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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘social’

Oncologi italiani sempre più social e digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

Gli oncologi italiani utilizzano sempre di più i social, anche per aggiornamento professionale, mentre, per l’interazione con il paziente preferiscono altri strumenti, anche in un periodo come questo che, per l’emergenza Covid, ha visto una riduzione delle visite di controllo e screening “face to face”. È quanto emerso nella seconda edizione dell’evento MEMO 2.0 20 (Merck Oncology Meeting Emotional Experience), promosso da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, e tenutosi quest’anno, per la prima volta, in modalità completamente virtuale nei giorni 11 e 12 settembre.Nel corso di una delle sessioni interattive della prima giornata, gli oltre 100 oncologi collegati hanno partecipato a un sondaggio sulla loro propensione all’utilizzo dei social media e di altre risorse digitali nell’ambito della loro professione. Ne è emerso un quadro molto interessante, che rivela una figura specialistica in evoluzione: il 90% dei rispondenti ha un profilo social attivo, e, tra questi, più della metà utilizza i social per aggiornamento professionale e per condividere informazioni riguardanti la propria attività scientifica. Il social più utilizzato con queste finalità è ovviamente LinkedIn, ma anche Twitter, in misura minore, viene considerato una fonte utile.Gli oncologi intervistati hanno riconosciuto ai social anche un valore in termini di condivisione dell’esperienza da parte dei pazienti: sorprendentemente la maggior parte di loro ha valutato positivamente il fenomeno emrgente dei cancer blogger. I social media sono invece poco utilizzati nella comunicazione medico-paziente: nonostante il 59% dei rispondenti attivi sui social abbiano affermato di essere stati contattato dai propri pazienti tramite social, la larghissima maggioranza (76%) non avvia un’interazione con essi.La gestione dell’interazione col paziente viene affidata prevalentemente al “face-to-face” o, in caso di soluzioni a distanza, prevalgono modalità come il contatto telefonico o il video-consulto.“Gli intervistati hanno riconosciuto il valore delle soluzioni di telemedicina, e non solo dal punto di vista funzionale – spiega Alberto Maestri, Digital Transformation Advisor, che ha presentato l’indagine nel corso dell’evento. Il 58% dei rispondenti ha infatti confermato che questi strumenti non penalizzano affatto l’interazione col paziente dal punto di vista dell’empatia, anche quando confrontati alla classica visita face-to-face”.Proprio queste nuove modalità di consulto hanno consentito di ridurre sensibilmente l’impatto dell’emergenza Covid-19 sull’attività dei reparti di oncologia italiani, come illustrato da Antonio Messina, a capo del business farmaceutico di Merck in Italia nel suo discorso di apertura al MEMO. “Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Cancer ha dimostrato come il 70% dei nostri reparti di oncologia abbia ridotto di poco o nulla l’attività durante il lockdown – conferma Messina. Certo, tanto resta da fare: se l’assistenza ha rallentato di meno, il numero degli screening pare aver subito una significativa riduzione anche nel nostro Paese. Questo non deve succedere: sappiamo tutti come i ritardi nelle diagnosi riducano sensibilimente le possibilità di curare i tumori efficacemente. In questo, ancora una volta, un grosso aiuto potrà venire dalla rete e dalla tecnologia digitale. L’oncologia italiana è ben consapevole di ciò, e oltremodo attiva, come hanno dimostrato le tante esperienze e best practices presentate nel corso delle due giornate del MEMO. Da parte nostra, confermiamo il nostro impegno nel favorire il confronto e la diffusione del sapere scientifico, anche in un periodo così difficile, attraverso formati innovativi: MEMO 2.0 20 è stata la nostra prima esperienza di meeting 100% virtuale, e di certo non sarà l’ultima”.

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Rome integration: EU must do more against social exclusion and anti-gypsyism

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2020

Structural anti-gypsyism must end, say MEPs, who demand measures to ensure Romani people have equal access to housing, education, healthcare and employment.In a resolution adopted on Thursday with 545 votes to 96 and 54 abstentions, Parliament stresses that, due to persistent anti-gypsyism, Romani people in Europe suffer the highest rates of poverty and social exclusion. MEPs therefore call for inclusive education, early childhood development and an end to discrimination and segregation.The situation of Romani people in the EU has not improved, denounces the text, partly because of “the lack of political will”. MEPs complain that a significant number of Romani people in Europe live in “extremely precarious” conditions, with most deprived of their fundamental human rights.They call on the Commission to table a legislative proposal focused on fighting poverty and anti-gypsyism and on improving Romani people’s living and health conditions. The proposal should include a plan to eliminate housing, health, employment and education inequalities, as well as specific binding objectives to improve inclusion.Member states should improve access to good quality and affordable healthcare for Romani people, including sexual and reproductive healthcare. All forms of ethnic segregation in health facilities must be banned, including maternal health care settings. MEPs also ask member states to compensate survivors of forced and coercive sterilisation.Providing Romani children with an equal start in life is essential to breaking the poverty cycle, say MEPs, who want to end all forms of school or class segregation experienced by these pupils. They condemn the discriminatory practice of placing them in schools for children with mental disabilities, still in place in some EU countries, and call on the Commission to continue pressing member states to desegregate, taking the cases to the European Court of Justice if needed.

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Roma integration: fight social exclusion, poverty and anti-gypsyism, MEPs demand

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

The Civil Liberties Committee passed on Thursday a resolution denouncing that, due to persistent anti-gypsyism, Romani people in Europe suffer the highest rates of poverty and social exclusion. MEPs therefore demand inclusive education, early childhood development and an end to discrimination and segregation. The text, which will be put to the vote in plenary in October, was adopted with 52 votes to 9 and 5 abstentions.The resolution regrets that the situation of Romani people in the EU has not improved, partly because of “the lack of political will”, and that a significant part of Romani people in Europe lives in “extremely precarious” conditions, with most deprived of their fundamental human rights in all areas of life.They call on the Commission to table a legislative proposal focused on fighting poverty and anti-gypsyism and improving living and health conditions of Romani people. The proposal should include a plan to eliminate housing, health, employment and education inequalities, as well as specific binding objectives to improve inclusion. Efforts should be accelerated in all EU member states but especially in those with a large Romani population, say MEPs.Member states should improve access to good quality and affordable healthcare for Romani people, including sexual and reproductive healthcare. All forms of ethnic segregation in health facilities must be banned, including maternal health care settings. MEPs also ask member states to compensate survivors of forced and coercive sterilization.
Providing Romani children with an equal start in life is essential to break the poverty cycle, say MEPs, who want to end all forms of school or class segregation of these pupils. They condemn the discriminatory practice of placing them in schools for children with mental disabilities, still in place in some EU countries, and call on the Commission to continue pressing member states to desegregate, taking the cases to the European Court of Justice if needed.MEPs finally note that the COVID-19 crisis has worsened the situation of marginalised communities of Romani people living in overcrowded and inhuman conditions and warn that, due to limited access to healthcare, drinking water, sanitation and food, they are more at risk of contracting the virus.

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Lusso e social: il report Altagamma Social Luxury index

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

L’Altagamma Social Luxury Index, realizzato da Accenture Interactive, la digital agency più grande al mondo, giunge alla seconda edizione e conferma una crescita significativa della presenza social dei marchi Altagamma sempre più consapevoli della rilevanza di questo canale di comunicazione e distributivo. Si affacciano all’orizzonte e catalizzano l’attenzione dei più giovani anche nuove piattaforme social asiatiche quali Tik Tok, Twitch, Douyin, Little Red Book, mentre il Made in Italy – leva reputazionale di rilievo – mostra un potenziale ancora da sviluppare. Nove lingue, 8 settori, 35 canali digitali internazionali monitorati nel corso di un intero anno, tra social media, blog e forum: è questo il perimetro dell’analisi che ha preso in esame le conversazioni spontanee relative agli oltre 100 brand di Altagamma. Insieme ai dati dell’anno 2019, in questa seconda edizione sono presentate le dinamiche inedite seguite dai social durante l’emergenza COVID-19, che ha influenzato le conversazioni online, alternando periodi di silenzi, a nuovi picchi, in corrispondenza dell’attesa ripartenza.I brand hanno rafforzato la loro presenza sui local social media come WeChat, Weibo e VK (passando dal 28% al 32%). La prossima frontiera è tuttavia rappresentata dai canali emergenti come TikTok, Douyin (versione cinese di Tik Tok) e Little Red Book dove i brand del lusso risultano ancora poco presenti, ma che sono fondamentali per intercettare alcune categorie chiave di consumatori, come i giovani asiatici. Si tratta di canali in rapida crescita in termini di utenti attivi. Molto popolari in Paesi come Cina e India stanno diventando sempre più rilevanti per le giovani generazioni. Tra il 2019 e il 2020 il numero dei download dell’app di TikTok ha registrato un aumento del 68% (arrivando a 315 milioni nel primo quarter del 2020) e un aumento del 60% degli utenti giornalieri nello stesso periodo. Il 41% degli utenti ha tra i 16 e 24 anni e il 70% ha meno di 35 anni.L’app di Little Red Book ha registrato un aumento del 200% tra il 2018 e il 2019 e a luglio 2019 il numero di utenti registrati è arrivato a 300 milioni. L’86% degli utenti è rappresentato da donne e l’84% ha meno di 35 anni. Twitch, altro canale emergente, ha già 15 milioni di utenti giornalieri, con 3,6 milioni di streamer mensili. Ha registrato un aumento delle visualizzazioni dall’8 al 21 marzo 2020 e un aumento del 66% delle visualizzazioni provenienti da utenti italiani a febbraio 2020. Il 68% degli utenti è rappresentato da millennial, il 31% sono donne e il 57% del totale utenti proviene da mercati asiatici.

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Nuova classifica dei giornalisti italiani più attivi sui social e dei post più performanti realizzata da Sensemakers

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Sono stati pubblicati su Primaonline.it. Ormai Scanzi ha preso il volo. In maggio si è riconfermato in prima posizione, lasciando tutti gli altri a notevole distanza nella classifica dei giornalisti sui social stilata da Sensemakers per Primaonline.it sulla base delle rilevazioni di Sharablee. La firma del Fatto Quotidiano e conduttore, assieme a Luca Sommi, del talk politico ‘Accordi&Disaccordi’ su Nove, ha totalizzato nel corso del mese 7,4 milioni di interazioni, cioè like, commenti e condivisioni su Facebook, Instagram, YouTube e Twitter. Scanzi è primo anche per numero di video views, ma con una cifra notevolmente inferiore rispetto ad aprile, mese record per il giornalista aretino: 17,8 milioni contro 41 milioni. Sarà forse per rilanciare la sua presenza video, che Scanzi ha deciso di aprire in maggio anche un canale su YouTube, che ospiterà quasi tutte le sue dirette, gli #ScanziLive, e soprattutto contributi diversi da quelli pubblicati sui suoi profili Facebook e Instagram, dove ha debuttato da qualche settimana la nuova serie delle #ScanziInterviste.Secondo classificato, esattamente come in aprile, è Nicola Porro, con 2,3 milioni di interazioni. Il vicedirettore del Giornale, nonché titolare del blog Zuppa di Porro, è secondo anche per video views: 12,9 milioni, contro i 19 milioni di aprile. Porro a marzo aveva contratto il Covid 19 e aveva quindi dovuto sospendere per alcune settimane il suo programma ‘Quarta Repubblica’ su Rete4 (ma recupererà andando avanti fino al 27 luglio). Una brutta esperienza da cui non si è fatto intimorire. Tra i temi ricorrenti dei suoi polemici interventi sui social e in tv ci sono le misure sanitarie troppo restrittive che mettono in ginocchio l’economia. Secondo Porro l’emergenza coronavirus ha causato la “morte civile dell’informazione”, come ha detto in un’intervista a Money.it: tv e giornali tutti schierati, in una sorta di pensiero unico, a criticare Trump e i modelli diversi dal lockdown, come quello svedese. “Chi se ne frega della mascherina! Ogni paura in più vuol dire la morte di una nuova azienda”, ha sbottato una sera mentre era ospite di ‘Fuori dal Coro’, il programma di Mario Giordano su Rete4. Posizioni estreme, alla Bolsonaro, stigmatizzate finanche da ‘Striscia la notizia’, che il 20 maggio gli ha dedicato un servizio intitolato ‘Figuracce in salsa di Porro’.

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Top 15 giornalisti più attivi sui social e post più popolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Il coronavirus non ha sconvolto solo la vita delle persone, in Italia come nel resto del mondo, ma ha cambiato notevolmente anche la classifica dei giornalisti più popolari sui social network stilata mensilmente da Sensemakers sulla base dei dati di Shareablee. In marzo, nel pieno dell’emergenza, Enrico Mentana è ancora in testa, con 2,7 milioni di interazioni su Facebook, Instagram Twitter e Youtube, ma il distacco dagli inseguitori, in precedenza siderale, si è quasi annullato. Il secondo classificato, il giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi ha totalizzato infatti 2,6 milioni di interazioni, solo centomila in meno del direttore del Tg 5; il terzo classificato, Nicola Porro, vicedirettore del Giornale, è a 2,5 milioni, 200mila in meno.
Il cambiamento è ancora più evidente nella seconda tabella, quella sui contenuti più condivisi e commentati sui social. Per la prima volta Mentana non domina più questa classifica, ma è stato superato da Scanzi con un post su Facebook dedicato alle infelici dichiarazioni di Christine Lagarde sul ruolo della Bce nell’emergenza, che ha totalizzato più di centomila interazioni. E sono ancora di Scanzi altri sei post in classifica: uno sul cinismo dimostrato dall’Europa nel momento più difficile per l’Italia; due contro Matteo Salvini che “straparla di cose che non conosce”; una diretta video su Facebook in cui se la prende con l’altro Matteo (Renzi) per la sua “proposta scellerata” di riaprire subito fabbriche e scuole; infine una ‘diretta scatenata’ ancora contro Salvini e in aggiunta anche contro la Meloni. Nicola Porro – che in marzo è stato contagiato dal virus e quindi ha dovuto sospendere per quasi un mese ‘Quarta Repubblica’, la trasmissione che conduce su Rete4 – ha tre suoi video post in classifica: uno che stronca l’intervista al presidente del Consiglio Giuseppe Conte pubblicata il 16 marzo dal Corriere della Sera, un altro contro i giornali che si trastullano con le canzoni dai balconi mentre mancano i posti in terapia intensiva e il terzo sulla criticatissima diretta Facebook di Conte per annunciare il decreto sull’emergenza.Rispetto a gennaio, quando il coronavirus era solo un problema lontano, guadagnano posizioni in classifica anche Selvaggia Lucarelli e Salvo Sottile, che si piazzano rispettivamente al quarto e quinto posto; perde invece due posizioni Marco Travaglio, sesto; completano la top ten Fabrizio Biasin, il giornalista sportivo Gianluca Di Marzio (che in gennaio era secondo), Vittorio Feltri e Alfredo Pedullà.

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Uffizi Decameron, campagna social lanciata dalle Gallerie degli Uffizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

L’obiettivo è tenere compagnia, nel segno della grande arte, a tutti coloro che restano in casa per aiutare la campagna di prevenzione del contagio da Coronavirus.
Ogni giorno, sui profili Instagram e Twitter degli Uffizi, verranno pubblicate foto, video e storie dedicate ai capolavori custoditi nella Galleria delle Statue e delle Pitture, in Palazzo Pitti e nel Giardino di Boboli.
Il nome della campagna, che avrà anche l’hashtag #UffiziDecameron, è ispirato appunto alla celebre opera di Giovanni Boccaccio scritta nella metà del Trecento. In essa 10 giovani sfuggono al contagio della peste nera rifugiandosi in una villa sui colli sopra Firenze: per combattere la noia del ritiro forzato ciascuno di loro racconta una novella al giorno, ispirandosi ogni volta a un tema diverso. Così gli Uffizi ai tempi del coronavirus diventano un rifugio virtuale: il loro programma su Instagram, Twitter, Youtube e sul sito web viene ampliato e da oggi potenziato con l’apertura di un altro canale social, Facebook, alla pagina Gallerie degli Uffizi (indirizzo http://www.facebook.com/uffizigalleries/)
“Anche se i musei hanno dovuto chiudere le loro porte, l’arte non si ferma – ha spiegato oggi il direttore Eike Schmidt – Per questo da adesso ci rivolgeremo al nostro pubblico anche attraverso Facebook. I tesori degli Uffizi, di Palazzo Pitti e del Giardino di Boboli vi terranno compagnia in queste settimane di comune impegno contro il diffondersi del virus. Oggi diamo inizio ad Uffizi Decameron: come nel capolavoro di Boccaccio, ogni giorno racconteremo le storie, le opere, i personaggi dei nostri bellissimi musei, unendoci nel nome della cultura, dell’arte e – perché no – dello svago. Gli Uffizi saranno con voi, nelle vostre case, per superare tutti insieme l’attuale momento di difficoltà. Evitiamo ogni contagio, tranne quello della bellezza”.

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In difesa dei social. Le nostre apaticità e le carenze dei legislatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Ogni giorno siamo bersaglio di presunte fake news o opinioni “destabilizzanti” che in tanti denunciano e che continuano ad imperversare sui social.I social moderano troppo o non abbastanza? In ogni caso, mai come vorremmo. Ma al di là delle carenze – reali – delle grandi piattaforme, della loro incapacità di gestire i mostri che loro stessi hanno generato, quanto accade dovrebbe indurci a riflettere sul nostro ruolo, di utenti e di legislatori. Chi scrive sui social e non lo fa come (secondo noi) dovrebbe è sempre l’altro; quello la cui libertà di espressione è in pericolo, siamo sempre noi. E nonostante le leggi che “inquadrano” o “regolano” quanto si scrive online (leggi che sono le stesse per qualunque tipo di comunicazione), lo Stato ha in gran parte abbandonato l’idea stessa di arbitrare ciò che può o non può essere detto sui social, lasciando/delegando che siano le grandi piattaforme digitali a prendersi cura di fare queste difficili scelte.
In pratica sono Facebook e Twitter ad essere responsabili della definizione della giurisprudenza contro l’odio online. Sono i loro moderatori che, in poche decine di secondi, devono decidere se un testo è un appello all’odio o l’espressione legittima di un’opinione. Lo Stato ha delegato complesse attività legali a “lavoratori dipendenti” spesso sottopagati e – peggio – a sistemi automatizzati.
E come il nostro sistema giudiziario non è in grado di far fronte a centinaia di migliaia di denunce quotidiane, anche i moderatori umani di queste piattaforme non possono affrontare ogni caso individualmente. La stragrande maggioranza della moderazione di Facebook o Twitter oggi è fatta da algoritmi che determinano, a volte anche prima che un messaggio sia stato letto da un essere umano, se un contenuto ha un legame con il terrorismo o sia un insulto. Di conseguenza paghiamo anche gli errori e le approssimazioni di questi strumenti necessariamente imperfetti. Che hanno effetti collaterali molto prevedibili. Fanno notizia solo i casi legati a situazioni e persone conosciute, ma la cancellazione e la “riabilitazione” di vari account è all’ordine del giorno.
Internet non è un Far West anonimo. Nonostante tutte le critiche che si possono fare, esiste un punto di principio su cui è difficile contraddire Mark Zuckeberg, il capo di Facebook: non spetta a una società privata determinare cosa può o non può essere scritto su un social network. Lo ha ripetuto lunedì scorso 17 febbraio a Bruxelles, quando ha incontrato diversi commissari europei ed ha rapidamente delineato la sua visione di un nuovo framework per aziende come la sua e la loro responsabilità per i contenuti che ospitano. Le regole stabilite dalle reti stesse non possono sostituire la legge. Ma la buona legge è anche la legge applicabile. Non è sufficiente dichiarare che un contenuto è illegale perché scompaia magicamente da Internet, senza conseguenze per altri contenuti “legittimi”. Parte dei problemi di moderazione che vediamo sono anche il risultato diretto delle richieste che abbiamo fatto alle aziende che gestiscono i social, alle quali, paradossalmente, affidiamo sempre più poteri – quasi regali – mentre critichiamo il fatto che si mettono al di sopra delle leggi. Ma l’aspetto politico è centrale: presentando i social come “spazi di illegalità”, dove scorrono solo “fiumi di fango” che sarebbe necessario “regolamentare”, i legislatori danno l’impressione di agire, pur continuando a non fare nulla di concreto. E siccome i “fiumi di fango” sono sempre pubblicati dall’altro, mai da noi, è facile avere consenso su queste dichiarazioni semplicistiche. Quando si va a fondo degli scandali che emergono tramite Internet, si scopre sempre che responsabile non è il mezzo, cioè che Internet non è il Far West che molti critici amano descrivere.
Allo stato dei fatti, andare oltre queste critiche implicherebbe seguire l’esempio dei regimi autoritari che, tra arbitrio della moderazione e libertà di espressione, hanno risolutamente deciso per il primo. Nonostante tutte le loro carenze, i social “aperti” rimangono un segno di buona salute democratica. Segnalare i loro abusi è una cosa. Voler controllare tutte le forme di espressione è un’altra.
Il testimone, ovviamente, passa al legislatore. Nei confronti del quale è bene che ognuno di noi utenti di questi servizi, ci si relazioni raccontando e denunciando sempre le nostre esperienze e le nostre aspettative. Essere “apatici”, anche se non esserlo può sembrare faticoso, è solo rendere più faticose e precarie le nostre libertà.
1 – E’ il metodo di “correlazione”, cioè, visto il numero di casi simili, anche il tuo è considerato nello stesso modo in cui sono stati trattati gli altri; per esempio: le tue caratteristiche (anche etniche e di genere) sono tali per cui, se la maggior parte dei casi risultano dannosi al mio interesse, in questa dannosità ci rientri anche tu. Il metodo “logico”, invece, significa che ogni caso viene trattato a sé; l’algoritmo viene usato solo per raggruppare e confrontare velocemente i casi simili (invece di ore ed ore di ricerca in archivio), che poi servono per meglio capire cosa accade ed è accaduto, ma il giudizio finale spetta all’elaborazione di un cervello umano. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Scuola: Organi collegiali sempre deserti: i genitori vivono la scuola solo sui social

Posted by fidest press agency su martedì, 4 febbraio 2020

I genitori degli alunni si allontanano dalla scuola, ma solo fisicamente. Perché quando c’è da votare i loro stessi rappresentanti negli organismi collegiali (Consiglio d’istituto e Consigli di classe) sono sempre meno a presentarsi e a candidarsi. Mentre sui social media, l’argomento della formazione dei figli rimane tra i più trattati. L’assurdità è che nell’istruzione, a regolare la rappresentatività e la partecipazione democratica nella scuola dei genitori, come dei docenti e degli studenti, è ancora il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali.Marcello Pacifico (Anief): “Quelle norme hanno fatto il loro tempo. Continuare a fare finta di nulla sta rendendo sempre più marginale il ruolo dei genitori e delle famiglie nelle decisioni scolastiche, che invece deve essere necessariamente vivo, perché altrimenti verrebbe meno quel patto di corresponsabilità che è alla base della frequenza proficua degli alunni a scuola. Inoltre, è sempre da quei decreti delegati che arrivò la spallata finale per l’avvio del processo di impiegatizzazione degli insegnanti, sia dal punto di vista retributivo sia a livello di funzione educativa e didattica, più imposta dall’alto e impossibile da mettere anche solo in discussione”.Nella scuola la politica dell’immobilismo sta portando frutti sempre più malati: perché quando una delle componenti centrali dell’educazione e della formazione degli alunni, quale è quelle delle loro famiglie, progressivamente si allontana dalla vita scolastica, sino a rasentare l’indifferenza, allora significa che è proprio giunta l’ora di intervenire: “quando c’è da mettere in discussione le decisioni di maestre e professori, i tribunali sono presi d’assalto dai ricorsi di mamme e papà che obiettano su tutto: rimandi e bocciature, valutazioni dei compiti e delle interrogazioni, fino al voto sulla condotta”, scrive in queste ore Repubblica.I dati dell’affluenza alle urne per il rinnovo dei rappresentanti negli organismi scolastici, spiega il quotidiano, è emblematico, perché “gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Istruzione (quelli che compaiono nei Rav, Rapporti di autovalutazione degli istituti relativi al triennio 2019/2022) mostrano una partecipazione alla vita democratica delle scuole al minimo storico: meno di un genitore su dieci al voto nei licei, negli istituti tecnici e nei professionali; poco più di uno su 5 nel primo ciclo, scuole elementari e medie. Vent’anni fa, tra elementari e medie si recava al voto un genitore su tre, più di 13 su cento al superiore. E un decennio prima, nel 1989/1990, erano quasi 4 su dieci nel primo ciclo e 16 su cento alla secondaria”. I numeri la dicono lunga sulla necessità di andare a rivedere il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali e la partecipazione democratica nella scuola, introdotti dall’allora ministro il democristiano Franco Maria Malfatti. “Come sindacato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – riteniamo che quelle norme abbiano fatto il loro tempo. Se erano anacronistiche già nel 2000, quando è stata avviata la scuola dell’autonomia, figuriamoci nell’era dei social media e dell’interattività permanente”.“Di riforma dei decreti delegati del 1974 – continua Pacifico – si parla da vent’anni: prima durante il lungo mandato di Letizia Moratti, ma soprattutto nel 2015 con la Buona Scuola di Renzi. Solo che non se ne è mai fatto nulla. Da qualche anno, c’è una commissione permanente al Miur che sta provando a capire quali sono le esigenze, ma siamo sempre nell’orbita dei progetti. La verità è che le modifiche servirebbero anche per andare a incrementare il potere decisionale dei docenti. I quali, dopo gli studenti, rimangono indiscutibilmente gli attori principali, con delicate responsabilità formative e docimologiche”.

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La Finanza diventa social

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Nasce T.I.E. – The Intermonte Eye – il nuovo brand di Intermonte dedicato ai consulenti finanziari e ai private banker. Un’innovativa soluzione, digitale e taylor made, che mette a disposizione un servizio informativo professionale, indipendente e autorevole, attraverso l’offerta di contenuti e outlook esclusivi sui mercati finanziari e sui prodotti di investimento.L’entrata in vigore di MIFID II sta creando innumerevoli sfide per il mondo della consulenza finanziaria. Nata con l’obiettivo di migliorare la trasparenza dei mercati finanziari, la normativa porterà a mutamenti significativi nel rapporto fra consulente e risparmiatore. Gli stessi risparmiatori sentono, oggi come non mai, l’urgenza di potenziare le proprie competenze in ambito finanziario. Il ruolo del consulente, quale primario vettore di educazione finanziaria capace di mettere il cliente nelle condizioni di fare scelte consapevoli, diventa quindi sempre più centrale.La nascita di T.I.E. si inserisce proprio in questo contesto in cui sta crescendo, in modo esponenziale, il bisogno per consulenti e private bankers di accedere in modo rapido e immediato non tanto a semplici news, già abbondantemente disponibili su vari media, ma a informazioni esclusive e a valore aggiunto selezionate appositamente per loro. Il consulente può essere così ulteriormente supportato nella fase di strutturazione e di efficiente allocazione del portafoglio dei propri clienti in base al loro profilo rischio/rendimento.
T.I.E. ha l’obiettivo di creare una community di professionisti del risparmio altamente fidelizzata, a cui offrire un servizio loro riservato con contenuti e analisi facilmente fruibili anche in mobilità. Il tutto sarà accessibile grazie ad un’App e un sito internet (https://tie.intermonte.it/). T.I.E è presente anche su Linkedin (https://www.linkedin.com/showcase/t.i.e.-the-intermonte-eye/about/) con una intensa attività editoriale. Chi entrerà a far parte della community avrà accesso a notizie puntuali e a contenuti originali in materia di analisi dei mercati e di soluzioni di investimento. T.I.E vuole essere uno spazio digitale dedicato al confronto e scambio di idee sia fra i consulenti stessi della community sia con i professionisti di Intermonte.

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The latest market research report by Technavio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

The social media security market size is poised to grow at a CAGR of close to 18% during the period 2019-2023, according to the latest market research report by Technavio. Technavio has announced its latest market research report titled global social media security market 2019-2023. There has been an alarming increase in attacks by hackers and cybercriminals to the extent of over 80% during the period between 2015 to 2016. Identity theft accounted for around 55% of all the data breaches in 2016. Therefore, the increase in the number of data thefts is encouraging vendors to opt for social media security solutions as they help them in protecting corporate accounts from getting compromised. Such solutions also analyze the dynamic data on social media channels to protect enterprises against business and security threats.To learn more about the global trends impacting the future of market research, download free sample: https://www.technavio.com/talk-to-us?report=IRTNTR30044 As per Technavio, the emergence of BYOD will have a positive impact on the market and contribute to its growth significantly over the forecast period. This research report also analyzes other important trends and market drivers that will affect market growth over 2019-2023.

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Electronic Social Security Number Verification Service

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

ID Analytics, LLC, a leader in consumer risk management, today announced that it has been selected by the Social Security Administration to participate in its new electronic Consent Based Social Security Number (SSN) Verification (eCBSV) service. ID Analytics is one of only 10 companies participating in the initial roll out in June 2020. ID Analytics can provide the service to a select group of qualifying lenders to help them identify potentially fraudulent uses of Social Security Numbers. The Social Security Administration is creating eCBSV, a fee-based electronic SSN verification service, to allow select financial institutions and service providers, called “permitted entities” and including subsidiaries, affiliates, agents, subcontractors, or assignees of a financial institution, to verify if a person’s SSN, name, and date of birth combination matches Social Security records. Social Security needs the person’s written consent and will accept an electronic signature in order to disclose the SSN verification to the permitted entity. eCBSV returns a match verification of “Yes” or “No.” eCBSV does not verify a person’s identity.“With the risk of synthetic fraud on the rise, the lack of a real-time SSN verification system was a significant challenge for lenders and service providers. This service is a vital, transformative step in helping financial institutions fight increasingly sophisticated fraud attacks,” said Ken Meiser, chief compliance officer, ID Analytics. “We welcome this opportunity to work with the Social Security Administration and leading U.S. enterprises to take a key step forward in creating a more streamlined and effective element in fraud detection and prevention.”

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Regional Social Scoreboard

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Measuring social progress at regional level is crucial to ensure that European, national and regional investments support the EU’s social objectives. This is why the European Committee of the Regions (CoR) produced the first ever Regional Social Scoreboard, showing most EU regions have made progress between 2014-2018, though there are significant regional differences found in the EU.Since 2018, the European Commission has been monitoring social progress across the Member States using a Social Scoreboard covering 12 policy areas including unemployment, education, childcare, healthcare and digital skills. However, the CoR – EU’s assembly of local and regional leaders – raised concern that the Commission’s Scoreboard only provides data at the national level. Using Eurostat data, it subsequently launched the Regional Social Scoreboard to measure social progress in the EU’s regions. According to the Regional Social Scoreboard, the overall trend between 2014 and 2018 is positive: over 80% of EU regions have made improvement on social progress. At the same time, considerable differences exist within individual Member States, for instance between Italy’s northern and southern regions, a trend also observed in the Regional Innovation Scoreboard published earlier this year by the European Commission. Key findings:
The available Eurostat data allows covering 8 of the 12 policy areas of the European Commission’s Social Scoreboard at regional (NUTS 2) level with some adjustments. From this basis, the CoR has created a Regional Social Scoreboard that leads to the following conclusions:
– Early leavers from education and training: Prague leads the way. While the early dropout rate from education in the EU has fallen since 2010 from 13.9% to 10.6% in 2018, the regional data reveals significant disparities between regions: for example, the Czech Republic has an average of 6.2%, but that number fluctuates between 2.7% in Prague to 17.1 % in Northwest. Similarly, in Spain the national average is 21.5% but that number varies from 6.9% in Basque Country to 29.5 % in Melilla.
– Gender gap: no region where more women work than men. In 2018 there were no region in the EU where women’s employment rate exceeded that of men’s. The regions that saw the largest improvement in reducing the gender employment gap between 2014 and 2018 were Övre Norrland in Sweden (from 2.2% points in 2014 to 0.5% in 2018, corresponding to a 77.27% decrease in the gap), Haute-Normandie in France (63.83% decrease) and Brandenburg in Germany (62.22% decrease).
– People at risk of poverty or social exclusion: huge disparities in Italy. Though there is no accurate data available for all EU regions, there was an overall improvement though regional disparities still exist: in Italy, social exclusion in Bolzano was 8.5% in comparison to Sicily which stood at 52.1%.
– Young people neither in employment nor in training or education (NEETs): increases in the UK. Significant disparities exist between regions, with Dutch regions having the lowest percentages (Utrecht, 3.2%). While the highest for 2018 is found in Guyane, France ( 33.1%), followed by regions in Southern Italy (Sicily 31.5 %), the regions that witnessed the biggest rise in their NEET rates are primarily located in the United Kingdom (for example, North Eastern Scotland from 7.7% to 12%).
– Employment rate: top performers in Scandinavia. Huge disparities exist (from 40.8% in Mayotte, France, to 85.7% in Stockholm, Sweden). Regions in Southern Italy and overseas regions of France have the lowest levels of employment, Scandinavian regions the highest. Spanish and Hungarian regions showed the highest increases in the last four years.
– Unemployment rate: Greece still recovering from the crisis. With a handful of exceptions, all European regions have improved in the last four years, with the largest improvements being evident in regions in Eastern and non-euro area countries. Greek and Spanish regions have the highest unemployment rates in continental Europe (Western Macedonia peaking at 27%), German and Czech regions the lowest.
– Long-term unemployment: major regional disparities whilst Poland shows biggest improvement. Huge disparities in the levels of long-term unemployment (0.3% low to 28.7% high). Regions in Greece are the weakest performers, areas in the Czech Republic, Poland and the United Kingdom the strongest. Polish regions have shown the biggest improvement in the last four years.
– Life expectancy at birth: Spanish and Italian regions lead the ranking. This indicator is the only one in the field of healthcare for which regional data is available. Life expectancy is highest in Spanish and Italian regions (reaching 85.1 years in the Community of Madrid), whereas Bulgarian regions have the lowest life expectancy (73.5 in North-western Bulgaria).
The report classifies the 281 NUTS 2 regions in four categories, measuring their progress between 2014 and 2018 (it covers seven of the above mentioned 8 indicators, excluding “people at risk of poverty or social exclusion” due to the fragmentation of data):
· Strongly improving regions in which 7 indicators over these years have been positive (38 regions; 7 of them in the UK, 5 in Italy, 4 in the Netherlands, 3 in Germany, Poland and Spain each)
· Moderately improving regions in which between 5 and 6 indicators are positive (188 regions)
· Stagnating regions in which 3-4 indicators are positive (47 regions)
· Declining regions in which only 1-2 indicators are positive (5 regions, among them Aquitaine and Mayotte in France, Gießen in Germany and North Eastern Scotland in UK).

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Di Maio e Conte i re dei Social

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

E’ il Ministro degli Esteri Di Maio l’uomo del governo Conte bis con più successo sui social network. Lo rileva il nuovo Social Report di UTOPIA (società di Public, Media & Legal Affairs) stilato con gli algoritmi della piattaforma tecnologica KPI6, che prende in considerazione l’attività sui principali social (Twitter, Facebook e Instagram) tra il 1° agosto e l’8 settembre. Completano il podio il Premier Giuseppe Conte e il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini, molto indietro tutti gli altri Ministri. Luigi Di Maio, su Twitter, supera il mezzo milione di followers (565.527), al secondo posto Franceschini (445.299), terzo Conte (274.746). Su Instagram Di Maio con 856.842 followers e Giuseppe Conte (476.936) dominano la scena, mentre Franceschini non raggiunge neanche gli 8.000 followers (7.351). Anche su Facebook Di Maio e Conte mattatori rispettivamente con 2.415.909 e 1.244.422 followers, staccati tutti gli altri. La classifica sottolinea anche come il caso mediatico sull’abito indossato dal Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova abbia innescato un boom dei suoi followers su Twitter (44.194). I 3 hashtag più utilizzati nel periodo, sottolinea UTOPIA, sono stati nell’ordine: #crisidigoverno, #governodisvolta e #m5s. (fonte: http://www.utopialab.it)

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Social senza eccessi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Le aziende del Sana, Salone internazionale del biologico e del naturale che inizia a Bologna, leader nel settore dell’alimentazione biologica, della cosmesi bio e di tutto ciò che riguarda uno stile di vita ecologico, sano e responsabile, hanno una discreta presenza sui principali social network (Facebook, Instagram e Twitter). Secondo i dati del monitoraggio “Business digital monitor” realizzato dall’agenzia di comunicazione di Klaus Davi & Co., oltre il 30% del campione è veramente attivo e soprattutto interattivo sulle piattaforme. Un significativo 15% raggiunge livelli di assoluta eccellenza nella presenza digitale. Un 20 % del campione dispone di profili social con un medio tasso di interazione. Monitorando un periodo di tre mesi da maggio a luglio su Instagram un campione di oltre 60 aziende, tra le aziende in testa per attività c’è il Pastificio Felicetti con 61 post, al secondo la Bios Line con 49, segue Bia SpA con 43 e Asiago Food SpA con 35, al quinto posto invece Erbenobili Spagyric Lab con 27 post. Passando ai like, al primo posto si piazza l’azienda Granarolo che ne accumula 29.640, al secondo posto il Pastificio Felicetti con 10.895, terzo è Asiago Food con 6.886. Per quanto riguarda i commenti, a guidare la classifica c’è il Pastificio Felicetti con 346 commenti; nettamente in testa per le visualizzazioni l’azienda Guna SpA con 53.490, segue BIA SpA (37.118), al terzo posto Asiago Food con 911. Poche le aziende del Sana che scommettono invece su Twitter: tra queste ci sono il Pastificio Felicetti con 66 post, segue Bia SpA con 14 e al terzo posto la Macinazione Lendinara con 2. Come Like troviamo ai primi posti sempre il Pastificio Felicetti con 136, al secondo e ultimo posto troviamo Bia SpA con 11 Like. Spostandoci su Facebook, l’azienda più attiva è Despar Italia con 93 post, segue Pam Panorama SpA con 69, al terzo posto Promopharma SpA con 44, al quarto Bios Line SpA con 40, quinto posto Dicaf SpA 36. Per i like in testa è Pam Panorama SpA con 44.480, segue Despar Italia con 37.774 e Granarolo con 23.354. Nei commenti prima in classifica è Despar Italia 7.991, seconda Pam Panorama con 4.088 e terza Granarolo SpA 1.386. L’agenzia Klaus Davi & Co. ha anche chiesto a 400 consumatrici quale fosse il canale di informazione più attendibile per informarsi sul settore. Al primo posto si piazzano giornali e periodici con il 18%, segue la televisione con il 17%, poi la radio e internet entrambi con il 15%. Sul piano, invece, del consumo dei mezzi di comunicazione, la televisione continua ad occupare il primo posto con due ore al giorno di media. Segue Internet con un’ora; la radio con 25 minuti e in coda giornali e periodici con 20 minuti di media. Secondo Klaus Davi le consumatrici sanno che i giornali sono più attendibili ma passano più tempo davanti alla tv e su Internet. Dal punto di vista della comunicazione è un dato di cui tenere conto per pianificare le attività.

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Quanto sono social gli italiani in vacanza?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2019

L’estate sta finendo ed è arrivato il momento di rientrare a pieno ritmo nella vita quotidiana, fatta di lavoro, scuola, routine ed impegni. Ma c’è qualcuno che in realtà non è mai andato in vacanza. Di chi stiamo parlando? Naturalmente dei social media.
In un periodo in cui va di moda il concetto di digital detox per staccare totalmente la spina da tutto durante le vacanze, siamo sicuri che gli italiani durante le ferie vogliano davvero stare lontano dai social? Non è forse un piacere pubblicare scatti di location da sogno ed avventure uniche, o spiare dove sono gli altri?Groupon, in occasione del back to work, ha svolto un sondaggio sul rapporto tra internet e gli italiani per far assaporare loro gli ultimi istanti di nostalgia vacanziera prima di tornare alla solita vita di tutti i giorni. I risultati? Più di 7 italiani su 10 aprono i loro profili social almeno una volta al giorno, con un buon 26% che li apre dalle 2 alle 5 volte al giorno ed un 11% abbondante che ha una vera e propria dipendenza aprendoli più di 10 volte nell’arco della stessa giornata. Solo un 2% ha affermato di guardarli solo una volta durante l’intera vacanza. Se condividere foto e video sulle proprie vacanze è la prima finalità per cui gli italiani utilizzano i social durante le vacanze (42%), quali sono le altre motivazioni? Al secondo posto un grande classico: curiosare cosa fanno gli amici, gli influencer ed i VIP (35%), mentre al terzo posto una ragione più ispirazionale, ossia prendere spunto per attività da fare in vacanza (28%). C’è poi un 15% che li utilizza per cercare suggerimenti sui menù del luogo, un 7% che li utilizza come scaccia-noia ed un piccolo 2% che cerca sui social input su come vestirsi.Chi è già rientrato a lavoro giace davanti al pc afflitto, con la voglia di chiudere e andare a casa. Chi è ancora in vacanza, invece, vuole dimostrare che sta facendo una vacanza ancora più bella. E come lo dimostra? Le vie di internet sono infinite ed i formati per declinare i contenuti ancora di più: il 48% dei nostri connazionali pubblica una foto ogni tanto con frasi d’impatto, per condividere i momenti più belli, seguito dall’11% che preferisce invece creare una gallery unica a fine estate, raccogliendo tutte le foto fatte. Per gli amanti dei video (11%) invece ci sono le Instagram Stories: infiniti mini-video di pochi secondi che permettono ai più social-addicted di immortalare ogni singolo istante di vacanza e postarlo alla faccia di amici e parenti che sono a casa o peggio ancora al lavoro. Di contro ci sono quelli che spengono lo smartphone e vogliono passare le loro vacanze in totale privacy senza condividere foto e senza apparire in scatti altrui (25%).

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Internet e social come nuovi strumenti di comunicazione per gli eletti

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Roma giovedì 20 giugno, alle ore 17 Palazzo San Macuto Sala del refettorio. L’iniziativa è promossa dal deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe d’Ippolito, già legale di Beppe Grillo e a lungo presidente nazionale dell’Associazione Consumatori Utenti. Interverranno Giuseppe Corasaniti, sostituto procuratore in Cassazione ed esperto di diritto della comunicazione, Antonio Provenzano, dirigente Agcom, Guido d’Ippolito dottorando di ricerca nell’Università di Roma Tre su problematiche giuridiche di Internet, e Primo Di Nicola, giornalista, senatore pentastellato e vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai. Modererà il giornalista e deputato M5S Emilio Carelli. Secondo il deputato D’Ippolito, «si tratta di un’importante occasione di confronto, in un momento in cui la velocità e le trasformazioni della comunicazione stanno cambiando in modo radicale il rapporto tra politica e cittadini».
L’appuntamento pubblico servirà ad approfondire nello specifico le norme, il diritto e le prospettive attuali, guardando all’alternativa di Internet e social come nuovi strumenti di comunicazione per gli eletti dal popolo ad ogni livello.

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L’antisemitismo sui social media

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

Nell’epoca dei populismi, dei suprematismi e delle fake news, e in uno scenario in cui Internet è diventato per le masse la fonte primaria per l’aggregazione del consenso e della formazione del pensiero comune, l’antisemitismo corre sempre più veloce.
I contenuti che circolano sulla rete oggi sono simili a quelli di un tempo: si sono semplicemente evoluti in base alla piattaforma con la quale le persone oggi li pubblicano e condividono – in un processo che, però, da verticale è diventato partecipativo e orizzontale.Tesi complottiste di matrice anche antisemita come ad esempio il supposto “Piano Kalergi” un tempo viaggiano di persona a persona attraverso suadenti e pericolose parole sussurate nelle orecchie degli europei mentre oggi troviamo sedicenti esperti che ci illustrano i pericoli che la nostra società sta correndo attraverso video su Youtube accompagnati da infografiche animate e musiche persuasive. L’ampiezza del fenomeno, inoltre, tende a crescere anche a causa del fenomeno chiamato “Echo Chamber” – un effetto collaterale degli “algoritmi” dei social media, che genera uno stato di isolamento ideologico degli individui. All’interno di queste “camere dell’eco”, l’utente fruisce e visualizza di fatto soltanto notizie con una natura confermativa delle proprie posizioni, rafforzando così le proprie convinzioni e senza avere la possibilità di uscire da questo circolo vizioso. Facendo un parallelo con la scienza medica, il risultato di una Echo Chamber è il medesimo di una malattia che si autoalimenta.Nel tempo, l’antisemitismo sui social ha avuto dei trend sempre in crescita, fino a raggiungere dei veri picchi esponenziali negli ultimi 5 anni. Diventa quindi indispensabile dotarsi di strumenti adeguati per analizzare la mole di conversazioni social dal contenuto potenzialmente antisemita, xenofobo e razzista.
Nel 2016 il World Jewish Congress ha elaborato e pubblicato uno studio sul fenomeno dell’antisemitismo sui social media a livello internazionale. Nel report prodotto, sviluppato attraverso la piattaforma di social listening TalkWalker, vennero raccolte 382.000 menzioni di chiaro stampo antisemita (2.700 in Italia) secondo la definizione dell’IHRA, di cui – realmente – fu valutato qualitativamente solo il 2% dei post.
Sempre il World Jewish Congress, l’anno scorso, ha pubblicato un secondo report, diverso da quello dell’anno precedente, “Anti-Semitic Symbols and Holocaust Denial in Social Media Post” che analizzava la simbologia antisemita e la negazione della Shoah sui social media.Tra le ricerche italiane si segnala quella di VOX, Osservatorio italiano sui diritti, che ha realizzato la “mappa dell’intolleranza”. In sintesi, si trattava di uno studio ibrido tra quanti atti antisemiti avvenivano offline e quante volte venivano citati gli ebrei su Twitter. Il dato che emerse fu di 165.968 tweet sugli ebrei e, di questi, “solo” 8.854 con sentiment negativo nel 2017 e 6.586 nel 2018. Benché sintetizzato in alcune infografiche e seppur contenente informazioni e parametri interessanti, questo studio rimane però vincolato a un limite evidente di perimetro dell’analisi, in quanto sono state monitorate unicamente le conversazioni su Twitter – solo una delle piattaforme in cui l’antisemitismo online prolifera.Recentemente, l’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali dell’Uomo ha pubblicato un’indagine sull’antisemitismo online attraverso il metodo del sondaggio tradizionale, applicata agli appartenenti alle comunità ebraiche di alcuni Paesi europei – una modalità che, seppur valida a livello teorico, non ha determinato i perimetri del fenomeno.

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La medicina estetica al tempo dei social

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Generazione Y, MTV Generation, Net Generation, EchoBoomers… sono tanti i nomi della generazione dei nati tra i primi anni ‘80 e la metà degli anni ’90 – sulle date precise c’è molto disaccordo tra sociologi – ma in questi ultimi anni sembra essersi cristallizzato il termine ‘Millennial’, a sottolineare che si tratta dell’ultima generazione i cui estremi ricadono interamente nel secondo millennio dell’era cristiana. I Millennials sono i primi ‘nativi digitali’, poiché erano bambini, tutt’al più ragazzi, durante grande rivoluzione tecnologica che ha portato i computer dai laboratori scientifici più avanzati ai salotti di casa, e che ha trasformato i telefoni fissi in cellulari. Cresciuto navigando in lungo e in largo sulle acque sconfinate del web, chi fa parte questa generazione è approdato molto naturalmente sui social network – non a caso Mark Zukerberg, fondatore di Facebook, è nato nel 1984 – dove ha sperimentato forme di comunicazione radicalmente diverse rispetto al passato, in cui è l’immagine che si sceglie di pubblicare online a farla da padrone. Con un profondo impatto a livello psicologico. “Il rapporto con i social ha alterato notevolmente la percezione di sé – afferma il presidente della SIME Emanuele Bartoletti – questo ‘esercito del selfie’ vede degli inestetismi che non esistevano nemmeno fino a qualche tempo fa. Lo sguardo che i Millennial gettano su loro stessi è profondamente influenzato dalla fotocamera del cellulare, che restituisce loro un’immagine che non corrisponde alla realtà. Come medici estetici ci troviamo a dover spiegare che il difetto che ci viene mostrato in una foto è stato creato dalla prospettiva dell’inquadratura o dalla distorsione dovuta alla distanza focale dell’obiettivo, e che in realtà non esiste affatto. Non sono solo i tratti del volto ad essere alterati dalle fotocamere degli smartphone, tutto il corpo viene modificato da questo tipo di obiettivo”. D’altro canto, non è raro chi sui social sa sfruttare la propria ‘selfie face’ e in generale la propria immagine riesca a farne una vera e propria carriera – a dire il vero spesso solo temporanea – quindi sono in aumento le richieste di interventi mirati a ‘venire bene in foto’, più che all’apparire al meglio nella vita di tutti i giorni. Ma in fondo, anche quella sui social network è vita di tutti i giorni. Per la medicina estetica, la ‘selfie face’ non è l’unico risvolto negativo dei social network e forse non è nemmeno il più grave “Esistono colleghi che avviano molto rapidamente la propria carriera attraverso i social network – avverte Bartoletti – e sebbene a questi debba andare un plauso per la capacità di autopromozione e social media management (un grande pregio di questi tempi), bisogna ricordare che fare la gavetta è molto importante nel mestiere di medico, perché sono soprattutto l’esperienza e la pratica ad affinare tecnica e conoscenze. Chi, uscito dalla scuola di formazione (step imprescindibile per la formazione di un professionista) intraprende una carriera nella medicina estetica – prosegue – di norma impiega tempo a costruire una propria clientela, e lo fa con il passaparola dei pazienti soddisfatti. Se si cerca un medico estetico affidabile (ma il discorso vale anche per altri specialisti) è consigliabile diffidare dagli studi già affollati dopo pochi mesi di attività. A questi è meglio dare fiducia tra qualche anno!”. (by Andrea Sermonti)

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Wells Fargo Among ‘Most Transparent’ on Environmental, Social, and Governance Metrics

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 maggio 2019

In a study commissioned by Financial Times’ Agenda, stock-ratings firm HIP Investor rated Wells Fargo among the most transparent companies on environmental, social, and governance (ESG) metrics. A summary of the study appeared in the publication’s April 8 edition.“Being transparent about our approach to environmental and social governance issues and the risks associated with them helps Wells Fargo proactively address concerns, assures team members that we are considering important aspects of these decisions and — importantly — creates shareholder value,” said Mary Wenzel, head of Sustainability and Corporate Responsibility at Wells Fargo. “Setting sustainability goals and reporting on our progress helps Wells Fargo maintain a focus on issues that are critical to managing risk, running our business in a more sustainable fashion and delivering on our commitment to leadership in corporate citizenship.” Financial Times Agenda writes that the study was commissioned “to identify the S&P 500 companies that most fully — and least fully — report these important metrics that connect with financial value creation and risk reduction.” It used publicly available information including CDP (formerly the Carbon Disclosure Project) disclosures, annual reports, corporate responsibility and sustainability reports and the Thomson Reuters/Refinitiv database to arrive at its conclusions.Wells Fargo ranked No. 9 on the study’s list of most transparent S&P 500 companies, and Wells Fargo was first among financial services firms.Wells Fargo seeks to employ best practices in corporate transparency and disclosure, and reports on ESG-related issues through annual financial reporting and proxy statements, annual Corporate Social Responsibility reporting, company policy statements, a Business Standards Report, and other public disclosures including CDP reporting.

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