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La marina imbarca il sindacato

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Roma. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha firmato, la settimana scorsa, l’autorizzazione per la costituzione del SIM (Sindacato Italiano Militari) Marina militare. Nella stessa giornata nella quale veniva diffusa la notizia, a Roma si riuniva il primo gruppo di marinai “fondatori” della nascente realtà sindacale della Marina. Dieci persone tra ufficiali, sottufficiali e graduati provenienti da varie regioni italiane, da Nord a Sud, tutti animati da spirito collaborativo e pronti a lavorare per il bene del personale. A questo proposito l’assemblea “ristretta” dei fondatori (in realtà sono già più di 50) ha sottolineato l’importanza di far arrivare a tutti i colleghi un appello alla fiducia e alla collaborazione, poichè il momento è cruciale e si ha bisogno delle energie di tutti, nessuno escluso. Eccoli: 2° Capo Maurizio Lucarelli, Capitano di Fregata Antonio Colombo, 2° Capo Massimiliano Maraglino, Sottocapo di 1ª classe scelto Antonio Cilli, Sottocapo di 1ª classe scelto Cesare Gambari, Tenente di Vascello Salvatore Pillitteri, Ammiraglio Pietro Covino, 1° Maresciallo Warner Greco, Capitano di Fregata Diego Ciolino, 1° Maresciallo Pierfrancesco Di Quattro.
“Nessuno deve restarne fuori”, è il leit motiv della riunione, anche perchè l’istituto della Rappresentanza militare è – per forza di cose – destinato ad essere abolito ed è necessario che tutti i colleghi sappiano che le regole sono cambiate: non più un Rappresentanza regolata dalla gerarchia militare, ma un istituto pienamente democratico dove ogni rappresentante verrà eletto con i voti della base e le posizioni di vertice saranno stabilite dal numero di preferenze ricevute, non certo dal grado rivestito. “Per il bene comune, quindi, tutti sono chiamati a collaborare con questo nuovo strumento democratico, se veramente hanno a cuore il benessere proprio e dei propri colleghi”, rilevano i fondatori.
Primo obiettivo del SIM Marina: cambiare i disigne di legge sul sindacato militare. Se c’è una cosa (più delle altre) che unisce i diversi SIM finora costituiti (Carabinieri, Marina e Guardia di Finanza) è la volontà di modificare i disegni di legge che regoleranno l’attività sindacale, attualmente in discussione presso le Commissioni Difesa in Parlamento. Primo fra tutti quello a firma dell’on. Emanuela Corda (M5S) giudicato non solo insufficiente, ma in alcuni passaggi addirittura dannoso. Li vedremo in seguito, ma prima credo sia doverso verso i militari commentare l’intervento dell’on. Corda sui sindacati militari, espresso nell’ambito del “Villaggio Rousseau 2019” a Milano.
Ricordiamo infatti ai più distratti, che la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il divieto per i militari di costituire organizzazioni sindacali, è scaturita da una lunga battaglia legale intrapresa in solitudine dalle associazioni militari, che hanno impiegato energie e denaro (circa 25mila euro) per finanziare i ricorsi presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e presso la nostra Giustizia Amministrativa (TAR e Consiglio di Stato). Dato che le sentenze della CEDU sono vincolanti per gli Stati membri dell’UE, la Corte Costituzionale ha dovuto ratificare tali decisioni pur inserendo importanti correttivi. Quindi diamo a Cesare (i militari) quel che è di Cesare, senza strumentalizzarne gli sforzi e i sacrifici.
Se c’è un esponente politico che attualmente è guardato con rispetto ed ammirazione dai militari è proprio il ministro Elisabetta Trenta, che non solo si è dimostrata sensibile alle varie istanze del personale in uniforme ma, quando è intervenuta personalmente, lo ha fatto con competenza e senso della realtà, nonostante le resistenze che sta affrontando da parte dei vertici militari che hanno mal digerito proprio il senso di responsabilità del ministro nel dare pronta attuazione alla sentenza della Consulta. Quindi nutriamo seri dubbi che un ministro di provata competenza possa concordare con il pasticcio messo su dall’on. Corda, alla quale forse sarebbe bastato dare un’occhiata alla legge 121/81 (sindacati della Polizia di Stato) ed apportare minime modifiche che si adattassero alla realtà militare.Il SIM Marina, insieme al SIM Carabinieri e Guardia di Finanza auspicano che le modifiche loro proposte in Commissione Difesa vengano recepite dall’on. Emanuela Corda, che di questo passo sarà ricordata dai militari soltanto come colei che ha boicottato la nascita dei sindacati militari, utilizzati solo come strumento propagandistico. (GRNET.IT) (by Giuseppe Paradiso in sintesi)

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Nicola Tanzi è il presidente nazionale del Movimento sindacale autonomo di Polizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

Ne dà notizia in una nota il Mosap.Il dottor Tanzi, ex segretario generale del Sap e già commissario Rs presso il Ministero dell’Interno, ha vissuto una lunga carriera nella Polizia di Stato, ricevendo encomi e lodi per l’attività svolta a contrasto della criminalità, ed è stato il promotore della modifica della legge 121/81, che impediva ai poliziotti in pensione di svolgere attività sindacale.”Un pezzo di storia della Polizia si è unito al Mosap – spiega il segretario generale del sindacato, Fabio Conestà -. I benefici della sua attività sindacale sono sotto gli occhi di tutti: dal riordino delle carriere ai contratti dei poliziotti”. ”Il Mosap è l’unico sindacato indipendente che può tutelare e garantire i diritti dei poliziotti, come avveniva tempo fa nel Sap. Questo è l’unico motivo del mio ritorno nel sindacato!”, sottolinea Tanzi, commendatore al merito della Repubblica Italiana.

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Nasce il primo sindacato militare della storia. Ecco il decreto ministeriale che lo autorizza

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

(GRNET.IT) Roma. Era atteso con trepidazione da molte settimane e finalmente il Brigadiere capo dei Carabinieri Antonio Serpi ha ricevuto il decreto del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che lo autorizza alla costituzione del primo sindacato militare della storia. E’ quanto si legge in un articolo pubblicato da GrNet.it, il sito web di notizie su Sicurezza e Difesa. Il sindacato in questione si chiama “Sindacato Italiano Militari Carabinieri” (SIM Carabinieri) e fa parte di un network di sindacati (ognuno indipendente e distinto per ciascuna delle forze armate) che hanno le medesime finalità e scopi. A breve quindi verranno autorizzati – così come ha annunciato il ministro Trenta – il SIM Esercito, SIM Marina, SIM Aeronautica, SIM Guardia Costiera e SIM Guardia di Finanza.«Il sindacato che abbiamo in mente – dichiara l’avv. Giorgio Carta, ex ufficiale dei Carabinieri, tra i fondatori – sarà caratterizzato da un’azione decisa ma responsabile e con il senso delle Istituzioni, le cui azioni saranno tese a migliorare l’efficienza dell’Amministrazione militare, ben consapevole del prevalente interesse pubbico, ma saldo nei principi ed intransigente verso le lesioni dei diritti dei singoli militari. Non vogliamo il sindacalismo estremo, sfascista e di pura contrapposizione all’Amministrazione, ma uno responsabile e costruttivo di dialogo».Sul tema dei diritti dei militari, ricordiamo che nel 2010 l’avv. Carta e l’ex elicotterista della Marina Giuseppe Paradiso, furono “costretti” a fondare un partito (il Partito Operatori Sicurezza e Difesa – POSD) proprio a causa della divieto di sindacato allora vigente, con lo scopo di far rispettare i diritti civili e politici del personale in uniforme. Curiosamente la legge vietava ai militari la costituzione di liberi sindacati di categoria ma nulla diceva circa la loro adesione a partiti politici. Molti comandi militari sanzionarono i militari iscritti al POSD, ma tutti tribunali amministrativi della penisola sancirono il pieno diritto politico del personale in uniforme ed annullarono tutti i provvedimenti disciplinari.Il Brigadiere Serpi ha dichiarato di aver «vissuto con forte emozione il momento in cui mi è stato notificato il decreto del ministro della Difesa».«Il mio pensiero – ha aggiunto Serpi – va principalmente ai colleghi di tutte le Forze Armate che da tanti anni e con tenacia hanno inseguito questo sogno di dotare il mondo militare di nuovi strumenti di tutela dei diritti e del benessere del personale».
Il Brigadiere Serpi ha voluto indirizzare «un caloroso ringraziamento al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta che fin dall’inizio del suo mandato ha manifestato sempre la sua vicinanza con i fatti e non con le parole alla realtà militare recependo la necessità di avviare quel processo innovativo affermato dalla Corte Costituzionale con la storica Sentenza n. 120», non dimenticando il Comandante Generale dei Carabinieri.«Oggi non è un traguardo ma un punto di partenza – ha dichiarato inoltre il Brigadire Serpi – e da domani inizierà l’attuazione al Decreto con la tenacia e caparbietà che ci contraddistingue, un percorso che ci porterà alla strutturazione e alla ramificazione su tutto il territorio nazionale. A tutti coloro che ci sostengono da mesi dico che dobbiamo subito rimboccarci le maniche».Adesso con il “Sindacato Italiano Militari” possiamo dire che comincia davvero “l’era” sindacale militare, così come avviente in molti paesi europei. (by GRNET.IT)

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Scuola, si allarga il fronte dello sciopero USB del 30 novembre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

La proclamazione dello sciopero da parte di USB Scuola, insieme con BastAlternanza, sta incontrando il sostegno dei lavoratori e non solo. Una piattaforma complessa, articolata e puntuale sta alla base di un momento di protesta nei confronti di questo governo che, su alcuni punti, si trova in assoluta continuità i governi precedenti. L’inadeguatezza degli organici docenti e ATA nelle scuole, unita alla persistente e cronica precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori, non vedono una soluzione reale nelle politiche effettive, ma soltanto proclami che però vengono smentiti dalle misure di legge. Ne è un esempio il recente bando di concorso riservato per gli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, per il quale viene messo a disposizione un contingente irrisorio rispetto alle reali necessità delle scuole che ogni settembre vanno nel totale caos.
Anche per il personale di ruolo la situazione non è rosea, Tra l’irrisolta problematica dei docenti costretti al trasferimento per effetto della “fase C” della L.107 e un rinnovo contrattuale economicamente farsesco e dal punto di vista dei diritti dei lavoratori assolutamente punitivo e svilente del ruolo e del concetto stesso di lavoratore della scuola, tutti siamo investiti dallo scempio al quale neanche questo governo è intenzionato a porre rimedio.La correttezza delle posizioni di USB Scuola viene confermata dalle adesioni allo sciopero che stiamo ricevendo in questi giorni a partire dal Comitato Idonei secondaria Concorso Docenti 2016, dall’Associazione nazionale per diritti dei lavoratori e da Potere al Popolo!Le ragioni di questo consenso sono riassunte in una piattaforma rivendicativa unificatrice delle tante specificità e individualità in cui le politiche portate avanti in questi 30 anni hanno ridotto i lavoratori e le lavoratrici della scuola e gli studenti, costretti a sottoporsi a inutili e dannosi test Invalsi e, ancor peggio, allo sfruttamento dell’Alternanza Scuola Lavoro, chiara sottrazione del tempo da dedicare allo studio, con i suoi conseguenti i rischi fisici e l’assuefazione al lavoro precario, sfruttato e non pagato ad essa collegati. Il 30 novembre gli scioperanti saranno in viale Trastevere dalle 9.30 insieme lavoratori della scuola e studenti per ottenere, in sintesi:
1. l’abolizione dell’ASL e l’eliminazione dell’invalsi
2. una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberi
3. una mobilità equa che permetta il rientro degli esiliati
4. ruolo per chi ha 36 mesi di servizio
5. assunzioni per gli ATA per coprire il fabbisogno nelle scuole
6. internalizzazione dei servizi gestiti dalle cooperative e l’assunzione diretta degli ex LSU ATA ad essi adibiti
7. reali aumenti salariali
8. rifiuto della regionalizzazione
9. ritiro della delega sul sostegno
10. integrazione degli alunni stranieri e inserimento di italiano L2 in tutte le scuole.

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Ferrovie, sindacati: SNCF-Svi non si sottragga a sue responsabilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“Sncf Voyages Italia non si sottragga alle sue responsabilità sulla mancata applicazione del contratto collettivo nazionale della mobilità/attività ferroviarie, invece di accusare i sindacati di violazione delle regole per indire gli scioperi e di valutare azioni legali a tutela della propria immagine”, così dichiarano Filt-Cgil, Fit-Cisl e FastConfsal. “Il tema vero è uno solo – proseguono le organizzazioni sindacali – ovvero che Svi è un’azienda di trasporto ferroviario passeggeri operante in Italia che non applica il ccnl italiano: questo vuol dire non giocare ad armi pari con le concorrenti a scapito dei lavoratori. Da tempo chiediamo un incontro per affrontare il problema e Svi ci ha sempre ignorati. Ora invece che abbiamo indetto uno sciopero nel rispetto della legge italiana, l’azienda si decide a riceverci il 22 agosto ma accusandoci di aver usato come arma pressoria uno sciopero indetto, a suo dire, in violazione delle regole italiane e di aver danneggiato la sua immagine e valutando conseguenti azioni legali. Per noi sono accuse non solo inaccettabili e velatamente intimidatorie, ma chiaramente mirate a sollevare un polverone per nascondere le inadempienze di Svi sul contratto”. Concludono Filt-Cgil, Fit-Cisl e Fast-Confsal: “Tutto questo avviene, lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, nel silenzio delle istituzioni e delle autorità competenti, in primis la Commissione di garanzia sugli scioperi e l’Autorità di regolazione dei trasporti, le quali sono sempre pronte a richiamare i sindacati alle loro responsabilità, talvolta a sproposito, ma non sono altrettanto sollecite con le aziende quando non rispettano le regole comuni del settore, come ad esempio quelle contrattuali”.

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Libro: L’altra storia del sindacato

Posted by fidest press agency su sabato, 21 luglio 2018

Esce in libreria e in ebook per Rubbettino “L’altra storia del sindacato. Dal secondo dopoguerra agli anni di industry 4.0” di Giuliano Cazzola e Giuseppe Sabella
Conte dice che sarà l’Avvocato del popolo italiano. Di Maio rilancia “lo stato siamo noi”. All’inizio di una fase di grande sconvolgimento economico e politico – sia a livello nazionale che internazionale – la domanda che riguarda il futuro delle democrazie avanzate è sempre più diffusa: quale ruolo avranno i corpi intermedi che hanno fatto vivere – ad oggi – il processo democratico? In Italia, sempre più il procedimento decisionale si esprime attraverso il decreto legge, il Parlamento raramente prende iniziativa e quando lo fa è debole e diviso. D’altronde la leadership dei partiti è sempre meno discussa: questi non sono più laboratori di idee e di formazione per la classe dirigente, ma soltanto degli strumenti per la creazione di consenso, oggi per lo più alimentato attraverso i social media.
E, anche in occasione dei provvedimenti in materia di economia e lavoro, non sempre le rappresentanze – sindacati e associazioni d’impresa – vengono ascoltate. E quindi, quale futuro?
Giuliano Cazzola e Giuseppe Sabella azzardano delle ipotesi nel loro nuovo libro L’altra storia del sindacato, una storia mai raccontata prima, lontana dai teoremi della “vecchia sinistra” e utile a capire presente e futuro. Nati da una costola dei grandi partiti del Novecento, i sindacati storici sono ormai i soli sopravvissuti al crollo e alla scomparsa di quel mondo, che ha portato l’Italia – all’inizio del Terzo Millennio – tra le 5 maggiori potenze economiche del mondo. Il cambiamento, quindi, li riguarda in modo particolare. Tutto questo, nel cuore della quarta rivoluzione industriale che, in modo importante, tocca l’Italia, ancora seconda potenza manifatturiera d’Europa. Il lavoro e l’industria sono oggi al centro della grande trasformazione: laddove c’è innovazione ci sono accordi sindacali. La contrattazione di secondo livello, il welfare aziendale, la conciliazione vita-lavoro e, più in generale, il piano industria4.0 sono sempre più al centro della vita delle imprese: ecco perché il sindacato ha davanti a sé una strada aperta e, se cambierà pelle, non scomparirà.
La pratica della contrattazione è simultanea a quella della produzione, ecco perché il ruolo di chi contratta è destinato a trasformarsi ma non a scomparire.
«Un libro anticonformista, un contributo serio per una discussione aperta sul movimento sindacale in cui non prevale la retorica e non domina il patriottismo di organizzazione. La globalizzazione, la finanziarizzazione dell’economia e il mercato hanno messo fuori gioco il sindacato. È un declino inarrestabile? Non ci sarà futuro? Giuliano Cazzola e Giuseppe Sabella non ne sono convinti, vedono delle opportunità. Sono molto interessanti gli stimoli, a volte le provocazioni, le proposte, i cambiamenti che propongono». Così scrive nella sua introduzione Giorgio Benvenuto, tra i più importanti protagonisti dell’Italia repubblicana, nel presentare L’altra storia del sindacato, una storia mai raccontata prima, lontana dai teoremi della “vecchia sinistra” e utile a capire presente e futuro. Ciò soprattutto in una fase di grande sconvolgimento economico e politico, sia a livello nazionale che internazionale. L’industria e il lavoro sono oggi al centro della grande trasformazione: laddove c’è innovazione ci sono accordi sindacali. La contrattazione di secondo livello, il welfare aziendale, la conciliazione vita-lavoro e, più in generale, il piano industria 4.0 sono sempre più al centro della vita delle imprese: ecco perché il sindacato ha davanti a sé una strada aperta e non scomparirà. Se cambierà pelle. (fonte: http://www.rubbettinoeditore.it)

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La Fp Cgil si conferma primo sindacato nel pubblico impiego

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Un risultato che ad oggi, con i dati in possesso della federazione dei lavoratori dei servizi pubblici della Cgil, attesta un consenso del 28,71%, che, tenuto conto dell’alta affluenza e della presentazione di più liste rispetto alle competizioni precedenti in un contesto di rimodulazione dei comparti, rende questo risultato una conferma importante del primato della Cgil”. È quanto si legge in una nota della Funzione Pubblica Cgil in merito all’esito del voto per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego del 17, 18 e 19 aprile scorsi. Queste elezioni, prosegue la nota, “segnano alcuni passaggi importanti per la democrazia nei luoghi di lavoro pubblici, a partire dalla sfida vinta della partecipazione. La nostra campagna a sostegno della democrazia partecipativa ha contribuito a registrare un’alta affluenza dei lavoratori al voto per la scelta dei loro delegati, ciò dimostra che la legge sulla rappresentanza funziona nel settore pubblico e garantisce trasparenza ai fini dell’accertamento della rappresentatività. Il sindacato confederale, e la Cgil in particolare, è scelto da centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori e nel complesso si afferma con circa il 73% dei consensi”.
Per la Fp Cgil, “il rinnovo dei contratti nazionali, l’apertura della nuova stagione di mobilitazione a sostegno del rinnovo contrattuale 2019/21, la discussione già avviata e il percorso di assemblee a sostegno del contratto e del nuovo sistema di classificazione, sono elementi che i lavoratori hanno valutato positivamente come archiviazione dell’era brunettiana, ritorno alla contrattazione, più partecipazione e innovazione. I punti di sofferenza di questi dieci anni di blocco della contrattazione, di disinvestimento nei settori pubblici e di blocco del turn over hanno trovato, grazie alla mobilitazione innanzitutto della Cgil, prime significative risposte”. “Ma proprio questi fronti, a cui si aggiungono le legittime aspettative salariali e professionali delle lavoratrici e lavoratori pubblici, sono gli elementi sui quali la Fp Cgil e le neoelette Rsu della Cgil sono già al lavoro per costruire proposte da portare, già nelle prossime settimane, nelle assemblee preparatorie alla fase di nuovo rinnovo contrattuale e da discutere e condividere con le lavoratrici e i lavoratori. Dobbiamo dare inizio – continua la Fp Cgil – alla contrattazione decentrata di cui le nuove Rsu saranno protagoniste in virtù delle prerogative date dal contratto e soprattutto preparare le piattaforme, guardando alla legge di Bilancio che deve contenere le risorse adeguate per contratto, nuovi assunzioni e investimenti nei servizi pubblici”.“Un ringraziamento per questa affermazione della Fp Cgil va innanzitutto alle quasi diecimila Rsu elette nelle nostre liste, ai candidati anche non eletti e ai militanti che hanno fatto una bella, partecipata e impegnativa campagna elettorale basata sui contenuti programmatici e sulla valorizzazione degli accordi e della contrattazione svolta e ai circa 255 mila lavoratori che hanno dato consenso alla Funzione Pubblica Cgil. Una grande responsabilità, una grande forza al sindacato dei diritti, un risultato non scontato nel quadro generale, che ci consegna il dovere di continuare a lavorare per dare Valore al Lavoro Pubblico”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.

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Forestali e diritti dei militari

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

“Bene la decisione della Consulta sulla legittimità dei sindacati militari, ma non basta. Ora occorre subito una legge che ne disciplini il funzionamento”.
La Federazione Rinascita Forestale e Ambientale (FeRFA) auspica che il necessario intervento del Parlamento sia il più celere possibile, alla luce della storica scelta della Corte Costituzionale che, nella giornata di ieri, ha dichiarato l’incostituzionalità della norma del Codice dell’ordinamento militare, che vieta la creazione di sindacati tra i militari.Il divieto costituiva oramai un retaggio storico, in contrasto con l’evoluzione del diritto internazionale e dei principi sanciti della Corte europea dei diritti dell’uomo e dal Comitato europeo dei diritti sociali.
La FeRFA – che racchiude le sigle sindacali dell’ex Corpo Forestale dello Stato e tre associazioni di categoria (Assodipro, UFDI, Unforced) – era coinvolta nel giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale attraverso l’intervento ad adiuvandum svolto da centinaia di ex Forestali che, dal gennaio 2017, sono stati obbligati ad assumere lo status militare da uno dei decreti della Riforma Madia della P.A.Tuttavia, mai come ora, diviene necessario l’intervento del legislatore: la Consulta, infatti, ha sancito che la libertà sindacale applicata al personale militare necessita comunque di una apposita regolamentazione normativa.
“Saremo in prima linea – afferma l’avvocato sannita Egidio Lizza, che difende migliaia di ex Forestali davanti alla Corte Costituzionale e al Comitato europeo dei diritti sociali – perché ciò costituisca uno dei principali obiettivi del nuovo Parlamento. In un periodo di necessarie limitazioni agli sprechi di denaro pubblico, occorre ricordare che mentre i sindacati sono sostenuti dai singoli associati, le attuali rappresentanze militari, oramai dichiarate incostituzionali, gravano di fatto sul bilancio dello Stato per milioni di euro”.
La vittoria, propiziata dall’azione di Assodipro (l’associazione che da anni è impegnata nella difesa dei diritti dei militari), assistita dal Prof. Andrea Saccucci, si inserisce a pieno titolo nel solco della battaglia legale avviata dagli ex Forestali per cancellare il decreto della Riforma Madia, che li ha militarizzati, e per ritornare ad avere uno status civile ed una collocazione autonoma quale forza di Polizia ambientale.
“Il prossimo appuntamento con la Consulta è in programma il 5 giugno – ricorda Lizza – che questa volta dovrà giudicare se sia legittima la riforma che ha cancellato il Corpo Forestale dello Stato, Forza di Polizia ad elevata specializzazione per la tutela del nostro patrimonio ambientale ed agroalimentare, militarizzando forzatamente la gran parte dei suoi dipendenti e disperdendo le loro professionalità in diversi Corpi, Amministrazioni ed Enti”.

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Scuola: Rinnovo del contratto, sindacati al bivio

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzionePer domani, l’Aran ha convocato il governo e i rappresentanti dei lavoratori per l’avvio della negoziazione, sui temi generali, in previsione dell’imminente accordo sull’Atto di indirizzo preliminare. Sono diverse le problematiche irrisolte: il cumulo degli aumenti con il bonus 80 euro in modo che uno non escluda l’altro; la scarsità degli incrementi medi lordi, solo 85 euro, da mettere sulla parte fondamentale della retribuzione, a cui si aggiunge il salario accessorio che sarà distribuito per merito. Tra le questioni trasversali ai comparti ci sono, oltre alle risorse, i capitoli relativi a orari e ferie, nonché la revisione dei permessi e delle assenze per malattia.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal-Confedir): prima di firmare un contratto del genere, ascoltiamo la ‘base’ con un referendum. Perché dai nostri calcoli servono 2.400 euro di aumenti annui per i docenti e 6mila per i dirigenti. I nodi da sciogliere, tuttavia, non sono solo economici. Riguardano, a esempio, la perdurante discriminazione del personale precario rispetto a quello di ruolo. E perché per i neo assunti è stato introdotta, con i sindacati rappresentativi d’accordo, l’assurda abolizione del primo scatto stipendiale? E come mai non è stata ancora introdotta la figura del vicario del dirigente scolastico? È giunto poi il momento di ripristinare le 4mila dirigenze scolastiche tagliate negli ultimi dieci anni. Lo stesso vale per il taglio di 50mila Ata e la mancata assunzione di Ata. Tra il personale non docente, inoltre, grida vendetta il trattamento riservato ai Dsga: che fine ha fatto il loro concorso, più volte annunciato dal Miur, come quello dei presidi e dei Coordinatori di segreteria. Inoltre, non si può gestire un Ata come si faceva 20 anni fa, quando le loro competenze erano decisamente diverse. Come bisogna prevedere organici differenziati per il Sud e le zone disagiate. Per questi motivi diffidiamo i sindacati a non svendere la categoria per pochi denari e arretrando sui loro diritti, come la malattia, i permessi e l’orario di lavoro: rappresenterebbe un errore storico, che il personale, mai come stavolta, si legherebbe al dito. Il sindacato ha già fatto sapere, al tavolo di contrattazione sull’Atto di indirizzo, cheil minimo che il Governo possa proporre è il recupero dell’inflazione indicizzata pari al 7%, come previsto dalla Consulta. A cui si aggiunge la stessa cifra per l’aumento effettivo. Ma siccome sinora non ci sono i presupposti, ha così deciso di presentare ricorso per il recupero totale degli arretrati. Per maggiori informazioni: ricorso Anief; ricorso Udir.

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Usb è un sindacato indipendente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2017

campidoglioRoma Leggiamo oggi su un articolo de Il Messaggero: “…Quelli dell’USB sono schierati per i Cinquestelle fin dalla campagna elettorale (il dicono le sigle rivali….”. Chi conosce USB è scrive simili sciocchezze può farlo esclusivamente in malafede. Che sia un tentativo di screditare USB o quello di affiancare la nostra organizzazione ad interessi politici specifici, il risultato non cambia. Usb è un sindacato indipendente a differenza di chi come Cgil, Cisl, Uil e Ugl ha fatto e continua a fare la cinghia di trasmissione dei partiti, garantendosi trattamenti di favore da chi governa a livello nazionale e locale.
A Roma, come in tante altre città, abbiamo criticato e ci siamo contrapposti con tante amministrazioni locali e continuiamo a farlo quando non riteniamo corrette e positive le loro politiche: continuiamo a farlo anche ora. Nello specifico siamo l’unica organizzazione sindacale che negli ultimi mesi ha organizzato due manifestazioni in Campidoglio alle quali hanno partecipato centinaia di cittadini e associazioni non certo schierate a favore dei 5 stelle. A Il Messaggero chiediamo, se interessato, di informarsi meglio e di contattarci: l’indipendenza è cosa che pratichiamo e conosciamo bene, forse anche meglio di molte testate giornalistiche.

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Crisi Alitalia: il parere del sindacato Usb

Posted by fidest press agency su sabato, 14 gennaio 2017

alitaliaA prima vista sembrerebbero corrette le dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda su Alitalia – afferma Fabrizio Tomaselli dell’Esecutivo nazionale confederale di USB -. Dire infatti che Alitalia “….ha problemi significativi di gestione. ” e che “Non esiste che si parli di esuberi prima di parlare di piano industriale. Nessuna azienda si salva senza piano industriale”, è cosa ragionevole, come lo è anche affermare che le colpe della gestione di Alitalia “non devono ricadere sui lavoratori”. Queste affermazioni del Ministro – continua il sindacalista – in realtà sono però insufficienti e parziali perché prendono in esame soltanto le responsabilità dell’azienda. Insufficienti perché il governo sa bene che senza un intervento dello stato è praticamente impossibile un reale piano industriale di sviluppo che consenta di evitare problemi occupazionali. Parziali perché oltre alle chiare responsabilità dell’azienda, che lo ricordiamo è stata guidata da vari management che in molti poi sono stati poi condannati per aver dilapidato il patrimonio dell’Alitalia, non prende in esame le gravissime responsabilità dei vari governi che si sono succeduti almeno in questi ultimi 15 anni.
La mancanza di regole certe nel trasporto aereo, la possibilità data a Ryanair di occupare quasi per intero il mercato italiano usufruendo di forti finanziamenti da aziende ed enti locali, di impiegare personale senza contratto di lavoro italiano e pagato all’estero, di usufruire di tassazioni ridicole o inesistenti e di un sistema di “tutele” che altri paesi europei non hanno mai applicato alle low cost, ha fortemente contribuito al tracollo di Alitalia, di Meridiana e dell’intero sistema italiano del trasporto aereo. Siamo quindi nella paradossale situazione per la quale il trasporto aereo si sviluppa in modo esponenziale e al tempo stesso aumentano le migliaia e migliaia di esuberi tra i lavoratori. Si licenziano lavoratori per assumerne altri che costano di meno e sono più precari. Il Governo sembra criticare l’azienda ma non fa nulla per modificare e migliorare il sistema di un’industria strategica come il trasporto aereo. Allora – insiste Tomaselli – non possiamo dire altro che il Governo deve smetterla di favorire in ogni modo Ryanair, deve fare la sua parte costruendo regole certe e valide per tutte le aziende che permettano di sviluppare l’intero settore in modo armonico e senza ulteriori licenziamenti. E se per fare questo serve tempo, bene, allora ci metta anche i soldi e si riappropri di un bene strategico per il paese, magari anche attraverso la nazionalizzazione. Se si trovano decine di miliardi per risanare banche e finanza, significa che i soldi ci devono essere anche per aziende come l’Alitalia o come l’Ilva o come le tante che si trovano in crisi ma che possono produrre ricchezza vera per tutti, molto più della finanza che di creativo produce solo nuovi rigonfi portafogli di pochi gruppi e speculatori nazionali ed internazionali. Solo così – conclude il rappresentante di USB – le enunciazioni del Ministro non rimarranno tali e si trasformeranno in progetti concreti: in caso contrario rimarranno solo retorica e chiacchiere in libertà alle quali ci opporremo in modo netto.

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Sindacato Usb: No al referendum e si allo sciopero generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2016

la-costituzione-della-repubblica-italianaIl Consiglio nazionale confederale dell’Unione Sindacale di Base, riunitosi a Tivoli il 29 maggio scorso, ha deciso di impegnare l’intero sindacato nella campagna sul NO al Referendum costituzionale.
Le modifiche che si vogliono apportare alla costituzione, insieme alla nuova legge elettorale, rappresentano infatti un forte ed inaccettabile restringimento degli spazi democratici, consegnando il governo del Paese in poche mani e con un consenso popolare ridotto al minimo.Dopo la grande Assemblea di Milano del 3 aprile scorso, a cui hanno partecipato oltre 1.000 delegati e rappresentanti sindacali USB, il Consiglio nazionale ha approvato una Piattaforma rivendicativa complessiva ed ha deciso di sostenerla attraverso una grande raccolta di firme e l’indizione dello sciopero generale, dando mandato all’Esecutivo nazionale di scegliere la data, preferibilmente a ridosso del Referendum costituzionale.Uno Sciopero Generale giusto e necessario, che però non può essere indetto in tempi brevi: è necessaria una costruzione dal basso, tra i lavoratori, i pensionati, gli studenti, i migranti, i disoccupati, per trasformare una giornata di astensione dal lavoro in una giornata di lotta generalizzata e di blocco reale del Paese.
La Francia è esplosa perché vuole evitare di finire come l’Italia e si batte contro l’equivalente del nostro Jobs-Act. In Italia, complici Cgil, Cisl e Uil, il Jobs act e la controriforma delle pensioni sono passate sotto dettatura di BCE e Unione Europea, senza che queste organizzazioni sindacali muovessero un dito. Da noi non si tratta quindi di evitare l’applicazione di leggi e norme contro il lavoro: in Italia serve battere leggi già in vigore.E’ un percorso più difficile e lungo e per questo l’USB crede che tutte le forze sindacali degne di questo nome debbano impegnarsi per la riuscita di una mobilitazione generale, che sconfigga gli obiettivi di riorganizzazione dello stato e le politiche del lavoro imposte dall’Unione Europea.

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Dirigenti scolastici, è allarme rosso

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2016

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cScuola. A seguito dei prossimi pensionamenti, in diverse regioni nemmeno coperti dal turn over, il numero di scuole prive del proprio preside supererà quota 2mila. Come se non bastasse, in base alla Legge 107/15, questi istituti sarebbero dovuti essere affidati ai neo-assunti del ‘potenziamento’, privi di esperienza. Rimane, poi, ancora tutto da risolvere il problema dello sblocco del Fondo Unico per le retribuzioni di risultato e posizione: Anief-Dirigenti Scolastici ha calcolato che quell’importo doveva essere del 40% più grande, perché mancano all’appello 60 milioni di euro. Il sindacato, pertanto, conferma l’intenzione di impugnare in Tribunale il decreto di assegnazione del FUN, la cui sottoscrizione dovrebbe arrivare forse già in questa settimana.
Marcello Pacifico (presidente Anief-Cisal): nel prossimo anno scolastico, ci ritroveremo con una scuola su quattro scoperta. Con tutti i problemi di funzionamento che ne derivano. Intanto, continuano a mancare i commissari e i presidenti del concorso a cattedra: attendiamo che il Governo mantenga almeno la promessa di adeguare i compensi e rinnoviamo la proposta di spostare in avanti il calendario delle prove scritte.

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Sindacato labor: La rabbia della gente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2015

Per strutture come le nostre – dichiara il Sindacato Labor –, in alcun modo colluse con il potere ed estremamente vicine ai bisogni della popolazione, è facile rendersi conto di quanto sta accadendo in questi mesi tra le strade delle città italiane: la rabbia verso un governo giudicato illegittimo e appiattito sugli interessi dei potenti, sta crescendo a dismisura. La verità – continua l’organizzazione – è che l’esecutivo non sta facendo nulla per dare un segnale diverso rispetto a queste convinzioni, e anzi, il contenuto dell’ultima Legge di Stabilità non fa che confermare queste tesi. Temi come il lavoro, la precarietà, i giovani, il Sud e la ricerca, sono rilegati a delle piccole slide che non ottengono altro risultato se non quello di offendere l’intelligenza degli italiani. E tutto questo senza contare la gravità degli attacchi ai diritti delle persone e all’ulteriore decadimento morale di un Paese già duramente provato dalle legislature precedenti.
E’ di fondamentale importanza – conclude il Sindacato Labor – che l’esecutivo comprenda la gravità del rischio che viene dall’incapacità di garantire la tenuta sociale, nonché quindi l’urgenza di attuare delle misure che aiutino, non le facoltose aziende e persone del Paese, ma chi sta male e oggi si sente privato di tutto, anche della dignità.

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Fondi europei e lotta alla povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2015

caffè europaDa quanto si apprende da fonti giornalistiche – dichiara in una nota il Sindacato Labor – l’Unione Europea avrebbe dato il suo via libera al governo italiano per lil programma operativo “infrastrutture e reti” 2014-2020. Il progetto avrà disposizione 1,84 miliardi, di cui 1,38 provenienti direttamente dal fondo europeo.
Quel che stupisce – continua il Sindacato – è la solerzia con la quale è possibile ottenere fondi per operazioni nelle quali poi, troppo spesso, molte risorse si “disperdono” o si ”allontanano” dalle finalità originali. Allo stesso tempo però sembra quasi impossibile convincere le istituzioni del vecchio continente a contrapporsi con delle politiche attive a quella povertà assoluta che attanaglia molti Paesi europei e che nella sola Italia (stime 2014) colpisce 1milione e 470mila famiglie.
Come abbiamo sottolineato più volte – conclude il Sindacato Labor – l’Europa che vogliamo è molto lontana da quella attuale e molto più vicina a quella prevista da documenti di importanza storica come il Manifesto di Ventotene. Purtroppo quelle promesse sono state ampiamente disattese e in molti casi tradite. Ma questo non significa che non sia possibile cambiare percorso.

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Sindacato Labor: Servono politiche strutturali

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

impreseI dati Istat sul calo della produzione industriale (ad Aprile è scesa dello 0,3% rispetto a Marzo) dimostrano l’urgenza di un piano nazionale che si proponga di rilanciare gli investimenti pubblici e che affronti con serietà i temi della crescita italiana. Non è infatti sensato – dichiara il Sindacato Labor –, soprattutto nel difficile contesto storico contemporaneo, continuare a utilizzare palliativi senza prospettiva. Allo scoppio della crisi economica del 2008 – continua il Sindacato Labor – tutte le principali organizzazioni economiche e politiche hanno riconosciuto una serie di errori. Ora si stanno commettendo di nuovo e l’emanazione di ulteriori forme di svilimento del lavoro come quelle approvate dal Jobs Act ne sono una ulteriore dimostrazione. Oggi più che mai c’è bisogno di ripensare al lavoro, alle relazioni lavorative e all’idea stessa di progresso che il nostro Paese e la nostra comunità europea devono fare propria. Senza queste riflessioni – conclude il Sindacato Labor –il rischio è quello di non riuscire mai a uscire dal tunnel della crisi.

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Pierpaolo Leonardi (USB) eletto Segretario Generale del Sindacato Mondiale dei Lavoratori Pubblici

Posted by fidest press agency su domenica, 15 febbraio 2015

Jonah M. Kessel / China DailySi sono conclusi a Kathmandu (Nepal) i lavori del XII Congresso del Sindacato Mondiale dei Lavoratori Pubblici (TUI, Public Service and Allied) aderente alla Federazione Sindacale Mondiale (WFTU/FSM).Dal 12 al 14 febbraio Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo nazionale USB, e Cinzia Della Porta, dell’Ufficio internazionale USB, insieme a sindacalisti provenienti da tutti i continenti, sono stati impegnati a Kathmandu, Nepal, nei lavori del XII Congresso del Sindacato Mondiale dei Lavoratori Pubblici sui temi delle privatizzazioni e sulla difesa delle condizioni degli addetti ai servizi pubblici.Al congresso erano presenti 142 delegati in rappresentanza di oltre 23 milioni di lavoratori affiliati alle organizzazioni nazionali.A conclusione dei lavori del Congresso Pierpaolo Leonardi di USB e’ stato eletto all’unanimità Segretario Generale della TUI P.S. & Allied (trade union international pubblic service), il Sindacato Mondiale dei Lavoratori Pubblici.Eletto Presidente il Portoghese Artur Siqueira e un rappresentante dell’India vice Segretario Generale.Già dalle prossime settimane comincerà il lavoro di riorganizzazione della categoria mondiale del pubblico impiego della Federazione Sindacale Mondiale la cui sede passa da Brasilia a Roma.L’Elezione di Pierpaolo Leonardi a Segretario Generale rappresenta un forte riconoscimento del lavoro svolto da USB nel Pubblico Impiego e più in generale tra i lavoratori italiani e nel movimento sindacale internazionale.

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Incontro D.C. a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2012

Roma venerdì 20 gennaio ore 10 sala convegni dell’hotel Portamaggiore Antonino Magistro Presidente Nazionale Vicario D.C. e il segretario Angelo Sandri terranno un incontro con i movimenti politici, i partiti le associazioni, la libera società civile, i sindacati autonomi di ispirazione centro, centro-destra, cattolica, cristiana che si rifanno ai valori fondanti della Democrazia Cristiana, la forza che ha fatto grande l’Italia.(n12904)

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Sindacato-Governo: disponibilità al dialogo

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2012

“Al presidente del Consiglio abbiamo detto che siamo pronti ad un confronto e che occorre anche agire con velocità e con equità per la crescita, per il lavoro e per scongiurare l’aggravarsi del disagio sociale”. Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, commentando la telefonata di ieri con il premier Monti. “In realtà – spiega Centrella – l’obiettivo delle proteste unitarie portate avanti con le altre Confederazioni era proprio quello di poter contribuire alle riforme, introducendo soprattutto misure di giustizia e di attenzione verso lavoratori, pensionati, giovani e famiglie, cioè le fasce più deboli della società e più colpite dalla crisi”.
“Oltre ai provvedimenti efficaci per la crescita e alla riforma degli ammortizzatori sociali – conclude Centrella – per noi è altrettanto indispensabile una riforma fiscale capace di redistribuire la ricchezza e di dare respiro a coloro che percepiscono redditi da lavoro e da pensione, perché la pressione sul ceto medio-basso rischia di diventare in breve tempo insopportabile”.

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Roma: presidio sindacato

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2011

Piazza Monte Citorio, Roma, Italia

Image via Wikipedia

Roma, 13/9/2011 Prosegue a davanti alla Camera dei Deputati, il presidio dell’Unione Sindacale di Base e dei movimenti contro la manovra. Dopo lo sciopero generale e generalizzato del 6 settembre scorso, la tendopoli in piazza Navona, il corteo dal Senato alla Camera, l’assemblea di ieri pomeriggio in piazza di Monte Citorio, USB continua a “tallonare” i lavori parlamentari e rinnova l’appuntamento a domani, in concomitanza con il voto di fiducia sulla manovra alla Camera, con presidio a partire dalle ore 15.00.

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