Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘sociale’

A sostegno dei nuovi imprenditori del settore sociale e ambientale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Milano. E’ stato firmato un accordo di partnership tra Réseau Entreprendre Lombardia (REL) – Associazione no profit che applicando il metodo esclusivo Réseau Entreprendre, accompagna gratuitamente gli aspiranti neo-imprenditori nella creazione e nell’avvio della propria attività imprenditoriale, per creare posti di lavoro in Lombardia – e Impact Hub Milano – uno spazio coworking, community, location per eventi, incubatore certificato di startup ad impatto e soggetto attivo e promotore dell’impact investing – per supportare lo sviluppo sul territorio lombardo di imprese di impatto sociale e ambientale.L’obiettivo della siglata intesa tra REL e IHM è quello di mettere a disposizione dei neo-imprenditori REL del social impact alcuni dei principali servizi offerti da IHM agli imprenditori dell’omonima Community internazionale: agevolazioni per servizi e postazioni desk in coworking, partecipazione agli screening per l’accesso ai programmi di tutorship, workshop e agli eventi di networking con gli investitori. E’ prevista anche la creazione di una sinergia reciproca tra gli associati e le rispettive attività di mentoring a supporto dei neo-imprenditori in accompagnamento con REL e con IHM.
“Con la partnership con IHM, Réseau Entreprendre Lombardia, apre una nuova verticale di attività con focus sulle imprese del social impact, entrando a far parte di una Community internazionale di primo piano” dichiara Fabrizio Barini, Presidente di Réseau Entreprendre Lombardia che aggiunge: “Attualmente, Réseau Entreprendre Lombardia (REL) ha inserito nel percorso di accompagnamento due aspiranti neo-imprenditori che stanno realizzando progetti di impatto sociale, i quali potranno fin da subito fruire dei servizi e delle attività altamente specializzate proposte da IHM, per sviluppare i loro business e creare occupazione in Lombardia.”

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Il pensiero sociale cattolico a cavallo tra il XX e il XXI secolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Secondo Andrea Bonaccorsi dell’Università di Pisa il ruolo dei cristiani in Europa si può sintetizzare in tre punti di riferimento. Attraverso tali rapporti è possibile articolare una riflessione. Il primo aspetto riguarda la crisi della mediazione maritainiana. Si è partiti alla ricerca di un consenso universale e condiviso basandosi sulle appartenenze e scelte di fede e per la ricerca di basi universali condivise ma non ha retto per una oggettiva difficoltà realizzativa. Lo stesso accade per il secondo riferimento non avendo, il mondo cattolico, da questo punto di vista, articolato una risposta creativa. L’ultimo elemento parte dalla mediazione “wilsoniana” per la creazione di una istituzione sovranazionale che potesse garantire il mantenimento della pace. “Questa è un’idea tipica del pensiero sociale cristiano. La conclusione che si trae è che oggi è molto difficile che nel mondo occidentale si possa raggiungere un livello di consenso universale sui valori. Ci sono difficoltà antropologiche nella visione dell’uomo, nel rapporto tra tecnologia e vivente, sui confini del vivente, sulla natura del rapporto corpo e anima. Sono visioni difficilmente riconducibili ad un tratto comune. La stessa concezione occidentale dei diritti non è accettata da parti importanti del mondo. Questo tema è stato certamente reso urgente dalla esplosione etnica e dall’evoluzione demografica incontrollata e che rende critici, se non drammatici, i conseguenti flussi migratori. Gli stessi diritti prevedono uguaglianza ed equa ripartizione delle risorse e qui le Chiese, intese come tutte le professioni religiose del mondo, hanno fallito miseramente. E’ che non abbiamo più tempo e mezzi per alimentare la spesa pubblica e per mediare i conflitti sociali. E per essere chiari sino in fondo non è possibile continuare ad insegnare ai poveri la rassegnazione per un mondo migliore di là della vita. E’ una dottrina che non regge alla prova dei fatti. Per porvi riparo finché siamo in tempo, ma ce ne resta ben poco, è necessario produrre dei progetti sociali e politici ma che abbiano una valenza razionale, ampia anche per il paese e non solo per chi condivide la stessa fede. (Riccardo Alfonso)

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Insegnare la responsabilità sociale: il progetto CSR In Class nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 giugno 2019

Scuola e responsabilità sociale, il progetto «CSR In Class» arriva all’atto finale e incontra studenti, imprese, docenti e dirigenti scolastici. Responsabilità sociale e sostenibilità oggi sono sempre più fattori strategici di sviluppo e valori a cui sempre più persone e organizzazioni fanno riferimento. Uno scenario all’interno del quale la scuola deve interrogarsi sull’importanza di adottare strategie responsabili e sull’urgenza di intervenire per far crescere la cultura della sostenibilità.In questo contesto Unioncamere del Veneto organizza il seminario «Insegnare la responsabilità sociale: il progetto CSR In Class nelle scuole», in programma venerdì 7 giugno 2019, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, presso la Sala Europa di Unioncamere del Veneto, via delle Industrie 19/C Marghera (Venezia). Il seminario, evento conclusivo del progetto CSR In Class (CSR spread IN secondary school CLASS) finanziato dal programma Erasmus+, vedrà intervenire esperti relatori per offrire una panoramica su cosa significa costruire responsabilità sociale a scuola.
«Punta sull’interazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro il progetto CSR In Class rispondendo ad una esigenza espressa da parte di tutti gli attori del territorio ed inserendosi appieno nelle nuove competenze attribuite al Sistema camerale – afferma il presidente di Unioncamere del Veneto Mario Pozza -. Il progetto ha avuto un importante successo per la varietà delle attività svolte e ha riscontrato il forte interesse nei docenti. Per questo motivo, sono lieto che il partenariato abbia deciso di portare avanti l’esperienza e abbia presentato all’agenzia nazionale una proposta, attualmente in corso di valutazione, di prosecuzione e potenziamento delle attività del progetto, che coinvolgeranno anche due nuovi partner tedeschi».
L’evento del 7 giugno è rivolto a imprese impegnate nell’alternanza scuola-lavoro e nella responsabilità sociale d’impresa, dirigenti scolastici, docenti degli Istituti secondari superiori e loro Associazioni, docenti e studenti universitari, Uffici scolastici regionali e provinciali, operatori della formazione e della progettazione comunitaria.
Il progetto, durato 24 mesi e guidato da Unioncamere del Veneto, ha ricevuto un finanziamento di circa 280.000 euro dal programma Erasmus+. Obiettivo generale è introdurre nelle scuole secondarie i temi della responsabilità sociale d’impresa con metodi di studio e discussione innovativi. Il progetto ha visto la realizzazione di uno studio comparato sulla diffusione della RSI; un corso e-learning in inglese sulla CSR dedicato ai docenti; un concorso rivolto alle scuole partner ed attività di formazione e scambio per studenti e partner del progetto. Coinvolti più di 200 studenti e 30 docenti degli ultimi anni di tre Istituti secondari superiori di Italia, Austria e Slovenia.
Sette i partner di progetto da Italia, Austria e Slovenia. Tra i partner italiani, oltre a Unioncamere Veneto capofila del progetto e all’Istituto Fanno, partecipano la Regione Veneto e l’azienda Perlage Winery di Soligo (Treviso), produttrice di vini biologici e fra le prime del Veneto certificate BCorp

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III edizione del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 Mag 2019

Roma Giovedì 30 Maggio, alle ore 16.30, presso l’Aula Magna dell’Università LUMSA, in via Borgo S. Angelo 13, cerimonia di consegna del premio giornalistico “Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale”, promosso dalla fondazione “W Ale Onlus” in memoria della giornalista Alessandra Bisceglia, giunto quest’anno alla terza edizione.Aprono l’evento la Prof.ssa Donatella Pacelli, Docente Università LUMSA, Vice Presidente Fondazione Alessandra Bisceglia, Francesco Bonini, Rettore Università LUMSA, Lorenza Lei, Presidente Onorario Fondazione Alessandra Bisceglia, Paola Spadari, Presidente Ordine dei Giornalisti del Lazio. Seguirà una tavola rotonda, dal titolo: “Malattie: le parole giuste”, introdotta e coordinata da Andrea Garibaldi, giornalista e Socio Fondatore della Fondazione Alessandra Bisceglia W Ale Onlus, a cui parteciperanno con testimonianze dirette: Gioia Di Biagio, artista colpita dalla Sindrome di Ehlers Danlos e Pamela Pompei, regista e autrice del docufilm «Attraverso te, storie di Siblings». Avremo inoltre il piacere di dare spazio agli interventi di Fabio Zavattaro (direttore scientifico del Master in Giornalismo della LUMSA Master School), Vincenzo Morgante (direttore TV2000), Roberto Natale (Responsabilità Sociale Rai), Paolo Ruffini (Prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede), Mirella Taranto (Capo Ufficio Stampa, Istituto Superiore di Sanità), Marco Tarquinio (Direttore di Avvenire).
Alle 18 inizia la Cerimonia di Premiazione durante la quale verranno consegnati premi e riconoscimenti ai 9 vincitori delle 3 categorie in concorso: “Agenzie e Stampa”, “Radio-Televisiva”, “Web”, tra cui un premio in denaro di 1.000,00 euro ai primi classificati.
I vincitori sono stati selezionati in una rosa di 24 finalisti provenienti da tutta Italia.A consegnare i premi saranno Lorenza Lei, Vincenzo Morgante e Marco Tarquinio.
Verrà inoltre consegnato un riconoscimento speciale alle testate che più si sono distinte nell’informazione sulle patologie rare, a consegnarlo saranno: Eleonora Daniele giornalista e conduttrice, Andrea Garibaldi, Rita Pinci, giornalisti.Al termine della premiazione, Serena Bisceglia, Presidente della Fondazione “Alessandra Bisceglia W Ale Onlus”, concluderà l’evento con un breve intervento.
Il Premio Giornalistico, che viene realizzato per iniziativa della Fondazione Alessandra Bisceglia W Ale Onlus e la Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma, in collaborazione con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, il Vicariato di Roma e l’Istituto Superiore di Sanità, è stato istituito a memoria del coraggio e dell’iniziativa di Alessandra, nell’intento di riconoscere e stimolare l’impegno sia di giovani che si apprestano alla professione di Giornalisti che Studenti delle Scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, per la diffusione e lo sviluppo di una cultura della solidarietà e dell’integrazione delle persone diversamente abili, con particolare attenzione all’equità nell’accesso alla cura.

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C’è bisogno di un’Europa più unita, forte e solidale, attenta al sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 Mag 2019

Per difendere la pace e creare sviluppo, per tutelare i diritti alla libertà, alla sicurezza, per impegnarsi maggiormente nelle politiche su lavoro, istruzione e formazione dei giovani, ambiente, assistenza sociale, sviluppo sostenibile, privacy e identità digitale. Queste sono le risposte di 14 mila italiani della società civile, del mondo delle parti sociali e delle imprese al questionario proposto dal Cnel in merito al Documento “Unire l’Europa per cambiarla” presentato a Villa Lubin oggi e condiviso dalla maggior parte delle associazioni del mondo sindacale, del terzo settore e produttivo italiani.Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir che ha partecipato agli incontri per la stesura dello stesso documento, così commenta: “Bisogna ricostruire un’Europa unita che superi l’attuale esistenza di almeno tre spazi a velocità differente (mediterraneo, continentale e orientale) , rimettere l’uomo al centro del dibattito politico rispetto all’economia, alla finanza e alle sfide dell’intelligenza artificiale partendo dalla ricostruzione storica di ciò che, in termini di patrimonio culturale, l’Europa ha rappresentato”. “Già nel XIII secolo – continua Pacifico – possono essere individuati i caratteri identificativi dell’uomo europeo e oggi dopo tanti anni, le nuove elezioni rappresentano un momento importante per superare gli episodi di disaffezione o di acredine verso il progetto Europa, a partire proprio dall’adozione di una carta comune dopo una moneta comune e leggi comuni che interagiscono con le norme nazionali”.Poi “rispetto al pareggio di bilancio, bisogna scomporre le spese per investimenti, welfare, istruzione, formazione, ricerca e politiche giovanili. Nel bilanciare i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori bisogna introdurre un salario minimo garantito in tutto lo spazio europeo, regole comuni su accesso al lavoro e pensioni, e porre maggiore attenzione alla mobilità transfrontaliera con politiche comuni su diritto all’asilo e immigrazione, senza dimenticare come già al tempo dell’imperatore Caracalla tutti gli abitanti dell’impero romano fossero considerati suoi cittadini”, afferma il sindacalista autonomo.“Il patrimonio culturale conservato e sviluppatosi nello spazio europeo rappresenta il faro della società civile mondiale, che oggi deve essere ancora pienamente condiviso da 500 milioni di cittadini europei a partire dai giovani verso cui si devono concentrare politiche ben precise tese all’incontro fra formazione e lavoro, grazie anche alla ricerca e all’innovazione. La sfida è ancora una volta tra un europeismo fiero ma possibile e un nazionalismo deciso e già fallimentare in un mondo e mercato globale che è influenzato dalle nostre radici”, aggiunge il segretario organizzativo della Confedir.“C’è bisogno di un’Europa giusta, equa e solidale che superi le sue barriere interne, che potenzi la mobilità dei suoi cittadini pur nel rispetto delle singole tradizioni territoriali. La tutela e lo sviluppo del sapere, dell’ambiente e del lavoro saranno fondamentali per la nuova classe politica europea, come ricordano i cittadini italiani consultati”, conclude Marcello Pacifico.

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Progetto sociale INSPIRE di Roma Capitale inserito tra le best practice dalla Commissione Europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

La Commissione Europea ha incluso il progetto INSPIRE, concluso da Roma Capitale nel 2017, nel Rapporto EU Programme for Employment and Social Innovation (EaSI) 2019. INSPIRE, recita la premessa alla descrizione del progetto, ha dato il via ad un sistema integrato di servizi sociali “contribuendo ad una risposta efficiente da parte della comunità locale a nuovi bisogni sociali”. Inoltre “può anche essere considerato un laboratorio per sperimentare un nuovo modello di governo locale del welfare”.Il Rapporto evidenzia i risultati: le Linee Guida per il Riuso degli Spazi Pubblici, la mappatura degli edifici in disuso, la condivisione di un sistema digitale per individuare e monitorare i soggetti fragili, la sperimentazione di servizi innovativi in 5 Municipi (V, VII, IX, XII, XIV) ed il miglioramento sensibile nell’erogazione di servizi preesistenti. Ancora, inclusione sociale, formazione sulle buone pratiche, personalizzazione dei servizi.Vengono descritti in particolare tre servizi sperimentali. Il condominio sociale (un lavoratore prende in carico più soggetti fragili residenti nella stessa zona) che ha contribuito alla creazione e consolidamento di reti di prossimità inclusive di associazioni, volontari, parrocchie, negozianti. Il tutoring, programma di sostegno per informare e formare a competenze sociali e relazionali. Infine i laboratori socio-occupazionali, dedicati alla riabilitazione sociale di adulti affetti da gravi disabilità e disagi mentali.INSPIRE è stato co-finanziato con fondi europei. L’EaSI (European Programme for Employment and Social Innovation) è, infatti, strumento di finanziamento, per il periodo 2014-2020, gestito direttamente dalla Commissione per combattere, tra l’altro, esclusione sociale e povertà. Il IX Rapporto presenta i 23 progetti e le organizzazioni sostenute dal programma.
L’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale Laura Baldassarre ricorda che grazie a questo progetto si innescano percorsi di formazione e soprattutto la personalizzazione dei servizi, oltre che l’inclusione di tanti attori in sinergia. Questa progettualità e tutte le azioni di sistema prodotte in materia dall’Amministrazione confluiranno e verranno articolate all’interno del Piano Sociale Cittadino.

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“Fondamenta – Una rete di giovani per il sociale”

Posted by fidest press agency su domenica, 6 gennaio 2019

Giovinazzo (Ba) Mercoledì 9 gennaio all’Istituto Comprensivo “S. Giovanni Bosco – Buonarroti Piazza Giuseppe Garibaldi, 36, prenderà il via “Fondamenta – Una rete di giovani per il sociale”, iniziativa promossa della Federazione Italiana Teatro Amatori (Fita), vincitrice di un bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Quindici ragazzi, tra i 18 e i 30 anni già attive in ambito sociale, prenderanno parte gratuitamente ad un workshop di 18 ore che terminerà sabato con una dimostrazione insieme agli alunni disabili dell’istituto ospitante, dove saranno messe in mostra le tecniche apprese. I lavori saranno condotti dalla teatro-terapeuta Maria Teresa Liuzzi e dall’acting Coach e direttore artistico della Fita Puglia Luigi Facchino. I due educatori e pedagogisti formeranno i partecipanti nell’uso dei linguaggi con particolare attenzione a quello del teatro di figura, da utilizzare come strumenti di promozione sociale, in situazioni di fragilità e di disagio. I primi due giorni saranno dedicati a lezioni frontali, durante le quali si cercherà di trasmettere loro un certo approccio legato alla sensibilità. Nel terzo, poi, si terrà il laboratorio nel quale i partecipanti lavoreranno insieme agli studenti disabili della scuola che ospiterà i lavori. Infine, sabato 12 gennaio nella Sala Marano all’interno dell’ex Istituto Vittorio Emanuele si terrà la l’evento conclusivo informativo.
“Tutti i curricula arrivati – ha spiegato Anna Maria Carella, presidente della Fita Puglia, organizzatore del workshop – sono di alto profilo, quasi tutti laureati in Scienze dell’Educazione, Psciologia e gente che opera già nei settori di disagio come assistenti sociali”. Le richieste sono giunte numerose e da tutte le province della Puglia. Per coloro i quali siano residenti oltre i 30 km di distanza dalla location del workshop, oltre a concedere la partecipazione gratuita, la fita offrirà anche vitto e alloggio in una struttura ricettiva di Giovinazzo.“Mi fa molto piacere aver ricevuto richieste di partecipazione da tutta la regione e soprattutto da gente non legata alla nostra federazione, ma che ha reperito informazioni altrove”.Il progetto “Fondamenta – Una rete di giovani per il sociale” prevede complessivamente ventuno workshop, uno per ogni regione ed è realizzato da Fita con l’Associazione Nazionale di Azione Sociale (Anas) e il Comitato Fita di Pordenone come partner. È reso possibile dal finanziamento ottenuto dalla Federazione vincendo un apposito bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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Come sconfiggere la crisi alimentare, sociale e climatica del mondo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Conferenza stampa 16 Ottobre (World Food Day 2018) h 11 Sala stampa Camera dei Deputati via della Missione 4. Il 16 ottobre si celebra il World Food Day 2018, ma non c’è molto da festeggiare. La Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) ci dice, infatti, che dal 2016 il numero delle persone che nel mondo ha fame è tornato ad aumentare: si stima che siano arrivate a 821 milioni – circa una persona al mondo su nove.
A Roma, in questi giorni, proprio presso la FAO, oltre 300 leader di organizzazioni contadine, donne, popoli indigeni, consumatori e associazioni, che rappresentano più di 12 milioni di abitanti del pianeta, provenienti da tutti i Paesi del mondo, stanno presentando il proprio Rapporto indipendente sull’applicazione delle Linee Guida volontarie per il diritto al cibo, lanciate nel 2004, e che avrebbero dovuto guidare i Governi nel combattere la fame nei propri territori.Ci sono sicuramente alcuni aspetti molto positivi favoriti dall’applicazione di queste Linee Guida: ad esempio negli anni successivi alla loro approvazione un numero significativo di Paesi (Kenya, Messico, Nepal, Bolivia, Egitto, Ecuador e altri) ha sancito il diritto al cibo e/o alla sovranità alimentare nelle proprie Costituzioni.D’altra parte però, esistono molte criticità ancora irrisolte: laddove ad esempio le Linee Guida riconoscono che i mercati integrati nei territori (a livello locale, nazionale e regionale) debbano essere sostenuti in quanto distribuiscono l’80% di tutto il cibo consumato nel mondo, ma nell’attuazione pratica accade ancora molto raramente, e quando accade viene considerato strategicamente complementare allo sviluppo industriale globale e intensivo.A questo si affianca poi la moltiplicazione da parte dell’Europa di trattati di liberalizzazione commerciale (come il CETA o gli EPA) con i propri principali partner economici, ricchi e poverissimi, che mettono la difesa della sovranità alimentare, dell’ambiente e dei diritti delle comunità in secondo piano rispetto agli interessi di poche grandi imprese a Nord e a Sud.
La conferenza stampa sarà l’occasione per ascoltare le voci dei rappresentanti delle organizzazioni italiane e internazionali, le loro denunce e proposte per sfamare il pianeta.
Tra gli invitati ci sono i gruppi politici che sostengono la campagna e i parlamentari di tutte le formazioni politiche.

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Seminario Rintracciare “l’emergente sociale”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Parma mercoledì 10 ottobre, alle ore 10, nell’Aula Magna “Angelo Scivoletto” di borgo Carissimi dell’Università di Parma Seminario Rintracciare ‘l’emergente sociale’. E’ organizzato da Vincenza Pellegrino, docente del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma.L’incontro, aperto a tutti gli interessati, consisterà in due conversazioni, con ampio spazio per il dibattito con il pubblico. Gino Mazzoli (Praxis, Reggio Emilia) converserà con Alain Ehrenberg (CNRS-Université Paris Descartes) sul tema La fatica di essere sé stessi e la tensione “possibile-impossibile”. Vulnerabilità e protezione sociale oggi.Successivamente Vincenza Pellegrino converserà con Mauro Magatti (Università Cattolica, Milano) sul tema: Abbondanza e paralisi. Scarsità e generatività. La crisi è ambivalente.A seguire, dalle ore 14.30 alle ore 17.30, sono previsti due workshop in gruppi di discussione per approfondire concetti e parole nuove emersi. Grandi mutamenti sociali in atto modificano completamente le forme del legame sociale e delle relazioni di mutuo scambio, ma stentiamo a coglierne la direzione. Non basta ciò che discende dalla collazione tra gli sguardi specialistici novecenteschi, dalle letture parziali dei problemi, poiché le trasformazioni che l’umanità sta vivendo eccedono la possibilità di essere pensate appieno nei termini consueti, con le categorie analitiche e le operazioni logico-razionali che caratterizzano la nostra formazione.Un modo utile di navigare in mezzo a questi mutamenti sembra essere quello di ascoltare il fare quotidiano dei soggetti: ambiente, demografia, tecnologia propongono nodi che fatichiamo a pensare, tuttavia viviamo quotidianamente questa complessità, e in qualche modo già la manipoliamo mentalmente. Quali immaginari, spesso poco consapevoli, quali forme di rappresentazione del mondo ci aiutano oggi ad individuare l’emergente sociale? Il seminario propone alcuni scenari interpretativi dell’emergente sociale che forse sono in grado di togliere ansia al modo in cui stiamo nel mutamento sociale.

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguata? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. E’ la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale.
Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci porterà a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Il vecchio sa ciò che il giovane vuole ignorare

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Le consuetudini sociali cristallizzano gli uomini, per la maggior parte, in una data e relativamente esigua sfera d’azione. Questo dissidio tra il nostro istinto e la nostra necessità determina, a mio avviso, una profonda scontentezza per la vita.
Anche gli uomini più fortunati aspirano ad altro che non sia quello che fanno o godono: le gioie e i godimenti valgono, in realtà, nulla in confronto a ciò che potrebbero essere le gioie e i diletti sognati.
Non parliamo poi di chi soffre: per costoro l’esistenza è un implacabile tormento di desiderio verso forme altre d’esistenza. Per costoro la realtà è un indegno destino che sempre li allontana dalla terra promessa, nel sole.
Ma purtroppo la natura umana non riesce ad essere altrimenti. Non si placa nella completa fede. Questo è nel regno del senso e dell’anima per gli uomini, come nell’istinto per le belve, nella vegetazione per le piante.
Probabilmente l’essere scontento appartiene alla ragione delle cose. E’ stata la forza pungolante che ha creato la civiltà umana. Per essa il bruto è divenuto uomo, per essa l’istinto si affina nel desiderio, il desiderio s’integra nell’intelligenza. Per essa l’uomo ha potuto arricchirsi di beni che la natura aveva non vietati, ma nascosti perché sembrassero più preziosi. Per essa anche oggi, ci affiniamo per schiudere nuove e tempestose vie all’esperienza.
Giova, dunque, che l’uomo non dorma sull’ignavia molle del già valicato e vinto.
Giova che ognuno, acuendo le sue attitudini ed eccitando le sue riposte virtù, si sforzi di migliorare se stesso. Ottempererà, così alle grandi leggi della creazione che ha imposto natura sul filo d’erba, sul tronco secolare, sulla scimmia urlante. Il tutto può compiersi non certo con voli improvvisi e repentini. Il volo repentino è dell’uccello, ferito a morte, che piomba. E’ indice di debolezza e di disfatta. Per conquistare in se stesso e intorno a se, altezze sempre più degne occorre procedere a passi lenti e sicuri.
Questo modo di trovare una ragione della vita è una vittoria interiore appartiene più al vecchio che al giovane, più al ricordo che alla memoria.
In tutti, in ogni caso, vi è un affinamento delle facoltà. Il ciclo che si apre con la vita non si chiude del tutto con la morte, pretende una riflessione, impone una meditazione ed essa appartiene a quel viandante che stanco dal lungo cammino si sofferma all’ombra di fronzuto albero per trarne sollievo dalla calura e dalle fatiche del cammino protratto più del dovuto. Vi è in proposito un’altra riflessione d’aggiungere a quelle già esposte. La natura sdegna il capolavoro. Troppo vasti e universali e profondi sono i suoi disegni, le sue leggi evolutive, perché si possa indugiare sulle esigue cose particolari.
Così l’essere umano in ogni mestiere, anche il più umile, in ogni arte, anche la più alta, occorre, si, la pazienza coraggiosa del lavoro, ma occorre soprattutto il coraggio di trascurare il relativo per conquistare l’assoluto.
La vita quotidiana è un viluppo, quando non una catena di piccole imperfezioni: incompiutezza di luce, d’aria, di vegetazione. Tutto si proietta verso la grande finalità dell’esistenza. Lungo tale percorso lascia cadere i detriti delle sue energie.
Nello sforzo, che non è dell’uomo, di rompere la cerchia dell’individuazione, per ricongiungersi a leggi più complete e più eterne, l’intelligenza abbaglia e s’infrange in un nobile e sterile martirio. Questo trascende la logica. Bisogna avere la forza di passare sui pentimenti e sui nostri scontenti e nell’arte come nella vita, nel saper guardare avanti e lontano.
Il già percorso, comunque percorso, non ci turba. Esso non deve. Le contaminazioni, che dissi-pano il nostro intimo e lo affliggono, sono prodotti dalla volgarità e se la trivialità non eccelle in nessuna cosa è perché continuamente compie su di sé opera di dissipazione.
Il vecchio avverte nel profondo il senso del rammarico per essere stato defraudato dalla comunione degli uomini abituati a vani e insulsi cicalecci. La volgarità, che ne proviene, poco si cura dello spirito poiché esso è intento più alla vita grossolana che traffica con il sentimento come se si trattasse di merce. Nessuna cosa è più disdicevole allo spirito umano che il contatto con l’oscenità. La volgarità non s’impone come non s’impone la luce agli occhi di chi non vede.
Resta la solitudine che appartiene più al vecchio che al giovane. E’ la madre feconda per un’intensa vita spirituale. E’ la creatrice di un mondo senza confine. E’ orizzonte tutto il sentimento di cui disponiamo e siamo capaci. Non dimentichiamolo quando inseguiamo i fuochi fatui: l’essere umano e la natura, rappresentano un’intensa vita interiore, non alle miserie dell’esteriorità. In difetto diventano nient’altro che delle superficialità. (Riccardo Alfonso)

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L’eurozona che ci fa soffrire

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Un inciso vorrei dedicarlo all’euro nato per unire una comunità di stati lasciati troppo a lungo al loro destino, ma che sta dimostrando nel tempo i suoi limiti non per incapacità propria di farsi valere ma per la miopia dei suoi membri che non sono riusciti a completare il quadro entro il quale la moneta doveva muoversi in termini di unione politica, economica e sociale. E’ stata una scommessa per chi ha sostenuto questo progetto. L’euro, non dimentichiamolo, è nato con la ragionevole speranza di diventare la seconda moneta del mondo ma, in itinere, sta lasciando solo molti dubbi e incertezze.
Il trattato di Maastricht prevede che l’Uem cammini su due gambe, quella economica e quella monetaria. Se una delle due è forte e l’altra debole, l’Uem zoppica. E’ forse un modo elegante per escludere la “politica” da questo disegno egemone e significa, per noi, la terza gamba. Ma sia chiaro. La politica alla quale intendiamo riferirci è quella che può meglio d’ogni altro strumento mediare le ragioni dell’economia con le attese del sociale. L’Europa della moneta unica si porta dietro un pesante fardello. Non si tratta tanto di garantire che le regole sull’equilibrio dei bilanci non siano valide solo nell’anno dell’esame di passaggio, ma che restassero durature, significa pure prendere atto che vi sono diciotto milioni di disoccupati, sette milioni di sotto occupati, quarantaquattro milioni di poveri ed enormi differenze nel modo di definire il rapporto giustizia, previdenza, assistenza e istruzione tra i vari paesi della comunità. Va in primo luogo ricordato, che l’obiettivo ultimo dell’Uem non è la costruzione astratta di un sistema monetario unificato fine a se stesso. Tutto deve essere, invece, al servizio del benessere del cittadino. Lo scopo non è di aiutare i disoccupati e gli emarginati sociali con un’assistenza supplementare, anche se nella fattispecie è necessaria. Lo scopo è, invece, di ridefinire e orientare in modo nuovo tutte le attività comunitarie e di armonizzare, nella stessa direzione, quelle nazionali. Tanto per cominciare la pressione fiscale sul lavoro deve diminuire, compensando la riduzione delle entrate con l’aumento della fiscalità sull’energia e sulle attività inquinanti in genere, e soprattutto sui redditi del risparmio. L’iva stessa potrebbe essere ridotta su certe attività ricche di offerte di lavoro. Gli stessi finanziamenti dei Fondi strutturali dell’Ue devono essere maggiormente orientati verso gli investimenti in cui l’intensità del capitale abbia meno importanza dell’intensità occupazionale. I disoccupati vanno preparati ad attività nuove e non abbandonati a se stessi come accade oggi. Solo in questo modo saranno in grado di ottenere impieghi per i quali esiste domanda e talora addirittura penuria di mano d’opera. Il contrappeso politico o, se vogliamo il “pendant politico” oggi è indirizzato esclusivamente alla responsabilità nazionale. E’ un grossolano errore. Nel momento in cui ci prefiguriamo un’economia e una finanza capaci di offrirci uno sviluppo armonioso della Comunità, noi dimentichiamo che la battaglia in atto la stiamo facendo azienda dopo azienda, e non tanto e non solo per la quadratura di uno o più bilanci, ma per dare a esse uno spazio vitale, per farle prosperare, per offrire maggiori opportunità lavorative, per restituire dignità agli esseri umani attraverso un corretto impegno di lavoro. Tenere separata la politica dagli affari economici e finanziari significa perseguire una logica consumistica e capitalista d’altri tempi. Significa riversare sull’uomo il prezzo di un successo che appartiene ad altri e non è il frutto di un impegno comune, per marciare insieme uniti e non divisi da interessi contrapposti e dialetticamente inconciliabili. (Riccardo Alfonso)

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“Finanza per il Sociale”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

Si avvicina il termine per partecipare alla quarta edizione del premio “Finanza per il sociale”, l’iniziativa per giovani studenti in giornalismo, promossa da ABI (Associazione Bancaria Italiana), FEDUF (Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio) e FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche). Il premio ha ricevuto il patrocinio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti.L’iniziativa punta a sostenere l’impegno nel raccontare l’importanza della cultura finanziaria per il Paese. Destinatari del concorso i giornalisti praticanti e allievi delle scuole di giornalismo, interessati a cogliere le sfide del giornalismo economico, in un momento storico in cui l’adeguata informazione e formazione finanziaria costituiscono un autentico servizio per lo sviluppo di competenze imprescindibili. L’iniziativa, promossa nell’ambito della XVI edizione del FIABADAY – Giornata Nazionale per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche, rientra nell’ambito dell’impegno pluriennale del mondo bancario sui temi dell’inclusione finanziaria e sociale.Particolare attenzione è rivolta quest’anno all’inclusione finanziaria dei cittadini in situazioni di fragilità sociale. Tema del premio della quarta edizione è infatti “Il ruolo dell’educazione finanziaria e al risparmio come strumento di inclusione sociale. Sfide e prospettive formative per le fasce più vulnerabili della popolazione”.
Sarà premiato il migliore articolo o servizio audio/video che abbia affrontato il tema del concorso. Informazioni e strumenti utili per sviluppare gli elaborati potranno essere reperiti consultando il sito http://www.curaituoisoldi.it, il nuovo portale sull’educazione finanziaria realizzato da FEDUF in collaborazione con le Associazioni dei consumatori. L’elaborato vincitore sarà pubblicato sul sito dell’ABI http://www.abi.it, sul sito http://www.curaituoisoldi.it di FEDUF, e sul sito di FIABA http://www.fiaba.org.La partecipazione è gratuita.
Possono concorrere i praticanti e gli allievi delle scuole di giornalismo o master riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti, autori di articoli in lingua italiana o di servizi radiotelevisivi sul tema in concorso. Possono concorrere anche elaborati firmati da più autori. Ogni concorrente, o gruppo di concorrenti, potrà partecipare con un solo articolo/servizio, pubblicato o trasmesso nel periodo compreso tra il 1° novembre 2017 e il 30 luglio 2018. L’elaborato in concorso dovrà essere spedito entro il 31 agosto 2018 per e-mail o per posta entro e non oltre il 7 settembre 2018.

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Napule è…Pediatria Preventiva e Sociale”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Napoli convegno che la SIPPS organizza dal 28 aprile al 1 maggio presso l’Hotel Royal Continental di Napoli. Nel corso della quattro giorni, nel capoluogo campano si confronteranno Pediatri di famiglia ed esperti di Pediatria provenienti da tutta Italia, pronti a discutere su cinque macro aree: dalla Prevenzione alla Gastroenterologia, passando per l’Allergologia, la Nutrizione e la Dermatologia.
Sabato 28, alle ore 17.30, l’inaugurazione, con l’introduzione e la presentazione del Congresso a cura del Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale.“Si tratta – dichiara il Presidente della SIPPS – di un’occasione preziosa per incontrarci sulle tematiche che più ci stanno a cuore, per approfondire ed implementare gli aggiornamenti e le raccomandazioni riportati nei documenti SIPPS presentati al Congresso Nazionale SIPPS 2017 di Venezia e per introdurre i nuovi lavori di cui parleremo a giugno, durante il nostro Congresso Nazionale 2018 di Siracusa. A Napoli tutti gli argomenti saranno affrontati e discussi con i migliori esperti di ogni settore, per fornire ai colleghi, ai nostri piccoli pazienti e ai loro genitori, le migliori evidenze scientifiche e promuovere comportamenti virtuosi di cui, in ultimo, potranno beneficiare i bambini, gli adulti di domani”.
A conclusione dell’inaugurazione sono previste due importanti letture magistrali. La prima si intitola “L’età del ferro: le nuove acquisizioni”, mentre la seconda ha per titolo “Cosa ci dicono i telomeri dei bambini obesi?”.Ad aprire la giornata di lavori di domenica 29 aprile sarà la “Guida pratica sui corticosteroidi in dermatologia pediatrica”, sessione durante la quale verranno affrontati diversi argomenti: dalla corticofobia alla dermatite atopica fino alla psoriasi. Al termine si terrà la lettura “Probiotici tra disordini funzionali e patologie gastrointestinali”.
La seconda sessione della giornata è in programma nel pomeriggio ed è incentrata su “Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori”. “Il testo – spiega il Dottor Di Mauro – costituisce un valido supporto per risolvere i dubbi dei genitori e soddisfare la voglia di saperne di più, di approfondire, di “comprendere” e di prendersi cura dei propri figli, con la supervisione ed il supporto del pediatra di fiducia, punto di riferimento principale per la salute del bambino. Questo volume è la riedizione aggiornata della Guida “Da 0 a 6 anni”, nata 10 anni fa grazie all’impegno di un piccolo gruppo di pediatri di famiglia innamorati del proprio lavoro”. Gli esperti della SIPPS avranno circa 20 minuti per parlare di: “E’ arrivata la cicogna”, “Come educare un bambino a mangiare con gusto”, “Aspetti normativi: genitori separati, bambini migranti, bambini adottati”, “Prepararsi ad una nuova gravidanza”, “Pillole dalla Guida: il vomito, la diarrea, la tosse, i pidocchi, la febbre ed il dolore”. La lettura che farà calare il sipario su questa seconda sessione è intitolata “Si fa presto a dire…lavaggio nasale”.Domenica è previsto un corso a numero chiuso, “Dermatologia pediatrica ambulatoriale attraverso casi clinici vissuti”: i pediatri spazieranno dall’uso dei cortisonici topici in età pediatrica alla psoriasi fino alle patologie dell’area genitale e alle malattie dermatologiche che il pediatra non deve ignorare. La terza sessione di “Napule è…” inaugura la giornata di lavori di lunedì 30 aprile ed è incentrata sulla Consensus VIS: gli esperti discuteranno di Vitamine, integratori e supplementi, confrontandosi su Melatonina e Triptofano, Ferro, Calcio, Vitamina D, Vitamina B, Fluoro, Iodio e Zenzero. Al termine la lettura “Reflusso gastroesofageo e dietoterapia”.
Il ricco programma di lunedì prosegue nel pomeriggio: dopo la lettura “Novità nella Distrofia muscolare di Duchenne: dalla genetica alla terapia”, gli OL della SIPPS si confrontano nella IV sessione sulla “Guida pratica per la transizione dal pediatra al medico dell’adulto”: al centro dei lavori la transizione del bambino cardiopatico, con fibrosi cistica, obeso, diabetico e della transizione dell’adolescente sano.La SIPPS non si ferma nemmeno il primo maggio. Nel giorno dedicato alla festa dei lavoratori, si comincia la mattina con la V Sessione: “Position paper sulle diete vegetariane in gravidanza ed in età evolutiva”. I pediatri si soffermeranno su crescita e sviluppo neurocognitivo, diete vegetariane e disturbi della condotta alimentare, corretta idratazione in età pediatrica. “In alcuni casi – afferma la Dottoressa Margherita Caroli, coordinatore del Position Paper – intere famiglie, abbracciano nuovi modelli alimentari, intraprendendo un percorso che necessita peraltro di assunzioni calibrate dei diversi alimenti. I bimbi quindi, soprattutto in questi casi, potrebbero venir esposti a stili alimentari non ideali per la loro crescita”. Fondamentale, inoltre, una corretta idratazione. “Una insufficiente assunzione di acqua – informa Andrea Vania, Professore di Nutrizione Pediatrica all’Università La Sapienza di Roma – è infatti associata ad un indice di massa corporea più elevato e a un rischio maggiore di sviluppare obesità. I piccoli di età compresa tra i 7 e i 10 anni, dovrebbero bere almeno 8 bicchieri d’acqua al giorno”.La mattinata terminerà con la lettura intitolata “Formule per il trattamento dell’allergia alle proteine del latte vaccino”.
La SIPPS lascia infine spazio alle giovani generazioni. Lo conferma la VI ed ultima sessione del Congresso, intitolata “Saranno famosi”: un contenitore riservato a comunicazioni, progetti, attività e casi clinici presentati da giovani Medici e giovani Pediatri di famiglia.

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Il sociale nei centri studi Fidest

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

logo fidest ookAbbiamo più volte richiamato l’attenzione, di chi ci onora leggerci, sulla necessità, in via prioritaria, che si ponesse mano alle riforme della previdenza e dell’assistenza. Più volte ci siamo soffermati sul progetto da noi elaborato e ci siamo persino addentrati su alcune possibili varianti, ma non diciamo che la nostra proposta è valida al 100% ma che, pur essendo perfettibile, sia capace di migliorare la nostra esistenza e di ridurre le tensioni generazionali e i conflitti di genere.
Pensiamo alla previdenza. Abbiamo subito avanzato un’indicazione che a taluni è parsa provocatoria allorché abbiamo detto “aboliamo le pensioni”. In effetti, con l’allungamento della vita, con la ricerca medico-scientifica che tende a renderla migliore, noi possiamo fare un passo avanti importante. E lo abbiamo spiegato. Se, infatti, accantoniamo l’idea della previdenza e passiamo a quella dell’assicurazione possiamo garantire per ogni dieci anni di lavoro una rendita pari al 20% della media delle retribuzioni erogate e il discorso vale sia per i lavoratori dipendenti sia per gli autonomi. Non solo. Possiamo nell’arco della nostra esistenza calibrare le nostre forze in rapporto al lavoro che si svolge. In proposito abbiamo fatto un esempio tipico che è quello del giocatore di calcio professionista.
Di solito tra i trentacinque e i quaranta anni tende ad appendere gli scarpini al chiodo ma non per questo si considera un pensionato. Tutt’altro. Si cercherà un’altra attività e lo stesso dovrebbe verificarsi a tutti noi ricercando una scala graduata di lavori in rapporto al “peso degli anni”. Dopo di tutto che senso ha risparmiare per fare un gruzzoletto da servire come “assicurazione” per gli anni di magra quando sarebbe possibile concentrare le proprie risorse per avere con cadenza decennale una rendita che in cinquanta anni di attività potrebbe raggiungere il 100% della media delle retribuzioni percepite in tale periodo? L’assistenza non dovrebbe essere da meno assicurando non una “assistenza universale” ma una “prevenzione universale”. E si sa che prevenire e sempre meglio che curare e non solo in senso economico, ma soprattutto per individuare in tempo i mali e porvi riparo al minor costo e per sollevarsi da quelle che potrebbero essere delle sofferenze inevitabili. Si può, quindi, costruire un modello di società diverso con un impegno economico che si premia da solo. Se è facile proporre non è altrettanto agevole la realizzazione perché vi interferiscono gli egoismi personali, la consapevolezza che si possano ridurre gli arricchimenti individuali e che si possa arrivare ad una società dove si “rischia” di far scomparire le logiche del consumismo e il suo figlio degenere che è il profitto, ad ogni costo, a scapito dei più deboli. (Riccardo Alfonso)

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La logica della “conflittualità permanente”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

mondo-multi-polareIn questi ultimi venti anni abbiamo imparato che non è sufficiente assistere al crollo di un sistema bipolare per ritrovare motivi di serenità collettiva e generalizzata. Abbiamo, semmai, pagato il prezzo nell’aver creduto a una società individualizzata di mercato per poi accorgerci di quanto ingenua fosse questa visione del mondo essendo priva di spessore culturale e sociale. Ha significato costruire un qualcosa a prescindere dalle persone, dalle culture, dai luoghi, dalle terre e dalle storie. Abbiamo, inoltre, subito, a tratti, il fascino di quelle manifestazioni, come il fondamentalismo islamico, il quale ci ha sospinto verso dei mondi chiusi dove, da una parte, si tende a esaltare la disgregazione, la frammentazione e l’individualizzazione e, dall’altra, a suscitare, negli opposti, risposte faziose e negative. Eppure noi sappiamo, e la nostra storia lo insegna, che queste strade sono assai pericolose e frequentarle significa pagare costi molti alti. L’unica risposta logica, che invece potremmo dare, è quella di accettare le trasformazioni in corso, in altre parole di non pensare che tutto resti sempre uguale, perché la storia cambia, ma al tempo stesso lavorare nella direzione di rafforzare la democrazia, ma non nel senso esclusivamente formale delle istituzioni democratiche. Qui si tratta di acquisire una consapevolezza. Occorre capire che è entrato in crisi il rapporto tra l’individuo e le istituzioni. Occorre quindi ripensare questo rapporto per dargli spessore rispetto al tempo presente. Le istituzioni non sono solo importanti perché ci sollevano dal rischio del caos oppure vanno necessariamente distinte dalla propria vita concreta con le sue passioni, speranze e affetti. Esse devono, invece, far parte della nostra stessa vita ed essere in grado di regolare i processi sociali, economici, umani e culturali della contemporaneità. Se ne acquistiamo consapevolezza saremo in grado di assicurare ai nostri nipoti una società genuinamente improntata ai valori della democrazia e della giustizia sociale e civile. (Riccardo Alfonso)

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Il sociale nei centri studi Fidest

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

logo fidest ookAbbiamo più volte richiamato l’attenzione sulla necessità, in via prioritaria, che si ponesse mano alle riforme della previdenza e dell’assistenza. Più volte ci siamo soffermati sul progetto da noi elaborato e ci siamo persino addentrati su alcune possibili varianti, ma non diciamo che la nostra proposta è valida al 100% ma che, pur essendo perfettibile, sia capace di migliorare la nostra esistenza e di ridurre le tensioni generazionali e i conflitti di genere.
Pensiamo alla previdenza. Abbiamo subito avanzato un’indicazione che a taluni è parsa provocatoria allorché abbiamo detto “aboliamo le pensioni”. In effetti, con l’allungamento della vita, con la ricerca medico-scientifica che tende a renderla migliore, noi possiamo fare un passo avanti importante. E lo abbiamo spiegato. Se, infatti, accantoniamo l’idea della previdenza e passiamo a quella dell’assicurazione possiamo garantire per ogni dieci anni di lavoro una rendita pari al 20% della media delle retribuzioni erogate e il discorso vale sia per i lavoratori dipendenti sia per gli autonomi. Non solo. Possiamo nell’arco della nostra esistenza calibrare le nostre forze in rapporto al lavoro che si svolge. In proposito abbiamo fatto un esempio tipico che è quello del giocatore di calcio professionista.
Di solito tra i trentacinque e i quaranta anni tende ad appendere gli scarpini al chiodo ma non per questo si considera un pensionato. Tutt’altro. Si cercherà un’altra attività e lo stesso dovrebbe verificarsi per tutti noi ricercando una scala graduata di lavori in rapporto al “peso degli anni”. Dopo di tutto che senso ha risparmiare per fare un gruzzoletto da servire come “assicurazione” per gli anni di magra quando sarebbe possibile concentrare le proprie risorse per avere con cadenza decennale una rendita che in cinquanta anni di attività potrebbe raggiungere il 100% della media delle retribuzioni percepite in tale periodo? L’assistenza non dovrebbe essere da meno assicurando non una “assistenza universale” ma una “prevenzione universale”. E si sa che prevenire e sempre meglio che curare e non solo in senso economico, ma soprattutto per individuare in tempo i mali e porvi riparo al minor costo e per sollevarsi da quelle che potrebbero essere delle sofferenze inevitabili. Si può, quindi, costruire un modello di società diverso con un impegno economico che si premia da solo. Se è facile proporre non è altrettanto agevole la realizzazione perché vi interferiscono gli egoismi personali, la consapevolezza che si possano ridurre gli arricchimenti individuali e che si possa arrivare ad una società dove si “rischia” di far scomparire le logiche del consumismo e il suo figlio degenere che è il profitto, ad ogni costo, a scapito dei più deboli. (Riccardo Alfonso)

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Il difficile cammino dei cattolici italiani in politica e nel sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

Chiesa_di_S.Maria_della_PaceE’ stata, a ben vedere, sempre un aspetto controverso e solo a tratti stemperato dal rispetto per le gerarchie ecclesiastiche che sul territorio hanno cercato di comporre con discrezione le varie “liti” tra fratelli. Ora che le tensioni si sono attenuate sotto il profilo ideologico, emerge la consapevolezza che si sta sviluppando una nuova forma di laicismo che coinvolge anche i cattolici. In nome di questa aconfessionalità si maturano le convinzioni più trasgressive sotto l’aspetto dell’ortodossia religiosa. Pensiamo al divorzio, ma anche all’aborto, alle ingegnerie genetiche e riproduttive e alle varie disinvolture sessuali sia etero che omo. Certe battaglie di “costume”, tuttavia, vanno viste dalle gerarchie religiose in un modo meno rigido e se vogliamo più riflessivo. Non per questo, di certo, venendo meno ai principi, ma nel trovare almeno in qualche forma di trasgressione una via di compromesso onorevole per entrambe le parti. Pensiamo al divorzio. Quante coppie di cattolici hanno divorziato e sono considerate per la Chiesa in peccato mortale? Forse troppe per non cercare di fare qualcosa che le riporti nella comunità ecclesiale prendendo atto che talune scelte sono state fatte per sanare dolorose situazioni familiari che si trascinavano da tempo. Il dover distinguere tra la “moda” il “capriccio” e la “necessità” è un primo passo per non fare di tutta l’erba un fascio e di ricercare un modo di comprendere il senso proprio di quel grande sentimento che si chiama amore. Sentimento, intendiamoci bene, e non altro.(Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Libro: La medicina coniugata al sociale

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

la medicina coniugata al socialeRiccardo Alfonso “La medicina coniugata al sociale”, Edizioni Fidest pag. 178. Perché continuiamo a volere le pensioni di anzianità e vecchiaia? Perché un lavoro a tempo indeterminato? Perché chiediamo sicurezza sociale, ordine pubblico e giustizia? Perché la classe politica continua ad illuderci assicurandoci un cambiamento mentre si guarda bene dal realizzarlo? Forse perché se i mali venissero eliminati e i problemi esistenziali risolti non esisterebbero nemmeno i politici e la politica e ciò, per taluni, è un male peggiore del rimedio? Forse ma non è male ragionarci sopra e guardare la realtà per quella che è non per quella che vorremmo fosse. (pubblicato su Amazon)

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