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Posts Tagged ‘società’

“Giuseppe”, nel libro di Michele Comper una metafora ironica e spietata della società

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2021

Il tema del senso di colpa, nella letteratura contemporanea, è stato declinato secondo due schemi. L’uno, riconducibile a Dostoevskij: la colpa cerca il castigo. L’altro a Kafka: il castigo trova la colpa. Nel libro di Michele Comper, “Giuseppe” (la Rondine edizioni, pp. 192, € 14,90), invece, c’è la colpa senza più il castigo. Michele Comper (Rovereto, TN, 1967), giornalista, già collaboratore de “l’Adige”, lettore e rilettore di romanzi classici, dà alle stampe un geniale remake traslato d’un secolo, capovolto nella traiettoria e simmetrico nell’esito de “Il processo” di Franz Kafka. “Giuseppe” è un romanzo distopico, nel quale l’autore rappresenta la nostra società in un futuro assai prossimo, ma prevedibile sulla base delle tendenze odierne. Il protagonista, Giuseppe, è schiacciato dal senso di colpa per aver ucciso un uomo accidentalmente. Ma nella società della post-verità e del relativismo etico, non c’è posto per il rimorso. Vari personaggi, attratti dalla tragedia e incuranti del suo stato d’animo, lo rincorrono per offrirgli i loro servizi. C’è il testimone che può fornire una versione compiacente dei fatti, in cambio dell’esclusiva per le interviste su tivù e giornali, da cui spera di ottenere la necessaria visibilità per far decollare la sua (fino ad allora) modesta carriera artistica. C’è il giornalista a caccia di storie, che però devono essere “cucinate” a dovere perché siano appetitose e avvincenti per i suoi lettori. E poco importa se i fatti ne risultano stravolti. E c’è l’agente di spettacolo che vorrebbe fare di Giuseppe un fenomeno della rete con milioni di click e visualizzazioni. L’intera società è un grande circo mediatico. Persino i funerali della vittima si svolgono in diretta televisiva, con una scenografia studiata, la presentatrice sul palco e il regista dietro le quinte, per riprendere, tra uno spot pubblicitario e l’altro, lo spettacolo del dolore.Giuseppe, sempre più ossessionato dalla colpa, vaga alla ricerca di una punizione per alleviare la sua sofferenza. Ma non la ottiene dalla giustizia terrena, affidata ormai a un software che giudica sulla base di un algoritmo e quantifica la pena in termini pecuniari. Né tanto meno dalla giustizia divina. I sacerdoti sono sostituiti da una comunità ecclesiale, i cui componenti fuggono dinanzi alla responsabilità di assolvere o condannare il responsabile di un peccato così grave. Il processo della nietzschiana morte di Dio è giunto alla dissoluzione dell’autorità e della giustizia. Il protagonista, sempre più ossessionato dalla colpa, dopo aver trovato la forza di una visita sulla tomba della sua vittima, perderà la vita travolto da un’automobile. Il senso di colpa non si estinguerà con la sua morte ma si trasferirà al suo investitore. Come in un loop esistenziale dove la fine e l’inizio coincidono. Se l’alter ego di Kafka, l’innocente Joseph K., è stato vittima di una giustizia onnipotente, quella dell’epoca dei regimi totalitari, il colpevole Giuseppe lo è di una giustizia impotente, quella dell’epoca dell’individuo. Una metafora ironica e spietata della nostra società.

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“Tra diritto e società. La questione penitenziaria”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2021

Parma Mercoledì 24 marzo, con inizio alle 15, si terrà il primo incontro del ciclo “Tra diritto e società. La questione penitenziaria” organizzato in modalità online dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studi Politici e Internazionali dell’Università di Parma. Marcello Bortolato, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, e Monica Moschioni, referente dell’Osservatorio carcere della Camera penale del Foro di Parma, tratteranno il tema “La tutela dei diritti fondamentali del detenuto oltre i luoghi comuni e gli stereotipi”. I sei incontri del ciclo, ideato e organizzato dai docenti dell’Ateneo Fabio Cassibba e Chiara Scivoletto, sono strutturati come tavole rotonde e vedranno la partecipazione di docenti universitari di atenei italiani ed esteri, di avvocati, di magistrati, di operatori socio-sanitari del sistema penitenziario, oltre che dei Garanti per la tutela delle persone private della libertà di livello nazionale, regionale e comunale. Gli incontri si rivolgono principalmente alle studentesse e agli studenti iscritti ai Corsi di laurea del Dipartimento di Giurisprudenza ma, per l’importanza dei temi trattati e dei relatori coinvolti, saranno aperti, senza necessità di iscrizione, anche alla partecipazione degli studenti degli istituti scolastici superiori e della cittadinanza tutta.

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Impatto del tabagismo sulla società

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

80mila morti in Italia e 700mila in Europa ogni anno, ancora oggi sono questi i numeri che dimensionano l’impatto del tabagismo sulla società. Non ci sono più dubbi in merito all’incidenza del fumo sulla salute e alla correlazione con cancro, malattie cardiovascolari e altre gravi patologie. Ben nota anche la riduzione dei rischi causata dalla disassuefazione, che riduce del 20-25 volte la possibilità di incorrere in malattie. Tuttavia, abbandonare la sigaretta continua ad essere ancora oggi una sfida per molti tabagisti, un scoglio quasi impossibile da superare. Attualmente, uno dei temi più caldi al centro del dibattito scientifico è il concetto di “less risk”, basato sull’abbandono dell’approccio tradizionale “quit or die” a favore di nuovi metodi oggi disponibili, che consentono una gestione graduale del processo di cessazione, attraverso anche l’utilizzo dei così detti prodotti a rischio ridotto. Nella giornata di oggi è stato discusso questo tema durante l’evento digitale “La sigaretta elettronica come strumento di riduzione del rischio. Stato dell’arte della ricerca scientifica.”, che ha coinvolto numerosi esperti e figure istituzionali in un confronto che ha toccato diversi aspetti della questione. La sigaretta elettronica è capace di ridurre i danni legati al fumo del 90-95%, un dato che, secondo gli scienziati intervenuti, dovrebbe fareorientare, secondo criteri scientifici, le scelte delle organizzazioni della salute pubblica e portare al riconoscimento delle eCig come uno strumento fondamentale in materia di riduzione dei danni da tabacco.
“La ricerca scientifica ha prodotto oramai studi affidabili e di qualità sugli effetti del vaping sulla salute umana e due dati risultano chiari: il vaping rappresenta un’alternativa meno dannosa al tabacco combusto e la sigaretta elettronica e l’uso esclusivo delle eCig è utile per mantenere i fumatori lontani dall’utilizzo delle sigarette” ha dichiarato il Prof. Lamberto Manzoli, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara che ha aggiunto “La ricerca scientifica non deve mai arrestarsi su questo tema ma le autorità nazionali ed europee dovrebbero prendere in considerazione i dati disponibili ad oggi per considerare una legislazione che tenga conto delle caratteristiche peculiari di tale prodotto” Tra i relatori dell’evento, anche il Prof. Fabio Lugoboni Responsabile Medicina delle Dipendenze – Università di Verona, secondo cui “L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce il tabagismo una ‘dipendenza’ ecco perché smettere di fumare è spesso molto complicato. La sigaretta elettronica è al momento lo strumento più utilizzato per raggiungere tale obiettivo, tuttavia è necessario contestualizzarla/inserirla in un percorso più ampio nel quale il paziente ha bisogno di sostegno”.

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Helbiz diventerà la prima società di micro-mobilità quotata al NASDAQ in seguito alla fusione con GreenVision Acquisition Corp.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

2021 NEW YORK–(BUSINESS WIRE) Helbiz, Inc. (“Helbiz” o la “Società”), società di tecnologia che offre soluzioni per la micro-mobilità urbana e GreenVision Acquisition Corp. (Nasdaq: GRNV) (“GreenVision”), SPAC (special purpose acquisition company) quotata al Nasdaq, hanno annunciato oggi un accordo definitivo per un piano di fusione che porterà Helbiz alla quotazione.In seguito alla chiusura dell’operazione, attesa per il secondo trimestre del 2021, la nuova società manterrà la denominazione Helbiz Inc. e sarà quotata al Nasdaq con il nuovo simbolo “HLBZ.” L’operazione riflette un valore di capitale netto pro forma per la nuova società stimato in circa $408 milioni. La nuova società sarà gestita dall’attuale management di Helbiz, guidato dal Chief Executive Officer, Salvatore Palella.
Salvatore Palella, Fondatore e CEO di Helbiz, ha commentato: “Siamo molto felici di questa operazione che ci permetterà di sviluppare la nostra piattaforma di micro-mobilità e rafforzare la nostra leadership su scala globale. Riteniamo che l’accesso al capitale generato da questa operazione ci permetterà di passare allo step successivo nel percorso di crescita della nostra società, abbiamo sempre puntato sullo sviluppo tecnologico della nostra piattaforma e abbiamo già un piano per ampliare i servizi che si integrano perfettamente con il futuro della mobilità nei centri urbani. Con questa operazione ci impegniamo a realizzare il nostro obiettivo di rivoluzionare i trasporti, facendo della micro-mobilità la soluzione ideale per l’ultimo miglio.”David Fu, Amministratore delegato e CEO di GreenVision, ha affermato: “Il settore della micro-mobilità ha avuto una forte accelerazione, e si stima che il mercato complessivo del Nord America e dell’Europa raggiungerà entro il 2030[1] quota $450 miliardi. In quanto società leader, Helbiz si distingue come l’unica azienda in grado di offrire scooter, bici e monopattini elettrici tutti su una piattaforma estremamente intuitiva per l’utente e che fornisce una soluzione perfetta e senza interruzioni per l’ultimo miglio. Helbiz è dotata di un business model capital light collaudato che unisce hardware, software e servizi con relazioni forti con i clienti. Ecco perchè riteniamo che Helbiz continuerà ad ampliare la sua quota di mercato mentre il settore cresce. GreenVision e i nostri investitori sono molto felici di diventare partner di una squadra piena di talento come quella di Helbiz e di promuovere le loro idee.”
Alla chiusura della transazione proposta, e presumendo che non ci siano rimborsi da parte degli azionisti di GreenVision, Helbiz disporrà di circa $80 milioni in contanti, con un conseguente valore del patrimonio netto pro forma stimato di circa $408 milioni. I proventi cash raccolti nell’operazione verranno utilizzati per ripagare il debito, finanziare le operazioni, sostenere la crescita e per il raggiungimento degli altri obiettivi aziendali. I proventi saranno finanziati attraverso la combinazione di circa $57,5 milioni in contanti in trust di GreenVision e di un PIPE da $30 milioni in azioni ordinarie.Alla chiusura dell’operazione, la denominazione della nuova società sarà Helbiz Inc. e verrà quotata al Nasdaq sotto il nuovo simbolo, “HLBZ” I consigli di amministrazione di Helbiz e GreenVision hanno approvato all’unanimità l’operazione proposta, che dovrebbe essere completata nel secondo trimestre del 2021. Ulteriori informazioni sulla fusione saranno fornite in un Current Report sul modulo 8-K che conterrà una presentazione per l’investitore da depositare presso la Securities and Exchange Commission (“SEC”) e disponibile su http://www.sec.gov. Fabio Micali (abstract)

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Accordo di acquisizione della Società Nexive Srl da parte di Poste Italiane SpA

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2021

L’ACU-Associazione Consumatori Utenti, con la partecipazione e la collaborazione dei sindacati di base COBAS – Poste Lombardia e SLG-CUB Poste, ha presentato la denuncia alla Commissione Europea, sull’accordo di acquisizione della Società Nexive Srl da parte di Poste Italiane SpA. La denuncia sostiene che con l’operazione finanziaria che andrà a buon fine il prossimo 31 gennaio, Poste Italiane SpA raggiungerà una posizione monopolistica nel mercato, in netto contrasto con le norme Europee sulla concorrenza.L’Autorità nazionale Antitrust si trova immobilizzata ad agire e non può impedire che Poste acquisti il concorrente Nexive a causa dell’articolo 75 del Decreto Legge 14/08/2020 n.104.Un articolo che si applica perfettamente a questa situazione e permette di fatto a Poste Italiane di eliminare la concorrenza. Tale norma sostiene che, in determinate situazioni e contesti come le perdite di bilancio negli ultimi tre esercizi, sia possibile derogare dalle norme sulla concorrenza in quanto dovrebbe prevalere l’interesse economico generale.Poste italiane, grazie a questa legge, di fatto deve solo comunicare le misure idonee a prevenire il rischio di imposizioni di prezzi e condizioni contrattuali gravose per gli utenti, tenendo però conto delle sostenibilità complessiva dell’operazione. All’Autorità non resta che monitorare “con estrema attenzione l’ottemperanza da parte di Poste Italiane alle misure comportamentali prescritte e la possibile esistenza di comportamenti abusivi”.
Ma le cose non stanno proprio così. Già nel 1998, con l’acquisizione di SDA da parte di Poste italiane, era stata completamente azzerata la logistica dello smistamento e della consegna dei pacchi di Poste Italiane spostandola su SDA e causando una perdita di 6000 posti di lavoro.La società Nexive si occupa invece della logistica postale – la consegna delle lettere e delle raccomandate – e c’è quindi il grosso rischio che venga messa in atto una operazione speculativa che voglia replicare quanto accaduto 20 anni prima con i pacchi.Perché non bisogna dimenticare che il vero core business di Poste Italiane (che proprio del 1998 è diventata una SPA, privatizzata per il 34% nel 2015) non è rappresentato dai servizi di consegna di pacchi e lettere, ma dai servizi finanziari e assicurativi che vengono erogati attraverso una presenza capillare di 12.900 sportelli presenti su tutto il territorio nazionale.Tra la documentazione esibita alla Commissione Europea si cita la relazione della Corte dei Conti – determinazione del 15 dicembre 2020, n.124 – che mette in evidenza, tra l’altro, che i reclami ricevuti da Poste italiane nel 2019 per i servizi postali, universali e non universali, sono stati in totale 214.050, in aumento (+5.760) rispetto al 2018 (208.290).Quindi il servizio postale, che non è migliorato nel corso degli anni, con il monopolio rischia di peggiorare ulteriormente accentuando la già crescente e diffusa precarizzazione del lavoro che genera, necessariamente di conseguenza, il venir meno della qualità del servizio agli utenti.In conclusione i denuncianti ravvisano che questa operazione, oltre ad essere in conflitto con tutte le norme contro la concorrenza, ponga le basi per una possibile azione speculativa da parte di Poste italiane e meriterebbe subito un congelamento dell’acquisizione di Nexive ed un successivo maggior approfondimento.

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Giuseppe Conte: verso una “società più equa e più inclusiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2021

“Oggi, più che in ogni altro momento della storia del nostro Paese, c’è bisogno di un disegno riformatore, ampio e coraggioso.È quello che abbiamo iniziato a mettere in campo con questo Governo, ed è quello che continueremo a fare per portare l’Italia, come ha detto il Presidente Giuseppe Conte, verso una “società più equa e più inclusiva, capace di coniugare l’obiettivo primario della crescita economica, del rilancio e della modernizzazione con le esigenze imprescindibili della sostenibilità, della coesione sociale e territoriale”.La pandemia ci ha inferto ferite dolorosissime, ma ora abbiamo il dovere di disegnare l’Italia post-Covid. Per questo dobbiamo continuare a sostenere l’azione del Governo e del suo Presidente. Noi ci siamo, e ci saremo”.

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PFGROUP compie 10 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Nata nel 2010 come capogruppo della società di famiglia, che ha oltre 40 anni di storia, è diventata una delle principali realtà del nord e centro Italia nel settore dei servizi per le aziende. <>. PFGROUP nasce nel novembre 2010 come capogruppo delle società di famiglia, prima fra tutte Pulitecnica Friulana, fondata da Nella Dosso nel 1983, che si delinea fin da subito come una realtà solida ed efficiente distinguendosi per la qualità dei propri servizi. Su queste basi l’azienda ha assistito nel tempo ad una crescita significativa, con l’ampliamento e la diversificazione delle attività rispondendo in modo specifico alle esigenze globali di imprese ed enti pubblici: dalle pulizie civili e industriali alle sanificazioni effettuate con prodotti a proprio marchio, dalle manutenzioni ai recuperi architettonici, idrolavaggi, movimentazioni, ristorazione collettiva e molte altre specializzazioni svolte con competenza e professionalità. PFGROUP, guidata oggi da Michele e Matteo Di Giusto, ha all’attivo oltre 3.000 dipendenti e serve le principali aziende della regione e importanti realtà italiane. <>.

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L’impegno della società per l’emicrania

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Novartis, in occasione dell’evento divulgativo virtuale “L’impegno della società per l’emicrania. A che punto siamo oggi?”, promosso dall’azienda e rivolto ad un target nazionale di specialisti nella cura dell’emicrania per una migliore divulgazione ed informazione sulla gestione delle persone che ne soffrono, ha ribadito il suo impegno in questa direzione attraverso servizi e iniziative digitali specifiche, messe in campo negli ultimi mesi.Alla luce dell’approvazione della legge sul riconoscimento dell’emicrania quale malattia sociale e della recente rimborsabilità di alcuni trattamenti specifici per la prevenzione dell’emicrania, gli anticorpi monoclonali anti-CGRP, la gestione del paziente emicranico diventa un elemento fondamentale ai fini della migliore regolamentazione a livello nazionale, in cui ricoprono un ruolo chiave le attività di disease awareness e dei referral, attraverso la telemedicina e strumenti di monitoraggio della patologia, in particolare app e piattaforme digitali.L’emergenza sanitaria, in particolare durante il lock-down, ha portato all’utilizzo di soluzioni di telemedicina che in molte realtà hanno costituito delle forme vincenti di gestione del paziente con emicrania, rispondendo in alcuni casi anche criticità legate alla capacity dei centri di riferimento e favorendo la condivisione di competenze. Tra gli strumenti di monitoraggio dell’emicrania oggi disponibili, che consentono di semplificare il rapporto tra paziente e medico e che agiscono in un’ottica di consapevolezza della malattia e di empowerment da parte del paziente stesso, vi è la piattaforma digitale NoEmi.

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Da Trump ai fatti di casa nostra

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

È evidente come la società statunitense sia spaccata a metà, drammaticamente radicalizzata, e per quanto sia possibile, legittimo e per certi versi necessario riversare su Trump molte accuse, fino a quella estrema di aver tenuto un comportamento eversivo, sarebbe stupido non vedere come ci siano ragioni profonde che inducono metà degli americani a rivolgersi a lui e a non fidarsi dei Democratici. La verità è che hanno (ri)votato Trump – il quale, come dice saggiamente D’Alema, non avrebbe perso se non ci fosse stato il Covid – la working class, che deve fare i conti con la disoccupazione, e la parte del ceto medio maggiormente toccata dalla crisi economica, e dunque impoverita e socialmente declassata. E questo nonostante il Covid e i molti errori che il presidente uscente ha commesso su questo fronte. Si tratta di classi sociali cui, viceversa, Biden e i Democratici, sia i liberal che quelli più di sinistra, non hanno saputo parlare, spiegando loro che la globalizzazione è un processo che va sì governato, ma da cui è impossibile sottrarsi.La lezione andrebbe studiata e imparata anche da parte dei nostri politici, di governo e di opposizione, perchè ciò che sta succedendo nel corpo sociale italiano ha tratti non dissimili. Già prima del Covid, si era creata una frattura, quella tra “garantiti” e “non garantiti”, che era andata al di là della storica divisione tra occupati e disoccupati – i cui interessi, peraltro, la sinistra e il sindacato erano riusciti per lungo tempo a comporre e tenere insieme sia socialmente che politicamente – e che però vedeva nel ruolo di soccombenti due categorie sociali, i giovani e le donne, assai poco capaci, chiusa definitivamente la lunga stagione del Sessantotto, di determinare processi sociali e di farsi rappresentare sul piano politico. Ma ora, con la pandemia, quella frattura sta diventando un abisso che separa gli “intangibili” dai “vulnerabili”, due mondi la cui contrapposizione – non leggibile con le vecchie categorie “destra-sinistra” e “fascismo-antifascismo” – non è difficile pronosticare produrrà una crescente, forse esplosiva, conflittualità. I contorni di questi due mondi sono facilmente rilevabili dalle reazioni sideralmente opposte che si manifestano verso le nuove restrizioni imposte dal governo e dagli enti locali in questa maledetta seconda ondata del virus. I primi sono i pensionati, i dipendenti pubblici, una parte dei lavoratori dipendenti delle aziende pubbliche e private (in particolare quelle più grandi e forti), italiani che sentendosi tutelati nel posto di lavoro e nel reddito che ne consegue (tanto o poco che sia) non vedono messa in pericolo la loro condizione socio-economica e dunque concordano sulla nuova stretta e, anzi, preoccupati per la diffusione della pandemia, sarebbero favorevoli ad un nuovo lockdown totale pur sentendosene infastiditi sul piano delle abitudini quotidiane. I secondi, invece, sono i piccoli imprenditori, i professionisti, i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori, le partite Iva e i lavoratori autonomi, nonché i dipendenti delle imprese a rischio e i precari. In particolare mi riferisco a tutti coloro che operano nell’ambito dei settori – turismo, commercio, ristorazione, cinema, teatri, eventistica, ecc. – più colpiti dal Covid, prima con il lockdown di primavera, poi dalla diminuzione degli spostamenti e della vita sociale e ora definitivamente ammazzati dal coprifuoco e dal semi-lockdown. Insomma, le vittime dei Dpcm, che se inizialmente avevano fatto prevalere in loro la paura della malattia, hanno via via accresciuto l’insofferenza verso il susseguirsi delle nuove strette e ora non tollererebbero alcun ulteriore giro di vite.Chi era garantito prima del Covid ora lo è anche di più. E chi lo era poco, adesso non lo è per niente. Una antinomia si replica in modo assurdo anche tra coloro che sono rimasti senza reddito, divisi tra chi percepisce la cassaintegrazione e chi invece non ha diritto ad alcun bonus, tra le attività che possono attingere ai cosiddetti “ristori” e altre che ne sono escluse. Per questo i “vulnerabili” ritengono inique le chiusure imposte solo ad alcune categorie, non credono agli aiuti promessi (anche i tempi di erogazione in questo caso fanno la differenza), e temono di veder precipitare il tenore di vita delle loro famiglie. Alcuni sono già scesi in piazza per manifestare (pacificamente) tutta la rabbia accumulata e la preoccupazione per l’immediato futuro, anche se purtroppo sono involontariamente diventati vittime degli agitatori di professione e persino della criminalità organizzata. In tutti i casi non si sentono rappresentati politicamente – per nulla dalle forze di governo, assai poco anche dalle opposizioni (vedi il trattamento riservato Salvini quando ha inutilmente tentato di cavalcare una delle tante manifestazioni di protesta) – e per questo sono potenzialmente massa di manovra i populisti nostrani, quelli già sulla scena ma soprattutto dei nuovi capipopolo che, come i negazionisti, tenteranno di emergere approfittando del malcontento.Probabilmente l’esercito dei garantiti è numericamente più grande di quello dei non tutelati – non fosse altro perchè è salita al 58% (+3% rispetto al 2019) la quota degli italiani che risparmia, tanto che sono cresciuti dell’8% i depositi nei conti correnti, arrivando alla quota record di 1.600 miliardi – ma ciò non toglie che i “vulnerabili” siano molti milioni, e lo iato che ormai li separa dagli altri e spacca la società rischia, da un lato, di produrre crescenti invidie sociali, e in particolare risentimento verso chi percepisce un reddito garantito, e dall’altro di creare sacche di marginalità e disagio, polveriere di proteste sempre più nervose e insofferenti che potrebbero generare tensioni e problemi di ordine pubblico stile anni Settanta. E nel momento in cui in Europa si riaffaccia il terrorismo, il pericolo di una saldatura, seppure involontaria, tra fenomeni sociali e fenomeni eversivi diventa concreto e assai preoccupante. Anch’io, come Massimo Cacciari, ritengo intollerabile che questa crisi la paghi metà della popolazione italiana, indotta a dire che “è meglio rischiare di ammalarsi di Covid che morire sicuramente di fame”, ma al contrario del filosofo polemista non sarei così sicuro che chi vive di Stato e parastato prima o dopo sarà penalizzato, a meno che non si pensi ad un crollo verticale del Paese che coinvolga tutto e tutti. Per il semplice motivo che gli “intangibili” sono politicamente rappresentati e il loro pensiero si riflette in quei maledetti sondaggi unica lettura di chi sta al governo e siede in parlamento, dai quali si evince, nonostante tutto, una maggioranza di italiani favorevoli alle scelte fin qui compiute. Nessuno avrà il coraggio di toccarli. La scelta dei bonus e di ristori – per quanto difettosi nella loro esecuzione pratica – ci dice che andremo sempre di più verso un uso tutelante e calmierante delle risorse che non abbiamo. Ergo “cattivo debito”, secondo la definizione di Draghi. Mentre poco o nulla si farà in termini di investimenti (“debito buono”), cioè le uniche spese che potrebbero raddrizzare la barca rovesciata della nostra economia.Certo, ci sono catastrofi sociali da evitare, ed è per questo che un po’ tutti, anche Draghi, sono favorevoli ad aumentare il debito. Ma un conto è fare deficit per sostenere senza distinzione tutte le attività commerciali, comprese quelle che saranno destinate comunque a chiudere – si pensi solo a quante subiranno le conseguenze della trasformazione dello smart working da fenomeno momentaneo a componente fissa e di largo uso nell’organizzazione del lavoro, cosa (per fortuna) non certo sopprimibile per legge – e altro è investire nel sostenere lo sviluppo dell’industria 4.0 e nella trasformazione digitale del nostro capitalismo, nel modernizzare le infrastrutture obsolete, nel valorizzare la formazione scolastica e universitaria, nelle eccellenze della ricerca. Nel primo caso si tenta – a mio avviso inutilmente, perchè non ci si riuscirà comunque – di mettere una pezza al tessuto socio-economico lacerato nella convinzione, o nella speranza, che finita la pandemia tutti torni come prima (come se il prima non fosse già abbastanza compromesso dal lungo declino che ci accompagna da un quarto di secolo). Nel secondo caso si punta sulla trasformazione, approfittando della crisi pandemica per recuperare il tempo perduto e fare ciò che (colpevolmente) non si è avuto il coraggio di fare fin qui. Guardate, non è solo una questione di diversità di linee di politica economica. No, anche qui passa una linea di demarcazione sociale, tra la parte più vecchia (non necessariamente solo in termini anagrafici) e conservatrice, ma sarebbe meglio dire “anti-innovativa”, del corpo sociale, e quella più dinamica e aperta al cambiamento. L’una grande e politicamente rappresentata, l’altra minoritaria e priva di qualunque rappresentanza. L’una perfettamente assuefatta allo Stato sussidiario e ristoratore, l’altra che vive di mercato e nel mercato.Il combinato disposto tra l’emergere e l’acuirsi di queste due fratture sociali – “intangibili” e “vulnerabili”, “anti-innovativi” e “dinamici” – che s’incrociano e s’intersecano, e il degrado senza precedenti della classe dirigente del Paese e delle sue istituzioni, non solo rende davvero arduo riuscire a reagire contemporaneamente alla pandemia e alla recessione senza che le due cose confliggano, ma ci espone a pericoli di cui oggi, presi come siamo dalle ansie prodotte dal quotidiano conteggio dei contagiati e delle vittime del Covid, non ci rendiamo conto.Speriamo che l’America rinsavisca e l’Europa trovi consapevolezza di sé, e che entrambe, come nel 1945, ci salvino da un destino di lacrime e sangue. (By Enrico Cisnetto direttore Terza repubblica.it)

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Broker truffaldini usano illecitamente i marchi di società quotate

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Oltre le cosiddette “telefonate a freddo” effettuate usando liste di utenti comprate in giro e in cui si promette l’impossibile, il principale metodo di contatto usato dai broker truffaldini è quello dei banner pubblicitari e degli annunci sui social network. Le parole-chiave utilizzate per centrare il bersaglio sono sempre uguali. Parlano di poter raggiungere la libertà finanziaria tramite un lavoro da casa capace di generare entrate automatiche e rendite passive. Sono corredate da immagini che trasmettono gioia e l’aria di chi ce l’ha fatta, con messaggi che affermano che è possibile guadagnare una cospicua somma in breve tempo partendo con un importo esiguo o anche di poter guadagnare uno stipendio mensile in maniera costante. Queste ultime sono le due aspirazioni, se non proprio le necessità, di una sempre più vasta platea di potenziali clienti. Ed ecco che i pubblicitari si insinuano proprio nei punti deboli delle persone. Ancora, vengono pubblicizzate piattaforme evolute di trading, come anche software “miracolosi” che fanno tutto loro, e i cui segnali basterebbe seguire per poter guadagnare. E’ sufficiente un po’ di buon senso per capire tutte queste strategie, e di conseguenza capire che bisogna evitare chi si propone in simili maniere.Si parte con 200 euro e, trascinati dal vortice dei truffatori, si perdono cifre anche con molti zeri. E’ possibile segnalare i fatti all’Agcm ma i tempi dell’istruttoria sono lunghi e le sanzioni non commisurate alla gravità dei fatti. Peggio ancora considerando il domicilio della società. Anche la Consob è in grado di intervenire in maniera efficace, vietando le inserzioni di intermediari abusivi. Ma a costoro è sufficiente cambiare nome per proseguire indisturbati. A nostro modo di vedere, una spinta decisiva può venire dalle società interessate: per esempio, Poste Italiane non può consentire che si utilizzino il proprio nome e le immagini dei propri prodotti per offrire servizi di investimento non solo abusivi ma anche truffaldini. A tale scopo, abbiamo provveduto a segnalare loro il fenomeno. Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc

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Accordo per la creazione della società FiberCop con KKR e Fastweb”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

“L’intervento senza precedenti del Governo durante il CdA di Telecom Italia, che ha deciso di mettere in stand-by fino al 31 agosto la cessione di una quota del 38% della sua rete secondaria (FiberCop) al fondo americano KKR” per inserirlo nella creazione di una rete nazionale integrata a banda larga più ampia e aperta a diversi player, “rende più a rischio l’accordo per la creazione della società FiberCop con KKR e Fastweb”. Questo è il giudizio che emerge dall’analisi di Hsbc Global Research pubblicata oggi su FiberCop.
Nel report si legge infatti: “Ci aspettavamo una decisione del consiglio di amministrazione del Gruppo TIM sull’offerta vincolante di KKR per una partecipazione di minoranza significativa in FiberCop, tuttavia ha deciso di riconvocarsi il 31 agosto per deliberare in modo conclusivo sul Progetto FiberCop”.
FiberCop è il progetto di separazione della rete secondaria di TIM (incluso l’80% detenuta da TIM in Flash Fiber) e della partnership con KKR Infrastructure e Fastweb contenuti nell’offerta ricevuta dal fondo americano KKR.L’offerta è pari a 1,8 miliardi di euro per l’acquisto da parte di KKR Infrastructure del 37,5% di FiberCop sulla base di un enterprise value di circa 7,7 miliardi di euro (equity value 4,7 miliardi di euro), mentre Fastweb avrebbe il 4,5% del capitale di FiberCop a fronte del conferimento del 20% attualmente detenuto in Flash Fiber. L’obiettivo è trasferire in FiberCop l’infrastruttura passiva di Tim, quella che va dal cabinet alle abitazioni per gestire meglio il passaggio dal rame alla fibra.
Ma perché, allora, per gli analisti di Hsbc l’intervento dell’esecutivo “rende più incerto” la nascita di FiberCop?“La struttura delle trattative attuali di FiberCop è più a rischio”, scrivono gli analisti nel report, “perché”, ieri, “durante la conference call sui risultati del secondo trimestre 2020, l’amministratore delegato di TIM, Luigi Gubitosi, ha dichiarato che il Gruppo si atterrà alla sua decisione di vendere una quota di minoranza nella rete dell’ultimo miglio, ma ha anche ammesso che i colloqui con Open Fiber comporterebbero l’intera rete fissa, lasciando effettivamente la porta aperta per una revisione significativa dei termini del potenziale coinvolgimento di KKR”.

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La società dei diritti esiste ancora?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

La seconda metà dello scorso secolo ha maturato in Italia un tempo pieno di tensioni ma anche provvido di successi sul piano dei diritti dei lavoratori e sull’evoluzione dei costumi. Un po’ meno, purtroppo, sul piano culturale e politico. I primi scricchiolii furono avvertiti da politici del taglio di Fanfani, Moro, Berlinguer quando posero in rilievo la questione morale e il rischio della degenerazione della corruzione e del malaffare a partire dagli appartenenti ai partiti, all’associazionismo e al mondo degli affari. Vi concorse, probabilmente, la congiuntura internazionale che intese allentare le maglie dei controlli e delle censure dovendo reggere da una parte e dall’altra l’urto dei due blocchi contrapposti: Urss e capitalismo occidentale. Il dopo è storia dei nostri giorni. I governi che da allora si sono succeduti non hanno saputo porre mano alla creazione di un sistema di contenimento del rilassamento dei costumi preferendo gestire l’esistente e concorrendo persino ad aggravare la stagione dei corrotti, corruttori e corrompibili dando loro l’impressione di essere immuni ai rigori della legge e di avere l’opportunità di prendersi beffa dell’opinione pubblica rallentando i suoi rigori morali. Così accade che se colti sul fatto ci sarebbe stata sempre la salvifica prescrizione favorita dalla cronica lentezza dell’iter giudiziario scremato su tre livelli di pareri. Così stanno cadendo uno dopo l’altro i valori della coesione sociale, di una società egualitaria, del rispetto per la legalità, della tutela dei ceti più deboli e dei comportamenti virtuosi. A questo punto non si può governare un paese perché mancano le certezze sul piano delle garanzie individuali e collettive e le stesse istituzioni hanno perso il rispetto che ad esse è dovuto per l’incapacità di chi le gestisce di farsene un garante in obiettività e fermezza e, soprattutto, nel tenersi al di sopra degli interessi di parte. E qui non è in gioco solo la stagione dei diritti ma la stessa democrazia. (Riccardo Alfonso)

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È tempo di società tra professionisti anche per i medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Sono sempre di più le richieste per registrare queste forme di esercizio della libera professione pura, che godono di benefici economici (credito a fondo perduto in emergenza Covid, iperammortamento). Ora le risposte delle Regioni vanno nel senso di semplificare la vita a chi guarda avanti. È il caso di una circolare della Direzione regionale salute del Lazio fortemente voluta dall’Ordine dei medici di Roma, che apre a Stp non solo mono-professionali, composte da più tipologie di specialisti medici, ma anche multi-professionali, formate cioè da più professionisti sanitari, medici ed infermieri o dentisti ed igienisti dentali. Il documento in particolare “accorda” la società tra professionisti, frutto di una legge nazionale del 2011, con la legge laziale 4 del 2003 sulle autorizzazioni, un testo che impone un iter autorizzativo articolato agli ambulatori dove si pratichino prestazioni invasive o implicanti rischi per la salute dei pazienti e diagnosi complesse.Secondo la legge 183/2011 le Società tra professionisti esercitano unicamente attività tutelate da ordini e collegi. Possono prendere forma di Srl, o di Spa, di società di capitali, ma devono riservare a soci professionisti iscritti all’Ordine la maggioranza dei due terzi, e la stessa percentuale (>66,6%) va riservata alle quote dei soci professionisti. Devono poi stipulare un’assicurazione Rc per i danni causati dai soci ai pazienti, escludere i radiati dall’Albo, i condannati in via definitiva a pene maggiori di 2 anni. Il socio, al quale è vietato possedere quote di più di una società, può avvalersi di ausiliari, anche non iscritti ad ordine, e in caso di necessità di sostituti, comunicando per iscritto al paziente i nominativi di questi ultimi. Incrociando la 183 con la sua legge 4/03, il Lazio stabilisce che la società monodisciplinare è assimilata allo studio medico associato (la forma associativa più semplice), mentre la pluridisciplinare si differenzia tra “poli-studi” e “ambulatori” (i secondi devono chiedere autorizzazione all’esercizio). Vanno autorizzate in via preventiva le strutture in cui si eserciti attività invasiva ai sensi della legge 4 comma 1 (luoghi di ricovero, centri riabilitativi etc) e gli ambulatori dove si eserciti attività invasiva o le società di assistenza a domicilio. Non vanno invece autorizzate Stp non attrezzate per attività non invasiva: ad esempio, al dentista basta comunicare all’Asl l’inizio dell’attività. Per le società multidisciplinari, oltre i 4 componenti, la circolare però prefigura un’attività ambulatoriale complessa, da autorizzare. «Il dispositivo va verso la semplificazione di cui avevamo bisogno», dice Antonio Magi presidente Omceo Roma, che conferma «un leggero ma deciso incremento delle Stp, trainate dagli Odontoiatri, ma sempre più gradite anche ai medici che le chiedono perché semplici da attuare. Il professionista può costituire una società anche in forma singola, iscriverla all’Ordine, pagare la quota, e conciliare i vantaggi offerti dal legislatore alla persona giuridica con la necessità di erogare al paziente prestazioni sicure, sotto l’ombrello della deontologia. Il Lazio fa un ulteriore passo avanti, consentendo al professionista di lavorare insieme a un socio infermiere, psicologo etc. La libera professione medica ed odontoiatrica si apre alla multidisciplinarità e alla sfida della complessità, di fronte allo scenario di poli-patologia che ci prospetta un paese sempre più “anziano”».Ci sono ancora aspetti da valutare, come il tetto di 4 soci nelle società multidisciplinari oltre cui scatta la procedura autorizzativa dell’ambulatorio, mentre per le società monodisciplinari non vige limite numerico ai soci. «L’obiettivo era semplificare la vita ai nostri iscritti – dice Magi – e capire se parte della semplificazione si può trasportare nelle convenzioni dove stiamo lavorando con la Regione su fronti importanti, tipo la possibilità che medici specialisti Asl visitino nello studio del medico di famiglia attivando l’interdisciplinarità prevista dalla legge o psicologi con contratto da specialista ambulatoriale operino coordinati con i medici su alcuni pazienti. Interlocuzioni di successo come questa ci consentono di aprirci al futuro senza pensare per forza di dover cambiare le leggi che ci ingessano; basta una politica attenta alla semplificazione e molte barriere possono cadere». (By Mauro Miserendino, fonte: Doctor33)

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La famiglia nella società post-familiare

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Il Rapporto Cisf 2020 mette a tema la società post-familiare, in cui le famiglie si frammentano, scomponendosi e ricomponendosi per dare spazio a un individuo teso a sperimentare tutte le libertà dei “possibili altrimenti” e a creare sempre nuove relazioni, favorite dalle nuove tecnologie comunicative. La recente pandemia del Covid-19 ha accelerato l’alfabetizzazione delle famiglie italiane al nuovo mondo digitale, che presenta molte opportunità ma anche tanti rischi.
Siamo in pieno family warming, un vero e proprio surriscaldamento delle relazioni familiari che rischia di portare a una evaporazione della famiglia, in un mondo proiettato verso il cosiddetto post-umano. Le famiglie stesse, del resto, di fronte alle difficoltà, si sono ritirate nel privato e hanno perduto il senso della trasmissione generazionale, mentre la società le ha abbandonate a loro stesse, in preda al mercato e alle mode che l’accompagnano.
L’alternativa sta nel promuovere una famiglia relazionale, nella quale le relazioni fra uomini e donne, così come fra generazioni, sono caratterizzate da fiducia, cooperazione e reciprocità come progetto riflessivo di vita. Del resto proprio la pandemia ha confermato che la famiglia è ancora un soggetto economico e sociale cruciale per l’intera società, facendoci toccare con mano che le relazioni – in famiglia come altrove – contano più del denaro. Solo una ripresa della solidarietà familiare e del capitale sociale comunitario potrà favorire un modello di autentico sviluppo sociale del Paese.Centro Internazionale Studi Famiglia, La famiglia nella società post-familiare. Nuovo Rapporto CISF 2020, Edizioni San Paolo 2020, pp. 432, euro 35,00

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Arrivo in Italia di una nuova società di asset management

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Ofi Asset Management, società di gestione risparmio francese leader negli investimenti sostenibili, entra sul mercato italiano per crescere in Europa puntando sui segmenti wholesale & advisory. L’asset manager francese, che gestisce masse per 72 miliardi di euro, arriva nel nostro Paese dopo il grande successo ottenuto in Francia sia sul fronte istituzionale che in quello retail.Da anni infatti i fondi di Ofi Asset Management che coprono le principali asset class e aree geografiche, sono apprezzati dagli investitori, soprattutto per l’approfondito approccio SRI che la società francese ha sviluppato in più di 20 anni di esperienza negli investimenti responsabili. Oltre il 75% dell’AuM di Ofi AM è oggi gestito secondo criteri SRI, e da tre anni la società ottiene dal PRI – Principles for Responsible Investments – il rating massimo (A+).Tra le soluzioni di investimento che la società propone ai canali wholesale & advisory spiccano quattro strategie:
OFI RS Equity Climate Change, fondo azionario che investe nelle aziende europee maggiormente coinvolte nelle tematiche ambientali e promuove le imprese che adottano un approccio attivo nella transizione energetica ed ecologica;
OFI Fund RS European Equity Positive Economy, anch’esso azionario e focalizzato sull’Europa, si concentra sulle aziende impegnate nella protezione dell’ambiente e delle persone, sulla base della loro esposizione all’economia positiva e del loro contributo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU;OFI Financial Investment – RS European Convertible Bond, che investe in obbligazioni convertibili europee selezionando aziende con un forte potenziale di crescita e integrando un’analisi extra-finanziaria per valutare la performance ESG; OFI Financial Investment – Precious Metals, fondo UCITS V che offre un’esposizione a un paniere di real assets replicando l’indice “Precious Metals Strategy Basket” sviluppato dal team di gestione, composto di contratti forward sui metalli preziosi e sui tassi di interesse.

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Le società estero-vestite e gli “investimenti fantasma”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Gli investimenti diretti esteri (FDI l’acronimo in inglese) possono avere un ruolo molto importante per lo sviluppo economico, per l’aumento della produttività e dell’occupazione e per l’integrazione internazionale. Perciò, tutti i Paesi sono interessati ad attrarli. Vari centri studi, tra cui quelli dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e del Fondo monetario internazionale, ritengono che ammontino a oltre 40.000 miliardi di dollari. Però, di questi, almeno 15.000 miliardi, pari a quasi il 40% del totale, sarebbero “investimenti fantasma”, registrati in alcuni Paesi noti come dei paradisi fiscali, allo scopo, soprattutto, di evitare di pagare le tasse o per pagarne il meno possibile.
La situazione, anche in questo campo, invece di essere stata sottoposta a controlli e a restrizioni, è peggiorata dopo la Grande Crisi del 2008, quando la percentuale era del 30%.Altri studi, tra cui uno dell’università olandese di Amsterdam, confermano che, oltre ai citati investimenti diretti esteri, anche il 40% dei profitti delle stesse multinazionali finisce nei paradisi fiscali. Ciò avviene nonostante che dal 1985 al 2018 il “global corporate tax rate”, la media mondiale della tassazione sui profitti delle imprese, sia scesa dal 49 al 24%. Nel 2015 il profitto globale delle multinazionali, cioè quel profitto realizzato nei Paesi dove hanno le loro attività produttive tranne quello dove la “compagnia madre” è registrata, è stato di 1.700 miliardi di dollari. Si calcola che di questi il 36%, circa 600 miliardi, sia stato “dirottato” nei paradisi fiscali.Si possono definire “investimenti fantasma” perché sono trasferimenti, oltre i vari confini, fatti da imprese che fanno parte dello stesso gruppo internazionale, passando attraverso dei “contenitori” vuoti localizzati nei paradisi fiscali. Questi contenitori sono dei “veicoli” che non sono coinvolti in alcuna attività reale. Servono soltanto per i giochi fiscali.E’ sorprendente che la metà degli “investimenti fantasma” transiti in due Paesi dell’Unione europea, Olanda e Lussemburgo, ben noti paradisi fiscali! Cosa sicuramente scandalosa e inaccettabile, ancora di più adesso che l’Europa si trova in grave emergenza economica per gli effetti della pandemia Covid-19. Se a loro si aggiungessero Hong Kong, le Virgin Islands britanniche, Bermuda, Singapore, le isole Cayman, la Svizzera, l’Irlanda e Mauritius, questo gruppo di dieci Paesi sarebbe responsabile per l’85% degli “investimenti fantasma”.Nel piccolo Lussemburgo, per esempio, arrivano investimenti esteri pari a 4.000 miliardi di dollari, tanto quanti gli Stati Uniti e più di quelli della Cina. Naturalmente per attrarre così tanti investimenti “virtuali” i paradisi fiscali e i centri off-shore offrono un livello di tassazione molto basso, molto più basso dei Paesi dove sono realizzate le attività reali. Offrono, inoltre, una serie di altri “servizi”, quali l’anonimato, la scarsa trasparenza e un sistema giuridico a dir poco compiacente. Offerte molto apprezzate da chi vuole evadere o eludere la tassazione ed evitare controlli più stringenti sulle proprie attività.Negli anni ottanta l’Irlanda aveva una tassa sui redditi d’impresa del 50%. Oggi è del 12,5%. La legge irlandese si presta anche a “soluzioni fiscali creative”. Si pensi all’operazione chiamata “doppia birra irlandese con un panino olandese”, che prevede il trasferimento dei profitti di multinazionali registrate in Irlanda e in Olanda verso le isole Cayman. In questo modo sembra che le corporation in questione arrivino addirittura a pagare zero tasse, o quasi. Inoltre, in Irlanda il rapporto profitto/salari è pari all’800%, poiché le imprese straniere registrate nel Paese possono dire di avere dei profitti altissimi in rapporto ai pochi lavoratori dipendenti in loco. Si noti che in Gran Bretagna, per esempio, tale rapporto è del 26%, che di per sé è già alto. Spesso economisti e analisti male informati o “interessati” portano l’Irlanda, per la sua bassa tassazione e la sua crescita del Pil, come esempio di gestione virtuosa. Ma dimenticano di dire che gli alti ricavi derivano soprattutto dagli investimenti esteri che arrivano nel Paese proprio per la bassa tassazione. E’ stato calcolato che, se tutti i Paesi del mondo applicassero la stessa tassa sui redditi delle imprese, le “fughe” verso i paradisi fiscali quasi scomparirebbero. Ciò produrrebbe un aumento delle entrate fiscali del 15% nei Paesi dell’Unione europea e del 10% negli Usa e una loro diminuzione del 60% nei paradisi fiscali. Queste problematiche sono emerse prepotentemente anche in Italia in seguito alla richiesta di credito avanzata al governo dalla Fiat per ben 6,3 miliardi di euro. FCA, com’è noto, opera in Italia ma ha la sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna. In Europa la concorrenza relativa alla tassazione dei profitti delle multinazionali ha assunto aspetti intollerabili. Si pensi soltanto che ben 6 Paesi, Irlanda, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Malta e Cipro, che hanno fatto parte del gruppo originario dell’Unione prima della sua estensione all’Est Europa, sono considerati paradisi fiscali! Una seria riforma fiscale a livello europeo, che valga per tutti i 27 Paesi dell’Unione, non è più rinviabile. E’ necessaria, urgente e decisiva per l’effettiva realizzazione dell’Europa unita e federale.

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Rapporto “Scuole aperte, Società protetta”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Anche la Città metropolitana di Torino con i tecnici della Direzione Edilizia scolastica ha partecipato attivamente al gruppo di lavoro coordinato dal Politecnico di Torino dedicato all’approfondimento tematico, in vista della Fase2, sul mondo della scuola che ha prodotto il rapporto “Scuole aperte, Società protetta”.”Un rapporto molto complesso che riguarda una realtà fondamentale per la ripresa quale è quella del mondo della scuola – commentano i consiglieri metropolitani delegati ai lavori pubblici Fabio Bianco e all’istruzione Barbara Azzarà – coinvolgendo famiglie, alunni, docenti, personale scolastico e tecnico, quindi un target in Piemonte di centinaia di migliaia di persone. I nostri tecnici hanno collaborato alla stesura del rapporto in considerazione della nostra responsabilità su centinaia di edifici scolastici degli istituti superiori di secondo grado nel territorio metropolitano”.Il rapporto affronta sotto il profilo tecnico e scientifico i grandi temi della prevenzione del rischio di trasmissione del contagio da #covid19 , prevede mappe e layout delle aule degli istituti superiori con 15 o 30 studenti, esempio collegati a buone pratiche e tutti gli interventi utili a programmare il ritorno sui banchi della popolazione scolastica in sicurezza.

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“Scuole aperte, Società protetta”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Torino. Il gruppo di lavoro coordinato dal Politecnico di Torino che sta aggiornando i primi risultati del progetto “Imprese aperte, lavoratori protetti” con nuovi approfondimenti tematici per aree di applicazione delle modalità proposte per le riaperture delle attività nella Fase 2, ha pubblicato il Rapporto “Scuole aperte, Società protetta”.La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono infatti altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa del Paese. Il sistema educativo risponde a problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori, ma soprattutto ai diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso alle risorse per il pieno sviluppo delle proprie capacità. Esigenze e diritti che sono stati, forse inevitabilmente, compressi in queste settimane con conseguenze negative che hanno allargato le disuguaglianze sociali tra bambini. La letteratura internazionale è unanime nel sottolineare l’importanza per tutti i bambini, ma soprattutto per i più svantaggiati economicamente e socialmente, o con qualche disabilità, di esperienze educative extra familiari precoci.Il rapporto prende dunque in considerazione queste dimensioni, oltre ad affrontare sotto il profilo tecnico-scientifico la prevenzione e mitigazione del rischio di trasmissione del contagio da SARS-CoV-2 nell’ambito del sistema scolastico dall’obbligo ma anche nel sistema educativo per la fascia 0-6 anni, che ormai fa parte a pieno titolo del sistema istruzione anche a livello normativo. Il rapporto al link: http://www.impreseaperte.polito.it/i_rapporti/scuole_aperte_societa_protetta. (by Elena Foglia Franke)

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BrandOn Group ha chiuso il 2019 con un fatturato di 21 milioni di euro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

BrandOn, la società digitale che vende sulle principali piattaforme di e-commerce internazionali i prodotti e i brand di gruppi italiani ed europei, si prepara a chiudere il migliore esercizio di sempre, con un fatturato di 21 milioni di euro, in crescita del 130%, e un EBITDA quadruplicato rispetto al 2018, a circa un milione di euro, con un EBIT che supera i 300 mila e un net profit per la prima volta positivo.Il forte incremento dei ricavi è legato all’acquisizione di nuovi clienti e all’enorme aumento degli articoli in catalogo: le referenze offerte da BrandOn sono oggi oltre 800 mila rispetto alle 370 mila del 2018, per un totale di 1,2 milioni di prodotti venduti nel 2019, su oltre 50 piattaforme di e-commerce, in 35 Paesi, sia nell’Ue che nell’Europa dell’Est, oltre che in Medio Oriente. La gestione di questo esponenziale incremento dei clienti e dei prodotti venduti, su marketplace molto diversi tra loro e in così tanti Paesi, è garantita dalle piattaforme tecnologiche proprietarie di BrandOn, che automatizzano il processo di vendita e creano un collegamento diretto e in tempo reale tra i magazzini dei brand clienti e le piattaforme di e-commerce.La crescita della redditività è imputabile al processo di efficientamento avviato nel 2019, che ha portato alla razionalizzazione dei costi e a un’ottimizzazione dei processi interni.
Nel 2019 BrandOn consolida anche la sua vocazione di partner a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese: i Paesi esteri sono infatti il principale mercato di BrandOn (70% del fatturato complessivo) e sono soprattutto italiane (58% del totale) le aziende che si rivolgono alla scale up digitale per vendere i loro prodotti online in Italia e in Europa. Nel 2019, in particolare, le attività all’estero di BrandOn si sono sviluppate in Europa, con l’ingresso nel marketplace di Amazon Olanda e di diversi altri operatori in Russia e altri Paesi dell’Est, oltre che in Medio Oriente, con Amazon UAE.Sono sempre di più i nuovi brand e le aziende, anche della distribuzione tradizionale, che nel 2019 hanno scelto di affidare a BrandOn la gestione delle vendite online sulle principali piattaforme di e-commerce e i principali marketplace, oltre che sui siti di flash sales, con beauty, sport, fashion e home & living che si confermano i settori di riferimento. Tra gli altri, Under Armour, Speedo, Jack Wolfskin, Legea, Dunlop, e Piazza Italia, con accordi pluriennali in esclusiva su più canali e in più Paesi.
Nel corso del 2019 BrandOn ha anche rafforzato il team, con l’assunzione di sette nuove risorse, selezionate per ricoprire incarichi soprattutto nei team del Commerciale e nell’IT, che hanno portato a 29 il numero di dipendenti della scale up.“Il 2019 è un anno tutto in positivo per BrandOn: aumentano il fatturato, la redditività, i clienti, le piattaforme e i Paesi in cui siamo presenti. Un anno in cui il fatturato è cresciuto del 130% e in cui è triplicata la redditività”, ha commentato Ilaria Tiezzi, CEO di BrandOn Group. “Sono sempre di più i marchi e le grandi aziende che si rivolgono a noi per affidarci la gestione delle loro vendite online sui marketplace, perché abbiamo una proposta unica di servizi di brand protection, gestione della logistica, analisi dei dati e reportistica, che in meno di tre settimane ci permette di vendere i loro prodotti online in tutta Europa, gestendo la complessità di tutte le fasi della vendita e post-vendita. E il tutto avviene senza dover sostenere gli investimenti richiesti dalla creazione di un team, dallo sviluppo di piattaforme tecnologiche e di una supply chain dedicata alle vendite online e, in particolare, su marketplace”. In un contesto di mercato in cui il 99% delle imprese europee sono aziende con fatturati entro i 50 milioni di Euro, di cui solo il 15% di queste vende i suoi prodotti online e appena il 7,5% a livello internazionale, BrandOn ha ancora enormi margini di crescita nei prossimi anni.A fine 2018, dopo un round da 3 milioni di Euro e l’ingresso di Ilaria Tiezzi come CEO, con la founder Paola Marzario diventata Presidente dell’azienda, BrandOn aveva annunciato un obiettivo di crescita del fatturato a 50 mln di Euro entro il 2021, da raggiungere anche attraverso operazioni di M&A. Meno di un anno dopo la società supererà i 20 milioni di Euro di fatturato, e solo attraverso la crescita organica.

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Gli invisibili della nostra società

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

Roma martedì 3 marzo 2020, alle 14.30, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) incontro “Censimento degli invisibili”, nell’ambito delle attività di Responsabilità sociale dello stesso ateneo.Sarà un viaggio alla ricerca degli invisibili nel mondo di oggi, attraverso riflessioni e letture di poesie. Interverranno Cesare Davide Cavoni, curatore della trasmissione di TV2000 “Buone notizie” e autore del libro “Censimento degli invisibili”, e il giornalista Carlo Climati.Gli incontri di Responsabilità sociale fanno parte delle attività di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma. Il progetto educativo di questo ateneo punta a sviluppare tutte le sfaccettature della persona, le sue facoltà, le sue abilità e competenze, in modo armonico e completo. Si cerca di favorire l’inserimento dei giovani nella società, offendo strumenti che possano aiutarli a scoprire il senso più profondo della vita.
Sono tanti gli invisibili della società contemporanea: i migranti che muoiono in mare cercando una speranza, i disabili che affrontano ogni giorno una vita piena di ostacoli, le nuove schiave della prostituzione e della tratta, gli anziani soli, le persone malate, le vittime della droga e delle nuove forme di dipendenza. Queste persone esistono. Ma a volte sembriamo non accorgercene, perché vivono in eterne periferie dell’anima e dello spazio, ai margini della storia. Ce ne ricordiamo soltanto attraverso statistiche e numeri.

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