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Mostra: La luce e i silenzi

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Fabriano (AN) 2 agosto – 8 dicembre 2019 Pinacoteca Civica Bruno Molajoli Conferenza stampa 1 agosto 2019 ore 11 inaugurazione su invito 1 agosto 2019 ore 18.30. La Regione Marche, il Ministero per i Beni e le Attività culturali, il Comune di Fabriano e Anci Marche presentano la mostra La luce e i silenzi: Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche del Seicento a cura di Anna Maria Ambrosini Massari e Alessandro Delpriori, che coinvolgerà non solo la Pinacoteca Civica Bruno Molajoli di Fabriano, ma anche due evidenze storico-artistiche molto importanti della città, il Duomo e la Chiesa di San Benedetto.
Fabriano, per la sua posizione e la sua storia è universalmente riconosciuta come osservatorio speciale e privilegiato sui fatti artistici che, a partire dalle Marche, hanno avuto poi un impatto ben più vasto. Dopo l’esposizione su Gentile da Fabriano nel 2006 e il prestigioso riconoscimento ricevuto dall’Unesco, la città ospita un’altra grande mostra sulla figura e l’attività di Orazio Gentileschi, pittore commovente, caravaggesco elegiaco e limpido, che rivela uno speciale focus nel momento fabrianese e marchigiano.
La mostra infatti riunisce i capolavori realizzati tra Ancona (1606-1607), con quelli del periodo fabrianese (1613-1619), la sublime Circoncisione e Fabriano, con La Vergine del Rosario oggi nella Pinacoteca Civica, la Visione di Santa Francesca romana oggi a Urbino (Galleria Nazionale delle Marche), l’intensa Maddalena per l’Università dei Cartai, nucleo di una stanza tematica in cui Gentileschi viene messo a confronto con Guerrieri, il grande caravaggesco marchigiano cui è riservata una mostra nella mostra, Baglione, Turchi, Valentin, Vouet, Cagnacci e molti altri.Infine, le opere della Cattedrale di San Venanzio, tra cui la Crocefissione, e della Chiesa di San Benedetto, contesti ricchissimi, sono parte integrante del progetto e del percorso espositivo e riflettono, a gradazioni diverse, la conversione caravaggesca dell’artista.Quest’ultima rappresenta un tema focale della mostra e di grande suggestione, la cui analisi viene proposta per la prima volta in relazione alle Marche, terra dove Caravaggio è grande assente in quanto ad opere, se pur documentate, ma presentissimo nel lascito di Gentileschi e compagni.La mostra, anche grazie a novità di opere e documenti, alcuni sorprendenti, sia per quanto riguarda Gentileschi che per altri protagonisti, allarga l’indagine sul territorio per gettare luce su incontri, incroci e incidenze dei numerosi artisti che, nel ‘raggio di Caravaggio’, ne hanno diffuso la dirompente novità in territorio marchigiano.Una novità-curiosità accattivante, che si deve alla giovane ricercatrice di Sassoferrato Lucia Panetti è quella che riconosce il volto di Artemisia, nota figlia del pittore e grande pittrice, all’epoca quattordicenne, nella Circoncisione di Ancona: tra gli angeli nel cielo il suo ritratto è nelle vesti di Santa Cecilia che suona l’organo portativo.
Si riuniscono in questa occasione brani altissimi del filone caravaggesco nelle Marche, a partire dalle opere del protagonista marchigiano per eccellenza del settore, Giovan Francesco Guerrieri al quale è riservata particolare attenzione, quasi una mostra nella mostra, e altrettanto rilievo avrà l’opera del romano Giovanni Baglione, folgorato da Caravaggio del quale diventerà poi acerrimo nemico, artista che fu molto attivo per le Marche.
La mostra vuole anche dimostrare come ci siano state presenze altrettanto preziose tra coloro che hanno fatto da contrappunto alla diffusione del linguaggio caravaggesco, mostrandone l’impatto ma con un’inflessione più classicista, tra Bologna e Roma, come in Giovanni Lanfranco, Emilio Savonanzi, Simone Cantarini, Guido Cagnacci, Giuseppe Puglia, Girolamo Buratti o nel dibattersi di due anime e due epoche, come in Pomarancio, Andrea Lilli e Filippo Bellini. Con il biglietto della mostra inoltre sarà possibile visitare fino al 3 novembre anche un’altra esposizione in corso a Camerino Dalla polvere alla luce: l’arte recuperata promossa dall’Arcidiocesi di Camerino – San Severino Marche e dal Comune di Camerino e realizzata con il contributo della Regione Marche.

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Dal peccato al reato

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

vaticanoLa smentita di Papa Francesco circa l’invito che non sarebbe stato rivolto all’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, ha rappresentato il colpo di grazia che ha portato alle inevitabili dimissioni del medesimo.
Non c’è dubbio che Marino ha commesso alcune leggerezze, tutte da dimostrare, ma non tali per sollecitare una condanna generalizzata, quando troppi silenzi hanno ammantato comportamenti criminali da parte di altri sindaci, con particolare riferimento ad Alemanno, sindaco di Roma mentre Berlusconi e Ratzinger governavano rispettivamente l’Italia e il Vaticano. Silenzi omertosi, complici, frutto di scambi tra reati e peccati, nonché tra sacro e profano.
Anche nell’attuale circostanza appare uno scivolamento di Papa Francesco verso teorie anti-relativistiche, che furono il cavallo (fortunatamente azzoppato) di Benedetto XVI.
Si è trattato di un castigo che ha punito la colpa di Marino nell’aver aperto le porte della laicità del governo della città di Roma, trascurando (anzi ignorando) i doveri di un pubblico amministratore di curare gli interessi dei cittadini, senza discriminazioni di sorta, per consentire l’appagamento di reali bisogni che la Chiesa considera “peccato” ma che il governo laico non può considerare “reato”.
Marino è stato collocato fuori dalla Chiesa con quella improvvida e decisiva affermazione del pontefice in carica: “Marino non è stato da me invitato. Chiaro ? “
Un relativismo praticato avrebbe sollevato da reciproche responsabilità entrambi gli attori: Marino e papa Francesco, riconoscendo i diritti civili del pianeta laico, senza confusioni di sorta, perché il peccato condannato dalla Chiesa non può essere imposto e condannato come reato ad un governo laico non teocratico.
Accadde l’inverso con Benedetto XVI che cercò di confondere il reato penale della pedofilia in peccato veniale da assolvere nel segreto delle sacrestie (vedi lettera ai vescovi americani. Crimen sollicitationis, a suo tempo inviata da Ratzinger.
Bisogna decidersi se accettare l’analisi relativistica, come sta facendo papa Francesco, o respingerla come aveva fatto Benedetto XVI, che fu una delle concause che provocarono le sue dimissioni.A proposito del relativismo culturale e del nichilismo etico ritengo di poter dire la mia, convinto come sono e resto che il relativismo contiene in sé le fondamenta della cultura sociale e del vivere civile.
Si intrecciano le discussioni intorno al “relativismo”, ma senza chiarire cosa sta nel calderone relativistico, esprimendo condanne generalizzate o assoluzioni formali. Bisogna partire dalla considerazione che il relativismo non è una teoria o una ideologia, bensì un “metodo” di analisi e, quindi, di valutazione, che, per avere valenza scientifica, non può operare scelte a monte secondo i modelli culturali evidenziati da una sola parte.
L’esigenza di uno studio approfondito delle varie culture si è fatta urgente alla luce della mondializzazione che prevede una possibile e necessaria integrazione tra popoli di culture diverse. L’imposizione di una cultura, senza le dovute tappe frutto di analisi sociologiche, antropologiche, etiche, psicologiche, lungi dall’essere viatico di integrazione diventa una forma mimetizzata di coercizione.
L’elemento estraneo che si inserisce dentro una cultura diversa deve affrontare il problema della ri-socializzazione, intesa come adeguamento ai nuovi parametri vigenti nella cultura ospite. In un primo momento scatta lo “shock culturale” che può essere facilmente superato se la cultura ospite favorisce il nuovo arrivato e ne promuove l’integrazione; ma quando la cultura ospite manifesta ostilità e rifiuto allora avviene un “eclissi culturale” (v. Rosario Amico Roxas, Tunisie: Le defi du 2000, ed. Universitaires La Manhnuoba, Tunisi 2001), inteso come mancanza di ogni riferimento: manca la propria cultura perché disapprovata e respinta e manca la nuova cultura perché non favorita nel recepimento, nella comprensione e nell’adattamento.
Tutto ciò provoca una regressione culturale che porta il nuovo arrivato a richiudersi dentro i propri valori, come in un torre, isolandosi dal contesto che lo respinge. L’analisi sociologica serve proprio a questo, a valutare le condizioni migliori perché l’integrazione diventi un momento costruttivo e non demolitore del patrimonio che ognuno porta con sé. Devono essere gli stessi appartenenti al nuovo gruppo, adeguatamente istruiti, che devono farsi portatori delle nuove norme e dei nuovi modelli culturali e condurre per mano il proprio gruppo verso l’accoglimento dei valori culturali che li ospitano; ipotizzare, come avviene, il metodo coercitivo conduce inevitabilmente a scontri e incomprensioni difficilmente sanabili. L’idea dell’eclissi culturale che svuota i singoli di ogni valore e li lascia sbandati dentro un coacervo di ipotesi che non conoscono, rappresenta l’antitesi del dialogo e del confronto.
Peraltro viene denigrato il relativismo, ma solo per poterlo applicare lì dove più conviene:
il federalismo fiscale è anti-relativismo perché premia talune regioni che per motivi contingenti si ritrovano a godere di una migliore e più proficua produttività, per penalizzare le altre che quei motivi contingenti e temporanei non hanno.
L’utilizzo differenziato della giustizia è anti-relativismo, specie quanto propone tolleranza zero per taluni reati e massima tolleranza per altri reati, addirittura legiferando per ammorbidire l’impatto del reato con il concetto di giustizia, come la depenalizzazione di taluni reati. L’uso della Sanità non equilibrato è anti-relativismo quando fornisce servizi primari da una parte e malasanità da un’altra. E così via.
Trasportare poi l’anti-relativismo sul terreno della ricerca del giusto e del non giusto, del vero e del falso, rischia di riportarci ad una nuova sofistica, dove giusto e vero coincidono con le scelte del più forte e servono solo a dilatare sempre più la forbice che divide i possessori dai nullatenenti, i produttori dai consumatori, i creditori dai debitori, elevando un muro insonorizzato attraverso il quale ogni ipotesi di dialogo diventa impossibile.
Il relativismo dell’anti-relativismo
E’ diventata una moda rifiutare il relativismo, indicarlo come “il male assoluto”, metterlo all’indice per presupposte alterazioni al predominio della ragione. Ma nello stesso tempo viene usato il medesimo relativismo per elaborare le teorie anti-relativismo.
Non è un paradosso, bensì la realtà nella quale viviamo, anche se troppo distrattamente.
Il “relativismo” iniziò il suo itinerario ai tempi di Pericle, quando si sviluppò una nuova aristocrazia, quella dei mercanti, degli artigiani, degli usurai, cioè l’aristocrazia del denaro e del potere che il denaro porta con sé; fu la nuova aristocrazia che si sostituì alla precedente basata sulla proprietà terriera e, quindi, sull’economia del lavoro, per spostare l’interesse sull’economia delle capacità intellettuali dell’uomo. Il sistema democratico, che fu il primo della storia dell’uomo, divenne demagogia, dove veniva privilegiata la ricerca del piacere, del lusso, dell’edonismo e anche della cultura, ma non come conoscenza, bensì come mezzo per aggiungere al potere del denaro anche il prestigio della cultura. Questa nuova prospettiva formò il terreno di coltura dei sofisti, abili parlatori che sostenevano la causa dei più forti, intesi come i più potenti. Iniziò l’analisi circa la valutazione di ciò che è giusto, che avrebbe dovuto sostituire ciò che veniva indicato dalle leggi dello Stato con ciò che veniva universalmente accettato come legge di natura.
Il primo passo lo segnò Protagora, affermando: “L’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”, dando inizio alla elaborazione di un quesito che dura da secoli: “La realtà è costituita dell’ ”essere” o dal “divenire” ?”
Le implicazioni divennero enormi, perché entrò in discussione la staticità della realtà o il suo sviluppo; nel secondo caso chi avrebbe dovuto e potuto interpretare “il giusto” nel tipo di evoluzione da sviluppare ?
Così il quesito si spostò sulla ricerca di un principio di validità universale:
“Per natura è giusto ciò che piace”, ma questa affermazione scatenava l’individualismo e promuoveva l’affermazione “homo homini lupus”, trasformando la società in una grande giungla dove ogni individuo avrebbe cercato la propria affermazione.
Così l’affermazione d venne “E’ giusto ciò che piace al più forte”; ma cosa avrebbe identificato “il più forte” ? Giunse il chiarimento: “il più forte è colui che sa usare meglio la parola”, intesa come elemento di comunicazione.
A questo punto emerge plateale l’analogia con i nostri tempi, e l’emergere di un nuovo Gorgia.
Ci hanno regalato la democrazia, che è diventata demagogia, sostenuta dall’apparenza delle parole, mentre l’uso del linguaggio per comunicare è diventato monopolio dei detentori dei mezzi di comunicazione di massa, che riescono a farsi sentire, effettuando un costante lavaggio del cervello che arriva anche al convincimento subliminale.
– Anche i rapporti con lo Stato e le sue leggi subiscono una modificazione secondo l’indirizzo suggerito dal relativismo sofista: “Per prudenza e utilità bisogna rispettare la legge ma trasgredirla solo se conviene e modificarla quando si ha la forza per farlo.”
• Mi pare superfluo sottolineare le analogia con i nostri ultimissimi tempi, specialmente a fronte della visione della vita: “Di fronte al dramma della vita l’unica consolazione è la parola, che acquista valore proprio perché non esprime la verità ma l’apparenza. La parola crea un mondo di sogno dov’è bello vivere.”(Le due citazioni sono recuperate da Gorgia: Sul non-essere e sulla natura”).
Così la verità assoluta non esiste, emergendo un relativismo che investe tutto lo scibile; per contrastare tale relativismo non resta che utilizzare il medesimo relativismo per affermare ciò che le parole sostengono e le apparenze dimostrano.
Basterebbe solo saper distinguere il relativismo etico dal relativismo culturale per dare spazio alla dialettica del divenire, che può essere unificabile solo nel profilo etico, universale e valido per tutti, escludendo ogni pretesa di primato per razza, religione, o cultura.
Per i governanti laici vige l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Allora neanche in Vaticano “la legge è uguale per tutti” e il relativismo viene messo all’indice quando fa comodo; ma quando c’è da sanzionare severamente un pubblico comportamento commesso dal componente più importante della casta al potere, allora tutto diventa relativo, anche l’infanticidio.
Tengo a sottolineare che sono un cattolico, cristiano, praticante, che crede nelle parole di Cristo e molto meno nella diplomazia d’occasione del Vaticano, che eleva ai massimi onori Magdi Allam e bandisce fuori dalla Chiesa Piergiorgio Welby, non permettendo l’ingresso della salma nella “Casa di Dio”; il Vaticano che condanna la Teologia della Liberazione e il suo massimo teologo Jon Sobrino, ma scrive e sottoscrive con le mani del Pontefice dimissionario, insieme al razzista Pera “Senza radici” un pamphlet razzista secondo solo al ben noto Mein Kampf che sosteneva il primato della razza ariana e il libercolo di Ratzinger/Pera che esalta la superiorità del cattolicesimo occidentale, cancellando il relativismo culturale elaborato nei più accreditati studi di antropologia. (Rosario Amico Roxas)

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Farmacisti e gogne mediatiche

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

“Innanzitutto vorrei esprimere a nome del Comitato centrale la massima solidarietà al presidente Andrea Mandelli e al vicepresidente Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, vittime di atti di intimidazione inqualificabili, che colpiscono tutta la professione” dice Maurizio Pace, segretario della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Mi sembra evidente a tutti che un gesto di questo tipo prova come le posizioni della Federazione di apertura al confronto su un reale ammodernamento e a un ampliamento della rete delle farmacie, ma netta nell’opporsi a uno smembramento di un servizio che funziona, abbiano toccato qualche nervo scoperto. Ma è bene chiarire subito che la Federazione intende tenere la barra diritta e che questi fatti non spostano di un millimetro la nostra linea di azione”. Le posizioni della Federazione, ricorda Pace, stanno del resto otten endo, con la sola forza del ragionamento, un significativo riscontro anche da parte di esponenti del Governo. “Ringraziamo il ministro della Salute Balduzzi, per cominciare, che ha chiarito come non si possa dire che ai farmacisti italiani non siano stati chiesti sacrifici, visto che comunque con il passaggio a OTC di molti farmaci di cui l’AIFA sta preparando la lista, ci sarà una ulteriore riduzione del fatturato delle farmacie, che già scontano anche i forti ritardi nei pagamenti da parte delle ASL. Così come vanno sottolineate le dichiarazioni del Sottosegretario Polillo che, ieri a Ballarò, ha ricordato come la liberalizzazione della distribuzione del farmaco non possa certo essere messa in cima alla lista di quel che serve per far ripartire il paese”. Ma per Pace, al di là delle posizioni politiche, ciò che risulta intollerabile, ed è alla base delle intimidazioni di questi giorni, è l’attacco mediatico scatenato contro la professione: “Si è cercato un capro espiatorio da additare alle reazioni di una cittadinanza spaventata e colpita dalla recessione. Faccio soltanto un esempio: su un quotidiano, ieri, un commentatore si è permesso di chiedere pubblicamente se i farmacisti si schieravano con gli evasori o con i cittadini per bene. Non lo chieda ai farmacisti: nelle farmacie il 65% del fatturato è costituito da ricette del Servizio sanitario e sui restanti prodotti i farmacisti fanno sempre lo scontrino, proprio perché sanno che i cittadini possono operare delle deduzioni fiscali. E molto spesso è lo stesso farmacista a ricordarlo al paziente”.
Secondo il Segretario della Federazione si è anche insistito strumentalmente sul carattere di monopolio del servizio farmaceutico:”Si denuncia un monopolio di 18000 persone, che diventerebbero molte di più se si adottassero le nostre proposte, senza dire però che laddove si è liberalizzato, dalla Norvegia alla Gran Bretagna, le farmacie sono finite nella quasi totalità nelle mani di due o tre grandi gruppi. E questo che cosa sarebbe? Azionariato popolare? Forse è questo che si vuole,il prevalere del grande capitale sull’iniziativa dei singoli, e soprattutto su un servizio sanitario frutto di una grande riforma che tutto il mondo apprezza, il che spiegherebbe il silenzio assordante di molti settori dell’economia solitamente prodighi di critiche e consigli ai Governi”. Ora è necessario abbassare i toni: ”Nei giorni scorsi avevamo chiesto un incontro anche al Presidente della Repubblica, che ha&n bsp; ritenuto non fosse il caso di riceverci, proprio per chiedergli di intervenire per ristabilire un clima più sereno. Mi auguro che almeno ora si passi a un confronto diverso. La Federazione è un ente pubblico ausiliario dello Stato e quindi abbiamo il massimo rispetto per le prerogative e il ruolo di Governo e Parlamento, ma crediamo che un paese democratico si regga sul confronto delle idee e sulla capacità di ascolto e, naturalmente, sul rispetto delle leggi che lo Stato si dà. Le gogne mediatiche non hanno nulla a che fare con la democrazia”.

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“Silenzi” a villa Durazzo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Santa Margherita Ligure 5 settembre 2010 dalle 02,30 fino alle 19,30 Villa Durazzo Piazzale San Giacomo, 3  L’esposizione resterà aperta sino a domenica  10 ottobre  2010  Il giovane artista Thomas Berra in mostra, con opere recenti raccolte in sei sezioni ispirate all’arredo e all’incanto della Villa.
Thomas Berra (Desio 1986), figura fra le più promettenti del giovane panorama artistico italiano, ideatore e protagonista dell’evento espositivo Sold Out Limbiate (2008) e rappresentante dell’arte contemporanea con I Maestri di Brera a Shanghai (2008), riconoscimenti come la Targa d’Oro per l’Arte Pittorica della Città di Taormina (2009) e presente in prestigiose collezioni pubbliche e private, muove la sua ricerca pittorica nel solco tracciato dall’urgenza espressiva della Pop Art americana e dei writer newyorkesi, impegnati tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta in sfide istintive al perbenismo morale e al conformismo estetico della società di massa. La mostra propone con una decina di opere recenti di grande formato, una selezione di lavori che definiscono meglio l’opera dell’artista iniziata con la sua prima personale nel 2005. Sono state allestite sei sezioni che, per incanto, vanno a integrasi con l’atmosfera e gli arredi di Villa Durazzo, un gioco di colori  e di situazioni, come se le opere fossero state scelte da Gio Luca Durazzo in persona.
L’opera Silenzi del 2010, oltre a rappresentare il titolo della mostra e omaggiare Picasso per il  “periodo blu”, vuole essere il vero filo conduttore della mostra ambientata nella splendida cornice secentesca della Villa. La donna ritratta in un solo particolare “Il volto” simboleggia  una versione del XXI secolo dei ritratti ovali delle nobildonne del 700 che ritroviamo nei locali di Villa Durazzo. Chiara è la percezione della reinterpretazione di un tema classico accanto alla sintesi figurativa del busto femminile e il raggiungimento di una asciuttezza compositiva di fondo al limite dell’astrazione. http://www.villadurazzo.it (thomas berra)

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Golfo Messico: Gli strani silenzi …

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Di Rosario Amico Roxas. Nel Golfo del Messico si sta consumando la più grande catastrofe ambientale mai accaduta nel pianeta; bisognerà aspettare la fine di agosto perché la fuoriuscita di petrolio possa rallentare, grazie ad altre perforazioni che ridurrebbero la pressione che spinge il petrolio. Intanto sono milioni di barili che  si riversano quotidianamente in mare, distruggendo tutto ciò che investono. I danni ambientali non sono quantificabili, poiché faranno risentire le conseguenze per parecchi decenni. Ovviamente si è acceso un grande clamore, forse eccessivo e artatamente gonfiato. Non che l’evento disastroso non meritasse  il clamore sollevato, ma talune operazioni mediatiche forniscono il dubbio che si voglia nascondere ciò che non viene detto, per esaltare le conseguenze del momento. Ma se ci sono conseguenze devono esserci necessariamente le cause che le hanno provocate. Basterebbe andare indietro nella storia di questa maledetta trivellazione off shore, per cercare le cause e denunciarle pubblicamente. Ciò non avviene, perché dietro  tale disastro ci sono i potenti della terra che decidono tutto, anche della vita e della morte del pianeta. Basterebbe indagare alla ricerca dei tanti “perché”, che   nessuno solleva, forse temendo le risposte. Chi ha autorizzato quella perforazione? Chi ha sottovalutato i rischi e le misure di sicurezza ? Quali petrolieri americani sono associati in tale perforazione della BP? Chi ha accuratamente evitato che si facessero le doverose ispezioni per documentare l’applicazione delle norme di sicurezza ambientale? Sono quesiti ai quali si potrebbe rispondere con molta facilità, sole che lo si volesse .Cosa si vuole nascondere? Quali personaggi si nascondono dietro le analisi delle conseguenze? Quali personaggi si nascondono dietro le ipotesi della cause? E’ ben noto che il potere dei petrolieri, associato a quello dell’energia e a quello della produzione e vendita di armi, è tale da condizionare anche il governo degli USA (Casa Bianca e Congresso compresi), ma possono anche stravolgere l‘eco-sistema del pianeta senza che nessuno li indichi come gli avidi responsabili di una catastrofe che pagheremo noi e pagheranno i nostri figli? (Rosario Amico Roxas)

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I “silenzi” di Bruno Vespa

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

Lettera al direttore. Dal centro storico dell’Aquila, chiuso in uno inspiegabile isolamento, a distanza di dieci mesi dal terremoto non è stata spostata una pietra. Come mai l’aquilano Bruno Vespa, che al tempo della tragedia, tante serate dedicò alla sua amata città, non ha dedicato una trasmissione a questa negligenza, presentandosi magari in trasmissione con una bella carriola piena di macerie? Non se n’era accorto, e magari deciderà di farlo adesso in occasione della protesta? Oppure teme di dispiacere a qualcuno? (Elisa Merlo)

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I misteri del Vaticano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

Perché fu Mussolini a fondare la Città del Vaticano? La lotta di Pio XI contro i nazisti. Quali furono in realtà i «silenzi» di Pio XII nei confronti del nazismo? Perché la Chiesa ha demolito l’esperimento dei preti operai? Il caso Lefebvre è stato realmente uno scisma? Quale il vero legame tra monsignor Marcinkus e il banchiere Calvi? Di che cosa è morto esattamente Giovanni Paolo II di Bernard Lecomte Edizioni San Paolo 352 pagine – € 22,00

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Manconi: Immigrazione, silenzi e omissioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2010

“È fantastico. Come se nulla fosse, a distanza di pochi mesi dalla sanatoria degli immigrati irregolari, occupati come badanti baby-sitter e colf, il ministro Roberto Maroni annuncia che si riapre la regolarizzazione per tutti  gli immigrati che lavorano in Italia. È una buona notizia, se gli uffici delegati non opporranno, come in  passato, ostacoli burocratici e resistenze amministrative. Ed è una buona notizia perché dimostra come avesse torto il Governo nell’adottare un provvedimento discriminatorio (e a rischio di incostituzionalità) limitato esclusivamente ad alcune categorie di lavoratori stranieri.  Il ministro dell’Interno, intanto, si rallegra del fatto che gli sbarchi, nel corso del 2009, siano stati “solo” diecimila. Si dimentica, lo sbadatone, di precisare che gli sbarchi via mare sono una piccolissima percentuale dell’insieme degli ingressi irregolari, che avvengono attraverso altre frontiere. Su questo, pudicamente, nemmeno una parola: in caso contrario dovrebbe ammettere che l’enorme dispiegamento di mezzi adottato per affrontare i barconi dei derelitti provenienti dall’Africa,  nulla può, com’è naturale che sia, contro i flussi migratori provenienti da tutto il mondo. Infine Maroni ha evitato di rispondere a una domanda proveniente da più parti: quanti sono stati, nel corso dello stesso 2009 i migranti morti nel tentativo di raggiungere le coste italiane? Secondo i dati raccolti da A Buon Diritto, nel maggio scorso avevano già superato i 400. Una strage.”

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La dignità della parola e la vergogna del silenzio

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2009

Scrive Agostino Spataro: “ Se ci fate caso, sono siciliani i tre più importanti esponenti cattolici che per primi hanno pubblicamente condannato i comportamenti “privati” di Silvio Berlusconi. Si tratta, infatti, di don Antonio Sciortino, nato a Delia, direttore di “Famiglia Cristiana”, il più diffuso settimanale italiano; del vescovo Mariano Crociata, nato a Castelvetrano, segretario della Conferenza episcopale italiana (CEI); di mons. Domenico Mogavero, nato a Castelbuono vescovo di Mazara e presidente del Consiglio per gli Affari giuridici della CEI.  Altro che “parroci di provincia”! Come pensavano di etichettarli Berlusconi e i suoi. La verità  è che in questo silente panorama politico e mediatico, tutto italiano, questi tre eminenti sacerdoti, appellandosi a valori che parevano appannati, hanno squarciato il silenzio e richiamato al senso delle responsabilità il nostro anziano capo del governo autore di “imprese” non certo gloriose. In alcova, come in altri campi. Dalla terra della “omertà” giungono tre voci, alte e severe, che hanno scosso quel clima di rassegnazione che serpeggia fra genti smarrite, in attesa di una parola di speranza e di cambiamento. In questo mondo di muti, la forza e la dignità della parola irrompono contro la vergogna del silenzio.  Certo, tre voci, per quanto autorevoli, non formano un coro. Tuttavia, le loro sono parole pesanti come macigni che nessun Letta potrà cancellare. Nemmeno inviando il premier al pellegrinaggio della “Perdonanza” celestiniana. Don Antonio Sciortino scrive il 23 giugno 2009 su Famiglia Cristiana “ Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conclusioni…In altre nazioni se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia?” . Mons. Mariano Crociata, segretario generale della CEI, rincara la dose (“Avvenire” del 7/7/09) parlando di “sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria…Nessuno deve pensare che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio”. Il vescovo Domenico Mogavero (“La Repubblica” 20/8/09) chiede che “ il premier risponda un volta per tutte alle accuse che gli sono state mosse… in Parlamento e denunci alla magistratura i suoi presunti calunniatori…Per questo gli consiglio pure di abbassare i toni, di evitare d’indicare modelli diseducativi come la corsa alla ricchezza, al potere, all’uso della donna…”.  Parole chiare che, oltre il caso Berlusconi, sembrano un appello alla difesa di taluni valori fondanti senza i quali la Chiesa, in una fase già critica, avrebbe meno titoli per esercitare la sua missione. Soprattutto in vista di nuovi confronti (o incontri?) con altre religioni. A cominciare dall’Islam già approdato in Italia e ancor più nel resto d’Europa. (Agostino Spataro da La Repubblica/Pa del 28 agosto 2009 in sintesi)

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Le posizioni dei candidati alle europee sul nucleare in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2009

Mentre Berlusconi dichiara di voler ricorrere all’esercito per riportare il nucleare in Italia, Greenpeace diffonde, a una settimana dal voto, i risultati del sondaggio sul ritorno del nucleare svolto tra i candidati alle elezioni europee. Su questo tema l’associazione ha verificato finora un colpevole silenzio da parte di chi potrebbe invece opporsi alla militarizzazione delle decisioni sul nucleare: con la sua indagine ha ottenuto che i partiti venissero allo scoperto. “La maggioranza degli italiani è preoccupata e consapevole che il nucleare è una scelta sbagliata e nonostante questo il governo intende imporlo con la forza militare. –  spiega Andrea Lepore, campagna Clima di Greenpeace – Ciascun candidato alle europee e amministrative ha quindi il dovere di esplicitare prima delle elezioni se si oppone al ritorno del nucleare senza nascondersi dietro strategici silenzi”. Nelle scorse due settimane l’associazione ha posto a 60 candidati, selezionati equamente all’interno di sei liste (PD, IDV, PDL, SL, UDC, Lega Nord), due quesiti riguardanti la realizzazione in Italia di impianti nucleari EPR e di uno o più siti di deposito delle scorie radioattive sul territorio italiano. E chiede ai candidati che non lo hanno ancora fatto di esprimersi contro il nucleare.
I risultati – Delle sei liste selezionate, solo due si sono dimostrate compatte nel dichiarare la loro contrarietà al nucleare in Italia: l’IDV e Sinistra e Libertà, seguite dal PD con sette candidati su 10 che hanno dichiarato la loro opposizione alla costruzione dei nuovi EPR in Italia. Nessun candidato dell’UdC e del PdL ha per ora preso posizione contro gli impianti EPR e i siti di deposito di scorie nucleari in Italia, come ha invece fatto uno dei dieci candidati selezionati della Lega Nord. Sono pervenute anche dichiarazioni spontanee contro il nucleare dalla lista Rifondazione-PDCI, che non era inclusa nel sondaggio in quanto già dichiarata antinucleare. Un recente sondaggio di Eurispes all’inizio di maggio ha dimostrato che la maggioranza degli italiani è contraria al ritorno al nucleare. In un documento congiunto, discusso giovedì scorso dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni, gli assessori all’Ambiente delle Regioni italiane affermano che le norme contenute nel ddl 1195 “incidono profondamente, irragionevolmente e illegittimamente sulle competenze delle Regioni”  in maniera contraria a quanto previsto dalla Costituzione.“Con il ddl 1195 il governo progetta di militarizzare l’apertura di nuovi impianti nucleari e lo smaltimento delle scorie radioattive. Le forze politiche e i singoli candidati che non si oppongono subito e con fermezza al nucleare stanno di fatto accettando i piani ‘sovietici’ del governo” conclude Lepore.

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