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Pearson lancia “Pearson Social Reading”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Leggere e commentare testi secondo le dinamiche dei social networks familiari ai ragazzi, in un ambiente digitale protetto e sicuro, in una stanza di lettura comune a studenti e docenti da tutta l’Italia: Pearson Italia, leader nel settore education, lancia il progetto didattico “Pearson Social Reading with Betwyll”, il social network della lettura, per avvicinare i ragazzi al testo scritto attraverso un’esperienza di lettura personale e condivisa. Pearson Social Reading funziona grazie a un’App gratuita e scaricabile su smartphone e tablet: studenti e docenti, attraverso i loro profili dedicati e all’interno di un ambiente digitale educativo sicuro e ideato specificamente per le scuole, possono leggere insieme un testo, commentarlo e discuterne secondo le dinamiche dei social network, con brevi messaggi di testo di massimo 140 caratteri (twyll). La stanza di lettura è comune a tutti gli studenti coinvolti, che possono così condividere i loro commenti tra ragazzi e ragazze da scuole diverse in tutto il territorio nazionale. Il progetto è trasversale alle diverse discipline ma anche a differenti tipi di testo: testi letterari ma anche poesie, saggi, documenti, articoli di giornale. Dal prossimo anno scolastico, infatti, Pearson Social Reading diventa parte integrante dell’offerta formativa di oltre trenta manuali Pearson: libri di letteratura italiana, ma anche di discipline come storia, biologia, inglese, fisica, diritto ed economia.Tutti i contenuti e le attività̀ didattiche a essi collegate saranno fruibili liberamente dai docenti attraverso la Pearson Social Reading App: alcuni percorsi di lettura pubblici saranno avviati da Pearson, ma gli stessi docenti potranno lanciare progetti di social reading privati creando “stanze virtuali” di lettura per le proprie classi, su temi e con testi a loro scelta dalla libreria messa a disposizione dall’editore, con un calendario di lettura autonomo. I docenti potranno utilizzare un’ampia offerta di strumenti di supporto e avvalersi del costante monitoraggio di Pearson.Ai progetti già avviati partecipano migliaia di studenti e i loro docenti di tutta Italia: sono infatti più di 3.000 i partecipanti al progetto “Generazione 2030”, su cittadinanza e sostenibilità e quasi 2.500 per “Will&Youth”, percorso su lingua e letteratura inglese.Il social reading, quindi, non è appannaggio esclusivo delle materie umanistiche, ma diventa un approccio rivoluzionario al testo come strumento di confronto e dibattito, in un’aula virtuale dove i ragazzi possono commentare con pensieri e riflessioni e lanciare spunti di dibattito usando parole scritte, brevi video, “meme”, immagini, come fanno tutti i giorni sui social networks. Ogni testo diventa così oggetto di un’esperienza di lettura condivisa, in una contaminazione di generi e saperi. Il docente e gli studenti interagiscono liberamente attraverso i commenti, con una sorpresa: la presenza di personaggi “misteriosi”, protagonisti dei testi stessi – da Shakespeare a Dante – che con veri e propri profili social partecipano alla discussione: così avremo Shakespeare che fornisce una chiave di lettura inedita a un suo testo, e Paolo e Francesca che parlano in diretta della propria storia nella Divina Commedia, secondo le logiche dei giochi di ruolo amati dai ragazzi. Per altre informazioni sul progetto: https://it.pearson.com/pearson-social-reading-betwyll.html

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C’è un nuovo social network in città

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

Potrebbe essere particolarmente prezioso per chi si occupa di ricerca e selezione del personale. Ci riferiamo a Clubhouse, la piattaforma di cui tutti parlano nelle ultime settimane. E parlare è assolutamente il verbo azzeccato, partendo dal presupposto che Clubhouse è un social senza immagini e senza video, in cui si può pubblicare solo con la propria voce, e nulla di più. Si tratta dunque di una piattaforma del tutto peculiare, che si stacca dai soliti social, e che proprio per le sue caratteristiche uniche sta raccogliendo velocemente centinaia di migliaia di iscritti. A dire il vero c’è un altro fattore che sta spingendo in altissimo Clubhouse, ovvero la sua esclusività: è possibile iscriversi al social solo dietro invito di un altro utente. Questi aspetti, uniti alla presenza su Clubhouse di celebrità del calibro di Oprah, Ashton Kutcher, Drake e Jared Leto, stanno contribuendo alla grande scalata dell’App, che ha il vantaggio di dare una voce a tutti, senza pregiudizi di sorta, per via dell’eliminazione delle immagini.Su Clubhouse si può parlare di qualsiasi cosa: è sufficiente entrare una stanza dedicata a un tema preciso e ascoltare quello che gli altri utenti stanno dicendo, ed eventualmente intervenire dicendo la propria. Si tratta quindi di un mondo a metà strada tra quello delle chat, quello dei social e quello dei podcast, un mondo che sta incuriosendo non poco i recruiter e i cacciatori di teste.Clubhouse potrebbe quindi diventare un nuovo strumento di valore nelle mani dei recruiter, seguendo le orme di LinkedIn.

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Lo strapotere dei social media: pericolo per la democrazia?

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2021

By Domenico Maceri. Jack Dorsey, fondatore di Twitter, dopo avere deciso di sospendere l’account di Donald Trump ha dichiarato che non è occasione per “celebrare né provare orgoglio” per l’estrema ma necessaria azione. Il dilemma di Dorsey si capisce e ha ovviamente scatenato ammiratori ma anche detrattori per ovvie ragioni.Dopo gli assalti al Campidoglio del 6 gennaio Dorsey e i suoi colleghi degli altri social media si sono resi conto che le loro aziende venivano usate per incitare la violenza e hanno preso misure necessarie. All’inizio Twitter aveva sospeso temporaneamente l’account di Trump. Facebook, citando la possibile violenza, però ha agito poco dopo bloccando l’account di Trump in modo permanente. Twitter ha quasi tempestivamente seguito la stessa strada come hanno fatto altre piattaforme usate dall’allora presidente degli Stati Uniti.Il primo emendamento della costituzione americana garantisce la libertà di parola e di stampa. Le piattaforme digitali hanno abbracciato questi principi e li hanno messi in evidenza offrendo a tutti i loro utenti questo servizio che gli permette la condivisione di idee mediante l’Internet. I limiti al primo emendamento però esistono e spesso si scontrano con serie conseguenze causate dalle parole. Le piattaforme digitali hanno dunque bloccato account di individui e gruppi ma con una forte riluttanza, sempre sostenendo il concetto fondamentale della libera comunicazione.I social media, a differenza di quelli tradizionali che scelgono e filtrano le informazioni usando criteri professionali di giornalismo, offrono la libertà a tutti di comunicare, scrivere, incontrarsi senza intermediari e confrontarsi nella rete. Un’idea geniale che avrebbe dovuto promuovere la tolleranza e il confronto civile. Ciò è avvenuto ma solo in parte. Inevitabilmente i social media sono stati usati e continuano ad esserlo anche per fomentare discordia e in casi estremi incitare alla violenza. Lo hanno fatto gruppi terroristici come ISIL, i cui account sono stati chiusi fra il 2014 e il 2016 per gli incitamenti alla violenza del gruppo terroristico. Twitter ha anche chiuso più di 70.000 account che promovevano l’agenda complottista del gruppo di estrema destra QAnon. La chiusura di questi account ha avuto un effetto salutare nelle ultime settimane: la disinformazione sulla presunta frode elettorale promossa su Twitter è diminuita del 73 percento, secondo un’analisi dell’azienda Zignal Labs di San Francisco.Il linguaggio incendiario e gli incitamenti alla violenza su Twitter e il suo potere sono stati usati da Trump. L’ex presidente aveva più di 80 milioni di follower. Inevitabilmente i suoi tweet venivano riciclati, arricchendo, nel bene e nel male, la loro visibilità, incoraggiando i lettori all’azione, a volte con serie conseguenze. Le parole del 45esimo presidente ispirarono evidentemente un individuo nel 2019 ad uccidere 20 persone a El Paso, Texas, principalmente per ragioni razziali. L’ex inquilino della Casa Bianca usò anche un linguaggio battagliero per attaccare i suoi avversari politici. Non pochi di questi individui hanno subito minacce da alcuni sostenitori di Trump. Inoltre, nel 2020, commentando la vicenda di alcuni incidenti violenti causati dall’uccisione di George Floyd a Minneapolis, Trump scrisse in uno dei suoi tweet che “quando i saccheggi iniziano, cominciamo a sparare” per dimostrare la sua linea dura. Twitter aveva etichettato il tweet come inaccettabile ma fece poc’altro. Dopo il 3 novembre Trump iniziò una campagna di falsità asserendo che aveva vinto l’elezione e che la vittoria gli era stata rubata a causa della frode, senza però riuscire a provarla. I tweet che hanno fatto traboccare il vaso per Dorsey sono stati quelli del 6 gennaio in cui Trump ha incoraggiato i suoi sostenitori a dirigersi verso il Campidoglio per tentare di bloccare la proclamazione di Joe Biden a presidente. Questo incitamento ha causato la morte di cinque persone ed ha messo in pericolo la vita di centinaia di legislatori incluso Mike Pence, il vicepresidente.Twitter era stato molto tollerante con Trump in parte perché, come altri social media, sosteneva che le parole del presidente sono importanti poiché ci fanno vedere come pensa e ci dimostra chi lui è veramente. In effetti, molto di quello che dice il presidente fa notizia, ma quando le parole incitano alla violenza per cercare di mantenersi al potere, come ha cercato di fare Trump, bisogna agire. Le pressioni degli impiegati di Twitter hanno eventualmente convinto Dorsey a prendere la decisione di staccare la spina. L’azione è stata criticata per la violazione alla libertà di espressione. Persino la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dimostrato le sue riserve per l’azione di Twitter, additando all’immenso potere nelle mani di alcuni individui che possono controllare la libera comunicazione.La crescita della popolarità dei social media negli ultimi dieci anni è stata fenomenale ed ha generato notevoli profitti ai fondatori di queste aziende. In un certo senso queste piattaforme hanno rimpiazzato i media tradizionali accaparrandosi un’ingente percentuale degli annunci pubblicitari che rappresentano, almeno in America, l’unico modo di mantenersi a galla economicamente. I giornali locali stanno infatti scomparendo a causa dei social media che distribuiscono notizie gratuitamente anche senza i dovuti fact-checking. In effetti, nulla è gratis. I social media guadagnano con le informazioni dei loro utenti che poi vendono e con gli annunci che riflettono il folto numero di utenti. Più utenti, più profitti. Ecco come si spiega almeno in parte la riluttanza di Twitter, Facebook ed altri social di ridurre il numero di utenti, anche quando le loro regole vengono violate.Il loro potere però è divenuto troppo grande e le voci di necessari controlli hanno cominciato ad alzarsi in modo fortissimo. Ovviamente, i repubblicani che credono alla libertà delle corporation di fare quello che vogliono, sono poco interessati ai controlli governativi. Con l’elezione di Biden e il controllo del Partito Democratico alla Camera e al Senato esistono buone probabilità che il governo metta dei paletti ai social. Joe Biden, il nuovo inquilino della Casa Bianca, aveva già suonato il campanello di allarme nel mese di giugno dell’anno scorso che gli account di Trump meritavano essere chiusi a causa delle sue “dichiarazioni strampalate”. Biden ha già indicato che i social media senza controlli rappresentano un problema alla democrazia. Che tipo di paletti avrà in mente il 46esimo presidente? Al momento è difficile prevederlo perché Biden è occupatissimo con la tragica situazione della pandemia, unificare il Paese e riportare l’America a partecipare attivamente negli affari internazionali. Gli immensi poteri nelle mani di pochi individui sono però chiaramente pericolosi. Elizabeth Warren, senatrice democratica del Massachusetts, avrebbe la risposta: imporre delle leggi di anti-trust ai colossi dei digitali per ridurre il loro potere economico e politico che rasenta il monopolio. Questa strada di Warren condurrebbe alla cessione di alcuni asset di questi colossi digitali, impedendo loro nuove acquisizioni e allo stesso tempo proteggendo la privacy degli utenti. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College

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Social media, DeRev: ecco le tendenze del 2021

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Se i comportamenti degli utenti sono cambiati, le piattaforme social non sono rimaste a guardare: rispondono ai cambiamenti dettati dalla pandemia e anticipano le tendenze del 2021 introducendo nuove funzionalità e strumenti. Facebook e Instagram rafforzano le aree legate all’e-commerce e spingono l’acceleratore sulla creazione di funzionalità utili ad attirare i creator, mentre LinkedIn guida i suoi utenti verso percorsi di carriere ideali. È quanto emerge da un’analisi condotta da DeRev, l’azienda italiana di servizi e strategie digitali, crowdfunding e comunicazione sui social media, fondata e guidata da Roberto Esposito, insignito dal Parlamento Europeo in collaborazione con Microsoft della qualifica di Digital Democracy Leaders.Nel corso del 2020 è mutata la modalità di fruizione dei contenuti sul web: stando a casa è diminuita la quota di utilizzo dei device mobili ed è aumentata la navigazione da desktop. Si usano ancora molto gli smartphone, ma connessi al wifi casalingo e, comunque, vengono preferiti gli schermi più grandi. Di questo stato di “iper-connessione” possono beneficiare tutti i servizi online, a patto di insistere su driver che rispondano a specifiche esigenze all’interno di un’esperienza sempre più omnicanale centrata su valore, in termini di servizio proposto, e convenienza, in termini di accessibilità.L’impossibilità di muoversi liberamente, infatti, ha enfatizzato il bisogno di sfruttare la Rete per sopperire alle attività che richiedevano la presenza fisica, creando nuove abitudini di comportamento. Sono stati sperimentati ad esempio nuovi livelli di interazione tra aziende e consumatori, che hanno delineato il profilo dei novelli internauti italiani.Secondo un recente rapporto di McKinsey, dall’inizio dell’emergenza il 66% degli utenti in Italia è ricorso a nuovi comportamenti di acquisto, affidandosi ad un Brand diverso (rispetto ad uno abituale), servendosi di un sito anche in questo caso meno “consueto” e, dato ancora più importante, circa il 70% ha intenzione di continuare con un approccio innovativo e digitalizzato. In questa ottica, il contesto digitale è diventato non solo un canale di vendita ma una “declinazione di strumenti”; strumenti che interagiscono a vario livello lungo tutto il processo d’acquisto (customer journey del cliente-tipo) e che creano delle opzioni di relazione diverse tra il consumatore e il Brand, che una normale situazione offline escluderebbe.Allo stesso tempo gli italiano hanno anche sviluppato un desiderio di intrattenimento e comunicazione, dettato probabilmente dalla voglia di evadere dalla clausura domestica e, al contempo, ad usare alcuni strumenti di apprendimento e di home working/smart working. Il 73% del campione, sempre secondo McKinsey, ha dichiarato che continuerà a servirsi dello streaming online e il 43% delle videoconferenze per uso professionale. Un buon numero di utenti continuerà, inoltre, a seguire lezioni online per tenere in forma il corpo e la mente (rispettivamente 47% e 49%).Secondo DeRev, proprio questo cambio di paradigma ha permesso a molte piattaforme social di prepararsi e “attrezzarsi”, in vista del futuro. Facebook, ad esempio, che nei mesi scorsi ha lanciato in Italia (e nel mondo) un programma di sostegno per le PMI da 2 milioni di euro ha deciso di puntare sull’area e-commerce, con lo Shops e la feature Gestore delle vendite: le aziende avranno così la possibilità di creare e personalizzare la propria vetrina digitale, caratterizzata da opzioni utili e pagamenti sempre più rapidi e “semplici”. Anche per Instagram lo sviluppo dello spazio e-commerce è il vero obiettivo principale del prossimo anno, e verranno aggiunti ancora più strumenti d’acquisto integrati con il Business Manager di Facebook. Transazioni in pochi clic, strumenti AR e tag dei prodotti nei video promettono di ampliare il ciclo di affari imputabile alla piattaforma. Per quanto riguarda LinkedIn, invece, il “social per i professionisti” numero uno al mondo, dopo l’introduzione del formato stories (che, per adesso, non sembra aver sortito l’effetto desiderato) pare sempre più intenzionato a sfruttare i dati dei suoi utenti per fornire loro maggiori informazioni e guidarli verso un ideale percorso di carriera. A tal proposito, Career Explorer evidenzia possibili percorsi di “avanzamento” in base alle competenze ed esperienze possedute. Gli esperti di DeRev mettono infine in rilievo come sia Facebook sia Instagram siano fortemente orientate alla creazione di funzionalità utili ad attirare “creator”, utenti che realizzano e condividono contenuti originali come video, dirette streaming e contenuti multimediali.

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Natale insieme sui canali social del Parco Archeologico di Ercolano

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

Ercolano guida ufficiale 2019-obbligo di citare l’autore in ogni utilizzo

Abbiamo mutato le nostre abitudini e dovuto rinunciare a frequentare per mesi i luoghi della cultura. Una delle buone sorprese di quest’anno è stato scoprire quanto i valori culturali siano presenti e tendano ad espandersi andando a coprire i vuoti e i cambiamenti nell’uso del tempo attraverso i mezzi digitali. Pur nella difficoltà di una rimodulazione della vita, della fruizione della cultura e dell’istruzione è stato ugualmente un anno vissuto intensamente in ogni suo giorno. L’intero staff del Parco Archeologico di Ercolano si è rimboccato le maniche, trasponendo i contenuti dalla concretezza delle domus, delle strade del Parco, alla grande rete virtuale che in questo periodo ha supportato i contatti, la comunicazione, la fruizione. I risultati non hanno tardato ad arrivare, la curva della crescita delle interazioni, dei follower, degli appassionati che hanno potuto soddisfare la propria sete di cultura grazie alla rete, è in ascesa continua. Non si è trattato di un riversamento di visitatori fisici a visitatori virtuali, ma ha costituito un arricchimento notevole della conoscenza del Parco attraverso la rete: la copertura organica non sponsorizzata social oramai raggiunge quasi mensilmente due terzi del numero di visitatori fisici che in un anno si recano al Parco. Il nuovo ruolo svolto dai social è quello di aver creato una vera e propria piazza virtuale dove i visitatori frequentano i canali non solo per fruire dei contenuti ma anche per intervenire, incontrarsi, scambiare idee ed opinioni.Una settimana cadenzata tra appuntamenti e novità. Tra i format oramai consolidati ci sono i mercoledì dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, che continuano a crescere, con un appuntamento oramai atteso dalla community – clip più viste della serie quelle sui Fornici e quella sui Legni, con circa 300.000 impression ciascuna, con un tasso di crescita del numero complessivo di impression dei video che è del 127% solo nel terzo trimestre 2020.Piacciono anche i close up digital edition, trasposizione in digitale delle passeggiate ai cantieri di restauro e manutenzione dell’area archeologica e tra le novità il nuovo format “scegli tu”, dove si fa scegliere ai visitatori cosa vogliono che gli si presenti: La signora degli anelli, con un singolo post non sponsorizzato, in pochi giorni supera le 90.000 persone, ma soprattutto oltre 10.000 hanno deciso di interagire, lasciando un like o un commento o inoltrando il post.I riconoscimenti sono giunti numerosi: è recente la pubblicazione della Lonely Planet della classifica delle nove città perdute più affascinanti del mondo ed Ercolano è l’unica italiana presente. (Ercolano copyright beni culturali)

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A Landmark in Human Rights and Social Responsibility

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

The development of ISO 26000 was a standardization project of unusually large scope, representing an ambitious addition to a catalogue of standards addressing environmental management and sustainability. That journey began with ISO 14001, which further broadened the scope of ISO’s work from the industrial, technical and quality standards for which it’s best known. Wide participation was integral to the concept of developing a new International Standard that could be applied to almost every sector imaginable.The result was a specialized project committee that would draw on the combined knowledge and input of more than 500 global experts. Around 80 countries contributed, together with bodies like the International Organization of Employers and consumer groups. When it was published in November 2010, ISO 26000 set new firsts, both for consensus building in standardization, and a comprehensive set of guidelines that increased engagement and recognition of social responsibility.

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InvestEU Fund for sustainable and social investment, MEPs ready for negotiations

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

InvestEU aims to be a fund that provides support to EU investors by integrating and simplifying the financing, offered under a single budgetary guarantee scheme. • Aim to generate at least €1 200 billion in investments • Launchpad for investments which otherwise would be difficult to finance • Solvency support to help companies overcome the COVID-19 crisis On Friday, MEPs gave the green light with 480 votes to 142 and 64 abstentions for the negotiations on the renewed EU programme to support investments and guarantee access to finance. It will address market failures, sub-optimal investments and the investment gap in targeted sectors, for the period 2021-27. In the adopted text, the Plenary backed reintroducing solvency support. MEPs believe that not all companies have the same level of access to market financing and certain member states may not have sufficient budgetary means available to provide adequate support to companies hit by the COVID-19 crisis. The solvency support will help recovering companies, safeguard employment levels, and counter-balance the expected distortions in the single market (up to around €11 billion).

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Highlights Committee on Employment and Social Affairs

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Brussels Tuesday 10 November 2020, 9.00 – 11.00 József Antall building, room 2Q2, and by videoconference. Presentations and debates. Coordination of social security systems. Rapporteur: Gabriele Bischoff (S&D, DE). Reporting back to committee on the negotiations. 9.05 – 9.10 Old continent growing older – possibilities and challenges related to ageing policy post 2020. Rapporteur: Beata Szydło (ECR, PL). Consideration of amendments. 9.10 – 9.40. Shaping digital education policy. Rapporteur: Victor Negrescu (CULT, S&D, RO). Rapporteur for the opinion: Anna Zalewska (ECR, PL). Consideration of amendments. 9.40 – 10.10 Commission Delegated Regulation amending Commission Delegated Regulation (EU) 2020/256 establishing a multiannual rolling planning. Presentation by the Commission. 10.10 – 10.35. Commission Delegated Regulation (EU) amending Delegated Regulations (EU) on the Fund for European Aid to the Most Deprived, as regards the detailed minimum requirements for audit purposes and the data to be recorded and stored. Presentation by the Commission. 10.35 – 11.0

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MEPs stress the social aspect of the new EU Directive on adequate minimum wages

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

Improving living standards and increasing social convergence are the main aims of the EU Directive on adequate minimum wages, said Commissioner Schmit to MEPs.Jobs and Social Rights Commissioner Nicolas Schmit today discussed the new Directive on adequate minimum wages in the European Union with the European Parliament’s Employment and Social Affairs Committee. This new proposal calls on member states to promote collective bargaining on wages and to establish clear criteria for setting minimum wages.Questioned about the enforcement of this directive and its guidelines, Commissioner Schmit reassured MEPs that this proposal does not oblige member states to introduce statutory minimum wages, nor does it try to set a common minimum wage: “it is just creating a framework for higher minimum wages in member states”.Regarding the criteria for setting the minimum wage, MEPs asked Commissioner Schmit about the benefits and consequences of using productivity to establish minimum wages. The Commissioner reiterated the importance of productivity and said that wages should not lag behind productivity, as “wages have not followed productivity increases”.Several Members were concerned about member states being required to take action if their collective bargaining coverage is less than 70%. This would interfere with national systems, MEPs said, especially in the Nordic countries, where collective bargaining is ensured exclusively by trade partners. The Commissioner reassured MEPs that this proposal is simply a basic legal principle and that the Commission would not radically change national systems. Regarding the scope of this directive, several MEPs expressed their concern about atypical workers, people outside the labour market, and employees who are not . Commissioner Schmit stated that this proposal applies only to contracted employees and that the situation of workers without a contract needs to be addressed through other measures. Furthermore, member states who only have should encourage social partners to extend to people that are still not covered by it, he added.The Commissioner stressed that the practical impact of this directive could not be measured in the short-term, but rather the medium- to long-term. The Commission therefore proposes that an effective monitoring system be established, with annual reports assessing the evolution of wages and minimum wages in member states.On the topic of inequalities, MEPs highlighted the gender pay gap, stressing that the majority of low-wage earners (1 in 6 EU workers) are women. The Commissioner repeated that increasing minimum wages would benefit women and help close the gender pay gap.

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InvestEU Fund: boost for sustainable, innovative and social investment

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

On Wednesday evening, MEPs from the Budgetary and Economic and Monetary Affairs committees adopted with 71 votes to 17 and 7 abstentions the renewed EU programme to support investments and guarantee access to finance. It will address market failures, sub-optimal investments and the investment gap in targeted sectors, for the period 2021-27. The EU guarantee of around €91.8 billion (current prices) is expected to mobilise more than €1 200 billion in additional investment across the European Union and should be allotted to the following policy objectives:Solvency support: MEPs reintroduced this, as not all companies have the same level of access to market financing and certain member states may not have sufficient budgetary means available to provide adequate support to companies hit by the COVID-19 crisis. It will help recovering companies, safeguard employment levels, and counter-balance the expected distortions in the single market (up to around €11 billion); Sustainable infrastructure: investment in the areas of sustainable transport and road safety, rail and road infrastructure, renewable energy, energy efficiency renovation projects, digital connectivity, environmental and climate resilience research (up to around €20 billion);Innovation and digitisation (up to around €11 billion);Access to finance primarily for SMEs, including for innovative SMEs and SMEs operating in the cultural and creative sectors, as well as small mid-cap companies (up to €5 billion);Social investment and skills (up to around €6 billion); Strategic European investment: future-oriented investment, including in critical healthcare, manufacturing of medicinal products and critical infrastructure, whether physical, analogue or digital (up to around €31 billion);Parliament will vote on its mandate to start negotiating with EU governments during the session in November.

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American Express ha diffuso il suo primo Environmental, Social and Governance

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

Il Report delinea a 360 gradi l’approccio dell’Azienda a sostegno dei propri colleghi, dei clienti e della comunità. Il rapporto, un’evoluzione rispetto al Corporate Social Responsibility report già in essere, include informazioni aggiornate e ampliate su argomenti chiave, tra cui la valorizzazione della diversity in azienda, l’impegno a supporto dei diversi stakeholder durante la pandemia COVID-19, i continui progressi rispetto al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e le iniziative filantropiche più significative. Il report, in linea con la strategia del Gruppo, è basato su un’analisi approfondita delle aspettative degli stakeholder interni ed esterni, tra cui terze parti, clienti, colleghi, partner, regolatori, fornitori e rappresentanti delle comunità locali, i cui validi spunti hanno contribuito ad evolvere la strategia e le priorità dell’azienda in ambito in ambito ESG. Per facilitare ulteriormente il raggiungimento dei nuovi obiettivi, il Gruppo ha istituito un nuovo Comitato direttivo ESG, composto da dirigenti senior di tutta l’azienda, che sarà responsabile di guidare lo sviluppo di nuovi traguardi e parametri ESG. Il Report ESG di American Express risponde alle linee guida tracciate della Global Reporting Initiative (GRI), del Sustainability Accounting Standards Board (SASB) della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD).

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Oncologi italiani sempre più social e digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

Gli oncologi italiani utilizzano sempre di più i social, anche per aggiornamento professionale, mentre, per l’interazione con il paziente preferiscono altri strumenti, anche in un periodo come questo che, per l’emergenza Covid, ha visto una riduzione delle visite di controllo e screening “face to face”. È quanto emerso nella seconda edizione dell’evento MEMO 2.0 20 (Merck Oncology Meeting Emotional Experience), promosso da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, e tenutosi quest’anno, per la prima volta, in modalità completamente virtuale nei giorni 11 e 12 settembre.Nel corso di una delle sessioni interattive della prima giornata, gli oltre 100 oncologi collegati hanno partecipato a un sondaggio sulla loro propensione all’utilizzo dei social media e di altre risorse digitali nell’ambito della loro professione. Ne è emerso un quadro molto interessante, che rivela una figura specialistica in evoluzione: il 90% dei rispondenti ha un profilo social attivo, e, tra questi, più della metà utilizza i social per aggiornamento professionale e per condividere informazioni riguardanti la propria attività scientifica. Il social più utilizzato con queste finalità è ovviamente LinkedIn, ma anche Twitter, in misura minore, viene considerato una fonte utile.Gli oncologi intervistati hanno riconosciuto ai social anche un valore in termini di condivisione dell’esperienza da parte dei pazienti: sorprendentemente la maggior parte di loro ha valutato positivamente il fenomeno emrgente dei cancer blogger. I social media sono invece poco utilizzati nella comunicazione medico-paziente: nonostante il 59% dei rispondenti attivi sui social abbiano affermato di essere stati contattato dai propri pazienti tramite social, la larghissima maggioranza (76%) non avvia un’interazione con essi.La gestione dell’interazione col paziente viene affidata prevalentemente al “face-to-face” o, in caso di soluzioni a distanza, prevalgono modalità come il contatto telefonico o il video-consulto.“Gli intervistati hanno riconosciuto il valore delle soluzioni di telemedicina, e non solo dal punto di vista funzionale – spiega Alberto Maestri, Digital Transformation Advisor, che ha presentato l’indagine nel corso dell’evento. Il 58% dei rispondenti ha infatti confermato che questi strumenti non penalizzano affatto l’interazione col paziente dal punto di vista dell’empatia, anche quando confrontati alla classica visita face-to-face”.Proprio queste nuove modalità di consulto hanno consentito di ridurre sensibilmente l’impatto dell’emergenza Covid-19 sull’attività dei reparti di oncologia italiani, come illustrato da Antonio Messina, a capo del business farmaceutico di Merck in Italia nel suo discorso di apertura al MEMO. “Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Cancer ha dimostrato come il 70% dei nostri reparti di oncologia abbia ridotto di poco o nulla l’attività durante il lockdown – conferma Messina. Certo, tanto resta da fare: se l’assistenza ha rallentato di meno, il numero degli screening pare aver subito una significativa riduzione anche nel nostro Paese. Questo non deve succedere: sappiamo tutti come i ritardi nelle diagnosi riducano sensibilimente le possibilità di curare i tumori efficacemente. In questo, ancora una volta, un grosso aiuto potrà venire dalla rete e dalla tecnologia digitale. L’oncologia italiana è ben consapevole di ciò, e oltremodo attiva, come hanno dimostrato le tante esperienze e best practices presentate nel corso delle due giornate del MEMO. Da parte nostra, confermiamo il nostro impegno nel favorire il confronto e la diffusione del sapere scientifico, anche in un periodo così difficile, attraverso formati innovativi: MEMO 2.0 20 è stata la nostra prima esperienza di meeting 100% virtuale, e di certo non sarà l’ultima”.

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Rome integration: EU must do more against social exclusion and anti-gypsyism

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2020

Structural anti-gypsyism must end, say MEPs, who demand measures to ensure Romani people have equal access to housing, education, healthcare and employment.In a resolution adopted on Thursday with 545 votes to 96 and 54 abstentions, Parliament stresses that, due to persistent anti-gypsyism, Romani people in Europe suffer the highest rates of poverty and social exclusion. MEPs therefore call for inclusive education, early childhood development and an end to discrimination and segregation.The situation of Romani people in the EU has not improved, denounces the text, partly because of “the lack of political will”. MEPs complain that a significant number of Romani people in Europe live in “extremely precarious” conditions, with most deprived of their fundamental human rights.They call on the Commission to table a legislative proposal focused on fighting poverty and anti-gypsyism and on improving Romani people’s living and health conditions. The proposal should include a plan to eliminate housing, health, employment and education inequalities, as well as specific binding objectives to improve inclusion.Member states should improve access to good quality and affordable healthcare for Romani people, including sexual and reproductive healthcare. All forms of ethnic segregation in health facilities must be banned, including maternal health care settings. MEPs also ask member states to compensate survivors of forced and coercive sterilisation.Providing Romani children with an equal start in life is essential to breaking the poverty cycle, say MEPs, who want to end all forms of school or class segregation experienced by these pupils. They condemn the discriminatory practice of placing them in schools for children with mental disabilities, still in place in some EU countries, and call on the Commission to continue pressing member states to desegregate, taking the cases to the European Court of Justice if needed.

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Roma integration: fight social exclusion, poverty and anti-gypsyism, MEPs demand

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

The Civil Liberties Committee passed on Thursday a resolution denouncing that, due to persistent anti-gypsyism, Romani people in Europe suffer the highest rates of poverty and social exclusion. MEPs therefore demand inclusive education, early childhood development and an end to discrimination and segregation. The text, which will be put to the vote in plenary in October, was adopted with 52 votes to 9 and 5 abstentions.The resolution regrets that the situation of Romani people in the EU has not improved, partly because of “the lack of political will”, and that a significant part of Romani people in Europe lives in “extremely precarious” conditions, with most deprived of their fundamental human rights in all areas of life.They call on the Commission to table a legislative proposal focused on fighting poverty and anti-gypsyism and improving living and health conditions of Romani people. The proposal should include a plan to eliminate housing, health, employment and education inequalities, as well as specific binding objectives to improve inclusion. Efforts should be accelerated in all EU member states but especially in those with a large Romani population, say MEPs.Member states should improve access to good quality and affordable healthcare for Romani people, including sexual and reproductive healthcare. All forms of ethnic segregation in health facilities must be banned, including maternal health care settings. MEPs also ask member states to compensate survivors of forced and coercive sterilization.
Providing Romani children with an equal start in life is essential to break the poverty cycle, say MEPs, who want to end all forms of school or class segregation of these pupils. They condemn the discriminatory practice of placing them in schools for children with mental disabilities, still in place in some EU countries, and call on the Commission to continue pressing member states to desegregate, taking the cases to the European Court of Justice if needed.MEPs finally note that the COVID-19 crisis has worsened the situation of marginalised communities of Romani people living in overcrowded and inhuman conditions and warn that, due to limited access to healthcare, drinking water, sanitation and food, they are more at risk of contracting the virus.

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Lusso e social: il report Altagamma Social Luxury index

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

L’Altagamma Social Luxury Index, realizzato da Accenture Interactive, la digital agency più grande al mondo, giunge alla seconda edizione e conferma una crescita significativa della presenza social dei marchi Altagamma sempre più consapevoli della rilevanza di questo canale di comunicazione e distributivo. Si affacciano all’orizzonte e catalizzano l’attenzione dei più giovani anche nuove piattaforme social asiatiche quali Tik Tok, Twitch, Douyin, Little Red Book, mentre il Made in Italy – leva reputazionale di rilievo – mostra un potenziale ancora da sviluppare. Nove lingue, 8 settori, 35 canali digitali internazionali monitorati nel corso di un intero anno, tra social media, blog e forum: è questo il perimetro dell’analisi che ha preso in esame le conversazioni spontanee relative agli oltre 100 brand di Altagamma. Insieme ai dati dell’anno 2019, in questa seconda edizione sono presentate le dinamiche inedite seguite dai social durante l’emergenza COVID-19, che ha influenzato le conversazioni online, alternando periodi di silenzi, a nuovi picchi, in corrispondenza dell’attesa ripartenza.I brand hanno rafforzato la loro presenza sui local social media come WeChat, Weibo e VK (passando dal 28% al 32%). La prossima frontiera è tuttavia rappresentata dai canali emergenti come TikTok, Douyin (versione cinese di Tik Tok) e Little Red Book dove i brand del lusso risultano ancora poco presenti, ma che sono fondamentali per intercettare alcune categorie chiave di consumatori, come i giovani asiatici. Si tratta di canali in rapida crescita in termini di utenti attivi. Molto popolari in Paesi come Cina e India stanno diventando sempre più rilevanti per le giovani generazioni. Tra il 2019 e il 2020 il numero dei download dell’app di TikTok ha registrato un aumento del 68% (arrivando a 315 milioni nel primo quarter del 2020) e un aumento del 60% degli utenti giornalieri nello stesso periodo. Il 41% degli utenti ha tra i 16 e 24 anni e il 70% ha meno di 35 anni.L’app di Little Red Book ha registrato un aumento del 200% tra il 2018 e il 2019 e a luglio 2019 il numero di utenti registrati è arrivato a 300 milioni. L’86% degli utenti è rappresentato da donne e l’84% ha meno di 35 anni. Twitch, altro canale emergente, ha già 15 milioni di utenti giornalieri, con 3,6 milioni di streamer mensili. Ha registrato un aumento delle visualizzazioni dall’8 al 21 marzo 2020 e un aumento del 66% delle visualizzazioni provenienti da utenti italiani a febbraio 2020. Il 68% degli utenti è rappresentato da millennial, il 31% sono donne e il 57% del totale utenti proviene da mercati asiatici.

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Nuova classifica dei giornalisti italiani più attivi sui social e dei post più performanti realizzata da Sensemakers

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Sono stati pubblicati su Primaonline.it. Ormai Scanzi ha preso il volo. In maggio si è riconfermato in prima posizione, lasciando tutti gli altri a notevole distanza nella classifica dei giornalisti sui social stilata da Sensemakers per Primaonline.it sulla base delle rilevazioni di Sharablee. La firma del Fatto Quotidiano e conduttore, assieme a Luca Sommi, del talk politico ‘Accordi&Disaccordi’ su Nove, ha totalizzato nel corso del mese 7,4 milioni di interazioni, cioè like, commenti e condivisioni su Facebook, Instagram, YouTube e Twitter. Scanzi è primo anche per numero di video views, ma con una cifra notevolmente inferiore rispetto ad aprile, mese record per il giornalista aretino: 17,8 milioni contro 41 milioni. Sarà forse per rilanciare la sua presenza video, che Scanzi ha deciso di aprire in maggio anche un canale su YouTube, che ospiterà quasi tutte le sue dirette, gli #ScanziLive, e soprattutto contributi diversi da quelli pubblicati sui suoi profili Facebook e Instagram, dove ha debuttato da qualche settimana la nuova serie delle #ScanziInterviste.Secondo classificato, esattamente come in aprile, è Nicola Porro, con 2,3 milioni di interazioni. Il vicedirettore del Giornale, nonché titolare del blog Zuppa di Porro, è secondo anche per video views: 12,9 milioni, contro i 19 milioni di aprile. Porro a marzo aveva contratto il Covid 19 e aveva quindi dovuto sospendere per alcune settimane il suo programma ‘Quarta Repubblica’ su Rete4 (ma recupererà andando avanti fino al 27 luglio). Una brutta esperienza da cui non si è fatto intimorire. Tra i temi ricorrenti dei suoi polemici interventi sui social e in tv ci sono le misure sanitarie troppo restrittive che mettono in ginocchio l’economia. Secondo Porro l’emergenza coronavirus ha causato la “morte civile dell’informazione”, come ha detto in un’intervista a Money.it: tv e giornali tutti schierati, in una sorta di pensiero unico, a criticare Trump e i modelli diversi dal lockdown, come quello svedese. “Chi se ne frega della mascherina! Ogni paura in più vuol dire la morte di una nuova azienda”, ha sbottato una sera mentre era ospite di ‘Fuori dal Coro’, il programma di Mario Giordano su Rete4. Posizioni estreme, alla Bolsonaro, stigmatizzate finanche da ‘Striscia la notizia’, che il 20 maggio gli ha dedicato un servizio intitolato ‘Figuracce in salsa di Porro’.

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Top 15 giornalisti più attivi sui social e post più popolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Il coronavirus non ha sconvolto solo la vita delle persone, in Italia come nel resto del mondo, ma ha cambiato notevolmente anche la classifica dei giornalisti più popolari sui social network stilata mensilmente da Sensemakers sulla base dei dati di Shareablee. In marzo, nel pieno dell’emergenza, Enrico Mentana è ancora in testa, con 2,7 milioni di interazioni su Facebook, Instagram Twitter e Youtube, ma il distacco dagli inseguitori, in precedenza siderale, si è quasi annullato. Il secondo classificato, il giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi ha totalizzato infatti 2,6 milioni di interazioni, solo centomila in meno del direttore del Tg 5; il terzo classificato, Nicola Porro, vicedirettore del Giornale, è a 2,5 milioni, 200mila in meno.
Il cambiamento è ancora più evidente nella seconda tabella, quella sui contenuti più condivisi e commentati sui social. Per la prima volta Mentana non domina più questa classifica, ma è stato superato da Scanzi con un post su Facebook dedicato alle infelici dichiarazioni di Christine Lagarde sul ruolo della Bce nell’emergenza, che ha totalizzato più di centomila interazioni. E sono ancora di Scanzi altri sei post in classifica: uno sul cinismo dimostrato dall’Europa nel momento più difficile per l’Italia; due contro Matteo Salvini che “straparla di cose che non conosce”; una diretta video su Facebook in cui se la prende con l’altro Matteo (Renzi) per la sua “proposta scellerata” di riaprire subito fabbriche e scuole; infine una ‘diretta scatenata’ ancora contro Salvini e in aggiunta anche contro la Meloni. Nicola Porro – che in marzo è stato contagiato dal virus e quindi ha dovuto sospendere per quasi un mese ‘Quarta Repubblica’, la trasmissione che conduce su Rete4 – ha tre suoi video post in classifica: uno che stronca l’intervista al presidente del Consiglio Giuseppe Conte pubblicata il 16 marzo dal Corriere della Sera, un altro contro i giornali che si trastullano con le canzoni dai balconi mentre mancano i posti in terapia intensiva e il terzo sulla criticatissima diretta Facebook di Conte per annunciare il decreto sull’emergenza.Rispetto a gennaio, quando il coronavirus era solo un problema lontano, guadagnano posizioni in classifica anche Selvaggia Lucarelli e Salvo Sottile, che si piazzano rispettivamente al quarto e quinto posto; perde invece due posizioni Marco Travaglio, sesto; completano la top ten Fabrizio Biasin, il giornalista sportivo Gianluca Di Marzio (che in gennaio era secondo), Vittorio Feltri e Alfredo Pedullà.

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Uffizi Decameron, campagna social lanciata dalle Gallerie degli Uffizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

L’obiettivo è tenere compagnia, nel segno della grande arte, a tutti coloro che restano in casa per aiutare la campagna di prevenzione del contagio da Coronavirus.
Ogni giorno, sui profili Instagram e Twitter degli Uffizi, verranno pubblicate foto, video e storie dedicate ai capolavori custoditi nella Galleria delle Statue e delle Pitture, in Palazzo Pitti e nel Giardino di Boboli.
Il nome della campagna, che avrà anche l’hashtag #UffiziDecameron, è ispirato appunto alla celebre opera di Giovanni Boccaccio scritta nella metà del Trecento. In essa 10 giovani sfuggono al contagio della peste nera rifugiandosi in una villa sui colli sopra Firenze: per combattere la noia del ritiro forzato ciascuno di loro racconta una novella al giorno, ispirandosi ogni volta a un tema diverso. Così gli Uffizi ai tempi del coronavirus diventano un rifugio virtuale: il loro programma su Instagram, Twitter, Youtube e sul sito web viene ampliato e da oggi potenziato con l’apertura di un altro canale social, Facebook, alla pagina Gallerie degli Uffizi (indirizzo http://www.facebook.com/uffizigalleries/)
“Anche se i musei hanno dovuto chiudere le loro porte, l’arte non si ferma – ha spiegato oggi il direttore Eike Schmidt – Per questo da adesso ci rivolgeremo al nostro pubblico anche attraverso Facebook. I tesori degli Uffizi, di Palazzo Pitti e del Giardino di Boboli vi terranno compagnia in queste settimane di comune impegno contro il diffondersi del virus. Oggi diamo inizio ad Uffizi Decameron: come nel capolavoro di Boccaccio, ogni giorno racconteremo le storie, le opere, i personaggi dei nostri bellissimi musei, unendoci nel nome della cultura, dell’arte e – perché no – dello svago. Gli Uffizi saranno con voi, nelle vostre case, per superare tutti insieme l’attuale momento di difficoltà. Evitiamo ogni contagio, tranne quello della bellezza”.

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In difesa dei social. Le nostre apaticità e le carenze dei legislatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Ogni giorno siamo bersaglio di presunte fake news o opinioni “destabilizzanti” che in tanti denunciano e che continuano ad imperversare sui social.I social moderano troppo o non abbastanza? In ogni caso, mai come vorremmo. Ma al di là delle carenze – reali – delle grandi piattaforme, della loro incapacità di gestire i mostri che loro stessi hanno generato, quanto accade dovrebbe indurci a riflettere sul nostro ruolo, di utenti e di legislatori. Chi scrive sui social e non lo fa come (secondo noi) dovrebbe è sempre l’altro; quello la cui libertà di espressione è in pericolo, siamo sempre noi. E nonostante le leggi che “inquadrano” o “regolano” quanto si scrive online (leggi che sono le stesse per qualunque tipo di comunicazione), lo Stato ha in gran parte abbandonato l’idea stessa di arbitrare ciò che può o non può essere detto sui social, lasciando/delegando che siano le grandi piattaforme digitali a prendersi cura di fare queste difficili scelte.
In pratica sono Facebook e Twitter ad essere responsabili della definizione della giurisprudenza contro l’odio online. Sono i loro moderatori che, in poche decine di secondi, devono decidere se un testo è un appello all’odio o l’espressione legittima di un’opinione. Lo Stato ha delegato complesse attività legali a “lavoratori dipendenti” spesso sottopagati e – peggio – a sistemi automatizzati.
E come il nostro sistema giudiziario non è in grado di far fronte a centinaia di migliaia di denunce quotidiane, anche i moderatori umani di queste piattaforme non possono affrontare ogni caso individualmente. La stragrande maggioranza della moderazione di Facebook o Twitter oggi è fatta da algoritmi che determinano, a volte anche prima che un messaggio sia stato letto da un essere umano, se un contenuto ha un legame con il terrorismo o sia un insulto. Di conseguenza paghiamo anche gli errori e le approssimazioni di questi strumenti necessariamente imperfetti. Che hanno effetti collaterali molto prevedibili. Fanno notizia solo i casi legati a situazioni e persone conosciute, ma la cancellazione e la “riabilitazione” di vari account è all’ordine del giorno.
Internet non è un Far West anonimo. Nonostante tutte le critiche che si possono fare, esiste un punto di principio su cui è difficile contraddire Mark Zuckeberg, il capo di Facebook: non spetta a una società privata determinare cosa può o non può essere scritto su un social network. Lo ha ripetuto lunedì scorso 17 febbraio a Bruxelles, quando ha incontrato diversi commissari europei ed ha rapidamente delineato la sua visione di un nuovo framework per aziende come la sua e la loro responsabilità per i contenuti che ospitano. Le regole stabilite dalle reti stesse non possono sostituire la legge. Ma la buona legge è anche la legge applicabile. Non è sufficiente dichiarare che un contenuto è illegale perché scompaia magicamente da Internet, senza conseguenze per altri contenuti “legittimi”. Parte dei problemi di moderazione che vediamo sono anche il risultato diretto delle richieste che abbiamo fatto alle aziende che gestiscono i social, alle quali, paradossalmente, affidiamo sempre più poteri – quasi regali – mentre critichiamo il fatto che si mettono al di sopra delle leggi. Ma l’aspetto politico è centrale: presentando i social come “spazi di illegalità”, dove scorrono solo “fiumi di fango” che sarebbe necessario “regolamentare”, i legislatori danno l’impressione di agire, pur continuando a non fare nulla di concreto. E siccome i “fiumi di fango” sono sempre pubblicati dall’altro, mai da noi, è facile avere consenso su queste dichiarazioni semplicistiche. Quando si va a fondo degli scandali che emergono tramite Internet, si scopre sempre che responsabile non è il mezzo, cioè che Internet non è il Far West che molti critici amano descrivere.
Allo stato dei fatti, andare oltre queste critiche implicherebbe seguire l’esempio dei regimi autoritari che, tra arbitrio della moderazione e libertà di espressione, hanno risolutamente deciso per il primo. Nonostante tutte le loro carenze, i social “aperti” rimangono un segno di buona salute democratica. Segnalare i loro abusi è una cosa. Voler controllare tutte le forme di espressione è un’altra.
Il testimone, ovviamente, passa al legislatore. Nei confronti del quale è bene che ognuno di noi utenti di questi servizi, ci si relazioni raccontando e denunciando sempre le nostre esperienze e le nostre aspettative. Essere “apatici”, anche se non esserlo può sembrare faticoso, è solo rendere più faticose e precarie le nostre libertà.
1 – E’ il metodo di “correlazione”, cioè, visto il numero di casi simili, anche il tuo è considerato nello stesso modo in cui sono stati trattati gli altri; per esempio: le tue caratteristiche (anche etniche e di genere) sono tali per cui, se la maggior parte dei casi risultano dannosi al mio interesse, in questa dannosità ci rientri anche tu. Il metodo “logico”, invece, significa che ogni caso viene trattato a sé; l’algoritmo viene usato solo per raggruppare e confrontare velocemente i casi simili (invece di ore ed ore di ricerca in archivio), che poi servono per meglio capire cosa accade ed è accaduto, ma il giudizio finale spetta all’elaborazione di un cervello umano. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Scuola: Organi collegiali sempre deserti: i genitori vivono la scuola solo sui social

Posted by fidest press agency su martedì, 4 febbraio 2020

I genitori degli alunni si allontanano dalla scuola, ma solo fisicamente. Perché quando c’è da votare i loro stessi rappresentanti negli organismi collegiali (Consiglio d’istituto e Consigli di classe) sono sempre meno a presentarsi e a candidarsi. Mentre sui social media, l’argomento della formazione dei figli rimane tra i più trattati. L’assurdità è che nell’istruzione, a regolare la rappresentatività e la partecipazione democratica nella scuola dei genitori, come dei docenti e degli studenti, è ancora il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali.Marcello Pacifico (Anief): “Quelle norme hanno fatto il loro tempo. Continuare a fare finta di nulla sta rendendo sempre più marginale il ruolo dei genitori e delle famiglie nelle decisioni scolastiche, che invece deve essere necessariamente vivo, perché altrimenti verrebbe meno quel patto di corresponsabilità che è alla base della frequenza proficua degli alunni a scuola. Inoltre, è sempre da quei decreti delegati che arrivò la spallata finale per l’avvio del processo di impiegatizzazione degli insegnanti, sia dal punto di vista retributivo sia a livello di funzione educativa e didattica, più imposta dall’alto e impossibile da mettere anche solo in discussione”.Nella scuola la politica dell’immobilismo sta portando frutti sempre più malati: perché quando una delle componenti centrali dell’educazione e della formazione degli alunni, quale è quelle delle loro famiglie, progressivamente si allontana dalla vita scolastica, sino a rasentare l’indifferenza, allora significa che è proprio giunta l’ora di intervenire: “quando c’è da mettere in discussione le decisioni di maestre e professori, i tribunali sono presi d’assalto dai ricorsi di mamme e papà che obiettano su tutto: rimandi e bocciature, valutazioni dei compiti e delle interrogazioni, fino al voto sulla condotta”, scrive in queste ore Repubblica.I dati dell’affluenza alle urne per il rinnovo dei rappresentanti negli organismi scolastici, spiega il quotidiano, è emblematico, perché “gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Istruzione (quelli che compaiono nei Rav, Rapporti di autovalutazione degli istituti relativi al triennio 2019/2022) mostrano una partecipazione alla vita democratica delle scuole al minimo storico: meno di un genitore su dieci al voto nei licei, negli istituti tecnici e nei professionali; poco più di uno su 5 nel primo ciclo, scuole elementari e medie. Vent’anni fa, tra elementari e medie si recava al voto un genitore su tre, più di 13 su cento al superiore. E un decennio prima, nel 1989/1990, erano quasi 4 su dieci nel primo ciclo e 16 su cento alla secondaria”. I numeri la dicono lunga sulla necessità di andare a rivedere il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali e la partecipazione democratica nella scuola, introdotti dall’allora ministro il democristiano Franco Maria Malfatti. “Come sindacato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – riteniamo che quelle norme abbiano fatto il loro tempo. Se erano anacronistiche già nel 2000, quando è stata avviata la scuola dell’autonomia, figuriamoci nell’era dei social media e dell’interattività permanente”.“Di riforma dei decreti delegati del 1974 – continua Pacifico – si parla da vent’anni: prima durante il lungo mandato di Letizia Moratti, ma soprattutto nel 2015 con la Buona Scuola di Renzi. Solo che non se ne è mai fatto nulla. Da qualche anno, c’è una commissione permanente al Miur che sta provando a capire quali sono le esigenze, ma siamo sempre nell’orbita dei progetti. La verità è che le modifiche servirebbero anche per andare a incrementare il potere decisionale dei docenti. I quali, dopo gli studenti, rimangono indiscutibilmente gli attori principali, con delicate responsabilità formative e docimologiche”.

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