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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘sierologici’

Covid-19: “I test sierologici in arrivo fondamentali per screening e valutazione epidemiologica”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Con la ripresa dei contagi da Covid-19, oltre alle esperienze cliniche e terapeutiche acquisite sono indispensabili i test sia mediante tampone sia sierologici più precisi, specifici e sensibili e più rapidi nell’esecuzione e nella risposta. Il test molecolare con tampone naso-faringeo dovrebbe essere fatto al soggetto sospetto il più precocemente possibile alla comparsa dei primi sintomi mentre il test sierologico è utile per scoprire l’andamento anticorpale, identificare potenziali donatori di siero terapeutico, definire il tasso di letalità, diffusione geografica e nelle diverse fasce di età. I test molecolari e sierologici disponibili a breve sul mercato garantiranno risposte sempre più rapide per contenere la diffusione del virus nella speranza che al più presto venga reso disponibile un vaccino sicuro ed efficace capace di eradicarlo definitivamente. Per fare il punto della situazione, Mondosanità ha organizzato il webinar ‘I TEST SIEROLOGICI PER LA DIAGNOSI DI COVID-19 ESPERTI A CONFRONTO’, realizzato grazie al contributo incondizionato di Roche e Lifebrain.“I test sierologici rilevano la presenza nel sangue di anticorpi eventualmente sviluppati da chi è entrato a contatto con il virus. La cinetica degli RNA e degli anticorpi dopo aver contratto l’infezione da Sars-Cov2 non è la stessa: l’ RNA è dosabile da subito, presente anche in soggetti asintomatici, mentre le IgM, gli anticorpi indicativi di una infezione in corso, risultano dosabili verso il 7° giorno; dal 14°giorno in poi comincia la produzione delle IgG, le immunoglobuline deputate ad una risposta immunitaria più duratura e indicative di una infezione pregressa, le quali, poi, persisteranno nel tempo mentre le IgM scenderanno dal 21° giorno. I test sierologici possono essere di due tipi: uno basato sul prelievo di qualche ml di sangue e l’altro basato sull’utilizzo di una goccia di sangue, meglio noto come pungi dito. Attualmente nessuno dei due ha valore diagnostico, in caso di positività è sempre necessario effettuare un tampone molecolare. Ma è importante continuare la loro messa a punto, la loro sperimentazione, identificare un test sierologico altamente sensibile è una ulteriore arma per sconfiggere il virus, data la rapidità di risposta ed il facile utilizzo, ad esempio nelle scuole”, ha spiegato Antonio Giordano, Dipartimento di Biotecnologie mediche dell’Università di Siena e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia “Fermo restando che il Gold Standard per la diagnosi di SARS-CoV-2 è il test molecolare o tampone, che ricerca direttamente l’RNA del virus con tecniche di biologia molecolare (Reverse Real-Time PCR), il test sierologico, che non ricerca il virus ma ci dice se un soggetto è entrato a contatto in tempi più o meno recenti con esso, rimane uno strumento molto utile per lo screening e la valutazione epidemiologica dell’immunità al Covid-19 per determinate fasce di popolazione o categorie professionali”, ha dichiarato Graziella Calugi, Chief Medical Officer Gruppo Lifebrain

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Test sierologici in farmacia: preoccupa sicurezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

In merito al progetto in partenza in Emilia Romagna, che vede il coinvolgimento delle farmacie di comunità nell’erogazione dei test sierologici rapidi a studenti, familiari e universitari, vengono condivisi «gli obiettivi», anche perché è una «conferma del ruolo di presidio sanitario territoriale delle farmacie», ma, al contempo, preoccupano «i molti aspetti legati alla salute e sicurezza dei lavoratori che non sono stati opportunamente valutati». In «mancanza di idonee misure di sicurezza e organizzative, la scelta della farmacia come luogo per effettuare i test sierologici» rischia di esporre «a maggiori rischi di contagi». Per quanto le procedure siano studiate per assicurare la tutela del farmacista, è «indubbio che si dovrà fare i conti con flussi di ingresso maggiori e al momento non prevedibili». A mancare è «stata la volontà di definire e declinare gli strumenti normativi previsti per la tutela e il monitoraggio della sicurezza sul lavoro».Se, nello specifico «chiediamo risposte urgenti e ci aspettiamo che, prima della partenza di questo importante servizio, si possa procedere a chiarire tutti gli aspetti di prevenzione, nonché organizzativi, e costituire i comitati come primo passo per garantire salute e sicurezza», va detto che per i sindacati la criticità relativa alla sicurezza è questione più generale. «L’intero settore manca, sia a livello nazionale sia a livello regionale, di uno specifico protocollo di prevenzione e sicurezza» e per di più «non sono stati costituiti i comitati per la sicurezza che erano stati previsti dal protocollo nazionale del 24 aprile – interamente recepito nel Dpcm del 26 aprile» che contiene le misure per il contenimento del contagio. A oggi si opera sulla base di misure di riferimento, viene segnalato, che sono quelle generali del protocollo, tanto in ambito nazionale quanto regionale, ma non specifiche.Ma c’è di più: «se, da un lato, è indubbio il ruolo di primo presidio sanitario che le farmacie territoriali svolgono, dall’altro, purtroppo, i farmacisti dipendenti sono spesso dimenticati. Anch’essi eroi sanitari, importanti e silenziosi, durante il periodo del lockdown hanno assicurato un servizio essenziale basilare. Ma, nonostante ciò, i dipendenti delle farmacie private non solo aspettano un rinnovo contrattuale da oltre 7 anni, ma sono anche gli unici lavoratori del settore sanitario che non hanno avuto alcun riconoscimento economico per l’impegno profuso e le difficoltà affrontate durante il culmine dell’emergenza sanitaria. Oggi è necessario che a loro venga garantito il rafforzamento delle misure necessarie a tutela della salute e della sicurezza». Francesca Giani fonte Farmacista33

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Che cosa sono i test sierologici? a cosa servono?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Mentre i test molecolari RT-PCR individuano il virus nell’organismo del paziente, i test sierologici (o immunologici) permettono di misurare la presenza degli anticorpi che il sistema immunitario produce in risposta all’infezione del virus SARS-CoV-2, e che garantiscono una qualche forma di immunità da una possibile seconda infezione. Il test sierologico non dice se il paziente ha una infezione in atto: gli anticorpi compaiono infatti con un ritardo di qualche giorno rispetto all’esordio dei sintomi, e viceversa gli anticorpi rimangono nell’organismo del paziente anche dopo che l’infezione è stata superata.Questi test sono molto importanti per gli studi di sieroprevalenza, ovvero per capire lo stato di diffusione del virus in specifici gruppi a rischio (es. operatori sanitari, residenze assistite, comunità, carceri, etc.), oppure per valutare lo stato di immunizzazione della popo-
lazione in previsione della riapertura delle attività lavorative e sociali; e infine potrebbero essere utili per valutare l’efficacia dei vaccini.Ad oggi, sono disponibili due tipi principali di test sierologici, i test convenzionali e i test cosiddetti “rapidi”. I primi richiedono alcune ore per essere effettuati, devono essere eseguiti in laboratori dotati di attrezzature complesse, con personale esperto, e forniscono risultati di tipo sia qualitativo (presenza o meno degli anticorpi) che quantitativo (titolo anticorpale). Utilizzando tecniche di virologia classica, che prevedono l’utilizzo di colture virali come la “sieroneutraliz-
zazione”, questi test riescono inoltre a misurare il potere protettivo degli anticorpi.I test rapidi si basano invece su dispositivi di semplice utilizzo, che possono essere utilizzati anche al di fuori dei laboratori, ed hanno tempi medi di risposta di circa 15 minuti: sul dispositivo viene de- positata una goccia di sangue o di siero/plasma, e la presenza di anti- corpi viene visualizzata mediante la comparsa di una banda colorata o di un segnale fluorescente che viene letto con un piccolo apparec-
chio di rilevazione. Questi test rapidi, proprio per le loro caratteristiche tecniche, sono solamente qualitativi, cioè rilevano soltanto la presenza degli anticorpi, ma non in quale quantità e con quale capacità protettiva. Sul mercato sono presenti numerosi test sierologici sia classici che rapidi, anche dotati di marchio CE. Ad oggi mancano però studi di comparazione e validazione clinica, e i dati disponibili indicano una certa variabilità dei risultati tra i differenti sistemi. Questo fa si che, benché vi siano correlazioni fra i vari test, i risultati ottenuti con un metodo non sono sovrapponibili con i risultati ottenuti con altri metodi. L’OMS attualmente non raccomanda l’utilizzo di test diagnostici rapidi per la rilevazione di anticorpi nell’assistenza ai pazienti, ma raccomanda la prosecuzione delle ricerche in questo campo per la sorveglianza delle malattie e per la ricerca epidemiologica. (fonte Spallanzani)

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Lombardia: Test sierologici personale scuole infanzia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato, nel corso delle sedute sull’Assestamento al Bilancio, un ordine del giorno a firma del Consigliere regionale Gregorio Mammì per l’Istituzione di un fondo finalizzato alla copertura finanziaria dei costi necessari a sostenere l’effettuazione di test sierologici per il personale della scuola per l’infanzia, compreso quello delle cooperative.Mammì dichiara: “Nella sessione di bilancio è stata accolta la mia richiesta di istituire un fondo finalizzato alla copertura finanziaria dei costi necessari a sostenere l’effettuazione di test sierologici per il personale impiegato presso le scuole dell’infanzia compreso quello delle cooperative.È necessario garantire la riapertura delle scuole di ogni grado nella massima sicurezza a prescindere dal tipo di contratto dei lavoratori.Sarebbe un dovere del datore di lavoro garantire i test ai dipendenti, ma considerato il momento molto difficile e pericoloso ho chiesto un impegno maggiore a Regione Lombardia che è stato accolto all’unanimità da tutte le forze politiche. Adesso bisogna essere celeri, settembre è alle porte”.

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Scuola. Dal medico competente ai test sierologici, ecco le regole per riaprire in sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

A meno di due mesi dal ritorno tra i banchi, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina deve fare i conti con una serie di difficoltà: problemi di organico legato alla mancanza di spazi e alla necessità di “sdoppiare” le aule negli edifici più vecchi. Alcune delle soluzioni potrebbero essere proprio gli investimenti nella direzione dell’edilizia scolastica, «grazie ai soldi del Recovery Fund». Progetti che al momento restano in cantiere, ma «riaprire a settembre, in sicurezza, tutte le scuole di ogni ordine e grado» resta una priorità del governo come dichiara il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto alla trasmissione Radio Anch’io. Sulle tempistiche è proprio capo del dicastero della Salute a fare chiarezza: «Il Comitato tecnico scientifico si riunirà a fine agosto per fare una valutazione finale sulla scuola e anche sull’impiego delle mascherine in classe. Quello che è certo è che non scompariranno, se ne può immaginare un uso graduale ma la mascherina resta un pilastro fondamentale del contrasto dell’epidemia. È chiaro – ha aggiunto il ministro – che in ogni caso bisognerà tenere molto alta l’attenzione. In molti Paesi la riapertura delle scuole ha fatto rialzare le curve. La chiusura delle scuole è stata per me la scelta più dolorosa ma indispensabile perché così abbiamo contribuito a salvare la vita a migliaia di persone».Migliaia e migliaia di test, quelli sierologici, saranno invece effettuati nelle prossime settimane a tutto il personale scolastico e, secondo quanto prevede l’elenco delle richieste delle parti sociali per la bozza del protocollo d’intesa tra Miur e sindacati sull’avvio dell’anno scolastico, dovrebbero essere effettuati a campione sugli studenti ma non all’interno degli istituti. Le singole Regioni si stanno già mobilitando: nel Lazio almeno 120 mila operatori della scuola inizieranno ad agosto il test di sieroprevalenza mentre una seconda azione di prevenzione riguarda il vaccino influenzale, con 2,5 milioni di dosi già ordinate sul territorio. La stessa bozza del protocollo, al vaglio del Comitato tecnico scientifico, prevede la misurazione della temperatura per il personale all’ingresso degli istituti, un’equipe di psicologi a disposizione di studenti e prof per rassicurare dai timori e stress per il rischio di contagio, referenti per il contact-tracing, una “help line” e “l’individuazione in tutte le scuole del medico competente che effettui il servizio di sorveglianza sanitaria”. Ma l’Associazione nazionale presidi va oltre e invoca il ritorno al “medico scolastico”, affinché si occupi anche degli studenti: «La sorveglianza sanitaria è comunque indirizzata al personale, il medico cosiddetto ‘competente’ garantisce la sorveglianza soltanto sui dipendenti e i lavoratori. Inoltre, solo se verrà prorogato lo stato di emergenza è previsto un medico sorveglianza, così come dispone il decreto rilancio», spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Anp. C’è anche un altro aspetto da considerare: il rischio per i giovani di compromissione di aspetti cognitivi, emotivi e relazionali conseguenti alla prolungata chiusura delle scuole. A metterlo in luce sono gli esperti dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano che lo considerano un rischio «molto alto» perché «ogni sei mesi di mancato apprendimento hanno un effetto misurabile su più competenze». In una ricerca che ha fotografato l’impatto della quarantena su bambini e ragazzi scrivono gli autori: «non si può non considerare che le scuole sono state le prime sedi di attività a chiudere (23 febbraio in Lombardia) e saranno le ultime a riaprire (14 settembre)». Un aspetto su cui i genitori nutrono preoccupazioni anche per le incertezze relative all’inizio del nuovo anno scolastico. Per gli esperti del Laboratorio per la salute materno infantile del Dipartimento di salute pubblica del Mario Negri, che hanno sviluppato il progetto “Ragazzi in quarantena”, conducendo la ricerca tramite video-interviste a 82 bambini e ragazzi del Milanese, «risulta essenziale cercare di capire le reazioni ed emozioni dei bambini in risposta a tale emergenza, al fine di indirizzare in modo efficace i loro bisogni». Obiettivo: cercare così «di prevenire conseguenze negative sulla salute fisica e psicologica nel lungo termine, in vista della riapertura delle scuole a settembre». E il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, avverte: «a settembre ci sarà la ripartenza e dobbiamo monitorare. Molti si preoccupano di un’eventuale seconda ondata. È possibile che il virus rialzi la testa ma vedo molto difficile che ci possa essere una seconda ondata come la prima che abbiamo vissuto tra febbraio e marzo con mille morti al giorno. La nostra sicurezza, non solo della scuola, ma anche degli uffici, degli ospedali passa attraverso l’opera di screening e un uso spregiudicato dei tamponi». By Anna Capasso – fonte: Doctor33)

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Regione Lombardia: Test Sierologici i risultati della gara

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

“Apprendiamo, dopo ben due mesi d’attesa, che la gara regionale per l’individuazione di un test sierologico potrebbe avere un vincitore. Si tratterebbe dei test Roche, che l’azienda metterebbe a disposizione di Regione al costo di 1,42 euro a test, contro i 4 euro pagati a metà aprile da Regione Lombardia a Diasorin, per 500mila esemplari del medesimo prodotto. Qualora i risultati delle gara venissero confermati nelle prossime ore Regione Lombardia dovrebbe spiegare ai cittadini per quale motivo ha speso due milioni di euro di soldi pubblici, per acquistare una tipologia di test che avrebbe potuto comprare ad un prezzo tre volte inferiore, se solo avesse seguito le regole e fatto a suo tempo una gara d’appalto” così il consigliere regionale del M5S Lombardia Massimo De Rosa.
“Più si scava a fondo di questa storia, nel merito della quale ricordiamo è già stato aperto un fascicolo in procura, più la posizione di Regione si aggrava e più emergono particolari inquietanti. C’è la responsabilità politica di aver atteso Diasorin, quando invece c’erano altri test disponibili sul mercato. Non solo, dai punteggi stabiliti dalla gara indetta dalla stessa Regione Lombardia questi altri test sarebbero migliori di quelli Diasorin, acquistati inizialmente da Regione. Evidentemente quei test non sono l’eccellenza che ci avevano raccontato il presidente Fontana e l’assessore Gallera” commenta De Rosa.
“Rilevante anche la questione costo” spiega il consigliere: “Fosse confermata infatti per Regione Lombardia si configurerebbe l’ipotesi di danno erariale. Due milioni di euro spesi alle spalle di tutti i cittadini lombardi, che si ammalavano in attesa di sapere se si sarebbero mai potuti sottoporre a un test”.
Il portavoce del Movimento Cinque Stelle insiste: “Per questo motivo presenteremo tutti gli atti necessari e chiederemo ad ARIA di venire a riferire sulla vicenda in Commissione Bilancio, al fine di accedere alla relativa documentazione, di modo di poter integrare gli esposti già presentati un mese fa ad ANAC e AGCM. Analizzando i numeri riportarti dall’articolo pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” salta all’occhio come Diasorin si sarebbe classificata al quarto posto, con un offerta fissata a 3,3 euro a test. In pratica, Diasorin ha venduto lo stesso test ad un prezzo di 4 euro l’uno, quando Regione ha acquistato tramite una procedure di acquisto diretto, offrendolo poi a 3,3 euro in sede di gara d’appalto. È evidente come i conti non tornino. Nel frattempo restiamo in attesa di conoscere il modo in cui il TAR, che avrebbe dovuto esprimersi già diverse settimane fa, darà il suo parere sulla vicenda” conclude il portavoce pentastellato.

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Coronavirus, al via i test sierologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

E’ partita la vasta indagine epidemiologica su scala nazionale attraverso test sierologici su un campione di 150mila persone distribuite in duemila comuni italiani. L’indagine è firmata ministero della Salute e Istat, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana che con i suoi volontari arriverà alle persone scelte per la campionatura. L’obiettivo è capire quante persone in Italia hanno sviluppato gli anticorpi al Coronavirus, anche in assenza di sintomi, stimare dimensioni e estensione dell’infezione nella popolazione e descriverne la frequenza in relazione ad alcuni fattori quali sesso, età, regione di appartenenza, attività economica. Questo al fine di indirizzare politiche a livello nazionale o regionale e per modulare le misure di contenimento del contagio.
L’adesione è volontaria e i test sono gratuiti, come chiarito a più riprese dal Governo, anche attraverso il premier Giuseppe Conte, durante l’informativa alla Camera lo scorso 21 maggio, e dalla stessa Istat. Nessun obbligo da parte dei cittadini di rispondere alla chiamata. Ma per sensibilizzare la partecipazione su tutte le reti Rai andrà in onda uno spot dedicato all’indagine e locandine saranno affisse nelle farmacie e nelle parafarmacie, grazie alla collaborazione offerta da Federfarma e dalla Federazione dell’Ordine dei Farmacisti Italiani (Fofi).
Sarà la Lombardia la regione con il campione maggiore pari a 20mila individui. La scelta tiene conto, infatti, oltre che della demografia, anche delle stime sulla pervasività del virus a livello territoriale. Altre grandi Regioni si collocheranno poco sotto i 10mila selezionati, meno di 4mila in quelle più piccole o meno toccate dall’epidemia. I test verranno effettuati “con esclusiva finalità di ricerca scientifica”, aveva chiarito il premier Conte nell’informativa alla in Aula alla Camera. “Occorrerà – aveva aggiunto – uno sforzo che si basa sul lavoro di volontari sul territorio” e ci sarà “una struttura nazionale di coordinamento”. In una nota diffusa alla vigilia del via ai test da ministero della Salute, Istat e Cri, si sottolinea che “la riservatezza dei partecipanti sarà mantenuta per tutta la durata dell’indagine”. A tutti i soggetti che partecipano sarà assegnato un numero d’identificazione anonimo per l’acquisizione dell’esito del test. Il legame di questo numero d’identificazione con i singoli individui sarà gestito dal gruppo di lavoro dell’ indagine e sarà divulgato solo agli enti autorizzati, viene spiegato. “Gli esiti dell’indagine, diffusi in forma anonima e aggregata – spiega ancora la nota – potranno essere utilizzati anche per altri studi scientifici e per l’analisi comparata con altri Paesi europei”. Le persone selezionate saranno contattate al telefono dai centri regionali della Croce Rossa Italiana per fissare, in uno dei laboratori selezionati, un appuntamento per il prelievo del sangue. Potrà essere eseguito anche a domicilio se il soggetto è fragile o vulnerabile. Al momento del contatto verrà anche chiesto di rispondere a uno specifico questionario predisposto da Istat, in accordo con il Comitato tecnico scientifico. La Regione comunicherà l’esito dell’esame a ciascun partecipante residente nel territorio. In caso di diagnosi positiva, l’interessato verrà messo in temporaneo isolamento domiciliare e contattato dal proprio Servizio sanitario regionale o Asl per fare un tampone naso-faringeo che verifichi l’eventuale stato di contagiosità. (fonte doctor33)

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Coronavirus: la mappa differenziata dei test sierologici

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Pazienti, costi e strutture variano da regione a regione. La circolare del Ministero chiarisce che non vi è alcuna patente d’immunità.
In queste ore è forte il confronto su come affrontare la ripartenza grazie al supporto dei test sierologici e che da una analisi attenta presente dubbi, criticità, ma soprattutto disparità in relazione a tali esami.Emerge, da una circolare del Ministero della Salute, che: «I test sierologici […] non possono, allo stato attuale, sostituire i tamponi nasofaringei», dal momento che: «L’assenza di rilevamento di anticorpi […] non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e il relativo rischio di contagiosità».Nessuna patente di immunità, quindi: i test consisterebbero secondo tale interpretazione solo in un aiuto in più per tracciare il contagio, ma non fornirebbero alcuna certezza in termini di sicurezza. I test saranno utili e fondamentali per stimare la diffusione dell’infezione e definire il tasso di letalità della stessa.Le regioni, intanto, stanno predisponendo l’avvio dei test, tanto che il Governo valuta, secondo noi molto opportunamente, l’ipotesi di indicare dei massimali dei costi per evitare fenomeni speculativi già noti e diffusi in questo periodo.Ogni regione si sta muovendo in maniera differente, con tempi, procedure e costi estremamente diversi tra loro.C’è chi affianca lo screening pubblico a quello privato, c’è chi si concentra su determinate professioni, a partire da operatori sanitari, forze dell’ordine e volontari del 118, c’è chi apre la possibilità di effettuare il test privatamente anche ai singoli cittadini, previa autorizzazione del medico curante.Rimane l’obbligo, in ogni caso, qualora l’esito risulti positivo, di effettuare il tampone (anche qui, ogni regione ha disposto diversamente, in alcuni casi si attiva il servizio pubblico, in altri il tampone rimane a carico del privato).Una parentesi a parte meritano i costi: in Emilia Romagna il costo di riferimento sia per il test rapido sia per l’esame del sangue è di 25,00 Euro, nel Lazio è di 45,00 Euro, i costi variano complessivamente tra i 25,00 e i 50,00 Euro.
Per l’ennesima volta anche la diagnosi sierologica, si trasforma nell’intollerabile storia di disparità e disuguaglianza all’interno del Paese, con un’unica certezza: tutte queste disposizioni non faranno altro che confondere ulteriormente i cittadini e creano differenze nelle modalità per affrontare un’emergenza che, a nostro avviso, richiede procedure, mezzi, risorse e strumentazioni uguali e adeguate per tutti e in tutte le parti del Paese.

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Covid-19: Al via a Brescia ai test sierologici per privati e aziende

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Brescia. La delibera della Regione Lombardia, che autorizza i laboratori privati a eseguire i test sierologici, è stata approvata solo martedì e Fondazione Poliambulanza è già in pista. Il provvedimento dà infatti la possibilità sia ai cittadini privati che agli impiegati delle aziende convenzionate di sottoporsi al test e, quando necessario, a tampone. I cittadini si potranno recare – in fascia pomeridiana – nella sede di via Bissolati e – in fascia mattutina – sempre a Brescia in altri due punti prelievo, Casa di Dio e S. Angela, e a Castiglione delle Stiviere. Ai dipendenti delle aziende il test sierologico sarà eseguito presso la sede in cui prestano servizio. Il sistema è quello di Abbott e consiste in un semplice prelievo del sangue, volto ad analizzare la presenza delle immunoglobuline G (IgG), gli anticorpi che si attivano in risposta al virus. Se il test rileva le IgG specifiche nel sangue, dà esito positivo il paziente è tenuto – a suo carico – all’esecuzione del tampone per la ricerca del genoma virale. Il Sistema Abbott garantisce un’affidabilità del 96% e non è necessario rispettare il digiuno prima della sua effettuazione. Il test va prenotato, obbligatoriamente, tramite l’app “Prenoting” o telefonicamente e il costo ammonta a 35 euro mentre il costo del tampone a 70 euro. Prenoting https://mypoli.poliambulanza.it/prenoting/

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Sicilia: Coronavirus e test sierologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

«La Regione Siciliana, con la disposizione del 16 aprile, ha indicato le categorie di lavoratori che si sceglie di sottoporre ad una campagna straordinaria di screening epidemiologico. Scorrendo l’elenco ci si accorge che sono state escluse categorie di lavoratori importantissime, come quelle dei bancari, dei postali, degli operatori ecologici e dei lavoratori delle aree industriali. Questi non sono figli di un dio minore e meritano di avere tutelata la sicurezza e la salute al pari di tante altre fasce».A dirlo è il segretario regionale di Articolo Uno in Sicilia Pippo Zappulla.«Categorie di lavoratori – continua Zappulla – a cui è stato chiesto di tenere in piedi attività e servizi di essenziale e fondamentale importanza per l’interesse collettivo. Lavoratori che stanno operando in condizioni di estremo disagio e sempre esposti al rischio di contagio e di tensioni sociali».«Chiedo pertanto alla Regione Siciliana – conclude Zappulla – all’assessore alla Sanità Ruggero Razza in particolare, di rivedere queste gravissime esclusioni, offensive e mortificanti per lavoratori impegnati quotidianamente al servizio del Paese a cui, al pari di altri, si sta chiedendo il sacrificio di continuare a lavorare per servizi e attività di interesse strategico».(Vassily Sortino),

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