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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘somiglianza’

Somiglianza e diversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Tutti conoscono la barzelletta del cammello e del dromedario. Perché, si domanda, il cammello ha due gobbe e il dromedario una sola? perché, si risponde: per distinguerli! Ma al di là della battuta alla sua base sta un problema scientifico e filosofico molto profondo. Infatti se due individui sono “gemelli” in tutti i sensi dobbiamo dire che sono lo stesso individuo? Scriveva Liebniz nell’enunciare il “principio degli indiscernibili”: “due cose individuali non possono essere perfettamente identiche e devono differire tra loro per qualcosa di più del loro semplice esser due.” A questo punto chiunque si rifiuterebbe di ammettere che due gemelli sono lo stesso individuo. La difficoltà sembra superarsi abbastanza facilmente notando, come fece Kant, che i due gemelli hanno necessariamente una collocazione diversa nello spazio.Possono dunque avere tutte le caratteristiche eguali, ma non la posizione. Questo basta per distinguerli. Nonostante ciò la questione non fu risolta. Fa osservare G. Toraldo di Francia: “Le cose macroscopiche a misura d’uomo o più grandi non sono mai perfettamente identiche. Ma quando all’inizio di questo secolo, abbiamo cominciato ad entrare nel mondo delle particelle subatomiche, la situazione è cambiata radicalmente. Per quanto ne sappiamo gli elettroni hanno tutti identiche caratteristiche e lo stesso dicasi dei protoni, dei neutroni e così via. Possiamo dar loro un nome che li distingua ma la loro intrinsecità non muta. Tuttavia se da quello che si può sapere e calcolare ci viene detto che ad un dato punto e a un dato istante vi è la probabilità di trovare un elettrone di quel tipo e non un altro ciò non significa che siamo in grado di distinguere se è quello che gli abbiamo dato un certo nome o uno diverso.Le zone in cui è distribuita la probabilità di ciascun elettrone sono sovrapposte ed è proprio questo che rende le due particelle indistinguibili.” Tutto ciò diventa particolarmente evidente quando si parla di “meccanica statistica”. Il corpo di un uomo, ad esempio, è composto da un numero enorme di particelle. Il loro minuto comportamento ci sfugge. E’ inevitabile, a questo punto, ricorrere alla statistica e al calcolo di valori medi.Per fare questo è indispensabile calcolare quanti diversi casi microscopici corrispondono ad uno stesso stato macroscopico. Lo stato macroscopico che si realizza all’equilibrio è quello più probabile cioè quello al quale corrispondono un numero maggiore di casi microscopici diversi. In pratica significa che scambiare l’elemento A con il B vuol dire ottenere come risultato un altro caso. (Riccardo Alfonso)

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Somiglianza e diversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Tutti conoscono la barzelletta del cammello e del dromedario. Perché, si domanda, il cammello ha due gobbe e il dromedario una sola? perché, si risponde: per distinguerli! Ma al di là della battuta alla sua base sta un problema scientifico e filosofico molto profondo. Infatti se due individui sono “gemelli” in tutti i sensi dobbiamo dire che sono lo stesso individuo? Scriveva Liebniz nell’enunciare il “principio degli indiscernibili”: “due cose individuali non possono essere perfettamente identiche e devono differire tra loro per qualcosa di più del loro semplice esser due.” A questo punto chiunque si rifiuterebbe di ammettere che due gemelli sono lo stesso individuo. La difficoltà sembra superarsi abbastanza facilmente notando, come fece Kant, che i due gemelli hanno necessariamente una collocazione diversa nello spazio.
Possono dunque avere tutte le caratteristiche eguali, ma non la posizione. Questo basta per distinguerli. Nonostante ciò la questione non fu risolta. Fa osservare G. Toraldo di Francia: “Le cose macroscopiche a misura d’uomo o più grandi non sono mai perfettamente identiche. Ma quando all’inizio di questo secolo, abbiamo cominciato ad entrare nel mondo delle particelle subatomiche, la situazione è cambiata radicalmente. Per quanto ne sappiamo gli elettroni hanno tutti identiche caratteristiche e lo stesso dicasi dei protoni, dei neutroni e così via. Possiamo dar loro un nome che li distingua ma la loro intrinsicità non muta. Tuttavia se da quello che si può sapere e calcolare ci viene detto che ad un dato punto e a un dato istante vi è la probabilità di trovare un elettrone di quel tipo e non un altro ciò non significa che siamo in grado di distinguere se è quello che gli abbiamo dato un certo nome o uno diverso. Le zone in cui è distribuita la probabilità di ciascun elettrone sono sovrapposte ed è proprio questo che rende le due particelle indistinguibili.” Tutto ciò diventa particolarmente evidente quando si parla di “meccanica statistica”. Il corpo di un uomo, ad esempio, è composto da un numero enorme di particelle. Il loro minuto comportamento ci sfugge. E’ inevitabile, a questo punto, ricorrere alla statistica e al calcolo di valori medi. Per fare questo è indispensabile calcolare quanti diversi casi microscopici corrispondono ad uno stesso stato macroscopico. Lo stato macroscopico che si realizza all’equilibrio è quello più probabile cioè quello al quale corrispondono un numero maggiore di casi microscopici diversi. In pratica significa che scambiare l’elemento A con il B vuol dire ottenere come risultato un altro caso. (Riccardo Alfonso)

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Alberto Lanteri: Sembianze

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Venezia Reale Società Canottieri Bucintoro di Venezia fino al 27/7/2010 Dorsoduro 263 (Magazzini del Sale) A cura di Alberto D’Atanasio  Il termine sembianze deriva dal provenzale semblant e sta per -sembiante-, -sembrare-, -notare-, -apparire-, ovvero dare di se stessi un’apparenza insolita, diversa dall’immagine che e’ abituale offrire. Ma le sembianze possono indicare anche un’immagine diversa oltre ciò che è l’immagine palese. Le sembianze sono anche le maschere che gli esseri animati assumono a secondo delle relazioni con l’esterno. Le sembianze, ancora sono tutto cio’ che sottolinea l’espressione vera all’inconscio o di cio’ che uno e’ rispetto a cio’ che si desidera o si vuole essere.  Nella storia dell’uomo il sembiante inteso come ritratto si e’ sviluppato tra due estremi quello della somiglianza e quello della idealizzazione.
La mostra di Alberto Lanteri non e’ soltanto una mera esposizione di opere eseguite da un artista con un talento assoluto e acclarato, egli infatti ha un vissuto personale e uno artistico che gli hanno permesso di costruire nell’esperienza artistica una consapevolezza assoluta dove confluiscono i ricordi, le speranze, le rabbie e i desideri che nelle opere si evidenzia in una unione tra idea e tradizione pittorica italiana. (lanteri)

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A immagine e somiglianza di chi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2009

Lettere al direttore. “Alle volte capita di leggere cose che non si vorrebbero mai leggere, di venire a sapere cose che mai si vorrebbero sapere. E viene la voglia di non aprire più giornali, di non ascoltare più né radio né televisione. Altrimenti l’angoscia ti resta dentro, segreta, anche se il pensiero non ti torna sul fatto che ti ha angustiato. E si guasta anche la gioia per le cose belle di questo mondo. Su Internazionale del 2/8 ottobre, in un articolo tratto dal libro Half the sky: turning oppression in opportunity for women worldwide (Alfred A. Knopf 2009), leggo: “Abbas Be, una splendida ragazzina della città indiana di Hyderabad, ha la pelle color cioccolato, i capelli neri e i denti candidi. Il suo sorriso incantevole l’ha resa ancor più facile da vendere…rinchiusa in un bordello, picchiata con una mazza da cricket e stuprata da un gruppo di uomini…Tre giorni dopo Abbas e le altre settanta ragazze del bordello hanno dovuto assistere al trattamento «esemplare» impartito dagli sfruttatori a una ragazzina che si era opposta alle richieste dei clienti: l’hanno spogliata, legata mani e piedi, umiliata e presa in giro, picchiata selvaggiamente e pugnalata a morte allo stomaco di fronte alle sue compagne”. Abbas fu poi liberata con un’operazione della polizia. Il mio pensiero va alla presunzione degli uomini. Io non so se Dio, sommo bene, creatore del cielo e della terra, esista oppure sia un’invenzione, però credo che in ogni caso il versetto della Genesi: “Finalmente Dio disse: «Facciamo l’uomo a norma della nostra immagine, come nostra somiglianza»” (Gn 1,26), andrebbe così modificato: «Facciamo alcuni uomini a norma della nostra immagine, ed altri a somiglianza del diavolo». Credo che una delle cause principali dell’ateismo, sia proprio questa difficoltà insormontabile di concepire un dio creatore di uomini dalla illimitata facoltà di fare il male. Facoltà che nulla ha a che fare con la libertà”. (Attilio Doni)

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La torta che non convince

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2009

Lettera al direttore. Leggo sull’ultimo numero di Famiglia Cristiana: “La malattia può essere un mattone fondamentale per la vita, perché ci fa simili a Cristo, che ha patito ogni forma di sofferenza. La vita è sempre un dono, anche quando siamo malati”. Qualche osservazione in merito, secondo ragione e secondo il vangelo. “La malattia ci fa simili a Cristo”:  anche se fosse vero, che facciamo, diciamo che bella la malattia, sia la benvenuta? Il fatto è, però, che non è vero. La somiglianza a Cristo è nella forma, ma non nella sostanza. Gesù godeva di ottima salute, mangiava, beveva ed era ben vestito (cf Mt 11,19; Gv 19,23). La sofferenza, in qualche modo Gesù se la cercò, ma non per il gusto di soffrire, come hanno fatto alcuni santi, ma per necessità. Fu lui a dirlo: “E’ necessario che il Figlio dell’uomo soffra molto…sia messo a morte” (cf Lc 9,22). La sofferenza del Cristo aveva uno scopo: la salvezza dell’umanità. Che la malattia abbia questo scopo, è un concetto che non trova fondamento alcuno nel vangelo, e contrasta con la ragione. Il sacrificio del Cristo fu unico e irripetibile. “La vita è sempre un dono”: la vita terrena dovrebbe essere un dono, ma pare che questo dono, come una bella torta, alle volte riesca male, oppure vada a male, terribilmente a male; ed affermare che una torta rancida amara disgustosa sia un dono di Dio, e che sia buona, è un offesa a Dio e un’offesa alla ragione. (Francesca Ribeiro)

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Ricordiamo la “Giornata mondiale del Malato”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2009

Il 13 maggio 1992 il Santo Padre Giovanni Paolo II° istituiva la “Giornata Mondiale del Malato” da tenersi ogni anno, come infatti avviene sempre, l’11 febbraio in cui si ricorda la Beata Maria Vergine di Lourdes. L’obiettivo di questa intuizione,  secondo il S.Padre, era quello di sensibilizzare il cristiano e la società laica alle necessità di “donare” agli infermi una efficiente assistenza.  Papa Wojtyla voleva far capire al credente che il compito che gli spettava era quello di stare  sempre vicino  a chi soffre, sull’esempio di Maria la madre di Gesù ai piedi della croce.  Ai nostri giorni molti si interrogano sulla verità del riflesso dell’immagine e della somiglianza di Dio in ogni persona umana, ma è necessario individuare ed approfondire, attraverso le vie della ragione e della scienza,  illuminate dalla fede, questo misterioso riflesso di Dio in coloro che soffrono.  Ma necessita dover sottolineare, non certo in maniera positiva, sul comportamento di quanti usano ed esprimono  i loro  contenuti  usando come pretesto un argomento molto in auge : la disabilità in genere, particolarmente quella riferente ai malati mentali, ampliato nel solo fatto episodico, per poi esaurirsi nel giro di una notte!  Da molto tempo siamo di fronte ad una superficiale cultura che sottrae alla ragione il perché si soffre e si muore ed è necessario affrontare con la logica le motivazioni che ogni persona porta nella propria coscienza, mentre va aumentando il permissivismo smodato ed aberrante che dilaga, mortifica e modifica la  dimensione etica della vita. Nell’istituzione della “Giornata Mondiale del Malato” il Santo Padre Wojtyla si è fidato alla protezione  di  San  Giovanni di Dio, di San Camillo de Lellis fondatori di strutture che da secoli curano ed assistono i  malati. Prima di concludere vorrei ricordare che due Papi diversi, uno polacco, Papa Wojtyla, fedele al Suo spirito battagliero ed alla Sua capacità  di relazione con i Governi e la parte laica ; l’altro tedesco, Papa Ratzingher con il tono risoluto, ma nel contempo pacato, sono stati ambedue di pungolo nel quadro politico-sociale per quanto concerne la problematica della sofferenza psico-fisica. Di fronte ai richiami del Magistero della Chiesa, innanzi a considerazioni che in breve ho citato, urge rimuovere e risolvere i problemi di carattere sociale in cui vivono tante famiglie per cause diverse, fisiche o psichiche, perché la famiglia deve restare il motore universale della società civile. E’ necessario rendersi conto del significato della sofferenza, anche, secondo gli insegnamenti di Papa Wojtyla che è stato il simbolo vivente della sofferenza, i cui richiami avvengono ogni anno nella “Giornata del Malato”. (dr. Franco Previte Presidente Cristiani per servire)

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Lavoro: Cazzola (PDL), prospettive a confronto

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2009

“Molto opportuna e significativa la presenza del ministro Maurizio Sacconi al Forum Lavoro e famiglia. Ma non spetta soltanto ad un bravo ministro di essere attento alle istanze di tanta parte del mondo del lavoro e dell’economia” lo afferma in una nota l’on. Giuliano Cazzola, del Pdl, vice presidente Commissione Lavoro della Camera. “Anche il PdL – aggiunge –  un partito popolare che ha un consenso superiore al 40% degli elettori, ha il dovere di porsi in termini nuovi il problema di un rapporto costruttivo con le istituzioni sociali aperte al cambiamento e all’innovazione, inclusa la ‘questione sindacale’. Va detto subito che sono improponibili gli assetti vigenti durante la Prima Repubblica, quando i grandi partiti storici portatori di ideologie totalizzanti (a volte pure totalitarie) avevano organizzato la società civile a loro immagine e somiglianza. Dopo il crollo dei grandi partiti democratici, le organizzazioni sociali sono sopravvissute in proprio. Mentre nel caso della Cgil la cinghia di trasmissione si è messa a girare in senso contrario (e cioè dal sindacato al partito che nel frattempo perdeva forza, potere e subiva scissioni), le altre associazioni sindacali e professionali sono restate senza riferimenti. Per giunta il Pd è talmente prigioniero della Cgil che ha gettato alle ortiche la possibilità di un’alleanza di fatto con l’associazionismo sindacale e professionale (che in un Paese normale si collocherebbe naturalmente a sinistra in un sistema politico sostanzialmente bipolare). Ecco perché – conclude Cazzola – si aprono per il PdL delle prospettive importanti di confronto e di collaborazione con significative organizzazioni sindacali e sociali. E’ un’occasione da non perdere, per un partito che deve consolidare il proprio insediamento sociale”.

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