere coscienza che rimaniamo in una fase di emergenza ed ogni richiamo al “ritorno alla normalità” appare solo un palliativo.

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