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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘sindacato’

Scuola: Ata, revisione dei profili, le proposte del sindacato

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Anief ha partecipato all’incontro all’Aran per presentare un documento di proposte per quanto riguarda la revisione dei profili Ata. Presenti la coordinatrice nazionale Anief Ata, Cristina Dal Pino, la vice presidente Anief Friuli-Venezia Giulia, Teresa Vitiello, e il presidente provinciale Anief Foggia, Giovanni Derrico. Il sindacato ha affermato la necessità di modifiche reali dello stato dell’arte per ciò che concerne il personale Ata. È inoltre favorevole a un’articolazione dei profili con un mansionario dettagliato e con un’indicazione delle competenze precise e mirate, secondo livelli di inquadramento professionale ed economico dei dipendenti della funzione pubblica, rispetto ai quali si chiede una nuova equiparazione degli altri comparti ministeriali, sulla base di quanto previsto dall’art. 52 del D. lgs 165/2001Marcello Pacifico (Anief): Il sindacato ritiene prioritario regolamentare lo smart working allo stato delle condizioni attuali, peraltro senza nemmeno una definizione contrattuale, e con i profili professionali bloccati e mai valorizzati. Se quindi si vuole introdurre lo smart working in ambito scolastico, è indispensabile definire una pianificazione delle attività avvalendosi prevalentemente della modalità a distanza, dei contingenti minimi e prevedendo una gestione semplificata, atta a garantire e ad assicurare il regolare funzionamento dell’istituzione scolastica.

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Il sindacato alle prese con i diritti dei militari

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

La proposta di legge approvata dalla Camera dei Deputati e approdata mercoledì 23 u.s. al Senato, appare ictu oculi gravemente lesiva del principio costituzionale di libertà sindacale dei lavoratori militari, per i quali la sentenza n. 120/2018 della Corte costituzionale ha tardivamente cancellato l’anacronistico divieto di sindacalizzazione.Essa è frutto di una vetusta e deleteria concezione di separazione dei corpi militari dello Stato dal resto della società e del mondo del lavoro. Se il testo venisse definitivamente approvato, le nuove formazioni sindacali sarebbero prive di reale potere contrattuale e avremmo di conseguenza delle rappresentanze militari privatizzate! Gattopardescamente, cambierebbe il nome ma non la sostanza, col rischio anzi di un arretramento sul piano dei diritti. Questo è semplicemente inaccettabile.Eppure sarebbe ragionevole pensare all’estensione tout court dei diritti sindacali dei poliziotti – contenuti in una non avanzatissima normativa del lontano 1981, senza dubbio da migliorare per la Polizia di Stato – a tutto il personale delle Forze armate e delle forze di polizia a ordinamento militare.I sindacalisti militari devono poter tutelare i diritti dei cittadini in divisa semplicemente “senza interferire nella direzione dei servizi o nei compiti operativi”, come stabilisce la legge n. 121/1981 di riforma della Polizia di Stato.Davvero bizzarra è la norma che esclude dalla competenza dei sindacati «la trattazione delle materie attinenti all’ordinamento, all’addestramento, alle operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico-funzionale e all’impiego del personale”. Quindi cosa farà il sindacato militare, tratterà di buoni pasto e sceglierà se mettere a mensa le pere o le mele?Incomprensibile è la giurisdizione della magistratura amministrativa per le condotte antisindacali: per quale valido motivo le condotte antisindacali dei poliziotti vanno valutate dal giudice del lavoro e quelle dei finanzieri dal giudice amministrativo? Non può poi sfuggire l’iniquità della regola che collegherebbe la rappresentatività delle organizzazioni sindacali alla forza effettiva e non alla forza sindacalizzata (come nella Polizia di Stato), che peraltro introdurrebbe una inspiegabile disparità di trattamento tra forze armate con organici nettamente diversi. I militari, dopo aver vissuto per oltre 70 anni in una condizione di incostituzionalità di fatto, meritano non pacche sulle spalle o ipocrite manifestazioni di vicinanza, ma una fattiva e concreta attenzione della politica per i loro diritti civili e sociali.Per noi sindacalizzazione significa democratizzazione, significa modernizzazione, significa maggiore efficienza nell’interesse della collettività!È su questo terreno che deve muoversi il dibattito parlamentare, per avere una buona legge che sappia rispettare e promuovere i diritti costituzionali dei cittadini in divisa, ed è per questi motivi che chiediamo ai gruppi parlamentari e ai singoli senatori della Commissione Difesa di farsi promotori di emendamenti che modifichino sostanzialmente la legge Corda, solo così il Parlamento saprà raccogliere le istanze che vengono dal mondo del lavoro in divisa.

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Una presa di posizione concreta del sindacato infermieri: verso lo sciopero

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Il Presidente Nazionale del Sindacato Infermieri Italiani apre, ma con doverose riserve, al provvedimento che hanno adottato qualche giorno fa le Regioni per dare il via alle procedure previste nel Decreto Rilancio: «Primo passo importante per il processo di regolarizzazione dei precari, allargate le maglie temporali per la stabilizzazione a tutto il 2020 e la platea dei destinatari ora vede compreso tutto il personale, sia dirigente che non dirigente. Ciò nonostante non vediamo nessuna reale sanatoria per quei colleghi, e non sono pochi, che vantano periodi di servizio svolto anche prima del limite dei 5 anni indicati dalle regioni, dice De Palma. Bene l’estensione della validità dei concorsi indetti fino al 2019, ma è da contestare la strada scelta per stabilizzare il personale precario: pare si tratti di una riserva “facoltativa per le aziende sanitarie”, che “possono” riservare ai precari il 50% dei posti dei concorsi. Ma perché persone che hanno già lavorato almeno per 3 anni al servizio delle aziende sanitarie necessitano ancora di “essere messe alla prova? Ci voleva proprio un concorso? E poi non si comprende per quale ragione i posti riservati sono destinati solo al personale “in servizio alla data di pubblicazione della legge e che abbia maturato almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni”. Ma se le cose stanno così che fine farà tutto il personale che dopo aver lavorato anche molto più di tre anni come precario ha cessato il lavoro poco prima della promulga della legge? E che fine faranno i periodi di servizio di quel personale che ha lavorato come precario per lungo tempo ma “prima dei 5 anni indicati dalle regioni? Non possiamo essere soddisfatti. Con questo documento, ancora non vediamo nessuna organica risoluzione definitiva per le problematiche che ci attanagliano da tempo immemore. Non si intravede nemmeno lontanamente quell’agognato riconoscimento di ruolo a livello contrattuale e quella dignità professionale che meritiamo e chiediamo da anni. Insomma, stiamo attraversando un momento delicatissimo in cui noi infermieri, siamo esposti inevitabilmente di nuovo al rischio di contagio. Si prenda la Campania: i nuovi casi di professionisti sanitari affetti da Covid e rimasti contagiati sul posto di lavoro, a Castellammare, dopo quelli di Napoli, devono far riflettere. E poi, vediamo sempre più spesso giovani senza esperienza o precari di lungo corso, stanchi e logorati, mandati in campo contro “il nemico” per poco più di mille euro al mese. Ma dove siamo finiti? E intanto il resto d’Europa pare almeno in parte avere compreso le esigenze e l’impegno degli infermieri, con la Germania che fa letteralmente “la spesa” in Italia mandandoci le sue agenzie con l’incarico di cercare, proprio in questi giorni, diverse decine di infermieri a cui offrire fino a 3500 euro al mese e addirittura la formazione linguistica retribuita.E allora perchè i nostri giovani a questo punto dovrebbero rimanere in Italia con la prospettiva di un futuro lavorativo così meschino, rischiando anche la propria vita per una paga misera? Per questo, mentre la Campania rischia di implodere e la Germania rappresenta l’isola felice, noi scendiamo in piazza il 15 ottobre e scioperiamo il 2 novembre prossimo, non c’è altra soluzione, per urlare la nostra rabbia e la nostra legittima frustrazione», conclude De Palma.

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Scuola: Anief pubblica il calendario dell’attività sindacale nel 2019, un anno di successi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

La certificazione della rappresentatività nel comparto istruzione e ricerca nel decennale della fondazione, il 46° Consiglio nazionale e le nuove sfide. Emendamenti, audizioni in Parlamento sulle principali norme. La campagna #nonunoradimeno sul sostegno. Cinque scioperi nazionali. L’intervento in Europa con Cesi e Commissione UE. Gli incontri con le Istituzioni. L’operazione verità con le RSU e le linee guida per il rinnovo del CCNL. “Questa è la forza di un sindacato che continua a crescere e oggi rappresenta più di 50 mila delegati, il decimo in Italia per numero di iscritti,” dichiara Marcello Pacifico, il suo presidente.Se si scorrono i mesi di quest’anno appena trascorso, si comprende come l’azione corale di più di 400 dirigenti sindacali oltre alle mille RSU elette sia stata frenetica, a volte incisiva e certamente rilevante nella politica scolastica e in generale della pubblica amministrazione portata avanti dai Governi presieduti dal premier Conte, in base alle scelte discusse e assunte in sei Consigli nazionali, per non parlare del contenzioso patrocinato da più di cento avvocati presso i tribunali nazionali ed europei.Nelle relazioni sindacali l’esclusione dell’Anief dai tavoli, durante l’accertamento della rappresentatività, e la sua opposizione alle intese raggiunte in primavera (26 aprile) e d’estate (12 settembre) tra il Governo e i sindacati firmatari di contratto, i cinque scioperi generali (27 febbraio, 8 marzo, 10 maggio, 17 maggio insieme ai sindacati di base, 12 novembre autonomo) hanno certamente costretto le altre organizzazioni sindacali a cambiare idea e a proclamare lo Stato di agitazione del personale – poi revocato a seguito di una conciliazione con un ministro che una settimana dopo si è dimesso. Se il ministro Bussetti è stato commissariato per i posti di strumento musicale non attivati, il ministro Fioramonti ha fatto approvare un decreto scuola – oggi legge n. 159/190, come spesso dal presidente Pacifico invocato, che tuttavia nella sua stesura ha continuato a non risolvere il problema della supplentite. In autunno si sono svolti i primi incontri ufficiali di una delegazione Anief, presieduta dal presidente nazionale Marcello Pacifico presso il Miur, l’Aran, il Senato, la Funzione Pubblica.Centinaia sono stati gli emendamenti presentati dai parlamentari su richiesta dell’Anief sui principali provvedimenti d’urgenza (decreto semplificazione – oggi legge 12/2019, quota 100 e reddito di cittadinanza – oggi legge 26/2019, concretezza p.a. – oggi legge 56/19, crescita – oggi legge 58/2019, scuola – oggi legge 159/2019, inclusione – oggi d.lgs. 96/19, legge di bilancio – oggi legge 160/2019, educazione civica – oggi legge 92/2019), con alcune proposte approvate. Il giovane sindacato ha approvato anche alcune linee guida per il rinnovo del CCNL, una piattaforma per il personale ATA e la revisione dei suoi profili presentata in Aran, e lanciato un’operazione verità con le RSU in alcune istituzioni scolastiche. Migliaia i partecipanti agli incontri formativi organizzati in collaborazione con Eurosofia e diverse le consulenze richieste a Cedan su materia fiscale e ai patronati afferenti alla Cisal in materia previdenziale.Le vertenze legali come illustrato nella XX conferenza organizzativa hanno prodotto, nei soli ultimi due anni, 20 milioni di risarcimenti a favore dei lavoratori precari della scuola, nell’anno in cui la Cassazione ha chiarito come in tutti i decreti di ricostruzione di carriera emessi debba essere valutato per intero tutto il servizio effettivamente prestato, nei cedolini dei supplenti brevi e saltuari debba essere riconosciuto il salario accessorio, e la Corte dei Conti ha chiarito come per il personale ATA nei passaggi di ruolo sia facoltativa la temporizzazione. La campagna #nonunoradimeno, alla sua sesta edizione, continua a garantire le ore di sostegno alle famiglie che lo richiedono in base al PEI con risarcimenti che hanno convinto il legislatore, nell’ultima Legge di bilancio, ad aumentare di mille posti l’organico di diritto in esecuzione alle sentenze. In Europa il giovane sindacato ha contribuito a realizzare per la CESI (Confederazione europea che rappresenta più di 5 milioni di lavoratori e dirigenti del lavoro pubblico e privato) la Carta dei docenti e con l’Accademia Cesi un progetto per la formazione dei quadri sindacali sulla tutela dei lavoratori a termine che ha visto il primo incontro internazionale svolgersi a Palermo. Presso la Corte di giustizia il sindacato si è costituito nella causa relativa ai contratti a tempo determinato dei ricercatori universitari, mentre a seguito dei continui interventi sulla procedura d’infrazione NIF 4231/2014, la Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora nei confronti dello Stato italiano in estate.Certamente, la data da ricordare rimane il 19 novembre 2019, giorno della sottoscrizione da parte di tutte le sigle sindacali ad eccezione della CGIL e della CISL dell’Accordo quadro per l’attribuzione delle prerogative sindacali per le organizzazioni rappresentative nelle aree e nei comparti del pubblico impiego per il triennio 2019-2021. “Da quel giorno, abbiamo iniziato a costruire una nuova storia, conclude Marcello Pacifico, sempre fermi nei nostri ideali e cultori del diritto, pronti a continuare a lottare per realizzare nel 2020 una scuola più giusta, equa e solidale”.

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Cresce il sindacato Aeronautica militare

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Continua senza sosta a crescere in tutta Italia il sindacato dei militari dell’Aeronautica Italiana e radicarsi nel territorio nonostante i ritardi del Parlamento nell’approvare una legge che ne regoli l’operatività. Si è costituito il 28 novembre il Comitato Locale di Guidonia dove è stato eletto coordinatore Dario Parlato e vice coordinatore Fabio Massimo Zaccaria. I Comitati locali sono cellule di personale militare che si organizza e si unisce al SIAM con lo scopo di essere più vicini alle varie problematiche dei lavoratori militari e per rendere l’organizzazione sindacale SIAM sempre più efficiente, credibile e, sopratutto, rappresentativa. Ai neo coordinatori eletti vanno gli auguri di buon lavoro del Segretario Generale Paolo Melis.

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Il sindacato dell’Aeronautica militare incontra il vertice di Forza Armata

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Si è tenuto a Roma un incontro tra il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e una delegazione del Sindacato Aeronautica Militare – SIAM, composta dal Segretario Nazionale Paolo Melis, dal Responsabile per i rapporti con i Comitati Locali ed attività sul territorio Alfio Messina e il Responsabile della Comunicazione Antonsergio Belfiori, presso palazzo Aeronautica a Roma. Sebbene si sia svolto in un clima di cordialità, è apparsa subito evidente la posizione di chiusura da parte del Generale Rosso, in analogia a quelle di tutti gli altri Capi di Stato Maggiore. Una volta di più abbiamo constatato il rifiuto di instaurare ogni forma di dialogo con i sindacati militari, trincerandosi dietro la mancanza di una legge che regoli l’attività sindacale, nonostante abbiamo più volte fatto presente che la stessa Corte Costituzionale nella sentenza 120 al punto 18, nelle more di un intervento normativo, rimandi alle regole attuali per la rappresentanza militare. Un fatto gravissimo, questo, poiché continuano ad essere deliberatamente ignorati i chiari principi costituzionali, per cui il diritto sindacale non può essere compresso in nessun modo, se non in virtù di un’apposita legge. Tantomeno attraverso circolari strumentali che hanno valenza esclusivamente interna all’amministrazione e non già verso soggetti di carattere privatistico quali sono le associazioni sindacali, che, di contro, sono tenute ad obbedire esclusivamente alle normative già vigenti quali lo Statuto dei Lavoratori. Questa posizione di chiusura è chiaramente un fatto di inaudita miopia da parte dell’amministrazione che dimostra una precisa volontà di voler, in qualche, modo annichilire e neutralizzare le nascenti organizzazioni sindacali in barba alle attuali norme. È ora di cambiare mentalità su questi temi poiché, sia chiaro, ai sindacati è concesso tutto ciò che non è vietato per legge e la chiusura al dialogo non lascia altra via se non quella delle “carte bollate” che inevitabilmente ci costringerà ad avviare una dura battaglia legale per vedere finalmente garantito il diritto sindacale coerente con i dettami della Consulta e delle attuali norme. (fonte: SIAM Sindacato Aeronautica Militare)

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L’Unione sindacale di base nell’incontro con il presidente del Consiglio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Per l’occasione l’Unione Sindacale di Base ha presentato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte un pacchetto di proposte in tema di lavoro e misure sociali per la prossima Legge di Stabilità. USB ritiene in via preliminare necessaria la cancellazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione, come da modifiche all’articolo 81, e della legge 201/2011 sulla possibilità di aumentare l’Iva come strumento di riduzione del deficit. Solo così sarà possibile rompere la gabbia dei diktat UE sulle politiche monetarie ed economiche. Queste le proposte avanzate da USB:
Sicurezza sul lavoro. Rifinanziare e migliorare la vigilanza sui luoghi di lavoro per combattere gli omicidi sul lavoro, in continua crescita
Salario minimo. Introduzione della soglia di 10 euro orari, peraltro previsti per i voucher in vigore, da applicare a tutte le tipologie di contratti.
Reddito di cittadinanza. Ripensamento e rifinanziamento per eliminare le condizioni restrittive che ne hanno ridotto la portata, cioè tetto massimo a 6000 euro dei conti correnti dei beneficiari, aggancio al reddito familiare ISEE, sanzioni penali per lavoro nero
Reddito ai senza lavoro. Ripristino degli ammortizzatori sociali della vecchia legge 223/91 per chi perde il lavoro a causa di ristrutturazioni aziendali e crisi industriali, tutela del reddito per chi comunque perde il lavoro, abolizione del Jobs Act.
Lotta al lavoro povero. Eliminare le norme che rendono possibili la piaga del part time involontario, il lavoro nero, l’intermediazione di manodopera, il ricorso indiscriminato al tempo determinato. Piena reintroduzione ed estensione dell’Art.18.
Gig economy. Riconoscimento del carattere di lavoro subordinato (art.2094 C.C.) anche quando le direttive dell’impresa arrivano tramite applicazione informatica, quando non vi sia un orario predeterminato, quando la prestazione è remunerata da un terzo e quando il lavoratore utilizza mezzi propri.
Orario di lavoro. Riduzione a 32 ore a parità di salario in tutti i settori per far crescere il numero degli occupati e diminuire disoccupati e inoccupati.
Ambiente e territorio. Stanziamenti nella Legge di Stabilità 2020 per la cura del territorio e dell’ambiente nonché per la manutenzione e protezione dei Beni Culturali.
Pubblica Amministrazione. Piano straordinario di assunzioni in previsione del forte esodo pensionistico, per evitare il collasso degli uffici e dei servizi pubblici, a partire da enti locali, sanità e scuola. Stabilizzazione del personale precario e reinternalizzazione dei servizi in appalto. Stanziamenti per il rinnovo dei contratti pubblici, superando la crescita zero di salari agganciati a indici di inflazione nulli da anni.
Accoglienza. Misure straordinarie come la CIG per contrastare gli effetti devastanti del decreto sicurezza, che ha causato una perdita di 20mila posti di lavoro.
Crisi aziendali. Creazione di uno strumento pubblico che prenda in carico le imprese strategiche in crisi, garantendo la continuità, il risanamento e la riqualificazione.
Discriminazioni di genere. Strumenti di sostegno al lavoro femminile e sanzioni alle aziende che discriminano i dipendenti in base al sesso.
Pressione fiscale. Spostarne il peso dal lavoro alla rendita, con forme di patrimoniale che redistribuiscano ricchezza, aggrediscano l’evasione fiscale e migliorino la qualità dei servizi. Tavolo sugli scaglioni Irpef e sull’Iva. No alla flat tax.
Welfare. Ritorno al welfare universale, smantellato negli ultimi decenni in favore di un welfare aziendale contrattuale che abbassa i salari e privatizza i diritti. Rifinanziamento spostando le risorse da opere inutili o dannose come Tav, Tap, Muos etc.
Casa. Piano di edilizia pubblica e popolare per garantire il diritto costituzionale all’abitare.
Rappresentatività sindacale. Una legge pluralistica contro il monopolio della rappresentanza e i contratti pirata che stabilisca i criteri di sufficiente rappresentatività e non garantisca rendite di posizione.
Rispetto di impegni e accordi. I continui passi indietro di ministri e istituzioni su impegni assunti rendono poco credibile l’azione del governo, come dimostrano il mancato varo del decreto su ex LSU ATA, il caso Arcelor Mittal, il pagamento delle spettanze ai lavoratori Manital e aziende consorziate.

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INAIL: quando la tecnologia trasforma il lavoro in peggio

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Venerdì 12 luglio un’ora di sciopero del personale INAIL indetto dall’Unione Sindacale di Base  che si terrà alla fine di ogni turno di lavoro contro l’introduzione della cosiddetta procedura “AGENDA”.Si tratta in sostanza del trasferimento a ogni singolo dipendente della responsabilità della gestione della propria posizione su presenze, permessi e missioni. Una mossa contro la quale USB si è già ripetutamente pronunciata ma che l’amministrazione ha voluto portare avanti a ogni costo.In un ente travolto dalle problematiche, la procedura “AGENDA” non poteva che essere la goccia che fa traboccare il vaso: malfunzionamenti e assenza di istruzioni precise costringono infatti i lavoratori a perdere quotidianamente ore di lavoro, sottraendole all’attività istituzionale e quindi all’utenza.Nel Piano Triennale dei Fabbisogni 2019-2021 la leva tecnologica veniva indicata come il fattore di trasformazione. Peccato sia una trasformazione in peggio, segno di un distacco dal mondo reale. Lo dimostrano le “risposte” della Direzione Generale in una riunione sulla nuova procedura. Silenzio totale su termini e costi dell’appalto “non ricordo” alla domanda se corrisponda a verità un costo dai 20 agli 80 euro per ogni singola richiesta d’intervento a Service Now. Alla faccia della trasparenza.Una bella trovata, la procedura “AGENDA”, che fa il paio con i nuovi 7000 smartphone acquistati per il personale. Sullo sfondo, l’aumento del malessere del personale anche a causa di procedure malfunzionanti e disorganizzazione del lavoro, l’aumento dei carichi di lavoro, il ricorso ormai selvaggio al fenomeno del mansionismo, la carenza di personale nelle strutture.Non ricordiamo da quanto tempo uno sciopero sia stato indetto avendo come controparte diretta l’Inail. Evidentemente abbiamo oltrepassato ogni limite. Chiediamo ai lavoratori INAIL di unirsi allo sciopero, indipendentemente dall’appartenenza sindacale.
(fonte: Coordinamento nazionale USB INAIL)

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Aperte iscrizioni al sindacato aeronautica militare

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Per la prima volta i militari dell’Aeronautica Militare potranno iscriversi ad una associazione sindacale autonoma, indipendente e democratica. Una svolta nel mondo del diritto militare che vede impegnato anche il Parlamento per l’approvazione di una legge che regoli questa nuova realtà. Si avvia oggi la campagna dei tesseramenti – afferma il Segretario Generale del SIAM Paolo Melis – una nuova stagione di diritti in cui ciascuno di noi ha la possibilità di essere partecipe di un futuro fatto di impegno e conquiste sociali, un nuovo modo di vivere la propria realtà lavorativa caratterizzata da maggiori diritti e tutele.
Il SIAM, da oggi – conclude Melis – sarà sempre a fianco dei lavoratori con le stellette anche grazie ad una rete di servizi, presto operativi su tutto il territorio nazionale. Lo dichiara il Segretario Generale del SIAM Paolo Melis.

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Scuola: Anief, stipendi: chiediamo di essere convocati, in quanto sindacato rappresentativo, e ascoltati

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il presidente nazionale Marcello Pacifico, in diretta Facebook, ha discusso sulla questione stipendiale; ha altresì chiesto che il sindacato venga convocato, visto che la rappresentatività è stata raggiunta un anno fa Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ha affermato che “siamo contro i piccoli aumenti destinati agli insegnati: il sindacato ha anche trovato risorse per dare più soldi agli insegnanti, senza utilizzare nuove risorse. Il resto ci sembra un insieme di palliativi e aspettiamo di essere convocati, poiché Anief è rappresentativa da un anno e ancora attendiamo. Chiediamo di far ascoltare la voce della scuola; infatti, quando ci si rivolge ad Anief e riceviamo le istanze di tutti, riflettiamo, cerchiamo di portare avanti quelle che sono condivisibili col nostro percorso”, ha concluso il presidente.

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Il sindacato unico c’è già. E non lotta insieme a noi

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

Landini ha atteso il 1° Maggio per lanciare l’idea del sindacato unico, per dire che non ci sono più motivi di divisione, che il mondo che aveva provocato le rotture e le divisioni del fronte sindacale non è più nemmeno un lontano ricordo.Quindi le differenze sono azzerate. E ci si può dedicare a discettare di sociologia intorno alle nuove figure dello sfruttamento, della precarietà, della schiavitù che torna prepotente nei campi, nella logistica, che produce morti come mai prima nell’era moderna senza però produrre, o almeno provare a immaginare, forme di lotta sindacale.
Ma il sindacato unico c’è già nei fatti, proprio come sognava Matteo Renzi. È quello del sostegno a una Unione Europea che dei diritti dei lavoratori, delle lavoratrici in particolare, ha fatto strame, è quello che va a braccetto e manifesta con Confindustria come si andrebbe a spasso con le dame di San Vincenzo dimenticando che i padroni rappresentano, oggi come ieri, il nemico di classe.È quello che si è accomodato per anni nelle pieghe dei provvedimenti anti Labour assunti dai vari governi purché in qualche modo gli venisse lasciata mano libera nell’utilizzare la loro posizione di monopolio della rappresentanza per accumulare funzioni sostitutive come gli enti bilaterali o la gestione del welfare aziendale.È quello che assiste immobile e silente alla crescita delle disuguaglianze, che firma contratti osceni, che chiede leggi a sostegno del proprio monopolio della rappresentanza, che non ha il cappello in testa e la schiena dritta e che quando cita Giuseppe Di Vittorio ne nasconde la funzione che ebbe nel movimento operaio internazionale e che fu al centro della scissione e alla base della nascita della Cisl prima e della Uil poi. Ambedue volute e sostenute dal sindacato americano e da quello britannico per impedire che in Italia si consolidasse un sindacato di classe che guardava con attenzione a quanto si produceva in materia di crescita dei diritti dei lavoratori nei Paesi socialisti.La Cisl e la Uil scelsero allora di sostenere il progetto imperialista del Piano Marshall come oggi Cgil Cisl e Uil sostengono l’Unione Europea nella competizione interimperialista.
Forse Di Vittorio oggi diserterebbe il concertone unitario di Piazza San Giovanni, forse sceglierebbe di stare sui tetti di Piacenza assieme ai facchini licenziati perché si sono rifiutati di accettare di vivere una vita da sfruttati. (Unione Sindacale di Base)

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Scuola: Anief compie dieci anni

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Nel decennale della fondazione del giovane sindacato, il presidente nazionale Marcello Pacifico, di fronte a 150 delegati, spiega il nuovo modo di fare sindacato: tra piazze, aule parlamentari e giudiziarie, i soci di una piccola associazione sono riusciti in pochi anni a far comprendere come, specialmente nel mondo della scuola, lo studio e la lotta per il rispetto dei diritti dei lavoratori sia fondamentale per il ruolo educativo delle istituzioni scolastiche. Questi i numeri e tanta la voglia di far riavvicinare la legislazione italiana alla giustizia: 46 mila iscritti, 57 mila voti in occasione delle ultime elezioni Rsu, 20 milioni di risarcimenti e 15 mila ricorrenti solo nell’ultimo biennio, in 10 mila hanno seguito i webinar sulla formazione. A pochi anni dalla sua nascita, per il sindacato nazionale Anief è tempo di bilanci: l’organizzazione è infatti divenuta rappresentativa da alcuni mesi attraverso le ultime elezioni Rsu, collocandosi come sesto sindacato della scuola e undicesimo per numero di iscritti in tutto il pubblico impiego. Per arrivare a questo obiettivo, sono stati proposti moltissimi ricorsi e si è manifestato diverse volte in piazza, sono state portate avanti le idee del sindacato nelle aule parlamentari e giudiziarie, lottando con coerenza e a tutela dei lavoratori della scuola. “È da dieci anni – ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, davanti al Consiglio nazionale – che siamo stati attori delle decisioni del Parlamento italiano, dei giudici, del popolo. Siamo stati protagonisti della stagione della primavera dei diritti: abbiamo studiato, abbiamo lavorato, fatto sacrifici, ci siamo messi in gioco e impegnati. Con un impegno massimale, senza guardare in faccia nessuno. Ma cosa è il diritto se non le leggi che scrive l’uomo? Abbiamo cercato di far comprendere al legislatore che occorre continuare a far cambiare la scuola in meglio. Perchè questo deve avvenire dappertutto: fuori e dentro le aule giudiziarie, come in quelle parlamentari”. “Sì, è vero: vogliamo cambiare la storia della nostra istruzione pubblica. Per farlo – ha continuato Pacifico – serve una scuola inclusiva, sociale, vicina all’Europa. È bene che si sappia oggi, a ridosso delle elezioni europee: perché la nostra opera deve essere determinata a declinare il rispetto per il diritto. Ecco perché lottiamo per una scuola inclusiva, sociale, vicina all’Europa. Ma ora che siamo rappresentativi, dobbiamo sognare altre cose. Siamo come in una ‘navicella’ in un mare in tempesta: abbiamo raggiunto un porto, solo che è un approdo, non la destinazione finale. Oggi, in questo decennale, abbiamo toccato una tappa del viaggio che ci condurrà in altri porti, in altri mari. Le nostre isole sono altrove. La rappresentatività è solo uno strumento in più per cambiare la scuola”.Il leader dell’Anief ha ricordato ai delegati come iniziò ad operare il sindacato: “Era il giugno 2009, in otto cominciammo in otto metri quadri: lì ebbe inizio la segreteria nazionale, prima di avere una struttura territoriale. La nostra storia è iniziata a Fondi a fine gennaio 2010, in una chiesa sconsacrata. Eravamo un piccolo nucleo di collaboratori e di legali. Arrivammo però presto sui giornali e sui mass media, per via delle mie dichiarazioni sull’abuso dei contratti a termine. Tra il 2002 e il 2008 ero stato precario anch’io. Ora, vogliamo raggiungere insieme un nuovo obiettivo, ma dobbiamo sempre ricordarci da dove siamo venuti: serve a per capire dove dobbiamo andare. Iniziamo una lotta nuova, siamo protagonisti, non vincitori ma lottatori, una battaglia lunga, iniziata – ha concluso Pacifico – con i primi ricorsi depositati nel 2011”.
Il Consiglio nazionale Anief è stato organizzato all’indomani dell’incontro con oltre 100 legali che operano per il sindacato: un evento utile ad affrontare le più importanti sentenze degli ultimi due lustri, ma anche le norme legislative e contrattuali che hanno visto l’attività sindacale concentrarsi su dei temi centrali per l’istruzione italiana e chi vi opera. Come l’abuso dei contratti a termine, la ricostruzione di carriera, il salario accessorio, le misure risarcitorie, la mobilità del personale, i concorsi per docenti, Ata e dirigenti scolastici, sino alle liquidazioni e alle pensioni. Sono tantissime le vertenze condotte presso i tribunali del lavoro e amministrativi, in alcuni casi giunte in Corte costituzionale e in Corte di Giustizia Europea, avviando un dialogo tra le corti sul tema del lavoro e del rispetto del diritto che sancisce un sempre più stretto legame tra due ‘sorelle’: legislazione e giustizia.

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La marina imbarca il sindacato

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Roma. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha firmato, la settimana scorsa, l’autorizzazione per la costituzione del SIM (Sindacato Italiano Militari) Marina militare. Nella stessa giornata nella quale veniva diffusa la notizia, a Roma si riuniva il primo gruppo di marinai “fondatori” della nascente realtà sindacale della Marina. Dieci persone tra ufficiali, sottufficiali e graduati provenienti da varie regioni italiane, da Nord a Sud, tutti animati da spirito collaborativo e pronti a lavorare per il bene del personale. A questo proposito l’assemblea “ristretta” dei fondatori (in realtà sono già più di 50) ha sottolineato l’importanza di far arrivare a tutti i colleghi un appello alla fiducia e alla collaborazione, poichè il momento è cruciale e si ha bisogno delle energie di tutti, nessuno escluso. Eccoli: 2° Capo Maurizio Lucarelli, Capitano di Fregata Antonio Colombo, 2° Capo Massimiliano Maraglino, Sottocapo di 1ª classe scelto Antonio Cilli, Sottocapo di 1ª classe scelto Cesare Gambari, Tenente di Vascello Salvatore Pillitteri, Ammiraglio Pietro Covino, 1° Maresciallo Warner Greco, Capitano di Fregata Diego Ciolino, 1° Maresciallo Pierfrancesco Di Quattro.
“Nessuno deve restarne fuori”, è il leit motiv della riunione, anche perchè l’istituto della Rappresentanza militare è – per forza di cose – destinato ad essere abolito ed è necessario che tutti i colleghi sappiano che le regole sono cambiate: non più un Rappresentanza regolata dalla gerarchia militare, ma un istituto pienamente democratico dove ogni rappresentante verrà eletto con i voti della base e le posizioni di vertice saranno stabilite dal numero di preferenze ricevute, non certo dal grado rivestito. “Per il bene comune, quindi, tutti sono chiamati a collaborare con questo nuovo strumento democratico, se veramente hanno a cuore il benessere proprio e dei propri colleghi”, rilevano i fondatori.
Primo obiettivo del SIM Marina: cambiare i disigne di legge sul sindacato militare. Se c’è una cosa (più delle altre) che unisce i diversi SIM finora costituiti (Carabinieri, Marina e Guardia di Finanza) è la volontà di modificare i disegni di legge che regoleranno l’attività sindacale, attualmente in discussione presso le Commissioni Difesa in Parlamento. Primo fra tutti quello a firma dell’on. Emanuela Corda (M5S) giudicato non solo insufficiente, ma in alcuni passaggi addirittura dannoso. Li vedremo in seguito, ma prima credo sia doverso verso i militari commentare l’intervento dell’on. Corda sui sindacati militari, espresso nell’ambito del “Villaggio Rousseau 2019” a Milano.
Ricordiamo infatti ai più distratti, che la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il divieto per i militari di costituire organizzazioni sindacali, è scaturita da una lunga battaglia legale intrapresa in solitudine dalle associazioni militari, che hanno impiegato energie e denaro (circa 25mila euro) per finanziare i ricorsi presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e presso la nostra Giustizia Amministrativa (TAR e Consiglio di Stato). Dato che le sentenze della CEDU sono vincolanti per gli Stati membri dell’UE, la Corte Costituzionale ha dovuto ratificare tali decisioni pur inserendo importanti correttivi. Quindi diamo a Cesare (i militari) quel che è di Cesare, senza strumentalizzarne gli sforzi e i sacrifici.
Se c’è un esponente politico che attualmente è guardato con rispetto ed ammirazione dai militari è proprio il ministro Elisabetta Trenta, che non solo si è dimostrata sensibile alle varie istanze del personale in uniforme ma, quando è intervenuta personalmente, lo ha fatto con competenza e senso della realtà, nonostante le resistenze che sta affrontando da parte dei vertici militari che hanno mal digerito proprio il senso di responsabilità del ministro nel dare pronta attuazione alla sentenza della Consulta. Quindi nutriamo seri dubbi che un ministro di provata competenza possa concordare con il pasticcio messo su dall’on. Corda, alla quale forse sarebbe bastato dare un’occhiata alla legge 121/81 (sindacati della Polizia di Stato) ed apportare minime modifiche che si adattassero alla realtà militare.Il SIM Marina, insieme al SIM Carabinieri e Guardia di Finanza auspicano che le modifiche loro proposte in Commissione Difesa vengano recepite dall’on. Emanuela Corda, che di questo passo sarà ricordata dai militari soltanto come colei che ha boicottato la nascita dei sindacati militari, utilizzati solo come strumento propagandistico. (GRNET.IT) (by Giuseppe Paradiso in sintesi)

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Nicola Tanzi è il presidente nazionale del Movimento sindacale autonomo di Polizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

Ne dà notizia in una nota il Mosap.Il dottor Tanzi, ex segretario generale del Sap e già commissario Rs presso il Ministero dell’Interno, ha vissuto una lunga carriera nella Polizia di Stato, ricevendo encomi e lodi per l’attività svolta a contrasto della criminalità, ed è stato il promotore della modifica della legge 121/81, che impediva ai poliziotti in pensione di svolgere attività sindacale.”Un pezzo di storia della Polizia si è unito al Mosap – spiega il segretario generale del sindacato, Fabio Conestà -. I benefici della sua attività sindacale sono sotto gli occhi di tutti: dal riordino delle carriere ai contratti dei poliziotti”. ”Il Mosap è l’unico sindacato indipendente che può tutelare e garantire i diritti dei poliziotti, come avveniva tempo fa nel Sap. Questo è l’unico motivo del mio ritorno nel sindacato!”, sottolinea Tanzi, commendatore al merito della Repubblica Italiana.

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Nasce il primo sindacato militare della storia. Ecco il decreto ministeriale che lo autorizza

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

(GRNET.IT) Roma. Era atteso con trepidazione da molte settimane e finalmente il Brigadiere capo dei Carabinieri Antonio Serpi ha ricevuto il decreto del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che lo autorizza alla costituzione del primo sindacato militare della storia. E’ quanto si legge in un articolo pubblicato da GrNet.it, il sito web di notizie su Sicurezza e Difesa. Il sindacato in questione si chiama “Sindacato Italiano Militari Carabinieri” (SIM Carabinieri) e fa parte di un network di sindacati (ognuno indipendente e distinto per ciascuna delle forze armate) che hanno le medesime finalità e scopi. A breve quindi verranno autorizzati – così come ha annunciato il ministro Trenta – il SIM Esercito, SIM Marina, SIM Aeronautica, SIM Guardia Costiera e SIM Guardia di Finanza.«Il sindacato che abbiamo in mente – dichiara l’avv. Giorgio Carta, ex ufficiale dei Carabinieri, tra i fondatori – sarà caratterizzato da un’azione decisa ma responsabile e con il senso delle Istituzioni, le cui azioni saranno tese a migliorare l’efficienza dell’Amministrazione militare, ben consapevole del prevalente interesse pubbico, ma saldo nei principi ed intransigente verso le lesioni dei diritti dei singoli militari. Non vogliamo il sindacalismo estremo, sfascista e di pura contrapposizione all’Amministrazione, ma uno responsabile e costruttivo di dialogo».Sul tema dei diritti dei militari, ricordiamo che nel 2010 l’avv. Carta e l’ex elicotterista della Marina Giuseppe Paradiso, furono “costretti” a fondare un partito (il Partito Operatori Sicurezza e Difesa – POSD) proprio a causa della divieto di sindacato allora vigente, con lo scopo di far rispettare i diritti civili e politici del personale in uniforme. Curiosamente la legge vietava ai militari la costituzione di liberi sindacati di categoria ma nulla diceva circa la loro adesione a partiti politici. Molti comandi militari sanzionarono i militari iscritti al POSD, ma tutti tribunali amministrativi della penisola sancirono il pieno diritto politico del personale in uniforme ed annullarono tutti i provvedimenti disciplinari.Il Brigadiere Serpi ha dichiarato di aver «vissuto con forte emozione il momento in cui mi è stato notificato il decreto del ministro della Difesa».«Il mio pensiero – ha aggiunto Serpi – va principalmente ai colleghi di tutte le Forze Armate che da tanti anni e con tenacia hanno inseguito questo sogno di dotare il mondo militare di nuovi strumenti di tutela dei diritti e del benessere del personale».
Il Brigadiere Serpi ha voluto indirizzare «un caloroso ringraziamento al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta che fin dall’inizio del suo mandato ha manifestato sempre la sua vicinanza con i fatti e non con le parole alla realtà militare recependo la necessità di avviare quel processo innovativo affermato dalla Corte Costituzionale con la storica Sentenza n. 120», non dimenticando il Comandante Generale dei Carabinieri.«Oggi non è un traguardo ma un punto di partenza – ha dichiarato inoltre il Brigadire Serpi – e da domani inizierà l’attuazione al Decreto con la tenacia e caparbietà che ci contraddistingue, un percorso che ci porterà alla strutturazione e alla ramificazione su tutto il territorio nazionale. A tutti coloro che ci sostengono da mesi dico che dobbiamo subito rimboccarci le maniche».Adesso con il “Sindacato Italiano Militari” possiamo dire che comincia davvero “l’era” sindacale militare, così come avviente in molti paesi europei. (by GRNET.IT)

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Scuola, si allarga il fronte dello sciopero USB del 30 novembre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

La proclamazione dello sciopero da parte di USB Scuola, insieme con BastAlternanza, sta incontrando il sostegno dei lavoratori e non solo. Una piattaforma complessa, articolata e puntuale sta alla base di un momento di protesta nei confronti di questo governo che, su alcuni punti, si trova in assoluta continuità i governi precedenti. L’inadeguatezza degli organici docenti e ATA nelle scuole, unita alla persistente e cronica precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori, non vedono una soluzione reale nelle politiche effettive, ma soltanto proclami che però vengono smentiti dalle misure di legge. Ne è un esempio il recente bando di concorso riservato per gli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, per il quale viene messo a disposizione un contingente irrisorio rispetto alle reali necessità delle scuole che ogni settembre vanno nel totale caos.
Anche per il personale di ruolo la situazione non è rosea, Tra l’irrisolta problematica dei docenti costretti al trasferimento per effetto della “fase C” della L.107 e un rinnovo contrattuale economicamente farsesco e dal punto di vista dei diritti dei lavoratori assolutamente punitivo e svilente del ruolo e del concetto stesso di lavoratore della scuola, tutti siamo investiti dallo scempio al quale neanche questo governo è intenzionato a porre rimedio.La correttezza delle posizioni di USB Scuola viene confermata dalle adesioni allo sciopero che stiamo ricevendo in questi giorni a partire dal Comitato Idonei secondaria Concorso Docenti 2016, dall’Associazione nazionale per diritti dei lavoratori e da Potere al Popolo!Le ragioni di questo consenso sono riassunte in una piattaforma rivendicativa unificatrice delle tante specificità e individualità in cui le politiche portate avanti in questi 30 anni hanno ridotto i lavoratori e le lavoratrici della scuola e gli studenti, costretti a sottoporsi a inutili e dannosi test Invalsi e, ancor peggio, allo sfruttamento dell’Alternanza Scuola Lavoro, chiara sottrazione del tempo da dedicare allo studio, con i suoi conseguenti i rischi fisici e l’assuefazione al lavoro precario, sfruttato e non pagato ad essa collegati. Il 30 novembre gli scioperanti saranno in viale Trastevere dalle 9.30 insieme lavoratori della scuola e studenti per ottenere, in sintesi:
1. l’abolizione dell’ASL e l’eliminazione dell’invalsi
2. una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberi
3. una mobilità equa che permetta il rientro degli esiliati
4. ruolo per chi ha 36 mesi di servizio
5. assunzioni per gli ATA per coprire il fabbisogno nelle scuole
6. internalizzazione dei servizi gestiti dalle cooperative e l’assunzione diretta degli ex LSU ATA ad essi adibiti
7. reali aumenti salariali
8. rifiuto della regionalizzazione
9. ritiro della delega sul sostegno
10. integrazione degli alunni stranieri e inserimento di italiano L2 in tutte le scuole.

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Ferrovie, sindacati: SNCF-Svi non si sottragga a sue responsabilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“Sncf Voyages Italia non si sottragga alle sue responsabilità sulla mancata applicazione del contratto collettivo nazionale della mobilità/attività ferroviarie, invece di accusare i sindacati di violazione delle regole per indire gli scioperi e di valutare azioni legali a tutela della propria immagine”, così dichiarano Filt-Cgil, Fit-Cisl e FastConfsal. “Il tema vero è uno solo – proseguono le organizzazioni sindacali – ovvero che Svi è un’azienda di trasporto ferroviario passeggeri operante in Italia che non applica il ccnl italiano: questo vuol dire non giocare ad armi pari con le concorrenti a scapito dei lavoratori. Da tempo chiediamo un incontro per affrontare il problema e Svi ci ha sempre ignorati. Ora invece che abbiamo indetto uno sciopero nel rispetto della legge italiana, l’azienda si decide a riceverci il 22 agosto ma accusandoci di aver usato come arma pressoria uno sciopero indetto, a suo dire, in violazione delle regole italiane e di aver danneggiato la sua immagine e valutando conseguenti azioni legali. Per noi sono accuse non solo inaccettabili e velatamente intimidatorie, ma chiaramente mirate a sollevare un polverone per nascondere le inadempienze di Svi sul contratto”. Concludono Filt-Cgil, Fit-Cisl e Fast-Confsal: “Tutto questo avviene, lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, nel silenzio delle istituzioni e delle autorità competenti, in primis la Commissione di garanzia sugli scioperi e l’Autorità di regolazione dei trasporti, le quali sono sempre pronte a richiamare i sindacati alle loro responsabilità, talvolta a sproposito, ma non sono altrettanto sollecite con le aziende quando non rispettano le regole comuni del settore, come ad esempio quelle contrattuali”.

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Libro: L’altra storia del sindacato

Posted by fidest press agency su sabato, 21 luglio 2018

Esce in libreria e in ebook per Rubbettino “L’altra storia del sindacato. Dal secondo dopoguerra agli anni di industry 4.0” di Giuliano Cazzola e Giuseppe Sabella
Conte dice che sarà l’Avvocato del popolo italiano. Di Maio rilancia “lo stato siamo noi”. All’inizio di una fase di grande sconvolgimento economico e politico – sia a livello nazionale che internazionale – la domanda che riguarda il futuro delle democrazie avanzate è sempre più diffusa: quale ruolo avranno i corpi intermedi che hanno fatto vivere – ad oggi – il processo democratico? In Italia, sempre più il procedimento decisionale si esprime attraverso il decreto legge, il Parlamento raramente prende iniziativa e quando lo fa è debole e diviso. D’altronde la leadership dei partiti è sempre meno discussa: questi non sono più laboratori di idee e di formazione per la classe dirigente, ma soltanto degli strumenti per la creazione di consenso, oggi per lo più alimentato attraverso i social media.
E, anche in occasione dei provvedimenti in materia di economia e lavoro, non sempre le rappresentanze – sindacati e associazioni d’impresa – vengono ascoltate. E quindi, quale futuro?
Giuliano Cazzola e Giuseppe Sabella azzardano delle ipotesi nel loro nuovo libro L’altra storia del sindacato, una storia mai raccontata prima, lontana dai teoremi della “vecchia sinistra” e utile a capire presente e futuro. Nati da una costola dei grandi partiti del Novecento, i sindacati storici sono ormai i soli sopravvissuti al crollo e alla scomparsa di quel mondo, che ha portato l’Italia – all’inizio del Terzo Millennio – tra le 5 maggiori potenze economiche del mondo. Il cambiamento, quindi, li riguarda in modo particolare. Tutto questo, nel cuore della quarta rivoluzione industriale che, in modo importante, tocca l’Italia, ancora seconda potenza manifatturiera d’Europa. Il lavoro e l’industria sono oggi al centro della grande trasformazione: laddove c’è innovazione ci sono accordi sindacali. La contrattazione di secondo livello, il welfare aziendale, la conciliazione vita-lavoro e, più in generale, il piano industria4.0 sono sempre più al centro della vita delle imprese: ecco perché il sindacato ha davanti a sé una strada aperta e, se cambierà pelle, non scomparirà.
La pratica della contrattazione è simultanea a quella della produzione, ecco perché il ruolo di chi contratta è destinato a trasformarsi ma non a scomparire.
«Un libro anticonformista, un contributo serio per una discussione aperta sul movimento sindacale in cui non prevale la retorica e non domina il patriottismo di organizzazione. La globalizzazione, la finanziarizzazione dell’economia e il mercato hanno messo fuori gioco il sindacato. È un declino inarrestabile? Non ci sarà futuro? Giuliano Cazzola e Giuseppe Sabella non ne sono convinti, vedono delle opportunità. Sono molto interessanti gli stimoli, a volte le provocazioni, le proposte, i cambiamenti che propongono». Così scrive nella sua introduzione Giorgio Benvenuto, tra i più importanti protagonisti dell’Italia repubblicana, nel presentare L’altra storia del sindacato, una storia mai raccontata prima, lontana dai teoremi della “vecchia sinistra” e utile a capire presente e futuro. Ciò soprattutto in una fase di grande sconvolgimento economico e politico, sia a livello nazionale che internazionale. L’industria e il lavoro sono oggi al centro della grande trasformazione: laddove c’è innovazione ci sono accordi sindacali. La contrattazione di secondo livello, il welfare aziendale, la conciliazione vita-lavoro e, più in generale, il piano industria 4.0 sono sempre più al centro della vita delle imprese: ecco perché il sindacato ha davanti a sé una strada aperta e non scomparirà. Se cambierà pelle. (fonte: http://www.rubbettinoeditore.it)

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La Fp Cgil si conferma primo sindacato nel pubblico impiego

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Un risultato che ad oggi, con i dati in possesso della federazione dei lavoratori dei servizi pubblici della Cgil, attesta un consenso del 28,71%, che, tenuto conto dell’alta affluenza e della presentazione di più liste rispetto alle competizioni precedenti in un contesto di rimodulazione dei comparti, rende questo risultato una conferma importante del primato della Cgil”. È quanto si legge in una nota della Funzione Pubblica Cgil in merito all’esito del voto per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego del 17, 18 e 19 aprile scorsi. Queste elezioni, prosegue la nota, “segnano alcuni passaggi importanti per la democrazia nei luoghi di lavoro pubblici, a partire dalla sfida vinta della partecipazione. La nostra campagna a sostegno della democrazia partecipativa ha contribuito a registrare un’alta affluenza dei lavoratori al voto per la scelta dei loro delegati, ciò dimostra che la legge sulla rappresentanza funziona nel settore pubblico e garantisce trasparenza ai fini dell’accertamento della rappresentatività. Il sindacato confederale, e la Cgil in particolare, è scelto da centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori e nel complesso si afferma con circa il 73% dei consensi”.
Per la Fp Cgil, “il rinnovo dei contratti nazionali, l’apertura della nuova stagione di mobilitazione a sostegno del rinnovo contrattuale 2019/21, la discussione già avviata e il percorso di assemblee a sostegno del contratto e del nuovo sistema di classificazione, sono elementi che i lavoratori hanno valutato positivamente come archiviazione dell’era brunettiana, ritorno alla contrattazione, più partecipazione e innovazione. I punti di sofferenza di questi dieci anni di blocco della contrattazione, di disinvestimento nei settori pubblici e di blocco del turn over hanno trovato, grazie alla mobilitazione innanzitutto della Cgil, prime significative risposte”. “Ma proprio questi fronti, a cui si aggiungono le legittime aspettative salariali e professionali delle lavoratrici e lavoratori pubblici, sono gli elementi sui quali la Fp Cgil e le neoelette Rsu della Cgil sono già al lavoro per costruire proposte da portare, già nelle prossime settimane, nelle assemblee preparatorie alla fase di nuovo rinnovo contrattuale e da discutere e condividere con le lavoratrici e i lavoratori. Dobbiamo dare inizio – continua la Fp Cgil – alla contrattazione decentrata di cui le nuove Rsu saranno protagoniste in virtù delle prerogative date dal contratto e soprattutto preparare le piattaforme, guardando alla legge di Bilancio che deve contenere le risorse adeguate per contratto, nuovi assunzioni e investimenti nei servizi pubblici”.“Un ringraziamento per questa affermazione della Fp Cgil va innanzitutto alle quasi diecimila Rsu elette nelle nostre liste, ai candidati anche non eletti e ai militanti che hanno fatto una bella, partecipata e impegnativa campagna elettorale basata sui contenuti programmatici e sulla valorizzazione degli accordi e della contrattazione svolta e ai circa 255 mila lavoratori che hanno dato consenso alla Funzione Pubblica Cgil. Una grande responsabilità, una grande forza al sindacato dei diritti, un risultato non scontato nel quadro generale, che ci consegna il dovere di continuare a lavorare per dare Valore al Lavoro Pubblico”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.

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Forestali e diritti dei militari

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

“Bene la decisione della Consulta sulla legittimità dei sindacati militari, ma non basta. Ora occorre subito una legge che ne disciplini il funzionamento”.
La Federazione Rinascita Forestale e Ambientale (FeRFA) auspica che il necessario intervento del Parlamento sia il più celere possibile, alla luce della storica scelta della Corte Costituzionale che, nella giornata di ieri, ha dichiarato l’incostituzionalità della norma del Codice dell’ordinamento militare, che vieta la creazione di sindacati tra i militari.Il divieto costituiva oramai un retaggio storico, in contrasto con l’evoluzione del diritto internazionale e dei principi sanciti della Corte europea dei diritti dell’uomo e dal Comitato europeo dei diritti sociali.
La FeRFA – che racchiude le sigle sindacali dell’ex Corpo Forestale dello Stato e tre associazioni di categoria (Assodipro, UFDI, Unforced) – era coinvolta nel giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale attraverso l’intervento ad adiuvandum svolto da centinaia di ex Forestali che, dal gennaio 2017, sono stati obbligati ad assumere lo status militare da uno dei decreti della Riforma Madia della P.A.Tuttavia, mai come ora, diviene necessario l’intervento del legislatore: la Consulta, infatti, ha sancito che la libertà sindacale applicata al personale militare necessita comunque di una apposita regolamentazione normativa.
“Saremo in prima linea – afferma l’avvocato sannita Egidio Lizza, che difende migliaia di ex Forestali davanti alla Corte Costituzionale e al Comitato europeo dei diritti sociali – perché ciò costituisca uno dei principali obiettivi del nuovo Parlamento. In un periodo di necessarie limitazioni agli sprechi di denaro pubblico, occorre ricordare che mentre i sindacati sono sostenuti dai singoli associati, le attuali rappresentanze militari, oramai dichiarate incostituzionali, gravano di fatto sul bilancio dello Stato per milioni di euro”.
La vittoria, propiziata dall’azione di Assodipro (l’associazione che da anni è impegnata nella difesa dei diritti dei militari), assistita dal Prof. Andrea Saccucci, si inserisce a pieno titolo nel solco della battaglia legale avviata dagli ex Forestali per cancellare il decreto della Riforma Madia, che li ha militarizzati, e per ritornare ad avere uno status civile ed una collocazione autonoma quale forza di Polizia ambientale.
“Il prossimo appuntamento con la Consulta è in programma il 5 giugno – ricorda Lizza – che questa volta dovrà giudicare se sia legittima la riforma che ha cancellato il Corpo Forestale dello Stato, Forza di Polizia ad elevata specializzazione per la tutela del nostro patrimonio ambientale ed agroalimentare, militarizzando forzatamente la gran parte dei suoi dipendenti e disperdendo le loro professionalità in diversi Corpi, Amministrazioni ed Enti”.

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