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Opportunità di investimento all’Italy-Somalia Business Forum

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

Mogadishu airport il 10-11 Dicembre 2019 Conference Hangar Nell’ambito delle attività in supporto del settore privato somalo, UNIDO ITPO Italy organizza in collaborazione con UNIDO Somalia, l’Italy-Somalia Business Forum, che avrà luogo a Mogadisho si inserisce nel quadro del progetto “Agro-technology development for economic growth In South and Central Somalia”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e implementato da UNIDO.L’evento vedrà una parte seminariale in cui approfondire le opportunità esistenti in Somalia, una parte tecnica in cui ogni azienda italiana potrà presentare i propri prodotti e una sessione BtoB/BtoG dedicata agli incontri con le controparti somale.Durante tutta la manifestazione sarà attiva un’area exhibition in cui le aziende italiane e somale potranno esporre eventuali prodotti/macchinari o materiale promozionale.I settori di interesse sono l’agro-industria, la pesca, le energie rinnovabili e il social housing.

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Opportunità di Business in Somalia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

«La Somalia è un Paese in crescita con opportunità inesplorate e grandi potenzialità di business per lo sviluppo economico e sociale del Paese»: così si è aperta la Tavola Rotonda sulla Somalia, organizzata da UNIDO ITPO Italy in collaborazione con UNIDO Somalia presso l’Hotel Le Méridien a Roma. L’evento si inserisce nel quadro del progetto “Agro-technology development for economic growth In South and Central Somalia”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e implementato da UNIDO.La conferenza è stata arricchita dai saluti istituzionali dell’Ambasciatore somalo in Italia, S.E. Abdirahman Sheik Issa e dagli interventi del Direttore Generale del Ministero del Commercio e dell’Industria del Governo Federale Somalo, Abdiaziz Ibrahim Adan e del Consigliere per il Ministero del Commercio e dell’Industria del Governo Federale Somalo, Ahmed Elmi.La tavola rotonda è stata l’occasione per presentare il prossimo Italy-Somalia Business Forum, organizzato da UNIDO ITPO Italy e UNIDO Somalia per favorire nuove sinergie tra le aziende italiane e somale, attraverso una serie di incontri BtoB e BtoG. “La Somalia ha sempre avuto ottimi rapporti commerciali con l’Italia per ragioni storico-culturali” – ha affermato Abdiaziz Adan – “Siamo pertanto lieti di presentare l’Italy-Somalia Business Forum che avrà luogo a Mogadisho, il 10-11 Dicembre 2019”.
Oltre 50 aziende italiane hanno preso parte alla tavola rotonda, per approfondire in dettaglio le opportunità di business in Somalia con riferimento ai settori agroindustriale, pesca, social housing e energie rinnovabili. “Si sta affermando uno sviluppo economico orientato al settore privato che appare molto più dinamico” – affermano gli esperti di UNIDO. “Il settore bancario è in forte crescita insieme al settore finanziario “– ha continuato Ahmed Elmi – “che oggi risulta essere molto aperto agli investitori stranieri”.
Il progetto “Agro-technology development for economic growth In South and Central Somalia” nasce con l’obiettivo di stimolare l’occupazione e le opportunità economiche per lo sviluppo imprenditoriale del Paese, oltre che fornire assistenza tecnica al Governo Federale della Somalia e in particolare al Ministero dell’Industria e del Commercio.

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Sostegno dell’UE alla Somalia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 Mag 2017

SomaliaBruxelles. L’UE è impegnata in Somalia con un approccio globale basato sulla diplomazia attiva, il sostegno al cambiamento politico, il miglioramento della sicurezza, l’assistenza allo sviluppo e l’aiuto umanitario.Per il periodo 2015-2020 la cooperazione dell’UE e degli Stati membri, compresi l’aiuto allo sviluppo, l’aiuto umanitario e le operazioni di mantenimento della pace, ammonta a 3,4 miliardi di EUR.La Somalia ha avviato riforme politiche in linea con il nuovo patto per gli Stati fragili, approvato nel 2011. Questo patto (2013-2016) ha guidato le relazioni fra la Somalia e l’UE e altri partner internazionali. Si prevede che saranno rinnovati i nuovi principi di responsabilità e partenariato, con il nuovo governo somalo che si insedierà nel 2017.
In occasione del vertice UE-Somalia svoltosi nel 2013 entrambe le parti hanno sostenuto il patto somalo. L’accordo contempla una strategia di collaborazione fra l’UE e la Somalia e stabilisce i cinque principali obiettivi della pace e del consolidamento dello Stato per il paese: 1. consolidamento di una politica inclusiva, 2. sicurezza, 3. giustizia, 4. fondamenti economici, 5. entrate e servizi.Il sostegno dell’UE e il finanziamento di questi e di altri obiettivi di sviluppo seguono il programma indicativo nazionale per la Somalia (2014-2020).L’UE svolge un ruolo di prim’ordine nel sostenere gli sforzi della Somalia per diventare un paese pacifico, stabile e democratico, affrontando nel contempo la pirateria e altri crimini internazionali.La forza navale dell’UE (EU NAVFOR) ha contribuito significativamente a ridurre la pirateria: nel 2011 sono state attaccate 174 navi mercantili e 25 sono state arrembate, con 736 marittimi tenuti in ostaggio, nel 2013 sono state attaccate 7 navi ma nessuna è stata arrembata, nel 2014 si sono registrati due attacchi, mentre nel 2015 e nel 2016 non si sono verificati attacchi. Nel marzo 2017 una nave è stata arrembata e tenuta in ostaggio per quattro giorni.
L’UE ha tre missioni di sicurezza e difesa:la missione militare di formazione dell’UE (EUTM Somalia) (EUTM), che sostiene le forze di sicurezza somale.la forza navale dell’UE (EU NAVFOR), che lotta contro la pirateria e l’EUCAP, volta a migliorare la sicurezza marittima regionale.Attraverso il programma nazionale indicativo l’UE eroga anche 100 milioni di EUR destinati alle iniziative di consolidamento dello stato e della pace per il periodo 2014-2020.L’UE è uno dei principali partner per lo sviluppo del paese. Fra il 2014 e il 2020 il programma nazionale indicativo dell’UE dispone di 286 milioni di EUR per aiutare il paese a realizzare i suoi obiettivi di sviluppo. Il programma è stato elaborato per riflettere le priorità del patto somalo.Questi finanziamenti sono integrati da altri stanziamenti provenienti dal bilancio dell’UE, relativamente a questioni specifiche, quali la democrazia e i diritti umani, il rafforzamento delle amministrazioni locali, la formazione, la sicurezza alimentare nonché l’approvvigionamento energetico e idrico.
In occasione della conferenza di Londra sono stati annunciati 200 milioni di euro supplementari.
Dal 1994 l’UE finanzia le operazioni di aiuto umanitario in Somalia. Si tratta di un aiuto necessario, poiché per decenni il paese ha vissuto una situazione di conflitto interno e di catastrofi naturali. Nel 2016 l’UE ha speso 46,5 milioni di EUR per finanziare le operazioni di aiuto nel paese, aiutando oltre due milioni di persone. Il sostegno interessa questioni quali la preparazione e la risposta alle emergenze, il miglioramento della sicurezza alimentare e della salute, l’innalzamento dei livelli dell’alimentazione, oltre a fornire alloggi, impianti sanitari e acqua. Per quanto riguarda la siccità che colpisce attualmente la Somalia, nel 2017 l’UE ha erogato 78,5 milioni di EUR sotto forma di aiuti umanitari. La risposta complessiva dell’UE e degli Stati membri alla siccità in Somalia supera i 450 milioni di EUR. L’UE è impegnata ad aiutare la Somalia a sviluppare un’economia forte e sostenibile in grado di sostenere il paese nei processi di consolidamento dello stato e della pace. Le relazioni in questo settore sono informate al patto somalo, al processo derivato dal patto per gli stati fragili e al programma nazionale indicativo. Gli obiettivi, le priorità e le azioni sono inoltre strettamente collegati al piano di ripresa economica del governo somalo.L’impegno dell’UE è quindi volto a rivitalizzare ed espandere l’economia somala con un‘attenzione al miglioramento delle condizioni di vita, alla creazione di posti di lavoro e alla promozione di una crescita inclusiva. Si darà un’attenzione particolare al miglioramento delle opportunità economiche per le donne e i giovani, garantendo loro un maggior accesso ad attività redditizie e generatrici di reddito.
Relazioni commercialiL’UE non ha importanti scambi commerciali formali o diretti con la Somalia. I principali partner commerciali del paese sono gli Stati del Golfo e lo Yemen.
Per aiutare la Somalia a espandere i suoi orizzonti commerciali, è in corso di attuazione il programma nazionale indicativo dell’UE per incrementare la produttività nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca. Gli interventi del programma intendono altresì sostenere la crescita promuovendo il settore privato e commerciale in Somalia. MEMO/17/1243

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Somalia a rischio carestia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

somalilaAncora una volta la Somalia è a rischio carestia e i primi dati mostrano che il numero di bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave e di colera o diarrea acquosa acuta è in aumento – una combinazione di malattie che durante la carestia del 2011 ha ucciso molti bambini. A febbraio, l’UNICEF ha stimato che, nel 2017, 944.000 bambini avrebbero sofferto di malnutrizione acuta, compresi 185.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave che hanno bisogno di urgenti aiuti salvavita. Questo dato potrebbe aumentare, anche se le prossime piogge dovessero iniziare in tempo ad aprile.Tra gennaio e febbraio più di 35.400 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave hanno ricevuto cure con alimenti terapeutici presso centinaia di centri per la nutrizione in tutta la Somalia, un aumento del 58% rispetto allo stesso periodo nel 2016. Al 28 marzo, dall’inizio dell’anno sono stati segnalati più di 18.400 casi di colera o diarrea acquosa acuta, questo dato supera di gran lunga i 15.600 casi riportati durante tutto il 2016. La maggior parte dei casi sono stati riscontrati tra bambini molto piccoli.“Questi dati sono un campanello d’allarme” ha dichiarato Leila Pakkala, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Orientale e del Sud, dopo aver parlato con delle famiglie sfollate e dei pazienti presso un centro per la cura del colera a Baidoa, in Somalia. “I bambini muoiono per malnutrizione, fame, sete e malattie. Durante la carestia del 2011, circa 130.000 bambini sono morti, la metà prima che la carestia fosse dichiarata. Stiamo lavorando duramente con i nostri partner per fare in modo che non accada di nuovo.” Attualmente non sono disponibili dati precisi sul numero di bambini morti per fame o malnutrizione, in parte perché molti muoiono per malattie o infezioni, però i bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave hanno una probabilità 9 volte maggiore di morire per malattie rispetto a un bambino ben nutrito. Durante la carestia del 2011, la diarrea e il morbillo hanno fatto il maggior numero di vittime.A sei anni dalla dichiarazione di carestia in alcune aree della Somalia centrale e meridionale, il paese è ancora una volta sull’orlo della catastrofe. Questa volta la siccità è molto più diffusa e ha colpito le aree del Somalinad, Puntland e le aree rurali della Somalia, oltre alle parti centrali e meridionali del paese che erano state le più duramente colpite nel 2011. Il numero di persone esposte a rischio immediato è più grande e i bambini sono tra i più colpiti.L’UNICEF e i suoi partner hanno predisposto accesso ad aiuti salva vita fino a giugno e stanno lavorando ad un piano di ampliamento. L’UNICEF si sta impegnando per ampliare l’accesso alle strutture per la nutrizione sia mobili che fisse, all’acqua, ai servizi igienici, ai servizi sanitari e ha impiegato delle squadre nelle aree più duramente colpite, collaborando con le autorità locali, i suoi partner e le comunità per curare e prevenire la malnutrizione e il colera o la diarrea acquosa acuta.

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Somalia: aumentano le persone in fuga dalla siccità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

rifugiati_01A partire da novembre, più di 135.000 persone sono state costrette a spostarsi all’interno della Somalia a causa della siccità, secondo i dati raccolti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dal Norwegian Refugee Council e dalle organizzazioni locali. Un’azione rapida e consistente e finanziamenti adeguati stanno divenendo urgentemente necessari per scongiurare una carestia e il ripetersi di quanto accaduto nel 2011, quando morirono circa 250.000 persone, oltre la metà delle quali di età inferiore ai 5 anni.
Secondo le autorità del Puntland, oltre 20.000 famiglie si sono spostate verso la regione di Bari. E 1.638 di queste, nella città settentrionale di Galkayo, hanno urgentemente bisogno di assistenza.
Le persone fuggono dalla siccità, dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, dalle previsioni di clima secco e dalla continua insicurezza, dirigendosi verso le aree urbane, come Mogadiscio e la città di Baidoa. Il Governo sta cercando di ottenere aiuti per le popolazioni nei distretti stessi in cui vivono, in modo da evitare che intraprendano lunghi viaggi pericolosi a piedi alla ricerca di aiuto.
Alcune fonti hanno riportato casi di morti e di malattie, sebbene queste non siano ancora diffuse. Domenica, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati è stata informata della morte di 38 persone dovuta a cause riconducibili alla siccità nella regione di Bakool, nella Somalia centro meridionale. I casi clinici rilevati includono persone affette da malnutrizione acuta (soprattutto bambini), diarrea e colera. Non se ne conoscono i dettagli.
Nell’ambito di una risposta inter-agenzie, l’UNHCR e i partner lavorano per evitare cha la situazione degeneri in carestia. Ciò prevede il trattamento della malnutrizione e l’adozione di misure che limitino gli spostamenti della popolazione, che permettano di contenere il diffondersi di epidemie e che rendano effettivi i meccanismi di protezione.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha cominciato ad assistere le persone nelle aree maggiormente colpite: Puntland e Somaliland a nord, e le regioni di Bay e Bakool. Sono stati messi a disposizione alloggi d’emergenza, distribuiti beni di prima necessità e sono state rafforzate misure di protezione per migliaia di persone.
Sono in corso le operazioni di distribuzione di circa 1.000 kit di aiuti umanitari alle famiglie colpite dalla siccità a Mudug (Puntland). E’ prevista la distribuzione di 1.500 kit a Bari (Puntland), e il trasporto di acqua potabile verso alcune regioni del Somaliland. L’UNHCR sta inoltre allestendo alloggi di emergenza e distribuendo beni di prima necessità a Bari, Nugal (Puntland), Sanaag (Somaliland), Galkayo e Garowe.
La siccità sta inoltre costringendo molti a lasciare il Paese. Dall’inizio dell’anno sono stati registrati più di 3.770 nuovi somali arrivati a Melkadida, in Etiopia, e casi di malnutrizione acuta sono stati documentati nel 75 per cento dei minori arrivati. Al momento, non si sono registrati flussi considerevoli di persone verso il Kenya.
L’UNHCR continua a implementare il programma di rimpatri volontari per i rifugiati somali accolti nei campi di Dadaab, in Kenya, che ha già permesso il ritorno a casa di 49.985 persone dal dicembre 2014. L’UNHCR informa i rifugiati della siccità in corso, ma finora la notizia non sembra aver prodotto effetti rilevanti sul numero dei rimpatri.
Rispetto al 2011, l’UNHCR e le altre organizzazioni umanitarie sono oggi preparate meglio a rispondere alla crisi, ma sono urgentemente necessari nuovi finanziamenti. Per il semestre gennaio-giugno servono 825 milioni di dollari statunitensi, ma ad oggi ne sono stati raccolti solo 100.

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Allarme siccità per la Somalia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

somalilaA causa della siccità devastante che sta duramente colpendo la Somalia, le agenzie ONU UNICEF e World Food Programme (WFP) lanciano l’allarme che solo con un rafforzamento massiccio e immediato dell’assistenza umanitaria si potrà evitare al paese di precipitare in un’altra catastrofe.La siccità con cui si confrontano le regioni settentrionali da un anno sta colpendo ora tutta la Somalia, minacciando una popolazione già fragile indebolita da decenni di conflitto. Quasi la metà della popolazione del paese, circa 6,2 milioni di persone, vive nell’insicurezza alimentare grave o ha bisogno di sostegno nei mezzi di sostentamento. Si prevede che 944.000 bambini soffriranno di malnutrizione in forma acuta, quest’anno, inclusi 185.000 bambini che saranno gravemente malnutriti e che avranno bisogno di sostegno urgente salvavita. E’ molto probabile che questo numero possa aumentare del 50%, arrivando a 270.000 bambini gravemente malnutriti nei prossimi mesi. Questa settimana, i rappresentanti UNICEF e WFP hanno visitato alcune delle aree maggiormente colpite, nella regione settentrionale del Puntland, dove le due agenzie stanno fornendo assistenza di cui si ha estremo bisogno. “Sono tantissimi i somali che hanno esaurito tutte le loro possibili risorse e che vivono alla giornata”, ha detto Steven Lauwerier, rappresentante UNICEF in Somalia. “Abbiamo una piccola finestra di opportunità per evitare questa catastrofe incombente e salvare vite di bambini e siamo determinati a lavorare con tutti i partner e gli stakeholder per riuscirci”. La siccità attuale e altri eventi traumatici hanno lasciato le comunità con pochissime o addirittura nessuna risorsa su cui potere contare. Interi villaggi hanno perso i propri raccolti o hanno visto morire il bestiame. I prezzi dell’acqua e del cibo prodotto localmente sono aumentati drasticamente e migliaia di persone si stanno spostando in cerca di acqua e di cibo. La siccità ha anche portato, quest’anno, un aumento delle malattie causate dall’acqua contaminata con oltre 4.000 casi di diarrea acuta e colera. “Lo scorso anno, l’assistenza umanitaria ha salvato vite umane nel nord colpito dalla siccità, ma ora che la crisi si diffonde non c’è tempo da perdere”, ha detto Laurent Bukera, Direttore WFP in Somalia. “Insieme a l’UNICEF e ad altri partner, ci stiamo muovendo il più rapidamente possibile per raggiungere molte più persone con sostegno salvavita usando ogni opzione che abbiamo, inclusi i trasferimenti di contante, sostegno nutrizionale speciale e trasporto aereo di beni di soccorso”.Le agenzie segnalano preoccupate che l’accesso umanitario rimane limitato a sud in alcune aree colpite dalla siccità, ma che il WFP e l’UNICEF stanno rafforzando gli sforzi congiunti per potenziare la risposta nelle aree accessibili dove sono a rischio milioni di vite. Le agenzie stanno rispondendo insieme alla siccità fornendo voucher per cibo e acqua a centinaia di migliaia di persone nelle aree maggiormente colpite della Somalia, oltre a fornire assistenza nutrizionale. Man mano che si aggiungono ulteriori risorse, questa risposta congiunta continuerà ad espandersi nelle regioni più vulnerabili.Con l’aumento dei bisogni, l’UNICEF e il WFP insieme necessitano di oltre 450 milioni di dollari per poter fornire assistenza urgente nei prossimi mesi.

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Somalia: Save the Children, sull’orlo della carestia decine di migliaia di famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

rifugiati_01Decine di migliaia di famiglie colpite dalla siccità in Somalia stanno abbandonando le loro case in cerca di cibo, acqua e pascoli accessibili, dopo i segni evidenti dell’estensione della crisi alimentare che sta attanagliando la nazione.Le autorità governative locali e gli operatori di Save the Children segnalano l’arrivo di centinaia di camion ogni giorno nelle ultime sei settimane nella regione costiera del Puntland, carichi di famiglie e bestiame provenienti fin dal Somaliland, spinte semplicemente dalla notizia di leggeri piovaschi nella regione prima di Natale. Più a sud, nella Somalia centro-meridionale, le Nazioni Unite riportano un flusso in spostamento nella direzione opposta, con più di 100 rifugiati somali al giorno, dall’inizio di gennaio, che attraversano il confine con l’Etiopia per raggiungere il campo di Dollo Ado, una media mai registrato negli ultimi 4 anni.Nel Puntland, che sta soffrendo della più grave siccità che abbia colpito la regione dopo il 1950, i nuovi sfollati locali che hanno perso il bestiame si stanno raccogliendo in piccoli campi informali per cercare acqua, cibo e aiuti, ma le famiglie non riescono a sostenere la crescita del prezzo di acqua e cibo.
“I massicci spostamenti di persone tra Somalia e Somaliland, e attraverso il confine con l’Etiopia, è il segno che le pur forti famiglie rurali somale sono al limite,” ha dichiarato Hassan Noor Saadi, Direttore in Somalia di Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1915 a salvare i bambini e promuovere i loro diritti.“Le condizioni di siccità attuali sono le peggiori degli ultimi decenni e il terreno è cosparso di carcasse delle capre. In alcuni posti, ci sono anche cammelli morti, che, di solito, sono il triste presagio della morte degli essere umani. Più di 360.000 bambini sotto i 5 anni soffrono già di malnutrizione acuta e in 71.000 sono ormai a rischio di perdere la vita.” “Sono gli stessi segni del 2011, quando più di 250.000 persone sono morte a causa della carestia perché il mondo non ha saputo rispondere tempestivamente. Non possiamo lasciare che accada lo stesso.”
Deeqa, una mamma di 37 anni, vive con 4 dei suoi 7 figli in un piccolo campo vicino a Bohol-Olodley, nel Puntland, raggiunto in cerca di un pascolo per il suo bestiame, ma quasi tutti i cammelli, capre e mucche che aveva sono morte. Lì non c’è scuola per i suoi figli e molti dei bambini che vivono nel campo sono ormai ammalati. “Se hai perso il bestiame e non vivi in una grande città, come fai a sopravvivere? Finché sei vivo puoi sperare di farcela, ma se non piove chi potrà sopravvivere? Saremo costretti a morire!”Nello stesso campo c’è anche Amina, 38 anni, che è fuggita dalla zona di Garowe con i suoi bambini, anche lei in cerca di pascoli. La sua famiglia ha già perso metà del bestiame, ma quello rimasto è in condizioni tali che non produce più latte. “Non ho mai vissuto o sentito di una siccità di queste proporzioni, non me la sarei mai potuta neanche immaginare.” Più di 6 milioni di persone in Somaliland, Puntland e nella Somalia centro-meridionale, per la metà bambini, hanno urgente bisogno di assistenza per poter sopravvivere. Con le pessime previsioni per la stagione delle piogge dei prossimi mesi, la Somalia è sospesa sul baratro di una nuova carestia se non verranno messe a disposizione le risorse necessarie per raggiungere con gli aiuti, acqua e medicine i più vulnerabili, e in particolare i bambini. Save the Children sta rispondendo alla migrazione forzata delle famiglie con l’intervento di unità mediche mobili e con il potenziamento dei suoi presidi sanitari nel Puntland, per il trattamento della malnutrizione infantile, delle patologie dovute all’acqua non potabile e di altre emergenze sanitarie. L’Organizzazione distribuisce inoltre l’acqua nelle zone abitate inaridite in Somalia e Somaliland, e fornisce voucher e micro finanziamenti per il cibo necessario alle famiglie.

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Kenya: dopo l’attacco terroristico a Nairobi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2013

Kenya, 2012

Kenya, 2012 (Photo credit: Moridin_)

La popolazione musulmana del Kenya e i profughi dalla Somalia rischiano ulteriore emarginazione e discriminazione. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che il terribile attacco terroristico compiuto a Nairobi possa avere gravi conseguenze sulla situazione già difficile della popolazione di fede musulmana del Kenia e i profughi provenienti dalla Somalia. Tutti i fedeli musulmani in Kenia rischiano ora di essere sospettati in toto di terrorismo nonostante il Supremo Consiglio musulmano abbia chiaramente preso le distanze dall’attacco terroristico. Anni di lavoro delle organizzazioni musulmane per porre fine alla discriminazione e alla violazione dei loro diritti rischiano di andare in fumo a causa del terrore importato dagli estremisti di Al Shabaab.I musulmani del Kenia costituiscono circa l’11% sui 40 milioni di abitanti del paese africano. L’attentato arriva proprio nel momento in cui la popolazione musulmana aveva iniziato a emanciparsi e a partecipare attivamente alla vita politica del paese e a porre richieste precise ad autorità e politici, come pari accesso al mercato del lavoro e riconoscimento sociale. Il Consiglio Supremo dei Musulmani del Kenia aveva però chiesto anche l’alleggerimento della legge anti-terrorismo proprio per porre fine alla discriminazione in toto dei fedeli musulmani nel paese. La richiesta di liberalizzazione della politica di sicurezza certo non sarà accolta ora, con il presidente Uhuru Kenyatta impegnato a mostrarsi forte e fermo di fronte agli attacchi.La discriminazione, le perquisizioni e gli arresti arbitrari rischiano di investire anche i campi dei profughi somali rifugiatisi nel vicino Kenia. Purtroppo però ogni violenza e arbitrarietà commessa contro i profughi non fa altro che ingrossare proprio le fila delle milizie estremiste Al Shabaab che da decenni reclutano sistematicamente i giovani dei campi profughi. L’unico modo per togliere forza alle milizie estremiste resta quello di impegnarsi con un seria politica a favore dei profughi, di fornire scuole, formazione professionale e reali prospettive socio-economiche in Kenia o in Somalia.

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Somalia: bambini a scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2013

Nell’ambito dell’iniziativa Go 2 School, le autorità somale lanciano una vasta campagna con l’obiettivo di dare ad un milione di bambini l’accesso all’istruzione. Il lancio avviene oggi, Giornata Mondiale per l’Alfabetizzazione, a Mogadiscio, Garowe (Puntland ) e Hargeisa (Somaliland).La campagna, portata avanti dalle autorità scolastiche e sostenuta dall’UNICEF e da altri partner internazionali, avrà la durata di tre anni: l’intenzione è di dare ad un quarto dei giovani attualmente fuori del sistema scolastico la possibilità di studiare.I tassi di iscrizione in Somalia sono tra i più bassi del mondo. Solo quattro bambini su dieci frequentano la scuola. Molti iniziano la scuola primaria in ritardo rispetto all’età scolare regolare di ingresso (sei anni), molti altri abbandonano gli studi precocemente. Le iscrizioni alla scuola secondaria sono ancora più basse. La situazione per le ragazze è ancora più difficile: solo un terzo delle ragazze nella Somalia centrale e meridionale è iscritto a scuola e molte abbandonano prima di completare la loro istruzione primaria.L’iniziativa prevede l’istruzione di base per bambini tra i 6 e i 13 anni, nonché l’istruzione alternativa per i bambini che sono fuori dal circuito normale scolastico, come i pastori e gli sfollati. Ci sono anche piani per la formazione di competenze di base per mezzo milione di ragazzi tra i 14 e i 18 anni di età, che sono spesso visti come nella fascia di età più a rischio di essere reclutati in gruppi armati o bande criminali. Inoltre, per raggiungere i genitori e convincerli a portare i loro figli a scuola, saranno portati avanti piani che prevedono la costruzione e la ristrutturazione di scuole, oltre che attività di formazione.”Go 2 School è molto ambiziosa, ma è una iniziativa fondamentale e realizzabile”, ha detto Sikander Khan, Rappresentante UNICEF per la Somalia. “L’istruzione è la chiave per il futuro della Somalia – abbiamo già perso almeno due generazioni. Una gioventù istruita è uno dei migliori contributi al mantenimento della pace e della sicurezza in Somalia. So che i genitori somali riconoscono questo – e credo che la comunità internazionale lo valuti positivamente” . L’iniziativa Go 2 School, che costerà 117 milioni di dollari su tre anni, è sostenuta da UNICEF, WFP e UNESCO, insieme a diverse ONG internazionali. I fondi provenienti da Unione Europea, USAID e Dipartimento britannico per lo sviluppo internazionale, DFID sono stati indirizzati ad un consorzio di ONG. Giappone, Partnership Globale per l’Istruzione e Agenzia per lo sviluppo internazionale danese, DANIDA, hanno assunto impegni, mentre altri hanno manifestato interesse. Finora ci sono stati impegni o promesse che coprirebbero il 50% del finanziamento richiesto per gli anni scolastici 2013/14-2015/2016.

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Kenya: rafforzata la presenza nel complesso di Dadaab

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2012

English: Women and children waiting to enter D...

English: Women and children waiting to enter Dadaab camp in Kenya. One of thousands of refugee families who have recently arrived from Somalia fleeing the drought and conflict. (Photo credit: Wikipedia)

Ieri è stato inaugurato il nuovo ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Kenya nord-orientale, nell’ambito dell’impegno dell’Agenzia a garantire continuità ai fondamentali servizi di assistenza per le oltre 460.000 persone che vivono nel complesso di campi per rifugiati di Dadaab. Quello di Dadaab è il più grande insediamento di rifugiati al mondo e si estende su un’area di oltre 50 chilometri quadrati. Il nuovo ufficio UNHCR, inaugurato alla presenza delle autorità keniane, si chiama Alinjugur e si trova nel distretto di Fafi, a circa 80 chilometri dal confine con la Somalia e a circa 20 dalla base principale dell’Agenzia a Dadaab. Da ieri quindi Alinjugur ospita staff dell’UNHCR, di altre agenzie e di organizzazioni non governative. I team di operatori che fanno base a Alinjugur copriranno i siti di Hagadera e Kambioos che accolgono circa 150.000 rifugiati somali. L’ufficio di Alinjugur consentirà all’Agenzia di essere più vicina alle comunità di rifugiati e quindi di fornire migliori servizi ai rifugiati e alle comunità locali che li accolgono. L’apertura dell’ufficio è il risultato dei colloqui e della collaborazione con le autorità keniane mirati a decongestionare i campi e ad accrescere la presenza sul terreno dell’UNHCR e delle altre organizzazioni umanitarie. Inoltre è in atto una stretta collaborazione con la comunità d’accoglienza, al fine di favorire la positiva coesistenza con i rifugiati. L’UNHCR è fiducioso che i nuovi sviluppi consentiranno all’Agenzia di estendere lo spazio umanitario e facilitare le operazioni di assistenza.
Negli ultimi 6 mesi la sicurezza ha costituito a Dadaab una vera e propria sfida, costringendo l’Agenzia a ridimensionare le proprie operazioni sul terreno. Col perdurare di minacce quali sequestri, dirottamenti di veicoli, ordigni esplosivi improvvisati e scorrerie, la situazione resta complessa e tesa.
Da due decenni il complesso di Dadaab fornisce protezione, alloggio e assistenza umanitaria ai rifugiati somali, spesso in circostanze difficili e complesse. Tra queste il cronico sovraffollamento, il rischio di malattie e le inondazioni stagionali.

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Una Corte internazionale per la pirateria marittima

Posted by fidest press agency su sabato, 12 Mag 2012

Bruxelles. I deputati ritengono che la lotta contro la pirateria non possa essere vinta solo con strumenti militari. In una risoluzione approvata giovedì, l’Aula chiede ai governi nazionali di rinforzare la protezione militare delle navi europee, ma allo stesso tempo di finanziare progetti che affrontino le cause del fenomeno. I deputati domandano inoltre l’istituzione di tribunali speciali per i pirati. L’EU e la NATO dovrebbero coordinarsi meglio per far fronte alla crescente minaccia alle imbarcazioni internazionali da parte della pirateria, soprattutto nella zona a largo della Somalia e del Corno d’Africa. I deputati deplorano che il numero delle navi messe a disposizione dagli Stati membri per l’operazione UE NAVFOR ATALANTA sia stato ridotto da 8 ad appena 2-3 all’inizio del 2012 e sollecitano pertanto gli Stati membri a “mettere a disposizione maggiori risorse navali per garantire il successo della missione”. Il Parlamento chiede all’Alto rappresentante UE per la politica estera Catherine Ashton e ai governi nazionali di trovare urgentemente una soluzione per liberare i 191 marinai ancora in ostaggio e di assicurare il rilascio delle 7 navi dirottate. I deputati inoltre ricordano alle autorità regionali che, in base al diritto internazionale, “nessuna autorità diversa da quella dello Stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o di blocco di una nave”.
La Commissione e il Consiglio devono trovare un accordo su regole comuni per l’uso, sempre più frequente, di personale armato autorizzato a bordo delle navi, continuano i deputati, che sottolineano anche che “il ricorso ad agenti armati privati è una misura che non può sostituirsi alla necessaria soluzione generale dell’articolato problema della pirateria”. Per combattere il fenomeno alla radice, la comunità internazionale deve adottare una “strategia globale per la situazione in Somalia, che stabilisca un nesso tra sicurezza, da un lato, e sviluppo, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, dall’altro”, afferma il testo adottato. La strategia dovrebbe mirare a migliorare le strutture giudiziarie e a rendere possibile la creazione di tribunali speciali anti-pirateria nella regione.

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Somalia: capitale sotto bombardamento mortai

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2012

Mogadiscio. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) è preoccupato per i continui attacchi di mortaio nella capitale somala Mogadiscio, che ieri hanno provocato altre 3 vittime. Diversi colpi di mortaio sono stati lanciati sull’insediamento per sfollati di Beerta Darawiishta (Darwish) vicino al palazzo del Parlamento somalo nel distretto di Waardhiigley intorno alle 02:15 di lunedì mattina. Sono 3 – secondo quanto è stato riferito – gli sfollati rimasti uccisi, tra i quali un padre con suo figlio di 3 anni. Sono inoltre 8 i feriti gravi, tra cui 5 donne e 3 uomini. Si ritiene che l’obiettivo dell’attacco fossero le forze filo-governative insediate vicino al palazzo del Parlamento. Comunque, proprio come è avvenuto in un attacco simile la scorsa settimana sul palazzo presidenziale Villa Somalia – il primo del genere dallo scorso agosto, quando le forze anti-governative si sono ritirate dalla maggior parte dei distretti della capitale – i colpi di mortaio non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati, atterrando invece tra gli sfollati. Durante il fine settimana si sono verificati inoltre attacchi di mortaio su Villa Baidoa e Villa Somalia. Non sono statti registrati feriti tra la popolazione civile. Le forze anti-governative – secondo quanto riferito – avrebbero istruito gli sfollati per spostarsi lontano dalle aree circostanti i palazzi presidenziali poiché sarebbe loro intenzione proseguire negli attacchi. L’UNHCR rileva che le forze filo-governative stanno attuando pratiche mirate a ridurre l’impatto del fuoco indiretto sulla popolazione civile ed evidenzia che questi ultimi sono stati informati in anticipo sulla recente attività militare ad Afgooye. Ciò ha consentito loro di lasciare l’area in sicurezza e di cercare assistenza a Mogadiscio e in altre aree.

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Danish Ship Disrupts Pirate Vessel

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 febbraio 2012

US Navy 090327-N-6639M-056 Rear Adm. Terence M...

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During the early morning of 27th February, off the coast of Somalia, Her Danish Majesty’s Ship (HDMS) Absalon, acting as part of NATO’s counter-piracy operation (Operation OCEAN SHIELD), approached a vessel that had been previously captured by pirates and was being used as a mother-ship (from which pirates normally launch attacks on other merchant vessels). HDMS Absalon successfully disrupted the pirate vessel however, two members of the original crew were found wounded and subsequently died.

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Crisi alimentare in Africa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2012

Ambia Mohammed is left struggling to look afte...

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Il ritardo della comunità internazionale nel rispondere ai primi segnali di crisi alimentare in Africa orientale è costata migliaia di morti e milioni di dollari. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto “Un pericoloso ritardo”, diffuso oggi da Oxfam e Save the Children.In Corno d’Africa gli interventi avrebbero dovuto essere più tempestivi e anche se è impossibile calcolare esattamente quante siano le vittime della siccità che ha colpito la regione, un dato vale per tutti: nel solo periodo aprile-agosto 2011, il governo britannico ha stimato tra 50 e 100.000 decessi, di cui più della metà bambini sotto i 5 anni. Un altro dato ancora viene dal governo statunitense, più di 29.000 bambini minori di 5 anni sono morti in 90 giorni tra maggio e luglio. Oggi la Somalia è ancora colpita dalla peggior crisi alimentare del mondo con centinaia di migliaia di persone a rischio. Qualche azione preventiva è stata intrapresa, ma la crisi richiedeva un maggiore impegno e gli interventi più costosi sono stati effettuati troppo tardi. Trasportare 5 litri di acqua al giorno per 5 mesi – nel tentativo estremo di salvare la vita a 80.000 persone in Etiopia – costa più di 3 milioni di dollari. Al contrario, nella prime fasi della siccità, sarebbero stati sufficienti 900.000 dollari per predisporre fonti di approvvigionamento idrico nella stessa area. E’ una lezione da tenere presente per l’Africa occidentale, regione minacciata dal rischio di una crisi alimentare che potrebbe colpire milioni di persone. Secondo Save the Children, in alcune aree del Niger intere comunità sono già alle prese con scorte di cibo, denaro e carburante minori di un terzo rispetto al livello minimo necessario per sopravvivere. Più in generale, nel Sahel la produzione di cereali è diminuita del 25% in un anno e i prezzi sono aumentati del 40% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. L’ultima crisi alimentare nella regione ha colpito 10 milioni di persone nel 2010. Uno scenario che il Forum Economico Mondiale in programma la settimana prossima e l’Unione Africana non possono permettersi di ignorare, se vogliono evitare un disastro umanitario. Per questo è cruciale non ripetere gli errori fatti nel Corno d’Africa. Secondo il rapporto di Oxfam e Save the Children, le agenzie umanitarie e i governi hanno indugiato per sei lunghi mesi prima di fornire aiuti su larga scala. Si sono attese le prove inequivocabili di una catastrofe umanitaria invece di agire per prevenirla. I sistemi più avanzati di allerta avevano preannunciato la probabile emergenza in Africa orientale per agosto 2010. Ma una risposta vera e propria c’è stata solo a luglio 2011, quando i tassi di malnutrizione in alcune regioni avevano superato di gran lunga la soglia di emergenza, e i media avevano cominciato a interessarsi della crisi. Oxfam e Save the Children chiedono di riformare le strategie d’intervento secondo le indicazioni della “Charter to end estreme hunger”, un’iniziativa congiunta per spingere i governi ad assumersi le loro responsabilità e intraprendere passi concreti per evitare nuove crisi alimentari.
Oxfam ha aiutato circa 1.5 milioni di persone in Somalia, 300.00 in Etiopia e circa un milione in Kenya fornendo acqua pulita, servizi igienici, cibo terapeutico per bambini malnutriti, denaro contante e mezzi di sostentamento.
Save the Children ha raggiunto e aiutato più di 280.000 persone in Somalia, 1 milione in Etiopia e più di 440.000 in Kenya.

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Assassinio di un leader della comunità di rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2011

Português: O ex-primeiro-ministro de Portugal ...

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Ginevra. António Guterres, ha espresso oggi profondo rammarico per l’assassinio insensato di un leader della comunità di rifugiati avvenuto giovedì 29 dicembre, nel complesso di campi di Dadaab, nelnord del Kenya. Il leader del Community Peace and Security Team del campo di Hagadera è stato colpito da colpi di arma da fuoco giovedì sera alle 19.45 mentre
entrava nel suo compound. I team delle comunità Peace and Security, gestite da rifugiati, sono fondamentali per mantenere le condizioni di sicurezza nei campi. La vittima è stata colpita ripetutamente e gli assassini sarebbero
riusciti a darsi alla fuga. L’assassinio è stato immediatamente denunciato alla polizia locale. Gli sforzi per salvare la vita del leader della comunità di rifugiati, portato immediatamente all’ospedale del campo di Hagadera, sono stati vani e l’uomo è deceduto questa mattina mentre veniva trasferito a Nairobi. Dadaab è il complesso di campi più grande al mondo e vi trovano alloggio più di 460.000 persone. La Somalia rimane una delle crisi umanitarie più gravi del mondo. Più di 950.000 somali sono rifugiati nei paesi confinanti mentre 1.46 milioni sono sfollati all’interno della stessa Somalia.

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United nations commends Nato coungter piracy efforts

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2011

Arrrgh! | Pirates

Image by Joriel "Joz" Jimenez via Flickr

London: At its meeting in New York this week the United Nations Security Council voted to extend its mandate for those fighting piracy off the Horn of Africa by a further 12 months. NATO deployed on its Counter Piracy operations in response to the UN’s concern over the damage and disruption to world trade caused by the rapid growth in piracy off the Somali coast. The extension of the mandate through to the end of 2012 reflects the NATO mission sanctioned by the North Atlantic Council which is also due to expire at the end of 2012. In unanimously adopting resolution 2020, the Security Council stressed the need for the international community to not only tackle piracy but also to deal with the underlying causes i.e. the instability ashore in Somalia. The Security Council commended the efforts of NATO and the other international forces and nations as they “suppress piracy and protect vulnerable ships transiting through the waters off the coast of Somalia.” NATO began its continuous counter piracy mission with Operation Allied Protector in March 2009. Its aim was to deter and disrupt piracy in the Gulf of Aden. This was then superseded by Operation Ocean Shield which allowed greater geographical freedom to move into the Indian Ocean after the pirates turned their focus there and also allowed for regional capacity building if regional states requested it. In 2009, 45 ships were hijacked in the region; so far in 2011, 21 ships have been hijacked effectively halving the number of ships taken. Naval warships have been in the region constantly providing a visible presence and deterrence and this has undoubtedly contributed to the pirates’ lack of success. In addition NATO, along with its partners, has been working with the maritime community to ensure that both merchant ships and crews are aware of Best Management Practices 4 (BMP 4) which give advice on how to protect vessels against pirate attack.

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Somalia: offensiva militare del Kenya

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 novembre 2011

Ruins of Qa’ableh, Somalia.

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L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) attacca duramente il governo del Kenya che con la sua offensiva militare contro le milizie radical-islamiche Al-Shabaab ha messo in pericolo gli aiuti umanitari per oltre tre milioni di persone affamate nella Somalia centrale e meridionale. L’APM sottolinea che la protezione e l’assistenza umanitaria alla popolazione civile devono avere la massima priorità. La popolazione affamata è terrorizzata dai bombardamenti aerei e rinuncia anche a fuggire all’estero alla ricerca di cibo e protezione. L’attacco missilistico lanciato domenica scorsa dall’aviazione keniota ha colpito un campo profughi della città di Jilib uccidendo 5 civili (tra cui tre bambini) e ferendo altre 52 persone.Almeno 31 dei feriti sono bambini e non combattenti delle milizie Al-Shabaab. Il governo del Kenia nega ogni responsabilità per l’attacco aereo e accusa i miliziani di fare “propaganda” ma i collaboratori delle organizzazioni umanitarie straniere presenti confermano l’attacco aereo e il ferimento dei profughi.Ancora un volta un paese straniero combatte una guerra su territorio somalo, senza alcun riguardo per la popolazione civile. Già l’esercito etiope fu accusato di aver commesso gravi crimini di guerra e contro l’umanità durante l’occupazione della Somalia centrale tra il 2006 e il 2009.Tre settimane fa il Kenia ha avviato la sua offensiva militare nella Somalia meridionale. Da allora il numero dei profughi per fame che cercavano aiuto nel paese confinante è drasticamente sceso. Se prima dell’offensiva circa 3.400 profughi cercavano settimanalmente riparo in Kenia, dopo l’avvio dell’offensiva il loro numero è sceso ad appena 100.Le persone affamate soffrono anche le misure coercitive delle milizie Al Shabaab che a partire da fine ottobre hanno deportato oltre 27.000 profughi prelevandoli a forza dai campi profughi della regione del Lower Shabelle per riportarli nelle loro regioni di provenienza dalle quali erano scappati. Per sostenere l’apparenza di normalità, le milizie pretendono che la popolazione resti nei propri villaggi a lavorare i campi, ma la gente non ha provviste alimentari e senza aiuti alimentari non può sopravvivere fino ai prossimi raccolti. La deportazione dei profughi da parte delle milizie Al Shabaab costituisce una grave violazione del diritto umanitario.

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Caritas aids one million people in East African

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2011

Pope Benedictus XVI

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Pope Benedict urged the international community to tackle the humanitarian emergency. He invited everyone “to offer prayers and practical help for so many brothers and sisters so harshly tested, particularly the children in the region.” The Caritas network of Catholic aid agencies is helping over one million people in East Africa’s food crisis, providing families with food, clean water, and a way to support themselves in the future. Caritas is developing and implementing programmes worth more than €30 million ($41 million). Presented to Pope Benedict were the Apostolic Administrator of Mogadishu and President of Caritas Somalia Archbishop Giorgio Bertin, Caritas Italy’s Director Paolo Beccegato and Ken Hackett, outgoing CEO of Catholic Relief Services (a U.S. Caritas member). Caritas Internationalis Humanitarian Director Alistair Dutton was also present. “Caritas members all over the world have moved quickly to help prevent suffering in East Africa through our partners on the ground,” said Dutton. “We will continue to care for the hungriest and most vulnerable victims. “Drought triggered the current crisis, but it’s as much a manmade as natural disaster. We must tackle chronic underdevelopment and help communities adapt to changing climates across the region. We must seek an end to conflict in Somalia if this is to be the only famine in East Africa this century.” The Pontifical Council Cor Unum is hosting a meeting 7 October in the Vatican, inviting Catholic aid agencies including Caritas and representatives from the Church of England to discuss new efforts to tackle the crisis. In Ethiopia, Caritas and its church partners have distributed food to approximately 500,000 people and is providing clean water to an estimated 250,000 people. In Kenya and Ethiopia, diocesan partners run feeding centres for malnourished children. To aid refugees fleeing Somalia, Caritas members are working in refugee camps to build sanitation facilities like showers and latrines. Because farmers have lost crops and livestock to the drought, Caritas is distributing drought-resistant seeds and is giving more than 10,000 animals to needy farmers. Ongoing programmes will improve water systems and train farmers in conservation techniques so that communities are more resilient in the face of extreme weather.

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Deadliest terrorist attack in Mogadishu

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2011

Waagii hore Mogadishu - Xamar Caddey

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Mogadishu, Somalia – A car bomb killed more than 70 people on Tuesday, October 4 in Somalia’s capital.
• A suicide bomber drove a truck filled with explosives in front of the Ministry of Education in an attempt to make it through a government compound that housed four ministries.
• Most of those who perished were university students and their parents More than 90 people were hospitalized at Mogadishu’s Medina hospital after the explosion.
• Al Qaeda-linked terrorist group al-Shabab claims responsibility for carrying out the deadly act.

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Carestia in Somalia

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2011

Somalia's states, regions and districts

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L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa tutte le parti in conflitto nella guerra civile somala di violare sistematicamente il diritto umanitario internazionale e di ignorare volutamente le sofferenze della popolazione civile ridotta alla fame. Sia le milizie islamiche Al Shabaab sia il governo di transizione (Tfg) sostenuto dall’Unione Europea e le alleate milizie Ahlu Sunna impediscono alle organizzazioni umanitarie il contatto con la popolazione civile e nonostante l’allargarsi della carestia puntano sull’intensificazione del conflitto armato. In questo modo entrambe le parti in causa mettono volutamente in conto la morte di centinaia di migliaia di persone e commettono quindi crimini contro l’umanità. Lo scorso fine settimana le milizie filogovernative Ahlu-Sunna hanno dichiarato la “guerra totale” al movimento ribelle. “Chiunque abbia contatti con Al Shabaab sarà ucciso”, ha dichiarato Sheikh Mohamed Yusuf Hefow, presidente del comitato esecutivo del movimento in Somalia centrale. Nonostante la carestia sempre più grave il governo di transizione continua a puntare sull’offensiva militare per distruggere le milizie Al Shabaab. Le azioni militari condotte senza alcuna pietà colpiscono in primo luogo le centinaia di migliaia di persone che spinte dalla fame affollano la capitale in guerra. Martedì scorso cooperanti internazionali provenienti dalla Somalia e dalla Turchia sono stati bloccati da militari governativi mentre si accingevano a portare aiuti alla popolazione di una regione controllata dai ribelli. Secondo la motivazione ufficiale non sarebbe stato possibile garantire la sicurezza dei cooperanti internazionali. In agosto 2011 lo stesso governo di transizione ha chiesto che il personale delle organizzazioni internazionali sia accompagnato da militari governativi. Si tratta di una richiesta assurda che mette in pericolo la neutralità, il lavoro e la sicurezza dei cooperanti. E’ evidente che a queste condizioni nessun movimento ribelle permetterebbe l’accesso alle regioni controllate e quindi l’assistenza umanitaria alla popolazione civile. Anche le milizie Al Shabaab continuano a impedire alle organizzazioni umanitarie l’accesso e il soccorso della popolazione affamata. Inoltre saccheggiano e rubano indiscriminatamente le provviste alimentari disponibili e diffondono il terrore tra la popolazione con minacce, intimidazioni e punizioni drastiche.

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