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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Abusi e molestie sessuali in caserma

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

(fonte: GrNet.it) Una volontaria delle Forze armate, impegnata in varie missioni, anche all’estero, ha presentato una circostanziata denuncia alla magistratura ordinaria ed a quella militare contro tre superiori, due ufficiali ed un sottufficiale, che l’avrebbero fatta oggetto nel tempo di numerosi atti di molestia sessuale. Tra i superiori denunciati, c’è anche una donna che, nel corso di una missione all’estero, avrebbe preteso di coinvolgere la soldatessa in un rapporto sessuale di gruppo con due militari stranieri e che l’avrebbe poi mobbizzata per vendicarsi del rifiuto ricevuto. Ma non solo. La giovane caporale, di religione musulmana, ha denunciato anche di essere stata  oltraggiata nel suo sentimento religioso venendo appositamente “comandata” a partecipare alle funzioni religiose cattoliche, per esempio in qualità di corista delle cerimonie natalizie. L’incredibile vicenda sarebbe stata invano rappresentata ai superiori dei tre comandanti denunciati, ma la soldatessa non sarebbe stata creduta ed, anzi, avrebbe ricevuto l’invito a lasciar perdere. Anche questi superiori dovranno ora chiarire perché mai abbiano omesso di denunciare all’autorità giudiziaria i gravi fatti a loro rappresentati. La soldatessa si è indotta a denunciare tutto alla magistratura solo dopo che era stata ignorata anche la sua semplice richiesta di essere impiegata in una caserma diversa da quella dei tre molestatori. «La vicenda denunciata – riferisce l’Avvocato Giorgio Carta che assiste la giovane caporale – è tutt’altro che isolata. E’ almeno il terzo caso che mi viene proposto da una donna militare e duole constatare che, nei primi due casi, la vittima delle molestie si sia indotta a non denunciare gli abusi subiti solo per timore di non poter stabilizzare il proprio rapporto di lavoro». «Proprio la condizione di volontari in ferma, cioè di precari con le stellette, – aggiunge Giuseppe Paradiso, segretario nazionale del Partito Sicurezza e Difesa –  pone i nostri giovani in uniforme in una situazione di minorata difesa, atteso che il giudizio caratteristico positivo dei propri superiori è il primo requisito per transitare nel servizio permanente e, cioè, per stabilizzare il proprio rapporto di lavoro. Risulta, quindi, particolarmente odioso che vi sia chi approfitti di tale condizione di debolezza». «Anche la mia assistita è una precaria, ma, dopo numerose titubanze, si è infine indotta a denunciare i superiori, peraltro riferendo anche le molestie sessuali subite da una sua collega, che però non ha avuto il coraggio di denunciarle. Auspico che questa vicenda incoraggi anche le altre donne che hanno subito molestie in caserma a rompere gli indugi e a denunciare i colpevoli». «Il Partito Sicurezza e Difesa – conclude Giuseppe Paradiso – non esiterà a costituirsi parte civile nel processo che dovesse essere avviato nei confronti dei comandanti denunciati». (per la delicatezza del caso e allo scopo di preservare l’identità della donna, sono stati omessi ulteriori particolari che avrebbero potuto portare all’identificazione della giovane caporale)

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Concorso: riammessa soldatessa esclusa perché incinta

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2011

(GrNet.it) La sezione I bis del TAR Lazio ha accolto l’istanza cautelare proposta da Valentina Fabri, la giovane precaria caporale dell’Esercito, che era stata esclusa dal concorso di stabilizzazione perché in stato di gravidanza. Con l’ordinanza n.231/2011, il TAR  Lazio (presidente Ignazio Silvestri – relatore Domenico Landi) ha riammesso con riserva al concorso la soldatessa affermando che “lo stato di gravidanza non costituisce una patologia e quindi non appare di per sé idoneo a supportare un provvedimento di esclusione”. “La pronuncia del TAR – riferisce l’avvocato Giorgio Carta, che assiste la ragazza – è doppiamente importante perché afferma la supremazia della vigente normativa in materia di tutela della maternità, ispirata ai valori, costituzionalmente garantiti, sulle abnormi norme del bando di concorso impugnato e, comunque, su tutte le disposizioni discriminatorie ancora presenti nel nostro ordinamento. Soprattutto, però, costituisce un importante precedente giudiziario per i casi futuri, escludendo che, d’ora in poi, la donna in uniforme sia posta nell’alternativa tra essere madre ed arruolarsi in una Forza armata”. “Certo, sconcerta che sia stata necessaria una pronuncia dei giudici amministrativi – prosegue l’avvocato Carta – per affermare l’ovvio principio per cui lo stato di gravidanza non costituisce una patologia. Ma il progresso della coscienza sociale, evidentemente, passa anche attraverso la certificazione giudiziaria dell’ovvio”. Il segretario del Partito Sicurezza e Difesa, Giuseppe Paradiso, nel compiacersi per la pronuncia del TAR, aggiunge che “purtroppo, a fronte di un lodevole comportamento processuale del Ministero della difesa improntato all’aplomb, si è dovuto invece registrare – nelle pagine di alcuni portali web di militari e nelle parole di alcuni sedicenti paladini dei diritti dei militari – un atteggiamento di chiusura verso il ruolo delle donne in uniforme, fino ad affermare che non esistesse alcun caso Fabri e che l’Amministrazione ben avesse fatto ad applicare la discriminatoria normativa vigente. Per fortuna, il TAR Lazio li ha platealmente smentiti”.”In effetti, spiace osservare – conclude l’avvocato Carta – come il mondo militare fatichi ancora ad accettare l’ingresso delle donne nei propri ranghi, pervasi da un serpeggiante e radicato maschilismo. Valentina Fabri diventerà mamma a febbraio ed il suo sogno era di far nascere la propria bimba, che si chiamerà Benedetta, in un mondo in cui la donna non sia più discriminata sul lavoro. La pronuncia del TAR ha sicuramente aiutato a rendere possibile il sogno della coraggiosa soldatessa”.

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