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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘siria’

Libia: “Italia sta sottovalutando situazione. Rischio di una nuova Siria”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Convegno di Lettera22 oggi in Senato. “L’Italia sta sottovalutando quanto sta accadendo in Libia. La Libia ormai è in balia di sé stessa e rischia di diventare una nuova Siria. È necessaria un’iniziativa strategica che vada oltre l’intervento militare e che coinvolga politicamente l’Italia e l’Unione europea”. Questo il messaggio che giunge dal convegno organizzato da Lettera22 “La guerra civile in Libia, il blocco navale e la difesa dei confini di fronte al pericolo di una ripresa degli sbarchi” che si è tenuto oggi in Senato. Sullo sfondo il libro di Fausto Biloslavo “Libia Kaputt”, che attraverso i fumetti racconta i recenti momenti più drammatici della storia libica, dalla caduta di Gheddafi all’esplosione della bomba migranti.Crisi in Libia, che come ha fatto notare il generale, già comandante del Comando operativo di vertice interforze e della Brigata Folgore, Marco Bertolini “è stata una sveglia per l’Italia, nel senso che si ha fatto capire che la guerra è nel nostro giardino di casa e non possiamo fare finta di nulla”. Da qui però a pensare a un intervento diretto delle forze militari italiane ce ne passa. “Lo strumento militare – continua Bertolini – è importante ma ha un costo finanziario e militare. Ma soprattutto impone uno sforzo corale e una compattezza del cosiddetto fronte interno che al momento non c’è. Basti pensare alle divisioni che nella nostra Nazione esistono su altri temi fondamentali, come ad esempio sulla definizione di famiglia”. Ma dal punto di vista diplomatico l’Italia ha commesso numerosi errori, come sottolinea il corrispondente di guerra de La Stampa, Francesco Semprini: “Il nostro Paese in Libia era in una posizione di privilegio ma l’aver richiamato l’ambasciatore, ha garantito una posizione di vantaggio alle altre Nazioni, tra cui in particolare la Francia, con la conseguenza di penalizzare l’Italia. Oggi la Libia è in balia di sé stessa. Bisogna creare un partenariato, superare l’atteggiamento miope di questi anni e mettere in campo politiche strategiche che vadano oltre l’emergenza, e che fronteggino la questione migratoria del Sud del Paese”. E sul fronte politico sia il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia in Commissione Esteri, Andrea Delmastro, e il senatore di FdI, Adolfo Urso, vicepresidente Copasir, ribadiscono la necessità di un più serio e concreto impegno politico del nostro governo direttamente in Libia, pur non confidando nelle capacità del ‘Governo del Cambiamento’, e nel Parlamento europeo dove “il nostro eccellente gruppo di europarlamentari saprà indicare le scelte migliori” soprattutto nella difesa dei nostri interessi contro Parigi “il cui obiettivo è rimpiazziare Eni con Total e scatenare una tempesta di migranti che si riversi sull’Italia”. È necessario realizzare il blocco navale, sottolineando, che questo “rappresenta un’opzione non più rinviabile anche perché è la stessa Europa ad aver previsto l’ipotesi “blocco navale” al Consiglio Europeo del giugno 2017. L’Italia, allora, non colse questa opportunità e ad oggi il governo Lega-M5S, che si dipinge sovranista, fa molto meno rispetto alla cancelliera Merkel nel contrasto all’immigrazione”. E su un’azione più efficace dell’Italia è convinto anche il giornalista corrispondente di guerra de Il Giornale, Fausto Biloslavo che concludendo i lavori rilancia: “L’Italia dovrebbe intervenire di più e anche da sola se non c’è l’Europa. Abbiamo una presenza militare che potrebbe obbligare i contendenti a sedersi attorno ad un tavolo, e potrebbe anche farlo come forza di intermediazione, che fa da cuscinetto fra il governo e Haftar. La situazione è disastrosa. Rischiamo di avere uno scenario siriano ma alle porte di casa, e con l’ingerenza straniera di tutti gli attori regionali. Per questo non possiamo continuare a voltarci dall’altro lato”.

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8 anni di guerra in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

“Nel 2018, ogni giorno, almeno tre bambini, tre bambini innocenti sono stati uccisi. E questo è solo il dato verificato dalle Nazioni Unite, ma riteniamo che il numero sia molto più alto. Dal 2011, quando è iniziato il conflitto, sono nati 5 milioni di bambini siriani, 4 milioni all’interno della Siria e 1 milione nei paesi limitrofi. 5 milioni di bambini che non hanno conosciuto niente altro che l’impatto di una guerra brutale sui bambini”, ha ricordato Geert Cappelaere, Direttore regionale UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa alla Conferenza dei Donatori a Bruxelles. A 8 anni dall’inizio del conflitto in Siria, l’UNICEF ricorda che sono quasi 8 milioni i bambini la cui vita è stata sconvolta dalla crisi siriana: 5 milioni hanno bisogno di assistenza all’interno della Siria, mentre oltre 2,5 milioni sono i bambini siriani rifugiati registrati nei paesi limitrofi. I bambini rappresentano quasi il 45% del totale della popolazione colpita, su 11,7 milioni di persone coinvolte nel conflitto in Siria e 5,7 milioni di rifugiati. Mentre il conflitto entra nel suo nono anno, la crisi in Siria continua ad avere un impatto fortissimo sui bambini, nel paese, nella regione e oltre, e resta ancora una delle peggiori crisi umanitarie del mondo. Ogni bambino in Siria è stato colpito da violenza, sfollamento, legami familiari recisi e mancanza di accesso a servizi vitali. Oltre l’83% dei siriani vive sotto la soglia di povertà, spingendo i bambini a misure estreme di sopravvivenza, come lavoro minorile, matrimoni precoci e reclutamento nei combattimenti. Tutto ciò ha avuto un fortissimo impatto psicologico sui bambini.La crisi siriana rimane soprattutto una crisi per la protezione: le gravi violazioni dei diritti dei bambini – reclutamento, rapimenti, uccisioni e mutilazioni – continuano senza tregua. Solo nel 2018 sono stati uccisi 1.106 bambini, feriti 748, e 806 sono stati reclutati da gruppi armati; 360.000 bambini vivono in aree difficili da raggiungere e circa 2,6 milioni di bambini rimangono sfollati all’interno del paese. Inoltre, nei paesi limitrofi, circa 10.000 bambini rifugiati sono non accompagnati o sono stati separati dalle loro famiglie, molti di questi bambini sono vulnerabili a situazioni di sfruttamento – come il lavoro minorile – a causa della mancanza di documentazione legale.Quasi 20.000 bambini sotto i 5 anni sono affetti da malnutrizione acuta grave e in pericolo di vita e la malnutrizione acuta fra le donne in stato di gravidanza o allattamento è più che raddoppiata nel 2018. 6,5 milioni di persone sono in condizioni di insicurezza alimentare, fattore che spinge a far lavorare o mendicare bambini anche di 3 anni per sostentare le famiglie.Anni di conflitto hanno drammaticamente ridotto l’accesso ai servizi sociali di base, impedendo a oltre 2 milioni di bambini – più di un terzo di quelli del paese – di frequentare la scuola ed esponendo 1,3 milioni al rischio di abbandonarla; circa il 40% delle strutture scolastiche sono state danneggiate o distrutte durante la guerra, con 120 attacchi verificati l’anno passato.Nel 2018 le Nazioni Unite hanno inoltre verificato 142 attacchi su strutture e personale sanitario, il numero più alto dall’inizio del conflitto. Solo la metà delle strutture sanitarie è funzionante.Almeno il 70% delle acque reflue non è trattato e la metà del sistema fognario non è funzionante, esponendo i bambini a seri pericoli per la loro salute. Le famiglie che vivono in rifugi informali in Siria spendono oltre la metà del loro stipendio per l’acqua.L’UNICEF e i partner stanno lavorando sul campo in Siria e in tutta la regione per proteggere i bambini, per aiutarli ad affrontare l’impatto del conflitto e per recuperare la loro infanzia, migliorando l’accesso a servizi per l’istruzione e di supporto psicosociale per aiutare i bambini e coloro che se ne prendono cura a riprendersi dai traumi e a ristabilire una sensazione di normalità e portando assistenza umanitaria fondamentale in aree difficili da raggiungere.

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L’Alto Commissario per i Rifugiati in visita in Siria

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

Durante la sua quarta visita in Siria in qualità di Alto Commissario per i Rifugiati, Filippo Grandi ha valutato le ingenti esigenze umanitarie della popolazione. Ha osservato che, dopo otto anni di guerra, la portata del problema umanitario è sconcertante ed esacerbata dallo sradicamento di milioni di persone dalle loro case.Gli anni di violenza e distruzione hanno costretto quasi un siriano su due a fuggire dalla propria casa: oltre 5,6 milioni di siriani vivono come rifugiati nella regione, mentre milioni di altre persone sono sfollate all’interno della Siria. Le stime indicano che nel 2018 oltre 1,4 milioni di sfollati interni (IDP) hanno fatto ritorno nelle loro case in Siria. Alcuni siriani, inoltre, stanno lentamente tornando dai paesi limitrofi verso aree in cui si sentono al sicuro.Filippo Grandi ha ribadito che la politica dell’UNHCR è quella di aiutare le persone costrette alla fuga, tanto all’interno della Siria quanto in altri paesi. Ha inoltre affermato che i siriani che tornano volontariamente a casa per ristabilirsi nelle loro comunità d’origine hanno bisogno di aiuti umanitari.L’Alto Commissario ha incontrato ieri le persone tornate a Souran, nel Governatorato di Hama, dove molti sfollati interni e alcuni rifugiati hanno preso la decisione volontaria di rientrare nelle proprie case, benché distrutte. I rifugiati rientrati a casa hanno riferito all’Alto Commissario quali sono le sfide che devono affrontare per ricostruire le loro vite nelle comunità d’origine: edifici e infrastrutture danneggiati o distrutti, mancanza di opportunità economiche e servizi inadeguati.L’Alto Commissario ha poi incontrato famiglie di sfollati interni a Damasco che vivono in condizioni difficili, in edifici danneggiati e abbandonati. Le case da cui erano fuggiti sono solo ad alcuni chilometri di distanza, ma sono riluttanti a farvi ritorno a causa di preoccupazioni relative alla sicurezza, a infrastrutture ancora più inadeguate e alla mancanza di mezzi per riparare i danni.Durante gli incontri con alti funzionari governativi, l’Alto Commissario ha sottolineato che per l’UNHCR la possibilità di entrare in contatto con le persone che decidono di fare ritorno al loro paese è fondamentale per valutare le loro esigenze e assisterle nel reinserimento. Ha poi notato come, ogni volta che ha avuto questa possibilità, l’UNHCR, insieme alle Agenzie delle Nazioni Unite e alle ONG partner, ha compiuto notevoli sforzi per risanare scuole e abitazioni, ripristinare servizi quali panifici e centri sanitari, oltre a garantire l’accesso alla documentazione. Il lavoro dell’UNHCR con i rifugiati rimpatriati include infatti il sostegno per il recupero dei documenti, la risposta ai bisogni dei minori non accompagnati e separati dalle famiglie, nonché la consulenza e il sostegno specifico a persone particolarmente vulnerabili.L’Alto Commissario ha ribadito al governo l’importanza di continuare a rimuovere anche gli ostacoli di natura legale e amministrativa.Filippo Grandi ha poi espresso la sua profonda preoccupazione per i civili intrappolati nelle aree controllate dallo Stato Islamico nel nord-est della Siria, oltre che per le condizioni delle oltre 50.000 persone che hanno cercato rifugio nel campo di al-Hol a partire dal mese di dicembre. Ha inoltre espresso preoccupazione per le condizioni disperate delle persone a Rukban, chiedendo che venga trovata una soluzione alla loro difficile situazione.
Filippo Grandi, che si recherà in Libano per fare visita ai rifugiati e incontrare il governo, ha sottolineato che ad oggi i rifugiati che hanno fatto ritorno in Siria rappresentano solo una porzione della vasta popolazione di rifugiati siriani. L’Alto Commissario continua inoltre ad esortare la comunità internazionale a sostenere i milioni di rifugiati siriani che vivono nei paesi limitrofi e che hanno ancora bisogno protezione e assistenza, oltre alle comunità ed i governi locali che negli ultimi otto anni hanno ospitato milioni di rifugiati siriani.

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“Ritiro Usa da Siria può avere conseguenze rischiose”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

“Il finanziamento delle missioni italiane all’Estero, nel nostro interesse, deve continuare con il rigore e l’attenzione che ha avuto in passato. In particolare Unifil è un elemento forte della politica estera italiana ma, affinché continui ad esserlo e conservi il suo significato strategico, non può essere svincolato da una visione molto più larga e interconnessa”. Sono concetti affermati dalla senatrice Tatjana Rojc, membro della commissione Difesa a Palazzo Madama, oggi a Trieste nell’ambito di un convegno dedicato alla missione Unifil e alla presenza militare italiana in Libano.
Dopo il saluto di Roberto Antonione, nuovo segretario dell’Iniziativa Centro Europea che ha ospitato l’evento promosso dal Vitale Istituto for geopolitical studies, la senatrice Rojc ha rivolto “un ringraziamento a tutti i militari italiani che sono impegnati in questi scenari: proprio dal Friuli Venezia Giulia partono regolarmente contingenti alla volta del Libano”. Rilevato che “dal 1989 in poi, le missioni internazionali hanno fatto assurgere a ruoli essenziali la componente civile, la ricostruzione del tessuto sociale e economico del territorio”, Rojc ha parlato della “sostenibilità del nostro sistema di difesa” indicando che “non è pensabile una partecipazione a pioggia agli impegni internazionali, ma è necessario individuare priorità e specifiche delle missioni, e con fermezza portarle avanti. Chiaramente – ha puntualizzato – il dispositivo militare di un Paese è condizionato dalle scelte politiche dei Governi in carica”.
Per la senatrice “lo sguardo verso il Mediterraneo, il vicino e Medio Oriente non deve essere reso opaco dalla necessità di un continuo assestamento politico interno al nostro Paese. La capacità di stabilizzare, infatti, è anche una proiezione della stabilità interna e della chiarezza degli obiettivi che il sistema Paese si propone di raggiungere, quale componente equilibrata ma non neutrale di uno schieramento identificato senza ambiguità”.
La senatrice ha inoltre sollevato il problema di un ritiro delle truppe Usa dalle aree controllate dai curdi nella Siria orientale e del venir meno di una “zona cuscinetto cruciale che impediva l’afflusso in Libano di armi moderne e potenti via terra” lungo il cosiddetto ‘arco sciita’, dall’Iraq, alla Siria al Libano. “C’è il rischio – ha sottolineato – di un innalzamento decisivo del potenziale bellico nelle mani di Hezbollah, con conseguenze sulla politica dello Stato di Israele”.

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“Siria: morti 15 bambini a causa del freddo e della mancanza di cure mediche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 gennaio 2019

Dichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF in Medio Oriente e in Nord Africa: “Le gelide temperature e le dure condizioni di vita a Rukban, al confine sud occidentale della Siria con la Giordania, stanno sempre più mettendo a rischio le vite dei bambini. In solo un mese, almeno 8 bambini – la maggior parte con meno di 4 mesi e il più piccolo nato da solo un’ora – sono morti.A Rukban, dove l’80% delle circa 45.000 persone sono donne e bambini, il freddo intenso e la mancanza di cure mediche per le madri prima e durante il parto e per i neonati, hanno acuito le già difficili condizioni di vita per i bambini e le loro famiglie.Allo stesso tempo, nella Siria orientale, le dure violenze ad Hajin nell’area di Deir-Ez-Zor hanno causato lo sfollamento di circa 10.000 persone dallo scorso dicembre. Le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro devono affrontare diverse difficoltà nel lasciare la zona di conflitto e rimangono al freddo in attesa per giorni senza rifugi o aiuti di base. Stando alle informazioni disponibili, il viaggio difficile e pericoloso avrebbe causato la morte di 7 bambini – molti con meno di un anno di vita.Le vite dei bambini continuano ad essere troncate da condizioni di salute che potrebbero essere prevenibili o curabili. Non ci sono scuse perché questo continui a succedere nel 21° secolo. La tragica perdita di vite causata dall’uomo deve fine adesso.Senza servizi di assistenza sanitaria solidi e accessibili, protezione e rifugi, molti altri bambini moriranno giorno dopo giorno a Rukban, Deir-Ez-Zor e in ogni altro luogo in Siria. La storia ci giudicherà per queste morti che avrebbero potute essere evitate.L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto e tutti coloro che esercitano un’influenza su di loro di garantire passaggi sicuri a tutte le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro fuori dalle aree di scontro e di facilitare l’accesso all’assistenza medica salvavita per i bambini ad Hajin e ovunque in Siria.I bisogni di assistenza a Rukban sono più che urgenti, sono estremamente gravi e iniziano a diventare una questione di vita o di morte.
Ancora una volta, l’UNICEF chiede a tutte le parti di facilitare urgentemente l’arrivo di un convoglio umanitario a Rukban, che comprenda cliniche sanitarie mobili per distribuire aiuti e servizi salvavita.Non è sicuramente troppo da chiedere quando le vite di decine di migliaia di bambini – bambini – ne dipendono.

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La vita dei bambini in Siria è appesa a un filo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 gennaio 2019

I bambini continuano a pagare il prezzo più alto a causa dell’escalation di violenze nel Nord Ovest della Siria. L’UNICEF ha ricevuto notizie allarmanti secondo cui sarebbero state uccise 80 persone, tra cui 1 bambino.Molte famiglie stanno scappando dalle proprie case a causa dell’intensificarsi dei conflitti, senza aver nessun posto in cui andare se non nei campi già sovraffollati che ospitano le famiglie sfollate.Il 26 dicembre le inondazioni che hanno coinvolto l’area hanno colpito circa 10.000 bambini ad Atmeh, Qah, Deir Ballut, Albab, Jisr Ashughur e altre località. Esposte a rigide condizioni meteorologiche e a temperature gelide, le vite dei bambini sono appese a un filo.
Se i combattimenti continueranno e dato il previsto aumento delle piogge, il numero dei bambini colpiti potrebbe aumentare. Molti di questi bambini sono sfollati, alcuni già diverse volte.“Le sofferenze dei bambini in Siria Nordoccidentale sono triplicate a causa della recente escalation di violenze, rigide condizioni meteorologiche e la mancanza di rifugi sicuri. L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto nell’area e ovunque in Siria di proteggere sempre i bambini e consentire agli operatori umanitari di raggiungere i bambini e le loro famiglie con aiuti salvavita”, ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore Regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa.L’UNICEF con i suoi partner sul campo continua a rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie, in aumento. Solo ieri, l’UNICEF ha inviato nell’area 13 camion che trasportavano aiuti salvavita, tra cui: abiti invernali, teli di plastica, carburante per il riscaldamento, micronutrienti, biscotti ad alto contenuto energetico, Sali per la Reidratazione Orale e tende per classi temporanee. I partner dell’UNICEF sul campo stanno inoltre monitorando i bisogni relativi alla salute, nutrizione e servizi igienici per prevenire epidemie di malattie.

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Siria: metà dei bambini (4 milioni) sono cresciuti conoscendo solo la guerra

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Secondo l’UNICEF- con circa 4 milioni di bambini nati in Siria dall’inizio del conflitto quasi 8 anni fa – la metà dei bambini del paese sono cresciuti conoscendo soltanto la guerra. Raggiungerli ovunque essi siano e soddisfare i loro bisogni, adesso e nel futuro, rimane la priorità.“Ogni bambino di 8 anni in Siria è cresciuto tra pericoli, distruzione e morte,” ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF, al termine di una missione di 5 giorni nel paese devastato dal conflitto. “Questi bambini devono poter tornare a scuola, ricevere vaccini e sentirsi al sicuro e protetti. Dobbiamo poterli aiutare.”
Visitando alcune delle aree da poco tornate accessibili in Siria, Fore ha visto come il conflitto abbia colpito famiglie, bambini e le comunità in cui essi vivono.A Douma, nel Ghouta orientale, solo pochi mesi dopo la fine di un assedio durato 5 anni, le famiglie sfollate hanno iniziato a ritornare e la popolazione della città adesso è stimata essere di circa 200.000 persone. Molte famiglie sono tornate negli edifici danneggiati e la minaccia di ordigni inesplosi è molto alta. Da maggio 2018, risultano in 26 i bambini uccisi o feriti in tutto il Ghouta Orientale a causa degli ordigni rimasti. “A Douma, le famiglie vivono – e crescono i loro bambini – tra le macerie, lottano per l’acqua, cibo e riscaldamento in questo clima invernale”, ha continuato Fore. “Ci sono 20 scuole, tutte sovraffollate e che hanno bisogno di formazione per giovani insegnanti, di libri, materiali scolastici, porte, finestre ed elettricità.” È tanto il livello di distruzione a Douma che un’organizzazione non governativa partner, con il supporto dell’UNICEF, ha allestito una clinica informale all’interno di una moschea danneggiata.Ad Hama, il Direttore Generale dell’UNICEF ha visitato un centro in cui giovani ragazze e ragazzi imparano come opporsi alla violenza di genere. “Dall’inizio del conflitto, i bambini e i giovani sono diventati sempre più violenti”, ha dichiarato Zein, di 15 anni, un visitatore regolare al centro. “Il bullismo, le molestie, le aggressioni fisiche, i matrimoni precoci – tutte queste forme di violenza sono aumentate. I bambini e i giovani vedono violenze ovunque attorno a loro, e le vedono come normali. Dobbiamo fermare tutto ciò, sensibilizzando a comportamenti migliori”.Durante l’ultimo giorno del viaggio, Fore ha visitato Deraa, città in cui vivono circa 1 milione di persone. Il numero di sfollati nel governatorato è alto, aggiungendo ulteriore stress a servizi limitati. La metà dei 100 centri di assistenza sanitaria primaria del governatorato è stata danneggiata o distrutta. Le due stazioni principali che forniscono acqua alla città di Deraa si trovavano in aree precedentemente contestate, ciò causava frequenti tagli alle forniture idriche e a una dipendenza da camion che trasportano acqua. L’UNICEF ha aiutato a costruire dei condotti lunghi 16 km per portare acqua sicura a 200.000 persone. Di circa 1.000 scuole nel governatorato, almeno metà hanno bisogno di riparazioni. Le aule sono sovraffollate. I bambini hanno perso anni di formazione scolastica a causa della guerra, per questo motivo l’età degli studenti del primo anno può variare da 6 a 17 anni. Molti studenti stanno lasciando la scuola – il tasso di abbandono scolastico in Siria è al 29%.“Nelle scuole vengono piantati i primi semi della coesione sociale”, ha dichiarato Fore. “Abbiamo bisogno di istruzione di qualità per fare in modo che i bambini vogliano andare a scuola e ci vogliano rimanere”.Visto che l’accesso è migliorato, l’UNICEF sta aumentando i suoi servizi a supporto della salute, nutrizione e protezione dell’infanzia, offrendo programmi di apprendimento rapido per gli studenti che hanno perso anni di istruzione, formando gli insegnanti e riparando le reti fognarie, le condotte idriche e gli impianti di depurazione. Nelle aree che rimangono difficili da raggiungere, l’UNICEF rinnova il suo invito a un accesso regolare e senza condizioni e continua a lavorare con i partner per fornire assistenza immediata in qualsiasi momento possibile.In ogni parte della Siria, l’UNICEF chiede protezione per i bambini sempre e una maggiore attenzione per ricucire il tessuto sociale, fatto a pezzi da anni di combattimenti. “A circa 8 anni dall’inizio del conflitto, i bisogni sono ancora enormi”, ha dichiarato la Fore. “Ma i milioni di bambini nati durante questa guerra e che crescono fra le violenze sono pronti: vogliono imparare. Vogliono giocare. Vogliono guarire”.

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Siria: convoglio umanitario ONU a Rukban

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

L’UNICEF, insieme con I partner delle Nazioni Unite e la Syrian Arab Red Crescent, ha partecipato alla missione di sei giorni di un convoglio di aiuti umanitari al campo di Rukban nel Sudest della Siria, vicino al confine con la Giordania. E’ il primo convoglio arrivato dall’interno della Siria al campo, dove vivono circa 50.000 persone, la maggior parte delle quali sono donne e bambini.L’ultima distribuzione di aiuti nell’area è avvenuta lo scorso gennaio e provenivano dalla Giordania.L’UNICEF, come parte del convoglio, ha inviato 21 camion con aiuti umanitari e ha supportato 21 vaccinatori con vaccini, forniture per la catena del freddo e scorte di medicinali per immunizzare 10.000 bambini contro morbillo, polio e altre malattie nel campo. E’ stata una delle più complesse operazioni umanitarie in Siria con oltre 75 camion e più di 100 operatori umanitari e logisti che hanno distribuito aiuti alle persone in stato di necessità del deserto siriano sud orientale.“I bambini e le donne a Rukban hanno avuto un accesso estremamente limitato ai servizi sanitari in condizioni sempre più precarie,” – ha dichiarato Fran Equiza, Rappresentante UNICEF in Siria. “L’UNICEF ha lavorato intensamente per chiedere a tutte le parti che hanno un’influenza di includere i vaccinatori nel convoglio per proteggere I bambini contro malattie mortali.”“La maggior parte dei bambini sotto i 5 anni non sono mai stati vaccinati,” ha dichiarato il Dottor Husam Eddine Baradee, Responsabile UNICEF per la Salute e Nutrizione che ha partecipato alla missione. “Nonostante le difficoltà, abbiamo vaccinato 5.100 bambini nei pochi giorni in cui abbiamo avuto accesso al campo, ma abbiamo bisogno di un accesso sostenuto dato che migliaia di bambini devono ancora essere vaccinati.”Lo staff dell’UNICEf ha descritto le terribili condizioni al campo dove molte persone sopravvivono con un solo pasto al giorno. “Mangio a malapena qualcosa perchè la mia priorità è dare da mangiare ai miei figli,” ha dichiarato una madre all’UNICEF “quando ho allattato in questi giorni mi sono venute le vertigini.”Tra gli aiuti inviati dall’UNICEF con il convoglio c’erano: kit sanitari, per la nutrizione, acqua e servizi igienico sanitari, abiti invernali per I bambini sotto I 14 anni e medicine di base, fra cui antibiotici.L’UNICEF invita tutte le parti in conflitto a permettere a tutti gli sfollati di tornare volontariamente alle loro case o in un luogo di loro scelta in sicurezza e dignità, e a garantire un duraturo accesso umanitario per poter fornire assistenza a tutti i bambini bisognosi a Rukban e altrove in Siria.

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Solidarité Identités in Siria prosegue con la visita all’Ospedale Italiano a Damasco

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Damasco. E’ la sua settima missione. La struttura, fondata nel 1913, fa riferimento all’Associazione medici cattolici italiani (ANSMI) ed è situata nel quartiere di Mazraa al centro della capitale siriana. L’Ospedale Italiano è una struttura di primo livello tra quelle siriane, attualmente ha una disponibilità di 55 posti letto, sei sale operatorie, locali per la radiologia e l’ecografia, un reparto per la MOC ed un reparto di pronto soccorso in funzione h24.
L’Ospedale è gestito dalle Suore salesiane “Figlie di Maria Ausiliatrice” ed è collegato all’oratorio salesiano frequentato da decine di bambini e giovani. Durante la visita, i nostri volontari hanno incontrato il dott. Joseph Fares, direttore medico dell’istituto, che ha meglio spiegato tutte le attività diagnostiche e di intervento chirurgico di cui si fa carico la struttura e il progetto “ospedali aperti”, lanciato dalla Nunziatura apostolica in #Siria, con l’obiettivo di assicurare le cure mediche ad un numero sempre più grande di bisognosi, sopratutto tra le fasce più deboli della popolazione siriana già gravate a causa della guerra. Al progetto partecipano l’Ospedale francese, sempre a #Damasco, e l’Ospedale St. Louis di Aleppo e prevede la cura di almeno quarantamila persone nei prossimi anni.
Sono attualmente al vaglio le modalità di intervento e partecipazione di #Solid a questo importante progetto e di supporto alla struttura ospedaliera, in uno degli ambiti, quello medico sanitario, più colpiti dalla guerra terroristica contro la Siria.

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La settima missione umanitaria di Solidarité Identités Onlus in Siria

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

La settima missione umanitaria di Sol.Id. in Siria è dedicata interamente alle Comunità cristiane del Levante, in particolare a quella che fa riferimento alle suore francescane missionarie del Memoriale di San Paolo nel quartiere Tabbaleh a Damasco.La comunità di suore fa parte della più ampia missione dei francescani in Medio oriente della Custodia Terrae Sanctae, in prima linea nel supporto non solo ai cristiani ma a tutta la popolazione siriana vittima degli attacchi terroristici e dei gravissimi disagi causati dalla guerra.Il Santuario di San Paolo sorge nel punto esatto della sua famosa conversione sulla strada di Damasco ed è oggi punto di riferimento, grazie al lavoro incessante di Suor Yola Girges e Padre Raimondo Girgis, di tutta la popolazione dei quartieri limitrofi di Jamarana Ein Tarma (Ghouta est) pesantemente colpiti dai terroristi.Grazie all’impegno di Sol.Id., il centro missionario da cui dipende un asilo con più di 150 bambini, ha ricevuto nuove attrezzature per l’inizio della nuova stagione scolastica e sono già in fase di realizzazione l’ampliamento del parco giochi e soprattutto il sostegno economico annuale che permetterà la frequentazione scolastica ai bambini delle famiglie più povere. Sostenere Sol.Id significa aiutare le comunità cristiane e dare la possibilità a tutti i siriani di ricostruire un futuro nella propria terra.

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Siria meridionale: garantire un passaggio sicuro per i civili in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esorta tutte le parti coinvolte in Siria a proteggere e fornire un passaggio sicuro ai civili costretti ad abbandonare le proprie case a causa dei recenti combattimenti nel sud del paese. Si stima che circa 140.000 persone siano fuggite in tutto il sud-ovest e necessitino di un passaggio sicuro per uscire dalla regione, oltre ad assistenza umanitaria immediata, protezione e riparo. Abbiamo anche assistito al ritorno di decine di migliaia di sfollati interni (IDP) in seguito ad accordi locali e in aree sotto il controllo del governo siriano.Insieme alle Nazioni Unite e ad altri partner umanitari abbiamo mobilitato ingenti aiuti in denaro per rispondere alla situazione in Siria, raggiungendo decine di migliaia di persone. È necessario che l’assistenza sia ulteriormente incrementata e l’UNHCR continua a chiedere che agli attori umanitari sia garantito un accesso sicuro.A causa del perdurare del conflitto e dei nuovi esodi forzati verificatisi nei primi sei mesi del 2018, si stima che quasi 13.000 rifugiati provenienti dai paesi limitrofi e altri 750.000 sfollati interni siano tornati nelle proprie case ad Aleppo, Homs, Hama, nelle aree urbane e rurali di Damasco e nella parte sud-ovest e nord-orientale della Siria. Prevedendo e riconoscendo tali dinamiche, l’UNHCR ha rafforzato le sue capacità in Siria già nel 2017 per sostenere i rifugiati e gli sfollati interni che rimpatriano spontaneamente. Continuiamo a lavorare per migliorare la risposta alle esigenze umanitarie e di protezione degli sfollati interni, dei rimpatriati e di altre persone colpite dalla crisi.L’UNHCR ha preso atto dell’annuncio di mercoledì da parte delle autorità siriane e russe sull’istituzione di un centro in Siria per aiutare i rifugiati che tornano a casa. Pur non avendo ancora preso visione del piano nel dettaglio, siamo comunque pronti ad avviare discussioni in merito con il governo della Siria e con la Federazione russa.I rifugiati hanno sempre il diritto di tornare nel proprio paese. L’UNHCR sottolinea che qualsiasi piano teso a consentire l’esercizio di tale diritto deve rispettare gli standard internazionali; questo significa che i rimpatri devono essere volontari, svolgersi in condizioni sicure e dignitose e devono essere sostenibili.È fondamentale che i rimpatri di rifugiati e sfollati interni non siano soggetti a pressioni, né avvengano in condizioni precipitose o premature. I rifugiati devono essere in grado di fare una scelta libera e informata sul loro futuro e devono avere tutti gli elementi di base per un rimpatrio volontario sostenibile.L’UNHCR è pronto a collaborare con i governi della Siria e della Russia per arrivare a soluzioni che soddisfino gli standard internazionali in materia di rifugiati e diritti umani.

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Siria: impedire l’ennesima catastrofe umanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 8 luglio 2018

Dopo gli attacchi dell’esercito siriano alla regione attorno a Daraa nel sud della Sira, attualmente controllata dall’opposizione islamica, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani il giordano Seid al-Hussein affinché intervenga presso la famiglia reale giordana e gli altri governi dei paesi della regione per evitare un ulteriore aggravarsi della crisi umanitaria in Siria e vengano accolti e aiutati i profughi siriani ammassati alla frontiera tra Siria e Giordania. La Giordania ha già accolto diverse centinaia di migliaia di profughi siriani e ha attualmente chiuso le proprie frontiere.Secondo i dati diffusi dalle nazioni Unite, la situazione a Daraa sta precipitando. Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) stima che vi siano circa 330.000 persone costrette alla fuga e ora bloccate alla frontiera. L’APM si è quindi appellata alla Giordania affinché non respinga ma accolga e aiuti anche queste persone. Inoltre, l’APM chiede che vengano inviati velocemente degli osservatori indipendenti in questa regione in cui si combatte fin dal 2012 per documentare le molte violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra commessi.A Daraa praticamente non funziona più niente. Sono crollate la distribuzione dell’acqua potabile e dei viveri, non c’è più elettricità e sono state distrutte le infrastrutture mediche. La regione è abitata principalmente da arabi sunniti ed è una delle ultime regioni ancora controllate dalle milizie ribelli islamiche combattute ora con una grande offensiva lanciata da Assad con il sostegno russo.Mentre la Russia, l’Iran e gli Hezbollah libanesi continuano a sostenere Assad nel conflitto siriano, sembrerebbe proprio che la Turchia e altre potenze sunnite abbiano tolto il loro sostegno ai ribelli sunniti in Siria. La Turchia ormai sembra interessata solo a smantellare le regioni autonome kurde in Siria e molto sembra indicare l’esistenza di un tacito accordo tra la Russia, l’Iran, la Turchia e il regime siriano: lasciare Assad al potere e in cambio lasciar cadere i Kurdi.

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UNICEF: stop agli attacchi sui bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

“Durante i primi quattro mesi dell’anno, dalla Repubblica Centrafricana al Sud Sudan, e dalla Siria all’Afghanistan, gli attacchi sui bambini nel corso di conflitti sono continuati ininterrottamente. Con scarso rimorso e ancor meno trasparenza, le parti in conflitto continuano apertamente a ignorare una delle regole basilari durante una guerra: la protezione dei bambini.
Non è stata proibita nessuna strategia bellica, non tenendo conto di quanto possa essere letale per i bambini: attacchi indiscriminati su scuole, ospedali e altre infrastrutture civili, rapimenti, reclutamento di bambini, assedio, abusi nella detenzione e negazione dell’assistenza umanitaria sono state tutte pratiche all’ordine del giorno.
Per esempio, in Yemen, sembra che oltre 220 bambini siano stati uccisi e oltre 330 feriti dall’inizio dell’anno a causa del conflitto. Circa 4,3 milioni di bambini rischiano di soffrire di fame, un aumento del 24% rispetto ai livelli del 2017. Un’epidemia di diarrea acquosa acuta e colera, che l’anno scorso ha ucciso oltre 400 bambini sotto i 5 anni, sta minacciando di provocare ancora più giovani vittime, mentre comincia la stagione delle piogge e le condizioni igieniche peggiorano ulteriormente.
A Gaza, dall’inizio di marzo abbiamo visto bambini uccisi e feriti nelle proteste, con notizie (di ieri) di ulteriori bambini colpiti in quello che si dice sia stato il giorno di violenze più cruento per le violenze dalla guerra di Gaza del 2014.
In Siria, le speranze di ottenere una pace rimangono deboli. Nel corso dei primi tre mesi dell’anno sono stati verificati oltre 70 attacchi su ospedali e strutture sanitarie, negando così ai bambini e alle famiglie servizi sanitari vitali. Oltre 300 strutture scolastiche sono state attaccate dall’inizio del conflitto. Circa 5,3 milioni di bambini sono sfollati interni o sono diventati rifugiati e circa 850.000 bambini continuano a vivere in aree assediate o difficili da raggiungere.
In Bangladesh, oltre 400.000 bambini rifugiati rohingya, sopravvissuti alle recenti atrocità in Myanmar, hanno bisogno di assistenza umanitaria. Con l’avvicinarsi della stagione dei monsoni, il rischio di colera e altre malattie legate all’acqua è maggiore che mai.
In Sud Sudan, il primo paese che ho visitato da Direttore Generale dell’UNICEF, almeno 2,6 milioni di bambini sono stati costretti a fuggire dalle proprie case. Oltre un milione di bambini soffrono di malnutrizione acuta, di cui 250.000 grave e a rischio maggiore di morte. Anche se fino ad ora quest’anno circa 600 bambini sono stati rilasciati dai gruppi armati, circa 19.000 continuano ad essere utilizzati come combattenti, messaggeri, facchini, cuochi e anche come schiavi sessuali per le parti in conflitto.In Afghanistan, a causa del conflitto sembra siano stati uccisi più di 150 bambini e oltre 400 feriti nei primi tre mesi dell’anno.Nella Repubblica Centrafricana, la ripresa delle violenze nei mesi passati ha costretto circa 29.000 bambini a fuggire dalle loro case, portando il numero totale dei bambini sfollati interni vicino a 360.000. Oltre 2 bambini su 5 sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica e un terzo dei bambini in età scolare non sta andando a scuola.In tutti questi paesi e in molti altri, i team impegnati dell’UNICEF e dei partner stanno facendo tutto il possibile per alleviare le sofferenze dei più vulnerabili, di quelli separati dalle famiglie, terrorizzati e soli, di coloro che si ammalano in campi per rifugiati densamente popolati, di quelli che migrano nella stagione dei monsoni e in quella secca e di coloro che sono affamati.
Nonostante la mancanza dei fondi necessari – abbiamo ricevuto solo il 16% di quelli richiesti per quest’anno – siamo fermamente impegnati a portare assistenza ai più vulnerabili. Stiamo vaccinando bambini, li stiamo curando dalla malnutrizione, mandando a scuola, fornendo loro servizi di tutela e stiamo cercando di rispondere ai loro bisogni di base.Ma l’aiuto umanitario da solo non basta. I bambini hanno bisogno di pace e protezione sempre. Le regole di guerra proibiscono che si colpiscano illecitamente i civili; gli attacchi su scuole e ospedali, l’utilizzo, il reclutamento e la detenzione illegale di bambini; e la negazione di assistenza umanitaria. Quando scoppia un conflitto, queste regole devono essere rispettate e coloro che le infrangono devono essere chiamati a risponderne. Quando è troppo è troppo. Stop agli attacchi sui bambini”.

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Parlamento europeo: leader politici del PE condannano uso armi chimiche in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Il Presidente Antonio Tajani, in apertura della sessione plenaria di Strasburgo, ha ribadito che l’uso di armi chimiche è una linea rossa che non può essere superata impunemente.
“Dinnanzi alla gravità della situazione”, ha detto Tajani, “credo sia necessario che il Parlamento invii un messaggio forte già in apertura della seduta odierna, e prima del dibattito di domani pomeriggio con l’Alto rappresentante Mogherini e del confronto che avremo in mattinata con il Presidente della Repubblica francese Macron”.“Oggi, il Parlamento deve ribadire in maniera forte e chiara che l’uso delle armi chimiche è inaccettabile e rappresenta una linea rossa che non può essere superata impunemente.”
“La drammaticità della situazione deve fugare ogni dubbio sulla necessità e l’urgenza di costruire una sempre più incisiva politica estera e di difesa comune. La discussione in corso sul prossimo bilancio è un test essenziale sulla nostra volontà di dotarci delle risorse indispensabili per essere veri attori globali”, ha concluso il Presidente del PE.
Sono poi intervenuti in plenaria anche i leader dei gruppi politici, che hanno condannato l’uso di armi chimiche. La maggior parte di loro ha espresso sostegno agli attacchi militari degli Stati Uniti, della Francia e del Regno Unito, volti a porre fine ai “crimini di guerra” del regime di Assad, mentre altri deputati hanno criticato i militari per aver operato senza un mandato internazionale. I deputati hanno inoltre affermato che i colloqui di pace devono iniziare quanto prima, coinvolgendo tutte le parti del conflitto e sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Il Presidente Tajani condividerà i dettagli della discussione tenutasi in apertura di sessione con il Presidente francese Macron, prima del dibattito di domani con quest’ultimo.

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I missili che hanno colpito la Siria

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

La forza militare impiegata nella notte tra il 13 e 14 aprile ha riportato al centro delle preoccupazioni internazionali il conflitto in Siria. Dopo l’accorato appello del Santo Padre, la presidente dei Focolari, Maria Voce, ha ripetuto a nome dei membri del Movimento nel mondo la sua vicinanza, solidarietà e preghiera per il popolo siriano che da ormai sette anni vive sofferenze immani. “Essendo in continuo contatto con le nostre comunità in Siria – dice Maria Voce – non possiamo non far nostra la loro impressione dolorosissima di essere vittime di una guerra per procura, causata e portata avanti da interessi altrui”. “Il Movimento – sottolinea la presidente – si appella ai responsabili politici in tutto il mondo perché si faccia ritorno ad un dialogo profondo e veritiero, guidato dalla ricerca sincera di una soluzione pacifica a favore del bene del popolo siriano e di tutti i popoli nel Medio Oriente”.

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Raid missilistico contro la Siria

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

“La Francia, senza aspettare la risoluzione dell’ONU, ha già trascinato il mondo in una guerra contro la Libia che ha causato tanti guai. Ora vorrei capire quali sono le ragioni certe, che hanno indotto oggi, e non in altre altrettanto gravi del recente passato, la Francia e l’Inghilterra a prendere l’iniziativa militare. Forse è vero che più che un attacco nei confronti di Assad si stia facendo un braccio di ferro con Putin.”. Così il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa intervenendo a Rainews 24. “E’ confortante – ha aggiunto La Russa – sapere che nessuna base italiana è stata usata per attaccare la Siria. L’Italia d’altronde, dovrebbe avere come principale obiettivo quello che fu realizzato molto bene a Pratica di Mare: essere un elastico di avvicinamento tra USA e Russia, perché la comune esigenza è quella non solo di andare oltre questa crisi ma anche di combattere insieme il terrorismo”. “Non bastano poi – ha concluso il senatore di Fratelli d’Italia – le parole della Merkel a riempire il vuoto dell’Europa che è eclatante e che testimonia quanta strada ancora occorre fare per avere veramente un organismo in grado di intervenire in crisi come queste”.

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I combattimenti a Ghouta est, nelle zone rurali di Damasco e Afrin causano un nuovo massiccio esodo di civili siriani

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime profonda preoccupazione per l’ulteriore peggioramento della crisi umanitaria in Siria: i feroci combattimenti a Ghouta est, nelle zone rurali di Damasco e Afrin nel nord-ovest del paese stanno infatti causando un nuovo massiccio esodo di persone.Solo a Ghouta est sono più di 45.000 i siriani che hanno lasciato le loro case nei giorni scorsi. L’UNHCR è impegnato in prima linea a rispondere agli urgenti bisogni umanitari, ma oggi rinnoviamo il nostro appello affinché venga garantita la protezione e la sicurezza sia dei nuovi sfollati che delle centinaia di migliaia di civili ancora intrappolati a causa degli scontri e con un disperato bisognoso di aiuto.L’UNHCR non prende parte all’attuale accordo di evacuazione o alla sua attuazione. Tuttavia fin dall’inizio di quest’ultima recrudescenza, è presente con i propri operatori presso gli improvvisati insediamenti collettivi in cui si sono riversate migliaia di famiglie, esauste, affamate, assetate, malate e prive di tutto o quasi provenienti da Ghouta est. Altri civili continuano a fuggire ogni giorno. I nuovi sfollati sono attualmente ospitati a Dweir, nelle scuole e nel dipartimento dell’energia elettrica di Adra, a Herjelleh, Najha, Nashabiya, Khirbet al Ward, dove le condizioni sono deplorevoli. Secondo quanto riferito dagli operatori UNHCR, i bisogni sono innumerevoli e aumentano di ora in ora. Ci sono anche seri rischi per la salute.
Tutti gli insediamenti sono sovraffollati, saturi e privi dei servizi igienici di base. La gente fa la fila per ore per usare i bagni, la maggior parte dei quali non ha illuminazione. L’UNHCR e i suoi partner collaborano giorno e notte per fornire assistenza salvavita, in stretto coordinamento con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC), le agenzie delle Nazioni Unite e altri attori umanitari.
Ad oggi l’UNHCR ha consegnato 180.000 beni di prima necessità per rispondere ai bisogni più urgenti: materassi, coperte di lana e ad elevata efficienza termica, teli di plastica, kit di abbigliamento invernale, lampade solari, taniche e set da cucina. In diversi insediamenti collettivi, le persone che vivono all’aperto nei cortili della scuola sono disperate e usano le coperte dell’UNHCR come divisori per avere un po’ di privacy e per proteggere se stessi e i loro famigliari dal sole durante il giorno e dal freddo della notte.
Affinché gli urgenti bisogni della popolazione civile vengano soddisfatti è fondamentale poter avere un accesso umanitario pieno e senza restrizioni all’interno e al di fuori di Ghouta est, per raggiungere le persone che vivono nei rifugi collettivi e in altre località.L’UNHCR invita tutte le parti coinvolte a rispettare le norme umanitarie internazionali e i diritti umani nel trattamento dei civili, sia che risiedono a Ghouta est sia che fuggano da lì.
Nel frattempo, si sta verificando un’altra situazione di emergenza nel nord-ovest della Siria, dove si stima che 104.000 persone siano state sradicate dalle loro case nella regione di Afrin a seguito del recente intensificarsi dei combattimenti. La maggioranza, circa 75.000 persone, è sfollata a Tal Rifaat, mentre altri 29.000 hanno cercato salvezza a Nubol e Zahraa e nei villaggi circostanti nella zona settentrionale di Aleppo, a carattere rurale. Inoltre, circa 10.000 persone sarebbero state bloccate ad Az-Ziyara nell’inutile tentativo di attraversare aree controllate dal governo siriano.Per far fronte alla crescente emergenza di Afrin, l’UNHCR ha intensificato la sua risposta, distribuendo 100.000 beni di prima necessità negli ultimi due giorni, tra cui materassi, coperte, coperte di lana e ad elevata efficienza termica, teli di plastica, lampade solari, taniche, vestiti e altri articoli di base. Inoltre, sono stati spediti 1.100 kit di per la costruzione di ripari e nei prossimi giorni si prevede che arriveranno 1.000 tende a Tal Rifaat.

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Sette anni di guerra in Siria

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Damasco – Sette anni di guerra in Siria hanno prodotto insopportabili sofferenze a milioni di persone. In molte zone del paese, la violenza ha raggiunto livelli intollerabili mentre una soluzione politica è ancora lontana. Ogni giorno, le famiglie vivono un incubo che sembra non finire mai, sotto i bombardamenti e i colpi di mortaio, e ogni giorno sempre più vite innocenti vengono sacrificate. Oltre un terzo della popolazione siriana è sfollata, nel tentativo disperato di trovare salvezza. Il continuo spostamento di persone si accompagna ad allarmanti ed alti livelli di fame e di bisogno. Circa 6,5 milioni di siriani soffrono di insicurezza alimentare; altri quattro milioni rischiano di soffrirne – il doppio di un anno fa. “Ogni giorno che passa senza una soluzione a questa crisi è un altro giorno in cui siamo venuti meno alla popolazione siriana”, ha detto Jakob Kern, Rappresentante e Direttore WFP nel paese. “La priorità assoluta deve essere porre fine al conflitto. Ne risponderemo davanti alla Storia”. Anche con barlumi di speranza e molte storie di resilienza, i combattimenti continuano ad infuriare senza sosta su diversi fronti: la Ghouta orientale nella Damasco Rurale, nel governatorato meridionale di Dara’a e al nord, a Idlib e Afrin. Sono i civili a subirne le conseguenze peggiori. “Siamo esseri umani. Siamo civili. Non ci meritiamo tutto questo. I miei bambini hanno fame e non c’è cibo” ha raccontato un abitante nella Ghouta orientale al WFP durante una delle rare consegne di aiuti umanitari a febbraio – rari perché i combattimenti quasi mai si interrompono il tempo sufficiente a permettere ai convogli umanitari di raggiungere l’enclave assediata. Dall’inizio del conflitto, i prezzi del cibo, saliti alle stelle, sono fuori dalla portata di moltissime persone. Il pane ora costa otto volte di più rispetto a prima della crisi. Oggi, terribilmente, sette siriani su dieci vivono in povertà estrema. Il WFP unisce la sua voce all’appello per la pace e invita con urgenza tutte le parti in conflitto a permettere un accesso umanitario sicuro e senza condizioni per la consegna di cibo e altra assistenza salva-vita a quanti ne hanno così disperatamente bisogno.

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Settimo anno di conflitto in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

L’implacabile sofferenza dei civili siriani evidenzia il vergognoso fallimento della volontà politica di trovare una soluzione, di fronte ad un nuovo tracollo nel lungo conflitto in Siria, che questo mese giunge al suo sconfortante settimo anniversario, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi nella giornata di venerdì.
Sette anni di combattimenti hanno provocato centinaia di migliaia di vite, indotto 6,1 milioni di persone a fuggire dalle proprie case in Siria e costretto 5,6 milioni di rifugiati a cercare sicurezza nei paesi limitrofi della regione.Le condizioni affrontate dai civili in Siria non sono mai state così gravi, con il 69% che langue in condizioni di estrema povertà. La percentuale di famiglie che spendono più della metà del proprio reddito annuale per il cibo è salita al 90%, mentre i prezzi alimentari sono in media otto volte più alti dei livelli pre-crisi. Circa 5,6 milioni di persone soffrono di condizioni potenzialmente letali in termini di sicurezza, diritti fondamentali o standard di vita e richiedono un’assistenza umanitaria urgente.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, insieme ai partner umanitari, sta compiendo ogni sforzo per portare soccorso alle persone bisognose all’interno del paese, ma l’accesso alle popolazioni in aree assediate e difficili da raggiungere rimane tristemente inadeguato. Uno sviluppo positivo è rappresentato dal convoglio umanitario che il 5 marzo è riuscito a portare aiuti alla popolazione assediata di Duma nella Ghouta orientale. Tuttavia, i bombardamenti in corso hanno costretto i camion a partire prima che metà del cibo destinato alla popolazione affamata potesse essere scaricata e i tentativi dell’UNCHR di tornare indietro sono stati vanificati.L’UNHCR e altri attori umanitari continuano a essere disponibili ad attivarsi in ogni momento e sono ansiosi di fornire aiuti essenziali a centinaia di migliaia di persone intrappolate in condizioni di disperato bisogno all’interno della Ghouta orientale e in altre parti assediate del paese.”Anche in guerra, ci sono regole che tutte le parti devono rispettare. In Siria, anche l’opzione di abbandonare le aree di conflitto per trovare sicurezza in altre parti del paese è sempre meno praticabile. L’accesso umanitario a chi è in condizioni di bisogno deve essere garantito. Alla persone deve essere consentito di partire per cercare rifugio e i civili e le infrastrutture civili, tra cui ospedali e scuole, devono essere protetti a tutti i costi”, ha dichiarato Grandi.
La pericolosa situazione all’interno dei confini siriani, nel frattempo, infrange le speranze di milioni di rifugiati siriani che vivono in Turchia, Libano, Giordania, Egitto e Iraq che sognano di tornare a casa non appena le condizioni di sicurezza lo permettano.”Considerato che in alcune parti della Siria gli scontri sono più feroci che mai, i rifugiati sono comprensibilmente ancora troppo spaventati per fare ritorno”, ha dichiarato Grandi. L’UNHCR sta approntando i preparativi per assistere i rimpatri, ma la situazione della sicurezza deve migliorare considerevolmente prima che possano verificarsi.Nel frattempo, per milioni di siriani in esilio le condizioni diventano sempre più disperate, con la stragrande maggioranza dei rifugiati che vive al di sotto della soglia di povertà. Oltre tre quarti dei rifugiati nelle aree urbane della Giordania e del Libano non sono in grado di soddisfare le loro esigenze in termini di accesso a cibo, alloggio, salute o istruzione di base.
La percentuale di bambini rifugiati che riescono ad andare scuola è aumentata negli ultimi anni, tuttavia 1,7 milioni rifugiati siriani in età scolastica, pari al 43 per cento, sono ancora esclusi dall’accesso all’istruzione. I sistemi nazionali delle scuole pubbliche nei paesi ospitanti stanno facendo i doppi turni per accogliere gli studenti siriani e hanno bisogno di molto più sostegno.”Mentre ci si concentra sulla devastazione in Siria, non dovremmo dimenticare l’impatto sulle comunità di accoglienza nei paesi limitrofi e l’effetto che tanti anni di esilio hanno avuto sui rifugiati”, ha dichiarato Grandi. “Finché non c’è una soluzione politica al conflitto, la comunità internazionale deve intensificare i propri investimenti nei paesi ospitanti”.L’Alto Commissario ha sottolineato l’imminente conferenza internazionale sul Sostegno al futuro della Siria e della regione che si terrà a Bruxelles il 24 e 25 aprile: secondo Grandi la conferenza deve tradursi in impegni seri di sostegno finanziario e di supporto allo sviluppo.
Nel corso degli anni, il sostegno dei donatori è stato generoso, ma è necessario fare molto di più. A dicembre dello scorso anno, le agenzie delle Nazioni Unite e circa 270 partner delle ONG hanno pubblicato il Piano regionale per i rifugiati e la resilienza (3RP) del 2018, un piano da 4,4 miliardi di dollari destinato a sostenere sia i rifugiati che i membri delle comunità che li ospitano. Ma il divario tra i bisogni e le risorse disponibili rimane ampio. Nel 2017, la risposta internazionale ha coperto solo la metà dei finanziamenti richiesti.L’Alto Commissario è attualmente in Libano, dove ha trascorso tre giorni incontrando alti funzionari governativi e alcuni esponenti tra il milione di rifugiati registrati che vivono lì. Ha elogiato la generosità del paese nell’ospitare quasi lo stesso numero di siriani di tutta l’Europa messa insieme, ma ha avvertito che l’inadeguato sostegno internazionale sta aumentando la vulnerabilità tra i rifugiati e le comunità locali in cui vivono.

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Siria: inizio d’anno sanguinoso con oltre 30 bambini uccisi nelle prime due settimane del 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

siriasiria1“Con l’inizio del nuovo anno, nel mondo, la maggior parte dei genitori sono pieni di speranza per il futuro dei propri figli; le madri e i padri in Siria, invece, sono in lutto per i bambini che hanno perso. È scioccante che nei primi 14 giorni dell’anno più di 30 bambini siano stati uccisi in un’escalation di violenza nella zona orientale di Ghouta, dove si stima che 200.000 bambini siano rimasti intrappolati sotto assedio dal 2013. A Idlib, nel nord-ovest del paese, si parla di gravi violenze avvenute nelle ultime settimane, a seguito delle quali sono rimasti uccisi e feriti decine di bambini e donne e sfollati circa 100.000 civili. È vergognoso che, dopo quasi sette anni di conflitto, continui una guerra contro i bambini mentre il mondo guarda. Milioni di bambini in tutta la Siria e nei paesi vicini hanno subito le conseguenze devastanti di livelli di violenza ininterrotti in diverse parti del paese.L’UNICEF ha ricevuto informazioni dall’interno dell’area orientale di Ghouta: le persone si stanno rifugiando nel sottosuolo temendo per la loro vita. Un attacco particolarmente violento contro edifici residenziali sembra essere stato così forte da ferire 80 civili, tra cui bambini e donne. Il personale medico ha dovuto faticare per estrarre i sopravvissuti dalle macerie.Due strutture mediche sono state attaccate negli ultimi giorni a est di Ghouta, e la maggior parte dei centri sanitari hanno dovuto chiudere a causa della violenza. In alcune zone, le cliniche mobili di emergenza sono siria2l’unico modo per le famiglie di ricevere assistenza e cure mediche. A Idlib, l’ospedale materno-infantile e pediatrico di Ma’arrat An Nu’man è stato attaccato tre volte, rendendolo non operativo, e almeno un paziente e due medici sono stati uccisi. Secondo quanto riferito, le scuole sono state chiuse all’interno e intorno a Ghouta est in un momento in cui i bambini di altri paesi siriani sono impegnati negli esami intermedi. Mentre alla fine dell’anno scorso abbiamo visto un piccolo barlume di speranza con l’evacuazione di 17 bambini bisognosi di cure mediche urgenti, l’intensificarsi della violenza all’interno e intorno a Ghouta est ha trasformato la speranza in disperazione per i restanti 120 bambini che continuano a soffrire in silenzio in attesa di un’evacuazione medica urgente.Dobbiamo essere in grado di raggiungere i bambini bisognosi di assistenza umanitaria, con urgenza e senza restrizioni, ovunque si trovino in Siria. Le varie parti coinvolte nel conflitto possono far sì che ciò avvenga, consentendo immediatamente agli operatori umanitari di raggiungerli con l’assistenza salvavita.L’UNICEF continuerà a fornire assistenza umanitaria essenziale per la sopravvivenza e il benessere mentale dei bambini in tutta la Siria. Per i bambini più vulnerabili nelle aree assediate e difficili da raggiungere, possiamo e dobbiamo fare di più. Di che cosa ha bisogno il mondo per intraprendere un’azione collettiva per porre fine alla guerra contro i bambini in Siria? E chi combatte, quando si renderà conto che, uccidendo i bambini, sta uccidendo anche il futuro della Siria?”. (foto. siria)

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