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“social housing” in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Secondo le stime elaborate da Abitare Co. sui dati Istat, in Italia per ben 4,9 milioni di famiglie (il 19,5% del totale), ovvero 14,3 milioni di individui, l’accesso alla casa risulta difficoltoso. Inoltre, sono almeno 1,7 milioni gli individui in locazione che corrono un concreto rischio di diventare morosi. Soprattutto nelle grandi città aumentano i cittadini che non possono permettersi un alloggio sul libero mercato, ma non hanno neppure un reddito così basso da poter ricorrere alle case popolari. Per fare fronte a questa emergenza, da alcuni anni e negli ultimi tempi con più frequenza, nascono iniziative di sviluppo immobiliare classificate come “social housing”. Si tratta di nuovi modelli abitativi che cambiano il modo di vivere la casa e il quartiere mettendo al centro le persone, la famiglia, la condivisione, la solidarietà, e che, nel caso degli interventi più importanti, contribuiscono concretamente alla riqualificazione delle periferie dal punto di vista urbanistico, con un impatto positivo sull’intera comunità. Nelle principali aree metropolitane italiane, dove sono partiti numerosi progetti di social housing, i canoni di affitto convenzionato risultano inferiori del 30%-40% rispetto al mercato libero (da 4 a 6 euro al mq/mese); anche i prezzi di vendita sono mediamente più bassi, almeno del 35% (fra i 1.800 e i 2.400 euro al mq). Un successo “made in Italy” visto che in meno di dieci anni è stato investito in questi progetti circa 1,5 miliardi di euro (per 220 iniziative in tutta Italia), con la prospettiva di raggiungere entro il 2020 20mila alloggi sociali realizzati nell’ultimo decennio. Il Sud rimane il fanalino di coda, mentre il Nord è decisamente più vivace. Milano è sicuramente tra le città italiane più dinamiche per sviluppare progetti immobiliari che permettono di accedere ad abitazioni innovative e di qualità con prezzi inferiori ai 2.500 euro al metro quadro, come le due iniziative “Abitare Moneta” e “URBANA New Living”, progetti che hanno anche un impatto sul territorio.Il primo progetto, oggi in via di realizzazione, è l’intervento di smart living di via Moneta (zona Affori/Bovisa). Lo sviluppo prevede 300 abitazioni (di cui 91 in vendita al prezzo convenzionato medio di 2.480 euro al mq. e le restanti tutte in affitto convenzionato), dotate delle migliori soluzioni tecnologiche intelligenti e di servizi “condivisi” dedicati agli inquilini. Tanti gli spazi comuni progettati per lavorare, giocare, cucinare o guardare un film insieme agli altri condomini. L’impatto positivo sul territorio si manifesta con la realizzazione di ben 5.500 mq. di verde pubblico, privato e gli orti urbani, l’ampliamento e il rinnovo del vicino Parco Litta, circa 320 nuovi alberi piantati, 526 posti bici, 2 aree gioco per bambini, nuove piste ciclabili nel parco. La qualità tecnologica del progetto è evidenziata dal free Wi-Fi nelle aree comuni, le chiavi elettroniche per accedere negli stessi spazi, l’App di quartiere, il controllo dei consumi da smartphone, gli spazi per il car sharing e per la ricarica delle auto ibride, la videosorveglianza.

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Nel Regno Unito gli imprenditori ora vengono dal basso

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 dicembre 2014

imprenditoriIn Gran Bretagna, il fenomeno dei nuovi imprenditori non solo ha raggiunto un picco storico, ma presenta un nuovo profilo per i suoi protagonisti, che sembrano venire sempre più “dal basso”. Lo afferma Experian, leader mondiale dell’informazione creditizia, che ha rilevato come i neoimprenditori (persone che mai hanno in precedenza operato in ruolo analogo o dirigenziale) nel 2013 siano risultati alla guida del 59% delle nuove imprese (startup) britanniche, contro il già elevato 52% del 2009; e ancora, e soprattutto, come stia crescendo la quota di coloro che partono con poco, sono disposti a “tirare la cinghia” per i primi anni e provengono dalle classi meno abbienti. A quest’ultimo riguardo Experian ha rilevato come la quota di neo imprenditori disposta ad accontentarsi inizialmente di remunerazioni che non superano le 25 mila sterline sia passata dal 14% del 2009 al 33% del 2013; quella di chi ha un patrimonio inferiore alla media nazionale sia passata dal 4 al 10%; e, ancora e sempre fra il 2009 e il 2013, come sia più che raddoppiata (dal 3,7% al 7,7%) la quota di neoimprenditori che vive in social housing (abitazioni di edilizia popolare o convenzionata).Sono dati che vanno letti alla luce di dinamiche economiche, quelle del Regno Unito, favorevoli, che danno conto di scelte tutt’altro che obbligate. Nel Regno Unito e nel 2013 le nuove imprese sono state in totale 515mila, l’8,9% in più rispetto all’anno prima, con quelle dei neoimprenditori a quota 314 mila (il 59% del totale) e un incremento quasi doppio (12,6%). Di buono c’è anche che il tasso di sopravvivenza dopo due anni delle startup dei neoimprenditori è di soli tre punti percentuali sotto quello della generalità delle startup. Secondo Experian si tratta di dati che, assieme alla crescente provenienza dal basso, suggeriscono di guardare ai neoimprenditori in modo nuovo, superando i luoghi comuni sulle startup, digitali e non.
Experian (Experian Plc) è leader mondiale nei servizi informativi per la prevenzione dei rischi di credito e di frode, il marketing e la protezione dei dati di aziende e consumatori. E’ quotata alla Borsa di Londra (EXPN), ove concorre all’indice FTSE-100, espresso dai 100 titoli azionari più importanti. Nel 2014 è stata inserita da Forbes Magazine nel novero dei gruppi più innovativi. Ha sede a Dublino (Irlanda) e le principali direzioni operative sono a Costa Mesa (California, USA), Nottingham (GB) e San Paolo (Brasile). Conta circa 16.000 addetti in 39 paesi, con un fatturato annuo che supera i 4,8 miliardi di dollari. In Italia, opera dal 1995; ha sedi a Roma e Milano.

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