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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘società’

Haleon diventa una società indipendente, completando la propria separazione da GSK

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

Le contrattazioni sono iniziate oggi alla Borsa di Londra con Brian McNamara, CEO di Haleon, che ha condotto la cerimonia di apertura del mercato, e seguiranno alla Borsa di New York (NYSE) con un evento analogo.A fronte di un’attenzione sempre crescente per la salute e il benessere delle persone, del progressivo invecchiamento della popolazione mondiale, dell’emergere di una classe media nelle economie in forte crescita, della crescente importanza del Selfcare derivante da una maggiore pressione sui sistemi sanitari pubblici e dei numerosi bisogni non soddisfatti delle persone, Haleon nasce in un momento in cui il mercato del Consumer Healthcare è destinato a espandersi (si stima un tasso del 3-4% all’anno nel medio termine). L’azienda prevede una crescita organica annua a medio termine dei ricavi del 4-6%. In Italia, Haleon è presente con la sede commerciale di Baranzate e con lo stabilimento di Aprilia (LT) che impiega 650 persone e vanta una capacità produttiva annuale di oltre 100 milioni di confezioni di prodotti. Fondato nel 1958, è specializzato nella produzione e confezionamento sia di prodotti da banco per la gestione del dolore, sia di integratori alimentari in forme solide e semi solide: compresse (sia semplici che rivestite), capsule e granuli, gel. Il confezionamento è in blister, flaconi, tubi e bustine.

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“L’umanità nel Metaverso: come coniugare tecnologia e società”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

Milabno. Anche quest’anno Pictet Asset Management rinnova la sua partecipazione, in qualità di Main Partner, alla 12° edizione del Salone del Risparmio con la conferenza: “L’umanità nel Metaverso: come coniugare tecnologia e società”, in programma per martedì 10 maggio 2022, ore 15:45, in Sala Silver presso il MiCo di Milano. L’incontro sarà l’occasione per dibattere su come l’evoluzione digitale stia impattando sul sociale e sul delicato equilibrio tra l’essere umano e la tecnologia, soffermandosi in particolare sullo sviluppo del Metaverso e sulle nuove opportunità di investimento che ne possono derivare. Tra gli ospiti di eccezione: Luciano Floridi, docente di filosofia ed etica dell’informazione all’Oxford Internet Institute della Oxford University, Luca Colombo, country director di Meta Italia, Anjali Bastianpillai, senior client portfolio manager di Pictet Asset Management, Federico Buffa, giornalista e story-teller. Paolo Paschetta, Country Head per l’Italia di Pictet AM, farà gli onori di casa, introducendo e moderando gli ospiti.In questa edizione del Salone, dal titolo “Umano, Responsabile e Digitale”, non ci si poteva non interrogare su come il progresso tecnologico stia trasformando la quotidianità delle persone e, in particolare, le loro interazioni sociali. Un processo destinato a rivoluzionare anche i modelli di business aziendali e, di conseguenza, il mondo degli investimenti. Le società all’avanguardia, pronte a cavalcare l’ondata di innovazione legata al Metaverso e capaci di contribuire allo sviluppo di queste nuove tecnologie, presentano infatti un elevato potenziale di crescita e saranno in grado di creare valore per gli investitori nel lungo termine. Questo ed altro verrà approfondito durante il dibattito tra gli esperti in sala. Paolo Paschetta, Country Head per l’Italia di Pictet AM, ha commentato: “Il Salone del Risparmio è da sempre un’occasione unica per tutta l’industria del risparmio gestito, alimenta il confronto tra gli operatori e la condivisione delle rispettive visioni sulle prospettive per gli anni a venire. La nostra scelta di guardare al Metaverso è figlia della forte attenzione per l’innovazione che da sempre contraddistingue il nostro approccio agli investimenti. Nell’analisi della nuova frontiera del mondo digitale, approfondiremo le trasformazioni che queste tecnologie produrranno nelle nostre vite quotidiane e le conseguenti implicazioni per i mercati finanziari. Per chi avrà il coraggio di abbracciare l’innovazione, le opportunità non mancheranno, senza tuttavia sottovalutare i rischi”. La conferenza è accreditata per 1 ora ai fini del mantenimento delle Certificazioni ESG, EIP, EFA ed EFP.

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La qualità delle società continuerà a premiare nel lungo periodo

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2022

A cura di Gabriella Berglund, Branch Manager di Comgest Italia. Comgest gestisce fondi azionari da oltre 30 anni su tutte le zone geografiche con un unico stile quality growth. Il nostro stile di gestione tende a preferire società con attività solide, trasparenti e con una crescita solitamente a due cifre e sostenibile nel tempo. Per questo preferiamo settori come quello tecnologico, l’healthcare e il settore del consumo. Siamo invece tendenzialmene assenti in settori come le materie prime, il settore finanziario in particolare quello bancario e in settori ciclici in generale. Queste aree non ci danno la visibilità nel lungo periodo che noi richiediamo, aumentano la volatilità e il rischio dei portafogli, sono troppo legate a dinamiche macroeconomiche e non alle aspettative delle singole società. Preferiamo invece focalizzarci su società che in generale hanno un elevato livello ESG e che sono poco influenzate da cicli economici. Per tale ragione la nostra esposizione a società con alto livello di carbonio e fossili é praticamente assente. Il 96% dei nostri fondi sono tra l’altro sotto la classificazione dell’articolo 8, secondo la regolamentazione SFDR. Tuttavia, l’assenza di esposizione a questi settori che ha premiato nel passato sulle performance di lungo periodo, può avere ed ha avuto effetti negativi sulle performance del breve. Se da una parte le ottime performance post Covid ci hanno permesso di raggiungere il livello massimo di AUM di 40 miliardi di euro, durante la fine del 2021 la rotazione settoriale a favore di titoli ciclici, in particolare legati a materie prime e petrolio e, inizialmente, anche di quelli bancari, ha avuto un impatto negativo in termini relativi sulle nostre performance.

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Rassegna Tra diritto e società. La questione penitenziaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

Parma martedì 15 marzo la seconda edizione della rassegna Tra diritto e società. La questione penitenziaria, un ciclo di seminari interdisciplinari promossi dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e internazionali dell’Università di Parma dedicati alle tematiche carcerarie.I sei incontri sono ideati e organizzati da Fabio Cassibba e Chiara Scivoletto, docenti, rispettivamente, di Diritto penitenziario e di Criminologia in Ateneo, e si rivolgono in primis alle studentesse e agli studenti iscritti ai corsi di laurea del Dipartimento. Il primo appuntamento è fissato per martedì 15 marzo alle 15 su Teams (urly.it/3hz98) e tratterà della Giustizia riparativa. Da utopia a programma. I relatori saranno Marco Bouchard, Presidente di Rete Dafne Italia, Giovanni Ghibaudi, Presidente del Comitato nazionale dei mediatori esperti in giustizia riparativa e Isabella Mastropasqua, Dirigente del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia. Il secondo seminario, in programma giovedì 31 marzo alle 15 e intitolato Le infinite riforme. Il carcere e la città, vedrà la partecipazione di Stefano Anastasia, della Conferenza dei Garanti per le persone private della libertà personale, Giuseppe Mosconi dell’Università di Padova e Giacinto Siciliano, Direttore della Casa Circondariale di San Vittore di Milano. Si proseguirà mercoledì 13 aprile alle 15 per trattare di “Carcere duro” e diritti fondamentali del detenuto. Dialogheranno sul tema Pasquale Bronzo, di Sapienza Università di Roma, Veronica Manca, avvocata del coordinamento di «Diritto di difesa» e Gabriele Terranova, Presidente della Camera penale di Prato. Il quarto appuntamento, previsto per martedì 26 aprile alle 15, sarà dedicato a La sicurezza e l’uso legittimo della forza. Il tavolo dei relatori sarà composto da Pietro Buffa, Provveditore del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria della Lombardia, Cosima Buccoliero, Direttrice dell’Istituto penale minorile ‘C. Beccaria’ di Milano, Alessandro Maculan, dell’Università di Padova e Angelo Napolitano, Dirigente di Polizia penitenziaria presso la Casa Circondariale di Pavia. Il penultimo incontro è in programma mercoledì 4 maggio alle 15. Si parlerà di Sex offenders e “infami”: i bisognosi di protezione dentro e fuori dal carcere. Il tema verrà affrontato da diverse prospettive professionali: ne tratteranno Laura Cesaris, Università di Pavia e Garante dei detenuti della Provincia di Pavia, Monica Dotti e Paolo De Pascalis, del Centro LDV dell’Azienda USL di Modena, Fabio Gianfilippi, del Tribunale di Sorveglianza di Spoleto e Silvia Merli, presidente del ClPM Emilia di Piacenza. Il ciclo si chiuderà giovedì 12 maggio alle 13 con un appuntamento su Il diritto allo studio in carcere. Pensare il futuro. Quest’ultimo seminario si svolgerà in presenza presso il teatro degli Istituti penitenziari di Parma (via Burla) e vedrà la partecipazione di Franco Prina, Presidente della Conferenza Nazionale Universitaria dei Poli penitenziari (l’organismo della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane dedicato allo studio in carcere), che dialogherà con Vincenza Pellegrino, Delegata del Rettore ai rapporti con gli Istituti penitenziari di Parma e con Francesca Vianello ed Elton Kalika, dell’Università di Padova. Questo appuntamento richiede la prenotazione, secondo le indicazioni contenute nella locandina.Per l’importanza dei temi trattati e per la competenza dei relatori coinvolti tutti gli appuntamenti (in modalità webinar, su piattaforma Teams) saranno aperti alla partecipazione libera dei professionisti, degli operatori, degli studenti degli istituti scolastici superiori e della cittadinanza tutta.Il Coordinamento scientifico dell’iniziativa è curato da Fabio Cassibba e Chiara Scivoletto.La segreteria organizzativa è affidata a Virginia Oddi e Ettore Crippa. L’accesso è libero.

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Società con un fatturato che cresce di oltre il 20% per tre anni consecutivi

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2021

A novembre 2021, in Friuli Venezia Giulia, sono 188 le cosiddette imprese “scale-up” (definizione Eurostat-Ocse) e rappresentano l’1,4% del totale delle imprese considerate. Di queste, sono 37 quelle che potrebbero definirsi “top” scale-up, ossia che partono con un fatturato, nel primo anno preso in considerazione, di 500 mila euro, quindi con crescite maggiori in termini di valore (e altre ricadute positive sull’economia).Il dato emerge dalla nuova ricerca del Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, che ha analizzato i dati Infocamere sui fatturati disponibili relativi agli anni 2017-2020. L’analisi ha preso in considerazione quelle imprese attive, iscritte nei Registri Imprese Fvg entro l’anno 2017, che depositano i bilanci, ossia una platea di partenza di 13.785 imprese di diversa natura giuridica: società di capitali ma anche altre realtà come associazioni, aziende speciali, consorzi, cooperative sociali, enti pubblici economici, enti sociali, fondazioni, società consortili, cooperative. Per poter effettuare l’analisi sugli incrementi di fatturato nell’ultimo triennio sono state escluse quelle di più recente costituzione (dal 2018 in poi), per cui non sarebbero stati ancora disponibili tutti i dati. «Le scale-up prese in esame dal nostro nuovo studio – commenta il presidente camerale Giovanni Da Pozzo –, con la loro rapidissima crescita, apportano esternalità positive all’economia in termini di reddito, creazione di nuovi posti di lavoro, ma anche – fattore importante – in termini di introduzione di prodotti e servizi innovativi sul territorio, di attenzione alle richieste del mercato e anticipazione di tendenze.”

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Copernicus entra nel capitale delle società CPA e Work & Fashion

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2021

Copernicus, Asset Manager svizzero specializzato, tra le altre cose, in investimenti di Private Equity, ha perfezionato, attraverso il fondo dedicato Gaea, una importante operazione di investimento a valere su un gruppo integrato di aziende operanti nel settore moda Italia. Si tratta del gruppo di aziende facenti capo alla famiglia Zecchin, da sempre al fianco di eccellenze internazionali nella produzione di capi di abbigliamento di fascia alta e luxury, tra i quali, ad esempio, Ermenegildo Zegna. Il gruppo, oltre allo storico marchio Pence 1979, del qualeGaea ha rilevato il controllo, è rappresentato dalla CPA (Centro Produzione Abbigliamento) e dalla Work & Fashion, le cui attività produttive sono organizzate tra l’Italia e la Romania. Marco Boldrin, CEO di Copernicus, ha dichiarato che l’intenzione è quella di favorire il processo di sviluppo del Gruppo da una parte favorendo la brand extension di Pence 1979, e dall’altra valorizzando l’eccellenza produttiva di CPA e W&F, sia attraverso una maggiore penetrazione del mercato, sia ottimizzando i processi produttivi, anche rendendoli sempre più sostenibili e meno impattanti. Otello, Dora e Davide Zecchin si sono detti entusiasti di poter iniziare questo nuovo percorso con un gruppo finanziario come Copernicus, sia per il suo focus sulle eccellenze del Made in Italy, sia per l’orientamento ai processi di sviluppo, di crescita e di consolidamento. Copernicus è stata assistita da Kontainer SA per gli aspetti di business e da LCA, con un team coordinato dall’avv. Vittorio Turinetti di Priero, con Matteo Montironi e Gianmarco Corradi per gli aspetti legali e da Roberto Pellizzari per gli aspetti tax, mentre La famiglia Zecchin è stata supportata da Grant Thornton Financial Advisory Services, con un team composto da Sante Maiolica e Giovanni Menna, per tutti gli aspetti di M&A, e da NASaW Avvocati, con gli avvocati Domenico Mastrangelo e Cristiana Fani, per la parte legale.

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La società dei diritti è ancora presente?

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

La seconda metà dello scorso secolo ha maturato in Italia un tempo pieno di tensioni ma anche provvido di successi sul piano dei diritti dei lavoratori e sull’evoluzione dei costumi. Un po’ meno, purtroppo, sul piano culturale e politico. I primi scricchiolii furono avvertiti da politici del taglio di Fanfani, Moro, Berlinguer e dalla destra Almirante quando posero in rilievo la questione morale e il rischio della degenerazione della corruzione e del malaffare a partire dagli appartenenti ai partiti, all’associazionismo e al mondo degli affari. Vi concorse, probabilmente, la congiuntura internazionale che intese allentare le maglie dei controlli e delle censure dovendo reggere da una parte e dall’altra l’urto dei due blocchi contrapposti: Urss e capitalismo occidentale. Il dopo è storia dei nostri giorni. I governi che da allora si sono succeduti non hanno saputo porre mano alla creazione di un sistema di contenimento del rilassamento dei costumi preferendo gestire l’esistente e concorrendo persino ad aggravare la stagione dei corrotti, corruttori e corrompibili dando loro l’impressione di essere immuni ai rigori della legge e di avere l’opportunità di prendersi beffa dell’opinione pubblica rallentando i suoi rigori morali. Così accade che se colti sul fatto ci sarebbe stata sempre la salvifica prescrizione favorita dalla cronica lentezza dell’iter giudiziario scremato su tre livelli di pareri. Così stanno cadendo uno dopo l’altro i valori della coesione sociale, di una società egualitaria, del rispetto per la legalità, della tutela dei ceti più deboli e dei comportamenti virtuosi. A questo punto non si può governare un paese perché mancano le certezze sul piano delle garanzie individuali e collettive e le stesse istituzioni hanno perso il rispetto che ad esse è dovuto per l’incapacità di chi le gestisce di farsene un garante in obiettività e fermezza e, soprattutto, nel tenersi al di sopra degli interessi di parte. E qui non è in gioco solo la stagione dei diritti ma la stessa democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Il 2021 visto dall’universo delle piccole società globali

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

A cura di Scott Woods, Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments. Una delle gioie più grandi di investire nelle società più piccole è la possibilità di incrociare realtà interessanti di cui molti ignorano l’esistenza.Scopriamo costantemente nuovi concetti appassionanti, che analizziamo insieme ai nostri team regionali dedicati alle società di minori dimensioni, e ne abbiamo acquistate alcune nell’ultimo trimestre. JTOWER fornisce infrastrutture condivise di comunicazione mobile in Giappone alle varie reti mobili del paese. Dopo alcuni mesi di ricerca sulla società, abbiamo constatato con piacere che rispettava i nostri criteri di orientamento alla crescita di qualità nel lungo periodo. Una delle cose interessanti che abbiamo scoperto è che in Giappone non esistono aziende affermate di torri cellulari. Si tratta di aziende che si conformano bene alla nostra idea di vantaggio competitivo sostenibile grazie a barriere di ingresso relativamente elevate, un alto tasso di progresso tecnologico e relazioni integrate con la clientela. Queste sono le ragioni alla base delle nostre posizioni su Cellnex e INWIT in Europa. Ma in Giappone, sono gli operatori mobili che da sempre si occupano di costruire le loro torri per cercare di differenziarsi sul mercato in termini di copertura di rete mobile. Questo utilizzo del capitale non è particolarmente prudente e genera molte ridondanze.Con la diffusione del 5G, che richiede una maggiore densità di torri rispetto al 4G, il governo giapponese ha imposto una migliore efficienza nel segmento delle torri. L’attività tradizionale di JTOWER riguarda la fornitura di infrastrutture condivise per le comunicazioni mobili in grandi edifici, come le stazioni ferroviarie. Ma i grandi sviluppi settoriali in atto hanno spinto la società a cercare di potenziare la sua rete di torri, con il sostegno della società di telecomunicazioni NTT, che ha acquisito una partecipazione nel suo capitale azionario. I tempi non sono ancora maturi ma l’opportunità di creare una rete di torri principale in Giappone e di convertirla in un’elevata redditività del capitale nel tempo è estremamente interessante: calza a pennello con la nostra filosofia d’investimento.Un altro esempio è Simpson Manufacturing, che produce connettori strutturali usati nelle abitazioni con telaio in legno negli Stati Uniti. Abbiamo aperto questa posizione all’inizio del 2021 e, secondo noi, Simpson è una perla rara ancora in attesa di essere scoperta dal mercato: domina nel proprio segmento di nicchia – ha conquistato più del 70% della quota di mercato[1] – ma con una copertura analitica molto debole. I suoi prodotti sono decisivi per l’integrità strutturale di una casa e spesso sono approvati da agenzie di valutazione secondo il codice edilizio, il che rappresenta una rigorosa barriera all’ingresso.Altro elemento importante riguarda il costo di questi connettori: circa 1000 dollari USA, contro il costo medio complessivo della costruzione di un’abitazione, che si aggira sui 450.000 dollari. Un costruttore non ha un grande interesse a passare a qualcosa che potrebbe anche costare il 25% in meno ma che gli imporrebbe di modificare i progetti di costruzione pur continuando a garantire l’aderenza al codice edilizio, soprattutto se si parla di un elemento dal costo relativamente basso ma critico per l’integrità strutturale della casa in costruzione.Una combinazione di forte fedeltà al marchio (la società lavora a stretto contatto con architetti e ingegneri per assicurare che i suoi prodotti vengano specificamente integrati nei progetti di costruzione), focus progettuale e servizio al cliente ha consentito alla società di guadagnarsi una solida posizione competitiva in questa nicchia di mercato, che le è valsa un consistente potere di determinazione del prezzo. Una delle cose che cerco nelle aziende di elevata qualità è la capacità di aumentare i prezzi in contesti inflazionistici e di conservarli in tempi di deflazione: e questo è esattamente ciò che fa Simpson.In un portafoglio relativamente concentrato composto dalle idee migliori è inevitabile che alcune posizioni debbano essere vendute. A volte ciò avviene perché scorgiamo un deterioramento in termini di competitività della società, o per via della valutazione, o semplicemente perché la società è cresciuta oltre una soglia limite di 10 miliardi di dollari e ha raggiunto il suo target di prezzo. Nordson è un esempio di quest’ultimo caso. Abbiamo detenuto la società dal 2018. Nordson produce apparecchiature di erogazione di adesivi e, come Simpson, presentava una scarsa copertura analitica, dominava il suo segmento di nicchia e vantava una buona capacità di determinazione del prezzo. La società ha superato la soglia di 10 miliardi di dollari USA l’anno scorso e raggiunto il nostro target di prezzo nel 1° trimestre. A questo punto abbiamo deciso di vendere la posizione.Il 1° trimestre è stato un altro periodo frenetico in termini di accesso alle società. Il lavoro da casa ha fatto sì che molte più aziende proponessero riunioni, vista la semplicità e la convenienza di poterle tenere virtualmente senza la necessità di viaggiare. Ho presenziato a circa 50 meeting in varie aree geografiche e in vari settori, dai negozi finlandesi di cibo per animali ai raffinati marchi del vino. Uno degli incontri più interessanti è stato quella con il nuovo CEO di Ritchie Brothers Auctioneers, la grande società di vendita all’asta di attrezzature industriali di seconda mano nel mondo. Una sorta di Sotheby’s o Christie’s, solo con gli escavatori al posto dei quadri di Picasso. Da questa riunione ho appreso con interesse l’intenzione della società di migliorare il suo utilizzo dei dati. Chiaramente, dopo anni di attività di vendita di attrezzature industriali usate, la società ha creato un database impareggiabile, e ora sta cercando il modo di monetizzarlo.Nel 2° trimestre, non cambierà molto per noi. I mercati si sono un po’ agitati ultimamente, con l’ottimismo suscitato dalle riaperture e le aspettative di inflazione che hanno determinato rotazioni di stile e settoriali. Ma noi rimaniamo concentrati sul lungo periodo: deteniamo le 70-90 società con i vantaggi competitivi più consistenti e sostenibili che riusciamo a trovare.Il riferimento a specifiche azioni o obbligazioni non deve essere considerato una sollecitazione all’acquisto.

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“Giuseppe”, nel libro di Michele Comper una metafora ironica e spietata della società

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 Maggio 2021

Il tema del senso di colpa, nella letteratura contemporanea, è stato declinato secondo due schemi. L’uno, riconducibile a Dostoevskij: la colpa cerca il castigo. L’altro a Kafka: il castigo trova la colpa. Nel libro di Michele Comper, “Giuseppe” (la Rondine edizioni, pp. 192, € 14,90), invece, c’è la colpa senza più il castigo. Michele Comper (Rovereto, TN, 1967), giornalista, già collaboratore de “l’Adige”, lettore e rilettore di romanzi classici, dà alle stampe un geniale remake traslato d’un secolo, capovolto nella traiettoria e simmetrico nell’esito de “Il processo” di Franz Kafka. “Giuseppe” è un romanzo distopico, nel quale l’autore rappresenta la nostra società in un futuro assai prossimo, ma prevedibile sulla base delle tendenze odierne. Il protagonista, Giuseppe, è schiacciato dal senso di colpa per aver ucciso un uomo accidentalmente. Ma nella società della post-verità e del relativismo etico, non c’è posto per il rimorso. Vari personaggi, attratti dalla tragedia e incuranti del suo stato d’animo, lo rincorrono per offrirgli i loro servizi. C’è il testimone che può fornire una versione compiacente dei fatti, in cambio dell’esclusiva per le interviste su tivù e giornali, da cui spera di ottenere la necessaria visibilità per far decollare la sua (fino ad allora) modesta carriera artistica. C’è il giornalista a caccia di storie, che però devono essere “cucinate” a dovere perché siano appetitose e avvincenti per i suoi lettori. E poco importa se i fatti ne risultano stravolti. E c’è l’agente di spettacolo che vorrebbe fare di Giuseppe un fenomeno della rete con milioni di click e visualizzazioni. L’intera società è un grande circo mediatico. Persino i funerali della vittima si svolgono in diretta televisiva, con una scenografia studiata, la presentatrice sul palco e il regista dietro le quinte, per riprendere, tra uno spot pubblicitario e l’altro, lo spettacolo del dolore.Giuseppe, sempre più ossessionato dalla colpa, vaga alla ricerca di una punizione per alleviare la sua sofferenza. Ma non la ottiene dalla giustizia terrena, affidata ormai a un software che giudica sulla base di un algoritmo e quantifica la pena in termini pecuniari. Né tanto meno dalla giustizia divina. I sacerdoti sono sostituiti da una comunità ecclesiale, i cui componenti fuggono dinanzi alla responsabilità di assolvere o condannare il responsabile di un peccato così grave. Il processo della nietzschiana morte di Dio è giunto alla dissoluzione dell’autorità e della giustizia. Il protagonista, sempre più ossessionato dalla colpa, dopo aver trovato la forza di una visita sulla tomba della sua vittima, perderà la vita travolto da un’automobile. Il senso di colpa non si estinguerà con la sua morte ma si trasferirà al suo investitore. Come in un loop esistenziale dove la fine e l’inizio coincidono. Se l’alter ego di Kafka, l’innocente Joseph K., è stato vittima di una giustizia onnipotente, quella dell’epoca dei regimi totalitari, il colpevole Giuseppe lo è di una giustizia impotente, quella dell’epoca dell’individuo. Una metafora ironica e spietata della nostra società.

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“Tra diritto e società. La questione penitenziaria”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2021

Parma Mercoledì 24 marzo, con inizio alle 15, si terrà il primo incontro del ciclo “Tra diritto e società. La questione penitenziaria” organizzato in modalità online dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studi Politici e Internazionali dell’Università di Parma. Marcello Bortolato, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, e Monica Moschioni, referente dell’Osservatorio carcere della Camera penale del Foro di Parma, tratteranno il tema “La tutela dei diritti fondamentali del detenuto oltre i luoghi comuni e gli stereotipi”. I sei incontri del ciclo, ideato e organizzato dai docenti dell’Ateneo Fabio Cassibba e Chiara Scivoletto, sono strutturati come tavole rotonde e vedranno la partecipazione di docenti universitari di atenei italiani ed esteri, di avvocati, di magistrati, di operatori socio-sanitari del sistema penitenziario, oltre che dei Garanti per la tutela delle persone private della libertà di livello nazionale, regionale e comunale. Gli incontri si rivolgono principalmente alle studentesse e agli studenti iscritti ai Corsi di laurea del Dipartimento di Giurisprudenza ma, per l’importanza dei temi trattati e dei relatori coinvolti, saranno aperti, senza necessità di iscrizione, anche alla partecipazione degli studenti degli istituti scolastici superiori e della cittadinanza tutta.

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Impatto del tabagismo sulla società

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

80mila morti in Italia e 700mila in Europa ogni anno, ancora oggi sono questi i numeri che dimensionano l’impatto del tabagismo sulla società. Non ci sono più dubbi in merito all’incidenza del fumo sulla salute e alla correlazione con cancro, malattie cardiovascolari e altre gravi patologie. Ben nota anche la riduzione dei rischi causata dalla disassuefazione, che riduce del 20-25 volte la possibilità di incorrere in malattie. Tuttavia, abbandonare la sigaretta continua ad essere ancora oggi una sfida per molti tabagisti, un scoglio quasi impossibile da superare. Attualmente, uno dei temi più caldi al centro del dibattito scientifico è il concetto di “less risk”, basato sull’abbandono dell’approccio tradizionale “quit or die” a favore di nuovi metodi oggi disponibili, che consentono una gestione graduale del processo di cessazione, attraverso anche l’utilizzo dei così detti prodotti a rischio ridotto. Nella giornata di oggi è stato discusso questo tema durante l’evento digitale “La sigaretta elettronica come strumento di riduzione del rischio. Stato dell’arte della ricerca scientifica.”, che ha coinvolto numerosi esperti e figure istituzionali in un confronto che ha toccato diversi aspetti della questione. La sigaretta elettronica è capace di ridurre i danni legati al fumo del 90-95%, un dato che, secondo gli scienziati intervenuti, dovrebbe fareorientare, secondo criteri scientifici, le scelte delle organizzazioni della salute pubblica e portare al riconoscimento delle eCig come uno strumento fondamentale in materia di riduzione dei danni da tabacco.
“La ricerca scientifica ha prodotto oramai studi affidabili e di qualità sugli effetti del vaping sulla salute umana e due dati risultano chiari: il vaping rappresenta un’alternativa meno dannosa al tabacco combusto e la sigaretta elettronica e l’uso esclusivo delle eCig è utile per mantenere i fumatori lontani dall’utilizzo delle sigarette” ha dichiarato il Prof. Lamberto Manzoli, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara che ha aggiunto “La ricerca scientifica non deve mai arrestarsi su questo tema ma le autorità nazionali ed europee dovrebbero prendere in considerazione i dati disponibili ad oggi per considerare una legislazione che tenga conto delle caratteristiche peculiari di tale prodotto” Tra i relatori dell’evento, anche il Prof. Fabio Lugoboni Responsabile Medicina delle Dipendenze – Università di Verona, secondo cui “L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce il tabagismo una ‘dipendenza’ ecco perché smettere di fumare è spesso molto complicato. La sigaretta elettronica è al momento lo strumento più utilizzato per raggiungere tale obiettivo, tuttavia è necessario contestualizzarla/inserirla in un percorso più ampio nel quale il paziente ha bisogno di sostegno”.

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Helbiz diventerà la prima società di micro-mobilità quotata al NASDAQ in seguito alla fusione con GreenVision Acquisition Corp.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

2021 NEW YORK–(BUSINESS WIRE) Helbiz, Inc. (“Helbiz” o la “Società”), società di tecnologia che offre soluzioni per la micro-mobilità urbana e GreenVision Acquisition Corp. (Nasdaq: GRNV) (“GreenVision”), SPAC (special purpose acquisition company) quotata al Nasdaq, hanno annunciato oggi un accordo definitivo per un piano di fusione che porterà Helbiz alla quotazione.In seguito alla chiusura dell’operazione, attesa per il secondo trimestre del 2021, la nuova società manterrà la denominazione Helbiz Inc. e sarà quotata al Nasdaq con il nuovo simbolo “HLBZ.” L’operazione riflette un valore di capitale netto pro forma per la nuova società stimato in circa $408 milioni. La nuova società sarà gestita dall’attuale management di Helbiz, guidato dal Chief Executive Officer, Salvatore Palella.
Salvatore Palella, Fondatore e CEO di Helbiz, ha commentato: “Siamo molto felici di questa operazione che ci permetterà di sviluppare la nostra piattaforma di micro-mobilità e rafforzare la nostra leadership su scala globale. Riteniamo che l’accesso al capitale generato da questa operazione ci permetterà di passare allo step successivo nel percorso di crescita della nostra società, abbiamo sempre puntato sullo sviluppo tecnologico della nostra piattaforma e abbiamo già un piano per ampliare i servizi che si integrano perfettamente con il futuro della mobilità nei centri urbani. Con questa operazione ci impegniamo a realizzare il nostro obiettivo di rivoluzionare i trasporti, facendo della micro-mobilità la soluzione ideale per l’ultimo miglio.”David Fu, Amministratore delegato e CEO di GreenVision, ha affermato: “Il settore della micro-mobilità ha avuto una forte accelerazione, e si stima che il mercato complessivo del Nord America e dell’Europa raggiungerà entro il 2030[1] quota $450 miliardi. In quanto società leader, Helbiz si distingue come l’unica azienda in grado di offrire scooter, bici e monopattini elettrici tutti su una piattaforma estremamente intuitiva per l’utente e che fornisce una soluzione perfetta e senza interruzioni per l’ultimo miglio. Helbiz è dotata di un business model capital light collaudato che unisce hardware, software e servizi con relazioni forti con i clienti. Ecco perchè riteniamo che Helbiz continuerà ad ampliare la sua quota di mercato mentre il settore cresce. GreenVision e i nostri investitori sono molto felici di diventare partner di una squadra piena di talento come quella di Helbiz e di promuovere le loro idee.”
Alla chiusura della transazione proposta, e presumendo che non ci siano rimborsi da parte degli azionisti di GreenVision, Helbiz disporrà di circa $80 milioni in contanti, con un conseguente valore del patrimonio netto pro forma stimato di circa $408 milioni. I proventi cash raccolti nell’operazione verranno utilizzati per ripagare il debito, finanziare le operazioni, sostenere la crescita e per il raggiungimento degli altri obiettivi aziendali. I proventi saranno finanziati attraverso la combinazione di circa $57,5 milioni in contanti in trust di GreenVision e di un PIPE da $30 milioni in azioni ordinarie.Alla chiusura dell’operazione, la denominazione della nuova società sarà Helbiz Inc. e verrà quotata al Nasdaq sotto il nuovo simbolo, “HLBZ” I consigli di amministrazione di Helbiz e GreenVision hanno approvato all’unanimità l’operazione proposta, che dovrebbe essere completata nel secondo trimestre del 2021. Ulteriori informazioni sulla fusione saranno fornite in un Current Report sul modulo 8-K che conterrà una presentazione per l’investitore da depositare presso la Securities and Exchange Commission (“SEC”) e disponibile su http://www.sec.gov. Fabio Micali (abstract)

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Accordo di acquisizione della Società Nexive Srl da parte di Poste Italiane SpA

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2021

L’ACU-Associazione Consumatori Utenti, con la partecipazione e la collaborazione dei sindacati di base COBAS – Poste Lombardia e SLG-CUB Poste, ha presentato la denuncia alla Commissione Europea, sull’accordo di acquisizione della Società Nexive Srl da parte di Poste Italiane SpA. La denuncia sostiene che con l’operazione finanziaria che andrà a buon fine il prossimo 31 gennaio, Poste Italiane SpA raggiungerà una posizione monopolistica nel mercato, in netto contrasto con le norme Europee sulla concorrenza.L’Autorità nazionale Antitrust si trova immobilizzata ad agire e non può impedire che Poste acquisti il concorrente Nexive a causa dell’articolo 75 del Decreto Legge 14/08/2020 n.104.Un articolo che si applica perfettamente a questa situazione e permette di fatto a Poste Italiane di eliminare la concorrenza. Tale norma sostiene che, in determinate situazioni e contesti come le perdite di bilancio negli ultimi tre esercizi, sia possibile derogare dalle norme sulla concorrenza in quanto dovrebbe prevalere l’interesse economico generale.Poste italiane, grazie a questa legge, di fatto deve solo comunicare le misure idonee a prevenire il rischio di imposizioni di prezzi e condizioni contrattuali gravose per gli utenti, tenendo però conto delle sostenibilità complessiva dell’operazione. All’Autorità non resta che monitorare “con estrema attenzione l’ottemperanza da parte di Poste Italiane alle misure comportamentali prescritte e la possibile esistenza di comportamenti abusivi”.
Ma le cose non stanno proprio così. Già nel 1998, con l’acquisizione di SDA da parte di Poste italiane, era stata completamente azzerata la logistica dello smistamento e della consegna dei pacchi di Poste Italiane spostandola su SDA e causando una perdita di 6000 posti di lavoro.La società Nexive si occupa invece della logistica postale – la consegna delle lettere e delle raccomandate – e c’è quindi il grosso rischio che venga messa in atto una operazione speculativa che voglia replicare quanto accaduto 20 anni prima con i pacchi.Perché non bisogna dimenticare che il vero core business di Poste Italiane (che proprio del 1998 è diventata una SPA, privatizzata per il 34% nel 2015) non è rappresentato dai servizi di consegna di pacchi e lettere, ma dai servizi finanziari e assicurativi che vengono erogati attraverso una presenza capillare di 12.900 sportelli presenti su tutto il territorio nazionale.Tra la documentazione esibita alla Commissione Europea si cita la relazione della Corte dei Conti – determinazione del 15 dicembre 2020, n.124 – che mette in evidenza, tra l’altro, che i reclami ricevuti da Poste italiane nel 2019 per i servizi postali, universali e non universali, sono stati in totale 214.050, in aumento (+5.760) rispetto al 2018 (208.290).Quindi il servizio postale, che non è migliorato nel corso degli anni, con il monopolio rischia di peggiorare ulteriormente accentuando la già crescente e diffusa precarizzazione del lavoro che genera, necessariamente di conseguenza, il venir meno della qualità del servizio agli utenti.In conclusione i denuncianti ravvisano che questa operazione, oltre ad essere in conflitto con tutte le norme contro la concorrenza, ponga le basi per una possibile azione speculativa da parte di Poste italiane e meriterebbe subito un congelamento dell’acquisizione di Nexive ed un successivo maggior approfondimento.

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Giuseppe Conte: verso una “società più equa e più inclusiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2021

“Oggi, più che in ogni altro momento della storia del nostro Paese, c’è bisogno di un disegno riformatore, ampio e coraggioso.È quello che abbiamo iniziato a mettere in campo con questo Governo, ed è quello che continueremo a fare per portare l’Italia, come ha detto il Presidente Giuseppe Conte, verso una “società più equa e più inclusiva, capace di coniugare l’obiettivo primario della crescita economica, del rilancio e della modernizzazione con le esigenze imprescindibili della sostenibilità, della coesione sociale e territoriale”.La pandemia ci ha inferto ferite dolorosissime, ma ora abbiamo il dovere di disegnare l’Italia post-Covid. Per questo dobbiamo continuare a sostenere l’azione del Governo e del suo Presidente. Noi ci siamo, e ci saremo”.

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PFGROUP compie 10 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Nata nel 2010 come capogruppo della società di famiglia, che ha oltre 40 anni di storia, è diventata una delle principali realtà del nord e centro Italia nel settore dei servizi per le aziende. <>. PFGROUP nasce nel novembre 2010 come capogruppo delle società di famiglia, prima fra tutte Pulitecnica Friulana, fondata da Nella Dosso nel 1983, che si delinea fin da subito come una realtà solida ed efficiente distinguendosi per la qualità dei propri servizi. Su queste basi l’azienda ha assistito nel tempo ad una crescita significativa, con l’ampliamento e la diversificazione delle attività rispondendo in modo specifico alle esigenze globali di imprese ed enti pubblici: dalle pulizie civili e industriali alle sanificazioni effettuate con prodotti a proprio marchio, dalle manutenzioni ai recuperi architettonici, idrolavaggi, movimentazioni, ristorazione collettiva e molte altre specializzazioni svolte con competenza e professionalità. PFGROUP, guidata oggi da Michele e Matteo Di Giusto, ha all’attivo oltre 3.000 dipendenti e serve le principali aziende della regione e importanti realtà italiane. <>.

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L’impegno della società per l’emicrania

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Novartis, in occasione dell’evento divulgativo virtuale “L’impegno della società per l’emicrania. A che punto siamo oggi?”, promosso dall’azienda e rivolto ad un target nazionale di specialisti nella cura dell’emicrania per una migliore divulgazione ed informazione sulla gestione delle persone che ne soffrono, ha ribadito il suo impegno in questa direzione attraverso servizi e iniziative digitali specifiche, messe in campo negli ultimi mesi.Alla luce dell’approvazione della legge sul riconoscimento dell’emicrania quale malattia sociale e della recente rimborsabilità di alcuni trattamenti specifici per la prevenzione dell’emicrania, gli anticorpi monoclonali anti-CGRP, la gestione del paziente emicranico diventa un elemento fondamentale ai fini della migliore regolamentazione a livello nazionale, in cui ricoprono un ruolo chiave le attività di disease awareness e dei referral, attraverso la telemedicina e strumenti di monitoraggio della patologia, in particolare app e piattaforme digitali.L’emergenza sanitaria, in particolare durante il lock-down, ha portato all’utilizzo di soluzioni di telemedicina che in molte realtà hanno costituito delle forme vincenti di gestione del paziente con emicrania, rispondendo in alcuni casi anche criticità legate alla capacity dei centri di riferimento e favorendo la condivisione di competenze. Tra gli strumenti di monitoraggio dell’emicrania oggi disponibili, che consentono di semplificare il rapporto tra paziente e medico e che agiscono in un’ottica di consapevolezza della malattia e di empowerment da parte del paziente stesso, vi è la piattaforma digitale NoEmi.

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Da Trump ai fatti di casa nostra

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

È evidente come la società statunitense sia spaccata a metà, drammaticamente radicalizzata, e per quanto sia possibile, legittimo e per certi versi necessario riversare su Trump molte accuse, fino a quella estrema di aver tenuto un comportamento eversivo, sarebbe stupido non vedere come ci siano ragioni profonde che inducono metà degli americani a rivolgersi a lui e a non fidarsi dei Democratici. La verità è che hanno (ri)votato Trump – il quale, come dice saggiamente D’Alema, non avrebbe perso se non ci fosse stato il Covid – la working class, che deve fare i conti con la disoccupazione, e la parte del ceto medio maggiormente toccata dalla crisi economica, e dunque impoverita e socialmente declassata. E questo nonostante il Covid e i molti errori che il presidente uscente ha commesso su questo fronte. Si tratta di classi sociali cui, viceversa, Biden e i Democratici, sia i liberal che quelli più di sinistra, non hanno saputo parlare, spiegando loro che la globalizzazione è un processo che va sì governato, ma da cui è impossibile sottrarsi.La lezione andrebbe studiata e imparata anche da parte dei nostri politici, di governo e di opposizione, perchè ciò che sta succedendo nel corpo sociale italiano ha tratti non dissimili. Già prima del Covid, si era creata una frattura, quella tra “garantiti” e “non garantiti”, che era andata al di là della storica divisione tra occupati e disoccupati – i cui interessi, peraltro, la sinistra e il sindacato erano riusciti per lungo tempo a comporre e tenere insieme sia socialmente che politicamente – e che però vedeva nel ruolo di soccombenti due categorie sociali, i giovani e le donne, assai poco capaci, chiusa definitivamente la lunga stagione del Sessantotto, di determinare processi sociali e di farsi rappresentare sul piano politico. Ma ora, con la pandemia, quella frattura sta diventando un abisso che separa gli “intangibili” dai “vulnerabili”, due mondi la cui contrapposizione – non leggibile con le vecchie categorie “destra-sinistra” e “fascismo-antifascismo” – non è difficile pronosticare produrrà una crescente, forse esplosiva, conflittualità. I contorni di questi due mondi sono facilmente rilevabili dalle reazioni sideralmente opposte che si manifestano verso le nuove restrizioni imposte dal governo e dagli enti locali in questa maledetta seconda ondata del virus. I primi sono i pensionati, i dipendenti pubblici, una parte dei lavoratori dipendenti delle aziende pubbliche e private (in particolare quelle più grandi e forti), italiani che sentendosi tutelati nel posto di lavoro e nel reddito che ne consegue (tanto o poco che sia) non vedono messa in pericolo la loro condizione socio-economica e dunque concordano sulla nuova stretta e, anzi, preoccupati per la diffusione della pandemia, sarebbero favorevoli ad un nuovo lockdown totale pur sentendosene infastiditi sul piano delle abitudini quotidiane. I secondi, invece, sono i piccoli imprenditori, i professionisti, i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori, le partite Iva e i lavoratori autonomi, nonché i dipendenti delle imprese a rischio e i precari. In particolare mi riferisco a tutti coloro che operano nell’ambito dei settori – turismo, commercio, ristorazione, cinema, teatri, eventistica, ecc. – più colpiti dal Covid, prima con il lockdown di primavera, poi dalla diminuzione degli spostamenti e della vita sociale e ora definitivamente ammazzati dal coprifuoco e dal semi-lockdown. Insomma, le vittime dei Dpcm, che se inizialmente avevano fatto prevalere in loro la paura della malattia, hanno via via accresciuto l’insofferenza verso il susseguirsi delle nuove strette e ora non tollererebbero alcun ulteriore giro di vite.Chi era garantito prima del Covid ora lo è anche di più. E chi lo era poco, adesso non lo è per niente. Una antinomia si replica in modo assurdo anche tra coloro che sono rimasti senza reddito, divisi tra chi percepisce la cassaintegrazione e chi invece non ha diritto ad alcun bonus, tra le attività che possono attingere ai cosiddetti “ristori” e altre che ne sono escluse. Per questo i “vulnerabili” ritengono inique le chiusure imposte solo ad alcune categorie, non credono agli aiuti promessi (anche i tempi di erogazione in questo caso fanno la differenza), e temono di veder precipitare il tenore di vita delle loro famiglie. Alcuni sono già scesi in piazza per manifestare (pacificamente) tutta la rabbia accumulata e la preoccupazione per l’immediato futuro, anche se purtroppo sono involontariamente diventati vittime degli agitatori di professione e persino della criminalità organizzata. In tutti i casi non si sentono rappresentati politicamente – per nulla dalle forze di governo, assai poco anche dalle opposizioni (vedi il trattamento riservato Salvini quando ha inutilmente tentato di cavalcare una delle tante manifestazioni di protesta) – e per questo sono potenzialmente massa di manovra i populisti nostrani, quelli già sulla scena ma soprattutto dei nuovi capipopolo che, come i negazionisti, tenteranno di emergere approfittando del malcontento.Probabilmente l’esercito dei garantiti è numericamente più grande di quello dei non tutelati – non fosse altro perchè è salita al 58% (+3% rispetto al 2019) la quota degli italiani che risparmia, tanto che sono cresciuti dell’8% i depositi nei conti correnti, arrivando alla quota record di 1.600 miliardi – ma ciò non toglie che i “vulnerabili” siano molti milioni, e lo iato che ormai li separa dagli altri e spacca la società rischia, da un lato, di produrre crescenti invidie sociali, e in particolare risentimento verso chi percepisce un reddito garantito, e dall’altro di creare sacche di marginalità e disagio, polveriere di proteste sempre più nervose e insofferenti che potrebbero generare tensioni e problemi di ordine pubblico stile anni Settanta. E nel momento in cui in Europa si riaffaccia il terrorismo, il pericolo di una saldatura, seppure involontaria, tra fenomeni sociali e fenomeni eversivi diventa concreto e assai preoccupante. Anch’io, come Massimo Cacciari, ritengo intollerabile che questa crisi la paghi metà della popolazione italiana, indotta a dire che “è meglio rischiare di ammalarsi di Covid che morire sicuramente di fame”, ma al contrario del filosofo polemista non sarei così sicuro che chi vive di Stato e parastato prima o dopo sarà penalizzato, a meno che non si pensi ad un crollo verticale del Paese che coinvolga tutto e tutti. Per il semplice motivo che gli “intangibili” sono politicamente rappresentati e il loro pensiero si riflette in quei maledetti sondaggi unica lettura di chi sta al governo e siede in parlamento, dai quali si evince, nonostante tutto, una maggioranza di italiani favorevoli alle scelte fin qui compiute. Nessuno avrà il coraggio di toccarli. La scelta dei bonus e di ristori – per quanto difettosi nella loro esecuzione pratica – ci dice che andremo sempre di più verso un uso tutelante e calmierante delle risorse che non abbiamo. Ergo “cattivo debito”, secondo la definizione di Draghi. Mentre poco o nulla si farà in termini di investimenti (“debito buono”), cioè le uniche spese che potrebbero raddrizzare la barca rovesciata della nostra economia.Certo, ci sono catastrofi sociali da evitare, ed è per questo che un po’ tutti, anche Draghi, sono favorevoli ad aumentare il debito. Ma un conto è fare deficit per sostenere senza distinzione tutte le attività commerciali, comprese quelle che saranno destinate comunque a chiudere – si pensi solo a quante subiranno le conseguenze della trasformazione dello smart working da fenomeno momentaneo a componente fissa e di largo uso nell’organizzazione del lavoro, cosa (per fortuna) non certo sopprimibile per legge – e altro è investire nel sostenere lo sviluppo dell’industria 4.0 e nella trasformazione digitale del nostro capitalismo, nel modernizzare le infrastrutture obsolete, nel valorizzare la formazione scolastica e universitaria, nelle eccellenze della ricerca. Nel primo caso si tenta – a mio avviso inutilmente, perchè non ci si riuscirà comunque – di mettere una pezza al tessuto socio-economico lacerato nella convinzione, o nella speranza, che finita la pandemia tutti torni come prima (come se il prima non fosse già abbastanza compromesso dal lungo declino che ci accompagna da un quarto di secolo). Nel secondo caso si punta sulla trasformazione, approfittando della crisi pandemica per recuperare il tempo perduto e fare ciò che (colpevolmente) non si è avuto il coraggio di fare fin qui. Guardate, non è solo una questione di diversità di linee di politica economica. No, anche qui passa una linea di demarcazione sociale, tra la parte più vecchia (non necessariamente solo in termini anagrafici) e conservatrice, ma sarebbe meglio dire “anti-innovativa”, del corpo sociale, e quella più dinamica e aperta al cambiamento. L’una grande e politicamente rappresentata, l’altra minoritaria e priva di qualunque rappresentanza. L’una perfettamente assuefatta allo Stato sussidiario e ristoratore, l’altra che vive di mercato e nel mercato.Il combinato disposto tra l’emergere e l’acuirsi di queste due fratture sociali – “intangibili” e “vulnerabili”, “anti-innovativi” e “dinamici” – che s’incrociano e s’intersecano, e il degrado senza precedenti della classe dirigente del Paese e delle sue istituzioni, non solo rende davvero arduo riuscire a reagire contemporaneamente alla pandemia e alla recessione senza che le due cose confliggano, ma ci espone a pericoli di cui oggi, presi come siamo dalle ansie prodotte dal quotidiano conteggio dei contagiati e delle vittime del Covid, non ci rendiamo conto.Speriamo che l’America rinsavisca e l’Europa trovi consapevolezza di sé, e che entrambe, come nel 1945, ci salvino da un destino di lacrime e sangue. (By Enrico Cisnetto direttore Terza repubblica.it)

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Broker truffaldini usano illecitamente i marchi di società quotate

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Oltre le cosiddette “telefonate a freddo” effettuate usando liste di utenti comprate in giro e in cui si promette l’impossibile, il principale metodo di contatto usato dai broker truffaldini è quello dei banner pubblicitari e degli annunci sui social network. Le parole-chiave utilizzate per centrare il bersaglio sono sempre uguali. Parlano di poter raggiungere la libertà finanziaria tramite un lavoro da casa capace di generare entrate automatiche e rendite passive. Sono corredate da immagini che trasmettono gioia e l’aria di chi ce l’ha fatta, con messaggi che affermano che è possibile guadagnare una cospicua somma in breve tempo partendo con un importo esiguo o anche di poter guadagnare uno stipendio mensile in maniera costante. Queste ultime sono le due aspirazioni, se non proprio le necessità, di una sempre più vasta platea di potenziali clienti. Ed ecco che i pubblicitari si insinuano proprio nei punti deboli delle persone. Ancora, vengono pubblicizzate piattaforme evolute di trading, come anche software “miracolosi” che fanno tutto loro, e i cui segnali basterebbe seguire per poter guadagnare. E’ sufficiente un po’ di buon senso per capire tutte queste strategie, e di conseguenza capire che bisogna evitare chi si propone in simili maniere.Si parte con 200 euro e, trascinati dal vortice dei truffatori, si perdono cifre anche con molti zeri. E’ possibile segnalare i fatti all’Agcm ma i tempi dell’istruttoria sono lunghi e le sanzioni non commisurate alla gravità dei fatti. Peggio ancora considerando il domicilio della società. Anche la Consob è in grado di intervenire in maniera efficace, vietando le inserzioni di intermediari abusivi. Ma a costoro è sufficiente cambiare nome per proseguire indisturbati. A nostro modo di vedere, una spinta decisiva può venire dalle società interessate: per esempio, Poste Italiane non può consentire che si utilizzino il proprio nome e le immagini dei propri prodotti per offrire servizi di investimento non solo abusivi ma anche truffaldini. A tale scopo, abbiamo provveduto a segnalare loro il fenomeno. Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc

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Accordo per la creazione della società FiberCop con KKR e Fastweb”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

“L’intervento senza precedenti del Governo durante il CdA di Telecom Italia, che ha deciso di mettere in stand-by fino al 31 agosto la cessione di una quota del 38% della sua rete secondaria (FiberCop) al fondo americano KKR” per inserirlo nella creazione di una rete nazionale integrata a banda larga più ampia e aperta a diversi player, “rende più a rischio l’accordo per la creazione della società FiberCop con KKR e Fastweb”. Questo è il giudizio che emerge dall’analisi di Hsbc Global Research pubblicata oggi su FiberCop.
Nel report si legge infatti: “Ci aspettavamo una decisione del consiglio di amministrazione del Gruppo TIM sull’offerta vincolante di KKR per una partecipazione di minoranza significativa in FiberCop, tuttavia ha deciso di riconvocarsi il 31 agosto per deliberare in modo conclusivo sul Progetto FiberCop”.
FiberCop è il progetto di separazione della rete secondaria di TIM (incluso l’80% detenuta da TIM in Flash Fiber) e della partnership con KKR Infrastructure e Fastweb contenuti nell’offerta ricevuta dal fondo americano KKR.L’offerta è pari a 1,8 miliardi di euro per l’acquisto da parte di KKR Infrastructure del 37,5% di FiberCop sulla base di un enterprise value di circa 7,7 miliardi di euro (equity value 4,7 miliardi di euro), mentre Fastweb avrebbe il 4,5% del capitale di FiberCop a fronte del conferimento del 20% attualmente detenuto in Flash Fiber. L’obiettivo è trasferire in FiberCop l’infrastruttura passiva di Tim, quella che va dal cabinet alle abitazioni per gestire meglio il passaggio dal rame alla fibra.
Ma perché, allora, per gli analisti di Hsbc l’intervento dell’esecutivo “rende più incerto” la nascita di FiberCop?“La struttura delle trattative attuali di FiberCop è più a rischio”, scrivono gli analisti nel report, “perché”, ieri, “durante la conference call sui risultati del secondo trimestre 2020, l’amministratore delegato di TIM, Luigi Gubitosi, ha dichiarato che il Gruppo si atterrà alla sua decisione di vendere una quota di minoranza nella rete dell’ultimo miglio, ma ha anche ammesso che i colloqui con Open Fiber comporterebbero l’intera rete fissa, lasciando effettivamente la porta aperta per una revisione significativa dei termini del potenziale coinvolgimento di KKR”.

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La società dei diritti esiste ancora?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

La seconda metà dello scorso secolo ha maturato in Italia un tempo pieno di tensioni ma anche provvido di successi sul piano dei diritti dei lavoratori e sull’evoluzione dei costumi. Un po’ meno, purtroppo, sul piano culturale e politico. I primi scricchiolii furono avvertiti da politici del taglio di Fanfani, Moro, Berlinguer quando posero in rilievo la questione morale e il rischio della degenerazione della corruzione e del malaffare a partire dagli appartenenti ai partiti, all’associazionismo e al mondo degli affari. Vi concorse, probabilmente, la congiuntura internazionale che intese allentare le maglie dei controlli e delle censure dovendo reggere da una parte e dall’altra l’urto dei due blocchi contrapposti: Urss e capitalismo occidentale. Il dopo è storia dei nostri giorni. I governi che da allora si sono succeduti non hanno saputo porre mano alla creazione di un sistema di contenimento del rilassamento dei costumi preferendo gestire l’esistente e concorrendo persino ad aggravare la stagione dei corrotti, corruttori e corrompibili dando loro l’impressione di essere immuni ai rigori della legge e di avere l’opportunità di prendersi beffa dell’opinione pubblica rallentando i suoi rigori morali. Così accade che se colti sul fatto ci sarebbe stata sempre la salvifica prescrizione favorita dalla cronica lentezza dell’iter giudiziario scremato su tre livelli di pareri. Così stanno cadendo uno dopo l’altro i valori della coesione sociale, di una società egualitaria, del rispetto per la legalità, della tutela dei ceti più deboli e dei comportamenti virtuosi. A questo punto non si può governare un paese perché mancano le certezze sul piano delle garanzie individuali e collettive e le stesse istituzioni hanno perso il rispetto che ad esse è dovuto per l’incapacità di chi le gestisce di farsene un garante in obiettività e fermezza e, soprattutto, nel tenersi al di sopra degli interessi di parte. E qui non è in gioco solo la stagione dei diritti ma la stessa democrazia. (Riccardo Alfonso)

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