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Aiuto alla chiesa che soffre

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Da Washington a Sidney, da Manila a Toronto. In queste settimane Aiuto alla Chiesa che Soffre sta illuminando di rosso decine di monumenti e di cattedrali e oltre 2mila chiese per tenere alta l’attenzione del mondo sulla persecuzione anticristiana.Sensibilizzazione e informazione sono parte fondamentale dell’opera della Fondazione pontificia che attraverso le proprie 23 sedi nazionali continua ad organizzare eventi con testimoni della Chiesa perseguitata, suggellati dall’illuminazione in rosso di chiese o monumenti in ricordo del sangue versato ancora oggi da tanti cristiani in tutto il mondo.Un’ondata di luce che non si arresta ormai da anni ed ha illuminato luoghi simbolo quali il Cristo Redentore a Rio de Janeiro, il Palazzo di Westminster a Londra, la Basilica del Sacro Cuore a Parigi.In Italia, dopo Fontana di Trevi, il Colosseo e Venezia, il mese scorso ACS ha “tinto” di rosso la Basilica di San Bartolomeo all’Isola, santuario del martiri del XX e del XXI secolo. In quell’occasione è stato presentato il Rapporto sulla persecuzione anticristiana Perseguitati più che mai.Ad ottobre sono stati imporporati monumenti e chiese anche in Germania, Polonia e Svizzera.Questa settimana numerose sedi nazionali ACS si uniranno alla campagna, a cominciare dall’Australia dove da domani e per una settimana si tingeranno di rosso sette cattedrali in diverse città tra cui Sidney, Brisbane e Melbourne. Numerose le cattedrali e le chiese in rosso in Canada e Stati Uniti, in città quali Montreal, Toronto, Washington e New York.Nelle Filippine addirittura ben 2050 parrocchie in 68 diverse diocesi parteciperanno puntando su facciate e campanili delle luci rosse a simboleggiare il sangue dei martiri.Una scia rossa illuminerà anche diverse nazioni europee. In Gran Bretagna s’imporporeranno 13 cattedrali e 130 edifici tra cui Westminster Palace e la sede del Parlamento Scozzese. Si uniranno poi Portogallo, Paesi Bassi, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda e Ungheria per un totale di oltre 50 chiese.
«Il nostro intento è sconfiggere l’indifferenza, innanzitutto della comunità internazionale – afferma il direttore di ACS, Alessandro Monteduro – Come ci ricorda spesso il Santo Padre oggi ci sono più martiri cristiani che nei primi secoli. E la missione di ACS è impedire al mondo di chiudere gli occhi di fronte alla sofferenza dei nostri fratelli nella fede, perseguitati spesso perché percepiti vicini all’Occidente. Quello stesso Occidente che troppo spesso preferisce voltarsi dall’altra parte e non vedere».

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Egitto: la chiesa che soffre

Posted by fidest press agency su martedì, 2 luglio 2013

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«In un momento di estrema preoccupazione per l’intero popolo egiziano, continuiamo a pregare perché non vi siano nuove violenze e spargimenti di sangue e affinché si scorga una soluzione a quella che appare come una nuova rivoluzione». Questo l’auspicio di monsignor Johannes Zakaria, vescovo dei copti cattolici di Luxor, raccolto ieri da Aiuto alla Chiesa che Soffre al termine di un fine settimana in cui le proteste anti-Morsi hanno riempito le strade e le piazze di numerose città egiziane. In Egitto per approfondire la conoscenza dell’attuale situazione, domenica scorsa il direttore di ACS nel Regno Unito, Neville Kyrke-Smith, era ospite di monsignor Kyrillos William, vescovo copto-cattolico di Assiut, lì dove oltre 50mila persone avrebbero manifestato contro il governo. «Le proteste hanno letteralmente consumato la città – racconta Kyrke-Smith – le cui strade erano teatro di scontri durissimi». Monsignor Williams riferisce ad ACS della sparatoria avvenuta nei pressi della cattedrale cattolica di Nostra Signora della Liberazione. Alcuni uomini in motocicletta hanno aperto il fuoco contro i manifestanti uccidendo almeno tre persone. Scosso dagli avvenimenti monsignor William si è rivolto ai benefattori di ACS chiedendo loro «di pregare per il nostro tormentato Paese». Un appello a cui si è unito il vescovo di Luxor: «dobbiamo pregare per gli egiziani di ogni religione. Noi non siamo contro i musulmani e chiediamo aiuto al Signore perché tutti i nostri connazionali possano vivere e pregare in pace».Stando ai dati diffusi almeno sette milioni di persone in tutto il Paese avrebbero preso parte alle proteste anti-governative del 30 giugno. La proposta di organizzare dei cortei nel primo anniversario dell’elezione di Morsi è stata promossa dal movimento Tamarod [Ribellione] i cui rappresentanti sostengono di aver raccolto almeno 22milioni di firme a sostegno della richiesta di dimissioni del presidente. Già prima di domenica, però, il clima era molto teso e sin da giovedì circa tre milioni di egiziani sono scesi in piazza gridando «Irhal» [vattene].
Venerdì 28 il direttore dell’ufficio britannico di ACS ha incontrato il patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak, il quale non ha nascosto la preoccupazione per il momento vissuto dalla sua comunità. «Dalla caduta di Mubarak almeno 200mila cristiani hanno lasciato il Paese – ha riferito – non solo per motivi economici, ma anche per paura. In molti pensano che i copti siano cittadini di seconda classe e li considerano alla stregua di stranieri». Il patriarca copto cattolico e quello copto ortodosso, Tawadros II, non hanno voluto fornire alcuna indicazione ai fedeli, lasciandoli liberi di seguire la propria coscienza.«I cristiani possono partecipare alle proteste», ha detto il portavoce della Chiesa cattolica egiziana, padre Rafic Greiche, che ha descritto a Kyrke-Smith la difficile condizione dei copti: «intrappolati tra i musulmani moderati e i fondamentalisti emersi dall’oscurità dopo la fine del regime». Il sacerdote ha denunciato anche l’incredibile aumento del numero di attacchi settari, «che ormai si verificano praticamente ogni giorno». “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2011 ha raccolto oltre 82 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 4.600 progetti in 145 nazioni.

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