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Posts Tagged ‘silenzio’

Convegno “Rompiamo il Silenzio: Istruzioni per l’Uso”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 aprile 2019

Palermo lunedì 29 aprile dalle ore 9.30 alle 13.30 presso la Sala Gialla a Palazzo dei Normanni. L’incontro è promosso dal Centro Iniziative Ricerche Programmazione Economica (C.I.R.P.E.), con il patrocinio dell’Assemblea Regionale Siciliana e dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana. Il dramma della violenza di genere si confronta con cifre sempre più esorbitanti e preoccupanti. Solo nei primi 9 mesi del 2018 sono stati ben 32 i femminicidi, così come i maltrattamenti in famiglia, stalking, percosse, violenze sessuali. In Italia una donna su tre è stata vittima di violenza da parte di un uomo almeno una volta nella vita. E moltissimi casi di violenza non vengono neanche denunciati. Un numero impressionante, indegno in un paese civile, che induce a una riflessione: come contrastare la violenza di genere in famiglia? Quali strumenti adottare per combattere e prevenire casi di maltrattamento, stalking, molestie sessuali e discriminazioni? La violenza di genere si combatte anche tra i banchi. E a volte tra quei banchi possono nascere idee e proposte che sconfinano oltre le pareti scolastiche. L’idea, infatti, di organizzare questo momento di riflessione condivisa è frutto di alcune testimonianze raccolte in aula nelle sedi dello stesso CIRPE, ente di formazione professionale, durante le lezioni di “Pari opportunità per le donne” e “Orientamento alla legalità”, della professoressa Egle Greco, dove sono emerse situazioni di subìta violenza che, a vario titolo, hanno coinvolto le allieve stesse o i loro familiari. L’incontro sarà moderato da Susanna Marotta, Consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, psicoterapeuta, didatta presso H.C.C. ITALY . Di seguito l’elenco degli interventi:
– Pierfrancesco Li Donni – regista
– Raffaella Nocito – Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta E.M.D.R., Presidente del C.T.I. onlus, esperta nella cura dei disturbi alimentari.
– Antonella Lumetta – Psicologa, psicoterapeuta, specialista in psicodiagnostica
e consulente peritale in ambito civile.
– Diletta D’Arpa – Psicologa, psicoterapeuta, docente di psicodiagnostica presso IGB, Presidente di Mentecomportamento.
– Daniela Passafiume – Vice-commissario della Polizia di Stato presso il Commissariato “Brancaccio” di Palermo.
– Giada Traina – Avvocato penalista e legale del Pool Antiviolenza e per la legalità dell’Inner Wheel di Palermo Normanna.
– Adriana Argento – Assistente sociale, responsabile del Centro antiviolenza “Lia Pipitone”.
– Anna Rosa Prizzi – Formatore regionale sulle tematiche del bullismo e del cyber-bullismo e scrittrice.
– Barbara Crescimanno – Psicologa, psicoterapeuta, supervisore e didatta presso H.C.C. ITALY. Chiuderà l’incontro – Gaetano Calà – Direttore generale C.I.R.P.E.
L’evento è aperto a tutti ad ingresso libero, infoline http://www.cirpe.org

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Diarmaid MacCulloch: Il silenzio nella storia del Cristianesimo

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

La storia delle religioni offre numerose e dotte opere sul silenzio. Raramente, tuttavia, caratterizzate dalla forza e dalla limpidezza con cui Diarmaid MacCulloch narra, in questo libro, del ruolo vitale del silenzio nella storia della cristianità. Come parlare con Dio? Le nostre preghiere hanno maggiori possibilità di essere ascoltate se le proferiamo in silenzio a casa o ad alta voce in chiesa? Inoltre, come possiamo realmente sapere che Dio le ascolti? Queste domande, poste agli albori della cristianità, hanno attraversato i secoli e stabilito, nelle differenti risposte e nelle dispute da loro generate, i confini propri della fede cristiana e la lingua stessa delle invocazioni per ottenere la guida o il perdono di Dio. MacCulloch mostra come il Cristo stesso abbia enfatizzato il silenzio come una parte essenziale del suo messaggio, rintraccia l’influenza esercitata dai primi mistici in Siria, che si fecero «stranieri al mondo», sulle grandi comunità monastiche europee sorte in epoca medievale, e non si sottrae al compito di esaminare le forme più oscure del silenzio religioso, dall’occultamento delle violenze sui minori da parte dei preti nella Chiesa cattolica al rapporto di tutte le Chiese occidentali con l’Olocausto degli ebrei durante il nazismo e dopo – per i tredici anni postbellici del suo pontificato, Pio XII osservò un assoluto silenzio sulla Shoah – fino all’atteggiamento dei cristiani nei confronti della schiavitù, soprattutto quella disumana degli afroamericani. Il risultato è un libro sorprendente per erudizione e forza dell’argomentazione, un’opera che sfida la nostra visione della spiritualità e illumina, in maniera originale, l’importanza del silenzio nell’esperienza religiosa. Diarmaid MacCulloch è membro del St. Cross College di Oxford e professore di storia della chiesa all’Università di Oxford. Traduzione di Norman Gobetti Euro 18,00 352 pagine Neri pozza editore.

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Diarmaid MacCulloch: Il silenzio nella storia del Cristianesimo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 gennaio 2019

Viviamo in un mondo dominato dal rumore. La religione è, per molti, un rifugio dal clamore della vita quotidiana, che ci permette di fermarci per una contemplazione silenziosa. Ma, come mostra Diarmaid MacCulloch, ci sono molte forme di silenzio religioso, dalla contemplazione alla preghiera, alla repressione e all’evasione. Nel suo ultimo lavoro, MacCulloch considera l’uso strategico del silenzio di Gesù nel suo confronto con Ponzio Pilato e traccia l’impatto dei primi mistici in Siria sulla tradizione monastica. Discute il complicato destino del silenzio nella tradizione protestante ed evangelica e affronta le più sinistre forme istituzionali di silenzio. Un libro rivoluzionario, scritto da un grande storico, che sfida la nostra visione della spiritualità e illumina i misteri più profondi della fede.
DIARMAID MACCULLOCH è membro del St. Cross College di Oxford e professore di storia della chiesa all’Università di Oxford. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Suffolk and the Tudors, vincitore del Whitfield Prize della Royal Historical Society, e Thomas Cranmer: A Life, che ha vinto il Whitbread Biography Prize, il James Tait Black Prize e il Duff Cooper Prize. Ex diacono anglicano, è stato nominato cavaliere nel 2012. Vive a Oxford, in Inghilterra. Neri Pozza Editore S.p.a.

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“Silenzio, Polifonia di Dio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Roma 7, 8 e 9 marzo 2019 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4, E’ questo il titolo, solo apparentemente paradossale, del convegno promosso dalla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana. L’idea nasce dall’esperienza del silenzio in cui trova spazio la parola, la musica, la vita: parlare, pensare, guardare, pregare il silenzio è l’invito rivolto ai partecipanti. I relatori affronteranno il Silenzio seguendo pertanto un approccio interdisciplinare che riunirà il punto di vista teologico, biblico, filosofico, storico-artistico, musicale e spirituale.
Inaugurerà le riflessioni il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, autore del volume La force du Silence. Accanto a lui, il Maestro Mario Brunello proporrà una lezione-concerto volta a illustrare, con l’aiuto del violoncello, il valore espressivo che le pause ricoprono nel linguaggio musicale.La seconda giornata si aprirà con l’approccio esegetico: a partire dal prologo del Vangelo di Giovanni (Bernadeta Jojko), si ripercorreranno frammenti di un dialogo silenzioso ma ininterrotto tra Dio (Massimo Grilli) e l’umanità (Patrizia Galluccio). La tacita presenza dello Spirito Santo (Dariusz Kowalczyk S.J.), fecondo ispiratore delle meditazioni di santi (Emanuela Zurli) e filosofi (Stefano Marchionni), condurrà al grande mistero dell’Incarnazione (Barbara Aniello), affrontato dai celebri ritrattisti di Maria, maestra del silenzio (Mons. Timothy Verdon).Un inedito percorso all’interno dei Musei Vaticani (Maria Serlupi) permetterà alle immagini di essere fruite attraverso il silenzioso ma eloquente codice della lingua dei segni (LIS), mentre la spiritualità monastica delle origini (Michelina Tenace) sarà indicata come via preferenziale per una mistica che conosce anche l’oscura e taciturna sofferenza della notte dell’anima (Robert Cheaib).Concluderà i lavori una riflessione sul santo del silenzio, Giuseppe, custode della Sacra Famiglia e della famiglia della Chiesa (Fr. Patrice-Marie Mézière, Superiore della Fraternità della SS. Vergine Maria), figura a cui papa Francesco è particolarmente devoto.
La terza giornata del Convegno si terrà a Civita di Bagnoregio (Viterbo), città silenziosa per eccellenza, alternando suggestivi momenti di ascolto (concerto di Mario Brunello) e di preghiera (Messa e adorazione presso la Fraternità della SS. Vergine Maria), intervallati dalla visita ai luoghi di San Bonaventura.

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Davide Boosta Dileo: C’era una volta il silenzio

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Torino Giovedì 29 novembre, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino 9, presenta una raccolta di storie per bambini e per adulti. Davide Dileo, in arte Boosta, torna a vestire i panni di favolista e porta il suo nuovo libro al Circolo dei lettori, giovedì 29 novembre alle ore 21. C’era una volta il silenzio (Mondadori) è una raccolta di parole e immagini, di storie d’amore, di poesie, di domande e di risposte. In collaborazione con Audible.
Favole che nascono come pegno d’amore, e si sente, storie per grandi che non hanno mai smesso di sentirsi bambini, di chiedersi il perché delle cose, di avere amici immaginari, di sognare amori che durano per sempre e mondi governati dalle leggi della fantasia. Come sono nati il giorno e la notte? Come fanno ad amarsi due innamorati che vivono su pianeti lontani? Che fareste voi nei panni del Silenzio, costretto a custodire i segreti di miliardi di persone? Se l’amore fosse una strada che nessuno sa dove porta, vi mettereste in marcia per percorrerla? Sono alcune delle domande – piccole ed enormi, filosofiche e quotidiane – a cui Davide Dileo, in arte Boosta, che da anni traduce le sue visioni in musica e parole, cerca una risposta nel mondo sconfinato della propria immaginazione. Il risultato è questo piccolo concentrato di poesia fatto di storie e immagini: sono canzoni senza note, favole della buonanotte, mondi in miniatura, dichiarazioni d’amore.
Davide Boosta Dileo, nato a Torino il 27 settembre 1974, è musicista, dj, compositore, tastierista e fondatore dei Subsonica. È anche DJ, produttore discografico, presentatore televisivo, presentatore radiofonico e cantante. Oltre alla produzione musicale, Boosta è anche scrittore: ha pubblicato le raccolte di racconti Dianablu e Toc toc! Storie di bambini, magie e capricci! e i romanzi Un’ora e mezza e Un buon posto per morire.

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“Imbarazzante silenzio su numeri aggressioni agli agenti”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

“Dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede registriamo un imbarazzante silenzio sulle condizioni insostenibili per la polizia penitenziaria all’interno degli istituti penitenziari. Ad oggi non c’è alcun provvedimento che punti a garantire maggior sicurezza e dignità per gli agenti”: è quanto afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e parlamentare di Fdi.“I numeri sulle aggressioni nei primi 9 mesi del 2018, diffusi oggi da Sappe e Sap (sigle sindacali della polizia penitenziaria) sono drammatici. Eppure dal governo del cambiamento non è arrivata alcuna proposta per risolvere il problema. Né ad oggi abbiano notizie dell’abolizione del regime di vigilanza dinamica”- spiega Cirielli. “Bonafede se vuole confermare la linea del suo predecessore Andrea Orlando lo dica chiaramente. Noi, come già fatto in passato, continueremo a batterci per ridare onore e dignità alla polizia penitenziaria” – conclude il Questore.

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Silenzio di Mattarella su Oettinger

Posted by fidest press agency su martedì, 29 Mag 2018

“Desolante che perfino il Presidente del Consiglio europeo Tusk si sia sentito in dovere di intervenire contro le intimidazioni mafiose di Oettinger, mentre le istituzioni italiane rimanevano in patetico silenzio. Perché Mattarella, così attivo in questi giorni, non ha chiesto le scuse e le dimissioni del commissario europeo Oettinger? Forse per timore di apparire troppo “sovranista”? La situazione sembra ormai sfuggita di mano al Capo dello Stato. L’unica strada percorribile per il bene della Nazione è quella chiesta da Giorgia Meloni: dimissioni di Mattarella e riforma presidenziale della nostra Repubblica. Per ribadire che la sovranità appartiene al popolo.” E’ quanto dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari.

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L’eternità del presente: Il diritto alla parola e il dovere del silenzio

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Tutto ciò che accade nell’immensità di tutto l’Universo avviene in una unica categoria spazio-temporale rappresentata da quella unità di tempo e spazio che possiamo identificare come ETERNO PRESENTE. Per l’ennesima volta mi sono preso la briga di rileggere il “Nuovo Catechismo” della Chiesa cattolica di Roma, nel tentativo di capire ciò che finora mi ha indirizzato verso una critica su basi umanistiche, lontano dagli intellettualismi che controllano l’intera opera, approvata da Giovanni Paolo II, ma redatta dall’allora cardinale Ratzinger e imposta al pontefice in carica e all’intero Concistoro.Il 15 agosto 1997 il cardinale Ratzinger, presidente della speciale commissione incaricata di redigere il Nuovo Catechismo, consegnava al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, il testo di tale documento, ma non per una valutazione di merito, bensì per l’approvazione, stante il circuito di potere del quale lo stesso cardinale si era circondato, e con il quale decideva scelte di fondo, in preparazione alla successione, per la quale si era adoperato per anni.
Con tale Catechismo la Chiesa non intervenne nei campi più propriamente specifici e di propria competenza, ma viene utilizzato come grimaldello per inserirsi in altri campi assolutamente estranei all’insegnamento di Cristo e spesso discordanti e contraddittori.
L’esercizio del diritto alla parola non può sovvertire il dovere al silenzio, quando l’argomento dovesse risultare estraneo al ruolo; ma quel catechismo chiariva, in tempi non sospetti, diventati sospetti con l’elezione al massimo pontificato del Cardinale Ratzinger con il nome Benedetto XVI, il vero messaggio nascosto nelle parole.Si evince, spacialmente adesso con il pontificato di Papa Francesco, con grande determinazione, come taluni passi, estremamente significativi, non rappresentano altro che la preparazione ad un preteso rinnovamento, che avrebbe perseguito con il proprio pontificato, nel quale vennero puntualmente esaltati i rinnovati ruoli che l’allora cardinale sapeva di dovere ricoprire, a sua immagine e somiglianza, una volta guadagnato il trono di Pietro.In alcuni passi del catechismo si esalta il ruolo dottrinario, totalmente privo di trascendenza, che pretende interpretare il mondo alla luce delle conoscenze scientifiche e dimensionare tali conoscenze alle capacità gnostiche dell’uomo, come quando scrive:La questione delle origini del mondo e dell’uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull’età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull’apparizione dell’uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l’intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: «Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi […]; perché mi ha istruito la Sapienza, artefice di tutte le cose» (Sap 7,17-21).
Non c’è commento da fare se non la presa d’atto secondo la quale la stessa creazione verrebbe collocata nel tempo e nello spazio, come se l’Altissimo disponesse di un “orologio cosmico” che in un dato momento avrebbe segnato l’ora esatta per la creazione, perché “prima” sarebbe stato troppo presto e “dopo” sarebbe stato troppo tardi. Ma il prima e il dopo sono categorie di comodo che l’uomo si è dato per capire, per collocarsi nel tempo e nello spazio; prima di cosa o di chi? Dopo cosa o chi?La dottrina, come è espressa in queste enunciazioni del Nuovo Catechismo, non spiega, anzi confonde e conduce all’incredulità, nel suo assurdo itinerario di coniugare trascendenza ed immanenza dentro un contenitore limitatio dalle categorie umane del tempo e dello spazio. Il prima e il dopo non sono altro che la rappresentazione del passato e del futuro, dimensioni dentro le quali l’uomo regola se stesso; parliamo anche al presente, ma per comodità, per convenzione, perché il presente per l’uomo non esiste: o ancora non è, e si tratta del futuro, oppure è già stato. e allora si tratta del passato, tertium non datur.Tra la parola detta e la parola da dire, secondo la comprensione umana, trascorre uno spazio di tempo che riteniamo limitato o limitatissimo; in realtà con la parola detta e la parola da dire affrontiamo l’immensità del tempo, dove la parola detta appartiene al passato e la parola da dire si trova, ancora, nel futuro. Discutere in questi termini di Dio, del Creatore, dell’Altissimo, diventa blasfemo, perché si pretende coinvolgere la “Sapienza” dell’uomo, che sarebbe capace di comprendere la struttura del mondo, nella quale viene collocata l’idea di Dio, non più noumeno ma fenomeno. La dimensione del presente ci è ignota, perché non riusciamo a viverla; se, infatti, si potesse vivere il presente, lo si potrebbe anche dilatare o fermare.Si scontrano, dopo essersi confrontate, la fantasia, di pertinenza immanente, e la fede di pertinenza trascendente. Non c’è dubbio che il mezzo più veloce di locomozione a disposizione dell’uomo è la fantasia; più veloce della luce, capace di trasportarci anche fuori dal mondo. L’elaborazione fantastica è frutto degli impulsi del cervello, quegli impulsi che si materializzano in onde elettriche, registrabili e verificabili; attivi anche nel sonno che si popola dei sogni incontrollati. Ma le onde elettriche sono materia, lo dimostrò Einstein con il suo relativismo, e altri uomini gli conferirono il premio Nobel.Con il suo relativismo lo scienziato escluse la conoscenza proponendo un metodo, idoneo a superare le contraddizioni meccanicistiche. Einstein negò l’esistenza un “moto” assoluto, così come di un “tempo” e uno “spazio” assoluti, ovvero che questi concetti sono “relativi”.La pretesa dottrinale di voler imporre una personale considerazione come Verità conquistata, tale da generare le “radici” di un popolo, assume, così, la dimensione dell’assurdo; non si discute l’ipotesi “relativa”, perchè basta negare il relativismo, trascurando di commettere una stortura contro le dimensioni trascendentali, racchiudendo la conoscenza dentro i confini del fenomenico e legiferare nel merito.Il Dio del “prima” e del “dopo” è una invenzione da sacrestia perché concede il potere di identificare il giusto dal non giusto, il vero dal falso, valori che perdono il loro relativismo e diventano la legge da osservare.Dio steso identificò la Sua dimensione affermando a Mosè sul monte Sinai:
“Io sono Colui che sono”;
non disse “Io ero Colui che sono”
oppure “Io sono Colui che sarò”.
Il divenire, il farsi della storia non appartengono a Dio, perché Egli tutto include nella sola dimensione che gli appartiene: l’eternità del presente.Come si potrebbe mai capire tale dimensione?Come si può esercitare tale dimensione? Non lo so! Non posso saperlo! Per questo ci credo! (Rosario Amico Roxas)

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Mostra: 80mq di silenzio. Domenico Fazzari

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

domenico fazzariMilano 7 luglio – 1 ottobre 2017 via San Sisto 4A inaugurazione giovedì 6 luglio, ore 18 saranno presenti Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano Maria Fratelli, Direttrice Studio Museo Francesco Messina Giuseppe Chigiotti, architetto Domenico Fazzari, artista. L’esposizione organizzata dal Comune di Milano, Assessorato alla Cultura – Studio Museo Francesco Messina, e voluta dalla direttrice del museo Maria Fratelli, con il supporto del Laboratorio di Scenografia del Teatro alla Scala, propone una riflessione sul senso dei luoghi e del tempo incentrata sul tema delle rovine di due chiese nel nord e nel sud Italia, una a Milano e una in Aspromonte.
L’ex Chiesa di San Sisto, la cui abside è andata distrutta nei bombardamenti della seconda guerra mondiale, ospita un dipinto scenografico di 80 metri quadri di Domenico Fazzari che ritrae l’abside della Chiesa di San Salvatore ad Africo, in Aspromonte, la sola architettura significativa sopravvissuta dopo l’alluvione del 1951, e da allora abbandonata.L’enorme scenografia innesca un dialogo tra i due luoghi, strutturalmente simili e accomunati da una storia di distruzione, e invita alla ricerca della loro identità passata e della loro memoria, facendoli rivivere l’uno nell’altro.
Maria Fratelli nota: “Rappresentare Africo su una tela di 80mq e dislocarla in una chiesa milanese significa riproporre all’attenzione del visitatore il miracolo della pittura. I grandi freschisti hanno sempre creato grandi illusioni, squarciando i soffitti sull’immensità del cielo o aprendo le pareti su paesaggi e orizzonti lontani. In San Sisto la congruenza tra lo spazio reale e quello della Chiesa di Africo è talmente forte che la variazione non è di luogo ma di tempo. Non si spiegherebbero altrimenti i muri scrostati, le finestre rotte, lo stato di abbandono (e quella mucca a destra dell’altare che guarda sospettosa). Entrare in San Sisto per non essere a Milano oggi, ma nell’immediato dopoguerra, quando l’abside non c’era più, quando il silenzio che sempre segue a una distruzione è ancora sospeso nell’aria”.Il silenzio, citato nel titolo dell’esposizione, rappresenta la condizione dello spettatore di fronte alle rovine e ai luoghi abbandonati, siano essi la conseguenza di un’azione della natura o della violenza umana. In questo suo dipinto il paesaggista Domenico Fazzari dà voce alle rovine di Africo, e consente così alla chiesa abbandonata di essere nuovamente vista e vissuta, e a Claudio Emmer, MilanoSan Sisto di recuperare temporaneamente l’abside perduta. Ancora Maria Fratelli osserva: “Fazzari non vuole creare uno spazio che non esiste (anche se la tentazione di vedere la sua opera come una citazione dello sfondato di Bramante in San Satiro, all’inizio di via Torino, è molto forte), ma vuole portare una riflessione sul tema della rovina, in centro a Milano, nel cuore della città romana dove il progresso ha costruito la capitale moderna del Paese. Vuole creare un corto circuito, innestando in questa efficiente dinamicità l’immobilità di Africo, aprire una finestra spazio-temporale che per qualche mese renda parallele due velocità incomparabili”.
Lo spazio architettonico rappresentato nell’opera, di forte impatto emotivo, evoca le fratture profonde che spesso segnano l’esistenza umana: la presenza di una mucca spaesata tra le rovine dell’abside allude ai giorni in cui la chiesa di Africo è stata riparo per gli abitanti e gli animali del paese distrutto, così come San Sisto è stata rifugio per i senzatetto.Nella tela di Fazzari allo Studio Museo Francesco Messina, Africo e la sua chiesa, da lui conosciuti in una delle sue escursioni in Calabria, appaiono collocati in una dimensione in cui il tempo sembra essersi fermato. Il senso di “80mq di silenzio” è forse anche quello di un implicito auspicio di rinascita.In settembre la mostra prevede una serie di eventi collaterali tra cui corsi di pittura, laboratori teatrali, incontri e dibattiti.(foto: Claudio Emmer Milano, domenico fazzari)

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“Il silenzio e lo sguardo”: dialogo immaginato tra Galileo Galilei e Papa Urbano VIII

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 aprile 2017

il silenzio e lo sguardoTrapani Venerdì 28 aprile 2017 ore 21.00 Chiesa di Sant’Alberto Via Garibaldi andrà in scena la pièce teatrale “Il silenzio e lo sguardo”, dialogo immaginato tra Galileo Galilei e Papa Urbano VIII.Lo spettacolo è prodotto dall’Ente Luglio Musicale Trapanese – Teatro di Tradizione in co-produzione con la compagnia teatrale “Cantiere dell’Anima”.
Galileo Galilei, fu un convinto sostenitore della teoria cosmologica copernicana, per cui la terra e gli altri pianeti si muovono attorno al sole, teoria che si contrapponeva alla tradizionale teoria tolemaica, che postulava la terra immobile al centro dell’universo. La Chiesa non accettava la teoria copernicana e nel 1616, Galileo fu intimato “di non insegnarla, non difenderla e non trattarla”, cosa che lo scienziato sostanzialmente fece fino al 1624, fino a quando vi fu come pontefice Urbano VIII, il suo amico ed estimatore cardinale Maffeo Barberini. Questo diede a Galileo speranza, rivelatasi poi infondata, che gli ambienti vaticani a lui ostili fossero sul punto di cambiare. Fu proprio in quell’anno che Galileo iniziò il suo lavoro più importante e controverso, il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, in cui tre personaggi discutono appunto dei due massimi sistemi cosmologici: la teoria tolemaica e quella copernicana. Ma la pubblicazione di quest’opera portò Galileo Galilei sotto processo, a Roma, nel 1633, processo che si concluse con la famosa abiura.Una storia che sembra ruotare esclusivamente attorno alla libertà di pensiero e dei difficili rapporti fra scienza e religione. In scena il dialogo immaginato tra Galileo Galei e Papa Urbano VIII.La pièce è tratta da un testo inedito di Eugenio De Martino che ne cura anche la regia. Il cast è composto da Giovanni Barbera, Tommaso Guastella, Maria Pia Pantaleo, Maria Amore, con musiche di Marco Rosano. Costi dei biglietti – 7 euro (intero), 5 euro (ridotto). (foto: il silenzio e lo sguardo)

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Migranti: dall’Europa un silenzio scandaloso

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2016

migranti1“Nel momento in cui la questione immigrazione impegna Milano con i suoi 3.300 immigrati, sembra che acquisti maggior peso il tema della qualità dell’accoglienza, non solo della qualità attuale della vita dei rifugiati, ma anche la loro prospettiva di futuro. Eppure 3.300 tra immigrati e rifugiati non sono tanti, se paragonati alle migliaia di persone sbarcate sulle coste siciliane e accolte in quei Centri, ormai saturi di persone e privi di progettualità a breve e medio termine. Con la complicità del bel tempo e con l’inasprirsi delle condizioni di vita in Libia, gli arrivi si susseguono a ritmo incalzante. Ma non fanno più notizia. Nessuno si chiede più quanto tempo resteranno, dove andranno, e come raggiungeranno quelle mete che sognavano al momento di mettersi in viaggio. Subentra una assuefazione che esprime solo una quiete apparente. Ma da Milano si rilancia il tema-problema, per motivi di umanità, per ragioni di decoro della città, ma anche per quella innata efficienza meneghina, che non si accontenta di una relazione puramente formale”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “La soluzione europea all’immigrazione appare sempre più sbiadita, priva di vero slancio umanitario e decisamente miope nel non vedere come l’ammassarsi di tanta gente ai confini non può che essere foriera di successive tensioni. Ne dà conferma quello che accade al confine Como-Chiasso, dove cresce il numero delle persone accampate nei pressi della stazione, dove si accumulano ogni giorno un numero maggiore di rifiuti e dove solo il bel tempo di questi giorni rende tollerabile il dormire all’aria aperta, con una temperatura che inequivocabilmente sta calando. Parlare con queste persone con il loro italiano improbabile, ma comunque chiaro nelle richieste che pone, stringe il cuore da una parte, ma fa crescere l’indignazione dall’altra. Indignati non con i i rifugiati, non con i comaschi singolarmente pazienti e disponibili, non con Angelino Alfano, il ministro che sembra fare tutto quello che può, ma con il sistema complessivo di una Europa che si sta autocondannando all’implosione. Non saranno i terroristi a far saltare il nostro equilibrio precario già messo a dura prova, sarà piuttosto la pressione interna, che viene da numeri sempre meno controllabili, da condizioni di vita sempre meno tollerabili, e da un giudizio sempre più severo delle popolazioni autoctone. La maggioranza di loro non capisce e non riesce ad accettare l’immobilismo strutturale a cui la chiusura delle frontiere condanna l’Italia. Non possiamo e non vogliamo respingerli, ma non possiamo neppure continuare ad accettarli; e se pure li accettassimo, loro stanno maturando uno spirito di rivolta interna che mette a dura prova la loro proverbiale capacità di sofferenza e di tolleranza. Urgono soluzioni che facilitino le vie di deflusso, non quelle di accesso. L’attenzione va posta sulle vie di uscita, facendo dell’Italia una sorta di corridoio umanitario attraverso cui passare, ma in cui non è possibile restare, anche perché il tanto decantato decollo dell’economia con relativa crescita del PIL appare sempre più come una chimera sprovvista di fondamento reale”, conclude Binetti.

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Lotta alla mafia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2016

borsellino falcone<<Nel giorno che commemora il sacrificio di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta ci sovvengono le parole di Antonino Caponnetto, Magistrato il cui pool portò all’arresto di 400 criminali legati a Cosa Nostra giudicati nel maxiprocesso di Palermo.Caponnetto rammentava sempre che, già venti giorni prima dell’attentato, Borsellino aveva chiesto alla Questura di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione della madre, ma che la sua richiesta rimase inevasa. Su questa, come sulla sparizione dell’agenda rossa, emergono molto pagine oscure legate alla strage di via d’Amelio.Al dolore che accompagna il ricordo, si aggiunge il brivido della sospetta connivenza tra mafia e parte deviata dello Stato, uniti dalla volontà di fermare Borsellino ad ogni costo.E’ per questo che è necessario ricordare, è per questo che è necessario continuare a lottare. La speranza cammina nelle gambe di chi guarda al futuro con occhi sinceri e leali verso la propria Terra e la propria gente, si vivifica nelle azioni di chi si impegna ogni giorno a tutela dei diritti delle persone e combatte ogni sistema di sopruso.Insieme a Paolo Borsellino, Emanuela Loi e i poliziotti caduti nella strage, vogliamo ringraziare il lavoro quotidiano di tutti gli agenti in servizio, dei Magistrati, ma anche delle associazioni, dei comitati e di tutti i cittadini che si impegnano in prima persona nella lotta alla mafia.Nessuna connivenza potrà mai superare l’energia che ispira un popolo a combattere per la libertà.>>Queste le dichiarazioni di Cinzia Pellegrino, Coordinatore Nazionale del Dipartimento Tutela Vittime di FdI AN nella 24ma ricorrenza della strage.

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“Yolande o le ferite del silenzio” un film di Léandre-Alain Baker

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Mag 2016

YolandeRoma Martedì 24 maggio (ore 21) nella Sala Squarzina del Teatro Argentina si terrà la première italiana di YOLANDE O LE FERITE DEL SILENZIO di Léandre-Alain Baker, co-prodotto da Inzo ya Bizizi diretto da Rufin Mbou e Les Films Du Paquebot. Il film, uscito all’inizio del 2015, racconta del genocidio dei Tutsi in Rwanda. “Dietro il silenzio delle vittime si nasconde la paura. Dietro i loro sguardi si nasconde la sofferenza quotidiana. Dietro questo silenzio si nasconde il dolore di ogni singola persona”. Queste le parole della sopravvissuta Yolande Mukagasana per descrivere quel massacro che, tra l’aprile e il luglio del 1994, nell’arco di soli cento giorni sterminò a colpi di armi da fuoco, ma soprattutto con machete e bastoni chiodati, più di 800 mila persone, uomini donne e bambini, tra cui il marito e i suoi tre figli. Rifugiatasi in Europa, Yolande Mukagasana ha ricostruito la sua vita e ha fondato a Bruxelles un’associazione per la memoria del genocidio e la ricostruzione, combattendo contro il silenzio che continua a pesare su questa tragedia e aiutando i sopravvissuti a parlare, raccontare l’indicibile e comprenderne l’accaduto. L’eccidio, effetto anche del colonialismo europeo e degli estremismi politici, ha colpito prevalentemente l’etnia tutsi corrispondente a circa il 20% della popolazione, ma le barbarie finirono per coinvolgere anche una percentuale di moderati di etnia Hutu appartenente alla maggioranza del paese che non condivideva l’ideologia della soluzione finale auspicata dal regime totalitario di Habyarimana. Questa guerra interetnica fra Hutu e Tutsi, conseguenza di una rigida politica coloniale di contrapposizione fra le due etnie, costituisce la radice scatenante della tragedia. “In un genocidio siamo tutti perdenti: sia le vittime che i carnefici – sostiene Yolande Mukagasana – dietro il silenzio dei carnefici si nasconde la paura, diversa da quella che provano le vittime, dietro il loro silenzio si nasconde il timore per la verità e la giustizia. Ho visto i traumi dei carnefici. Al solo pensiero, ne provo vergogna. Come vittima, non so se ho il diritto di commuovermi per la loro sofferenza di cui sono gli unici responsabili”.
Dal 2011 Yolande Mukagasana è ritornata in Rwanda e ha lavorato alla CNLG, la Commissione nazionale per la lotta contro il genocidio, con l’obiettivo di aiutare le vittime e i carnefici contribuendo alla ricostruzione del Rwanda distrutto 22 anni fa. Con questo film, Yolande o le ferite del silenzio, testimonia la sua storia e la sua verità su questo genocidio. (foto: Yolande)

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AA.VV.: Silenzio

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Inf. 16 Baccio Baldini, Dante e Virgilio a col...

Inf. 16 Baccio Baldini, Dante e Virgilio a colloquio con Jacopo Rusticucci, Guido Guerra e Tegghiaio Aldobrandi, (Photo credit: Wikipedia)

La cultura occidentale nel corso dei secoli si è interrogata sul valore del non detto, dell’inudibile, ma anche sui significati del silenzio della natura. Nell’Età contemporanea il concetto di silenzio ha assunto un rilievo crescente. Aldous Huxley, nel suo Il silenzio del 1946, parlava di una «Età del rumore» e di un suo «assalto al silenzio», prendendosela soprattutto con la radio. Oggi una certa sensibilità filosofica ha intercettato con angoscia quella che è stata descritta come “perdita del silenzio”: tipica di un paesaggio sonoro moderno dominato dalla tecnologia e caratterizza to dal frastuono. La storia della parola silenzio dal medioevo ai nostri giorni viene tracciata da studiosi di letteratura, filosofia, cinema e antropologia nel volume che raccoglie gli Atti del III Colloquio internazionale di letteratura italiana. Attraverso le accezioni che il silenzio ha assunto nei secoli con Dante, Petrarca e Boccaccio, con Ariosto e Tasso, con Bruno e Marino, con Kant e Leopardi, con Manzoni e Poe, con Hölderlin e Shelly, con Rilke e Caproni, con Antonioni e Fellini, i più autorevoli studiosi italiani documentano in maniera inedita e originale alcuni nessi e influenze tra culture differenti per epoche e luoghi, nonché legami tra discipline umanistiche e scientifiche.Atti del terzo Colloquio internazionale di Letteratura italiana, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Napoli, 2-4 ottobre 2008 (euro 29) Salerno Editrice

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Spread, art.18 e vecchi merletti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2012

Ci sono guerre dimenticate, alcune sottilmente retrocesse, altre spettacolarmente pubblicizzate. Guerre appena fuori l’uscio, ma lontane dalle nostre tavole ben imbandite di sapori e di colori vivaci.Eppure c’è un’altra guerra con la residenza a fianco della nostra dimora, che deruba vite, che recide esistenze, che rapina umanità nel silenzio più malato di illegalità. Mentre tutti, quindi nessuno, giocano a fare dello spread, dell’art. 18, il grimaldello intangibile per ogni eventuale crescita possibile, continua la sequela dei morti accatastati uno sull’altro, morti insignificanti di ieri, di oggi e di domani, morti che non parlano, che non possono dettare i tempi alla giustizia disattenta. Sono morti e basta.
Morti meno importanti di quelli dell’emergenza mafia, terrorismo, criminalità, infatti quelli, sebbene con il ritardo assassino della storia, hanno imposto il risveglio delle coscienze.
Questi altri invece sono morti che vengono da prima della vittoria su ogni mafia, e continuano a dispetto di ogni tragedia, di ogni solitudine, soprattutto a causa di ogni smemorata ingiustizia. Sono i morti che ogni giorno inzuppano di lacrime di coccodrillo i tanti contratti di lavoro fantasma, nei cantieri, nei luoghi destinati alla fatica ma privi di ogni sicurezza. Sono troppi questi morti che gridano vendetta, lo fanno senza armi, ma con la richiesta feroce di una ingerenza umanitaria, dal momento che quella sindacale rimane inevasa alla coscienza. Sono questi i morti che indicano una tradizione, diventata infame malcostume, quale accondiscendenza della sciagura già prossima.
Nel bel paese si ode il corpo a corpo con la mafia, il terrorismo, la politica corrotta, la corruzione capillare, c’è frastuono di colpi, c’è lotta, c’è vita, c’è speranza. Invece per questi morti senza lode né medaglie scintillanti, c’è ad attendere il prossimo sventurato, la postura composta del giuda di turno, di quello e di quell’altro che racconterà una verità disconnessa dall’altra, da quella che è per davvero causa di tante dipartite sconosciute. Italia, Italia, è sempre Italia, quella del pallone d’oro mondiale e quella per l’inciucio nazionale, è Italia che si barrica, che si offende, che carica a testa bassa, che marcia per le strade, che prende le botte e le restituisce, è Italia che rimbrotta e si intestardisce, ma non si impunta per l’ennesimo innocente caduto dall’impalcatura perché sprovvisto della necessaria imbracatura.
C’è chi imputa questa cecità diffusa alla strategia furba e alla pressione opulenta esercitata dagli interessi di categoria, dalle lobby solitamente ignote. Sono tante le inefficienze, altrettante le inefficaci soluzioni mostrate alla fiera degli stolti, esse inciampano sovente con la disonestà intellettuale insita nel profitto quale fine, che inventa e costruisce il potere della politica, quella politica che non fa servizio, perché opera per alcuni, e non per tutti, tanto meno per quei morti in lista di attesa, e comunque tutti finiti in serie B.(Vincenzo Andraous)

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La voce e il silenzio della donna nella Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2012

Reggio Emilia 16 febbraio, ore 17.00 Biblioteca Provinciale Cappuccini “Bartolomeo Barbieri”, Piazza Vallisneri 1, Reggio Emilia.Il ciclo d’incontri ha l’obiettivo di approfondire la presenza della donna nella Chiesa. Già dalla prima serie di incontri è stata approfondita la presenza della donna nella Sacra Scrittura, nel Vangelo e nei primi secoli della Chiesa; è prevista una ricerca di gruppo sui temi sviluppati.
Davide Dazzi: introduzione
Angela Zini: Una riflessione a più voci
Mons. Daniele Gianotti: La religione di mia madre. Le donne e la trasmissione della fede (Dal libro di Jean Delumeau) (jean)

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Una proposta passata sotto silenzio

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2011

Fiore nello Stagno

Image via Wikipedia

Abbiamo scritto giorni fa una lunga lettera al Presidente Monti proponendogli la costituzione di un dipartimento nell’ambito della Presidenza del Consiglio avente come solo obiettivo quello di recuperare le risorse e di individuare gli sprechi per porvi riparo. Un compito non difficile se si pensa che come ha già fatto “striscia la notizia” di casi del genere ve ne sono ad iosa: ospedali, metropolitane, centri assistenziali, carceri ecc., costruiti e poi abbandonati ma anche uffici pubblici nella Capitale, per non dire altrove, che sono sotto utilizzati o che usano personale in eccedenza o mal distribuito. Un dipartimento che secondo il nostro orientamento nascerebbe a costo zero riguardo il personale e che potrebbe autofinanziarsi per potenziare il suo ruolo “indagatore” riscuotendo il 10% delle somme introitate dal recupero degli sprechi. Non avrebbe altro compito che quello di individuare e segnalare alle autorità competenti le anomalie accertate e seguire i correttivi che potranno essere adottati per favorire il recupero delle strutture o il miglior utilizzo dei servizi e del personale. Nello stesso tempo potrebbe diventare un mezzo per accogliere le segnalazioni che provenissero dai cittadini e per accertare in loco la veridicità e l’eventuale gravità de fatti indicati. Questo segnificherebbe anche rendere più sensibile il governo alle istanze che provenissero dal territorio e dimostrare la sensibilità nel dare loro un certo riscontro attraverso una verifica adeguata. Un tempo, ma non molti anni fa, bastava un articolo di giornale che segnalasse una disfunzione nei servizi resi al pubblico della amministrazioni centrali per far intervenire un ispettore del ministero competente per accertare la situazione. Oggi si possono scrivere decine di articoli, formulare migliaia di proteste ma il risultato è l’assenza totale dello Stato e delle amministrazioni locali. Questa insensibilità, alla fine, si ritorce a danno delle istituzioni e che il cittadino vede sempre più come uno strumento repressivo e vessatorio. Un esempio classico lo riscontriamo proprio con la nostra proposta, considerato che il Presidente del consiglio o chi per esso si è guardato bene da accennare a un qualche riscontro sia pure interlocutorio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Abolizione ospedali psichiatrici?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2011

Aversa 17 maggio alle ore 10 il SIT IN davanti all’OPG organizzato da “StopOPG: per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari” Le recenti morti avvenute nell’Opg di Aversa, quattro negli ultimi 4 mesi del 2011, tre delle quali per suicidio, toccano la nostra coscienza civile e politica. Un dramma immerso in un silenzio disarmante. Le associazioni promotori della campagna “stopopg: per l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari” riconoscono l’eccezionale complessità dell’attuale situazione che gli sforzi, per quanto qualificati, dei singoli operatori, non possono superare, a volte neppure affrontare. E proprio ciò che sta accadendo conferma l’urgenza di porre fine all’esperienza di queste strutture, destinate a riprodurre – per la loro natura – disagio, sofferenza e devianza. A partire da questo il Comitato stopopg propone di dare avvio ad iniziative straordinarie, coerenti con il Decreto 2008 sugli OPG e con le sentenze della Corte Costituzionale del 2003 e del 2004, quali la nomina di commissari ad acta, a partire da Aversa, che prioritariamente procedano alla dimissione dei trecentocinquanta internati già dichiarati dimissibili, attraverso l’affido alle ASL e ai Dipartimenti di Salute Mentale (che vanno potenziati), per procedere in tempi certi alla chiusura, garantendo intanto il miglioramento delle condizioni di vita degli internati. Perciò vanno promosse iniziative tese al reinserimento e al sostegno di tutti gli/le internati/e in ambiti alternativi all’Opg, certamente non in strutture analoghe allo stesso per logica ed organizzazione. Siamo impegnati a costruire una speranza e una concreta alternativa agli OPG, per garantite i diritti e il rispetto della persona umana, sanciti come inviolabili dalla nostra Costituzione. (fonte Comitato “Stop Opg”)

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Non temo le urla dei violenti, ma temo il silenzio degli onesti

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

E’ la frase-testamento che ci ha lasciato Vittorio Arrigoni, indelebilmente scritta nel suo blog, come un sasso lanciato nello stagno per smuovere le coscienze. Ma gli “onesti” che tacciono hanno più diritto al silenzio? Un tale silenzio non somiglia, anche troppo, alla connivenza e alla corresponsabilità? E non si tratta, limitatamente, ai fatti tragici che si consumano da molti decenni in quella tormentata terra dove i rispettivi estremismi generano odio che sfocia nelle stragi e nello stillicidio delle morti. Sarà comodo oggi scrivere di Vittorio Arrigoni, scomodando l’eroismo e l’appello al vento a richiamo di un umanesimo tradito e relegato nelle cantine di questo Occidente egoista, che si nutre con le radici di una economia elitaria, che non genera lavoro e solidarietà, ma competizione da affrontare nei modi più ipocriti per trarre il maggior vantaggio. E’ stato questo Occidente che ha sostenuto i dittatori del Nord Africa per lucrare sul lavoro a basso costo e imponendo un genere di consumi aleatori ma redditizi. C’è voluto il sacrificio di un pacifista altruista e generoso per farci tentare un approccio globale al problema sul quale si preferisce tacere. La formulazione “il silenzio degli onesti”, pur nel rispetto di Vittorio Arrigoni che l’ha formulata, è fondamentalmente errata, perché l’onestà non si coniuga con il silenzio, così come il silenzio non identifica gli onesti, piuttosto gli omertosi, i mafiosi, i camorristi e gli assenteisti alle consultazioni elettorali. Onestà deve identificarsi con la partecipazione, con il coraggio delle proprie idee e con la forza della denuncia, senza adagiarsi sul comodo silenzio che condanna alla complicità. Vittorio Arrigoni doveva rientrare in Italia per essere presente alla commemorazione di Peppino Impastato, due vittime accomunate da un medesimo destino che dovrebbe scuotere le coscienze e rilanciare la dignità della denuncia e il coraggio della partecipazione. (Rosario Amico Roxas)

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Libia: noi non ci arruoliamo

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

“L’attacco delle forze europee e statunitensi alla Libia non avviene per mettere in campo un intervento umanitario ma è in tutta evidenza legato alle enormi risorse energetiche di cui quel paese dispone.” dichiara Pierpaolo Leonardi dell’Esecutivo nazionale USB. “Il mancato analogo intervento in altre situazioni simili – il massacro dei Palestinesi a Gaza da parte degli Israeliani che ha prodotto migliaia di morti mentre le potenze occidentali stavano a guardare e i media internazionali si occupavano d’altro, il silenzio totale su quanto sta accadendo in Bahrein e Yemen – non consente di equivocare sulle reali intenzioni degli attaccanti.” “Mentre la tragedia giapponese rende impervia e comunque improbabile la prosecuzione dell’avventura nucleare per i Paesi occidentali avanzati, la necessità di assicurarsi le provviste di gas e di petrolio diventa importantissima e spinge le nazioni più industrializzate, e quindi maggiormente bisognose di fonti di energia, a farsi sceriffi interessati nella guerra civile libica. E’ evidente che l’intervento militare ha buon gioco ad accreditarsi come umanitario, viste le caratteristiche del rais libico Gheddafi che, dopo aver avuto una qualche funzione antimperialista nell’area, non ha però saputo minimamente procedere sul terreno della democrazia e della equa distribuzione delle immense ricchezze del suo Paese.” Continua Leonardi. “L’intervento in corso non solo consentirà ai paesi occidentali di garantirsi probabilmente gli approvvigionamenti di risorse energetiche per i prossimi anni instaurando in Libia un vero e proprio protettorato occidentale, ma potrà anche essere di pesante monito alle popolazioni dei Paesi limitrofi in lotta per liberarsi dai tiranni locali come l’Egitto e la Tunisia.” “I lavoratori italiani non hanno nulla da guadagnare dalla guerra, che sicuramente consentirà al Governo, dentro una crisi economica che i lavoratori stanno pagando duramente, di dirottare ulteriori risorse sul fronte degli armamenti giustificando così ulteriori tagli al welfare.” Conclude il dirigente nazionale USB. “L’USB esprime quindi una grande preoccupazione per quanto sta avvenendo in queste ore in Libia ed invita tutte le proprie strutture a farsi promotrici di iniziative a sostegno della pace e dell’immediato cessate il fuoco.”

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