Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Posts Tagged ‘sofferenza’

Clima: Agricoltura in sofferenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2021

Gli eventi climatici che in queste settimane stanno provocando danni all’agricoltura italiana ed europea confermano una volta di più che è necessario accelerare l’azione di contrasto al riscaldamento globale – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Un’ulteriore spinta in questa direzione proviene dall’Unione europea, che ha chiesto all’Italia di tagliare le emissioni del 43% entro il 2030. Un incremento del 10% rispetto al 33% fissato in precedenza. L’alternarsi di siccità e inondazioni a cui ci stiamo a poco a poco abituando provoca danni rilevanti – continua Tiso. Nel complesso si stima che in un decennio i cambiamenti climatici abbiano fatto perdere oltre 14 miliardi all’agricoltura, non solo per il calo della produzione agricola, ma anche per i danni alle infrastrutture nelle campagne provocati da allagamenti e frane. Inoltre, secondo lo European Severe Weather Database (Eswd), nel 2021 si contano in Italia già 426 eventi estremi. Alla luce di questo scenario, preoccupa la mancanza di ambizione della nuova Pac, che ha rivisto al ribasso gli impegni in tema di agricoltura biologica e sostenibilità. Dalla stessa Europa si levano voci che chiedono un cambiamento delle politiche ambientali. La Corte dei conti europei ha di recente esaminato le pratiche per la mitigazione dei cambiamenti climatici dell’Ue. La valutazione non lascia spazio a interpretazioni: sebbene nel periodo 2014-2020 siano stati investiti oltre 100 miliardi per la lotta ai cambiamenti climatici, le emissioni di gas serra non sono diminuite dal lontano 2010. Si tratta di un bilancio fallimentare che richiede un cambio di passo all’Unione e ai Paesi membri.

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Sofferenza idrica dei corsi d’acqua

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2021

Permane in Emilia Romagna e Toscana. E’ il fiume Po ad evidenziare una marcata criticità, arrivando a superare il dimezzamento della portata soprattutto verso la foce: ad evidenziarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica come esemplare, è il rilevamento di Isola S.Antonio, dove all’attuale flusso di circa 145 metri cubi al secondo corrispondono i mc/sec. 547 dell’anno scorso ed i mc/sec. 588 del 2019.E’ allarme ormai anche in Piemonte, dove la stagione irrigua è finora caratterizzata da una contrazione delle disponibilità delle principali fonti idriche (oltre al Po: Dora Baltea, Tanaro, Sesia) con grande preoccupazione per i mesi più caldi; nei territori del vercellese e del novarese, l’80% delle risaie non è ancora stata sommersa. La situazione di criticità è conseguenza di tre fattori: in primis, la mancanza di piogge; quindi, l’irrigidimento del clima, che ha comportato una riduzione nello scioglimento della neve; infine, le operazioni di invaso soprattutto nei serbatoi in montagna, determinando vistose diminuzioni nelle già scarse portate defluenti.A risentirne è anche il lago Maggiore, repentinamente in discesa verso il livello minimo del periodo; fra i grandi bacini lacustri solo il Garda risulta sopra la media.Risultano in crescita i fiumi valdostani (il livello della Dora Baltea è l’unico con il segno positivo in Piemonte) e l’Adda in Lombardia, che però è al minimo del recente quinquennio.Anche i fiumi veneti segnalano le prime difficoltà con l’Adige, che registra uno dei dati peggiori dal 2014 e le portate del Livenza crollate al minimo dal 2017 (fonte: A.R.P.A.V.). Rimangono largamente deficitari i flussi dei fiumi emiliano-romagnoli con il Secchia e l’Enza al di sotto del minimo storico d’Aprile (fonte: A.R.P.A.E.); restano insufficienti gli apporti pluviometrici sui territori rivieraschi.Non va meglio in Toscana, dove i principali fiumi (Ombrone, Serchio, Sieve) sono sotto media mensile e la portata dell’Arno è calata di altri 25 metri cubi al secondo in una settimana (fonte: Centro Funzionale Regione Toscana).Nelle Marche solo il Nera ed il Sentino risultano in crescita, mentre gli invasi, che trattengono complessivamente 45,83 milioni di metri cubi d’acqua, segnano la peggiore performance dello scorso quinquennio (circa 22 milioni di metri cubi in meno rispetto al 2018).Se nel Lazio i fiumi (Tevere, Liri-Garigliano, Sacco) risultano in decrescita, godono invece di buona salute i laghi con il bacino di Bracciano al top dall’Agosto 2016.In Campania, il fiume Sele si presenta in aumento, calano Sarno e Garigliano, mentre il Volturno appare nel complesso stazionario. Lieve calo per il lago di Conza della Campania mentre gli invasi del Cilento si segnalano in leggero aumento.Per una sorta di “legge del contrappasso idrico”, è infine felice la situazione delle disponibilità idriche in Basilicata e Puglia, colpite l’anno scorso dalla siccità (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Merdionale): i bacini lucani sono cresciuti, in una settimana, di oltre 16 milioni di metri cubi (invaso di monte Cotugno: + 9 milioni), segnando oltre 113 milioni di metri cubi in più rispetto al 2020; le dighe pugliesi indicano maggiori riserve sia sul 2020 (+118,58 milioni di metri cubi) che sul 2019 (+9 milioni).

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Di Covid 19 si guarisce ma ricominciare, per molti, è difficile

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

Il virus lascia dietro di sé conseguenze fisiche e psicologiche in chi ha vissuto in prima persona la sofferenza, ma anche in chi ha subito la perdita di persone care e l’isolamento, la paura e l’incertezza, la crisi economica. Per curare queste ferite nasce il Progetto “Ricominciare” che applica al Covid 19 il carisma dell’Ospitalità di San Giovanni di Dio e interviene su un fronte che non trova ancora una risposta strutturata da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Anche attraverso una raccolta fondi aperta ai donatori privati sarà attivato nelle strutture lombarde dell’Ordine Ospedaliero un poliambulatorio multidisciplinare che fornirà un’assistenza integrale: presso l’Ospedale Sacra Famiglia di Erba (CO) verranno eseguite visite di controllo e interventi diagnostici personalizzati per valutare gli eventuali esiti della malattia, mentre nelle strutture specializzate nella diagnosi e cura delle malattie della mente (Centro Sant’Ambrogio di Cernusco sul Naviglio, Centro Sacro Cuore di Gesù di San Colombano al Lambro e IRCCS San Giovanni di Dio di Brescia) saranno effettuati consulti psicologici, anche da remoto. Chi lo desidera potrà anche intraprendere un percorso di accompagnamento umano e spirituale offerto online dal team di professionisti del Servizio di Assistenza Spirituale e Religiosa Fatebenefratelli.

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“Le cure palliative: un diritto a non soffrire”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Parma Si terrà mercoledì 18 novembre, alle 16.30, in modalità online su piattaforma Teams, il prossimo evento organizzato dal Centro Universitario di Bioetica dell’Università di Parma. Ospite dell’incontro sarà Luciano Orsi, medico palliativista e Vicepresidente della Società Italiana di Cure Palliative (SICP), che terrà la seconda lettura magistrale dell’edizione a.a. 2020/2021, sul tema “Le cure palliative: un diritto a non soffrire”. A introdurre sarà Antonio D’Aloia, Direttore dello stesso Centro Universitario di Bioetica.Sul sito dell’Università di Parma il link per accedere alla videoconferenza.

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I laghi italiani in grande sofferenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

Sono i laghi Maggiore (meno dell’11% di riempimento) e Lario (poco più del 18% di riempimento) gli attuali osservati speciali della stagione irrigua nel Nord Italia; sotto media è anche il lago d’Iseo, mentre continua a tenere il lago di Garda, i cui livelli sono comunque in discesa. “Di fronte alle allarmanti conseguenze anche ambientali per la condizione idrica di un famoso lago come il Maggiore, si evidenzia la necessità di una programmazione dei rilasci e dei livelli, che superi qualsiasi logica egoistica nel rispetto delle priorità sull’uso dell’acqua, come previsto dalla normativa” indica Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). Sono praticamente dimezzate rispetto alla media, le portate del fiume Po (mc/sec 689 al rilevamento di Pontelagoscuro), che restano comunque migliori dello scorso anno. Pur in rapido calo, restano in linea, con il 2019, le portate dei principali fiumi piemontesi (Dora Baltea, Sesia, Stura di Lanzo), così come Savio e Reno in Emilia Romagna, dove altresì Trebbia, Secchia e Panaro sono abbondantemente sopra la media stagionale, mentre il Reno invece è sotto il minimo storico. “Prosegue – aggiunge il Presidente di ANBI – un andamento pluviometrico, conseguenza dei cambiamenti climatici con precipitazioni concentrate nel tempo e nello spazio. È necessario aumentare la resilienza dei territori ed auspichiamo che le annunciate scelte legate al Recovery Fund vadano anche in questa direzione.” A condizionare sempre più le disponibilità idriche sono, infatti, le piogge (non di rado, purtroppo, disastrose) “a macchia di leopardo” come testimoniato anche dalle portate dei principali fiumi lombardi: Mincio e Chiese in crescita, Adda e Ticino in calo. A beneficiare delle recenti precipitazioni sono i fiumi veneti, tutti con portate superiori o in media con gli anni più recenti. Analizzando l’andamento pluviometrico del mese di luglio, il Veneto si conferma in linea, mentre il Piemonte segnala -5,2% rispetto alla media storica e la Toscana indica un mese secco ad eccezione che sull’Appennino lucchese e fiorentino (l’invaso del Bilancino è in calo rispetto al biennio scorso). Rilevante è stato il calo di piogge registrato in Luglio sulle Marche dove, con 12,43 millimetri, si segnala l’apporto più basso del recente quinquennio (l’invaso sul Maroggia trattiene 3,90 milioni di metri cubi contro i 4,09 dello scorso anno ed i 4,36 del 2016); conseguentemente, i bacini della regione stanno trattenendo 37,92 milioni di metri cubi, superiori solo al siccitoso 2017.
Nel Lazio sono in costante calo il livello del lago di Bracciano (comunque ancora superiore allo scorso anno) e le portate del fiume Liri, mentre in Campania sono confortanti le condizioni idriche sia di Sele che Volturno. Al Sud, continua inesorabile il calo di disponibilità idrica soprattutto in Basilicata (quasi 2 milioni di metri cubi al giorno in meno, segnando attualmente un deficit di quasi 49 milioni sul 2019) e Puglia (circa 74 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno scorso).Infine, gli invasi della Sardegna restano in linea con le disponibilità 2019, nonostante segnino -8 milioni di metri cubi nel mese di Luglio. “L’approssimarsi della conclusione della stagione estiva – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – indurrebbe a ritenere pressoché terminate le necessità irrigue. In realtà, i moderni cicli colturali e temperature mediamente più elevate ampliano i bisogni idrici nelle campagne soprattutto mediterranee, il cui futuro è sempre più legato alla disponibilità d’acqua. Per questo, l’infrastrutturazione irrigua è un asset strategico per garantire prospettive di qualità e reddito all’agricoltura italiana.”

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“Guardiamo gli uomini segnati dalla sofferenza nel coinvolgimento, nell’abbassamento, nella cura e nell’attenzione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 dicembre 2018

Palermo. “In questo Natale il mio pensiero va innanzitutto, al Signore perché se non partiamo da Lui anche la comunità cristiana pensa distante da ciò che invece la connota. Se noi pensiamo come Chiesa il nostro essere nel mondo, a partire dall’incarnazione di Gesù, allora è chiaro che questo ci porta a guardare gli uomini, con gli occhi di Dio, lì dove c’è fragilità e una esigenza di pienezza di umanità”.Sono le parole dell’Arcivescovo, mons. Corrado Lorefice, alla vigilia del suo quarto Natale del Signore alla guida dell’Arcidiocesi di Palermo.“Se siamo uomini portiamo dentro il desiderio di una felicità, ma la convivenza umana ci porta alla sofferenza, a mancare delle cose essenziali, alla divisione e alla durezza della convivenza. E allora a partire da Gesù la prossimità, e soprattutto la Parola evangelica che ci fa pensare tra come uomini che creano un fermento di bene, solidarietà e di pace e allora guardiamo agli uomini e in modo particolare a quelli segnati dalla sofferenza come li guarda Gesù nel coinvolgimento, nell’abbassamento, nella cura e nell’attenzione. Il messaggio che arriva a Natale è un Dio che si incarna e chiede una Chiesa che continua a riconoscere Gesù nella carne degli uomini e soprattutto se segnata dalla sofferenza ed è questo l’augurio per la mia Chiesa e per ogni uomo perché possiamo insieme sempre di più costruire una convivenza umana nel segno della solidarietà, di parole belle, costruttive nella condivisione, perché abbiamo questa via, quella che ha segnato il Figlio di Dio venuto sulla terra, la via dell’altro, della prossimità per accorciare le distanze”.

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La depressione è una malattia che condiziona chi ne soffre

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che entro il 2030 potrebbe diventare la malattia cronica più diffusa al mondo; già oggi è un disturbo psichiatrico ampiamente diffuso e si stima interessi quasi 4.500.000 di persone in Italia, soprattutto donne in una proporzione di 2 a 1 rispetto agli uomini. La depressione colpisce almeno una volta nella vita da 1 persona su 5 a 1 su 3; in sostanza, il rischio di un individuo di sviluppare un episodio depressivo durante la propria esistenza è di circa il 15%. L’esordio può avvenire a qualunque età, ma è più frequente tra i 20 e i 30 anni, con un picco di incidenza nella decade successiva con gravi ripercussioni sul piano affettivo-familiare, su quello socio-relazionale e nell’ambito professionale. Secondo una recente indagine di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere infatti la depressione impatta negativamente in tutte le sfere della vita: sull’autostima (78%), sulla propria vita sociale e relazionale (70%) e sugli interessi personali (67%) coinvolgendo non solo il paziente, ma anche la sua famiglia. Tre italiani su 5 considerano la depressione una malattia seria e complessa, da diagnosticare e curare, i principali fattori scatenanti sono identificati in traumi psicologici (62%) e periodi di stress (60%) e un paziente su 5 ha pensieri suicidari.Il suicidio costituisce la complicanza più temuta e il rischio di suicidio in coloro che soffrono di depressione è del 10-15%, mentre il rischio di tentato suicidio è di quarantuno volte superiore rispetto a quello della popolazione generale.
Se ne è parlato oggi a Milano in occasione della presentazione del nuovo libro di Onda a cura di Claudio Mencacci e Paola Scaccabarozzi “Viaggio nella depressione. Esplorarne i confini per riconoscerla e affrontarla”, realizzato grazie al contributo incondizionato di Lundbeck, che fotografa tutti gli aspetti della malattia: sociali, epidemiologici, clinico-diagnostici, terapeutici ed economici, con l’obiettivo di farla conoscere meglio, prevenirla e affrontarla.“La depressione condiziona pesantemente la vita di chi ne soffre”, afferma Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento salute mentale e neuroscienze ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano, “e può diventare una condizione debilitante anche per i suoi riflessi sulla sfera cognitiva riducendo il funzionamento della persona in ambito lavorativo, scolastico e sociale.”“La depressione è una patologia della mente e dell’anima che a cascata innesca sentimenti di colpa, di inadeguatezza e di incapacità di reagire agli stimoli esterni”, spiega Paola Scaccabarozzi, giornalista e divulgatore scientifico. “È un’apatia logorante che fa vedere la vita a tinte fosche e può colpire in tutte le fasi dell’esistenza, ma fortunatamente la possibilità di uscirne esiste. Questo volume vuole essere uno strumento per conoscerla meglio, prevenirla e affrontarla grazie alle nuove conoscenze scientifiche, al supporto di associazioni e centri di riferimento elencati nel libro e alle testimonianze di chi con la depressione ha dovuto fare i conti in prima persona”.

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La saggezza è anche frutto della sofferenza?

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

La saggezza si riflette nella face, che si cela sotto la cenere, e che il ciocco, appena poggiato, la ravviva e le assicura continuità.
E su quel ciocco che idealmente si riflettono i ricordi, trovano una loro forma, una forza per esprimersi, per tramandarne il messaggio. Non sono grandi rivelazioni, grandi misteri che improvvisamente si dischiudono e ci stupiscono. Sono eventi che appartengono alla nostra quotidianità, ci fanno apparire dolci e indifesi, arroganti e presuntuosi, ci evidenziano le nostre debolezze e i nostri eroismi, ma fanno di questo insieme un ricordo che è tutto il patrimonio ideale che noi abbiamo del nostro vivere e della nostra ragione di vivere.
Lo dedico a chi correndo inciampa e cade.
Lo dedico a chi ha della vita vissuta un prevalente ricordo di sofferenze, di rinunce, di privazioni.
Lo dedico a chi si ribella alla sua condizione di miseria e lo fa in modo scomposto e rabbioso, per ricordargli che anche nei momenti dell’ira occorre riflettere ed essere consapevoli della nostra parte e del ruolo che vi svolgiamo e che essa va oltre il contingente.
Queste nel loro insieme sono belle parole e per giunta, a mio avviso, intrise di saggezza.
Eppure a un certo punto della mia vita è bastata una tragedia che mi ha toccato personalmente per farmi vedere i colori della vita in modo diverso.
Forse per chi avverte su di sé tutto il peso degli anni diventa intollerabile che si possa perdere un figlio dopo averne pregustato il piacere di condividere i suoi sogni e i suoi piccoli piaceri.
Persino i rimbrotti ricevuti per una discussione di famiglia appaiono venati d’amarezza perché sembrano così fortemente “vivi”, così rappresentativi di una personalità e persino di un sentimento protettivo per un genitore che può non aver capito sino in fondo il motivo della diversità d’opinione. Era, comunque, solo un momento di turbamento. Subito dopo le nubi si diradavano e tornava il sorriso. (Riccardo Alfonso)

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Il senso della vita

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

La mia maggiore preoccupazione non è il modo come si viene al mondo ma come ci vivi. E’ un limite che è stata più volte rilevato dagli uomini di cultura, ma lasciato alla deriva del pensiero creativo umano come se si trattasse di un particolare insignificante.
L’atteggiamento ha impedito un doveroso approfondimento sulla condizione umana di quanti nati sono poi lasciati al loro destino come se l’ineffabilità abbia rappresentato una condizione ineludibile. Persino i credi religiosi, spesso tanto attenti al diritto della natività come valore assoluto, perdono di vista l’essere umano nella sua vita quotidiana e lasciano che milioni di bambini muoiono di fame, di stenti e senza assistenza sanitaria e i loro genitori con essi. E’ stato persino creato quel simulacro della sofferenza come anticamera per una felicità che per realizzarsi occorre attendere la morte degli interessati. Alla prova dei fatti ci accorgiamo che è un percorso che tende ad una selezione della specie dove da una parte una maggioranza della popolazione mondiale è relegata alla sofferenza, alla rinuncia, alle privazioni e una piccola parte di essa cattura il necessario e il superfluo senza porsi limiti. Questa doppia marcia è trasversale alle generazioni e ai luoghi se si pensa che la povertà e l’emarginazione diventi ancora più tragica e stridente nelle metropoli dell’opulenza poiché si marcia a gomito a gomito tra ciò che si è e ciò che si ha.
Se noi non cerchiamo d’uscire da questa condizione tragica dove chi nasce non sembra aver diritto a vivere, nella maggior parte dei casi, non avremo la possibilità di costruire una società nella quale l’identificazione del bene e del giusto abbia l’accesso che le compete e la saggezza dell’essere umano trovi un riscontro nel cammino che gli è stato assegnato e nel quale possa sentirsi avulso dalla sofferenza e dall’esclusione sociale. Tutti uguali perché uguali siamo per diritto di nascere e di vivere senza sospensione alcuna nella continuità di un diritto che ci appartiene in modo indivisibile. Se non sciogliamo questo nodo gordiano non vi sarà progresso che potrà sottrarci dalla logica dell’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso)

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Ricostruiamo l’Iraq

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

iraq-MMAP-mdAiuto alla Chiesa che Soffre manifesta vivo apprezzamento per lo stanziamento di almeno 75 milioni di dollari da parte degli Stati Uniti d’America per agevolare il rientro degli sfollati interni, prevalentemente cristiani e yazidi, nella Piana di Ninive e nella città di Sinjar, secondo quanto affermato dall’ambasciatore USA in Iraq Douglas Seelman in vista della Conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Iraq in programma a Kuwait City a partire dal prossimo 12 febbraio.La fondazione pontificia ha auspicato un analogo impegno dei governi nazionali incontrando decine di ambasciatori accreditati presso la Santa Sede nel corso di una conferenza internazionale sulla Piana di Ninive svoltasi a Roma a fine settembre 2017, e alla quale ha partecipato anche il Segretario di Stato vaticano Card. Pietro Parolin. Si tratta di un impegno che ACS ritiene sia dovuto ad una popolazione vittima di un genocidio che l’ONU non ha ancora avuto il coraggio di riconoscere formalmente.Aiuto alla Chiesa che Soffre dal 2011 ha finanziato progetti per l’Iraq per un totale di circa 35,7 milioni di euro, e in questi mesi sta procedendo nella raccolta fondi per il Progetto di ricostruzione di 13.000 case danneggiate o distrutte dall’ISIS nei villaggi cristiani della Piana di Ninive. Il costo stimato di questo “piano Marshall” per l’Iraq è di oltre 250 milioni di dollari. Il sostegno alla minoranza cristiana irachena rappresenta un seme di speranza per popolazioni flagellate dal terrorismo di matrice islamica, ma non solo. La ricostruzione del tessuto sociale della Piana di Ninive costituirà anche un pacifico argine contro la diffusione dell’ideologia politico-religiosa dell’estremismo, niente affatto debellata nonostante la sconfitta militare dell’ISIS.ACS è quindi convinta dell’importanza strategica della ricostruzione di quest’area dell’Iraq per garantire la stabilizzazione del Medio Oriente nel suo complesso. Ora, dopo la decisione statunitense, auspica un maggiore coinvolgimento anche delle nazioni dell’Unione Europea, e lo fa con un solo, pressante, appello: per l’Iraq fate presto!

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La metafisica religiosa della sofferenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

arte buddistaCi riferiamo sia alle tradizioni biblico-monoteistiche sia alla mistica della sofferenza nelle tradizioni dell’Estremo Oriente, soprattutto in quella buddista e che oramai trova sempre più seguaci anche nel mondo postmoderno occidentale dove è stata proclamata la “morte di Dio”. Questa mistica orientale della sofferenza si basa sull’idea che tutte le differenze che creano sofferenza sono solo apparenze. Ma anche un modo per chiudersi in se stessi, mentre la mistica della sofferenza delle tradizioni biblico-monoteistiche si richiama all’imperativo categorico dello svegliarsi ed aprire, quindi, gli occhi in contrapposizione della mistica degli occhi chiusi, per percepire la sofferenza altrui, per guardare e per sapere. E’ una sfida a tutto campo che comporta nuove questioni, più profonde implicazioni per il mondo della politica come per il mondo della religione e per il loro rapporto reciproco.(Quaderni di cultura religiosa della Fidest)

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Atac in sofferenza: diamogli respiro

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

atac-roma“La vicenda Atac ha rivelato il vero volto delle opposizioni, pronte a strumentalizzare la vicenda anche a discapito della verità e dei cittadini. Emergono, con estrema chiarezza, l’ipocrisia di una destra responsabile dello scandalo Parentopoli e l’incoerenza di un partito, il Pd, che in campagna elettorale aveva più volte ribadito l’importanza di non privatizzare Atac. Un proposito poi smentito nei fatti dal suo candidato sindaco, Roberto Giachetti, firmatario di una proposta di referendum finalizzato a consegnare la municipalizzata ai privati. A differenza sua, l’Amministrazione Raggi resta ben salda sulle proprie posizioni e dichiara con fermezza la propria convinzione che Atac debba restare pubblica. In tal senso, l’unico strumento in grado di garantire il pieno rilancio di una azienda vessata da un debito pari a 1 miliardo e 350 milioni prodotto dalle disastrate gestioni amministrative è il concordato. Si tratta di una scelta netta e coraggiosa, un vero e proprio “taglio con il passato” attraverso il quale vogliamo contrastare quella che sembrerebbe essere una precisa strategia politica volta a far fallire le società per consegnarle nelle mani dei privati. Dobbiamo far sì che l’azienda dei trasporti romani continui a perseguire l’interesse dei cittadini attraverso una gestione economicamente sana ed efficiente, che non risponda a pure e semplici logiche di profitto. Tutto questo deve essere fatto stringendo un indispensabile patto con i lavoratori e con la cittadinanza. Dal canto nostro, continueremo a lavorare con coraggio e determinazione alla soluzione definitiva dei problemi di Atac e al pieno rilancio del servizio. Esattamente come abbiamo fatto in questo primo anno di governo, durante il quale abbiamo immesso in servizio ben 150 autobus e 45 filobus abbandonati che abbiamo recuperato e restituito ai cittadini romani. Non accadeva dal 2006”. Lo dichiara, in una nota stampa, il consigliere capitolino M5S Roberto Di Palma.

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Editoria religiosa in sofferenza

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2016

Più libri più liberi 2010_Foto di Jacopo Pergameno_Courtesy AIE_Associazione Italiana Editori_PANORAMICA_Otteneva fino al 2013 risultati migliori (o meno negativi) rispetto alla media del mercato del libro. Oggi la situazione per il settore del libro religioso è esattamente opposta: –5,2% per fatturato (ma +0,9% nell’ultimo periodo dell’anno) e un +1,6% a copie, quando il mercato complessivamente registrava nel 2015 un +0,7% a valore e un – 2,1% a copie per i canali trade (che sale a un +1,6% comprendendo gli e-book). Se si analizza poi l’andamento degli ultimi tre anni, il fatturato dei titoli religiosi pubblicati dagli editori laici è calato del 23%, mentre quello degli editori confessionali è calato solo del 4%. È quanto emerge dal Sesto osservatorio sull’editoria religiosa, commissionato dall’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani (UELCI) al Consorzio dell’Editoria Cattolica (CEC) in collaborazione con l’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e che è stato presentato oggi, 12 maggio, nell’ambito dell’incontro Editoria religiosa tra dinamiche di mercato e nomadismo degli autori, in programma al Salone internazionale del Libro di Torino.Un segnale di trasformazione più che di sofferenza vera e propria se si considera che oggi il 5%-6% delle vendite di libri nei canali trade è fatto da libri di argomento religioso. Non poco e con segnali importanti di recupero sul 2016, secondo i dati Nielsen per AIE che saranno resi noti domani al Salone. Una trasformazione a trecentosessanta gradi se si pensa che il pubblico risulta più giovane, più attento, pure più curioso nella sua ricerca di forme di spiritualità e senso della vita. E che questo mutamento interessa non solo chi compera questo tipo di libri, ma anche il dove li compera, quali autori e pure gli editori.Dove si compera il libro religioso? Il primo canale (anche se in forte calo) restano le librerie religiose di catena, seguite dalle librerie indipendenti religiose. Crolla il canale della grande distribuzione organizzata (forse per l’assenza di titoli religiosi “pop”). Sempre più importante l’online (tanto che il peso delle librerie online raddoppia, forse anche per il peso preponderante del catalogo rispetto alle novità).
Cresce il peso degli editori laici nella produzione religiosa: nel 2010 gli editori «laici» rappresentavano infatti il 24% dell’offerta, nel 2015 salgono al 25%. Ben un titolo su quattro. Sono oltre 5600 i titoli religiosi (5686 per la precisione) e rappresentano oltre il 9% della produzione complessiva. Questo dato di incremento va di pari passo con una certa sofferenza del comparto laico nel sell-out, segno che nel segmento religioso luci e ombre si stanno rincorrendo verso un futuro in trasformazione.
Nomadismo degli autori e non solo. Cresce la fetta di autori laici che si occupano del religioso: i bestseller tra gli autori religiosi sono pubblicati prevalentemente dai marchi dei grandi gruppi editoriali laici: dei 53 autori di libri di argomento religioso più venduti nel 2015 il 23% è simultaneamente presente con più titoli nei cataloghi di case editrici laiche e cattoliche.
Un altro fenomeno risulta però altrettanto evidente: cresce e si fa sempre più rilevante il popolo degli autori nati e cresciuti nell’editoria laica ma che affrontano temi religiosi.
Editori e self publishing: Tra i primi 30 editori «laici» per numero di titoli pubblicati un terzo sono self-publishing: il 32,5%, quasi 1 su 3.“I dati evidenziano una trasformazione profonda che sta investendo il settore dell’editoria religiosa: nei canali distributivi come nelle politiche editoriali, di cui le migrazioni autoriali sono un indicatore, come lo sono autori che nascono oggi dentro l’editoria non confessionale – ha commentato Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio studi AIE-. La crescita dell’on-line è, a sua volta, un evidente segnale di cambiamento del pubblico e del suo modo di informarsi, scegliere, comprare. Il settore, con l’Osservatorio, dispone di molti strumenti conoscitivi e dovrà saperli tradurre velocemente in strumenti ed azioni operative per affrontare il cambiamento e la concorrenza”.
Giovanni Cappelletto, Presidente di UELCI ha sottolineato come “nell’editoria laica i titoli non sembrano ispirati da un progetto editoriale, quanto piuttosto da scelte e decisioni legate a fatti e vicende contingenti. Mentre, oggi, come in ogni fase storica, è necessario continuare a fare scouting, trovare e far crescere una nuova generazione di autori; ma dove trovarli? Tra i teologi, i catechisti, i laici. Come editori cattolici accettiamo la sfida che viene dall’editoria laica, compreso il suo irrompere in aree tematiche che tradizionalmente non presidiava”.

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ACS-Aiuto alla Chiesa che Soffre relativo all’attuale situazione ad Aleppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

aleppo«Ai miei fedeli non mi stanco mai di dire: “Rimanete. Abbiamo Bisogno di voi!”. Perché se i cristiani lasciano la Siria per questo paese non c’è più alcuna speranza». Al telefono con Aiuto alla Chiesa che Soffre da Aleppo, monsignor Denys Antoine Chahda esprime preoccupazione per il massiccio esodo di cristiani dalla città.L’arcivescovo siro-cattolico di Aleppo riferisce come negli ultimi giorni un numero crescente di fedeli abbia richiesto il proprio certificato di battesimo al fine di poter emigrare. Per il presule tale aumento è legato alla grande accoglienza ricevuta dai siriani nei paesi europei. «Dopo quattro anni e migliaia di vite spezzate l’Europa apre le sue porte ai siriani – afferma – ma nessuno ci ha mai dato una ragione per restare in Siria».Monsignor Chahda descrive la tragica situazione di Aleppo, dove da diverse settimane la fornitura idrica e quella dell’energia elettrica sono state interrotte. «È davvero difficile resistere Denys Antoine Chahdasenz’acqua ed elettricità per 24 ore al giorno, mentre le bombe continuano a cadere sulla città e uccidono persone innocenti. Sono ormai più di quattro anni che viviamo questo stesso calvario. La fine della guerra è l’unica salvezza in cui possiamo sperare».I bombardamenti non hanno risparmiato la cattedrale, né l’arcivescovado siro-cattolico. Monsignor Chahda, racconta ad ACS che più della metà della comunità siro-cattolica di Aleppo – che prima del 2011 contava circa 10mila fedeli – ha abbandonato la città, mentre chi è rimasto si sta preparando a partire. «E come la nostra, anche le altre Chiese cristiane assistono impotenti a questa emorragia di fedeli».Il presule si rivolge dunque alla comunità internazionale affinché intraprenda azioni atte ad aiutare i siriani nel loro paese. «Stati Uniti e Unione europea devono agire in Siria, perché qui ci sono milioni di persone, fedeli di ogni religione, che hanno il diritto di vivere. Non sono abbastanza quattro anni di guerra? Per quanto ancora saremo costretti a soffrire?».
Dall’inizio della crisi in Siria nel 2011, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha donato oltre 8milioni di euro per progetti a sostegno della popolazione siriana. (foto aleppo, Denys Antoine Chahda)

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Metropolita Ignatij: «Non passare oltre la sofferenza dei cristiani in M.O.» e «utilizzare anche vie politiche per cambiare gli eventi»

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

albaniaTIRANA – «Non possiamo passare oltre, con indifferenza, alla sofferenza dei cristiani, degli anziani, delle donne e dei bambini in Medio Oriente e in Africa settentrionale»: è quanto ha affermato il rappresentante del Patriarcato di Mosca, Ignatij, Metropolita di Vologda e Kirillov intervenendo a Tirana all’Incontro internazionale «La Pace è sempre possibile», sul tema dell’unità dei cristiani all’interno di un mondo sempre più diviso.«Nel cosiddetto Stato Islamico – ha continuato il Metropolita – sta avvenendo un vero e proprio genocidio di carattere religioso. Un cristiano su quattro è oggi vittima di discriminazione nel mondo. La società civilizzata, formatasi nelle tradizioni della cultura e della visione cristiane, soffre per tutto ciò? Mi sembra che in Europa e in America non si dia molta attenzione a questo tema».Il rappresentante del Patriarcato di Mosca ha aggiunto che nell’Incontro organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio bisogna «rivolgerci al Signore della pace con una preghiera per la fine dello spargimento di sangue» ma anche rappresentare «alla comunità internazionale la gravità della situazione, cercando di cambiare gli eventi, utilizzando per tale scopo tutte le possibilità, comprese le vie politiche».Il Metropolita Ignatij, che per la prima volta visita l’Albania, ha sottolineato un fattore che avvicina «la storia del cristianesimo albanese con quella dell’Ortodossia russa», e cioé «l’epoca delle sofferenze per la fede, della profanazione delle reliquie, della negazione di qualsiasi forma di vita religiosa durante l’imperante ideologia comunista che voleva escludere Dio».
Ignatij ha aggiunto : «E se nella mia patria alla Chiesa ortodossa fu almeno permesso qualcosa di simile a una esistenza legale, in questo paese – è una costatazione storica indiscutibile – dalla fine degli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso si considerò che la religione fosse finita e che non avesse più posto nella costruzione del radioso futuro nazionale».Per tale motivo, ha sottolineato il leader ortodosso, «Il fatto che oggi abbiamo la possibilità di riunirci in questa terra per testimoniare i valori della fede e l’importanza della possibilità di agire liberamente secondo le proprie convinzioni religiose è una evidente testimonianza delle parole evangeliche: “Le porte degli inferi non prevarranno” (Mt 16, 18)».

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La rivoluzione chi la fa?

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Lenin

Lenin (Photo credit: Wikipedia)

L’idea rivoluzionaria nel vecchio continente ha avuto più volte il suo battesimo del fuoco a partire da quella francese e, per dirne un’altra, parimenti grande, la russa scatenata da Lenin. Ma si fa anche osservare che non è stata infiammata dai servi della gleba ma dalla borghesia, ovvero da quelli che avrebbero potuto, economicamente parlando, farne a meno. Il popolo, alla fine è stato trascinato nel vortice ma non ne è stato il promotore se non nei mugugni e nelle sofferenze.
Questo potrebbe spiegare il motivo per il quale il primo atto della manovra del governo Monti è stato quello di diminuire le pensioni e le retribuzioni e di favorire l’aumento del costo della vita, ma si è guardato bene di tassare la patrimoniale e d’intaccare le ricchezze private. Tanto è vero che è di oggi la notizia diramati dagli organi ufficiali dello Stato, ma è una circostanza che si perpetua da anni, che i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati sono i più tartassati. La loro pressione fiscale ha raggiunto la soglia del 50% se vi calcoliamo imposte dirette ed indirette e il mare magnum dell’Irpef nazionale e le sue addizionali locali. Gli altri, quelle che le imposte le pagano di meno, molto di meno, perché godono di “sconti fiscali autodeterminati”, posseggono barche, ville e Suv. Persino l’enorme spesa sanitaria ad esempio, tanto criticata dai benestanti, viene pagata nei fatti dai più deboli, compresi gli sprechi e le ruberie che l’hanno attraversata. Costoro, i soliti ricchi per intenderci, si sarebbero seriamente arrabbiati se il nostro presidente del consiglio avesse osato intaccare i loro privilegi. Ci saremmo trovati nel bel mezzo di una rivoluzione cruenta e in prima fila, c’è da giurarci, avremmo trovato i pensionati e i lavoratori dipendenti, i disoccupati e i precari, per usarli come carne da macello. Dovremmo, quindi, considerarci fortunati a non avere soldi, a dover fare i salti mortali per vivacchiare e a congratularci per la lungimiranza del nostro presidente del Consiglio. Ma questo non è un vivere ma è un sopravvivere e senza voler parlare di rivoluzione, che come la giriamo è sempre una brutta cosa ed è un rimedio peggiore del male, potremmo fare la nostra “rivoluzione democratica” mandando, con il voto, in pensione questa novella triplice alleanza dei benestanti fatta dal Pd, Pdl e Fli e votare gli altri partiti. Forse saranno anch’essi indegni ma per lo meno avremmo il piacere di lasciare a casa i prosperi della politica. Pensateci gente, pensateci. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Maïssa Bay: La notte sotto il gelsomino

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 ottobre 2011

Speronella e Gelsomino

Image by Massimo Norbiato via Flickr

La notte sotto il gelsomino rappresenta il sogno della donna che lotta e va alla ricerca di se stessa nella routine di una società dove il maschio la fa da padrone. Undici racconti in cui si ritrovano i temi cari a Maïssa Bey: l’amore, la solitudine, la sofferenza e la morte. Ma soprattutto l’Algeria. Donne, figlie, madri, amanti, sorelle che dormono, amano, piangono e muoiono sotto lo sguardo dei loro uomini. Racconti sorprendenti che rapiscono subito il lettore, e lo portano a mettersi nella pelle delle eroine e a percepirne le emozioni più esclusive. Pur toccando temi scottanti e attuali, l’autrice riesce, con il suo stile, ad accordare frasi taglienti e parole che scorrono come un dolce mormorio, senza mai cadere nella ridondanza.
Maïssa Bey è nata nel 1950 a Ksarel-Boukhani, nel sud dell’Algeria. È autrice di romanzi, racconti e opere teatrali, per i quali ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Tra le sue pubblicazioni più importantiNouvelles d’Algérie (ed. Grasset 1998) per cui ha vinto il Grand Prix de la nouvelle de la Société des gens de lettres ; Surtout ne te retourne pas (ed. l’Aube et Barzakh 2005) che si è aggiudicato il Prix Cybèle; Pierre, Sang, Papier ou Cendre (ed. l’Aube 2008) vincitore del Grand Prix du roman francophone SILA, L’une et l’autre(ed. l’Aube, 2009) e il recente Puisque mon cœur est mort (ed. l’Aube, 2010) trionfatore al Prix de l’Afrique Méditerranée/Maghreb 2010.
Autore: Maïssa Bey Collana: Nuove Lune 64 Categoria: letteratura straniera / algerina
Pagine: 180 ISBN 978-88-497-0763-2 Prezzo: € 15,00

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Giobbe, Ratzinger, e il sangue di San Gennaro

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Lettera al direttore. Barbara Serra, durante la sua trasmissione Cosmo (Rai3 – 15 giugno), chiede ad un serio giornalista di una seria rivista cristiana: “Perché alle volte il miracolo non avviene e il sangue di San Gennaro non si liquefa?”, e il giornalista risponde: “Questo bisogna chiederlo a Dio”. Ora, io comprendo la domanda di Giobbe sull’eterno problema che assilla l’uomo – la sofferenza del giusto – anche se il patriarca commetteva l’errore di attribuire alla volontà di Dio i mali da cui era afflitto. Comprendo la profondità della domanda di papa Ratzinger al Signore, nel maggio del 2006 ad Auschwitz: «Perché Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto quest’eccesso di distruzione e questo trionfo del male?». Però trovo ridicola la domanda: “Dio, perché alle volte non fai liquefare il sangue di San Gennaro?”. Il pensiero – contraddetto dalla storia e dall’esperienza della vita di tutti i giorni – che Dio possa intervenire nelle vicende umane, è comprensibile, ma che possa intervenire in un’ampolla, è semplicemente assurdo e offensivo, giacché significa considerare il Signore una sorta di mago. Però, se proprio vogliamo osare, allora forse potremmo domandargli: “Dio, perché hai bisogno che il prete agiti, e giri sottosopra l’ampolla? Non potresti, mentre l’ampolla resta immobile, far ribollire il sangue, facendolo risalire lungo le sue pareti?”. Ma comportiamoci seriamente, e non osiamo, perché il cristianesimo è una religione seria. (Renato Pierri)

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Contro il dolore cronico

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Roma. Si terrà mercoledì 15 Giugno presso il Policlinico Tor Vergata di Roma una giornata informativa contro il dolore cronico, con l’obiettivo di promuovere sul territorio una corretta conoscenza di questa problematica e creare un filo diretto tra gli specialisti e i pazienti, costretti a convivere ogni giorno con la sofferenza inutile. Organizzata dall’Hub di Medicina del Dolore della Fondazione PTV/ Policlinico di Tor Vergata, in collaborazione con l’Associazione di pazienti vivere senza dolore, e il supporto incondizionato di Mundipharma, l’iniziativa prende spunto dalla recente campagna educativa itinerante “CU.P.I.DO. – Cura Previeni Il Dolore” e ne condivide le finalità. Il tour, promosso dalla medesima Associazione pazienti con il patrocinio del Ministero della Salute, nei mesi di Aprile e Maggio aveva attraversato numerose città italiane, dando vita a momenti di incontro e dibattito tra clinici, cittadini, media e Istituzioni.
Dalle ore 10 alle ore 17 del 15 Giugno, nel piazzale antistante il Policlinico Tor Vergata, sarà allestito un gazebo presidiato da medici specialisti, a disposizione dei cittadini e dei pazienti per fornire approfondimenti e rispondere alle loro domande. Inoltre, all’interno del gazebo e della struttura ospedaliera, i visitatori potranno ricevere materiale divulgativo sulla Legge 38 e sul dolore cronico, oltre a un regolo per la misurazione del dolore e a un diario del paziente, dove prendere nota delle caratteristiche del proprio dolore ed essere quindi più precisi durante la visita specialistica.
Secondo recenti indagini, il dolore cronico colpisce 15 milioni di italiani, di cui circa 1.500.000 nel Lazio. Nonostante le dimensioni del problema e il varo della recente Legge 38 – che intende tutelare i diritti di chi soffre, garantendo un accesso uniforme alle cure e una maggiore appropriatezza terapeutica – molti ancora ignorano che il dolore cronico è una vera e propria malattia e, come tale, deve essere diagnosticata e trattata in maniera adeguata presso strutture specializzate. Alla luce di queste considerazioni, il Centro di Medicina del Dolore del Policlinico Tor Vergata ha deciso di farsi promotore di una giornata informativa presso la propria sede. Si tratta del primo tassello di un progetto educativo più organico, che dovrebbe partire nei prossimi mesi e vedere coinvolte in prima linea numerose strutture ospedaliere impegnate nella lotta contro il dolore cronico, sull’intero territorio regionale del Lazio.

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