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Islam: paura della democrazia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2011

Dovrebbe emergere con estrema chiarezza che nei fatti in corso di ulteriore sviluppo in Tunisia e in Egitto (almeno per ora !) non emerge nessuna domanda di democrazia, almeno per come la intendiamo in Occidente. Il rapporto tra Occidente e medio e vicino oriente, cioè con i popoli arabo-islamici, è stato di sopraffazione da parte dell’Occidente, prima sotto forma di colonialismo militare, quindi sempre di colonialismo, ma economico; l’occidente ha avanzato tali impostazioni sostenendo trattarsi di legittima difesa, come le “guerre preventive” di Bush  con Blair e Berlusconi. L’Occidente ha acuito queste forme difensive, insistendo con la logica della supremazia, così anche quella parte del mondo arabo aperto alla possibilità di integrazione con l’Occidente ha trovato nello stesso occidente il maggior ostacolo, in quanto ha avallato le posizioni estremiste del nazionalismo e dell’integralismo, favorendo, addirittura, la loro fusione; in tal caso, quando il nazionalismo si fonde con l’integralismo scaturisce una miscela altamente esplosiva, poiché l’esigenza sociale di indipendenza dallo straniero finisce con il servirsi dell’intolleranza integralista della religione per armare le più crudeli rappresaglie. Il mondo arabo si ritrovò nella impossibilità di costruirsi una evoluzione ad indirizzo umanistico, in quanto avrebbe dovuto mediare la propria storia con il patrimonio culturale del colonizzatore, a rischio di perdere la propria unità ed entità; così l’esigenza di unità della cultura araba si ritrova, ancora oggi, a dover rispettare le diversità fra le sue variegate differenze, che tentare una strada di integrazione, per non restare soffocata dalla sua storia e dalle sue tradizioni, che sono poi i loro hudud culturali, con i quali vengono esorcizzate le violenze coloniali dell’Occidente. Praticamente venne contestata la “libertà di pensiero” propugnata dai colonizzatori, in forza del proprio patrimonio razionalista, a vantaggio della “libertà di essere diversi”, come frutto del rifugiarsi nella propria storia. Quello che i governanti arabi non compresero fu che, escludendo la “libertà di pensiero”, cioè la razionalità in costante sviluppo, il popolo si sarebbe indebolito sempre più, fino a diventare quella massa disabile e impotente che le due guerre del Golfo hanno mostrato in diretta TV. E’ per questa ragione che le guerre contro i popoli arabi hanno sempre due fasi; la prima quando l’Occidente scatena la sua tecnologia bellica contro eserciti in fuga e popolazioni indifese; la seconda quando l’arroganza dei vincitori della prima fase della guerra stimola la fusione tra nazionalismo storico e integralismo religioso, allora esplode quella miscela che lo stesso Occidente ha innescato. Questa seconda fase è una guerra che la tecnologia occidentale non potrà mai vincere, perché condotta ai limiti ultimi della esasperazione, al punto di trasformare gli uomini in bombe umane. ! Sempre più, così, l’ideale democratico diventa diramazione dell’Occidente, di quell’Occidente che da solo si è dichiarato “il nemico”. Il mondo arabo non ha avuto alcuna possibilità di istruirsi su punti essenziali, come la sovranità dell’individuo svincolato dalla massa e la libertà di opinione, che costituiscono la base culturale dello sviluppo umanistico; né l’Occidente ha mai cercato di fornire elementi di istruzione, mandando sempre avanti le proprie pretese colonialiste o neo-colonialiste. Non per nulla i popoli arabi, e nella stessa dimensione anche i popoli del terzo mondo, hanno trovato sempre governi militari o sostenuti dai militari. Gli intellettuali, che avrebbero potuto modificare l’itinerario verso una diversa composizione sociale, sono sempre stati trascurati dall’Occidente e trattati come agenti del nemico all’interno, in quanto portatori di nuove ideologie, come l’esigenza di tenere separate le sfere sociali del nazionalismo con le quelle religiose dell’integralismo. Così non avvenuta la rottura con quel passato medioevale che usava il sacro per legittimare e mascherare anche governi arbitrari o dittatoriali come nel caso di Saddam in Iraq. L’Occidente aveva tutto l’interesse ad ostacolare lo sviluppo in senso culturale, perché così sarebbe rimasta quella massa indebolita e impotente, tenuta sotto controllo da una sola persona, più facilmente manovrabile e ricattabile, altrimenti facilmente removibile con la forza, in quanto non avrebbe mai avuto il sostegno del suo popolo. La guerra civile che si è scatenata in Iraq non è una guerra di religione tra sciiti e sunniti; non è una guerra tra sostenitori di Saddam e suoi avversari; è una guerra tra una minoranza che accetta la presenza americana perché inglobata nel sistema emergente di pubblici latrocini e la maggioranza che vuole l’indipendenza e il rispetto della propria sovranità nazionale. Quello che l’Occidente non ha saputo prendere in considerazione è stata la conseguenza che ha generato e provocato, e, cioè, proprio quella fusione tra nazionalismo e integralismo che non è promosso dalle masse popolari, ma può riuscire a coinvolgerle in quella che è diventata una shari’a, una guerra santa contro l’invasore e chi lo sostiene. La democrazia è diventata così una diramazione del nemico e non esiste neanche un termine arabo che la identifichi, così come altri prodotti occidentali non hanno un corrispettivo arabo. Democrazia in arabo si chiama dimuqratiyya, così come automobile si chiama tumubil (esiste la parola araba siyara, ma nella mia permanenza più che decennale nel mondo arabo non ho mai sentito un meccanico dire siyara); lo stesso dicasi per tilifun, tilivisiun. Ma ciò non va visto come accettazione di quel nome a preferenza del corrispettivo arabo che pure i glottologi si sono sforzati di creare, ma come accettazione di quell’oggetto che è entrato nell’uso comune, cosa che non è accaduto per la democrazia, respinta, secondo la loro ottica, perché metodo politico occidentale, foriero solo di guerre, di aggressioni e di colonialismo. (Rosario Amico Roxas)

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Tennis: Australian open

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2010

Melbourne. Da molti anni Eurosport offre in esclusiva ai propri telespettatori le emozioni del primo Grande Slam della stagione tennistica: gli Australian Open. Anche per questa 98ª edizione, Eurosport trasmetterà il torneo maschile e quello femminile da Melbourne Park dal 17 al 31 gennaio. I canali del gruppo Eurosport seguiranno il torneo con oltre 230 ore di diretta, mostrando le sessioni giornaliere e notturne nell’arco delle due settimane. Oltre alla tradizionale diretta su Eurosport, per la prima volta gli Australian Open andranno in onda LIVE anche su Eurosport 2[2], con oltre 90 ore di diretta. Il collegamento con Melbourne Park partirà all’1 di notte per una maratona di grande tennis e si concluderà intorno alle 14:00. Le immagini saranno visibili su Eurosport HD con la spettacolarità dell’alta definizione nativa. Il team di commento per questa abbuffata di grande tennis sui canali Eurosport sarà composto da Jacopo Lo Monaco, Federico Ferrero, Lorenzo Cazzaniga, Guido Monaco, Alessandro Dal Lago e Marco Castellaneta. Al commento tecnico si alterneranno: Barbara Rossi, Paolo Canè, Gianni Ocleppo e Uros Vico. La copertura in diretta sarà arricchita da interviste, analisi e report realizzati dalla troupe onsite di Eurosport e da alcuni appuntamenti esclusivi: ogni mattina alle 11:00 dallo studio Eurosport a Melbourne Park l’ex campionessa inglese Annabel Croft farà il punto con l’analisi dei match e i commenti a caldo dei giocatori; alla sera si conferma alle 19:15 l’appuntamento quotidiano con Mats Wilander per “Game Set and Mats” con i riassunti delle partite, i migliori punti e le anticipazioni delle partite del giorno successivo. Infine, l’esclusivo magazine “Justine Time” dedicato al rientro di Justine Hénin, che le telecamere di Eurosport seguiranno dentro e fuori dal campo.Yahoo! Eurosport offrirà la possibilità di seguire online gli Australian Open attraverso un’ampia copertura nella sezione dedicata al tennis, con dirette testuali, news, approfondimenti, video highlights e interviste durante tutto il torneo.

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