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Posts Tagged ‘soldi’

Il Governo ha soldi per tutti ma non per la scuola pubblica

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2022

Le novità sono state previste oggi dal consiglio dei ministri, che ha approvato all’unanimità il decreto Aiuti ter prevedendo nuovi sostegni per famiglie e imprese. “Il Governo stanzia risorse per le scuole paritarie per gestire l’emergenza energetica, per regioni ed enti locali, per il terzo settore e patronati, per cinema e piscine ma dimentica ancora una volta la scuola pubblica”, denuncia Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Secondo il sindacalista, a favore dell’Istruzione “si prevede sul PNRR soltanto l’approvazione di regolamenti e linee guida per la riforma degli istituti tecnici e professionali. Anief ancora una volta si dichiara pronta a segnalare emendamenti al nuovo Parlamento per l’approvazione di modifiche urgenti per l’assunzione dei precari e la conferma di un organico aggiuntivo, in attesa della prossima legge di bilancio. Nel frattempo, il sindacato entra in mobilitazione”.Le modifiche approvate in queste ore al Decreto Aiuti ter prevedono un assegno una tantum di 150 euro per i dipendenti pubblici anche della scuola con una retribuzione imponibile nel mese di novembre non superiore a 1.538 euro, per pensionati e autonomi con un reddito non superiore ai 20 mila euro. Nella bozza del testo approvato dal Consiglio dei Ministri di oggi, niente organico aggiuntivo per la scuola, purtroppo, nonostante un preciso impegno assunto ieri dal Governo nel decreto Aiuti bis approvato alla Camera (a meno di un ripensamento prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) e niente norme di correzione sulla gestione del precariato a seguito delle nuove 43 mila vacanti non assegnate in ruolo quest’anno, della cattiva gestione dell’ultimo concorso ordinario e straordinario e delle nomine delle supplenze da GPS avvenute al buio e con un algoritmo ancora una volta sbagliato.

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Italiani e soldi: una relazione complicata

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2022

Il 36% ritiene che i soldi esistano per essere spesi, il 27% sente maggiore soddisfazione nello spenderli piuttosto che nel risparmiarli per obiettivi a lungo termine e il 24% guarda al presente senza pensare al futuro. Un’attitudine svelata dall’Osservatorio Flowe sull’educazione finanziaria in Italia, realizzato con la collaborazione di AstraRicerche e la consulenza di un team di psicologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano[1] con l’obiettivo di indagare conoscenze e comportamenti della popolazione italiana su tematiche economiche-finanziarie.La ricerca ha messo in luce diversi fattori, come la tendenza degli italiani al risparmio che, nonostante il carattere impulsivo evidenziato inizialmente, sembrerebbe più rosea: ben il 62,5% mette da parte una cifra mensilmente anche per spese non programmate, il 21,2% risparmia per spese in programma, mentre oltre il 16% non ha una strategia precisa oppure spende tutto ciò che guadagna. Oltre la metà (57%), rivede la programmazione dei propri risparmi soltanto una volta l’anno (12%), ogni 6 (14%) oppure ogni 3 mesi (31%). Entrando nel dettaglio della gestione del budget, si nota che per la metà degli intervistati è abitudine prevederla sempre, mentre per il 40% soltanto quando viene constatato il pericolo di eccedere: il monitoraggio, però, viene effettuato in modo impreciso e per avere solo una visione generale delle aree di spesa. Infine, il controllo delle entrate e delle uscite per il 48% è una pratica diffusa soltanto mensilmente, il 40% verifica invece settimanalmente (specialmente le donne), ma esiste addirittura una fetta (11%) che non controlla mai oppure di rado.La volontà e il tentativo di risparmiare sono dunque prerogative degli italiani, ma le aree di miglioramento sono ampie e differenti. “In Flowe vogliamo dare alle persone, soprattutto alle nuove generazioni, gli strumenti per sviluppare una cultura finanziaria adeguata, in modo semplice e immediato – ha commentato Ivan Mazzoleni, CEO Flowe – I dati dell’Osservatorio parlano chiaro: siamo nell’era del digitale eppure, tra coloro che risparmiano, la programmazione e gestione tende ad essere manuale per il 79% dei casi. Anche per creare il proprio budget personale quasi la metà di chi lo fa annota le entrate e le uscite su un quaderno cartaceo, mentre il 21% si fa aiutare da un foglio Excel. È importante, quindi, sensibilizzare sulle grandi opportunità che la tecnologia e l’innovazione oggi ci offrono, così da diventare sempre più competenti e attenti alle proprie finanze”.La capacità di risparmiare si basa su alcune caratteristiche psicologiche individuali, come l’orientamento al futuro che ci può motivare a mettere da parte dei risparmi. “La chiave è saper rinunciare alla gratificazione oggi per goderne in futuro, per esempio risparmiare poco ogni mese per andare in vacanza”, spiega Matteo Robba, Collaboratore del dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano.Altro fattore-chiave è la formazione: più sono alte le conoscenze economico-finanziarie, più si è capaci di progettare strategie per risparmiare. Ma non solo: “A fare la differenza è soprattutto la percezione di essere competenti: come nello sport, più si è consapevoli delle proprie capacità, migliori sono i risultati raggiunti”, evidenzia Paola Iannello, docente di Psicologia in Unicatt.Infine, comportamenti virtuosi generano altri comportamenti virtuosi: i più bravi a risparmiare sono anche i più bravi a monitorare entrate ed uscite. “Psicologicamente, monitorare le proprie finanze presuppone capacità di auto-osservarsi e valutarsi, una capacità che ci aiuta a fissare una cifra da risparmiare ogni mese e a perseguire questo obiettivo nel tempo”, commenta Maria Rosa Miccoli, collaboratrice del dipartimento di Psicologia Unicatt. Alla luce di questi dati, è possibile evidenziare un fatto ulteriore: gli italiani necessitano di una guida per risparmiare in modo corretto. Nel periodo estivo, con le vacanze alle porte, non far soccombere il conto corrente può essere ancora più complicato: l’organizzazione del viaggio perfetto, infatti, nasconde diverse insidie economiche. Per aiutare gli italiani a destreggiarsi tra le difficoltà, Flowe – B Corp che mira a educare i giovani sui temi dell’innovazione e della sostenibilità economica, sociale e ambientale – ha redatto 10 regole su come risparmiare e essere consapevoli delle spese vacanziere per partire e godersi la pausa estiva senza pensieri.

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I soldi non fanno la felicità ma gestirli bene ci rende più attraenti

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

Sondaggio Moneyfarm-Dectech: “Ma senza dubbio saperli gestire bene, in modo responsabile, porta serenità nella vita di coppia e ci rende anche più attraenti: è quanto emerge da uno studio sul financial wellbeing, il benessere finanziario, condotto sulla popolazione di due Paesi, Italia e Regno Unito, da Moneyfarm, società internazionale di investimento con approccio digitale, insieme a Dectech, società specializzata in studi comportamentali nata alla Warwick University.Un italiano su tre (33%) ritiene che la capacità di gestire in modo responsabile le finanze sia la caratteristica più attraente in un partner, più importante del suo aspetto e della sua personalità. Il 32% non contempla minimamente l’idea di frequentare un partner che non abbia i conti in ordine.Nella fascia più benestante della popolazione intervistata si rilevano aspettative più alte nei riguardi del partner, ma anche maggiore diffidenza. Ben il 54% del segmento high affluence, con reddito annuo superiore a 50.000 euro, si aspetta infatti che il partner provveda al mantenimento della coppia (50% nella fascia low affluence) ma, per contro, solo il 14% dice di fidarsi davvero di come il partner gestisce i soldi (21% nella fascia low affluence) e il 32% preferisce che i patrimoni restino separati (25% nella fascia low affluence).Il 25% degli italiani ha ammesso di aver interrotto una relazione in seguito ad ansia, stress o preoccupazioni causati dalla gestione delle finanze almeno una volta nella vita. Tra chi afferma di aver lasciato per problemi di denaro propri (5%) o del partner (8%) e chi dichiara invece di essere stato lasciato per problemi di denaro propri (7%) o del partner (5%), appare chiaro come difficilmente le vicissitudini finanziarie siano irrilevanti in una relazione sentimentale.Anche se non porta a conseguenze estreme, lo stress finanziario nell’ultimo anno ha avuto comunque un “impatto negativo” sul 19% delle coppie italiane, in particolare su quelle afferenti al segmento low affluence (23% vs 12% high affluence), ha portato il 23% a chiedere un prestito a partner, amici e familiari ed è stato fonte di veri e propri litigi per il 22% del campione.Se si passa poi a considerare le scelte di medio-lungo periodo più importanti di una coppia, come quella di costruire una famiglia, il quadro è piuttosto allarmante: il 19% degli intervistati dice di aver rimandato o, peggio, di aver accantonato del tutto l’idea di avere figli per questioni legate alla sfera finanziaria.”

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Rai senza soldi…. Tranquilli… buon Pantalone non mente

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

L’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes, dopo le polemiche per le nuove nomine ai vertici dell’informazione Rai, in commissione vigilanza, oltre a difendere il modo di spartizione partitocratica in cui ha fatto queste nomine ha annunciato un po’ di tagli perché mancherebbero i soldi. Calma: tagli alle trasmissioni non al personale… ché queste quote sono già spartite. Mancanza di soldi che aveva già evidenziato quando aveva chiesto di estendere il canone anche a tablet e telefonini, oltre che di dirottare sulla fiscalità generale quella parte di canone che oggi finanzia alcune emittenti locali (il cosiddetto Fondo per il pluralismo) Insomma, gira e rigira, il dente duole sempre nello stesso punto: i soldi.Si percepisce che l’ad Fuortes è nuovo perché si pone dei problemi che, lì dove lui amministra, non esistono. Ve l’immaginate la Rai che non ha sufficienti soldi? E’ come se Alitalia e banca Mps non fossero mai esistite. Il pozzo senza fondi dei soldi di Stato, generoso nell’elargire anche ai più inefficienti miliardi e miliardi, dovrebbe tirarsi indietro di fronte al luogo per eccellenza del potere mediatico? Non accadrà mai… almeno finché la Rai sarà quel che è. Il problema, per noi e forse qualcun altro, è: come fare che la Rai non continui ad essere quel che è? Gli italiani hanno già chiesto con un referendum di privatizzarla e, di conseguenza, metterla sul mercato al pari degli altri suoi concorrenti, oggi penalizzati dal suo abuso di posizione dominante… e se fosse così… altroché glissare e non preoccuparsi per mancanza di soldi… ma buon Pantalone non mente.

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Soldi Ue. Erogati male e spesi poco. La fiera delle opportunità mancate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

La Corte dei Conti europea, nella relazione sull’esercizio finanziario 2020 dell’Ue pubblicata ieri, ha espresso, per il secondo anno consecutivo, un giudizio negativo sulla spesa Ue. Ed ha anche espresso perplessità su come verranno spesi nei prossimi anni i soldi messi a disposizione dall’Unione per la crisi covid. Oltre alle irregolarità (2,7%) la Corte valuta il 59% della spesa ad alto rischio, anche per una complessità dei criteri di ammissibilità che induce in errore… responsabilità anche della stessa Ue nel non implementarne l’uso con la semplicità. Non solo, ma le erogazioni dei fondi arrivano con molto ritardo.E come se non bastasse questa difficoltà, il nostro Paese ce la mette tutta per aggiungere problematicità a problematicità. Tra i tre Stati che usano meno questi fondi, con Croazia e Spagna c’è anche l’Italia: il 45% degli importi impegnati.Ci viene in mente la costante lamentela, statale, regionale e locale che tante cose, anche molto necessarie, non si possono fare perché mancano i fondi.. Evidentemente se i soldi a disposizione li usiamo sono al 45% vuol dire che il problema non è la mancanza di fondi, ma la capacità di utilizzarli, pur sommata alle difficoltà create dalla stessa Unione.Tanti i motivi. Politici e tecnici. Una classe politica che nell’amministrare e nel legiferare ha deficit pesanti nel rapportarsi con il grande salvadanaio dell’Unione. Tecnici e aziende non scelti per le competenze anche nel merito ma selezionati per appartenenza e condiscendenza… non bestemmiamo se ricordiamo che spesso il libero mercato degli appalti è tale solo sulla carta. Perché siamo a questo livello? La risposta base è il deficit di scolarizzazione in materia civica, italiana ed europea. Deficit che si portano dietro (con rari casi che – semplificando – indichiamo al 45%) coloro che poi amministrano, legiferano e fanno business. Serviranno questi dati e queste riflessioni? Se guardiamo lo stato della politica in generale, ci vengono i brividi. (Comunicato stampa Aduc)

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Il decollo di ITA. Soldi al vento?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

Il 15 ottobre dovrebbero volare gli aerei di ITA, la nostra nuova compagnia di bandiera che dovrebbe prendere il posto di Alitalia. Le premesse e i primi passi sono una tragedia: – capitale pubblico in epoca di liberalizzazioni e concorrenza; – nonostante i tentativi di differenziazioni, è erede di Alitalia, con tutto quello che comporta come rotte e come nomea; – la Commissione Ue ha concesso molto pur nella filosofia di non-continuità e, per esempio, non l’uso del marchio. Questo ha portato ad una farsa da operetta di quarto livello. Il marchio è stato messo all’asta con un importo altissimo (290 milioni), asta deserta e offerta molto al ribasso di Ita. Tutto normale se non fosse che il proprietario del marchio e la proposta fossero ad opera dello stesso soggetto, lo Stato italiano, cioè il contribuente; – forse ITA rimarrà nella storia per avere avuto i propri dipendenti in sciopero prima che cominciasse la propria attività; – è partita la pubblicità milionaria. Sul Corsera dell’altro giorno, senza che fosse citato il nome ITA ma con un QR code che dovrebbe portare alle loro pagine Internet, è comparsa un pagina intera con la scritta “C’è qualcosa di nuovo nell’aria – Flying soon”. Ci sono cadute le braccia per la banalità e al pensiero di chissà quanto è stato pagato il creativo che ha studiato questa immagine. Abbiamo pensato… forse è di quelle pubblicità che ti dovrebbe creare aspettativa e quindi nei prossimi giorni… niente, non abbiamo visto altro. – girano notizie di preoccupazioni dell’amministrazione di Ita per le scarse prenotazioni pervenute a meno di due settimana dall’esordio. Siamo andati sul sito Itaspa.com per vedere come funziona… un disastro: non ci si muove, errori continui alle ricerche, pagine diverse da quelle cliccate… chissà come hanno prenotato quei pochi che lo hanno fatto… speriamo si tratti di un problema temporaneo di aggiustamento del loro sistema.Tutto questo lo abbiamo riportato, ed abbiamo fatto le prove, per un solo motivo: sono soldi di noi contribuenti e vorremmo sapere come vengono spesi. Non solo, ma anche i soldi di noi italiani e, visto che dovrebbe essere la compagnia di bandiera, ci teniamo anche noi alla nostra faccia, onde evitare di farci ridere dietro.Domanda finale: perché tutto questo? Non è che il nostro Paese, quando si tratti di aziende di Stato, sia sinonimo di tragedie. Certo, per essere azienda di Stato è sinonimo di vetusta economica con prospettive negative, ma qualcosa di eccellente, dal punto di vista pratico e tecnico, funziona.

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Meloni e la bufala dei soldi del Fondo monetario internazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

Sì, ci era proprio sfuggita la notizia agostana della proposta di Giorgia Meloni (FdI), di accedere ai soldi del Fondo monetario internazionale (FMI), utilizzando i Diritti speciali di prelievo. C’è un particolare: non si può fare.L’accesso a questi fondi è riservato ai Paesi più poveri del Mondo. In teoria ci sarebbero 20 miliardi, ma l’Italia dovrebbe essere classificata allo stesso livello del Bangladesh. Ricordiamo alla presidente Meloni che, in questi ultimi due anni, la Banca centrale europea (BCE), ha supportato l’Italia per ben 330 miliardi. Durante la crisi finanziaria del 2008, l’Italia non fece richiesta di accesso ai soldi del FMI e Giorgia Meloni faceva parte dell’allora governo Berlusconi, quindi non si capisce cosa chieda oggi la presidente di FdI. Purtroppo, c’è sempre qualcuno che abbocca alle notizie farlocche. Primo Mastrantoni, Aduc

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Scuola: Dove sono finiti i soldi per la piattaforma per la didattica a distanza?

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 Maggio 2021

“Nel 2020 sono stati stanziati 22 milioni fra Dl Rilancio e legge di bilancio per la realizzazione di un “sistema informativo per il supporto all’istruzione scolastica” da parte di SOGEI. L’ex ministro Azzolina aveva promesso la realizzazione per Settembre 2021 ma, nonostante le nostre sollecitazioni, il ministro Bianchi non ci ha dato notizie sullo stato di avanzamento della realizzazione, né il coinvolgimento del Garante della Privacy, né i soggetti coinvolti. Dove sono finiti i soldi dei contribuenti? Non vorremmo che il progetto sia ormai fermo e bloccato – così il capogruppo di FDI in commissione Cultura, responsabile Cultura e Innovazione, deputato Federico Mollicone, e la responsabile Scuola di FDI, Paola Frassinetti, vicepresidente della commissione Cultura – Il patrimonio di edilizia scolastica conta circa 40 mila edifici con un’età media di 53 anni, afflitti da problemi strutturali. Ci sembra che lo stanziamento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la Scuola 4.0, pari a 2 miliardi, sia irrisorio rispetto le necessità digitali dei plessi e le aspettative di raggiungimento degli obiettivi inseriti nel PNRR, oltre a nette confusioni su chi fa cosa fra il Ministero dell’Istruzione, il Ministero dell’Innovazione e il Ministero dello Sviluppo Economico sull’infrastrutturazione delle scuole.”

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Recovery Fund: Più soldi alla Scuola per il dopo-Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

Cresce il budget che la Commissione europea metterà a disposizione dell’Italia per la ripresa post-Covid-19. E cresce pure la quota parte che verrà dedicata al rilancio della Scuola. Salgono infatti complessivamente a 222,03 miliardi le risorse previste negli investimenti del cosiddetto Piano Recovery. Di questi 209,84 riguardano il Next Generation Eu: 66,6 miliardi sono già impegnati in progetti in essere, 143,24 su nuovi progetti. I dati emergono dalla tabella allegata al documento che il governo ha predisposto e girato ai partiti di maggioranza nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Nello specifico, per quanto riguarda l’Istruzione sono 27,91 i miliardi messi a disposizione: di questi, 22,29 miliardi saranno destinati a nuovi progetti. Il sindacato Anief prende atto dell’incremento, ma avverte: diventa ora fondamentale non disperdere i fondi provenienti dall’Europa. Quando in primavera verranno stanziati, dovranno servire a valorizzare anche il personale, adeguando certamente gli stipendi, oggi tra i più bassi dell’area Ocde, introducendo quell’indennità di rischio biologico che il Covid ha fatto esplodere ma che in realtà per chi insegna esiste da sempre ed è dimostrata dalla troppo elevata percentuale di burnout presente nella categoria. Stabilizzazione dei precari, incremento degli organici, delle sedi scolastiche, quindi delle dirigenze e dei Dsga sono gli altri punti su cui bisognerà intervenire, spazzando via una volta per tutte gli effetti nocivi del dimensionamento partito nel 2008 e mai contrastato a dovere. A questi fondi, inoltre, sarebbe bene aggiungerne altri, anche di matrice privata, così da rendere la scuola autonoma a tutti gli effetti, smarcandola da debiti pubblici e crisi di Governo.

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Lavoro, Nardi: “Bene i soldi subito a chi chiude per Covid”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

“Come Commissione abbiamo da tempo potuto ascoltare, sia dalle istituzioni locali che dai rappresentanti delle imprese del commercio e dei servizi, le preoccupazioni crescenti sulla tenuta del nostro tessuto economico. Così come i tanti timori sulla convivenza sociale delle nostre città a seguito delle chiusure di tanti esercizi per le nuove misure di contenimento della pandemia. E’ quindi una buona notizia che il Ministro Gualtieri abbia reso noto che oltre 1 miliardo di euro sono già arrivati, con appositi bonifici, dalle casse dello Stato ai conti correnti di tante imprese, ben 221 mila. Come Pd ci siamo impegnati sin dall’inizio della pandemia a mettere in campo azioni per la tutela del lavoro e questa promessa mantenuta dal ministro Gualtieri ne è la prova”, così Martina Nardi, presidente della commissione Attività produttive della Camera.

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Usa: la famiglia Khalidi tra soldi, potere e propaganda palestinese

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

La nostra storia inizia nel 1916, con la nascita di Ismail Khalidi. Andare indietro fino a Yousef al-Khalidi e al suo rapporto con il Sionismo e con Theodor Herzl sarebbe interessante, ma comporterebbe la necessità di appesantire un articolo fin troppo ricco di input e informazioni.Partiamo quindi da Ismail, membro della famiglia Khalidi, una delle più antiche del medio oriente, e alla sua dedizione nei confronti della propaganda antisionista e filoislamica, che porterà fino al cuore pulsante della politica internazionale: il Palazzo di Vetro di New York.Ismail Khalidi riesce ad avere subito degli importanti vantaggi politici grazie al fratello Husayn, di ventidue anni più vecchio nonché sindaco di Gerusalemme e attivista politico moderato (sebbene fosse stato arrestato dagli inglesi e deportato alle Seychelles dopo la Rivolta Araba). A differenza del fratello, Ismail trova il supporto di Americani ed Inglesi, riuscendo a completare i suoi studi proprio in USA. In questo modo, Ismail riesce a mettere piede nelle istituzioni culturali occidentali.Né lui, né i suoi discendenti le abbandoneranno mai.Dal 1942 al 1944 lavora presso lo United States Office of War Information, sezione Mediorientale, e nel 1945 diventata segretario del neonato Institute for Arab American Affairs (IAAA), carica che deterrà fino al 1948. È proprio questo istituto ad aprire la strada a tutti gli altri enti e organismi che, sotto la copertura delle iniziative culturali o di integrazione, porteranno avanti politiche filoislamiche e antisemite.
Nell’aprile del 1945, a pochi mesi dalla sua fondazione, l’IAAA pubblica un proprio manifesto sulla situazione della Palestina. Anche grazie al lavoro di Ismail Khalidi, lo porta all’attenzione dei delegati presso la Conferenza di San Francisco, che nei successivi due mesi avrebbero concluso i lavori necessari alla creazione delle Nazioni Unite.Il manifesto contiene delle affermazioni interessanti. In primo luogo, sono gli stessi Arabi ad affermare che la Palestina è parte integrante della Siria e non rappresenta (né ha mai rappresentato) uno stato autonomo:“Gli Arabi non hanno mai smesso di sostenere che la Palestina è parte integrante della Siria, e come tale del mondo Arabo.”
Le tesi sostenute dall’IAAA e la sua, neanche troppo sottile, propaganda palestinese filoislamica, vengono smascherate da William B. Sapphire in un articolo apparso su The Canadian Jewish Chronicle il 6 luglio 1945:“Lo IAAA dice di avere fini esclusivamente educativi… incoraggiare l’amicizia e la reciproca comprensione fra Paesi Arabi e USA. L’Istituto, insistono i suoi amministratori, non si concentra su singole questioni, ma su qualsiasi argomento – culturale, politico ed economico – che possa interessare gli “Arabi-Americani”. C’è una lunga lista di argomenti proposti per i saggi […]. Ma l’unico pamphlet trovato da chi scrive, impilato dal pavimento al soffitto dell’ufficio a malapena arredato dell’Istituto, nella lower Broadway, è di 54 pagine e si intitola “Papers on Palestine”. L’opera contiene una selezione accurata, che oggi definiremo cherry picking, di documenti antisionisti comprensivi di menzogne storiche conclamate. Il tutto mascherato dal sottotitolo “Collezione di affermazioni, articoli e lettere relativi al problema palestinese”.
Per non parlare delle affermazioni del direttore esecutivo dell’IAAA, il libanese naturalizzato statunitense Philip K. Hitti, che furono fortemente contestate da Einstein in persona. Poco tempo dopo inizia a lavorare Walid Khalidi (classe 1925), cugino di sangue di Ismail e figlio di Ahmad Samih Khalidi, preside dell’Arab College of Jerusalem per ben 23 anni (1925-1948). Oltre che presso la facoltà del padre, e anche grazie ai buoni rapporti fra arabi e inglesi nell’imminenza e subito dopo la Guerra del 1948, Walid riesce a studiare e insegnare in Inghilterra, a Oxford, salvo rassegnare le dimissioni quando, nel 1956, la Crisi di Suez vede gli interessi inglesi vicini a quelli israeliani. Nel 1963 fonda l’Institute for Palestine Studies, un organismo di ricerca, formalmente indipendente, che tratta prevalentemente del conflitto arabo-israeliano. È però qualche anno prima, fra 1959 e 1961, che Walid scrive i suoi lavori propagandistici più famosi e tuttora utilizzati come testi sacri da alcuni storici (se vogliamo definirli tali) pro-palestina. Fra questi, spicca Plan Dalet: Master Plan for the Conquest of Palestine, pubblicato su Middle East Forum (defunto periodico dell’American University of Beirut) nel 1961. Con questo saggio si trova per la prima volta l’astrusa interpretazione del Piano Dalet che viene proposta su riviste, forum e pubblicazioni digitali ancora oggi. Quella, per intenderci e senza pretesa di esaustività, che lo vede non come il piano bellico di una nazione in guerra, ma come una generica e atemporale direttiva volta all’espulsione degli arabi di Palestina.Oltre a Walid, anche il fratello Tarif (di 13 anni più giovane) sfrutta appieno l’enorme potere del padre negli ambienti accademici. Anche lui studia a Oxford e a Cambridge, dove, nel 1996, viene insignito della cattedra Sir Thomas Adams’ Professor of Arabic. La cattedra, nata nel 1645 per “portare la fede Cristiana a coloro che ora siedono nell’oscurità”, diviene quindi il palco più importante della propaganda islamica inglese.Anche la sorella di Tarif, Randa Khalidi Fattal, riesce a ritagliarsi un ruolo di rilievo nella propaganda antisionista e filoislamica. Grazie all’appoggio paterno, dei fratelli e del marito, traduttore dall’arabo presso le Nazioni Unite, a 36 anni diventa direttore dell’Arab Information Center (AIC), considerato dal New York Magazine “a propaganda organization”. L’AIC è stato fondato e vive esclusivamente grazie ai continui finanziamenti che arrivano dai quattordici membri della Lega Araba, e con l’arrivo di Randa inizia a trattare quasi esclusivamente la questione palestinese.Fake mapNel 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni, l’AIC pubblica e promuove un libello, Israel Expansionism, che diviene in breve tempo una pietra miliare della propaganda arabo-palestinese. È in questa opera che troviamo, per la prima volta, la famosa sequenza di mappe relativa alle “conquiste” di Israele. Non c’è menzione dell’infame attacco dei paesi arabi a Israele accaduto pochi mesi prima, né alla Guerra del 1948. Le legittime conquiste belliche, operate da Israele in guerre difensive, sono fatte passare per sottrazioni illecite.A continuare l’opera di Walid, Tarif e Randa è rimasto Muhammad Ali Khalidi, professore di Filosofia presso la York University di Toronto (una delle più islamizzate del Canada) e autore di parecchi articoli di propaganda. In uno dei più recenti, scritto per l’IPS (l’ente fondato da zio Walid), egli scrive: “Israele ha bisogno di una guerra ogni due o tre anni per testare il suo arsenale. Come uno squalo che non può sopravvivere senza continuare a muoversi, l’apparato militare israeliano, armato fino ai denti e sempre intento a sviluppare nuovi armamenti, richiede una guerra per testare le sue capacità.”

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I miei soldi sul conto corrente sono a rischio prelievo forzoso?

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

Dopo che da più parti è giunta l’ennesima domanda su come evitare un “imminente” (???) prelievo forzoso dei soldi sul proprio conto corrente è bene scrivere un articolo per rimandare tutte le prossime domande ad un link che mi evitasse di ripetere per la trecentesima volta la stessa pappardella.
Sono ormai anni che in rete si diffondono contenuti digitali (video, blog, podcast) che prospettano una riproposizione della tanto odiata tassazione sui conti correnti che nel 1992 fece il governo Amato (allora fu dello 0,6%) e che ha talmente scioccato gli italiani da non essere più stata dimenticata. Periodicamente questa bufala torna e ritorna. Le ragioni sono sostanzialmente due:
1) far leva sulla paura porta tante visualizzazioni sui propri contenuti digitali. Oggi avere queste visualizzazioni è il primo metro di successo al quale la follia dell’attuale mondo dominato dal marketing ha abituato praticamente tutti. Una cosa “vale” se è vista da tante persone. Non importa se la cosa sia priva di senso e se ogni sapiente di ogni epoca semplicemente proverebbe un misto di ilarità e compassione nei confronti di questo assurdo comportamento (come facciamo quando guardiamo un gatto rincorrere la propria coda).
2) la paura di una tassazione è un eccellente motivazione per spostare i soldi da una parte all’altra ed in giro ci sono un mare di persone che guadagnerebbero un po’ di soldini (sicuramente di più dell’importo dell’improbabile patrimoniale) facendovi spostare i soldi attraverso la leva della paura della tassazione. “Sei mica matto che ti vuoi far mettere le mani in tasca dal governo, vero? Certo che no!” La soluzione proposta implica che le mani in tasca non le metta il Governo ma colui che ti propone “la soluzione”… (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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“Nessun miracolo! La Regione Lombardia paga gli infermieri con i soldi che già doveva loro”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

«Hanno voluto evitare di finire sommersi da un mare di polemiche. Hanno compreso che la strada intrapresa, dimezzando il premio per il personale sanitario, avrebbe scatenato un vero e proprio putiferio. Era come camminare a piedi nudi in un percorso pieno zeppo di rovi. E noi come sindacato siamo ben felici, esordisce il Presidente del Nursing Up Antonio De Palma, di non aver firmato né il primo, né questo secondo accordo “toppa”. Se vogliamo, la soddisfazione sta nel fatto che le nostre battaglie, e i fatti lo dicono chiaro, hanno contributo in questi mesi a indurre i politici di turno ad immediati dietro front. Penso ad esempio alla questione dei tagli del personale docente infermieristico, quando il Ministro Manfredi tornò immediatamente sui suoi passi. Ma quanto accaduto in seno alla Regione Lombardia, nel pomeriggio di venerdì, con lo stanziamento di fondi supplementari, fino a toccare un benefit, ricordo una tantum, per infermieri e medici, che sfiora i 1000 euro dai 600 iniziali previsti, non deve far assolutamente gridare al miracolo!», sbotta il leader del Sindacato Infermieri Italiani.
«Da dove arrivano questi soldi? Li hanno forse tirati fuori dal cappello a cilindro per magia, come provetti prestigiatori? Ahimè di giochi di prestigio si tratta, ma tristi e con poca sostanza. Il denaro extra che gli infermieri lombardi protagonisti della lotta al covid si ritroveranno in busta paga faceva già parte di risorse assegnate dal Governo per la spesa del personale, da impiegare nei prossimi mesi dell’anno 2020.
I soldi, continua sarcastico De Palma, non crescono nel “campo dei miracoli”. Ma i personaggi di questa triste favola somigliano però a tanti Pinocchio: e le bugie hanno le gambe corte. I 31,6 milioni di euro extra che saranno elargiti, tolte le tasse, arrivano dal famoso Dl Rilancio, ve lo ricordate vero? Ecco che torna d’attualità: basta leggere l’articolo 2, comma 10 e, conseguentemente, l’articolo 2, comma 6), lett a) del D.L. 18/2020. Ricorderei a questa gente, e anche a chi vuol far credere che sono state individuate risorse aggiuntive per rimediare, rispetto ai fatti che noi ci siamo precipitati a denunciare, che invece si tratta di soldi dei quali il Governo aveva già autorizzato la disponibilità in favore delle Regioni, e che quindi queste avevano già nella loro disponibilità per l’anno 2020 come aumento di spese del personale, peraltro destinate anche ai fondi contrattuali per le condizioni di lavoro e incarichi del personale del comparto sanità, che ora , pertanto, non potranno utilizzare le risorse che sono servite per costruire questa “toppa” . Nulla di aggiuntivo, se non questo. Non ci può che far piacere che gli infermieri che hanno lottato più di altri contro la pandemia abbiamo questi 900-1000 euro che fanno comodo alle loro famiglie. Ma continuiamo a ripeterlo, i premi una tantum non ci bastano. E soprattutto non ci strappiamo i capelli quando appare palese che veniamo pagati con soldi che già ci erano stati destinati», conclude De Palma.

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Soldi pubblici e banche private

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

By Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia  e Paolo economista. Nelle poche settimane dominate dai lockdown per il Covid-19 il bilancio della Federal Reserve è passato da 4.000 a 7.000 miliardi di dollari. E’ l’effetto della disponibilità illimitata di liquidità annunciata dalla Banca centrale e dalla decisione del Congresso americano di stanziare circa 3.000 miliardi di dollari, pari al 14% del Pil, per sostenere vari settori economici.
Il debito pubblico inevitabilmente aumenta. Molti economisti, però, concordano sulla necessità che, durante la crisi, le spese pubbliche debbano rimpiazzare quelle private in netta diminuzione. Pochi altri, tra cui il Washington Post, restano, tuttavia, sempre dell’idea che l’austerità sia la soluzione migliore. Le scelte e i comportamenti economici adottati negli Usa meritano grande attenzione poiché, in fin dei conti, sono sempre, purtroppo, “copiati” dall’Europa. Infatti, la Bce ha aumentato il suo bilancio dai 4.600 miliardi di euro di fine 2019 ai 5.500 miliardi dell’inizio di giugno. Adesso ha aggiunto altri 600 miliardi di euro per acquistare la stessa tipologia di titoli che sta comprando la Fed. Fermare la spesa pubblica sarebbe un grave errore. Il vero dibattito negli Stati Uniti riguarda, però, alcuni punti cruciali. Lasciare che i nuovi fondi siano “sequestrati” dalla finanza più speculativa oppure orientarli con forza verso i settori dell’economia reale? Tappare soltanto i buchi creati dalla crisi oppure ritornare alle politiche di Franklin Delano Roosevelt e in particolare al suo New Deal fatto di grandi investimenti, infrastrutture e innovazioni? Ma, quali saranno i tempi di decisione e di realizzazione? Per il momento le prime mosse sono state della grande finanza e del sistema bancario. Essi erano in una situazione di grande crisi, di quasi bancarotta, già prima della pandemia. Come in passato la liquidità della Fed è stata finalizzata all’acquisto di titoli del debito pubblico e in particolare degli asset backed security. Anche quelli di dubbia validità e consistenza, in possesso delle stesse banche e delle altre strutture finanziarie non bancarie che fanno parte del cosiddetto shadow banking. Questi “alleggerimenti” dei bilanci delle banche dovrebbero essere controbilanciati, in misura uguale se non superiore, attraverso l’emissione di nuovi crediti verso i settori produttivi in difficoltà e verso nuovi investimenti. Come in passato, però, questo “travaso” è fatto in modo estremamente lento e limitato. La gran parte dei fondi va a coprire i loro pericolosi buchi finanziari oppure rimane semplicemente parcheggiata nelle banche. E’ la stessa cosa che stiamo sperimentando in Europa. Purtroppo anche in Italia. Si tratta di un comportamento che prescinde dalle responsabilità dirette dei governi di qualsiasi orientamento politico siano. Ha, invece, a che fare con la loro debolezza.
Negli Usa, questo processo sta già avvenendo con i private equity fund operanti in vari settori. A livello mondiale gestiscono attivi per 6.000 miliardi di dollari. Sono fondi d’investimento che acquistano azioni o partecipazioni in imprese produttive spesso al solo scopo di estrarne il massimo profitto nel breve periodo. Se poi dette imprese rischiano il fallimento, si può sempre chiedere il bail out con i soldi pubblici. Secondo il Financial Times, il semplice fatto che la Fed abbia detto di voler acquistare anche titoli in grande difficoltà, avrebbe grandemente galvanizzato il mercato degli junk bond. Anzitutto il settore della distribuzione al dettaglio. Dopo avere distribuito lauti dividendi per un decennio, le catene di negozi di abbigliamento e fashion di media e alta fascia, come la J. Crew, la texana Neiman Marcus e i grandi magazzini della Jc Penney, durante la pandemia hanno dichiarato bancarotta, appellandosi al Chapter 11. In passato i private equity li avevano enormemente indebitati attraverso operazioni di leverage buyouts, che sono complesse operazioni di acquisizione di un’impresa attraverso la sua capacità di indebitamento. La perdita di clienti e la diminuzione degli acquisti hanno ridotto il flusso di cassa e mandato velocemente in tilt il sistema. Un altro settore in grave affanno è quello degli immobili in affitto. Grandi fondi hanno acquistato un numero enorme di appartamenti negli Stati Uniti, ma anche in Europa, scommettendo sull’aumento degli affitti per la classe medio-alta. Per esempio, il più grande private equity fund, il Blackstone Group, è diventato il proprietario numero uno al mondo. Quando, però, il valore degli immobili scende, il sistema scricchiola.Lo stesso dicasi per la bolla del credito al consumo. Nel 2020 il debito delle carte di credito negli Usa ha raggiunto i mille miliardi di dollari. Il Covid-19 ha ridotto drasticamente il reddito di almeno un terzo dei lavoratori americani. Di conseguenza, anche i programmi di sostegno dei debiti accesi dai fondi, basati su un flusso continuo e crescente di introiti, crollano. Non è molto rassicurante vedere come i governi siano stati capaci di imporre il lockdown all’economia reale ma che lascino la finanza operare as usual. Ancora una volta dobbiamo sottolineare che è intollerabile tollerare che i fondi pubblici per il rilancio e la liquidità delle banche centrali siano fatti fluire nell’economia reale attraverso il sistema bancario privato. Senza condizioni e controlli puntuali, stringenti e rigorosi! Problema enorme e serio. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

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Pandemia e saldi. Qualcuno ci spiega a cosa servono, oltre a sprecare soldi pubblici?

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

I saldi sarebbero dovuti partire i primi di luglio, ma le Regioni stanno decidendo per la partenza i primi di agosto. E, come nel caso della Toscana che ha deciso proprio ieri, è stato sospeso il divieto di vendite promozionali nei 30 giorni precedenti.
Non immaginiamo folle di consumatori che gioiscono a questa notizia, non solo perché di soldi in questo momento ce ne sono proprio pochi e – saldi o non saldi – comprare è difficile… poi figurati comprare con lo sconto dal 1 agosto per capi d’abbigliamento estivi…. Non solo per questo, ma perché nessun consumatore ha mai messo in dubbio che può acquistare quello che vuole, quando vuole a prezzi scontati che il mercato offre 365 giorni all’anno 24 ore su 24. Nonostante questo sussiste questo rito dei saldi. Perché lo rileviamo visto che non servono a nulla e tutti lo sanno? Perché la Regione pinco che delibera, e invia la delibera ai Comuni pallo, e tutti che approntano le modalità operative del caso, non hanno un costo zero per il contribuente. La Pubblica Amministrazione ha un costo ogni volta che scrive e distribuisce qualcosa: è una macchina burocratica che funziona coi soldi dei contribuenti. E se questa macchina funziona per qualcosa che non serve a nulla, i soldi pubblici vengono usati male e sono buttati dalla finestra. Quando si parla di semplificazione e delegificazione, oltre che slogan elettorali, si pensa alle cose concrete o no?
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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L’Italia spende male i soldi europei

Posted by fidest press agency su sabato, 2 Maggio 2020

«A cosa serve chiedere soldi all’Europa se non riusciamo a spendere neppure i finanziamenti già assegnati all’Italia?»A chiederlo è il prof Sandro Simoncini, urbanista e docente a contratto di economia delle imprese all’Università Uninettuno.
«Nell’organico delle Amministrazioni che gestiscono i fondi strutturali europei – continua Simoncini – ci dovrebbero essere figure qualificate con una specifica esperienza in questo settore. Negli ultimi venti anni, invece, le Regioni ed i Comuni, attraverso procedure di stabilizzazioni, hanno permesso l’ingresso nella pubblica amministrazione di molti precari poco qualificati. Non è un caso se la nostra capacità di spesa a fine 2019 si è fermata al 28%, un dato che resta tra i più bassi dell’intera Unione»«L’accusa che l’Europa ci abbia abbandonato o che la Germania sia cattiva – conclude Simoncini – non sta in piedi. Sarebbe meglio dire che ci siamo messi da soli un cappio al collo, aumentando il debito pubblico e diminuendo gli investimenti. Prima di chiedere maggiori risorse occorrerebbe un ricambio generazionale qualificato nelle amministrazioni regionali e locali in grado di utilizzare e bene i soldi».

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Più soldi per i lavoratori dello spettacolo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

“Il ministro Franceschini faccia di più per l’industria culturale: non possiamo permetterci una Nazione senza teatri, cinema, musei, spettacoli. Siamo stati tra i primi a dire che i 600 euro venissero estesi a tutti i lavoratori dello spettacolo, già precari. Sono soldi urgenti, certo, ma devono essere di più. In Germania ai lavoratori dello spettacolo sono stati dati con un semplice modulo contributi straordinari con 5000 euro. Desta sospetto e sono per noi inaccettabili le nuove tariffe della SIAE per gli spettacoli online. Ci sono teatri che hanno messo a disposizione i propri spettacoli a beneficio per tutti: tassarli diventa un’assurdità. Il settore teatrale è allo stremo. Giusta la tutela del diritto d’autore, ma la SIAE può farlo con i propri fondi – dichiara il deputato capogruppo in commissione Cultura e responsabile Cultura di FDI, Federico Mollicone – inoltre, la burocrazia incombe: a chi ha accesso al FUS, è stato chiesto il Durc, nonostante la totale mancanza di liquidità per adempiere completamente agli obblighi previsti. Abbiamo, infatti, chiesto al Ministero di sospendere la richiesta, così da garantire operatori e teatri. Nella riapertura, vanno sentiti e ascoltati gli operatori culturali, così – congiuntamente ai comitati scientifici – garantire una “Fase 2″ che coniughi le esigenze economiche con quelle di prevenzione sanitaria”.

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Un’agenzia europea contro il riciclaggio dei soldi sporchi

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

Il riciclaggio dei soldi sporchi, il trasferimento di finanze generate da atti criminali e ovviamente di origine ignota, da tempo è diventata una vera emergenza internazionale e europea. Il crimine organizzato, il traffico di droga, il terrorismo internazionale e certe forme illegali di speculazioni finanziarie prosperano se il riciclaggio di soldi opera indisturbato. Il potere del crimine è nella sua capacità di violare le leggi e di indebolire la società civile. La minaccia diventa più pericolosa e intollerabile quando si riesce a trasformare i soldi sporchi in attività legali e a controllarle. In Italia sappiamo bene come e quanto le varie mafie abbiano penetrato settori importanti dell’economia.
Sembra che l’Unione europea si stia finalmente muovendo per un significativo rafforzamento delle misure contro il riciclaggio, l’anti-money laundering (AML). Poco prima delle vacanze di Natale, i ministri delle Finanze dell’Ue, nel loro meeting Ecofin, hanno dato mandato alla Commissione europea di studiare la creazione di una struttura indipendente, dotata dei necessari poteri di azione, per combattere il fenomeno in modo centralizzato ed efficace. Prima dell’estate, la Commissione dovrebbe elaborare una proposta di legge da sottoporre al Parlamento e al Consiglio europeo. Sul tema l’Ecofin era stato preparato da un incontro, organizzato qualche giorno prima, da sei ministri delle Finanze, con un’attiva partecipazione dell’Italia. Certamente in Europa non mancano strutture e legislazioni per combattere il riciclaggio. Il problema, però, è che la supervisione delle banche e degli altri enti riguardo al riciclaggio è governata dalle autorità nazionali di ogni singolo Stato membro, ognuno con le proprie leggi e le proprie capacità d’intervento. In Italia con il secondo governo Prodi fu approvata una buona legge in merito.
Si tratta di un’ovvia debolezza e di un’evidente contraddizione rispetto al fatto che si opera nell’area euro e in un unico mercato. La Banca centrale europea ha già il compito sovranazionale di controllare le banche d’importanza sistemica con attivi superiori a 30 miliardi di euro. Le altre banche, invece, sono controllate dalle autorità nazionali. Il crimine organizzato di solito preferisce utilizzare quest’ultime.Di conseguenza, pensiamo che creare un “supervisore dei supervisori” non sarebbe la risposta più opportuna ed efficace. Come già visto in passato, si genererebbe un processo troppo farraginoso e poco incisivo. Lo stesso accadrebbe se si lasciasse questo compito in seno all’attuale Autorità bancaria europea, come alcuni vorrebbero. Si ricordi che molte operazioni di riciclaggio sono fatte tramite strutture finanziarie non bancarie, il cosiddetto shadow banking, che non è sottoposto agli stessi controlli applicati alle banche. Inoltre, dette operazioni di riciclaggio potrebbero essere fatte sempre più da entità completamente fuori dal sistema bancario e finanziario. Noi pensiamo che si dovrebbe creare una sorta di Interpol europea, un’agenzia indipendente con un mandato specifico e con adeguati poteri per operare sull’intero territorio europeo e contrastare la crescente espansione del riciclaggio. Il Parlamento europeo dovrebbe definirne al più presto i compiti e le regole.
Negli anni passati, purtroppo, l’Europa è dipesa, in modo imbarazzante, dalle informazioni e dalle iniziative americane nel contrasto al riciclaggio. Il 2018 è stato un anno pieno di casi importanti, però con provvedimenti tardivi e poco sanzionati. Basti ricordare la chiusura della banca ABLV in Lettonia, le indagini sulla Danske Bank in Danimarca e in Estonia e la multa più alta della storia europea comminata alla banca ING olandese. Tutti casi che provano la “pochezza” europea nella lotta per colpire l’uso di soldi sporchi. Ma nessun paese europeo può ritenersi irreprensibile.
La dimensione del fenomeno è certamente enorme. Poiché è difficile quantificarlo, sono stati fatti pochi studi. L’agenzia intergovernativa FATF, il Gruppo d’azione finanziaria, decisa a suo tempo dal G7, riporta che nel 1998 il Fondo Monetario internazionale ne stimava l’ammontare tra il 2 e il 5% del pil mondiale. A quella data si trattava di una forbice tra 590 e 1.500 miliardi di dollari. Nel 2009 una ricerca dell’Ufficio dell’ONU sulle droghe e il crimine organizzato (UNODC) affermava che il riciclaggio fosse di1.600 miliardi di dollari circa, pari al 2,7% del pil mondiale.
In Italia l’Unità di informazione finanziaria (UIF) presso la Banca d’Italia riporta che vi è un significativo aumento delle segnalazioni da parte del sistema bancario di operazioni sospette. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Soldi e divorzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

In caso di separazione o divorzio, il conto corrente cointestato agli ormai quasi ex coniugi può creare molti scontri. Secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat; il 17% dei divorziati e separati, ha dichiarato che l’ex partner si è tenuto tutti i soldi depositati o, peggio, tra loro c’è anche chi, all’insaputa del coniuge, ha prosciugato il conto prima della separazione (9,2% pari ad oltre 151.000 individui).Fra i 2,5 milioni di divorziati e separati italiani, ben 1,6 milioni sono quelli che hanno avuto da discutere con l’ex per il conto cointestato nonostante, in media, su di esso fossero depositati appena 7.900 euro e, addirittura, in quasi 1 caso su 4 i due coniugi non sono riusciti a trovare un accordo pacifico su come suddividere le somme del conto cointestato e pertanto sono dovuti ricorrere ad un avvocato (16,1%) o ad un giudice (9.4%). (fonte: bounceses.facile.it)

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Chiedere soldi per custodire i soldi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Possiamo così sintetizzare la decisione di Unicredit di applicare tassi negativi ai conti correnti superiori a 100 mila euro, a partire dal 2020. Già ora gli interessi bancari per i conti correnti sono praticamente azzerati, tra bolli e costi di tenuta conto, ma la propensione degli italiani a tenersi liquidi è notevole.I tassi negativi sono una novità nel nostro Paese mentre sono già applicati in Svizzera e in Olanda.Come è noto i depositi fino a 100 mila euro sono assicurati dal Fondo italiano di tutela dei depositi, non sappiamo, quindi, quanti risparmiatori hanno un conto superiore a 100 mila euro, se così fosse, per evitare i tassi negativi basterebbe trasferire, in tutto o in parte, propri soldi in altre banche o alle Poste italiane.Come scritto, i conti correnti non sono la scelta migliore per chi vuole far fruttare i propri risparmi ma, per chi vuole informarsi, è a disposizione il settore https://investire.aduc.it/, del nostro portale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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