Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘sociale’

Come sconfiggere la crisi alimentare, sociale e climatica del mondo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Conferenza stampa 16 Ottobre (World Food Day 2018) h 11 Sala stampa Camera dei Deputati via della Missione 4. Il 16 ottobre si celebra il World Food Day 2018, ma non c’è molto da festeggiare. La Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) ci dice, infatti, che dal 2016 il numero delle persone che nel mondo ha fame è tornato ad aumentare: si stima che siano arrivate a 821 milioni – circa una persona al mondo su nove.
A Roma, in questi giorni, proprio presso la FAO, oltre 300 leader di organizzazioni contadine, donne, popoli indigeni, consumatori e associazioni, che rappresentano più di 12 milioni di abitanti del pianeta, provenienti da tutti i Paesi del mondo, stanno presentando il proprio Rapporto indipendente sull’applicazione delle Linee Guida volontarie per il diritto al cibo, lanciate nel 2004, e che avrebbero dovuto guidare i Governi nel combattere la fame nei propri territori.Ci sono sicuramente alcuni aspetti molto positivi favoriti dall’applicazione di queste Linee Guida: ad esempio negli anni successivi alla loro approvazione un numero significativo di Paesi (Kenya, Messico, Nepal, Bolivia, Egitto, Ecuador e altri) ha sancito il diritto al cibo e/o alla sovranità alimentare nelle proprie Costituzioni.D’altra parte però, esistono molte criticità ancora irrisolte: laddove ad esempio le Linee Guida riconoscono che i mercati integrati nei territori (a livello locale, nazionale e regionale) debbano essere sostenuti in quanto distribuiscono l’80% di tutto il cibo consumato nel mondo, ma nell’attuazione pratica accade ancora molto raramente, e quando accade viene considerato strategicamente complementare allo sviluppo industriale globale e intensivo.A questo si affianca poi la moltiplicazione da parte dell’Europa di trattati di liberalizzazione commerciale (come il CETA o gli EPA) con i propri principali partner economici, ricchi e poverissimi, che mettono la difesa della sovranità alimentare, dell’ambiente e dei diritti delle comunità in secondo piano rispetto agli interessi di poche grandi imprese a Nord e a Sud.
La conferenza stampa sarà l’occasione per ascoltare le voci dei rappresentanti delle organizzazioni italiane e internazionali, le loro denunce e proposte per sfamare il pianeta.
Tra gli invitati ci sono i gruppi politici che sostengono la campagna e i parlamentari di tutte le formazioni politiche.

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Seminario Rintracciare “l’emergente sociale”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Parma mercoledì 10 ottobre, alle ore 10, nell’Aula Magna “Angelo Scivoletto” di borgo Carissimi dell’Università di Parma Seminario Rintracciare ‘l’emergente sociale’. E’ organizzato da Vincenza Pellegrino, docente del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma.L’incontro, aperto a tutti gli interessati, consisterà in due conversazioni, con ampio spazio per il dibattito con il pubblico. Gino Mazzoli (Praxis, Reggio Emilia) converserà con Alain Ehrenberg (CNRS-Université Paris Descartes) sul tema La fatica di essere sé stessi e la tensione “possibile-impossibile”. Vulnerabilità e protezione sociale oggi.Successivamente Vincenza Pellegrino converserà con Mauro Magatti (Università Cattolica, Milano) sul tema: Abbondanza e paralisi. Scarsità e generatività. La crisi è ambivalente.A seguire, dalle ore 14.30 alle ore 17.30, sono previsti due workshop in gruppi di discussione per approfondire concetti e parole nuove emersi. Grandi mutamenti sociali in atto modificano completamente le forme del legame sociale e delle relazioni di mutuo scambio, ma stentiamo a coglierne la direzione. Non basta ciò che discende dalla collazione tra gli sguardi specialistici novecenteschi, dalle letture parziali dei problemi, poiché le trasformazioni che l’umanità sta vivendo eccedono la possibilità di essere pensate appieno nei termini consueti, con le categorie analitiche e le operazioni logico-razionali che caratterizzano la nostra formazione.Un modo utile di navigare in mezzo a questi mutamenti sembra essere quello di ascoltare il fare quotidiano dei soggetti: ambiente, demografia, tecnologia propongono nodi che fatichiamo a pensare, tuttavia viviamo quotidianamente questa complessità, e in qualche modo già la manipoliamo mentalmente. Quali immaginari, spesso poco consapevoli, quali forme di rappresentazione del mondo ci aiutano oggi ad individuare l’emergente sociale? Il seminario propone alcuni scenari interpretativi dell’emergente sociale che forse sono in grado di togliere ansia al modo in cui stiamo nel mutamento sociale.

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che lasciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto.
Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi timori sul futuro del nascituro e si chiedeva se aveva fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo.
Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguata? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione suscita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. E’ la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale.
Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci porterà a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Riccardo Alfonso)

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Il vecchio sa ciò che il giovane vuole ignorare

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Le consuetudini sociali cristallizzano gli uomini, per la maggior parte, in una data e relativamente esigua sfera d’azione. Questo dissidio tra il nostro istinto e la nostra necessità determina, a mio avviso, una profonda scontentezza per la vita.
Anche gli uomini più fortunati aspirano ad altro che non sia quello che fanno o godono: le gioie e i godimenti valgono, in realtà, nulla in confronto a ciò che potrebbero essere le gioie e i diletti sognati.
Non parliamo poi di chi soffre: per costoro l’esistenza è un implacabile tormento di desiderio verso forme altre d’esistenza. Per costoro la realtà è un indegno destino che sempre li allontana dalla terra promessa, nel sole.
Ma purtroppo la natura umana non riesce ad essere altrimenti. Non si placa nella completa fede. Questo è nel regno del senso e dell’anima per gli uomini, come nell’istinto per le belve, nella vegetazione per le piante.
Probabilmente l’essere scontento appartiene alla ragione delle cose. E’ stata la forza pungolante che ha creato la civiltà umana. Per essa il bruto è divenuto uomo, per essa l’istinto si affina nel desiderio, il desiderio s’integra nell’intelligenza. Per essa l’uomo ha potuto arricchirsi di beni che la natura aveva non vietati, ma nascosti perché sembrassero più preziosi. Per essa anche oggi, ci affiniamo per schiudere nuove e tempestose vie all’esperienza.
Giova, dunque, che l’uomo non dorma sull’ignavia molle del già valicato e vinto.
Giova che ognuno, acuendo le sue attitudini ed eccitando le sue riposte virtù, si sforzi di migliorare se stesso. Ottempererà, così alle grandi leggi della creazione che ha imposto natura sul filo d’erba, sul tronco secolare, sulla scimmia urlante. Il tutto può compiersi non certo con voli improvvisi e repentini. Il volo repentino è dell’uccello, ferito a morte, che piomba. E’ indice di debolezza e di disfatta. Per conquistare in se stesso e intorno a se, altezze sempre più degne occorre procedere a passi lenti e sicuri.
Questo modo di trovare una ragione della vita è una vittoria interiore appartiene più al vecchio che al giovane, più al ricordo che alla memoria.
In tutti, in ogni caso, vi è un affinamento delle facoltà. Il ciclo che si apre con la vita non si chiude del tutto con la morte, pretende una riflessione, impone una meditazione ed essa appartiene a quel viandante che stanco dal lungo cammino si sofferma all’ombra di fronzuto albero per trarne sollievo dalla calura e dalle fatiche del cammino protratto più del dovuto. Vi è in proposito un’altra riflessione d’aggiungere a quelle già esposte. La natura sdegna il capolavoro. Troppo vasti e universali e profondi sono i suoi disegni, le sue leggi evolutive, perché si possa indugiare sulle esigue cose particolari.
Così l’essere umano in ogni mestiere, anche il più umile, in ogni arte, anche la più alta, occorre, si, la pazienza coraggiosa del lavoro, ma occorre soprattutto il coraggio di trascurare il relativo per conquistare l’assoluto.
La vita quotidiana è un viluppo, quando non una catena di piccole imperfezioni: incompiutezza di luce, d’aria, di vegetazione. Tutto si proietta verso la grande finalità dell’esistenza. Lungo tale percorso lascia cadere i detriti delle sue energie.
Nello sforzo, che non è dell’uomo, di rompere la cerchia dell’individuazione, per ricongiungersi a leggi più complete e più eterne, l’intelligenza abbaglia e s’infrange in un nobile e sterile martirio. Questo trascende la logica. Bisogna avere la forza di passare sui pentimenti e sui nostri scontenti e nell’arte come nella vita, nel saper guardare avanti e lontano.
Il già percorso, comunque percorso, non ci turba. Esso non deve. Le contaminazioni, che dissi-pano il nostro intimo e lo affliggono, sono prodotti dalla volgarità e se la trivialità non eccelle in nessuna cosa è perché continuamente compie su di sé opera di dissipazione.
Il vecchio avverte nel profondo il senso del rammarico per essere stato defraudato dalla comunione degli uomini abituati a vani e insulsi cicalecci. La volgarità, che ne proviene, poco si cura dello spirito poiché esso è intento più alla vita grossolana che traffica con il sentimento come se si trattasse di merce. Nessuna cosa è più disdicevole allo spirito umano che il contatto con l’oscenità. La volgarità non s’impone come non s’impone la luce agli occhi di chi non vede.
Resta la solitudine che appartiene più al vecchio che al giovane. E’ la madre feconda per un’intensa vita spirituale. E’ la creatrice di un mondo senza confine. E’ orizzonte tutto il sentimento di cui disponiamo e siamo capaci. Non dimentichiamolo quando inseguiamo i fuochi fatui: l’essere umano e la natura, rappresentano un’intensa vita interiore, non alle miserie dell’esteriorità. In difetto diventano nient’altro che delle superficialità. (Riccardo Alfonso)

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L’eurozona che ci fa soffrire

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Un inciso vorrei dedicarlo all’euro nato per unire una comunità di stati lasciati troppo a lungo al loro destino, ma che sta dimostrando nel tempo i suoi limiti non per incapacità propria di farsi valere ma per la miopia dei suoi membri che non sono riusciti a completare il quadro entro il quale la moneta doveva muoversi in termini di unione politica, economica e sociale. E’ stata una scommessa per chi ha sostenuto questo progetto. L’euro, non dimentichiamolo, è nato con la ragionevole speranza di diventare la seconda moneta del mondo ma, in itinere, sta lasciando solo molti dubbi e incertezze.
Il trattato di Maastricht prevede che l’Uem cammini su due gambe, quella economica e quella monetaria. Se una delle due è forte e l’altra debole, l’Uem zoppica. E’ forse un modo elegante per escludere la “politica” da questo disegno egemone e significa, per noi, la terza gamba. Ma sia chiaro. La politica alla quale intendiamo riferirci è quella che può meglio d’ogni altro strumento mediare le ragioni dell’economia con le attese del sociale. L’Europa della moneta unica si porta dietro un pesante fardello. Non si tratta tanto di garantire che le regole sull’equilibrio dei bilanci non siano valide solo nell’anno dell’esame di passaggio, ma che restassero durature, significa pure prendere atto che vi sono diciotto milioni di disoccupati, sette milioni di sotto occupati, quarantaquattro milioni di poveri ed enormi differenze nel modo di definire il rapporto giustizia, previdenza, assistenza e istruzione tra i vari paesi della comunità. Va in primo luogo ricordato, che l’obiettivo ultimo dell’Uem non è la costruzione astratta di un sistema monetario unificato fine a se stesso. Tutto deve essere, invece, al servizio del benessere del cittadino. Lo scopo non è di aiutare i disoccupati e gli emarginati sociali con un’assistenza supplementare, anche se nella fattispecie è necessaria. Lo scopo è, invece, di ridefinire e orientare in modo nuovo tutte le attività comunitarie e di armonizzare, nella stessa direzione, quelle nazionali. Tanto per cominciare la pressione fiscale sul lavoro deve diminuire, compensando la riduzione delle entrate con l’aumento della fiscalità sull’energia e sulle attività inquinanti in genere, e soprattutto sui redditi del risparmio. L’iva stessa potrebbe essere ridotta su certe attività ricche di offerte di lavoro. Gli stessi finanziamenti dei Fondi strutturali dell’Ue devono essere maggiormente orientati verso gli investimenti in cui l’intensità del capitale abbia meno importanza dell’intensità occupazionale. I disoccupati vanno preparati ad attività nuove e non abbandonati a se stessi come accade oggi. Solo in questo modo saranno in grado di ottenere impieghi per i quali esiste domanda e talora addirittura penuria di mano d’opera. Il contrappeso politico o, se vogliamo il “pendant politico” oggi è indirizzato esclusivamente alla responsabilità nazionale. E’ un grossolano errore. Nel momento in cui ci prefiguriamo un’economia e una finanza capaci di offrirci uno sviluppo armonioso della Comunità, noi dimentichiamo che la battaglia in atto la stiamo facendo azienda dopo azienda, e non tanto e non solo per la quadratura di uno o più bilanci, ma per dare a esse uno spazio vitale, per farle prosperare, per offrire maggiori opportunità lavorative, per restituire dignità agli esseri umani attraverso un corretto impegno di lavoro. Tenere separata la politica dagli affari economici e finanziari significa perseguire una logica consumistica e capitalista d’altri tempi. Significa riversare sull’uomo il prezzo di un successo che appartiene ad altri e non è il frutto di un impegno comune, per marciare insieme uniti e non divisi da interessi contrapposti e dialetticamente inconciliabili. (Riccardo Alfonso)

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“Finanza per il Sociale”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

Si avvicina il termine per partecipare alla quarta edizione del premio “Finanza per il sociale”, l’iniziativa per giovani studenti in giornalismo, promossa da ABI (Associazione Bancaria Italiana), FEDUF (Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio) e FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche). Il premio ha ricevuto il patrocinio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti.L’iniziativa punta a sostenere l’impegno nel raccontare l’importanza della cultura finanziaria per il Paese. Destinatari del concorso i giornalisti praticanti e allievi delle scuole di giornalismo, interessati a cogliere le sfide del giornalismo economico, in un momento storico in cui l’adeguata informazione e formazione finanziaria costituiscono un autentico servizio per lo sviluppo di competenze imprescindibili. L’iniziativa, promossa nell’ambito della XVI edizione del FIABADAY – Giornata Nazionale per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche, rientra nell’ambito dell’impegno pluriennale del mondo bancario sui temi dell’inclusione finanziaria e sociale.Particolare attenzione è rivolta quest’anno all’inclusione finanziaria dei cittadini in situazioni di fragilità sociale. Tema del premio della quarta edizione è infatti “Il ruolo dell’educazione finanziaria e al risparmio come strumento di inclusione sociale. Sfide e prospettive formative per le fasce più vulnerabili della popolazione”.
Sarà premiato il migliore articolo o servizio audio/video che abbia affrontato il tema del concorso. Informazioni e strumenti utili per sviluppare gli elaborati potranno essere reperiti consultando il sito http://www.curaituoisoldi.it, il nuovo portale sull’educazione finanziaria realizzato da FEDUF in collaborazione con le Associazioni dei consumatori. L’elaborato vincitore sarà pubblicato sul sito dell’ABI http://www.abi.it, sul sito http://www.curaituoisoldi.it di FEDUF, e sul sito di FIABA http://www.fiaba.org.La partecipazione è gratuita.
Possono concorrere i praticanti e gli allievi delle scuole di giornalismo o master riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti, autori di articoli in lingua italiana o di servizi radiotelevisivi sul tema in concorso. Possono concorrere anche elaborati firmati da più autori. Ogni concorrente, o gruppo di concorrenti, potrà partecipare con un solo articolo/servizio, pubblicato o trasmesso nel periodo compreso tra il 1° novembre 2017 e il 30 luglio 2018. L’elaborato in concorso dovrà essere spedito entro il 31 agosto 2018 per e-mail o per posta entro e non oltre il 7 settembre 2018.

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Napule è…Pediatria Preventiva e Sociale”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Napoli convegno che la SIPPS organizza dal 28 aprile al 1 maggio presso l’Hotel Royal Continental di Napoli. Nel corso della quattro giorni, nel capoluogo campano si confronteranno Pediatri di famiglia ed esperti di Pediatria provenienti da tutta Italia, pronti a discutere su cinque macro aree: dalla Prevenzione alla Gastroenterologia, passando per l’Allergologia, la Nutrizione e la Dermatologia.
Sabato 28, alle ore 17.30, l’inaugurazione, con l’introduzione e la presentazione del Congresso a cura del Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale.“Si tratta – dichiara il Presidente della SIPPS – di un’occasione preziosa per incontrarci sulle tematiche che più ci stanno a cuore, per approfondire ed implementare gli aggiornamenti e le raccomandazioni riportati nei documenti SIPPS presentati al Congresso Nazionale SIPPS 2017 di Venezia e per introdurre i nuovi lavori di cui parleremo a giugno, durante il nostro Congresso Nazionale 2018 di Siracusa. A Napoli tutti gli argomenti saranno affrontati e discussi con i migliori esperti di ogni settore, per fornire ai colleghi, ai nostri piccoli pazienti e ai loro genitori, le migliori evidenze scientifiche e promuovere comportamenti virtuosi di cui, in ultimo, potranno beneficiare i bambini, gli adulti di domani”.
A conclusione dell’inaugurazione sono previste due importanti letture magistrali. La prima si intitola “L’età del ferro: le nuove acquisizioni”, mentre la seconda ha per titolo “Cosa ci dicono i telomeri dei bambini obesi?”.Ad aprire la giornata di lavori di domenica 29 aprile sarà la “Guida pratica sui corticosteroidi in dermatologia pediatrica”, sessione durante la quale verranno affrontati diversi argomenti: dalla corticofobia alla dermatite atopica fino alla psoriasi. Al termine si terrà la lettura “Probiotici tra disordini funzionali e patologie gastrointestinali”.
La seconda sessione della giornata è in programma nel pomeriggio ed è incentrata su “Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori”. “Il testo – spiega il Dottor Di Mauro – costituisce un valido supporto per risolvere i dubbi dei genitori e soddisfare la voglia di saperne di più, di approfondire, di “comprendere” e di prendersi cura dei propri figli, con la supervisione ed il supporto del pediatra di fiducia, punto di riferimento principale per la salute del bambino. Questo volume è la riedizione aggiornata della Guida “Da 0 a 6 anni”, nata 10 anni fa grazie all’impegno di un piccolo gruppo di pediatri di famiglia innamorati del proprio lavoro”. Gli esperti della SIPPS avranno circa 20 minuti per parlare di: “E’ arrivata la cicogna”, “Come educare un bambino a mangiare con gusto”, “Aspetti normativi: genitori separati, bambini migranti, bambini adottati”, “Prepararsi ad una nuova gravidanza”, “Pillole dalla Guida: il vomito, la diarrea, la tosse, i pidocchi, la febbre ed il dolore”. La lettura che farà calare il sipario su questa seconda sessione è intitolata “Si fa presto a dire…lavaggio nasale”.Domenica è previsto un corso a numero chiuso, “Dermatologia pediatrica ambulatoriale attraverso casi clinici vissuti”: i pediatri spazieranno dall’uso dei cortisonici topici in età pediatrica alla psoriasi fino alle patologie dell’area genitale e alle malattie dermatologiche che il pediatra non deve ignorare. La terza sessione di “Napule è…” inaugura la giornata di lavori di lunedì 30 aprile ed è incentrata sulla Consensus VIS: gli esperti discuteranno di Vitamine, integratori e supplementi, confrontandosi su Melatonina e Triptofano, Ferro, Calcio, Vitamina D, Vitamina B, Fluoro, Iodio e Zenzero. Al termine la lettura “Reflusso gastroesofageo e dietoterapia”.
Il ricco programma di lunedì prosegue nel pomeriggio: dopo la lettura “Novità nella Distrofia muscolare di Duchenne: dalla genetica alla terapia”, gli OL della SIPPS si confrontano nella IV sessione sulla “Guida pratica per la transizione dal pediatra al medico dell’adulto”: al centro dei lavori la transizione del bambino cardiopatico, con fibrosi cistica, obeso, diabetico e della transizione dell’adolescente sano.La SIPPS non si ferma nemmeno il primo maggio. Nel giorno dedicato alla festa dei lavoratori, si comincia la mattina con la V Sessione: “Position paper sulle diete vegetariane in gravidanza ed in età evolutiva”. I pediatri si soffermeranno su crescita e sviluppo neurocognitivo, diete vegetariane e disturbi della condotta alimentare, corretta idratazione in età pediatrica. “In alcuni casi – afferma la Dottoressa Margherita Caroli, coordinatore del Position Paper – intere famiglie, abbracciano nuovi modelli alimentari, intraprendendo un percorso che necessita peraltro di assunzioni calibrate dei diversi alimenti. I bimbi quindi, soprattutto in questi casi, potrebbero venir esposti a stili alimentari non ideali per la loro crescita”. Fondamentale, inoltre, una corretta idratazione. “Una insufficiente assunzione di acqua – informa Andrea Vania, Professore di Nutrizione Pediatrica all’Università La Sapienza di Roma – è infatti associata ad un indice di massa corporea più elevato e a un rischio maggiore di sviluppare obesità. I piccoli di età compresa tra i 7 e i 10 anni, dovrebbero bere almeno 8 bicchieri d’acqua al giorno”.La mattinata terminerà con la lettura intitolata “Formule per il trattamento dell’allergia alle proteine del latte vaccino”.
La SIPPS lascia infine spazio alle giovani generazioni. Lo conferma la VI ed ultima sessione del Congresso, intitolata “Saranno famosi”: un contenitore riservato a comunicazioni, progetti, attività e casi clinici presentati da giovani Medici e giovani Pediatri di famiglia.

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Il sociale nei centri studi Fidest

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

logo fidest ookAbbiamo più volte richiamato l’attenzione, di chi ci onora leggerci, sulla necessità, in via prioritaria, che si ponesse mano alle riforme della previdenza e dell’assistenza. Più volte ci siamo soffermati sul progetto da noi elaborato e ci siamo persino addentrati su alcune possibili varianti, ma non diciamo che la nostra proposta è valida al 100% ma che, pur essendo perfettibile, sia capace di migliorare la nostra esistenza e di ridurre le tensioni generazionali e i conflitti di genere.
Pensiamo alla previdenza. Abbiamo subito avanzato un’indicazione che a taluni è parsa provocatoria allorché abbiamo detto “aboliamo le pensioni”. In effetti, con l’allungamento della vita, con la ricerca medico-scientifica che tende a renderla migliore, noi possiamo fare un passo avanti importante. E lo abbiamo spiegato. Se, infatti, accantoniamo l’idea della previdenza e passiamo a quella dell’assicurazione possiamo garantire per ogni dieci anni di lavoro una rendita pari al 20% della media delle retribuzioni erogate e il discorso vale sia per i lavoratori dipendenti sia per gli autonomi. Non solo. Possiamo nell’arco della nostra esistenza calibrare le nostre forze in rapporto al lavoro che si svolge. In proposito abbiamo fatto un esempio tipico che è quello del giocatore di calcio professionista.
Di solito tra i trentacinque e i quaranta anni tende ad appendere gli scarpini al chiodo ma non per questo si considera un pensionato. Tutt’altro. Si cercherà un’altra attività e lo stesso dovrebbe verificarsi a tutti noi ricercando una scala graduata di lavori in rapporto al “peso degli anni”. Dopo di tutto che senso ha risparmiare per fare un gruzzoletto da servire come “assicurazione” per gli anni di magra quando sarebbe possibile concentrare le proprie risorse per avere con cadenza decennale una rendita che in cinquanta anni di attività potrebbe raggiungere il 100% della media delle retribuzioni percepite in tale periodo? L’assistenza non dovrebbe essere da meno assicurando non una “assistenza universale” ma una “prevenzione universale”. E si sa che prevenire e sempre meglio che curare e non solo in senso economico, ma soprattutto per individuare in tempo i mali e porvi riparo al minor costo e per sollevarsi da quelle che potrebbero essere delle sofferenze inevitabili. Si può, quindi, costruire un modello di società diverso con un impegno economico che si premia da solo. Se è facile proporre non è altrettanto agevole la realizzazione perché vi interferiscono gli egoismi personali, la consapevolezza che si possano ridurre gli arricchimenti individuali e che si possa arrivare ad una società dove si “rischia” di far scomparire le logiche del consumismo e il suo figlio degenere che è il profitto, ad ogni costo, a scapito dei più deboli. (Riccardo Alfonso)

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La logica della “conflittualità permanente”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

mondo-multi-polareIn questi ultimi venti anni abbiamo imparato che non è sufficiente assistere al crollo di un sistema bipolare per ritrovare motivi di serenità collettiva e generalizzata. Abbiamo, semmai, pagato il prezzo nell’aver creduto a una società individualizzata di mercato per poi accorgerci di quanto ingenua fosse questa visione del mondo essendo priva di spessore culturale e sociale. Ha significato costruire un qualcosa a prescindere dalle persone, dalle culture, dai luoghi, dalle terre e dalle storie. Abbiamo, inoltre, subito, a tratti, il fascino di quelle manifestazioni, come il fondamentalismo islamico, il quale ci ha sospinto verso dei mondi chiusi dove, da una parte, si tende a esaltare la disgregazione, la frammentazione e l’individualizzazione e, dall’altra, a suscitare, negli opposti, risposte faziose e negative. Eppure noi sappiamo, e la nostra storia lo insegna, che queste strade sono assai pericolose e frequentarle significa pagare costi molti alti. L’unica risposta logica, che invece potremmo dare, è quella di accettare le trasformazioni in corso, in altre parole di non pensare che tutto resti sempre uguale, perché la storia cambia, ma al tempo stesso lavorare nella direzione di rafforzare la democrazia, ma non nel senso esclusivamente formale delle istituzioni democratiche. Qui si tratta di acquisire una consapevolezza. Occorre capire che è entrato in crisi il rapporto tra l’individuo e le istituzioni. Occorre quindi ripensare questo rapporto per dargli spessore rispetto al tempo presente. Le istituzioni non sono solo importanti perché ci sollevano dal rischio del caos oppure vanno necessariamente distinte dalla propria vita concreta con le sue passioni, speranze e affetti. Esse devono, invece, far parte della nostra stessa vita ed essere in grado di regolare i processi sociali, economici, umani e culturali della contemporaneità. Se ne acquistiamo consapevolezza saremo in grado di assicurare ai nostri nipoti una società genuinamente improntata ai valori della democrazia e della giustizia sociale e civile. (Riccardo Alfonso)

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Il sociale nei centri studi Fidest

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

logo fidest ookAbbiamo più volte richiamato l’attenzione sulla necessità, in via prioritaria, che si ponesse mano alle riforme della previdenza e dell’assistenza. Più volte ci siamo soffermati sul progetto da noi elaborato e ci siamo persino addentrati su alcune possibili varianti, ma non diciamo che la nostra proposta è valida al 100% ma che, pur essendo perfettibile, sia capace di migliorare la nostra esistenza e di ridurre le tensioni generazionali e i conflitti di genere.
Pensiamo alla previdenza. Abbiamo subito avanzato un’indicazione che a taluni è parsa provocatoria allorché abbiamo detto “aboliamo le pensioni”. In effetti, con l’allungamento della vita, con la ricerca medico-scientifica che tende a renderla migliore, noi possiamo fare un passo avanti importante. E lo abbiamo spiegato. Se, infatti, accantoniamo l’idea della previdenza e passiamo a quella dell’assicurazione possiamo garantire per ogni dieci anni di lavoro una rendita pari al 20% della media delle retribuzioni erogate e il discorso vale sia per i lavoratori dipendenti sia per gli autonomi. Non solo. Possiamo nell’arco della nostra esistenza calibrare le nostre forze in rapporto al lavoro che si svolge. In proposito abbiamo fatto un esempio tipico che è quello del giocatore di calcio professionista.
Di solito tra i trentacinque e i quaranta anni tende ad appendere gli scarpini al chiodo ma non per questo si considera un pensionato. Tutt’altro. Si cercherà un’altra attività e lo stesso dovrebbe verificarsi per tutti noi ricercando una scala graduata di lavori in rapporto al “peso degli anni”. Dopo di tutto che senso ha risparmiare per fare un gruzzoletto da servire come “assicurazione” per gli anni di magra quando sarebbe possibile concentrare le proprie risorse per avere con cadenza decennale una rendita che in cinquanta anni di attività potrebbe raggiungere il 100% della media delle retribuzioni percepite in tale periodo? L’assistenza non dovrebbe essere da meno assicurando non una “assistenza universale” ma una “prevenzione universale”. E si sa che prevenire e sempre meglio che curare e non solo in senso economico, ma soprattutto per individuare in tempo i mali e porvi riparo al minor costo e per sollevarsi da quelle che potrebbero essere delle sofferenze inevitabili. Si può, quindi, costruire un modello di società diverso con un impegno economico che si premia da solo. Se è facile proporre non è altrettanto agevole la realizzazione perché vi interferiscono gli egoismi personali, la consapevolezza che si possano ridurre gli arricchimenti individuali e che si possa arrivare ad una società dove si “rischia” di far scomparire le logiche del consumismo e il suo figlio degenere che è il profitto, ad ogni costo, a scapito dei più deboli. (Riccardo Alfonso)

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Il difficile cammino dei cattolici italiani in politica e nel sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

Chiesa_di_S.Maria_della_PaceE’ stata, a ben vedere, sempre un aspetto controverso e solo a tratti stemperato dal rispetto per le gerarchie ecclesiastiche che sul territorio hanno cercato di comporre con discrezione le varie “liti” tra fratelli. Ora che le tensioni si sono attenuate sotto il profilo ideologico, emerge la consapevolezza che si sta sviluppando una nuova forma di laicismo che coinvolge anche i cattolici. In nome di questa aconfessionalità si maturano le convinzioni più trasgressive sotto l’aspetto dell’ortodossia religiosa. Pensiamo al divorzio, ma anche all’aborto, alle ingegnerie genetiche e riproduttive e alle varie disinvolture sessuali sia etero che omo. Certe battaglie di “costume”, tuttavia, vanno viste dalle gerarchie religiose in un modo meno rigido e se vogliamo più riflessivo. Non per questo, di certo, venendo meno ai principi, ma nel trovare almeno in qualche forma di trasgressione una via di compromesso onorevole per entrambe le parti. Pensiamo al divorzio. Quante coppie di cattolici hanno divorziato e sono considerate per la Chiesa in peccato mortale? Forse troppe per non cercare di fare qualcosa che le riporti nella comunità ecclesiale prendendo atto che talune scelte sono state fatte per sanare dolorose situazioni familiari che si trascinavano da tempo. Il dover distinguere tra la “moda” il “capriccio” e la “necessità” è un primo passo per non fare di tutta l’erba un fascio e di ricercare un modo di comprendere il senso proprio di quel grande sentimento che si chiama amore. Sentimento, intendiamoci bene, e non altro.(Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Libro: La medicina coniugata al sociale

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

la medicina coniugata al socialeRiccardo Alfonso “La medicina coniugata al sociale”, Edizioni Fidest pag. 178. Perché continuiamo a volere le pensioni di anzianità e vecchiaia? Perché un lavoro a tempo indeterminato? Perché chiediamo sicurezza sociale, ordine pubblico e giustizia? Perché la classe politica continua ad illuderci assicurandoci un cambiamento mentre si guarda bene dal realizzarlo? Forse perché se i mali venissero eliminati e i problemi esistenziali risolti non esisterebbero nemmeno i politici e la politica e ciò, per taluni, è un male peggiore del rimedio? Forse ma non è male ragionarci sopra e guardare la realtà per quella che è non per quella che vorremmo fosse. (pubblicato su Amazon)

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La malattia mentale è un problema anche sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

schizofreniaCosi scrive un genitore di un malato psichico affetto da oltre 14 anni da schizofrenia di tipo disorganizzato: ”mio figlio da 5 mesi non effettua la terapia farmacologia perché si rifiuta categoricamente di sottoporsi al controllo sanitario,né io nella mia qualità, non essendo abilitato in quel senso,posso costringerlo a sottoporsi al relativo controllo. Anche le strutture (Coordinamento di salute mentale; Dipartimento di salute mentale; unità sanitaria locale; Prefettura; Comune ecc.) viste le leggi in vigore non possono costringere il figlio a farsi curare, se non sussistono le condizioni di TSO (trattamento Sanitario Obbligatorio)”. Quello che assilla, giustamente, quel genitore è condensato nella legge 180 che ha determinato il passaggio dal concetto interesse custodialistico a quello terapeutico e dove si afferma all’art.1 che “gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono volontari”, salvo il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Ora, come può un’individuo senza lucidità con diagnosi “di marcata frammentazione ideo-affettiva, sconnessione dell’eloquio, notevole compromissione del rapporto di realtà e della sfera intersoggettiva, con conseguente disorganizzazione- comportamentale, tendenza all’acting e persistete oppositività” o quant’altro e per altre motivazioni, scegliere di sua volontà un percorso di cure o sottoporsi volontariamente alle cure? Quella “legge” ha inteso eliminare i “manicomi” (e siamo d’accordo), ma non ha previsto le strutture alternative ed adeguate o se le ha previste (art.7) non sono state realizzate e rese operose con urgenza. Quella “legge” ha stabilito che la malattia mentale è un problema sociale ed il “malato” viene assimilato, all’emarginato, all’handicappato, all’anziano non autosufficiente. Sono rimasti i servizi di diagnosi e cura negli Ospedali Generali (dove a volte, pare, mancano i Reparti neuropsichiatrici,) dove il malato in ricovero coatto resta per 7 giorni e sottoposto a terapie di farmaci tanto da renderlo accettabile, dimesso e rinviato a casa (art.35 legge 833/1978) per essere riammesso qualche settimana o qualche mese dopo. Alcuni vorrebbero abolire la legge 180 e 833 e riaprire, si dice, i “manicomi” Altri affermano che i valori della 180 sono veri, validi e vanno verificati nella pratica e che il malato mentale non è un paziente da spedalizzare. Il Basaglia diceva che il malato mentale va curato e non segregato. Le famiglie di questi sventurati, auspicano servizi specifici in strutture adeguate e tali da considerare il malato-persona nella sua dignità e garantito nei suoi diritti come sancito dagli artt.2,3,32 della Costituzione Italiana, dal Trattato di Amsterdam e dalla “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” e dalla “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” dell’ONU del 6 dicembre 2006

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Sociale Roma: verso la paralisi nei servizi?

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

federanziani“Una manovra di assestamento che assegna “ciò che realmente i Municipi possono spendere” e che di fatto non solo conferma il nostro allarme di gennaio sul decremento delle risorse sociali in sede di discussione del bilancio, ma che garantisce piccoli dividenti solo per i servizi municipali di autonomia e integrazione sociale per anziani (Saisa) e minori (Sismif). Nulla di aggiuntivo è infatti previsto per l’autonomia e l’integrazione sociale dei cittadini con disabilità (Saish). A queste briciole, che la maggioranza dice di aver concordato con i Municipi, si aggiunga anche la difficoltà di una macchina amministrativa ferma che rischia di mettere in discussione l’assegnazione dei servizi in corso: questo è il desolante e preoccupante quadro “del cambiamento” che vediamo nei servizi sociali romani. Poche briciole di assestamento che non garantiscono la continuità dei servizi – se non “toccando” la loro qualità e quantità – e non tentano nemmeno quella uniformità tanto sbandierata in altre occasioni, e paralisi nell’assegnazione dei servizi nei territori come si legge dai giornali. Problemi ad Ostia e a Cinecitta’ nell’assegnazione del servizio Aec, nessuna firma per l’apertura di due case rifugio antiviolenza e per una casa delle autonomie, nessun orizzonte e nessuna risposta sul bando per l’assegnazione del servizio di Segretariato sociale a Monteverde. Nessuno stop, ovviamente, neanche ad altre ferite sociali come la Delibera 140 che continua a mietere vittime nella città: l’esempio è il centro “Marie Anne Erize” di via Aspertini a Tor Bella Monaca che ha fatto appello alla Sindaca pochi giorni fa. Appello ad oggi ancora inascoltato. Lancio un allarme diffuso a riprova che avevamo ragione ad essere preoccupati del primo bilancio a 5 Stelle, ma voglio sperare che la maggioranza si renda almeno conto in queste ore di discussione della manovra di assestamento al Bilancio in Aula Giulio Cesare del contributo del Pd che poteva essere accolto mesi fa. Non potendo intervenire sui fondi, la maggioranza intervenga almeno sulle misure a sostegno di quel personale dipendente quotidianamente offeso e impaurito che oggi cerca di “evitare” la partecipazione alle commissioni di gara per l’assegnazione dei servizi, invece di proporre una loro sostituzione con “personale specializzato esterno” come recita la Memoria di Giunta di giugno scorso e come riportano i quotidiani. In Campidoglio purtroppo non c’è Politica e non c’è fiducia. Spero in una maggior sensibilità nel futuro e nell’accoglimento delle tante proposte del PD che sono state invece respinte in questi mesi: le politiche sociali romane e municipali non hanno bisogno di briciole in bilancio e nemmeno del blocco nell’assegnazione dei servizi. Sono nuove difficoltà che non rispondono ai bisogni di quanti a Roma vivono in povertà, con una disabilità o anche in situazioni di pesante fragilità ed esclusione sociale”. Così in una nota Erica Battaglia, delegata all’Assemblea romana del Pd.

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La medicina coniugata al sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

la medicina coniugata al sociale(Medicina sociale Vol. 1) (Italian Edition) Kindle Edition. Uno storico contemporaneo della medicina, l’inglese Roy Porter, ha affermato: “Fino a qualche tempo fa la vita era vissuta sotto l’impero della malattia”. Il mondo è un grande ospedale, si affermava. Il genere umano appariva impotente di fronte alla malattia, al dolore, all’invalidità, all’invecchiamento precoce. Ora qualcosa è cambiata, se non altro in termini d’enunciato. Alla conferenza d’Alma Ata nel 1978 l’Oms si pose l’obiettivo della “salute per tutti entro l’anno 2000”. Salute intesa come assistenza sanitaria primaria. In proposito dobbiamo considerare che lungo il corso del XX secolo abbiamo consolidato, innanzitutto, la cultura e la pratica dei diritti umani. In tale situazione la salute ha ricevuto una sorta di riconoscimento giuridico. Vi ha fatto da corollario la consapevolezza che non vi può essere un’equità della salute senza una giusta distribuzione delle risorse, un’indipendenza finanziaria delle singole persone e un sostegno importante dello Stato.
Dobbiamo entrare nell’ordine d’idee che la salute deve essere considerata talmente importante da trasformarla in obiettivo, fine e valore dell’esistenza. (foto: medicina sociale)

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La Corte dei Conti riconosce l’utilità sociale e culturale di Celio Azzurro

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

corte dei conti“Dopo tante altre Associazioni anche a Celio Azzurro la Corte dei Conti ha riconosciuto il valore di “utilità sociale e culturale”. Insomma i giudici della Corte dei Conti non sono affatto convinti, al contrario del Procuratore Generale, che questi beni comunali fossero “utilizzabili e sfruttabili alla stregua di locali da affittare”. Al contrario La Corte accetta il principio del “Valore Sociale” che va oltre lo sfruttamento solo finanziario degli spazi. I Comuni svolgono una funzione sociale anche secondo il principio di sussidiarietà e quindi decade l’idea che tutto debba necessariamente essere messo sia messo a reddito. Da tempo giace nei cassetti dell’amministrazione una proposta di cui sono primo firmatario con la quale è possibile regolarizzare tutte le associazioni che svolgono attività a carattere sanitario, assistenziale, culturale, sociale e politico (ad eccezione dei partiti) e di interesse generale, attuando un censimento caso per caso e procedendo al rinnovo delle concessioni a canone calmierato del 20%. Si tratta di una soluzione necessaria in attesa dell’approvazione di un nuovo regolamento condiviso con tutti i soggetti interessati. Dopo mesi di inutili attese e promesse sarebbe ora che la dignità dell’Amministrazione e della politica si ripigliasse i suoi spazi di decisione e di indirizzo che sull’argomento e che la Sindaca invece di continuare a boicottare la proposta di iniziativa consiliare da me presentata, facesse sentire la sua voce sia in difesa dei dirigenti che dei regolamenti che non ha mai né cambiato né abrogato.” Così in una nota il consigliere del PD capitolino Orlando Corsetti.

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Casa: in arrivo Linee guida su disagio abitativo e Piano fragilità sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

campidoglioRoma. “Sono in fase di ultimazione, e verranno presto sottoposte all’approvazione della Giunta Capitolina, la delibera contenente le Linee guida con cui l’amministrazione darà mandato al Dipartimento competente di predisporre il Piano di azione per superare il disagio abitativo nella Capitale. Contestualmente alla delibera verrà licenziato il Piano di sostegno alloggiativo per i nuclei familiari in condizioni di fragilità sociale, alternativo ai Caat per i quali si procede con la progressiva chiusura”.È quanto dichiara l’assessore al Bilancio, Patrimonio e Politiche abitative di Roma Capitale, Andrea Mazzillo. “Il Piano di azione dovrà recepire le recenti delibere della Giunta Regionale del Lazio – aggiunge Mazzillo – e portare di conseguenza alla revoca della Deliberazione del Commissario Straordinario n. 50 del 12 aprile 2016 (c.d. delibera Tronca) non più attuabile alla luce delle citate integrazioni normative. Vorrei precisare che il Programma straordinario per l’emergenza abitativa è stato rinnovato dalla Regione Lazio, che unilateralmente ha anche disposto che venga stipulata una convenzione con Roma Capitale: per avviare questo percorso abbiamo già richiesto un incontro ma siamo ancora in attesa di una risposta. Nella convenzione definiremo le modalità di utilizzazione delle somme stanziate: si tratta, al momento, di 30 milioni di euro destinati al reperimento di nuove abitazioni da destinare allo scorrimento delle graduatorie Erp, al superamento dei Caat e delle occupazioni di immobili pubblici e privati”.“C’è chi continua a diffondere notizie false sul nostro approccio al settore dell’assistenza abitativa – sottolinea l’assessore – e ci accusa addirittura di aver sottratto risorse al welfare. Ricordo invece che sia nel Bilancio di previsione 2017 che nelle successive variazioni, nonché nell’assestamento di prossima approvazione, abbiamo assicurato le risorse necessarie all’erogazione dei servizi sociali in tutti i Municipi della città e in particolare nelle periferie dove erano più carenti”.

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Detenuti: reinserimento sociale e lavorativo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

carcereTorino Lunedì 12 giugno, alle ore 11, presso il Salone d’Onore della Fondazione CRT, via XX Settembre 31 a Torino, verrà presentato lo studio di fattibilità “L’applicazione di strumenti pay by result per l’innovazione dei programmi di reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute”, in vista della sua sperimentazione, per la prima volta in Italia, presso l’Istituto Lorusso e Cutugno di Torino.
Dopo i saluti istituzionali del Presidente Fondazione CRT Giovanni Quaglia e della Presidente Fondazione Sviluppo e Crescita CRT Cristina Giovando, interverranno: il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, la Presidente di Human Foundation Giovanna Melandri e il Segretario della Fondazione CRT e di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT Massimo Lapucci.Lo studio è stato realizzato da Human Foundation e Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, con l’apporto del Politecnico di Milano, dell’Università di Perugia e di KPMG, con il supporto del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la fattiva collaborazione della direzione dell’Istituto Lorusso e Cutugno di Torino.

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Faire de l’Europe sociale une réalité pour les Européens

Posted by fidest press agency su sabato, 3 giugno 2017

Europe socialeLe 26 avril dernier, la Commission européenne a publié sa proposition pour un « socle européen des droits sociaux » et présenté un document de réflexion sur l’avenir de l’Europe sociale. Alors que les dirigeants européens ont établi dans la Déclaration de Rome l’objectif de construire une Europe sociale, la question qui doit être au coeur du débat est celle d’identifier, en étroite collaboration avec les partenaires sociaux, les priorités d’action qui permettront de rendre l’Europe sociale visible aux yeux des Européens. Dans cette tribune, Sofia Fernandes, chercheur senior à l’Institut Jacques Delors, et Frank Vandenbroucke, conseiller à l’Institut Jacques Delors, en identifient trois:
favoriser la libre circulation et garantir qu’elle soit équitable;
promouvoir une convergence dans les standards et les performances sociales;
et faire de l’investissement dans le capital humain un leitmotiv de l’Europe sociale. (photo: europe sociale)

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