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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘sinai’

Prigionieri nel Sinai

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2011

Sand dune on the Sinai Peninsula.

Image via Wikipedia

A che cosa servono le azioni dei difensori dei diritti umani? A che cosa servono azioni e campagne, rapporti e denunce, contatti con le istituzioni e i media, nel corso di tali operazioni? A volte, purtroppo, non sono sufficienti ad evitare tragedie umanitarie né a salvare vite umane. Non è questo il caso, però, della lunga campagna che il Gruppo EveryOne e le altre ong impegnate a tutelare i diritti dei profughi subsahariani hanno condotto a difesa dei migranti nel nord del Sinai. Grazie all’enorme mole di testimonianze, resoconti, fotografie, video e prove, i difensori dei diritti umani hanno salvato centinaia di vite, nel governatorato del Nord del Sinai. Grazie alla continua presenza mediatica, alle risposte sempre efficaci delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Grazie al lavoro di organizzazioni preparate coraggiose come New Generation Foudation for Human Rights, ICER, Agenzia Habeshia, Ong Gandhi e di altre piccole e grandi organizzazioni, tanti esseri umani destinati al mercato nero degli organi, alle atrocità nei covi dei trafficanti, alla disumana condizione di detenzione nelle carceri egiziane, a una deportazione senza speranza sono stati salvati. Questa realtà non attenua il dolore per le tante vittime né per il calvario passato da tanti giovani rifugiati. Tuttavia, siamo convinti che ogni vita salvata sia un grande miracolo, un passo importante verso una società umana senza più violenze, prevaricazioni, discriminazioni e ingiustizie. Mercoledì 9 novembre 2011, anche se i media non ne hanno parlato, si è realizzato un altro miracolo. Dopo che la vicenda dei prigionieri del Sinai è stata diffusa dalla CNN, in un documentario che il network ha realizzato in collaborazione con EveryOne e New Generation Foundation for Human Rights; dopo la diffusione della realtà del traffico di esseri umani e organi, degli omicidi e degli stupri, dei crimini commessi dalle guardie di frontiera egiziane sui più importanti quotidiani del mondo e, finalmente, anche attraverso i media egiziani (dal Daily News Egypt alla TV di stato), si è concentrata una tale attenzione sul governatorato del Nord del Sinai da rendere davvero duro lo sporco lavoro dei trafficanti. Sono tutti lì, i media del mondo, ad Arish, Gorah, Rafah. Indagano, fanno domande, perlustrano le città, alla ricerca dei container sotterranei e dei gruppi di subsahariani nelle mani degli “smuggler”. I nomi dei criminali sono su mille labbra: Abu Kahled, Abu Ahmed, Abu Abdellah, la famiglia Sawarka. Nel contempo, l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, lo Special Rapporteur sul Traffico di Esseri Umani, il Commissario Ue per i Diritti Umani, il Comitato Europeo contro la Tortura e decine di parlamentari ed europarlamentari, di ong e intellettuali inviano lettere di protesta e denuncia alle autorità egiziane e internazionali. In questo clima, molti capi-trafficanti hanno avuto paura di essere perseguiti dalle autorità e – mercoledì 9 novembre 2011 – hanno deciso di liberare numerosi gruppi di profughi che detenevano. Li hanno liberati al confine con Israele: 100 da Arish, 200 da Rafah, 50 da Gorah e così via, fino a raggiungere il numero di 600, secondo i numeri diffusi dall’UNHCR. 600 esseri umani destinati a un futuro terribile, spesso alla morte, sono ora liberi, grazie all’attivismo umanitario e ai difensori dei diritti umani che non si arrendono mai, neanche di fronte a un silenzio e a un’indifferenza che sono durati anni. Ora il Gruppo EveryOne ha chiesto all’Alto Commissario per i Rifugiati di vigilare affinché questi profughi siano tutelati e reinsediati nell’Unione europea, senza che possano correre il pericolo di una deportazione. Non vi sarà sicurezza per loro, finché tale eventualità non sarà scongiurata. Tuttavia, anche se non dobbiamo allentare la guardia, possiamo essere soddisfatti per i risultati che il nuovo attivismo – quello che usa internet, ma si espone anche in prima persona, correndo gravi rischi per salvare vite umane – ottenga oggi in un mondo tormentato e ancora lontano da un ideale di pace e giustizia sociale.

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Sinai: guardia egiziana spara a profuga eritrea

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Mag 2011

Sabato scorso la polizia militare egiziana ha sparato a una donna eritrea che tentava di superare il confine con lo Stato di Israele. La donna era appena stata liberata da un banda di trafficanti, vicino al tratto di confine due chilometri a sud di Kerem Shalom. Le autorità egiziane hanno dichiarato all’agenzia Ma’an che la donna non avrebbe avuto documenti in regola e non si sarebbe fermata all’alt intimatole da un agente. La profuga è stata condotta presso un ospedale per essere curata, dopodiché sarà incarcerata per “immigrazione illegale” e quindi deportata in Eritrea. Attualmente l’Egitto è governato da un consiglio militare e i cittadini, sia stranieri che di nazionalità egiziana, vengono incriminati e incarcerati senza alcun processo. Come ha recentemente denunciato l’organizzazione Coalit, “Gli attivisti per i diritti umani egiziani sospettano che migliaia di cittadini egiziani vengano imprigionati e processati da tribunali militari, spesso a porte chiuse, da quando il presidente Hosni Mubarak è stato estromesso dal potere, lo scorso 11 febbraio”.

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Sinai: profughi arrestati al confine con Israele

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Mag 2011

La polizia di confine egiziana ha arrestato ieri 10 profughi subsahariani nella zona di Kontella, che fa parte del Sinai centrale, mentre cercavano di entrare in Israele. Il gruppo, composto da sei eritrei, tre sudanesi e un etiope è stato intercettato da una pattuglia e tratto in arresto per “immigrazione illegale”. Alla vista degli agenti, i trafficanti che li accompagnavano sono fuggiti, nonostante l’alt intimato dagli uomini in divisa, che hanno anche esploso in aria alcuni colpi d’arma da fuoco. Le autorità hanno imposto ai migranti di firmare una dichiarazione in cui essi hanno riconosciuto di non avere diritto allo status di rifugiati, ma di essere entrati in Egitto illecitamente al fine di cercare lavoro nello Stato di Israele. Secondo le informazioni fornited alle autorità, ogni migrante avrebbe pagato 1000 dollari ai trafficanti per essere condotto nei pressi del confine.

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Profughi nel Sinai: nelle mani del fondamentalismo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 febbraio 2011

(fonte Gruppo EveryOne) Continua il calvario dei migranti africani nel Sinai del nord. Un operatore umanitario egiziano ha contattato ieri l’ufficio del governatore Abdel Wahab Mabrouk, ricevendo risposte evasive. Secondo le autorità egiziane le notizie relative ai profughi detenuti in container, torturati e soggetti ad estorsioni non avrebbero trovato alcun riscontro dopo accurate indagini. Il funzionario ha negato anche di aver ricevuto notizie riguardo all’attentato di sabato che ha colpito una chiesa copta a Rafah. La realtà è purtroppo diversa e si sono verificate nuove azioni violente contro i cristiani che risiedono nella regione, tanto che le famiglie cristiane copte vivono in questi giorni barricate nelle loro case. Ieri pomeriggio si è verificato un altro episodio di violenza ad al-Arish, sempre nel governatorato del Sinai del nord. Davanti a numerosi testimoni, un manipolo di integralisti islamici del gruppo Takfir Wal-Hijra ha dato luogo a uno scontro a fuoco contro alcuni agenti di pattuglia nel quartiere di Ahrash, presso Rafah. I terroristi erano armati di lanciagranate e nel conflitto l’agente Muhammad Nabil e un civile sono rimasti feriti. La battaglia è durata due ore. L’agenzia Ma’an riferisce che alcuni beduini della tribù Rmellat hanno soccorso gli agenti in difficoltà. Come spiega correttamente Ma’an, la setta Takfir Wal-Hijra è collegato sia ai Fratelli Musulmani che ad al-Qaeda. Il movimento Takfir Wal-Hijra, nato negli anni 1960, si è riaffermato negli ultimi anni in Egitto, trovando supporter e nuovi membri ovunque. Sono conosciute cellule dormienti del gruppo anche in Spagna e altri paesi dell’Unione europea. La particolarità di questo gruppo è la facoltà che viene accordata dall’Islam ai suoi componenti di non seguire i precetti islamici, per integrarsi nelle società moderate o non islamiche. I membri del gruppo, infatti, possono radersi, vestire all’occidentale, bere alcool e nutrirsi di carne di maiale. In tal modo, essi possono ingannare l’occidente e perseguire l’obiettivo del Dar al-Islam: il mondo completamente islamizzato, il califfato universale. Takfir Wal-Hijra è presente anche al Cairo, dove svolge per i Fratelli Musulmani i suoi compiti di conquistare la fiducia degli “infedeli” e dei musulmani moderati. Per svolgere tale incarico, i guerrieri del movimento hanno anche “licenza di uccidere” persone di fede islamica, sempre che l’azione rientri nei fini del gruppo. Sempre secondo fonti locali, una banda Takfir Wal-Hijra ha rapito venerdì scorso tre poliziotti a Dahaqliya, dopo che la pattuglia aveva lasciato il comando di al-Arish a bordo di un’auto. La totalità delle bande di trafficanti del nord del Sinai obbediscono al gruppo Takfir Wal-Hijra, che considera lecita e anzi meritoria qualsiasi azione, anche la più atroce, mirata ad accrescere il potere economico, militare o sociale del fondamentalismo più estremo. Purtroppo le vite dei migranti africani nel nord del Sinai sono nelle mani di queste persone, la cui unica legge è quella della predazione e della conquista. E purtroppo l’Egitto di oggi non è immune dal fascino pericoloso che Takfir Wal-Hijra esercita sulla popolazione di fede islamica, prospettando scenari di crescita e dominio non solo nel Medio Oriente.

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Fiaccolata per profughi Sinai

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2011

Roma 1 febbraio 2011, ore 18 scalinata del Campidoglio. Marco Cavallarin scrive: “Da oltre due mesi sappiamo della drammatica situazione dei profughi provenienti dal Corno d’Africa nelle mani dei trafficanti di uomini nel deserto del Sinai. Sappiamo ciò grazie a familiari e amici degli ostaggi e  seguiamo con apprensione giorno dopo giorno la loro vicenda. Inizialmente siamo entrati in contatto con 80 eritrei che provenivano dalla Libia, poi abbiamo avuto notizie di altri 170 ostaggi, per un totale di 250 profughi sequestrati. Non sappiamo che fine abbiano fatto 100 di essi, presumibilmente trasferiti o venduti a un altro gruppo di trafficanti. Tra il 28 novembre e il 12 dicembre 2010, 8 persone sono state uccise e altre 4 sono state sottoposte a un intervento chirurgico per l’espianto di un rene come forma di pagamento del riscatto. A ciò si aggiunge che, nei confronti degli ostaggi, viene esercitata una violenza quotidiana, anche sessuale. Sono incatenati, affamati e tenuti in condizioni disumane. Da pochi giorni sappiamo dell’esistenza di un altro gruppo di 30 profughi sequestrati. Gli unici che sono usciti da questo incubo sono quanti hanno avuto la possibilità di pagare il riscatto grazie all’aiuto dei loro familiari e amici. Due mesi passati nel silenzio e nell’inerzia della Comunità internazionale. Per questo chiediamo che, senza più attendere oltre, si mobiliti la Comunità internazionale, sia per combattere il traffico di esseri umani sia per garantire a queste persone la protezione internazionale di cui hanno bisogno e a cui hanno diritto. In particolare attraverso un piano di “evacuazione umanitaria” e un progetto di accoglienza dei profughi nel territorio dell’Unione Europea. Un impegno internazionale che necessariamente si deve tradurre in una strategia di cooperazione con Egitto e Israele, affinché rispettino gli impegni assunti e i diritti dei rifugiati. In caso contrario, la sorte cui destineremo quei profughi è l’abbandono in balia di spietati sequestratori. Una fiaccolata per denunciare e testimoniare, fatta di lumi e silenzio.

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Profughi nel Sinai: diminuisce il flusso verso Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2011

Rafah (Egitto), I leader dell’opposizione e della resistenza in Eritrea hanno diffuso capillarmente presso le frange di popolazione che subiscono persecuzione per motivi religiosi, etnici o culturali informazioni riguardo alla situazione dei profughi nel Sinai del nord. “Che nessuno di voi, per nessuna ragione,” riporta un messaggio da parte di un esponente del Partito Popolare Democratico, “si affidi ai trafficanti per raggiungere lo stato di Israele. Numerosi fratelli eritrei ed etiopi sono tenuti in catene dai trafficanti; molti sono stati assassinati, altri sono morti a causa delle torture e delle privazioni. I pochi che sono stati liberati, dopo aver pagato 10.000 dollari, si trovano in carcere e presto saranno consegnati ai governi dei loro paesi di origine. Non vi è alcuna speranza di ottenere asilo”. Grazie all’intervento dei patrioti eritrei, il flusso migratorio verso Israele è sensibilmente diminuito. Il conflitto civile che è in corso in Egitto rende nel frattempo ancora più difficili le condizioni dei migranti africani prigionieri dei trafficanti. Nonostante il silenzio dei media locali sulla situazione del Sinai, le notizie che pervengono dal governatorato sono preoccupanti. Le bande che fanno parte dei movimenti terroristici Fratellanza Musulmana, Al Qaeda e Hamas controllano le principali città della regione, da al-Arish a Rafah, da al-Gorah a Sheikh Zuweid. Stratfor e Radio Hamas diffondono dichiarazioni in cui l’organizzazione palestinese e la Fratellanza Musulmana si vantano della propria alleanza e della propria identità politica, rivendicando il ruolo di promotori della rivolta in Egitto e nel Sinai del nord. Hanno anche annunciato di aver assaltato le carceri presso la capitale e liberato i leader delle due organizzazioni che si trovavano in stato di detenzione. In tutto il Sinai del nord la polizia ha ceduto le armi e molti agenti si sono tolti la divisa e sono passati dalla parte dei rivoltosi. E’ impensabile che, nello stato attuale della cose, si possano verificare operazioni di polizia mirate alla liberazione dei profughi africani, i quali – al contrario – sono a rischio di trasferimento nel mercato del lavoro nero (o della prostituzione, per quanto riguarda le giovani donne) e della vendita di organi umani. Guerriglieri e trafficanti di Hamas pattugliavano ieri le vie di Rafah insieme a terroristi della Fratellanza Musulmana e di Al Qaeda, armati di moderni kalashnikov e lanciarazzi. In Israele vi à molta preoccupazione per gli eventi in corso in Egitto, dove i manifestanti inneggiano a una “grande intifada” (propugnata dal premio Nobel Mohammed El Baradei), aggrediscono i residenti ebrei e hanno costretto i cittadini israeliani a rientrare precipitosamente in patria, per evitare aggressioni. Anche presso la comunità cristiana vi è grande tensione e molti vedono l’attentato alla chiesa copta di Alessandria come il preludio a una rivoluzione integralista finalizzata alla conquista dello stato. (profughi)

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Profughi africani: dal Nord del Sinai

Posted by fidest press agency su sabato, 29 gennaio 2011

Rafah. La precaria situazione politica dell’Egitto si fa sentire anche nel Sinai, dove i gruppi vicini alla Fratellanza Musulmana – e quindi anche Al Qaeda e Hamas –  sono scesi in piazza, approfittando dei moti di rivolta avviati dagli studenti e dai social network. Nelle strade di al-Arish, Rafah, al-Gorah, Shaykh Zwayd, le città in cui sono detenuti gruppi di migranti africani, bande di beduini armati hanno assunto il controllo della protesta: sono gli stessi trafficanti che commerciano in schiavi, organi umani, droga e armi. Un operatore umanitario usa toni allarmati per definire il clima locale: “Ci sono stati molti scontri, ma le autorità non hanno il minimo controllo della situazione. La protesta non è più nelle mani dei giovani e degli intellettuali, ma è stata usata dagli integralisti per uscire allo scoperto, mostrare i denti e fare proseliti. Stiamo per cadere in un regime molto peggiore di quello di Mubarak. Nelle strade delle città del Sinai spadroneggiano terroristi e trafficanti, animati da intenti bellicosi e sotto l’effetto di droghe pesanti”. Un panorama sconfortante nel quale ieri, a Sheikh Zuweid, due terroristi beduini hanno sparato due granate anticarro Rpg contro un commissariato di polizia. I colpi hanno mancato il bersaglio e hanno colpito un centro medico. I Fatelli Musulmani, Al Qaeda, Hamas e gli altri gruppi terroristici dispongono di ingenti risorse, sono armati fino ai denti e posseggono una rete su tutto il territorio egiziano. La rivolta dà loro speranza di poter controllare, in tempi brevi, la nazione. E’ innegabile che i traffici, compreso quello dei migranti, abbiamo rafforzato questi poteri e indebolito il governo. Nel frattempo Mussie Zerai ha identificato un terzo gruppo di profughi detenuti nel nord del Sinai, in cui vi sono anche ragazze molto giovani, una di soli 15 anni. Il sacerdote eritreo teme che questa giovani donne possano essere trasferite nel mercato della prostituzione.

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Profughi nel Sinai

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

Rafah, Mentre l’Egitto sta preparandosi a un massiccio intervento contro i trafficanti del Sinai, con una poderosa unità speciale anti-terrorismo agli ordini del Generale Najab e con la supervisione del capo dell’intelligence per il nord del Sinai Generale Svillan, i predoni di Abu Lafi e del suo luogotenente Abu Khaled accelerano la liberazione degli ostaggi, anche di quelli che non sono riusciti a completare il pagamento del riscatto. Secondo don Mussiè Zerai, che ha parlato stamattina con gli ultimi eritrei detenuti nel campo di prigionia a sud di Rafah, restano nei container-prigione nel frutteto di Abu Khaled 27 africani, fra cui quattro donne. Una ragazza è al sesto mese di gravidanza e, secondo Zerai, a rischio di perdere il bambino a causa dei maltrattamenti e dei violenti stupri. Maltrattamenti che, dopo la campagna internazionale per la liberazione dei profughi, sono comunque diminuiti, tanto che i Medici per i Diritti Umani di Jaffa non hanno riscontrato tracce evidenti di torture visitando i migranti liberati di recente. Nel frattempo numerose adesioni raggiungono EveryOne, l’Associazione Profughi Eritrei della Lombardia e il Gruppo Facebook “Per la liberazione dei prigionieri nel Sinai” riguardo alla manifestazione prevista per il 29 gennaio davanti alla Rappresentanza della Commissione europea a Milano. (Nota del Gruppo EveryOne) (Profughi nel sinai)

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Profughi nel Sinai

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2011

Tel Aviv. E’ ancora difficile la situazione per i migranti africani nel Sinai, ma vi sono sviluppi nelle attività diplomatiche delle delegazioni internazionali per salvarli. “In particolare, dietro richiesta del presidente dei Liberali e Democratici in Europa, Graham Watson, le delegazione dell’Unione europea al Cairo ha chiesto al governo egiziano un intervento urgente,” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne. Intanto si susseguono le notizie, a volte ufficiali, a volte ufficiose, relative alla liberazione dei profughi. “Nel frutteto di Rafah rimangono meno di 50 prigionieri,” prosegue EveryOne, “fra cui sei donne, mentre dalle autorità egiziane e da quelle israeliane giungono notizie di contingenti di profughi liberati, tutti provenienti dal campo di detenzione di proprietà della famiglia Sawarqa, da tempo nota alle autorità per traffico di esseri umani, e gestito dal beduino palestinese Abu Khaled, anch’egli famigerato predone e trafficante di migranti e organi umani. Contro il progetto israeliano di costruire una barriera impenetrabile ai profughi lungo il confine con l’Egitto si oppone, accanto alla rete di Ong che si è schierata a tutela dei migranti del Sinai, l’organizzazione israeliana Global Crisis Solution Center. “Israele è uno stato fondato da migranti in fuga da una spietata persecuzione,” afferma Morgan Thomas, presidente del Centro, “e tutti noi abbiamo il dovere di non dimenticarlo, di non chiudere le porte di fronte a chi soffre per motivi di religione, razza, cultura o a causa di crisi umanitarie. Accoglienza e integrazione devono ispirare le politiche sui rifugiati di qualsiasi paese che si definisca civile”. Nella foto, profugo eritreo in un edificio di Rafah, in attesa del pericoloso cammino verso Israele.

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Traffico di esseri umani nel Sinai

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2011

Rafah. Sono passati più di due mesi da quando il mondo ha saputo del calvario di 250 profughi africani che, dopo aver subito respingimenti dall’Unione europea e aver scontato un periodo di detenzione durissima nelle carceri libiche, hanno deciso di avventurarsi entro i confini dell’Egitto, con destinazione Israele. Dopo essersi affidati a trafficanti beduini, pagando una somma di 2000 dollari a persona per essere aiutati a rifugiarsi nello stato ebraico, il gruppo di migranti africani è rimasto vittima di una trappola. Nel deserto del Sinai egiziano, i predoni hanno preteso altri 8000 dollari pro capite. Condotti nella parte meridionale della città di Rafah, al confine fra Egitto e Territori palestinesi, vicinissima al confine con Israele, i migranti furono incatenati e segregati all’interno di grandi container metallici interrati. Potevano respirare grazie a bocche per l’aerazione e mangiavano una pagnotta al giorno, alternata raramente a mezza scatola di sardine. E cominciavano le violenze, le torture, gli stupri nei confronti delle donne. Azioni sadiche finalizzate a soddisfare la bestialità dei rapitori e a fiaccare la volontà dei loro prigionieri, costretti a chiedere ai loro parenti all’estero di pagare il riscatto. A tal fine, i trafficanti consentivano agli africani di tenere i telefonini e, anzi, provvedevano a ricaricarli quando occorreva. Grazie ai telefonini, alcuni profughi si mettevano in contatto con il mondo civile e, grazie all’impegno del sacerdote eritreo don Mussiè Zerai e del Gruppo EveryOne, seguiti presto da altre Ong, la voce delle vittime raggiungeva ogni parte del mondo e veniva raccolta dal Papa, dalle Nazioni Unite, dal Parlamento europeo, dai governi dei paesi democratici, che stigmatizzavano il fenomeno del traffico di esseri umani e chiedevano all’Egitto di intervenire con urgenza.  “I trafficanti sono armati con moderni kalashnikov, mentre le forze di polizia sono costrette a operare con armamento leggero,” prosegue la lettera di EveryOne. “E’ un problema che risale agli accordi di Camp David, sottoscritti fra Egitto e Israele nel 1978. Gli accordi, firmati dal presidente egiziano Anwar Sadat e dal primo ministro israeliano Menachem Begin, demilitarizzarono le zone del Sinai vicine al confine. Quando l’Egitto ha chiesto a Israele di ottenere una deroga agli accordi di Camp David e potenziare le proprie forze di sicurezza, integrando i contingenti e migliorando gli armamenti e i mezzi di trasporto, ha sempre ottenuto un secco rifiuto. Questa impotenza da parte delle guardia di frontiera contro i trafficanti è alla base della pratica disumana del tiro a segno contro i migranti. Grazie ai contatti con le Ong locali e rappresentanti della comunità beduina di Rafah, I capi-clan Sawarka dispongono di denaro e potere. Quando vengono intervistati dai media locali o stranieri, si dichiarano orgogliosi delle loro attività. “Le forze di polizia non possono effettuare operazioni all’interno delle proprietà beduine,” prosegue la lettera di EveryOne, “a meno che non siano invitate dai padroni di casa. Se Egitto e Israele non sottoscrivono con urgenza una deroga agli accordi di Camp David sul Sinai, la tratta di migranti, di schiavi, di bambini e di organi umani proseguirà anche in futuro, gonfiando le casse della Muslim Brotherhood, di Hamas e di Al Qaeda.  Anche Ramy Raouf, portavoce della Ong Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR) afferma che “la posizione dell’Egitto è imbarazzante e solo se il governo decide di compiere passi concreti, esprimendo la propria autorità di stato di diritto, sarà possibile liberare i migranti africani e impedire che il traffico continui”. (beduini)

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Africani nel Sinai

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2011

L’anno nuovo comincia così, con un progetto che germoglia in un mondo bruciato, sotto l’aspetto dei diritti dell’uomo.  Esistono troppi bambini, troppe donne, troppi uomini senza diritti e il mondo democratico, concentrato sulla propria idea di benessere e sicurezza, ha scelto di assistere con indifferenza alla loro tragedia. La situazione dei migranti africani nel nord del Sinai è sempre più grave. Da qualche giorno il gruppo di 250 giovani e bambini è stato diviso in due. Circa 140 persone sono ancora a Rafah, nel frutteto vicino alla moschea, alla chiesa trasformata in scuola, all’edificio governativo. Le autorità sanno dove si trova e chi sono i rapitori. Ma non agiscono. Altre 90/100 persone sono state spostate in un’altra località. Abbiamo ricordato all’organizzazione israeliana che 8 eritrei sono stati assassinati dai trafficanti, mentre 4 sono stati portati in una clinica clandestina, dove hanno tolto loro i reni. Solo chi paga il riscatto grazie ai parenti in Europa, viene liberato al confine con Israele. 24 africani hanno raggiunto Israele e sono stati identificati. Altri sono stati arrestati dalla polizia di frontiera egiziana. Non sappiamo quanti. E’ probabile inoltre che gruppetti di profughi siano riusciti a entrare nello Stato di Israele, perché non sempre i controlli al confine sono impermeabili e i trafficanti conoscono i punti deboli della sicurezza alla frontiera. Tutti i prigionieri hanno subito violenze e torture. Ognuno ha pagato 2000 dollari quando è entrato in Egitto, ma i rapitori ne hanno chiesti altri 8000. Alcuni di loro hanno il cellulare e continuano a chiamare i parenti per supplicare loro di versare il denaro. I versamenti vengono fatti con Western Union o attraverso un conto corrente bancario in Egitto. Il governo egiziano e le Nazioni Unite hanno ricevuto da noi e dall’Agenzia Habeshia nomi e cognomi di alcuni trafficanti (Abu Khaled di Hamas e l’etiope Fatawi Mahari, residente a Rafah, per esempio). Hanno ricevuto anche i numeri di telefono dei predoni. Però non agiscono. Il ministro degli Interni della Repubblica Araba d’Egitto sostiene che non può mandare l’esercito o la polizia nel covo dei trafficanti per un accordo con Israele. Afferma che non è possibile attuare un’operazione contro predoni armati fino ai denti, visto che l’Egitto ha sottoscritto un patto con Israele, impegnandosi a non portare armi pesanti vicino al confine. I trafficanti sono armati con armi moderne. Abbiamo spiegato al nostro nuovo partner in questa difficile missione che può risultare estremamente utile chiedere al governo di Israele di consentire all’Egitto l’uso di armi pesanti per liberare gli ostaggi e magari di partecipare alle operazioni, mettendo a frutto un’esperienza senza uguali di lotta al terrorismo. Sarebbe un modo di avvicinarsi, per i due Paesi. Oltre a gruppo di 250 africani, sembra che nel Sinai egiziano vi siano tanti altri migranti ridotti in schiavitù. Si parla di 2000 persone. (shapeimage)

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Profughi eritrei nel Sinai

Posted by fidest press agency su sabato, 25 dicembre 2010

In base alla situazione umanitaria ormai disperata dei profughi eritrei prigionieri dei trafficanti nel nord del Sinai e alle testimonianze dei migranti eritrei che negli ultimi mesi hanno raggiunto Israele, abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica Araba d’Egitto Hosni Mubarak, al Primo Ministro Ahmed Nazif e la Ministro degli Interni Habib Ibrahim El Adly di inviare con urgenza una task force militare nella parte egiziana di Rafah, per liberare i migranti e procedere contro i loro sequestratori.
Il Gruppo EveryOne ha fornito alle massime autorità egiziane i numeri di telefono di alcuni dei trafficanti beduini e, ancora una volta, le indicazioni atte a identificare il frutteto di Rafah in cui si trovano i tre container metallici interrati che fungono da prigione per i profughi. Nell’invito a un’azione urgente, i difensori dei diritti umani di EveryOne hanno inoltre esposto alcuni punti importanti riguardo alla situazione in cui si trova il gruppo di eritrei e alle prossime mosse dei trafficanti. Innanzitutto si può ormai escludere la collaborazione delle forze dell’ordine del nord del Sinai, che – come confermano testimoni degni di fede – sono corrotte e caratterizzate da forti connivenze con la criminalità che gestisce i traffici illeciti. Basandoci sulle testimonianze di profughi che hanno raggiunto Israele, si può ora ipotizzare che gruppi di eritrei – dopo il pagamenti dei riscatti, che continuano quotidianamente via Western Union – saranno condotti a piedi verso il confine con Israele. Cammineranno per ore, scegliendo vie già collaudate dai trafficanti. Sentinelle beduine precederanno e seguiranno il carico umano, evitando i controlli o corrompendo le pubbliche autorità. Quindi sfrutteranno i punti deboli lungo il confine, dove non esistono barriere, per consentire ai migranti di raggiungere lo Stato ebraico. Nell’appello alle Istituzioni egiziane si sottolinea la gravità della situazione in cui versano i migranti e si ricorda come otto di essi siano stati assassinati, quattro siano stati portati in una clinica clandestina e altri cento, sui 250 inizialmente detenuti nel frutteto di Rafah, siano stati trasferiti dai predoni verso una località sconosciuta. Tutti elementi che rendono drammatica l’urgenza relativa a un intervento da parte del governo.

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Eritrei nel Sinai

Posted by fidest press agency su domenica, 12 dicembre 2010

Rafah (Egitto), 11 dicembre 2010. I trafficanti di Abu Khaled hanno ucciso ancora nel Sinai. Oggi nel pomeriggio due diaconi ortodossi sono stati assassinati dai mercanti di carne umana. Gli assassini li sospettavano di aver chiesto aiuto al mondo civile. Le autorità locali non agiscono e sono complici dei criminali. Gli altri migranti sono stati pestati e torturati. Gli aguzzini non danno più loro acqua e sono costretti a bere la propria urina. Altri migranti, non sappiamo il loro numero, vengono portati in laboratori clandestini per la vendita dei loro reni. Le donne incinte sono state sottoposte ad aborto. Molti giovani sono in fin di vita. L’Agenzia Habeshia, il Gruppo EveryOne e le ong della rete umanitaria chiedono alle Nazioni Unite e all’Unione europea di agire in modo più efficace, per evitare che la serie di orribili crimini contro l’umanità continui. La sola diplomazia e l’indifferenza non salveranno queste persone innocenti dai carnefici del Sinai.

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Dramma umanitario nel Sinai

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2010

L’Agenzia Habeshia, il Gruppo EveryOne e il Circolo Generazione Italia MI – Sez. Diritti Umani hanno appena ricevuto notizie tragiche dalla regione sul confine fra Egitto e Israele, dove 80 eritrei sono tenuti in schiavitù dai trafficanti di esseri umani, incatenati mani e piedi. Nonostante l’appello diramato dalle citate organizzazioni umanitarie ai governi di Egitto e Israele, oltre che al Parlamento Ue e all’ONU, non è partita alcuna missione di soccorso, non si è alzato alcun elicottero, non sono scattate le dovute indagini. I profughi vengono continuamente maltrattati e sono stati marchiati a  fuoco come bestie, una brutalità finalizzata a chiedere soldi ai parenti che vivono in Occidente. Chiedono un aiuto subito prima di essere uccisi, come è già avvenuto in passato in situazioni simili.
La nostra richiesta di aiuto ai governi Europei, al Parlamento e alla Commissione Ue, all’UNHCR, affinché intervengano con urgenza estrema per salvare le vite di queste persone che sono stremate, mentre i loro carcerieri sono sempre più violenti, è ora quasi disperata.
“Bisogna fare pressione sul governo Egiziano che intervenga a liberare i rifugiati dalle mani di questi trafficanti,” chiede il sacerdote eritreo don Mussie Zerai.  L’Agenzia Habeshia insieme a EveryOne, Generazione Italia e alle ong che si impegnano in questa difficile missione, si appellano al Governo italiano: “Salvate la vita a questi profughi Eritrei, Etiopi, Somali e Sudanesi. Non restate inerti. Stiamo gridando per dare voce a questi nostri fratelli costretti a stare in catene, sotto tortura. Chi ha a cuore la dignità umana, i diritti in violabili della persona umana, agisca secondo le proprie funzioni, con coraggio e umanità”. Sulla vicenda, è stata finora presentata un’interrogazione al Senato al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri dall’on. Pietro Marcenaro (PD).

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