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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘somalia’

Carestia in Somalia

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2011

Somalia's states, regions and districts

Image via Wikipedia

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa tutte le parti in conflitto nella guerra civile somala di violare sistematicamente il diritto umanitario internazionale e di ignorare volutamente le sofferenze della popolazione civile ridotta alla fame. Sia le milizie islamiche Al Shabaab sia il governo di transizione (Tfg) sostenuto dall’Unione Europea e le alleate milizie Ahlu Sunna impediscono alle organizzazioni umanitarie il contatto con la popolazione civile e nonostante l’allargarsi della carestia puntano sull’intensificazione del conflitto armato. In questo modo entrambe le parti in causa mettono volutamente in conto la morte di centinaia di migliaia di persone e commettono quindi crimini contro l’umanità. Lo scorso fine settimana le milizie filogovernative Ahlu-Sunna hanno dichiarato la “guerra totale” al movimento ribelle. “Chiunque abbia contatti con Al Shabaab sarà ucciso”, ha dichiarato Sheikh Mohamed Yusuf Hefow, presidente del comitato esecutivo del movimento in Somalia centrale. Nonostante la carestia sempre più grave il governo di transizione continua a puntare sull’offensiva militare per distruggere le milizie Al Shabaab. Le azioni militari condotte senza alcuna pietà colpiscono in primo luogo le centinaia di migliaia di persone che spinte dalla fame affollano la capitale in guerra. Martedì scorso cooperanti internazionali provenienti dalla Somalia e dalla Turchia sono stati bloccati da militari governativi mentre si accingevano a portare aiuti alla popolazione di una regione controllata dai ribelli. Secondo la motivazione ufficiale non sarebbe stato possibile garantire la sicurezza dei cooperanti internazionali. In agosto 2011 lo stesso governo di transizione ha chiesto che il personale delle organizzazioni internazionali sia accompagnato da militari governativi. Si tratta di una richiesta assurda che mette in pericolo la neutralità, il lavoro e la sicurezza dei cooperanti. E’ evidente che a queste condizioni nessun movimento ribelle permetterebbe l’accesso alle regioni controllate e quindi l’assistenza umanitaria alla popolazione civile. Anche le milizie Al Shabaab continuano a impedire alle organizzazioni umanitarie l’accesso e il soccorso della popolazione affamata. Inoltre saccheggiano e rubano indiscriminatamente le provviste alimentari disponibili e diffondono il terrore tra la popolazione con minacce, intimidazioni e punizioni drastiche.

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Colera a Mogadiscio

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2011

The green line shows the railway Mogadiscio-Vi...

Image via Wikipedia

La Hijr, organizzazione partner di Oxfam a Mogadiscio rileva che ci sia una escalation preoccupante di casi di colera nella capitale, soprattutto tra donne e bambini. In vista di questa ulteriore emergenza Hijr /Oxfam ha dato il via a un programma di prevenzione anti-colera per 20.000 persone nei 3 campi profughi attorno a Mogadiscio mediante distribuzione di sali di reidratazione, sapone e una campagna d’informazione per ridurre i rischi di contrazione della malattia.
Le organizzazioni partner di Oxfam in Somalia sono attualmente in grado di fornire acqua potabile a 250.000 mila persone nei campi alla periferia di Mogadiscio. Organizzazioni no profit africane lavorano costantemente con Oxfam per andare in aiuto di madri e bambini nel tentativo di soccorrere 3.000 bambini malnutriti a settimana. 3,7 milioni di persone – circa metà della popolazione somala – vive attualmente in una condizione di grave crisi e l’obiettivo di Oxfam è andare in aiuto di 1.4 milioni persone nelle prossime settimane.
Oxfam Italia ha lanciato una raccolta fondi in soccorso della popolazione colpita dalla gravissima emergenza umanitaria nel Corno d’Africa per fornire cibo, acqua e sistemi igienico sanitari. Per sostenere la raccolta fondi è possibile donare con carta di credito sul sito http://www.oxfamitalia.org, telefonando al numero verde 800.99.13.99 o tramite conto corrente postale N° 14301527. CAUSALE: Emergenza Corno d’Africa.

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La Somalia sta morendo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 agosto 2011

Il governo della Somalia è stato distrutto nel 2006 da un’invasione appoggiata dagli Stati Uniti per paura dell’estremismo islamico. Ma questa tattica si è rivelata controproducente. Da allora molti gruppi simili ad Al-Shabaab hanno preso il potere e terrorizzato la Somalia, e la comunità internazionale ha sostenuto un governo corrotto che controlla solo alcune parti della capitale. Le politiche di isolamento, invasione e pressione della guerra al terrore non sono servite ad alcunché, e ora migliaia di somali stanno morendo ogni giorno. E’ arrivato il momento di avviare un nuovo approccio. Gli Stati Uniti si sono già fatti avanti per rispondere alla crisi, allentando le leggi anti-terrorismo che bloccavano gli aiuti alla popolazione somala nella regione di Al-Shabaab. Nel frattempo sembrano esserci numerose incrinature fra i gruppi di miliziani e alcuni leader vogliono far entrare gli aiuti. Ma questo non è abbastanza per rompere il muro che circonda le vittime della carestia. Soltanto una diplomazia internazionale coraggiosa potrà coinvolgere tutte le parti e garantire che gli aiuti raggiungano in sicurezza le centinaia di migliaia di famiglie disperate. Una delle fonti di reddito principali di Al-Shabaab viene dal taglio degli alberi d’acacia per la produzione di carbone, che viene poi esportato illegalmente agli Emirati Arabi e agli altri Stati del Golfo. Questi paesi potrebbero fare leva sui loro legami economici con Al-Shabaab per giocare un ruolo diplomatico cruciale e garantire l’accesso umanitario alle aree devastate dalla carestia. E’ urgente che la Somalia intraprenda un nuovo percorso: appelliamoci al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per sostenere gli Stati del Golfo a guidare il processo di mediazione per garantire che i somali che oggi stanno morendo sotto i miliziani di Al-Shabaab possano accedere al cibo e alle cure sanitarie per se stessi e per i loro figli affamati.

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Potenziamento dell’intervento d’emergenza in Somalia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

La crisi in Somalia si fa sempre più grave e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) decide di rafforzare il proprio intervento d’assistenza nel paese attraverso una serie di operazioni di distribuzione aiuti nelle regioni centrali e meridionali. Le difficoltà di accesso costituiscono ancora un serio impedimento, ma anche grazie alla collaborazione con le agenzie partner operanti sul terreno l’UNHCR ha finora potuto distribuire kit di assistenza a circa 90.000 persone a Mogadiscio e nelle regioni di Belet Hawa e Dobley, nel sud-ovest. Altri aiuti non alimentari per circa 126.000 persone saranno consegnati a partire da oggi in altre aree delle regioni di Gedo e Lower Juba. Ulteriore assistenza è poi in arrivo a Mogadiscio, nel corridoio di Afgooye e più a sud-ovest nella regione di Lower Shabelle. L’UNHCR è inoltre impegnato nel potenziamento dei meccanismi per monitorare gli spostamenti di popolazione e la situazione della protezione nei corridoi che conducono ai campi di rifugiati di Dolo Ado e Dadaab, rispettivamente in Etiopia e Kenya. Obiettivo dell’Agenzia è quello di migliorare ulteriormente gli interventi d’emergenza grazie alle informazioni derivanti da registrazioni dei flussi più ravvicinate. L’UNHCR è il principale fornitore di questo genere di informazioni per le altre agenzie dell’ONU e le organizzazioni non governative attive in Somalia. Lo stato di salute di molti rifugiati che arrivano nei campi dei paesi vicini è particolarmente grave. Ed è per questo che l’UNHCR considera di vitale importanza che le persone in Somalia possano ricevere assistenza nel luogo in cui si trovano. In determinate circostanze, quest’operazione può anche ridurre la necessità di attraversare le frontiere e riversarsi nei paesi limitrofi dove i campi di rifugiati sono già sovraffollati. L’Agenzia continuerà a valutare tutti i possibili mezzi per rafforzare ulteriormente il proprio impegno all’interno della Somalia.

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Somalia: Save the Children

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

1 bambino su 3 è malnutrito nel sud e centro del paese. Nel Corno d’Africa 9 milioni di persone colpite dalla carestia. L’Ong ha lanciato un appello mondiale per raccogliere 65 milioni di dollari Un dato che trova conferma anche nelle altre strutture di Save the Children per la cura della malnutrizione nel resto della Somalia, a dimostrazione che la crisi alimentare diventa di giorno in giorno più grave. I campi sfollati di Bosaso nel Puntland continuano ad accogliere sfollati. La situazione altrove nel paese infatti è così drammatica che le famiglie sono disposte ad affrontare difficili e rischiosi viaggi da Mogadiscio e dal sud e centro della Somalia, per raggiungere Bosaso.
Un team di Save the Children ha visitato il campo di Tawakal nel Nord della Somalia che ospita 7.000 persone di cui 5.000 sono bambini, prosegue. Zambakides: “Le persone si trovano in una situazione drammatica. Non ci sono latrine o punti di distribuzione dell’acqua. La maggior parte delle abitazioni sono fatte di cartone o con corrugati. Donne e bambini sono la maggioranza. Le donne si danno da fare con lavori di fortuna come pulire o cucinare, per guadagnare qualche soldo con cui comprare da mangiare. Questo significa che sono costrette a lasciare da soli i propri figli per intere giornate, con i più grandi che si occupano dei più piccoli”. Nell’Africa orientale in questo momento 9 milioni di persone stanno affrontando una terribile carestia. In Somalia la situazione è molto grave con un raddoppio – da gennaio – del numero di bambini malnutriti. Si stima che un bambino su 3 nel sud e nella Somalia centrale e quasi 1 quarto di tutti i bambini a Bosaso sia malnutrita. Save the Children sta fornendo cibo e nutrimento a 9.000 bambini in 60 centri nutrizionali distribuiti in tutto il paese. L’ong sta inoltre assicurando cibo terapeutico a bambini colpiti da malnutrizione acuta e razioni mensili di cibo alle famiglie dei bambini coinvolti nei programmi di nutrizione.
Save the Children ha creato il Fondo Emergenze per i Bambini per portare soccorso dove serve, immediatamente. Il lavoro di risposta alle emergenze dell’Organizzazione in Etiopia, Kenya, Somalia e in tutto il mondo, può essere sostenuto aderendo al Fondo Emergenze per i bambini: http://www.savethechildren.it/fondoemergenze

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Barbara Di Castri: Prigioniero in Kenia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2011

Mario Di Castri, ufficiale del Regio Esercito, partecipò alle campagne coloniali africane dell’Italia fascista e, nel 1941, a seguito della Battaglia di Somalia, fu catturato dagli inglesi e internato in un campo di concentramento in Kenya dove rimase fino alla fine della guerra. Qui, fra il peso della sconfitta, la monotonia quotidiana, e i tentativi di svago, redige le sue memorie in appunti sparsi che la figlia ha raccolto e integrato, con interviste e documenti. Pagine 160 Euro 16,00 Codice 14222U EAN 978-88-425-4655-9

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Somalia: tragedia umanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2011

Da mercoledì scorso circa 15.000 donne e bambini sono in fuga verso il Kenya a causa degli scontri in Somalia e hanno urgentemente bisogno di assistenza umanitaria. Secondo l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), le autorità keniote non riusciranno a gestire questa ennesima ondata di rifugiati e hanno bisogno di maggiore sostegno internazionale. L’organizzazione per i diritti umani si appella alle agenzie umanitarie, al Comitato internazionale della Croce Rossa e all’Alto commissariato dei rifugiati delle Nazioni Unite, perché a queste persone vengano fornite con urgenza acqua potabile, cibo, coperte e tende. La situazione dei profughi è drammatica. In mancanza di acqua potabile e alimenti, molti hanno bevuto l’acqua dei fiumi e soffrono di diarrea. L’acqua fluviale in questo periodo è particolarmente inquinata a causa delle mancate piogge che tengono basso il livello d’acqua nei fiumi. L’ondata di profughi nella città di frontiera di Belet Hawo è stata scatenata dai violenti scontri tra le milizie Al Shabaab e l’esercito regolare somalo. Gli scontri nella zona di confine tra Somalia, Kenya ed Etiopia sono scoppiati la settimana scorsa e sono durati diversi giorni. Ancora non si conosce il numero esatto dei morti civili, ma si sa che sono state distrutte centinaia di case e rubate mandrie di bestiame. La maggior parte dei civili ha tentato la fuga verso la vicina città keniota di Mandera, dove spera di trovare aiuto.Nel frattempo la situazione a Mandera è molto tesa. Apparentemente anche la città keniota è finita sotto il fuoco somalo e circa la metà dei 70.000 abitanti è fuggita di casa temendo un attacco delle milizie Al Shabaab. Le autorità keniote hanno quindi rafforzato la vigilanza lungo la frontiera con la Somalia. Attualmente il Kenya sta ufficialmente ospitando 353.000 profughi di guerra somali. Solo nel corso del 2010 74.000 Somali hanno cercato rifugio in Kenya. Altri 8.000 profughi sono invece stati respinti ma l’esodo dalla Somalia continua. Solamente nel gennaio 2011 i Somali richiedenti asilo in Kenya erano 13.660.

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In 57 annegano nel golfo di Aden

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2011

Ginevra  L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è fortemente amareggiato per la morte di 57 somali annegati nel nGolfo di Aden in seguito al naufragio della loro imbarcazione. Solo una persona è sopravvissuta. 54 degli annegati erano rifugiati somali, gli altri tre erano scafisti. L’incidente è avvenuto domenica. L’unico superstite per salvarsi ha dovuto nuotare 23 ore prima di raggiungere la costa yemenita vicino alla città portuale di Bir Ali, a circa 400 chilometri a est di Aden. Fino a mercoledì sera erano stati recuperati 23 corpi. Da quanto ci risulta questa è stata più ampia perdita di vite umane nel mare tra Somalia e Yemen in un singolo incidente dal gennaio del 2008. In quella occasione i trafficanti avevano obbligato 135 persone a scendere dall’imbarcazione causando il rovesciamento della stessa. 114 persone annegarono. Da quel che ha riferito il superstite, un uomo di 42 anni fuggito dai combattimenti con sua moglie e tre figli, l’imbarcazione avrebbe iniziato ad imbarcare acqua dopo essere stata investita ripetutamente da forti onde, per poi rovesciarsi. L’uomo ha riferito all’UNHCR che la suafamiglia, insieme ad altri passeggeri, è salita a bordo della piccola barca a due motori vicino Bosasso, nella Somalia del Nord, venerdì sera. In media ci vogliono tre giorni per attraversare in barca il Golfo di Aden fino allo Yemen. Nonostante il notevole sforzo del partner locale dell’UNHCR, la “Society for Humanitarian Solidarity (SHS)”, e della Marina Militare yemenita che hanno perlustrato il mare in cerca di superstiti, nessuno è stato ritrovato. Con quest’ultimo naufragio, sono 89 persone le persone che quest’anno sono annegate o che risultano disperse nelle acque tra la Somalia e lo Yemen.

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Somalia al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2011

In occasione delle odierne consultazioni sulla Somalia, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU affinché tenga particolarmente in considerazione la disperata situazione delle vittime della guerra civile che necessitano di una tutela migliore ed efficace. Il perdurare degli scontri armati in particolare nella regione di Mogadiscio spinge migliaia di persone a fuggire. Da luglio 2010 a oggi 109.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e a fuggire dalla violenza. Molti cercano rifugio nei paesi vicini dove sono però spesso respinti nonostante l’obbligo di accoglienza fissato dalla Convenzione di Ginevra. In considerazione della terribile situazione dei diritti umani in Somalia, la Comunità internazionale dovrebbe aumentare gli aiuti ai paesi vicini affinché possano effettivamente accogliere i profughi somali.
Il 3 gennaio 2011 il Ministero degli interni dello Yemen ha annunciato che espellerà diverse centinaia di Somali entrati illegalmente nel paese. Dal luglio 2010 l’Arabia Saudita ha rimpatriato almeno 4.100 profughi somali e in novembre 2010 il Kenia si è rifiutato di accogliere un gruppo di 8.000 profughi della guerra civile nonostante l’intervento dell’Alto Commissariato per i Profughi delle Nazioni Unite. Secondo l’APM, è ora che il Consiglio di Sicurezza intervenga chiedendo il rispetto della Convenzione di Ginevra. Nel 2010 lo Yemen ha registrato l’arrivo di circa 16.000 nuovi profughi somali. Ufficialmente il paese ha finora accolto 170.000 Somali. Ancora più persone hanno cercato rifugio in Kenia dove i campi profughi attorno a Dadaab ospitano circa 300.000 persone nonostante i campi fossero inizialmente pensati per poterne accogliere circa 90.000. Tra i profughi nei campi in Kenia ci sono oltre 100.000 bambini in età scolastica. Ogni settimana altre 1.500 persone raggiungono i campi profughi. Essi fuggono da una guerra che solo nel 2010 ha fatto 2.200 morti tra civili. Secondo l’APM l’esodo dalla Somalia si intensificherà ulteriormente nei prossimi mesi. Lo stato africano infatti è minacciato dalla carestia a causa delle scarse piogge autunnali che fanno temere enormi perdite agricole. La mancata produzione di beni alimentari renderebbe ancora più problematica la già difficile situazione della popolazione civile.

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Somalia: trattamento dei rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime preoccupazione per l’aggravarsi del modo in cui i civili somali, costretti alla fuga, sono trattati sia all’interno della Somalia che nella regione circostante. In un clima caratterizzato dai recenti attentati terroristici si è registrato un crescente numero d’episodi di xenofobia, retate e deportazioni di somali sfollati.  Questa situazione per l’UNHCR è motivo di forte preoccupazione, ed induce a riflettere sulla necessità di una maggiore protezione per i rifugiati sia nella regione che nel resto dell’Africa. Sono pervenute molte denunce di molestie fisiche e verbali all’interno delle comunità così come gli arresti, la detenzione irregolare, l’estorsione ed anche respingimenti di rifugiati somali. Ciò che desta maggior apprensione sono le azioni delle autorità locali della regione di  Puntland in Somalia, che fra martedì e mercoledì ha respinto più di 900 sfollati interni nelle aree di conflitto nella Somalia centrale. A Gaalkacyo dove sono detenuti alcuni dei deportati – soprattutto uomini somali tra i 18 e i 25 anni di età – l’UNHCR ha facilitato una risposta umanitaria inter-agenzia fornendo cibo, acqua, assistenza medica e coperte.  In Somalia la situazione è particolarmente disastrosa. Secondo quanto riportato dalle agenzie e dai partner sul campo, nelle ultime tre settimane sono state costrette alla fuga circa 18mila persone. 112 sono morte e circa 250 ferite. In Somalia più di 1,4 milioni di persone sono sfollati interni e oltre 600mila somali sono rifugiati nei paesi vicini. Dopo Afghanistan e Iraq, la Somalia è il terzo paese nel mondo per provenienza di rifugiati.

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La Somalia non è un’isola dei Caraibi

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 maggio 2010

Roma 24 maggio 2010 ore 18.00, Sala Caduti di Nassiriya Palazzo Madama Piazza Madama, 11 presentazione del libro di Mohamed Aden Sheikh:  La Somalia non è un’isola dei Caraibi  Memorie di un pastore somalo in Italia Edizioni Diabasis  a cura di Pietro Petrucci  Presentano il libro:  Giampaolo Calchi Novati, Luciana Castellina,  Giorgio Giacomelli, Pier Luigi Malesani,   Pietro Marcenaro.  Il libro è un lucido excursus sulla storia recente della Somalia, filtrato  dall’esperienza personale dell’autore, che vive in condizioni di «bigamia», come lui stesso definisce la propria doppia identità, somala e italiana. Dall’uscita di scena degli italiani dopo la breve e fallimentare esperienza coloniale, alla prima  guerra con l’Etiopia, alla presa del potere da parte di Siad Barre, che per un ventennio ha tenuto sotto scacco la vita politica somala, alla guerra civile,  all’anarchia funestata dagli scontri tra i “signori della guerra” fino alla recente ascesa del leader islamico moderato Sheikh Sherif Sheikh Ahmed, gli ultimi  cinquant’anni di storia della Somalia sono l’oggetto dell’appassionata  testimonianza di Mohamed Aden. In questa analisi di grande rigore intellettuale,  l’autore non manca di presentarci le sue riflessioni sull’Italia contemporanea,  «che non è più quella di ieri […] bonaria e amichevole», e i cambiamenti subìti  dal nostro paese in pochi decenni in relazione alla vita politica, alla condizione  dei migranti e ai rapporti con l’Islam.
Mohamed Aden Sheikh, nato nel 1936, chirurgo somalo laureato e specializzato  in Italia, è stato uno dei principali dirigenti politici somali nel corso degli anni  Settanta, più volte ministro quando il regime di Siad Barre tentò una trasformazione radicale della società pastorale somala in nome del «socialismo scientifico».

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Aiuti alimentari alla Somalia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2010

In seguito al rifiuto delle milizie islamiche Al Shabab di sostenere la ripresa degli aiuti umanitari del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) in Somalia centrale e meridionale, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) denuncia la politicizzazione degli aiuti umanitari per la Somalia che mette in pericolo l’assistenza a circa un milione di persone vittime della guerra nel paese. L’APM accusa le milizie islamiche Al Shabaab e il governo USA di aver ingaggiato una lotta per il potere a spese della popolazione civile già sufficientemente provata. L’APM si appella quindi alla Lega Araba e all’Organizzazione della Conferenza Islamica affinché si impegnino a mediare tra le due entità e garantiscano così l’assistenza umanitaria alla popolazione nella Somalia centrale e meridionale. L’assistenza umanitaria non può e non deve essere legata a condizioni politiche, rammenta l’organizzazione per i diritti umani, e chiede al mondo musulmano di attivarsi ora per evitare un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita e della carestia in Somalia. Solo i 22 paesi membri della Lega Araba e i 57 paesi rappresentati nell’organizzazione della Conferenza Islamica possono forse riuscire a far valere la propria influenza sulle milizie Al Shabaab. Le critiche al WFP arrivano però anche dal governo USA che accusa l’organizzazione dell’ONU di non essere capace di evitare il cattivo utilizzo degli aiuti umanitari. Secondo Washington, merci destinate agli aiuti umanitari sono state vendute dalle milizie per comprare armi. Da un’indagine interna del WFP l’accusa di Washington non ha alcun fondamento, ma ciò nonostante il governo USA, che è anche il maggiore finanziatore degli aiuti umanitari alla Somalia, ha ridotto nel 2009 il suo contributo da 270 milioni di dollari a 90 milioni. L’assistenza USA al WFP è inoltre legata alla condizione che nulla dei mezzi finanziari messi a disposizione venga utilizzato per corrompere i responsabili di blocchi stradali o per ottenere le autorizzazioni a usare porti e magazzini. Inoltre il governo USA chiede che le organizzazioni umanitarie denuncino qualsiasi tentativo delle milizie islamiche di ottenere profitti dagli aiuti umanitari. Le condizioni poste dal governo USA sono però irrealistiche e non potranno essere osservate da nessuna organizzazione. Praticamente in tutte le regioni in crisi le organizzazioni si vedono costrette a pagare tangenti per rendere possibili i trasporti di aiuti umanitari. Chi chiede che la Somalia divenga un’eccezione utilizza due pesi e due misure.

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Somalia: migliaia di sfollati

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

L’inasprirsi della violenza in Somalia dal mese di gennaio ha causato centinaia di vittime tra i civili e distruzione generalizzata. Secondo le fonti locali, i duri scontri tra le forze governative e i gruppi miliziani che combattono per ottenere il controllo delle martoriate regioni centrali del Paese avrebbero provocato almeno 258 vittime civili e 253 feriti, facendo di gennaio il mese più sanguinoso dallo scorso agosto. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stima che gli sfollati dall’inizio dell’anno siano già 80mila. Finora il peggioramento nella situazione della sicurezza ha reso molto difficoltoso, se non impossibile, l’accesso alla popolazione da parte degli operatori umanitari. L’UNHCR ha in programma di distribuire aiuti e materiali per costruire rifugi a oltre 18mila persone in 27 località dove gli sfollati si sono provvisoriamente accampati intorno a Dhusamareebb e Belet-Weyne, non appena sarà ripristinata la necessaria sicurezza. In Somalia ci sono oltre un milione e 400mila sfollati interni e altri 560mila somali vivono nei Paesi vicini come rifugiati. Nel 2009 più di 120milasomali si sono rifugiati soprattutto in Kenya, Yemen ed Etiopia.

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Lotta al terrorismo in Somalia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2010

In seguito all’inasprimento della situazione relativa all’approvvigionamento alimentare in Somalia, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) mette in guardia dall’aggravarsi della carestia nel paese del Corno d’Africa. L’aumento degli scontri tra le milizie e l’esercito e delle aggressioni ai cooperanti internazionali rendono l’approvvigionamento della popolazione civile sempre più difficile. L’intensificazione della lotta al terrorismo in Somalia così come annunciata da USA e Gran Bretagna fomenterà ulteriormente la guerra civile e renderà ancora più difficile il lavoro delle organizzazioni umanitarie presenti. In Somalia, circa 3,6 milioni di persone dipendono ormai dagli aiuti internazionali e migliaia di persone rischiano la morte se la comunità internazionale non metterà finalmente a disposizione maggiori mezzi finanziari per gli aiuti umanitari e non pretenderà maggiore sicurezza per i cooperanti internazionali. Nonostante la crisi umanitaria in Somalia sia considerata tra le tre più allarmanti al mondo, la comunità internazionale sembra voler risparmiare proprio sugli aiuti. Nel 2009 la cifra messa a disposizione copre a malapena la metà della somma necessaria all’approvvigionamento minimo della popolazione civile trovatasi suo malgrado vittima dei giochi di potere tra signori della guerra, paesi confinanti, milizie islamiche e potenze occidentali. Con i mezzi finora messi a disposizione dalla comunità internazionale non è pensabile riuscire a evitare la morte per fame di migliaia di persone. La mancanza di sicurezza nel paese è talmente catastrofica da aver costretto molteplici organizzazioni umanitarie a lasciare il paese. Il 28 dicembre scorso nella città di Balad Hawo ignoti hanno assassinato un cooperante internazionale. Si è trattato del decimo cooperante assassinato nel corso del 2009 mentre un’altra decina di cooperanti è stata rapita ed è attualmente in ostaggio. Le organizzazioni umanitarie vengono minacciate ed esortate a lasciare il paese soprattutto dalle milizie islamiche Al Shabaab.Il crescente ritiro delle organizzazioni umanitarie lascia però fasce sempre più ampie di popolazione civile senza alcuna possibilità di sopravvivenza. Attualmente un bambino su cinque soffre di acuta malnutrizione e sempre più neonati muoiono di stenti e malattia. Il 29 dicembre centinaia di profughi nel villaggio di Hawo Abdi hanno protestato contro la sospensione della fornitura di acqua garantita fino ad allora dalle organizzazioni umanitarie. I profughi erano originari della capitale Mogadiscio. Da luglio 2009 ad oggi almeno 123.000 persone sono scappate dagli scontri armati che infuriano a Mogadiscio. Solo nelle scorse due settimane 26 civili sono morti durante attacchi con granate in un quartiere della capitale. Nel 2009 le vittime civili degli scontri armati sono state circa 1.740.

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Nuovi scontri in Somalia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Il recente inasprimento degli scontri nella regione centro-meridionale della Somalia ha causato una nuova ondata di sfollati tra la popolazione civile. Secondo le informazioni ricevute dai partner locali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) i nuovi aspri combattimenti in Somalia, soprattutto a Kismayo e Mogadiscio, hanno causato 145 morti e altri 285 feriti gravi solo nel mese di settembre. Per la prima volta a Kismayo si sono scontrati i due gruppi islamici di Al-Shabaab e Hisb-ul-Islam, che finora si erano alleati per rovesciare il governo somalo. Ieri il gruppo di Al-Shabaab ha comunicato di aver preso il controllo della città meridionale di Kismayo, sottratta ai suoi ex alleati. Secondo le fonti ospedaliere, ci sarebbero 12 morti e 50 feriti. L’UNHCR è molto preoccupato per la terribile situazione umanitaria di centinaia di migliaia di civili sfollati a causa del conflitto in Somalia. Se gli scontri tra Al-Shabaab e Hisb-ul-Islam dovessero inasprirsi ulteriormente, si teme che gli oltre 500mila sfollati interni nel corridoio di Afgooye, 30 km a sud di Mogadiscio, potrebbero essere costretti a fuggire nuovamente. Le ripercussioni dei continui scontri e dei movimenti forzati di popolazione a livello regionale sono molto gravi. Oltre 50mila somali sono fuggiti in Kenya dall’inizio dell’anno in fuga dalla violenza e dalla crescente crisi umanitaria nel loro Paese. Altri 22mila hanno affrontato la pericolosa traversata del Golfo di Aden su imbarcazioni fatiscenti, per cercare rifugio in Yemen. L’UNHCR fornisce protezione e assistenza a oltre 515mila rifugiati somali nei paesi vicini, come Kenya, Yemen, Etiopia, Gibuti e Uganda. La Somalia è uno dei Paesi che da origine al maggior numero di rifugiati nel mondo. Ci sono anche più di un milione e 500mila sfollati interni nel paese ed il numero è in costante aumento. Metà della popolazione somala ha urgente necessità di cibo e assistenza umanitaria.

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