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Posts Tagged ‘small cap’

“Le small cap statunitensi potrebbero brillare sulla scia del rialzo dei tassi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

A cura di Nicolas Janvier, gestore azionario USA. Nel primo semestre le azioni delle società statunitensi di piccole e medie dimensioni sono cresciute più del doppio rispetto alle loro omologhe più grandi, e ci sono ragioni fondate per credere che questo sia solo l’inizio. Gli studi sulla storia del mercato azionario statunitense e le attuali condizioni economiche suggeriscono che possa trattarsi dell’inizio di un lungo periodo di sovraperformance.
Nei primi sei mesi del 2018 l’indice Russell 2000 ha guadagnato il 7,7% da inizio anno, rispetto al 2,7% messo a segno dall’indice S&P 500. Questa sovraperformance segnala un drastico cambiamento del sentiment, se si considera che nel 2017 le società di minori dimensioni non riuscivano a stare al passo del mercato più ampio. Se le condizioni di fondo rimarranno favorevoli, potremmo anche trovarci in una fase di svolta per i gestori attivi operanti nell’universo delle small cap USA, molti dei quali hanno faticato a sovraperformare il benchmark negli ultimi anni. Le correlazioni incrociate nel mercato azionario sembrano diminuire.Se questa tendenza fosse confermata, i gestori attivi avranno più occasioni per sovraperformare i loro concorrenti passivi, in quanto un’efficace selezione dei titoli può rivelarsi vincente in questo contesto.Diversi fattori lasciano intendere che non si tratti di un semplice slancio estemporaneo.Riscontri empirici evidenziano infatti che le società di minori dimensioni tendono a sottoperformare le large cap quando i tassi d’interesse scendono ma a sovraperformare quando i tassi salgono. Dal 1962, anno a cui risalgono i primi dati affidabili, si sono susseguiti tre periodi ben distinti per i tassi d’interesse, con tre esiti netti per le small cap – e in questo momento potremmo essere alle porte del quarto ciclo. Tra il 1962 e il 1981/82, i rendimenti dei Treasury decennali passarono da circa il 4% al 15% e, parallelamente, le small cap statunitensi registrarono una notevole sovraperformance: mentre l’S&P 500 guadagnava il 7,6% annuo, le società a bassa capitalizzazione rendevano il 13%.2 Successivamente, dal 1982 fino allo scoppio della bolla dotcom nel 2001, i rendimenti dei Treasury crollarono dal 15% a circa il 4%. Mentre i tassi d’interesse diminuivano, il rendimento delle società a bassa capitalizzazione si fermava al 13% annuo mentre quello dell’S&P 500 sfiorava il 17%.3.
L’attuale scenario macroeconomico sostiene la crescita degli utili, fattore determinante per i rendimenti delle società a bassa capitalizzazione. A più lungo termine, la performance delle small cap è fortemente correlata con la crescita degli utili. I dati economici, come l’indice ISM manifatturiero, la produzione industriale, gli indici dei responsabili degli acquisti e il PIL tendono a rivelarsi buoni indicatori anticipatori delle tendenze degli utili, e in questo momento tutti delineano un quadro in miglioramento.Un altro motivo che tende a far coincidere il rialzo dei tassi con la sovraperformance delle small cap è la composizione degli indici. Negli Stati Uniti, i titoli finanziari rappresentano un’ampia fetta degli indici delle società a bassa capitalizzazione e questo settore include una lunga serie di piccole banche regionali.Le banche sono tra i primi beneficiari di due condizioni: una è il miglioramento economico, che stimola la domanda di prestiti; la seconda è l’inclinazione positiva della curva dei Treasury, poiché le banche assumono prestiti a breve termine e concedono finanziamenti a lungo termine (e di conseguenza una curva dei rendimenti più ripida migliora il loro margine d’interesse netto). Entrambe queste condizioni si verificano di solito in un contesto di rialzo dei tassi d’interesse. In sostanza, gli indici delle società a bassa capitalizzazione sono maggiormente rappresentativi di società che traggono vantaggio dal rialzo dei tassi. Attraverso lo studio della storia dei mercati azionari statunitensi, abbiamo individuato una correlazione tra periodi di rialzo dei tassi d’interesse e sovraperformance delle small cap statunitensi rispetto alle large cap. Ciò è in parte dovuto alla loro maggiore esposizione all’economia statunitense e al fatto che un rialzo costante dei tassi è indice di maggiore fiducia.Ad esempio, dai primi anni Sessanta ai primi anni Ottanta, quando i tassi d’interesse erano generalmente in aumento, le small cap statunitensi rendevano il 13% annuo rispetto al 7,6% dell’indice S&P 500; mentre durante i successivi 20 anni, quando i tassi d’interesse diminuivano, l’indice S&P 500 rendeva quasi il 17% annuo rispetto al 13% per le società a bassa capitalizzazione.6Visto che ci stiamo probabilmente affacciando a un contesto più promettente per gli stock picker, con una riduzione della correlazione incrociata dei prezzi azionari tra gli indici, crediamo che il nostro approccio attivo abbinato a un contesto di rialzo dei tassi aumenti la nostra possibilità di massimizzare i rendimenti. (dal testo originale ampi stralci)

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Small cap giapponesi sotto la lente

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2011

Legg Mason Building

Image via Wikipedia

Secondo Royce & Associates, la società del gruppo Legg Mason specializzata in società di piccole dimensioni, le valutazioni delle società a bassa capitalizzazione giapponesi stanno diventando sempre più interessanti, in particolare quelle di minore dimensione. Nonostante i dati recenti, che mostrano nel primo trimestre dell’anno una contrazione del Pil giapponese dello 0,9%, David Nadel, gestore del portafoglio del fondo Legg Mason Royce Global Smaller Companies Fund, è convinto che “il Giappone si riprenderà e che gli effetti delle sue difficoltà sull’economia globale non dureranno a lungo”.Secondo Nadel,conseguentemente al devastante terremoto e allo tsunami dello scorso marzo, le società giapponesi ora sono sotto la lente degli investitori alla ricerca di opportunità di investimento. “Alcuni investitori sono molto interessati alle opportunità, che potrebbero essere considerevoli, relative all’ambito della ricostruzione a lungo termine.
Per raccogliere quest’opportunità, il fondo Legg Mason Royce Global Smaller Companies Fund ha allocato il 10,71% dei suoi asset in Giappone*, raddoppiando il peso di questo paese aveva prima del terremoto e collocandolo, nella classifica per paesi, nella seconda posizione per grandezza dopo gli Stati Uniti, che rappresentano il 26,62% del portafoglio. Il fondo Legg Mason Royce Global Smaller Companies è stato lanciato il 31 dicembre 2009 e si avvale come benchmark di riferimento dell’indice Russell Global Small Cap Index. Nei 12 mesi precedenti al 31 marzo 2011, il fondo ha generato un rendimento del 34,42%**superando comodamente il benchmark, che è cresciuto del 22,68%.

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Crescita nel settore delle small cap americane

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2010

William Hench, manager di Legg Mason Royce US Small Cap Opportunity Fund, afferma che i dati positivi sull’economia e i bassi prezzi dell’azionario stanno creando una crescita nel settore delle small cap americane, che non è data esclusivamente dalla ricostituzione delle scorte. Tuttavia, egli ammette che gli Stati Uniti non possono definirsi in una fase di ripresa totale, considerando che  il livello di occupazione ancora non cresce.Dice Hanch: “Riteniamo che una buona notizia sia il fatto che esistano molte opportunità di investimento. Crediamo vi sia valore negli ambiti finanziari, in particolare quelli che riguardano le società più piccole. Le banche regionali rappresentano un esempio significativo. Molte di esse hanno ripulito i propri bilanci, ammortizzato il patrimonio immobiliare inesigibile dai propri libri contabili e preso parte alla vendita di titoli azionari per sostenere ulteriormente i bilanci. Infatti molte banche si trovano ora nella posizione di essere sovra-capitalizzate e capaci di beneficiare della vendita di banche che non sono riuscite a risollevarsi effettuata dalla Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC). “Durante un recente viaggio nel Nord-Ovest, ci siamo imbattuti in banche che  avevano realizzato affari enormi. Esse sono occupate  nell’acquisto di franchisee attraverso una minima esposizione a prestiti inesigibili perché la FDIC si assume, in alcuni casi, fino al 90% del rischio. Riteniamo, perciò, che la FDIC riesaminerà il processo perché è un po’ troppo generoso”.Uno degli obiettivi del Legg Mason Royce Us Small Cap Opportunity Fund è di mantenere il proprio portafoglio più conveniente rispetto al Russell 2000 in qualsiasi momento attraverso l’acquisto di azioni scontate rispetto al prezzo di listino e quello di vendita. Afferma Hench: “Dopo i resoconti molto positivi sui guadagni nell’ultimo trimestre, molte aziende hanno vissuto un balzo all’indietro nel prezzo delle azioni, arrivando agli stessi livelli in cui si trovavano prima che cominciasse la ripresa. Ciò significa che molte azioni di qualità si trovano in una fascia favorevole per essere nuovamente acquistate. Stiamo traendo vantaggio da situazioni di debolezza che ben conosciamo”.Royce & Associates crede che i dati economici negli Stati Uniti siano stati buoni, nonostante non si sia ancora registrata una crescita dei posti di lavoro. Conclude Hench: “Non ci aspettavamo di vedere una crescita dell’occupazione a questo punto del ciclo economico ma abbiamo trovato aziende che si sono gestite molto bene e sono uscite dalla recessione in buono stato. Ciò è stato supportato da buoni prezzi e da un aumento delle esportazioni”.

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Opportunità nei toli small cap high quality

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 dicembre 2009

Royce & Associates, società del gruppo Legg Mason, ritiene che il recente rialzo nei titoli azionari stia per concludersi che questa fase sarà seguita da una correzione di mercato compresa tra il 10% e il 15%. Di conseguenza, si verificherà una rotazione di mercato che vedrà i titoli azionari large-cap sostituiti dai quelli small-cap hight quality.  Chuck Royce, chief  investments officer and portfolio manager di Royce and Associates, spiega: “Il rally azionario ha registrato uno sviluppo straordinario ma non credo che questo tipo di rialzo, forte e dinamico, possa continuare a lungo. Non penso che una correzione compresa tra il 10-15% sia sorprendente e credo che presto entreremo in un periodo dove i rendimenti di lungo periodo saranno storicamente più positivi e normalizzati.”  Royce ritiene che i titoli bancari, specialmente quelli delle società più piccole, siano tutt’ora abbastanza vulnerabili al pericolo di una recessione. Queste società si trovano ancora nel mezzo di una ristrutturazione di lungo periodo e saranno necessari alcuni anni perché questa giunga a compimento. Ad oggi non possiamo prevedere quali società sopravvivranno, per questa ragione le banche non sono state un settore di investimento particolarmente attivo nell’ultimo anno. L’analisi di Royce del settore finanziario si è focalizzata, principalmente, su asset manager, società di servizi e broker assicurativi. Conclude Royce “Relativamente alla fine della recessione possiamo dire che la fiducia sta certamente tornando, tuttavia un valido interrogativo da porsi è su quanto velocemente l’economia si riprenderà e a che ritmo crescerà.Ad esempio, molte aziende hanno registrato guadagni maggiori di quanto ci si aspettasse, ma gran parte di questi sono legati ad un taglio dei costi e non ad un aumento effettivo della domanda, di cui avremo bisogno per una ripresa economica. Non è ancora chiaro di quante scorte di magazzino ci sia bisogno per sostituire quelle che sono state utilizzate e solo l’andamento della domanda ci darà, in modo chiaro, valide indicazioni sullo stato di salute dell’economia.
Royce & Associates è una società affiliata interamente posseduta da Legg Mason interamente focalizzata sul mercato US Small Cap. Fondata nel 1972 da Charles M. Royce, uno dei pionieri nell’investimento in small cap.
Legg Mason, Inc., con sede negli Stati Uniti a Baltimora, è uno dei maggiori gestori patrimoniali a livello mondiale con asset in gestione per 703 miliardi di dollari (al 30 settembre 2008). Con clienti in 180 paesi, Legg Mason è il nono asset manager a livello mondiale (fonte: Pensions & Investments, maggio 2008) . Le società affiliate di investimento, interamente possedute ma indipendenti a livello operativo, operano nei mercati azionari e in quelli a reddito fisso nei principali mercati mondiali. Collettivamente offrono un vasto ventaglio di stili di gestione degli investimenti.

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