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Posts Tagged ‘socialisti’

Referendum: 4 si e 4 firme per cambiare l’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

Domenica 12 e lunedì 13 giugno le elettrici e gli elettori italiani sono chiamati alle urne per rispondere a quattro quesiti referendari che possono rappresentare, con il raggiungimento del quorum e la vittoria dei Sì, un ulteriore avviso di sfratto, dopo il chiaro segnale venuto dalle recenti elezioni amministrative, per il governo Berlusconi e la precaria maggioranza parlamentare che ancora lo sostiene. I socialisti invitano dunque a recarsi ai seggi e a votare quattro Sì. I temi oggetto del referendum sono infatti da anni al centro delle nostre battaglie. In particolare è necessario sventare il tentativo del governo volto a perseguire una politica energetica basata sulla costruzione di nuove centrali nucleari, tema già sollevato nel 1987 dal Psi che fu tra i promotori di un analogo e vittorioso referendum, garantire che la giustizia sia davvero uguale per tutti, cancellando l’iniqua legge sul legittimo impedimento e rendere l’acqua un bene fruibile per tutti i cittadini pur nella consapevolezza che, su questa questione, occorrerà adottare interventi legislativi atti ad evitare che il monopolio delle aziende pubbliche sia assoluto non essendoci imprese collocate sul mercato che potrebbero invece favorire maggiore efficienza delle reti idriche con un costante monitoraggio e manutenzione degli impianti e, in virtù della concorrenza, ad un costo più basso per i cittadini. Sarà inoltre necessario modificare l’attuale normativa che, in tema di gestione dell’ acqua, consente ai comuni di ricoprire la doppia veste di controllori e controllati. L’occasione data dalla consultazione referendaria dimostra una volta di più quanto sia indispensabile cambiare l’Italia. Muovendo da codesta convinzione abbiamo proposto all’attenzione dei cittadini quattro petizioni popolari per modificare l’attuale legge elettorale, cambiare il finanziamento pubblico ai partiti, per istituire una tassa equa sulle transazioni finanziarie e per innovare la legislazione sul lavoro, allo scopo di eliminare la precarietà e dare parità vera a uomini e donne. Prosegue in tutta Italia la raccolta firme già avviata. Chiediamo ai cittadini di aderire apponendo una firma su ciascuna delle petizioni. Lo potranno fare recandosi presso i gazebo che i socialisti allestiscono in tutti i capoluoghi di provincia. (Riccardo Nencini)

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Milano: i socialisti per la Moratti

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2011

Milano lunedì 9 maggio alle ore 13:00 presso la Fondazione Craxi (via F. Confalonieri, 38) conferenza stampa alla quale parteciperanno Maurizio Sacconi Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e la stessa Letizia Moratti, attuale sindaco uscente della città. Tra gli altri saranno presenti all’iniziativa: Paolo Pillitteri, Ugo Finetti, Renato Massari, Giovanni Manzi.
L’iniziativa è stata assunta da un folto gruppo di esponenti politici direttamente legati alla tradizione socialista milanese che dal secondo dopoguerra agli anni Novanta ha dato tanti importanti sindaci al capoluogo lombardo ha deciso di aderire ad una iniziativa promossa da Stefano Pillitteri e Stefania Craxi in appoggio alla candidatura a sindaco di Milano di Letizia Moratti.

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La storia dei socialisti italiani nel XX secolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Per quanto i socialisti negli anni venti abbiano pagato un altro contributo di vittime, pensiamo a Matteotti come il caso più eclatante ma non il solo, per contrastare il passo all’avvento del fascismo, vi è chi ritiene che hanno concorso con i contrasti tra le varie forze democratiche a spianare la strada ad una involuzione democratica del sistema che per altri versi era giunto al capolinea. E proprio per questo motivo aveva bisogno di una forte “iniezione” di unità e di fermezza da parte di tutti i partiti che si richiamavano a tale area. Lo stesso discorso si è riproposto negli anni quaranta allorché hanno scelto la via del “fronte popolare” con i comunisti impedendo di fatto al partito una sua evoluzione similarmente agli altri partiti fratelli dell’occidente. Quando poi tutto ciò avvenne, con l’avvento del centrosinistra, il patto si rivelò fragile e dopo l’ondata di contestazione degli anni sessanta, e ancora più negli anni settanta con l’esplosione degli scandali, mostrò tutti i suoi limiti. Il risultato fu quello di consegnare  agli elettori una immagine scolorita di un partito governativo, compromesso nei giochi di potere e nella lottizzazione, subalterno alla Dc e “senza anima”. Uno dei pochi socialisti che ebbe chiaro lo scenario che si profilava per il suo partito fu Riccardo Lombardi sostenitore del programma comune delle sinistre e di un governo di alternativa con il Pci, cioè lo stesso scenario che in Francia il nuovo partito socialista di Mitterand aveva cercato di costruire, tappa dopo tappa, ma partendo da un totale rinnovamento delle forze socialiste, messe in grado di assicurarsi l’egemonia della coalizione. Ciò non avvenne in Italia. Solo nel 1976, con la secca sconfitta elettorale i socialisti italiani si resero conto della necessità di mettere mano ad una trasformazione complessiva del socialismo. Nel frattempo l’accordo tra Dc e Pci, di cui furono i massimi sostenitori Aldo Moro per i democristiani e Berlinguer per i comunisti, privò il partito socialista e quelli laici del già ristretto spazio di manovra a loro disposizione nello schema bipolare. Qui non si tratta tanto di garantirsi una maggioranza parlamentare, che il centro sinistra ancora dispone, quanto di capire se essa è sufficiente ad affrontare il clima di emergenza che incombe nel Paese, colpito dalla crisi economica e assediato dal terrorismo. Il governo, giunge chiaro a molti, ha bisogno di consensi ben più vasti di quello parlamentare per far passare misure impopolari, quali la politica di austerità e le leggi speciali. E la copertura da sinistra non può certo provenire dai socialisti poiché non sono in grado d’assicurarla da soli. E così siamo andati a finire in un vicolo cieco, come sempre: negli anni 50 Nenni attiva un dialogo diretto con Fanfani e con Moro escludendo Saragat, negli anni settanta Berlinguer fa la stessa cosa escludendo De Martino. La storia di poi la conosciamo tutti e dovremmo aprire un altro capitolo su quella odierna pensando quanto pesa il passato sulla nostra attualità. E poi non ci vengono a dire che la storia non è maestra di vita. (fonte centri studi politici della Fidest)

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L’Europa del Pd, secondo Vernetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2009

L’On. Gianni Vernetti, Deputato del Partito Democratico e già Sottosegretario agli Affari Esteri, in seguito all’incontro di quest’oggi in cui si è discusso della collocazione europea del PD ha dichiarato quanto segue: “Rimango convinto che sarebbe stato meglio promuovere un gruppo autonomo, fortemente europeista e federalista, con funzione di ponte tra le famiglie del riformismo europeo: quella socialdemocratica e quella liberaldemocratica. Il PD, invece, è oggi orientato a maggioranza verso la scelta dell’alleanza con i socialisti. Una scelta che comporta rischi che possono essere evitati solo con la ripresa di una forte iniziativa politica europea del Partito Democratico”. “Per intanto – ha aggiunto Gianni Vernetti –  il PD deve farsi promotore della rottura degli schemi consociativi del passato quando socialisti e conservatori stringevano innaturali accordi di tipo spartitorio. E insieme ai socialisti, verdi, liberaldemocratici dovrà tentare di costruire una maggioranza politica in Europa e proporre una candidatura alternativa a Barroso alla presidenza della Commissione europea. In tal senso la disponibilità dell’ ex primo ministro belga Guy Verhofstadt mi pare essere una soluzione eccellente”.  Conclude Gianni Vernetti: “Poi, si dovrà costruire una maggioranza politica di centro-sinistra ed esprimere un candidato alla presidenza del Parlamento europeo rifiutando accordi consociativi, come quello che circola in queste ore a Bruxelles che prevederebbe per i primi due anni e mezzo l’esponente del PdL Mario Mauro e per quelli successivi il leader dei socialisti europei Martin Schulz. Verificheremo nei prossimi mesi la capacità del PD di influenzare il gruppo socialista e di riprendere l’ineludibile funzione di dialogo e di incontro fra le tante esperienze del riformismo europeo che trovano casa anche al di fuori del gruppo socialista”.

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