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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

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La ripresa si è fermata, ma le aziende italiane restano solide

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

Indici di redditività in calo, fatturato in aumento in termini nominali (+4,1%, l‘anno prima era 4,4) ma nella sostanza fermo ai livelli del 2017, valore aggiunto cresciuto (+4,1%) a ritmi più ridotti dei costi del lavoro (+5,6%), con effetti negativi sulla produttività e sui margini, tempi e ritardi nei pagamenti di nuovo peggiorati, dopo una lunga fase di miglioramento: la ripresa delle PMI, che durava dal 2013, nel 2018 ha perso slancio e ha continuato a perderlo anche nella prima parte del 2019. Eppure, nonostante la congiuntura non più favorevole, le aziende italiane sono finanziariamente sempre più solide.A dirlo è il Rapporto Cerved PMI 2019, presentato oggi a Osservitalia in collaborazione con Borsa Italiana, che fotografa lo stato di salute economico-finanziaria delle piccole e medie imprese italiane dal punto di vista dei bilanci, della demografia, del credito e del debito commerciale, del rischio di default, grazie al vasto patrimonio di informazioni di Cerved integrato con i sistemi di rating, di score e dai modelli previsionali sviluppati dall’azienda. Il focus quest’anno è dedicato al nuovo Codice della crisi, a cui Cerved ha contribuito in qualità di partner scientifico del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili nell’elaborazione degli indici della crisi.Le procedure di allerta previste dal nuovo Codice mirano a un’emersione anticipata delle crisi aziendali, con lo scopo di risanare società per cui la difficoltà è temporanea e rendere più rapida e meno costosa l’uscita dal mercato per quelle in cui è invece irreversibile. Il rispetto degli ‘obblighi organizzativi’ previsto dalle nuove norme richiederà alle imprese di dotarsi di sistemi di autovalutazione per monitorare il proprio rischio di default. Ciò comporterà investimenti non trascurabili in sistemi di risk management, formazione e per nominare gli organi di controllo, con maggiori costi per ogni PMI compresi tra 20 e 40 mila euro all’anno. I benefici per il sistema potrebbero comunque superare i costi e raggiungere i 10 miliardi di euro (contro 6 miliardi di spesa) se le PMI coglieranno quest’opportunità per migliorare la loro gestione economico-finanziaria.Secondo il precedente Rapporto, in Italia nel 2017 la ripresa economica si era consolidata, con un’accelerazione dei ricavi e della redditività delle imprese, in un contesto di grande solidità finanziaria. I dati del nuovo Report di Cerved, giunto alla sesta edizione, indicano invece come nel 2018 e nella prima parte del 2019 la crescita del fatturato e dei profitti si sia fermata, senza però incidere negativamente sui profili di rischio delle aziende, ulteriormente migliorati rispetto all’anno precedente.Anche nel prossimo triennio, secondo l’analisi, le PMI italiane continueranno a evidenziare profili solidi, pur crescendo poco in ragione di una congiuntura economica debole, al di sotto di un punto percentuale in termini reali: nel 2019, infatti, i fatturati segneranno una netta frenata e accelereranno leggermente nel successivo biennio, mentre la redditività lorda sarà sostanzialmente ferma per poi crescere a ritmi lenti. Gli indici di redditività subiranno un’ulteriore flessione: nel 2021, al termine del periodo di previsione, il ROE si attesterà al 10,4% (dall’11% del 2018). Ciononostante, il rafforzamento patrimoniale e il calo della rischiosità dovrebbero proseguire, anche se più lentamente rispetto al passato.

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Etica della vita ed etica sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2010

La Giornata per la vita, che si è celebrata in Italia la prima domenica di febbraio, per riaffermare – dopo l’approvazione della legge sull’aborto (L.194/’78) – il fondamentale valore della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, richiama, quest’anno, nel Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente, passaggi che, nel Magistero di Benedetto XVI, si sono chiariti sempre più, quali ad esempio, il legame tra l’etica della vita e l’etica sociale. Le problematiche relative alla vita, per troppo tempo sono state declinate (a livello sociale, politico e pastorale) separatamente rispetto a quelle riconducibili alla pace, alla solidarietà, alla povertà e all’immigrazione. Eppure la Chiesa (Caritas in veritate, 15) propone con forza il collegamento tra etica della vita ed etica sociale perché “non può avere solide basi una società che – mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace – si contraddice radicalmente accettando e tollerando le
più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata” (Evangelium vitae, 101). Una persistente mentalità materialista, egoista e consumistica, concausa della crisi economica e valoriale, conduce anche ad una crisi ecologica quando l’uomo scorda di essere apice della Creazione, custode e non padrone del Creato. Non si può separare, o addirittura contrapporre la salvaguardia dell’ambiente a quella della vita umana, compresa la vita prima della nascita. L’attuale crisi economica, se da una parte rischia di oscurare il valore della vita umana, dall’altra può essere occasione di crescita perché può spingere a riscoprire la capacità di prendersi cura gli uni degli altri. Recuperare la consapevolezza del valore della vita può restituire forza al singolo e può generare la spinta necessaria a mobilitare le forze sociali per superare le difficoltà, e dimostrare nelle parole e nei fatti che c’è sempre un’alternativa.Diventa urgente, anche per prevenire le “nuove povertà” (non solo economiche), in una sinergia di alleanze educative e pastorali, riscoprire il senso della vita, che non risiede nella ricchezza economica, ma nella capacità di crescere, a Sua immagine e somiglianza, nella disponibilità al dono. (Angela Maria Cosentino zenit.org – in sintesi)

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Le strategie regionali per il Mezzogiorno

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Le strategie regionali per condurre il Mezzogiorno fuori della condizione storica di marginalità geo-economica e geo-politica. Queste strategie sono essenzialmente due. La prima definita “internazionalizzazione dell’economia” è finalizzata al sostegno del processo di internazionalizzazione delle imprese del Mezzogiorno, ossia al rafforzamento della loro presenza e dell’integrazione sul mercato internazionale attraverso la riorganizzazione ed il miglioramento dei servizi alle imprese e la promozione di nuove attività di investimento. La seconda strategia, definita “Mezzogiorno e relazioni con l’esterno”, mira a rafforzare la capacità delle istituzioni culturali, politiche e sociali del Mezzogiorno di relazionarsi con l’esterno, instaurando relazioni più solide e più rispondenti alle specifiche esigenze di dialogo ed interazione che emergono dai vari contesti internazionali. Le due strategie risultano legate da un chiaro rapporto di integrazione, poiché gli obiettivi economici perseguiti dalla prima possono realizzarsi solo contestualmente alla valorizzazione della cultura e delle caratteristiche della società civile e delle istituzioni del Mezzogiorno prevista dalla seconda. L’intreccio di funzionalità tra le due strategie agisce anche in senso inverso, poiché gli obiettivi della massimizzazione delle variabili economiche devono essere realizzati compatibilmente con i percorsi di crescita dei Paesi terzi e previa condivisione dei governi e delle rappresentanze di interesse di quei Paesi delle iniziative che si svilupperanno. In questo modo il Mezzogiorno, ponendosi al servizio della necessità di integrazione mediterranea, diviene il ponte ideale tra lo spazio comunitario europeo e la sponda Sud ed Est del Mediterraneo.

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