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Nel 2020 le alluvioni hanno portato alla fuga oltre 650.000 somali

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

Più di 150.000 somali sono stati costretti a fuggire dalle proprie case dalla fine di giugno, di cui circa 23.000 solo nell’ultima settimana, a causa di improvvise inondazioni fluviali nelle regioni meridionali della Somalia. Secondo una rapida stima, le comunità di Hirshabelle e del Sud Ovest risultano essere tra le più colpite. Il 2020 è stato caratterizzato da gravi inondazioni che hanno causato lo spostamento di oltre 650.000 persone in tutto il Paese.Molti dei nuovi sfollati vivono ora in rifugi improvvisati e sovraffollati, costruiti con vecchi vestiti, sacchetti di plastica, cartoni e bastoni in luoghi già inadeguati per gli sfollati interni. Tali rifugi forniscono scarsa protezione dalle intemperie e lasciano le famiglie esposte ad un maggior rischio di essere vittime di crimini, come rapine e stupri.Le scorte di cibo sono scarse e molti sono gli affamati, con una crescente malnutrizione tra i bambini, a maggior rischio di morire di fame. In alcune aree, i prodotti alimentari di base, in particolare il latte e la verdura, hanno visto aumentare il prezzo tra il 20 e il 50 per cento.Le condizioni sanitarie e l’accesso alle cure mediche sono scarsi. I partner in ambito sanitario avvertono del rischio di contrarre diarrea, malattie trasmesse da vettori, infezioni delle vie respiratorie e altre malattie trasmissibili che si diffondono rapidamente tra la popolazione sfollata. Sebbene non siano stati segnalati gravi focolai di COVID-19, i test rimangono estremamente limitati, e la congestione e le scarse condizioni igieniche sono fattori di rischio per una trasmissione diffusa. L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, ha fornito a migliaia di famiglie colpite beni di prima necessità come coperte, taniche e teli di plastica, oltre che riparo e denaro contante. Le distribuzioni continueranno nei prossimi giorni e settimane, raggiungendo un totale di circa 70.000 tra le persone che stanno affrontando le più gravi situazioni di vulnerabilità, tra cui donne, famiglie di donne con bambini, disabili, anziani, malati e membri vulnerabili della comunità ospitante.L’assistenza dell’UNHCR sta raggiungendo alcune delle regioni più colpite tra cui Benadir, la regione del Sud Ovest, Hirshabelle, Jubbaland, Puntland e Galmudug. Il governo federale della Somalia ha attuato una risposta alle inondazioni, stanziando nelle ultime settimane 500.000 dollari per far fronte alle inondazioni nell’aerea sud-occidentale del Paese. Nonostante questi interventi, tuttavia, è necessario un maggiore sostegno umanitario per affrontare le insicurezze relative a cibo, acqua, servizi igienici, rifugi di emergenza e servizi sanitari.Un numero maggiore di persone rischia di essere sfollato poiché le inondazioni potrebbero continuare in alcune regioni. Secondo l’ultimo rapporto consultivo sulle inondazioni redatto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), i livelli delle acque del fiume Shabelle continueranno a salire a causa delle forti piogge.Le ultime inondazioni presentano un modello preoccupante, secondo cui le condizioni meteorologiche estreme stanno aumentando in frequenza e intensità. Prima di giugno 2020, inondazioni improvvise e fluviali causate da piogge stagionali hanno sfollato oltre 450.000 persone nel Paese. Con le inondazioni del 2018 e del 2019 che hanno causato rispettivamente 281.000 e 416.000 sfollati, i dati relativi agli sfollamenti dovuti a inondazioni mostrano un trend in aumento di anno in anno. Le ricorrenti emergenze climatiche della Somalia hanno un impatto devastante sulle comunità che dipendono fortemente dall’agricoltura e dal bestiame per il sostentamento.
Le crescenti inondazioni e i conseguenti sfollamenti avvengono sullo sfondo della lotta in corso in Somalia per limitare la diffusione del COVID-19, che ha un impatto sproporzionato sui più vulnerabili, compresi gli sfollati. Il governo della Somalia, l’UNHCR e i partner umanitari continuano a lavorare negli insediamenti di sfollati in tutto il Paese per fornire sia agli abitanti che alle comunità di accoglienza vulnerabili attrezzature mediche, dispositivi di protezione individuale, supporto igienico-sanitario e assistenza in denaro. L’UNHCR sollecita i proprietari terrieri nel Paese a sostenere, in queste circostanze estremamente difficili, una moratoria sugli sfratti.La comunità internazionale deve sostenere urgentemente gli sforzi legati alle operazioni di soccorso. Finora l’UNHCR ha ricevuto solo il 33% dei 15,44 milioni di dollari necessari per le sue attivita’ umanitarie in Somalia, per il supporto di circa 2,6 milioni di sfollati interni e 30.000 rifugiati e richiedenti asilo ospitati nel paese.

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Yemen: i rifugiati somali decidono di fare ritorno a casa

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Ad oggi quasi 4.300 rifugiati somali hanno fatto ritorno alle proprie case dallo Yemen da quando, nel 2017, è stato lanciato il programma di rimpatrio volontario assistito facilitato dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in collaborazione con i propri partner e con le autorità di Yemen e Somalia.L’ultima partenza è stata quella di una nave salpata mercoledì pomeriggio da Aden con a bordo 125 rifugiati somali. L’imbarcazione ha attraccato ieri mattina al porto di Berbera, in Somalia, riportando a casa uomini, donne e bambini in tempo per la festa islamica di Eid al-Fitr, che segna la fine del mese di digiuno di Ramadan e che si celebrerà la settimana prossima.Fra coloro che hanno fatto ritorno questa settimana vi sono somali nati in Yemen da genitori rifugiati e altri che sono nati invece in Somalia e che si sono in seguito recati in Yemen, nella speranza di fuggire da conflitti e instabilità. Dal momento che quella in Yemen è divenuta la crisi umanitaria di più vasta portata a livello mondiale e che i civili sono in costante pericolo di vita, la condizione di rifugiati, richiedenti asilo e migranti si è aggravata in modo significativo.I rifugiati somali costituiscono circa il 90 per cento della popolazione rifugiata e richiedente asilo dello Yemen, vale a dire circa 250.000 persone. I rifugiati somali hanno iniziato a fuggire dal loro paese diretti in Yemen negli anni Ottanta. Gli esodi sono continuati in seguito allo scoppio della guerra civile in Somalia, durante la quale molti sono fuggiti dalle violenze generalizzate e per il timore di persecuzioni, oltre che per gli effetti della siccità e per l’assenza di opportunità di sostentamento.Lo Yemen accoglie i rifugiati da decenni ed è l’unico paese della penisola araba ad aver firmato la Convenzione sui rifugiati del 1951 e il protocollo addizionale; attualmente, inoltre, lo Yemen accoglie la terza popolazione di rifugiati somali più vasta a livello mondiale.Tuttavia, col prolungarsi del conflitto, l’UNHCR, le autorità nazionali yemenite e i partner umanitari devono far fronte a diversi ostacoli per poter garantire sicurezza, assistenza umanitaria e accesso ai servizi di base ai rifugiati e ai richiedenti asilo nel Paese.Proprio questo mese, vi sono stati dei rifugiati somali fra le persone ferite dai bombardamenti che hanno colpito la capitale dello Yemen, Sana’a. Oltre ai pericoli determinati dal conflitto, molti rifugiati devono far fronte a crescenti privazioni, non possono accedere ai servizi di base, e faticano a soddisfare le esigenze basilari e a sostentarsi a causa delle limitate opportunità economiche e di lavoro.
Di conseguenza, un numero crescente di rifugiati si è rivolto all’UNHCR chiedendo assistenza per ritornare nel proprio Paese, esprimendo preoccupazione in relazione alla propria incolumità, alle condizioni di sicurezza e all’accesso limitato ai servizi. Trentatré partenze organizzate dallo Yemen alla Somalia sono già state effettuate dall’inizio del programma di rimpatrio volontario assistito nel 2017.Tutti coloro che fanno ritorno nel proprio Paese sono assistiti dall’UNHCR e dai suoi partner, fra i quali l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Oltre a ricevere sostegno in Yemen con la documentazione, con il trasporto e tramite supporto finanziario per facilitare il viaggio, le persone che decidono di tornare a casa ricevono assistenza anche nella fase di rimpatrio e di reintegrazione.

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Sostegno ai rifugiati somali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 marzo 2017

Somalia_Fulvio Zubiani_BASSAL’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) chiede un maggiore supporto a sostegno degli sforzi per garantire maggior stabilità in Somalia e nei Paesi che accolgono i rifugiati somali. Intervenendo al Summit Speciale dei Capi di Stato della Regione sulle soluzioni durevoli da adottare per la situazione dei rifugiati somali, organizzato dall’IGAD (Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo) a Nairobi, l’Assistente Alto Commissario per le Operazioni dell’UNHCR George Okoth-Obbo, ha elogiato i Paesi confinanti con la Somalia per la generosità che hanno dimostrato nel dare protezione internazionale ai rifugiati somali, nonostante i problemi di carattere socio-economico, ambientale e di sicurezza nazionale. “L’UNHCR è davvero lieto per quest’impegno senza precedenti assunto a livello regionale volto a garantire protezione e assistenza ai rifugiati somali”, ha dichiarato George Okoth-Obbo, esprimendo soddisfazione per l’esito del Summit. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha rivolto un appello affinché le responsabilità siano condivise a livello globale con la regione, dove, per anni, le comunità hanno accolto e condiviso le limitate risorse a disposizione coi rifugiati somali. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha, inoltre, lanciato un appello in merito alla necessità di preservare lo spazio di asilo per tutti quei rifugiati somali che non possono fare ritorno a casa.Il Summit ha messo in evidenza, inoltre, che il ritorno volontario non è la sola opzione possibile e ha esortato a rafforzare la solidarietà e la condivisione di responsabilità a livello internazionale attraverso misure quali il reinsediamento di rifugiati somali e altri canali complementari per l’ammissione di cittadini di Paesi terzi, quali trasferimenti per ragioni mediche, programmi di ammissione umanitaria, ricongiungimenti familiare e opportunità per i migranti qualificati, mobilità dei lavoratori e istruzione.
Oltre due milioni di somali sono stati costretti a fuggire a causa di una delle crisi di più lunga durata del mondo. Si stima che circa un milione di persone siano sfollate interne in Somalia e che 900.000 rifugiati somali – molti dei quali ormai di terza generazione – si trovino in Kenya (324.000), Etiopia (241.000), Yemen (255.000), Uganda (39.500) e Gibuti (13.000). George Okoth-Obbo ha dichiarato, inoltre, che la siccità costituisce un serio problema e che si devono trovare soluzioni al più presto. “E’ necessario riconoscere che la regione è attanagliata da nuovi problemi, quali la siccità e l’insicurezza alimentare, che minacciano di causare carestia e morte”.
Circa 6,2 milioni di persone, metà della popolazione somala, necessità di aiuti umanitari e i livelli di malnutrizione infantile sono elevati, con 944.000 bambini che versano in condizioni di malnutrizione acuta o addirittura grave. La grave siccità che ha colpito tutta la regione ha causato crisi alimentari in Etiopia, Kenya, Somalia, e Yemen. I Paesi stanno affrontando la peggiore siccità degli ultimi 60 anni. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati richiede urgentemente che si rafforzino le misure di risposta alla siccità in corso per attenuarne gli effetti e impedire il drammatico impatto umanitario che avrebbe una carestia, anche in relazione al rischio di generare ulteriori migrazioni forzate. “E’ essenziale agire tempestivamente e che gli attori umanitari coinvolti intervengano in modo risoluto, con il forte sostegno della comunità internazionale”, ho sottolineato l’Assistente Alto Commissario George Okoth-Obbo.

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Somali refugees in Keny

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2011

Dadaab –The heads of three United Nations agencies today expressed deep concern about the living conditions of more than 314,000 Somali refugees during a visit to three camps in Dadaab in northeastern Kenya.  More refugees are arriving daily, crowding more people into one of the largest refugee concentrations in the world.  Drought and two decades of violence have forced Somalis to flee their country and take refuge at the three Dadaab camps, which were originally designed to accommodate a total of 90,000 people.  The high concentration of refugees in an already harsh environment has had a negative impact on the camp surroundings. The UN and other groups are working with villagers from surrounding areas to find sustainable local solutions such as water and soil conservation.  To avoid the surrounding land being stripped bear in the search for firewood, humanitarian agencies have given refugees energy-saving stoves that use less fuel.  Poor hygiene and sanitation as a result of congestion in the camps exposes refugees to health hazards and security threats. In some cases, one toilet is shared by about 300 people.    Women and children are particularly vulnerable even when they reach the Dadaab camps.  “In addition to having to flee from their homes, women are  exposed to sexual violence.  We must continue to do our utmost to protect girls and women, while also supporting their contribution as productive community members,” said Michelle Bachelet, Executive Director for UN Women.  On top of rising tension in the camps because of overcrowding, UN agencies are alert to the possibility of an influx of more refugees from neighbouring countries  and the potential impact this has on regional security.

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Eritrei e Somali in Libia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2011

Roma 10 marzo 2011 ore 11.00-13.00 Presso la rappresentanza del Parlamento Europeo a Roma Sala delle Bandiere Via IV Novembre, 149 Appello all’Europa Agenzia Habeshia, comunità eritrea e somala CIR Intervengono Savino Pezzotta, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati Don Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Hebeshia Gino Barsella, Capo Progetto in Libia del Consiglio Italiano per i Rifugiati Con le testimonianze dalla comunità eritrea e somala e la partecipazione di alcuni parenti di profughi intrappolati in Libia In collegamento telefonico le testimonianze di 2 dei rifugiati eritrei evacuati da Tripoli e ora accolti al CARA di Crotone E con l’adesione degli Europarlamentari: Rosario Crocetta Rita Borsellino Silvia Costa Patrizia Toia Modera Maria de Donato, Responsabile Area Legale del Consiglio Italiano per i Rifugiati  Alla vigilia della riunione straordinaria del Consiglio Europeo chiediamo che l’Europa si mobiliti urgentemente per evacuare e offrire protezione sul territorio europeo ai circa 2.000 profughi dell’Africa sub-sahariana intrappolati in Libia, soprattutto eritrei e somali. Partendo dall’esperienza positiva dell’evacuazione umanitaria che l’Italia ha realizzato per un primo gruppo di 58 rifugiati eritrei, chiediamo che l’Europa provveda a portare in salvo i rifugiati, i più vulnerabili tra i vulnerabili, quelli che non riescono a uscire dalla Libia perché non hanno nessuno che li rappresenti e li protegga. Chiediamo che l’evacuazione umanitaria sia messa all’ordine del giorno del Consiglio Europeo e diventi una delle priorità nei programmi di aiuto al Nord Africa.

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Appello per somali fuggiti in Kenya

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 novembre 2010

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) continua ad esprimere forte preoccupazione per il destino degli oltre 8mila somali ai quali, nel corso di questa settimana, è stato ordinato di lasciare l’area di Mandera, nel Kenya nord-orientale. Secondo le notizie di questa mattina alcuni di loro sarebbero dispersi, mentre altri potrebbero essere fuggiti in Etiopia. Le persone allontanate avevano trovato rifugio, seppure in condizioni difficili, vicino al campo di accoglienza Border Point One, dove si erano stabilite dal 17 ottobre scorso. Si trattava principalmente di donne, minori e anziani fuggiti dagli scontri tra le forze di Al-Shabaab e quelle di Ahlu Sunna Wal Jamaa nei pressi della città di Bulla Hawo. Ad ottobre, nel suo discorso al Comitato Esecutivo dell’UNHCR, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres aveva chiesto che fosse riconosciuta ai somali la protezione internazionale sulla base delle nuove linee guida pubblicate dall’UNHCR all’inizio dell’anno. Questo documento mette in luce i rischi concreti corsi dai somali che vengono rimpatriati nella Somalia centrale e meridionale. Oggi l’UNHCR rilancia quell’appello.

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