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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘soldati’

La sicurezza del territorio va affidata alla polizia e non ai soldati

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2016

franco gabrielli“Finalmente abbiamo un vero capo, uno che dice le come come stanno e non come possono compiacere chi governa”. E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP -il Sindacato Indipendente di Polizia, commentando le dichiarazioni del capo della Polizia Franco Gabrielli, secondo il quale il controllo del territorio deve essere affidato alle Forze di Polizia e non ai militari. “Da sempre – spiega Maccari – sottolineiamo l’inutilità della militarizzazione del territorio: uno spreco di milioni di euro che serve a gettare fumo negli occhi ai cittadini, tentando di dare un’illusoria percezione di sicurezza, quando invece le risorse potrebbero essere impiegate per garantire i mezzi necessari a quel personale che è stato addestrato per garantire la sicurezza del territorio e l’ordine pubblico, e che risponde ad una organizzazione rivolta proprio a questi compiti. Non ha alcun senso mandare per le vie di Roma, di Milano, di Napoli, o per le calli di Venezia, dei soldati dotati di armi da guerra che non sono utilizzabili nelle più comuni situazioni di ordine pubblico, e che anzi sono pericolose per i cittadini e per lo stesso personale, quando sarebbe molto più utile potenziare la dotazione organica e di mezzi delle Questure e dei Commissariati, magari fornendo ai Poliziotti dei taser e altri strumenti non letali che consentirebbero di risolvere senza rischi molti interventi nei confronti di delinquenti o persone violente”. “Condividiamo la presa di posizione di Gabrielli – conclude Maccari – e auspichiamo che le sue riflessioni servano da guida a chi ha fino ad oggi messo in atto politiche di governo che sul tema della Sicurezza sono state finalizzate soltanto alla propaganda anziché alla reale soluzione dei problemi”.

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5mila soldati italiani si preparano a combattere in Libia contro l’IS

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

guerra giustaUn passo dietro l’altro il governo Renzi sta trascinando l’Italia in una guerra aperta e il parlamento non ne viene neanche informato, tanto meno il popolo italiano, la cui sicurezza è messa in pericolo da un’escalation militare che lo espone sempre più a ritorsioni terroristiche. È di pochi giorni fa la notizia che l’Italia ha autorizzato segretamente fin da gennaio l’uso della base aerea di Sigonella per le missioni di guerra dei droni americani sul territorio libico contro le milizie dello Stato islamico, mentre finora si sapeva ufficialmente che dalla base siciliana partivano solo droni non armati per missioni di ricognizione.
Si tratta degli aerei senza pilota di sorveglianza ad alta quota e lunga autonomia “Global Hawk” MQ-1 e dei droni da bombardamento Predator MQ-9A “Reaper” (falciatrice), dotati dei micidiali missili a guida laser “Hellfire” (fuoco infernale). Droni in dotazione anche all’aeronautica militare italiana, che ne possiede 12 e che usa ufficialmente solo per missioni di ricognizione, ma che recentemente ha ottenuto dal Pentagono l’autorizzazione ad armarne due con missili di vecchia generazione.
La notizia è trapelata il 22 febbraio da un articolo del Wall Street Journal, che citando una fonte ufficiale delle forze armate Usa ha rivelato che da circa un mese il governo italiano ha autorizzato segretamente (“quietly”, è il termine usato nell’articolo) il decollo dei droni armati americani da Sigonella per “operazioni militari contro lo Stato islamico in Libia e attraverso il Nord Africa”. Il via libera è stato concesso “dopo più di un anno di negoziati”, con alcune limitazioni alle regole di ingaggio: “Il permesso – precisa il quotidiano statunitense – sarà dato dal governo italiano ogni volta caso per caso e i droni potranno decollare da Sigonella per proteggere il personale militare in pericolo durante le operazioni anti-Isis in Libia e in altre parti del Nord Africa”.
Anche se non è stato confermato, perché si parla ufficialmente solo di aerei e droni partiti da basi in Inghilterra, c’è il forte sospetto che alcuni di questi droni di stanza a Sigonella, proprio in forza dell’accordo col governo italiano, abbiano direttamente o indirettamente partecipato al raid americano del 19 febbraio a Sabratha, vicino al confine con la Tunisia, in cui sarebbe stato ucciso un capo dell’IS insieme a un’altra quarantina di persone, tra cui molti civili. Naturalmente il governo italiano smentisce un simile scenario e, preso in castagna dalle rivelazioni del WSJ, sostiene ipocritamente che i droni Usa super armati potranno partire da Sigonella solo per “missioni difensive” (sic), in “aiuto” a truppe americane di terra “in pericolo”, e soggette ad autorizzazione data “caso per caso”.
“Ma quali funzioni difensive”!
Arrampicandosi sugli specchi il ministro degli Esteri Gentiloni ha spiegato che l’autorizzazione concessa è solo “la conferma di una collaborazione tra Italia e gli Usa, caso per caso, ed è una collaborazione finalizzata a operazioni di difesa”, non di attacco. “Oltretutto – ha aggiunto il ministro per annacquare la notizia – non credo che questa autorizzazione sia specificamente finalizzata alla Libia ma ad operazioni antiterrorismo in generale”. Dichiarazioni “rassicuranti” del tutto simili sono arrivate da ambienti della Difesa, e anche lo stesso Renzi ha confermato che le autorizzazioni per l’utilizzo della base di Sigonella per la partenza dei droni anti terrorismo “sono caso per caso”: “Si tratta di fare iniziative contro terroristi e potenziali attentatori dell’Isis – ha detto il premier – siamo in piena sintonia con i nostri partner internazionali”. Ma subito dopo ha aggiunto significativamente: “La priorità è la risposta diplomatica ma se abbiamo prove evidenti che si stanno preparando attentati l’Italia fa la sua parte”. Bombardamenti inclusi, evidentemente. Simili formule ipocrite non hanno convinto neanche esperti tutt’altro che sospettabili di pacifismo, come l’ex capo di stato maggiore dell’aeronautica militare, Leonardo Tricarico, per il quale la formula usata ricorda quando nel 1999 “si parlò di ‘difesa integrata’ per coprire il fatto che i nostri Tornado bombardavano l’ex Jugoslavia”. E come l’ex generale Fabio Mini, comandante delle forze Nato in Kosovo, che a Il Fatto Quotidiano ha dichiarato senza mezzi termini: “Ma quale funzione difensiva! Non nascondiamoci dietro un dito. A parte il fatto che, per definizione, le forze speciali sono sempre in pericolo durante le loro incursioni, quindi anche seguendo questa logica i droni dovrebbero intervenire sempre per fornire copertura aerea. Questo tipo di velivolo non viene usato in appoggio e protezione alle forze a terra ma, al contrario, sono queste che individuano e forniscono le coordinate esatte del bersaglio che il drone deve colpire e distruggere. Da Sigonella verranno lanciati attacchi di precisione, altro che funzione difensiva”.
“L’uso della base siciliana di Sigonella per i raid dei droni americani contro l’Isis in Libia espone l’Italia al rischio di sanguinose rappresaglie e attentati”, denuncia a sua volta in tono estremamente allarmato Gianandrea Gaiani, analista e direttore di Analisidifesa.it. E aggiunge: “Il governo italiano avrebbe preferito non dare pubblicità a questo accordo, annunciato dalla stampa americana, per evitare di pagare il prezzo che tutti i paesi hanno regolarmente pagato per il loro maggiore impegno nella guerra all’Isis: i francesi con il Bataclan, i russi con l’abbattimento del charter sul Sinai, i tedeschi con la strage di turisti a Istanbul, gli hezbollah libanesi con i kamikaze nei quartieri sciiti di Beirut”.
Due diverse visioni tattiche
Forse c’è da pensare allora che gli Usa abbiano fatto queste rivelazioni per spingere il governo italiano ad abbandonare questa linea ambigua ed esporsi di più nella guerra all’IS. Anche il governo Renzi, infatti, scalpita per intervenire militarmente in Libia, anzi ambisce ad avere il ruolo guida in una missione internazionale contro l’IS in quel paese che considera il suo “cortile di casa”, da controllare e sfruttare nel quadro della sua politica neocolonialista e neo mussoliniana. Ma proprio per questo vuole evitare un altro fiasco come nel 2011, e prima di mettere gli stivali italiani sul terreno vuole aspettare che si formi un governo libico di unità nazionale per avere da esso il pretesto “legale” per farlo.
La Casa Bianca, invece, siccome le trattative tra le varie fazioni libiche vanno per le lunghe, sostiene la dottrina dell’attacco militare contro l’IS in qualsiasi momento, in Libia come in tutto il Medio Oriente e l’Africa, sulla base del principio “agiremo ogni volta che verrà individuata una minaccia diretta” a interessi e personale americani. Idem fanno gli imperialisti francesi e inglesi, tant’è vero che pochi giorni fa Le Monde ha rivelato che forze speciali francesi operano già sul suolo libico a fianco del governo di Tobruk contro lo Stato islamico. Se i due governi libici, quello filo occidentale e riconosciuto di Tobruk e quello islamico di Tripoli, non dovessero arrivare al più presto a un accordo, si passerebbe a un piano segreto per dividere la Libia il tre entità sotto dominio straniero, seguendo l’antica amministrazione ottomana: la Tripolitania ad Ovest, sotto influenza italiana, la Cirenaica ad Est, sotto influenza anglo-americana e delle potenze regionali come Egitto, Turchia, Quatar ed Emirati, e il Fezzan a Sud, nella sfera francese.
Che questo scenario di guerra sia ormai prossimo a realizzarsi lo conferma anche la riunione del Consiglio supremo di difesa che si è tenuta il 25 febbraio sotto la presidenza del capo dello Stato Mattarella e con a fianco il nuovo duce Renzi, i più importanti ministri del suo governo e i vertici militari. Come recita il comunicato, il Consiglio “ha fatto il punto di situazione sui teatri di crisi” con particolare riferimento a Siria e Iraq, approvando anche l’invio di “ulteriori rinforzi” militari in quest’ultimo paese. Ed è stata altresì “attentamente valutata la situazione in Libia, con riferimento sia al travagliato percorso di formazione del Governo di Accordo Nazionale sia alle predisposizioni per una eventuale missione militare di supporto su richiesta delle autorità libiche”. E in tale quadro, aggiunge il comunicato, “è stato considerato l’impatto sugli scenari di crisi e sulla sicurezza energetica italiana ed europea dell’andamento dei mercati degli idrocarburi”. (fonte: (Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 10/2016)

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“L’evoluzione dell’alimentazione dei soldati: dalla Grande Guerra ad oggi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2016

Milano Mercoledì 16 marzo p.v., alle ore 10.00, a Milano-Palazzo Cusani avrà luogo il convegno dal titolo “L’evoluzione dell’alimentazione dei soldati: dalla Grande Guerra ad oggi”. Interverranno:
– Stefano Marroni, vice direttore del TG2 e responsabile della rubrica del TG2 “Medicina33”;
– Antonino De Lorenzo, Professore Ordinario di Alimentazione e Nutrizione Umana e direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’alimentazione presso l’Università Degli Studi di Roma “Tor Vergata”;
– Generale Stefano Rega, Direttore dell’Amministrazione dell’Esercito.
Il simposio rientra nell’ambito delle attività per la commemorazione del centenario della Grande Guerra organizzate dallo Stato Maggiore dell’Esercito.(Magg. Andrea Maria Gradante)

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Libia: negato l’utilizzo di soldati mercenari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2011

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa li governo libico di gravi menzogne che mirano a invalidare i sospetti di utilizzo di mercenari stranieri nella repressione del movimento di protesta. Contrariamente alle dichiarazioni del governo libico, gli appartenenti alle forze di sicurezza di origine africana e di pelle scura che negli scorsi giorni sono stati inviati contro i manifestanti non appartengono al popolo dei Toubou in Libia. Difficilmente gli appartenenti a questa minoranza muoverebbero un solo dito per salvare il regime di Gheddafi, da cui in questi anni sono stati massicciamente perseguitati e deportati in Ciad. Secondo testimoni oculari, negli scorsi giorni in diverse parti del paese sono apparse nelle file delle forze di sicurezza persone di pelle scura che comunicavano tra di loro in francese. Gheddafi non dovrebbe avere problemi ad assoldare mercenari da altri paesi africani visto che negli anni del suo regime ha sostenuto finanziariamente, politicamente e con forniture di armi decine di movimenti ribelli. Da alcuni movimenti Tuareg nel Mali e nel Niger al Darfur fino al Ciad e alla repubblica Centrafricana, Gheddafi sostiene una fitta rete di combattenti che dipendono dalla sua generosità. La sistematica strumentalizzazione di questi movimenti da parte di Gheddafi fa parte di uno dei capitoli più bui della storia del regime. Gheddafi ha ripetutamente prima finanziato e poi tolto a sorpresa il sostegno a un gruppo dopo aver cambiato radicalmente e improvvisamente la sua politica estera. I Toubou vivono perlopiù nella Libia sudorientale. Da novembre 2009 il regime di Gheddafi perseguita e deporta sistematicamente gli appartenenti a questa minoranza di origine africana (etiopidi). Decine di Toubou sono stati arrestati per aver protestato contro le persecuzioni. Molti sono stati liberati solo dopo aver affermato pubblicamente che non si sarebbero opposti alla demolizione delle loro case. Finora oltre 3.800 Toubou hanno dovuto lasciare i propri villaggi e la propria casa. A partire dal 2007 il regime libico ha iniziato a privare i Toubou dei loro diritti civili. Le autorità libiche si rifiutano inoltre di prolungare i passaporti o fornire documenti ai Toubou contadini e semi-nomadi che da anni ormai vivono in Libia. I circa 500.000 Toubou sono insieme ai Tuareg uno dei maggiori gruppi etnici del Sahara. Dispersi su un’area di 1,3 milioni di km2, la maggior parte di essi vive nel Ciad e nel Niger, vicini della Libia.

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Timothy Greenfiled-Sanders

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2010

Torino fino al 15/12/2010 via Carlo Alberto, 49/51, Novalis Fine Arts Gallery La guerra dentro: artisti attori musicisti politici porno star soldati feriti a cura di Demetrio Paparoni  Timothy Greenfield-Sanders e’ uno tra i piu’ rappresentativi ritrattisti dell’era postmoderna, di cui incarna una punta estrema sia per l’eleganza delle foto sia per la spregiudicata capacità di attingere a tradizioni diverse e contrastanti. Come spiega il curatore della mostra Demetrio Paparoni “Greenfield-Sanders ha dato vita a un proprio stile che non mira a essere considerato nuovo e tuttavia lo e’. Nei suoi ritratti riecheggiano la tecnica e la determinazione di Nadar nel catalogare volti che caratterizzano un’epoca di grandi invenzioni, quale fu la grande metà dell’Ottocento, ma emerge anche, forte, la lezione di Andy Warhol. Come Fe’lix Nadar, Greenfield-Sanders si e’ votato al progetto di un pantheon delle glorie contemporanee, come Warhol e’ attratto dal carisma dell’uomo di successo o di potere. Guarda alla storia con l’occhio di colui che valuta, cataloga e classifica. (Timothy)

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Altri soldati italiani in Afghanistan?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

“E’ inconcepibile che il ministro della Difesa La Russa annunci la possibilità di un incremento di militari italiani in Afghanistan durante una trasmissione radiofonica. Tali decisioni vanno discusse ed eventualmente assunte in Parlamento ed è lì che il ministro deve venire a riferire su eventuali aumenti di contingente” lo dichiara Fabio Evangelisti, vicepresidente vicario del gruppo IdV alla Camera. “La provincia ovest dove operano i soldati italiani è ormai una zona ad alto pericolo ed il tragico bilancio dei nostri soldati morti grava come un macigno sulle nostre coscienze. Per questo, noi non solo chiediamo che non un soldato in più sia mandato in Afghanistan ma che quelli che sono lì e che ogni giorno rischiano la vita tornino a casa al più presto”  conclude Evangelisti.

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I soldati italiani in Afghanistan

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

Editoriale Fidest. Onore ai caduti. In quell’area siamo giunti a 24 morti in pochi anni e la circostanza ci fa riflettere anche se per i nostri alleati le perdite sono maggiori. Tale aspetto, ovviamente, non ci consola. La maggioranza che ci governa è solo in parte convinta che questo sacrificio in vite umane è necessario. Osserva, infatti, il ministro leghista Roberto Calderoli “Di là delle vite umane che fanno spaccare il cuore, bisogna verificare se questi sacrifici servono o meno a qualcosa”.(riflessione che si commenta da sola) Ma il segretario del suo partito Umberto Bossi è conscio che un ritiro dei militari italiani è una decisione che “sarebbe sentita dal mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile e probabilmente avrebbe delle conseguenze gravi sul governo”. E poi “conciliante” soggiunge: “è un problema che si era già posto però io non sono uno che fa cadere il governo nel senso che decide il Consiglio dei ministri e il presidente Berlusconi e mi pare che la parola di Berlusconi è quella di partecipare a quella che a tutti gli effetti è una missione di pace”. E il ministro degli esteri Franco Frattini gli fa il verso allorché afferma che l’Afghanistan “resta per l’Italia una missione fondamentale, che continuerà. Una missione di pace in cui le nostre donne e i nostri uomini – sottolinea – lavorano per la nostra sicurezza e per il bene del popolo afghano”. Sappiamo, invece, che non è una missione di pace poiché siamo, sotto copertura del Codice militare di Guerra e al comando del contingente inglese, dichiaratamente in guerra. Non lo è perché i talebani mostrano d’essere sempre più forti e c’è persino il sospetto che anche l’Italia sia tra i paesi che li foraggiano in armamenti se si pensa che le aziende italiane produttrici di armi ed esplosivi si attestano al secondo posto mondiale come produzione ed esportazione. A questo riguardo ci scrive Rosario Amico Roxas: “Leggo che “È stato un ordigno fatto esplodere contro un blindato Lince”; come molti italiani vorrei conoscere il tipo di ordigno, se per caso non contiene il “made in Italy”. Non vorremmo, alla fine, dover riconoscere, come è accaduto in Iraq, che la nostra missione “militare” era fuori luogo, o se vogliamo usare un eufemismo politichese “esaurita”, che la campagna in Afghanistan non ha nulla a che vedere con la “pace mondiale” e che il terrorismo per non averlo in casa bisogna combatterlo in quella lontana terra che si chiama Afghanistan mentre si sa molto bene che i terroristi sono addestrati altrove. Di certo la verità difficilmente verrà a galla: veritas odium parit, perché fa più nemici della menzogna e allora ci tocca solo concludere con le stesse parole di Rosario: Condoglianze alle famiglie, ma con tanta rabbia…! (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Afghanistan: due soldati italiani uccisi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

“Esprimo il mio più sentito cordoglio per la morte del sergente Massimiliano Ramadu’ e del caporalmaggiore Luigi Pascazio, vittime dell’attentato di questa mattina in Afghanistan ed auguro ai militari feriti una pronta guarigione”. Ha dichiarato oggi l’on.Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già Sottosegretario agli Affari Esteri. “Tutto il paese deve unirsi ed essere vicino ai soldati caduti ed alle forze armate, che stanno compiendo una delicata ed importante missione –ha proseguito l’on.Vernetti- per contrastare il terrorismo, stabilizzare l’Afghanistan, creare le condizioni di sicurezza per permetterne lo sviluppo” “Proprio in momenti come questo – ha concluso l’on.Vernetti- è auspicabile che non vi siano divisioni nel paese che venga ribadito con convinzione che, insieme agli alleati della NATO, proseguiremo il nostro impegno in Afghanistan per raggiungere gli obiettivi fissati dalla comunita’ internazionale”.

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I soldati scrivono al loro ministro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2010

“Egregio Sig. Ministro, scrivo in nome, per conto e nell’interesse di tutti volontari della FF.AA. Scrivo a Lei in qualità di preposto all’amministrazione militare e civile della Difesa e massimo organo gerarchico e disciplinare. Infatti tra le Sue competenze vi è anche quella di illustrare al Parlamento in sede di presentazione annuale dello stato di previsione del Ministero della Difesa, in particolare le previsioni di spesa inquadrate nella manovra prevista dalla legge finanziaria, la ripartizione delle risorse finanziarie per impegni operativi, amministrativi e per settori di spesa ed i suoi riflessi sulla preparazione delle Forze Armate; lo stato di attuazione dei programmi di investimento e le misure di ristrutturazione e riqualificazione dello strumento militare, con illustrazione del rapporto fra costi ed efficacia delle misure medesime.  Appare pertanto doveroso, per lo scrivente, ricordarLe che i tagli all’Esercito Italiano hanno provocato un internalizzazione dei servizi, i quali sino all’anno scorso venivano delegati a ditte civili, che ora sono anche disoccupati. Purtroppo una scelta infelice dell’amministrazione ha fatto si che adesso dette mansioni, oltre alle normali attività tipiche di soldato, vengono svolte dal personale volontario anche in servizio permanente, uomini e donne con esperienze decennali e famiglia a carico. In questo momento infatti ci si trova di fronte a situazioni che minano la dignità del personale volontario che è quello che sta pagando lo scotto più pesante, il quale si trova a dover espletare anche le mansioni di pulizia delle Caserme. Passi che abbiamo una remunerazione bassa a fronte di tanti sacrifici sia personali che delle proprie famiglie, passi un patrimonio alloggiativo nella maggior parte dei casi fatiscente e privo dei servizi minimi anche a fronte del pagamento di una retta mensile, ma obbligati ad alloggiarvi perché gli affitti esterni sono insostenibili, passi che la maggior parte degli alloggi demaniali sono abusivamente occupati dai “sine titulo”, accettiamo tutto ciò in silenzio e nella speranza che le cose possano migliorare, ma giocare sulla morale e sulla dignità questo è terrorismo psicologico allo stato puro. Ciò è inaccettabile, è destabilizzante della dignità, del decoro e della salute morale di chi opera ed a operato in missioni internazionali, chi ha conosciuto e si confronta giornalmente con il terrorismo e i suoi devastanti effetti, la fame, le malattie, la guerra, la distruzione, le mutilazioni e la morte, che non smette mai anche quando ci si trova di fronte al sacrificio estremo e non si rifiuta mai di operare come ambasciatore di pace e di giustizia, ma che poi si trova privato di quegli stessi diritti civili che esporta in quelle località che vivono realtà dittatoriali. Bisogna essere chiari, bisogna essere pratici, stiamo attendendo fiduciosi una Sua risposta anche alle varie interrogazioni parlamentari depositate in materia, che chiarisca il principio se siamo in primis cittadini italiani per diritto di nascita come costituzionalmente sancito, e solo dopo militari che giurano di salvaguardare le libere istituzioni, che vengono chiamati in guerre assurde non per propria scelta ma da un volere politico ed un dovere civile che le Comunità Internazionali si assumono, e non “mercenari” ad uso e consumo di chicchessia, oggi guerrieri, come Lei stesso più volte ci definisce nei suoi tanti discorsi pubblici, ma subito dopo trasformarci in “spazzini” per delle scelte infelici e inaccettabili sia politiche che dell’amministrazione, e domani cosa? Non oso immaginarlo. Quando un soldato volontario rientra dalle missioni non può e non deve trovarsi a dover lottare perché gli vengano garantiti quei diritti minimi che gli spettano per diritto di nascita, senza doversi scontrare con una istituzione che in barba alla più autorevole giurisprudenza della Corte Costituzionale che con le sentenze 449/1999; 332/2000; 445/2002 ha solennemente e definitivamente sentenziato che “i diritti fondamentali del cittadino militare non recedono di fronte alle esigenze della struttura militare”, ma la stessa prosegue sul suo percorso senza ascoltare le urla di malessere e mal contento che si sollevano giornalmente nelle sue caserme, urla che chiedono dignità e rispetto”.

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Quattro soldati italiani feriti in Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2009

“Il governo deve avviare un processo di ritorno in patria. Sono anni che i nostri soldati perdono la vita in onore di un fantomatico piano di democratizzazione che non si scorge neanche in lontananza”. Queste le dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente dell’Italia dei Diritti Roberto Soldà, il quale mostra tutto il suo disappunto per una situazione degenerativa in fase di stallo. Proprio poche ore fa si è consumato l’ennesimo assalto alle truppe italiane in Aghanistan, durante una «ricognizione operativa» nell’area della Zeerko Valley, a circa 20 km a sud di Shindand. Quattro i soldati feriti che si trovavano a bordo di una “Lince”, un blindato utilizzato appositamente per questo genere di perlustrazioni, saltato su un ordigno. Per fortuna il mezzo è riuscito ad attutire a dovere il violento impatto, provocando solo lievi lesioni ai nostri militari . Soldà aggiunge : “Sono anni che viviamo uno stato di assedio in terra altrui, è evidente che i nostri soldati non stiano vivendo una condizione di peace keeping bensì di guerra”. Il vicepresidente del movimento guidato da Antonello De Pierro conclude: ” Auspico nel più breve tempo possibile, un processo serio di ridimensionamento delle truppe in Afghanistan”.

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Militari uccisi: Cutrufo, cordoglio e costernazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

Cordoglio e costernazione sono stati espressi dal Vicesindaco di Roma, sen. Mauro Cutrufo, appreso dell’attacco nel quale sono rimasti uccisi sei militari italiani a Kabul. “La notizia ci ha raggiunti poco dopo la conclusione del discorso del Presidente Napolitano, mentre eravamo ancora all’Istituto italiano di cultura a Tokyo, dove si e’ svolto l’incontro annuale del Japan Italy Business Group – ha detto Cutrufo, che si trova nella Capitale giapponese in missione istituzionale. “Il dolore per la perdita di questi nostri valorosi soldati, che hanno dato la vita nell’adempimento del dovere al servizio della pace ci riempie il cuore di grande tristezza. Alle loro famiglie va un sincero e sentito sentimento di vicinanza – ha concluso Cutrufo – cosi’ come ai feriti ed ai loro cari”.

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