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On. Mario Tassone: nota “Dalle Signorie ai signorotti”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2021

Il periodo che stiamo attraversando sarà ricordato come emblematico del completo azzeramento delle grandi formazioni politiche, della ricorrente resa della ragione difronte la disinvolta instabilità di una classe dirigente e della manomissione delle istituzioni trasformate da presidio di democrazia a fortilizi di interessi. Non più Partiti con propri organi collegiali decisori, ma una composita realtà di leader. Capi, sottocapi acclamati, prodotti da un disegno destabilizzante di alcuni magistrati intraprendenti interessati ad una “semplificazione” della politica espressa da pochi più “gestibili “e più “controllabili” rispetto alla complessità degli organi di ampia partecipazione democratica. Via via i capi si sono moltiplicati a dismisura. Un capitombolo dalle Signorie ai signorotti. Questa legislatura si è segnalata per l’annullamento di ogni elementare regola della politica. Non si era mai visto che lo stesso presidente del consiglio presiedesse governi di diversa maggioranza. Come non si era mai vista che una allegra compagnia ottenesse la maggioranza parlamentare avendo come progetto il VFC che ha colpito principi di convivenza civile. Draghi oggi è a capo di un governo di quasi tutti. Una compagine in cui convivono gli opposti. La politica che è confronto su progetti e opzioni di scelte è azzerata. Draghi ha capacità. È divenuto il motore dell’esecutivo che impone le sue scelte evitando di cadere nel pantano delle contraddizioni strumentali. Draghi è un leader riconosciuto. È un lord protettore chiamato a colmare i vuoti abissali delle formazioni politiche. Ma un lord protettore non può stare per un tempo indefinito. Bisogna ritornare nella normalità. Far riprendere il corso della politica attraverso un’area che avvii un confronto teso a superare populismi, sovranismi, radicalismi e leaderismi. È necessario superare le tante divisioni e trovare nella mediazione le opportune sintesi. Le tante monadi possono appagare i capetti ma non ricostruiscono la ossatura politica e istituzionale di cui c’è bisogno. Si esce dalla opacità del presente se, quindi, un’area di elaborazione e di ricerca di scelte politiche, ritorni a essere la forza di gravità in cui il Paese ritrovi la propria visione politica dopo tanto tempo di inerzia del pensiero e sovrabbondanza di illusioni. By Lorenzo Annoni

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La cooperazione perisce nell’Italia delle Signorie

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2016

luca-barniLa cooperazione di credito è sopravvissuta al Novecento, a due guerre mondiali, ad infiniti tentativi di riforme imposte e ipotizzate. E ora che ha avuto la possibilità di riformarsi da sola per cavalcare il terzo millennio e gli tsunami della finanza mondiale, mi riesce difficile accettare -e nemmeno credere- che non sopravviva a se stessa per colpa di piccoli Signorotti locali che in questi anni si sono solo mascherati da cooperatori.Sto parlando, come è evidente, del “mio” Credito Cooperativo, che come tante volte è stato scritto ha avuto un trattamento di favore, giacché il Governo ci ha consentito di proporre da soli la soluzione migliore per il futuro del movimento della cooperazione di credito. E qual è stato il risultato di questa larga apertura di credito che ci hanno fatto? L’harakiri.Che sia così risulta chiaro ed evidente leggendo gli articoli pubblicati dopo l’assemblea di Federcasse dello scorso 20 dicembre cui ho partecipato, che mi portano a due amare riflessioni. La prima di rabbia per l’incapacità palesata nel trovare una soluzione unitaria; la seconda di assoluta rabbia perché è evidente che non si è mai -MAI- voluta la soluzione unitaria, come è chiaramente emerso da un intervento sentito in Federcasse.Questi mesi di finto confronto, da parte di uno degli attori, per trovare la soluzione unitaria, che non è arrivata, sono solo serviti a separare la pula dal grano, cioè le pseudo-cooperative dalle cooperative. Lo dico senza livore. E’ una mera, amara constatazione. Perché quando leggo commenti di Presidenti di Bcc che parlano sul maggior quotidiano economico nazionale con tono aggressivo di “grandeur”, di crescita, di dimensioni (“saremo il sesto gruppo italiano”), di concorrenza (tra Bcc???!!!), di scelta di un gruppo rispetto ad un altro per non avere “rivali territoriali”, a me è chiaro ed evidente che questi non sono discorsi da cooperatori che dovrebbero camminare nel solco della mutualità.Così mi tornano alla mente le parole di un amico che siede nel Cda di una Bcc, che ripete sempre: “le Bcc si dividono in due categorie, quelle piccole e quelle che non l’hanno ancora capito”. Poi leggo e rileggo Zamagni e Becchetti, che in quest’anno, in tutti i modi, hanno provato a spiegarci come la scelta dei due gruppi fosse solo deleteria. A dicembre, poco prima del naufragio sancito dall’assemblea di Federcasse, Becchetti scriveva su Avvenire: “il conflitto di questi ultimi tempi tra due anime che vorrebbero dar luogo a due gruppi diversi non si giustifica in base a differenze di cultura e strategia e rischierebbe di indebolire entrambi i poli. Sarebbe pertanto auspicabile che il movimento cooperativo trovi la forza di procedere unitariamente dando opportuno spazio alle due anime che oggi si contrappongono. È interesse del mondo bancario cooperativo, ma anche del Paese e delle Istituzioni locali e nazionali che le cose vadano così. Sarebbe pertanto opportuno utilizzare tutti gli strumenti di moral suasion per raggiungere questo obiettivo , ricordando che il principio di concorrenza non c’entra”.Parole al vento, che ancora una volta una parte ha volutamente lasciato fluire via. Perché, parliamoci chiaro, la vera verità è che le motivazioni di chi non ha mai ricercato la soluzione unitaria sono solo economiche e per niente trasparenti.Di più: da una parte, la stampa nazionale scrive di un gruppo (la cassa centrale banca) che non è ancora strutturato per essere banca di secondo livello e in cui per entrare sarà necessario una prima, certa, sottoscrizione di capitale, che per molte Bcc vorrà dire intaccare sensibilmente i ratio patrimoniali: riporto testualmente dal Sole24Ore “… un versamento che non sarà indolore ed è destinato ad avere un peso sul futuro delle piccole banche”. Dall’altra mi raccontano di Direzioni di Bcc che hanno espresso ai loro CdA i dubbi su tale scelta, scontrandosi con decisioni irremovibili della governance. Così, quando le Bcc dei Signorotti che vogliono giocare ad essere grandi finalmente capiranno di non avere abbastanza risorse, a quali capitali si apriranno? Non certo a quelli “pazienti” auspicati dal presidente Azzi e da Confcooperative all’inizio del percorso di autoriforma, ma ai capitali esteri, consegnando in tal modo parte del Credito Cooperativo Italiano allo straniero. È la storia che si ripete e da cui non impariamo mai. (Luca Barni Direttore generale BCC Busto Garolfo e Buguggiate) (foto: luca barni)

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