Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘sinistra’

Realismo di sinistra

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

Sono passati 60 anni da quando, il 15 novembre del 1959, il partito socialdemocratico tedesco, Spd, ratificava il programma di Bad Godesberg, abbandonando formalmente l’ideologia marxista del capovolgimento rivoluzionario della società e riconoscendo l’economia di mercato, come ricordava Le Monde nel cinquantenario della data. Quel programma, che non rinunciava affatto al governo del capitalismo, avrebbe fatto epoca, tracciando una nuova “agenda” della socialdemocrazia europea, secondo la formula della “concorrenza finché è possibile, programmazione finché è necessario”. Un punto di svolta a cui ancora oggi la socialdemocrazia si rifà, all’interno dell’operazione di rigenerazione ideologica e programmatica che sta vivendo, scrive lo storico Jacopo Perazzoli nell’introduzione all’eBook che Fondazione Feltrinelli ha dedicato al programma di Bad Godesberg. Ed è un segno della sua rilevanza il fatto che a quel congresso guardi anche chi, in questi anni, ha chiesto un drastico ripensamento dell’agenda liberista: una Bad Godesberg alla rovescia in ascolto di disuguaglianze e sofferenze sociali (Il Manifesto).
Il problema, a sinistra, non è solo italiano. La socialdemocrazia fatica a vincere dalla Germania alla Francia, e persino in Svezia. Ma ci sono anche Paesi, come la Danimarca, in cui si continuano a registrare successi. E le migliori speranze arrivano dal Portogallo (Dw), dove il governo socialista di Antonio Costa, appena riconfermato, ha saputo unire crescita economica, azzeramento del deficit e spesa sociale concentrata sulle fasce deboli, combattendo l’evasione fiscale tramite il ricorso alla tecnologia (Linkiesta). In Spagna, intanto, Psoe e Podemos hanno fatto l’accordo per formare un governo di sinistra, ma non hanno la maggioranza (Post), mentre la destra estrema di Vox è diventata la terza forza politica (Euronews). In Gran Bretagna, invece, a prescindere da come andranno le prossime elezioni e l’uscita dall’Ue, scrive ProspectMagazine, Jeremy Corbyn ha generato un forte cambiamento nel Labour Party, reintroducendo la parola socialismo, con un forte coinvolgimento delle giovani generazioni che ha permesso l’affermazione di temi centrali come quello del Green New Deal.
La crisi della socialdemocrazia europea, però, non deriva solo dalla assenza di soluzioni politiche delle sinistre a livello nazionale. Le riforme, perché siano davvero efficaci, devono avvenire anche a livello europeo: come l’unione fiscale, l’estensione delle protezioni dei lavoratori, l’offerta di servizi base universali e il sostegno alle forme cooperative (Social Europe). Finora, passando da una crisi all’altra, la sinistra europea è stata vista invece come parte dei problemi e non come la soluzione (Al Jazeera). Dopo la caduta del muro di Berlino, il fenomeno della globalizzazione e delle immigrazioni di massa richiedevano risposte che anche la sinistra socialdemocratica non aveva, abituata com’era a pensare dentro lo Stato nazionale (HuffingtonPost). Ora serve uno sforzo per invertire la rotta. Serve visione, scrive FanPage, per sostenere con coraggio proposte alternative a quelle di Salvini e degli altri sovranisti, abbandonando – sia in campo economico, sia in ambito sociale – l’inerte difesa dello status quo continentale e di un’Europa ormai auto-referenziale. (fonte: http://www.fondazionefeltrinelli.it)

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“Battuta in Europa la sinistra immigrazionista e filo-Ong”

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

“Il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione che voleva impegnare gli Stati membri a tenere sempre e comunque i porti aperti. Anche grazie a FdI, le forze di centrodestra si sono compattate e hanno votato insieme per impedire l’approvazione di questo pericolissimo documento». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Meloni: Un governo più a sinistra della storia repubblicana

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

«Da un anno e mezzo la destra vince tutte le elezioni ma oggi ci ritroviamo il governo più a sinistra della storia repubblicana. E la chiamano democrazia! Il Governo Conte bis è il perfetto prodotto di un’orrenda spartizione di poltrone e di una tragica, consapevole, sottomissione ai diktat dell’Unione Europea e della BCE. Il M5S si accontenta di placare la sua fame di poltrone aumentando i ministeri e mantenendo il dicastero del Lavoro per poter fare propaganda con provvedimenti inutili come il reddito di cittadinanza, ma lascia tutto il vero potere nelle mani del Pd, un partito che gli italiani hanno ripetutamente e sonoramente bocciato in tutte le competizioni elettorali. A partire dall’economia fino ad arrivare all’immigrazione, questo governo farà l’esatto contrario di ciò che la maggioranza degli italiani chiede ma in compenso le consorterie di mezza Europa stanno già festeggiando. Invitiamo tutti gli italiani che vogliono difendere la sovranità e la democrazia delle nostre Istituzioni a scendere in piazza insieme a noi. L’appuntamento è per lunedì 9 settembre alle ore 11: Fratelli d’Italia sarà in Piazza Montecitorio per protestare con tutti gli italiani liberi che vogliono dire no al patto delle poltrone e chiedere libere elezioni». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Meloni: “E’ il governo più a sinistra della storia repubblicana”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

«Da un anno e mezzo la destra vince tutte le elezioni ma oggi ci ritroviamo il governo più a sinistra della storia repubblicana. E la chiamano democrazia! Il Governo Conte bis è il perfetto prodotto di un’orrenda spartizione di poltrone e di una tragica, consapevole, sottomissione ai diktat dell’Unione Europea e della BCE. Il M5S si accontenta di placare la sua fame di poltrone aumentando i ministeri e mantenendo il dicastero del Lavoro per poter fare propaganda con provvedimenti inutili come il reddito di cittadinanza, ma lascia tutto il vero potere nelle mani del Pd, un partito che gli italiani hanno ripetutamente e sonoramente bocciato in tutte le competizioni elettorali. A partire dall’economia fino ad arrivare all’immigrazione, questo governo farà l’esatto contrario di ciò che la maggioranza degli italiani chiede ma in compenso le consorterie di mezza Europa stanno già festeggiando. Invitiamo tutti gli italiani che vogliono difendere la sovranità e la democrazia delle nostre Istituzioni a scendere in piazza insieme a noi. L’appuntamento è per lunedì 9 settembre alle ore 11: Fratelli d’Italia sarà in Piazza Montecitorio per protestare con tutti gli italiani liberi che vogliono dire no al patto delle poltrone e chiedere libere elezioni».

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Il PD e la sinistra verso il disastro elettorale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

matteo renzipierluigi bersani.medium_300Referendum costituzionale: un boomerang. Post referendum e scissione: boomerang doppio. Elezioni in Sicilia: colpo da k.o. Commissione d’inchiesta sulle banche: altro tremendo boomerang. Nuova legge elettorale e prossime elezioni: altamente probabile che sia non solo l’ennesimo boomerang, ma quello definitivamente letale. È difficile assistere in politica ad una sequenza di momenti di procurato autolesionismo così ravvicinati e insistiti come quelli che la sinistra si è inflitta negli ultimi 18 mesi. Matteo Renzi e il Pd, in primis, ma anche i transfughi guidati da Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema non sono da meno, come pure Pietro Grasso, Giuliano Pisapia e altre figure e controfigure che animano (si fa per dire) la nebulosa che sta alla sinistra del Partito Democratico. Ma la cosa più grave è che si stanno fiondando a tutta velocità contro il muro e nessuno sembra avere un briciolo di consapevolezza del rischio che corrono, o se ce l’hanno non fanno nulla per evitarlo, cose se fossero impietriti di fronte all’approssimarsi dello schianto.
Prendete Renzi. Rilascia un’intervista che il Corriere della Sera (18 dicembre) titola: “Vero, il mio consenso è in calo”. Vediamo quel titolo e pensiamo: deve aver capito, forse è la volta buona. Anche perché Renzi aggiunge “È evidente che il mio consenso personale non è più quello del 2014”. Poi andiamo a leggere bene e ci cascano le braccia. Intanto l’analisi: “stiamo pagando il fatto che gli altri sono in campagna elettorale mentre noi dobbiamo sostenere la responsabilità del governo”. Capito? La colpa è del presidente della Repubblica che non ha ancora sciolto le Camere e mandato gli italiani al voto. E infatti il segretario del Pd aggiunge: “ovvio che fosse meglio votare a giugno o al massimo a settembre”. Per poi concludere parlando leziosamente in terza persona: “chi allora sosteneva questa tesi è stato accusato di irresponsabilità, ma non votando si è fatto un clamoroso assist a Berlusconi e d'alemaGrillo”. Quindi ripete sulla commissione presieduta da Pierferdinando Casini quello che aveva detto dopo la sconfitta sulla riforma costituzionale: “Non solo non mi sono pentito, ma lo rifarei domattina”. Così come ora insiste sulla ricandidatura di Maria Elena Boschi. Buonanotte. Come scrive saggiamente Emanuele Macaluso, la collegialità tra diversi in un partito, quella vera, non tra sodali e amici, fa da scudo a chi lo dirige, ma il segretario non conosce la dialettica reale, per lui nel Pd come fuori ci sono solo amici o nemici, e così è partito pensando di mettere sulla graticola il governatore della Banca d’Italia per farne strumento di campagna elettorale in modo da recuperare il consenso perduto, e invece arrosto ci è finito lui e la sua presunzione.
Ma se è definitivamente acclarato che contare sulla resipiscenza di Renzi è impossibile, così come è ormai assodato che il renzismo è un indigeribile impasto di protervia e dilettantismo, non minori responsabilità hanno gli altri leader democratici e della sinistra. A cominciare da Pierluigi Bersani. Anche lui specializzato nell’uso di quell’arma da getto tipica degli indigeni australiani che ha la proprietà di ritornare al punto di lancio quando non colpisce il bersaglio: il boomerang di elezioni vinte e perse nello stesso tempo, di un mandato esplorativo gettato alle ortiche nel penoso tentativo di inseguire Grillo e i grillini, ma soprattutto di una scissione dal Pd, avvenuta sul fronte sinistro che dunque l’ha costretto a far sue posizioni vetero comuniste che con la sua storia di riformista – di buon amministratore regionale come di ministro delle liberalizzazioni (le famose “lenzuolate”) – nulla hanno a che fare, che ha finito col puntellare la segreteria di Renzi. Sarebbe bastato attendere il voto siciliano, il cui risultato era scritto, e subito dopo dare sostanza politica, numeri e coraggio agli Orlando e ai Franceschini che – colpevolmente – non hanno saputo impedire a Renzi di far coincidere il proprio destino e quello del partito, in una sorta di cupio dissolvi che, se non ci saranno cambiamenti ora nient’affatto alle viste, costeranno al Pd un risultato elettorale disastroso, probabilmente molto peggiore di quanto già non dicano gli ultimi sondaggi. Invece Bersani il buono e D’Alema il cattivo hanno scelto di uscire, dovendosi poi penosamente aggrappare a due personaggi come Grasso e Boldrini lauraLaura Boldrini che di politico non hanno nulla ma sono solo costruzioni mediatiche, proprio loro che hanno (giustamente) criticato il solipsismo renziano e il conseguente svuotamento del partito come strumento di selezione della classe dirigente. Conosciamo e preveniamo l’obiezione di coloro che ora si chiamano “Liberi e Uguali” – nome che qualcuno irrispettosamente, ma azzeccandoci, ha detto sembrare il marchio di uno shampoo – e cioè: non si può stare nello stesso partito di Renzi senza accettare le sue regole da padrone, né è possibile immaginare un percorso unitario fra partiti con lui alla segreteria del più grande. Tutto vero, ma l’osservazione suona come conferma della nostra tesi: non era meglio restare nel Pd e, senza bisogno di abdicare al riformismo, giocarsi la partita della leadership al momento opportuno (cioè questo)? Se a tutto ciò si aggiungono le convulsioni che hanno riguardato il ruolo di Pisapia – tentativo finito nel nulla – e l’intifada che ha fatto da sfondo ai tentativi di aggregazione a sinistra, ecco che emerge il quadro di un mondo diviso e decadente, che si autocondanna a stare all’opposizione o a fare da stampella ai 5stelle se i grillini, qualora fossero incaricati, dovessero optare per un’intesa a sinistra, numeri parlamentari consentendo, anziché a destra. Il silenzio di Romano Prodi, la lontananza di Walter Veltroni e la resa davanti all’ineluttabilità degli eventi di Giorgio Napolitano, pur umanamente comprensibili, sono estraneità assordanti mentre la (ex?) casa comune crolla. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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La sinistra ha trovato il suo leader?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

aula senatoI partiti che si richiamano alla sinistra in Italia sono una galassia formata da tanti pianeti e satelliti ma senza una stella che irradi luce e calore. Quante candidature sono state avanzate e quante altre rinviate al mittente? Tante, troppe. E’ tempo di capire che parlare di sinistra oggi sa di obsoleto. Gli elettori oggi in massima parte non riescono a riconoscersi in quest’area. Ciò non vuol dire che l’ideologia che ad essi si richiama sia tramontata. Tutt’altro. E’ che ha cambiato nome e raccoglie idealmente miliardi di esseri umani sul fronte della lotta per una società egualitaria, per un diritto sia per la vita sia per vivere. Non si può più tollerare che ogni anno milioni di bambini muoiono di fame o per mancanza di assistenza sanitaria per ragioni economiche, non si può più tollerare che le ricadute xenofobe abbiano diritto di cittadinanza, non si può più tollerare che la corsa indiscriminata agli armamenti distragga risorse per l’umanità e generi guerre e distruzioni immani. Qui il confronto diventa epocale tra chi è e chi ha e non si può più pensare che una qualche decina di milioni di persone finisca con il condizionare ed umiliare miliardi di propri simili per il colore della pelle, per il luogo dove sono nati, per la modestia del loro lavoro, per l’appartenenza religiosa in luogo di un’altra e per i propri natali. Se la sinistra in Italia riesce a capire tutto questo e a rendersi conto che, rispetto alle altre ideologie, ha tutte le carte in regola per chiamarsi paladina degli emarginati, allora la sua guida non può che rispecchiare chi nella vita ha lottato, dimostrandolo giorno dopo giorno, per tracciare la strada maestra di una battaglia essenzialmente culturale perché non si può essere servi e un Giuda dai trenta denari del padrone di turno per sentirsi realizzato. (Riccardo Alfonso direttore centri studi politici ed economici della Fidest)

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Sempre più a sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

1800-Cacciari&Giorello04Un politologo commentando anni fa la vocazione di una certa sinistra si volersi sentire sempre più a “sinistra” si chiedeva “ironicamente” se a forza di andare per quel verso non s’imbattesse alla fine con la destra. Di là della battuta resta una riflessione da non tralasciare. Prima di tutto siamo certi che da qualche anno a questa parte l’idea stessa di dare alla politica una “guida stradale” definendola di centro, di destra, di sinistra e con tutte le sue varianti: centro-destra, centro sinistra, sinistra integralista, sinistra riformista e chi più ne ha ne metta, possa ancora valere o non dobbiamo convenire con il filosofo Cacciari che tale idea è tramontata sebbene stentiamo a rendercene conto? Il discorso a questo punto mi tocca da vicino perché da anni sostengo che la società, così come si sta formando, tende ad assumere una posizione duale. Da una parte la ricchezza, lo sfruttamento, le logiche capitalistiche e, dall’altra, si colloca il resto dell’umanità. Quell’umanità fatta di disoccupati, cassa integrati, precari, famiglie monoreddito, pensionati, immigrati e sbandati. Eppure se nel loro insieme costituiscono la maggioranza assoluta del pianeta, la loro rappresentanza politica è irrilevante se non nulla. Non solo. E’ da ingenui, infatti, pensare a chi è disposto a dividere il suo con chi ha nulla o poco. E’ da ingenui credere alla favola dell’equa ripartizione delle risorse. E si è ancora tanto ingenui a pensare a un governo nato dal cosiddetto popolo “sovrano” che non si rivolti contro il suo stesso mandante per favorire i propri interessi partigiani. Ed è un’emarginazione trasversale nel senso che alberga sia nelle lande desolate sia nelle grandi città che per altri versi luccicano di opulenza nei suoi centri di potere.
E allora che fare? Prima di tutto darsi un pizzicotto nelle proprie parti più sensibili e svegliarsi dal sogno profondo in cui siamo immersi tra illusioni, rassegnazioni, cinismo e vocazione ad arrangiarsi. E a prendere coscienza della forza che una democrazia compiuta assegna agli elettori votando per chi ha fornito prova di lottare nell’interesse generale del Paese e contro le lobby, le corporazioni, i comitati d’affari, il malaffare. Ed è indubbio che alla fine ci riusciremo. La controprova l’abbiamo avuta qua e là nel “regno della politica” Ma si deve fare di più e meglio: spazzare via la massa di arrampicatori politici che hanno creato tanti guasti e generare una nuova guida politica che pensi un po’ meno a sé e un po’ più all’interesse generale e iniziare a porre riparo ai tanti guasti che sono stati provocati per ingordigia e lussuria. Ora, però, ci troviamo con il fiato al collo e l’emergenza richiede di fare in fretta prima che sia troppo tardi. Probabilmente si rende necessario un secondo pizzicotto. (Riccardo Alfonso)

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La “sinistra” che ha perso per strada la sua ideologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

carlo marx“Ennio Flaiano diceva: ‘Io non sono comunista perché non me lo posso permettere’”. Lo afferma l’On. di Forza Italia Sandra Savino. “È la storia che si ripete – prosegue la parlamentare -: da un lato la sinistra salottiera e miliardaria dei vari “Giangi” che lava il senso di colpa per la propria ricchezza con umanitarismi tanto improvvisati quanto radicali e pericolosi; dall’altro la gente che vive ogni giorno quelle periferie che i compagni dalla erre moscia guardano solo nei documentari e che è costretta a subire sulla propria pelle i disastri di una classe politica lontana anni luce dalla realtà profonda del Paese”. “In Italia come in Europa, la sinistra sarà sempre più isolata nella propria torre d’avorio, forte dei suoi soldi e delle sue semplici convinzioni, ignara del fatto che di sotto la tensione continua a salire”, conclude Sandra Savino.

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La sinistra italiana: una riflessione che viene dal passato

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

carraAnni fa Eduardo Aldo Carra ha scritto un libro titolato: “Ho perso la sinistra. Le ragioni del declino e le proposte per reinventarla” con la prefazione di Aldo Tortorella (Collana Materiali, Prezzo 8,00 euro, Pagine 144). Allora, nel 2008, si annotava non solo la scomparsa della Sinistra Arcobaleno, ma di tutta la sinistra italiana. E a questo riguardo Carra scriveva: “Nel sistema bipolare si conta se si governa o se si ha il peso per condizionare il governo. Le forze di centro sinistra oggi non sono maggioritarie. E allora o si fanno alleanze larghe o si conquistano nuovi consensi. Nelle ultime elezioni non si sono fatte alleanze e si sono persi consensi. Da qui la gravità della sconfitta. Ma questa crisi in realtà nasce da lontano, e investe soprattutto il rapporto con il mondo del lavoro e con i giovani”. La tesi dell’autore è che gli elettori di sinistra non si siano spostati a destra, ma abbiano dato vita al secondo partito della sinistra: il partito dell’astensione. I voti sono, quindi, ancora recuperabili, ma solo con una profonda ricostruzione di strategie e comportamenti. È necessario, quindi, che la sinistra si faccia promotrice di uno stile di vita alternativo e di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. Questa ricostruzione della sinistra, nel mondo multipolare che scaturirà dalla crisi che sta investendo l’intero pianeta, deve assumere una dimensione europea sia per non rischiare l’emarginazione sul piano economico, sia per riproporre i valori sociali che hanno caratterizzato le esperienze socialiste europee avviando una nuova stagione di diritti del lavoro e di cittadinanza. Ora mi chiedo cosa è cambiato a distanza di nove anni? Poco o nulla, purtroppo, nella famiglia litigiosa del centro-sinistra. La nota più significativa è stata, semmai, quella di aver aperto una porta, non uno spiraglio, a una nuova idea di politica incarnata nella fattispecie dal Movimento 5 stelle. E questo, forse senza che la sinistra ne avesse piena consapevolezza, ha sancito la fine del centro sinistra e non solo come forza di governo e a metterci la pietra tombale è stata e continua ad essere la leadership di Matteo Renzi, l’uomo che divide e non unisce. Ma c’è anche una grossa novità nella politica italiana ed è costituita dal fatto che non esistono più, se non con numeri risibili elettoralmente parlando, i partiti nati e cresciuti intorno a una identità ideologica. Oggi sta nascendo nell’opinione pubblica, e non solo italiana, una nuova certezza che il mondo si sta sempre più caratterizzando tra chi ha e chi è e il chi ha, pur rappresentando una ristretta minoranza, ha saldamente in mano le leve del potere e le esercita per emarginare il chi è rappresentato da quel popolo che per la loro condizione economica è posto ai margini della società. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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La sinistra si dilania in una guerra tra vinti

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Quello che sta accadendo dentro il Pd, tra il Pd e le altre sinistre, tra le diverse anime alla sinistra del Pd e più in generale nel pulviscolare mondo della gauche all’italiana preso nel suo insieme, è qualcosa di surreale. Intanto perché dalle modalità espressive dei protagonisti e di molti osservatori sembra che si parli dell’intero paese, mentre si tratta di una parte crescentemente minoritaria, sia in termini di rappresentanza sociale che elettorale. E poi perché, da qualunque lato la si guardi e rivolti, non c’è neppure un lembo delle parti in campo che esprima una posizione minimamente potabile.
Partiamo da Renzi e dal Pd, ormai quasi interamente “renzizzato”. Come abbiamo già detto e ridetto, l’ex presidente del Consiglio ha sbagliato e sta sbagliando praticamente tutto. Fu un errore, di metodo e di merito, la forzatura del referendum costituzionale e la personalizzazione estrema di quella battaglia, è stato un errore la modalità con cui ha gestito la sconfitta – ben al di là delle contraddizioni intorno agli impegni di ritiro manifestati – sono un errore le reiterate forzature messe in atto da segretario del partito in questi mesi, da quella per le elezioni anticipate alle varie avute nei confronti delle componenti interne. Lacerazioni inopportune, spesso inutili, sicuramente dannose per un leader declinante di un partito declinante. Atteggiamenti che derivano dal fatto che Renzi agisce secondo una logica esclusivamente individuale (ormai nemmeno più di gruppo, tant’è che è assai probabile che assisteremo presto ad uno sfaldamento dello stesso “giglio magico”), sorretto da un ego smisurato e animato da una non meno sconfinata voglia di rivincita. Insomma, niente che abbia a che fare con la politica. Per la quale dovremmo accontentarci di sapere che Renzi non è un ex comunista e che non è affetto, anzi, dai tic della sinistra classica, tantomeno di quella radical chic. Buone premesse, è vero, ma insufficienti per cavarci una linea politica e soprattutto un bagaglio programmatico all’altezza delle sfide che l’Italia ha davanti. Tanto più se si tiene conto dei risultati, largamente insufficienti, conseguiti dal suo governo. Anzi, ora si fatica persino a capire chi sia e cosa voglia Matteo Renzi, adesso che ha perso per strada le caratteristiche con cui si era imposto: il rottamatore ha lasciato il posto al killer seriale, il riformatore al pasticcione che strologa sul futuro perché non sa leggere il presente.
Biagio De Giovanni – che, come ha opportunamente ricordato Dino Cofrancesco su Paradoxa, è uno dei pochi cervelli pensanti della sinistra italiana – scrive che dopo la bocciatura della proposta referendaria, il terreno di scontro interno alla sinistra è tornato “nell’alveo di un torrente limaccioso” che trascina tutti i detriti di una storia lunga e tormentata. Vero, anche se il segno di quel passaggio costituzionale non era positivo, tanto che ha finito con l’essere una camicia di forza che ha legato prima di tutto il suo proponente, oltre che porre in stallo l’intera politica italiana. E comunque, sono gli italiani che hanno bocciato a larga maggioranza quella proposta, e a quella scelta ci si deve inchinare. Ma proprio dallo sconfitto ci si dovrebbe attendere una capacità di ricucitura, che invece Renzi si rifiuta pervicacemente di mettere in atto. Sia chiaro, il segretario del Pd ha perfettamente ragione quando accusa i suoi interlocutori interni di essere animati da “anti-renzismo” e di avere in testa solo il vecchio schema ulivista, che non è più praticabile né sotto il profilo elettorale né della coerenza politica. Ed ha ragione perché si rivolge a coloro che, chi appoggiandolo chi dividendo il fronte alternativo, gli hanno spianato la strada alla vittoria nelle primarie. Peggio per loro.
Detto questo, non è rompendo con tutti su tutto che Renzi può pensare di presentare al Paese una proposta credibile. Per il semplice fatto che il contesto neo-proporzionale richiede alleanze, e la forza fin qui mostrata dal fronte populista e sovranista obbliga ad alleanze vaste se non si vuole che si viaggi dritti dritti verso l’Italexit. Tra queste non solo ci può ma ci dovrà essere quella con Forza Italia, indispensabile nel nuovo bipolarismo che ha nel populismo e nella posizione pro o contro l’Europa il punto di frattura, e per evitare l’abbraccio mortale tra Berlusconi e il duo Salvini-Meloni. Ed è qui che casca l’asino degli avversari di Renzi, afflitti dal solito riflesso condizionato dell’anti-berlusconismo. Nello stesso tempo, però, sarebbe miope tessere la tela con Berlusconi – pur indispensabile, lo ripetiamo – con il solo scopo (personale) di tornare a palazzo Chigi. Se c’è una possibilità che un governo di larghe intese si faccia, in chiave anti 5stelle e Lega, essa presuppone che non sia Renzi a guidarlo. Di questo lo smanioso Matteo se ne faccia una ragione, o sarà peggio non solo per lui (amen) ma anche per l’unica chances che abbiamo di evitare un governo Grillo-Salvini o di dover tornare a votare tre mesi dopo le elezioni.
Che faranno gli Orlando e i Franceschini? Emanuele Macaluso li incoraggia a restare e combattere, Peppino Caldarola gli suggerisce di produrre un’altra scissione perché ormai “il popolo residuo del Pd è renzizzato”. In mezzo c’è Eugenio Scalfari, che auspica che Renzi e Pisapia siano presi da “incantamento” e si faccia così la “grande sinistra” sempre sognata. Sogni, appunto. La verità è che ci vorrebbe, invece, un grande partito riformista, moderno, capace di usare parole di verità sulla crisi italiana che viene da lontano, perché capace di analizzare il declino e di studiare un programma liberal-keynesiano per fronteggiarlo e sconfiggerlo. Un partito che alla sua sinistra ne abbia un altro, la cui radicalità sia la certificazione del tasso di riformismo del primo. E che, come il Psi con la Dc e i laici nella Prima Repubblica, sia organicamente alleato di una o più forze moderate. Un partito di cui, francamente, avrebbe senso facessero parte anche i Bersani e i D’Alema, e forse anche i Pisapia (non fosse altro per l’approccio garantista al problema della giustizia), se non fosse che le rotture di natura personale pesano più delle ragioni politiche.
Il problema, però, è che il progetto riformista manca – sia sotto il profilo politico e programmatico, che culturale – e che Renzi, che sarebbe il giusto leader perché privo delle scorie ideologiche del passato, ha mostrato in modo inequivoco di non essere l’uomo in grado di far fare alla sinistra il salto che, per esempio, gli fece fare Blair o che potrebbe fargli fare Macron se non si rivelerà un fuoco di paglia. Mentre gli altri attori della partita sono più assennati di Renzi, ma di lui a loro manca il piglio decisionista (purtroppo Matteo lo mette al servizio di cause sbagliate) e la testa pienamente sgombra dai vecchi tabù gauchisti.
Insomma, quello del Pd è un gioco a somma negativa. Ed è tale, anzi, se si considera l’intera sinistra, visto che il frazionismo impera anche nelle varie anime che compongono l’area oltre il Pd. Mentre sulla sinistra cala lo spettro di una guerra tra vinti, il rischio, per loro ma anche per noi, è che il vento populista spazzi via tutto.
(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it) (n.r. Un solo commento. Renzi non sbaglia perchè è un uomo di centro-destra e i suoi occhi sono rivolti a Berlusconi).

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Fazio: icona sinistra al caviale?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

brunetta-nardin“Fazio, già bravo dj, è semplicemente uno dei tanti personaggi che lavorano dentro la Rai. La sinistra ne ha fatto un’icona, probabilmente perché è fazioso, lo dico con un pizzico di ironia, perché non garantisce il pluralismo ed è solo e unicamente, con le sue interviste, con il suo tono, con il suo approccio alle cose del mondo, un produttore di consenso e di cultura in senso lato, a sinistra”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a Radio Cusano Campus.“Legittimo tutto questo se ci fosse un reale pluralismo, cioè se ci fossero altrettanti personaggi che producessero altrettanta cultura, interviste per tutte le sensibilità dell’arco politico culturale istituzionale. Purtroppo la sinistra ha questo difettino, dell’egemonia gramsciana, per cui o sei di sinistra nelle varie sfumature o non esisti. Fazio rappresenta benissimo questa linea, ma non rappresenta il Paese, non rappresenta l’Italia.Questo tipo di cultura è assolutamente minoritaria, io li chiamo radical chic, sinistra al caviale. E lo stipendio, il contratto, il rinnovo, le modalità, ben rappresentano questa contraddizione che taluno può dire ‘cuore a sinistra, portafoglio a destra’, però queste sono piccole cattiverie che non riproduco. Dico solo che è inaccettabile: la Rai è servizio pubblico e il servizio pubblico deve rappresentare il Paese, non un pezzo del Paese.Detto questo, che la Rai è un concentrato di capitale umano, di esperienza, di archivi, di storia del nostro Paese, è un peccato che venga svilito a strumento di propaganda, di potere per pezzi limitati e anche poco rappresentativi della nostra società”.

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Con la scissione del Pd Renzi può trasformare la sinistra in senso liberista?”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

michele emiliano“Ieri ho letto con stupore il colloquio di Francesco Giavazzi con ‘Il Foglio’. La tesi? Con la scissione del Pd Renzi può trasformare la sinistra in senso liberista”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da “Il Giornale”.“Il professor Giavazzi dice che Renzi, sfruttando anche la scissione del Pd, potrà portare il liberismo a sinistra. Sbagliato! Renzi dovrà, invece, coprirsi a sinistra dalle bordate che arriveranno da Orlando e da Emiliano. Per non parlare della strategia che l’ex segretario dovrà mettere in campo per osteggiare la possibile buona riuscita dell’operazione messa in atto da Bersani-D’Alema. Allo stesso tempo Renzi dovrà lasciar intravvedere il suo finto ‘moderatismo’ tentando di conservare il pacchetto di voti post democristiani che ancora il suo Pd riesce a raccattare.Per riuscire in quest’impresa Renzi farà zig zag su tutto. Viva i giovani e i pensionati, viva i lavoratori autonomi e i dipendenti pubblici, viva gli studenti e i baroni universitari, viva la famiglia e le unioni civili, viva la green economy e i petrolieri, viva gli obbligazionisti truffati e i banchieri, viva il risparmio dei cittadini e i finanzieri della City, viva i magistrati e la riforma della giustizia dalla parte dei cittadini. Farà come ha fatto nei suoi mille giorni a Palazzo Chigi: il populista peronista 4.0. Altro che liberismo, caro Giavazzi, tornerà con prepotenza la logica delle mance, dei bonus, delle marchette, degli annunci. E lo dice un suo collega che in questi anni ha vissuto ciò di cui parla dalla faticosa trincea del Parlamento e non dalle vellutate e prestigiose colonne della prima pagina del ‘Corriere della Sera’.Renzi inaugurerà lo ‘zigzaghismo’, una riedizione in salsa fiorentina del fallimentare ‘maanchismo’ di veltroniana memoria. Una sciagura per ciò che resta del Partito democratico (o Partito di Renzi che dir si voglia) una sciagura per l’Italia, per i suoi conti, per la sua credibilità internazionale.Un pericolo al quale il centrodestra unito di governo dovrà rispondere con una proposta autentica e credibile, per dare speranza al Paese, per invertire la marcia, per completare quelle riforme che, forse Giavazzi dimentica, sono già la storia del buon governo di Silvio Berlusconi in dieci degli ultimi vent’anni”.

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Ogni tanto si incontrano persone convinte che il PD sia un partito di sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2016

Pd bandieraSe non sono troppo distratte, bastano poche battute e su questa infondata convinzione cominciano ad elaborare il dubbio. Del resto non ci vuole molto per dismettere un luogo comune e rendersi conto che la realtà è altra cosa. Il PD non è un partito di sinistra, è piuttosto un agglomerato di interessi confuso in un bizzarro conservatorismo, spacciato e camuffato da riformismo.Il PD dispone anche di una minoranza convinta di “fare la differenza” e convinta pure che “le cose si cambiano dall’interno”.È anche vero che ognuno ha il diritto di coltivare le proprie illusioni, e tra queste di includere l’illusione che le riforme siano sinonimo di progressismo.Ogni modifica allo stato esistente è una riforma, anche se si decide di chiudere il Parlamento, o di sospendere le garanzie costituzionali e di proclamare lo stato di guerra, è una riforma . Fare le riforme, di per sé, non è garanzia di un bel niente, e la spregiudicatezza con la quale oggi il PD vuole “cambiare verso” alla democrazia, non è una illusione, purtroppo è una preoccupante realtà. La Costituzione è il Patto Condiviso di una Nazione. La Costituzione non è immutabile, la si può cambiare, a patto che anche il percorso per farlo sia condiviso ma soprattutto che i contenuti siano sempre la risultante di una mediazione elaborata da tutte le rappresentanze politiche.
La sinistra italiana ha sempre avuto, piuttosto, la costante ed esagerata capacità di frammentarsi fino all’inverosimile nella interpretazione della forma e del merito, rispetto ad ogni cosa. E’ la destra invece che trova vigore e coesione quando calpesta regole e contenuti.Sono gli eredi diretti di quei democristiani di destra che pensavamo sepolti dalla storia, quelli che pur di fare un governo per gestire il potere, ieri non disdegnavano di allearsi con il MSI di Almirante, oggi addirittura inseguono Forza Italia e il suo proprietario.Sono tornati, e sfoggiano un pessimo guardaroba di opportunismi sulla passerella delle loro personali ambizioni.
Il PD di Renzi è ormai irreversibilmente un partito di destra, qualcuno trovi il coraggio di dirlo a Bersani. (Carla Corsetti Segretario Nazionale di Democrazia Atea)

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Elezioni: la sinistra si interroga su se stessa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2016

fassina“Condivido il giudizio espresso da Fassina quando afferma che il risultato della nostra lista è insoddisfacente. E’ evidente che la costruzione di un campo della sinistra antiliberista, alternativa al Pd, sia un percorso necessario e urgente, ma ancora lungo e tortuoso. Quello che abbiamo prodotto in queste elezioni è un investimento per il futuro, ma abbiamo bisogno di un salto di qualità se vogliamo far decollare il progetto. E’ indubbio che siamo stati penalizzati da troppe contraddizioni che andavano risolte per tempo, senza quei compromessi che hanno offuscato il nostro profilo politico. Non si può, ad esempio, declamare la discontinuità con il Pd e poi presentarsi alle elezioni con candidati che in gran parte erano espressione del “vecchio” ceto politico “colluso” fino a qualche settimana prima con lo stesso centrosinistra che sfidavamo. Auspico che nei prossimi mesi si riesca a fare in modo che le decisioni di questo campo vengano assunte sempre più dal dal basso, attivando processi partecipativi che coinvolgano elettori e simpatizzanti”. Lo dichiara Giovanni Barbera della segreteria del Prc di Roma.

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Renzi tra i nemici a sinistra e gli avversari a destra

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2016

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Poco se mi giudico, tanto se mi confronto. Non sappiamo se Matteo Renzi abbia fatto propria questa modalità di approccio alla vita (politica, nel caso specifico), ma siamo convinti che gli si attagli perfettamente. Perché il ragazzo fiorentino, se si giudica la sua azione politica e di governo, si merita non poche critiche – e noi non gliele abbiamo mai fatte mancare, seppure sempre costruttive, anche a rischio di farci iscrivere d’ufficio nel partito dei “gufi” – ma non appena si volge lo sguardo sui suoi avversari, vicini e lontani, ecco che vien voglia di portarlo in trionfo. Partiamo da ciò che succede a casa sua e nei dintorni. Sono due anni che assistiamo solo a spargimenti di rancore, senza la benché minima capacità di dare dignità politica e progettuale a quella che si fatica a chiamare opposizione interna. Vale per Bersani e quelli della cosiddetta “minoranza” – che giustamente il professor Giovanni Orsina ha definito gente che “brontola come una pentola di fagioli borlotti che sta bollendo, ma non ha la forza né la voglia di fare qualcosa” – ma anche per il ben più strutturato D’Alema, che ora auspica che “il malessere crei una nuova forza” capace di regolare i conti prima alle elezioni amministrative e poi al referendum costituzionale. Ma l’alternativa a Renzi con chi andrebbe costruita? Con Gianni Cuperlo (da dentro) o Pippo Civati (da fuori)? E per far numero dovrebbe imbarcare da Sel ormai vedova di Vendola (riflusso nel privato) ai giustizialisti di Micromega, dai comunisti d’antan fino ai “no a tutto” in salsa Syriza-Podemos? Come dice Orsina, suvvia non scherziamo.In realtà a D’Alema non da fastidio, come dice, che Renzi non voglia tenere insieme il centro-sinistra, e neppure, come infatti non dice (ma per pudore), che stia sconfiggendo i comunisti a casa loro: il primo che voleva archiviare quella storia con tutti i retaggi che si porta dietro è proprio l’ex presidente del Consiglio. No, gli rode che il ragazzo riesca laddove lui aveva fallito, pur avendo praticato il riformismo e cercato con insistenza un modus vivendi con Berlusconi esattamente come Renzi (via Confalonieri, persino il tramite è sempre lo stesso). Sia chiaro, molte delle critiche che D’Alema rivolge a Renzi sono fondate. Ma allora la partita va giocata a viso aperto, avendo il coraggio di battersi sullo stesso terreno, quello riformista, non inseguendo il partito della “sinistra doc”, che non può che essere minoritario e come tale avere l’unica funzione di far perdere l’erede sfacciato. Si chiama regolamento di conti, non battaglia politica. E difficilmente interessa agli italiani. A cui non sfugge, per esempio, che non si può gridare allo scandalo – pur essendocene pienamente motivo – per le primarie farsa di oggi quando si è stati analogamente protagonisti di quelle di ieri (non dissimili) e non si è fatto niente per dare a quell’istituto elettorale la regolamentazione legislativa che necessita. Così come non piace, agli italiani, che scelte decisive come decidere a chi mettere in mano il destino di città come Roma, Milano o Napoli, o se approvare o meno riforme nientemeno che della Costituzione non vengano prese in democratici congressi ma diventino oggetto di complotti e vendette, cui si sentono del tutto estranei.Sull’altro fronte, il caso Roma – con le divisioni su Bertolaso e l’assurda rinuncia a Marchini – dimostra non solo che il centrodestra è lontano mille miglia dall’aver risolto i suoi problemi esistenziali, ma anche che – come più volte denunciato da TerzaRepubblica – la convivenza tra Berlusconi e Salvini è impossibile. Qui l’empasse è tanto semplice da decrittare quanto difficilissimo da superare: se Forza Italia cede alla Lega e ne riconosce la leadership, il centrodestra sarà inevitabilmente minoritario e lascerà a Renzi il campo libero per conquistare il voto dei moderati; viceversa, se Salvini si chiama fuori o mette le cose in modo da farsi mettere fuori, il centrodestra perde un blocco di voti significativo – che ragionevolmente troveranno il modo di saldarsi con quelli del movimento 5stelle – ma riguadagna la possibilità di fare il pieno dei voti moderati. In questo secondo caso, però, tornerebbe al centro del ring Berlusconi – non fosse altro per mancanza di figure spendibili – che invece di essere un plus finirebbe per rappresentare un handicap. Come si vede, un’equazione irrisolvibile. O meglio, che sarebbe risolvibile se il Cavaliere: a) non avesse la necessità di difendere il suo impero, decisamente sottoposto a corrosione, e dunque di fare accordi sottobanco o per interposta persona (Verdini?) con Renzi; b) si decidesse ad appendere definitivamente le scarpe al chiodo. Condizioni, queste, non date, almeno per ora.Tutto questo – debolezza dei nemici a sinistra e fragilità degli avversari a destra – nulla toglie al fatto che il percorso renziano del “partito della nazione”, o come diavolo lo si vuole chiamare, sia assai poco limpido e lineare. Anzi. I lettori più affezionati ricorderanno che in tempi meno che non sospetti – cioè prima che dicesse ad Enrico Letta di “stare sereno” – suggerimmo a Renzi di imboccare una strada extra Pd, e quando entrò a palazzo Chigi di non fare il segretario del partito. Dunque, siamo consapevoli che occorra una forza “centrale” (che non significa centrista) del sistema politico, anche se rispetto al “partito pigliatutto” che vorrebbe Renzi attraverso un meccanismo elettorale iper maggioritario, preferiamo un sistema di alleanze tra diversi partiti uniti da una condivisione programmatica e selezionati da un voto proporzionale con sbarramento alto e sfiducia costruttiva. E temiamo che aver scelto la strada del premieriato forte per effetto del progressivo svuotamento del Parlamento, unita ad un premio di maggioranza mostruoso non solo non sia cosa buona e giusta in assoluto, ma diventi la corda cui Renzi stesso rischia di impiccarsi, perché restiamo convinti che in un eventuale (e molto probabile) ballottaggio tra lui e un candidato 5stelle (moderato, esteticamente presentabile e dotato di buona capacità mediatica) quest’ultimo rischi di vincere. E sì, perché il fatto di essere indispensabile per mancanza di alternative, fa presto a trasformarsi da vantaggio a fregatura.Lo sappiamo, l’analisi è deprimente, perché ci consegna non solo una fotografia impietosa di una realtà che è brutta a vedersi, ma anche ben pochi appigli a cui pensare di potersi aggrappare. Ma non è colpa nostra. (Enrico Cisnetto direttore Terza repubblica.it)

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Siamo tutti di destra?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2013

Italiano: segnale stradale italiano per inters...

Italiano: segnale stradale italiano per intersezione a T con diritto di precedenza da destra. (Photo credit: Wikipedia)

Nel pubblicare l’articolo di Alessandra Daniele sul bollettino della Fidest titolato “Un mostro a dieci teste” dove le dieci teste erano attribuite ai dieci diversi modi in cui è rappresentata la politica italiana che guarda a destra mi sono chiesto, innanzitutto: ma esiste davvero, dopo la caduta del muro Berlino e i rivolgimenti politici mondiali che sono seguiti l’idea che il mondo continui a dividersi in destra, centro e sinistra? Personalmente non lo credo. Ritengo, piuttosto che si sia accentuato il rapporto tra chi ha e chi è. Tra chi naviga nell’area del benessere ed è una minoranza nel mondo e chi resta emarginato ed è la stragrande maggioranza. Quest’impari divisione è il prezzo che noi stiamo pagando a una aberrazione culturale che ci è stata instillata, goccia dopo goccia, per millenni. Il tema sostanziale sta nel fatto che noi abbiamo, e giustamente, sostenuto il diritto alla vita ma non quello a vivere. Qui sta tutta la nostra contraddizione. Come abbiamo potuto permettere che milioni di bambini, ogni anno, vivano di stenti e molti di loro alla fine muoiano di fame e di sete e di malattie e con loro spesso le madri che li hanno concepiti? Dobbiamo poi aggiungervi il mancato diritto per tutti all’istruzione, ad avere un lavoro e un tetto sotto di cui ripararsi e più in generale al rispetto della dignità umana. Non a caso l’art. uno della Costituzione italiana afferma che il nostro paese è fondato sul lavoro. Un concetto a dir poco profetico per non dire rivoluzionario se pensiamo che se all’essere umano non è garantito un lavoro il suo destino è segnato poiché solo disponendo di un reddito è possibile tutelare la vita, l’assistenza, l’istruzione, una vecchiaia serena. A questo punto l’umanità ha solo due strade da imboccare e che non sono né a destra né al centro né a sinistra: sono nella lotta tra chi vive con il superfluo e nega il diritto agli altri il necessario per vivere. E non vi sarà giustizia e libertà nel mondo se non conquisteremo per tutti il diritto a vivere dopo di quello alla vita. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Ha ancora un senso parlare di destra e sinistra?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2012

Enrico Letta

Image via Wikipedia

Roma Giovedì 26 gennaio Appuntamento alle ore 16 presso la sede dell’Associazione, in via del Tritone, n. 87 (V piano).
Quanto queste categorie politologiche del Novecento, che pure continuano ad animare il dibattito nazionale, bastano a decodificare una realtà straordinariamente complessa quale quella del nostro Paese e dell’Europa in epoca di crisi e globalizzazione? Sono alcuni degli interrogativi al centro delle riflessioni della nuova iniziativa di TrecentoSessanta l’Associazione di Enrico Letta, dal titolo “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?” Il minimaster, aperto a tutti e in particolare ai giovani del network ‘360 under 30’, prenderà avvio a Roma giovedì 19 gennaio con una prima lezione, tenuta da Alfredo Reichlin e introdotta da Enrico Letta, sull’identità della sinistra. Appuntamento alle ore 16 presso la sede dell’Associazione, in via del Tritone, n. 87 (V piano).
Giovedì 26 gennaio sarà la volta della seconda lezione, tenuta da Nando Pagnoncelli, sugli orientamenti e la percezione della pubblica opinione. Il terzo incontro, invece, si terrà giovedì 2 febbraio e sarà tenuto da Alessandro Campi, sull’identità della destra.

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Il cuore batte a sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2011

Abbiamo già molti dati su cui riflettere. In giornata arriveranno quelli definitivi, quindi faremo una riflessione più fondata. Intanto alcuni flash sulla base dei primi risultati finora in nostro possesso.
1) La destra e Berlusconi subiscono una sconfitta pesante. La Moratti, non solo non vince al primo turno, ma viene distaccata di diversi punti da Pisapia. Berlusconi si è candidato a Milano, proprio per evitare questo. Le sue preferenze si sono dimezzate. Ha perso. Sarà interessante vedere la reazione della Lega.
2) Benissimo Pisapia e De Magistris. Quindi non è vero che la sinistra per vincere deve scegliere candidati centristi. Hanno fatto una campagna elettorale a sinsitra e hanno vinto. Sono stati votati poiché oltre ad una discontinuità hanno lasciato intradevedere, finalmente, una alternativa.
3) Al di là dei sondaggi che ci hanno bombardato in questi mesi e al di là dell’oscuramento mediatico, queste elezioni dimostrano che a sinistra del Pd c’è Sel, ma c’è anche la Fds che ottiene un risultato dignitoso.
4) A sinistra del Partito Democratico (Sel più Fds, ma occorre ragionare anche sull’Idv), esiste una forza superiore al terzo polo. Bisogna trovare le forme dell’unità possibile per fare fruttare questo patrimonio. Sel che ha avuto un buon risultato, ma non ha sfondato, deve accantonare atteggiamenti di autosufficienza e dialogare con le forze alla sua sinistra.
5) Come già avvenuto alle regionali la Fds va meglio dove va in alleanza (Milano), va bene anche dove non è in alleanza col Pd, ma riesce a stare in una coalizione vasta (Napoli). Va male dove va da sola o con forze alla sua sinistra. Il risultato di Torino, nella sua drammaticità, risponde inequivocabilmente a coloro i quali hanno ritenuto di presentare questa coalizione come un esempio da estendere a livello nazionale.
6) Pur essendo numeri piccoli è il caso di guardare anche al consenso raccolto dalle liste a sinistra della Fds (Pcl, Sc, Rete dei Comunisti). Il risultato, a partire da quello di Torino di Sinistra Critica, della Rete dei Comunisti a Napoli e del Pcl un po’ ovunque è privo di consistenza. Anche su questo occorre riflettere, visto che spesso ci è stato detto che occorre guardare, in egual misura, a Sel e alle forze che stanno a sinistra della Fds. (fonte http://www.claudiograssi.org)

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Roma: affittopoli dalla destra alla sinistra

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

«Troviamo davvero imbarazzanti le richieste di chiarimento di esponenti del Pd rispetto a presunti favoritismi o morosità di sedi ex An in alcuni quartieri della Capitale. Più volte, infatti, è stata resa nota la mappa delle assegnazioni di sedi di partito presso immobili Ater, che dimostra come non sia nemmeno paragonabile la proporzione a favore di sedi di tutti, ma proprio tutti, i partiti di centro sinistra, in molti casi con clamorose morosità e canoni irrisori. Solo per rimanere alla Garbatella, una delle zone citate dagli esponenti del Pd con un immancabile quanto ridicolo riferimento al Ministro Giorgia Meloni, che per il solo fatto di essere cresciuta nel quartiere viene ultimamente tirata in ballo sui temi più svariati che non la riguardano né per competenze istituzionali né per ruoli politici rivestiti, insistono numerose sedi della sinistra presso locali pubblici». È quanto dichiarano in una nota congiunta il consigliere Pdl di Roma Capitale, Andrea De Priamo e il consigliere Pdl del Municipio XI, Marco Perissa. «La più nota è la prestigiosissima “Villetta” di via Passino, già sede del Pci e dei Ds, ora di Sel. In Via Passino insiste anche il centro sociale “La Strada” presso locali comunali a suo tempo occupati e poi gentilmente riconosciuti da una delibera dell’allora Sindaco Rutelli. Il Pd detiene una sede presso immobili Ater a largo Ansaldo “casualmente” acquisita durante la gestione Marrazzo. Presso sedi Ater insistono anche nei vicini quartieri di Tor Marancia e Montagnola le sedi dei Comunisti Italiani e del Prc. Sempre alla Garbatella vi sono poi i locali dei Socialisti Italiani in Via Caffaro e addirittura quelli dei SocialDemocratici in Via Rosa Guarnieri Carducci. Per non parlare delle decine e decine di sedi occupate o concesse a canoni di locazione irrisori ad altrettante associazioni della sinistra parlamentare ed extraparlamentare», hanno ricordato De Priamo e Perissa.

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