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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

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Conferenza internazionale dei ministri della Cultura, Expo

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2015

expo-2015-milano“La Conferenza internazionale dei ministri della Cultura che ha portato in Italia, a Milano, ad Expo, coloro che sono chiamati a disegnare le politiche culturali di più di ottanta Paesi nel Mondo fa onore al Governo italiano e costituisce uno straordinario esempio di quella nuova diplomazia culturale che abbiamo messo al centro dell’agenda europea”. Lo ha detto la presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, Silvia Costa, illustrando alla conferenza le dieci proposte del Parlamento Europeo contro la distruzione e il traffico dei beni culturali. “Questa conferenza internazionale è l’occasione per condividere con il Governo italiano e ministri della cultura questi impegni perché diventino una strategia in sede ONU e nell’ambito della Corte Penale Internazionale”, ha proseguito Silvia Costa. “Per fronteggiare la distruzione e il traffico dei beni culturali servono sostanzialmente due cose: concretezza e un gioco di squadra, a partire da UNESCO, perché siamo di fronte ad una responsabilità internazionale. Mi fa molto piacere che il Governo Italiano abbia raccolto per primo la sollecitazione del Parlamento Europeo confermando sinergia di intenti e di azion Il patrimonio culturale costituisce un elemento importante dell’identità culturale delle comunità, dei gruppi e degli individui, nonché della coesione sociale. La sua distruzione intenzionale, praticata in particolare da ISIS/Da’esh in Iraq e Siria, non priva solo di un bene comune interi popoli ma viola la dignità e i diritti umani. I saccheggi e il commercio illegale di siti e beni culturali e religiosi sono inoltre utilizzati per finanziare le attività terroristiche con la conseguenza che beni artistici e culturali sono trasformati in “armi da guerra”. A partire da queste considerazioni il Parlamento Europeo ha chiesto:
1. Alla Commissione Europea di assumere le misure necessarie, in collaborazione con l’UNESCO e la Corte Penale internazionale, per estendere la fattispecie di crimini contro l’umanità a quegli atti che danneggiano o distruggono intenzionalmente il patrimonio culturale e religioso dell’umanità ponendo in essere una vera e propria “pulizia culturale”;
2. Agli Stati membri dell’Unione Europea di adottare le misure necessarie per l’identificazione dei responsabili degli atti di distruzione del patrimonio culturale in Siria e in Iraq; laddove infatti questi fossero “foreign fighters”, e quindi cittadini di Paesi che hanno ratificato lo Statuto della Corte Panale Internazionale, gli Stati di appartenenza possono chiedere l’intervento della Corte;
3. di rafforzare i meccanismi di coordinamento e monitorare l’effettiva attuazione della Risoluzione 2199 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 12 febbraio 2015, al fine di porre termine al commercio illegale di beni culturali dai territori di Siria e Iraq, durante il conflitto in atto, impedendone quindi l’impiego come fonte di finanziamento del terrorismo;
4. All’Alto Rappresentante della Politica Estera Federica Mogherini di promuovere l’estensione della competenza dei Caschi Blu dell’ONU ai casi di distruzione del patrimonio culturale, anche attraverso programmi di formazione specifici volti ad individuare le priorità e gli interventi da effettuare in caso di conflitto o di gravi crisi umanitarie;
5. All’Unione, ai Governi e alla società civile di aderire alla Campagna #Unite4Heritage dell’Unesco e sostenere l’attuazione di programmi specifici finalizzati alla tutela del patrimonio in situazioni di emergenza, sulla base del Progetto dell’Unione Europea – UNESCO Emergency Safeguarding of the Syrian Heritage o del Syrian Observatory, nonché del progetto Mosul sviluppato dall’Initial Training Network for Digital Cultural Heritage, tramite borsa di studio Marie Curie;
6. Agli Stati membri di ratificare la Convenzione UNESCO (1970) concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali di illecita provenienza e promuovere campagne di sensibilizzazione per scoraggiarla. Nonché di ratificare la Convenzione dell’UNIDROIT del 1995 e la Convenzione Internazionale per la protezione dei Beni Culturali in caso di conflitti armati del 1954, con il suo secondo protocollo aggiuntivo del 1999;
7. Il potenziamento di programmi educativi al valore del patrimonio culturale, a tutti i livelli di istruzione, nonché i progetti di dialogo interculturale e interreligioso. E il sostegno dei progetti di sensibilizzazione riguardo al tema della distruzione e della circolazione illecita dei beni culturali a quelli concreti di formazione di professionisti specializzati nella protezione e restauro dei beni culturali in caso di situazioni di conflitto e di emergenza e nella lotta al traffico illecito, come quelli promossi dall’ICCROM in vari paesi;
8. La creazione di rifugi sicuri (safe heavens) per i beni culturali rubati o illegalmente rimossi dal paese di origine, sul modello della legge svizzera sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, di catastrofe o situazione d’urgenza e migliorare il controllo delle frontiere;
9. Alla Commissione Europea di adottare una Direttiva Ue sull’importazione dei beni culturali all’interno dell’Unione europea, che dovrebbe richiedere un certificato obbligatorio di importazione, sulla base di quello previsto dalla Direttiva 2014/60/UE relativa alla Restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro;
10. Il rafforzamento della cooperazione tra le organizzazioni internazionali, in particolare tra l’UNESCO, l’INTERPOL, l’ICOMOS, l’ICOM, l’OMD e l’Unione europea, che può svolgere un ruolo importante in riferimento alla lotta al traffico illecito di beni culturali attraverso la rete l’EU- CULTNET; e il perfezionamento della raccolta di informazioni e la creazione di banche dati relative ai beni culturali usciti illecitamente dai territori colpiti da conflitti o gravi crisi umanitarie e, in particolare, promuovere e sostenere il progetto PSICHE dell’INTERPOL. In questo quadro ampliare la mission del satellite europeo COPERNICO.

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Giovani: risposte ad appello Napolitano

Posted by fidest press agency su sabato, 8 gennaio 2011

“I dati pubblicati dall’Istat confermano una volta di più le difficoltà del nostro mercato del lavoro. A novembre la disoccupazione ha toccato il 9,7%, il valore più alto da 7 anni. Ad aumentare è soprattutto la disoccupazione giovanile (+0,9% rispetto a ottobre e +2,4% punti rispetto a novembre 2009). Occorre mettere in campo misure straordinarie per invertire la rotta e dare una risposta alle sollecitazioni di Napolitano. Il presidente della Repubblica ha invitato a investire sulle ragazze e sui ragazzi perché, senza di loro, non ci potrà essere ripresa duratura. La crisi economica non può essere un pretesto per restare con le mani in mano, visto che altri Paesi hanno affrontato di petto la situazione con successo, come ha sottolineato oggi nella lettera al Messaggero il segretario del Pd Bersani. Ci sono misure che possono essere adottate a costi zero e garantirebbero una scossa al sistema, riportando fiducia in un Paese bloccato. Anzitutto una riforma degli ammortizzatori sociali per comprendere anche i lavoratori precari (che sono per lo più giovani); quindi l’adozione di un contratto unico a tutele crescenti per superare le discriminazioni nel mondo del lavoro; poi il recepimento della normativa europea sulla certezza dei pagamenti che garantirebbe ossigeno alle imprese e attirerebbe maggiori investimenti esteri; ancora, incentivi alle start-up promosse da giovani (argomento sul quale ho presentato una proposta di legge); infine, una riforma dei tirocini nella direzione indicata dall’Europarlamento affinché siano parte integrante del sistema educativo e non invece sostituti di posti di lavoro”. Così Alessia Mosca, deputato del Pd, segretario della Commissione Lavoro della Camera e vicepresidente di Trecentosessanta.

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Pulizia dello stadio Olimpico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2010

Questo il testo della lettera che il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha inviato al prefetto, Giuseppe Pecoraro, in merito alla pulizia dello stadio Olimpico al termine degli eventi che vi si svolgono. «Egregio Prefetto, nonostante le nostre ripetute sollecitazioni, persiste ancora il problema della pulizia successiva a manifestazioni, concerti o eventi sportivi, particolarmente grave per quanto attiene all’area intorno allo stadio Olimpico successivamente allo svolgimento delle partite di calcio delle squadre capitoline o di grandi concerti. Sebbene il Regolamento comunale per la Gestione dei Rifiuti Urbani imponga a chi organizza manifestazioni sportive ed eventi di provvedere alle pulizia delle aree interessate, questa norma non viene rispettata dalle squadre di calcio che giocano nella Capitale e più in generale dagli organizzatori dei numerosi eventi che si tengono allo stadio Olimpico. L’Ama, l’azienda che ha il compito di gestire l’igiene urbana, è costretta comunque, al solo scopo di garantire ai cittadini un ambiente decoroso e di non scaricare sugli stessi queste criticità, a fronteggiare  autonomamente ed a proprie spese gli interventi straordinari di pulizia (l’azienda  spende ogni domenica circa 5.000 Euro per la pulizia straordinaria dell’area dello stadio).  Non ritengo che sia più accettabile perpetuare questo stato di cose e tantomeno continuare ad ammettere un atteggiamento così elusivo da parte di società od organizzazioni che beneficiano di un grande giro di affari dai diversi eventi e che comunque hanno la responsabilità ed il dovere di riconsegnare alla città le aree occupate in uno stato adeguato di decoro ed igiene. Sono altresì convinto che le diverse istituzioni coinvolte debbano trovare un punto di intesa, richiamando ciascuna le proprie responsabilità, evitando di procrastinare un problema (che, ripeto, è già risolto dalla norma vigente) con l’unico risultato di provocare un nocumento alle casse comunali e, dunque, al patrimonio della città».

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Easy dowload

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2010

L’Antitrust estende l’istruttoria su Easy download, un sito che furbescamente ha trovato il modo di far pagare ciò che in Rete è  gratis. Il meccanismo è congegnato attorno alla parola “registrati”, che nella ‘traduzione’ dell’azienda significa “pagami 96 euro all’anno per due anni”. Su nostra segnalazione l’Antitrust ha aperto un’istruttoria nel luglio scorso, ora l’indagine dell’Autorità per la concorrenza e il mercato si estende anche alle azioni di recupero crediti messo in piedi da Easy download. L’azienda titolare del sito, la Euro Content Ltd. che ha sede in Germania, dopo le sollecitazioni tramite posta elettronica, sta intimando il pagamento della prima annualità di 96 euro (maggiorata di 5 per spese) con delle lettere ordinarie in cui si minacciano azioni giudiziali.
Azioni che l’Antitrust intende valutare nell’istruttoria che si concluderà entro febbraio 2011.
Per quanto riguarda gli utenti che ricevono queste minacce, ribadiamo il consiglio di non pagare e di segnalare il tutto (se non l’avessero già fatto) all’Antitrust. Consigli più analitici su: http://www.aduc.it/comunicato/gratis+praticamente+inesistente+internet+fax_17487.php

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Il credito alle famiglie

Posted by fidest press agency su domenica, 22 agosto 2010

A fronte del progressivo aumento dei tassi d’interesse, dell’indebolimento del mercato immobiliare e del peggioramento del clima di fiducia, le famiglie italiane hanno evidenziato un atteggiamento più cauto nel ricorso al credito. Agli effetti di rallentamento della domanda si sono aggiunti quelli derivanti da politiche di offerta più caute e dalla difficoltà di funding degli operatori. Sul fronte dell’offerta in un contesto sempre più concorrenziale, gli operatori hanno continuato a favorire l’innovazione di prodotto e la flessibilità delle condizioni applicate in una logica volta a rispondere meglio al mutamento dei bisogni delle famiglie. Anche in risposta alle sollecitazioni delle Istituzioni, l’attenzione degli operatori è stata rivolta a facilitare la sostenibilità degli oneri sul debito a fronte di un maggiore orientamento, anche da parte del cliente, al credito responsabile. Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dalla venticinquesima edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF  e  Prometeia. Il credito al consumo, pur se in rallentamento, è rimasto il comparto con la crescita più intensa rispetto alle altre forme di finanziamento alle famiglie.  Hanno sostenuto il mercato, in particolare, i crediti contro cessione del quinto dello stipendio/pensione e i prestiti personali  Nel comparto dei mutui il rallentamento della domanda delle famiglie, sconta la flessione del mercato immobiliare e il contesto di incertezza, riflettendosi in una frenata nella crescita delle consistenze  e in una contrazione del -5% circa dei flussi finanziati per l’acquisto di abitazioni. Complessivamente il debito delle famiglie italiane continua a essere ridotto nel confronto internazionale, attestandosi in rapporto al Pil, al 33,7%, pari a circa la metà del livello medio dell’area Euro e a un terzo di quello osservato negli Stati Uniti e nel Regno Unito.  L’evoluzione della rischiosità del mercato del credito al dettaglio si colloca in un quadro congiunturale di deterioramento delle condizioni economiche nazionali.  Per il credito al consumo si rileva un lieve aumento sia degli indicatori di rischio dinamici, ossia del tasso di default che registra le nuove sofferenze nel periodo in esame. Nel biennio 2010-2011 i finanziamenti al consumo dovrebbero evidenziare un progressivo miglioramento dei ritmi di crescita, pari rispettivamente al +6,2% e al +8,5%, a fronte del +5% stimato per la fine del 2009. L’evoluzione del mercato dovrebbe ancora accompagnarsi a una maggiore integrazione tra i gruppi bancari e le società specializzate e a un’ulteriore ricomposizione verso le forme di credito diretto.

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La famiglia è ancora un affare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

Roma 22 aprile alle ore 12 presso l’Auditorium del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, in piazza Giovanni in Laterano 4, Città del Vaticano, sarà presentato il volume: “La famiglia è ancora un affare? La finanza responsabile, la società e la famiglia”. Frutto della collaborazione tra l’Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia e SRI Group, il libro a cura di Livio Melina e Giulio Gallazzi indaga le prospettive della finanza e dell’economia, in particolare nell’attuale contesto di crisi sistemica, a partire dalla prospettiva assolutamente originale della famiglia. La “sfida” è mostrare che la famiglia “conviene” e che partire da essa può offrire sentieri nuovi e fecondi per uscire dalla crisi. Un dialogo che prende sul serio le sollecitazioni contenute nell’ultima lettera-enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, per offrire al discorso tecnico, economico e finanziario, quel necessario fondamento antropologico e quell’orizzonte di valori senza il quale non può esserci produzione di vera ricchezza né di sviluppo. Il volume è impreziosito dalla prefazione del prof. Ettore Gotti Tedeschi, Presidente dello Ior. Alla presentazione interverranno lo stesso prof. Ettore Gotti Tedeschi e i due curatori del volume, Prof. Livio Melina, Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e Dott. Giulio Gallazzi, Amministratore Delegato di SRI Group e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Benedetto XVI Pro Matrimonio et Familia.  Il volume sarà  in vendita presso la Libreria Lateranense in tiratura limitata.
Il Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia è stato fondato nel 1981 dal S. Padre Giovanni Paolo II per offrire a tutta la Chiesa un contributo di riflessione filosofica, teologica e pastorale, sulla verità circa la persona, il matrimonio e la famiglia, con l’aiuto delle varie scienze umane. L’Istituto prepara sacerdoti, religiosi e laici a svolgere professioni in ambito ecclesiale e civile. Ha sede centrale a Roma ed è presente ormai in tutti i continenti con le sezioni che sono state aperte negli Stati Uniti (Washington D.C.), in Spagna (Valencia), Mexico (Mexico City e Guadalajara), Brasile (Salvador de Bahia), Benin/Africa (Cotonou) e India (Changanacherry). L’Istituto è presente con un centro associato in Australia (Melbourne) e Corea (Incheon).

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