Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘sindacati’

Normativa per il funzionamento dei sindacati per la tutela e rappresentatività dei Carabinieri d’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Il SIM CARABINIERI, scevro da condizionamenti esterni, in prossimità della chiusura della fase emendativa al PDL 875 Corda esprime massima fiducia ai parlamentari relatori in commissione su quello che sono le richieste emendative presentate nelle diverse modalità, tendenti ad ottenere una normativa adeguata ed attuale per il futuro funzionamento dei “sindacati” che dovranno occuparsi della Tutela e della Rappresentatività dei Carabinieri d’Italia. Appare impossibile ritenere che la nascente norma possa precludere ai Carabinieri i diritti che con la sentenza n.120/2018 della Corte Costituzionale sono stati definitivamente concessi dopo anni di privazione. E’ proprio per questi motivi non accetterà in alcun modo, categoricamente, nulla che possa continuare a ledere la libertà e la tutela di ogni Carabiniere. Uomini, donne, soldati, sbirri e servitori della
Patria, disposti a donare la propria vita affinché si possano continuare ad affermare i principi di onestà e legalità che contraddistinguono da oltre 200 anni l’Arma dei Carabinieri, patrimonio degli Italiani e del mondo intero. Il SIM Carabinieri si offre di continuare ad essere uno strumento di interfaccia con le parti politiche, come è stato fatto sino ad ora, affinché possano giungere ai citati parlamentari tutti i consigli e l’esperienza che ogni Carabiniere serba in se dopo decenni di “essenza”. L’attesa è lunga ed estenuante, ma con saggezza e calma, siamo certi che nessuno deluderà le nostre aspettative. (Il Segretario Generale Nazionale Antonio Serpi)

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Scuola: Domani Bussetti incontra i sindacati al Miur

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

È bene che il Ministro dell’Istruzione si rechi all’appuntamento con i rappresentanti dei lavoratori della scuola portando buone nuove su autonomia regionale, rinnovo del contratto, stipendi al palo, precariato in crescita, reclutamento da rifare. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, che come sindacato rappresentativo, in attesa della certificazione definitiva, ha presentato formale richiesta e si dichiara disponibile a partecipare all’incontro di domani, l’amministrazione conosce quali sono le richieste compatte dei lavoratori: se vuole davvero avviare un confronto costruttivo è bene che dimostri disponibilità a cambiare. Altrimenti avremo solo perso tempo.“I cambiamenti della società sono una sfida. Con la collaborazione delle forze politiche e sociali possiamo governare le dinamiche demografiche, riuscendo a offrire più #scuola ai nostri ragazzi. Di questo parleremo domani nell’incontro con i sindacati al MIUR Social”. A scriverlo è stato oggi il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, alla vigilia dell’incontro al Miur con i sindacati della scuola durante il quale dovrà portare elementi innovativi così convincenti da far desistere le organizzazioni sindacali dallo sciopero unitario già prefissato per il prossimo 17 maggio.“Prendiamo atto – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che durante il periodo in cui il governo è stato sino in carica, non c’è stata alcuna disponibilità a venire incontro alle esigenze dei lavoratori: ha lasciato tutto inalterato, ad esempio, sul trattamento diversificato tra personale di ruolo e precario, come sulla stabilizzazione dei precari con oltre 36 mesi, ignorando quanto indicato sul finire del 2018 dall’avvocato generale Szpunar della Corte di Giustizia Europea, che sull’interpretazione della clausola 5 della Direttiva 70/99 UE, con l’Italia che continua a vessare i precari di lungo corso concedendo loro solo supplenze, si è detto d’accordo con le tesi già espresse dalla Commissione UE e dai legali Italiani contro lo Stato italiano”.“Come non si può di certo ragionare – continua Pacifico – che chi vuole imporre la regionalizzazione dei servizi pubblici, scuola in testa, lasciando al suo destino il Sud e tutte quelle scuole che oggi già navigano a vista per colpa di uno Stato che concede alle scuole solo i finanziamenti per “tirare avanti” e senza alcuna possibilità di sviluppo, proprio mentre si continua a parlare di autonomia scolastica”.“E che dire della vertenza contrattuale, che Anief sta conducendo da tempo, sulla pochezza degli stipendi di docenti e Ata che l’esecutivo ha cercato di contrastare molto a parole ma poco nei fatti, se si considerano i 5 euro scarsi di incremento, dovuto all’indennità di vacanza contrattuale che peraltro deve scattare per legge quattro mesi dopo la scadenza naturale del contratto collettivo nazionale? Sono argomenti su cui il ministro si deve soffermare. E con risposte convincenti”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola – Miur: sindacati verso la rottura: sarà una primavera molto “calda”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Regionalizzazione, precari e contratto: sono i temi principali che stanno portando le organizzazioni sindacali rappresentative a una grande mobilitazione, sulle posizioni di Anief, pronta ad aderire a un nuovo probabile sciopero generale che, a distanza di quattro anni, potrebbe riportare in piazza quel milione di lavoratori, segno della fine del consenso del Governo Renzi a causa dell’approvazione della Buona scuola.Marcello Pacifico (presidente Anief): Il nuovo Governo giallo-verde deve uscire allo scoperto e decidere d’invertire l’attuale strada chiusa sul precariato e sulla regionalizzazione, a fronte delle sempre più numerose richieste di risarcimento per l’abuso dei contratti a termine e la disparità di trattamento tra personale a tempo determinato e di ruolo. Si può dare maggiore autonomia alle Regioni senza minare l’unità nazionale e tradire la scuola dell’autonomia, si può cominciare ad affrontare il tema del precariato riaprendo le Gae ed estendendo il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto senza operare la stabilizzazione diretta da fare comunque per il personale educativo ed Ata dove non vi sono concorsi, si possono aumentare gli stipendi di altri 90 euro rispetto ai 15 euro previsti utilizzando le risorse dei tagli. Se il Governo Conte vuole, ci convochi, ascolti le nostre proposte ed eviti uno sciopero generale che potrebbe compromettere la fiducia del Paese nel Cambiamento.
Tuttoscuola scrive che quelli sindacali non sono “semplici proclami” e che quindi “potrebbe esserci una conclusione di anno scolastico molto calda nelle scuole italiane, dopo la decisa presa di posizione unitaria dei cinque maggiori sindacati rappresentativi del comparto, al termine dei tre attivi unitari dei giorni scorsi”. Va però spiegato che se Anief “non ha aderito alle iniziative” e “persegue modalità di azioni rivendicative autonome” è solo perché non è stata mai inviata agli incontri congiunti organizzati dalle altre organizzazioni di categoria.
Anief sostiene comunque in pieno la protesta unitaria che potrebbe culminare nello sciopero: una contestazione incentrata, peraltro, su rivendicazioni che sono dei ‘cavalli di battaglia’ del giovane sindacato, come il ricorso alla Corte di giustizia europea per le mancate stabilizzazioni e l’inadeguatezza degli stipendi, oggi raccolte e rilanciate da altri. E si dichiara pronta sin d’ora a condividere una sempre più probabile mobilitazione collettiva, sulla scia dello storico sciopero del 5 maggio 2015. “Quando ci sono problemi gravissimi irrisolti, come quelli che sta vivendo la scuola – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, la protesta compatta è un segnale importante. Di fronte al quale qualsiasi Governo deve fermarsi e chiedersi il perché di tanta opposizione. Non andò così quattro anni fa, dopo lo sciopero più importante degli ultimi 30 anni: il Partito democratico non ne volle tenere conto e arrivò ad approvare in Parlamento, di lì a poche settimane, la riforma che di Buona Scuola aveva solo il nome”.

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Il difficile rapporto tra Sindacati e intellettuali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

di Giuseppe Bianchi. Sono ormai sempre in numero minore gli intellettuali che si occupano del Sindacato e delle sue strategie. Non che i Sindacati si lamentino di questo disinteresse in linea con il depotenziamento degli uffici studi e la riduzione dei contatti con il mondo dell’Università e degli esperti da loro stessi praticati. Né la cosa deve stupire. C’è sempre stata nella cultura sindacale una linea di sospetto nei confronti degli intellettuali, spesso accusati di spingere il Sindacato al di fuori dei suoi confini tradizionali: tutelare i lavoratori sul posto di lavoro e nel mercato del lavoro. Questo atteggiamento di riserva si è rafforzato nelle fasi espansive dell’industrializzazione che ha consentito di potenziare l’autorità contrattuale del Sindacato con il miglioramento costante dei salari e delle condizioni di lavoro a favore degli iscritti. Il Sindacato, nei Paesi soprattutto anglosassoni di prima industrializzazione, poté svilupparsi in condizioni di relativa autosufficienza rispetto al mondo intellettuale vantando la sua qualifica di Sindacato del “pane e burro”.Diversa la storia del Sindacato in Italia. Il ritardo con cui è avvenuto il processo di industrializzazione ha da subito attivato un conflitto sociale centrato sui problemi occupazionali creati dal disallineamento tra una offerta di lavoro di mestiere ed una domanda che già scontava la parcellizzazione del lavoro prodotta dalle nuove tecnologie di produzione di massa.Un conflitto sociale la cui arena era la piazza più che l’azione contrattuale ostacolata a livello di settore e preclusa a livello aziendale. E nella mobilitazione di piazza erano i partiti della sinistra storica ad esercitare una funzione prevalente. Una fase, questa, in cui la componente intellettuale ha esercitato una funzione trainante nella progettazione di modelli alternativi allo sviluppo capitalistico.Questo coinvolgimento degli intellettuali nella vita sindacale ha proseguito nelle fasi successive di recupero dell’autonomia sindacale nei confronti dei partiti, in quanto il progressivo recupero di autorità contrattuale non è mai stato dissociato da obiettivi macro-economici di sostegno allo sviluppo economico e dell’occupazione, in un Paese sempre caratterizzato dalla fragilità delle strutture economiche e dalla instabilità delle istituzioni politiche. Si può concludere osservando come il Sindacato, nel corso del processo di industrializzazione, abbia prodotto le risorse intellettuali e le strategie di azione per il suo rafforzamento rappresentativo ed organizzativo, proponendosi anche come riferimento ideale per quanti aspiranti ad una società più giusta.Il fatto è che questo mondo è andato mutando sotto la spinta di cambiamenti (la globalizzazione finanziaria, la terziarizzazione dell’economia, le sfide tecnologiche) riproponendo nuove condizioni di sfavore per il lavoro. L’occupazione ed il livello di benessere dei lavoratori sono stati rimessi in discussione. Il quesito è se il Sindacato abbia rimesso in campo le risorse intellettuali e le strategie di azione in grado di fronteggiare la nuova situazione.La risposta è negativa al punto che non pochi studiosi preconizzano che il Sindacato, costola della società industriale, incontrerà difficoltà crescenti nella nuova società digitale, flessibile e diffusa. Lasciando da parte le profezie non mancano riscontri delle difficoltà già incontrate dal Sindacato nel fronteggiare le nuove sfide dell’economia post-industriale.La fase della concertazione sociale, aperta con la crisi 1992-1993, ha risposto ai problemi di breve periodo di contenimento dell’inflazione, ma la protrazione nel tempo della moderazione salariale è stata un anestetico che ha rallentato l’innovazione riformistica del Paese. Così come il protrarsi di un pluralismo conflittuale tra i Sindacati ha ritardato gli adattamenti necessari negli assetti contrattuali e nelle strategie di tutela dei lavoratori provocando un’ erosione dei diritti sociali, soprattutto nel mercato del lavoro, che si è andato progressivamente frantumandosi.
Per restare poi alla cronaca ha ragione il Prof. S. Fadda (Nota Isril n. 8-2019) a chiedersi perché il Sindacato di fronte alle proposte messe in campo dalla nuova maggioranza politica, reddito di cittadinanza e quota cento, orientate a ridurre povertà e disuguaglianza, non sia sceso in campo con proprie proposte in grado di fronteggiare le cause che sono alla base delle maggiori disuguaglianze e povertà e che risiedono nelle distorsioni strutturali delle politiche economiche e sociali perseguite soprattutto negli anni 2000. Nella recente manifestazione di S. Giovanni sono riemersi vecchi fotogrammi di un’ opposizione più motivata da ragioni politiche che sindacali.
Ciò che si vuole sottolineare, in conclusione, è che l’isolamento culturale del Sindacato ha portato ad un conservatorismo a favore degli interessi del lavoro più forti e rappresentati (lavoratori a tempo pieno e pensionati). Una estraneità nei confronti delle nuove dinamiche attivate dal rapporto tecnologie-professionalità-occupazione che ha rallentato le necessarie modifiche nell’organizzazione delle rappresentanze e nelle strategie di azione in un mondo del lavoro che si apre a una inedita varietà di regimi giuridici.Una proposta: perché i Sindacati non mettono in comune le scarse e disperse risorse destinate alla ricerca in un unitario centro di ricerca la cui missione sia quella di studiare i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro dal lato della domanda e dell’offerta? Una precondizione per individuare condivise linee di azione. Un’occasione perché i Sindacati facciano pace con la loro storia per poi superarla in una nuova prospettiva di ricomposizione unitaria delle loro strategie. E’ di scarsa consolazione ricordare come i ritardi del Sindacato siano condivisi dagli altri attori (Governo ed imprese). Il risultato è la messa in discussione della nostra democrazia rappresentativa ad opera di un nuovo populismo digitale in cui la politica tende a identificarsi con lo Stato comprimendo l’autonomia vitale del pluralismo sociale. (fonte: isril.it)

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Vodafone: individuati 1.130 esuberi, si cercano soluzioni sostenibili

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Nel piano industriale presentato da Vodafone Italia ai sindacati, secondo quanto apprende Radiocor, sono stati individuati 1.130 esuberi. Il piano è stata presentata oggi ai sindacati nazionali del settore delle telecomunicazioni e al coordinamento delle Rsu. Alla base del piano, secondo quanto si apprende, c’è l’esigenza di far fronte alla trasformazione del mercato delle tlc e al pesante calo dei prezzi che si è avuto in Italia, anche a causa della crescente competizione, soprattutto nel mobile. A seguito degli effetti di questi fattori, il gruppo dunque ha dovuto fare i conti con la contrazione dei margini e del fatturato. Su queste basi, dunque, parte il confronto dell’azienda con il sindacato per arrivare a una riorganizzazione del modello operativo e a una riduzione del perimetro pari a 1130 efficienze, spalmate in tutte le funzioni aziendali. L’obiettivo è quello di arrivare a soluzioni sostenibili e non traumatiche per tutti. Per Riccardo Saccone, segretario nazionale della Slc Cgil, “credo che in forza degli accordi fatti con l’azienda non ci sia spazio per immaginare degli esuberi, siamo disponibili a mettere in piedi programmi di efficientamento, riconversione professionale, abbiamo tutti gli strumenti”. L’importante, dice il sindacalista, è che non si proceda “con atti unilaterali o traumatici”.Il sindacato, cioè, si dice pronto a prender parte “a una ricognizione precisa e a fare tutte le verifiche. Se questo è il tema noi siamo disponibili, in linea con quanto previsto dall’ultimo accordo con l’azienda che scommetteva proprio su un’analisi costante della situazione”. L’azienda, afferma Alessandro Faraoni della Fistel Cisl, “ha dichiarato 1.130 esuberi” ma, allo stesso tempo, “dall’incontro odierno abbiamo appreso la volontà di trovare soluzioni non traumatiche”.Nell’ottica del sindacato, prosegue Faroni, “non ci vanno bene i numeri degli esuberi, che sono importanti. Ora organizzeremo dunque le assemblee con i lavoratori e ci confronteremo con loro per portare le nostre proposte al tavolo con l’azienda”. I prossimi incontri sono previsti per il 20 e il 21 marzo: “per quelle date abbiamo chiesto all’azienda numeri più dettagliati”, aggiunge il sindacalista. (By Maria Luisa Chioda)

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Contratti: Sindacati, sbloccata trattativa per rinnovo dirigenza Funzioni Centrali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

“Grazie all’impegno profuso, che ha sbloccato lo stallo, sono riprese, ed avranno un ritmo serrato, le trattative per il rinnovo del contratto nazionale della dirigenza delle Funzioni Centrali”. È quanto affermano in una nota Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Unadis, aggiungendo che, nella trattativa che si è svolta ieri “si è esaminata soprattutto la parte delle relazioni sindacali e della costituzione del rapporto di lavoro della dirigenza”. “Abbiamo apprezzato – proseguono i sindacati – lo sforzo dell’Aran di accogliere le istanze recate dalla piattaforma congiunta da noi presentata lo scorso novembre, ma ancora non siamo pienamente soddisfatti. Restano da sciogliere, in particolare, i nodi cruciali della partecipazione attiva ai processi di riorganizzazione e delle modalità di conferimento degli incarichi dirigenziali”.Il tavolo, fanno sapere Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Unadis, “si è aggiornato alle date del 20 e del 26 febbraio per approfondire, rispettivamente, le sezioni dei professionisti e della dirigenza sanitaria. L’auspicio è quello di chiudere velocemente e con senso di responsabilità un Ccnl ormai scaduto e aprire un nuovo corso”, concludono.

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Scuola: Si rompe il monopolio dei sindacati tradizionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Manca solo la direttiva della Ministra Giulia Bongiorno per avviare il tavolo per il rinnovo dell’accordo quadro, al quale parteciperà un nuovo sindacato: trascorsi questi adempimenti, il sindacato autonomo, guidato da Marcello Pacifico, dovrà infatti essere ammesso ai tavoli negoziali, dove finalmente potrà battersi per il rispetto del diritto in ogni istituzione scolastica del Paese. Tra le priorità che l’organizzazione intende affrontare figurano il rinnovo del CCNL per il triennio 2019/2021, la contrattazione integrativa su mobilità e sanzioni disciplinari. Anief rinnova l’appello ai dipendenti della scuola per reclutare TAS, i terminali associativi presenti in ogni scuola italiana precario o di ruolo, docente o Ata, affinché possa rappresentare le istanze del diritto e partecipare alla contrattazione integrativa e vigilare sul rispetto delle norme a fianco delle RSU

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Scuola – Mobilità: i sindacati firmano il contratto dimenticando i docenti “immobilizzati” e molto altro

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Non convince l’accordo sui trasferimenti del personale per il triennio 2019/22, raggiunto con il Miur alla vigilia di Natale e che vedrà la sua sottoscrizione appena verrà approvata la Legge di Stabilità alla Camera: non c’è alcuna norma che preveda il ritorno a casa degli insegnanti assunti sotto ricatto con la riforma della Buona Scuola, assunti tramite algoritmo impazzito nel 2016 a centinaia di chilometri da casa. Penalizzato anche chi ha scelto un ambito o una provincia nonostante dal prossimo anno potrebbe cambiare tutto. Aumentati di un decimo i contingenti sui posti disponibili. Rimane sbagliata la tabella di valutazione dei titoli di servizio svolti dai docenti durante il pre-ruolo su posti di sostegno, nella paritaria o ancora da precari nelle nuove graduatorie interne di istituto per individuare perdenti cattedra e sovrannumero. Per tutti questi casi, appena il contratto sulla mobilità verrà sottoscritto e reso pubblico, Anief provvederà a presentare singoli ricorsi, sempre al fine di tutelare le posizioni e i diritti dei lavoratori della scuola. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): l’accordo sottoscritto dagli altri sindacati sembra essere un compromesso uscito male; per reintrodurre la titolarità di scuola, l’amministrazione ha chiesto ed ottenuto la possibilità di far perdere al personale diversi diritti e di non introdurne dei nuovi. Inoltre, è stato ignorato l’appello di Anief al rinvio del contratto, per via del ddl Granato AS 763 che abolisce chiamata diretta ed ambiti territoriali: peggio di così poteva fare solo la befana col carbone.

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TAV, ILVA e i Sindacati Padroni

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

A Torino, il presidente dell’Unione industriali, accompagnato da sindacalisti e politici complici, ha evocato la marcia dei 40.000 del 1980 come possibile risposta se si bloccasse la TAV. La ‘’grande opera” è difesa con le unghie e con i denti da quell’intreccio perverso partiti/sindacati/impresa/malaffare che si è materializzato lo scorso lunedì sotto le finestre del palazzo comunale di Torino. Poco importa che la TAV sia inutile, dal costo insostenibile, che sottragga risorse allo stato sociale, foraggi un sistema clientelare corrotto e che sia ambientalmente devastante; l’importante che sia profittevole per i loro indicibili e privatissimi interessi. Non è certo un caso che i SI TAV rievochino quella marcia che dopo 35 giorni di sciopero in Fiat, segnò la capitolazione della cgil alla volontà del padronato, trascinando nella polvere l’intero movimento operaio. I padroni hanno paura che la protesta, fortissima nel territorio, si saldi con le lotte del movimento sindacale conflittuale a cui essi tentano a loro volta di fare paura. A Taranto, da lunedì ha avuto inizio all’Ilva la nuova era della multinazionale dell’acciaio, con sede in Lussemburgo, l’ArcelorMittal. Sono infatti cominciate ad arrivare le lettere di messa in cassa integrazione agli oltre 2600 operai di cui l’Ilva vuole liberarsi . Grazie all’accordo firmato il 6 settembre da cgil,cisl,uil,ugl e usb con governo e ArcelorMittal, quest’ultima ha avuto mani completamente libere per decidere chi espellere dalla fabbrica.
Esattamente come avevamo denunciato il giorno dopo l’accordo e nei giorni del referendum truffa, durante il quale gli operai dovevano votare a scheda aperta davanti agli stessi sindacalisti che avevano firmato l’accordo.
Ora, chi ha osato tenere la testa alta e votare no, chi ha scioperato il 26 ottobre con la FLMU/CUB e SGB, chi ha lottato in questi anni per la riconversione delle fonti inquinanti e per il diritto alla salute e al lavoro; dal 1 novembre non dovrà più presentarsi al
lavoro. L’ammucchiata dei sindacati firmatari, oggi versa lacrime di coccodrillo per tentare di salvare la faccia dopo avere venduto il culo degli operai, dando dimostrazione di non curarsi minimamente dei veri interessi dei lavoratori e della classe in generale, ma esclusivamente di quelli dei padroni.
La Taranto dell’Ilva e la Torinodella TAV, sono due dei luoghi dove in questa fase emergono maggiormente le contraddizioni politiche interne ed esterne ad un governo che si definisce “del popolo” e dove allo stesso tempo si rende evidente la natura complice degli interessi padronali ed antipopolari di alcuni sindacati. Le grandi, belle e combattivemanifestazioni che il 26 ottobre hanno percorso le strade di quelle città rappresentano metaforicamente un filo rosso che come SGB, abbiamo steso in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, un filo che vogliamo rafforzare a favore degli interessi dei lavoratori e dei settori popolari, contro la prepotenza del padronato, della politica e del sindacalismo complice. Sosteniamo le lotte dei lavoratori e della cittadinanza tarantina per la riconversione dell’Ilva e le lotte NOTAV della popolazione torinese per lo STOP alla “grande opera”!

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Pubblico impiego: La Uil chiede Sblocco Turn Over, Stabilizzazione Precari, Rinnovo Contratti, Formazione e ruolo chiave alla contrattazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Nell’incontro odierno svoltosi tra i sindacati e la Ministra della Pubblica Amministrazione Bongiorno, la UIL congiuntamente con le categorie del Pubblico Impiego ha chiesto un concreto sblocco del turn over che superi i limiti di spesa permettendo l’assunzione di giovani e quindi un ricambio generazionale indispensabile nel Pubblico impiego la cui età media supera ormai i 55 anni; la necessità di ridiscutere sin d’ora il rinnovo dei contratti del P.I. in scadenza il 31.12.2018; la stabilizzazione dei precari; puntare sulla formazione del personale impiegato; ridare un ruolo centrale alla contrattazione”. Lo dichiarano in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Michelangelo Librandi ed il Segretario Generale della UIL PA Nicola Turco.
Inoltre abbiamo sollecitato il DPCM per il trasferimento delle risorse alle Regioni a favore del personale trasferito dalle Province, già previsto d’altronde nella legge di bilancio del 2018.
Apprezziamo le aperture della Ministra Bongiorno, a partire dall’impegno per il prossimo rinnovo dei contratti del P.I. – concludono Librandi e Turco -, convinti che soltanto attraverso la piena valorizzazione dei lavoratori e una adeguata politica di investimenti si potrà conseguire un serio rilancio della macchina pubblica per consentirle di offrire ai cittadini servizi sempre più efficienti.

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In attesa di una rappresentanza sindacale operativa rifacciamo la storia con Michele Fornicola

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

By Michele Fornicola. E’ doveroso da parte mia, in premessa, citare l’articolo di GRNET curato da un impegnatissimo Giuseppe Paradiso il quale, riassumendo, sottolinea che le prime esigenze di una sindacalizzazione del personale militare, si manifestarono, in Italia come nel resto d’Europa, all’inizio degli anni ’50. “Nacquero così le prime associazioni professionali di categoria dei militari in congedo, con l’obiettivo precipuo di tutelare gli interessi del personale. Gli stessi, nel 1969, si unirono dando origine all’ANAM (Associazione Nazionale Autonoma Militari)”. Da questa associazione, che aveva nel “Giornale dei Militari” diretto da Giorgio Castellano, il suo organo di stampa, nacque, nel dicembre 1972, il SINAM (Sindacato Nazionale Autonomo dei Militari)
Passano gli anni ed il “Movimento dei Sottufficiali democratici” composto principalmente da militari dell’Aeronautica continua a lavorare con i medesimo obiettivo ma, sul confine del diritto sindacale ci sono anche le “Vedette insonni” che certamente non stanno a guardare.
Grazie all’iniziativa di una “vedetta insonne” la Corte Costituzionale è stata nuovamente chiamata ad esprimersi con decisioni che prevedano, per i cittadini in divisa, minori limitazioni a quei diritti fondamentali che sono individualmente garantiti dalla Costituzione. Nei giorni scorsi la Corte ha sostanzialmente ammesso che il sindacato è compatibile con i caratteri di coesione interna e neutralità dell’ordinamento militare che deve assicurare forme di salvaguardia. L’istituto delle RR. MM non è sufficiente a ricomprenderle e garantire la tutela di interessi collettivi.
Il sito “Ficiesse”, in data 12 aprile, pubblica un articolo a firma di Francesco Zavattolo, Segretario Generale Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà, dal titolo “ I MILITARI AVRANNO UN SINDACATO”Nell’articolo, giustamente, si sottolinea l’importanza di un evento di rilevanza storica: la Corte Costituzionale ha rimosso il limite, imposto ai soli militari, di non potersi costituire in libere associazioni a carattere sindacale. Francesco Zavattolo apprezza il fatto che tale risultato è stato ottenuto grazie all’impegno ed alla determinazione di “Ficiesse” , del “Nuovo Giornale dei Militari” e di “Assodipro”, che non hanno mai smesso di operare e credere in questo risultato.Sono certo che anche Francesco Zavattolo ha svolto un ruolo fondamentale per la realizzazione di questo obiettivo e, per questo motivo, anche io desidero unirmi, e ringraziare personalmente Francesco Solinas che ha sottoscritto il ricorso esaminato dalla Corte Costituzionale. Un uomo, Francesco, che per il suo coraggio è destinato ad essere ricordato per molti anni a venire dalla cronaca specializzata che avrà il compito di ricostruire e commentare i passaggi fondamentali di questo lungo tortuoso cammino. Il tempo, certamente è galantuomo e sono certo che la storia regalerà il meritato spazio anche a Emilio Ammiraglia, compianto presidente di Assodipro artefice e storico sostenitore del diritto di costituire associazioni a carattere sindacale per i militari. Un Presidente che ho avuto il privilegio di conoscere e la cui stima era ricambiata. Un Presidente la cui indiscussa autorevolezza era nota ed apprezzata in Italia ed in Europa. Un Presidente che ha lasciato la sua eredita in buone mani quando il “testimone” è stato raccolto da Salvatore Rullo che ha assunto la carica di Presidente di Assodipro continuando la “battaglia” con altrettanta determinazione ed autorevolezza. Ma consentitemi di ringraziare Salvatore Trinx, Giuseppe Fortuna, Daniele Tisci, Eliseo Taverna e, non da ultimo, anche Cleto Iafrate (Ficiesse) autore di numerosissimi “saggi” sul diritto e sui diritti dei militari. Un’altra “pietra angolare”, Cleto, molto conosciuto e stimato per la capacità “unica nel suo genere” di descrivere le contraddizioni che spesso accompagnano l’esistenza di chi vive nelle caserme. Un “saggio influente” che a mio avviso è stato illuminante anche per i colleghi più riottosi nel comprendere le innumerevoli sfaccettature dietro cui si cela il “diritto”. La storia certamente racconterà le sue battaglie ma anche gli interventi “in punto di diritto” fondamentali per comprendere la dimensione del problema ed i punti “deboli/contrastanti” da correggere per il raggiungimento di questo grande traguardo.Solo per motivi anagrafici non sono in grado di citare protagonisti altrettanto importanti, ma la mia fonte di ispirazione, molti anni fa, lasciatemelo dire, è stata Antonella Manotti, divenuta direttore di uno storico (all’epoca settimanale) “Il giornale dei Militari” . Anche grazie a Lei ho cominciato a guardare il mondo militare con occhi diversi, più disincantati.Sono moltissimi gli amici ed i colleghi che si sono impegnati personalmente in questa “battaglia”. Amici che ringrazio (Maurizio Turco, Luca Marco Comellini), e colleghi/delegati che mi hanno affiancato (CoBaR confluenti al CoIR Pastrengo) . Senza di loro non saremmo mai riusciti a realizzare questa “diffusa consapevolezza” della necessità di rivendicare dignità nell’impiego, non pienamente riconosciuta, ma che appartiene a ciascun cittadino-militare.
Molti colleghi ricordano le mie battaglie per la “riforma della Rappresentanza Militare” da ultimo anche in seno alla “Commissione difesa della Camera dei Deputati” . Una di queste numerose “battaglie”, condotta in seno al CoCeR Carabinieri (con l’amico Castrese Longobardi sempre vicino) , ha suscitato l’interesse ed è stata raccontata, incastonata da Cleto Iafrate nel suo articolo dal titolo “diritti dei militari: sillogismi entimematici e inaccettabili separatezze”. Un articolo ove sono descritte, fra l’altro, anche le contraddizioni interne alla “Rappresentanza Militare” che ho cercato di “enunciare”. Non potete immaginare con quanta emozione, in questi giorni, ho appreso che l’articolo di Cleto Iafrate, fra gli altri, è stato letto da Francesco Solinas e, quindi, sembra che in piccolissima parte, rispetto il grande lavoro di Cleto, anche io ho contribuito alla formazione della sua decisione di sottoscrivere il ricorso ora valutato positivamente dalla Corte Costituzionale.Per molti anni, fiumi di inchiostro sono stati versati per rivendicare questo diritto e fiumi di inchiostro si consumeranno ancora per molto tempo nel raccontare la genesi di questa Sentenza che non può, e non deve essere considerata un traguardo, un punto di arrivo. Da qui si parte.

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Minacciosa Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

Come in un copione già scritto, non sono passate che poche ore dall’esito elettorale ed ecco l’Unione Europea, e per lei la Commissione Europea, prendere carta e penna ed entrare immediatamente nelle nostre questioni interne. Non usa certo toni diretti, né potrebbe farlo, ma come sempre quando c’è da riportare ordine, usa quel tono sibillino e sornione con cui le cose si dicono ma è come se si trattasse di amichevoli e disinteressati consigli. Non è infatti sfuggito a Moscovici né a Dombrovskis che dalle urne siano uscite come forze preponderanti destinate a governare l’Italia due compagini che dell’euroscetticismo hanno fatto, in campagna elettorale, uno dei cavalli di battaglia, forse quello politicamente più rilevante. E allora ecco i rimbrotti sull’accelerazione del costo del lavoro (sic!), sulle poche privatizzazioni, sul mancato alleggerimento della tassazione per i “fattori produttivi” (leggi sistema delle imprese), sulle “barriere significative” ad ostacolare gli affari, sul livello del debito ma soprattutto la messa in guardia dall’eventuale marcia indietro sulla riforma previdenziale che potrebbe peggiorare la sostenibilità del sistema paese.In poche parole un vero e proprio monito preventivo al governo che verrà perché lasci perdere le boiate pre-elettorali, buone per prendere voti ma non per governare un paese, e si dedichi con professionalità e accondiscendenza a proseguire nel solco tracciato dai precedenti governi, quello cioè di seguire con attenzione e disponibilità le indicazioni, o meglio i diktat, dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea. Il pilota automatico è sempre pronto, sembrano dire nemmeno troppo velatamente da Francoforte, e il suo utilizzo dipenderà da che tipo di governo gli italiani saranno capaci di inventarsi nelle pieghe del risultato elettorale. Se sarà compatibile o meno con i progetti europei o, come roboantemente affermato sia da Salvini che da Di Maio si discosterà significativamente da questi.A prescindere se ci sarà o meno, nel breve termine, un governo del Paese, quel che per noi conta è che non ci si può distrare un attimo. Il grande regista del nostro futuro sembra tutt’altro che intenzionato a mollare la presa e sul rispetto del fiscal compact, il mantenimento del pareggio di bilancio in costituzione, l’aumento dell’IVA a compensazione non c’è da attendersi sconti o soluzioni estranee al solco tracciato. Toccherà ancora ai lavoratori riprendere in mano la bandiera della lotta vera all’Unione Europea. Le illusioni, anche questa volta, sono destinate a durare poco. (Unione Sindacale di Base)

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Pubblico impiego: venduti per trenta miseri denari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Pare che i sindacati confederali si siano fatti convincere a firmare il nuovo contratto degli statali dopo anni di rinvii e di polemiche per via delle scarse risorse messe in campo dal governo Renzi-Gentiloni. Dovremmo, quindi, farcene una ragione? Dobbiamo arguire che in nome della salvezza dei conti pubblici il dipendente pubblico, servitore dello Stato per antonomasia, ha detto signorsì e ha messo la coda fra le gambe? Eppure tutto questo non mi convince. Prima di tutto perché sulla debolezza dei nostri conti pubblici dovremmo semmai stendere un velo pietoso. Diversamente non si comprenderebbe come è stato possibile trovare trenta miliardi di euro per salvare le banche e permettere che i loro manager alla fine del loro mandato gli stessi istituti di credito erogassero decine di milioni di euro di ben servito. E dire che non si può asserire che avessero amministrato bene. Tutt’altro se hanno portato al quasi fallimento le loro aziende e fatte tante vittime tra azionisti e correntisti. Poi cosa dovremmo argomentare pensando alle centinaia di miliardi di euro persi per la mancata seria lotta all’evasione fiscale, agli sprechi, alla corruzione e via di questo passo?
Se per anni i governi che ci hanno preceduto avessero imboccata la via virtuosa non ci ritroveremmo con i loro leader o eredi che ci ripropongono la stessa ricetta come se nulla fosse e con il rischio reale di un grave e irreversibile peggioramento. Quando ci convinceremo che esiste un partito dell’avere e uno dell’essere e che quest’ultimo pur essendo una maggioranza schiacciante resta schiavo di un potere arrogante e presuntuoso convinto che si può dire di tutto ai poveri italiani perché oltre alla memoria corta sono degli allocchi? (Riccardo Alfonso)

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Elezioni politiche del 4 marzo: prepariamoci alla lotta

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

Il programma del prossimo governo lo stanno scrivendo a Bruxelles. Comunque vada dovremo fare i conti con il “pilota automatico” dell’Unione Europea. Queste elezioni somigliano ad una sorta di ricreazione, quando saranno finite ed a prescindere dal risultato, metteranno mano di nuovo ai conti pubblici per approvare un’ulteriore manovra finanziaria lacrime e sangue. La Commissione UE aspetta il 4 marzo come la celebrazione di un rito inevitabile in un sistema formalmente democratico come il nostro, ma già prepara il programma per il nuovo governo, indipendentemente da chi sarà il prossimo presidente del Consiglio.Le maggiori forze politiche in campo non hanno programmi effettivamente alternativi, né mettono in discussione il controllo ferreo che la Commissione di Bruxelles esercita sulla nostra politica economica. Già dal 2012 è stato inserito in Costituzione l’articolo 81 che impone la parità di bilancio e pregiudica pesantemente la libertà di azione dei governi e del parlamento. Entro il 2019 è prevista poi l’entrata in vigore del fiscal compact, cioè la riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL di almeno 1/20esimo ogni anno: l’Italia sarà pertanto costretta ad una manovra di tagli ai conti pubblici di 40/50 miliardi ogni anno per vent’anni!Tutte le voci della nostra economia sono purtroppo da tempo sotto il ferreo controllo dei commissari europei ed i margini effettivi di autonomia sono ormai impercettibili: difficile sperare che cambi qualcosa se non si rimettono in discussione questi vincoli e non si rompe la gabbia nella quale siamo intrappolati. Questo vale per i tagli ormai strutturali al sistema sanitario, alla scuola pubblica, ai servizi sociali, ai trasporti, ecc. che hanno comportato un pesante processo di privatizzazione dei servizi essenziali e l’aumento delle disuguaglianze. Vale per l’aumento dell’età pensionabile e lo smantellamento della previdenza. Vale per l’abbassamento delle tutele sul lavoro e la diffusione del precariato, previsti dal Jobs Act. Vale per l’abbandono di qualsiasi programma di edilizia residenziale pubblica e la vendita di quel che resta del patrimonio immobiliare con il decreto Lupi. Vale per i contratti dei lavoratori pubblici, rinnovati con clamoroso ritardo in modo indecente. Vale per la diffusione del lavoro schiavistico nelle campagne e per lo sfruttamento fuori da ogni regola in molti settori come la logistica. E vale finanche per la mancata capacità di intervenire efficacemente a tutela del territorio e per far fronte ai periodici disastri ambientali, dai terremoti alle alluvioni, che stanno colpendo il nostro paese.Mettere i conti pubblici in ordine è il mantra con il quale hanno governato le destre e le sinistre di questo paese negli ultimi vent’anni, con l’idea che questa sarebbe stata la strada maestra per ridare fiducia ai mercati. Ma tutta questa fiducia nei mercati ha trasformato l’Italia in uno dei paesi con il più alto tasso di disuguaglianza d’Europa, con oltre il 30% della popolazione residente a rischio povertà o esclusione sociale (dati ISTAT dicembre 2017).Con le disuguaglianze cresce la guerra tra poveri. I tagli allo stato sociale, la frammentazione delle condizioni contrattuali, la sottoccupazione e l’abbandono delle periferie e di molte aree interne del paese hanno riempito il paese di rancore e favorito la diffusione del razzismo e della guerra tra poveri. Si è creato così un clima che nasconde le cause vere dei problemi sociali e tutte le diverse formazioni politiche hanno provato a sfruttare la paura e l’insicurezza sociale. La rabbia che cresce tra chi è in difficoltà viene canalizzata verso i migranti, ottenendo il doppio effetto di stabilizzare il sistema e far crescere la destra xenofoba. I valori dell’uguaglianza e della giustizia sociale che sono ancora scritti nella nostra Costituzione, che siamo riusciti a difendere con la vittoria del referendum del 4 dicembre 2016, sono di nuovo fortemente sotto attacco. Non peggiorano soltanto le condizioni di vita ma assistiamo ad un pesante scivolamento e degrado della vita sociale. Gli spazi di democrazia e le libertà vengono messi in pericolo. Il divario di genere aumenta, a partire dal differenziale salariale.Quando aumentano le difficoltà sociali si abbassa la guardia anche di fronte ai valori più sacri, come quello della pace. L’ultimo governo ha chiuso la legislatura inviando un contingente militare in Niger: l’Italia va alla guerra ed accresce il suo potenziale offensivo, mentre la politica si gira dall’altra parte.Impedire il conflitto è il loro problema. Per garantire la prosecuzione di questo processo che ha permesso negli ultimi anni di montecitoriodestinare più di 20 miliardi per il salvataggio delle banche, altri 25 miliardi per l’industria 4.0 e la cessione di pezzi strategici dell’economia nazionale agli interessi privati, i governi che si sono succeduti hanno fortemente limitato le libertà sindacali consegnando il monopolio della rappresentanza a Cgil, Cisl e Uil. Impedire ai lavoratori di organizzarsi in forma indipendente è un obiettivo che viene perseguito sistematicamente, così come l’ulteriore compressione del diritto di sciopero. I recenti decreti del ministro Minniti hanno inasprito ulteriormente il sistema penale per chi si organizza e lotta per i propri diritti, rileggendo in chiave securitaria l’aumento del disagio sociale dovuto alle politiche neoliberiste.Le forze politiche che si contendono la possibilità di governare vivono con preoccupazione l’allargamento del conflitto sociale e la mobilitazione dei lavoratori e dei movimenti sociali. Mentre sembrano confliggere nei talk show, in realtà condividono lo stesso spirito autoritario.
Convincerci che non cambierà mai niente è la loro arma più potente. L’uniformazione dei programmi ed anche la cooptazione nel sistema di quelle forze che dovevano rappresentare il cambiamento, costituiscono una formidabile arma per convincerci che nulla mai potrà cambiare davvero. Crescono l’astensionismo ed il disincanto ma anche la stabilità del sistema. La coalizione di governo tra forze apparentemente concorrenti viene presentata come l’esito più probabile della competizione elettorale, ridotta quindi ad una commedia per abbindolare l’elettorato.In questo contesto l’USB mette al primo posto la lotta contro la rassegnazione. L’organizzazione collettiva e indipendente dei lavoratori e di tutte le componenti del nostro blocco sociale è l’arma più potente che abbiamo per condizionare la situazione. Nella campagna elettorale è importantissimo che i temi sociali e del lavoro abbiano un grande protagonismo, e che chi si candida subisca la nostra pressione ad esprimersi in difesa delle libertà sindacali e democratiche, per il rilancio dell’economia pubblica, contro le privatizzazioni e la precarietà del lavoro, contro ogni discriminazione di genere. Non possiamo lasciarli dormire tranquilli ma devono sentirsi osservati e sotto controllo: chi si candida è al nostro servizio, al servizio di noi lavoratori e cittadini, ed è a noi che deve rispondere.L’USB sarà presente in ogni città per alimentare la discussione della campagna elettorale e riportarla sulle questioni vere, per individuare cause e responsabilità della grave crisi che viviamo. Per contrastare le forze più reazionarie e difendere i valori della libertà e della giustizia sociale. Per gridare che dentro l’UE non c’è spazio per un’alternativa vera di democrazia, di uguaglianza e di pace.

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Sindacati di Polizia: da contratto subito a contratto subìto!

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

pianeseIngiustificabile e deplorevole, anche elettoralmente, in queste condizioni di assoluta opacità e incertezza è la pretesa del Governo di dividere con non chiare alchimie amministrative il contratto di lavoro parte normativa dalla parte economica e chiudere subito quest’ultima con risorse assolutamente inadeguate. A dichiararlo sono le tre Organizzazioni sindacali della Polizia di stato UGL – FSP Polizia, COISP e CONSAP . Il rinnovo del contratto di lavoro per il personale di un Comparto così strategico per la tenuta democratica e la convivenza civile del Paese non può e non dovrebbe mai essere assoggettato a finalità propagandistiche pre-elettorali. D’altronde, se l’intenzione del Governo fosse stata realmente quella di non mortificare la dignità professionale degli operatori della sicurezza e della difesa – ai quali, si ricorda, ancora oggi sono preclusi diritti costituzionalmente garantiti a tutti i lavoratori, quale quello di sciopero – avrebbe rispettato la legge che gli imponeva di ascoltare le rappresentanze di quei lavoratori prima della predisposizione della legge di bilancio. Troppo comodo, oggi, nascondersi dietro l’approvazione di quella legge che riconosce un “elemosina” di Stato in favore delle donne e degli uomini in divisa chiamati sempre a maggiori responsabilità e sacrifici. Dall’analisi della legge di bilancio, gli arretrati di due anni ammonterebbero a circa 8 euro netti medi mensili, quindi per un ispettore capo (chissà cosa finirebbe nelle tasche degli agenti) ed un ipotetico incremento a regime di circa 42/45 euro netti sempre per un ispettore capo (evidentemente meno per sovrintendenti e agenti). Zero, assolutamente zero, invece, è riservato ad istituti fondamentali come la previdenza complementare, ancora inesistente per i lavoratori del Comparto, per gli adeguamenti di talune indennità operative, ancora ferme agli importi stabiliti nel lontano 1992, per una reale tutela legale e sanitaria vista l’esclusiva, particolare ed eccessiva sovraesposizione a cui sono quotidianamente sottoposti gli operatori della sicurezza in virtù del lavoro svolto, per non parlare dello straordinario pagato ancora meno dell’ora ordinaria con circa 7,00 euro l’ora e tanto altro ancora. L’incremento prospettato e riservato dal Governo, quindi, così come emerge dal dato della legge di bilancio per poliziotti e militari risulterebbe a regime di circa il 3,48% della retribuzione, mentre l’aumento dello stipendio, la cosiddetta “mercede”, riconosciuto sempre da questo Governo per i detenuti che lavorano in carcere, è stato giustamente dell’83%. Ognuno tragga le proprie considerazioni! Dal momento che a distanza di circa sei mesi dall’apertura formale del tavolo di lavoro per il rinnovo contrattuale e i due precedenti incontri, anche a questo terzo appuntamento, ancora una volta, il Governo si è presentato senza uno straccio di bozza o documento o tabella che chiarisca la reale portata economica, non è dato neanche sapere, al momento, se questi mirabolanti “incrementi”, consistenti in poco più di una pizza al mese a regime, siano previsti a decorrere dal 1 gennaio o dal 31 dicembre 2018. Pertanto, concludono i sindacati di polizia, con tali inadeguate risorse e siffatti anomali metodi, più che un contratto subito questo si presenta come un contratto subìto da poliziotti e militari, in totale spregio della loro dignità professionale! UGL-FSP POLIZIA (Mazzetti) COISP (Pianese) CONSAP (Innocenzi)

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Sindacati di Polizia: Contratto di lavoro, risorse assolutamente inadeguate

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 gennaio 2018

poliziaDopo oltre otto anni di blocco contrattuale e una consistente perdita del potere d’acquisto e dei diritti da parte dei Poliziotti, ai quali invece si richiedono sempre maggiori sacrifici e responsabilità, da un punto di vista economico ci saremmo aspettati almeno qualcosa in più dell’elemosina che il Governo vorrebbe riservare ai lavoratori in divisa del Comparto Sicurezza e Difesa. Questa la dichiarazione molto critica dei Sindacati di Polizia Ugl- Fsp Polizia, Coisp e Consap.Del tutto anomalo, poi, è il metodo usato dal Governo per questa trattativa che, se da un lato, per evidenti fini pre elettorali, parla di celerità, dall’altro, dopo più di cinque mesi e due incontri non ha ancora fornito uno straccio di documento o tabella su cui potersi confrontare seriamente.
E’, quindi, assolutamente indispensabile – continuano i Sindacati di Polizia – che nel corso dell’incontro che si terrà domani alle 18,00 presso la Funzione Pubblica, il Governo ci rassicuri circa il reperimento di ulteriori risorse sia per la parte normativa che per quella economica per non svilire la dignità professionale degli operatori di Polizia e la specificità loro riconosciuta. Al di là di spot su presunti importi lordi medi che, come un soufflé, sono destinati a sgonfiarsi drasticamente, è da quali saranno i reali aumenti netti mensili pro capite che si misurerà la vera sensibilità di questo Governo nei confronti dei lavoratori del Comparto Sicurezza e Difesa. Tutto il resto lo lasciamo alla mera propaganda.

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Scuola: Si chiude il 2017 desolante per i sindacati

Posted by fidest press agency su sabato, 30 dicembre 2017

ministero-pubblica-istruzioneL’esperienza travolgente della neonata organizzazione dei dirigenti scolastici, contrassegnata da un’impennata di seguito e di adesioni, dimostra che in Italia c’è reale interesse per chi propone un nuovo modo di fare sindacato. Udir ha infatti posto l’accento su alcune problematiche che nel corso dell’anno hanno fatto parlare l’opinione pubblica e politica, sollevando diversi punti critici: dalla sicurezza nelle scuole che purtroppo rimane un auspicio lontano dal compiersi perché la metà degli edifici scolastici sono stati costruiti prima del 1971 e la loro assistenza-ristrutturazione è lenta e a macchia di leopardo, ai problemi di gestione, dagli eccessi di carico di lavoro e di responsabilità, fino alla carenza stipendiale che colloca i presidi oltre 38mila euro annui sotto i colleghi della stessa area.

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I sindacati e i rapporti con il governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 dicembre 2017

Anna-Maria-FurlanIl gruppo Forza Italia della Camera dei deputati – rappresentato dai deputati Renato Brunetta, Roberto Occhiuto, Renata Polverini, Pietro Laffranco e Alberto Giorgetti – ha ricevuto a Montecitorio, durante due incontri dedicati, dapprima una delegazione della Cisl formata dalla segretaria generale, Annamaria Furlan, e dal segretario confederale, Gianluigi Petteni, e subito dopo una delegazione della Uil formata dal segretario generale, Carmelo Barbagallo, e dal segretario confederale, Domenico Proietti. ”Quando andremo al governo, nella prossima privamera – ha affermato il capogruppo azzurro Brunetta -, noi ripristineremo un serio e giusto dialogo con le parti sociali, con i corpi intermedi. L’esatto contrario di quello che hanno fatto negli ultimi anni tutti i governi, da Monti in giù. Questa è la nostra cultura, noi vogliamo il confronto vero e costruttivo. Non la negazione delle parti sociali alla Renzi, non la loro strumentalizzazione alla Gentiloni o alla Renzi.Quando torneremo al governo – ha sottolineato ancora Brunetta – verrà cancellata la riforma della Pa, quella della Madia, perché con questa pseudo-riforma la pubblica amministrazione è stata riportata indietro di dieci anni, dando troppo e cattivo potere al sindacato. Producendo disastri nella Pa, azzerando il merito e la trasparenza.
Sulle pensioni – ha concluso il presidente dei deputati di Forza Italia – occorrono approfondimenti: ci sono mestieri e mestieri. Non ci sono algoritmi che hanno la formula magica. Occorre un lavoro attento, responsabile e sostenibile. E sul lavoro, addio al Jobs Act di Renzi, sì al ritorno dei buoni voucher, e torneremo alla Biagi, una Biagi 2.0 o 4.0, riformata e adeguata ai tempi. Una vera riforma del lavoro per il futuro del Paese”.“In questi cinque anni abbiamo più volte richiamato il governo alla responsabilità del dialogo – ha detto Renata Polverini -, dal governo solo porte in faccia. Non hanno mai aperto al dialogo con le opposizioni per avere il nostro contributo in merito ai provvedimenti più delicati su lavoro e pensioni. Hanno deciso sempre e tutto da soli. Il Parlamento dovrebbe servire ad altro, per fortuna questa stagione sta per finire”. (foto fonte: Il Fatto quotidiano)

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10 novembre: sciopero generale e Manifestazione nazionale a Roma l’11

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

lavoratoriRoma 11 novembre alle ore 14 in Piazza Vittorio manifestazione nazionale. Il 10 lo sciopero generale è stato proclamato da USB, COBAS, UNICOBAS e da altre sigle sindacali. Coinvolge tutto il mondo del lavoro pubblico e privato, con decine e decine di manifestazioni previste in tutta Italia, due a Roma. È uno sciopero che trova il sostegno di oltre 40 organizzazioni sociali e politiche, che, sugli stessi temi della giornata di lotta, hanno costituito il Comitato 11/11 per organizzare una manifestazione nazionale a Roma. La manifestazione ha avuto anche l’adesione dei partigiani Lidia Menapace e Umberto Eros Lorenzoni, di Moni Ovadia e di Valerio Evangelisti, del presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena e di altri giuristi, intellettuali, militanti dei movimenti che hanno voluto ricordare che a quasi un anno dal referendum con cui il popolo difese la Costituzione dalla controriforma di Renzi, tutti i valori ed i principi della Carta sono ignorati o messi in discussione.
Alla manifestazione partecipano i lavoratori di Ilva, Alitalia e di tante realtà colpite da migliaia di licenziamenti, i lavoratori migranti in lotta per i diritti più elementari, i lavoratori pubblici, i vigili del fuoco, i militanti Notav, i giovani precari, gli studenti. Tutti per fare sentire la loro voce coperta dalle bugie ufficiali che continuano a ripetere come tutto vada bene. La manifestazione dell’11 novembre ha come obiettivo quello di “portare in corteo la verità” e la censura dei mass media su di essa dimostra quanto questo slogan sia giusto. “È sempre più evidente – dichiarano gli organizzatori – che nel nostro paese il regime unico dell’informazione sia una delle parti responsabili della crisi della nostra democrazia. Per questo é ancora più necessario scendere in piazza e farsi vedere e sentire. Per tutte e tutti coloro che vogliono rivendicare l’abolizione delle leggi vergognose che hanno distrutto lavoro, diritti e stato sociale, per tutti coloro che non vogliono mollare, l’appuntamento è l’11 novembre alle ore 14 in Piazza Vittorio a Roma”.

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Contratto pubblica amministrazione: riprende la presa in giro

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ministero-finanzeL’Agenzia che segue i negoziati per conto del Governo ha convocato i sindacati per l’8 novembre: si ricomincia dal comparto della Pubblica amministrazione centrale, gli statali in senso stretto (Ministeri, Inps, Agenzie fiscali), per i quali già si erano tenute le prime riunioni. Presto toccherà anche alla Sanità. Una delle contrattazioni più attese è quella sulla Scuola, dove opera un terzo di tutta la PA e gli stipendi sono tra i più bassi del pubblico impiego. Ma quello che doveva rappresentare il contratto della svolta, dopo quasi un decennio di inaudito blocco adottato solo per il comparto pubblico, si sta rivelando un “contentino”, visto che le trattative che si stanno avviando possono contare su risorse a di poco inadeguate. Nella legge di Bilancio 2018, i finanziamenti si fermano a 2 miliardi e 850 milioni di euro ai rinnovi, per il triennio 2016-2018. Sono talmente pochi che solo per il comparto Scuola servirebbe altri 2,3 miliardi di euro. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il confronto della parte pubblica con i sindacati servirà solo a ratificare l’accordo del 30 novembre dello scorso anno, adottando dei criteri che faranno oscillare avanti e indietro quell’incremento in busta paga. Significa che alcuni lavoratori della scuola potranno contare su cifre vicine ai 100 euro, altri si fermeranno probabilmente a 60 euro. La sostanza comunque non cambierà di molto: perché si tratta sempre di cifre lorde, quindi di fatto un docente o Ata dovrà aspettarsi un incremento netto che potrà variare dai 30 ai 50 euro. Gli incontri che si svolgeranno nei prossimi mesi serviranno a capire quali sono i parametri da adottare per far pendere la bilancia da una o dall’altra parte. In ogni caso, anche coloro che percepiranno gli aumenti maggiori si ritroveranno con uno stipendio ancora fortemente inferiore al tasso d’inflazione, che nell’ultimo periodo è salito del 15 per cento, e a quello dei colleghi di quasi tutti i Paesi europei. Rispetto ai docenti tedeschi, che tra l’altro vanno in pensione con circa 25 anni di servizio e pure senza grosse penalizzazioni, i nostri insegnanti lavorano di più e continueranno a percepire quasi la metà.

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