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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘soldi’

Libro: I soldi della Chiesa

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

Roma Venerdì 24 maggio 2019 – ore 18.30 Università LUMSA – Sala Pia – via delle Fosse di Castello, 7 Saluto iniziale Francesco Bonini, Magnifico Rettore – Università LUMSA. Intervengono S.E. Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI; Carlo Cardia, Ordinario di Diritto Ecclesiastico, Roma Tre; Danilo Paolini, Capo della Redazione Romana di Avvenire.Modera Francesca Fialdini, Conduttrice de La Vita in diretta – RAI.È presente l’Autore Mimmo Muolo, Vaticanista di Avvenire.
La Chiesa è ricca o povera? Come si concilia il possesso di beni con la povertà evangelica? Dove vanno a finire i fondi dell’8xmille derivanti dalle scelte dei contribuenti? Sono tante le domande che ruotano intorno ai “soldi della Chiesa”: un argomento di quelli che suscitano curiosità e generano discussioni, evocando quadri, per lo più a tinte fosche, in cui la Chiesa appare come una realtà molto ricca, con mire umanissime di potere e poco incline a pensare agli ultimi.Certo, è innegabile che ci siano stati episodi e lati oscuri nella gestione dei beni materiali, ma quando si parla di soldi della Chiesa, c’è spesso molta confusione. Per cercare di fare un po’ di luce e dare un quadro della situazione più chiaro arriva il libro del vaticanista Mimmo Muolo. Un’indagine, quella da lui presentata nel volume “I soldi della Chiesa”, che cerca di rispondere ai tanti dubbi della gente, sgombrando il campo da luoghi comuni ed equivoci, alla luce di fonti documentate e mostrando anche l’altra faccia della luna: quella della destinazione e dell’impiego delle risorse ai diversi livelli.Il libro è arricchito dalla prefazione del Cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente emerito di Caritas Italiana, e dalla postfazione di Carlo Cardia, docente di diritto ecclesiastico presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre. Scrive il Cardinale Montenegro: “L’Autore ha fatto un lavoro davvero certosino per mostrare l’entità dei beni in denaro attribuiti alla Chiesa cattolica e la loro destinazione. Quella che ne viene fuori potrebbe sembrare un’opera apologetica, tesa a difendere alcune posizioni di principio. Mi piace, piuttosto, inserirla dentro quella grande riforma, voluta fortemente da papa Francesco, che come principio cardine ha la trasparenza. Si tratta, cioè, di mettere nero su bianco per conoscere le somme in denaro, capire il complesso meccanismo degli organismi che le gestiscono e apprendere i criteri con cui vengono spese. Trasparenza non è parola magica che può mettere al riparo da eventuali errori o abusi, ma è valore che permette di tenere alta l’attenzione e, come una fiaccola, consente ai soggetti interessati, e a coloro che osservano, di vedere il punto di partenza e il punto di arrivo del denaro”.Un testo, insomma, da leggere per poter poi argomentare sui soldi della Chiesa nel modo che si preferisce, ma sulla base di una più profonda cognizione di causa.
Mimmo Muolo, vaticanista e vicecapo della redazione romana del quotidiano Avvenire, ha seguito per il suo giornale i pontificati di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e ora quello di Francesco.

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Paolo Basilico: Uomini e soldi (Rizzoli)

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

Torino Lunedì 6 maggio, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Paolo Basilico Uomini e soldi (Rizzoli) Con Marco Boglione, Andrea Malaguti e Silvana Secinaro In collaborazione con Scuola di Management ed Economia Università di Torino. Paolo Basilico, trentacinque anni di esperienza nella finanza e nella gestione del risparmio, porta al Circolo dei lettori Uomini e soldi (Rizzoli), lunedì 6 maggio ore 18, per affrontare il tema attraverso storie vere ed esperienze. In dialogo con Silvana Secinaro, Marco Boglione e Andrea Malaguti, in collaborazione con la Scuola di Management ed Economia dell’Università di Torino.Uomini e soldi (Rizzoli) è il racconto di un movimentato viaggio al centro della finanza che diventa l’occasione per spiegare con estrema chiarezza come funziona la macchina economica e finanziaria, come possiamo sfuggire alle trappole logiche e psicologiche in cui finiamo fatalmente per cadere quando dobbiamo prendere decisioni che toccano i soldi, quali sono i principi a cui attenersi per investire con successo. Perché la finanza non è quella che ci raccontano e che si autocelebra attraverso miti e finzioni, non è un laboratorio di formule o di algoritmi: è l’essenza del rapporto fra uomini, fra i loro caratteri, le loro psicologie.
Paolo Basilico, laureato all’Università Bocconi di Milano, ha fondato nel 1999 il Gruppo Kairos, azienda leader nel campo del risparmio gestito e del private banking. Nel 2005, insieme a Leonardo Del Vecchio, ha dato vita alla Fondazione Oliver Twist onlus, che crea progetti per bambini e ragazzi in condizioni di disagio. Nel 2019 ha pubblicato con Rizzoli Uomini e soldi, il racconto di una vita che svela i segreti per investire con successo.

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Governo. “Pensionatostaisereno”, che ti tolgo i soldi

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Scattano da questo mese i tagli alle pensioni. E’ l’effetto della decisione del governo lega stellato, approvato dalla relativa maggioranza parlamentare.Si tratta dei mancati adeguamenti all’indice Istat che riguardano 5 milioni di pensionati e porterà nelle casse dello Stato qualcosa come 3,6 miliardi di euro in 3 anni.
Non si tratta di pensioni d’oro ma di quelle superiori a 1.522 euro lordi mensili, che equivalgono a circa 1250 euro netti. Sopra questa cifra non ci sarà l’adeguamento all’Istat, cioè alla svalutazione, con relativa decurtazione delle pensioni. C’è un problema in più: i pensionati, oltre a non vedersi adeguata la pensione, dovranno restituire quanto percepito nei primi tre mesi di quest’anno durante i quali, invece, c’è stato l’adeguamento Istat. Nel nostro Paese ci sono circa 16 milioni di pensionati, dei quali circa 8 milioni non hanno versato contributi in relazione alla propria pensione, per cui sono a carico della fiscalità generale, cioè delle tasse pagate dalle imprese e dai cittadini, comprese quelle versate dai pensionati veri e propri, ai quali si sottrae l’adeguamento della propria pensione alla svalutazione, dopo aver pagato le tasse anche per gli 8 milioni di pensionati che non hanno versato contributi previdenziali né pagano tasse. “Pensionatostaiseremo”, dice questo governo, che ti toglie i soldi.

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Presentazione del volume Latte, soldi e politica

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Bologna lunedì 17 dicembre ore 17, presso il Cubiculum Artistarum del Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna alla presenza degli autori Luciano Sita e Luciano Nigro si terrà la presentazione del volume Latte, soldi e politica (Il Mulino, 2017).
L’incontro è organizzato dall’Accademia Nazionale di Agricoltura all’interno del ciclo di incontri “I libri all’Accademia” volti alla presentazione delle ultime e più recenti pubblicazioni in campo agronomico, alimentare, ambientale e culturale. Di seguito il programma dell’incontro. Dopo i saluti di Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura i relatori sono Luciano Sita, già Presidente Gruppo Granarolo e Luciano Nigro, Giornalista. Interverranno: Leone Sibani, già Direttore Generale e Amministratore Delegato Cassa di Risparmio in Bologna Gianpiero Calzolari, Presidente Gruppo Granarolo Simona Caselli, Assessore Agricoltura, Caccia e Pesca Regione Emilia-Romagna
Modera: Roberto Fanfani, Presidente Consulta Scientifica Accademia Nazionale di Agricoltura.

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Il governo italiano usa i soldi dei contribuenti italiani per attività finanziarie iraniane a rischio?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 dicembre 2017

iran“Il governo Gentiloni vuole affidare i soldi dei contribuenti italiani a Paesi come l’Iran che collaborano con cellule terroristiche e contro cui l’amministrazione di Donald Trump sta predisponendo nuove sanzioni”: è quanto dichiara in una nota, Edmondo Cirielli, parlamentare di Fratelli di Italia e componente della commissione Esteri della Camera dei Deputati, che chiede al “Parlamento di stralciare l’articolo 32 della nuova legge di bilancio che nei prossimi giorni comincerà l’esame in Senato”.
“L’articolo 32 della legge di bilancio – spiega Cirielli – trasforma Invitalia in una specie di nuova Sace, capace di assicurare investimenti esteri anche a Paesi ad alto rischio come l’Iran, il cui governo non solo sostiene il terrorismo ma si distingue per un altissimo livello di corruzione e con un sistema bancario sull’orlo del fallimento”.“Ma il passaggio più grave è che il governo del Pd intenda recuperare i soldi per sostenere il rischio degli investimenti dal fondo destinato a supportare l’imprenditoria giovanile istituito con la legge 196 del 1997 (articolo 25, comma 2). Inoltre – sottolinea Cirielli – il Ministero delle Finanze istituirà un fondo di 120 milioni di euro finanziato con i soldi destinati alle aree depresse e colpite da eventi sismici.In questo modo oltretutto si incoraggiano le aziende italiane a tuffarsi in avventure economiche pericolose che andrebbero piuttosto sostenute da assicurazioni private ““Siamo in presenza di un vera e propria truffa”- conclude il deputato di Fdi – ai danni dei contribuenti italiani che rischiano di vedere anche se indirettamente i propri soldi finire nelle mani dei terroristi.

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Lo Stato con i soldi di tutti salva le banche ma non il lavoro. E la UE applaude

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

monte dei paschi di sienaFosse servita una prova per avere la certezza che l’Unione Europea e le sue istituzioni, a partire dalla Commissione, sono costruzioni al servizio dei poteri finanziari, ebbene è arrivata, scodellata proprio ieri dalla Commissione Europea che ha decretato che il finanziamento di 5 miliardi e 400 milioni di euro per salvare Monte dei Paschi di Siena, cancellando 5500 posti di lavoro, non sono aiuti di stato.
Altri 17 miliardi, di cui oltre 10 già erogati a Banca Intesa per prendere in carico le Banche Venete, sono a disposizione per il risanamento del sistema bancario, e cioè di quelle banche guidate da ‘prenditori di successo’ come Zonin esimio esponente di Confindustria Veneto, che hanno elargito migliaia di miliardi agli amici degli amici, che non li hanno mai restituiti ma con cui hanno costruito il famoso miracolo economico del Nord Est, oggi ridotto ad una sequela di capannoni abbandonati. I crediti deteriorati come elegantemente vengono chiamati in tutta l’area dell’euro assommano a quasi 1.000 miliardi. A quando il prossimo salvataggio a spese di tutti noi?Il salvataggio delle banche venete, rilevate da Intesa San Paolo al costo simbolico di un euro, non solo è costato già 5,2 miliardi (mentre lo Stato ne ha impegnati altri 12 a garanzia di crediti altamente a rischio) che saranno pagati da noi cittadini ignari, 500 euro a testa compresi anziani e neonati, ma comporta la creazione di una bad company, cui saranno addossate tutte le perdite di quelle banche, e 4.000 esuberi tra i dipendenti. Come dire socializziamo le perdite mentre dei profitti godranno gli azionisti privati.Confindustria inneggia alla riduzione del rischio sistemico, pur rilevando che in un’economia di mercato salvataggi pubblici non sono mai la soluzione preferibile.
Ma preferibile o no, perché gli aiuti di stato vanno bene per le banche e non per salvare e risanare Alitalia o l’ILVA e il posto di lavoro di oltre 30.000 persone?E perché se va bene sborsare centinaia di miliardi per il sistema bancario (la Germania qualche anno fa ha sborsato 247 miliardi di euro per risanare le sue banche), le stesse non possono essere nazionalizzate?La riposta è presto detta: l’Unione Europea, con la sua moneta comune, l’euro, è una costruzione fortemente ideologizzata, che eleva il mercato a Dio, che deve salvaguardare quel sistema capitalistico dove a perdere sono sempre i poveracci mentre lor signori continuano a fare shopping in Via Montenapoleone a Milano, alla faccia dell’austerity, dopo aver ricevuto milioni di buonuscita per aver dilapidato migliaia e migliaia di miliardi.Fino a quando gli permetteremo di abusare della nostra pazienza?

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Sul terremoto: facciamo chiarezza

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

APTOPIX Italy Quakedi Laura Castelli I soldi del terremoto non sono spariti, sono parcheggiati, ostaggio della burocrazia. Il MoVimento 5 Stelle ha sempre detto la verità, e mai ha affermato che il Governo abbia fatto sparire i soldi. Lo chiarisco perché qualcuno in queste ore ha provato a manipolare l’informazione. Quattro giorni fa abbiamo chiesto al Governo perché i soldi donati dagli italiani, alle popolazioni colpite dal terremoto, siano fermi in un conto del Tesoro. Soldi fermi per colpa di un “protocollo” che li destina alla ricostruzione e che di fatto verranno usate non prima di un anno. Si, perché questi 28 milioni raccolti tramite sms e bonifici, per protocollo, non si possono usare per le emergenze. Ma se ci pensate bene, che assurdità. I politici che stipulano “protocolli” di questo genere sono lontani dalla vita reale. Nessuna persona “normale” stipulerebbe un contratto del genere permettendo a 28 milioni di arrivare dopo così tanto tempo.
Questi soldi non sono spariti, ma sono FERMI. Così come sono fermi i soldi del decreto terremoto destinati a scuole, lavoratori e vigili del fuoco. Io Stato fermo quando fuori dai palazzi ci sono persone isolate dalla corrente elettrica per settimane, senza acqua calda, costretti a vivere in situazioni ingenti, vedendo i loro animali morire di freddo perché senza cibo e coperture.
L’emergenza è adesso e si deve provvedere adesso. La solidarietà degli italiani è grande e non deve essere frenata dalla burocrazia.
Con questo ribadiamo che non vogliamo fare polemica ma essere costruttivi, pratici e veloci. Queste devono essere le parole d’ordine di uno Stato in emergenza. (fonte blog di Grillo)

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MPS: Ma chi ha preso i soldi e non li ha restituiti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2016

siena“I cittadini italiani che di fatto diventeranno proprietari di Mps hanno il diritto di sapere chi ha causato questo disastro, innanzitutto conoscendo chi ha preso soldi e non li sta restituendo”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, nel corso di una conferenza stampa a Siena sulla crisi delle banche.
“Vogliamo – ha sottolineato – i nomi. I primi 10, 100, 1000 nomi di chi ha preso soldi e non li restituisce. E questo per ridare dignità a una banca storica e a una città come Siena. Non solo, deve andare a casa anche il vecchio management e serve piena trasparenza sulle scelte compiute in questi anni. Serve discontinuità”.

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20 miliardi per le banche: soldi spesi o investimenti lungimiranti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Banca europea per gli investimentiE’ ormai chiaro che l’aumento di capitale da 5 miliardi del Monte dei Paschi di Siena non ci sarà. Stando ai numeri comunicati dalla Banca, il contributo degli obbligazionisti subordinati è stato molto elevato e questo dimostra ancora una volta come gli sportelli della Banca siano una “macchina da guerra” nel mobilitare i risparmiatori. Ma tutto questo non è stato sufficiente.
Il Governo Gentiloni si è fatto approvare dal Parlamento la possibilità di fare un ulteriore indebitamento, fino ad un massimo di 20 miliardi, per fronteggiare l’eventuale urgenza che deriverebbe dalla necessità di ricapitalizzare alcune banche. Il provvedimento approvato non contiene alcun dettaglio circa le iniziative che il Governo adotterà per salvare le banche in difficoltà. Tutto ciò che sappiamo è che il Governo potrà utilizzare fino a 20 miliardi. Molti, giustamente, sollevano critiche perché ritengono ingiusto che si “spendano” soldi per salvare le banche, mentre quando si deve spendere per questioni apparentemente più urgenti per la comunità, si dice che i soldi non ci sono. La critica è comprensibile e sicuramente ci sarà più di un politico che la cavalcherà, ma si tratta di una critica sbagliata. Preservare il sistema bancario, in questo contesto, è indispensabile proprio per il bene dei cittadini. La crisi economica che deriverebbe dal crollo del sistema finanziario farebbe impallidire perfino questi anni di crisi, che pure sono stati durissimi ed hanno lasciato danni economici paragonabili a quelli di una guerra (e questa è la ragione principale per la quale ci troviamo con questo sistema bancario pieno di crediti in sofferenza).
C’è da evidenziare che i soldi impiegati per salvare le banche non sono “spesi”, ma investiti. La differenza è enorme, ma un investimento fatto male può trasformarsi in una perdita esattamente come è stato fatto in passato e quindi non ci sarebbe differenza sostanziale con una “spesa”. La critica, quindi, non dovrebbe essere concentrata sul fatto che lo Stato non dovrebbe impiegare soldi nelle “banche-cattive”, ma la critica dovrebbe vergere sul “modo” con il quale il governo agisce.
L’esperienza ci dice che il modo inequivocabilmente sbagliato è di procedere caso per caso e con la logica emergenziale, con piccole “toppe”, provvedimenti insufficienti, non risolutivi.
Questo è quello che è stato fatto in questi anni.
Sono ormai molti anni che sappiamo che il sistema bancario italiano ha un grande problema con le sofferenze bancarie. Per anni si è tentato di negarlo, sostenendo che il nostro sistema bancario era solido. Poi si è proceduto con la logica emergenziale, mettendo un po’ di soldi a più riprese e con “papocchi” in MPS. Poi è venuta la volta del decreto “Salvabanche” per la questione Banca Etruria, Banca delle Marche ed altre due piccoli istituti.
Quando si è voluto affrontare il nodo delle sofferenze bancarie in modo più organico, il Ministro Padoan ha tirato furori un provvedimento chiaramente insufficiente come le cosiddette GACS ovvero una garanzia pubblica per cartolarizzare le sofferenze bancarie. Questo provvedimento, presentato pomposamente come la “Bad Bank italiana” è chiaramente inadeguato. Ciò che servirebbe è una vera “Bad Bank” nella quale far confluire tutti i credi in sofferenza delle banche che non sono in grado di gestire con le proprie forze le sofferenze bancarie ed una ricapitalizzazione generale (se necessario anche usufruendo del Meccanismo Europeo di Stabilità), in modo simile a ciò che ha fatto la Spagna. Così facendo il valore delle azioni delle banche si rivaluterebbe notevolmente e gli investimenti fatti dallo Stato nelle banche, nel medio termine, si trasformerebbero non in spese ma in profitti. In più, un sistema bancario finalmente risanato sarebbe il vero motore per la ripresa economica e torneremo in grado di crescere a ritmi simili a quelli della media europea.
Per fare tutto questo 20 miliardi sono insufficienti, ma se non saremo in grado di fare un provvedimento sistemico il rischio è di “spendere” (invece che investire) sempre più soldi. Se avessimo impiegato 20 miliardi cinque o sei anni fa, probabilmente sarebbero bastati. Oggi rischiano di non essere sufficienti. Fra un anno o due, quelli che servono oggi non saranno più sufficienti.
E’ indispensabile affrontare il problema di petto ed in maniera definitiva. Ciò che serve è il corrispondente di ciò che ha fatto Draghi per mettere la parola fine alla crisi dei debiti sovrani. Con le tre parole “whatever it takes” nel 2012 mise fine ad un crisi che era una crisi aggravata enormemente da una serie di provvedimenti sempre tardivi ed insufficienti. E’ esattamente lo stesso tipo di errore che sta commettendo l’Italia nel gestire la crisi del sistema bancario: lo stiamo affrontando in maniera tardiva ed insufficiente. Servirebbe un “whatever it takes” per il sistema bancario italiano. E’ necessario che il premier Gentiloni, invece di andare a dire in Parlamento che il sistema bancario è solido e contribuisce alla crescita economica dell’Italia, dica qualcosa del genere: “siamo consapevoli che il sistema bancario italiano, nel suo complesso, ha un grande problema legato ai crediti in sofferenza, derivante in massima parte da una lunghissima crisi economica, ma abbiamo deciso di risolvere in maniera strutturale e definitiva il problema, costi quel che costi, perché un sistema bancario in questo modo rappresenta una zavorra che impedisce qualsiasi miglioramento sostanziale delle nostre condizioni economiche”. Comprendiamo che la soluzione non è facile, anche per i vincoli europei che in questi anni hanno bloccato diverse ipotesi, ma la soluzione deve essere trovata una volta per tutte. Costi quel che costi, anche un’infrazione ai trattati, se non si riesce a trovare un diverso accordo. L’Italia non può più permettersi un sistema bancario in perenne stato di fragilità. Contemporaneamente, ad una soluzione definitiva del problema delle sofferenze bancarie e delle ricapitalizzazioni, è necessario, anche –ma non solo– per rendere questi provvedimenti più accettabili ai cittadini, che il Governo emani il decreto atteso; ormai si sta aspettando da troppo tempo in virtù dei requisiti di onorabilità dei soggetti che ricoprono cariche apicali negli istituti bancari, ed è necessario che queste norme siano stringenti. Non v’è dubbio, infatti, che il problema delle sofferenze bancarie sia dovuto principalmente per la lunga crisi economica, ma non v’è dubbio anche che vi abbiano contribuito comportamenti inaccettabili di chi quelle banche le ha guidate. Giusto ed indispensabile salvare il sistema bancario, e va fatto in modo strutturale e definitivo, ma giusto ed indispensabile anche fare in modo che le persone che hanno contribuito a questo disastro paghino in prima persona. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Nella terra dei campanili spezzati, l’Italia è un Paese in balia dei soldi buttati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2016

basilica-di-san-benedettoSe con la prima scossa di quest’estate, secondo il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini gli edifici storici danneggiati erano stati 293 nella zona di Amatrice, prima ancora della terribile scossa di domenica mattina erano già diventati più di cinquemila, tra Lazio, Marche e Umbria, compresa la cupola Borromiana di Sant’Ivo della Sapienza a Roma. I morti sono stati quasi trecento. E gli sfollati avevano già toccato la soglia dei centomila.
Ma il vero scandalo è che questa terribile tragedia, con comunità intere cancellate dalla mappa geografica e chiese e monumenti sbriciolati al suolo, è avvenuta «di fronte a eventi sismici tutto sommato modesti», come non smette di sottolineare a più riprese, e con forza, il geologo, ricercatore del Cnr, Mario Tozzi. Nella terra dei campanili spezzati, siamo un Paese in balia dei soldi buttati dalla finestra, quando non vengono intascati belli e pronti da politici e imprenditori corrotti, senza che nessuno abbia mai affrontato e nemmeno abbozzato un piano di difesa e salvaguardia dei nostri beni e delle persone. (foto: basilica di san benedetto) (fonte: arts life)

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Grazie alla Lega Enel e Sorgenia restituiscono soldi a cittadini

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

“Non si gioca con le speculazioni economiche che danneggiano cittadini e aziende. A distanza di mesi dalla mia denuncia, rivolta il 6 luglio in question time al ministro Calenda, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato decide, casualmente a pochi giorni dal referendum, di avviare due procedimenti istruttori, nei confronti di Enel e Sorgenia ree di aver aumentato le bollette di energia e gas del 4% e 1,9% nonostante il prezzo del petrolio sia crollato. Finalmente verranno restituiti i soldi a tutti i cittadini vessati da una speculazione vergognosa. Ora il governo non strumentalizzi a fini propagandistici ed elettorali una battaglia combattuta e vinta della Lega ed, anzi, faccia mea culpa per il vergognoso tempo trascorso tra la nostra denuncia e l’avvio dei due procedimenti”. Così il deputato della Lega Nord Filippo Busin.

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Vergogna: Le banche continuano a tenersi i soldi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

bancaSecondo i dati resi noti oggi da Bankitalia, nel mese di agosto i prestiti delle banche al settore privato sono aumentati nei dodici mesi dello 0,7%. Quelli alle società non finanziarie, però, ancora diminuiti dello 0,2%.
“E’ il colmo ed una vergogna che, dopo tutta la moneta immessa nel sistema dalla Bce, le banche continuino a tenersi i soldi, invece di prestarli, come prevede il loro mestiere. E’ evidente che senza credito alle imprese l’economia non può decollare” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Le banche, insomma, continuano a preferire la via più facile di ridurre gli impieghi, e quindi i rischi, e di rivalersi sulla clientela aumentando i ricavi dalle commissioni, come la tassa sui salvataggi” conclude Dona.

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I soldi per le Olimpiadi vadano all’agricoltura

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2016

agricolturaLa polemica di queste ore sul No del sindaco di Roma, Virgina Raggi, alle candidatura della città di Roma ad ospitare i giochi olimpici – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – sta assumendo proporzioni esagerate che, come al solito, stanno facendo perdere di vista le vere priorità del Paese.
L’Italia infatti – continua Tiso – non ha bisogno di spendere soldi pubblici in manifestazioni sportive per le quali sarebbe necessario indebitare le future generazioni e rendere il loro futuro ancora più buio, ma semmai di investimenti mirati per rilanciare l’occupazione e l’economia.
Il mondo agricolo – conclude Tiso – ha dimostrato, anche in questi anni di crisi, di poter essere essere una preziosa risorsa; nonché il volano del Bel Paese per superare il difficile contesto economico. Ma perché questo sia possibile c’è bisogno di investimenti; ed è per questo che chiediamo con forza al presidente del Consiglio e al ministro dell’Agroalimentare di usare i fondi pensati per le olimpiadi (ci sarebbe stato sicuramente uno sforamento di budget) per modernizzare la filiera agricola e per rilanciare i consumi interni.

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Scandalo MPS e i soldi spariti

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2016

“Renzi dice che dietro il fallimento di Mps c’è la sinistra italiana. Bene. Ora faccia una Commissione parlamentare di inchiesta per fare chiarezza. Dove sono finiti i 40 mld?”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo Forza Italia alla Camera dei deputati, nel corso dell’incontro al Caffè della Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lu). “Renzi – ha aggiunto – non è un marziano, dietro lo scandalo Mps c’è il suo partito Pc-Pds-Ds-Pd e deve dire chi dentro il partito ha dato i soldi a chi non aveva garanzie. Dire, così come ha fatto oggi, ‘la sinistra’ non basta. Se Renzi è una persona seria e perbene deve darci i nomi e i cognomi”.

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Libia:lotta per il potere e per i soldi

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

libia mercenari«In Libia non c’è scontro tra islamici o liberali, tra Ovest, Est e Sud del paese, ma si lotta per il potere e per i soldi»: è quanto ha detto a Tirana Awad Ibrahim Al-Baraasi, già ministro dell’ultimo governo unitario libico fino al 2013, intervenendo ai lavori dell’Incontro Internazionale «La Pace è sempre possibile» organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nella capitale albanese. «La pace – ha continuato Al- Baraasi – è compito patriottico che deve essere condotto unitariamente dai libici includendo tutti i soggetti politici».
Gli anni di Gheddafi, secondo Al-Baraasi, hanno distrutto le istituzioni dello Stato per come erano disegnate dalla Costituzione del 1963, ed hanno favorito la corruzione. Al crollo del dittatore i libici si sono trovati senza istituzioni, abbandonati dalla comunità internazionale, e vittime di una mentalità predatoria.Per questo, ha continuato Al-Baraasi, «l’ostacolo alla pace sono coloro che approfittano delle lotte intestine perché la pace minaccia i propri interessi».E’ dunque indispensabile «rafforzare le istituzioni e garantire servizi per creare fiducia nelle autorità locali da parte dei cittadini. C’è delusione nei confronti della politica, aiutata anche da media che hanno svolto un ruolo negativo, istigando alla violenza l’opinione pubblica, arrivando persino a citare i nomi delle persone da eliminare». Al-Baraasi ha sottolineato che per la pacificazione è «importante che i libici parlino tra di loro al di là degli steccati; dobbiamo essere coesi e solidali. I libici possono divergere su molti punti ma lo sviluppo unisce tutti. Vogliono edificare un futuro basato sul destino comune di tutti».
«In Libia l’Isis trova spazio nei vuoti di potere. Vanno fermati subito con l’istituzione di Governo di unità nazionale che includa tutti. A Ginevra si fanno passi avanti in questo senso»: è quanto ha detto a Tirana, Sidi Ibrahim Mohamed, già vice ministro libico e rappresentante di Tebu, organizzazione del sud della Libia, intervenendo ai lavori dell’Incontro Internazionale «La Pace è sempre possibile», organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nella capitale albanese. «Gheddafi – ha continuato Sidi Ibrahim Mohamed – ha diviso la Libia in tribù per sgretolare la società sfruttandone le risorse per consolidare il suo potere e la sua popolarità all’estero».
«Il movimento nazionalista contro il colonialimo italiano – ha continuato il leader di “Tebu” – è stata la base della Libia moderna. Questo stato ha gettato le basi di una convivenza pacifica ma il sogno è sparito con l’arrivo di Gheddafi che ha distrutto tutte le istituzioni a partire dal 1977 e la Libia è diventata una dittatura».«Per uscire da questa crisi – ha continuato – dobbiamo avere un dialogo tra libici con il sostegno da parte della comunità internazionale per riuscire a creare istituzioni che non ci sono». «Trascurare la Libia rischia di far crescere i gruppi come Isis e Al-Qaeda, con danno per i libici e per tutti i paesi confinanti. La pace è l’unico argine a tutto questo». «La comunità internazionale non può perdere altre occasioni per salvare la Libia»: è quanto ha detto Tarek Mitri, che prima di Costantino Leon è stato rappresentante speciale e capo della missione ONU in Libia. «La Libia – ha continuato – è un paese delle opportunità perse e la responsabilità è anche della Comunità Internazionale. Avremmo potuto risparmiarci un anno di spargimento di sangue».Riguardo alle trattative in corso a Ginevra ha detto: «La democrazia libica deve essere inclusiva. In passato c’è chi ha tentato di prevalere politicamente e militarmente, ma non può essere questa la strada. Lo abbiamo sperimentato. Non ci sarà una soluzione rapida per la Libia a meno che tutte le parti non accettino che nessuna debba prevalere. Mitri ha anche affermato che «il dialogo è uno strumento prezioso non solo per risolvere ma anche per prevenire i conflitti. Non è una medicina ma una profilassi», ed ha stigmatizzato l’atteggiamento di chi aspetta che i conflitti scoppino per intervenire. «La Comunità Internazionale – Secondo l’uomo politico libanese – ha una responsabilità enorme e un ruolo inevitabile da svolgere perché ha fermato Gheddafi, ha distrutto il suo esercito ma poi ha abbandonato la Libia».«I libici – ha concluso Mitri – hanno bisogno di ben altro, non hanno ricevuto nessun sostegno; solo se tutti investiranno in Libia ci potrà essere un risultato positivo».

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Berlusconi sotto scorta: costa agli italiani due milioni di euro all’anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 novembre 2014

berlusconi e le sue sediNonostante il signor Berlusconi Silvio, non sia più Senatore in quanto condannato in via definitiva per frode fiscale, nonostante sia in attesa di altri giudizi pendenti, nonostante sia stato cacciato dal Senato della Repubblica Italiana in quanto pregiudicato, nonostante il signor Berlusconi Silvio attualmente come semplice cittadino, lo stesso continua a girare indisturbato per il Paese a nostre spese con auto blindate e decine e decine di uomini di scorta pagati dai nostri “Servizi”.
Le sue abitazioni private sono presidiate da centinaia di carabinieri e tutte le sue residenze risultano essere state elevate, sempre dal signor Silvio Berlusconi quando rappresentava il nostro Paese, al rango di sedi istituzionali e, pertanto presidiate, controllate, ristrutturate, manutenute con i soldi dei contribuenti.Tutto quello che riguarda le scorte sarebbe diretto da un organo centrale – creato nel 2002 dal Signor Berlusconi – che dovrebbe chiamarsi UCIS (Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza personale). La gestione politica del fenomeno relativo alle scorte è scandalosa e imbarazzante, con uno spreco di denaro pubblico.”Dieci anni fa, un decreto legge permise agli autisti di alte personalità che rivestivano incarichi di governo, di essere equiparati agli agenti di polizia per “salvaguardare meglio l’incolumità dei signori della politica; provvedimenti ad hoc hanno permesso di sottrarre gli uomini di scorta destinati ai capi di governo al controllo dell’UCIS e di assimilarli – invece – al CESIS divenuto nel 2009 AISI, ovvero ai servizi segreti, equiparandone funzioni e trattamento economico.Altre norme ad personam hanno poi consentito di introdurre la chiamata diretta ovvero senza concorsi facendo sì che il signor Berlusconi ha potuto assumere i suoi uomini di fiducia (ex autisti personali della Fininvest e mi sembra anche della Standa) trasformandoli a tutti gli effetti di legge in 007 al suo esclusivo servizio. Questa scorta, il signor Silvio Berlusconi l’ha fatta sua personale visto che anche nel 2006, dopo aver ceduto la Poltrona a Prodi, la scorta è divenuta attiva e valida anche per gli ex Presidenti del Consiglio.
Così facendo, il signor Silvio Berlusconi si è garantito a vita un servizio a spese della collettività. Un servizio che costa a noi contribuenti circa 200 mila euro al mese, una quarantina di uomini divisi in due squadre di 20 ciascuna e due auto blindate. Circa due milioni e mezzo di euro l’anno. Senza contare i carabinieri dispiegati dal Ministero degli Interni per servizi ordinari presso le ville di famiglia. Un’eredità che lo stesso Berlusconi si è costruito da solo, a più riprese, con provvedimenti ad hoc e che è riuscito a mantenere anche oggi che è un cittadino come altri, solo molto molto costoso. Gli uomini al seguito del Cavaliere, spiegano fonti giornalistiche e molto qualificate, hanno trattamenti economici doppi rispetto ai colleghi che svolgono servizi di sicurezza ordinari.“Hanno stipendi e prerogative equiparati a quelli dei colleghi dello spionaggio e controspionaggio senza esserlo. Nei suoi mandati, a più riprese, il signor Berlusconi è riuscito a cambiare le regole sulla sicurezza e imporre uomini di fiducia. Lo si scoprirà anni più tardi, quando i magistrati baresi cercheranno risposte all’andirivieni incontrollato di persone dalle ville dell’ex Senatore: nessuno della sicurezza controllava chi vi entrava e chi vi usciva. Già dal primo mandato Berlusconi era riuscito a sostituire gli uomini dello Stato con quelli della security di Fininvest e Standa (da quel giorno in poi a libro paga degli italiani). Per garantirsi la “sua” scorta – che obbedisca a personalissimi criteri di fedeltà privata e discrezione pubblica – il signor Berlusconi, grazie alle sue prerogative di Presidente del Consiglio, s’inventò una nuova competenza ad hoc presso i Servizi, gli unici cui la legge consente di assumere personale a chiamata diretta. Nacque così un nucleo per la scorta del presidente che fa capo al Cesis (oggi Aisi, Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) anziché al Viminale, anche se con l’attività di intelligence vera e propria nulla ha a che fare. Gli uomini d’azienda di Berlusconi iniziarono a vestire la divisa sotto la guida dell’uomo che, alla fine degli anni Ottanta, faceva la security alla Standa e che, di punto in bianco si trovò capo-scorta del presidente del Consiglio con la qualifica di capo-divisione dei servizi. Lo stesso si portò dietro almeno altre cinque ex body-guard Fininvest. Col tempo la struttura è cresciuta a ventiquattro unità, poi 31 e infine 40 che stavolta vengono in parte attinte dalle Forze dell’Ordine, ma sempre su indicazione di quel primo nucleo.Quegli stessi uomini, infatti, sono lì ancora oggi.Nel 2006, prima di lasciare il Palazzo Chigi, Berlusconi vara un altro provvedimento ad hoc che oggi giorno potrebbe chiamarsi a buon diritto “salva-scorta”. Se ne accorsero Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul Corriere, che raccontano come, non fidandosi del professore, la scorta per il futuro Berlusconi abbia provveduto a farsela da solo stabilendo che i capi di governo “cessati dalle funzioni” abbiano diritto a conservare la scorta su tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Così facendo riesce a portarsela via come fosse un’eredità personale, anche se era (e continua a essere) un servizio di sicurezza privato pagato con soldi pubblici. Al costo, ancora oggi, di due milioni e mezzo l’anno” (rif. Thomas Mackinson, Il Fatto Quotidiano 23.8.2012 e Adgnews24).Si chiede pertanto, dopo aver verificato quanti uomini di scorta ha ancora il signor Berlusconi pagate dai cittadini, quante auto blindate di proprietà dello Stato sono ancora in suo possesso, quante abitazioni e residenze private sono sotto il controllo e presidiate dalle forze dell’ordine, quali residenze sono state elevate con DPCM a rango di sedi istituzionali e quindi con oneri e costi a carico dei cittadini italiani, ANNULLARE, REVOCARE, ABROGARE tutti i DPCM e le LEGGI che assegnano i benefici di cui sopra. REVOCARE, con effetto immediato, le SCORTE, DEGRADARE a sedi private le residenze sotto protezione del signor BERLUSCONI e licenziare tutti i body guard ex Fininvest ed ex Standa e successive assunzioni personali senza concorso.

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Zitti e muti per la gioia di evasori e malfattori

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2012

Italiano: L'On. Antonio Di Pietro, Presidente ...

Italiano: L'On. Antonio Di Pietro, Presidente dell'Italia dei Valori (Photo credit: Wikipedia)

Dicono che, per cercare di evitare il prossimo aumento dell’Iva dal 21 al 23%, il ministro Giarda stia preparando una serie di tagli alla spesa pubblica. Verrebbe da dire: “Alla buon’ora! Finalmente la smettono di massacrare i cittadini e iniziano a sforbiciare gli sprechi”. E’ quello che l’Italia dei Valori chiede dal giorno stesso in cui questo governo si è insediato. Benissimo, ma solo a patto che a essere colpiti siano davvero gli sprechi e non servizi essenziali come la giustizia, la sicurezza, l’istruzione e quant’altro.
Una cosa è eliminare la marea di auto blu che ci costano un occhio della testa, un’altra dare il colpo di grazia a un’amministrazione della giustizia che è già in ginocchio. Una cosa è eliminare le spese militari immense e inutili come lo sciagurato acquisto dei caccia F-35, che dovrebbero essere adesso “solo” 90 per una spesa di circa 10 miliardi di euro, tutt’altra cosa intervenire sugli effettivi delle forze dell’ordine o sulle loro dotazioni tecniche. Una cosa è ridurre davvero e non solo per gettare polvere negli occhi i costi della politica, un’altra cosa, diametralmente opposta, è tagliare i fondi per la pubblica istruzione.
Insomma io, quando sento parlare di “razionalizzazione” delle spese per le forze dell’ordine o di intervento contro gli sprechi non della politica ma delle scuole pubbliche, sento un brivido corrermi lungo la schiena. La fiducia nasce dall’esperienza e dopo le esperienze fatte sinora quelle voci non promettono niente di buono.
Anche perché continuo a non capire e quindi continuo a chiedere: ci spiegate perché prima di tagliare i fondi ai tribunali e alle scuole non andate a prendere quei 40 miliardi di euro che entrerebbero nelle casse dello Stato se firmassimo anche noi come Germania, Inghilterra e Austria l’accordo con la Svizzera per recuperare i contributi sui capitali esportati illegalmente? L’Italia dei Valori chiede da mesi che si faccia così ma i signori del governo da quell’orecchio proprio non ci sentono e un sistema dell’informazione ancora più allineato e coperto che ai tempi del fascismo gli tiene bordone facendo finta che quei soldi in attesa al di là delle Alpi non ci siano. Tutti zitti e muti, per la gioia di evasori, malfattori e scudati vari.(Antonio Di Pietro)

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Matteo Renzi si confessa

Posted by fidest press agency su martedì, 14 febbraio 2012

Italiano: Matteo Renzi è un politico italiano,...

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Firenze. Su tre punti il sindaco di Firenze esprime la sua opinione e squarcia il velo del silenzio che si era dato per alcuni giorni disertando le tribune mediatiche.
1) Vorrei dare la mia solidarietà a Susanna Camusso. Come? Vi stupite? Nessuna meraviglia, prego. Oggi la Camusso è stata criticata per l’indiscrezione di Repubblica: avrebbe incontrato riservatamente il presidente del consiglio Mario Monti a proposito dei problemi aperti tra il Governo e il Sindacato. Apriti cielo, critiche da tutte le parti! Non so se l’incontro sia stato utile, ma trovo naturale che se c’è da risolvere un problema si provi a farlo vedendosi a quattr’occhi ovunque. Se c’è da incontrare il premier si incontra dappertutto. Solidarietà piena, dunque, alla segretaria della CGIL. Certo, quando ho incontrato io il presidente del consiglio di allora, una certa sinistra mi ha massacrato mediaticamente e ancora oggi pago un prezzo in termini di popolarità per quella scelta: quante volte mi hanno urlato, anche in piazza i militanti del mio partito, “Torna ad Arcore!” Ma lo rifarei domattina e sono troppo occupato per andare a riprendermi le dichiarazioni di chi allora mi accusò dicendo “Gli incontri si fanno solo nelle sedi istituzionali”: io ero andato lì per risolvere alcuni problemi di Firenze parlando con il presidente del consiglio in carica. E ho portato a casa i risultati sperati. Mi auguro che dopo gli incontri riservati e pubblici si possa finalmente riformare il mercato del lavoro ampliando le garanzie per chi oggi non le ha. Nel frattempo se il presidente Monti ha cinque minuti, dove e quando vuole, anche la domenica mattina dal barbiere a Milano, io vado volentieri a trovarlo con la lista della spesa delle questioni fiorentine.
2) Primarie sempre. Oggi tutti i giornali parlano delle primarie a Genova dove per l’ennesima volta un outsider, in questo caso Marco Doria, ha superato i favoriti. Una cosa del genere era accaduta, con minore enfasi sui giornali, non più tardi di due settimane fa a Piacenza. Personalmente credo che non ci siano alternative: alle primarie tutti se la giocano alla pari e non devono esistere i candidati del partito. Chiunque vinca il giorno dopo ha diritto all’aiuto degli altri, in lealtà e trasparenza. Non vorrei che la vicenda genovese – come altre analoghe in tutta Italia – diventasse l’occasione per bloccare il meccanismo delle primarie. Noi dobbiamo uscire dal modello di partiti pesanti che decidono la linea da Roma: stanno in questa filiera le proposte fatte a ottobre alla Leopolda, dall’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (quantomai attuale, visto ciò che è accaduto in questi giorni) al dimezzamento di numero e indennità dei parlamentari regionali e nazionali. Sono molto felice che si discuta di un nuovo modello di legge elettorale perché il porcellum ha tolto ai cittadini la libertà di scelta. Ma niente scherzi, per favore: non si tolga il diritto di scegliere il candidato premier e la coalizione. Certe cose le deve decidere l’elettore nell’urna, non il partito in aula. Io almeno la penso così: bipolarismo, coalizioni serie, primarie a tutti i livelli per la classe dirigente. Vi sembro un inguaribile romantico?
3) Il Governo sta ridando credibilità all’Italia? Bene così, avanti tutta. Sono felice che il Paese sia uscito dall’occhio del ciclone dei mercati finanziari. Ma c’è ancora molto da fare. Le riforme adesso vanno tradotte in fatti concreti. Approfondiremo in una delle prossima enews, anche perché è giusto aspettare per capire se i provvedimenti andranno avanti o no. Una cosa però la dico subito: ci sono 11 miliardi di euro (avete letto bene, undici miliardi di euro!) che sono fermi per il patto di stabilità interno. Cioè: i Comuni hanno questi soldi, hanno fatto appalti, hanno fatto lavori e le aziende non riscuotono per un meccanismo ragionieristico che non esiste in nessun altro paese europeo. Non solo: con il giochino della tesoreria unica lo Stato ha tutto l’interesse a tenere in cassa questi denari, sottraendoli all’economia reale. Soldi che però sono delle comunità locali o meglio: sono di chi ha già realizzato i lavori e in attesa di riscuotere rischia il fallimento. Si parla spesso di misure Crescitalia. Al di là che crescitalia sembra il nome di uno stracchino, c’è un Crescitalia realizzabile subito: restituire ai comuni i soldi dei comuni. E pagare il dovuto alle aziende per non farle fallire. Ci giochiamo una parte del tessuto economico, niente scherzi!

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I soldi sporchi

Posted by fidest press agency su sabato, 10 dicembre 2011

Money for Nothing (film)

Image via Wikipedia

Secondo l’FMI il denaro sporco muove tra il 3 e il 5% del Pil del pianeta, pari a una cifra che oscilla tra 600 e 1500 miliardi di dollari solo negli Usa, come dire: l’intera economia italiana.
E secondo Bankitalia, in Italia l’industria del riciclaggio rappresenta da sola il 10% del Pil, ossia 150 miliardi di euro. «Il riciclaggio – ha detto il vice direttore generale Anna Maria Tarantola – è una sfida per il Paese». In gioco è «la tutela dell’integrità del sistema finanziario». Ma su scala internazionale vi sono allarmi ancor più preoccupanti. È passata quasi inosservata la denuncia pubblica di Antonio Maria Costa – per otto anni, fino al 2010, direttore dell’Unodc – secondo cui con il denaro del narcotraffico sarebbero state salvate «numerose banche» coinvolte nel crac finanziario del 2008 di Lehman Brothers. A fronte di debiti per 1400 miliardi di dollari, una boccata d’ossigeno per il mondo della finanza in crisi sarebbe arrivata da oltre 350 miliardi di narcodollari. Del resto nella severissima America, prima del Patriot Act diverse banche erano state coinvolte in casi di riciclaggio: il più eclatante quello della Wachovia che in tre anni ha favorito il riciclaggio di 378 miliardi di narcodollari dei cartelli messicani.
Per un lettore comune è sconvolgente scoprire che gli stessi Stati uniti e l’Europa sono disseminati di staterelli che costituiscono dei buchi neri per la tracciabilità dei capitali. Dal Delaware, dove nascondono i soldi grandi Corporation e faccendieri italiani, all’Austria che ha l’anomalia di 25 milioni di conti anonimi su una popolazione di appena 8 milioni di persone. Alla garantista Inghilterra dove un solo ufficio di cambio ha smerciato 4 milioni di euro in banconote da 500, più di un colosso bancario. Un mondo popolato da figure sfuggenti, dai magnati della mafia russa che agiscono in mezzo mondo, ad avvocati d’affari come il tedesco Herbert Batliner, coinvolto nello scandalo dei fondi neri della Cdu, nel riciclaggio di 15 milioni di euro di un narcos, ma condannato solo per una mega evasione da 250 milioni. Quanto ai tanto vituperati paradisi fiscali, la guerra lanciata da Obama due anni fa, e più recentemente da Sarkozy e Merkel, ha prodotto ben miseri risultati. All’ultimo G20 la Cina ha ottenuto che non si accendessero i fari su Hong Kong e Macao. Sono solo alcune delle storie e dei dati con cui il libro racconta le forme e le figure del riciclaggio, dai paradisi fiscali a quelli virtuali fino ai money transfer, e dai banchieri fino ai semplici prestanome. I confini della complicità sono sfuggenti, la lotta è impari. Ma il messaggio è chiaro: bisogna colmare un deficit culturale e legislativo fra i vari Stati, per contrastare un fenomeno che per dimensioni e pervasività è diventato la minaccia più grande al sistema economico mondiale.

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Casinò: se smettessimo di giocare?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2011

Casino Velden Panorama

Image by geek7 via Flickr

“Sarebbe davvero il caso di ‘smettere di giocare’!” E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), citando la pubblicità di Sisal Casinò, pubblicata negli ultimi giorni sui principali quotidiani italiani. La reclame fa indirettamente riferimento al decreto sul gioco d’azzardo che, entrato in vigore lo scorso luglio, consente ai giocatori di puntare soldi veri e non più il semplice gettone prepagato, come succedeva in passato. “Abbiamo già espresso le nostre perplessità su questo tentativo dello Stato di far cassa approfittando della illusoria speranza dei giocatori -afferma il Segretario generale- ma questa pubblicità, che si permette anche il lusso del doppio senso, è offensiva, soprattutto nei confronti di quanti hanno dei seri problemi con il gioco”. “Sono ben noti i rischi che corrono coloro che sfidano la dea bendata senza capire quando è il momento di fermarsi” -sostiene Massimiliano Dona, che prosegue: “appare, dunque, ipocrita l’atteggiamento dello Stato che, con la mano destra moltiplica le occasioni di gioco e con la sinistra promuove campagne per la prevenzione e il contrasto delle ludopatie”. “Ci rendiamo conto che il mercato di poker, dadi e roulette genera un giro d’affari di svariati milioni di euro che fanno comodo alle nostre casse -conclude l’avvocato Dona- ma così pagano ancora una volta i cittadini”. La nostra Unione Nazionale Consumatori ha denunciato la pubblicità dei Casinò on line di Sisal all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e all’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria.

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