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Posts Tagged ‘siriani’

11.000 rifugiati siriani pesantemente colpiti dalla tempesta “Norma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2019

In seguito alla forte tempesta “Norma” – che ha colpito il Libano il 6 gennaio scorso, 151 insediamenti per rifugiati siriani, che ospitavano 11.000 persone, sono stati pesantemente colpiti. Fra questi rifugiati, un bambino risulta disperso.Alcune regioni del paese sono state colpite da inondazioni, erosioni o abbondanti nevicate, che hanno avuto un forte impatto sui rifugiati siriani in Libano. A causa delle condizioni meteorologiche estreme, ulteriori 850 siti, che ospitano in totale 70.000 rifugiati, sono a rischio.L’UNICEF e i suoi partner stanno lavorando a stretto contatto con le municipalità interessate per ridurre l’impatto della tempesta sui rifugiati, soprattutto sui bambini. La risposta dell’UNICEF include, fra l’altro, la fornitura di kit per l’inverno, kit igienici, coperte e teli di plastica alle famiglie colpite.

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“È stata una settimana terribile per i bambini siriani”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

siriani sfollatiStanno vivendo e morendo sotto ininterrotti bombardamenti di scuole, case e ospedali. Gli ospedali nella parte orientale di Aleppo e Idlib sono stati presi di mira e gli attacchi alle scuole di Aleppo e Ghouta hanno causato la morte di nove bambini.
Abbiamo visto video di bambini che vengono curati per un’asfissia nella parte orientale di Aleppo. Qualche momento dopo, l’ospedale al-Bayan viene bombardato: madri terrorizzate portano i loro figli verso un sotterraneo, mentre bambini malati sono tirati fuori dagli incubatori per essere trascinati via di corsa, verso la salvezza. Non ci sono più ospedali operativi nella parte orientale di Aleppo, dove più di 100.000 bambini sono rimasti intrappolati sotto uno stato d’assedio e forti bombardamenti e inoltre l’accesso a cibo e medicine è in diminuzione. Hanno bisogno di questi ospedali per restare in vita. I bambini non dovrebbero morire negli ospedali a causa dei bombardamenti, né dovrebbero morire a scuola. Nella parte occidentale di Aleppo sono state attaccate due scuole: otto bambini sono morti e molti più sono stati i feriti. In una scuola, una classe di quarta elementare stava facendo una lezione di danza nel momento in cui un mortaio è caduto nel giardino della scuola. Nella scuola elementare di al-Qarma, nella parte orientale di Ghouta, vicino a Damasco, una ragazza, secondo quanto riferito, è stata uccisa, e sono stati almeno 15 i feriti quando l’edificio ha subito un colpo diretto. I bambini di dieci anni erano a lezione di matematica. Ad Idlib sono state colpite altre due scuole, provocando il ferimento di tre bambini.
Quest’anno, le Nazioni Unite hanno documentato 84 attacchi a scuole in Siria: i bambini deceduti sono stati almeno 69 e molti altri i feriti.Le parti in conflitto devono fermare i bombardamenti a scuole, ospedali e altre infrastrutture civili. Sono azioni che vanno contro il diritto internazionale, e molte di queste sono crimini di guerra.
Le parole rimaste per esprimere la nostra indignazione sono poche. Ci domandiamo se a tutti i responsabili siano rimaste parole per giustificare questi attacchi sui bambini.”

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Sostegno alimentare ai siriani

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2016

Onu palaceIl Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha annunciato oggi che i nuovi finanziamenti promessi durante la Conferenza di Londra “Supporting Syria and the Region” all’inizio di febbraio, permetteranno al WFP di ripristinare la completa assistenza alimentare ai siriani.Con i fondi promessi, si potrà riprendere l’assistenza alimentare nella sua totalità per i rifugiati in Giordania, Libano, Iraq e Egitto da marzo fino alla fine dell’anno. I fondi permetteranno anche al WFP di fornire razioni complete alle famiglie in Siria da aprile a ottobre 2016. La risposta senza precedenti per un impegno record di circa 675 milioni di dollari alle operazioni del WFP per la Siria aiuterà a salvare la vita delle persone più vulnerabili in Siria e nella regione. Inoltre, i fondi serviranno a sostenere maggiormente i programmi di pasti a scuola e altre attività, aiutando a ridare una speranza per un futuro migliore a milioni di persone colpite dalla crisi.“A nome della popolazione siriana la cui esistenza è stata distrutta dal conflitto, ringraziamo i leader mondiali che si sono impegnati a Londra. Grazie alla loro generosità, possiamo fare fronte in maniera completa ai bisogni alimentari immediati di 1,8 milioni di rifugiati nella regione e di 4,5 milioni di siriani nel paese, che contano ogni giorno sull’assistenza del WFP,” ha detto la Direttrice Esecutiva del WFP Ertharin Cousin.

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Unicef: Aiuti per i bambini siriani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2016

siriani sfollatiCirca 13,5 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti salvavita all’interno della Siria, compresi 6 milioni di bambini: 6,5 milioni di persone – tra cui 2,8 milioni di bambini – sono rimaste sfollate all’interno dei confini nazionali. Più di 4 milioni di persone sono fuggite dal paese nei paesi limitrofi: 2,3 milioni sono bambini. In Siria, circa il 26% degli ospedali non sono funzionanti, con il risultato che il 42% della popolazione non ha accesso ai servizi sanitari di base e circa 1/3 dei bambini sotto i 5 anni non sono stati raggiunti con le vaccinazioni di routine. Una scuola su 4 è distrutta, danneggiata o occupata e più di 2 milioni di bambini non hanno accesso alla scuola. Il 70% della popolazione vive senza regolare accesso all’acqua potabile,
“Dopo quasi 5 anni di conflitto, la popolazione siriana sta affrontando la più grande crisi umanitaria al mondo e i bambini stanno pagando il prezzo più alto. Per questo l’UNICEF Italia rilancia la campagna di raccolta fondi “Assediati dalla fame”, con cui sarà possibile garantire aiuti salvavita a questi bambini, con donazioni attraverso il sito http://www.unicef.it”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.
Nonostante questa terribile situazione, l’azione dell’UNICEF non si è mai interrotta. Alcuni giorni fa, un convoglio di 7 camion UNICEF/SARC ha raggiunto Nubul e Zahra – due città del Governatorato di Aleppo difficili da raggiungere, con limitato accesso umanitario da più di tre anni – con forniture idriche e servizi igienico-sanitari per 20.000 persone, kit sanitari per 30.000 persone e scorte alimentari per 20.000 bambini e donne in gravidanza e in allattamento. Nella parte occidentale della città di Aleppo, l’UNICEF continua ad ampliare le sue operazioni di distribuzione dell’acqua tramite autobotti: attualmente fornisce 5 milioni di litri di acqua al giorno, sufficienti a soddisfare le esigenze di oltre 330.000 persone.
Nella parte orientale della città, l’accesso rimane limitato. Di conseguenza, le persone, per il proprio uso domestico, fanno prevalentemente affidamento su pozzi contaminati correndo gravi rischi per la salute. Se l’assistenza umanitaria non verrà consentita in questa area di 300 mila persone, saranno 129.000 i bambini a rischio di essere tagliati fuori dagli aiuti e dai servizi essenziali. L’UNICEF si sta preparando ad iniziare il trasporto dell’acqua nella zona est di Aleppo. Non appena sarà garantito l’accesso, l’UNICEF invierà 100 serbatoi di acqua e 50 generatori per Aleppo orientale; così sarà possibile alimentare i pozzi esistenti che servono almeno 150.000 persone.

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Ultimi aggiornamenti sull’emergenza immigrazione in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2015

immigrati a BudapestTra il 1° gennaio e il 29 settembre 2015 sono giunti via mare in Europa mezzo milione di migranti, molti dei quali donne e minori in fuga dalla guerra in Siria che cercano protezione in Europa. Il 75% degli migranti arrivati nei primi nove mesi di quest’anno ha percorso la rotta del Mediterraneo Orientale approdando in Grecia (388mila, principalmente da Siria e Afghanistan). L’Italia invece ha accolto sulle proprie coste 131mila migranti provenienti soprattutto da Eritrea (oltre 30mila), Nigeria (15mila) e Somalia (9mila).
Nello stesso periodo hanno perso la vita nel Mediterraneo 2.892 persone, in particolare nella più pericolosa tratta dal Nord Africa all’Italia (90%). Nel mese di settembre tuttavia sono stati registrati numerosi incidenti mortali nel Mediterraneo orientale tra la Turchia e la Grecia, con 160 deceduti in 28 giorni.Sono più di quattro milioni i siriani che hanno abbandonato il loro paese. Secondo l’Unhcr, si tratta della più grave crisi umanitaria degli ultimi 25 anni. Gli sfollati interni in Siria superano i 7,6 milioni. Sono oltre 1,8 milioni i siriani in Turchia, quasi 1,2 milioni in Libano. In Europa le richieste d’asilo presentate da siriani sono state oltre 270.000 .
Il numero di domande di protezione internazionale presentate in Europa tra aprile e giugno 2015 sono state 213mila, l’85% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. In particolare un quinto delle richieste proviene da siriani (44mila) e da afghani (27mila). Nel secondo trimestre del 2015 il più elevato numero di domande è stato registrato in Germania (80mila), in Ungheria (32mila), Austria (17mila) e Italia (15mila).Complessivamente nei primi sei mesi del 2015 sono state circa 400mila le domande di protezione internazionale presentate per la prima volta in Europa, mentre alla fine di giugno risultavano ancora in attesa di risposta dalle autorità nazionali dei diversi stati europei quasi 600mila domande presentate in precedenza (di cui 48mila in Italia).
La “rotta balcanica” sta assumendo un importante rilievo per gli arrivi e il transito verso l’Europa. La Repubblica di Macedonia ha dichiarato lo stato di emergenza in agosto, dopo l’aumento massiccio di flussi di migranti ai sui confini meridionali con la Grecia: secondo il Ministero dell’Interno della Macedonia tra il 19 giugno e il 19 settembre sono stati registrati 89.427 migranti, di cui il 17% è costituito da minori con le loro famiglie e il 3% da minori non accompagnati. La media attuale degli arrivi è stimata a più di 6.000 al giorno.

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Le ragioni che determinano il movimento dei siriani in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

attacchi chimici sirianiAnche se più di 4milioni di rifugiati siriani si trovano nei paesi limitrofi alla Siria, in questi ultimi mesi si è verificato un aumento del numero dei siriani che cercano rifugio più lontano, tanto che ci sono state quasi 429mila richieste di asilo da parte di siriani in Europa dal 2011. Sulla base di continue operazioni di monitoraggio e valutazione, di sondaggi, focus group, e grazie all’interazione quotidiana con i rifugiati in Giordania, Libano, Egitto e Iraq, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha individuato sette fattori principali che potrebbero spiegare lo spostamento di questa popolazione. Le informazioni qui raccolte sono relative principalmente ai siriani che vivono come rifugiati nella regione, piuttosto che alle persone che si spostano direttamente dalla Siria per altre destinazioni più lontane. (Si veda la nota informativa dell’UNHCR dell’8 settembre 2015 sui fattori che spingono a lasciare la Siria).
Con l’ingresso nel quinto anno della crisi siriana e nessun indizio di soluzione in vista, molti rifugiati stanno perdendo la speranza di poter tornare a casa. Le preoccupazioni per l’incertezza sul futuro sono aggravate dalle condizioni di grave deprivazione, che alimentano il senso di angoscia e disperazione.
Il costo della vita in Libano rappresenta un altro fattore che viene preso in considerazione dai rifugiati nella decisione se rimanere o lasciare il paese. In Egitto, i rifugiati affermano che è sempre più difficile pagare l’affitto, gestire gli alti livelli di indebitamento e, nel contempo, poter soddisfare i loro bisogni primari. In Giordania, l’incapacità di provvedere alla propria famiglia è la ragione più comunemente citata dalle persone che conoscevano qualcuno che ha deciso di partire.L’accesso limitato all’occupazione legale, dopo quattro anni di esilio è, a sua volta, uno dei fattori determinanti che viene riportato dai rifugiati. In molti casi i risparmi si sono ormai esauriti, i beni di valore sono stati svenduti e molti rifugiati in tutta la regione vivono in condizioni di grave deprivazione: fanno fatica a pagare l’affitto, mantenere le proprie famiglie e riuscire a coprire i bisogni di base.
Senza possibilità di lavorare, molti rifugiati lottano per guadagnarsi da vivere. La mancanza di opportunità di sostentamento o di accesso al mercato del lavoro formale è uno dei problema piu’ citato dai rifugiati in Libano, Egitto e Giordania. I rifugiati siriani in Iraq dicono che l’elevato numero di sfollati interni porta ad una situazione di maggiore concorrenza per i posti di lavoro nella regione del Kurdistan. Nel contempo, il lavoro nei cantieri edili della regione si è praticamente esaurito a causa del calo del prezzo del petrolio.
La mancanza di accesso al lavoro legale spinge i rifugiati, disperati per il tentativo di provvedere a se stessi, a ricorrere al lavoro informale – rischiando sfruttamento, condizioni di lavoro non sicure o il trattenimento di parte del salario pattuito da parte di datori di lavoro senza scrupoli. Se sorpresi a lavorare illegalmente, inoltre, i rifugiati rishciano di subire sanzioni. In Giordania, per esempio, vengono rimandati in un campo profughi. In base alle nuove normative in Libano, i rifugiati devono sottoscrivere il proprio impegno a non lavorare nel momento in cui devono rinnovare il loro permesso di soggiorno.
I programmi di aiuto per i rifugiati e le comunità ospitanti della regione risentono fortemente della cronica carenza di fondi. L’attuale piano inter-agenzie per la crisi siriana (Syrian regional refugee and resilience plan, 3RP) per il 2015 è finanziato solo per il 41%, il che ha comportato tagli agli aiuti alimentari per migliaia di rifugiati, e anche coloro che li ricevono devono sopravvivere con 0,45-0,50 dollari americani al giorno. Molti rifugiati in Giordania hanno riferito all’UNHCR che i tagli agli aiuti alimentari del PAM sono stati l’ultima goccia che li ha spinti a decidere di lasciare il paese. Sono decine di migliaia le persone che non hanno piu’ potuto beneficiare di forme di assistenza materiale e sono sempre piu’ sprofondate nell’indebitamento. Di conseguenza le persone sono costrette a ricorrere a strategie negative pur di sopravvivere – compreso l’accattonaggio, il lavoro minorile, e un maggiore ricorso al debito. La contrazione degli aiuti umanitari è stata citata dai rifugiati in Iraq, Giordania, Libano ed Egitto come fonte di disperazione e un elemento che li spinge a trasferirsi altrove.In Giordania, i finanziamenti inadeguati hanno fatto sì che i rifugiati abbiano perso l’accesso gratuito all’assistenza sanitaria. Come risultato, il 58,3% degli adulti con patologie croniche deve fare a meno dei servizi sanitari, rispetto al 23% nel 2014. Anche l’accesso all’assistenza sanitaria curativa e preventiva ha subito un forte ridimensionamento.
In Libano, le nuove regole nei confronti dei rifugiati siriani hanno reso più difficile l’accesso all’asilo e hanno spinto un numero crescente di siriani a transitare attraverso il Libano per raggiungere la Turchia. I rifugiati già presenti nel paese devono pagare 200 dollari americani all’anno per rinnovare il loro soggiorno. Sono obbligati a firmare un impegno a non lavorare e a presentare un contratto di locazione certificato. A causa della scadenza dei visti di residenza, molti rifugiati hanno paura di essere arrestati o detenuti e si sentono vulnerabili.In Giordania, suscita una certa preoccupazione l’iniziativa, lanciata dalle autorità nel mese di febbraio, di verificare che tutti i siriani residenti al di fuori dei campi abbiano un nuovo documento di identità per accedere ai servizi. In questo contesto, il costo per l’ottenimento di un certificato sanitario (30 dinari giordani, pari a 42 dollari americani per coloro che hanno superato i 12 anni di età) può essere proibitivo.
Le limitate opportunità di istruzione sono state citate come un problema per i rifugiati in Giordania, Egitto, Libano e Iraq. L’istruzione è molto apprezzata dai siriani, che in patria prima della guerra hanno goduto di un’istruzione gratuita e obbligatoria. Il peggioramento delle condizioni di vita dei rifugiati in esilio sta avendo un impatto devastante sulla formazione delle persone. In Giordania, circa il 20% dei bambini stanno abbandonando la scuola per lavorare e in alcuni casi le ragazze sono costrette a sposarsi precocemente. Circa 90mila siriani in età scolare non ricevono un’istruzione formale, 30mila accedono a forme di educazione informale e i restanti non accedono a nessuna istruzione.In Libano, dove l’istruzione è libera per i siriani in un sistema a due turni, molti bambini non sempre riescono a frequentare la scuola perché trovano che il nuovo curriculum sia troppo difficile o perche’ la scuola sottrae loro tempo prezioso per lavorare e contribuire al mantenimento della famiglia. Anche se il Ministero della Pubblica Istruzione ha aumentato del 100% il numero di posti per i bambini siriani (ovvero 200mila nell’anno scolastico 2015/2016), altri 200mila bambini siriani rimarranno quest’anno fuori dalla scuola.In tutta la regione, i giovani siriani non hanno accesso all’istruzione superiore e perdono la speranza per il loro futuro.

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Crisi umanitaria rifugiati

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

rifugiatiOgni giorno migliaia di profughi cercano sicurezza e sollievo dalla sofferenza. In questo momento, oltre 4 milioni di rifugiati siriani sono fuggiti dal loro Paese dando origine ad una delle più grandi crisi umanitarie degli ultimi 25 anni (dati UNHCR). Per far fronte a questa grave situazione, Janssen con Johnson & Johnson Corporate Citizenship Trust (Trust) ha avviato una serie di interventi di carattere sanitario e umanitario per alleviare la difficile situazione dei rifugiati e per aiutarli a trovare sicurezza e sollievo dalla sofferenza.A supporto di questo approccio globale alla crisi, Trust sta collaborando, insieme al partner globale di J&J, Save the Children, al lancio di una piattaforma online per permettere ai dipendenti Janssen, azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson, di fare una donazione. Le donazioni saranno dirette a Save the Children per rispondere in tempi rapidi alla crisi dei rifugiati.Tramite questo strumento online, sarà possibile donare “cibo per un giorno” ad un bambino fuggito dalla guerra e dalla povertà estrema, costretto a dormire in un campo profughi o all’aperto. Tramite i fondi raccolti, Save the Children acquisterà latte e pane, nonché alimenti non deperibili fonte di proteine. Inoltre, le donazioni serviranno per portare l’acqua potabile ad una comunità di 800 persone che vivono ancora in Siria, o fornire a madri e bambini, che dormono nei campi profughi o all’aria aperta, un kit per l’igiene personale.“Siamo orgogliosi di poter fornire il nostro contributo alla grave situazione dei rifugiati che negli ultimi mesi sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti – ha affermato Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato di Janssen Italia -. Perciò è fondamentale dare una risposta concreta e rapida alla crisi umanitaria, a partire proprio dalla nostra azienda. Mi auguro che, anche grazie alle nostre donazioni, Save the Children riesca ad alleviare le sofferenze di queste persone che hanno già sofferto abbastanza nel loro paese di origine”
Save the Children sta lavorando lungo la rotta di transito dei rifugiati, offrendo sostegno ai campi profughi della Giordania, del Libano e della Turchia attraverso la fornitura di protezione, istruzione, cibo, assistenza e riparo. Nei cosiddetti paesi di transito, come l’Egitto, la Grecia, l’Ungheria e la Serbia, l’organizzazione internazionale sta lavorando nei campi profughi formalmente riconosciuti e in quelli cosiddetti “informali” per fornire tende, kit per l’igiene e cibo. Inoltre, nei Paesi di destinazione come l’Italia e la Germania, si sta preoccupando che i bambini siano sicuri e protetti, che comprendano i propri diritti e che abbiano accesso a cure e sostegno.
Le aziende del Gruppo Johnson & Johnson in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) e la Johnson & Johnson Corporate Citizenship Trust (Trust) hanno già avviato molteplici interventi sanitari a sostegno della difficile situazione dei rifugiati siriani nel corso degli ultimi anni, tra cui:
• Giugno 2015: donazione di prodotti farmaceutici in favore dell’organizzazione per gli aiuti umanitari ANERA a sostegno dei campi profughi in Libano;
• Maggio 2014: donazione di attrezzature per i traumi all’Associazione DePuy Synthes Middle East in favore del progetto cure chirurgico – ricostruttive di Medici Senza Frontiere svolto nel campo profughi di Zaatari in Giordania, per un valore complessivo di 1.4 miliardi di dollari;
• 2013: Il Trust ha riprogrammato le sue sovvenzioni (137.000 dollari) a favore della risposta umanitaria della Fondazione Aga Khan (AKF) in Siria, a sostegno della salute di neonati e bambini e a favore di programmi di prevenzione sulle malattie trasmissibili nel distretto di Salamieh in Siria.
• Il Trust e le aziende del Gruppo Johnson & Johnson in EMEA si stanno spendendo attivamente e in stretta collaborazione con i propri partner, tra cui Save the Children, nei paesi vicini e in quelli di transito per rispondere ai bisogni umanitari a breve e lungo termine dei rifugiati. Lo scopo è stimolare e aiutare la capacità di recupero dei bambini attraverso l’istruzione, il sostegno psicologico e l’assistenza sanitaria primaria.
In Janssen siamo impegnati ad affrontare alcune tra le più importanti esigenze mediche insoddisfatte, in diverse aree terapeutiche fra cui l’oncologia, l’immunologia, le neuroscienze, le malattie infettive ed i vaccini, le malattie cardiovascolari e metaboliche. Mossi dal nostro impegno nei confronti dei pazienti, sviluppiamo prodotti, servizi e soluzioni innovative per la salute, per aiutare le persone di tutto il mondo. La missione della Johnson & Johnson Corporate Citizenship Trust (Trust) è rendere sostenibili le differenze di lungo termine nella salute umana. Per farlo, investe in partnership strategiche e in soluzioni innovative che portano valore alla società e che impattano sulla vita delle persone. Trust è stata fondata nel 2007 per gestire le attività di Corporate Social Responsability di Johnson & Johnson in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). Il Trust è un’organizzazione indipendente che riflette l’impegno del Gruppo Johnson & Johnson per migliorare la qualità della vita delle comunità in cui i propri dipendenti vivono e lavorano.

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Il 14 Settembre ci sarà un nuovo vertice dei ministri dell’interno dell’Unione europea sulla questione migratoria

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

Con le tragedie di questo ultimo mese si è finalmente capito che la questione migratoria non è solo italiana ma bensì europea: dalla Grecia ai paesi balcanici, all’Austria, Ungheria, Germania, Francia e Gran Bretagna, fino ai paesi del Nord. La situazione di emergenza ha portato a degli scontri politici a tutti i livelli e a decisioni che impongono un nuovo accordo europeo: più solidarietà con piùcontrolli, senza mettere in pericolo lo spazio Shengen. Il trattato di Dublino non è più un tabù a causa della decisione tedesca di sospenderlo per i migranti siriani, ma la sua eventuale revisione andrà anticipata dalla creazione di centri di identificazione e registrazione dei migranti (i cosiddetti hotspots) che funzionino realmente lungo le frontiere esterne dell’UE. Più accoglienza con più re insediamenti (vedi l’impegno di Cameron mosso da un rigurgito di pietas dei parlamentari conservatori) e redistribuzione dei richiedenti asilo tra i paesi membri, ma solo di alcune nazionalità (in primis siriani), e difficilmente con impegniobbligatori visto il deciso dissenso dei paesi dell’Est. Intanto continuano ad edificarsi muri reali e cultural-religiosi con le dichiarazioni dei primi ministri ungherese e slovacco contro l’accoglienza di musulmani. La politica di accesso sarà molto selettiva e verranno aumentate le operazioni di rimpatrio. I migranti “senza pedigree”, ovvero quelli che non rientreranno negli standard stretti di nazionalità e motivazioni per l’asilo, verranno ricacciati nei loro paesi (sempre che la cosa sia in realtà fattibile). Si rischia quindi di creare una situazione nella quale i migranti non accettati ingrosseranno le fila degli irregolari, vittime del mercato nero e della criminalità, mentre continueranno i viaggi della morte di tutti quelli “fuori standard”.A fronte di questa situazione, date le attuali condizioni politiche, una visione alternativa praticabile è necessaria per dare voce ai principi umanisti e cristiani, perché tutto si gioca sulla pelle dei migranti. Questi alcuni punti di orientamento.
Il diritto all’asilo non può essere discriminatorio sulla base della nazionalità, ma deve esserericonosciuto ad ogni singola persona.
La creazione del cordone di hotspots rischia di creare un Mediterraneo di centri di detenzione. L’identificazione deve essere garantita con alti standard di rispetto dei diritti umani. Questi centri possono essere creati solo laddove esistono queste condizioni e con l’accesso delle organizzazioni di difesa dei diritti umani.
La ricollocazione dei richiedenti asilo può avvenire solo se l’identificazione avviene in tempi celeri e se si può applicare il mutuo riconoscimento dello status di rifugiati per assicurare la volontà del migrante di poter circolare liberamente dentro l’UE.
E’ condivisibile la proposta di potenziare l’EASO (Ufficio europeo di sostegno all’asilo) creando una vera e propria agenzia europea per i rifugiati per assicurare il rispetto dei loro diritti e condizioni comparabili di accoglienza ed integrazione nei diversi paesi membri.
Occorre potenziare le operazioni di reinsediamento assieme ai sistemi diffusi di accoglienza come lo SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
Ma restano le questioni di fondo dei migranti “fuori standard”, dello sviluppo e dei conflitti, tanto all’interno quanto all’esterno dell’UE.L’accoglienza senza integrazione, lavoro e un sistema di welfare adeguato rischia di creare, e sta già creando, situazioni esplosive a livello sociale e politico. Il problemademografico europeo e l’importanza dei flussi per motivi di lavoro esigono un piano di lungo termine, oltre l’attuale crisi. Non si può ridurre tutto al diritto d’asilo. L’integrazione è intrecciata al rilancio dello sviluppo europeo, e va di pari passo con una politica di investimenti economici e sociali orientati all’inclusione. La finanza è inondata di liquidità, ma le politiche di austerità e una imprenditoria asfittica non smuovono l’economia reale. E’ su questo che ci si deve concentrare per uno sguardo più profondo e a medio-lungo periodo sulle migrazioni. La questione migratoria deve essere affrontata nel quadro del rilancio dello sviluppo europeo.Il governo dei flussi migratori deve essere realizzato in stretta cooperazione con i paesi di origine e di transito, avendo come riferimento uno sviluppo condiviso. La cooperazione allo sviluppo ha un ruolo centrale che deve essere maggiormente riconosciuto, non in termini strumentali rispetto all’esigenza di controllare i flussi, ma in quanto contributo importante ai bisogni economici e sociali dei paesi del Sud. Sapendo che una loro crescita non riduce i flussi ma li rende maggiormente praticabili. Ecco allora che la crescita del Sud deve andare di pari passo con misure di mobilità verso l’Europa in un’ottica di co-sviluppo. Solo in un orizzonte di sviluppo reciproco è possibile far fronte alla questione migratoria. E questo significa mettere al centro il raggiungimento dei nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile, la riforma della finanza per l’economia reale, la sua trasformazione per garantire lavoro dignitoso per tutti e il rispetto dell’ambiente.Nei paesi in conflitto vanno sostenute le iniziative di soluzione pacifica, non dimenticando le responsabilità che hanno avuto alcuni paesi europei nell’accendere la miccia. La politica europea di sicurezza e difesa va riformata in chiave nonviolenta. I programmi di protezione e sviluppo regionale sono uno strumento importante, ma devono prevedere tra le possibili soluzioni durevoli per i profughi, oltre all’integrazione locale, al reinsediamento e al ritorno quando possibile, anche la mobilità a livello locale e internazionale. Infine non vanno scartate lediverse possibilità che si aprono per condurre a risoluzione i conflitti: ad esempio potrebbe essere accettata la proposta del governo di Tripoli (quello non riconosciuto dalla comunità internazionale) di realizzare una conferenza regionale sulle migrazioni, considerando l’obiettivo di arrivare ad un governo unitario di transizione per la Libia.

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Sostenere i rifugiati siriani

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2015

Onu palaceLa Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) Ertharin Cousin ha concluso una visita in Giordania e Libano giovedì invitando la comunità internazionale a continuare a sostenere i rifugiati siriani sfollati nei paesi vicini e facendo appello al mondo perché non dimentichi la crisi.Una grave insufficienza di fondi ha costretto l’agenzia a ridurre l’assistenza alimentare fino al cinquanta per cento. Durante la sua visita di quattro giorni, Cousin ha incontrato rifugiati siriani e funzionari del governo, richiamando l’attenzione sulle condizioni terribilmente difficili in cui versano milioni di persone in conseguenza della riduzione dell’assistenza.“Ho incontrato giovani siriani che, a causa del conflitto, potranno non esprimere mai il loro enorme potenziale. Questo conflitto li priva dell’istruzione, della loro infanzia e dei loro sogni”, ha detto Cousin, aggiungendo, “il conflitto sta facendo scivolare le famiglie al di sotto della soglia di povertà, e nella disperazione”.“L’assistenza alimentare del WFP dà stabilità alle popolazioni colpite in Siria e ai rifugiati nella regione”, ha detto. “Per fornire tale assistenza, facciamo affidamento sulla generosità della comunità internazionale. Non possiamo assolutamente deluderli”.Dall’inizio dell’anno, il WFP ha fronteggiato una drammatica insufficienza di fondi, che hanno costretto l’agenzia a ridurre il livello di assistenza che fornisce a circa 1,5 milioni di rifugiati siriani in Giordania, Libano, Turchia, Iraq ed Egitto.Le famiglie stanno facendo ricorso a misure drastiche per andare avanti in tali difficili circostanze, tra cui ritirare i figli da scuola, in modo che possano lavorare, contrarre debiti elevati e ridurre l’apporto nutrizionale e la quantità di cibo che consumano.
Cousin ha fatto visita ai rifugiati siriani che vivono in ripari di fortuna nella Valle della Bekaa in Libano e a una famiglia che vive in un appartamento sovraffollato ad Amman, in Giordania. Ognuna delle persone intervistate ha raccontato storie struggenti sulle difficoltà crescenti incontrate nei loro quotidiani sforzi di gestire risorse sempre più ridotte. Hanno chieste a Cousin di ricordare al mondo le loro sofferenze, l’impossiblità per loro di fare ritorno a casa e il loro bisogno di continuare a ricevere assistenza dal WFP, così come dalla comunità internazionale. Cousin ha riconosciuto il pesante fardello sostenuto dalle comunità ospitanti. Ha fatto visita ai negozi dove i rifugiati beneficiano del programma di voucher elettronici (e-card). Attraverso le e-card, il WFP sostiene oltre mezzo milione di rifugiati siriani in Giordania e 770.000 in Libano. Il programma ha generato reddito per le comunità ospitanti immettendo oltre 1,1 miliardi di dollari nelle economie locali dei cinque paesi vicini. Il programma ha creato, inoltre, migliaia di posti di lavoro locali nel settore della vendita alimentare al dettaglio.L’operazione regionale per i rifugiati del WFP richiede 163 milioni di dollari per continuare a sostenere rifugiati disperati in Giordania, Libano, Egitto, Turchia e Iraq per il mese di ottobre.Nel 2014, il WFP ha ricevuto complessivamente 5,38 miliardi di dollari di contributi – il 27 per cento di più rispetto al 2013. Questo in risposta a un numero di emergenze senza precedenti in luoghi quali Siria, Iraq, Sud Sudan e i paesi dell’Africa Occidentale colpiti da Ebola. Ciononostante, i bisogni sono ancora in crescita in tutto il mondo, superando i fondi disponibili.

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Rifugiati e carenza di fondi

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2015

rifugiati sirianiSecondo un rapporto pubblicato oggi, la carenza di fondi sta ostacolando gli sforzi di assistenza umanitaria e di sviluppo volti a soddisfare le esigenze di 3,9 milioni di rifugiati fuggiti dal conflitto in Siria, oltre che di più di 20 milioni di persone delle comunità locali che li ospitano nei paesi limitrofi.
I più di 200 partner del Piano Regionale su Rifugiati e Resilienza (3RP) in risposta alla crisi siriana chiedono alla comunità internazionale di agire più rapidamente per dare seguito ai propri impegni a sostegno del 3RP.
Rispetto ai 4,53 miliardi di dollari necessari per i programmi attuati dalle agenzie dell’ONU e dalle ONG nell’ambito del piano, alla fine di maggio erano stati raccolti solamente 1,06 miliardi di dollari – il 23%. Rimangono scoperti circa 3,47 miliardi di dollari.
“Questa massiccia crisi richiede molta più solidarietà e condivisione delle responsabilità da parte della comunità internazionale, rispetto a quanto abbiamo visto finora”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres. “Invece, siamo così pericolosamente a corto di fondi, che si rischia di non essere in grado di soddisfare nemmeno le esigenze più elementari di sopravvivenza di milioni di persone nei prossimi sei mesi.”
Già ora, come conseguenza della mancanza di fondi, 1,6 milioni di rifugiati si sono visti ridurre l’assistenza alimentare nell’anno in corso; 750.000 bambini non frequentano la scuola; e i servizi sanitari fondamentali per salvare tante vite umane stanno diventando troppo costosi per molti, tra cui 70.000 donne in gravidanza a rischio di parto non sicuro. Circa l’86% dei rifugiati urbani in Giordania vive al di sotto della soglia di povertà di 3,2 dollari al giorno, mentre il 45% dei rifugiati in Libano vive in alloggi in condizioni inferiori agli standard minimi. Quasi la metà di tutte le persone colpite da questa crisi sono bambini e molti di loro, insieme alle loro famiglie, lottano per far fronte al disagio causato dalle violenze e dallo sconvolgimento che hanno subito.
I partner del 3RP avvertono che se ulteriori fondi non arriveranno presto, fino a 130.000 famiglie vulnerabili non riceveranno l’assistenza in denaro necessaria per aiutarle a soddisfare i bisogni primari e molte persone vulnerabili smetteranno di ricevere i buoni pasto mensili. L’erogazione dell’acqua e i servizi delle acque reflue di cui godono milioni di persone in tutta la regione saranno in pericolo. Fino a 1,7 milioni di persone potrebbero trovarsi ad affrontare l’inverno di quest’anno senza carburante, riparo, isolamento, coperte o vestiti pesanti. Lo scorso anno molte persone, tra cui anche dei bambini, hanno perso la vita durante l’inverno più duro che la regione abbia visto negli ultimi quarant’anni.
A metà dell’anno, avendo ricevuto meno di un quarto dei fondi necessari e con l’inverno proprio dietro l’angolo, i partner del 3RP hanno urgente bisogno di finanziamenti certi per poter pianificare le attività e dare risposte tempestive.
La crisi in Siria ha anche prodotto importanti effetti sociali ed economici sui paesi ospitanti, che restano in prima linea nella crisi e che stanno attraversando instabilità politiche, economiche, sociali e di sicurezza. Nel pieno del suo quinto anno, la crisi siriana sta avendo un impatto sullo sviluppo e la sicurezza globale.
Secondo l’Amministratore dell’UNDP Helen Clark, “le lezioni apprese nel corso degli ultimi quattro anni di risposta alla crisi siriana mostra senza ombra di dubbio l’importanza di offrire un approccio umanitario e di sviluppo basato sulla costruzione di resilienza. Un Piano 3RP ben finanziato sosterrà la stabilizzazione aiutando le persone a trovare un impiego, ad avere accesso ad opportunità imprenditoriali, e a migliorare la sicurezza alimentare delle famiglie.”
Il rapporto rileva che, se da un lato la pressione sui paesi ospitanti continua a crescere, dall’altro è sempre più difficile per i siriani trovare sicurezza, anche richiedendo asilo. Queste difficoltà hanno fatto aumentare il numero di siriani che cercano sicurezza e protezione al di fuori della regione, anche intraprendendo viaggi spesso pericolosi attraverso il Mediterraneo, nella speranza di raggiungere l’Europa. Molti siriani hanno perso la vita in questi viaggi.
Il rapporto invita la comunità internazionale a condividere maggiormente l’onere portato dai paesi ospitanti, attraverso una tempestiva fornitura di finanziamenti e l’offerta di soluzioni, come ulteriori opportunità di reinsediamento e altre forme di ammissione umanitaria per i rifugiati siriani. I partner del 3RP avvertono che se la richiesta di azione rimarrà inascoltata, una generazione di siriani rimarrà indietro e i paesi limitrofi continueranno con fatica a fare il possibile per riuscire a garantire un bene pubblico che non possono e non devono offrire da soli.
Il contesto di 3RP Il Piano Regionale su Rifugiati e Resilienza (3RP) in risposta alla crisi siriana è un appello internazionale volto a rispondere alle esigenze di protezione dei rifugiati, ai bisogni umanitari delle persone più vulnerabili, e agli impatti socio-economici a lungo termine della crisi siriana sui paesi limitrofi, ovvero Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto. Il 3RP è un appello per il finanziamento di 5,5 miliardi di dollari, che comprende 1 miliardo di dollari da dare ai governi dei paesi di asilo e 4,5 miliardi di dollari per i programmi attuati dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni non governative (ONG). L’appello è pianificato sulla base in uno scenario di 4,27 milioni di rifugiati siriani nella regione per la fine del 2015, e ha lo scopo di assistere nell’anno in corso più di 20 milioni di altre persone nelle comunità locali coinvolte.

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«Cosa rimarrà del Libano e della nostra cultura?»

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 Mag 2015

patriarcaÈ quanto si domanda il patriarca maronita, il cardinale Béchara Boutrous Rai in una conversazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre. Ricevendo la Fondazione pontificia nella sua residenza di Bkerke, in Libano, il porporato descrive le difficoltà e i pericoli legati alla presenza di oltre un milione e mezzo di siriani nel paese dei cedri. Una percentuale altissima rispetto agli appena quattro milioni e mezzo di abitanti.Tale presenza non implica soltanto uno straordinario sforzo umanitario, ma potrebbe avere importanti ripercussioni sui rapporti interreligiosi. «La maggioranza dei profughi è costituita da sunniti – spiega il patriarca – che potrebbero essere facilmente sfruttati dai loro correligionari libanesi». Il prelato porta ad esempio l’esperienza vissuta dal Libano nel 1970, quando la presenza dei rifugiati palestinesi innescò la guerra civile. «A quel tempo i profughi palestinesi furono sostenuti dai sunniti libanesi. E quando lo scorso anno vi è stato un primo scontro tra l’esercito libanese e lo Stato Islamico, i militari sono stati attaccati dai sunniti libanesi. La presenza dei rifugiati è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. La guerra in Siria deve assolutamente finire, così che i profughi possano tornare nel proprio paese».La presenza dei rifugiati ha pesanti ripercussioni anche in capo economico. «I profughi siriani hanno ovviamente bisogno di mangiare – afferma il patriarca – e così lavorano per un salario nettamente inferiore a quello dei libanesi. Analogamente i loro negozi hanno dimezzato i prezzi dei prodotti. Dinamiche queste che hanno indotto molti libanesi ad emigrare».Anche la locale comunità cristiana soffre gravemente. «Molti fedeli stanno vendendo le loro proprietà per poi trasferirsi profughiall’estero. Vi è il pericolo che il Medio Oriente si svuoti totalmente di cristiani. E l’Occidente deve comprendere la gravità della situazione».Il porporato chiede espressamente ad Aiuto alla Chiesa che Soffre di diffondere informazioni e di favorire una maggiore conoscenza del dramma dei cristiani mediorientali, soprattutto tra i politici occidentali. «Devono capire che è necessario fermare la crisi in Siria. La comunità internazionale deve smettere di alimentare la guerra e abbandonare il commercio delle armi. I leader politici devono mettere da parte l’orgoglio e sedersi attorno ad un tavolo per trovare finalmente una soluzione». Il patriarca osserva inoltre come dietro a tale orgoglio si celino interessi economici, specie quelli legati al petrolio, e sottolinea la responsabilità delle nazioni arabe e occidentali nella creazione di gruppi jihadisti quali al-Qaeda, al-Nusra e Isis. «La nascita di queste fazioni è stata finanziata per servire gli interessi politici ed economici di diversi stati. Non si può certo credere che questi gruppi siano semplicemente piombati dal cielo. Ed ora sono divenuti un’arma rivolta contro il mondo intero».Il porporato ritiene urgente trovare una soluzione politica alla crisi siriana, che si distingue da altri disordini e scontri verificatisi nella regione. «Perché Assad non è caduto come Mubarak in Egitto o Ben Ali in Tunisia? Perché la popolazione siriana è dalla parte del presidente». Per il patriarca è dunque imprescindibile un dialogo tra il governo siriano e l’opposizione. «Recentemente in Francia mi è stato fatto notare che i membri dell’opposizione non hanno alcuna intenzione di parlare con Assad. Ma quale altro interlocutore potrebbero mai avere?».
“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2013 ha raccolto oltre 88,3 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato 5.420 progetti in 140 nazioni. (foto: patriarca, profughi)

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UNICEF/Libano: 11,5 milioni di dollari in forniture invernali per aiutare i bambini colpiti dalla tempesta

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

Giacomo_Guerra_UnicefI bambini della Siria sfollati in Libano che vivono in tende ad elevate altitudini devono affrontare la tempesta invernale Zina che ha portato venti gelidi, forti piogge e neve. L’UNICEF e le organizzazioni partner stanno distribuendo abiti invernali per i bambini, coperte, teli e biscotti ad alto valore energetico, raggiungendo 75.000 bambini siriani, libanesi e palestinesi rifugiati in una delle aree fino ad ora tre le più colpite. Le squadre mobili sanitarie di emergenza, insieme alle Mobile Medical Units hanno curato oltre 1.600 pazienti presso insediamenti informali.
“Le nostre squadre e i partner locali stanno lavorando ora dopo ora per aiutare i bambini e le famiglie più vulnerabili ad affrontare la tempesta,” ha dichiarato Annamaria Laurini, Responsabile UNICEF in Libano. “Ogni singolo sforzo deve essere fatto subito per scongiurare tragedie non necessarie che potrebbero essere evitate”.
Nelle ultime 72 ore l’UNICEF con il Ministero della Salute Pubblica e le organizzazioni e associazioni locali ha sostenuto le Mobile Medical Units che stanno raggiungendo ogni insediamento informale, dove l’accesso è possibile. Almeno 1.600 pazienti sono stati visitati, tenda per tenda, e molti bambini, colpiti da malattie causate dalle temperature fredde – come influenza, febbre e malattie cutanee – sono stati curati.
Quest’inverno l’UNICEF impiegherà 11,5 milioni di dollari nell’assistenza per 456.500 bambini siriani, libanesi e palestinesi rifugiati: 160.000 bambini riceveranno kit con abiti invernali; 135.000 bambini riceveranno voucher per acquistare vestiti invernali; 583 scuole riceveranno carburante per i riscaldamenti a beneficio di 155.000 bambini; 6.500 bambini beneficeranno di misure per limitare i danni causati dalle inondazioni negli insediamenti informali.
A causa della tempesta di questa settimana, le strade principali e le autostrade sono state bloccate dalla neve, ostacolando i camion pronti con gli aiuti e le unità mediche mobili nel raggiungimento delle aree colpite. La distribuzione è ricominciata e saranno consegnati aiuti per i freddo durante il weekend e la settimana prossima, mentre le squadre mediche mobili hanno ripreso le loro attività.
L’UNICEF Libano si sta preparando all’inverno da Ottobre e ha preposizionato 28.000 kit per l’inverno nella Valle della Bekaa, ad Aarsal e ad Akkar. Ad oltre 20.000 persone saranno distribuiti kit per il drenaggio per limitare i danni causati dalle inondazioni negli insediamenti informali, insieme a teli di plastica in risposta all’emergenza.
ll numero di bambini vulnerabili sta crescendo giorno dopo giorno. Sempre più sfollati siriani non hanno risparmi e stanno ricorrendo a misure disperate – spingendosi verso gli insediamenti informali come ultima possibilità.
Dalla metà di dicembre l’UNICEF Libano e i suoi partner hanno distribuito circa 70.000 kit invernali che comprendono abiti per tenere al caldo 22.000 bambini ad Aarsal, 42.000 nella Valle della Bekaa, così come quelli che si trovano nel Nord e nel Sud del paese. Inoltre sono stati distribuiti anche 8.000 teloni e 400 kit per il drenaggio per circa 20.000 persone.
Oggi e domani saranno distribuiti ulteriori kit per l’inverno, coperte, teloni, scatole di biscotti al alto valore energetico, taniche, kit igienici e per il drenaggio e abiti femminili.

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Assistenza rifugiati siriani

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 dicembre 2014

A seguito di una campagna social senza precedenti, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha annunciato oggi il totale delle donazioni ricevute dai governi a favore della ripresa dell’assistenza alimentare per quasi 1,7 milioni di rifugiati siriani.
Grazie al generoso sostegno dei governi dei paesi donatori, ad oggi sono stati raccolti un totale di 88,4 milioni di dollari. L’obiettivo di 64 milioni di dollari, necessari a finanziare il programma dei rifugiati per dicembre, è stato superato, prifugiati sirianiermettendo quindi al WFP di finanziare parte dei bisogni alimentari dei rifugiati anche per gennaio.Negli ultimi giorni, sono state annunciate le seguenti donazioni (la lista è in ordine alfabetico e in dollari): Arabia Saudita (52 milioni), Belgio (138.000), Germania (5,4 milioni), Irlanda (1,1 milioni), Norvegia (10,2 milioni), Paesi Bassi (7,5 milioni), Qatar (2 milioni), Svizzera (2,1 milioni), Unione Europea (6,2 milioni).La cifra complessiva include anche 1,8 milioni di dollari raccolti grazie alle donazioni di individui e del settore privato.“Siamo molto grati per questo straordinario sostegno che permetterà, già dalla prossima settimana, ai rifugiati siriani nei paesi limitrofi alla Siria di tornare ad acquistare cibo per la propria famiglia nei negozi locali con i propri buoni alimentari elettronici”, ha detto Ertharin Cousin, Direttore Esecutivo del WFP.“Vorrei ringraziare tutti i nostri donatori che, nel corso di questo anno, hanno fornito contributi in denaro permettendo ai rifugiati siriani di avere accesso al cibo. Ora che questa operazione, sempre più complicata da finanziare, entra nel periodo invernale, contiamo sui nostri donatori per tenere alta l’attenzione dei bisogni di queste persone vulnerabili. Stiamo già pensando a gennaio, quando i bisogni saranno altrettanto grandi di adesso”.La pagina web per donare è ancora attiva: http://www.wfp.org/ForSyrianRefugees e le persone possono continuare a donare per la vitale operazione di assistenza del WFP agli sfollati siriani.Dall’inizio del conflitto siriano, nel 2011, il WFP è riuscito a rispondere, nonostante i combattimenti e i problemi di accesso, ai bisogni alimentari di milioni di sfollati in Siria e fino a 1,7 milioni di rifugiati nei paesi vicini di Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto.
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Nel 2013, il WFP ha assistito oltre 80 milioni di persone in 75 paesi.

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Commemorazione degli attacchi chimici siriani del 21 agosto 2013

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

chemical-attacks-of-august-21-2013Un anno fa, il 21 agosto 2013, svariate zone residenziali della Ghouta, area rurale nei sobborghi di Damasco, furono al centro di un massiccio attacco condotto con armi chimiche che si ritiene abbia causato la morte di 1400 civili e l’invalidità di molti altri. Il mondo ne rimase sconvolto e per effetto della forte pressione internazionale il governo siriano acconsentì alla distruzione, sotto il controllo dell’OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), dei propri arsenali di armi chimiche. Ma un anno dopo quegli attacchi, l’iniziale forte reazione internazionale sull’uso di agenti tossici contro i civili in Siria sembra essersi acquietata. La tuttora assediata area della Ghouta non ha ancora ricevuto alcun tangibile aiuto internazionale e i sopravvissuti stanno tuttora soffrendo dei gravi effetti collaterali derivanti dall’esposizione a sostanze letali. Green Cross invoca l’immediato sostegno internazionale alle vittime e ribadisce l’assoluta necessità di intensificare gli sforzi internazionali affinché dalla regione vengano bandite tutte le armi di distruzione di massa (ADM). Green Cross è recentemente riuscita, in collaborazione con l’organizzazione partner siriana Al-Seeraj, ad avviare nella Ghouta un progetto di aiuti d’emergenza finalizzato al rifornimento urgente di farmaci per impedire l’ulteriore diffusione di malattie nella popolazione già gravemente debilitata dagli attacchi chimici. Ma quella gente malata e traumatizzata ha bisogno di ben altro sostegno. “È un vero e proprio disastro umanitario quello che si sta verificando nelle zone assediate”, ha dichiarato K. A., una donna di 27 anni che ha perso tutti i suoi familiari nell’attacco a Zamalka, nella Ghouta meridionale. Nonostante gli orrori patiti, essa è rimasta nel quartiere sotto assedio e ora sta dedicandosi anima e corpo come assistente sanitaria a favore di coloro che soffrono.Sin dagli inizi del 2008, Green Cross sta sostenendo dei progetti socio-sanitari locali nella regione di Halabja, nell’Iraq settentrionale, tristemente nota per gli attacchi con gas letali ordinati dal regime di Saddam Hussein nel 1988. Tali progetti sono incentrati sugli effetti sociologici, psicologici e fisici a lungo termine di quegli attacchi chimici e stanno dimostrando quanto sia importante dare un sostegno alle vittime anche molto tempo dopo il verificarsi dell’evento.Falah Muradkhin, sopravvissuto agli attacchi del 1988 e oggi coordinatore di progetto nella Wadi Iraq, l’organizzazione partner locale di Green Cross, piange le vittime degli attacchi nella Ghouta e sottolinea che “25 anni fa non si disponeva di una tecnologia che consentisse di informare con immediatezza il mondo su ciò che stava avvenendo ad Halabja. Ma oggi la situazione è diversa. Le tremende immagini provenienti dalla Ghouta sono state rapidamente divulgate e viste da molte persone. Ma ciò nonostante nessuna azione è stata intrapresa per aiutare le vittime degli attacchi e nessuna risposta adeguata è provenuta dalle Nazioni Unite o da Paesi, tra cui l’Europa, che si presume fossero coinvolti nello sviluppo degli arsenali di armi chimiche della Siria”. Ecco perché Green Cross, in questa giornata commemorativa, chiede l’immediato sostegno internazionale per le dimenticate vittime degli attacchi nella Ghouta.
Green Cross sta anche adoperandosi attivamente a favore della creazione di un mondo realmente liberato dalle armi chimiche e quindi invita i sei Stati che ancora non l’hanno fatto, vale a dire Angola, Egitto, Israele, Birmania (Myanmar), Corea del Nord e Sud Sudan, ad aderire alla CAC (Convenzione sulle Armi Chimiche). Inoltre, tenuto conto dell’intricata interrelazione militare tra i vari tipi di armi di distruzione di massa -ABC-, Green Cross chiede che il passo successivo consista nell’istituzione di una Zona esente da armi di distruzione di massa (ADM). “Fin quando vi sarà anche una sola di queste armi in un qualche deposito, le genti che vivono in questa regione di tensioni politiche non potranno mai contare su una reale sicurezza”, conclude Dr. Stephan Robinson, responsabile settore disarmo e acqua di Green Cross.

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Sostegno alla popolazione siriana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

“Italia dei valori ha presentato una mozione a sostegno della popolazione siriana, sconvolta da mesi di violenze e proteste contro il regime di al-Assad. Chiediamo al governo di attivarsi affinché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si pronunci nel più breve tempo possibile attraverso l’adozione di una risoluzione di condanna”. Lo hanno annunciato Fabio Evangelisti, vice presidente vicario del gruppo IDV alla Camera e David Favia, capogruppo IDV in commissione Affari costituzionali che, questa mattina, hanno incontrato la delegazione siriana in visita nel nostro Paese, composta da Haytham Rahmeh, rappresentante della Coalizione Nazionale per la Rivoluzione Siriana, e dal dottor Dachan Mohamed Noun, medico chirurgo. “Auspichiamo, inoltre, che il Governo si faccia promotore di un deciso intervento diplomatico volto a far cessare qualsiasi atto di violenza” e che favorisca e sostenga scelte politiche che tengano conto delle richieste di rinnovamento e cambiamento di quanti da mesi stanno affrontando la dura repressione del regime siriano” concludono Evangelisti e Favia.

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