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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘sindacati’

Scuola: Aumento stipendi a rischio per colpa dei sindacati

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

Il Governo è pronto da aprile, a seguito dell’accordo, ad incrementare la retribuzione di un milione di insegnanti ed Ata, ma i ritardi nella definizione del contratto quadro sulla rappresentatività e le nuove risorse che devono essere approntate per evitare la procedura d’infrazione dell’Europa potrebbero far saltare tutto: diventa a rischio persino l’indennità di vacanza contrattuale riattivata dalla Legge 145/2018, se confermate le stime della crescita zero del Pil. Unica soluzione, siglare il CCNQ su aree, comparti e rappresentanza mercoledì prossimo – 26 giugno – per firmare il CCNL 2019/2021 in estate prima della prossima legge di stabilità? La stessa sorte potrebbe accadere agli altri 2 milioni di dipendenti pubblici. Ma le confederazioni rappresentative firmeranno, perché senza la certificazione della nuova rappresentatività non si possono firmare i contratti di settore e fino ad oggi, per paura di far sedere Anief ai tavoli, in Aran si è perso soltanto tempo, con opposizioni strumentali, al punto che la vicenda potrebbe finire in tribunale. Anief ha diffidato tutte le confederazioni presenti al tavolo affinché venga firmato il Ccnq.

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Scuola: Salvini convocherà i sindacati entro luglio, Anief vuole esserci

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

“Entro luglio inviterò i sindacati al Viminale, con altri rappresentanti del lavoro, del commercio, dell’impresa e dell’agricoltura per confrontarci e ragionare insieme sulla prossima manovra economica”, ha detto il vicepremier Matteo Salvini, annunciando anche che ai sindacati presenterà la “proposta sull’autonomia che finalmente porterà merito e responsabilità anche ai politici del Sud. Sono sicuro che in un anno questo governo abbia fatto di più rispetto ai governi di sinistra che ci hanno preceduto per lavoratori e precari. Con la flat tax per famiglie, lavoratori e imprese faremo ancora di più”, ha concluso il vicepremier. Anief replica sin d’ora a Matteo Salvini, sostenendo che il lavoro realizzato dal Governo per i precari è al di sotto di quello necessario: nella scuola, ad esempio, mentre si sta andando incontro al record di supplenze annuali, si punta su procedure concorsuali non risolutive, con due terzi dei supplenti storici che non verranno comunque assunti in ruolo, oltre che lente, mentre servono soluzioni immediate. Queste soluzioni, inoltre, vanno ad escludere un’ampia fetta degli attuali precari che permettono quotidianamente di sopperire ai larghi vuoti di docenti e Ata titolari, sempre a causa dell’inettitudine di chi gestisce le sorti dell’Istruzione e che continua ad opporsi strenuamente alla riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento con utilizzo, all’occorrenza, delle graduatorie d’Istituto anche ai fini del reclutamento.
Per non parlare del personale Ata, sempre più dimenticato, per il quale si continuano a ravvisare organici tagliati, stipendi vicini alla soglia di povertà, mancate attivazioni di profili professionali superiori, come quella dei coordinatori di ogni profilo, anche laddove sono previsti per legge, oltre che l’opposizione all’avvio di concorsi riservati, a partire da quelli per gli amministrativi facenti funzione Dsga. In generale, preoccupa molto il mancato rilancio del comparto dell’Istruzione, per il quale si prevede addirittura un taglio progressivo di investimenti pubblici nel Documento di economia e finanza, con la spesa per il settore in calo continuo – dal 3,9% del 2010 al 3,1% – fino al 2040. “Se il vicepremier e ministro del Lavoro ci convocherà come annunciato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, saremo prontissimi a indicare quali sono le priorità da affrontare nel mondo della Scuola, spiegandogli perché l’accordo del 24 di Palazzo Chigi è tutt’altro che risolutivo. Lo abbiamo fatto di recente con il ministero dell’Istruzione, al quale abbiamo inviato una serie di proposte, come quella di risollevare per davvero gli stipendi senza oneri per lo Stato”. “Sinora, però, non abbiamo avuto risposte. E siccome il nuovo anno scolastico è alle porte – conclude Pacifico -, presto i nodi verranno al pettine, sotto forma di mancata copertura di decine di migliaia di posti, niente continuità didattica e scuole nel caos, con i dirigenti scolastici costretti a compiere acrobazie di ogni genere per tamponare situazioni sempre più difficili”.

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Scuola: Sindacati, ad un anno di distanza nuova fumata nera in Aran sull’accordo per il rinnovo della rappresentatività

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Anief diffida tutte le confederazioni presenti al tavolo e chiede un voto sull’ipotesi di accordo sostenuta dal Governo prima del 30 giugno per non violare il voto e il risultato delle ultime elezioni RSU. Il presidente Marcello Pacifico si dice pronto a portare la questione in tribunale, perché dopo 12 mesi non è possibile ignorare la legge e le regole condivise per l’interesse di qualcuno che ha perso una parte del consenso dei lavoratori.
Per i comparti del pubblico impiego la rappresentatività si misura con il 5% del dato associativo ed elettorale preso durante le ultime elezioni RSU. Il dato delle deleghe è del dicembre 2017, quello dei voti dell’aprile 2018. A gennaio 2019, l’Aran delibera l’accertamento provvisorio dei nuovi sindacati, tra cui risulta Anief come new entry nella scuola dopo un trentennio di monopolio sindacale. Nell’aprile 2019, l’Atto di indirizzo del ministro Bongiorno è emanato per firmare i CCNQ per la definizione delle nuove aree e comparti e per l’attribuzione di permessi e distacchi per il triennio 2019/2021. Nel mese di giugno, l’Aran convoca per tre volte le confederazioni rappresentative per la firma degli accordi quadro. Al secondo incontro presenta una bozza che ancora al terzo incontro non viene messa ai voti nonostante più della metà delle organizzazioni sindacali presenti sembra orientata al voto favorevole. Intanto, entro il 30 giugno i sindacati rappresentativi sono obbligati a chiedere al Miur i docenti che saranno collocati in aspettativa per il prossimo anno scolastico. E fra un anno e mezzo riparte il nuovo conteggio delle deleghe prima del nuovo voto elettorale.
Il presidente di Anief, Marcello Pacifico, presente a tutte le convocazioni dell’ARAN, in qualità di segretario organizzativo della Confedir e confederale della Cisal – confederazioni rappresentative nell’area della dirigenza e nei comparti della P.A. -, registra come la maggioranza delle sigle sindacali si dichiari d’accordo a votare l’ipotesi del CCNQ proposta dal presidente dell’ARAN già alla seconda convocazione sull’atto di indirizzo del Governo. Ma l’opposizione di CISL e CGIL all’approvazione del testo, senza modifiche insieme a quella di alcune confederazioni della dirigenza contrarie all’intervento del legislatore sul passaggio dall’area delle funzioni locali a quella della dirigenza medica dei dirigenti amministrativi della sanità, sembra che stia rallentando e dilatando nel tempo, dopo ogni ritardo consentito, l’attribuzione delle prerogative sindacali. Tutto ciò si sta realizzando al punto da rendere inutile il successo ottenuto dell’Anief alle ultime elezioni RSU.

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Scuola: “L’intesa tra Governo e sindacati non risolve nulla”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

L’accordo raggiunto tra Miur e sindacati maggiori sul tema del reclutamento e del precariato scolastico, con il via ai Pas abilitanti e a un concorso riservato per la scuola secondaria, relativo all’Intesa siglata lo scorso 24 aprile a Palazzo Chigi alla presenza del premier Giuseppe Conte, fa acqua da tutte le parti. Marcello Pacifico (Anief): Se non si farà in modo che il doppio canale di reclutamento venga esteso alle graduatorie d’istituto il contenzioso continuerà presso il giudice del lavoro e otterremo ricchi risarcimenti per ogni precario che farà ricorso. Il presidente nazionale del giovane sindacato, Marcello Pacifico, ha commentato, ai microfoni di Italia Stampa, l’intesa raggiunta fra Governo e sindacati, affermando che non porterà a nulla, essendo stata come un buco nell’acqua. “Abbiamo già visto – afferma il sindacalista – questa storia, con i 70 mila che sei, sette anni fa hanno frequentato il Pas, ma non sono mai stati assunti nei ruoli. Ora è vero che c’è un concorso straordinario riservato per loro, ma anche l’anno scorso c’è stato un concorso riservato per il personale abilitato e solo settemila sono entrati nei ruoli, su quasi ottantamila. Dubitiamo che sia la soluzione al precariato, anzi siamo convinti che questa proposta non farà che aumentare il numero dei supplenti e precari. Tutto questo è in contrasto con la normativa europea e contro una giurisprudenza europea che è stata recepita dal nostro ordinamento e condanna lo Stato italiano per l’abuso reiterato dei contratti a termine. Anief in pochi anni ha raccolto più di cinque milioni di euro di risarcimenti, ma non è giusto ricorrere sempre in presenza di un diritto. Se non si riapriranno le GaE, se non si farà in modo, come chiede Anief, che il doppio canale di reclutamento venga esteso alle graduatorie di istituto, che devono essere trasformate in graduatorie provinciali e non legate alla scelta delle dieci, quindici scuole, il contenzioso continuerà presso il giudice del lavoro e otterremo venticinquemila, trentamila euro per ogni precario che farà ricorso”.

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Scuola: Organici del personale sotto la lente del sindacato

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’accusa arriva dal presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico: Sui posti di sostegno stiamo chiedendo il commissariamento del Miur, perché quasi la metà delle cattedre non viene assegnata ai ruoli, come per quelli relativi alle sezioni Primavera nella scuola dell’infanzia e ai 20 mila relativi ai nuovi profili previsti per il personale Ata mai attivati. Andremo fino in fondo perché la precarietà si sconfigge a partire dalla definizione corretta dell’organico di diritto.

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Difesa: Sindacati a Trenta, basta promesse, 30 maggio sarà mobilitazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

“I lavoratori civili della Difesa sono stanchi delle incertezze del Ministro Trenta. Basta con le promesse, via alla giornata nazionale di protesta giovedì 30 maggio”. Ad annunciarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Confsal Unsa, aggiungendo che: “Dopo l’avvio dello stato di agitazione dei dipendenti civili della Difesa, e in vista della manifestazione nazionale di sabato 8 giugno a Roma ‘Il Futuro È Servizi Pubblici’, abbiamo ritenuto di organizzare per giovedì assemblee e presidi unitari di protesta nei maggiori enti della Difesa e sotto tutte le prefetture per testimoniare il nostro fermo dissenso nei confronti dell’inerzia istituzionale fin qui palesata dal Ministro Trenta verso il personale civile della Difesa”.A un anno dall’insediamento del vertice politico per i sindacati “non una delle criticità discusse con il ministro Trenta è stata risolta”, ovvero: “Il superamento dei vincoli imposti dalla legge 244/2012; un urgente piano straordinario di almeno 5.000 assunzioni nel triennio 2019/2021; il recupero del divario economico esistente (certificato attorno al 30% in meno) tra la retribuzione accessoria attribuita ai lavoratori civili della Difesa e quella percepita dai colleghi impiegati in altri Ministeri e amministrazioni; lo sblocco delle progressioni tra le aree funzionali del personale civile; la definizione del Ccni parte normativa; il legittimo riconoscimento dei benefici previsti per i lavori insalubri e polverifici espletati nel corso degli anni; la ricollocazione su base volontaria in altri Ministeri o pubbliche amministrazioni del personale ex militare transitato nei ruoli civili della Difesa; la risoluzione di problemi legati alla pessima gestione delle buste paga del personale civile, che fa della Difesa un unicum negativo in tutta la Pa”. Per i sindacati è giunto, quindi, “il momento di dire basta alle promesse non mantenute e alle solite vuote dichiarazioni di disponibilità del Ministro Trenta, è tempo che il Ministro della Difesa assuma per intero le responsabilità che derivano dal ruolo istituzionale di fronte ai propri 27 mila dipendenti e alle loro famiglie, e realizzi senza ulteriore ritardo gli impegni che ha assunto nei loro confronti”. Per queste ragioni il 30 maggio appuntamento con la mobilitazione dei lavoratori civili della Difesa “Basta Promesse”.

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Scontri di Genova: il sindacato Fsp Polizia precisa

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

“Dare giudizi sui fatti senza avere assoluta contezza delle dinamiche verificatesi, e soprattutto prescindendo da un preciso contesto ad altissima tensione come quello di Genova è sempre sbagliato. C’è chi ha il compito di fare le opportune verifiche e lo farà, e se alla fine dovessero emergere responsabilità chi ha sbagliato sarà chiamato a risponderne come sempre. Ma un processo e una condanna di piazza ancor prima che siano stati verificati tutti i fatti lo troviamo assurdo se non pretestuoso. L’unica cosa assolutamente certa, sempre e comunque, è che queste assurde e continue manifestazioni di violenza contro le forze di polizia che si verificano ad ogni manifestazione di piazza non dovrebbero accadere. Siamo addirittura stufi di ripetere ogni volta che il dissenso, da chiunque provenga, non può legittimare la violenza e la commissione di reati. E a Genova ne sono stati commessi eccome. Bersagliare i poliziotti con pietre bottiglie bastoni e quant’altro e tentare le consuete assurde azioni di forza violando ogni prescrizione di sicurezza è una follia. Una follia cui le forze di polizia devono mettere un argine, perché sono lì per questo. Costringere un servizio d’ordine a una carica, intervenuta peraltro dopo lunghi attacchi contro i poliziotti, è responsabilità di chi attacca, questo è lapalissiano. Che in quei concitati momenti qualcuno possa ferirsi è ben possibile, lo sappiamo bene perché gli agenti restano continuamente feriti. Chi si fa male pur non avendo esercitato alcuna violenza, ma per essersi trovato in mezzo al caos più totale scatenato dai soliti teppisti, merita tutta la solidarietà possibile. Ma non si dica che la colpa è dei poliziotti, che certamente non hanno amato trovarsi lì. Abbiamo accudito una campagna elettorale accesissima con decine e decine di servizi d’ordine estenuanti portati a termine con assoluta professionalità, le contestazioni ai poliziotti non possono trovare spazio. Siano noi a dire basta a questo tiro al bersaglio contro gli agenti. Chiediamo un pubblico ministero in strada ad ogni manifestazione; che si aprano inchiesta giudiziarie serie ogni volta che un poliziotto viene ferito, perché anche noi siamo lì per lavorare; che giornalisti e altri professionisti che seguono i servizi di ordine pubblico siano accreditati e forniti di pettorine ben visibili; che ogni operatore dei servizi di sicurezza abbia addosso la telecamera e che siano presenti operatori della scientifica in ogni varco. Tutto questo, senza se e senza ma”.Così Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, dopo gli scontri avvenuti ieri a Genova.

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I sindacati militari per la tutela dei loro diritti si rivolgono ai componenti della Commissione Difesa della Camera

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Dopo mesi di audizioni e fasi pre-emendative, la IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati, nella stesura del testo definitivo della proposta di legge sulla sindacalizzazione militare, stabiliva i confini secondo i quali i militari avrebbero potuto godere degli stessi diritti sindacali riconosciuti ad altri lavoratori del comparto sicurezza. Per tali ragioni il SIM Carabinieri e il SIULM nei giorni scorsi hanno inviato a tutti i membri della IV Commissione Difesa una dura missiva, con toni molto aspri, con la quale sono stati sfiduciati tutti i membri della IV Commissione e le parti politiche di riferimento, se non venissero presi in considerazioni gli emendamenti alla legge segnalati dalle organizzazioni sindacali, indirizzati ad ottenere uno strumento normativo equo e strumentale alla tutela dei diritti dei lavoratori in divisa.L’invito è stato in parte recepito dal Movimento5Stelle, il quale ha presentato un emendamento che introduce la regola generale della devoluzione alla giurisdizione del giudice ordinario di tutte le controversie promosse dalle associazioni sindacali nel rapporto di impiego del militare.
Nella mattinata odierna in Commissione, durante la discussione di questo emendamento, ritenuto dai Sindacati Militari fondamentale per la tutela dei diritti sindacali dei nostri militari, si avrà prova di quali partiti vorranno ostacolare questa norma, negando così lavoratori in divisa delle tutele sindacali adeguate.Se verranno confermate le posizioni contrarie a quanto chiesto dai sindacati militari, questi sono pronti a sfiduciare l’attuale classe politica e potrebbero decidere di non dare il loro consenso ai rappresentanti politici, ritenuti colpevoli di non aver avuto il necessario coraggio per porre in essere il vero cambiamento ed evoluzione della rappresentatività dei lavoratori in divisa. (n.r. Condividiamo l’amarezza di chi crede che la politica stia prendendo delle decisioni sbagliate nei confronti dei militari che si battono per avere al loro interno una forza sindacale operativa a tutti gli effetti, ciononostante consigliamo prudenza. La politica è mediazione tra opposti interessi e il politico è il primo a dover convivere con le idee altrui e a sapersene fare una ragione. In tutto questo vi possono essere delle eccezioni ma la regola resta immutata. Non dimentichiamo che stiamo attraversando un momento difficile in cui tutte le istituzioni sono state messe in discussione con giudizi critici spesso fuori misura che minano dalle fondamenta gli stessi sistemi democratici di governo. Per quanto ci riguarda, come giornalisti, siamo sempre con tutti coloro che si battono per la tenuta e la salvaguardia dei loro diritti in specie dove è più arduo affermarli.)

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I sindacati della dirigenza s’incontrano a Palermo in un convegno sul middle management nella scuola italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Palermo 24 maggio 2019 dalle ore 8 alle 14 presso l’Aula Magna dell’IC A. UGO Via E. Arculeo, 39. Anche Udir ha risposto all’invito dell’Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici e presenterà la sua proposta su un tema così cruciale come valorizzare il ruolo dei collaboratori dei dirigenti scolastici, per migliorare la scuola dell’autonomia. Come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, “il convegno sarà l’occasione per chiedersi se il riconoscimento dei “quadri intermedi” – che ai sensi dell’art. 25 comma 5 delD.lgs. 165/2001 e dell’art. 1 comma 83 della Legge 107/2015 operano nella visione dell’autonoma Istituzione scolastica al fianco dei dirigenti scolastici, dei docenti, dei DGSA e del personale non docente – possa considerarsi una necessaria innovazione contrattuale o rimanere un’utopia nel sistema scolastico italiano”, oltre a essere un importante “momento di confronto unitario per capire se è arrivato il tempo per sostenere nelle sedi proprie quelle azioni giuridiche e contrattuali finalizzate all’istituzione delle figure quadro nella scuola italiana attraverso la determinazione di procedure di accesso, di selezione, di carriera, di formazione”. Tante le varie sigle della dirigenza scolastica, prenderà la parola anche la giovane Udir, nella persona del suo presidente nazionale, Marcello Pacifico, che affronterà il cuore del tema nella relazione su “Come riconoscere il middle management nel Ccnl 2019/21”, perché possa avviarsi anche per via contrattuale il pieno riconoscimento della vice-dirigenza e del lavoro svolto dai tanti collaboratori del preside e si possa superare l’attuale impasse dovuto anche alla spending review. Presente anche l’ANCI Sicilia piccoli Comuni, “poiché è nelle piccole realtà locali che le relazioni istituzionali in prima istanza vengono tenute dai Collaboratori Fiduciari di plesso che quotidianamente si adoperano in tutti i modi per consentire all’Istituzione scolastica di espletare al meglio il proprio servizio per alunni e famiglie”, dopo il processo di dimensionamento delle scuole autonome che ha falciato negli ultimi dieci anni un quarto delle sedi di presidenza. Prenderà parte anche il Miur con un rappresentante del ministro Bussetti.

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Scuola: Convocati tutti i sindacati rappresentativi al tavolo del precariato senza Anief

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

Segno che non uscirà niente di buono dal confronto con il ministro Marco Bussetti se manca l’unica associazione che in questi anni, dagli stipendi al reclutamento, ha avuto sempre ragione nei tribunali, dalla Consulta alla Cassazione, passando per la Corte di Giustizia europea. Marcello Pacifico (Anief): Bisognerebbe avere l’intelligenza di ascoltare chi parla per competenza. E l’ex provveditore oggi titolare a Viale Trastevere dovrebbe saperlo bene. Continuando così non si risolverà mai il contenzioso, così come non si sospenderà la mobilitazione di piazza. Basta soluzioni tampone, serve stabilizzare tutti i precari con la riapertura delle GaE al personale abilitato, anche grazie a specifici percorsi. Per questo abbiamo inviato una diffida, avanzando ufficiale richiesta di incontro al Miur il 20 maggio
La segreteria nazionale Anief, ha inviato al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti una diffida dal discutere del rinnovo contrattuale senza la presenza del sindacato, dichiarato rappresentativo dall’Aran, a seguito della raggiunta soglia del 6,16% in occasione dell’ultimo rinnovo delle Rsu, ormai un anno fa. Secondo Anief infatti, “qualunque determinazione proveniente da tale incontro dovrà tenere conto dei contributi provenienti da tutte le OO.SS. rappresentative del comparto”. Al ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, sempre il sindacato, ha chiesto di provvedere “con urgenza alla formale valutazione di competenza, affinché il Dipartimento della Funzione Pubblica provveda all’invio all’A.Ra.N. dell’atto in indirizzo in argomento”.Infatti, il 15 gennaio 2019, il Collegio di indirizzo e controllo dell’A.Ra.N., con la delibera n. 1, ha approvato le tabelle contenenti, per il triennio contrattuale 2019-2021, l’accertamento provvisorio della rappresentatività delle Organizzazioni sindacali nelle aree e nei comparti di contrattazione, attestando, per il comparto istruzione e ricerca, all’ANIEF una percentuale del 6.16%. Ma da allora, ancora nessuna mossa successiva.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma come sia necessario “ascoltare chi parla per competenza. L’ex provveditore oggi titolare a Viale Trastevere dovrebbe saperlo bene. Continuando di questo passo non si risolverà mai il contenzioso, così come non si sospenderà la mobilitazione di piazza. Basta soluzioni tampone, serve stabilizzare tutti i precari con la riapertura delle GaE al personale abilitato, anche grazie a specifici percorsi. Per questo abbiamo inviato una diffida, avanzando ufficiale richiesta di incontro al Miur il 20 maggio.

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Scuola: Due Italie, due sistemi di reclutamento, alla faccia dell’accordo tra Governo e sindacati

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Nella provincia di Bolzano con il diploma magistrale e tre anni di servizio si entra nelle graduatorie per il ruolo. Nel resto d’Italia, dopo aver superato l’anno di prova, si è licenziati. Ecco perché Anief continua a ricorrere per l’aggiornamento delle GaE. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che tiene tanto all’autonomia deve spiegare perché non segue l’esempio. Mentre nel territorio nazionale si rimane ancorati alle ultime due pronunce dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato e non si consente ai docenti abilitati dopo il 2012 o con un diploma abilitante d’inserirsi nelle GaE né ai supplenti con 36 di servizio di seguire un corso abilitante ed essere assunti, la Giunta Provinciale di Bolzano, per evitare nuovi ricorsi in Europa, innova la procedura di reclutamento, per l’aggiornamento delle Graduatorie provinciali e delle Graduatorie di istituto per l’anno scolastico 2019/2020, utilizzate ai fini della stipulazione di contratti di lavoro a tempo indeterminato e determinato nelle scuole a carattere statale in lingua italiana della provincia di Bolzano. Le liste di attesa, che è stato possibile aggiornare fino al 6 marzo scorso, sono nuove graduatorie provinciali, non molto diverse dalle GaE, e d’Istituto. Per le sole graduatorie di Tedesco seconda lingua è possibile richiedere il nuovo inserimento, trattandosi di graduatorie di durata annuale. Il caso di Bolzano è importante, perché nelle nuove Graduatorie provinciali – scrive Orizzonte Scuola – hanno potuto richiedere il nuovo inserimento i docenti di Tedesco L2 in quanto le graduatorie hanno validità annuale, i docenti già iscritti nelle graduatorie di istituto della provincia di Bolzano valide per gli anni scolastici 2014/2015, 2015/2016 e 2016/2017 che abbiano prestato tre anni di servizio in possesso del prescritto titolo di studio nelle scuole statali, a carattere statale, nelle scuole paritarie o nelle scuole professionali. La Delibera n. 1421 del 19/12/2017, indirizzata proprio ai docenti abilitati inseriti in seconda fascia, oltre che a docenti abilitati a seguito di frequenza dei percorsi speciali abilitanti di cui all’articolo 15, comma 1/ter, del decreto del Miur 10 settembre 2010, n. 249, e successive modifiche, riguarda tutti gli inseriti in terza fascia; i docenti di religione abilitati in possesso di idoneità rilasciata in via permanente dall’ordinario diocesano; i docenti con diploma magistrale o titolo di studio sperimentale dichiarato equivalente conseguito entro il 2001/2002 inseriti nelle succitate graduatorie d’istituto. Per l’inclusione, ai fini del computo dei tre anni di servizio, un anno di servizio deve comprendere almeno 180 giorni anche non continuativi all’interno del medesimo anno scolastico o, ai sensi delle norme vigenti, deve essere prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale. I tre anni di servizio possono essere non continuativi. Anief ricorda che continua a chiedere e a combattere in tutte le sedi possibili per la riapertura della GaE su tutto il territorio nazionale, ma anche la stabilizzazione automatica di chi ha effettuato già 36 mesi di supplenze e l’assegnazione di risarcimenti adeguati, in presenza dei abusi verso il personale precario o anche quello già di ruolo. Il giovane sindacato, infine, tutela pure chi è stato licenziato, anche se oggi di ruolo, avviando la più grande battaglia giudiziaria conosciuta dallo Stato per violazione della normativa comunitaria presso il tribunale di Roma con richieste di risarcimenti con tanti zeri. Se poi con la regionalizzazione in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna si facesse anche così, potremmo dire di avere veramente due Italie, a dispetto di un accordo tra Governo e sindacati che vorrebbe garantire a parole un unico sistema di reclutamento.

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Normativa per il funzionamento dei sindacati per la tutela e rappresentatività dei Carabinieri d’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Il SIM CARABINIERI, scevro da condizionamenti esterni, in prossimità della chiusura della fase emendativa al PDL 875 Corda esprime massima fiducia ai parlamentari relatori in commissione su quello che sono le richieste emendative presentate nelle diverse modalità, tendenti ad ottenere una normativa adeguata ed attuale per il futuro funzionamento dei “sindacati” che dovranno occuparsi della Tutela e della Rappresentatività dei Carabinieri d’Italia. Appare impossibile ritenere che la nascente norma possa precludere ai Carabinieri i diritti che con la sentenza n.120/2018 della Corte Costituzionale sono stati definitivamente concessi dopo anni di privazione. E’ proprio per questi motivi non accetterà in alcun modo, categoricamente, nulla che possa continuare a ledere la libertà e la tutela di ogni Carabiniere. Uomini, donne, soldati, sbirri e servitori della
Patria, disposti a donare la propria vita affinché si possano continuare ad affermare i principi di onestà e legalità che contraddistinguono da oltre 200 anni l’Arma dei Carabinieri, patrimonio degli Italiani e del mondo intero. Il SIM Carabinieri si offre di continuare ad essere uno strumento di interfaccia con le parti politiche, come è stato fatto sino ad ora, affinché possano giungere ai citati parlamentari tutti i consigli e l’esperienza che ogni Carabiniere serba in se dopo decenni di “essenza”. L’attesa è lunga ed estenuante, ma con saggezza e calma, siamo certi che nessuno deluderà le nostre aspettative. (Il Segretario Generale Nazionale Antonio Serpi)

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Scuola: Domani Bussetti incontra i sindacati al Miur

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

È bene che il Ministro dell’Istruzione si rechi all’appuntamento con i rappresentanti dei lavoratori della scuola portando buone nuove su autonomia regionale, rinnovo del contratto, stipendi al palo, precariato in crescita, reclutamento da rifare. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, che come sindacato rappresentativo, in attesa della certificazione definitiva, ha presentato formale richiesta e si dichiara disponibile a partecipare all’incontro di domani, l’amministrazione conosce quali sono le richieste compatte dei lavoratori: se vuole davvero avviare un confronto costruttivo è bene che dimostri disponibilità a cambiare. Altrimenti avremo solo perso tempo.“I cambiamenti della società sono una sfida. Con la collaborazione delle forze politiche e sociali possiamo governare le dinamiche demografiche, riuscendo a offrire più #scuola ai nostri ragazzi. Di questo parleremo domani nell’incontro con i sindacati al MIUR Social”. A scriverlo è stato oggi il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, alla vigilia dell’incontro al Miur con i sindacati della scuola durante il quale dovrà portare elementi innovativi così convincenti da far desistere le organizzazioni sindacali dallo sciopero unitario già prefissato per il prossimo 17 maggio.“Prendiamo atto – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che durante il periodo in cui il governo è stato sino in carica, non c’è stata alcuna disponibilità a venire incontro alle esigenze dei lavoratori: ha lasciato tutto inalterato, ad esempio, sul trattamento diversificato tra personale di ruolo e precario, come sulla stabilizzazione dei precari con oltre 36 mesi, ignorando quanto indicato sul finire del 2018 dall’avvocato generale Szpunar della Corte di Giustizia Europea, che sull’interpretazione della clausola 5 della Direttiva 70/99 UE, con l’Italia che continua a vessare i precari di lungo corso concedendo loro solo supplenze, si è detto d’accordo con le tesi già espresse dalla Commissione UE e dai legali Italiani contro lo Stato italiano”.“Come non si può di certo ragionare – continua Pacifico – che chi vuole imporre la regionalizzazione dei servizi pubblici, scuola in testa, lasciando al suo destino il Sud e tutte quelle scuole che oggi già navigano a vista per colpa di uno Stato che concede alle scuole solo i finanziamenti per “tirare avanti” e senza alcuna possibilità di sviluppo, proprio mentre si continua a parlare di autonomia scolastica”.“E che dire della vertenza contrattuale, che Anief sta conducendo da tempo, sulla pochezza degli stipendi di docenti e Ata che l’esecutivo ha cercato di contrastare molto a parole ma poco nei fatti, se si considerano i 5 euro scarsi di incremento, dovuto all’indennità di vacanza contrattuale che peraltro deve scattare per legge quattro mesi dopo la scadenza naturale del contratto collettivo nazionale? Sono argomenti su cui il ministro si deve soffermare. E con risposte convincenti”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola – Miur: sindacati verso la rottura: sarà una primavera molto “calda”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Regionalizzazione, precari e contratto: sono i temi principali che stanno portando le organizzazioni sindacali rappresentative a una grande mobilitazione, sulle posizioni di Anief, pronta ad aderire a un nuovo probabile sciopero generale che, a distanza di quattro anni, potrebbe riportare in piazza quel milione di lavoratori, segno della fine del consenso del Governo Renzi a causa dell’approvazione della Buona scuola.Marcello Pacifico (presidente Anief): Il nuovo Governo giallo-verde deve uscire allo scoperto e decidere d’invertire l’attuale strada chiusa sul precariato e sulla regionalizzazione, a fronte delle sempre più numerose richieste di risarcimento per l’abuso dei contratti a termine e la disparità di trattamento tra personale a tempo determinato e di ruolo. Si può dare maggiore autonomia alle Regioni senza minare l’unità nazionale e tradire la scuola dell’autonomia, si può cominciare ad affrontare il tema del precariato riaprendo le Gae ed estendendo il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto senza operare la stabilizzazione diretta da fare comunque per il personale educativo ed Ata dove non vi sono concorsi, si possono aumentare gli stipendi di altri 90 euro rispetto ai 15 euro previsti utilizzando le risorse dei tagli. Se il Governo Conte vuole, ci convochi, ascolti le nostre proposte ed eviti uno sciopero generale che potrebbe compromettere la fiducia del Paese nel Cambiamento.
Tuttoscuola scrive che quelli sindacali non sono “semplici proclami” e che quindi “potrebbe esserci una conclusione di anno scolastico molto calda nelle scuole italiane, dopo la decisa presa di posizione unitaria dei cinque maggiori sindacati rappresentativi del comparto, al termine dei tre attivi unitari dei giorni scorsi”. Va però spiegato che se Anief “non ha aderito alle iniziative” e “persegue modalità di azioni rivendicative autonome” è solo perché non è stata mai inviata agli incontri congiunti organizzati dalle altre organizzazioni di categoria.
Anief sostiene comunque in pieno la protesta unitaria che potrebbe culminare nello sciopero: una contestazione incentrata, peraltro, su rivendicazioni che sono dei ‘cavalli di battaglia’ del giovane sindacato, come il ricorso alla Corte di giustizia europea per le mancate stabilizzazioni e l’inadeguatezza degli stipendi, oggi raccolte e rilanciate da altri. E si dichiara pronta sin d’ora a condividere una sempre più probabile mobilitazione collettiva, sulla scia dello storico sciopero del 5 maggio 2015. “Quando ci sono problemi gravissimi irrisolti, come quelli che sta vivendo la scuola – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, la protesta compatta è un segnale importante. Di fronte al quale qualsiasi Governo deve fermarsi e chiedersi il perché di tanta opposizione. Non andò così quattro anni fa, dopo lo sciopero più importante degli ultimi 30 anni: il Partito democratico non ne volle tenere conto e arrivò ad approvare in Parlamento, di lì a poche settimane, la riforma che di Buona Scuola aveva solo il nome”.

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Il difficile rapporto tra Sindacati e intellettuali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

di Giuseppe Bianchi. Sono ormai sempre in numero minore gli intellettuali che si occupano del Sindacato e delle sue strategie. Non che i Sindacati si lamentino di questo disinteresse in linea con il depotenziamento degli uffici studi e la riduzione dei contatti con il mondo dell’Università e degli esperti da loro stessi praticati. Né la cosa deve stupire. C’è sempre stata nella cultura sindacale una linea di sospetto nei confronti degli intellettuali, spesso accusati di spingere il Sindacato al di fuori dei suoi confini tradizionali: tutelare i lavoratori sul posto di lavoro e nel mercato del lavoro. Questo atteggiamento di riserva si è rafforzato nelle fasi espansive dell’industrializzazione che ha consentito di potenziare l’autorità contrattuale del Sindacato con il miglioramento costante dei salari e delle condizioni di lavoro a favore degli iscritti. Il Sindacato, nei Paesi soprattutto anglosassoni di prima industrializzazione, poté svilupparsi in condizioni di relativa autosufficienza rispetto al mondo intellettuale vantando la sua qualifica di Sindacato del “pane e burro”.Diversa la storia del Sindacato in Italia. Il ritardo con cui è avvenuto il processo di industrializzazione ha da subito attivato un conflitto sociale centrato sui problemi occupazionali creati dal disallineamento tra una offerta di lavoro di mestiere ed una domanda che già scontava la parcellizzazione del lavoro prodotta dalle nuove tecnologie di produzione di massa.Un conflitto sociale la cui arena era la piazza più che l’azione contrattuale ostacolata a livello di settore e preclusa a livello aziendale. E nella mobilitazione di piazza erano i partiti della sinistra storica ad esercitare una funzione prevalente. Una fase, questa, in cui la componente intellettuale ha esercitato una funzione trainante nella progettazione di modelli alternativi allo sviluppo capitalistico.Questo coinvolgimento degli intellettuali nella vita sindacale ha proseguito nelle fasi successive di recupero dell’autonomia sindacale nei confronti dei partiti, in quanto il progressivo recupero di autorità contrattuale non è mai stato dissociato da obiettivi macro-economici di sostegno allo sviluppo economico e dell’occupazione, in un Paese sempre caratterizzato dalla fragilità delle strutture economiche e dalla instabilità delle istituzioni politiche. Si può concludere osservando come il Sindacato, nel corso del processo di industrializzazione, abbia prodotto le risorse intellettuali e le strategie di azione per il suo rafforzamento rappresentativo ed organizzativo, proponendosi anche come riferimento ideale per quanti aspiranti ad una società più giusta.Il fatto è che questo mondo è andato mutando sotto la spinta di cambiamenti (la globalizzazione finanziaria, la terziarizzazione dell’economia, le sfide tecnologiche) riproponendo nuove condizioni di sfavore per il lavoro. L’occupazione ed il livello di benessere dei lavoratori sono stati rimessi in discussione. Il quesito è se il Sindacato abbia rimesso in campo le risorse intellettuali e le strategie di azione in grado di fronteggiare la nuova situazione.La risposta è negativa al punto che non pochi studiosi preconizzano che il Sindacato, costola della società industriale, incontrerà difficoltà crescenti nella nuova società digitale, flessibile e diffusa. Lasciando da parte le profezie non mancano riscontri delle difficoltà già incontrate dal Sindacato nel fronteggiare le nuove sfide dell’economia post-industriale.La fase della concertazione sociale, aperta con la crisi 1992-1993, ha risposto ai problemi di breve periodo di contenimento dell’inflazione, ma la protrazione nel tempo della moderazione salariale è stata un anestetico che ha rallentato l’innovazione riformistica del Paese. Così come il protrarsi di un pluralismo conflittuale tra i Sindacati ha ritardato gli adattamenti necessari negli assetti contrattuali e nelle strategie di tutela dei lavoratori provocando un’ erosione dei diritti sociali, soprattutto nel mercato del lavoro, che si è andato progressivamente frantumandosi.
Per restare poi alla cronaca ha ragione il Prof. S. Fadda (Nota Isril n. 8-2019) a chiedersi perché il Sindacato di fronte alle proposte messe in campo dalla nuova maggioranza politica, reddito di cittadinanza e quota cento, orientate a ridurre povertà e disuguaglianza, non sia sceso in campo con proprie proposte in grado di fronteggiare le cause che sono alla base delle maggiori disuguaglianze e povertà e che risiedono nelle distorsioni strutturali delle politiche economiche e sociali perseguite soprattutto negli anni 2000. Nella recente manifestazione di S. Giovanni sono riemersi vecchi fotogrammi di un’ opposizione più motivata da ragioni politiche che sindacali.
Ciò che si vuole sottolineare, in conclusione, è che l’isolamento culturale del Sindacato ha portato ad un conservatorismo a favore degli interessi del lavoro più forti e rappresentati (lavoratori a tempo pieno e pensionati). Una estraneità nei confronti delle nuove dinamiche attivate dal rapporto tecnologie-professionalità-occupazione che ha rallentato le necessarie modifiche nell’organizzazione delle rappresentanze e nelle strategie di azione in un mondo del lavoro che si apre a una inedita varietà di regimi giuridici.Una proposta: perché i Sindacati non mettono in comune le scarse e disperse risorse destinate alla ricerca in un unitario centro di ricerca la cui missione sia quella di studiare i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro dal lato della domanda e dell’offerta? Una precondizione per individuare condivise linee di azione. Un’occasione perché i Sindacati facciano pace con la loro storia per poi superarla in una nuova prospettiva di ricomposizione unitaria delle loro strategie. E’ di scarsa consolazione ricordare come i ritardi del Sindacato siano condivisi dagli altri attori (Governo ed imprese). Il risultato è la messa in discussione della nostra democrazia rappresentativa ad opera di un nuovo populismo digitale in cui la politica tende a identificarsi con lo Stato comprimendo l’autonomia vitale del pluralismo sociale. (fonte: isril.it)

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Vodafone: individuati 1.130 esuberi, si cercano soluzioni sostenibili

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Nel piano industriale presentato da Vodafone Italia ai sindacati, secondo quanto apprende Radiocor, sono stati individuati 1.130 esuberi. Il piano è stata presentata oggi ai sindacati nazionali del settore delle telecomunicazioni e al coordinamento delle Rsu. Alla base del piano, secondo quanto si apprende, c’è l’esigenza di far fronte alla trasformazione del mercato delle tlc e al pesante calo dei prezzi che si è avuto in Italia, anche a causa della crescente competizione, soprattutto nel mobile. A seguito degli effetti di questi fattori, il gruppo dunque ha dovuto fare i conti con la contrazione dei margini e del fatturato. Su queste basi, dunque, parte il confronto dell’azienda con il sindacato per arrivare a una riorganizzazione del modello operativo e a una riduzione del perimetro pari a 1130 efficienze, spalmate in tutte le funzioni aziendali. L’obiettivo è quello di arrivare a soluzioni sostenibili e non traumatiche per tutti. Per Riccardo Saccone, segretario nazionale della Slc Cgil, “credo che in forza degli accordi fatti con l’azienda non ci sia spazio per immaginare degli esuberi, siamo disponibili a mettere in piedi programmi di efficientamento, riconversione professionale, abbiamo tutti gli strumenti”. L’importante, dice il sindacalista, è che non si proceda “con atti unilaterali o traumatici”.Il sindacato, cioè, si dice pronto a prender parte “a una ricognizione precisa e a fare tutte le verifiche. Se questo è il tema noi siamo disponibili, in linea con quanto previsto dall’ultimo accordo con l’azienda che scommetteva proprio su un’analisi costante della situazione”. L’azienda, afferma Alessandro Faraoni della Fistel Cisl, “ha dichiarato 1.130 esuberi” ma, allo stesso tempo, “dall’incontro odierno abbiamo appreso la volontà di trovare soluzioni non traumatiche”.Nell’ottica del sindacato, prosegue Faroni, “non ci vanno bene i numeri degli esuberi, che sono importanti. Ora organizzeremo dunque le assemblee con i lavoratori e ci confronteremo con loro per portare le nostre proposte al tavolo con l’azienda”. I prossimi incontri sono previsti per il 20 e il 21 marzo: “per quelle date abbiamo chiesto all’azienda numeri più dettagliati”, aggiunge il sindacalista. (By Maria Luisa Chioda)

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Contratti: Sindacati, sbloccata trattativa per rinnovo dirigenza Funzioni Centrali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

“Grazie all’impegno profuso, che ha sbloccato lo stallo, sono riprese, ed avranno un ritmo serrato, le trattative per il rinnovo del contratto nazionale della dirigenza delle Funzioni Centrali”. È quanto affermano in una nota Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Unadis, aggiungendo che, nella trattativa che si è svolta ieri “si è esaminata soprattutto la parte delle relazioni sindacali e della costituzione del rapporto di lavoro della dirigenza”. “Abbiamo apprezzato – proseguono i sindacati – lo sforzo dell’Aran di accogliere le istanze recate dalla piattaforma congiunta da noi presentata lo scorso novembre, ma ancora non siamo pienamente soddisfatti. Restano da sciogliere, in particolare, i nodi cruciali della partecipazione attiva ai processi di riorganizzazione e delle modalità di conferimento degli incarichi dirigenziali”.Il tavolo, fanno sapere Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Unadis, “si è aggiornato alle date del 20 e del 26 febbraio per approfondire, rispettivamente, le sezioni dei professionisti e della dirigenza sanitaria. L’auspicio è quello di chiudere velocemente e con senso di responsabilità un Ccnl ormai scaduto e aprire un nuovo corso”, concludono.

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Scuola: Si rompe il monopolio dei sindacati tradizionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Manca solo la direttiva della Ministra Giulia Bongiorno per avviare il tavolo per il rinnovo dell’accordo quadro, al quale parteciperà un nuovo sindacato: trascorsi questi adempimenti, il sindacato autonomo, guidato da Marcello Pacifico, dovrà infatti essere ammesso ai tavoli negoziali, dove finalmente potrà battersi per il rispetto del diritto in ogni istituzione scolastica del Paese. Tra le priorità che l’organizzazione intende affrontare figurano il rinnovo del CCNL per il triennio 2019/2021, la contrattazione integrativa su mobilità e sanzioni disciplinari. Anief rinnova l’appello ai dipendenti della scuola per reclutare TAS, i terminali associativi presenti in ogni scuola italiana precario o di ruolo, docente o Ata, affinché possa rappresentare le istanze del diritto e partecipare alla contrattazione integrativa e vigilare sul rispetto delle norme a fianco delle RSU

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Scuola – Mobilità: i sindacati firmano il contratto dimenticando i docenti “immobilizzati” e molto altro

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Non convince l’accordo sui trasferimenti del personale per il triennio 2019/22, raggiunto con il Miur alla vigilia di Natale e che vedrà la sua sottoscrizione appena verrà approvata la Legge di Stabilità alla Camera: non c’è alcuna norma che preveda il ritorno a casa degli insegnanti assunti sotto ricatto con la riforma della Buona Scuola, assunti tramite algoritmo impazzito nel 2016 a centinaia di chilometri da casa. Penalizzato anche chi ha scelto un ambito o una provincia nonostante dal prossimo anno potrebbe cambiare tutto. Aumentati di un decimo i contingenti sui posti disponibili. Rimane sbagliata la tabella di valutazione dei titoli di servizio svolti dai docenti durante il pre-ruolo su posti di sostegno, nella paritaria o ancora da precari nelle nuove graduatorie interne di istituto per individuare perdenti cattedra e sovrannumero. Per tutti questi casi, appena il contratto sulla mobilità verrà sottoscritto e reso pubblico, Anief provvederà a presentare singoli ricorsi, sempre al fine di tutelare le posizioni e i diritti dei lavoratori della scuola. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): l’accordo sottoscritto dagli altri sindacati sembra essere un compromesso uscito male; per reintrodurre la titolarità di scuola, l’amministrazione ha chiesto ed ottenuto la possibilità di far perdere al personale diversi diritti e di non introdurne dei nuovi. Inoltre, è stato ignorato l’appello di Anief al rinvio del contratto, per via del ddl Granato AS 763 che abolisce chiamata diretta ed ambiti territoriali: peggio di così poteva fare solo la befana col carbone.

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TAV, ILVA e i Sindacati Padroni

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

A Torino, il presidente dell’Unione industriali, accompagnato da sindacalisti e politici complici, ha evocato la marcia dei 40.000 del 1980 come possibile risposta se si bloccasse la TAV. La ‘’grande opera” è difesa con le unghie e con i denti da quell’intreccio perverso partiti/sindacati/impresa/malaffare che si è materializzato lo scorso lunedì sotto le finestre del palazzo comunale di Torino. Poco importa che la TAV sia inutile, dal costo insostenibile, che sottragga risorse allo stato sociale, foraggi un sistema clientelare corrotto e che sia ambientalmente devastante; l’importante che sia profittevole per i loro indicibili e privatissimi interessi. Non è certo un caso che i SI TAV rievochino quella marcia che dopo 35 giorni di sciopero in Fiat, segnò la capitolazione della cgil alla volontà del padronato, trascinando nella polvere l’intero movimento operaio. I padroni hanno paura che la protesta, fortissima nel territorio, si saldi con le lotte del movimento sindacale conflittuale a cui essi tentano a loro volta di fare paura. A Taranto, da lunedì ha avuto inizio all’Ilva la nuova era della multinazionale dell’acciaio, con sede in Lussemburgo, l’ArcelorMittal. Sono infatti cominciate ad arrivare le lettere di messa in cassa integrazione agli oltre 2600 operai di cui l’Ilva vuole liberarsi . Grazie all’accordo firmato il 6 settembre da cgil,cisl,uil,ugl e usb con governo e ArcelorMittal, quest’ultima ha avuto mani completamente libere per decidere chi espellere dalla fabbrica.
Esattamente come avevamo denunciato il giorno dopo l’accordo e nei giorni del referendum truffa, durante il quale gli operai dovevano votare a scheda aperta davanti agli stessi sindacalisti che avevano firmato l’accordo.
Ora, chi ha osato tenere la testa alta e votare no, chi ha scioperato il 26 ottobre con la FLMU/CUB e SGB, chi ha lottato in questi anni per la riconversione delle fonti inquinanti e per il diritto alla salute e al lavoro; dal 1 novembre non dovrà più presentarsi al
lavoro. L’ammucchiata dei sindacati firmatari, oggi versa lacrime di coccodrillo per tentare di salvare la faccia dopo avere venduto il culo degli operai, dando dimostrazione di non curarsi minimamente dei veri interessi dei lavoratori e della classe in generale, ma esclusivamente di quelli dei padroni.
La Taranto dell’Ilva e la Torinodella TAV, sono due dei luoghi dove in questa fase emergono maggiormente le contraddizioni politiche interne ed esterne ad un governo che si definisce “del popolo” e dove allo stesso tempo si rende evidente la natura complice degli interessi padronali ed antipopolari di alcuni sindacati. Le grandi, belle e combattivemanifestazioni che il 26 ottobre hanno percorso le strade di quelle città rappresentano metaforicamente un filo rosso che come SGB, abbiamo steso in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, un filo che vogliamo rafforzare a favore degli interessi dei lavoratori e dei settori popolari, contro la prepotenza del padronato, della politica e del sindacalismo complice. Sosteniamo le lotte dei lavoratori e della cittadinanza tarantina per la riconversione dell’Ilva e le lotte NOTAV della popolazione torinese per lo STOP alla “grande opera”!

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