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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

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Stefano De Gironcoli membro dell’American Physical Society

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 febbraio 2012

Stefano de Gironcoli, fisico della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, è stato nominato membro della prestigiosa Società americana di fisica (American Physical Society – APS) che gli riconosce il merito di aver contribuito, con la sua attività di ricerca, allo sviluppo e alla condivisione delle conoscenze nel campo della fisica. In particolare l’impegno nella formazione di giovani ricercatori provenienti da paesi in via di sviluppo e il contributo dato allo sviluppo delsoftware di simulazione per la scienza dei materiali, Quantum ESPRESSO. «Si tratta di un codice numerico per il calcolo delle proprietà dei materiali utilizzato nella simulazione dei processi di fisica della materia, nel campo della Density-functional Theory» precisa de Gironcoli, classe 1964, triestino, dal 2001 professore alla Sissa.
Quantum ESPRESSO è un potentissimo strumento per la simulazione della materia alla scala atomica. Il progetto, che si è sviluppato nel corso di oltre venti anni e con il contributo di diverse istituzioni nazionali e mondiali (tra cui la Sissa e l’Ictp di Trieste e il centro Democritos dell’Istituto Officina dei Materiali del Cnr), si basa su un principio di condivisione gratuita delle conoscenze, subordinata alla regola che ogni passo successivo fatto da chi ne fruisce venga anch’esso condiviso. «Oggi la modellazione numerica di problemi complessi e la simulazione al computer sono strumenti sempre più importanti e utili in diversi ambiti di ricerca: dalla biomedicina al settore energetico» spiega il fisico triestino. La descrizione alla scala atomica dei processi chimico-fisici elementari è infatti il punto di partenza per lo sviluppo di nuovi materiali e per l’ingegnerizzazione delle loro proprietà. Per esempio, alla Sissa, de Gironcoli e colleghi con questo metodo di calcolo studiano l’allumina, l’ossido di alluminio usato come supporto catalitico nell’industria petrolchimica, al fine di capire le reazioni chimiche che avvengono su questo substrato e studiarne le proprietà di assorbimento delle molecole. Quantum Espresso può essere inoltre utile per studiare la configurazione più stabile di un solido. «Noi abbiamo usato questo codice per studiare i cristalli di colesterolo e le sue diverse fasi cristalline. A seconda infatti della patologia cui sono collegati, i calcoli biliari hanno uno spettro NMR diverso: è diversa cioè la struttura cristallina. E ancora abbiamo indagato i meccanismi di certe reazioni chimiche, come per esempio l’epossidazione dell’etilene: tutte le materie plastichesono realizzate a partire da un composto di epossido di etilene».
De Gironcoli, nato a Trieste, si è laureato in fisica all’ateneo triestino, ha conseguito il dottorato di ricerca al Politecnico di Losanna, per un anno ha proseguito la sua attività alla Scuola Normale di Pisa. Ricercatore alla Sissa dal 1994, nel settore di Teoria della materia condensata, dal 2001 è professore associato. Da anni è impegnato nell’elaborazione di un codice numerico per il calcolo delle proprietà dei materiali. Utilizza la simulazione numerica, come un microscopio virtuale, per osservare i dettagli atomici dei fenomeni e condurre esperimenti concettuali per comprenderne i meccanismi. Come per esempio il controllo della morfologia di nano-particelle metalliche su substrati di ossidi per migliorarne le proprietà catalitiche.
La American Physical Society (APS) è un’organizzazione no profit che riunisce 48000 membri, tra professori, ricercatori universitari e fisici impegnati in laboratori e industrie negli Stati Uniti e in tutto il resto del mondo. È stata fondata nel 1899, con l’intento di contribuire allo sviluppo e alla diffusione delle conoscenze nel campo della fisica
(s.d.gironcolli)

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Malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 ottobre 2011

Auguste Deter. Alois Alzheimer's patient in No...

Image via Wikipedia

Alla Sissa di Trieste 5 milioni di euro dal Miur per scoprire quali cambiamenti del genoma umano sono responsabili di alcune malattie neurodegenerative attualmente incurabili, e fatali per il sistema nervoso centrale, quali Alzheimer, Parkinson, Corea di Huntington, sclerosi multipla e malattie prioniche. Ad aggiudicarsi l’importante finanziamento del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca con il bando Firb 2011, per il futuro della ricerca fondamentale, è stato un team di esperti coordinato da Giuseppe Legname della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. Il progetto, dal titolo Genomica funzionale delle malattie neurodegenerative, assume inevitabilmente rilevanza sociale: si stima infatti che circa 30 milioni di persone nel mondo siano affette da Parkinson, Alzheimer, Corea di Huntington, malattie prioniche e sclerosi multipla e che saranno più di 100 milioni entro il 2050. Avvalendosi di strumentazione tecnologicamente avanzata che permette l’analisi dei tracciati di tutti i geni presenti nel genoma umano, i neuroscienziati potranno condurre studi complessi dell’espressione genica nei tessuti cerebrali (post-mortem) di pazienti affetti da queste malattie e studiare campioni di sangue di soggetti ancora in vita, per verificare se l’insorgenza di queste malattie neurodegenerative sia imputabile a mutazioni del corredo genomico. “Parkinson, Alzheimer, così come le malattie prioniche, sono principalmente patologie sporadiche, idiopatiche, multigeniche e multifattoriali: non si conosce ancora la causa scatenante” spiega Legname. Queste malattie, diverse tra loro nelle manifestazioni, sono caratterizzate da una degenerazione progressiva del sistema nervoso e in particolare da una lunga fase presintomatica, che dura anche molti anni, durante la quale la degenerazione è in corso senza sintomi clinici evidenti. Al momento, non è possibile studiare direttamente il sito della degenerazione durante la vita delle persone che ne sono colpite. Pertanto molte delle informazioni sui meccanismi molecolari di queste patologie neurologiche sono tratte dall’analisi post-mortem dei cervelli dei pazienti. Ma una diagnosi presintomatica potrebbe consentire interventi mirati su un gran numero di cellule compromesse.
“La maggioranza di queste malattie coinvolge diverse aree del cervello, ed è ancora sconosciuto il meccanismo molecolare che rende le cellule nervose così vulnerabili. In ogni caso, le evidenze ci suggeriscono che lo stesso meccanismo molecolare è alla base della formazione e propagazione delle diverse patologie” precisa il neurobiologo. Oggi, la descrizione di tutti i geni espressi in una specifica cellula nervosa, in condizioni sia fisiologiche sia patologiche, è considerato l’approccio migliore per studiare il meccanismo molecolare delle malattie neurologiche, determinante anche per identificare farmaci appropriati.
Lo studio sarà condotto da Giuseppe Legname, responsabile del laboratorio di biologia dei prioni alla Sissa di Trieste, Stefano Gustincich, responsabile del laboratorio di neurogenomica della Sissa, Gilberto Pizzolato, dell’Università di Trieste, Roberto Furlan, del San Raffele di Milano, Francesca Persichetti, dell’Università del Piemonte Orientale, e Fabrizio Tagliavini dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Il team cercherà di comprendere dunque il nesso causale tra le variazioni dell’espressione genica globale del genoma umano e le malattie neurodegenerative, individuare differenze e tratti in comuni tra le diverse patologie e ricavare informazioni rilevanti sulla progressione della malattia e utili per la diagnosi, con la speranza di progressi terapeutici. (Giuseppe legname)

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Riconoscimento a Fabio Franchini

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2011

Fabio Franchini, classe 1976, ricercatore della Sissa di Trieste nel gruppo di fisica statistica, si prepara a partire per il MIT di Cambridge, centro di eccellenza nella formazione e nella ricerca scientifica. A settembre il giovane fisico bolognese, da due anni alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, si trasferirà negli Stati Uniti per un progetto di ricerca congiunto tra la Scuola triestina e il Massachussets Institute of Technology. È vincitore di una borsa Marie Curie (International Outgoing Fellowships ) del programma People della Commissione Europea, dedicato alla valorizzazione internazionale delle risorse umane nella ricerca. Con un sostegno finanziario di300.000 euro, Franchini trascorrerà due anni in America al Centro di fisica teorica del MIT per poi rientrare in Italia e completare il progetto di ricerca alla Sissa. Un percorso per acquisire nuove competenze, un’importante occasione di crescita professionale, un investimento per rendere più competitiva la ricerca in Europa.
Cosa ha a che fare la teoria delle stringhe, l’ambiziosa “teoria del tutto”, con il problema della conduttività elettrica, una proprietà fondamentale della materia? La matematica delle stringhe, tanto affascinante quanto complessa, può essere uno strumento per comprendere la fisica della conduzione. “Cercherò di interpretare – spiega Franchini – la matematica della teoria delle stringhe per spiegare cosa succede quando delle impurità nella materia impediscono a un conduttore di far scorrere al suo interno elettricità. Più di 50 anni fa, P.W. Anderson capì che, aumentando il disordine dovuto a delle impurità, la conducibilità cambia drasticamente e un solido da conduttore arriva a diventare isolante. Un’intuizione che è stata poi premiata con un premio Nobel nel 1977. Ancora non esiste, però, una teoria non-perturbativa in grado di spiegare cosa succede proprio al punto di transizione e la teoria delle stringhe topologiche potrebbe fornirci questa spiegazione”. La matematica e la fisica, da sempre, si sono reciprocamente influenzate, ma si tratterebbe di una delle prime applicazioni della teoria delle stringhe a un fenomeno osservabile. Un progetto di ricerca ambizioso che Franchini condurrà insieme al professor John McGreevy del MIT. Capire cosa succede durante la fase di transizione potrà rivelarsi molto utile per la realizzazione di nuovi materiali e la microelettronica. “L’ambizione è quella di realizzare materiali perfetti. Senza impurità – commenta Franchini – . Ma le impurità esistono. Conoscerle è importante per controllarle e magari usarle a nostro vantaggio per creare nuove tecnologie”.
Fabio Franchini, 35 anni, si è laureato in fisica all’Università di Bologna. A New York, nel 2006, ha conseguito il dottorato di ricerca alla Stony Brook University. È poi arrivato a Trieste, dove è stato ricercatore al Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” fino al 2009, prima di approdare alla Sissa nel gruppo di ricerca di fisica statistica. (fabio franchini)

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Medicina rigenerativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Nuove prospettive si aprono per il futuro della medicina rigenerativa dei tessuti, grazie alla messa a punto di nuovi sistemi di coltura cellulare, capaci di influenzare specifici aspetti del comportamento delle cellule e riprodurli in laboratorio. Una strada sulla quale sono incamminati diversi team di ricerca nel mondo, che registra un passo avanti grazie ai ricercatori del progetto NanoScale, promosso da un consorzio multidisciplinare coordinato dal prof. Vincent Torre della SISSA di Trieste e costituito da cinque centri europei di eccellenza (SISSA, IOM-CNR – insediato in AREA Science Park -, ENS – Ecole Normale Supérieure di Parigi, NMI -Naturwissenschaftliches und Medizinisches Institut di Reutlingen e DTU – Technical University Denmark di Copenaghen) e da piccole imprese high-tech italiane e tedesche (Glance Vision Srl, Multi Channel Systems Gmbh, Promoscience srl di AREA Science Park ).
Partito nel 2008 e oggi in fase conclusiva, il progetto, finanziato dalla Commissione Europea con circa 3 milioni di euro, si è concentrato sull’influenza di substrati con geometrie definite a livello nanometrico sulla differenziazione in vitro di neuroni e la formazione di reti neurali, eventi e reazioni che avvengono alla scala di 1 Angstrom, ovvero un decimillesimo di micron. Grazie a una serie di nuovi nanodispositivi che integrano in un singolo chip molteplici funzioni proprie dell’attività di laboratorio (i cosiddetti Lab-On-Chip), nati dalla collaborazione tra scienziati e imprese industriali, si è riusciti a ottenere una migliore mappatura delle interazioni tra cellule e substrati. Gli esperimenti realizzati hanno dimostrato, in particolare, che, grazie all’uso di substrati con strutture a nanopillars (nanopilastri), si registra una maggiore e più rapida differenziazione delle cellule staminali in cellule neuronali rispetto a quanto avviene con substrati tradizionali.
Il dato saliente è che con questa tecnica è possibile ottenere la differenziazione cellulare in laboratorio senza l’utilizzo di agenti biochimici stimolanti, che comportano un rischio di proliferazione incontrollata, dunque di tumore, abbastanza elevato. E’ bene sottolineare che non si tratta di risultati definitivi, poiché restano ancora da chiarire pienamente i meccanismi genetici che influiscono sullo sviluppo cellulare indotto. Tuttavia, i diversi approcci tecnologici e metodologici ideati e sviluppati per gli esperimenti di NanoScale già prefigurano interessanti applicazioni in altri ambiti di ricerca. È per esempio il caso delle tecniche di nanofabbricazione (X-Ray litography e nanoimprinting) usate per imprimere specifiche ‘nanotrame’ sui substrati, nonché delle tecniche di nanoelettronica e microfluidica usate per la loro integrazione all’interno di un unico dispositivo. Questo know-how potrebbe portare alla produzione di vetrini con layout preconfigurati per favorire lo sviluppo di reti neuronali. Ancora più interessante potrebbe essere l’utilizzo di queste tecniche per creare arrays di microelettrodi per esperimenti di elettrofisiologia con una sorta di rivestimento superficiale permanente, capace di indirizzare i fenomeni cellulari descritti. A questi si aggiungono nuovi dispositivi di imaging 3D che consentono di vedere le interazioni tra cellule e substrati, oltre che innovativi modelli di analisi statistica della motilità cellulare. Questi metodi, oltre ad essere in fase di implementazione su una nuova piattaforma software open-source, sono stati già adottati da tre nuovi progetti di ricerca destinati a generare nuove conoscenze a partire dai risultati di NanoScale. (vincent)

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Dottorato alla Sissa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2011

Trieste fino al 31 marzo 2011 è possibile presentare la domanda di ammissione per i corsi di PhD della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, in matematica, fisica e neuroscienze. Dal funzionamento del nostro cervello all’evoluzione dell’Universo: la Sissa affronta le grandi sfide della scienza di base e applicata, coinvolgendo giovani ricercatori e scienziati leader del settore. Così riesce ad attrarre studenti eccellenti. Così si è accreditata come importante centro di ricerca scientifica e alta formazione a livello internazionale. I corsi hanno durata triennale e garantiscono agli studenti una formazione rigorosa e accurata, in un ambiente internazionale favorevole allo studio, alla sperimentazione e alla ricerca. Tutte le attività didattiche si svolgono in inglese. Dopo una fase iniziale di full immersion nella didattica, gli studenti sono coinvolti nelle attività di ricerca e incoraggiati ad acquisire capacità di lavoro autonomo. La crescita scientifica degli studenti è favorita dalla loro partecipazione a importanti eventi scientifici, quali seminari e workshop, e dal confronto quotidiano con ricercatori di alto livello provenienti da tutto il mondo. Grazie infatti alle collaborazioni con le numerose e qualificate realtà scientifiche presenti in Friuli Venezia Giulia e con prestigiose università in tutto il mondo, chi arriva alla Sissa si inserisce nel cuore pulsante di una comunità scientifica internazionale. «Tutto questo offre agli studenti la possibilità di scegliere tra un ampio ventaglio di opportunità lavorative: gli ex-allievi hanno ottenuto infatti nella grande maggioranza dei casi posizioni di altissimo rilievo sia nel mondo accademico che in quello finanziario e imprenditoriale» commenta il direttore Guido Martinelli. Chi studia alla Sissa, situata nel campus di via Bonomea in un parco di oltre 100.000 m2, ha accesso a una ricca biblioteca, aperta 24 ore al giorno; dispone di una postazione computer individuale con cui accedere alle ingenti risorse di calcolo e ai servizi internet; è supportato da un servizio di housing per trovare alloggio in città e riceve un contributo mensile dalla Scuola per sostenere le spese di affitto; all’interno del campus, può usufruire del servizio di ristorazione, dell’asilo nido, della meditation room e della sala della musica. Agli studenti extracomunitari è offerto il rimborso per l’iscrizione al servizio sanitario nazionale. Alle studentesse è garantito un contributo di maternità. A tutti gli studenti è assegnata una borsa di studio per l’intera durata del programma formativo.8 settori di ricerca. 13 corsi di dottorato. 235 studenti attualmente iscritti, di cui il 35% donne e il 33% stranieri, di 29 diverse nazionalità (dall’Etiopia alla Colombia, dalla Cina alla Nuova Zelanda, dall’Iran al Vietnam). Sono questi i numeri della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, la prima realtà universitaria in Italia che ha offerto corsi di formazione post-laurea per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca. Il 31 marzo 2011 scadono i bandi per la domanda di ammissione ai corsi di dottorato in: Analisi Matematica, Astrofisica, Fisica astroparticellare, Fisica e Chimica dei Sistemi Biologici, Fisica matematica, Fisica Statistica, Genomica Funzionale e Strutturale, Geometria, Matematica Applicata, Neurobiologia, Neuroscienze Cognitive, Particelle elementari, Teoria e Simulazione Numerica degli Stati Condensati.

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Giovani ricercatori alla Sissa

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

400mila euro per la ricerca. Per incoraggiare lo spirito di intraprendenza e di innovazione dei giovani, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste ha bandito un concorso finalizzato ad attribuire finanziamenti a sostegno di progetti scientifici coordinati da ricercatori con contratto a tempo determinato, che svolgono la loro attività presso la Sissa. Il budget a disposizione è stato ricavato grazie a un’oculata politica di gestione delle risorse finanziare della Scuola. I fondi saranno assegnati a giovani scienziati all’inizio della carriera, che hanno conseguito il titolo di dottore di ricerca da non più di dieci anni. Ogni singolo progetto di ricerca teorico potrà aggiudicarsi un importo massimo di 20.000 euro; 50.000 euro invece potranno essere assegnati a ciascun progetto sperimentale. I finanziamenti serviranno a coprire le spese per la strumentazione e il calcolo scientifico, le missioni, i soggiorni sia in Italia che all’estero, gli inviti e non saranno sostitutivi delle borse di studio e dei contratti dei ricercatori.  «Con questa iniziativa – commenta il direttore della Sissa Guido Martinelli – avviamo un programma inteso a rendere ancor più attrattiva la nostra Scuola per i giovani ricercatori di talento che, così, potranno essere supportati nel realizzare progetti scientifici in piena autonomia».  I candidati dovranno presentare il proprio progetto di ricerca entro il 1 aprile 2011.  La Commissione Ricerca della Scuola, con il contributo di valutatori esterni, selezionerà le proposte sulla base dell’originalità e dell’innovatività del progetto, della sua rilevanza scientifica e del valore tecnico o scientifico delle metodologie proposte. A parità di valutazione, la preferenza sarà data a candidati donne o più giovani. «In un momento di contrazione in Italia delle risorse destinate alla ricerca, caso unico tra i paesi Europei, ci sembra un importante segnale per le giovani generazioni» conclude Martinelli.

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Guido Martinelli direttore della Sissa

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

Cambio al vertice della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Il nuovo direttore della Sissa è Guido Martinelli, fisico teorico delle particelle, non nuovo a incarichi manageriali nel mondo dell’università. Arriva a Trieste, infatti, dalla Sapienza di Roma, dove è stato presidente dell’Ateneo federato della scienza e della tecnologia, ha diretto il Dipartimento di fisica ed è stato componente del consiglio di amministrazione.
«È con il massimo entusiasmo che inizio la mia attività di direttore della Sissa, uno dei maggiori centri di eccellenza per la ricerca e l’istruzione a livello internazionale». Così Martinelli ha salutato oggi i docenti, il personale tecnico amministrativo e gli studenti nell’assumere il timone della scuola di alta formazione e ricerca in fisica, matematica e neuroscienze, istituita nel 1978 con decreto del Presidente della Repubblica.
Nato a Napoli 58 anni fa, Guido Martinelli si è laureato in fisica a Roma, lavorando con Nicola Cabibbo e Giorgio Parisi. La sua attività di ricerca lo ha condotto in giro per il mondo: ha insegnato infatti al Cern di Ginevra, a Madrid, a Pechino, a Parigi e negli Stati Uniti. Autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, è considerato tra i più autorevoli fisici delle particelle a livello mondiale. «Assumere la direzione della Sissa è un onore ma anche una sfida importante – ha ribadito- : mi prefiggo infatti di mantenere l’eccellenza raggiunta dalla Scuola in questi anni e di avviare nuovi progetti sulla base del monitoraggio e della valutazione periodica della produzione scientifica e dell’attività didattica svolta». In particolare il direttore intende creare nuove opportunità di ricerca per gli studenti di dottorato e i docenti, e migliorare le condizioni di lavoro per tutti coloro che operano nelle strutture del campus di via Bonomea. Uomo di scienza, appassionato di arte e attento agli aspetti della comunicazione, Martinelli riconosce il valore della Sissa anche come centro di divulgazione della cultura scientifica tra i giovani, gli insegnanti e il grande pubblico nel Friuli Venezia Giulia e oltre. «Dovremo continuare a impegnarci – ha sottolineato a tal proposito – per far conoscere al di fuori della comunità scientifica “l’utilità” sociale della nostra attività di ricerca ed educazione superiore e la nostra opera di diffusione di valori come l’alta qualità, la meritocrazia e le uguali opportunità». Impaziente dunque di iniziare il suo lavoro con il personale, gli studenti e i ricercatori provenienti da tutto il mondo, Martinelli ha espresso la sua personale gratitudine al direttore uscente, Stefano Fantoni, «per l’infaticabile impegno, operato con intelligenza ed efficacia, a favore della Sissa in questi sei anni» (guido martinelli).

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Il Presidente della Repubblica inaugura sede Sissa

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2010

Trieste, 13 luglio alle 11.30 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano effettua il simbolico taglio del nastro partecipando alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede della Sissa, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. Anche il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat e il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, parteciperanno ai festeggiamenti per la conclusione dell’operazione Santorio, che ha portato la Sissa da via Beirut a via Bonomea. La Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati si è trasferita, infatti, dall’area di Miramare al grande comprensorio situato ai margini del quartiere di Gretta e a pochi chilometri dal centro abitato di Opicina, che un tempo ospitava l’Ospedale Pneumologico Santorio.
8 settori di ricerca, in matematica, fisica e neuroscienze. 13 corsi di dottorato. 250 studenti di dottorato attualmente iscritti, di cui il 35% donne e il 32% stranieri, di 28 diverse nazionalità (dall’Etiopia alla Colombia, dalla Cina alla Nuova Zelanda, dall’Iran al Vietnam). Oltre 850 i dottori di ricerca che dalla Sissa hanno intrapreso il loro percorso nel mondo della ricerca scientifica internazionale. Sono questi i numeri della Scuola Superiore di Trieste istituita con decreto del Presidente della Repubblica il 6 marzo 1978. La prima realtà universitaria in Italia dedicata alla formazione post laurea per il conseguimento del titolo di Dottore di ricerca. Un’officina dove si forgia la scienza, nel lavoro di squadra di allievi e docenti. Un laboratorio dove giovani talentuosi, provenienti da tutto il mondo, giorno dopo giorno imparano il mestiere di ricercatore.   “L’operazione Santorio – ricorda il direttore – è stata resa possibile, oltre che dallo straordinario impegno di una grande squadra di amministrativi e tecnici, affiancati dai docenti della Sissa, grazie ai contributi finanziari della Regione Friuli Venezia Giulia e del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e alla fattiva sinergia con le amministrazioni del territorio”.

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Droghe e cervello

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2010

Trieste, 26 febbraio alle 17.30 ciclo di conferenze sulle sostanze psicoattive a cura del ricercatore della Sissa Stefano Canali che analizzerà attraverso un percorso multimediale le ragioni della vulnerabilità dell’uomo verso le sostanze psicoattive, ripercorrendo la storia delle droghe nell’evoluzione delle civiltà umane e invitando i presenti a discutere e riflettere sull’influenza dei fattori sociali nel consumo di droghe.  È il primo appuntamento del ciclo di conferenze organizzato nell’ambito del progetto “Emozioni, Benessere, Creatività” promosso dalla Provincia di Trieste.  Con la collaborazione della Sissa, dell’Azienda Sanitaria N.1 Triestina e della Facoltà di Psicologia dell’Università di Trieste, l’amministrazione provinciale propone una serie di quattro incontri multimediali a ingresso gratuito dal titolo “Droghe e sostanze psicoattive: tra neurobiologia e cultura”, a cura di Canali (i prossimi il 5, il 26 marzo e il 9 aprile). Il ricercatore della Sissa è anche l’ideatore della mostra “Psicoattivo”, aperta presso la Stazione Rogers in Via Grimula 14 fino al 18 aprile 2010. La mostra multimediale nasce per promuovere la prevenzione del consumo di sostanze psicoattive, si sviluppa in tre sezioni che integrano le acquisizioni sulle ultime evidenze scientifiche per spiegare le motivazioni del consumo e gli effetti delle sostanze psicoattive nel cervello, con la storia e la cultura del consumo.  È un’esposizione itinerante e viaggia in tutta Italia. Per la prima volta viene proposta a Trieste e prevede il coinvolgimento degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado con i quali saranno organizzati laboratori didattici e creativi.  : http://www.stefanocanali.com/Psicoattivo/psicoattivoNew.htm

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Nanoattrito: ricercatori Sissa illustrano

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

“Oggi con i nanotubi di carbonio si fa di tutto: hanno eccezionali proprietà adesive, termiche, meccaniche ed elettriche – illustra Erio Tosatti, docente del settore di Materia condensata della Sissa di Trieste –. E non è fantascienza la possibilità di produrre dei nanoadesivi sfruttando le loro stupefacenti proprietà di adesione. Dovendo comprendere, però, come un nanotubo interagisce con un altro oggetto che lo tocca in superficie, è stato necessario studiare non solo l’adesione ma anche l’attrito, la forza cioé che si oppone al loro moto relativo. Del resto le proprietà di attrito dei nanotubi sono cruciali per il loro impiego ottimale in sistemi nanotecnologici”. Un team internazionale di fisici, tra cui Tosatti e Xiaohua Zhang della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, del Centro Internazionale di Fisica Teorica e del Cnr-Infm Democritos, presenta sulla rivista Nature Materials i sorprendenti risultati di una ricerca sul nanoattrito: uno studio, condotto sia con il microscopio a forza atomica che con le simulazioni, sull’attrito cui è soggetta una punta finissima che scorre sulla superficie di un nanotubo.Tosatti e colleghi hanno scoperto che l’attrito generato dall’interazione tra le due superfici cambia a seconda della direzione in cui scorre la nanopunta: la forza di attrito è maggiore se la punta scorre trasversalmente alla superficie del nanotubo.“Il moto trasversale della punta sulla superfice del nanotubo genera il cosiddetto “hindered rolling” e una conseguente dissipazione di energia che è assente o parzialmente tale quando la punta scorre parallelamente alla superficie del tubo – spiega Tosatti –. Il tubo cioé, a contatto con la punta che si muove perpendicolarmente alla sua superficie, oscilla a destra e sinistra come una barca nel mare di traverso, o come fa una goccia di mercurio che se stuzzicata cerca di rotolare via. Senza però riuscirvi perchè aderente al substrato. Pertanto è necessaria una forza maggiore per muovere la punta in direzione trasversale alla superfice del nanotubo: il cosiddetto hindered rolling è la causa del maggior attrito”. “La ricerca svela dunque nuove proprietà del nanoattrito e il meccanismo di dissipazione dell’energia,” continua Tosatti, che con soddisfazione annuncia anche i risultati inattesi. Dalla ricerca è infatti emerso inaspettatamente che l’asimmetria nell’attrito dipende anche dalla forma della superficie del nanotubo che ne rivela la sua chiralità: ovvero la disposizione a vite delle catene di atomi di carbonio sulle pareti del tubo. Proprio grazie alle simulazioni realizzate a Trieste, è emerso che si genera un attrito differente nei nanotubi se questi sono chirali oppure no. La nanopunta infatti scorrendo sul nanotubo ne “legge” la trama sottostante alla superficie, la sua chiralità segreta, così come un cieco è in grado di leggere un testo in braille, scorrendolo con le dita e cogliendone le asperità. La scoperta non solo è importante perché incrementa la conoscenza del nanoattrito, ma può essere utile per sviluppare nuove strategie per selezionare nanotubi, le cui proprietà meccaniche ed elettriche variano se sono assemblati in un verso o nell’altro, se sono cioé chirali o no.“La fisica dell’attrito, seppure ancora poco esplorata, è un campo di ricerca di crescente interesse – ribadisce Tosatti –. Basti pensare all’enorme frazione di consumo energetico mondiale sprecato in attrito indesiderato e a quanti fenomeni nella vita di ogni giorno dipendono dall’attrito: come suonare il violino, ballare il tango o guidare un’automobile”.Alla frontiera dell’universo “nano” e di sistemi con dimensioni poco più grandi dell’atomo o della molecola, le forze di attrito e di adesione tra corpi microscopici in movimento sono relativamente assai più importanti che non fra oggetti macroscopici. Ridotte al minino le dimensioni degli oggetti, maggiore risulta infatti il ruolo dell’attrito e dell’adesione tra superfici diverse: se sono dominanti non è possibile compiere alcun movimento.Nel futuro prossimo, quindi, in cui ci serviremo di nanomotori molecolari e dove il movimento potrà essere azionato e trasmesso su scale di lunghezza piccolissime come appunto quello delle nanopunte, capire perfettamente il nanoattrito sarà una necessità. Lo studio è stato realizzato in collaborazione con il Georgia Institute of Technology (Usa) e l’Istituto di fisica dell’Università di Amburgo (Germania).

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