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Posts Tagged ‘siria’

UE: Rendere trasparenti gli aiuti alla Siria e sostenere anche le regioni curde!

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

Relativamente agli aiuti umanitari che negli ultimi anni sono diretti nell’area di crisi siriana, l’Associazione per i popoli minacciati (APM), tramite Kamal Sido denuncia le evidenti distorsioni dell’intero sistema di aiuti, a partire da quello tedesco ma non solo. “Secondo le nostre informazioni, gli aiuti del Ministero degli Esteri di Berlino sono stati finora destinati principalmente alle aree controllate dalle milizie islamiche radicali e dal regime turco. Quasi nulla arriva nelle aree abitate dai curdi”, ha criticato Kamal Sido. Per l’APM si ha la netta impressione che gli aiuti vengano dati solo a chi professa la sharia islamica e sostiene la politica espansionistica turca, cioè le aree controllate dalle milizie filoturche. Alla conferenza dei donatori per la Siria, tenutasi a Bruxelles la scorsa settimana, sono stati raccolti più di sei miliardi di euro per la Siria, martoriata da crisi e guerre, 4,1 miliardi di euro per il 2022 e 2,3 miliardi di euro per il prossimo anno. Con 1,05 miliardi di euro, la Germania vuole contribuire a quasi la metà del denaro promesso per il 2023. L’obiettivo è migliorare le prospettive di vita delle persone in Siria e nei Paesi limitrofi gravemente colpiti dalla guerra siriana, che hanno accolto milioni di rifugiati. In Siria, quasi 15 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari e l’alimentazione di dodici milioni di persone è a rischio. Al più tardi dopo l’inizio della guerra di aggressione russa all’Ucraina, tutti i governi europei dovrebbero rendersi conto che non si dovrebbero sostenere dittatori e autocrati che, come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ovviamente non hanno tra le loro priorità il diritto internazionale e i diritti delle minoranze. Dovremmo dimostrare alle vittime delle sue politiche in Kurdistan, Siria settentrionale e Iraq settentrionale che crediamo davvero nei nostri valori e prendiamo sul serio i nostri obblighi. La maggior parte dei curdi e delle altre minoranze ha già perso la fiducia in un ordine internazionale giusto. Accusano la NATO di insistere sul diritto internazionale solo quando serve agli interessi dell’Alleanza, per lo più geopolitici. Nel caso dei curdi, non si tratta solo di silenzio e di copertura di crimini di guerra commessi dall’esercito turco, ma anche di aiuti politici, diplomatici e finanziari attivi, nonché di forniture di armi e armamenti a Erdogan. Dopo diverse guerre di aggressione contro le regioni settentrionali della Siria – Afrin nel 2018 e Serekaniye nel 2019 – ora l’esercito turco compie quotidianamente attacchi di droni contro curdi, yezidi e cristiani per sfollarli e insediare rifugiati stranieri nelle loro aree. Anche la Germania ad esempio partecipa alla realizzazione dei sistemi di droni turchi.

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Attacchi di droni nel nord della Siria

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2022

I droni da combattimento turchi hanno nuovamente effettuato attacchi contro obiettivi curdi nel nord-est della Siria durante il fine settimana. Una persona è stata uccisa e altre due ferite nell’attacco a un veicolo sabato. Tra i feriti c’è Farhad Marde, un poeta popolare nella regione. Ieri sera, ci sono stati altri attacchi di droni in cui un cristiano assiro, membro delle Forze Democratiche Siriane (SDF), è stato gravemente ferito. Le SDF stanno combattendo il cosiddetto “Stato Islamico” (IS) in Siria. L’esercito turco sembra intensificare i suoi attacchi contro le minoranze in Siria. A causa della guerra in Ucraina, l’esercito russo lascia fare al presidente turco. Allo stesso tempo, la Nato è particolarmente dipendente dalla Turchia. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) i governi UE e la Nato non criticano con una sola parola gli attacchi in corso contro le minoranze etniche e religiose in Siria, che violano il diritto internazionale. Si stanno così giocando ogni credibilità nella regione. Secondo fonti curde, centinaia di persone sono state deliberatamente uccise o ferite negli attacchi dei droni turchi negli ultimi due anni, comprese donne e bambini. Né la NATO né la Russia, che controllano lo spazio aereo sulla Siria, criticano gli attacchi quasi quotidiani della Turchia. Oltre ai curdi, questi colpiscono spesso le minoranze cristiane, Yezidi, Alevi e altre. Il regime del presidente turco Erdogan sta usando la guerra di aggressione di Putin contro l’Ucraina per i propri obiettivi da grande impero. Mentre la NATO, l’UE e la Germania criticano giustamente i governanti della Cina per il loro sostegno a Putin, rimangono in silenzio sul comportamento del governatore della Turchia Erdogan. Come la Cina, la Turchia si rifiuta di seguire le sanzioni occidentali contro Putin.

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Siria: Afrin, quattro anni di occupazione

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

Nel quarto anniversario dell’occupazione della regione curda siriana settentrionale di Afrin, completata il 18 marzo 2018 in violazione del diritto internazionale, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) avverte di nuovi attacchi della Turchia, membro della NATO, contro i suoi vicini. L’invasione di Putin in Ucraina rafforza l’importanza geopolitica della Turchia. Il dittatore Erdogan potrebbe sentirsi incoraggiato ad attaccare di nuovo le regioni curde nel nord della Siria. Erdogan potrebbe essere meno in grado di contare sull’aiuto di Putin in questo – ma all’interno della NATO ora può farla franca con qualsiasi cosa. E lui lo sa. Al contrario della guerra di aggressione di Putin, la Nato e i governi europei non hanno speso una sola parola per condannare la guerra di aggressione di Erdogan su Afrin. Questi doppi standard danneggiano e svalutano i valori occidentali. Per questo motivo, l’APM mette in guardia la politica e i media dal minimizzare il dispotismo di Erdogan: Tutto quello che Putin sta facendo oggi, Erdogan lo sta facendo da anni, con l’appoggio o la tolleranza della Nato. Dovrebbe essere ostracizzato per questo proprio come lo è Putin, finché il suo governo non si sforza per un dialogo reale, pacifico e paritario con la popolazione curda in Turchia, in Siria e in Iraq. Le guerre contro l’etnia curda nel proprio paese, in Siria e in Iraq devono finire immediatamente. Il presidente turco deve smettere di sostenere i gruppi islamici radicali nel mondo. Il governo turco deve rispettare pienamente la libertà di riunione, la libertà di stampa e la libertà di espressione. Le decine di migliaia di persone che sono state imprigionate per le loro opinioni devono essere rilasciate immediatamente. Erdogan deve finalmente attuare tutte le decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel frattempo, le notizie di violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra commessi dalla Turchia ad Afrin continuano senza sosta. L’esercito turco e i suoi mercenari islamisti attaccano brutalmente le donne curde e i membri delle minoranze Yazidi, Alevi e cristiane. Quattro ragazze e donne sono state uccise dall’inizio dell’anno: Ezize Ibrahim (41), Semire Elwan (3), Fatme Elwan (9) e una donna il cui nome non è noto. Inoltre, dodici donne sono già state rapite dalle forze di occupazione o dagli islamisti siriani quest’anno. L’APM ha i nomi delle donne. Per quattro anni, le forze di occupazione turche e i mercenari loro alleati hanno sistematicamente commesso crimini come stupri, rapimenti, saccheggi, rapine e furti. 84 donne sono state deliberatamente assassinate. Almeno sei donne si sono suicidate dopo essere state stuprate. Molti membri delle minoranze hanno dovuto fuggire. L’ex comunità cristiana di Afrin, composta da 1.200 membri, non esiste più. L’ultimo armeno è stato espulso, così come i circa 350.000 curdi. Migliaia di persone sono state uccise o ferite. Scuole curde e l’unica università curda nella storia della Siria, cimiteri curdi, santuari yazidi e aleviti sono stati distrutti dalla Turchia e dai suoi islamisti siriani.

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Tragico sversamento di petrolio al largo della Siria

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2021

Una fuoriuscita di petrolio che ha coperto una superficie di 800 chilometri quadrati sta minacciando le coste di Cipro e Turchia, con conseguenze potenzialmente devastanti per la biodiversità marina e gli ecosistemi. Lo sversamento pone seri rischi anche per le comunità e le imprese che dipendono dal turismo e che utilizzano le risorse marine per la loro sopravvivenza.La fuoriuscita ha avuto origine in Siria, dove, secondo i resoconti locali, la rottura di un serbatoio della centrale termica di Baniyas ha portato allo sversamento in mare di grandi quantità di carburante e ha colpito diversi comuni che hanno già avviato le procedure di pulizia. Seconto quanto dicharato dall’agenzia di stampa statale siriana SANA, il serbatoio che perdeva conteneva 15.000 tonnellate di carburante. Questo recente incidente rappresenta un ulteriore richiamo sui grandi rischi associati all’estrazione e alla lavorazione degli idrocarburi nel bacino semi-chiuso del Mediterraneo, caratterizzato da un pericoloso accumulo degli inquinanti petroliferi e dove le conseguenze di tali incidenti possono causare effetti negativi a lungo termine sugli ecosistemi e sulle comunità che vivono lungo le coste.

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Il nuovo calvario della Siria si chiama “Sanzioni”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2021

Secondo mons. Samir Nassar, arcivescovo maronita di Damasco, la crisi economica siriana ha condotto al caos totale. «Giorno e notte le famiglie devono mettersi in coda in una serie di file interminabili» per procurarsi il cibo. «Questa scena caotica è diventata la norma», racconta il prelato alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). Per mons. Nassar le sanzioni internazionali sono uno dei principali fattori che hanno determinato l’attuale crisi. «Le leggi estere che penalizzano gli Stati e le persone che osano inviare aiuti in Siria si aggiungono alle ingiuste sanzioni e moltiplicano la carenza di beni». Una combinazione di fattori, tra cui sanzioni internazionali e il crollo finanziario del Libano, principale partner commerciale, ha portato a un’impennata dei prezzi alimentari. Prima dell’inizio del conflitto nel 2011, una pagnotta da 2 kg costava circa 15 lire siriane; oggi una pagnotta da 1 kg costa tra le 100 e le 500 lire siriane. Nel febbraio 2020 il governo siriano ha introdotto le “smart card” che consentono alle famiglie l’accesso, a prezzi agevolati, a quantità razionate di beni di prima necessità, tra i quali pane, riso e tè. Per ottenere questi beni devono tuttavia aspettare in lunghe file, spesso per diverse ore. Per tutti questi motivi, prosegue il prelato, la comunità internazionale deve assumersi la sua parte di responsabilità per la situazione attuale. Mons. Samir ha spiegato anche che l’attuale situazione non consente ai siriani di iniziare a superare la guerra civile, conflitto che l’Inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba ha stimato abbia ucciso 400.000 persone. I commenti dell’arcivescovo maronita fanno eco a quelli condivisi recentemente con ACS dall’arcivescovo cattolico greco-melchita di Aleppo mons. Jean-Clément Jeanbart: «Le sanzioni non hanno altro risultato che far soffrire le persone e renderle povere e miserabili. Non avranno alcun effetto sul governo e sulle sue politiche, perché il governo è lontano dagli effetti delle sanzioni». Dall’inizio del conflitto in Siria ACS ha assicurato aiuti di emergenza offrendo pacchi viveri, latte e medicine, e ha sostenuto costi di prima necessità, inclusi riscaldamento e illuminazione, dando la priorità ai più poveri, ai malati e agli anziani.

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Siria: 10 anni di guerra

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

Sono passati 10 anni dal marzo 2011, quando la primavera araba sbocciò in Siria, fiorendo con le parole sui muri delle scuole di Da’ra. Quelle parole-graffiti erano la voce del popolo siriano, che al regime di Damasco chiedeva libertà, dignità, cittadinanza. A dieci anni da quei graffiti, la guerra continua e l’eredità della primavera siriana è tutt’altro che florida: una miseria fatta di polvere, macerie, di centinaia di migliaia di morti; di un’instabilità da cui il Paese non si libererà presto. Di milioni di civili in fuga: 6,6 milioni di essi hanno trovato rifugio fuori dalla Siria, 6,7 all’interno dei confini nazionali. Una miseria che ha il volto di 13,4 milioni di siriani bisognosi di assistenza umanitaria e di oltre 12 milioni che nel Paese hanno fame per le conseguenze della guerra.Il dossier che Caritas Italiana pubblica on line ripercorre questi anni e le fasi principali di una guerra sanguinosissima e ancora in corso: una rivoluzione di popolo trasformatasi in un conflitto a ingerenze internazionali, inasprito dalle violenze del califfato islamico, tutt’altro che sconfitto. Una guerra qui raccontata dalla prospettiva degli sfollati, interni o esterni al Paese, attraverso dati, analisi e studi specifici, testimonianze e ipotesi di futuro.Dal 2011 ad oggi Caritas Italiana ha avviato 85 progetti con un investimento complessivo di oltre 8,3 milioni di euro, provenienti da donazioni e dall’8xmille alla Chiesa Cattolica. Tali fondi sono stati destinati ad aiuti di urgenza, alloggio, istruzione, costruzione di percorsi di pace e riconciliazione, interventi sanitari, sostegno psicologico, riabilitazione socio-economica, protezione per i più vulnerabili (bambini, anziani e donne), accompagnamento e formazione delle organizzazioni locali. Nel 2021 proseguono gli interventi a carattere umanitario e non solo, in tutti i Paesi coinvolti, tenendo conto anche della pandemia di Covid-19. In particolare in Siria l’impegno si concentra nelle città di Aleppo, Homs, Hassakeh. I programmi hanno un approccio olistico rispondendo a diverse tipologie di bisogni: cibo e altri beni di prima necessità, alloggio, assistenza medica e psicologica, sostegno all’educazione scolastica.L’impegno di Caritas Italiana si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che la rete Caritas promuove nei Paesi toccati dalla crisi. Un impegno che nel complesso, in dieci anni di guerra, si è concretizzato in progetti per oltre 170 milioni di euro. In particolare in Siria, nel 2020 Caritas Siria ha attuato 20 progetti per oltre 9 milioni di euro, molti dei quali proseguono nel 2021 portando aiuto a più di 100 mila persone a Damasco-Ghouta, Aleppo, Hassakeh, Homs, Latakia, Littoral‐Tartus.

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A dieci anni dalla rivolta in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2021

4 marzo. Nel decimo anniversario della rivolta contro il dittatore siriano Bashar al-Assad, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) traccia un bilancio drammatico. Nei primi anni dopo l’inizio della rivolta, il regime e i suoi alleati Russia e Iran sono stati responsabili delle peggiori violazioni dei diritti umani, dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità. Nel frattempo, la Turchia, membro della NATO, e le milizie islamiste sostenute dalla Turchia sono le principali responsabili dei crimini contro la popolazione non sunnita e non araba. Tra queste minoranze ci sono i curdi, gli armeni, i caldei assiro-aramaici, i cristiani, i drusi, gli yezidi e altre minoranze del paese. Oltre al regime di Damasco, quasi tutti i gruppi armati hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra. Non passa giorno senza uccisioni extragiudiziali, arresti, sparizioni, torture, reinsediamenti ed espulsioni forzati. La comunità internazionale e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sembrano rassegnati a questa tragedia. Le richieste del popolo siriano per la democrazia e la libertà sono state completamente eclissate. Il popolo voleva solo una cosa: la fine dello spargimento di sangue. Secondo i rapporti di varie organizzazioni per i diritti umani, circa 1.734 civili sono stati uccisi solo nel 2020, tra cui 326 bambini e 169 donne. Ci sono stati 1.882 arresti arbitrari e 157 persone sarebbero state torturate a morte. Sempre nel 2020, centinaia di migliaia di persone sono state sfollate o costrette a lasciare le loro case tradizionali. Il regime di Damasco e i suoi alleati rimangono responsabili della maggior parte di questi crimini. Tuttavia, molti crimini sono responsabilità della Turchia e delle milizie islamiste che sostiene. Queste milizie o i loro delegati politici ricevono anche il sostegno di altri membri della NATO come la Germania. La Russia ha un obiettivo chiaramente definito: mantenere il regime a Damasco. La NATO, nel frattempo, sta agendo senza strategia e senza accordo. Lo sconforto dell’Europa e il vagare dell’amministrazione americana, specialmente sotto Trump, è diventato un disastro per il popolo, specialmente nel nord della Siria. Per anni, i curdi e altri gruppi etnici nel nord della Siria hanno difeso i valori occidentali come la diversità etnica e religiosa, i diritti delle donne e la coesistenza pacifica contro il cosiddetto “Stato Islamico” e hanno chiesto una Siria democratica dopo Assad. L’Occidente, specialmente Donald Trump e Angela Merkel, li hanno consegnati al coltello di Erdogan. Questa politica sbagliata ha rafforzato Putin, Erdogan, Assad e gli islamisti siriani. Gli stati democratici non sembrano capaci di agire. E l’invocazione dei diritti umani universali non può che sembrare cinica nel nord della Siria. È giunto il momento di rivalutare la politica occidentale sulla Siria e prendere contromisure.

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Siria e Nigeria: Aiuto alla Chiesa che Soffre

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

In occasione del Natale 2020 è stato accolto e rilanciato il grido di aiuto giunto da Siria e Nigeria, due nazioni-simbolo delle gravi difficoltà fronteggiate dalle comunità cristiane quando persecuzione e conflitti armati ostacolano la fede. Mons. Joseph Tobji, Arcivescovo Maronita di Aleppo, e Mons. Oliver Dashe Doeme, Vescovo di Maiduguri, si sono rivolti ai benefattori di ACS a nome delle rispettive comunità siriana e nigeriana. Si tratta di due nazioni, scrivono i prelati, «duramente flagellate e gravemente umiliate».La Siria, commenta Mons. Tobji, «ha riempito per anni i titoli dei telegiornali internazionali. Ora che il conflitto armato si è ridotto restano solo le macerie, umane e materiali» mentre «si è fortificata la guerra “economica” per mezzo delle sanzioni che opprimono la popolazione intera, mentre l’attenzione dei media inesorabilmente si riduce. Ciò tuttavia aumenta la sofferenza della stessa popolazione, anzitutto quella della piccola minoranza cristiana. Ad Aleppo, in particolare, migliaia di famiglie sono allo stremo e la Chiesa locale ha deciso di lanciare il proprio grido di aiuto». Aiuto alla Chiesa che Soffre lo ha fatto proprio varando una raccolta fondi per finanziare un progetto attraverso il quale 6.190 famiglie cristiane aleppine riceveranno aiuti di emergenza, anzitutto cibo e farmaci. Quanto alla Nigeria, commenta Mons. Oliver Dashe Doeme, «accanto alle violenze ai danni dei cristiani perpetrate dalla formazione terroristica Boko Haram, si intensificano quelle degli estremisti islamici presenti tra i mandriani di etnia fulani. Le istituzioni non garantiscono la pubblica sicurezza e chi ne fa le spese sono i membri delle comunità più pacifiche e vulnerabili, anzitutto le donne e i bambini». Maiduguri è la diocesi più estesa della Nigeria. Il Vescovo, consapevole del dolore individuale e sociale causato dalla diffusa violenza, ha disposto una adeguata formazione dei sacerdoti per il sostegno dei fedeli traumatizzati, soprattutto delle circa 8.000 vedove e degli oltre 17.000 orfani. ACS, con la medesima raccolta fondi natalizia, intende finanziare la costruzione di un Centro che consenta alle tante donne vittime di ignobili soprusi e violenze, e alle innumerevoli vedove, di essere adeguatamente assistite da un team di esperti. L’obiettivo finale è porre tutte loro nella condizione di costruire autonomamente il futuro proprio e quello degli orfani grazie anche alle competenze lavorative che acquisiranno nella struttura. Il Centro, con sede nella città di Maiduguri, consentirà di seguire 150 donne l’anno.

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Israele: Sventato attacco ai confini con la Siria

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Israele sventa un altro tentativo di infiltrazione terroristica sul proprio territorio: nella notte tra domenica e lunedì scorso una cellula proveniente dalla Siria è entrata in territorio israeliano per piazzare ordigni esplosivi vicino la linea Alpha lungo il confine tra lo stato ebraico e la Siria.I soldati israeliani delle forze speciali Maglan e aerei hanno aperto il fuoco contro quattro sospetti, alcuni dei quali erano armati, uccidendoli tutti, ha detto il portavoce dell’esercito Hidai Zilberman, citato dai media israeliani. ”Abbiamo sventato il tentativo di quattro terroristi di collocare esplosivi vicino alla zona di sicurezza tra Israele e la Siria”, si legge in un messaggio postato su Twitter dall’esercito israeliano. Il ”regime siriano” verrà considerato responsabile di ”qualsiasi evento” si verificasse nel Paese, aggiungendo che l’esercito israeliano resta ”pronto per qualsiasi scenario”. Al momento non è ancora a quale organizzazione militare o terroristica appartenessero i 4 uomini. Il portavoce militare israeliano ha poi aggiunto che nell’azione nel nord del Golan non ci sono state vittime israeliane. “Il comando del nord mantiene una elevata reattività ad ogni scenario. L’esercito ritiene il regime siriano responsabile per tutti gli eventi che generano dal suo territorio e non tollererà alcuna violazione della sovranità israeliana”. L’esercito ha anche diffuso un video nel quale si vede l’operazione.

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La pandemia da COVID-19 ha aggravato la già drammatica crisi in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 26 Maggio 2020

Il lockdown disposto dalle autorità ha infatti azzerato le disponibilità finanziarie di molti. Per questo la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha approvato un nuovo piano di aiuti di emergenza a favore di 20.550 famiglie cristiane di diverse denominazioni: cattoliche, ortodosse e protestanti.
«Ogni famiglia riceverà un sussidio una tantum pari a 25 euro, che consentirà loro di acquistare alimenti e articoli per l’igiene essenziali per proteggersi dal coronavirus. Potrebbe sembrare non molto, ma è circa la metà del reddito mensile di una famiglia media siriana. Questo sostegno di emergenza raggiungerà molte persone, tuttavia deve essere attuato senza ritardi, prima che la pandemia si diffonda in tutta la nazione», spiega Thomas Heine-Geldern, presidente esecutivo di ACS Internazionale.
Il programma di aiuto, del valore complessivo di oltre mezzo milione di euro, è suddiviso in sette progetti separati, in modo che il sostegno possa essere organizzato in base ai diversi centri abitati. I beneficiari del programma comprendono molte famiglie provenienti dalle città bombardate e distrutte durante la guerra, fra le quali 6.190 famiglie di Aleppo e 7.680 di Homs, ma comprendono anche circa 400 famiglie delle città di Al-Hassakeh e Al-Qamishli, nella Siria nordorientale, cioè nell’area attualmente interessata dal conflitto armato.
«Stiamo tuttora sostenendo oltre cento altre iniziative», aggiunge Heine-Geldern. «Alcune di esse sono state limitate a causa della pandemia, ma molte proseguono, per esempio il nostro progetto Goccia di latte, che fornisce a centinaia di neonati e bambini essenziali razioni di latte. Nonostante ciò riteniamo che questo nuovo programma di aiuti rappresenti un importante segnale di incoraggiamento», conclude il presidente esecutivo di ACS Internazionale.
«Oggi i cristiani siriani, oltre alle conseguenze della guerra e delle sanzioni, soffrono l’essere diventati cittadini di seconda classe, abbandonati dal governo e discriminati dagli altri siriani. Molti hanno perso proprietà e lavoro», commenta Alessandro Monteduro, direttore di ACS Italia. «Il nuovo piano di aiuti approvato da ACS rappresenta un ulteriore contributo al pluriennale sforzo messo in campo dalla fondazione per proteggere questa comunità cristiana, ora minacciata anche dalla pandemia», conclude Monteduro.

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Commissione europea sugli aiuti umanitari per combattere il coronavirus destinati alla Siria nonostante le sanzioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 Maggio 2020

La Commissione europea ha pubblicato orientamenti dettagliati su come gli aiuti umanitari collegati al coronavirus possano essere inviati a paesi e zone del mondo soggetti a sanzioni dell’UE.La nota di orientamento sulla Siria è la prima di una serie completa di domande e risposte che mirano a fornire orientamenti pratici su come rispettare le sanzioni dell’UE quando si forniscono aiuti umanitari, in particolare assistenza medica, per combattere la pandemia di coronavirus. Chiarendo le responsabilità e i processi per la fornitura degli aiuti, questa nota intende agevolare il compito degli operatori umanitari in Siria. Dovrebbe accelerare l’inoltro di attrezzature e assistenza per combattere la pandemia di coronavirus in Siria. La nota è rivolta a tutti i soggetti coinvolti nella fornitura di aiuti umanitari, quali le autorità competenti degli Stati membri dell’UE, che gestiscono l’applicazione delle sanzioni dell’UE, e gli operatori pubblici e privati (donatori, ONG, banche e altri attori coinvolti nelle attività umanitarie), che devono rispettare le sanzioni dell’UE quando forniscono assistenza.

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Violenza in Siria: Attacchi alle minoranze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) critica i continui crimini della Turchia, membro della NATO, contro le minoranze nel nord della Siria. Nei giorni scorsi, le notizie di crimini di guerra commessi dal regime siriano e dalla Russia contro obiettivi civili avevano fatto scalpore a livello internazionale. Allo stesso tempo, i paesi partner della Turchia, tra cui Italia, Germania e Stati Uniti, rimangono in silenzio sulle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo Erdogan e sul suo sostegno alle milizie islamiste. Questo atteggiamento rende la politica siriana dell’Occidente generalmente inaffidabile agli occhi delle persone colpite.
L’APM continua ad informare regolarmente i governi degli Stati della NATO sugli attacchi contro curdi, cristiani, yezidi e altri gruppi etnici nella Siria settentrionale, classificati come crimini di guerra. Ciononostante questi governi tacciono sulle pratiche disumane della Turchia nel nord della Siria. In questo modo la stanno sostenendo. La potenza occupante turca ha ripetutamente e completamente interrotto la fornitura d’acqua alla città di Al Hasakah e ad altri villaggi del nord-est della Siria. Solo in questa regione, centinaia di migliaia di persone di origine curda, araba, assiro/aramaica, armena e di fede musulmana, cristiana e yezida ne sono colpite. La Turchia e le milizie siriano-islamiche che sostiene, stanno occupando gran parte della Siria settentrionale e orientale. In queste zone sono insediati in particolare gruppi etnici curdi, cristiani, yezidi e aleviti. I governatori provinciali sono di fatto legati all’amministrazione turca e sono controllati da gruppi islamisti, anch’essi controllati da Ankara. Queste milizie sono costituite in gran parte da ciò che rimane dell’IS, l’ex fronte di Al-Nusra, ma anche da intere milizie jihadiste come Ahrar al-Sham o Faylaq al-Sham. C’è un clima di paura: rapimenti, torture ed esecuzioni extragiudiziali sono all’ordine del giorno. Scontri tra le stesse milizie filo-turche per arraffare tutto il possibile, sono un evento regolare. Gli attentati con autobombe nel contesto di questi conflitti interni hanno avuto più volte conseguenze drammatiche per la popolazione civile. Il 29 aprile, per esempio, almeno 60 persone sono rimaste uccise quando un’autocisterna è esplosa in un mercato di Afrin. Il governo turco accusa i gruppi curdi, mentre altre fonti sospettano che i responsabili siano milizie islamiste pro-turche. I gruppi curdi hanno severamente condannato l’attacco. Queste condizioni fanno sì che sempre più ampie fasce della popolazione curda, cristiana, yezidi e alevita siano costrette a lasciare la regione: al loro posto saranno insediate persone fedeli alla Turchia di fede radicale sunnita.

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COVID-19: Save the Children, paura per i primi casi nel nord-est della Siria

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

I focolai coinvolgerebbero migliaia di bambini già fortemente provati da 10 anni di conflitto. “Speriamo disperatamente che questi primi casi di COVID-19 nel nord-est della Siria, possano essere contenuti o avremo conseguenze inimmaginabili” lo ha dichiarato oggi Sonia Khush, Direttrice dell’emergenza in Siria di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio garantire loro un futuro.”Nel nord-est del Paese, sono disponibili meno di 30 letti per la terapia intensiva, solo dieci ventilatori per adulti e un ventilatore pediatrico. Questa carenza, rende fondamentale la prevenzione, ma come si possono lavare le mani spesso nei campi e nelle città dove i rifornimenti idrici non arrivano regolarmente? Come può una persona socializzare a distanza in rifugi che un tempo erano delle scuole e che oggi sono fortemente sovraffollati?” ha proseguito Sonia Khush.”Il conflitto in Siria è ormai entrato nel suo decimo anno. I bambini soffrono di malnutrizione cronica e spesso non sono stati vaccinati contro le malattie. Molti di loro hanno perso le proprie famiglie. Il sistema sanitario è fortemente ridotto. Gli operatori umanitari devono avere la possibilità di raggiungere le comunità in modo da fare tutto il possibile per rallentare il propagarsi dell’infezione, mantenendo le misure di distanziamento sociale, fornendo istruzione a distanza e distribuendo sapone e altri articoli per l’igiene personale. Le famiglie nel nord-est della Siria hanno già vissuto sulla propria pelle tragedie inimmaginabili, dobbiamo agire ora per dare loro i mezzi più efficaci per combattere il coronavirus” ha concluso Sonia Khush.

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COVID-19 in Siria: aumento percentuale degli anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

La COVID-19, anche se attualmente in forma meno aggressiva, non ha risparmiato la martoriata Siria e, in particolare, Aleppo. Molti siriani «hanno sofferto per nove anni sopravvivendo alla guerra e alla fame. Se alcuni usano sterilizzatori, mascherine chirurgiche, antisettici e guanti protettivi per tutelarsi, la maggior parte della gente non è preoccupata dalla diffusione del coronavirus. Hanno già sofferto così tanto…», racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Don Antoine Tahhan, sacerdote Armeno Cattolico di Aleppo.
La città siriana «ha perso molti ospedali e centri sanitari, distrutti dai terroristi, per esempio l’Al-Kindi Hospital e l’ospedale oftalmico. Gran parte delle attrezzature e delle forniture mediche sono state trafugate, e molti medici sono emigrati perché i terroristi hanno sequestrato alcuni di loro o minacciato di ucciderne altri. Di conseguenza il sistema sanitario è in uno stato precario e ciò è alla radice del timore che il virus possa diffondersi nella popolazione, specialmente fra i soldati arabo-siriani», prosegue Don Antoine.L’esodo causato dalla guerra ha avuto effetti devastanti. «Il numero delle famiglie cristiane ad Aleppo prima della guerra era di circa 30.000. Ora questa cifra si è ridotta a circa 10.000. In aggiunta, stiamo soffrendo un massiccio invecchiamento: il numero degli anziati è salito a due terzi della popolazione, non solo ad Aleppo ma in tutta la Siria. E la mancanza di forza lavoro giovane è ulteriormente aggravata dal servizio militare», spiega il sacerdote aleppino.
Dopo il primo ottimismo seguito alla liberazione della città «ora la situazione economica in genere va di male in peggio. Molte persone sono disoccupate, e gli stipendi pagati non sono sufficienti per sostenere una famiglia di quattro unità. Le sanzioni economiche stanno causando una grande sofferenza alla popolazione e anche la difficile situazione economica in Libano sta influenzando l’economia siriana. Nello stesso tempo hanno sospeso gli aiuti che arrivavano in Siria via Libano», aggiunge Don Antoine. Per questo, «al fine di incoraggiare le famiglie a tornare in Siria abbiamo bisogno della revoca delle sanzioni economiche. Abbiamo bisogno anche di sicurezza, di assistenza medica e dell’abolizione del servizio militare affinché i giovani possano trovare lavoro». Il coronavirus rappresenta un’ulteriore preoccupazione fra molte altre, ma questa pandemia globale in Siria sta causando timori soprattutto per le conseguenze economiche.«Dai contatti in corso con le diocesi mediorientali emerge soprattutto una preoccupazione, riconducibile a quanto descritto da Don Antoine Tahhan in merito all’aumento dell’età media della comunità cristiana in Siria e in Iraq», commenta Alessandro Monteduro, Direttore di ACS Italia. «Una popolazione prevalentemente anziana, assistita da sistemi sanitari precari, è particolarmente vulnerabile al coronavirus. Qualora si diffonda ulteriormente si teme possa provocare una strage. Aiuto alla Chiesa che Soffre in queste ore sta intensificando il proprio sostegno alle Chiese mediorientali affinché tale rischio sia, per quanto possibile, arginato», conclude Monteduro.

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Dossier Caritas su 9 anni di guerra in Siria

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

Mentre in Italia l’emergenza legata alla diffusione del COVID-19 assorbe ogni nostra attenzione, occorre non abbassare lo sguardo verso altre tragedie non meno importanti e che durano da ancor più tempo. Siamo infatti arrivati ormai al nono anno dalla guerra in Siria, che dal 15 marzo 2011 oltre a provocare un doloroso esodo verso i paesi vicini, vede soffrire in modo particolare le donne: vittime, schiavizzate, violentate da una guerra che non hanno scelto.A questo ennesimo e luttuoso anniversario, proprio per non dimenticare, Caritas Italiana dedica il suo 55° Dossier con Dati e Testimonianze (DDT) dal titolo “Donne che resistono. Non solo vittime della guerra, ma parti attive del Paese che verrà”, animato dalla volontà di ripartire dal femminile, analizzando i molteplici contesti di conflitto nel mondo e i tanti ruoli svolti dalle donne in quei luoghi: da vittime di violenze perpetrate dagli uomini a pilastro che regge la famiglia e guida la società al di là della guerra.«Solo nel 1992 – ricorda il Dossier -, in seguito agli stupri di massa delle donne nell’ex Jugoslavia, la questione della violenza sessuale nei teatri di guerra è arrivata all’attenzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il 18 dicembre 1992, il Consiglio ha dichiarato che la “detenzione e gli stupri organizzati e sistematici di donne, in particolare musulmane, in Bosnia ed Erzegovina”, è un crimine internazionale che deve essere affrontato».Le donne in Siria sono sempre più spesso mater familias, occupano posizioni e ruoli che prima erano prerogativa unicamente maschile; sono donne che lavorano, che combattono per la libertà, donne che si impegnano nella difesa dei diritti. Papa Francesco, nel suo primo messaggio del 2020, ha ribadito la necessità di «ripartire dalla donna», perché senza di lei «non c’è salvezza». È l’obiettivo anche di questo dossier, animato dalla volontà di ripartire dal femminile, analizzando i tanti ruoli svolti dalle donne nel conflitto siriano: come, ad esempio, quello di pilastro famigliare e di guida della società al di là della guerra.Dall’inizio della crisi siriana Caritas Italiana è attiva, in coordinamento con la rete Caritas internazionale, in interventi a sostegno della popolazione locale e dei profughi siriani in tutti i Paesi che li ospitano del Medio Oriente e lungo la rotta balcanica, in particolare: Siria, Libano, Giordania, Turchia, Grecia, Cipro, Macedonia, Serbia, Bosnia-Erzegovina. Dal 2011 ad oggi Caritas Italiana ha avviato 68 progetti con un investimento complessivo di oltre 7,2 milioni di euro, provenienti da donazioni e dall’8Xmille alla Chiesa Cattolica.In sinergia con i media cattolici TV2000, Avvenire e Radio InBlu – costantemente attenti agli scenari di crisi internazionali e alle ricadute sui più deboli – e con Banca Etica, che da sempre rifiuta di fare profitti con il business delle armi, è in corso la Campagna Emergenza Siria – Amata e martoriata.

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Crisi umanitaria a Idlib, in Siria

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

Sta assumendo contorni sempre più drammatici. Preoccupa l’emergenza umanitaria per gli sfollati già stremati da 9 anni di violenze, messi a dura prova da un inverno molto rigido, in condizioni disumane. Da quando il conflitto è iniziato nel marzo 2011, 1 persona su 2 è stata costretta, spesso più di una volta, alla fuga. Oggi, quella siriana è la popolazione rifugiata di dimensioni più vaste su scala mondiale.Per accendere i riflettori sulla terribile situazione vissuta da quasi un milione di sfollati siriani, in maggioranza donne e bambini, intrappolati nel conflitto armato in corso nella area di Idlib, l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) si appella ai 1700 italiani che hanno un patrimonio superiore a 100 milioni di euro: “Considerate una donazione straordinaria per la drammatica escalation dell’emergenza Siria”. L’iniziativa mira, soprattutto, a generare solidarietà da parte di chi è in grado di contribuire in tempi rapidi con risorse economiche che potranno salvare tante vite umane in questa emergenza che sta oggi toccando uno dei suoi picchi più drammatici.

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Occupazione turca della Siria settentrionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

La potenza occupante turca nella Siria settentrionale ha completamente tagliato la fornitura d’acqua alla città di Al Hasakeh e ad altri villaggi del nord-est della Siria. Lo riferiscono la radio locale indipendente arta.fm e l’Osservatorio siriano per i diritti umani in Gran Bretagna, nonché i referenti locali dell’Associazione per i popoli minacciati (APM). Secondo i rapporti, i soldati turchi e le milizie siriano-islamiche alleate con loro sono entrati nell’impianto di depurazione dell’acqua nella regione di Ras Al Ain (in curdo Serê Kaniyê) e hanno cacciato il personale. Di conseguenza, la fornitura di acqua potabile alla popolazione delle regioni colpite è stata interrotta.
Nella sola città di Al Hasakeh vivono più di di 200.000 persone di origine curda, araba, assira/aramaica e armena e di fede musulmana, cristiana e yezida. Sono 200.000 persone che ora si trovano a dover sopravvivere senza acqua potabile e pulita, spiega Kamal Sido, esperto per il Medio Oriente dell’APM. “L’azione della Turchia dimostra ancora una volta che sta facendo tutto il possibile per consolidare il suo potere nel Nord della Siria e per combattere l’autogestione autonoma della popolazione civile che vi abita. Proteggere il popolo, come sostiene il governo di Ankara e come chiede la NATO, non è affatto lo scopo della potenza occupante turca. Uno Stato realmente interessato al destino della popolazione civile non taglierebbe l’acqua potabile a centinaia di migliaia di persone per far rispettare obiettivi politici o interessi geopolitici”, ha commentato Sido. “Con questa politica, la Turchia sta calpestando il diritto umanitario internazionale”. Mentre la comunità internazionale condanna giustamente ogni attacco di Assad e di Putin alla provincia di Idlib, controllata dagli islamisti, dove la popolazione civile siriana soffre in modo inimmaginabile, non è altrettanto decisa nel condannare le massicce violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra che la Turchia, Stato membro della NATO, continua a commettere contro le minoranze nel nord della Siria.

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Bisogna assicurare protezione e riparo ai nuovi sfollati in Siria

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profonda preoccupazione in relazione alla sicurezza e al benessere dei civili nella Siria nordoccidentale. La crisi umanitaria sta assumendo contorni sempre più disperati e costringendo un numero elevatissimo di persone alla fuga. L’UNHCR, nell’ambito della risposta umanitaria delle Nazioni Unite, sta intensificando gli sforzi per assicurare assistenza a quanti ne hanno bisogno.A partire da inizio dicembre 2019, circa 700.000 persone sono fuggite internamente o al di fuori delle aree interessate dal conflitto nei governatorati di Idlib e di Aleppo. L’urgente necessità di trovare riparo è aggravata dalle dure condizioni climatiche invernali. Molti civili sono già stati costretti alla fuga più volte e hanno dovuto abbandonare i propri beni, spesso senza poter avere accesso ad altri alloggi in cui vivere.I campi e gli insediamenti di sfollati interni sono sovraffollati, e la disponibilità di spazi nelle abitazioni esistenti è sempre più scarsa. Numerose scuole e moschee sono sovraffollate da famiglie sfollate, e perfino trovare spazi in edifici diroccati è divenuto quasi impossibile.L’UNHCR intende assicurare assistenza a tutte le persone che ne hanno necessità, ovunque esse si trovino e mediante tutti i canali disponibili. L’UNHCR sta fornendo i beni di prima necessità di cui vi è più urgente bisogno, quali tende e coperte, in collaborazione coi propri partner umanitari. Tuttavia, la distribuzione di tali articoli soddisferà solo una piccola parte delle esigenze complessive, dato che i recenti esodi forzati hanno reso ancor più inadeguate le capacità di risposta. È necessario assicurare con urgenza maggiori risorse e finanziamenti.Anche i servizi per la protezione rivolti agli sfollati più vulnerabili sono stati ampliati. Tra questi si registrano quelli di consulenza psicosociale e di sostegno nelle emergenze, compresi quelli destinati a un numero elevato di bambini.Il conflitto in Siria ha causato la crisi migratoria di più vasta portata a livello mondiale. Oltre 5,5 milioni di siriani sono rifugiati nella regione e oltre sei milioni sono sfollati internamente al proprio Paese.

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Un Natale di speranza ai cristiani di Siria e Venezuela

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

La Siria come il Venezuela. Cambiano i volti, la lingua, il continente ma la sofferenza della popolazione è la medesima. Ecco perché questo Natale Aiuto alla Chiesa che Soffre ha voluto pensare sia al popolo venezuelano che ai Cristiani siriani lanciando una campagna di raccolta fondi a sostegno di entrambe le comunità.In Siria la Fondazione assicurerà aiuti alimentari e gasolio per il riscaldamento a 5.500 famiglie che vivono a Damasco, Aleppo, Homs e Hassaké. In Venezuela, invece, ACS darà da mangiare a circa 10.000 persone che vivono a Caracas, La Guaira, San Carlos, Merida e Ciudad Bolivar sostenendo le “pentole solidali”, ovvero le mense organizzate da pressoché tutte le parrocchie per offrire ai venezuelani l’unico pasto della giornata.«In Siria, così come in Venezuela è la mano caritatevole della Chiesa a rispondere alle esigenze di un popolo ormai allo stremo – afferma Alessandro Monteduro, direttore di ACS, che nei mesi scorsi ha visitato entrambi i Paesi – Ma le risorse di queste Chiese locali sono limitate e dobbiamo sostenerle!».In Venezuela il regime di Maduro ha ridotto il Paese in ginocchio. Mancano l’acqua, l’energia elettrica, i generi alimentari e la moneta continua a svalutarsi, tanto che con uno stipendio minimo mensile non si riesce neanche ad acquistare un cartone di uova. In Siria, le conseguenze di oltre 8 anni e mezzo di conflitto sono drammatiche e se non riceveranno aiuti tanti altri cristiani lasceranno il Paese.
«Tra le vie di Caracas, così come in quelle di Aleppo, vi sono madri in cerca di aiuto per dar da mangiare ai propri bambini, vi sono malati che non possono permettersi di acquistare medicine, anziani lasciati soli perché i propri figli sono stati costretti ad emigrare per trovare un pur minimo sostentamento per le proprie famiglie», continua Monteduro, invitando i benefattori italiani a sostenere i due progetti.
Sono numerose le iniziative già sostenute quest’anno da ACS in entrambi i Paesi. Da gennaio a settembre 2019, la Fondazione ha infatti finanziato 65 interventi in Venezuela e ben 85 in Siria.«A Natale vogliamo fare ancora di più – aggiunge Monteduro – e siamo certi che i benefattori italiani non faranno mancare il loro sostegno ai nostri fratelli nella fede. Facciamo sì che questo possa essere finalmente un Natale di speranza in Siria e in Venezuela!».

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Dal 2011 ad oggi più della metà dei cristiani ha abbandonato la Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

A partire sono stati soprattutto i giovani che spesse volte si sono visti costretti a lasciare in patria nonni e genitori. E così molti degli anziani cristiani non hanno nessuno che si prenda cura di loro. Sono soli per un gesto d’amore, perché sono stati loro stessi a spingere i propri figli e nipoti a partire per salvarsi e cercare un futuro migliore all’estero. Pensando a loro, Aiuto alla Chiesa che Soffre lancia un nuovo progetto per la ricostruzione della Casa per anziani delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli di Aleppo. «Si tratta di un centro che potrà accogliere circa 80 anziani in 40 stanze – spiega monsignor Denys Antoine Chahda, arcivescovo siro-cattolico di Aleppo – Tutti gli ospiti riceveranno cibo, medicine e assistenza costante. Molti anziani sono gravemente malati».La Casa per anziani è presente ad Aleppo dal 1898 ma l’attuale struttura, inaugurata nel 1983, è stata in gran parte distrutta dalla guerra. Sono dunque necessari lavori di ristrutturazione sia della facciata che degli ambienti interni oltre al ripristino delle reti elettrica, idrica e fognaria. Deve essere riparata, anche la cappella interna dove, come in passato, sarà celebrata la Santa Messa quotidiana. I lavori sono già iniziati, ma per il completamento occorrono 100mila euro. Nelle scorse settimane il direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro, ha verificato lo stato di avanzamento dei lavori. La speranza degli anziani cristiani è riposta come sempre soltanto nella Chiesa e nella generosità dei loro fratelli nella fede italiani, ai quali monsignor Chahda lancia un appello tramite ACS: «Ad Aleppo la guerra ha distrutto migliaia di famiglie cristiane, lasciando molti anziani abbandonati a loro stessi. Chiedo dunque a voi benefattori italiani di aiutarci, di ricordarci nelle vostre preghiere e di sostenere concretamente questa Casa di riposo che è assolutamente necessaria! Grazie per il vostro aiuto, che Dio vi benedica!».

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